title§§ Polizze costruite su misura dei soci e delle loro famiglie per affrontare i problemi del Servizio sanitario italiano
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Estratto da pag. 31 di "CITTADINO DI LODI" del 19 Dec 2025
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tp:ocr§§ Polizze costruite su misura dei soci e delle loro famiglie per affrontare i problemi del Servizio sanitario italiano assicurazioni LA BENELLI CONSULENTI è SEMPRE A DISPOSIZIONE CON PROPOSTE A TUTELA DELLA SALUTE Si parla sempre più spesso di problemi di gestione nella sanità italiana. Negli ultimi anni il tema del personale non sufficiente e delle liste d’attesa infinite si è ulteriormente aggravato. Del resto, se il Sistema Sanitario Nazionale viene da sempre considerato “tra i migliori del mondo”, purtroppo dalla fine degli anni ’90 i continui tagli alla spesa per la sanità pubblica hanno fortemente limitato le risorse a disposizione per la ricerca/sviluppo e per l’assunzione di nuovi specialisti. In Italia da alcuni anni si è innescato un processo di trasferimento degli investimenti e delle prestazioni erogate verso le strutture private accreditate, fenomeno che è ripreso dopo la pandemia, che nel 2020 e nel 2021 ha imposto allo Stato un potenziamento del S.S.N. per il tramite di nuove assunzioni ed acquisto di macchinari ed infrastrutture. Il periodo emergenziale del Covid19 se da un lato ha imposto all’Italia maggior investimenti nella Sanità, dall’altro ha generato un sostanziale blocco di tutte le prestazioni sanitarie, dagli interventi chirurgici, agli esami di diagnostica, per giungere agli screening oncologici. E solo nel 2022 lo sforzo prodotto dal nostro Servizio Sanitario Nazionale ha consentito di recuperare il 65% delle 20,3 milioni di prestazioni arretrate (Analisi Gimbe). Di conseguenza, liste di attesa sempre più lunghe negli ultimi anni hanno profondamente mutato le abitudini degli italiani, spingendoli sempre più di frequente a rivolgersi alla sanità privata. Chiediamo a Davide Benelli, della Benelli Consulenti Assicurativi, realtà primaria del settore, che ha una convenzione a disposizione di tutti gli associati a Confartigianato Imprese Provincia di Lodi, se questo cambiamento nelle abitudini dei cittadini quale impatto sta avendo sulle famiglie e sui loro bilanci? “I dati ISTAT hanno evidenziato come nel 2023 il 26% della spesa sanitaria nazionale è stata destinata alla sanità privata, ovvero gli italiani hanno speso più di 40 miliardi di euro in visite specialistiche, interventi chirurgici e day hospital presso strutture gestite da privati. Analizzando meglio i dati disponibili ad oggi, scopriamo che ben più del 50% della spesa sanitaria privata è a carico direttamente delle famiglie, con un esborso pro capite di oltre 700 euro l’anno, in crescita di circa 50 euro in sei anni. Nel 2023 circa 4,5 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami diagnostici e 2,5 milioni lo hanno fatto principalmente per motivi economici, segno che per una quota crescente di cittadini le cure sanitarie sono davvero percepite come sempre meno accessibili. La sanità è vista come bene di lusso”. Esistono strumenti che consentono di attenuare l’impatto delle spese sanitarie sui bilanci famigliari degli Associati? “Al giorno d’oggi il settore delle assicurazioni sanitarie è in grado di offrire soluzioni variegate per le diverse esigenze degli associati, come la copertura globale delle spese mediche, il rimborso delle spese mediche sostenute per grandi interventi e malattie gravi o l’erogazione di un’indennità giornaliera da ricovero. Di fatto, scegliere la polizza salute più adatta al proprio profilo può essere più semplice di quanto si possa immaginare e può dare anche l’opportunità di check-up ciclici, importantissimi sotto il profilo della prevenzione dei rischi medici”. Quali vantaggi per l’associato/assicurato? “Stipulare un’assicurazione sanitaria permette di farsi curare privatamente da un professionista (strutture d’eccellenza convenzionate in Italia ed all’estero, rimborso delle spese sanitarie nei 120 giorni prima e dopo il ricovero) ottenendo la prestazione immediata con il rimborso, totale o parziale, dei costi sostenuti. Per questo motivo l’assicurazione sanitaria è consigliata a tutti, con particolare riguardo per le persone non più giovanissime, pur tenendo presente che alcuni contratt
i consentono la stipula solo entro un limite d’età, che può variare da 65 ad 80 anni a seconda della compagnia d’assicurazione.Alla Benelli Consulenti, l’associato troverà persone di fiducia in grado di consigliarlo nella scelta della migliore soluzione assicurativa per la cura di se e dei suoi cari, in caso di ricovero per malattia o infortunio”. Per maggiori informazioni su come usufruire dei vantaggi della convenzione, basta contattare il front-office delle sedi territoriali di Confartigianato Imprese Provincia di Lodi o prendere direttamente contatto con le sedi della Benelli Consulenti Assicurativi: Sede di Lodi: Viale Pavia, 18/B, Tel. 0371/431881 Lodi@benelliconsulenti.it Sede di Codogno: Viale Martiri dello Spielberg, 4/B, Tel. 0377/431650 codogno@benelliconsulenti.it ---End text--- Author: Redazione Heading: assicurazioni LA BENELLI CONSULENTI è SEMPRE A DISPOSIZIONE CON PROPOSTE A TUTELA DELLA SALUTE Highlight: Image:Davide Benelli -tit_org- Polizze costruite su misura dei soci e delle loro famiglie per affrontare i problemi del Servizio sanitario italiano -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Ora guarite Medicina Dopo il fallimento serve una riforma strutturale
