title§§ SANITA’ ABRUZZO: DI MARCO, “DA AGENAS ALTRA BOCCIATURA, ALTRO CHE MODELLO” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002905108994.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "abruzzoweb.it" del 10 Dec 2025
Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 10 Dec 2025
Estratto da pag. 1 di "altroconsumo.it" del 22 Mar 2021
Lunghe file davanti ai centri vaccinali e sistemi di prenotazione e chiamata in tilt. Il caos di qusti giorni, soprattutto in alcune Regioni, conferma il racconto degli oltre 420 cittadini, alle prese con la prenotazione del vaccino anti Covid, che ci hanno voluto segnalare le loro storie personali. Ne abbiamo selezionate alcune, ma invitiamo tutti a mandarci una segnalazione per raccontarci la loro esperienza con la prenotazione.
pubDate§§ 2025-12-10T18:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002972809851.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002972809851.PDF', 'title': 'altroconsumo.it'} tp:url§§ https://www.altroconsumo.it/salute/dal-medico/news/prenotazione-vaccino-problemi-utenti tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002972809851.PDF tp:ocr§§ La campagna vaccinale procede a rilento; in molte Regioni i disguidi e le inefficienze sono all'ordine del giorno e complicano davvero la vita dei cittadini. Le consegne del vaccino con il contagocce e il fatto che ogni Regione fa da sè (sia rispetto al modo con cui ci si prenota, sia rispetto ai criteri di priorità che non sempre sono chiari) complica ancor più la situazione. A delineare questo quadro, non sono solo i recenti fatti di cronaca, ma anche le centinaia (a oggi sono oltre 420) di testimonianze che abbiamo raccolto: una fotografia della situazione che mette in luce la confusione che regna sui modi e sui tempi di somministrazione della vaccinazione anti Covid, in alcune Regioni più che in altre. In questo articolo abbiamo raccolto alcune delle storie più significative ed emblematiche che testimoniano la situazione. E a te, come è andata la prenotazione del vaccino anti-covid? Compila il questionario e raccontaci la tua esperienza.Racconta la tua esperienzaI cittadini che hanno potuto prenotare direttamente l'appuntamento senza passare dal portale della "preadesione" sono generalmente più soddisfatti, anche se a volte, soprattutto nei primi giorni di apertura della campagna, hanno dovuto attaccarsi al telefono o aspettare pazientemente il loro turno online, anche per tutta la giornata. Il tutto a patto che l'appuntamento venga fissato in tempi ragionevoli, altrimenti rimangono delusi e sconcertati. La lamentela più diffusa, tuttavia, riguarda i criteri di priorità: ci sono arrivate diverse segnalazioni di cittadini, anche molto anziani, che sono ancora in attesa della chiamata senza un motivo apparente, sebbene altri della stessa coorte (over 80) ma più giovani siano già stati chiamati. I racconti confermano ciò che già è stato evidenziato da diversi esperti, ovvero il ruolo critico della burocrazia, che rallenta ulteriormente le procedure. L'informatizzazione carente e le schede di anamnesi di diverse pagine da compilare a mano all'appuntamento fanno da freno. Solo in pochi ci hanno scritto di aver ricevuto i documenti da compilare in anticipo.In Campania si aspetta la chiamataIn Campania le adesioni per gli over 80 si sono aperte il 5 febbraio. A partire dal 13 febbraio le Asl avrebbero dovuto contattare gli interessati per fissare l'appuntamento per la somministrazione del vaccino. Eppure sono ancora molti i cittadini campani over 80 che ancora aspettano l’appuntamento.Come Roberto (i nomi sono di fantasia), che dopo più di un mese dall'adesione era ancora in attesa di una chiamata. O come Giacomo, che ci scrive da Avellino "Dopo 18 giorni dall’adesione non ho più avuto notizie e non so a chi rivolgermi…”.Rosanna da Napoli, 81 anni, ha trovato molto difficile compilare tutti i campi richiesti per la registrazione senza l'aiuto del medico. "Mi sono registrata sul portale internet della mia regione il 18 febbraio. Non è stato semplicissimo perché non riuscivo a compilare tutte le domande sullo stato di salute", ci scrive. " Penso che almeno per le persone anziane avrebbe dovuto essere la Asl o il medico di base a chiamare i pazienti interessati perché non tutti sanno cavarsela da soli”.Dalla Romagna soddisfazione per la buona organizzazioneDiana, da Rimini ha prenotato per la zia di 85 anni ed è soddisfatta "Tutto è stato ben organizzato. Ho prenotato per mia zia al telefono e ci hanno fissato sia l’appuntamento per la prima dose, il sabato seguente, sia per la seconda. La scheda dell'anamnesi, dove vanno indicati anche i farmaci, vitamine, integratori, ecc.. assunti abitualmente, eventuali allergie ecc... e l'informativa sul vaccino mi sono state inviate via e-mail subito dopo la prenotazione telefonica, per poterle preparare prima. Prima di eseguire il vaccino il personale ha comunque ricontrollato i documenti e ha chiesto conferma dei dati”.In Lazio dopo vari tentativi la prenotazione va in portoIl Lazio ha aperto le prenotazioni per gli over 80 l'8 febbraio. Giulio ha prenotato p er suo padre 91enne il primo giorno:“Sono riuscito a prenotare alle nove di sera del primo giorno dopo vari tentativi nella giornata. La prima vaccinazione è stata fatta pochi giorni dopo, il 17 febbraio mentre la seconda dose (appuntamento ricevuto alla fine della prima somministrazione) è prevista per il 17 marzo. Complessivamente ha funzionato tutto bene”.Francesca ha prenotato per i suoi nonni. Anche lei si è collegata il primo giorno e dopo numerosi tentativi la prenotazione è andata in porto. Anche in questo caso la prima dose è stata somministrata a distanza di pochi giorni. Il vantaggio è che prenotando direttamente ha potuto scegliere il giorno e la sede. Non solo, per i suoi nonni ha scelto due appuntamenti vicini, così sono potuti andare insieme.In Lombardia cittadini confusi e criticiA 600 chilometri di distanza, in Lombardia, sembra di vivere in un altro Paese. Regna un clima di grande attesa e incertezza. Il primo giorno in cui è stato messo in funzione il portale delle registrazioni è stato il 15 febbraio. Il sistema prende solo l'adesione, poi bisogna aspettare un sms di conferma con l'indicazione della data e del luogo dell'appuntamento. Commenta Laura da Milano: “I miei genitori hanno 88 e 82 anni, peccato non aver avuto modo di segnalare all’atto di adesione che erano in due. In questo modo sarebbero potuti andare insieme a fare il vaccino. Mio padre è stato chiamato pochi giorni dopo e la prima dose del vaccino è stata somministrata il 23 febbraio, appuntamento per la seconda dose dopo 3 settimane. Invece mia madre fa parte di quelle migliaia di anziani che hanno ricevuto a fine febbraio questo messaggio: Cara cittadina caro cittadino, siamo consapevoli che il tuo appuntamento per la vaccinazione anti-covid, a causa delle consegne ridotte, sta subendo dei ritardi. Faremo il possibile per assicurarti quanto prima la convocazione, intanto scusaci per l'inconveniente, sappi che la tua salute è la nostra priorità.”Quando Laura ha accompagnato il padre a fare il vaccino ha notato che la scheda di anamnesi era piuttosto lunga e dettagliata. Un medico ha aiutato il padre a compilarla, ma sarebbe stato molto più comodo riceverla prima in modo da ottimizzare i tempi e le risorse dedicate alla vaccinazione. Quasi tutti coloro che ci hanno scritto dalla Lombardia denunciano la stessa cosa: “Mio padre e mia madre hanno 93 anni (medesima età). Sapevo che sarebbero andati in ordine decrescente ma ho sentito che sono già stati convocati 82enni senza patologie particolari, confido nel buon senso.”, scrive Luca della provincia di Varese. Sullo stesso tono è Luisa di Milano “ Non si capisce l'ordine di chiamata. Poca trasparenza da parte di Regione Lombardia sui criteri di chiamata.”In Liguria delusi dalla data fissata per il vaccinoScrive Angela, 87 anni, da Genova: “Il17 febbraio mi sono iscritta nel portale della mia Regione e ho potuto prenotare subito la vaccinazione. Peccato che mi hanno fissato l’appuntamento per il 