title§§ Pochi pediatri, la libera scelta è ormai diventata "obbligata" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101821705481.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "CORRIERE DELLE ALPI" del 21 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-21T07:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101821705481.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101821705481.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLE ALPI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101821705481.PDF tp:ocr§§ La Regione alla ricerca di 24 professionisti per le aree scoperte in cinque delle nove Usl Pochi pediatri, la libera scelta è ormai diventata “obbligata” La sanità in Veneto LA CARENZA C Federico Murzio / VENEZIA ercasi pediatri. Meglio: cercasi pediatri libera scelta. Ossia quei medici per i bambini dai zero ai 14 anni, che lavorano convenzionati con il Servizio sanitario nazionale. Fermo restando una precisazione: fino ai 6 è d’obbligo per un bambino “andare” dal pediatra. Poi è facoltà dei genitori decidere se continuare a rivolgersi a al pediatra o al medico di base. Un dettaglio tutt’altro che ininfluente a guardare il rapporto medico-numero di assistiti. A luglio, infatti, la Fondazione Gimbe diceva che in Veneto il numero medio di assistiti per pediatra ammonta a 1.008 bambini, sopra quindi la media nazionale di 900. Il Veneto, con Lombardia e Piemonte, è la ragione in cui si stima la carenza maggiore di pediatri libera scelta. La Regione ha pubblicato una mappatura delle zone carenti in Veneto dei pediatri libera scelta con lo scopo, che sarà affidato ad Azienda Zero, di selezionare eventuali candidati. La mappatura, va detto, non è giocoforza uniforme. La ricerca è per 24 professionisti in cinque delle nove Usl della regione. Il fabbisogno parla di 4 pediatri per l’Usl 1 Dolomiti: 2 per il distretto di ambito territoriale Ponte nelle Alpi-Longarone-Forno di Zoldo; 1 per il distretto Borgo Val Belluna; 1 per il distretto Setteville. Poi, si parla di 8 pediatri per l’Usl 2 Marca Trevigiana: 1 per il distretto Quinto di Treviso, 1 per il distretto Cappella Maggiore; 1 per il distretto Vittorio Veneto; 1 per il distretto Godega di Sant’Urbano; 1 per il distretto di San Zenone degli Ezzelini; 1 per il distretto Castel di Godego; 1 per il distretto Loira; 1 per il distretto Caerano di San Marco. Otto pediatri scelta libera si cercano anche per l’Usl 3 Serenissima: 1 per il distretto Lido-Pellestrina; 1 per il distretto Chirignago; 1 per il distretto di Favaro Veneto; 1 per il distretto di Marghera; 2 per il distretto Mestre centro; 1 per il distretto di Martellago; 1 per il distretto di Chioggia. Nell’Usl Polesana si cercano invece due professionisti: 1 per il distretto Villadose, 1 per il distretto Rovigo. Due, infine, i professionisti ricercati nell’Usl 7 Pedemontana: 1 per il ditretto che racchiude l’Altopiano (quindi Asiago, Enego, Foza, Gallio, Lusiana Conco, Roana, Rotzo), 1 per l’area che comprende 15 Comuni in un arco geografico che va da Breganze a Zugliano passando per la popolosa Thiene. I numeri pubblicati dalla Regione sono la cartina di tornasole di altri numeri, trovabili nel portale “Salute” sempre della Regione. I numeri più significativi di questa carenza si trovano nell’Usl 2 Marca Trevigiana e nell’Usl 3 Serenissima. E infatti, a titolo esemplificativo, cercare pediatri libera scelta nei rispettivi capoluoghi e limitandosi a essi, ossia Treviso e Venezia, non si trovano professionisti. Cosa questa che non accade se si allarga la ricerca negli altri capoluoghi. A Verona e Padova, per esempio, sono censiti rispettivamente 27 e 24 pediatri libera scelta. Ben 11 quelli censiti a Vicenza, 5 quelli trovati a Rovigo, 4 quelli a Belluno. Si tratta, come detto, di professionisti libera scelta perché pediatri sono comunque presenti nei reparti degli ospedali delle Usl. Anche se giova ricordare che, sempre a luglio, sul tema era intervenuto il Coordinamento nazionale primari di Area Pediatrica che per voce del suo presidente, il veronese Simone Rugolotto, osservava che «a essere in sofferenza è la pediatria ospedaliera». Quindi «a livello nazionale il numero di pediatrie si è ridotto da 78 a 67, segno di una crisi in atto, e le prospettive sono tutt’altro che rosee. Tra il 2025 e il 2026 è prevista l’immissione di 1.700 nuovi pediatri, ma non si può sapere quanti di loro sceglieranno l’ospedale piuttosto che il territorio. Finora il trend è stato sempre a favore del secondo». A raccogliere le domande per coprire stando a quanto indicato dalla Regione sarà l’Azienda Zero che valuterà le doman de pervenute entro venti giorni dalla pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione. Potranno concorrere anche professionisti da altre Regione, iscritti almeno da quattro anni nell’apposito album. — ---End text--- Author: Federico Murzio Heading: La sanità in Veneto Highlight: Gran parte del fabbisogno si concentra nel Trevigiano e nel Veneziano con 16 posti A Padova, Verona e Vicenza si registra il maggior numero di medici per i bambini Image:PEDIATRI LIBERA SCELTA: DOVE MANCANO 8 4 Usl 1 Dolomiti Usl 2 Marca Trevigiana 8 Usl 3 Serenissima 2 Usl 5 Polesana 2 Usl 7 Pedemontana Secondo la Fondazione Gimbe il numero medio di assistiti per pediatra in Veneto è 1.008 dato che pone la regione sopra la media nazionale (900) La Regione ha suddiviso la mappatura del fabbisogno per Usl ma per distretti di ambiti territoriali -tit_org- Pochi pediatri, la libera scelta è ormai diventata “obbligata” -sec_org- tp:writer§§ Federico Murzio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101821705481.PDF §---§ title§§ L'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano vince ilbando Roche perla ricerca clinica a supporto di Data Manager e Infermieri di Ricerca link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102145800382.PDF description§§

Estratto da pag. 36 di "LIBERO MILANO" del 21 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-21T02:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102145800382.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102145800382.PDF', 'title': 'LIBERO MILANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102145800382.PDF tp:ocr§§ ILPRESTIGIOSOTRAGUARDO il bando Roche per la ricerca clínica a supporto La Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori si aggiudica il bando "Roche per la ricerca clinica A supporto delle figure di Data Manager e Infermieri di Ricerca" con un progetto in oncologia, candidato dalla dottoressa Cristina Ferraris e selezionato e valutato da Fondazione Gimbe, in qualità di ente estemo garante di indipendenza e terzietà. Con un investimento complessivo di 210 mila euro per il finanziamento di 7 borse di studio, destinate ad altrettante figure di data manager e infermieri di ricerca, che hanno svolto per 12 mesi attività di clinica non sponsorizzata presso l'ente vincitore del progetto, il bando ha destinato 30mila euro al progetto S.E.C.C.O. - Sinergy Efficiency Control in Clinical Oncology - che valuta la fattibilità di uno studio prospettico randomizzato osteopatia-dieta-qualità di vita e modulazione dello staio in fiammatorio nelle pazienti con diagnosi di carcinoma mammario allo stadio iniziale