title§§ MEDICI DI FAMIGLIA: IN ABRUZZO -16% IN 5 ANNI, PER ORA POCHI POSTI VACANTI, MA MANCA RICAMBIO link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903149506495.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "abruzzoweb.it" del 09 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-09T06:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903149506495.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903149506495.PDF', 'title': 'abruzzoweb.it'} tp:url§§ https://abruzzoweb.it/medici-di-famiglia-in-abruzzo-16-in-5-anni-per-ora-pochi-posti-vacanti-ma-manca-ricambio/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903149506495.PDF tp:ocr§§ L’AQUILA – Il Italia si registra una progressiva riduzione del numero dei medici di medicina generale (Mmg), o medici di famiglia, ed accade in tutte le Regioni: tra il 2019 e il 2023  sono diminuiti complessivamente di 4.749 unità (-12,8%), passando da 42.009 a 37.260.Le differenze regionali risultano molto marcate: la Sardegna registra il calo più rilevante (-39%), mentre quello più contenuto si osserva nelle Marche (-1,7%)   con la sola eccezione della Provincia autonoma di Bolzano (+1%).  L’Abruzzo è quarto nella classifica dell’entità della riduzione, dopo Sardegna Puglia e Calabria, con una flessione del 16%.Ma nelle stesso tempo almeno per ora l’Abruzzo ha un numero minimo di carenze, rispetto a bacini di utenza calcolati in 1.200 persone, solo 9, e la vera emergenza morde altre regioni, come la Lombardia, dall’altro capo della classifica, con 1.525 posti vacanti, su un totale in Italia di 5.575. Il vero problema è però, anche per l’Abruzzo in prospettiva, con tanti medici di famiglia che andranno in pensione, non rimpiazzati da nuove leve.Questo in sintesi in quadro delineato nel corposo e articolato Rapporto 2025 sul sistema sanitario nazionale della Fondazione Gimbe, diretta da Nino Cartabellotta, presentata nei giorno scorsi presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati.  Studio che getta luce su una problematica che riguarda anche la sanità abruzzese, già gravata da un  pesante debito, superiore per il Tavolo di monitoraggio di luglio a 126 milioni, e che costringe ora il centrodestra del presidente, Marco Marsilio, di Fdi e dell’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, a una drastica manovra di contenimento della spesa.Un rapporto in cui, dati alla mano, si afferma che “siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma. Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute”.Una delle sezioni è dedicata appunto ai medici di medicina generale, gli Mmg: ogni persona iscritta al sistema sanitario nazionale ne ha diritto, e tramite esso quale può accedere a tutti i servizi e prestazioni inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea).Attualmente il Mmg non è un dipendente del Sistema sanitario nazionale, ma opera in regime di convenzione con la Asl e il rapporto di lavoro è disciplinato dall’Accordo Collettivo Nazionale (Acn), dagli Accordi Integrativi Regionali e delle singole Asl. Gli Mmg si oppongono con forza al disegno del governo di farli diventare dipendenti della sanità.Spiega nel rapporto la Fondazione Gimbe: “L’allarme sulla carenza dei MMG riguarda oggi tutte le Regioni e origina da fattori concomitanti: inadeguata programmazione del fabbisogno, pensionamenti anticipati, ridotta attrattività della professione, fattori che si traducono in un carico eccessivo di assistiti per singolo medico e in una progressiva desertificazione delle aree disagiate. In molti contesti questi fattori rendono difficile, se non impossibile, trovare un MMG nei pressi del proprio domicilio, con rilevanti disagi per i cittadini e rischi per la salute”.Le situazioni più critiche di carenza di Mmg si concentrano in quasi tutte le grandi Regioni ponendo come parametro come detto un Mmg ogni 1.200 persone: Lombardia (-1.525 medici di medicina generale), Veneto (-785), Campania (-652), Emilia-Romagna (-536), Piemonte (-431) e Toscana (-345). L’Abruzzo regista nonostante tutto, ancora una carenza minima, di sole 9 unità. Non si rilevano, invece, carenze in Basilicata, Molise, Umbria e SiciliaIl numero massimo di assistiti per ciascun Mmg è fissato a 1.500: in casi particolari può essere elevato fino a 1.800 e, in alcune realtà ulteriormente superato attraverso deroghe locali (es. fino a 2.000 nella Provincia autonoma di Bolzano. I dati del Ministero della Salute relativi all’anno 2023 documentano che, su 37.983 Mmg attivi, il 51,7% ha più di 1.500assistiti; il 30,7% tra 1.001 e 1.500 assistiti; il 10,5% da 501 a 1.000; il 5,6% tra 51 e 500.L’Abruzzo anche qui è messo meno male da questo punto di vista rispetto ad altre regioni, è solo il 30% degli Mmg  ha più di 1.500 assistiti, sulla media italiana del 51%.Tuttavia “lo scenario è ben più critico di quanto lascino intendere i numeri, perché con l’attuale livello di saturazione dei Mmg risulta compromesso il principio della libera scelta: spesso è impossibile trovare un Mmg disponibile nei pressi del proprio domicilio, non solo nelle cosiddette aree desertificate (zone a bassa densità abitativa, geograficamente disagiate, rurali o periferiche), dove i bandi per gli ambiti territoriali carenti vanno frequentemente deserti, ma anche nelle grandi città metropolitane”.Secondo i dati forniti dalla Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), tra il 2024 e il 2027, infatti, ben 7.345 Mmg hanno raggiunto o raggiungeranno il limite di età per la pensione, fissato a 70 anni, salvo deroghe.Parallelamente, nel periodo 2014-2017, il numero annuale di borse di studio ministeriali per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale si è mantenuto intorno a 1.000, un numero del tutto insufficiente a compensare i pensionamenti attesi.Anche qui però l’Abruzzo è la regione messa meglio: nel Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale 2024 la percentuale di partecipanti al bando su numero di borse finanziate ha partecipato il 61% rispetto ai posti, rispetto una media italiana negativa del – 15%.A seguire dunque l’articolata analisi della Fondazione Gimbe.