title§§ Iacovino presenta il suo piano in 14 punti: quello della sanità attrattiva è un tema serio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801643904700.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "PRIMO PIANO MOLISE" del 28 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-28T06:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801643904700.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801643904700.PDF', 'title': 'PRIMO PIANO MOLISE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801643904700.PDF tp:ocr§§ Iacovino presenta il suo piano in 14 punti: quello della sanità attrattiva è un tema serio ISERNIA. Tra le voci che si sono levate, quella dell’avvocato Vincenzo Iacovino offre una prospettiva diversa, più tecnica. Pur apprezzando l’iniziativa di Castrataro, Iacovino mette in guardia: «Tende e campanili a parte» - dice -, il tema della sanità attrattiva va affrontato con serietà e competenza, non solo con gesti simbolici. Per Iacovino la sanità attrattiva si riferisce alla capacità di un sistema sanitario di attrarre sia pazienti che professionisti, rendendo le regioni più competitive ed efficienti. Ma questo richiede un approccio sistemico: organizzazione, riorganizzazione, investimenti e riforme per garantire efficienza, qualità e sostenibilità. L’avvocato pone domande scomode ma necessarie: «A un figlio medico chi consiglierebbe di fare un concorso all’ospedale di Agnone? Chi si ricovererebbe ad Agnone piuttosto che un ospedale con specializzazioni elevate?». Domande che valgono, con i dovuti distinguo, anche per gli altri ospedali molisani. I numeri che Iacovino cita sono impietosi: gli italiani hanno speso di taVincenzo Iac sca propria 41,3 miliardi per prestazioni sanitarie necessarie, mentre 5,8 milioni di connazionali hanno rinunciato del tutto alle cure. Solo 13 Regioni rispettano i Livelli essenziali di assistenza. Persiste il divario tra Nord e Sud, con pazienti meridionali costretti a migrare. Dati evidenziati dall’ottavo Rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale. Iacovino propone quindi un piano articolato in 14 punti per la sanità molisana. Tra questi: rivedere i conti in modo analitico dal 2009 in poi; riorganizzare gli ospedali e la rete ospedaliera; aumentare gli stipendi del personale e creare percorsi di carriera certi e oggettivi; prospettare la mobilità dei medici dell’unica Asrem per colmare carenze. Sul piano strutturale, l’avvocato suggerisce: Agnone ospedale di prossimità con eliporto e accordi di confine con reciprocità; Larino centro di riabilitazione compreso quello post covid gemellato con lo Spallanzani; Campobasso Dea di II livello anche in deroga; Isernia e Termoli ospedali spoke; riorganizzazione della medicina territoriale e di prossimità. Sul piano economico e gestionale: stop al pagamento di prestazioni inappropriate o extra budget rese da privati convenzionati; recupero di pagamenti indebiti per centinaia di milioni; riorganizzazione dei reparti; coinvolgimento dell’Università e degli ordini professionali. «Se si avrà il coraggio di fare tutto questo la nostra sanità e la nostra regione tornerà appetibile per i medici e non solo» - conclude Iacovino. E vino porta un esempio concreto: «Al Cardarelli un medico primario coraggioso ha messo su una squadra e sta rivoluzionando ortopedia al punto che sta creando mobilità attiva. Praticamente ha reso appetibile il Cardarelli per la specialistica. Bisogna avere il coraggio di fare scelte coraggiose. Ma questo può accadere con personale, dirigenti e manager professionali e una politica unita, intelligente, consapevole e preparata. Il Molise si può ancora salvare. Basta volerlo». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Vincenzo Iacovino -tit_org- Iacovino presenta il suo piano in 14 punti: quello della sanità attrattiva è un tema serio -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801643904700.PDF §---§ title§§ Sanita, un modello da rivedere link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801956903610.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "CORRIERE DELLA SERA" del 28 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-28T04:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801956903610.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801956903610.