18 maggio per la prima dose e per l'8 giugno la seconda”. È giustamente un po’ sconfortata e commenta così “Temo che se coloro che hanno la priorità in seconda fase devono aspettare 3 mesi, per l'immunizzazione di gregge ci vorranno anni.” Analoga esperienza per Giulia che il 17 febbraio ha prenotato per il suocero a Genova a fine maggio “ Sono riuscita a prenotare all'una di notte – soddisfacente e veloce per quanto concerne la procedura, ma assolutamente inadeguato per le sedi di somministrazione; dopo un solo giorno di apertura delle prenotazioni erano rimaste disponibilità in sedi molto lontane dall’abitazione del congiunto ultra 80enne. Risultato inadeguato vista l’età delle persone che si apprestavano ad effettuare la prenotazione”.Più fortunato il sig. Osvaldo 85 enne anche lui di Genova che ha prenotato il 16 febbraio: “Seguendo le informazione della Regione Liguria, io avrei dovuto prenotare nel secondo giorno, cioè il 17 febbraio perché nella fascia anni 85-89 anni. Ho tentato, a seguito di informazione di un amico, il giorno 16 alle 9 del mattino e il sistema mi ha accettato, proponendomi diversi luoghi tra cui scegliere. L'appuntamento è stato fissato per l'1 marzo. Dal sito ho potuto stampare il foglio di prenotazione, dove è indicata anche la prenotazione della seconda vaccinazione 22.03.2021, stessa ora e posto”.Diverse esperienze in SiciliaI cittadini Siciliani over 80 possono prenotare online o al telefono. All’atto della prenotazione bisogna inserire il cap per poter vedere le disponibilità. Noi abbiamo registrato esperienze diverse. I più ci hanno raccontato che sono complessivamente soddisfatti perché nel giro di un paio di settimane hanno ricevuto tutti l'appuntamento. Renato da Palermo invece è riuscito a prenotare il 24 febbraio e ad avere l’appuntamento solo per il 2 aprile. Ci racconta che aveva provato i giorni precedenti a prenotare ma il sito, una volta inserito il cap, diceva che non c’erano disponibilità per la sua zona.Scrive Giuseppe 87 anni da Messina che ha prenotato da solo “ Penso che la modulistica avrebbe dovuto essere fornita compilata dai medici di base, loro sono a conoscenza di tutte le patologie, secondo me si guadagnava molto tempo”.In realtà in Sicilia si può scaricare e compilare la scheda di anamnesi prima di andare a fare la vaccinazione. Un'opportunità importante per ridurre i tempi di somministrazione.La campagna non decollaStando ai dati forniti dall'ultimo report della Fondazione Gimbe, al 4 marzo c'erano ancora nei frigoriferi quasi 2 milioni di dosi, il 30% di quelle consegnate. Le dosi somministrate sono 4.587.565 (70,1%). Di queste, 1.454.503 persone hanno completato il ciclo vaccinale (2,44% della popolazione) con la seconda dose, con marcate differenze regionali: dal 4,18% della Provincia autonoma di Bolzano all'1,72% dell'Umbria.Degli oltre 4,4 milioni di over 80 in Italia, 762.271 (17,2%) hanno ricevuto solo la prima dose e solo 149.620 (3,4%) hanno completato il ciclo vaccinale, anche qui con rilevanti differenze regionali: dal 26,5% della Provincia autonoma di Bolzano allo 0,3% della Sardegna. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002972809851.PDF §---§ title§§ Ausl Modena: Carpi e Mirandola azioni vere link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003188707894.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "bologna2000.com" del 10 Dec 2025
Estratto da pag. 1 di "carpi2000.it" del 10 Dec 2025
Estratto da pag. 1 di "corriere.it" del 10 Dec 2025
Circa 40 mila gli infermieri con partita iva iscritti all''albo professionale, di cui 27 mila attivi, ma non ci sono dati ufficiali su quanti lavorino «a gettone», cioè reclutati tramite cooperative o società di servizi e pagati per i turni che svolgono. Secondo il Rapporto dell''Autorità Nazionale Anticorruzione sono presenti soprattutto in Lombardia, Abruzzo e Piemonte
pubDate§§ 2025-12-10T14:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002904808995.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002904808995.PDF', 'title': 'corriere.it'} tp:url§§ https://www.corriere.it/salute/25_dicembre_10/infermieri-a-gettone-in-crescita-nel-2024-spesi-dalle-asl-8-7-milioni-fd4ce451-7d0e-47a6-b7ba-58492bee7xlk.shtml tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002904808995.PDF tp:ocr§§ Pietro Valsecchi: «Il primo incontro con Checco Zalone a Cortina, lui portò le mozzarelle. Cosa si è rotto? Era diventato ossessivo, e molto attento ai soldi»Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.Circa 40 mila gli infermieri con partita iva iscritti all'albo professionale, di cui 27 mila attivi, ma non ci sono dati ufficiali su quanti lavorino «a gettone», cioè reclutati tramite cooperative o società di servizi e pagati per i turni che svolgono. Secondo il Rapporto dell'Autorità Nazionale Anticorruzione sono presenti soprattutto in Lombardia, Abruzzo e Piemonte(Getty Images)Per far fronte alla cronica carenza di infermieri (e medici) nel Servizio Sanitario Nazionale, negli ultimi anni, soprattutto durante la pandemia da Covid-19, Asl e ospedali utilizzano infermieri (e medici) cosiddetti «gettonisti», cioè reclutati tramite cooperative o società di servizi e pagati per i turni che svolgono,con compensi spesso «d'oro» (anche fino a mille euro per un turno festivo o notturno) rispetto ai dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale. Mancano stime ufficiali sugli infermieri che lavorano «a gettone». Secondo i dati della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi), a fronte dei 461mila infermieri iscritti all'Albo unico nazionale, circa 40mila infermieri lavorano con partita Iva, di cui 27mila sono quelli attivi e iscritti alla gestione separata previdenziale. In base ai dati sulla «domanda del Servizio sanitario nazionale di servizi di fornitura di personale medico e infermieristico, i cosiddetti "gettonisti”, contenuti nel Rapporto Anac dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, pubblicato lo scorso marzo, rispetto agli «infermieri a gettone» nel 2024 il valore dei contratti e degli accordi o convenzioni è aumentato, per la spesa previsionale, del 49% rispetto al 2023, passando da 3,9 a 5,8 milioni di euro, mentre la spesa effettiva si colloca su un valore di 8,7 milioni, anche se in lieve calo rispetto all’anno precedente.Nonostante la fine della pandemia e la legge del 2023 sull'uso dei «gettonisti» solo come extrema ratio, sottolinea ANAC, il fenomeno si conferma in crescita. Una tendenza che dovrebbe arrestarsi con le nuove norme in vigore.Secondo il Rapporto ANAC, poi, gli infermieri a gettone sono reclutati soprattutto in Lombardia, seguita da Abruzzo e Piemonte.Per quanto riguarda le procedure di scelta, anche nel 2024 si conferma la procedura negoziata senza previa pubblicazione per l’approvvigionamento degli infermieri a gettone. È del tutto marginale, invece, il ricorso alla procedura aperta. Per regolamentare l'utilizzo di «gettonisti» e favorire le assunzioni a tempo indeterminato, sono state varate apposite norme, dal cosiddetto Decreto Bollette n. 34/2023 e successive disposizioni, fino alle Linee guida del ministero della Salute su «specifiche tecniche, prezzi di riferimento e standard di qualità dei servizi medici e infermieristici da affidare a terzi in caso di necessità e urgenza da parte delle aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, per fronteggiare lo stato di grave carenza di organico del personale sanitario».Queste disposizioni stabiliscono, tra l'altro, che i cosiddetti «gettonisti» potranno essere utilizzati «solo in caso di necessità e urgenza, in un'unica occasione (massimo 12 mesi) e senza possibilità di proroga», nei casi in cui non sia possibile utilizzare personale già in servizio (dipendente o in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale) o assumere gli idonei in graduatorie concorsuali.Inoltre, sono stati fissati anche dei limiti per i compensi: 28 euro l'ora per gli infermieri del Pronto Soccorso, 25 euro per altri servizi infermieristici.Secondo i dati dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), il