title§§ «Bisogna garantire ai lucani le cure sanitarie»
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Estratto da pag. 25 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 08 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-08T04:09:00+00:00
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tp:ocr§§ Lacorazza (Pd) «Bisogna garantire ai lucani le cure sanitarie» “Se nel 2024 sessantamila lucani hanno rinunciato alle cure, siamo di fronte a un allarme sociale e non soltanto, o non esclusivamente, sanitario. La Basilicata è in bilico. Il dato, che auspichiamo possa regredire nel 2025, evidenziato dalla Fondazione GIMBE, assume caratteristiche inquietanti e non incrocia la comunicazione giustificazionista dell’assessore Cosimo Latronico. Dopo sei anni di governo del centrodestra a guida Bardi non si vedono adeguate politiche di breve, medio e lungo periodo per contrastare il peggioramento”. Lo dichiara il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Piero Lacorazza, che aggiunge: “Sessantamila lucane e lucani che rinunciano alle cure, in percentuale il peggior dato in Italia, parlano in maniera inequivocabile di un arretramento economico e sociale, di una fragilità del welfare. Sono criticità strutturali che non possono essere affrontate senza un Piano sanitario all’altezza delle sfide. Sarebbe dovuto arrivare per l’approvazione in Consiglio regionale entro dicembre 2025. Ma non ci siamo e il tempo perso non si recupera. Questa condizione sociale trascina la Regione in fondo alle classifiche, alimentando un senso di inquietudine che tende a negarne una prospettiva di sostenibilità demografica. E francamente non vogliamo iscriverci al gruppo del ‘tanto peggio tanto meglio’, a coloro che, per un pugno di voti in più, spargono sfiducia e guardano sempre il bicchiere mezzo vuoto”, afferma l’esponente del Pd che aggiunge: “Nel contesto delle crisi industriali e degli oggettivi limiti infrastrutturali e di mobilità con il peggior dato italiano sulle rinunce alle cure e con la prospettiva di un ulteriore indebolimento demografico, ci si può davvero permettere di procedere con giustificazioni senza pensiero, azioni senza visione, gestione senza programmazione? Aggiungo che i dati presentati dalla Caritas diocesana Potenza-Muro Lucano nel rapporto ‘Povertà ed esclusione sociale 2025’ non possono essere liquidati con superficialità, crescono infatti le persone che si rivolgono ai centri della Caritas, con un aumento del 20 per cento delle situazioni di povertà. Queste condizioni raccontano di cittadini che vivono nella concretezza della quotidianità problematiche sociali acute, che in un certo senso traducono sul territorio i dati del rapporto SVIMEZ presentato la scorsa settimana, nel quale si evidenzia la crisi profonda del comparto industriale in Basilicata, così come lo spopolamento che non accenna a frenare in questo contesto di mancate risposte”. “Di fronte a questi fatti rilevanti non ci sono annunci che tengano – conclude Lacorazza – a maggior ragione se il Piano strategico regionale continua a registrare un ritardo prolungato. E non si può continuare a pensare di coprire il deficit del sistema sanitario con i soldi delle compensazioni petrolifere, sottratte alle imprese e al lavoro. È il cane che si morde la coda. Non è questione di riparto ma è un problema di governo della Regione e di tenuta dei suoi assetti economici e sociali generali. Ed è su questo terreno che sarebbe opportuno alzare il livello del confronto e della dialettica. Noi siamo pronti a fare la nostra parte.” ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Bisogna garantire ai lucani le cure sanitarie» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ «Bisogna garantire ai lucani le cure sanitarie»
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Estratto da pag. 25 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO BASILICATA" del 08 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-08T07:03:00+00:00
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title§§ Pensioni e fuga all'estero Sos medici di famiglia: 400 in meno in 4anni
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Estratto da pag. 5 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 08 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-08T04:39:00+00:00
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tp:ocr§§ Pensioni e fuga all’estero Sos medici di famiglia: 400 in meno in 4 anni Sanità Il flop del semestre filtro per l’accesso alle facoltà di Medicina riapre uno squarcio sulla carenza di professionisti: in Puglia il calo è evidente secondo gli ultimi dati del ministero della Salute I tanti bocciati alla prima tornata di esami per l’accesso a Medicina aprono uno squarcio nel Sistema Sanitario Nazionale. Il rischio è che vi siano meno iscritti alle facoltà rispetto ai posti messi a bando, con tanta fatica e molto impegno, dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Già da qualche anno, il dicastero guidato Medici da Anna Maria 2019 Bernini ha sposato la causa del “vicino” Ministero della Salute per aumentare il numero dei futuri 2023 medici. E combattere così la carenza di professionisti, che ormai è un problema cronicizzato e di difPediatr ficile risoluzione, almeno per la sa2019 nità pubblica. Il lieve aumento, negli ultimi anni, del numero di medici ospedalieri non risolve 2023 certo una criticità che imperver5 sa da anni e che si riflette sulla qualità del servizio pubblico, tra liste Fonte: Minister d’attesa di difficile abbattimento e ricorso sempre maggiore alle strutture private. La Puglia, che fino a pochi anni fa era una delle regioni con il più alto numero di medici rispetto ai residenti, non fa più eccezione. Anzi. Alcuni numeri, rilasciati negli ultimi mesi da fonti diverse, danno bene l’idea dell’emorragia in corso. Nel 2019 in Puglia c’erano 3.260 medici di famiglia, mentre nel 2023 – è l’ultimo anno censito dal Ministero della Salute secondo gli open data disponibili in rete – erano 2.811. In appena quattro anni si sono “persi” 449 medici di famiglia. E ad oggi almeno uno su tre supera il “massimale” del numero di pazienti (1.500). Vuol dire che c’è un 35% dei medici di