title§§ Pronto soccorso, tempi d'attesa ridotti Aumentate le prestazioni, più personale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702139600466.PDF description§§
Estratto da pag. 35 di "MESSAGGERO ROMA" del 07 Dec 2025
Estratto da pag. 9 di "VERITÀ" del 07 Dec 2025
Boccia minaccia ostruzionismo a oltranza. Calderoli non molla: servono pure per il Pnrr
pubDate§§ 2025-12-07T02:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702226701189.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702226701189.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702226701189.PDF tp:ocr§§ Partono le audizioni sui Lep per l’autonomia differenziata Boccia minaccia ostruzionismo a oltranza. Calderoli non molla: servono pure per il Pnrr n Lep. Sembra il fratello del Lem lunare. In realtà è qualcosa di molto terreno. Serve per attuare l’autonomia differenziata ma soprattutto per dare a tutta Italia un minimo sindacale di servizi pubblici. Lep sta per Livelli essenziali di prestazione. Attualmente, senza autonomia, gli ospedali non garantiscono la stessa efficienza da Nord a Sud. Peggio: in alcune regioni meridionali non c’è neppure il servizio mensa a scuola. Non parliamo della Rsa o degli asili nido... ci sono e non ci sono. Ecco, con i Lep queste mancanze, specialmente nel Mezzogiorno, dovrebbero sparire dato che saranno fissati dei criteri di base del tipo: un asilo ogni tot abitanti, una casa di riposo ogni tot anziani. Stiamo semplificando ma più o meno è così. Certo, serviranno dei soldi per adeguare i servizi offerti. Ma non è detto che ne serviranno tanti, dato che spesso alcuni governatori hanno le risorse ma le spendono male o non le spendono, a differenza di altri presidenti di Regione che vedono invece arrivare nelle proprie strutture sanitarie dei pazienti provenienti proprio dalle zone dove i quattrini pubblici vengono male investiti. Altra cosa: i Lep sono previsti nella Costituzione, quella riformata nel 2001 dal centrosinistra e confermata da un referendum Nessun governo, compresi quelli progressisti, li ha mai attuati. L’unico che da tre anni ci prova, nonostante raccolte firme di protesta o interventi della Consulta, è l’esecutivo Meloni nella persona del ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli. Per non perdere tutta la legislatura senza produrre nulla, l’esponente leghista ha fatto inserire nella legge di Bilancio alcuni articoli che facciano partire i criteri dei Lep. Finalmente dopo 24 anni di attesa. Il Pd però vorrebbe far aspettare i cittadini del Sud altri anni. Tant’è che Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato, ha minacciato «ostruzionismo a oltranza» se non verranno stralciati i Lep, a costo di andare anche in «esercizio provvisorio». Insomma, il partito di Elly Schlein è disposto a far saltare il taglio dell’Irpef pur di non rispettare una norma costituzionale, quella Carta che a sinistra venerano più del Vangelo. Perché questa paura di una riforma? I Lep, ricorda Calderoli, servono anche per centrare un obiettivo del Pnrr, il federalismo fiscale, entro giugno 2026. Pnrr, ricordiamolo, scritto dal governo Conte 2 e modificato da quello Draghi, nei quali il Pd era forza predominante. Forse i governatori del campo largo temono di confrontarsi con la responsabilizzazione nell’utilizzo delle risorse pubbliche? Il ministro leghista comunque tira dritto, forte anche della difesa di Fratelli d’Italia sui Lep nella legge di bilancio. E parallelamente martedì inizieranno le audizioni della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama sul disegno di legge di delega al governo per la determinazione dei Lep. L’ipotesi, secondo quanto emerso all’esito dell’ultima riunione, è quella di avviare il ciclo di audizioni, per poi proseguirlo a gennaio. Secondo quanto raccolto da Public Policy saranno sentiti Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale e presidente del comitato tecnico-scientifico con funzioni istruttorie per l’individuazione dei Lep. E ancora: l’Ufficio parlamentare di bilancio, l’Anci, l’Unione delle province d’Italia, Cgil, Cisl, Uil la cassa degli infermieri d’Italia, l’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori edili, lo Svimez, e persino Antonino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Audizioni istituzionali, democratiche, aperte al confronto. Quello che il Pd non vuole sull’autonomia. ---End text--- Author: GIULIANO ZULIN Heading: Highlight: Image:DEM Il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia [Ansa] -tit_org- Partono le audizioni sui Lep per l'autonomia differenziata -sec_org- tp:writer§§ GIULIANO ZULIN guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702226701189.PDF §---§ title§§ Influencer della salute: quando il like è più convincente del medico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701690104195.PDF description§§
Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 07 Dec 2025
Estratto da pag. 1 di "CORRIERE SALUTE" del 07 Dec 2025
Estratto da pag. 8 di "CORRIERE SALUTE" del 07 Dec 2025
Estratto da pag. 2 di "CORRIERE SALUTE" del 07 Dec 2025
Estratto da pag. 20 di "LIBERO" del 07 Dec 2025
Era il ministro della Salute che 20 anni fa ha vietato le sigarette nei locali pubblici al chiuso: «Fini e Martino i miei peggiori nemici, ma Berlusconi...»