nostro Paese conta 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, valore al di sotto della media dei Paesi europei, dove gli infermieri in media sono 8,4 per mille abitanti. In Italia la professione rimane poco attrattiva: oltre ai carichi di lavoro gravosi dovuti alla carenza di personale, alle scarse opportunità di carriera e alle aggressioni in aumento negli ultimi anni, gli infermieri italiani hanno stipendi tra i più bassi d’Europa, in media 32.400 euro lordi l’anno (si va da un minimo di 26.200 euro lordi a 37.200 euro), rispetto a una media nei Paesi Ocse che sfiora i 40mila euro l’anno, a parità di rischi professionali e responsabilità. E sempre più infermieri stanno valutando l'abbandono della professione o di trovare lavoro in strutture private o all’estero, come evidenzia il recente Rapporto sulle professioni infermieristiche realizzato dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: l’intenzione di lasciare o cambiare lavoro tocca punte del 45%, a fronte di una carenza già oggi stimata dalla Corte dei Conti intorno a 65mila infermieri. Infermieri: in Italia solo 6,5 per 1.000 abitanti (8,4 in Europa). Più di 4 su 10 hanno intenzione di lasciare o cambiare lavorodi Maria Giovanna FaiellaMedici e infermieri in fuga dalla sanità pubblica. Gimbe: «Urge valorizzare la colonna portante del Ssn»di Maria Giovanna Faiella10 dicembre 2025 ( modifica il 10 dicembre 2025 | 14:49)© RIPRODUZIONE RISERVATALe cause e i rimediUn contatto veloce con igiornalisti della redazioneSalute del Corriere della SeraPer usufruire del servizio di domande e risposte de ilMedicoRisponde è necessario essere registrati al sito Corriere.it o a un altro dei siti di RCS Mediagroup.Non ricordi le credenziali?Recupera il tuo accountTi informiamo che con il tuo piano puoi leggere Corriere.it su 1 dispositivo alla voltaQuesto messaggio verrà visualizzato su un altro dispositivo/accesso e tu potrai continuare a leggere le notizie da qui. L'altro dispositivo/accesso rimarrà collegato a questo account. 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Estratto da pag. 1 di "corriere.it" del 10 Dec 2025
Circa 40 mila gli infermieri con partita iva iscritti all''albo professionale, di cui 27 mila attivi, ma non ci sono dati ufficiali su quanti lavorino «a gettone», cioè reclutati tramite cooperative o società di servizi e pagati per i turni che svolgono. Secondo il Rapporto dell''Autorità Nazionale Anticorruzione sono presenti soprattutto in Lombardia, Abruzzo e Piemonte
pubDate§§ 2025-12-10T16:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003057709516.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003057709516.PDF', 'title': 'corriere.it'} tp:url§§ https://www.corriere.it/salute/25_dicembre_10/infermieri-a-gettone-in-crescita-nel-2024-spesi-dalle-asl-8-7-milioni-fd4ce451-7d0e-47a6-b7ba-58492bee7xlk.shtml tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003057709516.PDF tp:ocr§§ Morta Sophie Kinsella, l’autrice di «I love shopping» aveva un tumore al cervello. Mondadori: «Grazie per la tenerezza»Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.Circa 40 mila gli infermieri con partita iva iscritti all'albo professionale, di cui 27 mila attivi, ma non ci sono dati ufficiali su quanti lavorino «a gettone», cioè reclutati tramite cooperative o società di servizi e pagati per i turni che svolgono. Secondo il Rapporto dell'Autorità Nazionale Anticorruzione sono presenti soprattutto in Lombardia, Abruzzo e Piemonte(Getty Images)Per far fronte alla cronica carenza di infermieri (e medici) nel Servizio Sanitario Nazionale, negli ultimi anni, soprattutto durante la pandemia da Covid-19, Asl e ospedali utilizzano infermieri (e medici) cosiddetti «gettonisti», cioè reclutati tramite cooperative o società di servizi e pagati per i turni che svolgono, con compensi spesso «d'oro» (anche fino a mille euro per un turno festivo o notturno) rispetto ai dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale. Mancano stime ufficiali sugli infermieri che lavorano «a gettone». Secondo i dati della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi), a fronte dei 461mila infermieri iscritti all'Albo unico nazionale, circa 40mila infermieri lavorano con partita Iva, di cui 27mila sono quelli attivi e iscritti alla gestione separata previdenziale. In base ai dati sulla «domanda del Servizio sanitario nazionale di servizi di fornitura di personale medico e infermieristico, i cosiddetti «gettonisti», contenuti nel Rapporto Anac dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, pubblicato lo scorso marzo, rispetto agli «infermieri a gettone» nel 2024 il valore dei contratti e degli accordi o convenzioni è aumentato, per la spesa previsionale, del 49% rispetto al 2023, passando da 3,9 a 5,8 milioni di euro, mentre la spesa effettiva si colloca su un valore di 8,7 milioni, anche se in lieve calo rispetto all’anno precedente.Nonostante la fine della pandemia e la legge del 2023 sull'uso dei «gettonisti» solo come extrema ratio, sottolinea ANAC, il fenomeno si conferma in crescita. Una tendenza che dovrebbe arrestarsi con le nuove norme in vigore.Secondo il Rapporto ANAC, poi, gli infermieri a gettone sono reclutati soprattutto in Lombardia, seguita da Abruzzo e Piemonte.Per quanto riguarda le procedure di scelta, anche nel 2024 si conferma la procedura negoziata senza previa pubblicazione per l’approvvigionamento degli infermieri a gettone. È del tutto marginale, invece, il ricorso alla procedura aperta. L’Autorità è intervenuta più volte in materia di medici e infermieri gettonisti, tenuto conto che «la questione dei gettonisti assume, oltre a una grande rilevanza sociale, in quanto tocca servizi fondamentali per l’intera comunità, un grande impatto economico sulla spesa pubblica, per gli elevati costi sostenuti dalle Aziende sanitarie al fine di remunerare tale tipologia di personale».In occasione della presentazione del Rapporto, il presidente di Anac Giuseppe Busia ha ricordato: «Si tratta di un progressivo impoverimento degli organici, perché medici ed infermieri in più casi preferivano lasciare il proprio impiego, attratti dalle più elevate remunerazioni riconosciute per le prestazioni di carattere interinale. Tutto questo, dando vita ad un circolo vizioso, a causa di una irragionevole concorrenza fra le diverse Asl, come emerge dalla nostra indagine conoscitiva. Ospedali e Asl pubbliche dispongono di eccellenti risorse professionali che, tuttavia, in molti casi non sono adeguatamente valorizzate e, anzi, sono spesso spinte verso altri approdi, privando le amministrazioni del loro patrimonio più prezioso». Per regolamentare l'utilizzo di «gettonisti» e favorire le assunzioni a tempo indeterminato, sono state varate apposite norme, dal cosiddetto De creto Bollette n. 34/2023 e successive disposizioni, fino alle Linee guida del ministero della Salute su «specifiche tecniche, prezzi di riferimento e standard di qualità dei servizi medici e infermieristici da affidare a terzi in caso di necessità e urgenza da parte delle aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, per fronteggiare lo stato di grave carenza di organico del personale sanitario».Queste disposizioni stabiliscono, tra l'altro, che i cosiddetti «gettonisti» potranno essere utilizzati «solo in caso di necessità e urgenza, in un'unica occasione (massimo 12 mesi) e senza possibilità di proroga», nei casi in cui non sia possibile utilizzare personale già in servizio (dipendente o in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale) o assumere gli idonei in graduatorie concorsuali.Inoltre, sono stati fissati anche dei limiti per i compensi: 28 euro l'ora per gli infermieri del Pronto Soccorso, 25 euro per altri servizi infermieristici.Secondo i dati dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), il nostro Paese conta 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, valore al di sotto della media dei Paesi europei, dove gli infermieri in media sono 8,4 per mille abitanti. In Italia la professione rimane poco attrattiva: oltre ai carichi di lavoro gravosi dovuti alla carenza