famiglia che ha troppi pazienti e che di conseguenza avrà inevitabilmente qualche difficoltà a evadere richieste e visite. Ancora sui La ca medici di base: secondo l’ultima stima di Gimbe, per un funzionamento corretto in Puglia al primo gennaio dello scorso anno ne mancherebbero 267. E c’è un altro numero, restando appunto sull’appendice statistica, piuttosto inquietante: dei 2.811 medici di famiglia che nel 2023 erano in organico per la Puglia, 602 entro due anni raggiungeranno i 70 anni e dovranno quindi andare in pensione. Del resto in Italia la quota dei dottori che hanno almeno 55 anni raggiunge il 44%. In soldoni: c’è già una evidente carenza di medici, soprattutto di base, ma c’è un aspetto che è ancor più allarmante, vale a dire l’età media. E la situazione nel corso dei prossimi anni, quindi, non potrà che peggiorare. Senza contare che è sempre più frequente l’emigrazione all’estero di laureati o professionisti, spesso per motivi economici. La stessa migrazione avviene anche all’interno dello stesso Paese dalle strutture pubbliche verso le private. Il filo rosso che lega le due “migrazioni” è l’aspetto economico: lavorare nella sanità pubblica, secondo molti, è stressante e non prevede compensi economici che possano competere con gli ospedali privati o con quanto viene invece offerto all’estero. Un aspetto, questo, che si riflette particolarmente su alcune specializzazioni: è evidente da anni, anche senza dover scomodare ulteriori statistiche, che vi sia una carenza di specialisti nella medicina d’urgenza. E sulle specializzazioni il tema sembra ancor più serio se si considera che sono diverse quelle per cui i corsi di abilitazione restano molto spesso vuoti, senza che venga raggiunto il numero stabilito dal Ministero. Un problema che coinvolge, per altro, a livello universitario anche professioni sanitarie e infermieristica. La situazione dei pediatri, poi, è di fatto identica: nel 2019 erano 559 quelli in servizio presso le strutture pugliesi. Nel 2023 erano già 59 in meno (500 in tutto), e non è detto che negli ultimi due anni il numero non sia ulteriormente diminuito. Anche qui la soglia, come per i medici di medicina generale, è di 0,85 professionisti per ogni mille abitanti. Più bassa rispetto al recente pa
ssato e in forte contrazione. La Puglia, secondo l’ultimo rapporto Gimbe, è una di quelle regioni con il più alto stato d’allerta. Anche perché il Sud si spopola e i problemi, come è facilmente intuibile, si intrecciano. Basti pensare che la Regione Calabria ha già dovuto “assoldare” alcuni professionisti in arrivo da Cuba. Da qui nasce l’idea per cui Ministero dell’Università e Ministero della Salute hanno tanto lavorato negli ultimi mesi: aumentare il numero dei futuri dottori. E contestualmente, nella scorsa estate, il Mur ha provveduto a rivoluzionare le modalità d’accesso a Medicina: non più un test d’ingresso generale per creare una sorta di sbarramento, ma un semestre “filtro”. Il modello da cui il governo ha preso ispirazione è quello francese. Ma si è subito sollevato un coro di proteste. Il semestre filtro, fin qui, si è rivelato un flop nella misura in cui ha consentito a pochissimi ragazzi di essere al momento idonei all’accesso al corso di laurea. Funziona così: gli studenti, o amiglia futuri studenti, seguono per un semestre – che si traduce, però, in un paio di mesi abbondanti di lezioni, in modalità mista tra online e in presenza – tre he entro corsi specifici: Biologia, Chimica e Fieranno sica. Vi sono poi due appelli d’esame per tutte e tre le materie. Per entrare in graduatoria bisogna ottenere almeno la sufficienza in tutti i corsi. Fisica, però, ha rappresentato un ostacolo insormontabile per tanti. Per fare un esempio in salsa pugliese: in Unisalento, su circa 440 studenti che hanno sostenuto i tre esami, lo scorso 20 novembre soltanto in 12 sono riusciti a ottenere la sufficienza in tutti e tre e sarebbero al momento “arruolabili”. Un numero che di certo non copre i posti messi a bando. Nei giorni scorsi la ministra Bernini era già intervenuta sul caso, per spiegare che in ogni caso sarà individuata una soluzione idonea per far sì che non ci siano posti vacanti. La preoccupazione, però, resta. E ci si interroga sul semestre filtro, in un contesto nel quale i medici – soprattutto quelli di famiglia – sono pochi e troppo spesso prossimi alla pensione. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giuseppe ANDRIANI Heading: Sanità Il flop del semestre filtro per l’accesso alle facoltà di Medicina riapre uno squarcio sulla carenza di professionisti: in Puglia il calo è evidente secondo gli ultimi dati del ministero della Salute Highlight: La carenza di medici in Puglia per 1.000 abitanti Medici di famiglia 35% 2019 3.260 2023 267 2.811 0,98 medici di famiglia con oltre 1.500 assistiti 0,85 267 Pediatri per 1.000 abitanti Stima del numero di medici di famiglia mancanti nel 2024 in Puglia 2019 559 0,98 602 2023 500 Fonte: Ministero della Salute 0,85 Medici pugliesi che entro il 2027 raggiungeranno i 70 anni Diminuiscono anche i pediatri: tra il 2019 e il 2023 la Puglia ne ha persi 55 Il 35 per cento degli studi è oltre il limite e segue più di 1500 pazienti in media Image: -tit_org- Pensioni e fuga all’estero Sos medici di famiglia: 400 in meno in 4anni -sec_org-
tp:writer§§ Giuseppe ANDRIANI
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title§§ Diritti sociali, il Premio per ricordare Flavia Franzoni
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Estratto da pag. 1 di "REPUBBLICA BOLOGNA" del 08 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-08T03:41:00+00:00
