title§§ Quando il personale sanitario diventa un bersaglio di guerra link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003096506822.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "AVVENIRE" del 20 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-20T05:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003096506822.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003096506822.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003096506822.PDF tp:ocr§§ Quando il personale sanitario diventa un bersaglio di guerra N elle guerre, anche nelle più feroci, esiste da sempre una linea che non si può varcare: la salvaguardia del personale sanitario. Medici, infermieri, paramedici e operatori umanitari sono considerati un presidio neutrale, un punto fermo del diritto internazionale e della comune morale. Un’ultima zona franca, un santuario in cui l’umanità sembrava ancora capace di riconoscersi. A Ga2a anche questa barriera è stata varcata. I sanitari sono diventati un obiettivo, un target. Magari non sempre diretto ma comunque un obiettivo di guerra, utilizzato con il fine di mettere in difficoltà il nemico. Un vero e proprio iatrocidio. Derivante dal greco “iatros” (persona che cura) e “cidio” (uccisione) il termine è stato coniato da Story Ember leGaïe e recentemente ripreso da Nicoletta Dentico: «Lo iatrocidio è un’operazione in cui convergono violenza fisica, strutturale, economica e psicologica, in una sequenza di atti di devastazione biosociale». Definisce non solo l’eliminazione fisica di chi opera nella sanità, ma anche la distruzione delle strutture e dei servizi che garantiscono le cure. Ospedali, ambulatori, ambulanze possono essere colpiti direttamente dai bombardamenti, ma esistono modalità più subdole e ugualmente devastanti. Le strutture sanitarie che non vengono distrutte sono rese inutilizzabili con l’interruzione dell’erogazione di acqua ed elettricità o l’impossibilità di rifornirsi di medicinali e materiali sanitari. Attacchi di questo tipo compromettono l’intero sistema di assistenza, trasformando la salute stessa in un campo di battaglia. Di fronte alle testimonianze di chi ha operato direttamente sul campo si resta attoniti, privi di parole. Come è noto, a Ga2a non possono entrare giornalisti indipendenti: le uniche fonti dirette disponibili sono gli operatori delle Ong, che raccontano scenari difficili persino da immaginare, spesso incomprensibili a chi non li ha vissuti. «Qui non c’è alcun rispetto per la vita umana, nemmeno per quella dei sanitari», denuncia Martina Paesani, infermiera di Medici senza Frontiere appena rientrata dalla Striscia. «È una realtà diversa da qualunque altro conflitto contemporaneo, persino dalla Siria o dallo Yemen». Un paragone che trova conferma nelle testimonianze provenienti dal conflitto russo-ucraino: qui, racconta Alessia Gaudenzi, anche i russi si fermano al passaggio dei treni di Msf che evacuano i feriti ucraini dal fronte. Eppure, fino ai nostri giorni la figura del medico è stata considerata intoccabile, protetta persino nei contesti di guerra. Fin dall’antichità esistono testimonianze del profondo rispetto verso chi si occupa della cura: nell’esercito faraonico, ad esempio, i medici erano ritenuti “servi degli dèi” e, in quanto legati alla sfera divina, non potevano essere aggrediti. In epoca moderna questo principio è stato formalizzato con la Prima Convenzione di Ginevra del 1864, e poi con quella del 1949: il personale sanitario è stato riconosciuto come inviolabile e autorizzato a prestare assistenza a chiunque, inclusi i combattenti nemici. Tutto ciò è stato letteralmente spazzato via dal conflitto di Ga2a: secondo l’ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani, sino al luglio 2025 erano stati documentati almeno 1.581 operatori sanitari uccisi e 735 attacchi alle strutture sanitarie. Con un accanimento quasi diabolico al fine di costringere in una morsa tutto ciò che riguarda la salute e ridurlo nell’impossibilità di operare. E ciò che atterrisce di più è proprio la volontà dichiarata di utilizzare la malattia e la sofferenza come un qualsiasi strumento di guerra utile a distruggere il nemico. E questo sconfortante esempio è stato già imitato: in Sudan alcuni giorni or sono nell’ospedale Saudita di maternità di El Fashir le milizie Rsf hanno massacrato 460 persone senza alcun ritegno per pazienti, familiari e sanitari. La vicenda di Ga2a ha tracciato una triste riga oltre la quale molte cose non saranno più come prima. Resta una sola speranza: che almeno da questo baratro si trovi i l coraggio di guardare la realtà senza più alibi, passo indispensabile per ricucire dopo una simile lacerazione. Direttore UOC Chirurgia Vascolare ASL Teramo - Ambulatorio Solidale Paolo Simone Maundodè Senigallia ---End text--- Author: GABRIELE PAGLIARICCIO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Quando il personale sanitario diventa un bersaglio di guerra -sec_org- tp:writer§§ GABRIELE PAGLIARICCIO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003096506822.PDF §---§ title§§ Pillole e intrugli. viaggio nell'industria della salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003094606831.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "FOGLIO" del 20 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-20T05:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003094606831.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003094606831.