di personale, alle scarse opportunità di carriera e alle aggressioni in aumento negli ultimi anni, gli infermieri italiani hanno stipendi tra i più bassi d’Europa, in media 32.400 euro lordi l’anno (si va da un minimo di 26.200 euro lordi a 37.200 euro), rispetto a una media nei Paesi Ocse che sfiora i 40mila euro l’anno, a parità di rischi professionali e responsabilità. E sempre più infermieri stanno valutando l'abbandono della professione o di trovare lavoro in strutture private o all’estero, come evidenzia il recente Rapporto sulle professioni infermieristiche realizzato dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: l’intenzione di lasciare o cambiare lavoro tocca punte del 45%, a fronte di una carenza già oggi stimata dalla Corte dei Conti intorno a 65mila infermieri. Infermieri: in Italia solo 6,5 per 1.000 abitanti (8,4 in Europa). Più di 4 su 10 hanno intenzione di lasciare o cambiare lavorodi Maria Giovanna FaiellaMedici e infermieri in fuga dalla sanità pubblica. Gimbe: «Urge valorizzare la colonna portante del Ssn»di Maria Giovanna Faiella10 dicembre 2025 ( modifica il 10 dicembre 2025 | 17:14)© RIPRODUZIONE RISERVATALe cause e i rimediUn contatto veloce con igiornalisti della redazioneSalute del Corriere della SeraPer usufruire del servizio di domande e risposte de ilMedicoRisponde è necessario essere registrati al sito Corriere.it o a un altro dei siti di RCS Mediagroup.Non ricordi le credenziali?Recupera il tuo accountTi informiamo che con il tuo piano puoi leggere Corriere.it su 1 dispositivo alla voltaQuesto messaggio verrà visualizzato su un altro dispositivo/accesso e tu potrai continuare a leggere le notizie da qui. L'altro dispositivo/accesso rimarrà collegato a questo account. 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Estratto da pag. 1 di "ecaserta.com" del 10 Dec 2025
Il documento è stato presentato dalla delegazione della Caritas a Caserta
pubDate§§ 2025-12-10T08:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003222408123.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003222408123.PDF', 'title': 'ecaserta.com'} tp:url§§ https://www.ecaserta.com/news/146011491846/dossier-poverta-campania-e-la-regione-con-livelli-piu-alti tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003222408123.PDF tp:ocr§§ Il documento è stato presentato dalla delegazione della Caritas a CasertaCASERTA - È la regione con i livelli più alti di povertà, meno occupati rispetto alle medie nazionali ed europee e alte soglie di spopolamento nelle aree interne, in cui tra i principali fattori di diseguaglianza figura l'accesso ai servizi sanitari, con sempre più persone indigenti che rinunciano a curarsi. È il quadro che emerge dal “Dossier Regionale sulle Povertà in Campania" presentato ieri dalla delegazione di Caritas Campania a Caserta. Il dossier è basato su fonti ufficiali - Istat, Eurostat, Ministero della Salute, Agenas, Gimbe - integrate e raccolte dalla rete Caritas che si avvale dei Centri di Ascolto dislocati nei territori delle 21 diocesi campane. “Nei nostri Centri – sottolinea Antonio De Luca, Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro e delegato della Conferenza Episcopale Campana per il Servizio Carità - notiamo che cresce sempre di più la richiesta di aiuti per le cure sanitarie da parte delle famiglie; molti, specie nelle aree interne, lamentano la lontananza dalle strutture sanitarie e il costo ritenuto alto dei trasporti. Lo si chiami come si vuole, ma una forma di sostegno minimo al reddito ci vuole, lo prevedono tutte le democrazie evolute per le famiglie bisognose”. Tra i dati più allarmanti, quello dell’alta incidenza delle varie forme di indigenza, la “povertà assoluta”, la “povertà relativa” e il “rischio di povertà o esclusione sociale, con il 43,5% della popolazione campana esposta a vulnerabilità significative. Il 13,5% dei cittadini rinuncia poi a curarsi, rispetto al 9,9% della media nazionale.Ciò si riflette anche sull’aspettativa di vita: in Campania si vive in media due anni in meno rispetto al resto d’Italia (80,9 contro l’82,7 nazionale). Il dossier denuncia poi sempre nel settore sanitario “lunghe liste d’attesa, carenze strutturali, personale insufficiente e un crescente ricorso alla sanità privata, con una spesa pro capite inferiore di circa 320 euro alla media nazionale (1.910 euro contro i 2.230 euro spesi nel resto del Paese), con un gap complessivo di oltre 1,7 miliardi di euro. E anche il reddito pro capite, sebbene in crescita negli ultimi anni, è ancora ben lontano dalla media nazionale (18.500 in Campania contro i 31mila euro per cittadino nel resto d’Italia).È Caserta è il nuovo giornale online dedicato alla cronaca e all’informazione del territorio di Terra di Lavoro. Edito dall’associazione culturale RosMav, nasce nel settembre del 2017 e si presenta al pubblico con un sito web estremamente chiaro e accessibile per l’utente.Testata registrata al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere n. 860 del 20/10/2017Direttore responsabile: Alessandro CeciEditore: Associazione ROSMAVPartita IVA: 04258910613Sede redazionale: Via Giovanni Gentile, 23 – 81024 Maddaloni (CE) tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003222408123.PDF §---§ title§§ San Raffaele Milano e il 'terremoto' di Sant'Ambrogio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003042809351.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "fortuneita.com" del 10 Dec 2025
Il caos nel Padiglione di cure intensive del San Raffaele, l''effetto Sant''Ambrogio e le insidie delle ''soluzioni esterne''. L''analisi.
pubDate§§ 2025-12-10T15:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003042809351.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003042809351.PDF', 'title': 'fortuneita.com'} tp:url§§ https://www.fortuneita.com/2025/12/10/san-raffaele-milano-e-il-terremoto-di-santambrogio-cosa-e-successo/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003042809351.PDF tp:ocr§§ Forse avrete letto del ‘terremoto’ che ha scosso fino ai vertici un gioiello della sanità lombarda: il caos nel Padiglione di cure intensive del San Raffaele di Milano nel weekend di Sant’Ambrogio, l’addio improvviso dell’amministratore unico Francesco Galli, il passaggio del timone a Marco Centenari, fino all’ispezione dei carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (Nas). Ma che cosa è successo?Non è un caso che il problema sia emerso in un un fine settimana speciale per la città, legato alla festa del patrono. Un ‘anticipo’ di festa che rende complesso coprire i turni, anche in ospedale. Così nella notte tra il 6 e il 7 dicembre il padiglione di cure intensive della struttura è ‘scoppiato’. Nel mirino la presunta inesperienza del personale infermieristico fornito da una cooperativa esterna, come documenterebbero alcune mail interne pubblicate da vari quotidiani, fra cui ‘La Repubblica’.Le missive segnalano la mancata conoscenza dei farmaci, delle procedure, della ‘geografia’ ospedaliera e perfino dell’italiano da parte di alcuni degli operatori inviati dalla cooperativa. Con una serie di ritardi e disorgnanizzazioni che avrebbero impattato sull’assistenza. Criticità toccate con mano dagli stessi operatori e dai pazienti, che hanno portato i vertici del San Raffaele a convocare un Cda urgente nel giorno della Festa dell’Immacolata.Così, in seguito ai “gravi fatti verificatisi nella notte tra il 6 del 7 dicembre scorso”, il Consiglio di amministrazione ha votato all’unanimità la procedura di revoca nei confronti di Francesco Galli, amministratore unico dell’Irccs Ospedale San Raffaele. Il manager, venuto a conoscenza dell’avvio della procedura, ha comunicato le proprie dimissioni. CosìMarco Centenari è subentrato nella duplice veste di AD del Gruppo San Donato e amministratore unico dell’Ospedale San Raffaele.