“Se tutti i Mmg andassero in pensione al compimento dei 70 anni e se tutte le borse di studio finanziate tra il 2021 e il 2024 fossero state effettivamente assegnate e completate, nel 2027 le nuove leve riuscirebbero a compensare sia i pensionamenti attesi sia le carenze rilevate al 1° gennaio 2024. Si tratta però di uno scenario poco realistico: da un lato cresce il numero di medici che si pensionano prima dei 70 anni; dall’altro si amplia il divario tra borse messe a bando e percorsi conclusi”.Un gap legato “sia alla mancata partecipazione ai concorsi (il 15% nel 2024), sia agli abbandoni durante il percorso formativo, che interessano almeno il 20% degli iscritti. A determinare l’attuale carenza hanno contribuito, nel tempo, errori di programmazione e politiche sindacali che non hanno favorito il bilanciamento tra i pensionamenti attesi e il numero di borse di studio disponibili”.Parallelamente, “la professione ha perso progressivamente attrattività per i giovani, che non solo abbandonano in itinere il corso di formazione, ma sempre più spesso scelgono di non partecipare nemmeno al bando. In questo contesto, le soluzioni adottate si sono rivelate insufficienti: l’innalzamento dell’età pensionabile a 72 anni, le deroghe sull’aumento del massimale e la possibilità per gli iscritti al Corso di Formazione in Medicina Generale di acquisire sino a 1.000 assistiti non hanno inciso sulle cause strutturali della crisi. Se la professione di MMG continuerà a perdere appeal, il rischio concreto è che milioni di persone rimangano senza medico di famiglia, con un inevitabile peggioramento della qualità dell’assistenza territoriale e conseguenze particolarmente gravi per la salute delle persone più anziane e fragili”.Concludendo: “queste criticità dimostrano ancora una volta come il sottofinanziamento del Sistema sanitario nazionale sia stato in larga misura scaricato proprio sul capitale umano. Alla crisi della medicina generale, la politica ha più volte cercato di rispondere con l’idea di una riforma radicale, proponendo il passaggio dal rapporto di convenzione a quello di dipendenza per i Mmg, così da garantirne la presenza stabile nelle Case di Comunità e negli altri servizi delle Asl. Tuttavia, questa ipotesi non ha ancora trovato una reale quadra tra Governo, Regioni e categorie professionali: resta quindi un terreno di confronto irrisolto, mai accompagnato da valutazioni di impatto che ne dimostrino la reale efficacia”. Commenti da Facebook RIPRODUZIONE RISERVATADownload in PDF©MEDICI DI FAMIGLIA: IN ABRUZZO -16% IN 5 ANNI, PER ORA POCHI POSTI VACANTI, MA MANCA RICAMBIOL'AQUILA - Il Italia si registra una progressiva riduzione del numero dei medici di medicina generale (Mmg), o medici di famiglia, ed accade in tutte ... tp:writer§§ Filippo Tronca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903149506495.PDF §---§ title§§ Povertà: il 43% dei campani vulnerabili, il 13% non si cura più - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903212808156.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 09 Dec 2025

È la regione con i livelli più alti di povertà, meno occupati rispetto alle medie nazionali ed europee e alte soglie di spopolamento nelle aree interne, in cui tra i principali fattori di diseguaglianza figura l''accesso ai servizi sanitari, con sempre più ... (ANSA)

pubDate§§ 2025-12-09T15:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903212808156.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903212808156.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/campania/notizie/2025/12/09/poverta-il-43-dei-campani-vulnerabili-il-13-non-si-cura-piu_c4fcfff0-44dd-47e0-801f-3cd91df14fe4.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903212808156.PDF tp:ocr§§ È la regione con i livelli piùalti di povertà, meno occupati rispetto alle medie nazionali edeuropee e alte soglie di spopolamento nelle aree interne, in cuitra i principali fattori di diseguaglianza figura l'accesso aiservizi sanitari, con sempre più persone indigenti cherinunciano a curarsi. È il quadro che emerge dal "DossierRegionale sulle Povertà in Campania" presentato oggi dalladelegazione di Caritas Campania a Caserta.     Il dossier è basato su fonti ufficiali - Istat, Eurostat,Ministero della Salute, Agenas, Gimbe - integrate e raccoltedalla rete Caritas che si avvale dei Centri di Ascolto dislocatinei territori delle 21 diocesi campane. "Nei nostri Centri -sottolinea Antonio De Luca, Vescovo della Diocesi diTeggiano-Policastro e delegato della Conferenza EpiscopaleCampana per il Servizio Carità - notiamo che cresce sempre dipiù la richiesta di aiuti per le cure sanitarie da parte dellefamiglie; molti, specie nelle aree interne, lamentano lalontananza dalle strutture sanitarie e il costo ritenuto altodei trasporti. Lo si chiami come si vuole, ma una forma disostegno minimo al reddito ci vuole, lo prevedono tutte ledemocrazie evolute per le famiglie bisognose".     