title§§ Durissimo il capogruppo Antonio De Luca: «Pronti mille emendamenti, alcuni con Pd e Controcorrente» Durissimo il capogruppo Antonio De Luca: «Pronti mille emendamenti, alcuni con Pd e Controcorrente»
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Estratto da pag. 13 di "GAZZETTA DEL SUD" del 14 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-14T04:31:00+00:00
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tp:ocr§§ L’affondo del M5S: «Altro che Finanziaria È una lista della spesa» Durissimo il capogruppo Antonio De Luca: «Pronti mille emendamenti, alcuni con Pd e Controcorrente» MESSINA «Chiamiamola col suo nome: quella che si accinge ad arrivare in aula è la lista della spesa dei deputati della maggioranza travestita da legge di stabilità». Non usa mezzi termini il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars, Antonio De Luca, secondo cui la prossima «è la peggiore finanziaria di sempre, a dimostrazione del fatto che quando c’è da fare disastri, Schifani riesce sempre a superare se stesso. Noi siamo pronti alla battaglia. Per riscriverla il Movimento ha presentato oltre mille emendamenti e 23 di concerto con Pd e Controcorrente». In particolare, spiega il deputato messinese, «abbiamo presentato emendamenti modificativi, aggiuntivi, ma anche soppressivi per tutti gli articoli e tutti i commi, pronti a ritirare quei pochi meritevoli di apprezzamento. Certamente non faremo sconti su quelli costruiti su misura da qualche deputato per qualche comune amico, che non mancano. A mancare è la visione di insieme, mancano le risposte ai bisogni dei siciliani che secondo Schifani vivono in una terra dove tutto funziona bene e in un momento magico. Qualcuno lo svegli dal torpore visto che le batoste inferte al suo governo dalla Corte dei conti sui rifiuti e sul ponte sullo Stretto di Messina, dall'Agenas sugli ospedali, dalla Fondazione Gimbe sulla sanità non sono state sufficienti». Tra i correttivi proposti, «il rifinanziamento del reddito di povertà che prima Schifani ha scopiazzato da noi e poi abbandonato; l’attuazione, con la semplificazione dei relativi meccanismi, della legge nazionale del ‘98 sulle liste d'attesa che prevede visite ed esami gratuiti in regime intramurario o nel privato per i cittadini che non riescono ad ottenerli nei tempi indicati nella prescrizione; la fornitura gratuita dei libri di testo per gli alunni della scuola secondaria; l'aumento del fondo per le autonomie locali; il fondo per aiutare le imprese a fronteggiare il caro energia; il contributo per lo smaltimento dell’amianto nelle civili abitazioni; il bonus per la riqualificazione dei Comuni delle aree interne contro lo spopolamento; gli interventi a favore di disabili psichici, il reddito di libertà per le donne vittime di violenza». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:«La peggiore di sempre» Il capogruppo del M5S all’Ars, Antonio De Luca -tit_org- Durissimo il capogruppo Antonio De Luca: «Pronti mille emendamenti, alcuni con Pd e Controcorrente» Durissimo il capogruppo Antonio De Luca: «Pronti mille emendamenti, alcuni con Pd e Controcorrente» -sec_org-
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title§§ Esami e visite fuori controllo = «Deve fare un'ecografia? Torni tra qualche mese»
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Estratto da pag. 35 di "MESSAGGERO RIETI" del 14 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-14T04:14:00+00:00
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tp:ocr§§ Esami e visite fuori controllo Ecografia al momento imprenotabile, dieci mesi per un consulto gastroenterologo «Costretto a pagare uno studio privato». Sempre più coloro che rinunciano a curarsi ` «Deve fare un’ecografia? Torni tra qualche mese» Liste di attesa di nuovo fuori controllo. Dieci mesi per una visita gastroenterologica Nessuna disponibilità per l’esame alla tiroide. «Costretto a rivolgermi ad un privato» ` Liste d’attese troppo lunghe che costringono i cittadini a rivolgersi alla sanità del settore privato, pur pagando le tasse per quella