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003094606831.PDF tp:ocr§§ Specchio delle mie brame PILLOLE E INTRUGLI. VIAGGIO NELL’INDUSTRIA DELLA SALUTE Dagli integratori ai farmaci per perdere peso alla chirurgia estetica. Le estreme conseguenze della paura di invecchiare e dell’ossessione per la prestanza fisica, di cui si nutrono i colossi N el mondo dell’intelligenza artificiale diventeremo immateriali; in principio era il Logos, l’alfa e l’omega dell’umanità, il pensiero che pensa se stesso. Forse. In attesa della società della mente, domina ancora la società del corpo. Tutto ruota attorno a questo involucro di carne e sangue, il messaggio e il suo contenuto, la sovrastruttura e la struttura. Sì, anche l’industria. Due anni fa un clamoroso sorpasso in borsa aveva sorpreso tutti: la conglomerata del lusso, la LVMH costruita da Bernard Arnault, aveva ceduto la corona d’Europa a un’azienda danese chiamata Novo Nordisk che offre la cura per la malattia della società opulenta, l’obesità. Intendiamoci, non stiamo parlando di maghe e guaritrici, ma di farmaceutica, tuttavia il successo di massa non è dovuto tanto alla cura del diabete, lo scopo originario, quanto al suo uso improprio alla stregua di un integratore alimentare. Già, gli integratori, una giungla di promesse per i molti infelici e una messe di profitti per i pochi fortunati. Tra Natale e Capodanno quante pillole e quanti intrugli ingurgiteremo nella speranza di depurarci da cene e cenoni, zamponi e panettoni? Chi è senza peccato di gola scagli il suo primo probiotico. LVMH e Novo Nordisk sono emblemi paralleli. Entrambi nascondono il loro lato oscuro: il colosso francese coltiva l’opulenza costi quel che costi, il gigante danese si nutre dei frutti perversi del benessere; LVMH è l’ultima ricaduta dell’edonismo globale, Novo Nordisk lavora per l’ambizione più grande dell’uomo che non è (ci perdonino gli ignoti narratori biblici) gustare il frutto della conoscenza, ma ingoiare la pillola dell’immortalità. La vita stessa diventa una gara senza fine, un processo di auto-ottimizzazione che non conosce tregua. Non è certo una novità dei tempi nostri o della marxiana alienazione capitalistica. Uno dei maggiori storici della tarda antichità, l’irlandese Peter Brown, ormai novantenne, allievo a Oxford dell’impareggiabile Arnaldo Momigliano e autore tra l’altro di una insuperata biografia di Sant’Agostino, ha scritto un libro dedicato all’astinenza sessuale e al celibato che mette in relazione diretta il corpo e la società. Gli italiani sono tra i maggiori amanti degli integratori. Il giro d’affari supera i 4 miliardi di euro con oltre 50 mila occupati. Certo, è meno di un decimo rispetto alla farmaceutica nel suo complesso: nel 2024 la produzione è arrivata a 56 miliardi, (quest’anno andrà ancora meglio secondo le prime stime) e colloca l’Italia nel terzetto di testa in Europa insieme a Germania e Francia. Nel mondo gli integratori puntano a raggiungere i 200 miliardi di dollari nel 2013; anche in questo caso sono costole di una industria della salute che s’avvicina ai duemila miliardi. Tuttavia, se guardiamo alle imprese che sono cresciute di più troviamo proprio quelle che offrono prodotti contro l’obesità: l’americana Eli Lilly (+32 per cento) e la Novo Nordisk (+26 per cento). La sindrome di Dorian Grey La prestanza fisica è diventata un’ossessione, conduce a una spirale di auto-miglioramento che sfocia spesso in pratiche estreme e dannose, tanto più in quanto nasconde una proiezione metafisica. Ci si sono messi anche tecnocrati come Elon Musk e soci a illudere la compagnia degli anelli al naso che la tecnologia può darci quel che la natura matrigna ci nega. Una volta il corpo era visto come il tempio dell’anima, oggi è ridotto a un contenitore da riempire di significati artificiali, destinato a essere mostrato e giudicato in una piazza virtuale. Non accusiamo solo i social media, anche se hanno un ruolo importante nella iperrealtà digitale; in fondo la tecnica, dalla scoperta del fuoco ad oggi, è sempre stata il mezzo per superare i nostri limiti, per sfuggire al destino dell’Islandese leopardiano impotente di fro nte alla gelida indifferenza della Natura. La variante perversa di questa aspirazione umana è quella che oggi devasta il corpo in nome della sua artificiosa immagine. Quale specchio ci dirà mai la verità e quando? La sindrome conosciuta anche come “gerascofobia” è un insieme di comportamenti dettati dalla paura estrema di invecchiare; è diagnosticabile quando la resistenza del soggetto ai normali cambiamenti dell’età diventa tale da assumere sfumature patologiche. Rappresenta una variante della più ampia dismorfofobia, diagnosticata per la prima volta nel 1891 dallo psichiatra italiano Enrico Morselli, e l’odio verso le proprie forme combinato con la paura d’invecchiare diventa un’osCi si sono messi anche tecnocrati come Elon Musk e soci a illuderci che la tecnologia possa darci quel che la natura matrigna ci nega sessione, proprio come per il personaggio di Oscar Wilde. Ma il diavolo con il quale stringere il patto fatale oggi non è una figura retorica né un’entità metafisica, si può trovare persino al supermercato. Cosa succede quando a un uomo non più giovane viene data la possibilitàdi cambiare il corpo, ormai prossimo alla vecchiaia, con quello di un trentenne, bello e sano, con tutta la vita davanti? Lo scrittore Hanif Kureishi lo immagina e lo racconta nella sua novella intitolata “Il corpo”. Adam, narratore di successo, si sottopone a un innovativo esperimento chirurgico che gli permette di trapiantare il cervello nel corpo di un ragazzo. Ritrovate avvenenza e grazia, parte per un lungo viaggio, lasciandosi travolgere da piaceri perduti, fino a quando non si fa strada la mancanza di tutto ciòche èstato, ma la possibilitàdi tornare indietro si allontana inesorabilmente. Secondo Jean Baudrillard il corpo “è il più bell’oggetto di consumo”. Per lui e per tutta una scuola socio-psicoanalitica, il culto del corpo perfetto ha a che fare con la sessualità. Il filosofo francese lo ha scritto nel suo saggio “Lo scambio simbolico e la morte”: “Tutta la