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801956903610.PDF tp:ocr§§ SANITÀ, UN MODELLO DA RIVEDERE Salute e cure Liste d’attesa, disuguaglianze e percorsi mancanti Quando il sistema risponde alle strutture e non ai pazienti U no dei nodi cruciali della sanità italiana è il disallineamento, ormai ventennale, tra la rappresentazione del bisogno di salute nel dibattito politico e la percezione che i cittadini hanno del proprio bisogno di cura. Una forma di divergenza cognitiva che ostacola tentativi concreti di modificare l’assetto organizzativo attuale, necessari per mettere il sistema sanitario nelle condizioni di funzionare in modo più efficiente. L’impatto del bisogno di cura sul sistema sanitario è influenzato da diverse variabili. Ad esempio, circa il 40% degli accessi ai Pronto soccorso è costituito da codici a bassa priorità, in larga parte evitabili intervenendo da un lato sull’educazione sanitaria dei cittadini, dall’altro su assetti gestionali in grado di offrire risposte adeguate a richieste comunque legittime. Analogamente, nel contesto non acuto convivono le esigenze profondamente diverse di chi accede al sistema nel sospetto di una patologia e di chi è affetto da una malattia cronica e necessita di controlli periodici per adattare le terapie. In questo ambito il sistema è chiamato da una parte a garantire l’accesso in tempi ragionevoli per non ritardare una diagnosi e dall’altra a rendere efficace la presa in carico del paziente cronico. Qui emergono i limiti dell’attuale concezione, e conseguente gestione, delle liste d’attesa, incapaci di distinguere tra bisogni eterogenei e irrigidite nella misurazione dei tempi di erogazione di visite ed esami in modo spesso avulso dal contesto clinico. A questo si aggiunge l’impatto sulle risorse economiche destinate alla sanità. Poiché la domanda è destinata a crescere in relazione alla disponibilità sempre più ampia di esami diagnostici e terapie sofisticate, accanto a un necessario incremento delle risorse diventa indispensabile una loro ottimizzazione. Tra queste vanno considerate innanzitutto le risorse umane. I medici italiani sono 4,2 per 1.000 abitanti, in linea con la media europea e con Germania e Spagna, superiori alla Francia, con una percentuale di specialisti analoga, ma con una quota rilevante ormai collocata fuori dal sistema pubblico. Diversa è la situazione degli infermieri: 6,5 per 1.000 abitanti, ben al di sotto della media europea di 8,4 e circa la metà rispetto alla Germania. La combinazione di tutti questi elementi, e di vari altri, non è risolvibile con una singola misura, come l’aumento del finanziamento al Fondo sanitario nazionale, spesso invocato come soluzione unica. È invece necessario ripensare i principi di funzionamento del modello organizzativo, anche attraverso interventi parziali e sperimentali, partendo da un punto preciso: il bisogno di cura. Va innanzitutto riconosciuto che non esiste, di fatto, un vero servizio sanitario nazionale perché la variabilità nell’efficienza di erogazione dei servizi tra le regioni non consente ai cittadini di vedere soddisfatto il proprio bisogno di cura in modo uniforme. Esistono sistemi regionali con capacità molto diverse. Non esiste neppure una rete nazionale di terzo livello, integrata con ospedali e territorio, in grado di compensare questo limite. Esistono singoli centri di terzo livello ai quali i cittadini fanno riferimento per diagnosi e terapie avanzate, molto più per iniziativa individuale che per programmazione del sistema. Assumiamo che questo assetto continui ad andarci bene, poiché riformare il Titolo V può apparire oggi irrealistico. Tuttavia, l’iniquità in tema di salute non può essere considerata una variabile accettabile. Si potrebbe obiettare che i cittadini dispongono dello strumento del voto per cambiare i governi regionali che non hanno garantito efficienza in sanità, ma questo non ci avvicina al punto centrale. I sistemi sanitari regionali sono organizzati in aziende, i cui obiettivi e finanziamenti sono assegnati dalla regione. La loro efficienza, e quella dei direttori generali che le gestiscono, è valutata su obiettivi verti cali, essenzialmente legati al raggiungimento del budget previsto. Ogni azienda sanitaria finisce così per agire come una tribù in competizione con le altre, massimizzando la monetizzazione dei servizi erogati ai cittadini per onorare il contratto stipulato con la regione, che le finanzia tutte. L’ipotesi che il funzionamento adeguato (rispetto a cosa, è la vera domanda) di