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Estratto da pag. 12 di "DOMANI" del 19 Dec 2025
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tp:ocr§§ IL FLOP Dl BERNINI SULLA MODIFICA DELL'ACCESSO Ora guarite Medicina Dopo il fallimento serve una riforma strutturale NINOCARTABELLOTTA metà ottobre 2024 la / ministra Anna Maria / Bernini ha presentato la f - L riforma dell'accesso a / Medicina come svolta - i \ ppnralp ma con slogan francamente populisti: abolizione del numero chiuso, fine dei tanto odiari test a crocette, selezione meritocratica. Una narrazione rilanciata con entusiasmo da diversi esponenti della maggioranza, ma che si è infranta alla prova dei fatti. Infatti, secondo i dati diffusi da alcuni atenei, al primo appello la percentuale di studenti promossi nelle tré materie si ferma tra il 10 e il 15 per cento. Il nuovo impianto ha introdotto infatti un semestre filtro di formazione su tré materie — biologia , chimica e fisica — seguito da esami universitari selettivi , con l'ambizione di archiviare una volta per tutte il test d'ingresso. Un disegno che sin dalle audizioni parlamentari aveva mostrato tutte ìe sue fragilità: accanto a studenti, università, ordini professionali, sindacati dei medici regioni anche la Fondazione aveva segnalato criticità significative. Ciononostante la riforma, è stata proposta come soluzione ai problemi del Servizio sanitario nazionale (Ssnj, ignorando dati, numeri e dinamiche del personale medico. La carenza Ø medici II primo punto riguarda la presunta "carenza" di medid, un leitmotiv smentito dai numeri. Secondo i dati Ocse, l'iralia nel 2023 era al 2° posto per numero di medici: 315.720, pari a 5,4 ogni 1.000 abitanti- E, con 16,6 laureati per 100.000 abitanti, nel 2023 superavano sia la media Ocse (14,3) che quella dei paesi europei (16,3). Il vero problema è un altro , oltre 93mila medici, quasi il 30 per cento del totale, non lavorano nel Ssn come dipendenti o convenzionati, ne sono inseriti in percorsi di formazione specialistica. Con una carenza di medici nel Ssn che consegue a due dinamiche convergenti- Da un lato la progressiva demotivazione che alimenta pensionamenti anticipati e dimissioni volontarie; dall'altro la scarsa attrattività della medicina generale e di numerose spedalità ospedaliere, in questo contesto aumentare gli accessi a Mediana, oltre a non risolvere questi problemi, rischia di produrre una nuova pletora medica, già sperimentata in passato con "enetti collaterali" ben noti : svalutazione professionale, precarietà diffusa e lavoro sottopagato. Graduatoria a scorrimento" II flop della riforma è sotto gli occhi di tutti. Il numero chiuso non è stato abolito e gli esami si sono svolti come prima: test a scelta multipla, con l'aggiunta di alcune domande "a completamento". Quanto alla presunta eccellenza dell'offerta formativa, il semestre "filtro" è stato compresso a due mesi, con lezioni prevalentemente a distanza, interazioni e tempi incompatibili con la preparazione di tré esami universitari. Ogni insegnamento attribuisce 6 crediti formativi , equivalenti a oltre 450 ore di lezioni e studio concentrate in appena 60 giorni. Sino al test di selezione, un triplice esame universitario, sostenuto in un contesto di concorrenza tossica e con tempi da competizione olimpica: 87 secondi a domanda e tré prove consecutive di 45 minuti, intervallate da 2 pause di 15 minuti. Più che una selezione basata sulle competenze, una prova di resistenza fisica e mentale. Ora sul tavolo c'è l'ipotesi di una graduatoria nazionale "a scorrimento", che includa tutti i candidati per assegnare tutti i posti disponibili, demandando agli atenei il recupero dei debiti formativi. L'ennesima sanatoria all'italiana, che certifica il fallimento della riforma Bernini: dalla prodamata selezione basata sul merito al ritorno mascherato del "18 politico" chiudendo un occhio - o entrambi sul livello di preparazione degli studenti. Al di là della soluzione grottesca, il nodo resta politico. Trovare un equilibrio Una riforma dell'accesso a Medicina deve trovare un equilibrio credibile tra programmazione del fabbisogno di medid e selezione meritocratica, coinvolgen
do in modo stabile tutti gli attori del sistema, sotto una regia condivisa tra ministero dell'Università e ministero della Salute. Perché senza interventi strutturali per arginare la fuga dal Ssn e rendere attrattive le specialità oggi disertate, il rischio è evidente: utilizzale risorse pubbliche per formale professionisti destinati al libero mercato, in una sanità dove il pubblico arretra e il privato avanza. E preso atto del fallimento, ora è tempo di archiviare le polemiche e avviare una "riforma della riforma", come la stessa ministra Bemini ha riconosciuto nelle ultime ore. Senza interventi strutturali per arginare la fuga da} Ssn e rendere attrattive le specialità oggi disertate, il rischio è evidente: utilizzare risorse pubbliche per formare pivfessionisti destinati al libero mercato, i n una sanità dove il pubblico arretra e il privato avanza FGTOuNSA -tit_org- Ora guarite Medicina Dopo il fallimento serve una riforma strutturale -sec_org-