in trattamento ormonale antiestrogenico. Lo studio è disegnato come percorso clinico-assistenziale personalizzalo per il miglioramento della qualità di vita delle pazienti con tumore mammario in corso di ormonoterapia post chirurgica. "Ad oggi sono state arruolate nello studio 250 pazienti su 600 previste, con una iniziale evidenza di riduzione degli effetti collaterali e di conseguenza una apparente migliore aderenza al trattamento oncologico in atto associata ad un apprezzamento di questa modalità di presa in carico globale delle pazienti", evidenzia a quasi un anno dal conferimento del Grant Cristina Ferraris, Dirigente Medico - S.C. Chinirgia Senologica dell'Istituto Nazionale dei Tumori e Responsabile scientifico del progetto. "Da quasi 130 anni, le attività di Ricerca e Sviluppo rappresentano una leva strategica di Roche che si è tradotta, nel tempo, in soluzioni concrete capaci di cambiare il naturale corso ài patologie gravi per le quali non esisteva una cura. La nostra missione è fare oggi ciò di cui i pazienti avranno bisogno domani", commenta Anna Maria Porrini, Direttore Medico Roche Italia. -tit_org- L'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano vince ilbando Roche perla ricerca clinica a supporto di Data Manager e Infermieri di Ricerca -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102145800382.PDF §---§ title§§ Pochi pediatri, la libera scelta è ormai diventata "obbligata" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101731304593.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "MATTINO DI PADOVA" del 21 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-21T05:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101731304593.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101731304593.PDF', 'title': 'MATTINO DI PADOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101731304593.PDF tp:ocr§§ La Regione alla ricerca di 24 professionisti per le aree scoperte in cinque delle nove Usl Pochi pediatri, la libera scelta è ormai diventata “obbligata” LA CARENZA C Federico Murzio / VENEZIA ercasi pediatri. Meglio: cercasi pediatri libera scelta. Ossia quei medici per i bambini dai zero ai 14 anni, che lavorano convenzionati con il Servizio sanitario nazionale. Fermo restando una precisazione: fino ai 6 è d’obbligo per un bambino “andare” dal pediatra. Poi è facoltà dei genitori decidere se continuare a rivolgersi a al pediatra o al medico di base. Un dettaglio tutt’altro che ininfluente a guardare il rapporto medico-numero di assistiti. A luglio, infatti, la Fondazione Gimbe diceva che in Veneto il numero medio di assistiti per pediatra ammonta a 1.008 bambini, sopra quindi la media nazionale di 900. Il Veneto, con Lombardia e Piemonte, è la ragione in cui si stima la carenza maggiore di pediatri libera scelta. La Regione ha pubblicato una mappatura delle zone carenti in Veneto dei pediatri libera scelta con lo scopo, che sarà affidato ad Azienda Zero, di selezionare eventuali candidati. La mappatura, va detto, non è giocoforza uniforme. La ricerca è per 24 professionisti in cinque delle nove Usl della regione. Il fabbisogno parla di 4 pediatri per l’Usl 1 Dolomiti: 2 per il distretto di ambito territoriale Ponte nelle Alpi-Longarone-Forno di Zoldo; 1 per il distretto Borgo Val Belluna; 1 per il distretto Setteville. Poi, si parla di 8 pediatri per l’Usl 2 Marca Trevigiana: 1 per il distretto Quinto di Treviso, 1 per il distretto Cappella Maggiore; 1 per il distretto Vittorio Veneto; 1 per il distretto Godega di Sant’Urbano; 1 per il distretto di San Zenone degli Ezzelini; 1 per il distretto Castel di Godego; 1 per il distretto Loira; 1 per il distretto Caerano di San Marco. Otto pediatri scelta libera si cercano anche per l’Usl 3 Serenissima: 1 per il distretto Lido-Pellestrina; 1 per il distretto Chirignago; 1 per il distretto di Favaro Veneto; 1 per il distretto di Marghera; 2 per il distretto Mestre centro; 1 per il distretto di Martellago; 1 per il distretto di Chioggia. Nell’Usl Polesana si cercano invece due professionisti: 1 per il distretto Villadose, 1 per il distretto Rovigo. Due, infine, i professionisti ricercati nell’Usl 7 Pedemontana: 1 per il ditretto che racchiude l’Altopiano (quindi Asiago, Enego, Foza, Gallio, Lusiana Conco, Roana, Rotzo), 1 per l’area che comprende 15 Comuni in un arco geografico che va da Breganze a Zugliano passando per la popolosa Thiene. I numeri pubblicati dalla Regione sono la cartina di tornasole di altri numeri, trovabili nel portale “Salute” sempre della Regione. I numeri più significativi di questa carenza si trovano nell’Usl 2 Marca Trevigiana e nell’Usl 3 Serenissima. E infatti, a titolo esemplificativo, cercare pediatri libera scelta nei rispettivi capoluoghi e limitandosi a essi, ossia Treviso e Venezia, non si trovano professionisti. Cosa questa che non accade se si allarga la ricerca negli altri capoluoghi. A Verona e Padova, per esempio, sono censiti rispettivamente 27 e 24 pediatri libera scelta. Ben 11 quelli censiti a Vicenza, 5 quelli trovati a Rovigo, 4 quelli a Belluno. Si tratta, come detto, di professionisti libera scelta perché pediatri sono comunque presenti nei reparti degli ospedali delle Usl. Anche se giova ricordare che, sempre a luglio, sul tema era intervenuto il Coordinamento nazionale primari di Area Pediatrica che per voce del suo presidente, il veronese Simone Rugolotto, osservava che «a essere in sofferenza è la pediatria ospedaliera». Quindi «a livello nazionale il numero di pediatrie si è ridotto da 78 a 67, segno di una crisi in atto, e le prospettive sono tutt’altro che rosee. Tra il 2025 e il 2026 è prevista l’immissione di 1.700 nuovi pediatri, ma non si può sapere quanti di loro sceglieranno l’ospedale piuttosto che il territorio. Finora il trend è stato sempre a favore del secondo». A raccogliere le domande per coprire stando a quanto indicato dalla Regione sarà l’Azienda Zero che valuterà le domande pervenute entro ven ti giorni dalla pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione. Potranno concorrere anche professionisti da altre Regione, iscritti almeno da quattro anni nell’apposito album. — ---End text--- Author: Federico Murzio Heading: Highlight: Gran parte del fabbisogno si concentra nel Trevigiano e nel Veneziano con 16 posti A Padova, Verona e Vicenza si registra il maggior numero di medici per i bambini Image:PEDIATRI LIBERA SCELTA: DOVE MANCANO 8 4 Usl 1 Dolomiti Usl 2 Marca Trevigiana 8 Usl 3 Serenissima 2 Usl 5 Polesana 2 Usl 7 Pedemontana Secondo la Fondazione Gimbe il numero medio di assistiti per pediatra in Veneto è 1.008 dato che pone la regione sopra la media nazionale (900) La Regione ha suddiviso la mappatura del fabbisogno per Usl ma per distretti di ambiti territoriali -tit_org- Pochi pediatri, la libera scelta è ormai diventata “obbligata” -sec_org- tp:writer§§ Federico Murzio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101731304593.PDF §---§ title§§ Pochi pediatri, la libera scelta è ormai diventata "obbligata" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102023103411.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "NUOVA VENEZIA" del 21 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-21T04:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102023103411.