ogni singola azienda sia sufficiente a garantire la risposta del sistema al bisogno dei cittadini si è rivelata palesemente errata. Questo modello risponde infatti a una domanda ipotetica, fondata sull’assunto che un certo numero di pazienti debba afferire a ciascuna struttura e non alla reale variabilità del bisogno di cura. Di conseguenza, la programmazione delle strutture specialistiche non è stata basata sul bisogno effettivo della patologia, ma su logiche di funzionamento aziendale. Prendiamo l’esempio di una persona che sviluppa i primi sintomi del Parkinson. Avrà bisogno di una diagnosi specialistica, poi di controlli e, nelle fasi più avanzate, di accesso a centri di terzo livello per terapie avanzate e sperimentazioni cliniche. Un percorso che evolve nel tempo, che vale per ogni categoria di malattia e che dovrebbe essere garantito con la stessa qualità a tutti i cittadini, cosa peraltro possibile nel nostro Paese. Se si accetta che il bisogno di cura attraversi strutture, livelli assistenziali e territori diversi, diventa evidente che non può essere governato all’interno dei confini di una singola azienda sanitaria ma che è necessario spostare il baricentro sul percorso. In assenza di questo cambiamento, il soddisfacimento delle esigenze sanitarie continuerà a dipendere dalla capacità individuale di orientarsi nel sistema, producendo diseguaglianze. Una rete funzionale regionale richiede una direzione con obiettivi interaziendali, misurabili attraverso indicatori di processo congrui con il tipo di territorio, la popolazione di riferimento e le strutture disponibili. In questo modello, il terzo livello non è un’eccellenza isolata, ma una funzione strutturale della rete, accessibile secondo criteri condivisi. Se la responsabilità gestionale si sposta sul percorso di cura, non è necessario che ogni azienda replichi funzioni ad alta complessità. Ciò consentirebbe di superare la frammentazione dell’offerta specialistica e di definire, ad esempio, quante unità di neurochirurgia siano realmente necessarie per garantire qualità ed equità di accesso. Inoltre, permetterebbe di costruire liste d’attesa differenziate e coerenti con il bisogno clinico. A questo si aggiunge un elemento spesso trascurato: l’attrattività del sistema pubblico per i medici e infermieri. Un’organizzazione basata sui percorsi di cura crea ambienti più solidi sul piano professionale, favorisce il confronto e offre migliori opportunità di formazione. Un modello di questo tipo può essere sperimentato in singole regioni, senza interventi normativi irrealistici, dimostrando che spostare la responsabilità gestionale dalle strutture ai percorsi può rendere il sistema sanitario più equo e funzionale perché orientato al bisogno di cura dei singoli cittadini. ---End text--- Author: Giuseppe Lauria Pinter Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanita, un modello da rivedere -sec_org- tp:writer§§ Giuseppe Lauria Pinter guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801956903610.PDF §---§ title§§ Isernia, sindaco dorme in tenda contro i tagli alla sanità. Regione: " Protesta strumentale " link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801957003607.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "FATTO QUOTIDIANO" del 28 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-28T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801957003607.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801957003607.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801957003607.PDF tp:ocr§§ Isernia, sindaco dorme in tenda contro i tagli alla sanità. Regione: “Protesta strumentale” D al 26 dicembre è accampato fuori dall’ospedale Veneziale di Isernia per protestare contro il taglio che il presidio subirà a inizio anno. L’iniziativa è del sindaco della città molisana, Piero Castrataro, che ha deciso di dormire in tenda a oltranza. “Un presidio di cuore e di corpo proprio lì, davanti a quelle mura che appartengono a tutti noi – le parole di Castrataro – Perché se il diritto alla salute viene messo in ombra, noi porteremo la luce della testimonianza”. Immediata la replica dell’Azienda sanitaria regionale, l’Arsem, che ha definito la protesta “strumentale”, invitando il sindaco – neanche troppo velatamente –, a preoccuparsi dello stato della città che non invoglierebbe di certo i medici a trasferirsi in Molise. La Regione è commissariata per la gestione sanitaria