title§§ Pronto soccorso, tempi d'attesa ridotti Aumentate le prestazioni, più personale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702139600466.PDF description§§

Estratto da pag. 35 di "MESSAGGERO ROMA" del 07 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-07T02:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702139600466.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702139600466.PDF', 'title': 'MESSAGGERO ROMA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702139600466.PDF tp:ocr§§ Pronto soccorso, tempi d’attesa ridotti Aumentate le prestazioni, più personale Tra il 2022 e il 2025 in calo di un’ora e mezzo i tempi di dimissioni dai Triage degli ospedali, boom di assunzioni e 3mila posti letto in più per assistenza e dipendenze ` Come cambia la sanità IL FOCUS La partita sulla sanità si gioca tutta sui numeri: i tempi di attesa, i posti letto, le prestazioni erogate, le assunzioni. A metà novembre, durante gli ultimi stati generali della Salute, il presidente della Regione Francesco Rocca ha rivendicato ad esempio i risultati sulle attese in pronto soccorso. Tra il 2022 e il 2025, per passare dalla visita medica alla dimissione sono serviti in media 339 minuti, un’ora e mezzo in meno rispetto al periodo precedente. Nei casi in cui il paziente doveva rimanere in ospedale, l’attesa tra la visita e il ricovero è scesa a 932 minuti (con un taglio sul passato di tre ore e 45 minuti). L’EVOLUZIONE E ancora, il Lazio è passato da 2,5 milioni di prestazioni erogate con il sistema Recup nel 2022 a sei milioni nel 2025. Mentre il tasso di occupazione dei posti letto per pazienti acuti è salito dal 71,4% del 2022 al 79,9% del 2025. Ancora, sulle cure domiciliari si è raggiunta una copertura del 10,32% degli over-65 (nel 2023 il dato era sotto il 4%). Infine, si sono aggiunti 397 posti letto per la salute mentale, 464 per le dipendenze residenziali, 299 per quelle semi-residenziali e sono 1.836 le nuove autorizzazioni di posti nelle Rsa oppure negli hospice. I dati sono stati forniti dalla Regione sempre agli ultimi Stati generali. Che la strada non sia priva di ostacoli emerge però da altri numeri: come quelli della fondazione Gimbe che a settembre ha considerato sì il Lazio tra le regioni adempienti i Livelli essenziali di assistenza (Lea), ma l’ha messo al 12esimo posto su 20 regioni, in discesa rispetto al 2022. Parliamo delle prestazioni che il sistema sanitario eroga gratis o pagando di un ticket. GLI ALTRI Poi ci sono comportamenti che danneggiano il fragile equilibrio, come le «160mila persone che non si presentano ogni anno all’appuntamento fissato» di fronte a cui «abbiamo avviato anche un sistema sanzionatorio severo» ha detto ancora Rocca. Mentre i dati sulle liste d’attesa sono finiti al centro dello scontro politico tra Rocca e l’opposizione, dopo che il centrosinistra ha contestato la veridicità dei numeri forniti dalla Pisana. Tra i più battaglieri c’è l’ex assessore alla Salute con Zingaretti, Alessio D’Amato, oggi tra le fila di Azione. LA REPLICA Accuse di fronte alle quali il governatore ha risposto con fermezza, contestando «la modalità con la quale Agenas (l’agenzia nazionale per i servizi sanitari, ndr) sta raccogliendo i dati». E in particolare, «la Regione Lazio, insieme alla Basilicata, è l’unica che dà i dati nativi, cioè noi siamo trasparenti rispetto ai dati che sono letti così come chiede la legge». Una sanità degna di questo nome richiede poi un numero di professionisti adeguato tra medici e infermieri. Per questo la giunta Rocca ha messo in cantiere 14mila assunzioni per il 2025 – al momento siamo a quota 11mila ingressi realizzati – per un investimento complessivo di 600 milioni di euro. Risorse necessarie perché, alzandosi l’età media della popolazione, la sanità finirà per drenare sempre più risorse finanziarie. E già oggi è di gran lunga il capitolo di spesa più ingombrante nei bilanci delle Regioni. G.Car. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: G.CAR. Heading: Come cambia la sanità Highlight: IL PRESIDENTE ROCCA ANNUNCIA PROGRESSI SUI FRONTI CRITICI E ACCELERA SUGLI ORGANICI: GIÀ 11MILA INGRESSI EFFETTUATI Image:La mappa dei principali ospedali Umberto I viale del Policlinico* 15 via di 4 Sant'Andrea via di Grottarossa agrotta 5 Tor Vergata viale Oxford 6 San Giovanni Via Dell'Amba Aradam via Mal 7 Fatebenefratelli Piazza Fatebenefratelli 8 Bambino Gesù, Vicolo di Sant'Onofrio** vi 3 9 a i 18 l e16 r 8 u A 7 17 via 6 via via 11 Sant'Eugenio p.le dell’Umanesimo Tu sc ola n 5 a 14 Casilino via Casilina o P a vi 16 San Carlo di Nancy via Aurelia 18 Santo Spirito in Sassia Lungotevere in Sassia 19 10 a n urenti via La 17 Nuovo Regina Margherita via Morosini via Po ntina e s n e r tu 13 San Camillo-Forlanini Circonvallazione Gianicolense *manterrà la stessa posizione ma sarà totalmente ristrutturato **si trasferirà negli spazi dell'ex Forlanini in piazza Piazza Carlo Forlanini *** attualmente chiuso, sarà ristrutturato e riaperto via Casilina 14 11 12 Spallanzani via Portuense 19 Grassi via Gian Carlo Passeroni via T 1 13 12 10 Campus Bio-Medico via Alvaro del Portillo 15 San Filippo Neri via Martinotti a n i t ibur 2 C. 9 San Giacomo via Antonio Canova*** Bocce a m o N a bo 3 Gemelli largo Agostino Gemelli Ca ss ia a n ta n e lo m 2 Sandro Pertini via Monti Tiburtini via Salaria via Co 1 4 Withub -tit_org- Pronto soccorso, tempi d’attesa ridotti Aumentate le prestazioni, più personale -sec_org- tp:writer§§ G.CAR. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702139600466.PDF §---§ title§§ Partono le audizioni sui Lep per l'autonomia differenziata link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702226701189.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "VERITÀ" del 07 Dec 2025

Boccia minaccia ostruzionismo a oltranza. Calderoli non molla: servono pure per il Pnrr

pubDate§§ 2025-12-07T02:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702226701189.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702226701189.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702226701189.PDF tp:ocr§§ Partono le audizioni sui Lep per l’autonomia differenziata Boccia minaccia ostruzionismo a oltranza. Calderoli non molla: servono pure per il Pnrr n Lep. Sembra il fratello del Lem lunare. In realtà è qualcosa di molto terreno. Serve per attuare l’autonomia differenziata ma soprattutto per dare a tutta Italia un minimo sindacale di servizi pubblici. Lep sta per Livelli essenziali di prestazione. Attualmente, senza autonomia, gli ospedali non garantiscono la stessa efficienza da Nord a Sud. Peggio: in alcune regioni meridionali non c’è neppure il servizio mensa a scuola. Non parliamo della Rsa o degli asili nido... ci sono e non ci sono. Ecco, con i Lep queste mancanze, specialmente nel Mezzogiorno, dovrebbero sparire dato che saranno fissati dei criteri di base del tipo: un asilo ogni tot abitanti, una casa di riposo ogni tot anziani. Stiamo semplificando ma più o meno è così. Certo, serviranno dei soldi per adeguare i servizi offerti. Ma non è detto che ne serviranno tanti, dato che spesso alcuni governatori hanno le risorse ma le spendono male o non le spendono, a differenza di altri presidenti di Regione che vedono invece arrivare nelle proprie strutture sanitarie dei pazienti provenienti proprio dalle zone dove i quattrini pubblici vengono male investiti. Altra cosa: i Lep sono previsti nella Costituzione, quella riformata nel 2001 dal centrosinistra e confermata da un referendum Nessun governo, compresi quelli progressisti, li ha mai attuati. L’unico che da tre anni ci prova, nonostante raccolte firme di protesta o interventi della Consulta, è l’esecutivo Meloni nella persona del ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli. Per non perdere tutta la legislatura senza produrre nulla, l’esponente leghista ha fatto inserire nella legge di Bilancio alcuni articoli che facciano partire i criteri dei Lep. Finalmente dopo 24 anni di attesa. Il Pd però vorrebbe far aspettare i cittadini del Sud altri anni. Tant’è che Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato, ha minacciato «ostruzionismo a oltranza» se non verranno stralciati i Lep, a costo di andare anche in «esercizio provvisorio». Insomma, il partito di Elly Schlein è disposto a far saltare il taglio dell’Irpef pur di non rispettare una norma costituzionale, quella Carta che a sinistra venerano più del Vangelo. Perché questa paura di una riforma? I Lep, ricorda Calderoli, servono anche per centrare un obiettivo del Pnrr, il federalismo fiscale, entro giugno 2026. Pnrr, ricordiamolo, scritto dal governo Conte 2 e modificato da quello Draghi, nei quali il Pd era forza predominante. Forse i governatori del campo largo temono di confrontarsi con la responsabilizzazione nell’utilizzo delle risorse pubbliche? Il ministro leghista comunque tira dritto, forte anche della difesa di Fratelli d’Italia sui Lep nella legge di bilancio. E parallelamente martedì inizieranno le audizioni della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama sul disegno di legge di delega al governo per la determinazione dei Lep. L’ipotesi, secondo quanto emerso all’esito dell’ultima riunione, è quella di avviare il ciclo di audizioni, per poi proseguirlo a gennaio. Secondo quanto raccolto da Public Policy saranno sentiti Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale e presidente del comitato tecnico-scientifico con funzioni istruttorie per l’individuazione dei Lep. E ancora: l’Ufficio parlamentare di bilancio, l’Anci, l’Unione delle province d’Italia, Cgil, Cisl, Uil la cassa degli infermieri d’Italia, l’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori edili, lo Svimez, e persino Antonino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Audizioni istituzionali, democratiche, aperte al confronto. Quello che il Pd non vuole sull’autonomia. ---End text--- Author: GIULIANO ZULIN Heading: Highlight: Image:DEM Il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia [Ansa] -tit_org- Partono le audizioni sui Lep per l'autonomia differenziata -sec_org- tp:writer§§ GIULIANO ZULIN guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120702226701189.PDF §---§ title§§ Influencer della salute: quando il like è più convincente del medico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701690104195.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 07 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-07T05:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701690104195.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701690104195.