pubblica. Una emergenza che sembrava in fase di superamento alla Asl di Rieti ma che è riemersa prepotente negli ultimi tempi. A incappare nelle maglie di esami e visite senza speranza di svolgimento è questa volta Luigi D’Antonio, noto in città per la sua militanza nel sindacato Cgil. «Racconto la mia esperienza in veste di cittadino – dice D’Antonio – ma quando giovedì scorso mi sono recato al Cup dell’ospedale di Rieti avevo bisogno di una visita gastroenterologica, più un’ecografia alla tiroide per un mio familiare». La prima data disponibile proposta dall’operatore allo sportello è risultata però improponibile: dieci mesi per la visita gastroentereologa e date non disponibili al momento per l’ecografia alla tiroide. «Andrò da un privato, ma non tutti posssono farlo», die D’Antonio. Vecchi a pag. 35 SANITÀ Liste d’attese troppo lunghe che costringono i cittadini a rivolgersi alla sanità del settore privato, pur pagando le tasse per quella pubblica. Una emergenza che sembrava in fase di superamento alla Asl di Rieti ma che è riemersa prepotente negli ultimi tempi. A incappare nelle maglie di esami e visite senza speranza di svolgimento è questa volta Luigi D’Antonio, noto in città per la sua militanza nel sindacato Cgil. «Racconto la mia esperienza in veste di cittadino – dice D’Antonio – ma quando giovedì scorso mi sono recato al Cup dell’ospedale di Rieti avevo bisogno di una visita gastroenterologica, più un’ecografia alla tiroide per un mio familiare». La prima data disponibile proposta dall’operatore allo sportello è risultata però improponibile: «Per la visita specialistica mi hanno dato un primo appuntamento utile ad agosto 2026, invece per l’ecografia addirittura non c'era al momento neanche disponibilità, quindi avrei dovuto richiamare. Ho rifiutato l’appuntamento e sarò costretto probabilmente a rivolgermi al privato, naturalmente pagando». Un problema serio che impone una riflessione ampia, che D’Antonio ha condiviso anche sui suoi social, ricevendo commenti di utenti che si dicono rassegnati, «perché tanto lo sappiamo che è così». «Invece – esorta D’Antonio – non dobbiamo rassegnarci e continuare a segnalare queste problematiche, perché paghiamo per una sanità pubblica che deve rispondere alle esigenze dei cittadini. So bene che il tema è ampio, ma non vedo perché bisogna adagiarsi senza reclamare o farsi sentire. Occorre investire più risorse sulla sanità pubblica, non incentivare le persone ad andare nel privato, dovendo per forza attingere al portafogli per il diritto a curarsi». Luigi D’Antonio racconta anche di altre esperienze spiacevoli avute con la sanità locale. La lunga attesa e l’indisponibilità per visita ed esame non è l’unica disavventura: «Quest’estate mi è capitato purtroppo di dover andare al Pronto soccorso del de Lellis. Ma sembra di entrare in un girone dantesco, ci sono spesso file interminabili che occorre affrontare in un momento di dolore e fragilità. Nessuna colpa agli operatori che fanno il loro lavoro, a volte anche con grandi sacrifici, ma noi utenti spesso dobbiamo chiedere in giro per sapere notizie, per chiedere quando sarà il nostro turno, non è un Paese civile quello che si comporta così». Una situazione, quella della lunghezza delle liste di attesa, che non solo porta a dover pagare per la visita privata specialistica nel privato, ma che sta anche mutando le abitudini degli italiani. Secondo l'ottavo rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale infatti, nel 2024 i connazionali hanno speso di tasca p