storia attuale del corpo è quella della sua demarcazione, della rete di marchi e di segni che lo suddividono, lo sminuzzano, lo negano nella sua differenza e ambivalenza radicale, per organizzarlo in un materiale strutturale di scambio/segno, al pari della sfera degli oggetti, per ridurre la sua virtualità di gioco e di scambio simbolico in una sessualità assunta come istanza determinante – istanza fallica interamente organizzata intorno alla feticizzazione del fallo come equivalente generale. E’ in questo senso che il corpo, sotto il segno della sessualità nella sua accezione attuale, cioè sotto il segno della sua ‘liberazione’, è preso in un processo il cui funzionamento e la cui strategia sono quelli stessi dell’economia politica”. Che cosa si nasconde dietro questo linguaggio alto e criptico se non prodotti come il Viagra o il Cialis? Il primo ha segnato il successo della Pfizer, il secondo ha consolidato quello di Eli Lilly. La moda dei tatuaggi fa parte essa stessa di questo scambio simbolico, il corpo diventa La chirurgia estetica e i programmi di fitness estremi diventano strumenti di una narrazione in cui il corpo perfetto è sinonimo di successo, felicità e potere una tavolozza sulla quale mostrare la propria storia immaginaria, i propri desideri, i propri incubi. E’ un culto oscuro che fa da pendant al culto solo in apparenza luminoso della perfezione. Entrambi rientrano, direbbe Baudrillard, nell’economia politica. La chirurgia estetica, i filtri fotografici, i programmi di fitness estremi diventano strumenti di una narrazione distorta in cui il corpo perfetto è sinonimo di successo, felicità e potere. Ma non è che un inganno. L’uomo ideale era una finzione di Vitruvio e la Venere di Milo aveva la cellulite. La continua ricerca della idealità esteriore, il bisogno di apparire sempre al meglio, ci aliena dalla nostra identità profonda, dalla nostra autenticità. Il fisico diventa un progetto senza fine, un cantiere aperto in cui ogni miglioramento è solo temporaneo e mai sufficiente. Questa ossessione convive con un impulso autodistruttivo. La dipendenza da sostanze, i disturbi alimentari, l’autolesionismo, sono manifestazioni di un malessere profondo che trova la sua radice nell’impossibilità di raggiungere gli standard irrealistici imposti dalla società. E il legno storto dell’umanità, negato e nascosto, riemerge non solo per affermare il diritto a non essere raddrizzato con la forza, finendo quindi in pezzi, ma sotto forma di progressivo degrado fisico e mentale. Bisogna riconoscere che il perfezionismo edonistico è stato temperato negli ultimi anni e la moda ha fatto anche in questo caso da specchio rivelatore. Le passerelle, un tempo dominio esclusivo di corpi magri e tonici, hanno iniziato a includere modelli over-size, prendendo così parte a un movimento più ampio che riconosce la diversità e pratica la sua inclusività sociale ed estetica. Un cambiamento all’insegna delle buone intenzioni, positivo in sé, ma che provoca una reazione negativa: con l’impegno ad accettare tutte le forme del corpo, si finisce per normalizzare condizioni cliniche pericolose come l’obesità. Una condizione che comporta seri pericoli per la salute, dalle malattie cardiovascolari al diabete, e una ridotta aspettativa di vita. Presentarla come normale e accettabile, senza riconoscere i rischi associati, può avere conseguenze deleterie. E qui entra in campo quell’industria della quale abbiamo parlato all’inizio. L’alfabeto delle vitamine A, B, C, D, E, fino a K, ogni vitamina ha una lettera e una funzione, nel linguaggio scientifico sono micronutrienti prodotti solo in parte dal nostro organismo, di qui la necessità di aggiungere, di darsi degli aiutini. I medici sono divisi: per gli scettici non servono a niente, meglio una dieta equilibrata; per i modernisti è opportuno prenderle anche perché gli alimenti oggi non sono più quelli di un tempo; i possibilisti si limitano ad alzare le spalle: male non fanno, decidano i pazienti. Ci sono due grandi categorie di vitamine: quelle idrosolubili, che quindi si sciolgono in acqua, e quelle liposolubili, che si sciolgono invece nei grassi (o per meglio dire nei lipidi). Al primo gruppo appartengono la vitamina C e le vitamine del gruppo B, mentre al secondo le vitamine A, D, E e infine K. Il successo della C si deve a uno scienziato americano, Linus Pauling che nel 1954 aveva ottenuto il premio Nobel per la chimica e otto anni dopo quello per la pace, anche se la vitamina in tal caso non c’entrava nulla. E’ solo negli anni Sessanta che il pluripremiato comincia a ingozzarsi di pillole convinto di sconfiggere così, e per sempre, il raffreddore. Era arrivato ad assumerne 18 grammi al giorno, ben 300 volte la dose consigliata negli Stati Uniti. Si mette a pubblicare articoli e libri, tiene conferenze in giro per il paese, come i guaritori di un tempo che vendevano le bevande con le quali curare dai calli alla sifilide. In fondo anche la Coca Cola in origine era una bevanda magica ottenuta da foglie di coca e noce di cola. Decine di laboratori cominciano a lavorare per verificare la teoria di Pauling, con ricerche su ricerche, ma provando e riprovando trovano che il raffreddore arriva a chi prende la vitamina C e a chi no, grosso modo con la stessa frequenza e un’identica evoluzione settimanale. Non domo, lo scienziato ha continuato a vitaminizzarsi e si è convinto che la C fosse una cura contro il cancro se assunta insieme alle vitamine A ed E. Trent’anni dopo, la rivista Time ha messo in copertina le vitamine, infallibili armi contro tutto e per tutti, ma oltre ogni altra cosa nemiche dell’invecchiamento. La stella più luminosa di questi tempi è la vitamina D: la sviluppano i raggi del sole, ma non a sufficienza, soprattutto per chi ha un certa età. E allora