da 16 anni e da agosto 2023 c’è un commissario ad acta, Marco Bonamico, che lavora insieme al sub commissario Ulisse Di Giacomo. Solidarietà a Castrataro è arrivata dalla sindaca di Campobasso, mentre il presidente della Regione, Francesco Roberti, ha spiegato che la Regione “non ha chiesto la chiusura dei Punti nascita e delle Emodinamiche di Termoli e Isernia”. Nonostante i tanti i messaggi di incoraggiamento dai sindaci della provincia di Isernia e della sindaca di Campobasso, è dura la nota dell’Asrem. “I giovani medici – scrive l’azienda sanitaria – non scelgono una sede solo in base al lavoro in reparto, ma valutano anche la qualità della vita che la città offre fuori dall’ospedale. Se Isernia non riesce a trattenere i professionisti, il Comune dovrebbe interrogarsi su quali politiche di accoglienza, socialità e svago stia mettendo in campo per le nuove generazioni in generale. La sanità si costruisce con la collaborazione tra istituzioni, ognuna nel proprio ambito, non con la demagogia”. Nella nota, inoltre, l’azienda sanitaria ha voluto anche chiarire che “la programmazione sanitaria relativa all’ospedale di Isernia è competenza esclusiva della struttura commissariale e non della direzione generale dell’Asrem”. E sono proprio i commissari Bomanico e Di Giacomo a lanciare un appello a mantenere “comportamenti seri” e “atteggiamenti responsabili e non demagogici” perché, chiosano, “in ballo c’è la vita dei malati”. “Questo non è il tempo di fare polemiche, ma è il tempo di fare i fatti perché di parole ne abbiamo già spese troppe – la replica del sindaco di Isernia –La mia non è una protesta contro qualcuno, ma un modo per sensibilizzare tutti a lavorare nella stessa direzione che è quella di trovare i medici”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:OSPEDALE VENEZIALE -tit_org- Isernia, sindaco dorme in tenda contro i tagli alla sanità. Regione: “ Protesta strumentale ” -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801957003607.PDF §---§ title§§ I professoroni Crisanti e Capua demoliti dal gotha della medicina = Crisanti e Capua derisi dai luminari link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801957103608.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "VERITÀ" del 28 Dec 2025

Le virostar del Covid avevano buttato fango su bandi universitari e test di Medicina La replica di quattro professori: «Non hanno lo status per muovere critiche credibili»

pubDate§§ 2025-12-28T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801957103608.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801957103608.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801957103608.PDF tp:ocr§§ «DA LORO SOLTANTO OSSERVAZIONI FUMOSE» I professoroni Crisanti e Capua demoliti dal gotha della medicina Crisanti e Capua derisi dai luminari Le virostar del Covid avevano buttato fango su bandi universitari e test di Medicina La replica di quattro professori: «Non hanno lo status per muovere critiche credibili» n Andrea Crisanti e Ilaria Capua finiscono demoliti dai medici. Le virostar del Covid, intervistate dal Corriere della Sera, avevano buttato fango su bandi universitari e test di Medicina. Non si è fatta però attendere la replica di quattro luminari, fra i quali Giorgio Palù, ex presidente dell’Aifa: «Non hanno lo status per muovere critiche credibili». E le loro «critiche fumose non aiutano». a pagina 16 n «Gareggiando a fare il puro, troverai sempre uno più puro che ti epura». Il motto di Pietro Nennifinisce in testa come un panettone raffermo ad Andrea Crisanti e Ilaria Capua, che nei giorni scorsi hanno fatto a gara a chi era più indignato nel criticare il (mal)funzionamento dell’u n ive rs ità italiana. Dopo la bagarre natalizia, quattro accademici hanno vergato una lettera al Corriere della Sera che demolisce le due virostar pandemiche: «Espressioni generiche e fumose che hanno provocato in noi un serio imbarazzo e non aiutano a capire», «Le critiche e le proposte dovrebbero arrivare da ambiti istituzionali più autorevoli e competenti». Annientati con eleganza. Il doppio siluro è firmato da un poker di luminari: Massimo Clementi (professore emerito di Microbiologia e Virologia, Università Vita e Salute, Milano), Fabrizio F igor il li (docente di Diritto amministrativo a Perugia), Giorgio Palù (professore emerito di Microbiologia e Virologia a Padova) e Maurizio Zanetti (full professor of Immunology, University