Tra i dati più allarmanti, quello dell'alta incidenza dellevarie forme di indigenza, la "povertà assoluta", la "povertàrelativa" e il "rischio di povertà o esclusione sociale, con il43,5% della popolazione campana esposta a vulnerabilitàsignificative. Il 13,5% dei cittadini rinuncia poi a curarsi,rispetto al 9,9% della media nazionale. Ciò si riflette anchesull'aspettativa di vita: in Campania si vive in media due anniin meno rispetto al resto d'Italia (80,9 contro l'82,7nazionale). Il dossier denuncia poi sempre nel settore sanitario"lunghe liste d'attesa, carenze strutturali, personaleinsufficiente e un crescente ricorso alla sanità privata, conuna spesa pro capite inferiore di circa 320 euro alla medianazionale (1.910 euro contro i 2.230 euro spesi nel resto delPaese), con un gap complessivo di oltre 1,7 miliardi di euro. Eanche il reddito pro capite, sebbene in crescita negli ultimianni, è ancora ben lontano dalla media nazionale (18.500 inCampania contro i 31mila euro per cittadino nel resto d'Italia).        Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903212808156.PDF §---§ title§§ Povertà e disoccupazione, nuovo allarme Campania dalla Caritas: i dati per provincia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903031409266.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "anteprima24.it" del 09 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-09T22:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903031409266.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903031409266.PDF', 'title': 'anteprima24.it'} tp:url§§ https://www.anteprima24.it/avellino/povert/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903031409266.PDF tp:ocr§§ Il responso è sempre allarmante. “La Campania si conferma tra le regioni con i valori più alti di povertà assoluta, con incidenze superiori sia alla media nazionale sia a quella meridionale”. A stabilirlo è il “Dossier Regionale sulle Povertà in Campania 2025”, presentato oggi dalla delegazione di Caritas Campania a Caserta. Il dossier è basato su fonti ufficiali – Istat, Eurostat, Ministero della Salute, Agenas, Gimbe – integrate e raccolte dalla rete Caritas dei Centri di Ascolto, dislocati nei territori delle 21 diocesi campane. Per questa regione, nel 2024 risuona ancora un Sos povertà.I ‘poveri assoluti’ sono cittadini al di sotto di una soglia critica. Vale a dire, quella del costo minimo necessario per acquistare beni e servizi considerati essenziali: alimentazione adeguata, abitazione dignitosa e riscaldata, vestiario, trasporti, istruzione, salute, comunicazione. In Campania, la categoria rappresenta il 10,5% delle famiglie, stessa media del Mezzogiorno (in Italia sono l’8,4%) e l’11,8% degli individui: al Sud (11%) e ancor più in Italia (9,8%) sono meno. C’è poi la ‘povertà relativa’. “Misura la mancanza di risorse essenziali per vivere – ricorda il rapporto -, (…) descrive una diversa forma di fragilità: quella di chi, pur non essendo privo del necessario, vive in una condizione di svantaggio economico rispetto alla media della popolazione”. Anche qui la Campania preoccupa: in povertà relativa sono il 20,8% delle famiglie, contro le medie inferiori di Mezzogiorno (20%) e Italia (10,9%); così come gli individui sono il 23%, rispetto al 21,5% del Sud e il 14,9% della media italiana.Innegabile poi il legame tra povertà e aspettativa di vita. “In Italia è di 83,4 anni in totale – afferma la Caritas-, mentre è di 81,4 anni per gli uomini e di 85,5 anni per le donne. In Campania il recupero c’è, ma resta il gap con il resto del Paese: 81,7 anni in totale, di cui 79,7 anni per gli uomini e 83,8 anni per le donne”. I livelli restano più bassi della media nazionale, ma migliorano sul 2023. A livello provinciale: Salerno 82,6; Avellino 82,5; Benevento 82,3 rappresentano i livelli più alti in regione; Caserta 81,5 e Napoli 81,4 sono leggermente sotto la media regionale. Età media: La Campania resta però una regione giovane: 44,5 anni di età media contro i 49,4 dell’Italia. Benevento la più provincia più anziana (47,1), Caserta la più giovane (43,6).Capitolo lavoro, altre note negative. Quanto ai tassi di occupazione (15-64 anni), disoccupazione e inattività (15-64 anni), i dati mostrano significative differenze con il Paese. “Nonostante le province di Avellino e Benevento – precisa il rapporto – godano di una condizione migliore rispetto al resto della regione”. L’Irpinia ha il tasso più alto di occupazione (52%), i più bassi di disoccupazione (11,6) e inattività (40,5). Subito dopo il Sannio: 50,4 di occupazione, 12,1 di disoccupazione, 41 di inattività. Nella regione, gli indici peggiori a Caserta per l’occupazione (44,3%) e a Napoli per disoccupazione (17,3) e inattività (46). Resta inquietante anche il dato dei Neet (15-29 anni) in Campania: i giovani che non studiani né lavorano sono il 26,9%, a grande distanza dalle medie di Italia (16,1) e Unione Europea (11,2). tp:writer§§ Gianmaria Roberti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903031409266.PDF §---§ title§§ Dossier sulla povertà tra disoccupazione ed emergenza abitativa: "Lotta a disuguaglianze per invertire tendenza" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902904209002.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "casertanews.it" del 09 Dec 2025

La presentazione del focus della Caritas Campana a Caserta con il presidente della Regione Fico: "Il 43% dei campani in condizioni di vulnerabilità"