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102023103411.PDF', 'title': 'NUOVA VENEZIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102023103411.PDF tp:ocr§§ La Regione alla ricerca di 24 professionisti per le aree scoperte in cinque delle nove Usl Pochi pediatri, la libera scelta è ormai diventata “obbligata” La sanità in Veneto LA CARENZA C Federico Murzio / VENEZIA ercasi pediatri. Meglio: cercasi pediatri libera scelta. Ossia quei medici per i bambini dai zero ai 14 anni, che lavorano convenzionati con il Servizio sanitario nazionale. Fermo restando una precisazione: fino ai 6 è d’obbligo per un bambino “andare” dal pediatra. Poi è facoltà dei genitori decidere se continuare a rivolgersi a al pediatra o al medico di base. Un dettaglio tutt’altro che ininfluente a guardare il rapporto medico-numero di assistiti. A luglio, infatti, la Fondazione Gimbe diceva che in Veneto il numero medio di assistiti per pediatra ammonta a 1.008 bambini, sopra quindi la media nazionale di 900. Il Veneto, con Lombardia e Piemonte, è la ragione in cui si stima la carenza maggiore di pediatri libera scelta. La Regione ha pubblicato una mappatura delle zone carenti in Veneto dei pediatri libera scelta con lo scopo, che sarà affidato ad Azienda Zero, di selezionare eventuali candidati. La mappatura, va detto, non è giocoforza uniforme. La ricerca è per 24 professionisti in cinque delle nove Usl della regione. Il fabbisogno parla di 4 pediatri per l’Usl 1 Dolomiti: 2 per il distretto di ambito territoriale Ponte nelle Alpi-Longarone-Forno di Zoldo; 1 per il distretto Borgo Val Belluna; 1 per il distretto Setteville. Poi, si parla di 8 pediatri per l’Usl 2 Marca Trevigiana: 1 per il distretto Quinto di Treviso, 1 per il distretto Cappella Maggiore; 1 per il distretto Vittorio Veneto; 1 per il distretto Godega di Sant’Urbano; 1 per il distretto di San Zenone degli Ezzelini; 1 per il distretto Castel di Godego; 1 per il distretto Loira; 1 per il distretto Caerano di San Marco. Otto pediatri scelta libera si cercano anche per l’Usl 3 Serenissima: 1 per il distretto Lido-Pellestrina; 1 per il distretto Chirignago; 1 per il distretto di Favaro Veneto; 1 per il distretto di Marghera; 2 per il distretto Mestre centro; 1 per il distretto di Martellago; 1 per il distretto di Chioggia. Nell’Usl Polesana si cercano invece due professionisti: 1 per il distretto Villadose, 1 per il distretto Rovigo. Due, infine, i professionisti ricercati nell’Usl 7 Pedemontana: 1 per il ditretto che racchiude l’Altopiano (quindi Asiago, Enego, Foza, Gallio, Lusiana Conco, Roana, Rotzo), 1 per l’area che comprende 15 Comuni in un arco geografico che va da Breganze a Zugliano passando per la popolosa Thiene. I numeri pubblicati dalla Regione sono la cartina di tornasole di altri numeri, trovabili nel portale “Salute” sempre della Regione. I numeri più significativi di questa carenza si trovano nell’Usl 2 Marca Trevigiana e nell’Usl 3 Serenissima. E infatti, a titolo esemplificativo, cercare pediatri libera scelta nei rispettivi capoluoghi e limitandosi a essi, ossia Treviso e Venezia, non si trovano professionisti. Cosa questa che non accade se si allarga la ricerca negli altri capoluoghi. A Verona e Padova, per esempio, sono censiti rispettivamente 27 e 24 pediatri libera scelta. Ben 11 quelli censiti a Vicenza, 5 quelli trovati a Rovigo, 4 quelli a Belluno. Si tratta, come detto, di professionisti libera scelta perché pediatri sono comunque presenti nei reparti degli ospedali delle Usl. Anche se giova ricordare che, sempre a luglio, sul tema era intervenuto il Coordinamento nazionale primari di Area Pediatrica che per voce del suo presidente, il veronese Simone Rugolotto, osservava che «a essere in sofferenza è la pediatria ospedaliera». Quindi «a livello nazionale il numero di pediatrie si è ridotto da 78 a 67, segno di una crisi in atto, e le prospettive sono tutt’altro che rosee. Tra il 2025 e il 2026 è prevista l’immissione di 1.700 nuovi pediatri, ma non si può sapere quanti di loro sceglieranno l’ospedale piuttosto che il territorio. Finora il trend è stato sempre a favore del secondo». A raccogliere le domande per coprire stando a quanto indicato dalla Regione sarà l’Azienda Zero che valuterà le doman de pervenute entro venti giorni dalla pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione. 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Estratto da pag. 7 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 21 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-21T04:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102022503409.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102022503409.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102022503409.PDF tp:ocr§§ L’ANALISI Gravano il “nomadismo sanitario” e l’impatto economico delle cure private Il problema della sanità lucana Mille assunzioni in arrivo ma rischiano di non bastare. I report evidenziano criticità C’è un quadro paradossale, in Basilicata, dove l’annuncio di un piano di inserimento da 1000 nuovi assunti, nel comparto sanitario, piuttosto che aprire spiragli positivi, riporta a galla problematiche annose. Perché il comparto, nel suo complesso, pur registrando alcuni picchi nell’ambito della professionalità dei suoi effettivi, scivola laddove il livello della prestazione dovrebbe attagliarsi alle esigenze della cittadinanza. In questo senso, risulta quantomeno difficile accogliere indicazioni sul buon funzionamento nel momento in cui i vari indicatori nazionali evidenziano lacune fin troppo profonde. La maggior parte delle quali, legate proprio alla fornitura dei servizi assistenziali di base che, nel migliore dei casi, finiscono per intasare le liste d’attesa, posticipando le prestazioni sanitarie a tempi da stimare. E, nei peggiori, per costringere chi ne ha bisogno a rivolgersi altrove, al di fuori dei confini regionali. O, addirittura, a dover scegliere se curarsi o meno in base alle disponibilità economiche del momento. Una situazione che, chiaramente, non poggia unicamente sulla voce dei cittadini ma trova riscontro nelle analisi più recenti sull’andamento sanitario nazionale. Non più tardi di qualche giorno fa, l’Associazione italiana di oncologia medica certificava il sostanziale incremento delle strategie di prevenzione nei pazienti, più propensi agli screening e, di conseguenza, sempre più alla ricerca di presidi in grado di eseguirli. E, anche se le regioni con elevati livelli di mobilità risultano anche quelle con i più bassi indici di screening, la Basilicata aveva fatto registrare buoni livelli di adesione. Di contro, la scelta di curarsi effettivamente sul proprio territorio, risulta inflazionata da numerose variabili, che vanno dal numero di strutture adeguate presenti al numero di persone in lista d’attesa. Accade così che, nel Sud Italia, i livelli di mobilità risultino tre volte superiori rispetto a quelli registrati nel CentroNord, con Calabria, Basilicata e Molise a registrare i livelli più alti, registrando medie ben superiori rispetto a quella nazionale. Restando in ambito lucano, il dato più allarmante era stato riferito dall’ottavo Rapporto Gimbe, diffuso a ottobre, nel quale la sanità lucana risultava in deficit di 60 mila pazienti, costretti