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tp:ocr§§ Diritti sociali, il Premio per ricordare Flavia Franzoni n seminario e un Premio, giunto alla seconda edizione, sui diritti sociali in Italia tra diseguaglianze e livelli essenziali. Così Bologna ricorda Flavia Franzoni, moglie di Romano Prodi, scomparsa a giugno 2023. Nel modo in cui avrebbe voluto essere ricordata: da studiosa, sui temi del welfare, e da docente, attenta alla formazione. A promuovere l’iniziativa, mercoledì (dalle 14.30) a Palazzo Magnani (via Zamboni 20) sono Iress Bologna e la rivista “Autonomie locali e servizi sociali” edita da Il Mulino. Il seminario si apre con la docente Elena Granaglia e Elisabetta Scoccati, dirigente dei servizi sociali dei Comuni della Valle del Savio, a discutere di diseguaglianze sociali e redistribuzione. Poi Nino Cartabellotta, della Fondazione Gimbe, e la direttrice del Sant’Orsola Chiara Gibertoni sulla tutela della salute, con un interrogativo: diritto perduto? Infine Carla Collicelli (Asvis) e Giulia Casarini, responsabile welfare di Legacoop, sull’integrazione sociale per una salute sostenibile. «Si parlerà di disuguaglianze e su come le politiche sociali in senso ampio cercano di intervenire - spiega Marisa Anconelli, presidente Iress Perché questi temi? Perché per una vita Flavia Franzoni vi ha portato il suo prezioso contributo come docente nei corsi per assistenti sociali, come componente della direzione della rivista e come presidente del comitato scientifico di Iress». Alle 17.30 Romano Prodi presenzierà al Premio, istituito con il sostegno della Fondazione del Monte, per l’autore o autrice under 35 di un saggio in tema di politiche di welfare. Perché «una delle premure che Flavia Franzoni ha sempre avuto è stata quella di trasmettere alle giovani generazioni sapere e competenze». E farne memoria significa, osserva Paolo Zurla, direttore della rivista, «continuare il suo lavoro e farlo non in modo ritualistico, che non le sarebbe piaciuto». U ---End text--- Author: ILARIA VENTURI Heading: Highlight: Image:T Flavia Franzoni -tit_org- Diritti sociali, il Premio per ricordare Flavia Franzoni -sec_org-
tp:writer§§ ILARIA VENTURI
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§---§
title§§ Confermata l ' eccellenza per la salute femminile con i tre " Bollini rosa "
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/08/2025120801801905180.PDF
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Estratto da pag. 44 di "SICILIA CATANIA" del 08 Dec 2025
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tp:ocr§§ Confermata l’eccellenza per la salute femminile con i tre “Bollini rosa” Si tratta del massimo riconoscimento in Italia conferito ogni anno da Fondazione Onda Ets in un cerimonia ufficiale al ministero della Salute L’Arnas Garibaldi di Catania ottiene anche per il biennio 2026-2027 il massimo riconoscimento dei 3 Bollini rosa, confermandosi tra le eccellenze italiane nella medicina di genere e nella promozione della salute femminile. Il prestigioso attestato è stato conferito da Fondazione Onda Ets nel corso della cerimonia ufficiale svoltasi presso il ministero della Salute. A ritirare il riconoscimento è stata la dott.ssa Gabriella Torrisi, ginecologa del Dipartimento Materno-Infantile diretto dal prof. Giuseppe Ettore. L’Arnas Garibaldi conferma i 3 Bollini rosa grazie alla qualità dei servizi offerti, all’appropriatezza dei percorsi diagnostico-terapeutici, alla presenza di specialità dedicate e all’attenzione verso accoglienza, umanizzazione e tutela delle donne vittime di violenza. Un risultato che, come sottolinea la Direzione Strategica, composta dal dott. Giuseppe Giammanco, direttore generale, dal dott. Carmelo Ferrara, direttore amministrativo e dal dott. Mauro Sapienza, direttore sanitario, è frutto di un lavoro integrato e costante. «Grande orgoglio per tutta la nostra azienda», dichiara il dott. Giuseppe Giammanco, che prosegue: «Il risultato testimonia la qualità dei nostri percorsi dedicati alla salute femminile e conferma l’impegno quotidiano dei nostri professionisti». Nel 2026-2027, gli ospedali premiati sono 370: 145 con 3 Bollini, 183 con 2 e 42 con 1 Bollino. Il Bollino Rosa, nato nel 2007, si basa su oltre 500 parametri valutati da un Advisory Board presieduto dal prof. Walter Ricciardi e rappresenta oggi una delle principali certificazioni italiane sulla qualità dell’assistenza dedicata alla salute delle donne. La presidente di Fondazione Onda ETS, Francesca Merzagora, ha ricordato come la rete dei Bollini Rosa sia uno strumento fondamentale per diffondere cultura, prevenzione e percorsi di cura specifici, mentre il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta, ha evidenziato il ruolo di queste strutture nel contrastare la crescente mobilità sanitaria interregionale. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Confermata l ’ eccellenza per la salute femminile con i tre “ Bollini rosa ” -sec_org-
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title§§ Angelucci record Cause allo stato per 50 milioni = Provaci ancora, Angelucci Chiesti 50 nilioni allo stato
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/08/2025120801993704030.PDF
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Estratto da pag. 7 di "DOMANI" del 08 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-08T04:39:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ IN DUE ANNI OLTRE 25 CONTENZIOSI rVngeluccî record Cause allo stato per SO milioni IANNACCONE e RIERA a pac)ina7 Le cliniche private e la Lega Antonio Angeìucri alla cerimonia perill73esimo anniversario della fondazione della Polizia di Staro a Roma FOTO ANSA INCHIESTA SUL GRUPPO SAN RAFFAELE Prov aci ancora , Angelucci Chiesti 50 milioni allo state Le cliniche del leghista hanno instaurato contro lo stato almeno 25 richieste negli ultimi due anni Spesso, però, perdono: «Assenza di accreditamento o di contratti», i motivi delle sentenze sfavorev STEFANO IANNACCONE ED ENR1CA RIERA ROMA Una causatira l'altra. Lo sa bene il gmppo della sanità privata degli Angelucci, che, come scopre ora da Domani, è al centro di un vortice di cause civili con Regione e Asi. Cause, quelle individuate da questo giornale , del valore complessivo di almeno 50 milioni di euro: in molte di quelle promosse dalla holding fondata dal deputato Antonio Angelucci, il gruppo ha perso perché chiedeva denari pubblici che l ' ancora, Angciucd Ch milioni -aï , ss non gli spettavano o perché mancava l'accreditamento. Oppure per via della mancanza di contratti specifìri con le aziende sanitarie- La guerra di carte bollate senza fine merita di essere raccontata dall'inizio, sullo sfondo c'è sempre lui, il leghista AngeìucCL Uno dei paperoni degli eletti a Montecitorio, seppure l'ultima dichiarazione presentata nel 2025 (sul 2024) indichi un reddito da 1,8 milioni di curo: mai così in basso negli ultimi quattro anni ; il recordio scorso anno, quando arrivò a 4,7 milioni di euro dichiarati. Il parlamentare della Lega , recordman di a - in aula e proprietario di tré testate giornaiistichedi destra , èiire assoluto della sanità privata nel Lazio. Angelucd, da quando ha iniziato a investire nelle cliniche, dagli anni Settanta , ha costruito un impero che secondo l'ultimo bilancio datato 2024 conta Çòèà dipendenti. 