pubDate§§ 2025-12-09T18:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902904209002.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902904209002.PDF', 'title': 'casertanews.it'} tp:url§§ https://www.casertanews.it/attualita/dossier-poverta-campania-caserta-emergenza-casa-disoccupazione-fico.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902904209002.PDF tp:ocr§§ La presentazione del focus della Caritas Campana a Caserta con il presidente della Regione Fico: "Il 43% dei campani in condizioni di vulnerabilità"Il problema case ma anche il basso tasso di occupazione con una percentuale del 44,9%, la più bassa in Campania con una differenza rispetto al resto del 17,9% rispetto alla media nazionale. Sono le criticità del dossier sulla povertà presentato oggi a Caserta dalla delegazione di Caritas Campania alla presenza del neo presidente della Regione Campania Roberto Fico.Dal report - basato su fonti ufficiali come Istat, Eurostat, Ministero della Salute, Agenas, Gimbe integrate dai dati dei centri d’ascolto Caritas - emerge l’alta incidenza delle varie forme di indigenza, la "povertà assoluta", la "povertà relativa" e il "rischio di povertà o esclusione sociale, con il 43,5% della popolazione campana esposta a vulnerabilità significative. Il 13,5% dei cittadini rinuncia poi a curarsi, rispetto al 9,9% della media nazionale. Ciò si riflette anche sull'aspettativa di vita: in Campania si vive in media due anni in meno rispetto al resto d'Italia (80,9 contro l'82,7 nazionale). Il dossier denuncia poi sempre nel settore sanitario "lunghe liste d'attesa, carenze strutturali, personale insufficiente e un crescente ricorso alla sanità privata, con una spesa pro capite inferiore di circa 320 euro alla media nazionale (1.910 euro contro i 2.230 euro spesi nel resto del Paese), con un gap complessivo di oltre 1,7 miliardi di euro. E anche il reddito pro capite, sebbene in crescita negli ultimi anni, è ancora ben lontano dalla media nazionale (18.500 in Campania contro i 31mila euro per cittadino nel resto d'Italia).Il dossier analizza anche l’emergenza abitativa nel casertano dove l’alta densità abitativa della provincia di Caserta, unita al degrado urbano e alla frammentazione sociale, rende sempre più difficile per migranti e cittadini locali trovare alloggi dignitosi. “Oltre alle difficoltà comuni, i migranti subiscono spesso discriminazioni dirette, soprattutto se di origine subsahariana. Per far fronte a ciò, molti hanno sviluppato pratiche di mutualismo e coabitazione solidale, condividendo spazi e risorse come risposta alla precarietà. Tuttavia, queste soluzioni hanno favorito fenomeni di sovraffollamento e degrado, con interi edifici fittati esclusivamente a stranieri e l’emergere di un mercato immobiliare parallelo caratterizzato da affitti elevati, contratti irregolari e abitazioni prive di manutenzione”.Si tratta di discriminazioni non solo sociali, ma anche burocratiche. Alcuni Comuni ostacolano l’iscrizione anagrafica con richieste di documenti non previsti dalla legge (come certificati di abitabilità) o rifiutando la residenza a titolari di permesso per richiesta asilo o a chi possiede solo la ricevuta di rinnovo. “Le realtà territoriali più impegnate, come il Centro Fernandes, le Caritas di Capua, Caserta e Aversa, descrivono un quadro allarmante: a Castel Volturno, ad esempio, è ormai difficilissimo trovare un appartamento in affitto. Le persone che vivono in case degradate spesso non riescono né a stipulare un contratto regolare né a trasferirsi altrove. Per mantenere la regolarità amministrativa, alcuni sono costretti a pagare mediatori fino a 1.500 euro per essere inseriti in contratti fittizi e ottenere la residenza”, si legge ancora.“Nei nostri Centri – sottolinea Antonio De Luca, Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro e delegato della Conferenza Episcopale Campana per il Servizio Carità - notiamo che cresce sempre di più la richiesta di aiuti per le cure sanitarie da parte delle famiglie; molti, specie nelle aree interne, lamentano la lontananza dalle strutture sanitarie e il costo ritenuto alto dei trasporti. Lo si chiami come si vuole, ma una forma di sostegno minimo al reddito ci vuole, lo prevedono tutte le democrazie evolute per le famiglie bisognose”."Il dossier raccoglie tutto ciò che abbiamo detto in campagna elettorale - ha sottolineato il presidente Fico - La lotta all a povertà e alla disuguaglianze, sempre più marcate, saranno una priorità del governo regionale. Tra 5 anni - ha aggiunto - dovremo garantire una vera inversione tendenza". Il governatore è poi tornato sulla questione sanità. "Il dato delle persone che rinunciano a curarsi è preoccupante, ma da quel dato dobbiamo necessariamente partire e implementare una medicina territoriale per far sì che la sanità sia sempre più vicina a casa tua, e le persone non rinuncino più alle cure. In tal modo anche il tasso di mortalità campana rispetto alle aspettative di vita potrà essere più vicino al livello nazionale". La sfida dunque è quella di "sviluppare la medicina territoriale, la telemedicina, agevolare l'accesso alle cure, in modo che gli ospedale possano tornare a fare gli ospedali". In questo quadro, un ruolo lo giocheranno i privati. "Sono un grande fautore della sanità pubblica, ma un'alleanza virtuosa con progetti chiari con i privati è possibile - ha detto - Il pubblico deve guidare però la partita. A queste condizioni l'alleanza con i privati può essere utile anche in altri settori".© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902904209002.PDF §---§ title§§ Tra la sufficienza al SNN e la farmacia come hub sanitario di prossimità: cosa dice l'Outlook Salute Italia 2025 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903260607430.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "farmacianews.it" del 09 Dec 2025

I dati confermano le croci verdi come pilastri di prossimità, resta comunque l''allarme sul calo della prevenzione.