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701690104195.PDF tp:ocr§§ Influencer della salute: quando il like è più convincente del medico L’OCCHIO clinico Scrollare, mettere like, ripetere. È una routine sempre più diffusa su milioni di telefonini, ogni giorno. E tra gli argomenti più gettonati figura la medicina. Perché oggi la salute passa anche dagli influencer. Negli USA il 70% dei giovani segue almeno un creator digitale e il 40% ammette di aver comprato un prodotto perché ‘visto su Instagram’. Ma dietro i video patinati e i reel motivazionali, avvertono gli autori di vari articoli pubblicati su BMJ, si nasconde il rischio concreto della disinformazione. Che si declina in quattro modi: molti influencer non hanno competenze mediche, ci possono essere pressioni da parte dell’industria, interessi commerciali e convinzioni soggettive che diventano ‘verità’ ben confezionate. Un mix esplosivo che può causare danni psicologici, fisici, ed economici: autodiagnosi sbagliate, cure inappropriate e spese inutili. Gli esempi non mancano. Kim Kardashian ha invitato i suoi 360 milioni di follower a fare una risonanza magnetica total body senza un’indicazione appropriata. Mentre il chiropratico Eric Berg, 14 milioni di iscritti al suo canale YouTube, promuove dosi da cavallo di integratori, ovviamente del suo brand, sotto accusa per un contenuto elevato di piombo. A rendere tutto più rischioso è il rapporto molto ‘ravvicinato’ che molti follower instaurano con i loro beniamini. ‘Relazioni parasociali’, le chiamano gli esperti, cioè legami unilaterali capaci di rendere i messaggi più convincenti di qualsiasi opuscolo medico. Per fortuna non tutto è tutto negativo. Ci sono anche creator che sfatano miti, medici che spiegano con chiarezza, e soprattutto patient influencer che offrono supporto prezioso a chi convive con malattie di vario tipo come Liam Robertson, che racconta la sua colite ulcerosa o Lily Mae e Jen Moore, che condividono le loro battaglie con malattie croniche. La soluzione, secondo gli autori non è quella di demonizzare i social e neanche di scotomizzarli, ma di governarli. Servono regole più stringenti, maggiore responsabilità delle piattaforme, educazione degli utenti e spazi sicuri dove professionisti e pazienti possano dialogare. Perché, nel mondo in cui viviamo, la salute passa anche dai social. Ma è ora di renderli un posto più sicuro. ---End text--- Author: Maria Rita Montebelli Heading: L’OCCHIO clinico Highlight: Image: -tit_org- Influencer della salute: quando il like è più convincente del medico -sec_org- tp:writer§§ Maria Rita Montebelli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701690104195.PDF §---§ title§§ Serve ancora vaccinarsi contro il Covid? link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695204198.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "CORRIERE SALUTE" del 07 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-07T05:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695204198.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695204198.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695204198.PDF tp:ocr§§ Serveancora vaccinarsi controilCovid? «Il Covid? Non è più “quello di una volta”, non vedo perché dovrei vaccinarmi quest’anno». Una frase che si sente dire spesso ultimamente. E che merita qualche chiarimento. Il Covid, o meglio il virus Sars-CoV2, forse «non è più quello di una volta» per le persone giovani e/o sane, ma può esserlo per quelle sopra i 60 anni, e più per quelle sopra i 75, oppure per quelle «fragili», cioè con patologie che le possano rendere più suscettibili o vulnerabili a infezioni e relative, possibili, complicazioni. Per chi ricade in queste categorie il virus in questione può causare ancora una patologia tutt’altro che trascurabile. Dati recenti, riferiti durante un convegno per medici e giornalisti organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Università e l’Ordine dei Medici di Palermo, parlano di circa 7 mila casi al mese nel nostro Paese, con 60 morti. Numeri che dicono quanto la vaccinazione contro il Covid non solo può essere ancora utile, ma dovrebbe essere più incoraggiata, perlomeno per le categorie citate. Fra l’altro la mancata profilassi nei confronti di Sars-CoV2 contribuisce anche a spiegare, almeno in parte, un’altra frase che si sente spesso da qualche settimana a questa parte: «Quest’anno quando prendi l’influenza non finisce mai». Ciò, presumibilmente, accade per diversi motivi. Uno è che l’influenza, quando è vera influenza, dura diversi giorni e fa stare piuttosto male. Un altro motivo è che il responsabile può essere un virus diverso da quello influenzale, come per esempio, appunto, quello del Covid, oppure il Virus Respiratorio Sinciziale. Oppure può magari trattarsi di una sovrainfezione batterica da pneumococco. Tutte eventualità prevenibili con le rispettive vaccinazioni. La possibilità di ridurre il rischio di avere «un’influenza che non finisce mai» ci sono, e sono garantite dal Servizio Sanitario Nazionale. Sta a noi decidere se coglierle o meno. E per quanto riguarda quella contro il Covid, forse varrebbe la pena una maggior sollecitazione istituzionale per le categorie a rischio. A meno che non si ritenga che 60 morti al mese siano pochi. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Luigi Ripamonti Heading: Highlight: Image: -tit_org- Serve ancora vaccinarsi contro il Covid? -sec_org- tp:writer§§ Luigi Ripamonti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695204198.PDF §---§ title§§ I problemi delle classifiche in sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695804200.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "CORRIERE SALUTE" del 07 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-07T05:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695804200.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695804200.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695804200.PDF tp:ocr§§ I PROBLEMI DELLE CLASSIFICHE IN SANITÀ Alcune riflessioni sui criteri di misurazione del funzionamento del Ssn a livello locale I Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) sono le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) è tenuto a fornire a tutti i cittadini gratuitamente, o dietro pagamento di un ticket. Poiché il Governo centrale ha il compito di verificare che i Lea vengano effettivamente erogati da tutte le Regioni, il Ministero della Salute ha messo a punto un set di indicatori tesi a misurare il funzionamento del Ssn nelle singole Regioni in riferimento alle aree della prevenzione, ospedaliera e territoriale. Per intenderci, per verificare se un paziente ricoverato per Infarto Miocardico Acuto (Ima) riceva adeguata assistenza dopo la dimissione, in ogni Regione viene calcolata la percentuale di eventi maggiori cerebrocardio-vascolari e di decessi che si verificano entro 12 mesi dall’episodio di Ima. Le Regioni in cui tale percentuale supera un certo livello soglia dovrebbero essere considerate inadempienti rispetto al trattamento territoriale dell’Ima. Tre semplici note di metodo. La prima: se in una Regione il punteggio di una certa area (diciamo della prevenzione) è più elevato rispetto a quello di un’altra area (diciamo ospedaliera) possiamo affermare che in quella Regione la prevenzione funziona meglio delle cure ospedaliere? No. Il valore del complesso degli indicatori di una data area dipende da quali indicatori sono stati scelti per misurare le performance per quell’area. La seconda: se in una Regione il punteggio di una certa area (diciamo territoriale) aumenta rispetto all’anno precedente, possiamo affermare che in quella Regione le cure territoriali migliorano nel tempo? No. Il valore degli indicatori dipende dalla qualità e completezza dei dati e dalle regole di codifica delle prestazioni, attributi questi che si modificano nel tempo. La terza: date due Regioni, diciamo A e B, il valore di un indicatore superiore nella Regione A rispetto alla Regione B, suggerisce che A è più adempiente nell’erogazione dei Lea rispetto a B? No. Il valore dell’indicatore dipende dalle fonti di incertezza (ineliminabili ma con verso e intensità prevedibili) che verosimilmente agiscono in modo differente tra le diverse Regioni. Tutto ciò premesso, ogni lettura degli indicatori che porta alla generazione di classifiche deve essere vista con diffidenza. Il set di indicatori non è costruito per assegnare voti, costruire pagelle e fare classifiche, ma serve unicamente a identificare le Regioni in cui l’erogazione dei Lea necessita di azioni indirizzate al miglioramento delle cure. Certo tutto è migliorabile, anzi è auspicabile che l’attuale sistema di misura della qualità dell’assistenza venga rivisto da professionisti indipendenti che pongano maggiore attenzione al rigore scientifico nella costruzione degli indicatori. *Professore Emerito di Statistica Medica, Università Milano-Bicocca ---End text--- Author: Giovanni Corrao* Heading: Highlight: ? Lo scopo non è dare voti ma identificare le Regioni in cui l’erogazione dei Lea necessita di azioni indirizzate al miglioramento delle cure Image: -tit_org- I problemi delle classifiche in sanità -sec_org- tp:writer§§ Giovanni Corrao* guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695804200.PDF §---§ title§§ Quali sono gli esami utili per capire come sta il nostro cuore = I test per la prevenzione cardiovascolare Per sapere come stanno cuore e vasi e calcolare le probabilità di ammalarsi,basta partire da un colloquio con il proprio medico di famiglia e sotto link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694504207.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "CORRIERE SALUTE" del 07 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-07T05:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694504207.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694504207.