title§§ Prendere di petto la cattiva sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701942602482.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO BARI E PUGLIA" del 17 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-17T03:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701942602482.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701942602482.PDF', 'title': 'CORRIERE DEL MEZZOGIORNO BARI E PUGLIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701942602482.PDF tp:ocr§§ PRENDEREDIPETTO LACATTIVASANITÀ Decaroeildoveredimobilitarsi A l primo posto delle preoccupazioni dei pugliesi, come ha evidenziato un sondaggio Ipsos realizzato per il Corriere prima delle elezioni regionali, vi è la sanità. Segno di una risposta inadeguata ai bisogni della salute. È necessario riflettere sulle carenze del Servizio sanitario regionale. Di chi la responsabilità? Indubbiamente dell’organo politico. E, al di là delle perorazioni scontate da parte di Michele Emiliano, la responsabilità è in parte della sua giunta. È la politica che prende le decisioni per il funzionamento del servizio e nomina i direttori generali delle Asl. La sanità pugliese è stata appesantita da numerose inefficienze, da scandali e corruzione che più volte hanno richiamato l’intervento della magistratura, da un management non proprio all’altezza delle sfide e dei problemi del settore e da scarsa trasparenza. Gli esiti sono evidenti: secondo il rapporto Gimbe dello scorso ottobre, in Puglia circa l’11 per cento della popolazione ha rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie. Parliamo di circa 400 mila persone che non si curano. Sono i più fragili, i più bisognosi di cure, ma anche i più poveri, coloro che non possono permettersi un accesso a pagamento in intramoenia o dal privato. Un’amministrazione di sinistra non può continuare sullo stesso andazzo. Il nuovo presidente della Regione, Antonio Decaro deve necessariamente affrontare il problema in tutta la sua gravità. E poiché non tutto dipende dalla Regione, occorre far pressione sul governo, se necessario. L’idea di salute che muove il governo Meloni strizza l’occhio più al privato che a una sanità pubblica. Lo dimostrano le scelte e i tentennamenti del ministro della Salute. Per esempio, sull’intramoenia. In questo momento è necessario sospenderla nei settori in cui le liste di attesa sono incompatibili con i bisogni. In realtà, invece di decidere, s’indugia. Eppure la sospensione era prevista dal Piano nazionale liste di attesa 2019-2021 e da quelli precedenti. Perché indugiare? È quanto le Regioni possono chiedere al ministro. Così pure sull’attività in convenzione dei medici di famiglia e sui loro tempi di attività. Molti esperti sono convinti che sia un’aberrazione i cui effetti si vedono sugli accessi impropri ai Pronto soccorso. Ma il governo Meloni ha assecondato il corporativismo delle associazioni di categoria. La Puglia con Decaro potrebbe alzare la voce su questi temi, promuovere una mobilitazione nazionale perché la tutela della salute non ha lo stesso valore a sinistra e a destra. Di questo bisogna essere consapevoli. ---End text--- Author: Pasquale Pellegrini Heading: Decaroeildoveredimobilitarsi Highlight: Image: -tit_org- Prendere di petto la cattiva sanità -sec_org- tp:writer§§ Pasquale Pellegrini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701942602482.PDF §---§ title§§ Monaldi, premiato progetto di Oculistica link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701989704061.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO NAPOLI E CAMPANIA" del 17 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-17T03:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701989704061.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701989704061.PDF', 'title': 'CORRIERE DEL MEZZOGIORNO NAPOLI E CAMPANIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701989704061.PDF tp:ocr§§ Monaldi, premiato progetto di Oculistica Servizio «Retina medica» I l servizio di «Retina medica», guidato da Gianluigi Manzi, presso l’Unità operativa complessa di Oculistica del Monaldi di Napoli, diretta da Francesco Calabrò, si è aggiudicato il bando «Roche per la ricerca» con un progetto in oftalmologia, candidato da Flavia Chiosi e selezionato e valutato da Fondazione Gimbe, in qualità di ente esterno garante di indipendenza e terzietà. Il bando (che in generale prevede oltre 1,5 milioni per 53 borse di studio destinate a data manager e infermieri di ricerca) ha destinato 30 mila euro al progetto «RoadMap». ---End text--- Author: Redazione Heading: Servizio «Retina medica» Highlight: Image: -tit_org- Monaldi, premiato progetto di Oculistica -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701989704061.PDF §---§ title§§ Accesso a Medicina: il flop annunciato di una riforma superflua. Oltre 90mila medici non lavorano nel SSN: il problema non è la carenza, ma la fuga dal pubblico e le specialità non attrattive link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703017410110.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "FIMMGNOTIZE.ORG" del 17 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-17T18:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703017410110.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703017410110.PDF', 'title': 'FIMMGNOTIZE.ORG'} tp:url§§ FIMMGNOTIZE.ORG tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703017410110.PDF tp:ocr§§ Accesso a Medicina: il flop annunciato di una riforma superflua. Oltre 90mila medici non lavorano nel SSN: il problema non è la carenza, ma la fuga dal pubblico e le specialità non attrattive mercoledì 17 dicembre 2025 15:19 - Notizie I risultati dei test di ammissione, le criticità segnalate da studenti e università e il successivo scontro politico confermano quanto già sostenuto dalla Fondazione GIMBE in sedi istituzionali: la riforma dell"accesso a Medicina era superflua e le modalità adottate non premiano il merito. Al di là del flop, occorre avviare una profonda riflessione politica sulla scelta di formare più medici, senza attuare misure concrete per arginarne la fuga dalla sanità pubblica e restituire attrattività e prestigio alla carriera nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN), in particolare per i medici di famiglia e le specialità disertate. Altrimenti continueremo ad investire denaro pubblico per laureare medici da destinare al libero mercato o all'Osterò. «Dopo la caporetto dei test di ammissione - spiega Cartabellotta - la Fondazione GIMBE, al fine di informare il dibattito pubblico e le decisioni politiche, ha rivalutato numeri e dinamiche della professione medica, evidenziando gli elementi di propaganda e le criticità di una riforma che oggi richiede una vera e propria "sanatoria di Stato" per non escludere migliaia di studenti che ambiscono a diventare medici». -1 dati smentiscono la narrazione della carenza di medici in Italia Confronti internazionali. Secondo i dati OCSE, aggiornati al 5 dicembre 2025 e riferiti a tutti i medici attivi in Italia dalla laurea al pensionamento, nel 2023 si contavano 315.720 medici, pari a 5,4 ogni 1.000 abitanti. Un valore superiore sia alla media OCSE (3,9) sia alla media dei paesi europei (4,1), che colloca l'Italia in 2a posizione tra i 31 paesi che forniscono il dato (figura i). I laureati in Medicina e Chirurgia nel 2023 sono stati 16,6 per loo.ooo abitanti, valore superiore alla media OCSE (14,3) e poco al di sopra della media dei paesi europei (16,3), che posiziona il nostro Paese al 9° posto tra i 31 paesi che forniscono il dato (figura 2). «Questi dati - spiega il Presidente confermano che i presupposti della riforma non si basavano su una carenza di medici in termini assoluti, ne su un numero insufficiente di laureati in Medicina e Chirurgia». Dati nazionali nel 2023 (ultimo anno disponibile). Medici