pubDate§§ 2025-12-09T11:26:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903260607430.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903260607430.PDF', 'title': 'farmacianews.it'} tp:url§§ https://www.farmacianews.it/tra-la-sufficienza-al-snn-e-la-farmacia-come-hub-sanitario-di-prossimita-cosa-dice-loutlook-salute-italia-2025/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903260607430.PDF tp:ocr§§ L’ultima edizione dell’Outlook Salute Italia di Deloitte, basata su 3.800 interviste, conferma un Servizio Sanitario Nazionale in bilico tra accelerazione digitale e criticità strutturali come l’iniquità di accesso alle cure. Un contesto questo in cui la farmacia territoriale emerge come il presidio di prossimità più apprezzato dagli italiani, consolidando il suo ruolo di pilastro fondamentale della sanità di base.I dati del recente report Deloitte poi non solo certificano l’alto gradimento per la farmacia, ma ne delineano anche l’evoluzione della domanda, indicando al contempo le sfide più urgenti che il settore deve contribuire a risolvere: la rinuncia alle cure e il calo delle attività di prevenzione.Il presidio di fiducia: soddisfazione e nuovi serviziNonostante una generale stabilità nel voto attribuito al SSN – pari a 6,2 su 10, come già nel 2021 – e il persistere dei tempi di attesa come principale punto debole, la farmacia si distingue per performance e affidabilità.Nel corso dell’ultimo anno, il 37% dei cittadini ha fruito di prestazioni sanitarie in farmacia. Sebbene questo dato segni una riduzione di 5 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente, imputabile alla fine dell’emergenza Covid-19, il livello di soddisfazione complessivo resta altissimo: l’84% degli utenti si dichiara soddisfatto (di cui il 28% “molto soddisfatto” e il 56% “abbastanza soddisfatto”).L’evoluzione dei servizi più richiestiLa domanda si è spostata in modo definitivo dai test Covid-19 (in netto calo, sebbene restino al 27%) verso prestazioni di monitoraggio e prima istanza. Le prestazioni più richieste risultano essere: analisi del sangue (30%); servizi di supporto per le prestazioni del SSN (27%); ECG, Holter cardiaco e pressorio, che registrano una crescita significativa attestandosi al 26% (+7 p.p.)…Questo aumento dell’utilizzo di esami strumentali conferma la farmacia come hub diagnostico di primo livello e di forte impatto sulla sanità territoriale, specialmente per chi ha patologie croniche.Le sfide sociali: economia e prevenzioneI dati evidenziano tuttavia due fenomeni critici che chiamano in causa direttamente il ruolo sociale e sanitario della farmacia: la rinuncia alle cure per motivi economici e il calo delle attività di prevenzione.Nel 2024 è stato registrato un calo generalizzato delle attività di prevenzione (-8 p.p. rispetto all’anno precedente), con la quota di fruitori scesa al 45%. La flessione più marcata è stata osservata nelle vaccinazioni, diminuite di ben 12 punti percentuali.Il divario economico e la rinuncia alle cureAltresì, circa un italiano su tre (30%) ha dichiarato di aver rinunciato a prestazioni sanitarie. Il motivo principale alla base della rinuncia è stato di tipo economico (74%), un dato in costante crescita (+5% rispetto al 2023 e +13% rispetto al 2022).Il divario tra le fasce di reddito è evidente: la quota di rinunciatari con reddito basso (43%) è più del doppio rispetto a chi ha un reddito alto (20%); per le sole attività di prevenzione, solo il 35% dei fruitori ha un reddito basso, contro il 55% della fascia alta.La farmacia, grazie alla sua capillarità, è chiamata a colmare questo gap economico, potenziando i servizi a costo contenuto e le campagne di screening, garantendo così una maggiore equità di accesso alle cure.L’integrazione digitale: Il ruolo di facilitatore del farmacistaIl report focalizza l’attenzione anche sulla decisa accelerazione della trasformazione digitale in sanità.Il Fascicolo Sanitario Elettronico sta vivendo – stando ai dati – una fase di significativo consolidamento (anche se restano, secondo la Fondazione Gimbe, dei gap regionali). La conoscenza dello strumento è aumentata del +9% (raggiungendo il 90% nel Nord Italia), con il 49% degli intervistati che lo ha utilizzato nell’ultimo anno (+5% di utilizzo).Il farmacista, al pari del MMG (che ne ha incoraggiato l’uso ad oltre un te rzo del campione), è sempre più chiamato a svolgere un ruolo di facilitatore digitale, promuovendo l’FSE e supportando i cittadini (in particolare le fasce meno digitalizzate) nell’accesso ai servizi online, dalle prenotazioni (in aumento del 4%) alla ricezione dei referti dematerializzati.I dati emersi confermano la farmacia territoriale come l’attore più efficiente e gradito per rispondere a questa esigenza, trasformando il proprio status da mero punto di dispensazione a vero e proprio avamposto sanitario digitale e sociale. tp:writer§§ Elena D''Alessandri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903260607430.PDF §---§ title§§ Tra la sufficienza al SNN e la farmacia come hub sanitario di prossimità: cosa dice l'Outlook Salute Italia 2025 - Farmacia News link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903028209234.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "farmacianews.it" del 09 Dec 2025

I dati confermano le croci verdi come pilastri di prossimità, resta comunque l''allarme sul calo della prevenzione.