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694504207.PDF tp:ocr§§ Quali sono gli esami utili per capire come sta il nostro cuore L’intelligenza artificiale in un prossimo futuro potrebbe aiutare a stimare in maniera più precisa il grado di rischio cardiovascolare, ma già oggi si può sapere moltissimo Itestperlaprevenzione cardiovascolare Per sapere come stanno cuore e vasi e calcolare le probabilità di ammalarsi,basta partire da un colloquio con il proprio medico di famiglia e sottoporsi a un semplice esame del sangue attraverso il quale misurare alcuni parametri Q uanti anni ha, davvero, il tuo cuore? Saperlo potrebbe essere assai utile per valutare il rischio di eventi cardiovascolari come infarti e ictus, che tuttora sono la prima causa di morte nel nostro Paese, e potrebbe essere semplice come far analizzare un elettrocardiogramma standard a un’intelligenza artificiale allenata a questo scopo. È emerso durante l’ultimo congresso dell’European Heart Rhythm Association, grazie a uno studio per cui sono stati «dati in pasto» all’intelligenza artificiale oltre mezzo milione di esami registrati nell’arco di quindici anni. L’algoritmo è stato in grado di stimare l’età biologica dei cuori analizzati e, grazie a questa, valutarne il rischio di mortalità, infarti e ictus che vi sarebbe appunto strettamente correlato. È intuitivo che un cinquantenne con il cuore di un settantenne abbia un pericolo di andare incontro a problemi cardiovascolari più alto, rispetto a un coetaneo con il cuore di un trentenne. In realtà, sembrerebbe che possa bastare un’età biologica cardiaca di appena sette anni superiore a quella anagrafica per veder impennare la probabilità di eventi fino al 92 per cento, mentre, al contrario, un cuore di sette anni più «giovanile» di quanto recita la carta d’identità la abbasserebbe ben del 27 per cento. L’intelligenza artificiale in un prossimo futuro potrebbe perciò aiutare a stimare in maniera più precisa il proprio grado di rischio cardiovascolare, ma già oggi si può fare moltissimo, con esami poco invasivi e spesso pure molto economici, per sapere se il cuore è in pericolo e quindi se è il caso di correre ai ripari per proteggerlo. continua alla pagina seguente SEGUE DALLA PAGINA PRECEDENTE N on serve scomodare chissà quali tecnologie avanzate per capire se sia il caso di preoccuparsi delle condizioni del proprio cuore, né occorre conoscerne di preciso l’età biologica, anche se potrebbe essere un elemento in più per comprenderne il quadro generale di salute: per sapere come stanno cuore e vasi bastano esami tutto sommato semplici, e tanto per cominciare servirebbe un colloquio con il medico di famiglia in cui calcolare il rischio cardiovascolare aiutandosi con la «carta del rischio» del Progetto Cuore realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità. Questo strumento, utile dai 40 anni in poi, aiuta a stimare la probabilità di un infarto e simili nei successivi 10 anni, per decidere se e come sia necessario intervenire. Pressione La carta del rischio tiene conto di sei elementi ovvero sesso, età, abitudine al fumo e tre parametri che devono essere misurati dal medico, nel caso della pressione arteriosa, o attraverso l’esame del sangue, nel caso della valutazione di colesterolo e glicemia. È proprio con l’analisi di alcuni parametri del sangue che possiamo iniziare a farci un’idea realistica delle condizioni del cuore, come spiega Massimo Grimaldi, presidente dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco): «Il primo tassello fondamentale è l’assetto lipidico. Occorre, guardare non tanto i trigliceridi, che dipendono molto dalla dieta, quanto soprattutto il colesterolo totale e specialmente le sue “frazioni”, ovvero i diversi tipi di colesterolo in circolo, il cosiddetto colesterolo “buono” Hdl e quello “cattivo” Ldl che dipende molto dal metabolismo e dal fegato, e solo per il 10 per cento da quel che mangiamo». Colesterolo Il colesterolo Ldl si accumula silenziosamente sulla parete delle arterie, formando placche che si ispessiscono e possono ostacolare il flusso del sangue oppure provocando trombi che, staccandosi, posson o causare infarti e ictus. Per questo il colesterolo alto non è più considerato un fattore di rischio ma una causa diretta di eventi cardiovascolari e per questo, come specifica Grimaldi, «non bisogna iniziare a controllarlo a 55 anni od oltre, perché potrebbe aver già fatto danni; intorno ai 35, 40 anni al massimo occorre cominciare a monitorarlo e se è necessario a intervenire per mantenerlo entro i limiti (che non sono uguali per tutti ma devono essere valutati anche tenendo conto del profilo di rischio cardiovascolare complessivo, ndr): prima si riporta a valori normali, meglio è». Lo hanno ribadito anche le ultime linee guida della Società Europea di Cardiologia, che oggi indicano la necessità di «allargare» il quadro del profilo lipidico misurando la lipoproteina (a), un colesterolo «nuovo» che non è determinato da dieta o metabolismo ma dall’assetto genetico e che funziona come un potente amplificatore del rischio cardiovascolare: almeno una volta tutti dovremmo misurarla, perché se è elevata (oltre 50 milligrammi per decilitro di sangue) in attesa di farmaci specifici diventa ancora più importante tenere sotto controllo tutti gli altri elementi di pericolo, colesterolo e non solo. Glicemia «L’altro parametro da conoscere è la glicemia, perché la presenza di diabete di tipo 2 incrementa molto la probabilità di eventi cardiovascolari», dice Grimaldi. «Per un miglior quadro complessivo può essere utile misurare poi la proteina C reattiva, che è un’indicatore di infiammazione e, se elevata, aumenta il rischio di trombi pericolosi; lo stesso vale per il fibrinogeno, un marcatore di infiammazione e attivazione della coagulazione che è opportuno monitorare. Di routine poi occorre misurare la creatininemia, per capire se i reni funzionano a dovere: i reni sono lo specchio della salute dell’organismo, se hanno problemi il rischio cardiovascolare cresce tantissimo (si veda il box in alto, ndr). Altri marcatori più nuovi che stanno entrando nella pratica clinica per monitorare la salute del cuore sono poi NT-proBNP (frammento di una proteina prodotta dal cuore sotto stress, ndr), un indicatore di scompenso cardiaco e di un sovraccarico dell’organo, e la troponina ad alta sensibilità, un marcatore di sofferenza e danno cardiaco che può aiutare a fare diagnosi molto precoci di problemi al cuore». Ecg «classico» Aggiunge Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società Italiana di Cardiologia (Sic): «Nel valutare il rischio cardiovascolare e le condizioni del cuore, inoltre, è opportuno tenere presenti fattori che, a parità di tutti gli altri parametri, amplificano il pericolo come l’obesità e le apnee ostruttive notturne o, nelle donne, il diabete in gravidanza, la preeclampsia o la menopausa precoce. Accanto agli esami del sangue e alla valutazione dei fattori di rischio “al contorno”, poi, è utile sottoporsi all’elettrocardiogramma o Ecg». Il test valuta l’attività elettrica del cuore e può dare informazioni su molte malattie, per questo come sottolinea Grimaldi, «andrebbe eseguito la prima volta fra i sei e gli otto anni, per valutare la presenza di eventuali patologie su base genetica che possano aumentare il rischio di morte per aritmie, e poi entro i trent’anni, perché può cogliere altre malattie pericolose come la sindrome di Brugada». «È incluso nelle visite di medicina del lavoro o in quelle sportive, per cui molti per fortuna vi si sottopongono; oltre i 70 anni è importante poi per scoprire la fibrillazione atriale, che riguarda circa uno su dieci e, se non viene diagnosticata e trattata, aumenta molto il rischio di ictus. L’Ecg classico non può valutare la funzione contrattile del cuore o i danni alle valvole, ma oggi attraverso l’intelligenza artificiale sembra possibile ampliare le capacità diagnostiche di questo tradizionale esame». Ecg sotto sforzo Quando fare invece l’Ecg sotto sforzo, in cui si misura l’attività elettrica cardiaca mentre si corre su un tapis roulant o si pedala su una cyclette? «Va sempre eseguito in caso di attività sportiva agonistica e se si sospettano problemi cardiaci», r isponde Grimaldi, «perché l’aumento del battito indotto dallo sforzo porta a galla più facilmente aritmie, disturbi della conduzione elettrica e una sofferenza dovuta a un ridotto apporto di sangue al cuore (per esempio se ci sono patologie delle coronarie che potrebbero portare a un infarto, ndr)». L’Ecg sotto sforzo è perciò da considerare un esame già di secondo livello, come conferma Perrone Filardi: «Per capire in quale “casella” di rischio ci collochiamo bastano i test standard, se ci sono sospetti diagnostici o sintomi, come affanno o dolore quando il battito accelera, è bene sottoporsi all’Ecg sotto sforzo o anche all’ecocardiogramma (si veda a lato, ndr). «Questi due esami andrebbero senz’altro utilizzati più di quanto si faccia oggi, ma non avrebbe senso offrirli indiscriminatamente a tutti perché potrebbero dare troppi falsi positivi». Screening Considerando che le malattie di cuore e vasi sono tuttora la principale causa di morte in Italia, avrebbe senso pensare a uno screening più strutturato, un po’ come accade per alcuni tipi di tumore? «Certo, perché quando la malattia c’è il danno è fatto: l’unica strategia possibile è prevenire e diagnosticare in tempo», risponde Grimaldi. «Lo scompenso cardiaco per esempio ha una mortalità del 50 per cento a cinque anni dalla diagnosi, ben più di molti tumori per cui esistono screening e che sono anche meno frequenti. Il “carico” delle malattie cardiovascolari si fa sentire soprattutto dopo i 65 anni: ipotizzando un programma con pochi test facili ed economici fra i 50 e i 65 anni potremmo ammalarci di meno e vivere meglio e più a lungo». ---End text--- Author: Elena Meli Heading: Highlight: Da sapere ? Non esiste uno screening «codificato», è consigliabile perciò almeno una valutazione del proprio livello di pericolo con il medico di famiglia e un monitoraggio dei parametri del sangue connessi al rischio cardiovascolare 50 milligrammi per decilitro di sangue è il valore-limite di lipoproteina (a), un colesterolo «nuovo» Image:Quando fare gli esami Gli esami standard 6-8 anni ESAMI DEL SANGUE Elettrocardiogramma per valutare eventuali malattie cardiache, da ripetere in adolescenza o giovane età adulta Fra i 30 e i 40 anni Esami del sangue per valutare il colesterolo, la glicemia e la creatininemia Monitorano numerosi parametri relativi al cuore. Associati al test sulle urine aiutano a valutare la funzione dei reni, strettamente correlata alla salute cardiaca ELETTROCARDIOGRAMMA Alcuni elettrodi sistemati in punti precisi del torace misurano la funzionalità elettrica del cuore segnalando malattie come aritmie, danni cardiaci pregressi ed altro ELETTROCARDIOGRAMMA SOTTO SFORZO Dopo i 40 anni Valutazione del pro?lo di rischio cardiovascolare col medico di medicina generale, esami del sangue da ripetere secondo quanto indicato, visita cardiologica con elettrocardiogramma (eventualmente da sforzo) Fra i 50 e i 65 anni Valutazione approfondita del rischio cardiovascolare, con ecocardiogramma ed eventuali altri esami di secondo livello in casi raccomandati dal cardiologo CdS È eseguito mentre si pedala o si corre. È richiesto, per esempio, quando si sospetta che ci siano problemi alle coronarie HOLTER ECG È un Ecg effettuato per 24 ore di seguito, tramite un dispositivo portatile. È prescritto dal cardiologo, se si sospettano aritmie non emerse all’Ecg standard ECOCARDIOGRAMMA È un’ecogra?a del cuore per valutarne la forma e la contrattilità, aiutando per esempio nella diagnosi di ipertro?a delle pareti, difetti delle valvole, aneurisma dell’aorta -tit_org- Quali sono gli esami utili per capire come sta il nostro cuore I test per la prevenzione cardiovascolare Per sapere come stanno cuore e vasi e calcolare le probabilità di ammalarsi,basta partire da un colloquio con il proprio medico di famiglia e s -sec_org- tp:writer§§ Elena Meli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694504207.PDF §---§ title§§ Intervista a Girolamo Sirchia - «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701693604214.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "LIBERO" del 07 Dec 2025

Era il ministro della Salute che 20 anni fa ha vietato le sigarette nei locali pubblici al chiuso: «Fini e Martino i miei peggiori nemici, ma Berlusconi...»

