title§§ Ospedale di Alessandria: vinto il bando Roche con un progetto di Ematologia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303215808120.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "dialessandria.it" del 23 Dec 2025

L’Azienda Ospedaliero-Universitaria Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria si è aggiudicata il bando “Roche per la ricerca clinica - A supporto delle figure di Data Manager e Infermieri di Ricerca” con un progetto in Ematologia, candidato dal prof. Marco Ladetto, e selezionato e valutato da Fondazione Gimbe,…

pubDate§§ 2025-12-23T09:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303215808120.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303215808120.PDF', 'title': 'dialessandria.it'} tp:url§§ https://www.dialessandria.it/attualita/attualita-alessandrina/251946/251946.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303215808120.PDF tp:ocr§§ L’Azienda Ospedaliero-Universitaria Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria si è aggiudicata il bando “Roche per la ricerca clinica - A supporto delle figure di Data Manager e Infermieri di Ricerca” con un progetto in Ematologia, candidato dal prof. Marco Ladetto, e selezionato e valutato da Fondazione Gimbe,…--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303215808120.PDF §---§ title§§ Sedentarietà pericolosa abitudine per un adolescente su cinque | HealthDesk link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303261507473.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "healthdesk.it" del 22 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-23T06:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303261507473.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303261507473.PDF', 'title': 'healthdesk.it'} tp:url§§ http://www.healthdesk.it/prevenzione/sedentariet-pericolosa-abitudine-adolescente-cinque tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303261507473.PDF tp:ocr§§ Il 20% dei teenager italiani d’età compresa tra i 15 e i 19 anni non pratica mai alcuna forma di attività fisica o sport; un comportamento scorretto che supera il 25% complessivo nei giovani, con il risultato che il 19% dei bambini è sovrappeso e il 9% è addirittura obeso. Purtroppo non è l'unico comportamento scorretto: il 10% dei giovani fuma e il 21% consuma alcol in modo eccessivo. Eppure, se tutti facessero almeno 150 minuti di attività fisica alla settimana si potrebbero risparmiare, solo nel nostro Paese, 1,3 miliardi l’anno sulla spesa sanitaria. Per sostenere lo sport e più in generale la “medicina dei sani” tra i giovani, da oltre un anno è attivo “InFormaTeen”, campagna nazionale promossa dalla Federazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi (Foce) insieme al Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), la Federazione italiana giuoco calcio (Figc) e le Poste italiane, su cui si è fatto il punto lunedì 22 dicembre in una conferenza stampa on line. Cancro, tumori del sangue e patologie cardio-vascolari sono tutte malattie la cui incidenza è in aumento. «Il principale motivo – spiega Francesco Cognetti, presidente Foce - è l’età anagrafica media sempre più avanzata della popolazione italiana oltre che gli stili di vita scorretti. Le principali regole della prevenzione primaria sono note, ma non vengono sempre seguite dalla popolazione. Bisogna non fumare, limitare il più possibile il consumo di alcol, tenere sotto controllo il peso e praticare regolarmente un po’ di attività fisica. In particolare, la sedentarietà risulta ancora sottovalutata come fattore di rischio e, infatti, i dati nazionali sono preoccupanti. Strettamente collegato alla scarsa attività fisica vi è anche l’eccesso di peso, un altro fenomeno purtroppo in crescita in Italia. Si calcola che tre bambini su dieci siano già in eccesso ponderale, prima di aver compiuto dieci anni. È evidente che se vogliamo invertire tendenze nefaste per la salute pubblica dobbiamo puntare anche sull’educazione. Con la prevenzione primaria, e cioè l’abbandono di stili di vita scorretti, il 40% dei casi di cancro può essere prevenuto».La campagna ha previsto un portale web e un profilo TikTok su cui sono veicolati messaggi sui corretti stili di vita e i ragazzi hanno potuto trovare tante informazioni utili e certificate. Sono stati poi organizzati webinar, attività sui social media ed eventi nelle piazze italiane in cui è stato distribuito materiale informativo. «Ho deciso con entusiasmo di partecipare a questa importante iniziativa» come testimonial, assicura Gianluigi Buffon, ex portiere, campione del mondo con la Nazionale, ora capo Delegazione della Nazionale di calcio. «Credo fortemente nello sport e nella sua capacità di essere davvero un prezioso aiuto per i giovani perché insegna valori fondamentali e universali come il rispetto, la lealtà, l’autodisciplina e la solidarietà».Se in Italia i tumori interessano più di tre milioni di persone, le malattie cardio-cerebro-vascolari ne colpiscono oltre 9 milioni. I principali fattori di rischio, come sottolinea Ciro Indolfi, presidente della Federazione italiana di cardiologia, sono ipertensione, ipercolesterolemia e diabete. «Sono poi corresponsabili – aggiunge - il fumo di sigaretta, l’obesità, un’alimentazione poco equilibrata e anche la sedentarietà. Gli stili di vita sono perciò fondamentali per contrastare alla base patologie che rappresentano la prima causa di morte sia negli uomini che nelle donne in Italia». Negli ultimi anni «abbiamo assistito a grandi innovazioni nel trattamento delle più diffuse malattie non trasmissibili» osserva Giovanni Rezza, professore straordinario all'Università Vita-Salute San Raffaele. Tuttavia, prosegue, «queste continuano a causare troppi morti nei Paesi Occidentali. Solo il cancro in Italia è responsabile ogni anno di oltre 180 mila decessi nonostante molte neoplasie siano oggi più curabili rispetto a pochi anni fa».Per molte patologie oncologiche «non siamo ancora in grado ottenere diagnosi precoci attraverso esami più o meno regolari» spiega Cognetti. «Rimane quindi la prevenzione primaria – avverte infine il presidente Foce - che deve essere incentivata il più possibile tra l’intera popolazione». Nelle prossime settimane la campagna proseguirà ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Saranno organizzate nuove iniziative che vedranno ancora il coinvolgimento del mondo dello sport. Un Paese che vive più a lungo, ma non necessariamente meglio; che ha superato lo shock della pandemia, ma ne porta ancora i segni; che invecchia rapidamente mentre fatica a riorganizzare il proprio sistema di cura. Un Paese attraversato da profonde disuguaglianze territoriali e sociali, dove la salute diventa sempre più una cartina di tornasole… Leggi tutto La partecipazione continuativa ad attività sportive organizzate durante l’infanzia è associata a una riduzione dei comportamenti oppositivo-provocatori nella prima adolescenza, in particolare tra i ragazzi.A dimostrarlo è un nuovo studio condotto da Matteo Privitera, affiliato al Dipartimento di Sanità pubblica, medicina sperimentale e… Leggi tutto Scadenza, salute e igiene: sono le tre parole che più frequentemente gli italiani associano alla sicurezza alimentare casalinga rilevate nelle risposte al questionario “Mangiasicuro!” dell’Istituto superiore di sanità, nell’ambito del progetto Sac (Sicurezza alimentare casalinga).Sulla base di risultati del questionario gli esperti dell'… Leggi tutto Esistono evidenze «ad alta certezza» che le sigarette elettroniche (e-cig) contenenti nicotina aumentano i tassi di cessazione del fumo rispetto alla terapia sostitutiva della nicotina (NRT) ed evidenze «a certezza moderata» che probabilmente aumentano i tassi di cessazione rispetto alle e-cig senza nicotina. Le evidenze che confrontano le e-… Leggi tutto Giovani più consapevoli a tavola, ma ancora troppo disattenti quando si tratta di prevenzione e attività fisica. È questo il ritratto che emerge dall’ultima indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute in collaborazione con Nomisma, condotta su un campione di mille under 40 italiani. Sul tema della prevenzione, i dati parlano… Leggi tutto Quasi 120 mila visitatori e oltre 42 mila tra screening, vaccinazioni e check up gratuiti: è stata una quindicesima edizione da record quella di Tennis and Friends - Salute e Sport, la manifestazione promossa dalla Onlus Friends For Health, in collaborazione con la Asl Roma 1 e il supporto del Policlinico Gemelli di Roma. Anche quest’anno l’… Leggi tutto In Italia solo il 60% della popolazione adotta uno stile di vita salutare: nonostante che il 98% della popolazione riconosca l‘importanza di vivere in