“Vorrei ribadire con forza – afferma Centenari in una nota – che la sicurezza dei nostri pazienti rappresenta per noi un principio assoluto e non è negoziabile. L’evento verificatosi ha riguardato un singolo reparto ed è stato prontamente gestito: l’attività assistenziale del San Raffaele si è svolta e continua a svolgersi regolarmente, in condizioni di pieno ordine, controllo e sicurezza. In qualità di amministratore mi sono immediatamente attivato affinché venissero adottate tutte le ulteriori misure utili a rafforzare i presidi organizzativi e di controllo e sarà mia responsabilità evitare che mai più si verifichino episodi che possano creare un minimo disagio ai nostri pazienti”.“Da sempre chiunque operi all’interno del San Raffaele, sa che deve attenersi ai più elevati standard clinici, scientifici ed etici. L’episodio dei giorni scorsi non rappresenta in alcun modo ciò che siamo: un punto di riferimento nazionale ed internazionale, per assistenza, ricerca e formazione, fondato su donne e uomini di straordinario valore e sulla fiducia di migliaia di pazienti che ogni giorno si affidano a noi. Il San Raffaele continuerà a mantenere un modello clinico e scientifico di eccellenza, fondato su competenza, trasparenza e rigore assoluto”, ha scandito il neo amministratore unico.Certo, il ricorso a personale esterno fornito da cooperative non è un caso isolato in un’Italia che fa i conti con una drammatica carenza di infermieri e medici. Stando ai dati di Fondazione Gimbe il nostro Paese perde 10 mila professionisti l’anno. ?Quella del San Raffaele è “una vicenda gravosa”, commenta a Fortune Italia Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, “che non fa altro che dimostrare tutto ciò che noi diciamo da tempo, ovvero che le procedure ereditate dalla pandemia Covid che permettono fino al 2027 di autocertificare i titoli per coloro i quali provengono dall’estero è pericolosa per la salute dei pazienti, e non è certo individuando un capro espiatorio da far dimettere che si può risolvere il problema”.Insomma, il problema non è tanto o solo della struttura di Via Olgettina. “Bisogna provvedere immediatamente alla revo ca non solo di questa norma, ma anche di tutti i contratti in essere con cooperative che non abbiano professionisti certificati. Per procedere finalmente a una riforma organica di tutto il percorso assunzionale: o si rende più appetibile la professione, si rende la professione più sicura, più remunerativa e più gratificante, oppure – conclude Di Silverio – il rischio è che da domani potrebbero non esserci più né professionisti privati né professionisti pubbliche disposti a lavorare in ospedale”.“Il riconoscimento dei titoli esteri per i professionisti della salute, la conoscenza della lingua italiana, l’iscrizione agli Albi non sono formalità: sono passaggi sostanziali a tutela della salute dei cittadini”, evidenzia il presidente della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, commentando la vicenda del San Raffaele di Milano.“Questa superficialità nelle scelte, compiute in un contesto emergenziale che tuttavia non nasce da ora, avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. Ma il caso concreto conferma la fondatezza della linea seguita dalla Fnomceo, che ha contestato in tutte le sedi, comprese quelle giudiziarie, il reclutamento di professionisti esteri senza adeguate garanzie di controllo delle competenze professionali e linguistiche”.Per Anelli la soluzione c’è e coincide con l’approvazione dell’intesa ferma in Conferenza Stato-Regioni, che prevede una verifica sostanziale e uniforme dei titoli conseguiti all’estero e l’iscrizione agli Albi italiani, a seguito del superamento di un esame di conoscenza della nostra lingua. “E questo a tutela della salute dei cittadini, che devono essere tutti uguali di fronte alla salute e non possono scontare il prezzo di organizzazioni e programmazioni errate, che hanno portato all’attuale carenza di professionisti”, conclude il numero uno dei medici.FORTUNE ITALIAN. 9 del 2025FORTUNE © è un marchio di FORTUNE MEDIA IP LIMITED utilizzato sotto licenzaCopyright © 2023 We Inform Srl. All rights reserved.€2 per 1 mese di FortuneOltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni meseApprofittane ora per ottenere in esclusiva:Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza. tp:writer§§ Margherita Lopes guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003042809351.PDF §---§ title§§ Lo sport per prevenire comportamenti negativi negli adolescenti | HealthDesk link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003018310174.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "healthdesk.it" del 09 Dec 2025
Estratto da pag. 1 di "ilgiornaledisalerno.it" del 10 Dec 2025
Estratto da pag. 1 di "ilpescara.it" del 10 Dec 2025
Il consigliere regionale del Pd attacca la giunta Marsilio in merito ai risultati del report di Agenas sulla sanità pubblica abruzzese e sul report Pnrr Sanità
pubDate§§ 2025-12-10T14:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002918309126.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002918309126.PDF', 'title': 'ilpescara.it'} tp:url§§ https://www.ilpescara.it/politica/di-marco-report-agenas-sanita-abruzzese.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002918309126.PDF tp:ocr§§ Il consigliere regionale del Pd attacca la giunta Marsilio in merito ai risultati del report di Agenas sulla sanità pubblica abruzzese e sul report Pnrr SanitàLa sanità abruzzese è stata portata in una condizione di fragilità senza precedenti, e per questo la giunta Marsilio dovrebbe dimettersi. A dirlo il consigliere regionale del Partito Democratico Antonio Di Marco, che commenta il report di Agenas sullo stato della salute pubblica nelle regioni italiane e il report Pnrr Salute Abruzzo."Dopo le dure analisi dei tavoli di monitoraggio ministeriali peraltro amici, dopo i ripetuti allarmi lanciati dalla Fondazione Gimbe su Lea e presidi territoriali, ora a dirlo è anche il report Agenas sull’Abruzzo, da cui emerge un quadro allarmante. Più che lodarsi per questo pasticcio, la Giunta dovrebbe guardare in faccia la realtà e dimettersi”Secondo Di Marco, la sanità abruzzese versa in condizioni critiche, con cittadini che vivono quotidianamente difficoltà nell'accesso alle cure. La Regione ha puntato soprattutto sull’acquisto di nuove tecnologie, mentre i lavori per case e ospedali di comunità risultano in gran parte fermi, in particolare a Teramo e Pescara. A meno di due anni dalla scadenza del piano, c'è il rischio di trovarsi con macchinari avanzati ma strutture non operative, specialmente nelle aree più fragili.Abbonati per leggere i nostri approfondimenti della sezione DossierLa grave carenza di personale mette ulteriormente in crisi il sistema, costringendo i medici a gestire la situazione in condizioni molto difficili. L’Abruzzo si colloca tra le Regioni fanalino di coda sul Pnrr, assieme a Sicilia, Calabria e Campania, smentendo la narrazione di una “sanità modello” sostenuta dalla giunta regionale. Anche Agenas invita la Regione a rivedere profondamente la programmazione per adeguarsi agli standard nazionali.Nonostante i gravi ritardi e le criticità strutturali certificate dagli organismi nazionali, il presidente Marsilio continua a elogiare la gestione della sanità locale, proponendo una narrazione politica che non rispecchia la realtà. Gli ultimi sette anni di governo di centrodestra hanno invertito i progressi fatti in precedenza dal centrosinistra, riportando la sanità abruzzese indietro dopo il risanamento seguito all’uscita dal commissariamento conclude il consigliere del Pd."Questo Governo regionale ha prodotto un arretramento storico che rischia di compromettere l’accesso alle cure e i livelli essenziali di assistenza, come già riferiscono i dati di settore. Alla luce di questa fotografia, che non nasce da opinioni ma valutazioni ufficiali, chiediamo le dimissioni immediate della giunta Marsilio. La salute dei cittadini non può essere ostaggio dell’incapacità politica”.© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002918309126.PDF §---§ title§§ Di Marco su Agenas: “Sanità abruzzese in crisi profonda. Ora la Giunta Marsilio si dimetta” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002952608461.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "laquilablog.it" del 10 Dec 2025