pubDate§§ 2025-12-07T05:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701693604214.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701693604214.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701693604214.PDF tp:ocr§§ «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo» Era il ministro della Salute che 20 anni fa ha vietato le sigarette nei locali pubblici al chiuso: «Fini e Martino i miei peggiori nemici, ma Berlusconi...» Girolamo Sirchia 20 anni fa ci ha migliorato la vita, anche se in quel momento, forse, non tutti ce ne stavamo rendendo conto. Già, perché quando era ministro della Salute nel secondo Governo Berlusconi è riuscito («Ma che fatica, i peggior nemici erano proprio nel centrodestra») a far approvare la legge che tuttora vieta di fumare nei locali pubblici al chiuso. Un cambiamento epocale per il quale, ancora oggi, il professore milanese riceve ringraziamenti da tutti. Sirchia, che ha 92 anni portati meravigliosamente, racconta quella battaglia, ma anche una vita intensa («Ho visto Milano a fuoco per i bombardamenti della guerra») e una carriera da luminare della medicina. Soggetti smarriti GIROLAMO SIRCHIA ¦ Appuntamento a “La Fondazione Il Sangue”, in centro a Milano. Professor Girolamo Sirchia, è la sua base? «Dal 1981 sono segretario della Fondazione. La nostra finalità è la promozione della salute, la prevenzione primaria e la medicina predittiva. Questo è il mio ufficio e ci vengo tutte le mattine: nel pomeriggio, invece, mi occupo di altri lavori, oppure partecipo a incontri o conferenze, anche se ultimamente cerco di limitare gli impegni e i viaggi perché ho 92 anni». Però è in gran forma. «Il segreto è mantenere vivo qualche interesse e applicarsi con entusiasmo». Un po’ conterà anche lo stile di vita, no? Per esempio, cosa mangia? «Di tutto, ma moderatamente: la moderazione è fondamentale. Ogni tanto mi concedo pure un bicchiere di vino». Fa molta attività fisica? «Il giusto. Qualche passeggiata qui nei Giardini della Guastalla e altri piccoli spostamenti. Anche perché ho la patente, ma non l’auto». Ovviamente non fuma. «Purtroppo l’ho fatto da giovane perché in qui tempi non si sapeva bene quali danni facessero le sigarette. Ho smesso quando sono andato in Inghilterra come ricercatore: là non avevano la mia marca preferita, la Turmac». Non poteva portarsele dall’Italia? «Era rischioso, alla dogana chiedevano sempre se ci fosse qualcosa da dichiarare: mi avessero beccato che figura avrei fatto? Così ho deciso di smettere». Ora la moda sono le “svapo”, sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. Ha uno sguardo severo, come mai? «Le fanno passare come qualcosa di utile e non dannoso. Ma non è così». Cosa c’è di pericoloso nelle “svapo”? «Attraverso il riscaldamento ad alte temperature espongono i consumatori a migliaia di sostanze chimiche, alcune delle quali cancerogene. E dentro, per migliorare il sapore, c’è di tutto: il problema è che, ancora, non si possono conoscere i danni che lasceranno a lungo termine». A proposito di fumo, la gente, ricordando la sua legge, le dice ancora qualcosa quando la riconosce? «Anche oggi, a distanza di 20 anni, tutti mi ringraziano». Torniamoci indietro insieme, a quel periodo. Anzi, partiamo ancora più lontano: dal piccolo Girolamo Sirchia. «Nasco a Milano il 14 settembre 1933. Mio padre Salvatore, visto il periodo difficile, fa tutti i mestieri possibili, mamma Clementina è casalinga». Figlio unico? «Sì e i miei mi mandano a studiare all’Istituto Gonzaga, a parte la parentesi della guerra». Parliamone. «Ho 10 anni e capisco poco di quanto sta succedendo, ma assisto a eventi traumatici come il bombardamento di Ferragosto a Milano». Quello del 1940? «No, quello del ’43. Abitiamo in Città Studi vicino alla Olap, fabbrica che produce strumenti bellici. La notte del 15 agosto è terrificante, suonano le sirene, ci nascondiamo in cantina e sentiamo le bombe. Finito l’attacco, papà mi porta sulla terrazza in cima al palazzo e, davanti a noi, si presenta uno scenario agghiacciante: tutta Milano è in fiamme, si ha la sensazione della fine del mondo». Da brividi. Riuscite a scappare in un posto meno pericoloso? «Mio padre trova una sistemazione a San Pellegrino Terme, in provincia di Bergamo, e sfolliamo là per tre anni». Riesce a studiare? «Con un insegnante privato, ma non imparo molto e all’esame di terza media non mi bocciano per carità di patria». Il 25 aprile 1945 finisce l’incubo della guerra. «Mi accorgo che c’è qualcosa di strano vedendo molte persone accovacciate al riparo della balaustra affacciata sul fiume Brembo. Poi capisco: sta iniziando la liberazione. Qualche sparo, un po’ di trambusto e alcuni minuti dopo arrivano gli americani, che sono in gran parte hawaiani». Quanto tornate a Milano? «Nel settembre del ’46. Poi, riprendo a frequentare il Gonzaga e lì conosco Don Gnocchi». Qualcosa che non dimenticherà mai del Beato? «Si prodiga con tutte le forze per i bambini mutilati in guerra e raccoglie fondi per le sue opere - che chiama “la mia baracca” -. Ricordo un’omelia pasquale che fa piangere le madri del Gonzaga!». Addirittura? «Le sue prediche sono molto dure. Alle mamme impellicciate fa notare che ci sono bambini mutilati, che nessuno assiste, i quali hanno bisogno di tutto. Moltissime di loro, toccate da queste parole, rispondono con donazioni generose». Dopo il liceo scientifico si iscrive all’Università Statale di Milano. «Nel 1958 mi laureo in Medicina e Chirurgia con 110 e lode, nel 1963 prendo la specializzazione in Medicina interna e nel 1969 quella in Immunoematologia. Nei due anni seguenti conseguo la libera docenza in Semeiotica Medica e quella in Ematologia». Poi intraprende la carriera accademica come assistente volontario e lavora al Policlinico, Padiglione Granelli. «Sì, al Policlinico ci lavoro tutta la vita fino alla pensione, nel 2001». Come è fare il medico negli Anni ‘70? «Si impara il mestiere direttamente in reparto e poi in laboratorio». Senza, però, avere a disposizione le tecnologie di oggi. «In quel periodo le possibilità diagnostiche e terapeutiche sono inferiori, è vero, ma la capacità clinica è maggiore e lo studio del malato è più approfondito, diretto, personale». Parallelamente all’attività medica, nel 1999 inizia l’esperienza politica: come ci arriva? «Me lo propone Gabriele Albertini, allora sindaco di Milano, attraverso il mio amico Stefano Parisi, direttore generale del Comune. “Abbiamo bisogno di un assessore ai Servizi Sociali al posto di Ombretta Colli - mi dice -, ti interessa?”. “Non l’ho mai fatto, ma se volete provo”». Lei politicamente, in quel periodo, da che parte sta? «Frequento gli ambienti della Dc di Milano, dove conosco Gianstefano Frigerio e Giovanni Marcora». Come è l’esperienza in Comune? «Mi occupo in particolare del sostegno agli anziani soli e fragili istituendo il Servizio dei Custodi Sociali: persone che visitano quotidianamente i vecchi in difficoltà, nei quartieri popolari, dando loro il supporto necessario. In quei due anni, mi creda, vedo situazioni incredibili ». Tipo? «I poveri anziani sono sopraffatti dalle prevaricazioni di inquilini abusivi e disonesti che fanno loro ogni sorta d’angheria. Talora, per paura, rinunciano ad uscire di casa». Altre iniziative? «Il “Buon Natale” per gli anziani con l’amico Renato Pozzetto come testimonial». Come lo conosce? «Alla “Mille Miglia del Garda” nel 1986, nella quale Renato quell’anno partecipa come ospite. Essendo all’apice del successo, la folla impazzisce per lui: c’è chi vuole l’autografo, chi cerca di toccarlo, chi lo abbraccia come fosse la Madonna». Da quel momento vi legate. «Divento uno dei suoi amici medici e ci frequentiamo spesso. Gli voglio bene, ci sentiamo ancora». Torniamo alla politica. Già in quella prima esperienza si rende conto che è un ambiente difficile. «Diciamo pure molto complicato. Una assessora del Pd mi denuncia per abuso di ufficio perché uso il telefono e altri strumenti del Comune a favore degli anziani, che seguo come assessore. Assurdo, che amarezza». Il caso si sgonfia subito e, per fortuna, non la fa scappare dalla politica. Nel 2001 fa il grande salto: dal Comune al ministero della Salute. «Me lo suggerisce il sindaco Albertini e andiamo ad Arcore da Berlusconi, che ancora non conosco». Come è l’incontro? «Cordiale. Il Cavaliere mi chiede: “Ma lei non fa i trapianti?”, perché in quel momento me ne occupo in qualità di immunologo. E aggiunge: “Come mai vuole cambiare e fare il ministro?” Rispondo: “La mia esperienza clinica e organizzativa potrebbe tornare utile al governo. E ho molte idee su come migliorare la sanità”». Viene nominato ministro senza ulteriori trattative? «In quel periodo, con Berlusconi, funziona così. Pensi che Pietro Lunardi