92 milioni di euro dì fatturatoeutiliper 9 milioni di euro, Non senza problemi davanti ai trubunali, la holding nel corso del tempo ha dovuto affrontare infatti numerosi contenziosi civili. La San Raffaele spa, oggi amministrata dai figli del parlamentare Giampaolo, Alessandro e Andrea (insieme ad altri manager), negli ultimi due anni risulta infarti coinvolta in almeno 25 cause civili . E . come spiegato ieri dal Fatto quotidiano, avrebbe messo m campo una sorta di riorganizzazione intema per proteggere i suoi conti La gran parte delle controver sie, oltreuna dozzina, è statainstaurata contro le asi per il recupero di crediti dovuti a prestazioni sanitarie rese nel tempo. Ma non solo. In alcuni casi la controparte contro cui si è agito è srata proprio la Regione Lazio. interpellato da Domani sui giudizi, e sull'eventualità di ricorsi sugli stessi m Cassazione, lo staff del gruppo Angducci si è limitato a rispondere che «si tratta di un ambito di esclusiva competenza degli uffici . Parliamo comunque di contenziosi ordinari per strutture sanitarie di certe dimensioni, dinamiche che sicuramente riguardano anche le strutture del Gruppo Kos (che era di proprietà del fondatore di questo giornale, Carlo De Benedetti, il quale ne ha ceduto tutte le quote ai figli , ndr) che curiosamente, non vengono mai menzionate da voi». Base Lazio Torniamo alla Regione Lazio. Il rapporto di Angelucci con l'ente è da sempre solido. Lo era già con le precedenti giunte, compresa quella dì Nicola Zingaretti, ed è diventato ancora più intenso con l'arrivo di Francesco Rocca. L'imprenditore e deputato è stato uno dei principali sostenitori dell'ex presidente della Croce rossa. Per la gestione del sovraffollamento dei pronto soccorso nel 2024, servizio prorogato fino allo scorso anno, quattro strutture del San Raffaele si sono accaparrate 10 milioni su un totale di 23 previsti dalla delibera della giunta regionale. E infatti dai contributi del servizio sanitarionazionale — in gran parte soldi del bilancio regionaleperle strutture private - dipende circa il 75 per cento il fatturato della holding.
Ma contro lo stesso pubblico dal quale incassa una montagna di soldi ü ha instaurato battaglie legali- Un esempio èia controversia decisa dalla Corte d'appello di Roma nel 2024. Una struttura sanitaria di Angelucd aveva presentato un ricorso contro la regione. Lente era stato chiamato in giudizio per ottenere «gli importi corrispondenti alleprestazioni sanitarie rese dall'8 novembre 2005 al 31 dicembre 2009 nel legittimo affidamento dell'accreditamento». Tuttavia, anche in appello i giudici hanno rigettato la domanda; «Per le prestazioni per cui è causa non è mai intervenuto alcun arto di accreditamento, inoltre, il carattere imposto della prestazione si evince dalle notecon cui la regione ha diffidato negli anni la casa di cura a non erogare prestazioni di riabilitazione a carico del servizio pubblico, con ciò manifestando il diniego alla spesa». Spesa per cui il gruppo non potrebbe pretendere alcun tipo di rimborso. Non è l'unico caso. C'è un'altra sentenza d'appello del 2024 su un giudizio iniziato con un ricorso del 2020, in cui la Corte capitolina conferma la decisione di primo grado e respinge le richieste economiche delle strutture sanitarie del gruppo Angelucci che avevano dichiarato di essere credi trici di oltre 9 milioni di euro nei confronti della Regione Lazio (e non delle Asi) per l ' ancora, Angciucd Ch milioni -aï , ss prestazioni rese tra il 2005 e il 2011: per i giudici la Regione non è parte del rapporto contrattuale relativo alla remunerazione delle prestazioni del resto il rapporto è tra ìa e l'Asl, e la Regione esercita solo funzioni di programmazione e controllo. Cambia l'anno, ma non l'esito. Anche nel 2019 la Corte d'appello di Roma rigetta i ricorsi contro la regione Lazio el'AsL Cos ' era successo? In giudizio una delle case di cura , tramite la cessionaria cui aveva ceduto dei crediti, chiedeva il pagamento di 4 milioni di euro per vecchie prestazioni sanitarie rese nell'ambito dell'accreditamento regionale. Per i giudici nulla era dovuto . Tra le motivazioni: la casa di cura non aveva l'accreditamento specifico e senza di esso era impossibile che sorgesse alcun diritto al pagamento. Giro di dediti L'elenco è lungo. E si arriva così alla pronuncia numero 8001 del 2022 con cui la Corte d'appello capitolina chiude un lungo contenzioso, iniziato nel 2000, tra un'altra casa di cura privata degli Angelucci e una della aziende sanitarie romane. Tra il 1995 e il 2000 la strattura aveva resodiverse prestazioni sanitarie per le quali la holding aveva incassato somme elevate. Quelle cifre erano state calcolate nel modo giusto? La decisione della Corte arriva tré anni fa ; vanno restituid all'Asl 17milio - ni di euro. Ma non dalla spa che, di nuovo, aveva ceduto i crediti a una banca; sarà quest ' ultima , la cessionaria, a dover restitui re aliasi la somma. In un altro caso, invece, sono gli Angelucci a vincere, per una questione "preliminare"; è il 2020 quando la corte d'appello sentenzia, contrariamente a quanto deciso dal tribunale in primo grado, che la causa debba essere rimessa al Òàã e non al giudice ordinario. Oggetto della questione erano due ordinanze di ingiunzione emesse dall'Asl, che comminavano sanzioni e imponevano recuperi economia per oltre 2 milioni di euro. Altra sentenza molto pesante è del 2017. Il valore della causa è di oltre 15 milioni di euro. La società appellante, cessionaria dei crediti di una struttura sanitaria degli Angelucci, chiedeva la condanna della regione Lazio, dell'Asl Roma 3 e dell'azienda ospedaliera al pagamento di prestazioni ambulatoriali erogate . I giudici hanno rigettato la richiesta : secondo le amministrazioni coinvolte, anche con accreditamento, il pagamento è dovuto solo se esiste un contratto con la Asl di riferimentoE la società - è risultato - non aveva stipulato alcuna convenzione. «L'accreditamento è condizione necessaria ma non sufficiente a fondare il diritto al pagamento; in assenza di un accordo contrattuale con la Asi, nessun corrispettivo può essere riconosciuto», scrive la Corte. La riapertu