pubDate§§ 2025-12-09T21:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903028209234.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903028209234.PDF', 'title': 'farmacianews.it'} tp:url§§ https://www.farmacianews.it/tra-la-sufficienza-al-snn-e-la-farmacia-come-hub-sanitario-di-prossimita-cosa-dice-loutlook-salute-italia-2025/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903028209234.PDF tp:ocr§§ I dati confermano le croci verdi come pilastri di prossimità con l'84% di soddisfazione e un boom di servizi diagnostici (ECG, Holter). Resta comunque l'allarme sul calo della prevenzione e sul divario economico nell'accesso alle cure, individuando nella farmacia l'attore chiave per garantire equità e sostenibilità al SSN.L’ultima edizione dell’Outlook Salute Italia di Deloitte, basata su 3.800 interviste, conferma un Servizio Sanitario Nazionale in bilico tra accelerazione digitale e criticità strutturali come l’iniquità di accesso alle cure. Un contesto questo in cui la farmacia territoriale emerge come il presidio di prossimità più apprezzato dagli italiani, consolidando il suo ruolo di pilastro fondamentale della sanità di base.I dati del recente report Deloitte poi non solo certificano l’alto gradimento per la farmacia, ma ne delineano anche l’evoluzione della domanda, indicando al contempo le sfide più urgenti che il settore deve contribuire a risolvere: la rinuncia alle cure e il calo delle attività di prevenzione.Nonostante una generale stabilità nel voto attribuito al SSN – pari a 6,2 su 10, come già nel 2021 – e il persistere dei tempi di attesa come principale punto debole, la farmacia si distingue per performance e affidabilità.Nel corso dell’ultimo anno, il 37% dei cittadini ha fruito di prestazioni sanitarie in farmacia. Sebbene questo dato segni una riduzione di 5 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente, imputabile alla fine dell’emergenza Covid-19, il livello di soddisfazione complessivo resta altissimo: l’84% degli utenti si dichiara soddisfatto (di cui il 28% “molto soddisfatto” e il 56% “abbastanza soddisfatto”).La domanda si è spostata in modo definitivo dai test Covid-19 (in netto calo, sebbene restino al 27%) verso prestazioni di monitoraggio e prima istanza. Le prestazioni più richieste risultano essere: analisi del sangue (30%); servizi di supporto per le prestazioni del SSN (27%); ECG, Holter cardiaco e pressorio, che registrano una crescita significativa attestandosi al 26% (+7 p.p.)…Questo aumento dell’utilizzo di esami strumentali conferma la farmacia come hub diagnostico di primo livello e di forte impatto sulla sanità territoriale, specialmente per chi ha patologie croniche.I dati evidenziano tuttavia due fenomeni critici che chiamano in causa direttamente il ruolo sociale e sanitario della farmacia: la rinuncia alle cure per motivi economici e il calo delle attività di prevenzione.Nel 2024 è stato registrato un calo generalizzato delle attività di prevenzione (-8 p.p. rispetto all’anno precedente), con la quota di fruitori scesa al 45%. La flessione più marcata è stata osservata nelle vaccinazioni, diminuite di ben 12 punti percentuali.Altresì, circa un italiano su tre (30%) ha dichiarato di aver rinunciato a prestazioni sanitarie. Il motivo principale alla base della rinuncia è stato di tipo economico (74%), un dato in costante crescita (+5% rispetto al 2023 e +13% rispetto al 2022).Il divario tra le fasce di reddito è evidente: la quota di rinunciatari con reddito basso (43%) è più del doppio rispetto a chi ha un reddito alto (20%); per le sole attività di prevenzione, solo il 35% dei fruitori ha un reddito basso, contro il 55% della fascia alta.La farmacia, grazie alla sua capillarità, è chiamata a colmare questo gap economico, potenziando i servizi a costo contenuto e le campagne di screening, garantendo così una maggiore equità di accesso alle cure.Il report focalizza l’attenzione anche sulla decisa accelerazione della trasformazione digitale in sanità.Il Fascicolo Sanitario Elettronico sta vivendo – stando ai dati – una fase di significativo consolidamento (anche se restano, secondo la Fondazione Gimbe, dei gap regionali). La conoscenza dello strumento è aumentata del +9% (raggiungendo il 90% nel Nord Italia), con il 49% degli intervistati che lo ha utilizzato nell’ultimo anno (+5% di utilizzo).Il farmacista, al pari del MMG (che ne ha incoraggiato l’uso ad oltre un terzo del campione), è sempre più chiamato a svolgere un ruolo di facilitatore digitale, promuovendo l’FSE e supportando i cittadini (in particolare le fasce meno digitalizzate) nell’accesso ai servizi online, dalle prenotazioni (in aumento del 4%) alla ricezione dei referti dematerializzati.I dati emersi confermano la farmacia territoriale come l’attore più efficiente e gradito per rispondere a questa esigenza, trasformando il proprio status da mero punto di dispensazione a vero e proprio avamposto sanitario digitale e sociale.Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment.?Ogni settimana, per supportare la tua crescita professionale. Unisciti a oltre 35.100 professionisti che già ne fanno parte. tp:writer§§ Elena D''Alessandri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903028209234.PDF §---§ title§§ Ospedali Carpi e Mirandola, Altini (Ausl) alla Cisl: 'Stiamo lavorando per riportare standard adeguati' link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902897309081.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "lapressa.it" del 09 Dec 2025

Società: Il problema non è la volontà di investire, ma la difficoltà oggettiva di attrarre professionisti in contesti periferici