dipendenti pubblici. Secondo il Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato (CA-RGS), i medici dipendenti del SSN erano 109.024 (1,85 medici per l.ooo abitanti). Medici convenzionati. Secondo i dati della Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (SISAC), i medici convenzionati erano 57.880, di cui 37.260 medici di medicina generale (MMG), 14.136 pediatri di libera scelta (PLS) e 6.484 specialisti ambulatoriali convenzionati. Medici in formazione specialistica. Secondo i dati forniti dall"Associazione Liberi Specializzandi i medici iscritti alle scuole di specializzazione erano 50.677. Medici iscritti al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale. Secondo le stime della FIMMG erano circa 6.000. Dal confronto con i dati OCSE emerge che quasi 93 mila medici censiti in Italia, pari al 29,4% del totale, non lavorano nel SSN, come dipendenti o convenzionati, ne risultano inseriti in percorsi formativi post-laurea (tabella i). «Peraltro, considerato che i dati sono riferiti al 2023 - commenta Cartabellotta - e che pensionamenti anticipati e licenziamenti volontari sono in aumento, oggi il divario potrebbe essere ancora maggiore». Carenze di medici nel SSN. «Il problema italiano - spiega Cartabellotta - non è rappresentato dalla mancanza di medici in termini assoluti, ma dal loro progressivo abbandono del SSN e da carenze selettive, perché sempre meno giovani scelgono la medicina generale e alcune specialità cruciali, ma poco attrattive». Per i medici di famiglia, sulla base dei dati SISAC, al 1° gennaio 2024 la Fondazione GIMBE stima una carenza di 5.575 MMG. Per i medici specialisti, la carenza può essere stimata solo analizzando i tassi di accettazione dei contratti di formazione specialistica. Nel concorso 2025-2026, a fronte di 14.493 contratti, ne sono stati assegnati 12.248 (85%), ma con tassi di assegnazione bassi o molto bassi in aree cruciali per il funzionamento del SSN: medicina d"emergenza-urgenza, chirurgia generale, medicina di comunità e delle cure primarie, radioterapia e tutte le specialità di laboratorio (tabella 2). «La soluzione per fronteggiare queste carenze selettive - chiosa Cartabellotta - non può certo essere quella di aumentare gli iscritti alle Facoltà di Medicina. Servono invece azioni mirate e interventi straordinari per restituire attrattività alla medicina generale e alle specialità disertate dai giovani medici». Posti programmati. Negli ultimi io anni accademici sono stati programmati n. 152.159 posti nei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, con un trend in costante aumento. In particolare, negli ultimi 3 anni i posti a bando sono aumentati di oltre il 51% (da 15.876 a 24.026) e con la riforma Bernini nel 2025-2026 di ben 3.159 unità rispetto all"anno precedente (+ 15,1%). Laureati. Dal 2015 al 2024 in Italia si sono laureati in Medicina e Chirurgia n. 95.533 studenti, con un trend in crescita: dai 7.396 del 2015 ai 9.497 del 2024 (figura 4). La media annua di laureati è aumentata da 8.961 del periodo 2015-2019 a 10.145 del 2020- 2024. Pensionamenti attesi. Secondo Agenas, tra il 2026 e il 2038 andranno in pensione oltre 39 mila medici dipendenti e tra il 2026 e il 2035 più di 20 mila medici convenzionati, pari a una riduzione media di circa 5.000 unità Fanno. Un numero di pensionamenti che, già prima della riforma Bernini, risultava ampiamente compensato dall'Offerta formativa esistente. «I dati - spiega Cartabellotta - mostrano chiaramente che la cosiddetta "gobba pensionistica", dopo aver raggiunto il picco nel triennio 2023-2025, era destinata a ridursi progressivamente negli anni successivi. Per questo motivo, Faumento massiccio dei posti a Medicina non risponde a un reale fabbisogno strutturale». A ciò si aggiunge un elemento temporale cruciale: «I nuovi medici formati con l'attuale riforma entreranno nel mercato del lavoro non prima di 9-11 anni. Questo significa che il forte incremento degli accessi rischia di produrre, nel medio-lungo periodo, un numero di laureati superiore alle reali capacità di assorbimento del SSN, aprendo una nuova stagione di pletora medica, già sperimentata in passato e associata a scarsa valorizzazione professionale e lavoro sottopagato». «La riforma Bernini - spiega Cartabellotta - è stata lanciata con slogan populisti: "abolizione del numero chiuso", "stop al test d'ingresso", "offerta formativa d"eccellenza". E ha puntato su una selezione basata su esami di merito da sostenere dopo un semestre filtro di formazione su tré materie: biologia, chimica e fìsica. Ma nei fatti il numero "chiuso" non è mai stato abolito e sono state concentrate almeno 450 ore di lezioni e studio in soli 60 giorni, con didattica prevalentemente a distanza e scarsa interazione con i docenti. Il tutto culminato in un triplice esame universitario svolto in un contesto di concorrenza tossica, con tré prove consecutive (87 secondi a domanda), intervallate da una pausa di 15 minuti». L'ipotesi oggi sul tavolo è l'adozione di una graduatoria nazionale che includa tutti Í candidati fino all"esaurimento dei posti disponibili, demandando ai singoli atenei il recupero dei debiti formativi. «Una sanatoria - commenta il Presidente - che certifica il fallimento della riforma Bernini: dall"ambiziosa pretesa di una selezione basata sul merito all'inevitabile compromesso del "6 politico". Con tempi talmente compressi da costringere a chiudere un occhio, se non entrambi, sul reale livello di preparazione degli studenti». Al di là delle soluzioni tampone, la riforma resta un cantiere aperto, alla ricerca di un equilibrio tra programmazione del fabbisogno di medici e una selezione meritocratica, equa e trasparente. «Per realizzare un sistema di accesso coerente con i bisogni del SSN - aggiunge Cartabellotta - la Fondazione GIMBE propone alcune azioni correttive, indispensabili per evitare che i costi economici e sociali della riforma superino i benefici». Tra le priorità: garantire supporto economico e logistico agli studenti del semestre filtro; rivedere tempi e modalità delle prove, affiancando ai quiz strumenti in grado di valutare le attitudini alla professione medica; rafforzare sicurezza e uniformità delle selezioni. Ma soprattutto, è indispensabile un coinvolgimento stabile di tutti gli stakeholder, sotto la regia congiunta di MUR e Ministero della Salute, evitando approcci unilaterali e soluzioni "muro contro muro". «La riforma Bernini - conclude Cartabellotta - ha alimentato l'allusione che laureare più medici fosse la panacea per risolvere i problemi del SSN. I dati raccontano invece una realtà ben diversa: in Italia ci sono tanti medici, che però fuggono dalla sanità pubblica, e la medicina generale e varie specialità cruciali per il sistema sono disertate perché poco attrattive. È evidente che senza interventi mirati per risolvere queste criticità la riforma rischia di utilizzare risorse pubbliche per formare una nuova pletora medica destinata al libero mercato, in una sanità dove il pubblico arretra e il privato avanza. E visto che gli obiettivi dichiarati, migliorare la qualità della formazione e valorizzare capacità e merito, sono clamorosamente falliti, è indispensabile mettere da parte polemiche politiche e procedere in maniera costruttiva con la "riforma della riforma"». -tit_org- Accesso a Medicina: il flop annunciato di una riforma superflua. Oltre 90mila medici non lavorano nel SSN: il problema non è la carenza, ma la fuga dal pubblico e le specialità non attrattive -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703017410110.PDF §---§ title§§ Nomine medici di base coperti solo 23 incarichi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703075906775.PDF description§§