pubDate§§ 2025-12-07T05:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701693604214.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701693604214.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701693604214.PDF tp:ocr§§ «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo» Era il ministro della Salute che 20 anni fa ha vietato le sigarette nei locali pubblici al chiuso: «Fini e Martino i miei peggiori nemici, ma Berlusconi...» Girolamo Sirchia 20 anni fa ci ha migliorato la vita, anche se in quel momento, forse, non tutti ce ne stavamo rendendo conto. Già, perché quando era ministro della Salute nel secondo Governo Berlusconi è riuscito («Ma che fatica, i peggior nemici erano proprio nel centrodestra») a far approvare la legge che tuttora vieta di fumare nei locali pubblici al chiuso. Un cambiamento epocale per il quale, ancora oggi, il professore milanese riceve ringraziamenti da tutti. Sirchia, che ha 92 anni portati meravigliosamente, racconta quella battaglia, ma anche una vita intensa («Ho visto Milano a fuoco per i bombardamenti della guerra») e una carriera da luminare della medicina. Soggetti smarriti GIROLAMO SIRCHIA ¦ Appuntamento a “La Fondazione Il Sangue”, in centro a Milano. Professor Girolamo Sirchia, è la sua base? «Dal 1981 sono segretario della Fondazione. La nostra finalità è la promozione della salute, la prevenzione primaria e la medicina predittiva. Questo è il mio ufficio e ci vengo tutte le mattine: nel pomeriggio, invece, mi occupo di altri lavori, oppure partecipo a incontri o conferenze, anche se ultimamente cerco di limitare gli impegni e i viaggi perché ho 92 anni». Però è in gran forma. «Il segreto è mantenere vivo qualche interesse e applicarsi con entusiasmo». Un po’ conterà anche lo stile di vita, no? Per esempio, cosa mangia? «Di tutto, ma moderatamente: la moderazione è fondamentale. Ogni tanto mi concedo pure un bicchiere di vino». Fa molta attività fisica? «Il giusto. Qualche passeggiata qui nei Giardini della Guastalla e altri piccoli spostamenti. Anche perché ho la patente, ma non l’auto». Ovviamente non fuma. «Purtroppo l’ho fatto da giovane perché in qui tempi non si sapeva bene quali danni facessero le sigarette. Ho smesso quando sono andato in Inghilterra come ricercatore: là non avevano la mia marca preferita, la Turmac». Non poteva portarsele dall’Italia? «Era rischioso, alla dogana chiedevano sempre se ci fosse qualcosa da dichiarare: mi avessero beccato che figura avrei fatto? Così ho deciso di smettere». Ora la moda sono le “svapo”, sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. Ha uno sguardo severo, come mai? «Le fanno passare come qualcosa di utile e non dannoso. Ma non è così». Cosa c’è di pericoloso nelle “svapo”? «Attraverso il riscaldamento ad alte temperature espongono i consumatori a migliaia di sostanze chimiche, alcune delle quali cancerogene. E dentro, per migliorare il sapore, c’è di tutto: il problema è che, ancora, non si possono conoscere i danni che lasceranno a lungo termine». A proposito di fumo, la gente, ricordando la sua legge, le dice ancora qualcosa quando la riconosce? «Anche oggi, a distanza di 20 anni, tutti mi ringraziano». Torniamoci indietro insieme, a quel periodo. Anzi, partiamo ancora più lontano: dal piccolo Girolamo Sirchia. «Nasco a Milano il 14 settembre 1933. Mio padre Salvatore, visto il periodo difficile, fa tutti i mestieri possibili, mamma Clementina è casalinga». Figlio unico? «Sì e i miei mi mandano a studiare all’Istituto Gonzaga, a parte la parentesi della guerra». Parliamone. «Ho 10 anni e capisco poco di quanto sta succedendo, ma assisto a eventi traumatici come il bombardamento di Ferragosto a Milano». Quello del 1940? «No, quello del ’43. Abitiamo in Città Studi vicino alla Olap, fabbrica che produce strumenti bellici. La notte del 15 agosto è terrificante, suonano le sirene, ci nascondiamo in cantina e sentiamo le bombe. Finito l’attacco, papà mi porta sulla terrazza in cima al palazzo e, davanti a noi, si presenta uno scenario agghiacciante: tutta Milano è in fiamme, si ha la sensazione della fine del mondo». Da brividi. Riuscite a scappare in un posto meno pericoloso? «Mio padre trova una sistemazione a San Pellegrino Terme, in provincia di Bergamo, e sfolliamo là per tre anni». Riesce a studiare? «Con un insegnante privato, ma non imparo molto e all’esame di terza media non mi bocciano per carità di patria». Il 25 aprile 1945 finisce l’incubo della guerra. «Mi accorgo che c’è qualcosa di strano vedendo molte persone accovacciate al riparo della balaustra affacciata sul fiume Brembo. Poi capisco: sta iniziando la liberazione. Qualche sparo, un po’ di trambusto e alcuni minuti dopo arrivano gli americani, che sono in gran parte hawaiani». Quanto tornate a Milano? «Nel settembre del ’46. Poi, riprendo a frequentare il Gonzaga e lì conosco Don Gnocchi». Qualcosa che non dimenticherà mai del Beato? «Si prodiga con tutte le forze per i bambini mutilati in guerra e raccoglie fondi per le sue opere - che chiama “la mia baracca” -. Ricordo un’omelia pasquale che fa piangere le madri del Gonzaga!». Addirittura? «Le sue prediche sono molto dure. Alle mamme impellicciate fa notare che ci sono bambini mutilati, che nessuno assiste, i quali hanno bisogno di tutto. Moltissime di loro, toccate da queste parole, rispondono con donazioni generose». Dopo il liceo scientifico si iscrive all’Università Statale di Milano. «Nel 1958 mi laureo in Medicina e Chirurgia con 110 e lode, nel 1963 prendo la specializzazione in Medicina interna e nel 1969 quella in Immunoematologia. Nei due anni seguenti conseguo la libera docenza in Semeiotica Medica e quella in Ematologia». Poi intraprende la carriera accademica come assistente volontario e lavora al Policlinico, Padiglione Granelli. «Sì, al Policlinico ci lavoro tutta la vita fino alla pensione, nel 2001». Come è fare il medico negli Anni ‘70? «Si impara il mestiere direttamente in reparto e poi in laboratorio». Senza, però, avere a disposizione le tecnologie di oggi. «In quel periodo le possibilità diagnostiche e terapeutiche sono inferiori, è vero, ma la capacità clinica è maggiore e lo studio del malato è più approfondito, diretto, personale». Parallelamente all’attività medica, nel 1999 inizia l’esperienza politica: come ci arriva? «Me lo propone Gabriele Albertini, allora sindaco di Milano, attraverso il mio amico Stefano Parisi, direttore generale del Comune. “Abbiamo bisogno di un assessore ai Servizi Sociali al posto di Ombretta Colli - mi dice -, ti interessa?”