modo sano, persiste dunque un divario significativo tra intenzione dichiarata e azione concreta. E anche sul fronte della prevenzione, se da una parte cresce l’attenzione per esami e visite di… Leggi tutto Il 45% dei tumori mammella è causato da quantità inferiori ai 20 grammi di alcol al giorno, mentre la combinazione di alcol e fumo aumenta di 35 volte il rischio di cancro orale.Di cifre come queste cifre si è parlato nell'incontro organizzato a Roma mercoledì 7 maggio in un convegno organizzato dal Medical Observatory on Harm… Leggi tutto Nel nostro Paese quasi la metà (il 45%) delle morti per tumore è riconducibile a fattori di rischio modificabili, sia comportamentali (cioè stili di vita scorretti) sia ambientali. In numeri assoluti sono circa 80 mila dei 180 mila morti stimati per cancro ogni anno, cioè più di 200 al giorno. Nonostante ciò, l’Italia investe ancora troppo… Leggi tutto Nelle donne tra i 18 e i 34 anni è significativamente aumentata l'incidenza del cancro al pancreas, del tumore gastrico, del mieloma e delle neoplasie del colon-retto.A questa evidenza è giunto un nuovo studio promosso e coordinato dall’Istituto nazionale tumori Regina Ele na (Ire) di Roma e dall’Istituto di Biochimica e biologia… Leggi tutto “Scuole che promuovono salute” (Sps) è un programma dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che ha l'obiettivo di rendere la scuola un luogo che sostiene attivamente la salute e il benessere degli studenti. Ebbene, da una survey realizzata dalla Fondazione Gimbe alla quale, da giugno a dicembre 2023, hanno risposto 493 scuole italiane,… Leggi tutto In Italia, i bambini e le bambine di 8-9 anni in sovrappeso sono il 19% e con obesità il 9,8%, incluso il 2,6% di quelli con obesità grave. Sono i dati relativi al 2023 elaborati da OKkio alla SALUTE, il sistema di sorveglianza coordinato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e promozione della salute (Cnapps) dell’Istituto… Leggi tutto Dopo la menopausa una donna su quattro soffre di aritmie cardiache (fibrillazione atriale). E a provocarle potrebbero essere lo stress e l’insonnia. Il malessere psicologico e i disturbi del sonno, sintomi famigliari alle donne in menopausa, vengono per la prima volta ufficialmente riconosciuti come importanti fattori di rischio per la… Leggi tutto Prima di tutto si è pensato alla dieta e più precisamente all’alimentazione ricca di legumi. Sembrava l’ipotesi più plausibile per spiegare il cosiddetto “paradosso ispanico”, lo strano fenomeno per cui  gli americani di origine ispanica sono più longevi degli euro-americani (“white americans” in inglese) nonostante in media vivano in… Leggi tutto La dieta è bilanciata, nessuno sgarro, le calorie giornaliere sono quelle consigliate, tot proteine, tot carboidrati, tot grassi. Una dieta mediterranea a tutti gli effetti.  Ma gli sforzi a tavola di una persona con diabete di tipo 2 per migliorare la salute rischiano di andare in fumo se un’elevata percentuale degli alimenti consumati… Leggi tutto È un altro modo per dire “prevenzione”. Lo “stile di vita sano” è infatti la strategia più efficace per allontanare il rischio di ammalarsi. Che nel caso del tumore al seno può ridurre del 27 per cento le probabilità di sviluppare la malattia. All’importanza della prevenzione è dedicata la prima campagna nazionale… Leggi tuttoTestata registrata presso il Tribunale di Roma, n. 53/2014  © Mad Owl srl tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303261507473.PDF §---§ title§§ Boom di rinunce alle cure, l’attacco del Pd: «Da Fugatti solo silenzio» - Cronaca | l'Adige.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303116207124.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ladige.it" del 23 Dec 2025

Dura presa di posizione dopo il report dell’Apss sui numeri trentini Oltre 18mila anziani non si curano. I consiglieri Zanella e Parolari criticano l’operato della giunta: «Senza investimenti danni enormi» I NUMERI Non si curano 18mila anziani

pubDate§§ 2025-12-23T06:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303116207124.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303116207124.PDF', 'title': 'ladige.it'} tp:url§§ https://www.ladige.it/cronaca/2025/12/22/boom-di-rinunce-alle-cure-l-attacco-del-pd-da-fugatti-solo-silenzio-1.4253091 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303116207124.PDF tp:ocr§§ Dura presa di posizione dopo il report dell’Apss sui numeri trentini Oltre 18mila anziani non si curano. I consiglieri Zanella e Parolari criticano l’operato della giunta: «Senza investimenti danni enormi»I NUMERI Non si curano 18mila anzianiTRENTO. «Serve riprendere in mano il governo della sanità, lavorando non solo sull'appropriatezza della domanda (cosa certamente necessaria), ma soprattutto sull'offerta». Questo l'appello dei consiglieri provinciali del Partito Democratico Paolo Zanella e Francesca Parolari i quali, alla luce dei dati trentini sulle rinuncia alle cure (circa il 14% degli over 65, vedi l'Adige di ieri) si scagliano contro la giunta Fugatti che, sul tema, sembra fare "orecchie da mercante".«Nelle slide di presentazione della manovra di bilancio, così come nella relazione in Aula - ribadiscono i consiglieri - il presidente Fugatti ha descritto un Trentino sfavillante, dove la questione salariale e quelle della perdita di potere di acquisto delle famiglie nonché delle liste di attesa, della rinuncia alle cure e delle difficoltà di garantire una sanità pubblica sono state completamente eclissate e accantonate». «Ecco che quanto, invece, noi abbiamo sempre denunciato - continuano i consiglieri - trova conferma nei dati dell'Osservatorio epidemiologico della stessa Apss. Non solo, quindi, sono comprovati i dati Gimbe, che in Trentino attestano come dal 2023 al 2024 la rinuncia alle cure sia salita dal 5,4% al 7,4% nella popolazione generale (fino a un 9% tra le donne). Ora anche i dati locali attestano un aumento drammatico dall'8% al 14% di rinuncia alle cure tra gli over 65, persone con maggiori bisogni sanitari. In oltre la metà dei casi sono le liste di attesa troppo lunghe a determinare la rinuncia unitamente a evidenti difficoltà economiche».E ad aizzare i consiglieri di minoranza contro il duo Fugatti-Tonina non tanto, come detto, un cattivo operato, quanto un continuo "negazionismo" sul tema: «Di tutto questo la Giunta non parla - spiegano -. Nega pure la privatizzazione della sanità, quando ormai solo poco più della metà degli utenti riesce ad accedere alle prestazioni esclusivamente attraverso il sistema pubblico, con evidenti problemi di iniquità per chi non può permettersi di pagare».Da qui l'appello dei due consiglieri, per imboccare il "sentiero giusto" che permetta di ridisegnare il futuro del comparto pubblico: «Serve riprendere in mano il governo della sanità, lavorando non solo sull'appropriatezza della domanda (cosa certamente necessaria), ma soprattutto sull'offerta, evitando che sempre più personale- e di conseguenza prestazioni - vadano nel privato - spiegano i consiglieri -. Se oltre a proporre ad ogni occasione la prevenzione come panacea di tutti i mali (anche questa necessaria sul lungo periodo per la sostenibilità del sistema, non vi è dubbio), l'assessore Tonina pensasse anche alla popolazione che è invecchiata e che invecchierà sempre di più e che i problemi di salute ormai già li affronta, forse lavorerebbe seriamente a un reale potenziamento e riorganizzazione dei servizi territoriali, non limitandosi a ristrutturare edifici e a mettere nuove targhette "Casa di comunità" a servizi già esistenti che hanno solo cambiato collocazione».Nel frattempo, come ricordato, l'emergenza "sanità pubblica" è già realtà. In numeri assoluti, considerato che il 24% della popolazione trentina ha più di 65 anni (poco più di 130 mila persone) e che appunto il 14% di questi rinuncia almeno una volta a curarsi, parliamo di oltre 18mila anziani trentini. E il dato, che si riferisce al 2024, è quasi raddoppiato rispetto all'8% del 2023. «Senza investimenti di risorse ma anche, soprattutto, di pensiero - concludono i consiglieri - saranno sempre più le persone che rinunceranno a curarsi con danni enormi per la salute e con l'esplosione dei costi sociali».S.I.E. S.p.A. - Società Iniziative Editoriali - via Missioni Africane n. 17 - 38121 Trento - P.I. 01568000226 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303116207124.PDF §---§ title§§ Piano socio-sanitario regionale approvato a colpi di emendamenti ma il consiglio si spacca link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303188307877.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "lavocedinovara.com" del 23 Dec 2025