tp:writer§§ NINO CARTABELLOTTA
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title§§ La fuga dei dottori dalle periferie = Da Tor Bella Monaca a Corviale mancano i medici di famiglia "Quei quartieri fanno paura" Il presidente dell'Ordine "Degli 880 professionisti andati in pensione rimpiazzati solo 280"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/19/2025121902242901471.PDF
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Estratto da pag. 3 di "REPUBBLICA ROMA" del 19 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-19T02:21:00+00:00
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tp:ocr§§ La fuga dei dottori dalle periferie Da Tor Bella Monaca a Corviale mancano i medici di famiglia “Quei quartieri fanno paura” Il presidente dell’Ordine “Degli 880 professionisti andati in pensione rimpiazzati solo 280” In alcuni quartieri di Roma essere visitati da un medico di base non è più un diritto, ma un privilegio. Ammesso che però un dottore ci sia. Perché in zone come Tor Bella Monaca, San Basilio, Corviale e Colle del Sole, la carenza dei sanitari è diventata ormai strutturale: in alcuni casi i professionisti sono pochissimi, in altri del tutto assenti. A a pagina 3 n alcuni quartieri di Roma essere visitati da un medico di base non è più un diritto, ma un privilegio. Ammesso che però un dottore ci sia. Perché in zone come Tor Bella Monaca, San Basilio, Corviale e Colle del Sole, la carenza dei sanitari è diventata ormai strutturale: in alcuni casi i professionisti sono pochissimi, in altri del tutto assenti. Un vuoto che si traduce in disagi quotidiani per migliaia di cittadini, costretti a rinunciare alle cure di prossimità o a spostarsi per chilometri pur di ottenere una semplice visita. La situazione preoccupa Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Roma e provincia, specialmente a fronte degli ultimi pensionamenti che nelle prossime settimane aggraveranno complessivamente il quadro: «Al 31 dicembre di quest’anno i dottori di base che hanno finito di lavorare dopo aver raggiunto l’età pensionabile sono 880 e solo 280 sono stati rimpiazzati: ne mancano ancora 600». Un divario che ha conseguenze dirette e immediate. Da un lato, i pochi medici rimasti in servizio sono sottoposti a un carico di lavoro sempre più pesante, con liste di assistiti sovraffollate e tempi di attesa che si allungano: c’è chi arriva a rischiare il burnout, dal momento che in oltre la metà dei casi – il 50,7% secondo i dati della Fondazione Gimbe – il limite massimo di 1.500 assistiti previsto per ciascun medico viene ampiamente superato. Dall’altro lato, i cittadini vengono di fatto privati di un diritto fondamentale, quello all’assistenza sanitaria territoriale. I In molti casi, per una visita o una prescrizione, non resta che salire in auto o sui mezzi pubblici e affrontare lunghi spostamenti, con disagi ancora maggiori per anziani, persone fragili e famiglie senza alternative. Nemmeno guardando al futuro il quadro appare rassicurante. Le prospettive, anzi, sono tutt’altro che serene e rischiano di trasformare l’emergenza attuale in una crisi. «Entro la fine del 2026 — avverte Antonio Magi — andranno in pensione altri 900 medici di base». Un numero enorme. Secondo Magi, tuttavia, il problema non è tanto la mancanza di vocazioni o lo scarso interesse verso la medicina generale. I giovani medici, sottolinea, ci sono. A pesare è piuttosto il contesto in cui molti di loro dovrebbero andare a lavorare. «La difficoltà principale — sottolinea — riguarda la percezione di sicurezza in alcune aree periferiche della città: in quartieri segnati da episodi di microcriminalità e da un forte disagio sociale, aprire uno studio medico diventa una scelta carica di timori e incertezze». Una criticità che colpisce in modo particolare le dottoresse, spesso più esposte a situazioni di vulnerabilità. «Molte colleghe – racconta Magi – hanno paura di insediarsi in zone dove non si sentono tutelate». La mancanza di sicurezza, reale o percepita che sia, finisce così per diventare un deterrente potente, capace di allontanare i professionisti proprio da quartieri popolosi, dove il bisogno di assistenza sanitaria di prossimità non è diverso da quello del resto di Roma, ma si concentra su una popolazione più numerosa e quindi più esposta alle conseguenze della carenza di presìdi sanitari. — V. L. ---End text--- Author: V.L. Heading: Highlight: Image:T Una piaga la carenza di medici di famiglia -tit_org- La fuga dei dottori dalle periferie Da Tor Bella Monaca a Corviale mancano i medici di famiglia “Quei quartieri fanno paura” Il presidente dell'Ordine "Degli 880 professionisti andati in pens
ione rimpiazzati solo 280" -sec_org-
tp:writer§§ V.L.