ra Infine , un'altra storia che porta alla clínica più chiacchierata del gruppo Angelucci: la dinica che ha sede a Velletri. Sei anni fa gli Angelucri hanno ceduto 110 milioni di crediti ad alcuni La holding II fatturato di 92 milioni è peroltre la metà frutto di rapporti con la sanità pubblica fondi, tra questi 45 milioni corrisponderebbero a quelli accumulati dalla dinica di Velletri, Ma c ' è un problema; a causa di irregolarità della struttura parte di quei crediti, dal valore di 11 milioni, sarebbero inesigibili. Da qui la guerra in tribunale avviata dalle società che hanno comprato i crediti rivelansi inutilizzabili. Nonostante tali irregolarità, certificate da una sentenza del Consiglio di Stato e poi da un'altra pronuncia di ìuglio2024 della Cassazione, iaclinica potrebbe riaprire e sembrerebbeesseme favorevole anche il ministro della Salute Grazio Schillaci: il suo capo di gabinetto è Marco Mattei, uomo forte di Fdl a sud di Roma, vicino alle sorelle Meloni, secondo il Fatto al ministero si sarebbero svolti incontri tra Mattei e Giampaolo Angelucci, figlio di Antonio. Questo giornale aveva chiesto alla holding se ci fossero state interlocuzioni tra il deputato leghista e il capo di gabinetto. «Non esistono » , la risposta del gruppo , Infine d sarebbe un ulterioreguaio: si tratta dei arca 57 milioni di euro che gli Angelucd chiedono alla regione Lazio ma di cui quest'ultima ha sospeso i pagamenti proprio a seguito delle sentenze dei giudici. Così il deputato ha da un lato la scure dei pagamenti in stand-by e dall'altro quella dovuta alle richieste di denaro avanzate dai fondi. Guai che si aggiungono ai contenziosi dvili dal valore milionario. SRITODJ IDNERISERWA l ' ancora, Angciucd Ch milioni -aï , ss Antonio Angelucci ha fondato un impero nella sanità. Ma non mancano i problemi in trìbunalei^oìì W.Ì: l ' ancora, Angducd Ch milioni alloiitalo - S , S -tit_org- Angelucci record Cause allo stato per 50 milioni Provaci ancora, Angelucci Chiesti 50 nilioni allo stato -sec_org-
tp:writer§§ STEFANO IANNACCONE - ENRICA RIERA
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Estratto da pag. 6 di "ITALIA OGGI SETTE" del 08 Dec 2025
Esami rapidi, vaccini, prenotazioni: ecco cosa si può fare
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tp:ocr§§ La legge semplificazioni prevede una trasformazione in presidi di prossimità per i cittadini Farmacie, servizi sanitari a 360° Esami rapidi, vaccini, prenotazioni: ecco cosa si può fare Pagina a cura DI PINA RICCIARDO rrivano più servizi sanitari direttamente in farmacia, dagli esami rapidi ai vaccini, dai controlli alle prenotazioni fino all’assistenza sui servizi del Sistema sanitario nazionale (Ssn). Le farmacie diventano veri presidi di prossimità, capaci di offrire prestazioni che finora richiedevano l’accesso ad ambulatori e ospedali. La novità nasce dalla legge Semplificazioni n. 182/2025 (Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese), approvata in via definitiva dal Parlamento il 26 novembre 2025 e in Gu del 3 dicembre, che potenzia e rende operativa la “farmacia dei servizi” ampliando le funzioni e le prestazioni eseguibili sul territorio. La farmacia dei servizi. L’idea della farmacia dei servizi non nasce oggi. Il modello compare per la prima volta con la legge 69/2009 e prende forma con il dlgs 153/2009, che affida alle farmacie nuovi compiti socio-sanitari come autoanalisi, supporto ai cronici, prenotazioni Cup, campagne di prevenzione.L’attuazione si è però arenata per anni tra differenze regionali, mancanza di standard omogenei e risorse limitate. La vera accelerazione arriva con la pandemia. Tra il 2020 e il 2022 il legislatore amplia infatti la gamma dei servizi (Legge n. 178/2020, dl 41/2021, dl 24/2022), autorizza test antigenici e vaccini eseguiti direttamente dai farmacisti e rafforza le sperimentazioni finanziate dalle leggi di bilancio 2018-2025. La spinta normativa poggia su un dato strutturale. Basti pensare che nel 2024, secondo il rapporto di Federfarma (La farmacia italiana 2025), in Italia ci sono oltre 20.160 farmacie, presenti praticamente in ogni comune, spesso unico presidio sanitario nelle aree interne. Ogni giorno vi entrano circa 800 mila cittadini, mentre 1.800 farmacie restano aperte ogni notte, garantendo continuità di servizio. Sempre Federfarma segnala che ogni mese circa 150 persone fragili si rivolgono al numero verde per la consegna gratuita dei medicinali a domicilio. Anche gli indicatori di categoria vanno nella stessa direzione e, secondo Enpaf, gli iscritti alla Cassa previdenziale arrivano a 100.839 nel 2024. Sul fronte clinico, i dati Aifa (secondo il rapporto OsMed A 2024, L’uso dei farmaci in Italia) fotografano un paese in cui la spesa farmaceutica (pubblica e privata) nel 2024 supera i 37 miliardi, aumentano le terapie croniche e la pressione su prescrizioni, dispensazioni e aderenza terapeutica. In questo contesto la farmacia territoriale diventa un nodo strategico di presa in carico, perché avvicina i cittadini al sistema sanitario attraverso luoghi capillari, accessibili e percepiti come sicuri e trasformarle in sportelli sanitari di primo livello significa sfruttare una rete già esistente, alleggerire gli ospedali e dare risposte immediate ai bisogni di salute quotidiani. La legge Semplificazioni interviene qui: amplia i servizi (nuovi vaccini, test diagnostici, telemedicina), chiarisce le competenze e mette a regime un modello rimasto finora “sospeso” tra sperimentazione e pratica quotidiana. Cosa cambia: nuovi servizi sanitari a portata di cittadino. Le farmacie possono offrire un ventaglio più ampio di prestazioni. L’articolo 60 della legge Semplificazioni, al comma 1, modifica l’articolo 1, comma 2, del dlgs 153/2009, aggiornando in modo sostanziale l’elenco dei servizi erogabili molte dei quali finora erano disponibili soltanto in ambulatori, laboratori o consultori. Una prima novità riguarda la dispensazione per conto delle strutture sanitarie (lett. a, n. 3), ora estesa ai farmaci e dispositivi destinati ai pazienti in assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale, rafforzando la continuità assistenziale sul territorio. Il cambio più incisivo è però la riscrittura della lettera e-quater, che apre stabilmente alla s