Il consigliere regionale Antonio Di Marco chiede le dimissioni immediate della Giunta regionale guidata da Marco Marsilio
pubDate§§ 2025-12-10T10:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002952608461.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002952608461.PDF', 'title': 'laquilablog.it'} tp:url§§ https://www.laquilablog.it/di-marco-su-agenas-sanita-abruzzese-in-crisi-profonda-ora-la-giunta-marsilio-si-dimetta/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002952608461.PDF tp:ocr§§ Stampa in pdfL’AQUILA – “I due report tecnici resi pubblici in questi giorni, il Report PNRR Salute Abruzzo e il PNE 2025 elaborati da Agenas, confermano con numeri e fatti ciò che come opposizione denunciamo da anni: la sanità abruzzese è stata portata in una condizione di fragilità mai vista, mentre la Giunta Marsilio continua a raccontare un modello ‘da esportare’ che non esiste”.È quanto afferma il consigliere regionale Antonio Di Marco, che chiede le dimissioni immediate della Giunta regionale guidata da Marco Marsilio alla luce delle ultime analisi nazionali sul sistema sanitario abruzzese.“Dopo le dure analisi dei tavoli di monitoraggio ministeriali, dopo i ripetuti allarmi della Fondazione Gimbe su LEA e presidi territoriali, ora anche il Report Agenas sull’Abruzzo restituisce un quadro allarmante. Più che lodarsi per questo pasticcio, la Giunta dovrebbe guardare in faccia la realtà e dimettersi”, prosegue Di Marco.Secondo il consigliere, la distanza tra narrazione politica e realtà quotidiana è evidente: “Gli abruzzesi lo sanno già in quali condizioni è la nostra sanità, perché le criticità le vivono sulla propria pelle, cercando di esercitare un diritto alla cura sempre più messo a dura prova”.Di Marco sottolinea come, dai documenti Agenas, emerga un forte squilibrio nell’attuazione del PNRR Salute: “La Regione corre solo sugli acquisti di tecnologia, quasi completati, mentre i cantieri per Case e Ospedali di Comunità sono in gran parte fermi o con avanzamenti minimi, con pagamenti spesso inferiori al 20% nel caso di Teramo e Pescara, a meno di due anni dalla scadenza. Questo significa che rischiamo di arrivare a fine Piano con macchinari nuovi ma strutture non funzionanti, soprattutto nelle aree più fragili”.Non meno grave, secondo Di Marco, è il nodo del personale: “La carenza di medici e operatori minaccia l’operatività delle strutture anche qualora venissero completate, costringendo il personale sanitario a una trincea senza precedenti. È un fallimento gestionale chiaro, che mette a rischio il diritto alla cura per migliaia di cittadini abruzzesi”.Il consigliere colloca la performance regionale “in coda al Paese”: “Anche sul PNRR – afferma – siamo fanalino di coda. Le Regioni con performance analoghe sono quelle tradizionalmente più in difficoltà, come Sicilia, Calabria, Campania. L’Abruzzo si colloca, di fatto, in un quadro da Sud Italia, nonostante anni di retorica sulla ‘sanità modello’ della Giunta. Agenas di fatto smonta questa narrazione, richiamando la Regione a una maggiore aderenza agli standard e a una revisione profonda della programmazione”.Di Marco parla di “marketing politico scollegato dalla realtà dei fatti”: “Mentre gli organismi nazionali certificano ritardi, disorganizzazione e criticità strutturali, il Presidente Marsilio si autocelebra e continua a dipingere un sistema inesistente. È un copione che abbiamo visto per tutti e sette gli anni di governo di centrodestra, in cui la sanità è stata riportata indietro dopo il risanamento realizzato con l’uscita dal commissariamento durante la precedente giunta di centrosinistra”.“Questo Governo regionale – conclude – ha prodotto un arretramento storico che rischia di compromettere l’accesso alle cure e i livelli essenziali di assistenza, come già certificano i dati di settore. Alla luce di questa fotografia, che non nasce da opinioni ma da valutazioni ufficiali, chiediamo le dimissioni immediate della Giunta Marsilio. La salute dei cittadini non può essere ostaggio dell’incapacità politica”. Stampa in pdf TAGS Di Marco tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002952608461.PDF §---§ title§§ Ausl Modena: Carpi e Mirandola azioni vere link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003188007891.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "modena2000.it" del 10 Dec 2025
Estratto da pag. 1 di "quotidianodelsud.it" del 09 Dec 2025
Il quadro sociale ed economico della Campania è drammatico, lo confermano i dati del “Dossier Regionale sulle Povertà in Campania”, presentato dalla Caritas regionale.
pubDate§§ 2025-12-10T12:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002958808655.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002958808655.PDF', 'title': 'quotidianodelsud.it'} tp:url§§ https://www.quotidianodelsud.it/campania/cronache/attualita/2025/12/10/poverta-in-campania-il-43-dei-cittadini-vulnerabile-il-13-rinuncia-alle-cure tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002958808655.PDF tp:ocr§§ Il quadro sociale ed economico della Campania è drammatico, lo confermano i dati del “Dossier Regionale sulle Povertà in Campania”, presentato dalla Caritas regionale. Secondo il rapporto, il 43,5% dei campani è esposto a vulnerabilità significative, mentre il 13,5% rinuncia alle cure sanitarie.La Campania è la regione italiana dove la povertà pesa di più sulla vita quotidiana dei cittadini. Secondo il Dossier Regionale sulle Povertà in Campania, presentato ieri (9 dicembre) da Caritas Campania, il 43,5% della popolazione è esposta a forme di vulnerabilità significative, mentre il 13,5% dei cittadini rinuncia alle cure sanitarie, contro una media nazionale del 9,9%. Il dossier, basato su dati ufficiali Istat, Eurostat, Ministero della Salute, Agenas e Gimbe, arricchiti dalle osservazioni dei Centri di Ascolto Caritas nelle 21 diocesi campane, offre un quadro drammatico: la regione registra livelli di occupazione inferiori alle medie nazionali ed europee, elevato spopolamento nelle aree interne e forti diseguaglianze nell’accesso ai servizi essenziali. Povertà in Campania: la richiesta di aiuti per le cure sanitarie«Nei nostri Centri – sottolinea Antonio De Luca, Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro e delegato della Conferenza Episcopale Campana per il Servizio Carità – cresce sempre di più la richiesta di aiuti per le cure sanitarie da parte delle famiglie. Molti lamentano la lontananza dalle strutture e l’alto costo dei trasporti. Serve una forma di sostegno minimo al reddito, come avviene nelle democrazie più evolute, per aiutare le famiglie bisognose».L’impatto sulla salute è evidente: l’aspettativa di vita in Campania è di 80,9 anni, due in meno rispetto alla media nazionale (82,7). Il sistema sanitario regionale soffre di lunghe liste d’attesa, carenze strutturali, personale insufficiente e crescente ricorso alla sanità privata. La spesa sanitaria pro capite si attesta a 1.910 euro, circa 320 euro in meno rispetto alla media nazionale, con un deficit complessivo stimato in oltre 1,7 miliardi di euro.Il dossier evidenzia anche il gap economico: il reddito pro capite campano è di 18.500 euro, lontano dai 31.000 euro medi italiani. Questi numeri disegnano una regione dove la povertà, la fragilità sociale e la difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari rappresentano una sfida urgente per le istituzioni e la società civile. «Lo si chiami come si vuole, ma una forma di sostegno minimo al reddito ci vuole, lo prevedono tutte le democrazie evolute per le famiglie bisognose», conclude il vescovo Antonio De Luca. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002958808655.PDF §---§ title§§ Povertà in Campania: il 43% dei cittadini vulnerabile, il 13% rinuncia alle cure - Il Quotidiano del Sud link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002868108788.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianodelsud.it" del 10 Dec 2025
Il quadro sociale ed economico della Campania è drammatico, lo confermano i dati del “Dossier Regionale sulle Povertà in Campania”, presentato dalla Caritas regionale.