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§---§
title§§ In Italia calano i morti per tumore. Per le cure è fuga dal Sud
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Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 19 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-19T05:16:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ In Italia calano i morti per tumore. Per le cure è fuga dal Sud IL RAPPORTO DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA DI ONCOLOGIA MEDICA L a buona notizia è che i decessi da tumore in Italia stanno calando ancora, soprattutto per neoplasie sino ad oggi considerate “big killer” come il cancro al polmone (-24% dal 2014 al 2024) e al colon retto (-13%). La cattiva è che crescono anche gli “indici di fuga” dal Sud per le cure, tre volte superiori a quelli del Centro-Nord, soprattutto per interventi di tumore al seno: il 15% delle pazienti cambia regione per la chirurgia mammaria, con Calabria, Basilicata e Molise che presentano i livelli più alti, arrivando al picco di quasi un intervento su due eseguito fuori regione nel caso della Calabria. Sono questi alcuni dei dati del rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025”, presentato ieri e frutto del lavoro di più realtà, tra cui l’Associazione Italiana di Oncologia Medica. In 10 anni si registra il 9% di morti in meno, a fronte di un numero di diagnosi che nel 2025 resta stabile rispetto al 2024, pari a circa 390mila: dati migliori della media Ue. Come accertato già dalla Commissione Europea c’è una riduzione dei decessi anche rispetto al 2022: addirittura del 2,6% in Italia. Una tendenza dovuta certo in parte al calo demografico, ma anche alla riduzione delle diagnosi di tumore del polmone nei maschi. Escludendo la ferita del Mezzogiorno, i dati del rapporto si traducono in una sopravvivenza a cinque anni più alta nei carcinomi più frequenti, ossia quelli a seno, colon retto e polmone. Migliora anche l’adesione agli screening, triplicata nel Meridione in cinque anni, che però resta sotto alle medie nazionali, dove per lo screening mammografico la copertura è passata dal 30% del 2020 al 50% del 2024, per il test che permette la diagnosi precoce del tumore del colon retto dal 17% al 33% e per lo screening cervicale dal 23% al 51%. Inoltre, al In 10 anni si registra il 9% di vittime in meno. Il 15% delle pazienti cambia regione per la chirurgia mammaria Il ministro della Salute Schillaci: «Le disuguaglianze tra le sfide urgenti» Sud permane l’elevata mobilità sanitaria, mentre all’opposto Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Lazio presentano i livelli di fuga più bassi, con valori rispettivamente intorno a 1,5%, 2,5% e 4%. Le tre regioni del Sud che presentano livelli di fuga più elevati sono anche quelle con i più bassi livelli di coperture dello screening. E non va dimenticato che resta ancora molta strada da fare sul fronte dell’educazione a stili di vita più sani. «Le disuguaglianze sociali nell’accesso alla diagnosi precoce e la persistenza di comportamenti a rischio rappresentano sfide urgenti, che richiedono un’azione decisa e coordinata», ha commentato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nella prefazione del rapporto, ricordando la centralità della prevenzione. Come ha sottolineato infine il presidente di Fondazione Aiom, Francesco Perrone, bisogna tutelare il diritto alla salute e contenere le disequità, ancora troppo evidenti: « È grande anche il bisogno di cure palliative, da associare alle terapie antineoplastiche, per evitare che il fine vita si traduca in un momento di abbandono». ---End text--- Author: ELISA CAMPISI Heading: IL RAPPORTO DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA DI ONCOLOGIA MEDICA Highlight: Image: -tit_org- In Italia calano i morti per tumore. Per le cure è fuga dal Sud -sec_org-
tp:writer§§ ELISA CAMPISI
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§---§
title§§ San Ra?aele perché il caos non è un caso
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Estratto da pag. 66 di "ESPRESSO" del 19 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-19T05:16:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ San Raffaele perché il caos non è un caso li infermieri sono come i Panda. In via di estinzione. E sono anche merce pregiata, da maneggiare con cautela, perché preziosissimi nel funzionamento di qualsiasi ospedale o casa di cura. È il primo insegnamento da trarre dalla vicenda San Raffaele dove, tra l'8 e il 9 dicembre, è scoppiato il caos con errori nella somministrazione di terapie (farmaci errati, dosi decuplicate) nel reparto Iceberg, il più avanzato e fiore all'occhiello del prestigioso nosocomio privato milanese, che fa capo al Gruppo San