ropria 41,3 miliardi per prestazioni sanitarie necessarie, come visite specialistiche ed esami diagnostici. Inoltre oltre 5,8 milioni di loro ovvero uno su dieci - ha rinunciato del tutto a curarsi. «Il problema è anche quello commenta D’Antonio - c’è molta gente che rinuncia a curarsi perché non ha soldi da spendere nel privato. Questo disagio porta a rinunciare e dunque tralasciare i problemi di salute. Anch’io dovrò mettere mano al portafoglio. Atteendere agosto 2026 è davvero troppo tardi, dovrò probabilmente prenotare la visita gastroenterologica in uno studio privato, per risolvere più velocemente possibile il mio problema. Ma vi pare giusto? E soprattutto, c’è davvero la volontà per affrontare e risolvere questo problema? A me sembra che si voglia andare sempre più in direzione di una sanità privata». Sabrina Vecchi ---End text--- Author: Sabrina Vecchi Heading: Highlight: BRUTTA ESPERIENZA PER LUIGI D’ANTONIO: «PAGHERÒ MA SONO SEMPRE DI PIÙ COLORO CHE COSÌ RINUNCIANO A CURARSI» Image:Ecografia impossibile a Rieti -tit_org- Esami e visite fuori controllo «Deve fare un'ecografia? Torni tra qualche mese» -sec_org-
tp:writer§§ Sabrina Vecchi
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title§§ Schillaci: problema specializzandi è mondiale
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Estratto da pag. 12 di "AVVENIRE" del 14 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-14T04:38:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Schillaci: problema specializzandi è mondiale Il minsitro della Salute Orazio Schillaci torna sul tema della carenza dei medici, spiegando che la carenza di alcuni professionisti (ad esempio nei Pronto soccorso, è un fenomeno globale e che serve maggiore flessibilità per i giovani medici. «Alcune narrazioni sulla sanità non sono vere: il numero di medici dal 2019 al 2023 è aumentato dell’1,1%. La realtà è che sono alcuni anni che i giovani medici, ma non solo in Italia, ma in tutta Europa, scelgono alcune specializzazioni e non vogliono farne altre». Un esempio? La specializzazione più richiesta è dermatologia. Per Schillaci occorre offrire ai giovani (i due terzi sono donne) un sistema più flessibile: «Non vanno all’estero perché li pagano di più ma perché qui il sistema è ingessato, perché c’è troppa burocrazia, perché non riescono a far carriera». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Schillaci: problema specializzandi è mondiale -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ L'influenza minaccia le prossime festività
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Estratto da pag. 12 di "AVVENIRE" del 14 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-14T04:38:00+00:00
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tp:ocr§§ L’influenza minaccia le prossime festività RILEVATO ANCHE UN NUOVO CEPPO D all’inizio della sorveglianza sui virus respiratori nella stagione 2025-26 (la settimana tra il 20 e il 26 ottobre scorsi), sono stati registrati in Italia circa 4 milioni di casi di infezioni respiratorie acute. Lo segnala l’Istituto superiore di sanità (Iss), che gestisce la rete di sorveglianza RespiVirNet. I dati della settimana dall’1 al 7 dicembre parlano di 695mila nuovi casi di infezioni respiratorie acute, pari a 12,4 casi per mille assistiti, in aumento rispetto alla settimana precedente (10,2) come atteso per il periodo. «Questa settimana – commenta Anna Teresa Palamara, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Iss – si registra un aumento sostenuto dei casi di infezioni respiratorie acute registrati dalla sorveglianza RespiVirNet, in linea con l’andamento atteso per questo periodo dell’anno. Non è possibile prevedere quando si raggiungerà il picco di Nell’ultim casi, che di solito si registrate qu registra tra fine diinfezioni r cembre e fine gennaio, ma nelle pros- acute. Teres sime settimane è pro(Malattie babile che l’incidendell’Iss): «Il za delle infezioni riancora r manga alta. Per la vaccinazione si è anc’è anco cora in tempo». Da per vac Riccione, dove la prossima settimana si svolgerà il XXIV congresso della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), il presidente Roberto Parrella osserva che «come nella stagione precedente è prevista la co-circolazione di virus influenzali, parainfluenzali, Sars-CoV-2, virus respiratorio sinciziale (Rsv), metapneumovirus, rhinovirus e altri patogeni con sintomi simili». Guardando all’emisfero australe, che precede il nostro nella stagione influenzale, viene segnalato che la durata dei contagi quest’anno sè è protratta almeno un mese più del solito. Secondo un’analisi