a rinunciare alle cure sul territorio regionale o, ancor più grave, a rinunciarvi del tutto. Questo perché, chiaramente, l’impatto pecuniario delle prestazioni private potrebbe risultare proibitivo per molti pazienti non in grado di sostenere determinate spese economiche. Una situazione, questa, da non sottovalutare nell’ambito del welfare regionale. Perché, non di rado, dietro la decisione di optare per delle cure al di sopra delle proprie possibilità, espone a rischi seri. Il recente convegno “Una vita d’interessi”, organizzato dalla Fondazione lucana Antiusura, ha reso noto come, spesso, l’indebitamento sia legato proprio alla necessità di far fronte a una spesa sanitaria. Una realtà che, in quella sede, il presidente della Fla, don Francesco Gallipoli, aveva definito “sommersa”, in primis per le remore e i timori nell’esporsi «denunciando i fenomeni di usura». Allo stato attuale, tuttavia, il dazio più pesante per la sanità lucana è scontato sul piano del cosiddetto “nomadismo sanitario”, appurato in modo sostanzialmente concorde sia dai recenti indici sulla Qualità della vita (Sole 24 Ore) che dal rapporto Censis su “Ospedali e salute”, entrambi a inquadrare la Basilicata fra i territori più soggetti, a livello nazionale, alle cure fuori regione: 28,5% di “migranti sanitari” per i ricoveri ordinari, individuati in base ai dati del Ministero della Salute relativi alle dimissioni ospedaliere. Peggio solo il Molise, che sfonda quota 30%. Il che, considerando il terzo posto della Calabria, inquadrava naturalmente il Mezzogiorno italian o come l’area del Paese maggiormente soggetta al fenomeno, poiché «alla componente fisiologica della prossimità territoriale si somma quella patologica della necessità di trovare altrove la qualità della prestazione». Elemento che finisce per non valorizzare i reparti d’eccellenza, pur presenti (e anch’essi riscontrati di recente) nel comparto ospedaliero regionale. Il dibattito sullo stato di salute della sanità in Basilicata, a più riprese, ha toccato anche il piano politico. E lo ha fatto anche nelle scorse ore, proprio nel momento in cui veniva dettagliato il Piano triennale dei fabbisogni di personale 2026-2028 che prevede, nel quadro del rinnovo degli organici, nella sola Asp di Matera 241 assunzioni nel 2026. Un impatto che l’assessore alla Salute regionale, Cosimo Latronico, ha definito “significativo”, ricevendo la contestazione del capogruppo del Pd Piero Lacorazza, convinto che il programma non basti a rimpiazzare la mancanza, a oggi, del Piano Sanitario Regionale, né a definire il saldo tra “entrate e uscite”: «La cattiva comunicazione rende un cattivo servizio ad operatori sanitari e cittadini, è scorretta sul piano istituzionale e manifesta il desiderio di una propaganda sulla salute delle persone, in una regione in cui sessantamila lucani nel 2024 hanno rinunciato alle cure e si pagano 130 milioni per i lucani che si curano fuori». ---End text--- Author: DAMIANO MATTANA Heading: Highlight: Image:Corsia d’ospedale -tit_org- Il problema della sanità lucana -sec_org- tp:writer§§ Damiano Mattana guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122102022503409.PDF §---§ title§§ Pochi pediatri, la libera scelta è ormai diventata "obbligata" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101829605400.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "TRIBUNA DI TREVISO" del 21 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-21T07:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101829605400.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101829605400.PDF', 'title': 'TRIBUNA DI TREVISO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101829605400.PDF tp:ocr§§ La Regione alla ricerca di 24 professionisti per le aree scoperte in cinque delle nove Usl Pochi pediatri, la libera scelta è ormai diventata “obbligata” LA CARENZA C Federico Murzio / VENEZIA ercasi pediatri. Meglio: cercasi pediatri libera scelta. Ossia quei medici per i bambini dai zero ai 14 anni, che lavorano convenzionati con il Servizio sanitario nazionale. Fermo restando una precisazione: fino ai 6 è d’obbligo per un bambino “andare” dal pediatra. Poi è facoltà dei genitori decidere se continuare a rivolgersi a al pediatra o al medico di base. Un dettaglio tutt’altro che ininfluente a guardare il rapporto medico-numero di assistiti. A luglio, infatti, la Fondazione Gimbe diceva che in Veneto il numero medio di assistiti per pediatra ammonta a 1.008 bambini, sopra quindi la media nazionale di 900. Il Veneto, con Lombardia e Piemonte, è la ragione in cui si stima la carenza maggiore di pediatri libera scelta. La Regione ha pubblicato una mappatura delle zone carenti in Veneto dei pediatri libera scelta con lo scopo, che sarà affidato ad Azienda Zero, di selezionare eventuali candidati. La mappatura, va detto, non è giocoforza uniforme. La ricerca è per 24 professionisti in cinque delle nove Usl della regione. Il fabbisogno parla di 4 pediatri per l’Usl 1 Dolomiti: 2 per il distretto di ambito territoriale Ponte nelle Alpi-Longarone-Forno di Zoldo; 1 per il distretto Borgo Val Belluna; 1 per il distretto Setteville. Poi, si parla di 8 pediatri per l’Usl 2 Marca Trevigiana: 1 per il distretto Quinto di Treviso, 1 per il distretto Cappella Maggiore; 1 per il distretto Vittorio Veneto; 1 per il distretto Godega di Sant’Urbano; 1 per il distretto di San Zenone degli Ezzelini; 1 per il distretto Castel di Godego; 1 per il distretto Loira; 1 per il distretto Caerano di San Marco. Otto pediatri scelta libera si cercano anche per l’Usl 3 Serenissima: 1 per il distretto Lido-Pellestrina; 1 per il distretto Chirignago; 1 per il distretto di Favaro Veneto; 1 per il distretto di Marghera; 2 per il distretto Mestre centro; 1 per il distretto di Martellago; 1 per il distretto di Chioggia. Nell’Usl Polesana si cercano invece due professionisti: 1 per il distretto Villadose, 1 per il distretto Rovigo. Due, infine, i professionisti ricercati nell’Usl 7 Pedemontana: 1 per il ditretto che racchiude l’Altopiano (quindi Asiago, Enego, Foza, Gallio, Lusiana Conco, Roana, Rotzo), 1 per l’area che comprende 15 Comuni in un arco geografico che va da Breganze a Zugliano passando per la popolosa Thiene. I numeri pubblicati dalla Regione sono la cartina di tornasole di altri numeri, trovabili nel portale “Salute” sempre della Regione. I numeri più significativi di questa carenza si trovano nell’Usl 2 Marca Trevigiana e nell’Usl 3 Serenissima. E infatti, a titolo esemplificativo, cercare pediatri libera scelta nei rispettivi capoluoghi e limitandosi a essi, ossia Treviso e Venezia, non si trovano professionisti. Cosa questa che non accade se si allarga la ricerca negli altri capoluoghi. A Verona e Padova, per esempio, sono censiti rispettivamente 27 e 24 pediatri libera scelta. Ben 11 quelli censiti a Vicenza, 5 quelli trovati a Rovigo, 4 quelli a Belluno. Si tratta, come detto, di professionisti libera scelta perché pediatri sono comunque presenti nei reparti degli ospedali delle Usl. Anche se giova ricordare che, sempre a luglio, sul tema era intervenuto il Coordinamento nazionale primari di Area Pediatrica che per voce del suo presidente, il veronese Simone Rugolotto, osservava che «a essere in sofferenza è la pediatria