vai con le pillole e i magici liquidi, integrare è ormai un modo di essere per sfidare il tempo, un mercato sempre più fiorente, un business che si sviluppa a fianco di quello farmaceutico; proprio le vitamine fanno parte di quel confine poroso. Così torniamo a Dorian Grey. Gli integratori, secondo il regolamento della legislazione alimentare dell’Unione europea, sono considerati alimenti opp ure sostanze e preparati vegetali se non consistono esclusivamente in vitamine, sali minerali, pro e pre-biotici o altre sostanze nutritive. Il loro uso è disciplinato in Italia dal 2012, nella seIl business più redditizio riguarda lo sport, e comprende tutti i prodotti per integrare la dieta di chi pratica attività fisica, migliorandone la performance zione “Sostanze e preparati vegetali”. In tutti i casi, la responsabilità di garantire la sicurezza di questi prodotti spetta all’operatore del settore alimentare che immette il prodotto sul mercato; una grande, grandissima differenza rispetto ai rigorosissimi controlli di efficacia e sicurezza attraverso i quali devono passare i farmaci propriamente detti, e un’evidente tentazione di autorizzare sotto l’etichetta di integratori prodotti per ogni tipo di uso. Fino ai falsi rimedi contro il Covid, contro la SARSCoV-2. Le categorie più forti per valore nel 2024 sono probiotici, sali minerali e vitamine, mentre i prodotti per la tosse, le funzioni immunitarie e gli antiacidi registrano la crescita più rapida. Ma il business davvero redditizio riguarda lo sport, comprende tutti quei prodotti destinati a integrare la dieta di chi pratica attività fisica, migliorandone la performance, la resistenza o il recupero. Rientrano in questo mercato barrette proteiche, polveri a base di proteine o carboidrati, integratori idrosalini, aminoacidi, creatina, vitamine e minerali, acidi grassi (come omega-3), oltre a prodotti più recenti come stimolatori anabolici e ottimizzatori metabolici. Si calcola che il mercato globale di queste sostanze passerà da 49,6 miliardi di dollari nel 2024 a 94,3 miliardi nel 2033 (+90 per cento, CAGR medio 7,2 per cento). In Europa crescerà da 6,4 a 9,56 miliardi di euro nel periodo 2024–2031 (+49,4 per cento). In Italia, il comparto degli integratori sportivi crescerà da 1,03 miliardi di euro nel 2024 a 1,56 miliardi nel 2030 (+51,0 per cento), dopo essere già salito del +7,1 per cento tra il 2023 e il 2024. La struttura del mercato è sempre più frammentata, nonostante alcuni grandi attori internazionali. L’Italia è popolata da numerosi produttori medio-piccoli, con una forte spinta data dall’e-commerce e dalla moltiplicazione dei canali distributivi, il principale dei quali resta la farmacia (61 per cento delle vendite nel 2024), seguita da parafarmacie, supermercati, erboristerie. Amazon Italia distribuisce oltre 8,7 miliardi di prodotti, anche nel segmento sportivo. In Italia i principali player includono Enervit, Named Sport, +Watt, ProAction, MyProtein. Gli integratori sportivi coprono tutte le fasce di prezzo: le barrette energetiche e proteiche sono le più a buon mercato, per le proteine in polvere si va fino a oltre 60 euro, a seconda della qualità e del formato. La spesa è proporzionata a intensità dell’attività fisica e obiettivi (energia, recupero, potenziamento muscolare). Il profilo del consumatore italiano è trasversale: il 28,5 per cento della popolazione pratica sport in modo continuativo, con picchi nel Nord-Est (41,6 per cento). Il 71,5 per cento degli studenti universitari assume integratori, con preferenza per multivitaminici, proteine, energizzanti senza caffeina. Il 16,7 per cento segue una dieta vegetariana e il 3,9 per cento vegana, con previsioni di crescita a doppia cifra per il mercato degli integratori vegani. Gli integratori sportivi sono regolati dalla direttiva europea del 2002, devono essere notificati al ministero della salute, riportare dosaggi, avvertenze e non vantare proprietà curative. Le certificazioni di qualità sono sempre più richieste per contrastare frodi e contaminazioni, in un mercato che oscilla tra scienza, moda e rischio di abuso. Le fabbriche del corpo Quanti di questi prodotti vengono sfornati da Big Pharma? Prendiamo qualche marchio tra i più noti. La tedesca Bayer, oltre alla storica aspirina, fabbrica Supradyn, mentre la Pfizer, una delle eroine dei vaccini che hanno salvato migliaia e migliaia di vite strappandole dagli artigli della pandemia, ha prodotto Multicentrum (oggi della Haleon dopo essere passato per la Glaxo). Il successo di mercato del colosso americano si deve al Viagra, una medicina, un integratore, la magica pillolina blu che non solo ha “rifeticizzato il fallo”, ma ha offerto una terza vita alla terza età. Come il Cialis introdotto da Eli Lilly, che aveva già fatto il pieno di profitti con il Prozac, un farmaco antidepressivo il quale, entrato in commercio nel 1986, era diventato in poco tempo una sorta di salvavita nell’èra dell’edonismo reaganiano. A cominciare dagli Stati Uniti, dove non c’era un giovane rampante che ne potesse fare a meno, circolava a Wall Street ancor più della coca. Un medicina vera, dunque, usata come un integratore del successo e dell’insuccesso. Fondata nel 1876 dal colonnello Eli Lilly, veterano della guerra civile, la compagnia del Cialis è da oltre un secolo un pilastro del sistema americano. Lilly, nato a Baltimora, aveva Il successo dei prodotti per dimagrire è il fenomeno di questi anni. La sfida tra il “Wegovy” della Nordisk e lo “Zepbound” di Eli Lilly combattuto con gli yankee, i nordisti, e catturato dai confederati passò un anno come prigioniero. A conflitto terminato pensò di coltivare cotone nel Mississippi, ma non andò bene, così riprese il suo originario mestiere di farmacista, fece quattrini con le capsule di gelatina e