Adottato lo strumento di programmazione sanitaria del Piemonte. La maggioranza esulta, per il Pd è senza gambe

pubDate§§ 2025-12-23T08:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303188307877.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303188307877.PDF', 'title': 'lavocedinovara.com'} tp:url§§ https://www.lavocedinovara.com/cronaca/piano-socio-sanitario-regionale-approvato-a-colpi-di-emendamenti-ma-il-consiglio-si-spacca/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303188307877.PDF tp:ocr§§ Con 30 voti favorevoli e 16 contrari il consiglio regionale del Piemonte ha approvato nella giornata di ieri, 22 dicembre, il nuovo Piano socio-sanitario, il documento che ridisegna la programmazione della sanità piemontese per i prossimi anni. Un passaggio definito «storico» dal partito di Fratelli d’Italia – che detiene la delega alla Sanità – ma che lascia aperto un confronto politico serrato, soprattutto sui nodi delle risorse, del personale e dell’effettiva capacità di incidere sui servizi.L’iter, infatti, è stato segnato da tensioni e rallentamenti: solo il partito della Lega, in maggioranza, ha presentato numerosi emendamenti, 150 quelli delle minoranze di cui 90 approvati. Oltre alle 600 audizioni in un anno e 15 sedute di commissione Sanità.Secondo la consigliera Fdi Daniela Cameroni il piano individua in Novara uno dei perni del nuovo assetto sanitario piemontese. «Con l’approvazione si avvia un percorso fondamentale per il rafforzamento del sistema sanitario regionale – ha affermato – e Novara è destinata a giocare un ruolo cruciale, a partire dalla candidatura dell’ospedale Maggiore a IRCCS».LEGGI ANCHE L’ospedale Maggiore riconosciuto Irccs? Fratelli d’Italia vota sì a Novara e no in RegioneIl riconoscimento come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico viene indicato dalla maggioranza come una leva decisiva per migliorare la qualità delle cure e rafforzare la ricerca clinica. «Non si tratta di un semplice annuncio – ha proseguito Cameroni – ma di un impegno concreto e graduale che punta a creare un circolo virtuoso tra assistenza, università e ricerca, riducendo la mobilità sanitaria e rafforzando l’attrattività del territorio».Di segno diverso la lettura dell’opposizione. Per Domenico Rossi, consigliere regionale del Partito democratico, il Piano si presenta «inadeguato e insufficiente a rispondere ai bisogni di salute dei piemontesi». Rossi ha puntato il dito su criticità strutturali ancora irrisolte: ricorso record ai medici gettonisti, carenza di medici di base e pediatri, liste d’attesa che continuano a crescere, come certificato da enti terzi quali Gimbe e Agenas.«È un testo ricco di buoni propositi – ha spiegato Rossi – ma povero di impegni finanziari, tempi certi e obiettivi misurabili. La Giunta avrebbe dovuto riscriverlo, invece ha scelto di procedere». Secondo il consigliere dem, però, il contributo delle opposizioni ha inciso: «Grazie al confronto con territori, professionisti e sindacati, il Piano è stato migliorato. Non a caso la stessa Giunta ha presentato circa 200 emendamenti in commissione, affiancati da quelli delle minoranze».Sul versante novarese e del quadrante nord-orientale, Rossi ha rivendicato un risultato significativo: l’inserimento nel Piano dell’obiettivo di superare il criterio della spesa storica nella ripartizione del Fondo sanitario regionale: «È una battaglia che porto avanti da anni e pone fine a un meccanismo che ha penalizzato il nostro territorio. Cambiare criterio significa maggiore equità e servizi migliori, ora servono però atti concreti».Restano aperti altri dossier sensibili, dal futuro dell’ospedale San Rocco di Galliate – che secondo il Pd non può essere deciso «con automatismi o scelte calate dall’alto» – al ruolo delle Case della Comunità, che rischiano di rimanere «contenitori vuoti» senza personale e funzioni chiare. Sul riconoscimento del Maggiore come Ircss anche Rossi ha sottolineato la bocciatura del suo emendamento in cui chiedeva di individuare nella struttura di ematologia e immunologia il perno su cui costruire la procedura.Il nuovo Piano socio-sanitario segna dunque un punto di svolta formale per il Piemonte e per Novara, ma anche l’inizio di una fase in cui la distanza tra visione e attuazione sarà decisiva. Tra l’ambizione di costruire poli di eccellenza e la necessità di garantire servizi quotidiani più efficienti, la sfida ora si sposta dal testo alle scelte operative. Ed è su quel terreno che, nei prossimi mesi, si misurerà la reale port ata della riforma e dell’azione di governo dell’assessorato alla Sanità guidato da Federico Riboldi.© 2025 La Voce di Novara Riproduzione RiservataLa Voce di Novara è un progetto nato nel 2017 con l’obiettivo di offrire una nuova voce dei nostri territori.Curiosità, innovazione, accessibilità, identità, comunità e socialità sono le parole che accomunano il nostro progetto e costituiscono l’essenza del nostro manifesto e della nostra linea editoriale.Un giornale interamente online che nel tempo è stato sempre più riconosciuto dalla comunità locale per un’informazione accorta ed equilibrata, senza tesi precostituite e che trasmette semplicità e qualità al tempo stesso. Un progetto frutto di persone libere e “normali”, partito dalla città capoluogo nella quale si fondano le nostre radici, ma aperto ai territori limitrofi e a tutto il Nord Ovest, allo scopo di coinvolgere anche le aree dei nostri laghi. La dimostrazione che il web sa essere local e global allo stesso tempo.La Voce di Novara è un progetto nato nel 2017 con l’obiettivo di offrire una nuova Voce dei nostri territori.Curiosità, innovazione, accessibilità, identità, comunità e socialità sono le parole che accomunano il nostro progetto e costituiscono l’essenza del nostro manifesto e della nostra linea editoriale.Un giornale interamente online che nel tempo è stato sempre più riconosciuto dalla comunità locale per un’informazione accorta ed equilibrata, senza tesi precostituite e che trasmette semplicità e qualità al tempo stesso. Un progetto frutto di persone libere e “normali”, partito dalla città capoluogo nella quale si fondano le nostre radici, ma aperto ai territori limitrofi e a tutto il Nord Ovest, allo scopo di coinvolgere anche le aree dei nostri laghi. La dimostrazione che il web sa essere local e global allo stesso tempo.Copyright © 2025lavocedinovara.com Tutti i diritti riservatiLa Voce di Novara è un marchio di Editrice Broletto s.r.l. Corte degli Arrotini 1 - 28100 Novara - P.IVA 02535970038Testata registrata presso il Tribunale di Novara n. 638/17 Direttore responsabile Cecilia Colli tp:writer§§ Cecilia Colli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303188307877.PDF §---§ title§§ SSN: il calabrone continuerà a volare? link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302939208318.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 23 Dec 2025

Gentile Direttore, il 21 dicembre del 1978 salpò il veliero del Servizio sanitario nazionale con 381 voti a favore, 77 contrari, 7 astenuti, il “sì” dei partiti dell’arco

pubDate§§ 2025-12-23T10:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302939208318.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302939208318.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/ssn-il-calabrone-continuera-a-volare/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302939208318.PDF tp:ocr§§ Gentile Direttore,il 21 dicembre del 1978 salpò il veliero del Servizio sanitario nazionale con 381 voti a favore, 77 contrari, 7 astenuti, il “sì” dei partiti dell’arco costituzionale e il “no” del Partito liberale, cui toccò, per ironia della sorte, il primo Ministro della Sanità, e di quel MSI-DN i cui eredi sono oggi al Governo del Paese. Dopo un dibattito protrattosi per anni, dentro e fuori dalle stanze della politica, in tre giorni si concluse l’iter parlamentare di varie proposte convergenti con il varo di “una legge difficile da fare” ma “impossibile da evitare” (Giovanni Berlinguer), che la stessa Fnomceo accolse con diffidenza se non contrarietà, e la nascita della più grande infrastruttura civile e sociale che l’Italia sia stata in grado di creare.I principi fondamentali su cui è organizzato il Ssn fin dalla sua origine sono rappresentati dall’accesso universale alle prestazioni in ragione del bisogno, dalla sua gratuità, grazie alla copertura fiscale, e dal carattere nazionale che mirava a eliminare diseguaglianze territoriali già esistenti.Questi pilastri sono ancora in piedi dopo 47 anni? O sono preda di una deriva che somiglia all’impercettibile scivolamento dei ghiacciai? Il calabrone che continua testardamente a volare malgrado le leggi della fisica gli neghino la