Donato, di proprietà della famiglia Rotelli e presieduto da Angelino Alfano, mentre il potente lobbista tunisino Kamel Ghribi ne è vicepresidente. La Procura di Milano ha avviato un’indagine a partire dalla relazione dei Nas per capire cosa sia successo esattamente nel reche viene da questa rmieri, parto Iceberg. Ciò che è noto al sa della irrazionale p i costi: momento è che al San Raffaele, formazione di nuov pedale di infermieri se ne sono andati sanitario, voluta dall 150 in meno di un anno, su un ria Bernini, questa c a corto totale di 1.350 professionisti, a dici si fanno carico d nalizza causa di stipendi bassi, eccesso agli infermieri – dive Non è un'opini hiando di sfruttamento, turni intensi e, lamentano gli interessati, scar«La programmazione strofe. sa disponibilità da parte dell'a- na e infermieristica digma zienda ad andare incontro alle ta. Quest'anno addir a finita richieste di recuperi, ferie e per- i posti a medicina d messi. Così 16 infermieri dell'I- tre vanno in pension privato ceberg hanno voltato le spalle no. L'organico comp all'azienda che, in fretta e furia, unità, a breve avremo ha reclutato una cooperativa, la Auxilium ci formati. Abbiamo Care, la quale ha mandato personale non ciata dal 2030 in po addestrato a gestire il reparto. Non si è veri- mila nuovi medici l’a ficata una tragedia solo grazie al tempestivo te dell'assenza del 33 intervento del personale medico. ri. In pratica sostitu E questo è il secondo insegnamento con i medici, riduce G che viene da questa storia: perché, a causa della irrazionale programmazione alla formazione di nuovi medici e personale sanitario, voluta dalla ministra Anna Maria Bernini, questa cosa – ovvero che i medici si fanno carico di attività oggi in capo agli infermieri – diventerà prassi. Non è un'opinione, è matematica: «La programmazione dei posti a medicina e infermieristica è totalmente sbagliata. Quest'anno addirittura abbiamo alzato i posti a medicina da 21 a 24mila, mentre vanno in pensione 8mila medici l'anno. L'organico complessivo è di 110mila unità, a breve avremo 60 mila nuovi medici formati. Abbiamo una tragedia annunciata dal 2030 in poi, quando avremo 12 mila nuovi medici l’anno a spasso, a fronte dell'assenza del 33 per cento di infermieri. In pratica sostituiremo gli infermieri con i medici, riducendone anche il salario a causa dell'elevata offerta sul mercato», dice a L'Espresso Francesco Longo, docente di management pubblico e socio-sanitario alla Bocconi, all'indomani della pubblicazione del volume Oasi 2025 sullo stato di salute della sanità italiana. Il volume è riassumibile in sette grandi problemi della sanità italiana. Uno di questi è proprio l'incapacità di programmare la formazione di un adeguato volume di medici e infermieri. Ma torniamo al caso San Raffaele, che è utile per introdurre il secondo grande dramma del Servizio sanitario nazionale, ovvero la capitolazione del modello lombardo, che prevedeva una perfetta armonia fra sanità pubblica, privata-convenzionata e privata-privata. La teoria è la seguente: «Abbiamo scoperto che non sta crescendo né la spesa pubblica, né quella privata. Questo perché gli italiani benestanti già si rivolgono alla sanità privata (e non hanno consumi in crescita), mentre il resto degli italiani, semplicemente, non può permettersela. Questo comporta una competizione di prezzi fra le strutture private che, a questo punto, offrono sconti per accaparrarsi risonanze magnetiche e tac: c’è chi la offre a 200 e chi a 500 euro, per esempio». Dunqu
e, alla disuguaglianza fra ricchi che si curano e poveri che non se lo possono permettere, e alla competizione fra ospedali privati, si aggiunge un terzo preoccupante guaio. Il rapporto Oasi evidenzia che i piani regionali di rientro e risanamento, in gran voga negli ultimi decenni, in realtà hanno portato a «una riduzione della quantità di personale e beni sanitari a parità di servizi offerti», spiega il professore, riferendosi all'incapacità del sistema di aumentare la produttività, ovvero di offrire servizi a fronte di una riduzione del personale e dei mezzi a disposizione. Detto altrimenti, si sono fatti tagli, ma non si è migliorato il modo di lavorare nei nosocomi. Un problema grande per la sanità pubblica, ma esplosivo per quella privata: «Nel pubblico, il mancato efficientamento viene compensato dal finanziamento in quota capitale; ma nel privato spesso l'unica fonte di guadagno è la prestazione sanitaria. Succede che, con la coperta (per tutti) sempre più corta, gli ospedali pubblici soffrono, ma quelli privati proprio non ce la fanno a sopravvivere con il rimborso di solo 22 euro a visita». Ecco perché i profitti degli ospedali privati sono crollati e, per quelli che lavorano solo in convenzione con