gli aromi di frutta, ma divenne milionario con il chinino e il succus alternans contro le malattie veneree. Fervente riformatore, si batté per una rigorosa regolamentazione dell’industria farmaceutica che attraversava un vero e proprio boom negli ultimi decenni del secolo. E’ considerato l’ispiratore della Food and Drug Administration istituita nel 1906. Farmaci salvavita e succhi miracolosi, di nuovo il confine poroso che caratterizza l’industria del corpo. Forse nessuna più della Johnson & Johnson, prima compagnia farmaceutica mondiale, ha prosperato un po’ di là e un po’ di qua. Il deodorante, lo shampoo, un farmaco anti riniti allergiche, Imodium, per non parlare del talco che le è costato 40 milioni di dollari di multa perché considerato legato al rischio di cancro alle ovaie. Due donne hanno portato in tribunale il colosso farmaceutico numero uno al mondo, e la Corte della California ha dato loro ragione perché la polvere sarebbe stata contaminata dalla presenza di amianto. In realtà non c’è rapporto di causa-effetto tra l’uso del talco e il carcinoma ovarico, ma pende sul capo quell’avverbio, “probabilmente”, usato dalla Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Anche in questo caso tutto era cominciato dal farmacista Robert Wood Johnson che, ispirato dal chirurgo Joseph Lister, decise di produrre disinfettanti insieme ai suoi due fratelli (Listerine è il collutorio più usato al mondo, introdotto dalla Johnson & Johnson e ora passato alla Kimberly Clark). Nessuno può negare che proprio la pratica costante dell’igiene sia il maggior contributo alla salute umana e al prolungamento della vita; diamo ai fratelli Johnson tutti i meriti che si sono giustamente conquistati e riconosciamoli anche alla stessa Novo Nordisk, sia chiaro. Guai a sembrare seguaci delle campagne contro Big Pharma o, tanto meno, del complottismo anti sanitario e anti scientifico dei no vax sdoganati dai politici di destra saliti al potere, ultimo, ma certo non per importanza, Donald Trump con quello svalvolato di Robert F. Kennedy Junior. Anche l’azienda di Copenaghen vanta una gloriosa storia nella farmaceutica: risale al 1923 e ha dietro il lavoro di August Krogh, premio Nobel nel 1920, e sua moglie Marie. Appresa la scoperta dell’insulina avvenuta in Canada, ottengono il permesso di produrla in Scandinavia. Così nasce la Novo, che nel 1981 produceva un terzo dell’insulina mondiale, al secondo posto dopo Eli Lilly, mentre la Nordisk era la numero tre. Nel 1989 avviene il matrimonio che proietta in alto la nuova compagnia danese. Il vero balzo, però, avviene grazie a Wegovy, farmaco il cui principio attivo è il semaglutide, che con un oculato tam tam mediatico diventa la pillola magica per uccidere il grasso superfluo. Eli Lilly viene sorpassata, ma reagisce da par suo: l’anno scorso torna in testa grazie al suo Zepbound (non disponibile in Italia), mentre in questo 2025 al tramonto Novo Nordisk fatica a tener botta. Il successo dei prodotti per dimagrire è il fenomeno di questi anni. Sono farmaci molto importanti, oltre che molto costosi, ma troppo spesso vengono presi alla stregua di integratori. Il Belgio e la Gran Bretagna due anni fa ne hanno vietato la vendita a chi non è seriamente malato, negli Stati Uniti o in Italia si vedono su ricetta medica. Non sono adatti a chi vuol perdere solo qualche chiletto. Molti studi hanno inoltre dimostrato che, una volta smesso di usarli, il loro beneficio scompare. Eppure resta troppo facile saltare il fossato della salute. Giunti alla fine della nostra fiera delle vanità corporee, come possiamo concludere? Un fatto certo è che la distinzione tra farmaco e integratore, chiara sulla carta, diventa nebulosa nella realtà. Più in generale, il ricorso ai supplementi alimentari fa male oppure siamo di fronte al più classico effetto placebo? Forse la risposta è che non lo sappiamo con certezza. E’ sicuro che fanno male al portafoglio, è sicuro che le pressioni per farli, per così dire, passare di categoria assimilandoli a farmaci diventano negative per le finanze pubbliche oltre che per il buon senso e per l’onore della scienza medica. Tuttavia, fanno parte di quella che è stata chiamata silver economy, l’economia che accompagna l’invecchiamento della popolazione, fondata su bisogni veri e altrettanto vere illusioni, basata anch’essa sulla titanica e inane ricerca dell’immortalità. ---End text--- Author: Stefano Cingolani Heading: Highlight: In attesa della società della mente, domina ancora la società del corpo. Tutto ruota attorno a questo involucro di carne e sangue Novo Nordisk, l’azienda danese che offre la cura per la malattia della società opulenta: l’obesità. Due anni fa il sorpasso in borsa su Lvmh La chirurgia estetica e i programmi di fitness estremi diventano strumenti di una narrazione in cui il corpo perfetto è sinonimo di successo, felicità e potere Ci si sono messi anche tecnocrati come Elon Musk e soci a illuderci che la tecnologia possa darci quel che la natura matrigna ci nega La tecnica è da sempre il mezzo per superare i limiti umani. La variante perversa di questa aspirazione oggi devasta il corpo in nome dell’immagine Il business più redditizio riguarda lo sport, e comprende tutti i prodotti per integrare la dieta di chi pratica attività fisica, migliorandone la performance Il successo dei prodotti per dimagrire è il fenomeno di questi anni. La sfida tra il “Wegovy” della Nordisk e lo “Zepbound” di Eli Lilly Fa tutto parte della “silver eco nomy ”, l’economia che accompagna l’invecchiamento della popolazione, tra bisogni veri e illusioni Linus Pauling, scienziato pluripremiato, cominciò a ingozzarsi di pillole convinto di poter sconfiggere, così, il raffreddore Image:Il mercato globale dei prodotti per migliorare le performance sportive passerà da 49,6 miliardi di dollari nel 2024 a 94,3 miliardi nel 2033 (foto Getty) Demi Moore in una scena del film “The Substance” (2024) diretto da Coralie Fargeat -tit_org- Pillole e intrugli. viaggio nell'industria della salute -sec_org- tp:writer§§ Stefano Cingolani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003094606831.PDF §---§ title§§ Dispositivi medici, semplificazione ok link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003091506800.