pubDate§§ 2025-12-09T19:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902897309081.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902897309081.PDF', 'title': 'lapressa.it'} tp:url§§ https://www.lapressa.it//articoli/societa/ospedali-carpi-e-mirandola-altini-ausl-alla-cisl-stiamo-lavorando-per-riportare-standard-adeguati tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902897309081.PDF tp:ocr§§ 'Con riferimento alla ricostruzione della Cisl, prima di entrare nel merito della situazione della provincia di Modena, si ritiene doveroso precisare che la carenza di personale infermieristico è una delle principali e più gravi emergenze che attraversano il Servizio Sanitario Nazionale, come confermato da fonti autorevoli quali l’ultimo report GIMBE, i dati ISTAT e le ricerche della FNOPI (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche). L’Italia perde circa 10.000 infermieri l’anno e si colloca tra gli ultimi Paesi OCSE per rapporto infermieri/abitanti (nel 2022 erano 6,5 ogni 1.000, contro una media europea di 9,8, con forti disomogeneità territoriali e numeri bassi in quasi tutte le Regioni del Mezzogiorno, sottoposte ai Piani di rientro, oltre che in Lombardia). Anche il rapporto infermieri/medici in Italia è fermo a 1,5, rispetto alla media OCSE di 2,7'. Così, in una nota l'Ausl replica all'allarme lanciato dalla Cisl.'I fattori sono strutturali: gli stipendi degli infermieri italiani sono tra i più bassi sia rispetto al costo della vita che in termini assoluti, iI ricambio generazionale è insufficiente e la professione sempre meno attrattiva, specie nei contesti periferici, un fenomeno aggravato dai pensionamenti, dal progressivo aumento delle dimissioni volontarie e da una formazione che non riesce a coprire il fabbisogno'.'Sul reclutamento di personale infermieristico e l’avvio di nuovi servizi, nessuna propaganda politica - dichiara Daniela Altariva, direttrice assistenziale di Ausl Modena -: siamo impegnati nello sforzo di garantire la stabilità degli organici, tramite la ricerca di personale utilizzando ogni forma contrattuale prevista, e aumentare l’attrattività degli ospedali anche in collaborazione con altri enti del territorio. L’Ausl non ha posto alcun vincolo di budget sul personale infermieristico e i punti più deboli della rete hanno avuto la massima libertà nelle attività di reclutamento. Tuttavia, la attrattività dei presidi periferici rappresenta un elemento di criticità, in un contesto nazionale in cui la domanda supera l’offerta. Dallo scorso agosto (BUR del 20/08/2025) nella graduatoria di concorso pubblico, alla richiesta di sede lavorativa su Mirandola, su 106 candidati sono stati chiamati ad oggi 70 professionisti e di questi hanno accettato solo 18 infermieri di cui 4 su Mirandola. Complessivamente però nel corso di tutto il 2025 è stato possibile assumere 19 infermieri su Mirandola – prosegue Altariva - di cui 6, a potenziamento degli organici, per l’apertura del reparto semintensiva di Mirandola.Per agevolare il personale nella scelta di questa sede è stato attivato un progetto di sostegno abitativo sul Distretto di Mirandola, col supporto di Comune di Mirandola e Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola. Finora sono state 10 le domande presentate di cui 9 accolte e una in fase di istruttoria.  È stata rafforzata come mai in precedenza la collaborazione con Azienda Ospedaliero – Universitaria e Ospedale di Sassuolo Spa, per favorire il reclutamento e lo spostamento dei professionisti verso altre aree e con i corsi di Laurea in Infermieristica con le Università di Modena, Ferrara, Mantova e Bologna e con gli Ordini Professioni Infermieristiche, per facilitare l’assunzione dei neolaureati'. 'Questa Direzione non ha mai nascosto la fragilità di alcuni presidi sul territorio provinciale, neppure in termini di criticità delle strutture. Al contrario, ha avviato sopralluoghi puntuali, coinvolgendo il proprio staff sanitario, tecnico e organizzativo e la politica locale per porre in atto le relative necessarie contromisure. Ha predisposto un piano di interventi per riqualificare le principali sedi sanitarie in provincia, del valore di oltre 4 milioni di euro, di cui 1 milione, per la prima volta, da un apposito Fondo manutenzioni cicliche previsto nel bilancio per rendere disponibili ogni anno risorse dedicate alle manutenzioni. È stato risolto consensualmente il contratto manutentivo che aveva generato una catena di inadempienze, così da riprendere una serie di intervent i ordinari e straordinari – già visibili – per circa 3 milioni di euro. Sarà infine avviato a breve il Tavolo interdistrettuale per la sanità nord modenese: proprio in questi giorni è stata indirizzata ai Sindaci, per le ultime integrazioni, la bozza di accordo tra i distretti di Carpi e Mirandola per avviare il percorso permanente di discussione sulle funzioni e modalità di integrazione, con l’obiettivo di rendere i problemi risolvibili in modo stabile e duraturo.   Nello specifico della Centrale di Sterilizzazione di Carpi, la questione sollevata fa riferimento a una situazione specifica che si è verificata lunedì 8 dicembre (un problema elettrico occorso a una lavaferri) e che è in via di risoluzione con l’intervento del tecnico del macchinario, già oggi, martedì 9 dicembre. Sono ben note all’Azienda le criticità e tra gli interventi previsti, cui è destinato un milione di euro, sono già stati avviati i lavori di ripristino delle coperture del corpo 6, proprio in corrispondenza della Centrale. Anche la questione relativa alle colonscopie fa riferimento a una situazione puntuale, l’indisponibilità di un professionista che ha costretto al rinvio di 10 appuntamenti, già riprogrammati a stretto giro'. 'Siamo consapevoli di quanto ci è stato consegnato e stiamo lavorando per riportare questi punti a standard adeguati. – dichiara il DG Ausl Mattia Altini -. Se vogliamo modificare lo stato delle cose nella nostra sanità provinciale occorrono soluzioni strutturali anticipate da una concatenazione di atti preliminari che, appunto, stiamo compiendo celermente. Il problema non è la volontà di investire, ma la difficoltà oggettiva di attrarre professionisti in contesti periferici: welfare, valorizzazione e benessere organizzativo, anche in questo caso, sono azioni propedeutiche fondamentali già avviate, come dovrebbe essere chiaro ad un’organizzazione sindacale. Le inversioni di marcia che tutti auspichiamo su situazioni critiche da tempo richiedono una serie di misure tra loro consequenziali e una prospettiva di medio-lungo periodo. Solo così sarà possibile garantire stabilità e qualità all’assistenza, restituendo attrattività e solidità ai presidi e all’intera rete sanitaria provinciale'. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902897309081.PDF §---§ title§§ Povertà, quasi un campano su due è vulnerabile. Il 13% rinuncia a curarsi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902952108461.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "napolitoday.it" del 09 Dec 2025