of California, San Diego). E arriva a spegnere il cicaleccio di due personaggi del dimenticabile presepe del Covid. Il microbiologo senatore del Pd si era scatenato sulla nomina a professore ordinario all’Università di Verona a soli 33 anni di Riccardo Nocini, unico candidato, figlio dell’ex rettore dell’ateneo. «In 40 anni di carriera non sono a conoscenza di un singolo concorso di cui non si sapesse in anticipo il vincitore», aveva tuonato Crisanti. «Il sistema è marcio, tutti sanno che si fanno i bandi ad personam». E ancora: «Un professore non può studiare, fare la specializzazione e poi diventare docente all’interno della medesima università». Lady Capua si era invece concentrata sui test di Medicina, secondo lei prove «imbarazzanti». «Sono stati fatti male i conti, non abbiamo fatto una bella figura. È il sintomo di un Paese che non conosce i propri giovani». Un’intemerata generica, un voler sparare nel mucchio, neanche fossimo davanti a una variante omicron o a un lockdown da imporre. I quattro professori hanno sentito la necessità di contrastare la linea disfattista. «A noi non sembra che da questi interventi scaturisca una luce sui reali problemi dell’università e riteniamo che chi li esplicita con questa enfasi debba evidenziare uno status di esperienze che consenta di promuovere proposte credibili e inattaccabili». Traduzione: prima di parlare fuori i curricula. Poi Palù, Clementi, Zanetti e Figorilli entrano nel merito. «È singolare che la critica ai concorsi venga da Crisanti. Non solo perché, come egli stesso ammette, ha beneficiato di concorsi ad personam, ma le sue progressioni di carriera più importanti sono state bandite dalla stessa sede universitaria (Perugia)». Aggiungono un dettaglio al curaro: «La nomina alla prima fascia fu supportata da un fondo estero che non ha onorato l’impegno, lasciando un consistente debito all’ateneo. Lo stipendio di Crisanti è rimasto a totale carico dell’Università di Perugia». Fuori uno. Riguardo alle accuse di Capua, i quattro luminari tengono a sottolineare: «È singolare che i commenti sulla preparazione degli studenti di Medicina italiani arrivino da lei. Dopo la sua sfortunata apparizione sulla scena politica (con Mario Monti, ndr), ha lavorato in due istituti a Gainesville, Florida (Global Health e all’One Health Cen ter), e alla John Hopkins University a Bologna. Le prime due sono public health schools, non scuole di medicina; l’ultima è un campus di international economics, diplomacy and policy». Dove l’unica croce rossa sta sulla cassetta del pronto soccorso. I quattro professori non negano «che l’università italiana richieda miglioramenti, talora urgenti». Ma sono convinti che le critiche dovrebbero evidenziare «le necessità senza emotività o pulsioni politiche». Evitare spacconate autocelebrative. Game, set and match. ---End text--- Author: GIORGIO GANDOLA Heading: Highlight: Image: -tit_org- I professoroni Crisanti e Capua demoliti dal gotha della medicina Crisanti e Capua derisi dai luminari -sec_org- tp:writer§§ GIORGIO GANDOLA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801957103608.PDF §---§ title§§ «La Consulta ha abrogato la tutela della salute individuale» = «Cosi la Consulta riscrive la Carta» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801956803609.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "VERITÀ" del 28 Dec 2025

Il giurista: «Dopo la sentenza sul green pass sarà lecito imporre farmaci e vaccini anche solo per tutelare l'individuo. Che può scegliere di suicidarsi, non come curarsi»

pubDate§§ 2025-12-28T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801956803609.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801956803609.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801956803609.PDF tp:ocr§§ CARLO IANNELLO «La Consulta ha abrogato la tutela della salute individuale» «Così la Consulta riscrive la Carta» Il giurista: «Dopo la sentenza sul green pass sarà lecito imporre farmaci e vaccini anche solo per tutelare l’individuo. Che può scegliere di suicidarsi, non come curarsi» L’INTERVISTA CARLO IANNELLO a pagina 15 n La sentenza 199 della Corte costituzionale, depositata il 23 dicembre, ha ritenuto «non fondate» le questioni di legittimità costituzionale sollevate lo scorso febbraio dal Tribunale ordinario di Catania in merito alle norme emergenziali adottate durante la gestione del Covid-19. Con green pass e obbligo vaccinale