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "ITALIA OGGI" del 20 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-20T05:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003091506800.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003091506800.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003091506800.PDF tp:ocr§§ DISPOSITIVI MEDICI, SEMPLIFICAZIONE OK Dispositivi medici, operazione semplificazione in porto. Il 16 dicembre 2025 la Commissione europea ha pubblicato COM(2025)1023, una proposta di modifica organica del Regolamento (UE) 2017/745 che segna un cambio di paradigma nella regolazione dei medical device. Non più proroghe transitorie emergenziali, ma interventi strutturali che ridisegnano l'intero impianto normativo. Le novità più rilevanti: - certificati senza scadenza quinquennale fissa - Periodic Safety Update Report (PSUR) con frequenza ridotta: per dispositivi classe IIb e III primo anno + ogni 2 anni (invece di annuale), per classe IIa solo quando necessario. PSUR biennali anziché annuali per classe IIb e III - valutazione della documentazione tecnica per dispositivo rappresentativo di categoria - audit da remoto - percorsi prioritari per dispositivi breakthrough e orphan Istituito un sistema di regulatory sandbox. E si rafforza il ruolo dell'EMA nel coordinamento. L'impatto economico stimato è di oltre 3 mld € annui di risparmi per l'industria, con riduzioni tariffarie obbligatorie del 50% per microimprese e dispositivi orfani. Un segnale di attenzione alla competitività delle pmi europee e alla disponibilità di dispositivi per popolazioni di pazienti ridotte. Il principio è proporzionalità senza compromessi sulla sicurezza. Un equilibrio che potrebbe sbloccare l'innovazione MedTech europea. Pierpaolo Maio, Partner LawaL Legal & Tax Advisory ______© Riproduzione riservata _____ n ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dispositivi medici, semplificazione ok -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003091506800.PDF §---§ title§§ Medici, test e numero chiuso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003096906810.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "LA RAGIONE" del 20 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-20T05:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003096906810.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003096906810.PDF', 'title': 'LA RAGIONE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003096906810.PDF tp:ocr§§ L’ozioso gioco dell’oca che finisce col ripartire dalla casella di partenza Medici, test e numero chiuso D unque ora il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini parrebbe aprirsi a modificare la modifica dell’accesso a Medicina. Il semestre filtro (che nei fatti è un trimestre, da settembre a novembre) non è andato un granché, almeno a giudicare dai risultati del primo appello degli esami che gli studenti hanno sostenuto lo scorso 20 novembre: Chimica, Biologia e Fisica. Solo per quest’ultima è stato bocciato oltre l’80% degli studenti. Ma niente panico, dal momento che tra i possibili ‘correttivi’ annunciati da Bernini c’è l’aggiornamento della graduatoria che avrebbe dovuto mettere in fila i più bravi sulla base dei risultati di queste prove e distribuirli fra i vari atenei d’Italia (cioè come prima). Visti i risultati disastrosi dei primi esami, potrebbe essere stilata una seconda graduatoria da unire alla prima che consentirà anche a chi ha accumulato una o due bocciature – su tre esami in totale – di proseguire il corso di studi (cioè come prima). Tra gli altri possibili correttivi: ridurre gli argomenti da portare all’esame, allungare il periodo delle lezioni (cioè come prima) e anche i tempi tra la fine dei corsi e gli esami (cioè come prima), per dare più tempo agli studenti per studiare. Coloro che non rientreranno nemmeno nella graduatoria allargata proseguiranno in altri corsi di studio (cioè come prima, ossia come ha sempre fatto chi i test non riusciva a passarli). Per avere certezze sulla modifica delle modifiche servirà comunque aspettare un decreto che non è previsto arrivi prima del 23 dicembre, quando saranno pubblicati i risultati anche del secondo appello degli esami-quiz (non li si chiamino test, per carità) del 10 dicembre scorso. E speriamo bene. Bernini difende comunque quanto fatto, ribadendo che con la riforma si è consentito a 20mila studenti (quelli che non avrebbero passato i vecchi test) di iscriversi comunque all’università e di provare ad accumulare crediti da spendere, se non a Medicina, in altri corsi. Anche in questo caso, nulla di diverso da quanto è sempre accaduto a decine di migliaia di studenti che fino allo scorso anno, non passando il test, si sono iscritti a facoltà come Farmacia o Biologia, seguendo le lezioni, sostenendo esami e accumulando crediti per poi riprovare a entrare l’anno successivo. Altro passaggio che ha rivendicato il ministro è stato l’aver scardinato la «lobby della formazione costosissima per i test e quella dei professori che si mettevano a disposizione per fare ripetizioni e lezioni private». Sulla formazione: se la preparazione dei ragazzi e l’inesistente orientamento avuti alle scuole superiori non bastano per affrontare prove giustamente selettive, siano liberi gli studenti di rivolgersi a chi credono. Sui