pubblicata su Eurosurveillance, rivista dell’European centre for disease prevention and control (Ecdc) la causa più probabile è stata l’emergere di un nuovo ceppo di virus influenzale A/H3N2 (detto K): anche se non sono cambiati gravità dell’infezione o efficacia dei farmaci antivirali, si è un po’ modificato il profilo dei malati (età media inferiore di 5 anni) e lievemente ridotta la protezione conferita dal vaccino, osservano gli autori della ricerca. Il nuovo ceppo però «non è un nuovo virus – puntualizza Giovanni Rezza (docente di Igiene all’Università VitaSalute San Raffaele di Milano) –. È una normale mutazione come quelle che avvengono ogni anno nei virus influenzali stagionali e non significa che il virus sia più aggressivo o abbia sintomi diversi». Quanto al forte aumento di casi registrati nelle ultime settimane nel Regno Unito, Rezza precisa: «Non è detto che avvenga settimana anche da noi. Ogni Paese ha caratteristiasi 700mila che di suscettibilità spiratorie della popolazione a Palamara peculiari. È bene prepararsi, proteggeninfettive dosi con il vaccino – picco non è per cui siamo in zoggiunto, na Cesarini – ma senza allarmismi». L’ina tempo cidenza più elevata si inarsi» registra, come al solito, nella fascia di età 0-4 anni, con circa 38 casi per mille assistiti. Il bollettino di RespiVirNet segnala che l’intensità è media in quattro regioni (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Sardegna), è a livello basale in Umbria e Molise, mentre nelle altre è bassa. Per quanto riguarda i virus individuati, le analisi effettuate su 2.714 campioni ricevuti da laboratori della rete di sorveglianza, hanno indicato la prevalenza di virus influenzali (781 campioni, pari al 28,8% del totale) quasi la metà del ceppo A/H3N2. ---End text--- Author: ENRICO NEGROTTI Heading: RILEVATO ANCHE UN NUOVO CEPPO Highlight: Nell’ultima settimana registrate quasi 700mila infezioni respiratorie acute. Teresa Palamara (Malattie infettive dell’Iss): «Il picco non è ancora raggiunto, c’è ancora tempo per vaccinarsi» Image: -tit_org- L’influenza minaccia le prossime festività -sec_org-
tp:writer§§ ENRICO NEGROTTI
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title§§ A Medicina un fallimento collettivo = Medicina e caos appelli «Fallimento collettivo»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/14/2025121401993503970.PDF
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Estratto da pag. 12 di "AVVENIRE" del 14 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-14T04:38:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ GIOVANI A Medicina un fallimento collettivo Medicina e caos appelli «Fallimento collettivo» Quella che doveva essere la riforma che, abolendo il numero chiuso, avrebbe allargato la platea degli studenti di Medicina e, quindi, aumentato in futuro il numero dei medici del Servizio sanitario nazionale, si sta invece rivelando un ostacolo troppo alto da superare per troppi candidati. Così, almeno, la percepiscono non pochi degli iscritti al cosiddetto “semestre filtro”, che il 20 novembre e il 10 dicembre hanno preso parte ai due appelli delle tre materie obbligatorie (biologia, chimica e fisica), da superare per poter prosegui re. Proprio all’indomani del secondo appello, un nutrito gruppo di studenti ha duramente contestato la ministra dell’Università, Annamaria Bernini, accusando, in sostanza, il nuovo sistema di far loro «perdere un anno». La ministra ha chiesto di pazientare fino a Natale, quando «faremo la graduatoria». «Credo che questa sia la riforma che scardina più lobbies degli ultimi 25 anni – aggiunge Bernini –. Abbiamo scardinato la lobby della formazione costosissima per i test universitari mnemonici selettivi e non formanti». Il recente dibattito sollevato dall’esito del test per il semestre filtro di Medicina, con una quota spropositata di candidati incapaci di raggiungere il punteggio minimo, è la punta dell’iceberg di una questione generazionale più profonda. E a rivelarlo non è solo l’esito del test in sé. A pagina 12 I l recente dibattito sollevato