. “Non l’ho mai fatto, ma se volete provo”». Lei politicamente, in quel periodo, da che parte sta? «Frequento gli ambienti della Dc di Milano, dove conosco Gianstefano Frigerio e Giovanni Marcora». Come è l’esperienza in Comune? «Mi occupo in particolare del sostegno agli anziani soli e fragili istituendo il Servizio dei Custodi Sociali: persone che visitano quotidianamente i vecchi in difficoltà, nei quartieri popolari, dando loro il supporto necessario. In quei due anni, mi creda, vedo situazioni incredibili ». Tipo? «I poveri anziani sono sopraffatti dalle prevaricazioni di inquilini abusivi e disonesti che fanno loro ogni sorta d’angheria. Talora, per paura, rinunciano ad uscire di casa». Altre iniziative? «Il “Buon Natale” per gli anziani con l’amico Renato Pozzetto come testimonial». Come lo conosce? «Alla “Mille Miglia del Garda” nel 1986, nella quale Renato quell’anno partecipa come ospite. Essendo all’apice del successo, la folla impazzisce per lui: c’è chi vuole l’autografo, chi cerca di toccarlo, chi lo abbraccia come fosse la Madonna». Da quel momento vi legate. «Divento uno dei suoi amici medici e ci frequentiamo spesso. Gli voglio bene, ci sentiamo ancora». Torniamo alla politica. Già in quella prima esperienza si rende conto che è un ambiente difficile. «Diciamo pure molto complicato. Una assessora del Pd mi denuncia per abuso di ufficio perché uso il telefono e altri strumenti del Comune a favore degli anziani, che seguo come assessore. Assurdo, che amarezza». Il caso si sgonfia subito e, per fortuna, non la fa scappare dalla politica. Nel 2001 fa il grande salto: dal Comune al ministero della Salute. «Me lo suggerisce il sindaco Albertini e andiamo ad Arcore da Berlusconi, che ancora non conosco». Come è l’incontro? «Cordiale. Il Cavaliere mi chiede: “Ma lei non fa i trapianti?”, perché in quel momento me ne occupo in qualità di immunologo. E aggiunge: “Come mai vuole cambiare e fare il ministro?” Rispondo: “La mia esperienza clinica e organizzativa potrebbe tornare utile al governo. E ho molte idee su come migliorare la sanità”». Viene nominato ministro senza ulteriori trattative? «In quel periodo, con Berlusconi, funziona così. Pensi che Pietro Lunardi viene contattato mentre è in un cantiere in Germania: quando risponde al telefono e il Cavaliere gli propone di diventare ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, inizialmente pensa a uno scherzo. Con Lunardi ho sempre avuto un ottimo rapporto, era bravissimo e il più simpatico di tutti». Ritorniamo a lei. Come è l’impatto con la Capitale? «Arrivo il 16 giugno 2001, con la Roma che ha appena vinto lo scudetto, e c’è un caos pazzesco. Mi faccio subito portare nella foresteria dei carabinieri, dove poi resto a vivere per oltre due anni». Non cerca una casa? «Non serve, esco la mattina alle 7.30 e rientro la sera tardi: mi bastano quelle due stanze con un cucinino». Vita impegnativa quella del ministro? «Molto stressante, sono sempre sotto tensione e la notte non riesco a dormire: si gioca tutto su equilibri sottilissimi e c’è da temere soprattutto chi ti sta vicino. Alle 6.30 inizio già a lavorare con la telefonata del portavoce che mi aggiorna sulla rassegna stampa. E, spesso, è da mal di testa perché i giornali fanno titoli assurdi». A Roma trasferisce tutta la famiglia? «No, ci vado solo. Cristina e Silvia, le figlie avute dal primo matrimonio, hanno ormai la loro vita e Anna Maria, la mia seconda moglie, resta a Milano». Come mai decide di occuparsi subito del fumo? «In quel momento i dati sono allarmanti: è il nemico numero uno per la salute. Partendo da questo presupposto elaboro, insieme con i miei collaboratori più stretti, un piano strategico per fare la legge e, soprattutto, dribblare le insidie dell’iter di approvazione». Addirittura? «Le resistenze sono tantissime». I nemici principali sono quelli dell’opposizione? «No. L’ostacolo più pericoloso è il fuoco amico». Qualche nome? «Antonio Martino, ministro della Difesa, e Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, due fumatori accaniti, sono i più agguerriti». Come argomentano la loro posizione? «Con la storiella secondo la quale, approvando la legge, molti locali chiuderebbero e si perderebbero posti di lavoro. Tesi peraltro sostenuta pure da alcuni giornalisti». Lei cosa risponde? «Che c’è il precedente della California, dove è da poco stata approvata una legge analoga: i dati dicono che non solo non si sono persi posti di lavoro, ma che, dopo la legge antifumo, se ne sono guadagnati dato che molte persone che non frequentavano quei luoghi per l’aria inquinata, hanno ripreso a frequentarli». Chi, invece, sostiene il suo provvedimento? «Roberto Maroni e Carlo Giovanardi in quel momento mi stanno vicini con grande forza. E un aiuto fondamentale lo ricevo anche al Quirinale». Il Presidente della Repubblica è Carlo Azeglio Ciampi. «Un grande uomo troppo spesso, ingiustamente, criticato». Quale è il passaggio cruciale per l’approvazione della legge? «Un disegno di legge presentato dal Ministro Veronesi tre anni prima era stato bocciato in Parlamento perché tacciato di proibizionismo. Noi, invece, non proibiamo il fumo ma difendiamo il diritto dei non fumatori a non essere intossicati dal fumo passivo. La legge infatti titola: “Protezione dei non fumatori dal fumo passivo”». Quando, il 23 dicembre 2004, si arriva all’approvazione dei decreti attuativi ha già convinto i suoi oppositori? «Macché, rischia di saltare tutto proprio all’ultimo momento». Come mai? «Prima del Consiglio dei ministri decisivo a Palazzo Chigi c’è un break. Il fronte che si oppone tira fuori ancora la faccenda dei posti di lavoro, poi sostiene che io farò perdere un sacco di voti al centrodestra. Sembra finita». E cosa fate? «Ci riuniamo in una saletta. Ho contro Fini, Tremonti, Martino, la Lega nicchia e la lobby del fumo è scatenata». Poi? «Mi alzo in piedi e spiego che “dopo due anni di lavoro non si può gettare la spugna e dire che sul divieto abbiamo scherzato”. E aggiungo: “Nel caso i decreti non vengano approvati, rassegno le dimissioni”». Situazione delicata. «Berlusconi inizialmente propone di rimandare e controbatto: “Significherebbe perdere la credibilità”. Poi, per fortuna, si convince e il suo intervento diventa decisivo: “Va beh, Sirchia, se la metti cosi allora li approviamo - dice - però mi devi fare una promessa: per sei mesi non farai niente, procediamo con cautela e per un po’ nessuna multa”». Come mai quel sorriso? «Lo tranquillizzo e dico di sì, ma è solo un modo per portare a casa l’approvazione: dopo due giorni i Nas fanno un controllo in Regione Lombardia e trovano molti a fumare come turchi. E così scattano le sanzioni fra le proteste generali. Posso aggiungere una