viene contattato mentre è in un cantiere in Germania: quando risponde al telefono e il Cavaliere gli propone di diventare ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, inizialmente pensa a uno scherzo. Con Lunardi ho sempre avuto un ottimo rapporto, era bravissimo e il più simpatico di tutti». Ritorniamo a lei. Come è l’impatto con la Capitale? «Arrivo il 16 giugno 2001, con la Roma che ha appena vinto lo scudetto, e c’è un caos pazzesco. Mi faccio subito portare nella foresteria dei carabinieri, dove poi resto a vivere per oltre due anni». Non cerca una casa? «Non serve, esco la mattina alle 7.30 e rientro la sera tardi: mi bastano quelle due stanze con un cucinino». Vita impegnativa quella del ministro? «Molto stressante, sono sempre sotto tensione e la notte non riesco a dormire: si gioca tutto su equilibri sottilissimi e c’è da temere soprattutto chi ti sta vicino. Alle 6.30 inizio già a lavorare con la telefonata del portavoce che mi aggiorna sulla rassegna stampa. E, spesso, è da mal di testa perché i giornali fanno titoli assurdi». A Roma trasferisce tutta la famiglia? «No, ci vado solo. Cristina e Silvia, le figlie avute dal primo matrimonio, hanno ormai la loro vita e Anna Maria, la mia seconda moglie, resta a Milano». Come mai decide di occuparsi subito del fumo? «In quel momento i dati sono allarmanti: è il nemico numero uno per la salute. Partendo da questo presupposto elaboro, insieme con i miei collaboratori più stretti, un piano strategico per fare la legge e, soprattutto, dribblare le insidie dell’iter di approvazione». Addirittura? «Le resistenze sono tantissime». I nemici principali sono quelli dell’opposizione? «No. L’ostacolo più pericoloso è il fuoco amico». Qualche nome? «Antonio Martino, ministro della Difesa, e Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, due fumatori accaniti, sono i più agguerriti». Come argomentano la loro posizione? «Con la storiella secondo la quale, approvando la legge, molti locali chiuderebbero e si perderebbero posti di lavoro. Tesi peraltro sostenuta pure da alcuni giornalisti». Lei cosa risponde? «Che c’è il precedente della California, dove è da poco stata approvata una legge analoga: i dati dicono che non solo non si sono persi posti di lavoro, ma che, dopo la legge antifumo, se ne sono guadagnati dato che molte persone che non frequentavano quei luoghi per l’aria inquinata, hanno ripreso a frequentarli». Chi, invece, sostiene il suo provvedimento? «Roberto Maroni e Carlo Giovanardi in quel momento mi stanno vicini con grande forza. E un aiuto fondamentale lo ricevo anche al Quirinale». Il Presidente della Repubblica è Carlo Azeglio Ciampi. «Un grande uomo troppo spesso, ingiustamente, criticato». Quale è il passaggio cruciale per l’approvazione della legge? «Un disegno di legge presentato dal Ministro Veronesi tre anni prima era stato bocciato in Parlamento perché tacciato di proibizionismo. Noi, invece, non proibiamo il fumo ma difendiamo il diritto dei non fumatori a non essere intossicati dal fumo passivo. La legge infatti titola: “Protezione dei non fumatori dal fumo passivo”». Quando, il 23 dicembre 2004, si arriva all’approvazione dei decreti attuativi ha già convinto i suoi oppositori? «Macché, rischia di saltare tutto proprio all’ultimo momento». Come mai? «Prima del Consiglio dei ministri decisivo a Palazzo Chigi c’è un break. Il fronte che si oppone tira fuori ancora la faccenda dei posti di lavoro, poi sostiene che io farò perdere un sacco di voti al centrodestra. Sembra finita». E cosa fate? «Ci riuniamo in una saletta. Ho contro Fini, Tremonti, Martino, la Lega nicchia e la lobby del fumo è scatenata». Poi? «Mi alzo in piedi e spiego che “dopo due anni di lavoro non si può gettare la spugna e dire che sul divieto abbiamo scherzato”. E aggiungo: “Nel caso i decreti non vengano approvati, rassegno le dimissioni”». Situazione delicata. «Berlusconi inizialmente propone di rimandare e controbatto: “Significherebbe perdere la credibilità”. Poi, per fortuna, si convince e il suo intervento diventa decisivo: “Va beh, Sirchia, se la metti cosi allora li approviamo - dice - però mi devi fare una promessa: per sei mesi non farai niente, procediamo con cautela e per un po’ nessuna multa”». Come mai quel sorriso? «Lo tranquillizzo e dico di sì, ma è solo un modo per portare a casa l’approvazione: dopo due giorni i Nas fanno un controllo in Regione Lombardia e trovano molti a fumare come turchi. E così scattano le sanzioni fra le proteste generali. Posso aggiungere una cosa?». Certo. «Mi permetta di ricordare l’incredibile appoggio avuto dal Generale Gennaro Miglio, comandante dei Nas in quel momento. Un grande, un eroe morto in servizio troppo giovane». Torniamo alla sua legge. Stabilisce che “È vietato fumare nei locali chiusi, ad eccezione di: a) quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico; b) quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati” ed entra in vigore il 10 gennaio 2005. «Quella sera, con i miei collaboratori, vado a cena a festeggiare in un ristorante di via Veneto, a Roma. Nessuno dei clienti fuma e, anzi, tutti mi ringraziano. Non solo...». Dica. «Quando, le settimane successive, viaggio in treno molti vengono a stringermi la mano: per il personale delle Ferrovie dello Stato, fino a quel momento costretto a lavorare immerso nel fumo, è la fine di un incubo». Come è, in quel periodo, il Berlusconi presidente del Consiglio? «Un grande. Al primo Consiglio dei ministri dice a tutti noi: “Io sono un imprenditore, voi per me siete come degli amministratori delegati dei vostri ministeri: mi fido di voi, non interpellatemi per ogni questione”». Prima diceva che l’ambiente politico era difficile. Ora è migliorato o peggiorato? «Il livello è sempre abbastanza basso, c’è gente che non è all’altezza e obbedisce solo al partito. Non ci sono i grandi personaggi di un tempo». Non c’è proprio nessuno che le piace? «Passiamo alla domanda successiva che è meglio». Nel 2005 ha avuto problemi con la giustizia ed è stato indagato per corruzione, condannato ma poi assolto con formula piena. «Quelle accuse infondate mi hanno distrutto l’immagine e avrebbero potuto crearmi seri problemi: se in quel periodo, anziché essere già in pensione, fossi stato ancora al Policlinico mi avrebbero licenziato. Erano questioni ideologiche: ce l’avevano con Berlusconi e hanno colpito chi gli stava vicino. Più che magistrati erano inquisitori: la divisione delle carriere è a mio avviso giustissima». Professore, ultime domande veloci. 1) Rapporto con la religione? «Sono di ispirazione cattolica, ma non perfetto». 2) Paura della morte? «Certo, come tutti. Ma soprattutto temo il dolore, la sofferenza». 3) Come pensa di morire? «Sarà probabilmente un evento cardiovascolare per questioni di eredità: un ictus o infarto». 4) Qualcuno che vorrebbe riabbracciare? «Cossiga. Abbiamo passato un intero pomeriggio a passeggiare sulla spiaggia, a San Teodoro, parlando dei fatti della vita». 5) Fosse oggi ministro della Salute quale altra legge farebbe? «Credo mi concentrerei innanzitutto sull’alimentazione e, come prima cosa, proibirei le pubblicità ingannevoli: sono troppi i cibi che fanno male». Ultimissima domanda: ha ancora un sogno? «Mi piacerebbe tanto acquistare una jeep: la mia preferita è la Willys del 1944. Di colore verde, ovviamente». ---End text--- Author: ALESSANDRO DELL’ORTO Heading: Soggetti smarriti GIROLAMO SIRCHIA Highlight: “ L’INFANZIA Ho visto tutta Milano in fiamme durante la guerra: sembrava la fine del mondo GLI INCONTRI Don Gnocchi faceva piangere le mamme con la prediche Quella volta in spiaggia con Cossiga... ERRORI E PAURE Da giovane fumavo, poi ho smesso perché... Temo la morte e la mia sarà per un ictus o un infarto Image:Girolamo Sirchia, 92 anni, è stato ministro della Salute Nella foto grande Girolamo Sirchia, in Parlamento, quando era ministro della Salute nel secondo governo Berlusconi: è stato lui a fare la legge anti-fumo. Qui sopra insieme con il Cav e, a destra, col Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Qui a sinistra Sirchia con la moglie Anna Maria -tit_org- Intervista a Girolamo Sirchia - «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo» -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRO DELL'ORTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701693604214.PDF §---§ title§§ Intervista a Girolamo Sirchia - «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo»/2 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672604880.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "LIBERO" del 07 Dec 2025

Era il ministro della Salute che 20 anni fa ha vietato le sigarette nei locali pubblici al chiuso: «Fini e Martino i miei peggiori nemici, ma Berlusconi...»