ospedaliera». Quindi «a livello nazionale il numero di pediatrie si è ridotto da 78 a 67, segno di una crisi in atto, e le prospettive sono tutt’altro che rosee. Tra il 2025 e il 2026 è prevista l’immissione di 1.700 nuovi pediatri, ma non si può sapere quanti di loro sceglieranno l’ospedale piuttosto che il territorio. Finora il trend è stato sempre a favore del secondo». A raccogliere le domande per coprire stando a quanto indicato dalla Regione sarà l’Azienda Zero che valuterà le domande pervenute entro ven ti giorni dalla pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione. Potranno concorrere anche professionisti da altre Regione, iscritti almeno da quattro anni nell’apposito album. — ---End text--- Author: Federico Murzio Heading: Highlight: Gran parte del fabbisogno si concentra nel Trevigiano e nel Veneziano con 16 posti A Padova, Verona e Vicenza si registra il maggior numero di medici per i bambini Image:PEDIATRI LIBERA SCELTA: DOVE MANCANO 8 4 Usl 1 Dolomiti Usl 2 Marca Trevigiana 8 Usl 3 Serenissima 2 Usl 5 Polesana 2 Usl 7 Pedemontana Secondo la Fondazione Gimbe il numero medio di assistiti per pediatra in Veneto è 1.008 dato che pone la regione sopra la media nazionale (900) La Regione ha suddiviso la mappatura del fabbisogno per Usl ma per distretti di ambiti territoriali -tit_org- Pochi pediatri, la libera scelta è ormai diventata “obbligata” -sec_org- tp:writer§§ Federico Murzio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101829605400.PDF §---§ title§§ Influenza, la variante K spinge i contagi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972703915.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "CORRIERE DELLA SERA" del 21 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-21T04:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972703915.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972703915.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972703915.PDF tp:ocr§§ Influenza, la variante K spinge i contagi L’Iss: oltre 800 mila casi in una settimana La curva crescerà anche a Natale L’infettivologa: pochi vaccinati tra gli over 65 ROMA Il nome intimorisce e ricorda brutte storie del passato. Però l’influenza K, così è stata battezzata dai comitati internazionali di tassonomia dei virus, finora non si è mostrata così «cattiva» come la dipingono. «Forse un po’ più contagiosa e duratura rispetto alle forme che ci hanno raggiunti nell’ultimo inverno, un rischio maggiore per i più fragili», osserva Fabrizio Maggi, direttore del laboratorio di virologia e biosicurezza dell’istituto Spallanzani. Il bollettino aggiornato dal RespiVirNet, il sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità, per la prima volta ne fa menzione nel comunicare «l’aumento dell’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella settimana dall’8 al 14 dicembre». La soglia raggiunta è di 14,7 casi ogni 1.000 assistiti, 817 mila nuovi casi stimati che portano a quasi 5 milioni il numero degli italiani colpiti da virus influenzali e respiratori dall’inizio della stagione fredda. Le analisi evidenziano che il ceppo K è nettamente prevalente. Imperversa in altri Paesi. Raggiunto il picco in Gran Bretagna, 7 milioni a letto in Germania, in 27 su 38 Stati europei si sta registrando un’incidenza alta o molto alta secondo l’Organizzazione mondiale della sanità. In Italia la curva è in rapida salita: da Natale in poi ci sarà un effetto moltiplicatore perché le riunioni familiari e le occasioni conviviali favoriscono lo scambio di particelle respiratorie fra persone. La K è una variante di uno dei tre ceppi influenzali circolanti e inseriti nel vaccino, l’AH3N2. È geneticamente diversa dal tipo atteso, spiega Maggi. Nel 2024-25 il principale responsabile delle infezioni è stato l’altro ceppo, l’H1N1, e adesso, di fronte a un microbo solitamente meno attivo e oltretutto mutato, il nostro sistema immunitario è stato colto alla sprovvista. È il mestiere dei virus: cercano di modificarsi quel tanto che basta per conquistare le nostre cellule. Allo Spallanzani «i ricoveri di pazienti con complicanze legate all’influenza tra cui la polmonite sono in aumento. È una stagione che si preannuncia molto intensa», si prepara a settimane complicate Gina Gualano, responsabile del reparto malattie infettive dell’apparato respiratorio. La situazione sarebbe stata migliore se gli ultra 65enni si fossero vaccinati, come viene raccomandato dal ministero della Salute anche tramite le campagne di sensibilizzazione. Invece «la metà dei destinatari non ha risposto all’invito a recarsi dal medico di famiglia o in farmacia. I sintomi della forma K potrebbero essere più intensi ma è presto per dimostrarlo. Chi si immunizza col vaccino in ogni caso è protetto e, se contagiato, sviluppa una malattia molto meno impegnativa». La prima terapia? Il riposo, perché aiuta l’organismo a reagire, unito a farmaci antinfiammatori e antifebbrili. L’intensità dell’epidemia è molto sostenuta in Campania e Sardegna, alta in Sicilia, media in Abruzzo, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Bolzano. Il bollettino sottolinea che non ci sono tracce della circolazione di ceppi aviari nella popolazione, segnalati in molte zone europee sugli uccelli (ieri un caso anche in Piemonte). È un’influenza presente dal 2003, di tipo H5N1. I sistemi di sorveglianza la monitorano molto attentamente, pronti ad allertarsi se ci dovesse essere il temuto passaggio sull’uomo il cui rischio aumenta «con l’aumento dei casi animali», nota l’epidemiologo del San Raffaele, Giovanni Rezza. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Margherita De Bac Heading: Highlight: La vicenda ? Oltre 800 mila casi di infezioni respiratorie acute in 7 giorni, 100 mila in più della settimana precedente: è il bilancio dell’Istituto Superiore di Sanità nell’ultimo bollettino ? In Europa il picco è già stato raggiunto nel Regno Unito Image:Le infezioni respiratorie acute regione per regione (casi segnalati da medici di base e pediatri di liber a scelta ogni 1.000 assistiti, settimana 8-14 dicembre) 25 23,61 21,07 20 15 15,96 14,7 15,65 13,34 11,97 17,61 17,41 12,95 13,52 12,31 13,09 9,69 10 11,97 9,71 13,75 13,99 10,9 6,62 5 n.d. 0 Abruzzo Calabria Basilicata Fonte: Istituto Superiore di Sanità Emilia-Romagna Lazio Campania Friuli-Venezia Giulia Lombardia Liguria Marche Molise Prov. Aut. Bolzano Piemonte Prov. Aut. Trento Puglia Sicilia Sardegna Umbria Toscana Veneto Valle d'Aosta Corriere della Sera -tit_org- Influenza, la variante K spinge i contagi -sec_org- tp:writer§§ Margherita De Bac guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972703915.PDF §---§ title§§ Sport e Salute 1,3 miliardi a favore attività sportive e dei territori link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972503917.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "SOLE 24 ORE" del 21 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-21T04:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972503917.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972503917.