cosa?». Certo. «Mi permetta di ricordare l’incredibile appoggio avuto dal Generale Gennaro Miglio, comandante dei Nas in quel momento. Un grande, un eroe morto in servizio troppo giovane». Torniamo alla sua legge. Stabilisce che “È vietato fumare nei locali chiusi, ad eccezione di: a) quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico; b) quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati” ed entra in vigore il 10 gennaio 2005. «Quella sera, con i miei collaboratori, vado a cena a festeggiare in un ristorante di via Veneto, a Roma. Nessuno dei clienti fuma e, anzi, tutti mi ringraziano. Non solo...». Dica. «Quando, le settimane successive, viaggio in treno molti vengono a stringermi la mano: per il personale delle Ferrovie dello Stato, fino a quel momento costretto a lavorare immerso nel fumo, è la fine di un incubo». Come è, in quel periodo, il Berlusconi presidente del Consiglio? «Un grande. Al primo Consiglio dei ministri dice a tutti noi: “Io sono un imprenditore, voi per me siete come degli amministratori delegati dei vostri ministeri: mi fido di voi, non interpellatemi per ogni questione”». Prima diceva che l’ambiente politico era difficile. Ora è migliorato o peggiorato? «Il livello è sempre abbastanza basso, c’è gente che non è all’altezza e obbedisce solo al partito. Non ci sono i grandi personaggi di un tempo». Non c’è proprio nessuno che le piace? «Passiamo alla domanda successiva che è meglio». Nel 2005 ha avuto problemi con la giustizia ed è stato indagato per corruzione, condannato ma poi assolto con formula piena. «Quelle accuse infondate mi hanno distrutto l’immagine e avrebbero potuto crearmi seri problemi: se in quel periodo, anziché essere già in pensione, fossi stato ancora al Policlinico mi avrebbero licenziato. Erano questioni ideologiche: ce l’avevano con Berlusconi e hanno colpito chi gli stava vicino. Più che magistrati erano inquisitori: la divisione delle carriere è a mio avviso giustissima». Professore, ultime domande veloci. 1) Rapporto con la religione? «Sono di ispirazione cattolica, ma non perfetto». 2) Paura della morte? «Certo, come tutti. Ma soprattutto temo il dolore, la sofferenza». 3) Come pensa di morire? «Sarà probabilmente un evento cardiovascolare per questioni di eredità: un ictus o infarto». 4) Qualcuno che vorrebbe riabbracciare? «Cossiga. Abbiamo passato un intero pomeriggio a passeggiare sulla spiaggia, a San Teodoro, parlando dei fatti della vita». 5) Fosse oggi ministro della Salute quale altra legge farebbe? «Credo mi concentrerei innanzitutto sull’alimentazione e, come prima cosa, proibirei le pubblicità ingannevoli: sono troppi i cibi che fanno male». Ultimissima domanda: ha ancora un sogno? «Mi piacerebbe tanto acquistare una jeep: la mia preferita è la Willys del 1944. Di colore verde, ovviamente». ---End text--- Author: ALESSANDRO DELL’ORTO Heading: Soggetti smarriti GIROLAMO SIRCHIA Highlight: “ L’INFANZIA Ho visto tutta Milano in fiamme durante la guerra: sembrava la fine del mondo GLI INCONTRI Don Gnocchi faceva piangere le mamme con la prediche Quella volta in spiaggia con Cossiga... ERRORI E PAURE Da giovane fumavo, poi ho smesso perché... Temo la morte e la mia sarà per un ictus o un infarto Image:Girolamo Sirchia, 92 anni, è stato ministro della Salute Nella foto grande Girolamo Sirchia, in Parlamento, quando era ministro della Salute nel secondo governo Berlusconi: è stato lui a fare la legge anti-fumo. Qui sopra insieme con il Cav e, a destra, col Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Qui a sinistra Sirchia con la moglie Anna Maria -tit_org- Intervista a Girolamo Sirchia - «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo» -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRO DELL'ORTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701693604214.PDF §---§ title§§ Intervista a Girolamo Sirchia - «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo»/2 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672604880.PDF description§§
Estratto da pag. 20 di "LIBERO" del 07 Dec 2025
Era il ministro della Salute che 20 anni fa ha vietato le sigarette nei locali pubblici al chiuso: «Fini e Martino i miei peggiori nemici, ma Berlusconi...»
pubDate§§ 2025-12-07T06:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672604880.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672604880.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672604880.PDF tp:ocr§§ «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo» Era il ministro della Salute che 20 anni fa ha vietato le sigarette nei locali pubblici al chiuso: «Fini e Martino i miei peggiori nemici, ma Berlusconi...» to mentre è in un cantiere in Germania: quando risponde al telefono e il Cavaliere gli propone di diventare ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, inizialmente pensa a uno scherzo. Con Lunardi ho sempre avuto un ottimo rapporto, era bravissimo e il più simpatico di tutti». Ritorniamo a lei. Come è l’impatto con la Capitale? «Arrivo il 16 giugno 2001, con la Roma che ha appena vinto lo scudetto, e c’è un caos pazzesco. Mi faccio subito portare nella foresteria dei carabinieri, dove poi resto a vivere per oltre due anni». Non cerca una casa? «Non serve, esco la mattina alle 7.30 e rientro la sera tardi: mi bastano quelle due stanze con un cucinino». Vita impegnativa quella del ministro? «Molto stressante, sono sempre sotto tensione e la notte non riesco a dormire: si gioca tutto su equilibri sottilissimi e c’è da temere soprattutto chi ti sta vicino. Alle 6.30 inizio già a lavorare con la telefonata del portavoce che mi aggiorna sulla rassegna stampa. E, spesso, è da mal di testa perché i giornali fanno titoli assurdi». A Roma trasferisce tutta la famiglia? «No, ci vado solo. Cristina e Silvia, le figlie avute dal primo matrimonio, hanno ormai la loro vita e Anna Maria, la mia seconda moglie, resta a Milano». Come mai decide di occuparsi subito del fumo? «In quel momento i dati sono allarmanti: è il nemico numero uno per la salute. Partendo da questo presupposto elaboro, insieme con i miei collaboratori più stretti, un piano strategico per fare la legge e, soprattutto, dribblare le insidie dell’iter di approvazione». Addirittura? «Le resistenze sono tantissime». I nemici principali sono quelli dell’opposizione? «No. L’ostacolo più pericoloso è il fuoco amico». Qualche nome? «Antonio Martino, ministro della Difesa, e Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, due fumatori accaniti, sono i più agguerriti». Come argomentano la loro posizione? «Con la storiella secondo la quale, approvando la legge, molti locali chiuderebbero e si