pubDate§§ 2025-12-10T12:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002868108788.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002868108788.PDF', 'title': 'quotidianodelsud.it'} tp:url§§ https://www.quotidianodelsud.it/campania/cronache/attualita/2025/12/10/poverta-in-campania-il-43-dei-cittadini-vulnerabile-il-13-rinuncia-alle-cure tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002868108788.PDF tp:ocr§§ Il quadro sociale ed economico della Campania è drammatico, lo confermano i dati del “Dossier Regionale sulle Povertà in Campania”, presentato dalla Caritas regionale. Secondo il rapporto, il 43,5% dei campani è esposto a vulnerabilità significative, mentre il 13,5% rinuncia alle cure sanitarie.La Campania è la regione italiana dove la povertà pesa di più sulla vita quotidiana dei cittadini. Secondo il Dossier Regionale sulle Povertà in Campania, presentato ieri (9 dicembre) da Caritas Campania, il 43,5% della popolazione è esposta a forme di vulnerabilità significative, mentre il 13,5% dei cittadini rinuncia alle cure sanitarie, contro una media nazionale del 9,9%. Il dossier, basato su dati ufficiali Istat, Eurostat, Ministero della Salute, Agenas e Gimbe, arricchiti dalle osservazioni dei Centri di Ascolto Caritas nelle 21 diocesi campane, offre un quadro drammatico: la regione registra livelli di occupazione inferiori alle medie nazionali ed europee, elevato spopolamento nelle aree interne e forti diseguaglianze nell’accesso ai servizi essenziali. Povertà in Campania: la richiesta di aiuti per le cure sanitarie«Nei nostri Centri – sottolinea Antonio De Luca, Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro e delegato della Conferenza Episcopale Campana per il Servizio Carità – cresce sempre di più la richiesta di aiuti per le cure sanitarie da parte delle famiglie. Molti lamentano la lontananza dalle strutture e l’alto costo dei trasporti. Serve una forma di sostegno minimo al reddito, come avviene nelle democrazie più evolute, per aiutare le famiglie bisognose».L’impatto sulla salute è evidente: l’aspettativa di vita in Campania è di 80,9 anni, due in meno rispetto alla media nazionale (82,7). Il sistema sanitario regionale soffre di lunghe liste d’attesa, carenze strutturali, personale insufficiente e crescente ricorso alla sanità privata. La spesa sanitaria pro capite si attesta a 1.910 euro, circa 320 euro in meno rispetto alla media nazionale, con un deficit complessivo stimato in oltre 1,7 miliardi di euro.Il dossier evidenzia anche il gap economico: il reddito pro capite campano è di 18.500 euro, lontano dai 31.000 euro medi italiani. Questi numeri disegnano una regione dove la povertà, la fragilità sociale e la difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari rappresentano una sfida urgente per le istituzioni e la società civile. «Lo si chiami come si vuole, ma una forma di sostegno minimo al reddito ci vuole, lo prevedono tutte le democrazie evolute per le famiglie bisognose», conclude il vescovo Antonio De Luca. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121002868108788.PDF §---§ title§§ Ausl Modena: Carpi e Mirandola azioni vere link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003188107892.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "reggio2000.it" del 10 Dec 2025
Estratto da pag. 1 di "sassuolo2000.it" del 10 Dec 2025
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pubDate§§ 2025-12-10T08:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003188607893.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003188607893.PDF', 'title': 'sassuolo2000.it'} tp:url§§ https://www.sassuolo2000.it/2025/12/10/ausl-modena-carpi-e-mirandola-azioni-vere/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003188607893.PDF tp:ocr§§ Con riferimento alla ricostruzione di una organizzazione sindacale riportata dai media, prima di entrare nel merito della situazione della provincia di Modena, si ritiene doveroso precisare che la carenza di personale infermieristico è una delle principali e più gravi emergenze che attraversano il Servizio Sanitario Nazionale, come confermato da fonti autorevoli quali l’ultimo report GIMBE, i dati ISTAT e le ricerche della FNOPI (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche).L’Italia perde circa 10.000 infermieri l’anno e si colloca tra gli ultimi Paesi OCSE per rapporto infermieri/abitanti (nel 2022 erano 6,5 ogni 1.000, contro una media europea di 9,8, con forti disomogeneità territoriali e numeri bassi in quasi tutte le Regioni del Mezzogiorno, sottoposte ai Piani di rientro, oltre che in Lombardia). Anche il rapporto infermieri/medici in Italia è fermo a 1,5, rispetto alla media OCSE di 2,7.I fattori sono strutturali: gli stipendi degli infermieri italiani sono tra i più bassi sia rispetto al costo della vita che in termini assoluti, il ricambio generazionale è insufficiente e la professione sempre meno attrattiva, specie nei contesti periferici, un fenomeno aggravato dai pensionamenti, dal progressivo aumento delle dimissioni volontarie e da una formazione che non riesce a coprire il fabbisogno.“Sul reclutamento di personale infermieristico e l’avvio di nuovi servizi, nessuna propaganda politica – dichiara Daniela Altariva, Direttrice Assistenziale di AUSL Modena –: siamo impegnati nello sforzo di garantire la stabilità degli organici, tramite la ricerca di personale utilizzando ogni forma contrattuale prevista, e aumentare l’attrattività degli ospedali anche in collaborazione con altri enti del territorio. L’Ausl non ha posto alcun vincolo di budget sul personale infermieristico e i punti più deboli della rete hanno avuto la massima libertà nelle attività di reclutamento. Tuttavia, la attrattività dei presidi periferici rappresenta un elemento di criticità, in un contesto nazionale in cui la domanda supera l’offerta.Dallo scorso agosto (BUR del 20/08/2025) nella graduatoria di concorso pubblico, alla richiesta di sede lavorativa su Mirandola, su 106 candidati sono stati chiamati ad oggi 70 professionisti e di questi hanno accettato solo 18 infermieri di cui 4 su Mirandola. Complessivamente però nel corso di tutto il 2025 è stato possibile assumere 19 infermieri su Mirandola – prosegue Altariva – di cui 6, a potenziamento degli organici, per l’apertura del reparto semintensiva di Mirandola.Per agevolare il personale nella scelta di questa sede è stato attivato un progetto di sostegno abitativo sul Distretto di Mirandola, col supporto di Comune di Mirandola e Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola. Finora sono state 10 le domande presentate di cui 9 accolte e una in fase di istruttoria. È stata rafforzata come mai in precedenza la collaborazione con Azienda Ospedaliero – Universitaria e Ospedale di Sassuolo Spa, per favorire il reclutamento e lo spostamento dei professionisti verso altre aree e con i corsi di Laurea in Infermieristica con le Università di Modena, Ferrara, Mantova e Bologna e con gli Ordini Professioni Infermieristiche, per facilitare l’assunzione dei neolaureati”.Questa Direzione non ha mai nascosto la fragilità di alcuni presidi sul territorio provinciale, neppure in termini di criticità delle strutture. Al contrario, ha avviato sopralluoghi puntuali, coinvolgendo il proprio staff sanitario, tecnico e organizzativo e la politica locale per porre in atto le relative necessarie contromisure.Ha predisposto un piano di interventi per riqualificare le principali sedi sanitarie in provincia, del valore di oltre 4 milioni di euro, di cui 1 milione, per la prima volta, da un apposito Fondo manutenzioni cicliche previsto nel bilancio per rendere disponibili ogni anno risorse dedicate alle manutenzioni. È stato risolto consensualmente il contratto manutentivo che aveva generato una catena di in adempienze, così da riprendere una serie di interventi ordinari e straordinari – già visibili – per circa 3 milioni di euro. Sarà infine avviato a breve il Tavolo interdistrettuale per la sanità nord modenese: proprio in questi giorni è stata indirizzata ai Sindaci, per le ultime integrazioni, la bozza di accordo tra i distretti di Carpi e Mirandola per avviare il percorso permanente di discussione sulle funzioni e modalità di integrazione, con l’obiettivo di rendere i problemi risolvibili in modo stabile e duraturo. Nello specifico della Centrale di Sterilizzazione di Carpi, la questione sollevata fa riferimento a una situazione specifica che si è verificata lunedì 8 dicembre (un problema elettrico occorso a una lavaferri) e che è in via di risoluzione con l’intervento del tecnico del macchinario, già oggi, martedì 9 dicembre. Sono ben note all’Azienda le criticità e tra gli interventi previsti, cui è destinato un milione di euro, sono già stati avviati i lavori di ripristino delle coperture del corpo 6, proprio in corrispondenza della Centrale. Anche la questione relativa alle colonscopie fa riferimento a una situazione puntuale, l’indisponibilità di un professionista che ha costretto al rinvio di 10 appuntamenti, già riprogrammati a stretto giro.