non ci sarebbe stata alcuna violazione dei diritti fondamentali: le esigenze di sanità pubblica vanno oltre gli interessi del singolo individuo. Uno scenario a dir poco inquietante per i prossimi anni. Ne parliamo con Carlo Iannello, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Professore, esamineremo alcuni passaggi della sentenza ma una cosa è certa: la Consulta spazza via l’articolo 32 della Costituzione nella parte in cui sancisce: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». «Purtroppo, in maniera sorprendente la Corte adotta un’interpretazione che di fatto abroga quell’articolo modificando il consolidato concetto di tutela della salute pubblica: un obbligo può essere imposto anche per la mera protezione della salute individuale. Quindi qualsiasi farmaco potrebbe essere oggetto di trattamento obbligatorio, indipendentemente dal fatto che protegga la salute degli altri prevenendo il contagio». Nella sentenza 14 del 2023, l’interpretazione era ancora che un trattamento sanitario possa essere oggetto di un obbligo, purché vi sia un doppio beneficio per la collettività e per l’individuo che si sottopone al trattamento. «Oggi la Corte la contraddice, perché separa incredibilmente la salute pubblica dalla prevenzione dal contagio. L’odierna sentenza va letta con lo sguardo verso il futuro, non verso il passato. E i principi affermati varranno per i prossimi anni, è questo che preoccupa». Per i giudici del più importante organo di garanzia costituzionale, l’introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 50 «mirava a tutelare la salute pubblica [...] risolvendosi in una misura finalizzata […] a preservare gli ospedali (anche) dall’eccessivo sovraccarico dovuto all’au m e nto delle ospedalizzazioni». Una discrezionalità che spalanca la strada a obblighi anche fuori emergenza pandemica. «Aldo Moro scrisse l’articolo 32 a protezione della persona umana, ma se si seguisse l’indicazione della Consulta per la quale la riduzione della pressione sugli ospedali diventa fattore legittimante l’obbligo, non ci sarà più nessuna possibilità di contrastare una politica di trattamento obbligatorio di un farmaco o vaccino, né tantomeno di sottrarsi». È una sentenza che annulla la libertà di cura. «Se cambia l’idea di salute pubblica, sparisce la dimensione individuale e qualsiasi farmaco, in quanto in grado di avere un effetto positivo sulla salute del singolo cittadino, riduce il carico ospedaliero. Allora potrei essere obbligato a prendere anche le statine per abbassare il colesterolo “cattivo”. Curiosamente, si rivendica il diritto di scegliere il suicidio medicalmente assistito ma si annulla l’autonomia individuale, l’autodeterminazione nelle cure». L’Oms già a maggio 2022 diceva che la vaccinazione obbligatoria deve essere presa in considerazione per «obiettivi di salute pubblica, che possono anche essere al servizio di obiettivi sociali ed economici». «È l’idea distorta di tutela della salute pubblica che cerca sempre più di affermarsi. Ormai quello che vale è il ragionamento economico. Non possiamo definanziare la sanità e coprire l’inefficienza introducendo obblighi sanitari, tenendo medicalizzata tutta la popolazione: è una politica che può volere solo una grande casa farmaceutica». I giudici ribadiscono che un trattamento sanitario può considerarsi lecito «pur se comporti il rischio remoto di conseguenze avverse anche gravi». Non è preoccupante questo dichiarato disinteresse per la salute del singolo cittadino? «Durante l’emergenza non solo non erano imposti diagnosi e accertamenti preventivi alla vaccinazione come voleva la sentenza 258 del 1994, ma erano osteggiati quei cittadini che preoccupati per il loro stato di salute chiedevano un’esenzione. La consulta si adegua alle idee che si sono affermate durante la pandemia sul sacrificio individuale per il bene collettivo. Lascia stupefatti che la cultura costituzionalista non si sia mobilitata per difendere i principi che essa stessa ha dichiarato negli anni precedenti il Covid». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: L’INTERVISTA CARLO IANNELLO Highlight: Image:LOGICO Carlo Iannello, professore di diritto costituzionale -tit_org- «La Consulta ha abrogato la tutela della salute individuale» «Cosi la Consulta riscrive la Carta» -sec_org- tp:writer§§ PATRIZIA FLODER REITTER guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/28/2025122801956803609.PDF §---§