perderebbero posti di lavoro. Tesi peraltro sostenuta pure da alcuni giornalisti». Lei cosa risponde? «Che c’è il precedente della California, dove è da poco stata approvata una legge analoga: i dati dicono che non solo non si sono persi posti di lavoro, ma che, dopo la legge antifumo, se ne sono guadagnati dato che molte persone che non frequentavano quei luoghi per l’aria inquinata, hanno ripreso a frequentarli». Chi, invece, sostiene il suo provvedimento? «Roberto Maroni e Carlo Giovanardi in quel momento mi stanno vicini con grande forza. E un aiuto fondamentale lo ricevo anche al Quirinale». Il Presidente della Repubblica è Carlo Azeglio Ciampi. «Un grande uomo troppo spesso, ingiustamente, criticato». Quale è il passaggio cruciale per l’approvazione della legge? «Un disegno di legge presentato dal Ministro Veronesi tre anni prima era stato bocciato in Parlamento perché tacciato di proibizionismo. Noi, invece, non proibiamo il fumo ma difendiamo il diritto dei non fumatori a non essere intossicati dal fumo passivo. La legge infatti titola: “Protezione dei non fumatori dal fumo passivo”». Quando, il 23 dicembre 2004, si arriva all’approvazione dei decreti attuativi ha già convinto i suoi oppositori? «Macché, rischia di saltare tutto proprio all’ultimo momento». Come mai? «Prima del Consiglio dei ministri decisivo a Palazzo Chigi c’è un break. Il fronte che si oppone tira fuori ancora la faccenda dei posti di lavoro, poi sostiene che io farò perdere un sacco di voti al centrodestra. Sembra finita». E cosa fate? «Ci riuniamo in una saletta. Ho contro Fini, Tremonti, Martino, la Lega nicchia e la lobby del fumo è scatenata». Poi? «Mi alzo in piedi e spiego che “dopo due anni di lavoro non si può gettare la spugna e dire che sul divieto abbiamo scherzato”. E aggiungo: “Nel caso i decreti non vengano approvati, rasseg no le dimissioni”». Situazione delicata. «Berlusconi inizialmente propone di rimandare e controbatto: “Significherebbe perdere la credibilità”. Poi, per fortuna, si convince e il suo intervento diventa decisivo: “Va beh, Sirchia, se la metti cosi allora li approviamo - dice - però mi devi fare una promessa: per sei mesi non farai niente, procediamo con cautela e per un po’ nessuna multa”». Come mai quel sorriso? «Lo tranquillizzo e dico di sì, ma è solo un modo per portare a casa l’approvazione: dopo due giorni i Nas fanno un controllo in Regione Lombardia e trovano molti a fumare come turchi. E così scattano le sanzioni fra le proteste generali. Posso aggiungere una cosa?». Certo. «Mi permetta di ricordare l’incredibile appoggio avuto dal Generale Gennaro Miglio, comandante dei Nas in quel momento. Un grande, un eroe morto in servizio troppo giovane». Torniamo alla sua legge. Stabilisce che “È vietato fumare nei locali chiusi, ad eccezione di: a) quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico; b) quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati” ed entra in vigore il 10 gennaio 2005. «Quella sera, con i miei collaboratori, vado a cena a festeggiare in un ristorante di via Veneto, a Roma. Nessuno dei clienti fuma e, anzi, tutti mi ringraziano. Non solo...». Dica. «Quando, le settimane successive, viaggio in treno molti vengono a stringermi la mano: per il personale delle Ferrovie dello Stato, fino a quel momento costretto a lavorare immerso nel fumo, è la fine di un incubo». Come è, in quel periodo, il Berlusconi presidente del Consiglio? «Un grande. Al primo Consiglio dei ministri dice a tutti noi: “Io sono un imprenditore, voi per me siete come degli amministratori delegati dei vostri ministeri: mi fido di voi, non interpellatemi per ogni questione”». Prima diceva che l’ambiente politico era difficile. Ora è migliorato o peggiorato? «Il livello è sempre abbastanza basso, c’è gente che non è all’altezza e obbedisce solo al partito. Non ci sono i grandi personaggi di un tempo». Non c’è proprio nessuno che le piace? «Passiamo alla domanda successiva che è meglio». Nel 2005 ha avuto problemi con la giustizia ed è stato indagato per corruzione, condannato ma poi assolto con formula piena. «Quelle accuse infondate mi hanno distrutto l’immagine e avrebbero potuto crearmi seri problemi: se in quel periodo, anziché essere già in pensione, fossi stato ancora al Policlinico mi avrebbero licenziato. Erano questioni ideologiche: ce l’avevano con Berlusconi e hanno colpito chi gli stava vicino. Più che magistrati erano inquisitori: la divisione delle carriere è a mio avviso giustissima». Professore, ultime domande veloci. 1) Rapporto con la religione? «Sono di ispirazione cattolica, ma non perfetto». 2) Paura della morte? «Certo, come tutti. Ma soprattutto temo il dolore, la sofferenza». 3) Come pensa di morire? «Sarà probabilmente un evento cardiovascolare per questioni di eredità: un ictus o infarto». 4) Qualcuno che vorrebbe riabbracciare? «Cossiga. Abbiamo passato un intero pomeriggio a passeggiare sulla spiaggia, a San Teodoro, parlando dei fatti della vita». 5) Fosse oggi ministro della Salute quale altra legge farebbe? «Credo mi concentrerei innanzitutto sull’alimentazione e, come prima cosa, proibirei le pubblicità ingannevoli: sono troppi i cibi che fanno male». Ultimissima domanda: ha ancora un sogno? «Mi piacerebbe tanto acquistare una jeep: la mia preferita è la Willys del 1944. Di colore verde, ovviamente». ---End text--- Author: ALESSANDRO DELL’ORTO Heading: Highlight: “ L’INFANZIA Ho visto tutta Milano in fiamme durante la guerra: sembrava la fine del mondo GLI INCONTRI Don Gnocchi faceva piangere le mamme con la prediche Quella volta in spiaggia con Cossiga... ERRORI E PAURE Da giovane fumavo, poi ho smesso perché... Temo la morte e la mia sarà per un ictus o un infarto Image:Nella foto grande Girolamo Sirchia, in Parlamento, quando era ministro della Salute nel secondo governo Berlusconi: è stato lui a fare la legge anti-fumo. Qui sopra insieme con il Cav e, a destra, col Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Qui a sinistra Sirchia con la moglie Anna Maria -tit_org- Intervista a Girolamo Sirchia - «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo»/2 -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRO DELL'ORTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672604880.PDF §---§ title§§ Intervista a Girolamo Sirchia - «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo»/1 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672704881.PDF description§§
Estratto da pag. 20 di "LIBERO" del 07 Dec 2025
Era il ministro della Salute che 20 anni fa ha vietato le sigarette nei locali pubblici al chiuso: «Fini e Martino i miei peggiori nemici, ma Berlusconi...»