Estratto da pag. 28 di "MATTINO BENEVENTO" del 17 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-17T05:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703075906775.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703075906775.PDF', 'title': 'MATTINO BENEVENTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703075906775.PDF tp:ocr§§ Gli scenari del territorio Nomine medici di base coperti solo 23 incarichi In arrivo 5 professionisti in città e 18 in 13 centri della Provincia ` Restano scoperte nove posizioni carenze nel Fortore e nel Medio Calore ` LA SANITÀ Luella De Ciampis Sono 23 in totale i medici di Medicina generale sanniti inseriti nella graduatoria regionale annuale, individuati per la copertura di una parte dei 32 posti vacanti con ruolo unico di assistenza primaria. L’ufficializzazione delle nomine prevede l’arrivo di cinque medici in città e di altri 18 in 13 comuni del territorio provinciale.I centri coinvolti, oltre al capoluogo, sono San Giorgio del Sannio e Montesarchio, dove è previsto l’inserimento di tre medici di famiglia per ognuno dei due comuni; Airola, dove è previsto l’ingresso di due nuovi medici; Cerreto Sannita, Circello, Melizzano, Pesco Sannita, Pietraroja, Pontelandolfo, Sant’Agata de’ Goti, San Giorgio la Molara, San Lorenzello e Solopaca, dove è prevista la nomina di un medico per ognuno dei dieci comuni. All’appello ne mancano ancora nove, perché alcune zone, soprattutto nelle aree del Fortore e del Medio Calore, non sono state oggetto di scelta da parte dei medici. Il bando per la presentazione delle domande era uscito in estate, ma le nomine, su accettazione dei professionisti, sono state formalizzate dalla Regione solo nelle ultime ore. In base alle stime ufficiali, sia a livello regionale che nazionale, la professione soffre oggi di una crescente disaffezione da parte dei giovani medici, legata a condizioni di lavoro non sostenibili, alla mancanza di tutele contrattuali, alla scarsa integrazione nel Servizio sanitario nazionale e a prospettive di carriera limitate. I NODI Già attualmente la carenza di personale, che interessa in special modo l’ex guardia medica, impone una gestione oculata dei professionisti disponibili per coprire i vuoti di organico con cadenza mensile. Che si arrivasse a una carenza di professionisti anche nell’ambito della Medicina generale era nell’aria già da qualche anno perché l’età media dei professionisti in servizio appariva elevata già a partire dal 2020, quando si cominciava a realizzare che l’assistenza primaria, relativa ai medici di famiglia, era nelle mani di professionisti nati dal 1955 in poi. In questa fase, l’emergenza che fino a questo punto ha interessato in special modo i medici che prestano servizio sulle ambulanze sta cominciando a coinvolgere sia la medicina di base sia, in maniera più complessa, la continuità assistenziale, ambito in cui la carenza di personale è molto più evidente. Da tempo c’era la consapevolezza che tra il 2025 e il 2026 si sarebbe verificata una “gobba” pensionistica che, facendo i conti con l’età dei professionisti attualmente in servizio, darà seguito all’esodo di una buona percentuale di medici anche nel corso del 2026. I DATI A diffondere i dati generali, tutt’altro che rassicuranti, è il report della Fondazione Gimbe, secondo cui sul territorio nazionale mancano 5.500 medici di Medicina generale, mentre il 52% di quelli in attività ha un numero eccessivo di pazienti. Nei prossimi tre anni altri 7.300 medici di Medicina generale raggiungeranno l’età della pensione. A questo si aggiunge il disinteresse dei giovani nei confronti della professione medica, mentre la popolazione continua a invecchiare. Per la continuità assistenziale, l’azienda sanitaria sta continuando a muoversi anche nell’ambito delle convocazioni a tempo per cercare di colmare i vuoti che si creano per effetto di pensionamenti e dimissioni legati a nuove opportunità di lavoro. Nel frattempo si cercano misure in grado di incentivare le giovani generazioni a intraprendere la professione di medico di Medicina generale e di potenziare i presidi delle ex guardie mediche. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Luella De Ciampis Heading: Highlight: Image: -tit_org- Nomine medici di base coperti solo 23 incarichi -sec_org- tp:writer§§ Luella De Ciampis guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703075906775.PDF §---§ title§§ ''Il 2026 sarà un anno di mobilitazione Pronti alla lotta per salvare la sanità" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703189807866.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "NUOVA DEL SUD" del 17 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-17T07:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703189807866.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703189807866.PDF', 'title': 'NUOVA DEL SUD'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703189807866.PDF tp:ocr§§ Cgil, il segretario di Potenza Esposito preannuncia le prossime sfide nel corso dell’assemblea di fine anno “Il 2026 sarà un anno di mobilitazione Pronti alla lotta per salvare la sanità” POTENZA - “Il 2026 sarà un anno di grande mobilitazione, a livello nazionale quanto a livello territoriale. Siamo pronti per le prossime iniziative sulla sanità e per il referendum sulla giustizia”. Così il segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito, all’assemblea generale di fine anno che si è svolta ieri nella sede della Cgil. Rispetto al primo punto, Esposito ha sottolineato come la sanità rappresenti un’urgenza in Italia e in Basilicata. “Noi - ha proseguito Esposito crediamo che quella della sanità sia una delle vertenze principali da affrontare il prossimo anno, anche a livello territoriale. Secondo i dati Gimbe, la Basilicata è tra le otto regioni che ha peggiorato la sua situazione nel 2023 per quanto riguarda il rispetto dei Lea, mentre è di 81 milioni il costo relativo Nel co alla migrazione sani- lavori è st taria così ribadito come rilealla legg vato dalla Corte dei sulla r Conti, che della gi ha parlato di una ele“In prim vata proi com pensione al refere ricovero in fuga per prom (35,77%), collocando il fronte p la Basilicae trasv ta al secondo posto della classifica nazionale, dietro soltanto al Molise. Una situazione che si aggraverà certamente nel momento in cui a livello nazionale la legge di Bilancio 2026 continua nel ridurre le risorse destinate al sistema sanitario nazionale confermando il trend di disinvestimento che porterà il fabbisogno sanitario nazionale al 6% del Pil, lontano dagli standard europei. Le risorse sono destinate in modo sbilanciato. Si assiste a un sistematico incremento delle quote per il settore privato e la farmaceutica, mentre le risorse per il personale sanitario sono compresse: fondi per assunzioni inadeguati e aumenti Cgil, il se “Il 2 Pro salariali irrisori. La conseguenza è l’arretramento del servizio pubblico: carenza di personale, tempi d’attesa insostenibili, diseguaglianze territoriali crescenti e l’inevitabile privatizzazione delorso dei la sanità tato anche con costi o il “no” a carico dei cittage Nordio dini. La proposta riforma della Cgil iustizia: - ha affermato mavera Esposito mitati è di fissaendari re il finanziamento muovere del sistepiù ampio ma sanitario naversale” zionale almeno al 7,5% del Pil, di avviare un piano straordinario di assunzioni, di valorizzare il lavoro sanitario e di completare i progetti del piano nazionale di ripresa e resilienza - Missione 6 Salute -, oggi in forte ritardo. Tra le priorità, il potenziamento della rete territoriale dei servizi di prossimità, dei consultori familiari, dei servizi di salute mentale e dell’assistenza per anziani e non autosufficienti. Su questi obiettivi confederali, chiari, precisi e impegnativi, occorre proseguire nella mobilitazione per la difesa e il rilancio del servizio sanitario nazionale a tutela del diritto alla salute delle persone e della collettività. Ci aspetta quindi un impegno e un