pubDate§§ 2025-12-07T06:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672604880.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672604880.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672604880.PDF tp:ocr§§ «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo» Era il ministro della Salute che 20 anni fa ha vietato le sigarette nei locali pubblici al chiuso: «Fini e Martino i miei peggiori nemici, ma Berlusconi...» to mentre è in un cantiere in Germania: quando risponde al telefono e il Cavaliere gli propone di diventare ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, inizialmente pensa a uno scherzo. Con Lunardi ho sempre avuto un ottimo rapporto, era bravissimo e il più simpatico di tutti». Ritorniamo a lei. Come è l’impatto con la Capitale? «Arrivo il 16 giugno 2001, con la Roma che ha appena vinto lo scudetto, e c’è un caos pazzesco. Mi faccio subito portare nella foresteria dei carabinieri, dove poi resto a vivere per oltre due anni». Non cerca una casa? «Non serve, esco la mattina alle 7.30 e rientro la sera tardi: mi bastano quelle due stanze con un cucinino». Vita impegnativa quella del ministro? «Molto stressante, sono sempre sotto tensione e la notte non riesco a dormire: si gioca tutto su equilibri sottilissimi e c’è da temere soprattutto chi ti sta vicino. Alle 6.30 inizio già a lavorare con la telefonata del portavoce che mi aggiorna sulla rassegna stampa. E, spesso, è da mal di testa perché i giornali fanno titoli assurdi». A Roma trasferisce tutta la famiglia? «No, ci vado solo. Cristina e Silvia, le figlie avute dal primo matrimonio, hanno ormai la loro vita e Anna Maria, la mia seconda moglie, resta a Milano». Come mai decide di occuparsi subito del fumo? «In quel momento i dati sono allarmanti: è il nemico numero uno per la salute. Partendo da questo presupposto elaboro, insieme con i miei collaboratori più stretti, un piano strategico per fare la legge e, soprattutto, dribblare le insidie dell’iter di approvazione». Addirittura? «Le resistenze sono tantissime». I nemici principali sono quelli dell’opposizione? «No. L’ostacolo più pericoloso è il fuoco amico». Qualche nome? «Antonio Martino, ministro della Difesa, e Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, due fumatori accaniti, sono i più agguerriti». Come argomentano la loro posizione? «Con la storiella secondo la quale, approvando la legge, molti locali chiuderebbero e si perderebbero posti di lavoro. Tesi peraltro sostenuta pure da alcuni giornalisti». Lei cosa risponde? «Che c’è il precedente della California, dove è da poco stata approvata una legge analoga: i dati dicono che non solo non si sono persi posti di lavoro, ma che, dopo la legge antifumo, se ne sono guadagnati dato che molte persone che non frequentavano quei luoghi per l’aria inquinata, hanno ripreso a frequentarli». Chi, invece, sostiene il suo provvedimento? «Roberto Maroni e Carlo Giovanardi in quel momento mi stanno vicini con grande forza. E un aiuto fondamentale lo ricevo anche al Quirinale». Il Presidente della Repubblica è Carlo Azeglio Ciampi. «Un grande uomo troppo spesso, ingiustamente, criticato». Quale è il passaggio cruciale per l’approvazione della legge? «Un disegno di legge presentato dal Ministro Veronesi tre anni prima era stato bocciato in Parlamento perché tacciato di proibizionismo. Noi, invece, non proibiamo il fumo ma difendiamo il diritto dei non fumatori a non essere intossicati dal fumo passivo. La legge infatti titola: “Protezione dei non fumatori dal fumo passivo”». Quando, il 23 dicembre 2004, si arriva all’approvazione dei decreti attuativi ha già convinto i suoi oppositori? «Macché, rischia di saltare tutto proprio all’ultimo momento». Come mai? «Prima del Consiglio dei ministri decisivo a Palazzo Chigi c’è un break. Il fronte che si oppone tira fuori ancora la faccenda dei posti di lavoro, poi sostiene che io farò perdere un sacco di voti al centrodestra. Sembra finita». E cosa fate? «Ci riuniamo in una saletta. Ho contro Fini, Tremonti, Martino, la Lega nicchia e la lobby del fumo è scatenata». Poi? «Mi alzo in piedi e spiego che “dopo due anni di lavoro non si può gettare la spugna e dire che sul divieto abbiamo scherzato”. E aggiungo: “Nel caso i decreti non vengano approvati, rasseg no le dimissioni”». Situazione delicata. «Berlusconi inizialmente propone di rimandare e controbatto: “Significherebbe perdere la credibilità”. Poi, per fortuna, si convince e il suo intervento diventa decisivo: “Va beh, Sirchia, se la metti cosi allora li approviamo - dice - però mi devi fare una promessa: per sei mesi non farai niente, procediamo con cautela e per un po’ nessuna multa”». Come mai quel sorriso? «Lo tranquillizzo e dico di sì, ma è solo un modo per portare a casa l’approvazione: dopo due giorni i Nas fanno un controllo in Regione Lombardia e trovano molti a fumare come turchi. E così scattano le sanzioni fra le proteste generali. Posso aggiungere una cosa?». Certo. «Mi permetta di ricordare l’incredibile appoggio avuto dal Generale Gennaro Miglio, comandante dei Nas in quel momento. Un grande, un eroe morto in servizio troppo giovane». Torniamo alla sua legge. Stabilisce che “È vietato fumare nei locali chiusi, ad eccezione di: a) quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico; b) quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati” ed entra in vigore il 10 gennaio 2005. «Quella sera, con i miei collaboratori, vado a cena a festeggiare in un ristorante di via Veneto, a Roma. Nessuno dei clienti fuma e, anzi, tutti mi ringraziano. Non solo...». Dica. «Quando, le settimane successive, viaggio in treno molti vengono a stringermi la mano: per il personale delle Ferrovie dello Stato, fino a quel momento costretto a lavorare immerso nel fumo, è la fine di un incubo». Come è, in quel periodo, il Berlusconi presidente del Consiglio? «Un grande. Al primo Consiglio dei ministri dice a tutti noi: “Io sono un imprenditore, voi per me siete come degli amministratori delegati dei vostri ministeri: mi fido di voi, non interpellatemi per ogni questione”». Prima diceva che l’ambiente politico era difficile. Ora è migliorato o peggiorato? «Il livello è sempre abbastanza basso, c’è gente che non è all’altezza e obbedisce solo al partito. Non ci sono i grandi personaggi di un tempo». Non c’è proprio nessuno che le piace? «Passiamo alla domanda successiva che è meglio». Nel 2005 ha avuto problemi con la giustizia ed è stato indagato per corruzione, condannato ma poi assolto con formula piena. «Quelle accuse infondate mi hanno distrutto l’immagine e avrebbero potuto crearmi seri problemi: se in quel periodo, anziché essere già in pensione, fossi stato ancora al Policlinico mi avrebbero licenziato. Erano questioni ideologiche: ce l’avevano con Berlusconi e hanno colpito chi gli stava vicino. Più che magistrati erano inquisitori: la divisione delle carriere è a mio avviso giustissima». Professore, ultime domande veloci. 1) Rapporto con la religione? «Sono di ispirazione cattolica, ma non perfetto». 2) Paura della morte? «Certo, come tutti. Ma soprattutto temo il dolore, la sofferenza». 3) Come pensa di morire? «Sarà probabilmente un evento cardiovascolare per questioni di eredità: un ictus o infarto». 4) Qualcuno che vorrebbe riabbracciare? «Cossiga. Abbiamo passato un intero pomeriggio a passeggiare sulla spiaggia, a San Teodoro, parlando dei fatti della vita». 5) Fosse oggi ministro della Salute quale altra legge farebbe? «Credo mi concentrerei innanzitutto sull’alimentazione e, come prima cosa, proibirei le pubblicità ingannevoli: sono troppi i cibi che fanno male». Ultimissima domanda: ha ancora un sogno? «Mi piacerebbe tanto acquistare una jeep: la mia preferita è la Willys del 1944. Di colore verde, ovviamente». ---End text--- Author: ALESSANDRO DELL’ORTO Heading: Highlight: “ L’INFANZIA Ho visto tutta Milano in fiamme durante la guerra: sembrava la fine del mondo GLI INCONTRI Don Gnocchi faceva piangere le mamme con la prediche Quella volta in spiaggia con Cossiga... ERRORI E PAURE Da giovane fumavo, poi ho smesso perché... Temo la morte e la mia sarà per un ictus o un infarto Image:Nella foto grande Girolamo Sirchia, in Parlamento, quando era ministro della Salute nel secondo governo Berlusconi: è stato lui a fare la legge anti-fumo. Qui sopra insieme con il Cav e, a destra, col Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Qui a sinistra Sirchia con la moglie Anna Maria -tit_org- Intervista a Girolamo Sirchia - «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo»/2 -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRO DELL'ORTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672604880.PDF §---§ title§§ Intervista a Girolamo Sirchia - «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo»/1 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672704881.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "LIBERO" del 07 Dec 2025

Era il ministro della Salute che 20 anni fa ha vietato le sigarette nei locali pubblici al chiuso: «Fini e Martino i miei peggiori nemici, ma Berlusconi...»