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972503917.PDF tp:ocr§§ Da Sport e Salute 1,3 miliardi a favore delle attività sportive e dei territori Il bilancio del 2025. Gli interventi della società del ministero dell’Economia hanno spaziato dagli investimenti sull’impiantistica, con la riqualificazione del Foro Italico e la creazione di playground in aree disagiate, all’organizzazione di grandi eventi N el 2025 Sport e Salute, la società del ministero dell’Economia che dal 2019 promuove l’attività fisica e i corretti stili di vita, ha gestito a favore del sistema sportivo risorse pubbliche per un ammontare di 1,3 miliardi, attraverso un portafoglio di interventi che ha spaziato dagli investimenti per l’impiantistica all’organizzazione di manifestazioni in sinergia con le federazioni e gli altri organismi del settore. Un quadro variegato di attività dirette a valorizzare la diffusione della pratica sportiva, esaltandone la funzione educativa e di integrazione sociale, seguendo le linee di indirizzo del ministro per lo Sport e i giovani Andrea Abodi. Dal 2014 al 2024, in effetti, gli italiani che praticano sport con continuità sono aumentati di 2,8 milioni. Un dato positivo ma tutt’altro che sufficiente, in uno scenario caratterizzato dal calo demografico e dal progressivo invecchiamento della popolazione e in cui gli italiani che praticano attività sportiva in forma continuativa sono solo 16,4 milioni, pari al 27,8% della popolazione. «Il nostro impegno quotidiano è di rendere l’attività fisica possibile per tutti i cittadini - sottolinea Marco Mezzaroma, dal 2023 presidente di Sport e Salute -. Per questo, investiamo nell’impiantistica sportiva, rigenerando strutture esistenti e creando nuovi spazi in risposta alle esigenze, anche sociali, dei territori. Ogni progetto nasce dall’ascolto delle comunità locali e punta a offrire luoghi sicuri, inclusivi e fruibili liberamente. Allo stesso tempo organizziamo i grandi eventi, attuiamo politiche pubbliche attraverso migliaia di iniziative sociali, affianchiamo le Regioni nell’erogazione dei voucher per le famiglie a basso reddito e interveniamo nella scuola. La collaborazione con Governo ed enti locali è fondamentale per sviluppare azioni capaci di diffondere il valore educativo e sociale dello sport, favorendo benessere psicofisico e coesione. Così rendiamo concreto l’articolo 33 della Costituzione e diamo impulso al sistema sportivo e all’intero Paese». Il bilancio del 2025 In effetti, è alla luce di questi principi e di questi numeri che il bilancio annuale di Sport e Salute prende forma e soprattutto sostanza. La società ha finanziato investimenti in impianti sportivi per 185 milioni, di cui 75 milioni per l’ammodernamento del Parco del Foro Italico. D’altro canto, sono state 221 le aree sportive riqualificate e più di mille i progetti realizzati in aree e quartieri disagiati, nelle carceri, negli istituti scolastici e per la creazione di aree attrezzate nei parchi pubblici. Inoltre, sono stati 2,5 milioni i partecipanti a progetti sportivi finanziati da Sport e Salute per un milione di ore di attività sportive organizzate. Per favorire l’accesso allo sport con l’erogazione di voucher e contributi sono stati attivati 1.769 progetti (di cui 519 terminati). «Sport e Salute ha un compito preciso: trasformare fondi pubblici in valore reale per cittadini e territori - spiega al riguardo l’ad Diego Nepi Molineris -. E lo fa garantendo che le risorse si traducano in palestre aperte, in famiglie che scelgono un corso per i propri figli, in comunità che ritrovano nello sport uno spazio condiviso. Il nostro risultato non è un numero a bilancio. È quando un ragazzo non abbandona l’attività perché noi lo sosteniamo. È quando una famiglia può dire sì allo sport senza rinunce. È quando un impianto torna a vivere e diventa la risposta concreta a un bisogno sociale. Dobbiamo rendere l’accesso allo sport più semplice, più giusto, più diretto». L’impiantistica In Italia esistono, come certificato dal censimento di Sport e Salute, 77mila impianti. Quest’anno, sono stati aperti 193 nuovi impianti e sono stati investiti 144 milioni in nuove progettazioni. Le risorse disponibili sono state impiegate per aumentare l’offerta di sport in Italia non canalizzandole però solo su strutture di prima fascia, come stadi e arene, ma utlizzandole anche per mettere in piedi playground, soprattutto in realtà dotate di minori spazi, in modo da incentivare la pratica libera e grautita. Con il piano Illumina, per dare una risposta alla domanda di sport, socializzazione e inclusione sono stati progettati in sei mesi 85 spazi in altrettanti Comuni che apriranno tra gennaio e maggio 2026. Gli eventi sportivi Tra i settori in cui le iniziative di Sport e Salute si stanno moltiplicando c’è anche quello della promozione delle grandi manifestazioni, in collaborazione con gli organismi sportivi di riferimento. Nel corso del 2025 ne sono state organizzate 12 che hanno attirato in alcuni casi centinaia di migliaia di spettatori/tifosi, generando un notevole impatto economico per il territorio, a partire dal Bnl Italy Major premier padel, dall’European pickleball championship, dagli Internazionali Bnl d’Italia e dalle Nitto Atp Finals di Torino, eventi a cui Sport e Salute ha lavorato insieme alla Federazione italiana tennis e padel. Si va poi dal Concorso ippico internazionale Piazza di Siena al Golden gala Pietro Mennea, dallo Sprint festival al taekwondo “Torneo Kim e Liù”, dalla corsa Line 5K al World skateboarding tour 2025, dal Trofeo Settecolli di nuoto al Sei nazioni di rugby. Il valore sociale dello sport Il valore sociale, ambientale ed economico generato dagli interventi di Sport e Salute , lo Sroi (Social return on investment), è consistente. Secondo le analisi di OpenEconomics, ad esempio, gli investimenti per favorire la pratica sportiva legati, in particolare a un fondo da 80 milioni gestito da Sport e Salute per sostenere iniziative di federazioni e discipline sportive associate è stato di 5,1, vale a dire che ogni euro investito ne ha prodotti più di cinque. Lo Sroi dei progetti per il potenziamento dell’attività motoria a scuola (Scuola attiva kids e junior) è stato invece di 3,2, quello degli Street skateboarding disputati nel 2023 a Roma di 4,2 e quello degli Internazionali d’Italia di tennis del 2025 di ben 7,2. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marco Bellinazzo Heading: Highlight: Lo Sroi 5,1 L’impatto economico Lo Sroi (Social return on investment) misura il valore sociale, ambientale ed economico generato da investimenti o eventi. Secondo OpenEconomics, lo Sroi degli interventi per favorire la pratica sportiva (legati, in particolare, a un fondo da 80 milioni gestito da Sport e Salute per sostenere iniziative di federazioni e discipline sportive associate) è stato di 5,1, vale a dire che ogni euro investito ne ha prodotti più di cinque. Lo Sroi dei progetti per il potenziamento dell’attività motoria a scuola (Scuola attiva kids e junior) è stato invece di 3,2, quello degli Street skateboarding disputati nel 2023 a Roma di 4,2 e quello degli Internazionali d’Italia di tennis del 2025 di ben 7,2 In cifre 16 mln Gli italiani e lo sport Dal 2014 al 2024 gli italiani che praticano sport con continuità sono aumentati di 2,8 milioni, sfiorando quota 16,4 milioni, pari al 27,8% della popolazione 25 mld Il valore dello sport Il valore aggiunto legato al settore sportivo nel 2022 è stato stimato in circa 25 miliardo di euro, con un contributo pari all’1,38% al valore aggiunto nazionale e oltre 412mila occupati 1,3 mld Le risorse gestite Nel corso del 2025 Sport e Salute ha gestito risorse per 1,3 miliardi a sostegno di iniziative dedicate al settore dello sport 185 mln Impiantistica Sport e Salute sempre nel corso del 2025 ha finanziato o contribuito a finanziare investimenti in impianti sportivi per 185 milioni, di cui 75 milioni per l’ammodernamento del Parco del Foro Italico. Sono state 221 le aree sportive riqualificate e realizzate nelle scuole, nei parchi e nelle periferie urbane, e sono stati mille i progetti sociali e sportivi realizzati in aree e quartieri disagiati, nelle carceri, negli istituti scolastici e per la diffusione di aree attrezzate nei parchi pubblici. 