possibilità, metafora del Ssn di Franco Taroni, continuerà il suo volo in un futuro più o meno prossimo? O il Ssn è destinato a vivere di rendita sui successi del passato?Il carattere nazionale è ormai frammentato in 21 pezzi, caratterizzati da assetti organizzativi e indicatori di salute molto diversi, con differenze profonde nella capacità di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza che declinano il diritto alla cura secondo il Cap.La gratuità è vanificata dalle liste di attesa. Chi può paga, gli altri aspettano o rinunciano alle cure con punte fino a 6 milioni di cittadini. La spesa delle famiglie è cresciuta del 43% in 6 anni fino a raggiungere i 43 mld nel 2023. Ormai l’85,9% degli italiani spende di tasca propria per visite e farmaci mentre la spesa sanitaria totale cresce in valore nominale ma cala in termini reali, rispetto al Pil inchiodata all’ultimo posto tra i Paesi del G7, con un distacco abissale nella spesa pro-capite. Insufficiente comunque, al di là del trionfalismo governativo, a fare fronte a necessità crescenti, a detta anche della Corte dei conti. La sanità italiana ormai non è più solo pubblica fornendo in gestione diretta solo il 63% dei servizi richiesti mentre acquista dal privato accreditato il restante 37%. E le strutture private sono la maggioranza di quelle che erogano assistenza residenziale (84%), semiresidenziale (71,3%) e riabilitativa (78,2%).In quanto all’universalismo, cresce il carattere selettivo. “All’universalismo delle cure ormai credono in pochi: l’89,7% è convinto che le persone benestanti abbiano la possibilità di curarsi prima e meglio di quelle meno abbienti. Il 79,1% teme, in caso di malattia, di non potere accedere a cure tempestive e appropriate mentre il 30% ha già forti difficoltà a sostenere di tasca propria le spese mediche ed il 17% si attrezza con polizze integrative con una spesa di 3,4 mld” (Censis, 2024).La salute è balzata al primo posto delle preoccupazioni dei cittadini, ma se le indagini di opinione dimostrano che gli italiani condividono i princìpi fondamentali del Ssn, e ne apprezzano i successi, meno della metà si dichiara soddisfatta del suo funzionamento.La crisi del Ssn è riconducibile a carenza, oltre che di una merce preziosa quanto a basso costo come la volontà politica, di risorse, economiche e umane, ma anche di riforme che ne ripensino il modello. Pensato per un paese giovane in cui la maggior parte dei problemi di salute era rappresentata da malattie acute e il luogo quasi esclusivo per la loro cura era l’ospedale, oggi affronta un quadro epidemiologico dominato da invecchiamento e condizioni croniche che vedono il principale luogo di assistenza nella casa del paziente. Mentre l’aumento dei costi rende ancora più importante il principio del finanziamento pubblico attraverso la fiscalità generale, l’80% dei cittadini versa meno del valore dei servizi che riceve e il 67% delle entrate fiscali pesa sul 17% della popolazione. I professionisti sono in uno stato di permacrisi che rende i livelli assistenziali “eventuali” più che essenziali, non esigibili, alimentando insieme forme di uberizzazione del lavoro ospedaliero e la grande fuga. Alla ricerca di un diverso equilibrio tra vita professionale e vita privata, di una flessibilità del tempo lavoro che allontani il burnout incombente, di modelli organizzativi che portino i medici, e non chi governa il sistema, a decidere sulle necessità del malato.Se un sistema è sostenibile nella misura in cui la Politica vuole che lo sia, è necessario ripensare le politiche allocative del Paese e definire una gerarchia delle priorità. In un Servizio Sanitario non più nazionale ma di fatto regionale, non più pubblico ma in stato di strisciante privatizzazione, si sta, invece, mettendo in pratica la formula di Noam Chomsky: definanziare, creare malcontento e aspettare che gli stessi cittadini chiedano di cambiare. Una strada che, però, non è lecito imboccare surrettiziamente. Se le forze politiche non sono capaci di fare altro, procedano pure in questo senso. Ma abbiano il coraggio di dirlo ai cittadini quando chiedono il loro voto. Se il volo del calabrone si interrompe “pagheremo tutto con gli interessi: in disuguaglianze, malattia, perdita di futuro e impoverimento” (Nino Cartabellotta).Perché se salta il Ssn salta l’equilibrio sociale ed economico del Paese. La partita per provare a garantire insieme il diritto alla cura ed il diritto a curare è in corso. Non siamo ancora al fischio di chiusura.Costantino TroiseResponsabile Centro Studi e Formazione Anaao Assomed tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302939208318.PDF §---§ title§§ Fondazione Gimbe interviene sulla riforma dell’accesso a Medicina link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303189007868.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "tecnicaospedaliera.it" del 23 Dec 2025

La Fondazione GIMBE è intervenuta sulla riforma dell’accesso alle facoltà di Medicina. Alla luce dei risultati dei test di ammissione

pubDate§§ 2025-12-23T08:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303189007868.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303189007868.PDF', 'title': 'tecnicaospedaliera.it'} tp:url§§ https://www.tecnicaospedaliera.it/fondazione-gimbe-interviene-sulla-riforma-dellaccesso-a-medicina/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303189007868.PDF tp:ocr§§ La Fondazione Gimbe è intervenuta sulla riforma dell’accesso alle facoltà di Medicina. Alla luce dei risultati dei test di ammissione, delle criticità segnalate da studenti e università e del dibattito politico che ne è seguito, l’ente ha confermato la propria posizione: la riforma appare superflua.Gimbe invita inoltre le istituzioni a introdurre misure concrete per contrastare la fuga dei professionisti dalla sanità pubblica.La Fondazione presieduta da Nino Cartabellotta ha condotto un’analisi per delineare un quadro completo della situazione. I principali elementi al centro dell’indagine riguardano i numeri di medici nel nostro Paese, la presenza di carenze selettive e il rapporto tra il numero di futuri pensionamenti e nuovi medici.«Dopo la Caporetto dei test di ammissione», spiega Cartabellotta, «la Fondazione Gimbe, con l’obiettivo di informare il dibattito pubblico e orientare le decisioni politiche, ha rivalutato numeri e dinamiche della professione medica, mettendo in evidenza gli elementi di propaganda e le criticità di una riforma che oggi richiede una vera e propria sanatoria di Stato per non escludere migliaia di studenti che ambiscono a diventare medici».Le statistiche internazionaliIl confronto tra il numero di medici in Italia e quello di altri contesti internazionali smentisce l’ipotesi di una carenza di medici nel nostro Paese.Secondo i dati Ocse aggiornati al 5 dicembre 2025 e riferiti a tutti i medici attivi in Italia dalla laurea al pensionamento, nel 2023 si contavano 315.720 medici, pari a 5,4 ogni mille abitanti. Un valore superiore sia alla media Ocse (3,9) sia alla media dei Paesi europei (4,1), che colloca l’Italia al secondo posto tra i 31 Paesi che forniscono il dato.Nel 2023 i laureati in Medicina e Chirurgia sono stati 16,6 per 100 mila abitanti, un valore superiore alla media Ocse (14,3) e leggermente al di sopra della media europea (16,3), che posiziona l’Italia al nono posto tra i 31 Paesi considerati. «Questi dati – spiega Cartabellotta – confermano che i presupposti della riforma non si basavano su una carenza di medici in termini assoluti, né su un numero insufficiente di laureati in Medicina e Chirurgia».Dati nazionali 2023 (ultimo anno disponibile)Medici dipendenti pubblici: secondo il Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato (CA-RGS), i medici dipendenti del SSN erano 109.024 (1,85 medici per mille abitanti).Medici convenzionati: secondo i dati della Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (Sisac), i medici convenzionati erano 57.880, di cui 37.260 medici di medicina generale (MMG), 14.136 pediatri di libera scelta (PLS) e 6.484 specialisti ambulatoriali convenzionati.Medici in formazione specialistica: secondo i dati dell’Associazione Liberi Specializzandi, gli iscritti alle scuole di specializzazione erano 50.677.Medici iscritti al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale: secondo le stime Fimmg, circa 6 mila.Dal confronto con i dati Ocse emerge che quasi 93 mila medici censiti in Italia, pari al 29,4% del totale, non lavorano nel SSN come dipendenti o convenzionati, né risultano inseriti in percorsi formativi post-laurea.Carenze selettive Il problema dell’Italia non è la mancanza di medici in termini assoluti, come spiegato dal presidente Gimbe, bensì il loro progressivo abbandono del SSN e la presenza di carenze selettive, dovute anche al fatto che sempre meno giovani scelgono la medicina generale e alcune specialità poco attrattive.Questi i dati:Per i medici di famiglia, sulla base dei dati Sisac, al 1° gennaio 2024 la Fondazione Gimbe stima una carenza di 5.575 MMG. Per i medici specialisti, la carenza può essere stimata analizzando i tassi di accettazione dei contratti di formazione specialistica.Nel concorso 2025-2026, a fronte di 14.493 contratti, ne sono stati assegnati 12.248 (85%), ma con tassi di assegnazione bassi o molto bassi in aree cruciali per il funzionamento del SSN, come medicina d’emergenza-urgenza, chirurgia generale, medicina di comunità e delle cure primarie, radioterapia e tutte le specialità di laboratorio.