pubDate§§ 2025-12-07T06:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672704881.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672704881.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672704881.PDF tp:ocr§§ «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo» Era il ministro della Salute che 20 anni fa ha vietato le sigarette nei locali pubblici al chiuso: «Fini e Martino i miei peggiori nemici, ma Berlusconi...» MEDICO ED EX POLITICO Girolamo Sirchia 20 anni fa ci ha migliorato la vita, anche se in quel momento, forse, non tutti ce ne stavamo rendendo conto. Già, perché quando era ministro della Salute nel secondo Governo Berlusconi è riuscito («Ma che fatica, i peggior nemici erano proprio nel centrodestra») a far approvare la legge che tuttora vieta di fumare nei locali pubblici al chiuso. Un cambiamento epocale per il quale, ancora oggi, il professore milanese riceve ringraziamenti da tutti. Sirchia, che ha 92 anni portati meravigliosamente, racconta quella battaglia, ma anche una vita intensa («Ho visto Milano a fuoco per i bombardamenti della guerra») e una carriera da luminare della medicina. ALESSANDRO DELL’ORTO ¦ Appuntamento a “La Fondazione Il Sangue”, in centro a Milano. Professor Girolamo Sirchia, è la sua base? «Dal 1981 sono segretario della Fondazione. La nostra finalità è la promozione della salute, la prevenzione primaria e la medicina predittiva. Questo è il mio ufficio e ci vengo tutte le mattine: nel pomeriggio, invece, mi occupo di altri lavori, oppure partecipo a incontri o conferenze, anche se ultimamente cerco di limitare gli impegni e i viaggi perché ho 92 anni». Però è in gran forma. «Il segreto è mantenere vivo qualche interesse e applicarsi con entusiasmo». Un po’ conterà anche lo stile di vita, no? Per esempio, cosa mangia? «Di tutto, ma moderatamente: la moderazione è fondamentale. Ogni tanto mi concedo pure un bicchiere di vino». Fa molta attività fisica? «Il giusto. Qualche passeggiata qui nei Giardini della Guastalla e altri piccoli spostamenti. Anche perché ho la patente, ma non l’auto». Ovviamente non fuma. «Purtroppo l’ho fatto da giovane perché in qui tempi non si sapeva bene quali danni facessero le sigarette. Ho smesso quando sono andato in Inghilterra come ricercatore: là non avevano la mia marca preferita, la Turmac». Non poteva portarsele dall’Italia? «Era rischioso, alla dogana chiedevano sempre se ci fosse qualcosa da dichiarare: mi avessero beccato che figura avrei fatto? Così ho deciso di smettere». Ora la moda sono le “svapo”, sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. Ha uno sguardo severo, come mai? «Le fanno passare come qualcosa di utile e non dannoso. Ma non è così». Cosa c’è di pericoloso nelle “svapo”? «Attraverso il riscaldamento ad alte temperature espongono i consumatori a migliaia di sostanze chimiche, alcune delle quali cancerogene. E dentro, per migliorare il sapore, c’è di tutto: il problema è che, ancora, non si possono conoscere i danni che lasceranno a lungo termine». A proposito di fumo, la gente, ricordando la sua legge, le dice ancora qualcosa quando la riconosce? «Anche oggi, a distanza di 20 anni, tutti mi ringraziano». Torniamoci indietro insieme, a quel periodo. Anzi, partiamo ancora più lontano: dal piccolo Girolamo Sirchia. «Nasco a Milano il 14 settembre 1933. Mio padre Salvatore, visto il periodo difficile, fa tutti i mestieri possibili, mamma Clementina è casalinga». Figlio unico? «Sì e i miei mi mandano a studiare all’Istituto Gonzaga, a parte la parentesi della guerra». Parliamone. «Ho 10 anni e capisco poco di quanto sta succedendo, ma assisto a eventi traumatici come il bombardamento di Ferragosto a Milano». Quello del 1940? «No, quello del ’43. Abitiamo in Città Studi vicino alla Olap, fabbrica che produce strumenti bellici. La notte del 15 agosto è terrificante, suonano le sirene, ci nascondiamo in cantina e sentiamo le bombe. Finito l’attacco, papà mi porta sulla terrazza in cima al palazzo e, davanti a noi, si presenta uno scenario agghiacciante: tutta Milano è in fiamme, si ha la sensazione della fine del mondo». Da brividi. Riuscite a scappare in un posto meno pericoloso? «Mio padre trova una sistemazione a San Pellegrino Terme, in provincia di Bergamo, e sfolliamo là pe r tre anni». Riesce a studiare? «Con un insegnante privato, ma non imparo molto e all’esame di terza media non mi bocciano per carità di patria». Il 25 aprile 1945 finisce l’incubo della guerra. «Mi accorgo che c’è qualcosa di strano vedendo molte persone accovacciate al riparo della balaustra affacciata sul fiume Brembo. Poi capisco: sta iniziando la liberazione. Qualche sparo, un po’ di trambusto e alcuni minuti dopo arrivano gli americani, che sono in gran parte hawaiani». Quanto tornate a Milano? «Nel settembre del ’46. Poi, riprendo a frequentare il Gonzaga e lì conosco Don Gnocchi». Qualcosa che non dimenticherà mai del Beato? «Si prodiga con tutte le forze per i bambini mutilati in guerra e raccoglie fondi per le sue opere - che chiama “la mia baracca” -. Ricordo un’omelia pasquale che fa piangere le madri del Gonzaga!». Addirittura? «Le sue prediche sono molto dure. Alle mamme impellicciate fa notare che ci sono bambini mutilati, che nessuno assiste, i quali hanno bisogno di tutto. Moltissime di loro, toccate da queste parole, rispondono con donazioni generose». Dopo il liceo scientifico si iscrive all’Università Statale di Milano. «Nel 1958 mi laureo in Medicina e Chirurgia con 110 e lode, nel 1963 prendo la specializzazione in Medicina interna e nel 1969 quella in Immunoematologia. Nei due anni seguenti conseguo la libera docenza in Semeiotica Medica e quella in Ematologia». Poi intraprende la carriera accademica come assistente volontario e lavora al Policlinico, Padiglione Granelli. «Sì, al Policlinico ci lavoro tutta la vita fino alla pensione, nel 2001». Come è fare il medico negli Anni ‘70? «Si impara il mestiere direttamente in reparto e poi in laboratorio». Senza, però, avere a disposizione le tecnologie di oggi. «In quel periodo le possibilità diagnostiche e terapeutiche sono inferiori, è vero, ma la capacità clinica è maggiore e lo studio del malato è più approfondito, diretto, personale». Parallelamente all’attività medica, nel 1999 inizia l’esperienza politica: come ci arriva? «Me lo propone Gabriele Albertini, allora sindaco di Milano, attraverso il mio amico Stefano Parisi, direttore generale del Comune. “Abbiamo bisogno di un assessore ai Servizi Sociali al posto di Ombretta Colli - mi dice -, ti interessa?”. “Non l’ho mai fatto, ma se volete provo”». Lei politicamente, in quel periodo, da che parte sta? «Frequento gli ambienti della Dc di Milano, dove conosco Gianstefano Frigerio e Giovanni Marcora». Come è l’esperienza in Comune? «Mi occupo in particolare del sostegno agli anziani soli e fragili istituendo il Servizio dei Custodi Sociali: persone che visitano quotidianamente i vecchi in difficoltà, nei quartieri popolari, dando loro il supporto necessario. In quei due anni, mi creda, vedo situazioni incredibili ». Tipo? «I poveri anziani sono sopraffatti dalle prevaricazioni di inquilini abusivi e disonesti che fanno loro ogni sorta d’angheria. Talora, per paura, rinunciano ad uscire di casa». Altre iniziative? «Il “Buon Natale” per gli anziani con l’amico Renato Pozzetto come testimonial». Come lo conosce? «Alla “Mille Miglia del Garda” nel 1986, nella quale Renato quell’anno partecipa come ospite. Essendo all’apice del successo, la folla impazzisce per lui: c’è chi vuole l’autografo, chi cerca di toccarlo, chi lo abbraccia come fosse la Madonna». Da quel momento vi legate. «Divento uno dei suoi amici medici e ci frequentiamo spesso. Gli voglio bene, ci sentiamo ancora». Torniamo alla politica. Già in quella prima esperienza si rende conto che è un ambiente difficile. «Diciamo pure molto complicato. Una assessora del Pd mi denuncia per abuso di ufficio perché uso il telefono e altri strumenti del Comune a favore degli anziani, che seguo come assessore. Assurdo, che amarezza». Il caso si sgonfia subito e, per fortuna, non la fa scappare dalla politica. Nel 2001 fa il grande salto: dal Comune al ministero della Salute. «Me lo suggerisce il sindaco Albertini e andiamo ad Arcore da Berlusconi, che ancora non conosco». Come è l’incontro? «Cordiale. Il Cavaliere mi chied e: “Ma lei non fa i trapianti?”, perché in quel momento me ne occupo in qualità di immunologo. E aggiunge: “Come mai vuole cambiare e fare il ministro?” Rispondo: “La mia esperienza clinica e organizzativa potrebbe tornare utile al governo. E ho molte idee su come migliorare la sanità”». Viene nominato ministro senza ulteriori trattative? «In quel periodo, con Berlusconi, funziona così. Pensi che Pietro Lunardi viene contatta ---End text--- Author: ALESSANDRO DELL’ORTO Heading: MEDICO ED EX POLITICO Highlight: Image:Girolamo Sirchia, 92 anni, è stato ministro della Salute -tit_org- Intervista a Girolamo Sirchia - «Mi ringraziano ancora tutti per la legge contro il fumo Adesso ne farei una sul cibo»/1 -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRO DELL'ORTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701672704881.PDF §---§ title§§ C'è più richiesta ma le prestazioni eseguite calano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701690304193.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 07 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-07T05:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701690304193.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701690304193.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701690304193.PDF tp:ocr§§ C’è più richiesta ma le prestazioni eseguite calano DAL 2019 AL 2023 -8% La domanda cresce, l’offerta pubblica cala. È questa la realtà dietro le interminabili liste di attesa. Le prestazioni ambulatoriali prescritte dai medici dal 2019 al 2023 sono aumentate del 44%. Le prestazioni offerte invece sono calate dell’8%. La richiesta di prime visite specialistiche è cresciuta del 31%, mentre quelle effettuate diminuite del 10%. Lo stesso vale anche per le disponibilità dei ricoveri ospedalieri, che sono calati del 3%. Questo nonostante il numero di medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale sia salito, seppure appena dell’1%. Un calo di produttività che non sembra riscontrarsi invece per l’intramoenia, praticata da meno medici che, di fatto - ne fanno però più di prima. PA.RU. — ---End text--- Author: PA RU Heading: DAL 2019 AL 2023 -8% Highlight: Image: -tit_org- C'è più richiesta ma le prestazioni eseguite calano -sec_org- tp:writer§§ pa ru guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701690304193.PDF §---§ title§§ Intervista a Federico Riboldi - "Un modello che crea discriminazioni Orala priorità sia smaltire l'arretrato" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695504197.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 07 Dec 2025

L'assessoreallaSanità del Piemonte:"Da noi imedici lavorano anche la sera e duranteiweekend"