omministrazione dei vaccini da parte dei farmacisti (previa formazione organizzata dall’Istituto Superiore di Sanità, Iss) per tutti i vaccini del Piano nazionale di prevenzione vaccinale dagli over 12, e autorizza l’esecuzione di test diagnostici con prelievo nasale, salivare o orofaringeo in locali idonei, anche esterni ma interni alla circoscrizione farmaceutica. Il legislatore amplia poi il perimetro dei servizi con le nuove lettere e-quinquies, e-sexies ed e-septies, che prevedono test diagnostici decentrati a supporto dei medici per migliorare l’appropriatezza prescrittiva e contrastare l’antibiotico-resistenza, servizi di telemedicina nel rispetto delle linee guida nazionali e test di screening per l’epatite C eseguiti da personale abilitato. Interviene anche la lettera f, che estende le funzioni amministrative e consente alla farmacia, oltre alla gestione dei ticket, di assistere i cittadini nella scelta del medico di base e del pediatra di libera scelta. L’articolo introduce inoltre regole chiare sull’organizzazione (comma 3-5) e stabilisce che i servizi potranno essere erogati in locali separati, previa autorizzazione dell’Asl, senza vendita di farmaci e con insegna “Farmacia dei servizi”. Il comma 6 consente infine a più farmacie di condividere gli stessi locali tramite contratti di rete, favorendo servizi coordinati anche nelle aree meno servite. A questo impianto si aggiungono le novità degli articoli 61 e 62, che completano la riforma sul versante dei medicinali e dell’assistenza ai pazienti cronici. L’articolo 61 modifica il dlgs 219/2006 introducendo obblighi più stringenti per i titolari autorizzati all’immissione in commercio (Aic) e imponendo un preavviso minimo di due mesi all’Aifa in caso di interruzione della commercializzazione di un farmaco, anche per ragioni commerciali, con sanzioni da 6.000 a 36.000 euro per i prodotti inclusi nell’elenco dei medicinali a rischio carenza. Sono rivisti anche gli obblighi informativi dell’articolo 52. L’articolo 62 interviene invece sull’assistenza ai pazienti cronici, consentendo al medico di indicare nella ricetta dematerializzata ripetibile la terapia fino a dodici mesi, con possibilità di modifica o sospensione quando necessario. Il farmacista effettua la prima fornitura di trenta giorni, informa il paziente sulle modalità di assunzione e monitora l’aderenza alla terapia, segnalando eventuali criticità al medico prescrittore. In caso di dimissioni ospedaliere o accesso al pronto soccorso può consegnare subito i medicinali indicati dalla documentazione clinica. Le modalità attuative saranno definite con decreto del Ministero della Salute, di concerto con il Mef, da adottare entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge. Prospettive e questioni aperte. Le modifiche introdotte dall’articolo produrranno impatti immediati sulla vita dei cittadini, che potranno accedere a controlli, vaccinazioni, screening ed esami rapidi senza ricorrere agli ospedali, con tempi più brevi e maggiore accessibilità, soprattutto nelle aree interne o per le categorie fragili. Anche il Ssn beneficerà del nuovo modello: ambulatori e pronto soccorso potranno concentrarsi sui casi complessi, riducendo il sovraccarico e migliorando il coordinamento tra territorio e strutture cliniche. La farmacia emerge come presidio capace di intercettare bisogni quotidiani, favorire la continuità assistenziale e semplificare il percorso del paziente tra i diversi livelli di cura, valorizzando al tempo stesso l’atto professionale del farmacista, che diventa parte integrante dell’assistenza territoriale. Restano alcune questioni aperte - formazione dei farmacisti, omogeneità regionale, standard per telemedicina e locali dedicati, sostenibilità organizzativa, coordinamento con Regioni e Asl - che i decreti attuativi previsti dal comma 7, art. 60 (da emanare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge) dovranno disciplinare. ---End text--- Author: PINA RICCIARDO Heading: Highlight: La farmacia come presidio territoriale Terna Presidio di prossimità Sintesi Più servizi sanitari
direttamente in farmacia: esami rapidi, vaccini, controlli, prenotazioni e supporto ai servizi del Ssn La legge Sempli?cazioni, approvata il 26/11 e in Gu del 3/12, Iter normativo rende pienamente operativa la farmacia dei servizi Evoluzione del modello Introdotta nel 2009, la Farmacia dei servizi è stata rilanciata dalla pandemia, che ha ampliato test e vaccinazioni in farmacia Peso territoriale Oltre 20.160 farmacie in Italia, 800 mila cittadini al giorno per farmacia, 1.800 aperte ogni notte. 100.839 farmacisti iscritti Enpaf nel 2024 Carico clinico Secondo Aifa, la spesa farmaceutica 2024 supera 37 miliardi: aumenta la domanda di assistenza, soprattutto per patologie croniche Nuovi servizi Vaccini dagli over 12, test diagnostici, telemedicina, screening epatite C, scelta del medico di base. Possibili locali separati e gestione in rete tra farmacie Carenze Più controlli sulle carenze di farmaci: preavviso obbligatorio all’Aifa di 2 mesi e sanzioni ?no a 36.000 euro per i medicinali critici Aderenza e continuità Ricette ripetibili ?no a 12 mesi per i cronici, prima fornitura di 30 giorni, monitoraggio dell’aderenza e continuità terapeutica dopo dimissioni Questioni aperte Formazione, omogeneità territoriale, telemedicina, locali autorizzati, coordinamento con Asl. Decreti attuativi previsti entro 60 e 90 giorni Image: -tit_org- Farmacie, servizi sanitari a 300° -sec_org-
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title§§ Sanità sempre più digitalizzata
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Estratto da pag. 7 di "ITALIA OGGI SETTE" del 08 Dec 2025