pubDate§§ 2025-12-07T06:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672704881.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672704881.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672704881.PDF tp:ocr§§ «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo» Era il ministro della Salute che 20 anni fa ha vietato le sigarette nei locali pubblici al chiuso: «Fini e Martino i miei peggiori nemici, ma Berlusconi...» MEDICO ED EX POLITICO Girolamo Sirchia 20 anni fa ci ha migliorato la vita, anche se in quel momento, forse, non tutti ce ne stavamo rendendo conto. Già, perché quando era ministro della Salute nel secondo Governo Berlusconi è riuscito («Ma che fatica, i peggior nemici erano proprio nel centrodestra») a far approvare la legge che tuttora vieta di fumare nei locali pubblici al chiuso. Un cambiamento epocale per il quale, ancora oggi, il professore milanese riceve ringraziamenti da tutti. Sirchia, che ha 92 anni portati meravigliosamente, racconta quella battaglia, ma anche una vita intensa («Ho visto Milano a fuoco per i bombardamenti della guerra») e una carriera da luminare della medicina. ALESSANDRO DELL’ORTO ¦ Appuntamento a “La Fondazione Il Sangue”, in centro a Milano. Professor Girolamo Sirchia, è la sua base? «Dal 1981 sono segretario della Fondazione. La nostra finalità è la promozione della salute, la prevenzione primaria e la medicina predittiva. Questo è il mio ufficio e ci vengo tutte le mattine: nel pomeriggio, invece, mi occupo di altri lavori, oppure partecipo a incontri o conferenze, anche se ultimamente cerco di limitare gli impegni e i viaggi perché ho 92 anni». Però è in gran forma. «Il segreto è mantenere vivo qualche interesse e applicarsi con entusiasmo». Un po’ conterà anche lo stile di vita, no? Per esempio, cosa mangia? «Di tutto, ma moderatamente: la moderazione è fondamentale. Ogni tanto mi concedo pure un bicchiere di vino». Fa molta attività fisica? «Il giusto. Qualche passeggiata qui nei Giardini della Guastalla e altri piccoli spostamenti. Anche perché ho la patente, ma non l’auto». Ovviamente non fuma. «Purtroppo l’ho fatto da giovane perché in qui tempi non si sapeva bene quali danni facessero le sigarette. Ho smesso quando sono andato in Inghilterra come ricercatore: là non avevano la mia marca preferita, la Turmac». Non poteva portarsele dall’Italia? «Era rischioso, alla dogana chiedevano sempre se ci fosse qualcosa da dichiarare: mi avessero beccato che figura avrei fatto? Così ho deciso di smettere». Ora la moda sono le “svapo”, sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. Ha uno sguardo severo, come mai? «Le fanno passare come qualcosa di utile e non dannoso. Ma non è così». Cosa c’è di pericoloso nelle “svapo”? «Attraverso il riscaldamento ad alte temperature espongono i consumatori a migliaia di sostanze chimiche, alcune delle quali cancerogene. E dentro, per migliorare il sapore, c’è di tutto: il problema è che, ancora, non si possono conoscere i danni che lasceranno a lungo termine». A proposito di fumo, la gente, ricordando la sua legge, le dice ancora qualcosa quando la riconosce? «Anche oggi, a distanza di 20 anni, tutti mi ringraziano». Torniamoci indietro insieme, a quel periodo. Anzi, partiamo ancora più lontano: dal piccolo Girolamo Sirchia. «Nasco a Milano il 14 settembre 1933. Mio padre Salvatore, visto il periodo difficile, fa tutti i mestieri possibili, mamma Clementina è casalinga». Figlio unico? «Sì e i miei mi mandano a studiare all’Istituto Gonzaga, a parte la parentesi della guerra». Parliamone. «Ho 10 anni e capisco poco di quanto sta succedendo, ma assisto a eventi traumatici come il bombardamento di Ferragosto a Milano». Quello del 1940? «No, quello del ’43. Abitiamo in Città Studi vicino alla Olap, fabbrica che produce strumenti bellici. La notte del 15 agosto è terrificante, suonano le sirene, ci nascondiamo in cantina e sentiamo le bombe. Finito l’attacco, papà mi porta sulla terrazza in cima al palazzo e, davanti a noi, si presenta uno scenario agghiacciante: tutta Milano è in fiamme, si ha la sensazione della fine del mondo». Da brividi. Riuscite a scappare in un posto meno pericoloso? «Mio padre trova una sistemazione a San Pellegrino Terme, in provincia di Bergamo, e sfolliamo là pe r tre anni». Riesce a studiare? «Con un insegnante privato, ma non imparo molto e all’esame di terza media non mi bocciano per carità di patria». Il 25 aprile 1945 finisce l’incubo della guerra. «Mi accorgo che c’è qualcosa di strano vedendo molte persone accovacciate al riparo della balaustra affacciata sul fiume Brembo. Poi capisco: sta iniziando la liberazione. Qualche sparo, un po’ di trambusto e alcuni minuti dopo arrivano gli americani, che sono in gran parte hawaiani». Quanto tornate a Milano? «Nel settembre del ’46. Poi, riprendo a frequentare il Gonzaga e lì conosco Don Gnocchi». Qualcosa che non dimenticherà mai del Beato? «Si prodiga con tutte le forze per i bambini mutilati in guerra e raccoglie fondi per le sue opere - che chiama “la mia baracca” -. Ricordo un’omelia pasquale che fa piangere le madri del Gonzaga!». Addirittura? «Le sue prediche sono molto dure. Alle mamme impellicciate fa notare che ci sono bambini mutilati, che nessuno assiste, i quali hanno bisogno di tutto. Moltissime di loro, toccate da queste parole, rispondono con donazioni generose». Dopo il liceo scientifico si iscrive all’Università Statale di Milano. «Nel 1958 mi laureo in Medicina e Chirurgia con 110 e lode, nel 1963 prendo la specializzazione in Medicina interna e nel 1969 quella in Immunoematologia. Nei due anni seguenti conseguo la libera docenza in Semeiotica Medica e quella in Ematologia». Poi intraprende la carriera accademica come assistente volontario e lavora al Policlinico, Padiglione Granelli. «Sì, al Policlinico ci lavoro tutta la vita fino alla pensione, nel 2001». Come è fare il medico negli Anni ‘70? «Si impara il mestiere direttamente in reparto e poi in laboratorio». Senza, però, avere a disposizione le tecnologie di oggi. «In quel periodo le possibilità diagnostiche e terapeutiche sono inferiori, è vero, ma la capacità clinica è maggiore e lo studio del malato è più approfondito, diretto, personale». Parallelamente all’attività medica, nel 1999 inizia l’esperienza politica: come ci arriva? «Me lo propone Gabriele Albertini, allora sindaco di Milano, attraverso il mio amico Stefano Parisi, direttore generale del Comune. “Abbiamo bisogno di un assessore ai Servizi Sociali al posto di Ombretta Colli - mi dice -, ti interessa?”