il Ssn, i margini sono a zero. «Gli ospedali privati, se non riescono a essere super efficienti, chiudono in perdita e sono costretti a cedere padiglioni e unità», commenta il professore della Bocconi che fa notare come la profittabilità degli ospedali privati dipenda per lo più dall'area a pagamento, ovvero dal privato-privato, poiché le tariffe stabilite dal pubblico sono troppo basse. In pratica, il privato-convenzionato non regge e gli ospedali privati spingono i pazienti verso le visite totalmente a pagamento, per la Il grup gioia delle tasche degli italiani. detien In questo meccanismo si inserisce la necessità di ridur- osped re i costi fissi, ovvero i salari. dell’ec Ecco quindi che, al San Raffaele si cerca di contrarre i co- lomba sti ricorrendo alle cooperative: ha la n cosa che al padiglione Iceberg di fron ha scatenato il caos. l’indeb La situazione economica e finanziaria del Gruppo San Do- allarg nato è tale da richiedere masA pag sicci sforzi di efficientamento, visto che in autunno il gruppo ha ottenuto un maxi prestito da 1,52 miliardi di euro per pagare debiti pregressi (al 2024 il debito era di 1,57 miliardi) e utile a garantire i dividendi alla famiglia Rotelli, oltre che indispensabile per sostenere l'acquisizione del gruppo polacco Heart of Poland e altre società estere. La società ha emesso un bond da 800 milioni, con cedola del 6,5 per cento, e contratto mutui bancari per 720 milioni entrambi con scadenza al 2031 e interessi che si aggirano attorno ai 90-100 milioni di euro, mentre fino al 2024 gli oneri finanziari erano poco più della metà: 65,9 milioni. Parecchio per un gruppo che, all'ultima riga del bilancio 2024, genera utili per sette milioni, a fronte di 2,57 miliardi di euro di volume d’affari, in crescita del 49 per cento. Dunque, mentre il Ssn italiano sgancia ai privati meno del previsto, la strategia del gruppo San Donato è sostenere un'operazione di ricapitalizzazione ed espandersi all'estero, per aumentare così il volume d'affari, coprire i debiti con altri debiti, puntare a rimborsare gli interessi dovuti e, probabilmente, rinegoziare ulteriormente i debiti al 2031. Nei fatti, l'operazione ha sì ridotto il rischio di scadenza, ma ha aumentato il rischio di costo poiché all'elevato levarage (è al 5,54, contro una media del 3) ora si accompagna un costo del debito maggiore, rendendo la salute finanziaria del gruppo, dipendente dal mantenimento dell'ulteriore crescita del margine operativo lordo nei prossimi anni. In sostanza, l'azienda punta a migliorare la performance, anche abbassando i costi fissi, come i salari. È per questo che la vicenda del San Raffaele rischia di essere più di un incidente di percorso, ma un segnale di un modello di sanità privata che comincia a scricchiolare sotto al peso di stipendi non competitivi, che fanno a pugni con i livelli di qualità,
che devono restare eccellenti per consentire quell'alta marginalità indispensabile ad affrontare almeno il pagamento degli interessi sul debito monstre. Un argomento scivoloso e delicatissimo. Tutto questo avviene in un contesto di grande caos sanitario, dove – tornando ai sette problemi della sanità, presentati dal rapporto Oasi – facciamo i conti con spese assolutamente randomiche; il sorpasso delle visite a pagamento (51%) su quelle in regime di servizio sanitario nazionale e, sesto problema, l'ingovernabilità delle liste d'attesa. Ultimo problema, forse il più grave. Le risorse a disposizione del Ssn, sono così scarne da lasciare scoperte intere aree di bisogno. Ad esempio, l'Italia assiste solo un bambino su tre altrimenti dotato; stessa percentuale per la salute mentale; solo il 20 per cento delle dipendenze; sette anziani non autosufficienti ogni cento. Garantisce il 65 per cento dei farmaci. Il resto è a carico delle famiglie. «Anche se avessimo a disposizione il 10 per cento in più di risorse reali, non riusciremmo a coprire tutto. Dobbiamo porci la questione delle priorità e cominciare a discutere di dolorosi aut aut. Decidiamo di offrire una terza linea a un ultraottantenne malato di cancro, ovvero un farmaco oncologico che costa circa 30mila euro a terapia per aumentare l'aspettativa di vita di 2 mesi o con quel denaro trattare un bambino con disabilità per due anni?». Scelte dettate da un contesto di deserto demografico con cui gli italiani non accettano di fare i conti. Oggi i pensionati sono il doppio dei bambini: 14,4 contro 7,2 milioni. L'Inps sta in piedi grazie a 165 miliardi finanziati dalla fiscalità generale: un esborso che cresce di 10 miliardi l'anno, per puro impatto demografico. Questo spiazza qualsiasi altra spesa di welfare, sanità compresa. Il governo lancia vane promesse, promette soldi per la sanità e una pensione a 64 anni, e