193 Nuove strutture In Italia esistono 77mila impianti. Nel corso del 2025 grazie agli interventi realizzati con il contributo di Sport e salute sono stati aperti 193 nuovi impianti e sono stati investiti 144 milioni in nuove progettazioni 85 Spazi Illumina Per dare una risposta rapida alla domanda di sport sul territorio, di socializzazione e inclusione sociale sono stati progettati in 6 mesi 85 spazi in altrettanti Comuni che apriranno tra gennaio e maggio 2026 76 Palestre scolastiche Per l’attività fisica a scuola sono stati implementate palestre anche in luoghi non convenzionali con 76 interventi di cui 26 già completati 2,2 mln Scuola attiva Gli alunni dai 6 ai 13 anni di età coinvolti nei percorsi di attivazione sportiva nell’anno scolastico 2024/25 sono stati più di 2,2 milioni, le classi coinvolte 122mila e le scuole primarie e secondarie di primo grado interessate circa 12.300 Image:Foro Italico. Dal tennis al nuoto, passando dal calcio, la struttura romana è sempre più centrale per lo sport italiano Marco Mezzaroma È stato nominato Presidente di Sport e Salute nell’estate del 2023 -tit_org- Sport e Salute 1,3 miliardi a favore attività sportive e dei territori -sec_org- tp:writer§§ Marco Bellinazzo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972503917.PDF §---§ title§§ L'ospedale di bambini link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972403916.PDF description§§

Estratto da pag. 46 di "STAMPA" del 21 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-21T04:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972403916.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972403916.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972403916.PDF tp:ocr§§ dei L’ospedale bambini Riconoscimento al Regina Margherita per le cure fornite ai piccoli in arrivo da tutto il mondo La cooperazione si allargherà al Sudan A vanti così e il Regina Margherita diventerà un caso di scuola, da studiare. Anzi: per molti versi lo è già. Ieri la dedica ad “Ospedale dei bambini del mondo”, il riconoscimento delle cure e dell’assistenza fornite, tramite la Regione, a minori di varie latitudini variamente malati e provenienti da contesti difficili se non drammatici: da Ga2a all’Ucraina, dal Bangladesh al Mali. Ieri la cerimonia, con tanto di targa: presenti i ministri Tajani e Zangrillo, Cirio e l’assessore Riboldi, la professoressa Fagioli, anima e motore della struttura, il commissario Ripa, associazioni del Terzo Settore, medici di ogni livello. E soprattutto i bambini in Aula Magna, in cura e accompagnati dalle loro famiglie. Non un’iniziativa isolata ma l’ulteriore passaggio nel consolidamento di quello che è diventato un “brand”, il brand del Regina, un ospedale che nel contesto della Sanità torinese e piemontese italiana, anche - ha scommesso tenacemente sulla sua vocazione diventando qualcosa di più di un presidio pediatrico. Un passaggio che si inserisce in un percorso per gradi: dalla costituzione in azienda ospedaliera autonoma, avvenuta due anni fa, alla prossima candidatura a Irccs pediatrico. Il comune denominatore, oltre alle competenze cliniche, è l’impegno di Fondazioni e Onlus doppiamente motivate da una identità, da una caratterizzazione sempre più orgogliosa e marcata. La cerimonia, dicevamo, con tanto di targa, all’ingresso. E i bambini. Come Omar, 13 anni, arrivato da Ga2a, che racconta di come là l’acqua arrivi un giorno sì e uno no, e di come ci si debba industriare per sopravvivere, in qualche modo: la minuziosa perquisizione degli edifici bombardati per raccogliere legna con cui scaldarsi e la plastica per scaldare l’acqua con cui lavarsi: la disperata economia degli ultimi. Come Georgi, arrivato dall’Ucraina, che ricorda los tupore del volo aereo e la poissibilità di affacciarsi nella cabina di pilotaggio. Possibile che presto si ascoltino analoghe testimonianze da bimbi del Sudan. «Un volo italiano arriverà a Port Sudan il giorno di Natale per consegnare beni alimentari, prima di Pasqua invieremo una nave carica di altri aiuti - ha anticipato Tajani -. Non escludo che chiederemo un aiuto alla Regione per accogliere anche bambini da quel Paese, dove è in corso una guerra civile di cui si parla poco». Cirio si è già detto favorevole, così pure l’assessore Riboldi. «Abbiamo scelto di dedicare questo ospedale ai bambini del mondo perché ovunque, nel mondo, i bambini devono sapere che a Torino c'è un luogo dove, se hanno bisogno, possono essere accolti e curati», ha aggiunto Cirio. «La dedica riconosce il valore di una sanità che non conosce confini e che mette al centro la tutela dei più fragili, indipendentemente dalla loro provenienza», aggiungono gli assessori alla Sanità Riboldi, e alla Cooperazione internazionale, Maurizio Marrone. Più di un ospedale, si diceva. Lo rimarca anche la la professoressa Fagioli: «Accogliamo bambini da tutto il mondo, prendendoci cura di loro e delle loro famiglie in modo globale, con attenzione alla persona, alle relazioni e al futuro senza distinzione di nazionalità, lingua o provenienza, affermando il diritto universale alla cura e alla speranza». I numeri le danno ragione. Negli ultimi tre anni, il Regina ha accolto più di 100 bambini con i loro familiari provenienti dall’estero, di cui un terzo dai Paesi dell’Europa dell’Est, un terzo dall’Asia e dal Medio Oriente, e un terzo dall’Africa e dal Sud America. Ma l’Infantile è anche un punto di riferimento regionale. Un ospedale glocal, insomma, dove mentre si completa un progetto si pensa già al successivo. E che per questo non finisce di stupire. — ---End text--- Author: ALESSANDRO MONDO Heading: Highlight: Negli ultimi tre anni l’Infantile ha accolto più di 100 piccoli con i loro familiari provenienti dall’estero e accompagnati dalle lolro famiglie Image: ALBERTO CIRIO PRESIDENTE REGIONE PIEMONTE “ “ È stato dedicato ai bimbi del mondo perchè è un luogo di speranza per i più fragili FRANCA FAGIOLI DIRETTRICE DIP CURA DEL BAMBINO La competenza si unisce all’umanità senza distinzioni di lingua e nazionalità Alcuni dei ricoverati: da Lavazza a Specchio dei Tempi, da Adisco a Forma, a Ugi, sono molte le realtà che sostengono l’Infantile -tit_org- L'ospedale di bambini -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRO MONDO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101972403916.PDF §---§ title§§ Radiarono i medici: ora giudicano sul reintegro dei radiati = Una commissione farsa per i medici free vax link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101974703951.PDF description§§