«La soluzione per fronteggiare queste carenze selettive», afferma Cartabellotta, «non può certo essere l’aumento degli iscritti alle Facoltà di Medicina. Servono invece azioni mirate e interventi straordinari per restituire attrattività alla medicina generale e alle specialità disertate dai giovani medici».Futuri pensionamenti già compensatiUna problematica potrebbe essere rappresentata dai futuri pensionamenti, ma la Fondazione Gimbe dimostra come i pensionamenti futuri risultano già bilanciati dall’offerta formativa.Posti programmati: negli ultimi dieci anni accademici sono stati programmati 152.159 posti nei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, con un trend in costante aumento. In particolare, negli ultimi tre anni i posti a bando sono cresciuti di oltre il 51% (da 15.876 a 24.026) e, con la riforma Bernini nel 2025-2026, di ulteriori 3.159 unità rispetto all’anno precedente (+15,1%).Laureati: dal 2015 al 2024 si sono laureati in Medicina e Chirurgia 95.533 studenti, con un trend in crescita dai 7.396 del 2015 ai 9.497 del 2024 . La media annua dei laureati è passata da 8.961 nel periodo 2015-2019 a 10.145 nel periodo 2020-2024.Pensionamenti attesi: secondo Agenas, tra il 2026 e il 2038 andranno in pensione oltre 39.000 medici dipendenti e, tra il 2026 e il 2035, più di 20.000 medici convenzionati, con una riduzione media di circa 5.000 unità l’anno. Un numero di pensionamenti che, già prima della riforma Bernini, risultava ampiamente compensato dall’offerta formativa esistente.«I dati», aggiunge Cartabellotta, «mostrano chiaramente che la cosiddetta gobba pensionistica, dopo aver raggiunto il picco nel triennio 2023-2025, era destinata a ridursi progressivamente negli anni successivi. Per questo motivo, l’aumento massiccio dei posti a Medicina non risponde a un reale fabbisogno strutturale».Oltre a ciò, bisogna tenere in considerazione un elemento temporale cruciale: «i nuovi medici formati con l’attuale riforma entreranno nel mercato del lavoro non prima di 9-11 anni. Ciò significa che il forte incremento degli accessi rischia di produrre, nel medio-lungo periodo, un numero di laureati superiore alle reali capacità di assorbimento del SSN, aprendo una nuova stagione di pletora medica, già sperimentata in passato e associata a scarsa valorizzazione professionale e lavoro sottopagato». Abbonati a Tecnica Ospedaliera tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122303189007868.PDF §---§ title§§ Vicenza aderisce al «Progetto città sane» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302117800212.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "vicenzatoday.it" del 23 Dec 2025

Una raccomandazione correlata al budget di previsione per il triennio 2026-2028, «già accolta dalla giunta», sancisce l''ingresso della città palladiana in una rete di Comuni il cui obiettivo è quello estendere il concetto di salute: dalla semplice mancanz

pubDate§§ 2025-12-23T01:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302117800212.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302117800212.PDF', 'title': 'vicenzatoday.it'} tp:url§§ https://www.vicenzatoday.it/politica/vicenza-aderisce-al-progetto-citta-sane.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302117800212.PDF tp:ocr§§ Una raccomandazione correlata al budget di previsione per il triennio 2026-2028, «già accolta dalla giunta», sancisce l'ingresso del capoluogo berico in una rete di Comuni il cui obiettivo è quello «estendere l'idea di salute: dalla semplice mancanza di patologie a una concezione della vita fatta di equilibrio, ambiente tutelato ed approccio omnicomprensivo al concetto di cura»: la spesa correlata, duemila euro l'anno, dovrà essere comunque confermata dall'esecutivo municipale nelle settimane a venire«Sono convinto che la salute, in tutte le sue declinazioni, debba essere il filo conduttore dell'attività di una amministrazione che abbia a cuore i propri cittadini e con una visione di tutela e progettualità in ogni ambito di competenza». Ieri 22 dicembre in serata il presidente del consiglio comunale di Vicenza Massimiliano Zaramella ha usato queste parole a margine della seduta che durante lo svolgimento dei lavori in sala Bernarda (in foto) ha approvato il budget di previsione triennale 2026-2028 della città palladiana. Tra le raccomandazioni collegate al documento di bilancio, in gergo amministrativo si chiamano ordini del giorno, ce n'è una che è stata voluta proprio da Zaramella.E che riguarda l'adesione di Vicenza al «Progetto città sane» promosso dall'Organizzazione mondiale della sanità, ossia dall'Oms, «l'Agenzia specializzata delle Nazioni unite per la salute, che dal 1948 opera con l'obiettivo di assicurare alla popolazione mondiale il più alto livello possibile di salute». In altre parole l'impegno d'orizzonte dei soggetti coinvolti è quello di passare «dalla semplice mancanza di patologie a una concezione della vita fatta di equilibrio, ambiente tutelato ed approccio omnicomprensivo al concetto di cura». Il fulcro della questione quindi, non è meramente amministrativo ma mette gli stessi amministratori di fronte alla necessità di ripensare l'orizzonte dell'azione politica in un periodo storico, questo spiegano tantissimi addetti ai lavori, in cui la qualità della cura, specie nel Belpaese, rischia un brutale decadimento. Basti pensare in questo senso al monito della Fondazione Gimbe.Ed è in questo senso che, anche come forma di antidoto, la Rete città sane promuove, tra le altre, una serie di tavoli ad hoc per gli amministratori pubblici e gli esperti del settore che ha un obiettivo preciso. Quello di avvicinare il più possibile i Comuni ad un traguardo ideale per cui «la Salute non è solo assenza di malattia, ma è un completo stato di benessere fisico, mentale e sociale»: ovvero «una risorsa della vita quotidiana». Zaramella ha deciso di procedere in questa direzione dopo una serie di approfondimenti dedicati: ma anche in ragione della situazione sul piano ecologico che attanaglia il Vicentino: in questo scenario sono ancora avvertibili gli echi del convegno organizzato il 29 novembre al Vescovado di Vicenza in cui, a più riprese, le tematiche dell'inquiamento ambientale e della salute si sono intrecciate.In quell'occasione Zaramella, in compagnia degli altri relatori per vero, aveva sottolineato come l'aspetto ambientale e quello della salute vadano considerati insieme, unitamente ad una concezione di vita fatta «di equilibrio, benessere e attenzione». Detto in altri termini è la stessa scienza, come fa la filosofia, a spiegare che il concetto di salute non è solo una questione medica bensì un ambito che di fatto abbraccia tutto il vissuto umano nei suoi rapporti con i nostri simili e con l'ambiente stesso. In quella occasione Zaramella aveva già tratteggiato questo tipo approccio parlando del proposito di «estendere l'idea di salute: dalla semplice mancanza di patologie a una concezione della vita fatta di equilibrio, ambiente tutelato ed approccio omnicomprensivo al concetto di cura».La spesa annua per l'adesione al progetto, «già programmata dalla giunta per il 2026» è minima. Si tratta di poco più di duemila euro. «Ben diversa però è la valenza simbolica unitamente alle prospettive sul piano amministrativo, politico, sociale e scientifico che una opportunità del genere porta con sé»: così almeno la pensa il presidente della assise municipale.Attualmente nel Veneto i Comuni che hanno già aderito sono Cortina d'Ampezzo, Marcon, Noventa Padovana, Padova, Ponte di Piave, Venezia, Verona e Zero Branco. Molti di più sono i Comuni aderenti in tutta Italia. «Per certi versi, almeno in termini di politica intesa in senso lato - sottolinea ancora ai taccuini di Vicenzatoday.it il presidente del Consiglio comunale, che è anche un noto chirurgo vascolare all'Ospedale San Bortolo di Vicenza - quella uscita dall'aula in queste ore può essere considerata una primissima risposta ai problemi sollevati durante il dibattito tenuto al Vescovado. La strada che rimane da percorrere però è lunghissima». Nelle settimane a venire toccherà quindi all'esecutivo di centrosinistra retto dal sindaco democratico Giacomo Possamai confermare l'impegno di spesa. Peraltro l'ordine del giorno ieri è stato votato all'unanimità.© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302117800212.PDF §---§ title§§ L'Italia senza cura: tra liste d'attesa e costi elevati, prima si rimanda e poi si rinuncia - Vita.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302910309193.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "vita.it" del 23 Dec 2025