mette la testa sotto la sabbia di fronte ad allocazioni economiche casuali in sanità, dove non vengono curati i più fragili, i più poveri o i più bisognosi, ma i più fortunati che, nella tombola della sanità, riescono a estrarre una visita convenzionata al momento giusto. ---End text--- Author: GLORIA RIVA Heading: Highlight: Pochi infermieri, stretta sui costi: così l’ospedale rimane a corto ed esternalizza rischiando la catastrofe. È il paradigma di una pacchia finita anche nel privato Il gruppo che detiene il primato ospedaliero dell’eccellenza lombarda ha la necessità di fronteggiare l’indebitamento allargando l’utenza. A pagamento Image:IN PIAZZA Presidio e corteo del personale sanitario dell’Ospedale San Raffaele di Milano il 31 ottobre scorso IL BOARD Presentazione della nuova governance del Gruppo San Donato all'Ospedale San Raffaele nel 2019. Da sinistra, Paolo Rotelli, Angelino Alfano e Kamel Ghribi Per approfondire o commentare questo articolo o inviare segnalazioni scrivete a dilloallespresso@ lespresso.it -tit_org- San Ra?aele perché il caos non è un caso -sec_org-
tp:writer§§ GLORIA RIVA
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title§§ Stangata polizze, via la retroattività
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Estratto da pag. 4 di "MF" del 19 Dec 2025
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tp:ocr§§ Stangata polizze, via la retroattività L’ aumento dal 2,5 al 12,5% della tassazione per le polizze infortuni del conducente, allineato alla Rc Auto, sembra destinato a rimanere nel testo definitivo della prossima legge di Bilancio, ma l’intenzione del governo, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, sarebbe eliminare la retroattività di 10 anni che avrebbe consentito alle casse dello Stato di incassare circa 1 miliardo. Quella cifra, anzi un po’ di più, dovrebbe arrivare invece da una altro intervento previsto dall’emendamento omnibus alla manovra presentato dal governo, che riguarda sempre le assicurazioni: l’introduzione di un meccanismo di versamento, entro il 16 novembre di ogni anno, di un acconto pari all'85% del contributo sui premi delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti al Servizio sanitario nazionale (che è pari al 10,5% dei premi), che dovrebbe generare 1,3 miliardi (con una parte cge resterebbe ai territori autonomi). Sempre per le assicurazioni, in manovra c’è l’aumento dell’Irap del 2%, dal 5,9 al 7,9%. Tornando alle polizze per gli infortuni del conducente l’intenzione sarebbe appunto di eliminare la retroattività (contro cui le compagnie erano pronte ad opporsi con fermezza supportate da pareri legati), limitando l’aumento del 10% ai nuovi contratti con il governo che starebbe ragionando su uno sorta di payback (sconti sui premi da parte delle compagnie) per fare in modo che circa due terzi di quell’importo resti a carico delle imprese e non siano soli gli assicurati a pagarne il conto. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Anna Messia Heading: Highlight: Image: -tit_org- Stangata polizze, via la retroattività -sec_org-
tp:writer§§ Anna Messia
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title§§ Infermieri, flat tax al 5% nel privato
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Estratto da pag. 2 di "SOLE 24 ORE" del 19 Dec 2025
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tp:ocr§§ gli emendamenti in sanità Infermieri, flat tax al 5% nel privato La flat tax del 5% prevista sugli straordinari degli infermieri che lavorano nel Servizio sanitario va estesa anche a chi lavora nelle strutture sanitarie private associate all'Aiop e all'Aris. A prevederlo è un emendamento depositato ieri tra quelli riformulati e che dovrebbe essere approvato a breve. Intanto tra gli emendamenti approvati per la Sanità c’è la possibilità di impiegare giovani medici specializzandi (compresi quelli in formazione per diventare medici di famiglia) per fare le visite fiscali per conto dell’Inps attraverso incarichi libero professionali «finalizzate all'accertamento della malattia, esclusivamente nei casi di carenza di medici fiscali». Quanto alla prevenzione e la diagnosi precoce dell'obesità tra i giovanissimi e la presa in carico dei pazienti, si prevede l'istituzione nello stato di previsione del ministero della Salute di un Fondo da 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, finalizzato ad attuare un programma nazionale di screening per la prevenzione e la gestione dell'obesità tra i 13 e i 17 anni. E poi mini fondo da 500mila euro l'anno per sostenere le spese delle famiglie per i ricoveri e un milione di euro da destinare a un programma di prevenzione dell'Hiv. Più assunzioni nelle cure palliative con 20 milioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Infermieri, flat tax al 5% nel privato -sec_org-