lavoro capillare per promuovere la partecipazione e la consapevolezza di lavoratrici e lavoratori, pensionati, cittadini, istituzioni, comunità per impedire lo smantellamento del sistema sanitario nazionale e la privatizzazione della salute”. L’assemblea Cgil ha anche ribadito il proprio “no” alla legge Nordio sulla riforma della giustizia italiana, “una vera e propria controriforma che altera i principi costituzionali e mina l’indipendenza della magistratura - ha detto Esposito - e che ci vedrà impegnati nei comitati referendari nella campagna della prossima primavera, promuovendo il fronte più ampio, inclusivo e trasversale possibile di tutte le forze politiche, sociali, culturali che condividono la volontà di bocciare alle urne questa legge che mina la nostra Costituzione e fermare la deriva autoritaria del governo Meloni”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Nel corso dei lavori è stato anche ribadito il “no” alla legge Nordio sulla riforma della giustizia: “In primavera i comitati referendari per promuovere il fronte più ampio e trasversale” “La Basilicata è tra le otto regioni che ha peggiorato la sua situazione nel 2023 per quanto riguarda il rispetto dei Lea mentre è di 81 milioni il costo della migrazione sanitaria” Image:“La Basilicata è tra le otto regioni che ha peggiorato la sua situazione nel 2023 per quanto riguarda il rispetto dei Lea mentre è di 81 milioni il costo della migrazione sanitaria” L’intervento di Vincenzo Esposito -tit_org- ''Il 2026 sarà un anno di mobilitazione Pronti alla lotta per salvare la sanità” -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703189807866.PDF §---§ title§§ «Sanità e sperequazioni, serve coordinamento» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703177207744.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "SANNIO QUOTIDIANO" del 17 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-17T07:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703177207744.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703177207744.PDF', 'title': 'SANNIO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703177207744.PDF tp:ocr§§ «Sanità e sperequazioni, serve coordinamento» Fondazione Gimbe "Il nostro Servizio Sanitario Nazionale si sta progressivamente frammentando in 21 sistemi sanitari regionali, con differenze profonde nella capacità di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza. Questa frammentazione mina un principio fondamentale. Il nostro diritto alla tutela della salute, sancito dalla Costituzione, rischia di trasformarsi in un privilegio legato al luogo di residenza o alle possibilità economiche individuali. I dati evidenziano: Diseguaglianze di accesso alle cure; Iniquità di trattamento tra cittadini e cittadine di Regioni diverse; sprechi di risorse preziose che potrebbero essere reinvestite in servizi alle persone" così la Fondazione Gimbe. "E' urgente potenziare il ruolo di indirizzo, coordinamento e verifica dello Stato. Lo Stato deve tornare a essere il garante dell’equità del sistema, assicurando che tutte le Regioni rispettino pienamente i Livelli Essenziali di Assistenza, senza deroghe e senza eccezioni" la conclusione. ---End text--- Author: Redazione Heading: Fondazione Gimbe Highlight: Image: -tit_org- «Sanità e sperequazioni, serve coordinamento» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121703177207744.PDF §---§ title§§ Il valore del terzo settore e la qualità della cura per l'HIV link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747505651.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 17 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-17T04:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747505651.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747505651.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747505651.PDF tp:ocr§§ Il valore del terzo settore e la qualità della cura per l’HIV S ono 144 gli Enti attivi che si occupano di HIV in Italia e l’80% risulta iscritto al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Si tratta di un segno tangibile di un consolidamento istituzionale crescente, nonostante rispetto alla tipologia e alle caratteristiche degli Enti emerga una forte eterogeneità in termini di struttura, target, risorse e ambiti di intervento. Le attività del Terzo Settore portano a risparmi stimati fino a un milione di euro l’anno grazie a diagnosi più tempestive e supporto psicologico. È quanto si evince dall’indagine sul valore generato dal Terzo Settore e sulla qualità della cura, condotta nel 2025 da HIV Outcomes Italia e presentata nel corso della conferenza stampa “Prendersi cura oltre la clinica in HIV: il valore del terzo settore e la qualità della cura”. L’incontro, organizzato alla Camera su iniziativa del deputato Gian Antonio Girelli, è stato promosso da HIV Outcomes Italia, con il supporto di Fondazione The Bridge. «La ricerca di HIV Outcomes Italia - ha spiegato Rosaria Iardino, Presidente di Fondazione The Bridge - fornisce un quadro aggiornato delle realtà associative attive in ambito HIV in Italia, valutandone il valore generato a livello sociale, sanitario ed economico, ed esplora la percezione della qualità dell’assistenza, sia dal punto di vista delle organizzazioni sia da quello dei pazienti. Le stime economiche dell’impatto del lavoro del Terzo Settore indicano che gli interventi messi in campo in questo ambito contribuiscono a significativi risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale, sia diretti che indiretti. A livello sociale e psicologico, offrono servizi fondamentali di counselling e supporto tra pari, colmando le lacune del SSN e contribuendo a ridurre l’isolamento, favorire l’accettazione della diagnosi e migliorare l’aderenza terapeutica». (G. S.) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il valore del terzo settore e la qualità della cura per l’HIV -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747505651.PDF §---§ title§§ Povertà da cancro: la sfida invisibile che mette a rischio salute e uguaglianza link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747305653.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 17 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-17T04:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747305653.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747305653.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747305653.PDF tp:ocr§§ Povertà da cancro: la sfida invisibile che mette a rischio salute e uguaglianza L’OCCHIO clinico «Le Istituzioni vanno sensibilizzate al tema della tossicità finanziaria che affligge i malati, perché la cura della persona affetta da tumore non può prescindere dalla sostenibilità economica nella vita quotidiana. Altrimenti si passa dalla vittoria clinica, alla sconfitta sociale». Così si esprime Elisabetta Iannelli, Segretario generale di FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) e Presidente di AIMAC (Associazione Italiana Malati di Cancro), rispetto al problema della tossicità finanziaria in corso di malattia oncologica. Nota per le sue battaglie su questo argomento, troppo spesso in ombra, ma di grande impatto sul quotidiano dei malati e delle loro famiglie, l’avvocato Iannelli ha redatto di recente una sorta di vadecum riguardante la declinazione di questo problema per i liberi professionisti, e in particolare per gli avvocati. Mentre infatti esistono una serie di tutele per i lavoratori pubblici alle prese con le cure di una malattia oncologica, tutto ciò non si applica ai liberi professionisti. «La tossicità finanziaria - prosegue la Iannelli - mette in gioco dei diritti costituzionali fondamentali: quello alla salute e il principio di uguaglianza. Quando le difficoltà economiche ostacolano l’accesso alle cure o ne compromettono la continuità, si crea una disuguaglianza che il sistema