Dal Fsnaipagamentifino all'IA: spazio anuove tecnologie
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tp:ocr§§ La foto scattata dai report di Deloitte e SumUp. L’obiettivo: garantire equo accesso alle cure Sanità sempre più digitalizzata Dal Fsn ai pagamenti fino all’IA: spazio a nuove tecnologie Pagina a cura DI MARIA MANTERO onsultare referti e ricette (87%), prenotare visite o altre prestazioni (44%) e accedere a servizi amministrativi come il cambio del medico di medicina generale (28%). Sono questi gli usi principali del Fascicolo sanitario nazionale (Fsn) da parte degli italiani. Uno strumento che, ormai, è entrato nella quotidianità, con punte del 90% nelle regioni del Nord Italia. Infatti, pazienti e medici stanno prendendo confidenza con la digitalizzazione e le nuove tecnologie, come emerso dall’Outlook Salute Italia di Deloitte, che ha coinvolto 3.800 cittadini. Non solo. Nel 2025 la sanità si conferma uno dei motori del cashless italiano, ossia dei pagamenti in digitale, senza contanti, come rilevato dall’Osservatorio Salute Cashless di SumUp. Anche il medico, il dentista e i farmaci si pagano sempre più con carta: +10% di pagamenti con carta rispetto al 2024. È Genova (+50,5%), insieme a Venezia (+39,6%) e Ancona (+37,5%) a far segnare la crescita più elevata delle transazioni senza contanti. Mentre sono le Marche la regione che più paga con carta farmaci e trattamenti. Digitalizzazione e IA in ambito sanitario. Tra le priorità rilevate dalla quinta edizione dell’Outlook di Deloitte, c’è quella di garantire l’equità di accesso alle cure e modernizzare le infrastrutture sanitarie grazie alle nuove tecnologie digitali. «Nel contesto attuale la digitalizzazione costituisce una leva fondamentale per il futuro del sistema sanitario, ma comporta sfide organizzative e tecnologiche complesse», spiega Guido Borsani, partner di Deloitte Italia e Government & Public Services Industry Leader. Gli italiani si stanno adattato e avvicinando agli strumenti digitali anche per quanto riguarda la sanità. Come spiega Luca Achilli, partner di Deloitte Italia e Health and human services sector leader, è essenziale però «adottare un approccio culturale e organizzativo che favorisca consapevolezza e competenze, al fine di gestire efficacemente i processi e le soluzioni introdotte dalla digitalizzazione». Dal report emerge un incremento di chi dichiara di aver prenotato una prestazione sanitaria online (58%, +4%); di aver condiviso referti digitalmente (48%, +3%); aver ricevuto un referto tramite un canale digitale (59%, +1%) o utiC lizzato canali digitali per informarsi o scegliere un professionista o una struttura sanitaria a cui rivolgersi (39%, +1%). Inoltre, aumenta la conoscenza rispetto all’utilizzo dell’Intelligenza artificiale in ambito sanitario. «La trasformazione digitale nel settore sanitario rappresenta una sfida strategica per il Paese, poiché consente di migliorare l’efficienza, la qualità e l’accessibilità delle cure, orientando il sistema verso un modello più sostenibile, centrato sulle esigenze del paziente e capace di rispondere alle necessità di una popolazione sempre più longeva», commenta ancora Achilli. Fascicolo sanitario elettronico: lo usa un italiano su due. Dal 2017, quando il Fascicolo sanitario elettronico è stato reso obbligatorio per tutte le regioni, questo strumento è conosciuto da una buona parte degli italiani. Stando al rapporto di Deloitte, In Lombardia, per esempio, si arriva anche al 90% dei residenti. Cresce però anche l’utilizzo con il 49% degli intervistati che lo ha usato nell’ultimo anno. Di solito per consultare referti e ricette (87%), prenotare visite o altre prestazioni (44%) e accedere a servizi di tipo amministrativo come il cambio del medico di medicina generale (28%). Continua a pesare il divario economico nell’accesso alle cure e nella prevenzione. Nel 2024, il 30% del campione analizzato da Deloitte, ha dichiarato di aver dovuto rinunciare alle cure negli ultimi 12 mesi, con un’accentuazione del fenomeno tra chi ha meno disponibilità economiche. Infatti, la quota di chi ha un reddito basso (43%) è più del doppio rispetto a coloro i quali dichiarano un reddito alto (20%
). Il divario più marcato resta sulle attività di prevenzione, dove il 55% dei fruitori ha un reddito alto, contro il 35% con reddito basso. Il principale motivo di rinuncia resta quello economico (74%), percentuale in crescita del +5% rispetto alla precedente edizione e del +13% rispetto al 2022. Anche le liste d’attesa rappresentano un ostacolo significativo: sono al secondo posto tra i motivi di rinuncia alle cure, indicate dal 34% degli intervistati. Il nuovo ruolo delle farmacie dei servizi. Nonostante il peggioramento di alcuni servizi del Ssn, i presidi di prossimità come le farmacie, la sanità territoriale e il contatto con il sistema di emergenza-urgenza risultano gli elementi più apprezzati. Nel corso dell’ultimo anno, la percentuale di chi dichiara di aver fruito di prestazioni sanitarie presso una farmacia si attesta al 37%. Tra i servizi più richiesti ci sono le analisi del sangue (30%) e i servizi di supporto per le prestazioni del Ssn (27%). Sono poi in atto importanti novità che riguardano le cosiddette farmacie dei servizi. Facendo un focus sulla Lombardia, Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia, spiega che le 3.050 farmacie lombarde garantiscono servizi di prevenzione e screening oltre alla dispensazione dei medicinali. Boom di pagamenti digitali in farmacie e studi medici. Nel 2025 la sanità si conferma uno dei motori del cashless italiano. Il 12% della spesa digitale riguarda visite, farmaci ed esami. I pagamenti con carta crescono del 10%, mentre lo scontrino medio cala dello 0,6%, segno che gli italiani usano il digitale anche per importi minimi. Secondo l’Osservatorio Salute Cashless di SumUp, tutti i settori risultano in aumento: +4,2% per i medici, +5,9% per le cliniche, +7,4% dai dentisti. Le farmacie registrano un boom del +121,8%, trainando la trasformazione. La digitalizzazione migliora efficienza e trasparenza, semplificando il lavoro degli operatori e l’esperienza dei