Tra povertà e privatizzazione, il sistema sanitario non risponde a tutte le richieste dei cittadini, costretti a rinunciare o a pagare

pubDate§§ 2025-12-23T16:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302910309193.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302910309193.PDF', 'title': 'vita.it'} tp:url§§ https://www.vita.it/infografica/litalia-senza-cura-tra-liste-dattesa-e-costi-elevati-prima-si-rimanda-e-poi-si-rinuncia/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302910309193.PDF tp:ocr§§ Diritto alla salute L’Italia senza cura: tra liste d’attesa e costi elevati, prima si rimanda e poi si rinuncia La povertà in crescita e la privatizzazione della spesa e della produzione in sanità pesano sul sistema sanitario nazionale, che non riesce a rispondere alle richieste dei cittadini. Così 6 milioni di persone ormai rinunciano a curarsi. Un fenomeno complesso e generale che richiede soluzioni urgenti e strategie lungimiranti. Tutti i numeri di Matteo Riva e Nicla Panciera Il dato più citato per riferirsi ai problemi della sanità italiana è quello della rinuncia alle cure, che riguarda circa un italiano su dieci. Ci si domanda che ne è del principio costituzionale del diritto alle cure se circa 5,9 milioni di cittadini hanno dovuto rinunciare a visite o accertamenti per problemi economici, di liste di attesa o di difficoltà di accesso ai servizi. Sono in crescita, infatti, coloro che rimandano un controllo necessario, magari anche di follow-up, o ne fanno a meno. Chi è in possesso delle risorse necessarie, di fronte alla malattia, mette comprensibilmente mano al portafoglio e, pagando, ottiene la visita o l’esame in pochi giorni. Ciò aggrava le diseguaglianze tra cittadini e mina i concetti fondanti del sistema nazionale di universalismo, equità e solidarietà.Lenta agonia di un bene comune«Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma. Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute» va dritto al punto il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. «Da anni i Governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio sanitario nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. È la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi».Cambiare le unità di misuraCome mostra l’8° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale Snn della Fondazione Gimbe, dopo i tagli del decennio 2010-2019 e le imponenti risorse assegnate nel 2020-2022 assorbite interamente dalla pandemia, il Fondo sanitario nazionale Fsn nel triennio 2023-2025 è cresciuto di ben 11,1 miliardi di euro: da 125,4 miliardi del 2022 a 136,5 miliardi del 2025. Risorse in buona parte erose dall’inflazione, che nel 2023 ha toccato il 5,7%, e dall’aumento dei costi energetici. «Ma dietro l’aumento dei miliardi» afferma Cartabellotta «si cela un imponente e costante definanziamento, perché cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili». Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025, pari a una riduzione in termini assoluti di 4,7 miliardi di euro nel 2023, 3,4 miliardi nel 2024 e 5 miliardi nel 2025. «In altre parole» spiega il presidente «se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi».Cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabiliLa misura della privatizzazioneQuando si sta male e le liste d’attesa sono infinite, chi se lo può permettere prenota quanto gli serve a pagamento. La lenta agonia del Servizio sanitario spalanca le porte (e le finestre) al privato, come emerge dall’analisi indipendente redatta sempre da Fondazione G imbe sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del Sistema sanitario nazionale, presentata al 20° Forum Risk Management di Arezzo. Non ci sono soluzioni facili ma è evidente che questa dinamica pubblico-privato stia allargando le diseguaglianze. Individuare cosa si intende per privato aiuta a fare chiarezza e a comprendere il suo ruolo nella sanità e nell’accesso alle cure. Fa ordine Gimbe, indicando le quattro macro-categorie di soggetti privati: «Erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie; investitori che immettono capitali con finalità di sviluppo del settore e di produzione di utili; terzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni, etc.) che svolgono la funzione di pagatore intermedio tra erogatori e cittadini; realtà che stipulano partenariati pubblico-privato con aziende sanitarie, Regioni e altri enti. Ciascun soggetto privato può avere natura giuridica profit o non-profit: questi ultimi, se non rappresentano una minaccia per il Servizio sanitario nazionale, nella percezione pubblica finiscono per essere considerati alla stregua di attori privati con elevata propensione ai profitti».La privatizzazione della sanità può essere misurata attraverso due macro-fenomeni, spiega sempre Gimbe: l’aumento della spesa sanitaria out-of-pocket (privatizzazione della spesa) e la crescita del numero e delle tipologie di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie (privatizzazione della produzione).Un sistema sanitario mistoNel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta a 41,3 miliardi, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità-Oms, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia, la spesa out-of-pocket in valore assoluto è cresciuta da € 32,4 miliardi del 2012 a € 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale.  «Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie» osserva Cartabellotta «oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto”, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato.  Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni (7% della popolazione) nel 2022 a 5,8 milioni (quasi il 10%) nel 2024». In altre parole, la spesa privata non può crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’Istat 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa.La spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglieChi incassa questi miliardi? Dal Sistema Tessera Sanitaria è possibile identificare chi “incassa” la spesa a carico dei cittadini. Nel 2023, anno più recente a disposizione, i 43 miliardi di euro di spesa sanitaria privata sono così suddivisi: 12,1 miliardi alle farmacie, 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui 5,8 miliardi a odontoiatri e 2,6 miliardi ai medici), 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e 7,2 miliardi al privato “puro”, ovvero alle strutture non accreditate e 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro.Privatizzazione della produzioneOltre alla privatizzazione della spesa, c’è la privatizzazione della produzione che coinvolge le diverse categorie di erogatori che contribuiscono all’offerta di servizi e prestazioni sanitarie. Il privato convenzionato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7%); il non convenz ionato composto da strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni esclusivamente in regime privato, senza alcun rimborso a carico della spesa pubblica; terzi paganti che effettuano l’intermediazione della spesa sanitaria privata e popolano un ecosistema complesso composto da fondi sanitari, casse mutue, compagnie assicurative, imprese, enti del terzo settore e altre realtà non profit. «Va ribadito» spiega Cartabellotta «che ai fondi sanitari integrativi e al welfare aziendale viene riconosciuta una defiscalizzazione il cui impatto sulla finanza pubblica non è mai stato reso pubblico, né è calcolabile. Ma che rappresenta, indirettamente, uno strumento di privatizzazione occulta, visto che dirotta risorse pubbliche prevalentemente verso soggetti privati». Infine, investitori: aumenta il numero di fondi di investimento, assicurazioni, gruppi bancari e società che, stimolati da trend di lungo periodo come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, vedono nella sanità un settore ad alta redditività.Privatizzazione sregolata e indebolimento del Ssn«In questo scenario caratterizzato dal progressivo arretramento della sanità pubblica e al contempo da una sregolata espansione di innumerevoli soggetti privati che perseguono anche obiettivi di profitto», commenta il presidente di Gimbe «parlare di “integrazione pubblico-privato” diventa anacronistico e oltraggioso nei confronti dell’art. 