non può ignorare». Nonostante l’Italia disponga di un Servizio Sanitario Nazionale universale, la realtà della malattia è molto variegata. Le tutele esistono (esenzioni, indennità, congedi, diritto all’oblio oncologico) ma sono spesso frammentarie, difficili da ottenere e poco conosciute. Per molti pazienti, soprattutto giovani, precari o autonomi, la malattia significa anche perdita di reddito, spese impreviste, percorsi burocratici estenuanti. Secondo Iannelli, il sistema di protezione è ancora troppo legato a un modello di lavoro ‘fisso’, molto lontano dalla realtà di oggi. Servirebbero tutele specifiche per autonomi e precari. E soprattutto semplificazione. Perché non si può chiedere a chi combatte contro il cancro, di combattere anche la burocrazia. Peraltro, non è un problema di nicchia. Un’analisi del 2016 ha rilevato che il 22,5% dei pazienti oncologici in trattamento sviluppa tossicità finanziaria e che questo aumenta il rischio di morte del 20%. La ‘povertà da cancro’, dunque può incidere anche sulla sopravvivenza. «Per questo - conclude Iannelli contrastarla deve diventare parte integrante della cura. Curare i pazienti significa anche difendere la loro dignità economica». ---End text--- Author: Maria Rita Montebelli Heading: L’OCCHIO clinico Highlight: Image: -tit_org- Povertà da cancro: la sfida invisibile che mette a rischio salute e uguaglianza -sec_org- tp:writer§§ Maria Rita Montebelli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747305653.PDF §---§ title§§ L'accesso alle cure è l'emergenza = Sanità, l'accesso alle cure è l'emergenza Liste d'attesa infinite e diritti sospesi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701753405662.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "L'IDENTITÀ" del 17 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-17T04:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701753405662.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701753405662.PDF', 'title': "L'IDENTITÀ"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701753405662.PDF tp:ocr§§ L’allarme di Cittadinanzattiva L’accesso alle cure è l’emergenza Sanità, l’accesso alle cure è l’emergenza Liste d’attesa infinite e diritti sospesi L’ALLARME DI CITTADINANZATTIVA I n Italia il problema non è come si viene curati, ma se si riesce a esserlo. L’accesso alle prestazioni sanitarie è diventato il vero collo di bottiglia del Ssn, il punto in cui il diritto alla salute si inceppa e, spesso, si dissolve. Liste d’attesa interminabili, carenza di personale e servizi territoriali fragili hanno trasformato l’ingresso nel sistema pubblico in un percorso a ostacoli. ELEONORA CIAFFOLONI a pagina 5 I n Italia il problema non è come si viene curati, ma se si riesce a esserlo. L’accesso alle prestazioni sanitarie è diventato il vero collo di bottiglia del Servizio sanitario nazionale, il punto in cui il diritto alla salute si inceppa e, spesso, si dissolve. Liste d’attesa interminabili, carenza di personale e servizi territoriali fragili hanno trasformato l’ingresso nel sistema pubblico in un percorso a ostacoli che esclude, scoraggia e seleziona. I dati presentati da Cittadinanzattiva al Ministero della Salute parlano chiaro: quasi la metà delle 16mila segnalazioni dei cittadini raccolte nel 2024 (il 47,8%) riguarda difficoltà di accesso alle cure. Non si tratta di casi limite, ma della quotidianità di chi prova a prenotare un esame, una visita specialistica, un controllo fondamentale per la prevenzione o la gestione di una patologia cronica. E non si tratta più un disservizio temporaneo, bensì di una barriera strutturale, un filtro che "decide" chi entra e chi resta fuori dal sistema sanitario pubblico. E lo dicono i numeri: servono fino a 720 giorni per una colonscopia, oltre 360 per una TAC e più di 500 giorni per una prima visita specialistica. Non significa solamente attendere per un controllo, ma sperare che ci si possa accedere. Per quasi la metà dei richiedenti questo non accade e le strade si dividono: provare a curarsi in un’altra Regione (oltre il 40% degli italiani), rivolgersi al prIvato o, per chi non ha le possibilità per farlo, rinunciare alle cure. Numeri che descrivono un sistema che ha smesso di garantire prevenzione e diagnosi tempestiva. Uno dei dati più allarmanti riguarda le prestazioni classificate come urgenti. Secondo l’elaborazione su dati Agenas 2025, un paziente su quattro con priorità “U” per una colonscopia attende oltre 105 giorni, a fronte di un limite massimo fissato per legge in 72 ore. Non si tratta quindi di flessibilità o inevitabili ritardi, ma di tempi sforati di settimane e mesi. Il rispetto dei tempi massimi, in generale, è garantito solo per circa metà delle prestazioni. L’altra metà resta sospesa in una zona grigia e il cittadino viene costretto a scegliere tra il peggioramento della propria condizione o il ricorso al privato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: curarsi è diventato un lusso. L’83,6% delle segnalazioni indica le liste d’attesa come principale criticità e oltre il 55% dei cittadini dichiara di aver rinunciato ad almeno una visita o a un esame nel Servizio sanitario nazionale negli ultimi dodici mesi. Non per scelta. Di fronte a un pubblico che non risponde, l’85,9% di chi rinuncia è costretto a pagare di tasca propria. Una spesa che pesa soprattutto sui redditi medio-bassi e che trasforma la sanità universale in un sistema selettivo, dove la rapidità della cura dipende dal portafoglio. Una deriva che colpisce soprattutto i pazienti più fragili, tra cui coloro che soffrono di malattie rare. Tra loro, oltre il 43% è costretto a spostarsi per ricevere cure adeguate, il 78% sostiene costi diretti per la gestione della patologia e il 68,3% denuncia tempi di attesa incompatibili con la continuità assistenziale. A rendere il quadro ancora più critico è la disomogeneità territoriale. Alla richiesta di dati sulla legge 107/2024 per la riduzione delle liste d’attesa, sul totale delle amministrazioni regionali solo 13 hanno risposto - di cui solo otto in modo completo, mentre ben cinque Regioni non hanno risposto affatto. E così, le disuguag lianze territoriali continuano a crescere, con un divario sempre più netto tra Nord e Sud. Il paradosso finale è politico. L’Italia è l’unico grande Paese europeo senza un Piano Sanitario Nazionale aggiornato: l’ultimo risale al 2008. Diciassette anni senza una strategia complessiva, mentre si accumulano decreti, riforme parziali e investimenti a pioggia. Nel frattempo, il personale sanitario diminuisce, l’emergenza-urgenza è in affanno cronico e i servizi territoriali faticano a decollare. Cittadinanzattiva con questo report, chiede maggiore formazione, incentivi per colmare le carenze di personale, piena attuazione del DM 77, realizzazione effettiva delle Case e degli ospedali di comunità e applicazione uniforme delle norme sulle liste d’attesa. Insomma, condizioni minime di sopravvivenza del Ssn e del diritto alla salute. Perché un diritto che non si può esercitare non è più un diritto. ---End text--- Author: ELEONORA CIAFFOLONI Heading: L’ALLARME DI CITTADINANZATTIVA Highlight: Il 47,8% degli italiani denuncia difficoltà di accesso alle cure L’ultimo Piano Sanitario Nazionale risale al 2008 Image: -tit_org- L'accesso alle cure è l'emergenza Sanità, l’accesso alle cure è l’emergenza Liste d’attesa infinite e diritti sospesi -sec_org- tp:writer§§ ELEONORA CIAFFOLONI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701753405662.PDF §---§ title§§ Gli under 24 al volante: il 50% con il telefonino, uno su 5 sotto alcol = Un anno di attesa per fare la tac, e per una colonscopia sono due link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701752905661.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "LEGGO" del 17 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-17T04:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701752905661.