pazienti. «La salute vale ormai il 12% del transato cashless nazionale», commenta Umberto Zola di SumUp. A livello territoriale, le Marche guidano la spesa digitale sanitaria (16,6%). Il Molise cresce di più nell’ambito degli studi dentistici, la Sardegna nelle cliniche. Le farmacie accelerano ovunque, con Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna in testa. Tra le province spiccano Genova (+50,5%), Venezia e Ancona. L’IA entra negli studi medici. Si moltiplicano, sul territorio, le applicazioni dell’IA in ambito sanitario. Tra questi, iDoctors ha introdotto l’intelligenza artificiale proprietaria SofIA anche nell’area riservata dei medici, accelerando la digitalizzazione della gestione delle visite. La nuova interfaccia consente agli specialisti di organizzare disponibilità, appuntamenti e comunicazioni in modo più rapido e intuitivo, anche tramite comandi vocali che riducono le operazioni manuali e rendono l’agenda più fluida nel lavoro quotidiano. L’integrazione completa il percorso avviato con l’uso di SofIA per i pazienti, che da un anno possono prenotare visite in modo più semplice: l’AI analizza esigenze come patologia, luogo, orario e budget, proponendo lo specialista più adatto. Con questa doppia innovazione, l’obiettivo è alleggerire il lavoro dei professionisti e rendere l’accesso alle cure più immediato e personalizzato. ---End text--- Author: MARIA MANTERO Heading: Highlight: La spesa digitale Posizione Regione Quota spesa cashless 1° Marche 16,60% 2° Umbria 15,70% 3° Toscana 14,70% La crescita del contante Posizione Provincia Crescita transazioni 1° Genova 50,50% 2° Venezia 39,60% 3° Ancona 37,50% 4° Torino 26,50% 5° Siracusa 19,30% 6° Reggio Calabria 15,80% 7° Sassari 15,20% 8° Cagliari 14,40% 9° Terni 13,40% 10° Palermo 12,50% Image:Perché e quanto si accede al Fse Conoscenza del Fse +9% rispetto alla rilevazione precedente Crescita rispetto al pre-pandemia 24% Regioni con maggiore conoscenza Nord Italia (fino al 90%) Utilizzo nell’ultimo anno 49% degli intervistati • Consultazione referti e ricette: 87% Principali usi del Fse • Prenotazio
ne visite o prestazioni: 44% • Servizi amministrativi (es. cambio medico): 28% -tit_org- Sanità sempre più digitalizzata -sec_org-
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title§§ Tangenti sul malati mandati in clinica Arrestato il primario
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Estratto da pag. 18 di "STAMPA" del 08 Dec 2025
È il direttore di Nefrologia del Sant'Eugenio di Roma Inmanette anche l'imprenditore della strutture privata
pubDate§§ 2025-12-08T04:39:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Tangenti sui malati mandati in clinica Arrestato il primario È il direttore di Nefrologia del Sant’Eugenio di Roma In manette anche l’imprenditore della strutture privata ROMA Da un lato rincuorava i pazienti sottoposti a dialisi, dall'altro faceva dei rapidi calcoli su come e quanto guadagnarci. Almeno stando alla ricostruzione degli inquirenti della procura di Roma che hanno arrestato per corruzione Roberto Palumbo, primario di Nefrologia del rinomato ospedale Sant' Eugenio della Capitale. Nell’ambito di un’indagine ben più ampia e complessa, gli agenti della squadra mobile l’hanno seguito, intercettato e bloccato mentre in strada, a pochi passi dalla Regione Lazio, incontrava in auto un suo amico imprenditore nel settore delle cliniche private convenzionate con il servizio sanitario nazionale. Con Maurizio Terra, amministratore della Dialeur, azienda che si occupa di forniture di strumentazione per la dialisi, si erano dati appuntamento davanti al palazzo sulla Colombo, a Garbatella. Una stretta di mano che pensavano al sicuro dietro i finestrini dell’auto del primario, due chiacchiere e quella mazzetta di tremila euro, in banconote da cinquanta e cento euro, consegnata e infilata velocemente nel cassetto del cruscotto. L’ipotesi degli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco e dal pubblico ministero Gianfranco Gallo, è che Palumbo, «sfruttando la propria posizione» indirizzasse i pazienti in cliniche private in cui formalmente non aveva ruoli, ma numerosi interessi. Non solo. Secondo gli investigatori della polizia, il primario di Nefrologia dava anche disposizioni al proprio staff per evitare che, per la terapia salvavita, venissero scelte altre strutture. Non solo soldi. In cambio, Palumbo avrebbe ricevuto anche altre utilità, tra cui alcune visite in extra moenia nelle cliniche finite sotto indagine e favori per la moglie. E il sistema messo in piedi, raccontano le indagini, pare tutt’altro che semplice. Da un lato le tradizionali «mazzette», dall’altro fatture per operazioni inesistenti emesse da società schermo che si presentavano come società di attività di consulenza. In realtà erano costruite ad hoc, con tanto di prestanome. Oltre a Palumbo e Terra, dodici persone sono finite indagate. E gli investigatori della Sezione anticorruzione della squadra mobile di Roma hanno sequestrato documenti, cellulari, computer e tablet per ricostruire conversazioni, appuntamenti e scambi di email. Il primario di Nefrofologia dell’ospedale Sant’Eugenio è stato portato in carcere. Davanti al giudice, durante l’udienza di convalida del fermo, avrebbe respinto ogni accusa. Quell’appuntamento annotato dagli inquirenti? Due chiacchiere con una persona che lavora nel settore sanitario. Quei tremila euro sequestrati? Guadagno di alcune visite private. Nulla di illecito, ma legato alla sua attività professionale. A mettere nei guai Palumbo sarebbe stata invece la ricostruzione dell’amico imprenditore finito ai domiciliari. Pochissimi tentativi di giustificarsi, Terra avrebbe ammesso parte delle contestazioni. Avrebbe fatto il nome del primario di Nefrologia e raccontato di quello scambio di favori. — ---End text--- Author: IRENE FAMÀ Heading: Highlight: Palumbo fermato mentre intascava 3 mila euro in contanti in una piazza dell’Eur Image:Corruzione Roberto Palumbo è primario di Nefrologia al Sant’Eugenio di Roma, è stato arrestato dopo aver ricevuto una mazzetta -tit_org- Tangenti sul malati mandati in clinica Arrestato il primario -sec_org-
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