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del Sistema sanitario nazionale. Se per il nostro Paese salvaguardare un Servizio sanitario nazionale pubblico, equo e universalistico non è più una priorità, la politica abbia il coraggio di dirlo apertamente ai cittadini e gestisca con rigore i processi di privatizzazione, invece di lasciarli correre a briglia sciolta. In alternativa, si assuma pubblicamente la responsabilità di una “manutenzione ordinaria” di un modello che produce disuguaglianze, impoverisce le famiglie, penalizza il Sud e abbandona anziani e fragili. Perché è sotto gli occhi di tutti che la privatizzazione del Servizio sanitario nazionale, non programmata e non annunciata e proporzionale all’indebolimento del Ssn, sta trasformando i diritti in privilegi».Quantificare la rinuncia alle cureVeniamo al dato, citatissimo, della rinuncia alle cure per un italiano su dieci, fornito dall’Istat secondo cui nel 2024 un 9,6% di italiani ha rinunciato a una prestazione specialistica, soprattutto per problemi di liste di attesa. I dati derivano dall’Indagine annuale Istat Aspetti della vita quotidiana, condotta su un campione di circa 25mila famiglie distribuite in circa 800 comuni italiani di diversa ampiezza demografica. Ma, se non ci si limita alle prestazioni specialistiche come questo dato Istat, la situazione di rinuncia è anche più ampia e, al contempo, meno estesa, nel senso che la presa in carico è diversificata per gravità, patologia e regioneCosa riportano i cittadini? Il termometro delle difficoltà del paese è fornito da Cittadinanzattiva che, nei suoi ultimi due Rapporti civici sulla salute relativi al 2024, indica che delle oltre 16.800 segnalazioni raccolte, quasi la metà (47,8%) riguarda difficoltà di accesso alle cure, con tempi che superano di mesi i limiti di legge. Lo mostra l’elaborazione dei contatti raccolti e gestiti dalle sedi del Tribunale per i diritti del malato presenti negli ospedali e dai servizi Pit Salute locali nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2024. Ricorda Cittadinanzattiva, nell’analisi dei dati, che 5,8mln di italiani hanno rinunciato alle cure, l’85% dei pazienti cronici paga di tasca propria e il 55% dei pazienti cronici rinuncia a visite o esami. Le difficoltà di accesso hanno generato un incremento delle rinunce alle cure, un ricorso crescente al privato e un peggioramento delle disuguaglianze sanitarie ed economiche. «La conseguenza più iniqua e drammatica del mancato accesso è la rinuncia alle cure che parte con la decisione, di fronte alle diffi coltà, di posticipare i controlli prescritti» spiega Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva.  «La quota delle persone che hanno dovuto fare a meno delle cure ammontava al 7,6% dell’intera popolazione nel 2023, in aumento rispetto al 7% dell’anno precedente. Nel 2024, siamo arrivati al 9,9% della popolazione che ha dovuto rinunciare a visite o accertamenti per problemi economici, di liste di attesa o di difficoltà di accesso, anche territoriale». Un trend costante: se la rinuncia alle cure nel 2019 era del 6,3%, nel 2020 è stata del 9,6%, nel 2021 dell’11%, nel 2022 del 7%, del 2023 del 7,6%, nel 2024 del 9.9%.Nel 2024, «la quota di rinuncia era stata pari al 9% tra le donne e al 6,2% tra gli uomini, con un divario che si amplia ulteriormente nell’ultimo anno per l’aumento registrato tra le donne adulte». Oggi, spiega Fava, le cifre sono più alte: «L’8,3% sono uomini e l’11,4% sono donne, salgono al 15.6% tra i 45 e i 54 anni, periodo in cui i ritmi del lavoro incompatibili con la vita familiare e con il prendersi cura di sé, quindi tendono a mettersi da parte». Le motivazioni nel 2019 erano di tipo economico nel 4,3% e per le liste di attesa nel 2,8%; nel 2023 erano rispettivamente 4,2% e 4,5%; nel 2024, c’è stata un’inversione netta di questa tendenza con un 5,3% e 6,8% rispettivamente. Tuttavia, le segnalazioni di difficoltà di accesso potrebbero essere una stima in difetto, spiega Fava, perché: «Chi ci contatta ha bisogno di tutela e di supporto di fronte a una difficoltà; chi rinuncia a combattere o chi si arrangia andando privatamente non ci contatta. Ricordo sempre che la rinuncia è la parte più estrema di una serie di comportamenti che partono dai tentativi di avere una prenotazione, fino al posticipo del controllo».Il divario nella rinunciaI problemi di accesso alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie di qualunque genere sono in Italia molto maggiori nel Mezzogiorno. Secondo Cittadinanzattiva, le difformità tra aree del Paese si mantengono, tuttavia in modo non così profondo, quasi a rompere gli stereotipi: «Al Nord le rinunce sono il 9,2% dei casi totali, al Centro il 10,7% e nel Mezzogiorno il 10,3%» spiega Fava, che pur ammettendo la diversa capacità reddituale di certe aree invita anche a considerare che sono molti i fattori in campo, si pensi ad esempio la diversa densità di centri e ospedali in alcune regioni e la presenza anche al nord di aree interne. «Alcuni divari di salute si mantengono, si pensi all’adesione agli screening oncologici, dove la cosiddetta health literacy, o alfabetizzazione sanitaria, ha una grande importanza nel determinare i comportamenti e l’attenzione dei cittadini su alcuni temi». Tanto che i dati di Cittadinanzattiva della popolazione stratificata per scolarità mostrano che «hanno rinunciato per ragioni economiche il 5,7% dei più istruiti e il 7,7% dei meno istruiti». Il divario tra Regioni rimane molto alto e ha fatto parlare di cittadini di serie A e serie B a seconda del Cap di residenza. I dati del 2023 certificano questa spaccatura e le profonde differenze strutturali, tecnologiche, organizzative e professionali nel Paese: solo 13 Regioni rispettano i Livelli essenziali di assistenza Lea, prestazioni e servizi da garantire a tutti i cittadini gratuitamente o previo pagamento di un ticket. Al Sud si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna. Rinunce inspiegabiliCi sono poi le rinunce inspiegabili, quelle di chi non aderisce ai programmi di screening e alle vaccinazioni, offerti gratuitamente ad alcune fasce d’età. Secondo gli ultimi dati del libro bianco «I numero del cancro in Italia 2025», appena presentato, si registra un miglioramento nell’adesione agli screening oncologici che storicamente vedono profonde differenze territoriali. Dal 2020 al 2024, in 5 anni, è aumentato il numero di cittadini che aderiscono ai programmi di prevenzione secondaria. Per lo screening mammografico la copertura è passata dal 30% nel 2020 al 50% nel 2024, per il test del sangue occulto nelle feci per la diagnos i precoce del tumore del colon retto dal 17% al 33% e per lo screening cervicale dal 23% al 51%. Significativo il recupero delle adesioni anche nel Meridione, dove è triplicata la copertura: la mammografia è aumentata dal 12% al 34%, il test del sangue occulto fecale dal 5% al 18% e lo screening cervicale dal 12% al 37%. Inoltre, sempre secondo il libro bianco I numeri del cancro 2025, che analizza il caso specifico della mobilità sanitaria interregionale per chirurgia della mammella, essa è più alta in quelle Regioni del sud dove anche l’adesione allo screening è più basso: «In alcune Regioni del Sud dove gli screening sono meno consolidati, sono presenti anche alti livelli di fuga evidenziando criticità sia in fase di prevenzione che di presa in carico dei pazienti dopo la diagnosi».Gap tra prescritto ed erogatoLa domanda e il bisogno dei cittadini è registrato dalle prescrizioni. Nel Paese, le prescrizioni superano la capacità del sistema di erogare. Solo circa il 60% delle ricette si traduce in una prestazione in regime Ssn. Il resto è erogato in regime privato o alimenta nei pazienti percorsi tortuosi (come le prescrizioni ripetute) e, talvolta, rinunce. Questo dice il 26esimo Rapporto dell’Osservatorio sulle Aziende e sul Sistema sanitario Italiano (Oasi), pubblicato dal Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale Cergas di SDA Bocconi School of Management.  