Estratto da pag. 19 di "VERITÀ" del 21 Dec 2025

Il comitato voluto da Schillaci dovrà valutare in secondo grado se radiare definitivamente alcuni dottori che, sotto il Covid, avevano utilizzato protocolli alternativi. Ma la sentenza è scritta: saranno giudicati da coloro che li avevano già sospesi

pubDate§§ 2025-12-21T04:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101974703951.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101974703951.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101974703951.PDF tp:ocr§§ METODO SCHILLACI Radiarono i medici: ora giudicano sul reintegro dei radiati Una commissione farsa per i medici free vax Il comitato voluto da Schillaci dovrà valutare in secondo grado se radiare definitivamente alcuni dottori che, sotto il Covid, avevano utilizzato protocolli alternativi. Ma la sentenza è scritta: saranno giudicati da coloro che li avevano già sospesi a pagina 19 n Il ministro della Salute ha messo in piedi un altro comitato che dovrà revo c a re. D o p o aver ceduto alle pressioni di chi non voleva due medici «no vax» all’interno del Nitag, il gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni, adesso Orazio Schillaci non può fingere che sia credibile un organo di giurisdizione speciale, con all’interno magistrati e medici «schierati» contro i dottori critici della gestione dell’emergenza Covid. Stiamo parlando della Cceps, la commissione centrale esercenti professioni sanitarie che funziona come una sorta di Corte d’Appello. Due giorni fa doveva svolgersi a Roma l’udienza, fissata a ridosso del Natale per esaminare i ricorsi di almeno 25 medici radiati dall’Ordine. Nemmeno il tempo di aprire la seduta, e subito è stata rinviata con data da destinarsi. Il 18 sera, infatti, l’indipendenza e imparzialità dei componenti della Cceps è stata messa in discussione dalle istanze di ricusazione di uno dei legali dei medici radiati, l’avvocato M au ro Sandri. La presidente e il suo vice, così pure diversi membri dell’organo del ministero della Salute che esercita il giudizio di secondo grado, si sono già espressi contro le critiche nei confronti del vaccino Covid. In alcuni casi, anche contro gli stessi dottori che hanno presentato ricorso, si legge nella memoria di ricusazione. Una cosa inaudita, che vanificherebbe qualsiasi conclusione della commissione. Non attiva da anni, la Cceps era stata ricostituita lo scorso ottobre dal ministro Schillaci su pressione di Filippo Anelli, presidente Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. A marzo, il capo dei medici si lamentava perché il ricorso «di fatto vanifica l’azione sanzionatoria degli Ordini, facendo sì che medici sospesi o addirittura radiati continuino a esercitare». Così, per liquidare in fretta la questione, in un’udienza fissata per trattare i soli procedimenti dei medici radiati (in violazione del normale calendario), tutte le memorie scritte dei difensori dovevano essere presentate nella stessa mattinata del 19 e «date in pasto» a medici, a magistrati che il loro giudizio già l’hanno formulato. Le istanze di ricusazione presentate dall’avvoc ato Sandri sono state nei confronti della presidente della Cceps, Giulia Ferrari, in quanto come componente del Consiglio di Stato ha partecipato alla stesura di numerose sentenze nelle quali ha «sempre respinto le domande di illegittimità delle sospensioni dal lavoro avanzate da pubblici dipendenti». E nei confronti del vice presidente Oscar Marongiu «che ha partecipato a decisioni di contenuto analogo quale componente del Tar di Cagliari». Ma non è finita. La maggior parte dei componenti la Cceps per quanto riguarda i ricorsi dei medici sono professionisti che hanno fatto parte di Consigli dell'Ordine, che hanno emesso provvedimenti di radiazione e che hanno espresso, prima del processo, opinioni che fanno già chiaramente trasparire la posizione che avranno nel giudizio di secondo grado. Tra questi c’è Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della Provincia di Venezia e vice presidente nazionale Fnomceo. Il presidente a luglio 2022 si era opposto all’idea dell’allora governatore Luca Zaia di reintegrare i medici sospesi perché non vaccinati: «Sarebbe un pessimo messaggio», disse. E che aveva definito l’abolizione della sanzione ai no vax «un premio ai furbetti. Questa scelta non è un messaggio educativo alla popolazione sul rispetto delle regole». Qualcuno ha dei dubbi su come Leoni giudicherà il ricorso di medici quali Ennio Caggiano, Barbara Balanzoni, Fabio Milani, Riccardo Szumski? Sono solo alcuni dei dottori stimati, amati dai loro pazienti, però presi di mira dagli Ordini professionali perché osavano contrastare la non scienza imposta con i dpcm di Speranza e Conte. Ennio Caggiano di Camponogara, nel Veneziano mandato a processo per aver compilato 16 certificati di esenzione dal vaccino ritenuti falsi dalla Procura di Venezia, è stato assolto da ogni accusa pochi mesi fa. Eppure il 20 maggio del 2022 il presidente dell’Ordine dei medici di Venezia ne firmò la radiazione. Oggi il medico si dice sconcertato di sapere che lo stesso Leoni dovrebbe valutare il suo ricorso. «L’incompatibilità assoluta. Invece di chiudere una vicenda che si trascina da anni, analizzando oggettivamente i fatti, vogliono ribadire che avevano ragione. È una cosa ridicola e tragica nello stesso tempo». Un periodo, quello della pandemia e dei diktat, segnato anche da brutte storie di delazioni. Fabio Milani, stimato professionista bolognese non vaccinato, nel dicembre del 2021 curò con antibiotico e cortisone una famiglia con polmonite da Covid abbandonata a Tachipirina e vigile attesa dal proprio medico di famiglia. Segnalato dal collega all'Ordine, aveva subìto un lungo processo per esercizio abusivo della professione, conclusosi nel gennaio 2025 perché «il fatto non sussiste». Ma non era finita. Il medico venne radiato nell’a go s to 2022 con l’accusa di aver violato il codice deontologico. Con quale imparzialità sarà giudicato in secondo grado da una simile commissione? «Nessun medico radiato può essere giudicato per avere espresso opinioni critiche sulla gestione dell'emergenza sanitaria», ribadisce l’avvocato Sandri. «Nessuno mi ha denunciato per aver maltrattato un paziente», osserva Riccardo Szumski, il consigliere di Resistere Veneto risultato tra i più eletti alle ultime Regionali, evidenziando l’assurdità di una sanzione così grave. «Mi sembra una commissione non a tutela dei medici e dei pazienti, ma dell’obbedienza a ogni costo. E Schillaci era un collaboratore dell’ex ministro Roberto Speranza. Nella mia radiazione venne citata la frase del presidente Sergio Mattarella “non si invochi la libertà per sottrarsi all’obbligo vaccinale” ma la libertà, secondo me, è un bene assoluto». ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: Nemmeno il tempo di aprire la seduta che essa è stata subito rinviata Con la pandemia si sono diffusi i «kapò» con le loro continue delazioni Image: -tit_org- Radiarono i medici: ora giudicano sul reintegro dei radiati Una commissione farsa per i medici free vax -sec_org- tp:writer§§ PATRIZIA FLODER REITTER guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/21/2025122101974703951.PDF §---§