dall’esito del test per il semestre filtro di Medicina, con una quota spropositata di candidati incapaci di raggiungere il punteggio minimo, è la punta dell’iceberg di una questione generazionale più profonda. A rivelarlo non è solo l’esito del test in sé, ma anche la reazione di una parte del mondo accademico e adulto in generale, più incline a giudicare dall’alto ciò che i giovani dovrebbero essere e fare che a mettersi in discussione. Tutto ciò che rende le nuove generazioni diverse dalle aspettative consolidate viene meccanicamente interpretato come fragilità, superficialità o disimpegno, senza interrogarsi su quanto i contesti formativi e istituzionali siano davvero adeguati a far emergere e valorizzare il loro potenziale. Cosa succede se un giovane che scalpita in panchina per avere un ruolo in una squadra composta da giocatori maturi viene fatto entrare in campo senza essere stato ben allenato, preparato tecnicamente e istruito sulla tattica? Semplicemente che non darà il meglio di sé, trasformando l’impreparazione in una profezia che si autoavvera e rafforzando l’idea che i giovani siano meno affidabili dei più esperti. Eppure la squadra continua a perdere, mentre la narrazione secondo cui l’ingresso dei giovani peggiorerebbe le cose risulta rassicurante per l’attuale classe dirigente matura. Non è un caso che nel mondo del lavoro ad aumentare sia soprattutto l’occupazione degli over 50. I giovani sono scomodi: richiedono lo sforzo di comprendere nuovi modi di pensare, di apprendere e di agire, nuove sensibilità e nuove aspettative, districandosi nell’intreccio tra fragilità e potenzialità. Ma se questo sforzo non viene compiuto – da genitori, educatori, comunicatori, decisori politici – l’esito è la demotivazione, la revisione al ribasso degli obiettivi professionali e di vita, oppure la scelta di andare altrove a dimostrare quanto valgono. Tutto ciò è più grave in un Paese segnato da un debole ricambio generazionale, aggravato dalla crisi demografica. Non possiamo considerare i giovani nati in questo secolo inadatti a cogliere le sfide del proprio tempo. Al contrario, le nuove generazioni sono i migliori interpreti del cambiamento quando messe nelle condizioni di comprendere la complessità del mondo in cui vivono e di dotarsi degli strumenti necessari per diventarne attori attivi e trasformativi. Il cambiamento diventa miglioramento quando la novità che i giovani portano è riconosciuta e messa in condizione di generare valore. Quando questo non accade, il fallimento è collettivo: segnala un malfunzionamento nei processi di
formazione del capitale umano e nella sua valorizzazione, a partire dalla capacità di entrare in sintonia con i modi in cui i giovani apprendono, si orientano e costruiscono aspettative realistiche rispetto al proprio essere e fare nel mondo, non solo del lavoro. In un contesto molto più carente di sistemi esperti di orientamento e accompagnamento qualificato rispetto agli altri Paesi europei, i ragazzi italiani investono energie fisiche ed emotive in percorsi che non sempre corrispondono alle proprie potenzialità, forzando scelte subottimali che incidono sulla qualità della formazione e, poi, sulla collocazione occupazionale. Questa dinamica non solo rallenta l’ingresso nel mondo del lavoro, ma riduce la percezione di efficacia personale, uno dei fattori più rilevanti per motivazione, fiducia e autonomia progettuale. Il caso del test di Medicina non è un episodio isolato ma un’espressione coerente delle fragilità del sistema educativo e formativo italiano. La sfida non si vince riadattando i meccanismi di selezione, ma garantendo che ogni giovane disponga di preparazione, orientamento, esperienze e supporto per costruire percorsi capaci di far incontrare al rialzo le proprie attitudini con le esigenze del mondo del lavoro. Solo così le nuove generazioni potranno trasformarsi da portatrici di incertezza e frustrazione in protagoniste attive della società, a beneficio della collettività. ---End text--- Author: ALESSANDRO ROSINA Heading: Highlight: IL TEMA L’abolizione del test d’ingresso non sembra, al momento, aver ottenuto gli effetti desiderati. Cresce il malcontento degli studenti. Una generazione che «non è riconosciuta e messa nelle condizioni di generare valore» Image:Studenti alle prese con l’appello conclusivo del “semestre filtro” di Medicina -tit_org- A Medicina un fallimento collettivo Medicina e caos appelli «Fallimento collettivo» -sec_org-