Già Cittadinanzattiva si era occupata, nel suo rapporto 2024, del gap tra il prescritto e l’erogato, una dinamica che sarebbe interessante da analizzare «se solo si possedessero tutte le informazioni», sottolinea Fava. Infatti, nonostante le richieste ripetute di Cittadinanzattiva, ancora non si raccoglie un dato molto significativo: «Quando le prestazioni erogate sono inferiori a quelle prescritte, il dato del gap non è più la misura esatta della capacità del sistema di rispondere alla domanda, dal momento che non si sa se ci sia stata rinuncia o se ci sia stato il ricorso al privato. Bisognerebbe sapere se quella prestazione è andata persa perché la persona ha rinunciato o è andata persa perché è stata fatta dal privato e questo dato oggi non c’è. Quello che abbiamo spesso chiedo ad Agenas è di tenere traccia delle ragioni della rinuncia alla prenotazione e quante delle prescrizioni finiscono in realtà nei servizi pagati dalle assicurazioni» spiega Fava. «La quota di prime disponibilità accettate e la percentuale di prestazioni offerte da erogatori privati nelle agende Cup serve a capire quanto il sistema pubblico sia ancora “universale” e quanto invece stia spingendo i cittadini verso l’esborso privato (out-of-pocket)».Le prestazioni erogate sono inferiori a quelle prescritte, ma non si sa se ci sia stata rinuncia o se ci sia stato il ricorso al privato. Bisognerebbe raccogliere i datiValeria FavaChi rinuncia e chi rimanda Anche la “Piattaforma Nazionale Agenas sulle Liste d’Attesa” mostra criticità rilevanti: solo il 40,6% delle prestazioni diagnostiche e solo il 34,5% delle visite specialistiche viene accettata dal cittadino alla prima disponibilità proposta dal cup, segno che in molti casi la data proposta non risponde ai bisogni o la struttura è troppo distante. Inoltre, il rapporto sulle Politiche della Cronicità 2025 evidenzia le principali difficoltà per i pazienti cronici e rari: al quesito a risposta multipla sulle maggiori criticità, l’83,6% dei pazienti riporta tempi d’attesa eccessivi, mentre oltre il 55% dichiara di aver rinunciato almeno a una visita o esame negli ultimi 12 mesi per indisponibilità della prestazione nel Sistema sanitario nazionale. L’85,9% ha sostenuto spese di tasca propria, spesso per farmaci, integratori e visite specialistiche. In molti casi, la presa in carico della cronicità diventa insostenibile per chi vive condizioni economiche fragili.Gli anziani rinunciano di piùL’invecchiamento della popolazione pesa sulle richieste di prestazioni e proprio il maggior bisogno, nonostante i dati sulle ricchezze delle varie fasc e d’età, sarebbe alla base dei più elevati dati sulle rinuncia degli anziani. Secondo Passi d’Argento, che dal 2020 raccoglie in maniera routinaria i dati sulla rinuncia alle cure, un aspetto introdotto inizialmente per monitorare l’impatto della pandemia da Covid-19 sull’accesso ai servizi sanitari, nel biennio 2023-2024, il 15% degli ultra 65enni ha dichiarato di aver rinunciato, nei 12 mesi precedenti l’intervista, ad almeno una visita medica o a un esame diagnostico di cui avrebbe avuto bisogno. Il 66% ha riferito di non aver rinunciato a nessuna visita o esame, mentre il 19% ha dichiarato di non averne avuto necessità. Escludendo gli anziani che hanno dichiarato di non aver avuto bisogno di visite o esami, la percentuale di coloro che hanno rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie sale al 18%. I risultati mostrano anche un significativo gradiente geografico a sfavore delle regioni del Centro e Sud d’Italia dove la stima di chi rinuncia arriva al 23% (vs 13% nel Nord). Pur riducendosi nel tempo la stima di chi dichiara di aver rinunciato a visite o esami diagnostici, cresce in termini assoluti il numero di persone che indica le lunghe liste di attesa o le difficoltà di accesso della struttura (per raggiungimento o orari scomodi) come motivazione principale di rinuncia.Non usare i farmaci generici? Ci costa un miliardo all’annoEquivalentiUna ragione di spesa inutile, sulla quale c’è molto margine di risparmio per i cittadini, è quella legata alla scelta dei farmaci. Rispetto agli altri Paesi europei, l’Italia registra ancora una bassa incidenza della spesa per i farmaci equivalenti ponendosi al terzultimo posto (43,4%).  Nel 2022, continuano a registrarsi significative differenze regionali sul consumo degli equivalenti, che risulta decisamente maggiore al Nord (38,8% a unità e 31,5% a valori), rispetto al Centro (28,2% a unità e 24,7% a valori) e al Sud (23% a unità e 20,2% a valori).  L’avanzata degli equivalenti (che rappresentano il 31,1% delle confezioni in Classe A) è continua, ma ancora molto lenta. Nel 2022 i cittadini hanno pagato di tasca propria 1.056 milioni di euro di differenziale di prezzo per il farmaco brand off patent, più costoso, invece dell’equivalente a minor costo, che sarebbe interamente rimborsato dal Servizio sanitario nazionale.  Cittadinanzattiva aveva lanciato la campagna IoEquivalgo. «Un lavoro che va fatto anche nei confronti di medici e di farmacisti, in primo luogo verso l’uso corretto dei termini, dal momento che “generico” può insospettire, creando diffidenza e dissuadendo il cittadino già portato a pensare che più costa, più è efficace» spiega Fava. «In ricetta, c’è l’obbligo di indicare il principio attivo. Medici e farmacisti dovrebbero essere molto chiari nel dire che l’efficacia è la stessa a un prezzo più basso, indirizzando i cittadini invece di continuare a proporre quello di marca».La profezia che si autoavveraC’è chi prende decisioni che pian piano smantellano l’universalità e la gratuità del Servizio sanitario nazionale e chi, criticandolo aspramente, ne decreta ugualmente la morte. È dunque importante usare le parole con cautela: «Il nostro Servizio sanitario nazionale resta l’antidoto più efficace per superare le disuguaglianze e garantire la salute a tutti e a tutte. Vogliamo mettere la sanità e la costruzione della salute pubblica al centro di un dibattito di cui i cittadini siano i protagonisti, con i loro diritti e con le loro responsabilità; vogliamo contrapporre alla rassegnazione o al rischio di una profezia che si autoavvera – quella che la malattia del Servizio sanitario nazionale sia talmente grave che lasciarlo morire non fa la differenza – il potere di autonoma iniziativa che l’articolo 118 della Costituzione ci riconosce, e favorire una stagione di confronto con e fra i cittadini, a partire dalla quale proporre un’Agenda civica sulla salute e sul Servizio sanitario nazionale», ha dichiarato Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, in occasione delle presentazione dei due rapporti ci vici rivolgendo la propria call to action a tutti, professionisti e cittadini: «Su questo chiediamo a istituzioni e professionisti, anche attraverso un Manifesto-appello che presentiamo, di ritornare a dibattito unitario in cui privilegiare la partecipazione, le interconnessioni e la sinergia per ridare nuovo ossigeno ad un concetto di salute basata sulle persone, siano essi professionisti che cittadini».Le soluzioni vanno individuate con urgenza, strategia e lungimiranza. Secondo Francesco Longo, responsabile scientifico del Rapporto Oasi del Cergas, «definire chi viene prima, con quali servizi e con quale intensità assistenziale non significa ridurre l’universalismo, ma proteggerlo. È l’unica strada per generare valore, ridurre le disuguaglianze e progettare un Sistema sanitario nazionale capace di affrontare le sfide dei prossimi decenni».La percezione di trovare chiusa la porta di accesso al Servizio sanitario crea sfiducia, anche verso le riforme fatte e quelle in corso e rischia di far sbiadire la potenza dell’innovazione della ricerca e di un sistema che garantisce cure d’eccellenza a tutti. Serve anche la consapevolezza, conclude Valeria Fava di Cittadinanzattiva, che «la situazione del nostro paese è quella di grandi disomogeneità nella capacità di rispondere velocemente ai bisogni e di una altrettanto grande lentezza nell’attivare le leggi una volta che sono state fatte. Quello che andrebbe primariamente fatto per cambiare le cose è di mettere in campo azioni predisponenti per l’efficacia delle norme, che altrimenti sono vane».  Tag: PovertàSalutesistema sanitario 17 centesimi al giorno sono troppi? Poco più di un euro a settimana, un caffè al bar o forse meno. 60 euro l’anno per tutti i contenuti di VITA, gli articoli online senza pubblicità, i magazine, le newsletter, i podcast, le infografiche e i libri digitali. Ma soprattutto per aiutarci a raccontare il sociale con sempre maggiore forza e incisività. Dacci una mano, abbonati anche tu I più letti Un bando per far crescere competenze e formazione negli enti di Terzo settore Vado a vivere in montagna: i dolori (e le gioie) del giovane rifugista La cura degli anziani è un gioco di squadra: ecco gli “Rsa Lovers” A servire la cena dei senza dimora a Milano c’è Elodie Come funziona il “Paese delle rendite” dove il fisco premia il capitale e disprezza il lavoro tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/23/2025122302910309193.PDF §---§