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701752905661.PDF', 'title': 'LEGGO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701752905661.PDF tp:ocr§§ Il report sui tempi della sanità pubblica: «A rischio il diritto alla salute» «Un anno di attesa per una tac» Un anno di attesa per fare la tac, e per una colonscopia sono due (C) Ced Digital e Servizi | 1765940206 | 93.63.249.37 | sfoglia.leggo.it Il report di Cittadinanzattiva sulla base di 16mila segnalazioni. «A rischio il diritto alla salute» LA SANITÀ LUMACA d Liste d'attesa e carenza di personale mettono a rischio l'effettività del diritto alla salute. È quanto emerge da un report di Cittadinanzattiva. Fino a 360 giorni per una Tac, 720 per una colonscopia e 500 giorni per le prime visite specialistiche. Ferrero a pagina 3 Odissea sanità. Dalle liste d'attesa alla carenza di personale, per gli italiani curarsi sembra essere diventato quasi un lusso. La denuncia è di Cittadinanzattiva, che ha presentato due nuovi rapporti sulla salute. Dall'analisi sul 2024 di oltre 16mila segnalazioni dei cittadini fatte all'associazione emerge che il 47,8% riguarda difficoltà di accesso alle prestazioni, soprattutto per le lunghe liste d'attesa, principale criticità del servizio sanitario nazionale. E così per una Tac si può attendere fino a 360 giorni, per una colonscopia si può arrivare anche a 720 giorni e 500 giorni per le prime visite specialistiche. Secondo un'elaborazione su dati Agenas 2025, però, nella fascia di priorità urgente la colonscopia supera, per un paziente su quattro, i 105 giorni rispetto al limite delle 72 ore. Per gli esami differibili (entro 60 giorni) i tempi massimi sono ampiamente superati e arrivano fino a 147 giorni per la mammografia e a 177 giorni per la visita dermatologica. Inoltre, solo il 40,6% delle prestazioni diagnostiche e il 34,5% delle visite specialistiche vengono accettate dal cittadino alla prima disponibilità proposta dal Cup. Il rispetto dei tempi massimi è garantito solo per circa metà delle prestazioni. Dai rapporti emergono anche forti disuguaglianze territoriali, con l'accesso alle cure ancora dipendente dalla regione di residenza, con un netto divario Nord-Sud. Alcune Regioni garantiscono una presa in carico attiva del cittadino, altre demandano tutto alla burocrazia o non forniscono informazioni. Le disuguaglianze si riflettono anche sui pazienti cronici e rari. L'83,6% dei cronici indica i tempi di attesa come principale criticità; oltre il 55% ha rinunciato almeno a una visita o esame negli ultimi 12 mesi e l'85,9% ha sostenuto spese di tasca propria, soprattutto per farmaci, integratori e visite specialistiche, rendendo la gestione della cronicità gravosa per chi è in condizioni economiche fragili. Inoltre, il 43% deve spostarsi in un'altra regione e il 78% affronta costi diretti elevati. Per Cittadinanzattiva serve «un nuovo Piano Sanitario Nazionale e l'attuazione piena delle riforme». «Chiediamo a istituzioni e professionisti - dice la segretaria nazionale Anna Lisa Mandorino - di ritornare a un dibattito unitario per dare nuovo ossigeno ad un concetto di salute basata sulle persone». riproduzione riservata ® ---End text--- Author: Chiara Ferrero Heading: LA SANITÀ LUMACA Highlight: Image: -tit_org- Gli under 24 al volante: il 50% con il telefonino, uno su 5 sotto alcol Un anno di attesa per fare la tac, e per una colonscopia sono due -sec_org- tp:writer§§ Chiara Ferrero guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701752905661.PDF §---§ title§§ Psichedelici e salute mentale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747205652.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "MANIFESTO" del 17 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-17T04:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747205652.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747205652.PDF', 'title': 'MANIFESTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747205652.PDF tp:ocr§§ Fuoriluogo Psichedelici e salute mentale A novembre, Advanced research projects agency for health (Arpa-h) ha stanziato 100 milioni di dollari per un’iniziativa dedicata a sviluppare risposte terapeutiche relative a necessità di salute mentale e comportamentale negli Usa. L’Evidence-based validation & innovation for rapid therapeutics in behavioral health (Evident) è il più ambizioso tra i progetti su salute mentale mai promosso dall’Arpa-h. Obiettivo dell’iniziativa è promuovere «una nuova era nella salute comportamentale generando e convalidando endpoint clinici oggettivi, pronti per la Food and drug administration (Fda), per terapie emergenti, consentendo miglioramenti rapidi, personalizzati e duraturi nella salute mentale e comportamentale». Il progetto potrebbe consentire un miglioramento di offerte terapeutiche per questioni di salute mentale grazie a misure predittive degli effetti degli interventi, migliorando la capacità di identificare quando una determinata terapia sarà più efficace e per chi, nonché di monitorare gli effetti rapidi dei trattamenti quando si verificano. L’iniziativa vuole anche definire nuovi standard per lo sviluppo di farmaci e l’assistenza clinica. Sebbene Evident non sia un progetto interamente psichedelico, la struttura dell’iniziativa e la sua presentazione suggeriscono che i «neuroplastogeni» (farmaci di nuova generazione capaci di «riaccendere» la plasticità del cervello, cioè la sua capacità di modificarsi, adattarsi e rigenerarsi), dovrebbero avere un ruolo di primo piano insieme alla neuromodulazione e alla terapia digitale. L’annuncio segue la richiesta avanzata dall’alleanza Parea, presentata in anteprima il 6 novembre scorso alla Contro-conferenza sulle droghe della società civile, che invita la Commissione europea a finanziare un progetto simile per la salute mentale implementando i 6,5 milioni di euro già stanziati per il consorzio PsyPal per un progetto di cinque anni. L’Agenzia Arpa-h è stata creata nel 2022 e finanzia aree di ricerca e sviluppo ad alto rischio, e alto rendimento, volte a innovazioni trasformative per la salute note come moonshot. Il nuovo moonshot Evident è uno dei progetti più ampi finora ideati dall’Agenzia. Il bando specifica che i neuroplastogeni possono includere ketamina, ibogaina, psilocibina, Lsd e Dmt e si concentra sulla «produzione di dati più solidi sugli esiti clinici individuali e sulla comprensione della risposta unica di ciascun paziente a nuovi approcci terapeutici». Uno degli obiettivi prioritari è convalidare endpoint oggettivi pronti per l’Fda per interventi di salute comportamentale ad azione rapida. Il programma, potenzialmente rivoluzionario, si rivolge ai principali bisogni insoddisfatti in ambito di ansia, depressione, disturbi da uso di sostanze psicoattive e disturbi da stress post-traumatico, e investirà nella «raccolta dati longitudinale e multimodale in studi clinici registrati per consentire uno sviluppo di trattamenti più rapido e preciso». In Europa si stanno definendo ammontare e priorità per il prossimo quadro - Horizon Europe (95,5 miliardi di euro) che scade nel ’27 e non prevedeva esplicitamente le «terapie psichedeliche». L’iniziativa di Arpa-h conferma che fuori dall’Ue si considera l’innovazione nella salute mentale una priorità strategica. In attesa che la Commissione risponda all’appello di Parea per un progetto ambizioso in materia di salute mentale, il 19 dicembre alle ore 10.30 l’Associazione Luca Coscioni consegnerà al ministero della salute le oltre 15mila firme sull’appello «L’Italia apra alle terapie psichedeliche», fatto proprio dalla Contro-conferenza, che chiede gli psichedelici tra le terapie prescrivibili nell’ambito delle cure palliative, la loro prescrivibilità come cure compassionevoli e un progetto pilota per affrontare i disordini da stress post-traumatico del personale militare impiegato nelle missioni internazionali. ---End text--- Author: MARCO PERDUCA Heading: Highlight: Image: -tit_org- Psichedelici e salute mentale -sec_org- tp:writer§§ MARCO PERDUCA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701747205652.PDF §---§ title§§ Intervista a Marco Bucci - Forum Liguria Bucci: «Il rilancio da grandi opere, sanità e svolta tecnologica» = «Il rilancio della Liguria da grandi opere, sanità e svolta tecnologica» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701752805660.