pericolosi e sovversivi insegnanti che danno ripetizioni: se c’è fattura, non c’è peccato. Dunque la modifica sostanziale della riforma sembra per ora soltanto la confusione di questi primi mesi di lezione, con gli studenti costretti a fare i turni in aula per mancanza di spazi. Gli stessi che già prima erano in molti casi insufficienti o inadeguati (o entrambi). Nel frattempo, dopo aver definito dei «poveri comunisti» gli studenti in protesta durante il suo intervento ad Atreju (principale evento politico di Fratelli d’Italia), il ministro Bernini promette ora un tavolo di confronto permanente con gli studenti. Si tranquillizzino dunque tutti quelli che, con le aule strapiene, a fatica hanno trovato una sedia per sedersi a lezione. Ora almeno hanno il tavolo. ---End text--- Author: Luigi Santarelli Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medici, test e numero chiuso -sec_org- tp:writer§§ Luigi Santarelli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003096906810.PDF §---§ title§§ Irresponsabili = Irresponsabili link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003097206813.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "LA RAGIONE" del 20 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-20T05:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003097206813.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003097206813.PDF', 'title': 'LA RAGIONE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003097206813.PDF tp:ocr§§ Sanità meridionale Irresponsabili Sanità meridionale Irresponsabili Dalla prima pagina / Giancristiano Desiderio U na volta c’erano gli intoccabili (“The Untouchables”, film di Brian De Palma), oggi ci sono gli irresponsabili. Son quasi la stessa cosa. Anche gli irresponsabili credono d’essere intoccabili. E forse lo sono. Il fatto, di cui si è parlato poco, è questo: la questione ospedaliera del Sud è una parte rilevantissima della questione meridionale del XXI secolo. I dati dell’Agenzia nazionale di valutazione per i servizi sanitari (Agenas) sono impietosi. Non dicono cose che non si sapessero ma leggerle nero sul bianco fa sempre un certo effetto e scorrere i risultati dei primati negativi induce a un solo pensiero: speriamo di non ammalarci, altrimenti inizia un’odissea (odissea che molti hanno già affrontato direttamente o per triste esperienza familiare). Ma si può vivere con questo sentimento d’angoscia che in altre regioni d’Italia è ignoto? Si può puntare tutto sul fato o sul classico napoletano “Basta che ci sta la salute”? No. Tuttavia, questa è la situazione: 51 ospedali della Campania sono stati bocciati perché non forniscono prestazioni sanitarie adeguate. È il dato Segue a pag. 11 negativo più alto in Italia. La Campania (qui vivo, qui scrivo) è maglia nera nazionale. Una giornata di ricovero in un ospedale del Sud costa fino a quattro volte di più rispetto a una in un ospedale del Nord. Insomma, costi maggiori e servizi minori. Danno e beffa. La questione ospedaliera è molto, molto di più di una cattiva gestione: è, appunto, “questione meridionale”. La domanda è: perché le regioni del Sud non funzionano e le regioni del Nord funzionano? La causa non riguarda i finanziamenti, perché maggiori risorse non si traducono in migliori servizi ma in più sprechi. È una squisita questione di malgoverno. Chi amministra al Sud e il Sud sostiene che con l’autonomia differenziata si spaccherebbe l’Italia, ma guardando la realtà è vero il contrario: l’Italia è spaccata ora e con l’autonomia – che prevede i Lep (Livelli essenziali delle prestazioni in servizi necessari) – chi governa verrebbe semmai messo nelle condizioni di rispondere del suo lavoro, positivo o negativo. Si introdurrebbe nel sistema il sacrosanto principio di responsabilità che è il cuore e la testa di ogni vita civile basata su governo e suo controllo. Ma proprio qui è il marcio: la classe politica e dirigente meridionale questa cosa non la vuole sentire. Vuole essere per principio irresponsabile ossia senza controllo. Sa solo indicare i colpevoli che sono altrove – il Nord, i Piemontesi, Roma, le risorse, il fascismo, il lupo, Calderoli – e che sono soltanto alibi e bugie. La campagna elettorale che si è appena conclusa è stata lunare. Alla lettera: si è svolta sulla Luna. La classe irresponsabile sa solo fare inconcludente propaganda intorno a ospedali-fantasma – come (cito casi a me vicini) a Sant’Agata de’ Goti, a San Bartolomeo in Galdo e tra poco anche a Benevento, il cui ospedale civile rischia di essere assorbito da Avellino – per chiedere alla Luna o a Giove d’avere ospedali senza servizi con costi quattro volte superiori a un ospedale di Bergamo, per poi assistere all’esodo dei pazienti malati campani che vanno a curarsi al Nord e avere così per la Regione Campania rimborsi meno cari che alimentano il circolo vizioso dell’improduttività sanitaria, del clientelismo politico e del degrado civile. La classe irresponsabile non risponde perché ha il conforto della società. A fronte di questo disastro conclamato, che riguarda peraltro un solo settore della vita incivile, non c’è altro da dire che ormai soltanto l’autonomia differenziata ci può salvare. Perché è salvifica? No. Non lo è. Ha un unico pregio: toglie gli alibi alla classe degli irresponsabili. ---End text--- Author: Giancristiano Desiderio Heading: Dalla prima pagina / Giancristiano Desiderio Highlight: Image: -tit_org- Irresponsabili Irresponsabili -sec_org- tp:writer§§ Giancristiano Desiderio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003097206813.PDF §---§ title§§ Arriva il picco dell'influenza K = Tosse e rischio polmoniti, il boom dell'influenza K: l'ha presa mezza Italia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003095806827.PDF description§§