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title§§ Anche l'arte può aiutare i medici «sovraccaricati»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/14/2025121401992903968.PDF
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Estratto da pag. 8 di "CORRIERE SALUTE" del 14 Dec 2025
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tp:ocr§§ ANCHE L’ARTE PUÒ AIUTARE I MEDICI «SOVRACCARICATI» Alcune attività culturali favoriscono il benessere lavorativo, limitando il burn-out di Christian Bracco * U na recente analisi del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino su iniziativa del Gruppo Piemontese Inter-Ordini «Benessere degli operatori socio-sanitari e contrasto allo stress lavoro correlato e al burnout» ha rivelato la gravità delle conseguenze dello stress da lavoro in ambito sanitario. Alla domanda se provavano malessere il 90 per cento tra oltre 2.500 professionisti dei vari Ordini ha risposto Sì. Tra le cause vengono rilevati: il carico di lavoro (56,6 per cento), e in particolare i compiti di tipo burocratico (48 per cento); lo scarso riconoscimento del lavoro svolto (55,1 per cento) e le retribuzioni non adeguate (53,5 per cento). Tra le principali conseguenze figurano stress e patologie correlate; ansia e depressione (52,2 per cento); demotivazione e cinismo (52,2 per cento); tensioni e conflitti con i colleghi (53,1 per cento) e con i pazienti e i loro familiari (50,1 per cento). Quali strategie per fronteggiare questa complessa situazione? Sicuramente sono da considerare misure di tipo organizzativo attraverso un confronto stretto tra clinici e direzioni strategiche, ma forse qualche misura ulteriore va ricercata altrove. Le cosiddette medical humanities, in un’epoca improntata al tecnicismo, possono risultare utili a questo proposito, aiutandoci ad esempio a liberarci da quel pericoloso senso di onnipotenza che talvolta risiede almeno in medici e acquisendo la consapevolezza spesso non riusciremo a guarire ma solo a farci carico dei nostri pazienti. Un altro fondamentale strumento risiede nell’ affinare la capacità di comunicare, cercando di capire le emozioni di chi abbiamo di fronte: tristezza, inquietudine, disperazione, dolore. Sicuramente questo richiede curiosità, coraggio, capacità di ascolto; la quantità di tempo che abbiamo a disposizione è spesso limitata, ma possiamo puntare sulla qualità, ed investire nella formazione, sviluppando un linguaggio fatto di parole e gesti gentili e sinceri che testimonino attenzione e partecipazione; scopriremmo probabilmente storie uniche e affascinanti. Dobbiamo comunque avere il coraggio di metterci in gioco, con la consapevolezza che anche i migliori tra noi sbaglieranno; saper affrontare l’errore in maniera costruttiva e non colpevolizzante ha una potenza straordinaria. Come sviluppare queste abilità? Ad esempio, iniziando dall’Università e coinvolgendo gli studenti di medicina in laboratori di poesia, arti visive, musica, teatro. Attività che sembrano migliorare la capacità di fare diagnosi, l’empatia e la gestione dell’incertezza, favorendo il benessere lavorativo e limitando il burn-out. Forse dunque (anche) l’arte ci salverà. *Segretario della Società Italiana di Medicina Interna ---End text--- Author: Christian Bracco Heading: Highlight: ? Musica, teatro e altre iniziative culturali sembrano migliorare capacità di fare diagnosi, empatia, gestione dell’incertezza e benessere lavorativo Image: -tit_org- Anche l’arte può aiutare i medici «sovraccaricati» -sec_org-
tp:writer§§ Christian Bracco
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/14/2025121401992903968.PDF
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