I dati del nuovo dossier Caritas: in Campania si vive due anni in meno

pubDate§§ 2025-12-09T16:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902952108461.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902952108461.PDF', 'title': 'napolitoday.it'} tp:url§§ https://www.napolitoday.it/attualita/dossier-caritas-poverta-campania.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902952108461.PDF tp:ocr§§ È un quadro fatto di fragilità economiche e disuguaglianze nell’accesso alle cure quello che emerge dal “Dossier regionale sulle povertà in Campania” presentato a Caserta dalla Caritas. Quasi un campano su due (43,5%) è esposto a condizioni di vulnerabilità significative: povertà assoluta, relativa o rischio di esclusione sociale. Un cittadino su otto, il 13,5%, rinuncia alle cure sanitarie, contro il 9,9% della media nazionale.Secondo la rete dei Centri di ascolto Caritas distribuiti nelle 21 diocesi campane, la richiesta di aiuti legati alla salute è in forte aumento, soprattutto nelle aree interne. A incidere sono distanza dagli ospedali e costi dei trasporti, oltre a liste d’attesa lunghe, carenze strutturali e personale insufficiente. La spesa sanitaria pro capite è più bassa di circa 320 euro rispetto al resto d’Italia (1.910 euro contro 2.230), con un gap complessivo che supera 1,7 miliardi di euro.Un divario che pesa anche sulla qualità e sull’aspettativa di vita: in Campania si vive in media due anni in meno rispetto al dato nazionale, 80,9 contro 82,7.Sul fronte del lavoro, la regione resta tra le più distanti dalle medie italiane ed europee per tasso di occupazione, mentre lo spopolamento continua a colpire i territori lontani dalle grandi città.“Nei nostri Centri – sottolinea Antonio De Luca, vescovo della diocesi di Teggiano-Policastro e delegato della Conferenza episcopale campana per il servizio Carità – notiamo che cresce sempre di più la richiesta di aiuti per le cure sanitarie da parte delle famiglie; molti, specie nelle aree interne, lamentano la lontananza dalle strutture sanitarie e il costo ritenuto alto dei trasporti. Lo si chiami come si vuole, ma una forma di sostegno minimo al reddito ci vuole, lo prevedono tutte le democrazie evolute per le famiglie bisognose”.Il dossier, elaborato a partire da fonti Istat, Eurostat, ministero della salute, Agenas e fondazione Gimbe, ricorda infine come anche il reddito medio resti distante: poco più di 18.500 euro per cittadino, contro i 31mila del resto del Paese. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120902952108461.PDF §---§ title§§ Povertà: il 43% dei campani vulnerabili, il 13% non si cura più link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903033109251.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "puntoagronews.it" del 09 Dec 2025

È la regione con i livelli più alti di povertà, meno occupati rispetto alle medie nazionali ed europee e alte soglie di spopolame...

pubDate§§ 2025-12-09T22:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903033109251.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903033109251.PDF', 'title': 'puntoagronews.it'} tp:url§§ https://www.puntoagronews.it/in-evidenza/item/95002-povertà-il-43-dei-campani-vulnerabili,-il-13-non-si-cura-più.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903033109251.PDF tp:ocr§§ È la regione con i livelli più alti di povertà, meno occupati rispetto alle medie nazionali ed europee e alte soglie di spopolamento nelle aree interne, in cui tra i principali fattori di diseguaglianza figura l'accesso ai servizi sanitari, con sempre più persone indigenti che rinunciano a curarsi.È il quadro che emerge dal "Dossier Regionale sulle Povertà in Campania" presentato oggi dalla delegazione di Caritas Campania a Caserta.Il dossier è basato su fonti ufficiali - Istat, Eurostat, Ministero della Salute, Agenas, Gimbe - integrate e raccolte dalla rete Caritas che si avvale dei Centri di Ascolto dislocati nei territori delle 21 diocesi campane."Nei nostri Centri - sottolinea Antonio De Luca, Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro e delegato della Conferenza Episcopale Campana per il Servizio Carità - notiamo che cresce sempre di più la richiesta di aiuti per le cure sanitarie da parte delle famiglie; molti, specie nelle aree interne, lamentano la lontananza dalle strutture sanitarie e il costo ritenuto alto dei trasporti. Lo si chiami come si vuole, ma una forma di sostegno minimo al reddito ci vuole, lo prevedono tutte le democrazie evolute per le famiglie bisognose".Tra i dati più allarmanti, quello dell'alta incidenza delle varie forme di indigenza, la "povertà assoluta", la "povertà relativa" e il "rischio di povertà o esclusione sociale, con il 43,5% della popolazione campana esposta a vulnerabilità significative. Il 13,5% dei cittadini rinuncia poi a curarsi, rispetto al 9,9% della media nazionale. Ciò si riflette anche sull'aspettativa di vita: in Campania si vive in media due anni in meno rispetto al resto d'Italia (80,9 contro l'82,7 nazionale). Il dossier denuncia poi sempre nel settore sanitario "lunghe liste d'attesa, carenze strutturali, personale insufficiente e un crescente ricorso alla sanità privata, con una spesa pro capite inferiore di circa 320 euro alla media nazionale (1.910 euro contro i 2.230 euro spesi nel resto del Paese), con un gap complessivo di oltre 1,7 miliardi di euro. E anche il reddito pro capite, sebbene in crescita negli ultimi anni, è ancora ben lontano dalla media nazionale (18.500 in Campania contro i 31mila euro per cittadino nel resto d'Italia). tp:writer§§ La Redazione guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/09/2025120903033109251.PDF §---§