. “Non l’ho mai fatto, ma se volete provo”». Lei politicamente, in quel periodo, da che parte sta? «Frequento gli ambienti della Dc di Milano, dove conosco Gianstefano Frigerio e Giovanni Marcora». Come è l’esperienza in Comune? «Mi occupo in particolare del sostegno agli anziani soli e fragili istituendo il Servizio dei Custodi Sociali: persone che visitano quotidianamente i vecchi in difficoltà, nei quartieri popolari, dando loro il supporto necessario. In quei due anni, mi creda, vedo situazioni incredibili ». Tipo? «I poveri anziani sono sopraffatti dalle prevaricazioni di inquilini abusivi e disonesti che fanno loro ogni sorta d’angheria. Talora, per paura, rinunciano ad uscire di casa». Altre iniziative? «Il “Buon Natale” per gli anziani con l’amico Renato Pozzetto come testimonial». Come lo conosce? «Alla “Mille Miglia del Garda” nel 1986, nella quale Renato quell’anno partecipa come ospite. Essendo all’apice del successo, la folla impazzisce per lui: c’è chi vuole l’autografo, chi cerca di toccarlo, chi lo abbraccia come fosse la Madonna». Da quel momento vi legate. «Divento uno dei suoi amici medici e ci frequentiamo spesso. Gli voglio bene, ci sentiamo ancora». Torniamo alla politica. Già in quella prima esperienza si rende conto che è un ambiente difficile. «Diciamo pure molto complicato. Una assessora del Pd mi denuncia per abuso di ufficio perché uso il telefono e altri strumenti del Comune a favore degli anziani, che seguo come assessore. Assurdo, che amarezza». Il caso si sgonfia subito e, per fortuna, non la fa scappare dalla politica. Nel 2001 fa il grande salto: dal Comune al ministero della Salute. «Me lo suggerisce il sindaco Albertini e andiamo ad Arcore da Berlusconi, che ancora non conosco». Come è l’incontro? «Cordiale. Il Cavaliere mi chied e: “Ma lei non fa i trapianti?”, perché in quel momento me ne occupo in qualità di immunologo. E aggiunge: “Come mai vuole cambiare e fare il ministro?” Rispondo: “La mia esperienza clinica e organizzativa potrebbe tornare utile al governo. E ho molte idee su come migliorare la sanità”». Viene nominato ministro senza ulteriori trattative? «In quel periodo, con Berlusconi, funziona così. Pensi che Pietro Lunardi viene contatta ---End text--- Author: ALESSANDRO DELL’ORTO Heading: MEDICO ED EX POLITICO Highlight: Image:Girolamo Sirchia, 92 anni, è stato ministro della Salute -tit_org- Intervista a Girolamo Sirchia - «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo»/1 -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRO DELL'ORTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672704881.PDF §---§ title§§ C'è più richiesta ma le prestazioni eseguite calano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701690304193.PDF description§§
Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 07 Dec 2025
Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 07 Dec 2025
L'assessoreallaSanità del Piemonte:"Da noi imedici lavorano anche la sera e duranteiweekend"
pubDate§§ 2025-12-07T05:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695504197.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695504197.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695504197.PDF tp:ocr§§ Federico Riboldi “Un modello che crea discriminazioni Ora la priorità sia smaltire l’arretrato” L’assessore alla Sanità del Piemonte: “Da noi i medici lavorano anche la sera e durante i weekend” L’INTERVISTA A chi accusa le Regioni di darsi da fare più per truccare i dati che per abbatterle, l’assessore alla Sanità del Piemonte Federico Riboldi replica così: «Se vogliamo vincere la sfida epocale sulle liste d’attesa abbiamo bisogno di trasparenza nella gestione delle agende, oltre che di un cambio di strategia, puntando su una maggiore appropriatezza prescrittiva, sull’aumento dell’offerta di prestazioni e sulla prevenzione. Non si può pensare di smaltire un arretrato di tre anni senza lavorare anche la sera e nei week end. In Piemonte lo abbiamo fatto, pagando i medici e i tecnici sanitari per il lavoro extra svolto, e la risposta è stata oltre le aspettative: tra le 220 e le 230 mila prestazioni in più offerte». Medici con il doppio lavoro, è un conflitto di interessi? «La libera professione è un diritto dei medici, ci aiuta a trattenerli nel servizio pubblico, ma non può diventare una discriminante per chi non può permettersela. Su questo in Piemonte siamo stati pionieri, approvando una legge regionale che vieta lo svolgimento della libera professione in volumi superiori all’offerta pubblica. Condivido le parole del ministro Schillaci: l’intramoenia va sospesa quando se ne fa più di quanto si faccia nel pubblico». Cosa pensa della Delibera Lombarda che consente alle aziende sanitarie pubbliche di stipulare convenzioni con mutue, fondi integrativi e assicurazioni per acquistare prestazioni in regime libero professionale? «Da un lato è un bene perché alza il livello delle prestazioni offerte agli iscritti alle varie forme di integrativa, dall’altro esiste il riFederico Riboldi schio di creare qualche discriminazione, sicuramente i colleghi lombardi avranno valutato l’eventualità e avranno ricette efficaci per evitarlo. Il modello lombardo è molto diverso da quello delle altre Regioni e dal nostro. Loro hanno un privato che già copre il 30% della domanda, da noi solo l’8». Così non si distraggono risorse umane e tecnologiche, allungando ancor più le liste di attesa? «Il rischio c’è. In Piemonte, dove c’è poco privato, qualcuno potrebbe sentirsi discriminato e vedere in questa apertura dell’intramoenia all’integrativa una forma di privatizzazione. Ma non credo sia il caso della Lombardia, che già acquista molte prestazioni dal privato». Ad abbattere le liste di attesa potrebbero pensarci le nuove Case di Comunità. Che però venendo su come scatole vuote. Come se ne esce? «Con la presa in carico continuativa dei pazienti nel territorio, possono liberare gli ospedali dalla pressione dei codici bianchi e verdi, oltre che promuovere la prevenzione. Servirà una normativa nazionale che regoli le presenze al loro interno dei professionisti. Il ministro Schillaci ha parlato di 18 ore settimanali per i medici di famiglia: si potrebbe partire da lì». PA. RU. — ---End text--- Author: PA RU Heading: Highlight: Image:Federico Riboldi -tit_org- Intervista a Federico Riboldi - “Un modello che crea discriminazioni Orala priorità sia smaltire l’arretrato” -sec_org- tp:writer§§ pa ru guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695504197.PDF §---§ title§§ Esami nel privato In ospedale perchihala sanità integrativa Arriva la "super intramoenia" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694604204.PDF description§§ pubDate§§ 2025-12-07T05:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694604204.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694604204.