“Siamo consapevoli di quanto ci è stato consegnato e stiamo lavorando per riportare questi punti a standard adeguati. – dichiara il DG Ausl Mattia Altini -. Se vogliamo modificare lo stato delle cose nella nostra sanità provinciale occorrono soluzioni strutturali anticipate da una concatenazione di atti preliminari che, appunto, stiamo compiendo celermente. Il problema non è la volontà di investire, ma la difficoltà oggettiva di attrarre professionisti in contesti periferici: welfare, valorizzazione e benessere organizzativo, anche in questo caso, sono azioni propedeutiche fondamentali già avviate, come dovrebbe essere chiaro ad un’organizzazione sindacale. Le inversioni di marcia che tutti auspichiamo su situazioni critiche da tempo richiedono una serie di misure tra loro consequenziali e una prospettiva di medio-lungo periodo. Solo così sarà possibile garantire stabilità e qualità all’assistenza, restituendo attrattività e solidità ai presidi e all’intera rete sanitaria provinciale”. Periodico quotidiano Sassuolo2000.itReg. Trib. di Modena il 30/08/2001al nr. 1599 - ROC 7892Direttore responsabile Fabrizio GherardiEdito da:Linea Radio Multimedia srlP.Iva 02556210363Cap.Soc. 10.329,12 i.v.Reg.Imprese Modena Nr.02556210363Rea Nr.311810phone: 0536 807013redazione@sassuolo2000.itCOPYRIGHTLa riproduzione di articoli, foto e video è vietata con qualsiasi mezzo analogico o digitale, se non espressamente autorizzata dall’editore con consenso scritto. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003188607893.PDF §---§ title§§ “Siamo consapevoli di quanto ci è stato consegnato e stiamo lavorando per riportare questi punti a standard adeguati” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003246507308.PDF description§§ pubDate§§ 2025-12-10T06:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003246507308.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003246507308.PDF', 'title': 'temponews.it'} tp:url§§ https://temponews.it/2025/12/10/siamo-consapevoli-di-quanto-ci-e-stato-consegnato-e-stiamo-lavorando-per-riportare-questi-punti-a-standard-adeguati/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003246507308.PDF tp:ocr§§ Dopo il duro affondo della Cisl Emilia sulla situazione in cui versano i due ospedali di Carpi e Mirandola interviene l’Ausl di Modena con una nota stampa. “Le inversioni di marcia che tutti auspichiamo su situazioni critiche da tempo richiedono una serie di misure tra loro consequenziali e una prospettiva di medio-lungo periodo. Solo così sarà possibile garantire stabilità e qualità all’assistenza, restituendo attrattività e solidità ai presidi e all’intera rete sanitaria provinciale” dichiara il Dg Altini.Dopo il duro affondo della Cisl Emilia sulla situazione in cui versano i due ospedali di Carpi e Mirandola interviene l’Ausl di Modena con una nota stampa: “Prima di entrare nel merito della situazione – si legge – si ritiene doveroso precisare che la carenza di personale infermieristico è una delle principali e più gravi emergenze che attraversano il Servizio Sanitario Nazionale, come confermato da fonti autorevoli quali l’ultimo report GIMBE, i dati ISTAT e le ricerche della FNOPI (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche). L’Italia perde circa 10.000 infermieri l’anno e si colloca tra gli ultimi Paesi OCSE per rapporto infermieri/abitanti (nel 2022 erano 6,5 ogni 1.000, contro una media europea di 9,8, con forti disomogeneità territoriali e numeri bassi in quasi tutte le Regioni del Mezzogiorno, sottoposte ai Piani di rientro, oltre che in Lombardia). Anche il rapporto infermieri/medici in Italia è fermo a 1,5, rispetto alla media OCSE di 2,7.I fattori sono strutturali: gli stipendi degli infermieri italiani sono tra i più bassi sia rispetto al costo della vita che in termini assoluti, iI ricambio generazionale è insufficiente e la professione sempre meno attrattiva, specie nei contesti periferici, un fenomeno aggravato dai pensionamenti, dal progressivo aumento delle dimissioni volontarie e da una formazione che non riesce a coprire il fabbisogno.“Sul reclutamento di personale infermieristico e l’avvio di nuovi servizi, nessuna propaganda politica – dichiara Daniela Altariva, Direttrice Assistenziale di Ausl Modena -: siamo impegnati nello sforzo di garantire la stabilità degli organici, tramite la ricerca di personale utilizzando ogni forma contrattuale prevista, e aumentare l’attrattività degli ospedali anche in collaborazione con altri enti del territorio.L’Ausl non ha posto alcun vincolo di budget sul personale infermieristico e i punti più deboli della rete hanno avuto la massima libertà nelle attività di reclutamento. Tuttavia, la attrattività dei presidi periferici rappresenta un elemento di criticità, in un contesto nazionale in cui la domanda supera l’offerta.Dallo scorso agosto (BUR del 20/08/2025) nella graduatoria di concorso pubblico, alla richiesta di sede lavorativa su Mirandola, su 106 candidati sono stati chiamati ad oggi 70 professionisti e di questi hanno accettato solo 18 infermieri di cui 4 su Mirandola. Complessivamente però nel corso di tutto il 2025 è stato possibile assumere 19 infermieri su Mirandola – prosegue Altariva – di cui 6, a potenziamento degli organici, per l’apertura del reparto semintensiva di Mirandola.Per agevolare il personale nella scelta di questa sede è stato attivato un progetto di sostegno abitativo sul Distretto di Mirandola, col supporto di Comune di Mirandola e Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola. Finora sono state 10 le domande presentate di cui 9 accolte e una in fase di istruttoria.È stata rafforzata come mai in precedenza la collaborazione con Azienda Ospedaliero – Universitaria e Ospedale di Sassuolo Spa, per favorire il reclutamento e lo spostamento dei professionisti verso altre aree e con i corsi di Laurea in Infermieristica con le Università di Modena, Ferrara, Mantova e Bologna e con gli Ordini Professioni Infermieristiche, per facilitare l’assunzione dei neolaureati”.Questa Direzione – prosegue la mota – non ha mai nascosto la fragilità di alcuni presidi sul territorio provinciale, neppure in termini di criticità delle strutture. Al contrario, ha avviato sopralluoghi puntuali, coinvolgendo il proprio staff sanitario, tecnico e organizzativo e la politica locale per porre in atto le relative necessarie contromisure.Ha predisposto un piano di interventi per riqualificare le principali sedi sanitarie in provincia, del valore di oltre 4 milioni di euro, di cui 1 milione, per la prima volta, da un apposito Fondo manutenzioni cicliche previsto nel bilancio per rendere disponibili ogni anno risorse dedicate alle manutenzioni. È stato risolto consensualmente il contratto manutentivo che aveva generato una catena di inadempienze, così da riprendere una serie di interventi ordinari e straordinari – già visibili – per circa 3 milioni di euro. Sarà infine avviato a breve il Tavolo interdistrettuale per la sanità nord modenese: proprio in questi giorni è stata indirizzata ai Sindaci, per le ultime integrazioni, la bozza di accordo tra i distretti di Carpi e Mirandola per avviare il percorso permanente di discussione sulle funzioni e modalità di integrazione, con l’obiettivo di rendere i problemi risolvibili in modo stabile e duraturo.Nello specifico della Centrale di Sterilizzazione di Carpi, la questione sollevata fa riferimento a una situazione specifica che si è verificata lunedì 8 dicembre (un problema elettrico occorso a una lavaferri) e che è in via di risoluzione con l’intervento del tecnico del macchinario martedì 9 dicembre. Sono ben note all’Azienda le criticità e tra gli interventi previsti, cui è destinato 1 milione di euro, sono già stati avviati i lavori di ripristino delle coperture del corpo 6, proprio in corrispondenza della Centrale. Anche la questione relativa alle colonscopie fa riferimento a una situazione puntuale, l’indisponibilità di un professionista che ha costretto al rinvio di 10 appuntamenti, già riprogrammati a stretto giro.“Siamo consapevoli di quanto ci è stato consegnato e stiamo lavorando per riportare questi punti a standard adeguati. – dichiara il Direttore Generale Ausl Mattia Altini -. Se vogliamo modificare lo stato delle cose nella nostra sanità provinciale occorrono soluzioni strutturali anticipate da una concatenazione di atti preliminari che, appunto, stiamo compiendo celermente. Il problema non è la volontà di investire, ma la difficoltà oggettiva di attrarre professionisti in contesti periferici: welfare, valorizzazione e benessere organizzativo, anche in questo caso, sono azioni propedeutiche fondamentali già avviate, come dovrebbe essere chiaro ad un’organizzazione sindacale. Le inversioni di marcia che tutti auspichiamo su situazioni critiche da tempo richiedono una serie di misure tra loro consequenziali e una prospettiva di medio-lungo periodo. Solo così sarà possibile garantire stabilità e qualità all’assistenza, restituendo attrattività e solidità ai presidi e all’intera rete sanitaria provinciale”.REDAZIONE e AMMINISTRAZIONEVia Nuova Ponente, 28 CARPI Tel. 059642877 - Fax 059642110RADIO BRUNO SOC. COOPRegistrazione al Tribunale di Modena N. 1468 del 9 aprile 1999. Via Nuova Ponente, 28 CARPI (MO) - Tel. 059642877 - Fax 059642110 - Concessionaria Pubblicità - Multiradio srl 059698555 P.IVA 00754450369Pubblicità tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/10/2025121003246507308.PDF §---§