pubDate§§ 2025-12-07T05:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695504197.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695504197.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695504197.PDF tp:ocr§§ Federico Riboldi “Un modello che crea discriminazioni Ora la priorità sia smaltire l’arretrato” L’assessore alla Sanità del Piemonte: “Da noi i medici lavorano anche la sera e durante i weekend” L’INTERVISTA A chi accusa le Regioni di darsi da fare più per truccare i dati che per abbatterle, l’assessore alla Sanità del Piemonte Federico Riboldi replica così: «Se vogliamo vincere la sfida epocale sulle liste d’attesa abbiamo bisogno di trasparenza nella gestione delle agende, oltre che di un cambio di strategia, puntando su una maggiore appropriatezza prescrittiva, sull’aumento dell’offerta di prestazioni e sulla prevenzione. Non si può pensare di smaltire un arretrato di tre anni senza lavorare anche la sera e nei week end. In Piemonte lo abbiamo fatto, pagando i medici e i tecnici sanitari per il lavoro extra svolto, e la risposta è stata oltre le aspettative: tra le 220 e le 230 mila prestazioni in più offerte». Medici con il doppio lavoro, è un conflitto di interessi? «La libera professione è un diritto dei medici, ci aiuta a trattenerli nel servizio pubblico, ma non può diventare una discriminante per chi non può permettersela. Su questo in Piemonte siamo stati pionieri, approvando una legge regionale che vieta lo svolgimento della libera professione in volumi superiori all’offerta pubblica. Condivido le parole del ministro Schillaci: l’intramoenia va sospesa quando se ne fa più di quanto si faccia nel pubblico». Cosa pensa della Delibera Lombarda che consente alle aziende sanitarie pubbliche di stipulare convenzioni con mutue, fondi integrativi e assicurazioni per acquistare prestazioni in regime libero professionale? «Da un lato è un bene perché alza il livello delle prestazioni offerte agli iscritti alle varie forme di integrativa, dall’altro esiste il riFederico Riboldi schio di creare qualche discriminazione, sicuramente i colleghi lombardi avranno valutato l’eventualità e avranno ricette efficaci per evitarlo. Il modello lombardo è molto diverso da quello delle altre Regioni e dal nostro. Loro hanno un privato che già copre il 30% della domanda, da noi solo l’8». Così non si distraggono risorse umane e tecnologiche, allungando ancor più le liste di attesa? «Il rischio c’è. In Piemonte, dove c’è poco privato, qualcuno potrebbe sentirsi discriminato e vedere in questa apertura dell’intramoenia all’integrativa una forma di privatizzazione. Ma non credo sia il caso della Lombardia, che già acquista molte prestazioni dal privato». Ad abbattere le liste di attesa potrebbero pensarci le nuove Case di Comunità. Che però venendo su come scatole vuote. Come se ne esce? «Con la presa in carico continuativa dei pazienti nel territorio, possono liberare gli ospedali dalla pressione dei codici bianchi e verdi, oltre che promuovere la prevenzione. Servirà una normativa nazionale che regoli le presenze al loro interno dei professionisti. Il ministro Schillaci ha parlato di 18 ore settimanali per i medici di famiglia: si potrebbe partire da lì». PA. RU. — ---End text--- Author: PA RU Heading: Highlight: Image:Federico Riboldi -tit_org- Intervista a Federico Riboldi - “Un modello che crea discriminazioni Orala priorità sia smaltire l’arretrato” -sec_org- tp:writer§§ pa ru guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701695504197.PDF §---§ title§§ Esami nel privato In ospedale perchihala sanità integrativa Arriva la "super intramoenia" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694604204.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "STAMPA" del 07 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-07T05:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694604204.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694604204.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694604204.PDF tp:ocr§§ Svolta per gli iscritti a casse e fondi. Ma così si allungano le liste d’attesa Esami nel privato in ospedale per chi ha la sanità integrativa Arriva la “super intramoenia” L’INCHIESTA PAOLO RUSSO ROMA Q ualcuno l’ha già ribattezzata “Super-intramoenia” e ad avvantaggiarsene sono mutue, fondi sanitari integrativi e assicurazioni che alzeranno l’asticella delle prestazioni offerte ai loro iscritti - oggi sono 15 milioni - i quali potranno rivolgersi, senza pagare, a medici e strutture sanitarie pubbliche per ottenere visite specialistiche, accertamenti diagnostici e ricoveri. A rimetterci sarà con ogni probabilità il “popolo di sotto”, quello che non può permettersi di versare contributi al privato e che rischia di vedere allungarsi le già discriminanti liste di attesa. Perché è chiaro che se la dotazione di sanitari e macchinari è quella che è, aumentando l’attività in regime libero-professionale non è difficile immaginare che finisca per ridursi l’offerta di assistenza nel pubblico. Ad aprire in modo strutturato alla possibilità per aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche di stipulare accordi con le varie forme di sanità integrativa per erogare prestazioni ai loro iscritti in regime di “intramoenia” è la Regione Lombardia, con la delibera numero 4986 di settembre. «Ma nessuno si illuda: come sempre accade quando la novità arriva da una regione di peso, altre finiranno per seguire l’esempio, pressate dai privati che gestiscono il business della sanità integrativa, che non esiteranno a chiamare a raccolta i propri assistiti per esigere un eguale trattamento», mette in guardia Vittorio Agnoletto di Medicina Democratica e docente di Politica della salute alla Statale di Milano. E se la Lombardia è partita con un modello strutturato, uguale per tutte le sue aziende sanitarie ed ospedaliere, in ordine sparso la “Super-intramoenia” sta già prendendo piede in altre parti d’Italia. Anche perché il decreto legislativo 502 del 1992 che ha riformato la sanità e gli stessi contratti del comparto, prevedono espressamente la possibilità che l’attività libero-professionale intramuraria sia pagata «con oneri a carico dell’assistito o di assicurazioni o di fondi sanitari integrativi». Così la Puglia con un regolamento regionale, il Lazio con le sue linee guida sull’intramoenia, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Piemonte e Sardegna con altri loro regolamenti, hanno aperto alla possibilità per fondi, casse, mutue e assicurazioni di acquistare per i propri iscritti prestazioni nel pubblico in regime libero-professionale. Anche se si tratta di una possibilità offerta ad Asl e ospedali applicata per ora molto a macchia di leopardo. Convenzioni con mutue a affini le hanno stipulate i grandi ospedali del Lazio, senza anticipi da parte dei mutuati, e la stessa strada ha intrapreso l’ospedale di Santa Croce e Caorle di Cuneo. Dal canto loro anche gli Irccs, i prestigiosi Istituti di ricovero e cura, si sono mossi, con il San Matteo di Pavia e il Sant’Andrea di Roma che hanno previsto convenzioni con le varie forme di sanità integrativa. Ma dov’è la novità? Fino ad ora gli iscritti a mutue e simili per le visite specialistiche hanno potuto rivolgersi ai medici che fanno attività libero-professionale nei propri studi privati, fuori dall’ospedale. E che per questo non ricevono la cospicua indennità di esclusività con l’Ssn e, soprattutto, non possono fare carriera dentro gli ospedali. Insomma, spesso camici bianchi non di primissima fascia. L’altra possibilità è quella di rivolgersi anche ai dottori che lavorano in esclusiva nel pubblico ma che visitano privatamente dentro gli ospedali. Solo che poi il rimborso da parte della cassa mutua o non c’è o è parziale. Stesso discorso vale per gli accertamenti diagnostici e per i ricoveri. Ora invece con gli accordi tra le aziende sanitarie pubbliche e i privati della sanità integrativa sono questi ultimi ad acquistare le prestazioni a un prezzo più favorevole di quello pagato dal singolo assistito, che non anticipa somme e ha la prestazione senza dover pagare differenze. Saranno poi la Asl o l’ospedale a remunerare i professionisti per la prestazione resa trattenendo una quota che varia solitamente dal 5 al 15%. Una possibilità che la delibera lombarda trasforma in certezza per tutte le sue Asst, in quanto le allegate linee guida, come si legge nella delibera, «definiscono i presupposti e le modalità di svolgimento della cosiddetta “attività aziendale in regime di sanità integrativa”, ovvero quelle prestazioni erogate in favore di assistiti con oneri a carico di Fondi di assistenza sanitaria integrativa, mutue e assicurazioni». E per passare dalle parole ai fatti la delibera dà «mandato al direttore generale del Welfare di promuovere entro 6 mesi dalla data di approvazione del provvedimento una ricognizione in merito alle convenzioni sottoscritte dalle strutture pubbliche». Le stesse linee guida prevedono poi che le prestazioni vengano erogate agli assicurati in forma sia diretta (ossia senza dover anticipare la spesa) sia indiretta (ossia con rimborso successivo). Un altro allegato alla delibera contiene invece un tariffario delle singole prestazioni, ricoveri compresi. «La delibera – commenta Agnoletto – si spinge oltre, orientando i tariffari in relazione ai volumi di prestazioni richieste dai Fondi e dalle altre forme di integrativa. Insomma tutto è delegato al mercato». Che minaccia di far ancor più allungare le liste di attesa. Perché nonostante i soldi messi sul piatto dalla finanziaria dello scorso anno per pagare i camici bianchi che si impegnano fuori orario di lavoro a ridurre i tempi per una visita o un accertamento, gli stessi medici saranno tentati di spendere quel tempo per la più remunerativa intramoenia, ora anche in versione “Super”. — ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: S Così su La Stampa Il ministro Schillaci ha proposto uno stop all’attività privata dei medici negli ospedali per smaltire le liste d’attesa La replica dei medici: «È una valvola di sfogo, l’unico residuo di libertà I soldi vanno alle Asl, a noi resta il 30%» L’INTRAMOENIA IN ITALIA La situazione Libera Servizio nelle regioni professione* sanitario* 1.031 Piemonte 87 1.060 Valle d'Aosta 148 1.234 Lombardia 78 1.917 PA Bolzano 27 1.100 PA Trento 184 1.200 Veneto 104 1.236 Friuli VG 140 1.036 Liguria 104 1.548 Emilia-Romagna 149 1.165 Toscana 142 992 Umbria 107 877 Marche 129 854 Lazio 55 789 Abruzzo 75 715 Molise 37 638 Campania 69 898 Puglia 41 994 Basilicata 73 383 Calabria 23 719 Sicilia 53 865 Sardegna 47 1.014 ITALIA 84 Percentuale sul totale 8,44 13,96 6,32 1,41 16,73 8,67 11,33 10,04 9,63 12,19 10,79 14,71 6,44 9,51 5,17 10,82 4,57 7,34 6,01 7,37 5,43 8,28 *prestazioni per mille abitanti 7.300.000 PRESTAZIONI AMBULATORIALI IN INTRAMOENIA. 2019-2023 6.900.000 7.000.000 6.500.000 6.000.000 5.500.000 5.000.000 4.800.000 4.200.0000 4.500.000 4.000.000 33.200.000 3.500.000 3.000.000 2019 Fonte: Dati Agenas 2022-2024 2020 2021 2022 2023 Withub Lombardia apripista ma le prime convenzioni con le Asl sono state attivate in altre regioni 15 I milioni di italiani già iscritti a fondi sanitari e assicurazioni Image:REPORTERS -tit_org- Esami nel privato In ospedale perchihala sanità integrativa Arriva la “super intramoenia” -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/07/2025120701694604204.PDF §---§