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§---§
title§§ Dispositivi medici, la sfida passa da semplificazione, innovazione e competitività
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/19/2025121903138306341.PDF
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Estratto da pag. 21 di "SOLE 24 ORE" del 19 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-19T05:16:00+00:00
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tp:ocr§§ Dispositivi medici, la sfida passa da semplificazione, innovazione e competitività L’assemblea Revisione dei Regolamenti Ue cruciale per rispondere all’accelerazione di Cina e Usa Ernesto Diffidenti Semplificazione, innovazione e competitività. Si gioca su queste parole chiave il futuro dei dispositivi medici, oltre 4.600 aziende con 130mila addetti e un fatturato superiore a 19 miliardi. La revisione dei Regolamenti europei sui dispositivi medici e diagnostici in vitro, attualmente in corso, rappresenta un passaggio cruciale per rispondere all’accelerazione di Cina e Stati Uniti mentre in Italia è necessario una politica integrata tra i ministeri della Salute, dell’Economia e delle Imprese per garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e la competitività industriale. Dal palco dell’assemblea di Confindustria Dispositivi Medici, evento conclusivo del roadshow “Insieme per un Paese in salute”, promosso in occasione dei 40 anni dell’associazione, è il presidente, Fabio Faltoni, a indicare la rotta: «Serve superare definitivamente il meccanismo del payback e modernizzare il procurement pubblico, premiando qualità, innovazione e sostenibilità, non solo il prezzo». Nel suo intervento, Faltoni ha richiamato l’attenzione sul messaggio di saluto del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, secondo cui le «energie del settore sono state frenate negli ultimi decenni da un quadro normativo che ha messo a repentaglio la libertà d’impresa e minato la competitività del settore». «Ecco perché – ha affermato Meloni - siamo determinati a portare avanti un cambio di paradigma che associ una progressiva disponibilità di risorse per la salute con un parallelo lavoro di semplificazione». Un settore composto in larga parte da Pmi altamente specializzate e radicate nei territori, secondo Faltoni, ha bisogno di incentivi fiscali stabili, sostegno alla ricerca e sviluppo, strumenti di credito d’imposta accessibili e hub tecnologici capaci di attrarre capitali e talenti. In questo senso, il tavolo sulla governance annunciato dal ministero della Salute rappresenta un passaggio cruciale per avviare una riforma condivisa e stabile. E proprio dal ministro Orazio Schillaci, intervenuto ai lavori dell’Assemblea, è arrivata l’assicurazione che l’Italia «intende continuare a svolgere un ruolo attivo nell’ambito della riforma europea, portando la propria esperienza e le proprie proposte per definire regole equilibrate e orientate al paziente». Schillaci ha anche ribadito l’impegno sul fronte interno: «Con la finanziaria che stiamo approvando, il tetto di spesa per i dispositivi medici sale dal 4,4% al 4,6% (incremento che vale 280 milioni). Non è irrilevante se consideriamo che con l’aumento di oltre 6 miliardi del Fondo sanitario nel 2026 parliamo, rispetto al 2025, di 500 milioni di euro a favore del settore». Due gli ambiti sottolineati da Francesco De Santis, vicepresidente di Confindustria per la Ricerca e lo Sviluppo. Sul fronte digitale va riconosciuto «il ruolo centrale dei dispositivi medici per la raccolta dei dati, lo sviluppo di nuove soluzioni sanitarie e la gestione dei pazienti», mentre sul fronte degli investimenti in ricerca «vanno sviluppati strumenti semplici e strutturali, sia automatici fiscali, come il credito d’imposta per R&S e il Patent Box, sia strumenti di cofinanziamento, che hanno contribuito in modo decisivo alla crescita degli investimenti privati». Per il ministro del Mimit, Adolfo Urso, infine, per sostenere le performance dei dispositivi medici «sono urgenti nuovi investimenti». «Attraverso il Nuovo Piano - ha concluso - abbiamo riservato alle imprese 4 miliardi di euro nel 2026 che, se la manovra di bilancio andrà in porto come noi auspichiamo, potranno salire a quasi 8,5 miliardi nel triennio 2026-2028». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Ernesto Diffidenti Heading: Highlight: Image:L’urgenza. Per il presidente Falconi «serve superare definitivamente il meccanismo del payback» -tit_org- Dispositivi medici, la sfida passa da semplificazione, innovazione e compet
itività -sec_org-
tp:writer§§ Ernesto Diffidenti
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/19/2025121903138306341.PDF
§---§