Estratto da pag. 21 di "LIBERO" del 20 Dec 2025

Registrati oltre 800mila casi in una settimana, si teme un incremento fra Natale e Capodanno. L'Iss tranquillizza: «Non è più grave». E i vaccini funzionano

pubDate§§ 2025-12-20T05:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003095806827.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003095806827.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003095806827.PDF tp:ocr§§ MOLTO CONTAGIOSA, MA NON PIÙ GRAVE Arriva il picco dell’influenza K NUOVO CEPPO PARTICOLARMENTE CONTAGIOSO Tosse e rischio polmoniti, il boom dell’influenza K: l’ha presa mezza Italia Registrati oltre 800mila casi in una settimana, si teme un incremento fra Natale e Capodanno. L’Iss tranquillizza: «Non è più grave». E i vaccini funzionano Attenzione, perché potrebbero costarci cari, questi baci e abbracci natalizi. Parola del virologo e docente di Igiene Generale e (...) segue a pagina 21 segue dalla prima GIORGIA PETANI (...) Applicata presso l’Università di Milano, Fabrizio Pregliasco. A preoccupare gli italiani è quest’influenza stagionale, e in particolare la cosiddetta “variante K”. In ogni caso, il virus sta mostrando caratteristiche inedite per precocità, diffusione e intensità, con un numero di casi in rapido aumento in tutta Europa. Giusto per dare un’idea, la scorsa settimana il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità ha registrato oltre 816 mila casi di sindromi respiratori acute, quasi 100 mila in più rispetto alla settimana precedente. Oltre il 40% delle infezioni sono riconducibili a virus influenzali e, tra questi, in più della metà dei casi si tratta per l’appunto del nuovo “ceppo K”, ormai dominante. Da registrare la notevole incidenza influenzale in Sardegna (23,61 casi per mille) e Campania (21,07), dove in soli sette giorni l’intensità è passata da bassa o media a molto alta, il massimo della scala. Intensità alta anche in Sicilia (17,61 casi per mille). A preoccupare è soprattutto l’aumento delle polmoniti, che nei soggetti più fragili possono avere conseguenze molto complicate. «La caratteristica principale di questa variante è la facilità e l’intensità con cui si diffonde», spiega a Libero il prof. Pregliasco. «Avevamo già previsto che quest’anno sarebbe stato piuttosto florido dal punto di vista della diffusione» sottolinea il virologo, ricordando come si sia attuato lo stesso scenario prima in Australia, poi in Giappone e successivamente, con un certo anticipo, nel Nord Europa e in Inghilterra. In effetti, la circolazione della variante K si inserisce in un contesto già complesso, «segnato dalla contemporanea presenza di altri virus respiratori e da una popolazione che, negli ultimi anni, ha ridotto l’esposizione naturale ai virus influenzali». Ecco spiegato il motivo per cui moltissimi italiani stanno facendo i conti con tossi severe e persistenti. E dunque, si tratta di una nuova variante, ma è importante sottolineare «che non emerge nulla di drammatico (concetto peraltro rimarcato anche dall’Istituto Superiore di Sanità: «Non è più grave del solito», ndr). È vero che ci sono molti casi e, in proporzione al numero di persone contagiate, alcuni possono essere più impegnativi, soprattutto nei soggetti a rischio, ma questo non significa che la situazione sia fuori controllo». Da non dimenticare poi il Covid, «che anche se è “passato di moda” continua a fare la sua parte. Per questo motivo ci tengo a sottolineare l’importanza del vaccino, soprattutto nei soggetti più a rischio». Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, i test mostrano che i vaccini continuano a proteggere, ma non è chiaro se consentano di evitare del tutto l'influenza. Per Pregliasco comunque, come detto, non è il caso di drammatizzare e di pensare subito a questa “variante K” al primo segno di costipazione: in questo periodo circolano anche altri virus e infezioni respiratorie che contribuiscono ad aumentare sintomi e contagi. Non bastano quindi un po’ di stanchezza e il naso che cola, questa variante la si può facilmente riconoscere da tre caratteristiche principali: «Esordio brusco con febbre a 38 °C, dolori muscolari e articolari e sintomi respiratori come tosse e raffreddore: se sono presenti questi tre elementi, è probabile che si sia stati contagiati. In alcuni casi può verificarsi anche una sovrapposizione batterica». Il consiglio del virologo è quello di assumere farmaci che aiutino a limitare i sintomi, ma no all’antibiotico fai da te. La circolazione della variante K non deve allarmare, «ma va presa sul serio», evidenzia ancora Pregliasco, che specifica come vaccinarsi anche a stagione iniziata sia utile: laprofilassi non solo riduce il rischio di ammalarsi gravemente, ma contribuisce a limitare la circolazione stessa del virus, proteggendo indirettamente anche chi è più vulnerabile. A incidere sui numeri dell’ondata di casi sono poi anche i più piccoli, che rappresentano un grande veicolo di contagio. La variante K fa penare chi ne viene contagiato per quattro/cinque giorni, ma si arriva a forme influenzali anche più severe che durano anche più di una settimana. È però troppo presto per dire se l’influenza abbia raggiunto il picco stagionale: siamo infatti ancora nella fase iniziale, e i numeri potrebbe salire ancora fra Natale e Capodanno. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: GIORGIA PETANI Heading: Highlight: SINTOMI La variante porta esordio brusco con febbre, poi tosse e difficoltà respiratorie PREGLIASCO «Vero, i casi sono molti, ma la situazione è del tutto sotto controllo» Image: -tit_org- Arriva il picco dell’influenza K Tosse e rischio polmoniti, il boom dell’influenza K: l’ha presa mezza Italia -sec_org- tp:writer§§ GIORGIA PETANI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/20/2025122003095806827.PDF §---§