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "SOLE 24 ORE" del 17 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-17T04:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701752805660.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701752805660.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701752805660.PDF tp:ocr§§ Forum Liguria Bucci: «Il rilancio da grandi opere, sanità e svolta tecnologica» «Il rilancio della Liguria da grandi opere, sanità e svolta tecnologica» L’intervista. Marco Bucci. Il presidente della Regione al forum organizzato da Il Sole 24 Ore e Radiocor traccia le linee guida per un repentino cambio di passo: le infrastrutture e la crescita demografica tra gli snodi chiave del piano —a pag. 12 «A lta qualità della vita grazie al mare, prezzi delle abitazioni che a Genova sono le più basse tra le metropoli del nord Italia, grandi aziende in cerca di professionalità e il treno veloce che dalla fine del 2027 collegherà in pochissimo tempo il capoluogo con Milano». Così il presidente della Liguria Marco Bucci rilancia le ambizioni della sua regione «che – sottolinea – potrà ritornare a essere leader della crescita economica italiana, anche aumentando la popolazione come ci stanno dicendo gli ultimi trend demografici». Una nuova immagine e un nuovo ruolo per una regione la cui immagine è spesso legata al turismo estivo, al declino dell’industria pesante e all’invecchiamento della popolazione. Il punto sulle priorità e sui progetti del presidente ligure Marco Bucci cono stati al centro del forum organizzato da Il Sole 24 Ore e da Radiocor. Dunque presidente da dove si parte il lavoro per rilanciare il ruolo della Liguria? Per uno come me che è stato per sette anni sindaco di Genova è inevitabile dire che bisogna ripartire proprio da qui. Anni che, anche a causa della tragedia del ponte Morandi, mi hanno legato alla città in modo indissolubile. E molti non mi hanno perdonato di averla lasciata per andare in regione, tanto che non sono neanche più andati al voto nelle successive elezioni comunali. Ma è indiscutibile che un presidente di Regione ha molta più capacità di incidere sulle scelte strategiche rispetto a un sindaco, non foss’altro per la capacità di spesa e per il portafoglio. Peraltro lei è anche commissario alla ricostruzione, dunque non poche opere di rilancio, dalla diga foranea al waterfront, passano dalla sua scrivania. Infatti delle tre priorità che mi sono dato, tra infrastrutture, sanità e lavoro, stiamo cominciando a vedere i frutti del lavoro di questi anni proprio nelle grandi opere che faranno cambiare il volto della città e della sua economia. Partirei dal porto e dunque dalla nuova diga che permetterà, una volta completati i lavori entro due o tre anni, di aumentare la superficie delle banchine di tre milioni di metri quadri facendo diventare Genova il vero grande hub del Mediterraneo e, grazie alla alta capacità ferroviaria un nodo logistico internazionale formidabile. Peraltro non dobbiamo continuare a pensare allo sviluppo del porto solo come a un centro di traffici marittimi, la grande partita infatti oggi è quella dei cavi sottomarini di collegamento per il traffico dati. Con le piattaforme che si stanno predisponendo, la naturale zona di sbocco sarà il nord Africa, che in questi anni sta avendo una vera e propria esplosione del traffico internet. Abbiamo portato a Genova le aziende più importanti al mondo per i cavi sottomarini. Ci sono tutti quante le linee principali, anche quelle che vengono dal Asia. Dall’Africa ogni anno quadruplichiamo i dati. Poi c’è la questione di quella che viene chiamata la Gronda, ovvero l’attraversamento estovest della città a nord dell’attuale tangenziale che è divenuta insufficiente per l’attuale e futura mole di traffico veicolare. Questo non dipende dal presidente regionale ma dal ministero che sta cercando un accordo con Autostrade per l’Italia, sia sul tracciato definitivo che sulla questione più spinosa del ritorno degli investimenti. Quindi molto probabilmente sulla questione pedaggi. Posso però dire che, da quello che mi hanno detto, l’intesa è oramai molto vicina. Potrebbero mancare poche settimane all’annuncio. Per il resto invece il finanziamento di un miliardo e ottocentomila euro arrivato come risarcimento alla città per il Morandi è stato investito sull’aumento di efficienza della viabilità verso il mare. Il nostro grande prob lema, sia per le aziende che per chi vuol vivere o fare il turista, sono le infrastrutture. Abbiamo bisogno di grandi investimenti, oltre che di concetti strategici e moderni. Per non parlare della manutenzione di ponti e gallerie. Una marea di grandi opere. E io ho visto veramente il disagio nei cittadini. Le grandi opere sono percepite come fonte di disagio. All’inizio c’è poco da fare, però alla fine servono. Logistica e viabilità sono chiaramente legate anche alla capacità attrattiva per nuove attività economiche. Basta pensare a tutta l’area di Cornigliano dove una volta c’erano le acciaierie e oggi solo in parte è occupata dagli stabilimenti dell’ex Ilva. Zona che peraltro possiede un attracco al mare dedicato dove oggi arrivano direttamente i semilavorati da Taranto. Dunque ambiente di grande pregio per nuovi insediamenti non solo logistici, ma anche manifatturieri. Sul lavoro partiamo dall’ex Ilva, anche se Genova non è solo ex Ilva. La prima questione su cui fare chiarezza è che l’Italia non può fare a meno dell’acciaio. Si tratta di una filiera strategica a cui nessuno può rinunciare. Dunque aspettiamo di capire come andranno le cose a livello nazionale prima di, nel caso, provare a mettere in atto un progetto che possa comunque rafforzare Cornigliano. Ha mai pensato di coinvolgere degli imprenditori privati che possano, diciamo così, sostituire le forniture di coils di Taranto, per rilanciare la produzione che a tutt’oggi è ai minimi, con evidenti ripercussioni anche occupazionali. Detta male si potrebbe pensare un’ex Ilva del Nord con addirittura la costruzione di un forno elettrico a Genova, anche se il rottame è una materia di grande carenza. Le idee ci sono, in passato avevo contattato degli imprenditori che si erano detti pronti a investire su Cornigliano. Alcuni anche dall’estero, in particolare dalla Turchia. Anche le aree limitrofe allo stabilimento, che l’accordo di programma assegnano all’ex Ilva ancora per molti anni, sono state oggetto di molti interessi imprenditoriali per la loro ubicazione strategica. Penso però che fino a che la questione non sia chiarita, o attraverso una nuova proprietà o in un’altra situazione, è corretto muovere palla. Per ogni iniziativa attendiamo dunque le decisioni che verranno prese in sede centrale. Il presente dell’industria pesante, di cui Genova è rimasta di fatto il più importante centro del paese, passa da Fincantieri, con le grandi navi da crociera. Un altro pilastro è Ansaldo energia. Azienda specializzata nella progettazione di impianti nucleari in varie parti del mondo. Questo proprio nel contesto in cui l’Italia ha annunciato di volere rilanciare la filiera nucleare anche guardando alle nuove tecnologie e al modulare degli Smr. Ansaldo, che storicamente si è sempre occupata di nucleare, ora potrebbe divenire il perno, insieme al Politecnico di Milano, della