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694604204.PDF tp:ocr§§ Svolta per gli iscritti a casse e fondi. Ma così si allungano le liste d’attesa Esami nel privato in ospedale per chi ha la sanità integrativa Arriva la “super intramoenia” L’INCHIESTA PAOLO RUSSO ROMA Q ualcuno l’ha già ribattezzata “Super-intramoenia” e ad avvantaggiarsene sono mutue, fondi sanitari integrativi e assicurazioni che alzeranno l’asticella delle prestazioni offerte ai loro iscritti - oggi sono 15 milioni - i quali potranno rivolgersi, senza pagare, a medici e strutture sanitarie pubbliche per ottenere visite specialistiche, accertamenti diagnostici e ricoveri. A rimetterci sarà con ogni probabilità il “popolo di sotto”, quello che non può permettersi di versare contributi al privato e che rischia di vedere allungarsi le già discriminanti liste di attesa. Perché è chiaro che se la dotazione di sanitari e macchinari è quella che è, aumentando l’attività in regime libero-professionale non è difficile immaginare che finisca per ridursi l’offerta di assistenza nel pubblico. Ad aprire in modo strutturato alla possibilità per aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche di stipulare accordi con le varie forme di sanità integrativa per erogare prestazioni ai loro iscritti in regime di “intramoenia” è la Regione Lombardia, con la delibera numero 4986 di settembre. «Ma nessuno si illuda: come sempre accade quando la novità arriva da una regione di peso, altre finiranno per seguire l’esempio, pressate dai privati che gestiscono il business della sanità integrativa, che non esiteranno a chiamare a raccolta i propri assistiti per esigere un eguale trattamento», mette in guardia Vittorio Agnoletto di Medicina Democratica e docente di Politica della salute alla Statale di Milano. E se la Lombardia è partita con un modello strutturato, uguale per tutte le sue aziende sanitarie ed ospedaliere, in ordine sparso la “Super-intramoenia” sta già prendendo piede in altre parti d’Italia. Anche perché il decreto legislativo 502 del 1992 che ha riformato la sanità e gli stessi contratti del comparto, prevedono espressamente la possibilità che l’attività libero-professionale intramuraria sia pagata «con oneri a carico dell’assistito o di assicurazioni o di fondi sanitari integrativi». Così la Puglia con un regolamento regionale, il Lazio con le sue linee guida sull’intramoenia, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Piemonte e Sardegna con altri loro regolamenti, hanno aperto alla possibilità per fondi, casse, mutue e assicurazioni di acquistare per i propri iscritti prestazioni nel pubblico in regime libero-professionale. Anche se si tratta di una possibilità offerta ad Asl e ospedali applicata per ora molto a macchia di leopardo. Convenzioni con mutue a affini le hanno stipulate i grandi ospedali del Lazio, senza anticipi da parte dei mutuati, e la stessa strada ha intrapreso l’ospedale di Santa Croce e Caorle di Cuneo. Dal canto loro anche gli Irccs, i prestigiosi Istituti di ricovero e cura, si sono mossi, con il San Matteo di Pavia e il Sant’Andrea di Roma che hanno previsto convenzioni con le varie forme di sanità integrativa. Ma dov’è la novità? Fino ad ora gli iscritti a mutue e simili per le visite specialistiche hanno potuto rivolgersi ai medici che fanno attività libero-professionale nei propri studi privati, fuori dall’ospedale. E che per questo non ricevono la cospicua indennità di esclusività con l’Ssn e, soprattutto, non possono fare carriera dentro gli ospedali. Insomma, spesso camici bianchi non di primissima fascia. L’altra possibilità è quella di rivolgersi anche ai dottori che lavorano in esclusiva nel pubblico ma che visitano privatamente dentro gli ospedali. Solo che poi il rimborso da parte della cassa mutua o non c’è o è parziale. Stesso discorso vale per gli accertamenti diagnostici e per i ricoveri. Ora invece con gli accordi tra le aziende sanitarie pubbliche e i privati della sanità integrativa sono questi ultimi ad acquistare le prestazioni a un prezzo più favorevole di quello pagato dal singolo assistito, che non anticipa somme e ha la prestazione senza dover pagare differenze. Saranno poi la Asl o l’ospedale a remunerare i professionisti per la prestazione resa trattenendo una quota che varia solitamente dal 5 al 15%. Una possibilità che la delibera lombarda trasforma in certezza per tutte le sue Asst, in quanto le allegate linee guida, come si legge nella delibera, «definiscono i presupposti e le modalità di svolgimento della cosiddetta “attività aziendale in regime di sanità integrativa”, ovvero quelle prestazioni erogate in favore di assistiti con oneri a carico di Fondi di assistenza sanitaria integrativa, mutue e assicurazioni». E per passare dalle parole ai fatti la delibera dà «mandato al direttore generale del Welfare di promuovere entro 6 mesi dalla data di approvazione del provvedimento una ricognizione in merito alle convenzioni sottoscritte dalle strutture pubbliche». Le stesse linee guida prevedono poi che le prestazioni vengano erogate agli assicurati in forma sia diretta (ossia senza dover anticipare la spesa) sia indiretta (ossia con rimborso successivo). Un altro allegato alla delibera contiene invece un tariffario delle singole prestazioni, ricoveri compresi. «La delibera – commenta Agnoletto – si spinge oltre, orientando i tariffari in relazione ai volumi di prestazioni richieste dai Fondi e dalle altre forme di integrativa. Insomma tutto è delegato al mercato». Che minaccia di far ancor più allungare le liste di attesa. Perché nonostante i soldi messi sul piatto dalla finanziaria dello scorso anno per pagare i camici bianchi che si impegnano fuori orario di lavoro a ridurre i tempi per una visita o un accertamento, gli stessi medici saranno tentati di spendere quel tempo per la più remunerativa intramoenia, ora anche in versione “Super”. — ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: S Così su La Stampa Il ministro Schillaci ha proposto uno stop all’attività privata dei medici negli ospedali per smaltire le liste d’attesa La replica dei medici: «È una valvola di sfogo, l’unico residuo di libertà I soldi vanno alle Asl, a noi resta il 30%» L’INTRAMOENIA IN ITALIA La situazione Libera Servizio nelle regioni professione* sanitario* 1.031 Piemonte 87 1.060 Valle d'Aosta 148 1.234 Lombardia 78 1.917 PA Bolzano 27 1.100 PA Trento 184 1.200 Veneto 104 1.236 Friuli VG 140 1.036 Liguria 104 1.548 Emilia-Romagna 149 1.165 Toscana 142 992 Umbria 107 877 Marche 129 854 Lazio 55 789 Abruzzo 75 715 Molise 37 638 Campania 69 898 Puglia 41 994 Basilicata 73 383 Calabria 23 719 Sicilia 53 865 Sardegna 47 1.014 ITALIA 84 Percentuale sul totale 8,44 13,96 6,32 1,41 16,73 8,67 11,33 10,04 9,63 12,19 10,79 14,71 6,44 9,51 5,17 10,82 4,57 7,34 6,01 7,37 5,43 8,28 *prestazioni per mille abitanti 7.300.000 PRESTAZIONI AMBULATORIALI IN INTRAMOENIA. 2019-2023 6.900.000 7.000.000 6.500.000 6.000.000 5.500.000 5.000.000 4.800.000 4.200.0000 4.500.000 4.000.000 33.200.000 3.500.000 3.000.000 2019 Fonte: Dati Agenas 2022-2024 2020 2021 2022 2023 Withub Lombardia apripista ma le prime convenzioni con le Asl sono state attivate in altre regioni 15 I milioni di italiani già iscritti a fondi sanitari e assicurazioni Image:REPORTERS -tit_org- Esami nel privato In ospedale perchihala sanità integrativa Arriva la “super intramoenia” -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694604204.PDF §---§