nuova Agenzia per il nucleare. La candidatura di Genova sta andando avanti e, anche in questo caso l’annuncio potrebbe essere ufficiale entro poco tempo. Con il nucleare, è aperta anche la partita tecnologica e dell’intelligenza artificiale in cui Genova è in campo da molti anni con l’Istituto italiano di tecnologia. E anche qui si tratta di conquistare ulteriore spazio. L’Italia avrà una sede europea per la gigafactory multisede, e Genova vogliamo che ne sia parte. L’offerta l’abbiamo fatta, siamo in collegamento con Leonardo e l’IIt fa parte del progetto per l’intelligenza artificiale. Una decisione in tal senso è attesa entro il 2027. Ma se si parla di presente, nell’immediato molto del valore aggiunto passa dalla blue economy. Un settore che vale già il 20 per cento del pil e che, oltre a bagni e spiagge vede la nautica e le crociere sempre più connessi con industria e le nuove tecnologie. L’idea è dunque quella di usare tutti gli strumenti necessari per fare della Liguria un centro industriale e tecnologico che possa competere anche nei prossimi anni. Ma come diceva prima l’immobiliare, che ora è un affare rispetto a Milano o Torino, potrebbe vivere una piccola rivoluzione. Col ter zo valico, secondo le stime che abbiamo, il valore delle case crescerà del 60 per cento. Attualmente la media a Genova è di 1.900 euro al mq, una casa di lusso vista mare va dai 3000 ai 3500 euro al mq. Che, ovviamente, è sottovalutata. E questo è un tema centrale per il futuro. Quindi l’attrattività immobiliare potrebbe essere anche un segnale di crescita demografica per la sua regione. Questa è una tendenza che è già in atto. Se pensiamo che dopo 25 anni di declino, la popolazione da noi sta crescendo. Poco, attorno all’1 per cento, ma sta crescendo anno dopo anno da tre anni, che vuol dire che è diventato un trend. Uno dei temi è il costo delle case, insieme alla qualità della vita. La popolazione aumenta e questo aumento non è generato dai liguri, ma abbiamo un’immigrazione importante dall’Italia ma anche dall’estero. È vero che gli stipendi sono più bassi rispetto al milanese, circa il 15-20 per cento, però abbiamo un costo della vita estremamente più basso e per le aziende un turn over minore. Ma se la popolazione aumenta, in Liguria resta una alta percentuale di persone anziane che necessitano di un servizio sanitario organizzato. Peraltro le tante zone montane più difficilmente raggiungibili creano un problema di gestione e di efficienza dei costi. In questo senso pochi giorni fa il Consiglio regionale ha approvato la riforma del servizio sanitario regionale. Una riforma che ha come obiettivo quello di ridurre la dispersione organizzativa con un modello centralizzato che supera le precedenti aziende sanitarie su base provinciale. La nuova azienda socio sanitaria è sostanzialmente un organismo unico, con un solo direttore, che ingloba le cinque attuali asl. Liguria Salute sarà invece incaricata di centralizzare servizi amministrativi di reclutamento, acquisti, logistica e diagnostica. Siamo partiti dal presupposto che dovevamo liberare risorse da destinare a cittadini e malati. Per fare questo abbiamo introdotto un concetto più manageriale di gestione di tutta la parte del back office, eliminando di fatto uffici adibiti allo stesso mestiere che duplicavano i costi. Per fare un esempio, ogni azienda locale aveva un ufficio di decine di persone che di occupava di fare le buste paga. Ora sarà tutto centralizzato e, pensando che abbiamo 27mila dipendenti, il calcolo del risparmio che otteniamo è presto fatto. Allo stesso modo cercheremo di ridurre al massimo le liste di attesa attraverso non una gestione medica ma tramite la massimizzazione dell’uso macchinari, non solo in alcune ore della giornata ma sull’intero arco della giornata e su tutta la settimana. Il nuovo direttore generale sarà Paolo Bordon, che ha avuto esperienze in Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige. A che modello vi siete ispirati. Ci siamo ispirati all’esperienza della sanità lombarda e a quella americana. Tengo molto all’istituzione delle case di comunità che, nell’auspicio, diventeranno i nuovi presidi territoriali anche nelle zone meno servite dai grandi ospedali della regione. Infine penso che sia giusto livellare le retribuzione dei dipendenti della sanità ligure a prescindere da dove lavorano, se in grandi o piccole strutture. Alcuni oggi sono penalizzati ma non sarà più così. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Luca Benecchi Heading: L’intervista. Marco Bucci. Il presidente della Regione al forum organizzato da Il Sole 24 Ore e Radiocor traccia le linee guida per un repentino cambio di passo: le infrastrutture e la crescita demografica tra gli snodi chiave del piano Highlight: +1% La popolazione in crescita In Liguria la popolazione sta crescendo nell’ultimo anno è aumentata di circa l’1% ed è un trend che dura da tre anni Sulla Gronda l’intesa è vicina: poche settimane all’annuncio. Genova avanti nella candidatura per l’Agenzia del nucleare Porto non solo come un centro di traffici marittimi: la grande partita è quella dei cavi per il traffico dati I passaggi rilevanti 2027 +60 % Al via l’alta velocità Ge-Mi Previsione aumento case Nella complessa sfida delle infrastrutture liguri, sicuramente la data di svolta è quella del dicembre 2027 quando entrerà in funzione la nuova linea veloce GenovaMilano. Questo permetterà ai pendolari un nuovo approccio lavorativo favorendo lo stabilirsi nel capoluogo ligure di aziende e persone. Altra opera strategica è quella della nuova gronda che permetterà l’attraversamento est-ovest al traffico veicolare in alternativa all’attuale tangenziale di Genova. Tra poco dovrebbe esserci il via libera del governo. Secondo alcune proiezioni, con l’entrata a regime del terzo valico ferroviario il valore delle case crescerà del 60 per cento. Se oggi la media a Genova è di 1.900 euro al mq, una casa di lusso vista mare va dai 3000 ai 3.500 al mq. Secondo il governatore Marco Bucci queste cifre rappresentano tutt’oggi una sottovalutazione del valore dell’immobiliare genovese ma in prospettiva il livello del mercato è destinato ad alzarsi notevolmente. Questo anche in relazione alla crescita della popolazione che si è registrata negli ultimi tre anni. 3 milioni 27mila Crescita in mq del porto Dipendenti sanità Con il completamento della diga foranea la crescita delle banchine sarà di 3 milioni di metri quadri. L’opera è in costruzione e sarà lunga circa 6 chilometri. Servirà a proteggere il porto dalle mareggiate ma anche ad ampliare l’area di manovra e permettere l’attracco di navi di ultima generazione, con fondali fino a 50 metri. Questo grazie a mega cassoni prefabbricati e tecnologie avanzate di monitoraggio. Al termine dei lavori il porto di Genova sarà uno degli hub più importanti del Mediterraneo sia a livello logistico che navale. La riforma della sanità ligure è stata approvata dal consiglio regionale pochi giorni fa. Si ispira al modello lombardo e americano e di fatto punta a centralizzare tutta la macchina amministrativa e il back office in un’unica azienda ospedaliera per ottimizzare i costi. Altra novità sanno le case di comunità, punti decentrati di assistenza sanitaria e servizi dove verranno concentrati i presidi nelle zone più distanti dai grandi ospedali. Gli stipendi dei 27mila dipendenti verranno equiparati per funzioni, cosa che oggi non accade. Image:r. Luca Benecchi —a pag. 12 Al Forum Il Sole-Radiocor. Marco Bucci Il presidente della Regione Liguria. Marco Bucci -tit_org- Intervista a Marco Bucci - Forum Liguria Bucci: «Il rilancio da grandi opere, sanità e svolta tecnologica» «Il rilancio della Liguria da grandi opere, sanità e svolta tecnologica» -sec_org- tp:writer§§ Luca Benecchi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/17/2025121701752805660.PDF §---§