title§§ Caso medicina, il 90%di bocciati altest di fisica = Medicina, fallimento del nuovo test C'è il rischio di non riempire le aule link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503125106223.PDF description§§

Estratto da pag. 22 di "CORRIERE DELLA SERA" del 05 Dec 2025

Migliaia di ragazzi fuori prima di Natale, lo scoglio di Fisica. «Sistema da ripensare»

pubDate§§ 2025-12-05T04:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503125106223.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503125106223.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503125106223.PDF tp:ocr§§ SEMESTRE FILTRO, LE PROVE Casomedicina, il90%dibocciati altestdifisica Medicina, fallimento del nuovo test C’è il rischio di non riempire le aule Migliaia di ragazzi fuori prima di Natale, lo scoglio di Fisica. «Sistema da ripensare» di Gianna Fregonara e Orsola Riva I l nuovo test per essere ammessi alla facoltà di Medicina si sta rivelando uno scoglio quasi insormontabile. Non più del 15 per cento dei candidati ha superato i tre esami — biologia, chimica e fisica — ed è entrato nella graduatoria per i circa 20 mila posti in facoltà. Particolarmente ostico il test di fisica: quasi il 90 per cento degli studenti è stato bocciato. a pagina 22 di Gianna Fregonara e Orsola Riva Sarà un’antivigilia di Natale triste per migliaia di giovani aspiranti medici. I risultati del secondo e ultimo appello del test di Medicina arriveranno il 23 dicembre: chi non prende almeno 18 in tutte e tre le prove (Biologia, Chimica e Fisica) è fuori. E, per la stessa ragione, non potrà ripiegare nemmeno in uno dei corsi «affini» (da Biotecnologie a Farmacia) che aveva indicato come seconda scelta. Per questi ragazzi i primi tre mesi di università saranno stati completamente buttati. Addio al sogno di Medicina, a meno di non aspettare un anno intero e riprovarci. E dire che a marzo, quando la riforma Bernini era stata approvata, diversi esponenti del governo avevano festeggiato la presunta fine del numero chiuso. Invece il numero chiuso è rimasto e, nonostante i posti siano aumentati (poco meno di ventimila), l’asticella per entrare sembra essersi alzata. Il primo appello del 20 novembre è stato una débâcle: non più del 15 per cento dei candidati ha superato tutte le prove. Gli altri se la giocheranno il 10 dicembre, sperando che venti giorni bastino a raggiungere almeno la sufficienza. Se non sarà così, c’è il rischio che non ci siano abbastanza candidati per riempire i posti disponibili. Lo scoglio del primo appello è stato Fisica: i promossi oscillano tra il 9 e il 17 per cento a seconda degli atenei. Ma anche per Chimica e Biologia l’esito è stato inferiore alle aspettative (70 per cento di bocciati). Che cosa non ha funzionato nel nuovo sistema d’accesso voluto dalla ministra Anna Maria Bernini per sostituire le prove a quiz fatte a cavallo della Maturità? Secondo Cristina Tassorelli, presidente della Facoltà di Medicina a Pavia, «forse i ragazzi non hanno avuto abbastanza tempo per metabolizzare tutte le informazioni. Si chiama semestre filtro ma dura poco più di due mesi. Prima della riforma le lezioni finivano a dicembre. Poi fra gennaio e febbraio c’erano gli esami». E se non passavi Fisica al primo tentativo, c’era il secondo semestre. Francesca Ballarini, che insegna Fisica a Pavia, è sconcertata: «Non si possono sostenere nello stesso giorno tre esami così impegnativi. E poi il tempo a disposizione era poco: per Fisica c’erano degli esercizi che implicavano passaggi matematici». I set di quesiti da cui il centro interuniversitario Cineca sorteggerà le 93 domande del test del 10 (31 per ogni materia) sono già stati consegnati dagli esperti scelti dal ministero. Giuseppe Arcovito, 88 anni, professore di Fisica medica alla Cattolica di Roma ora in pensione, è uno dei quattro docenti che quest’estate hanno preparato i quesiti di Fisica: «Il tallone d’Achille erano le domande a completamento. Un’insensatezza, pensata da incompetenti. In un quesito che ho preparato io si chiedeva perché un pendolo si ferma se è in aria. La risposta è: perché ci sono delle forze... La parola mancante è “dissipative” o “resistenti”, ma lo stesso concetto si può esprimere anche con “d’attrito”. Peccato che quest’ultima possibilità non fosse contemplata dal regolamento che chiedeva una sola parola». Marcello Ciaccio, presidente della Scuola di Medicina di Palermo, difende l’operato degli atenei: «Il tasso omogeneo di bocciature indica che non c’entrano le scelte didattiche fatte dalle singole università». Ma il vero cruccio ora per gli studenti è un altro: chi è passato con un punteggio basso deve accettare il voto, anche se così rischi a di scendere in graduatoria e di finire in un’università lontana da casa? O gli conviene riprovarci, col rischio di andare anche peggio, se non di essere addirittura bocciato? Chi rifiuta il voto rinuncia automaticamente al punteggio ottenuto. Gli studenti dell’Udu stanno preparando una diffida al ministero per chiedere che, per la graduatoria nazionale, si possa usare il voto migliore ottenuto nelle due prove, come si faceva prima. Mentre sulle chat gli studenti si confrontano con gli avvocati per preparare ricorsi, sia sui quesiti che sulle modalità di svolgimento delle prove. ---End text--- Author: Gianna Fregonara :-: Orsola Riva Heading: Highlight: Image:La prova Sono stati circa 2.600 gli studenti che, lo scorso 20 novembre, hanno affrontato al Lingotto di Torino il test di biologia, chimica e fisica del cosiddetto semestre filtro per accedere alla facoltà di Medicina (Ansa) Le domande La prova Alcune domande, a risposta multipla e con modalità a completamento, del test per accedere alla facoltà di Medicina le domande a to. Un’insens da incompete “ “resistenti”, m cetto si può e con “d’attrito quest’ultima fosse contemp mento che ch -tit_org- Caso medicina, il 90%di bocciati altest di fisica Medicina, fallimento del nuovo test C’è il rischio di non riempire le aule -sec_org- tp:writer§§ Gianna Fregonara - Orsola Riva guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503125106223.PDF §---§ title§§ Intramoenia il salta?la da salasso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503124906225.PDF description§§

Estratto da pag. 38 di "ESPRESSO" del 05 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-05T04:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503124906225.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503124906225.PDF', 'title': 'ESPRESSO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503124906225.PDF tp:ocr§§ Intramoenia il saltafila da salasso n Italia, aspettare una visita specialistica può significare attendere mesi, talvolta quasi un anno. Ma basta pagare per entrare in un’altra corsia: rapida, libera, parallela. È la Libera professione intramoenia, gestita all’interno delle stesse strutture pubbliche, dagli stessi medici, con le stesse attrezzature finanziate da tutti. Un sistema di cura “a due velocità”, quello del Servizio sanitario nazionale, che milioni di cittadini sperimentano ogni giorno sulla propria pelle: perfettamente legale, ma profondamente iniquo, come evidenziano i dati del ministero della Salute relativi al periodo gennaio-agosto 2024. In Puglia, presso l’Irccs “Saverio De Bellis”, una prima visita gastroenterologica richiede 274 giorni nel canale pubblico, contro 20 giorni se si paga in intramoenia. In Sardegna, all’Azienda pubblico e 14 in intra Ospedaliera Brotzu, per una vi- per un ecodoppler sita geriatrica, reumatologica o ospedaliera Brotzu, s ematologica servono 272 gior- in Ssn a 3 in Lp. ni attraverso il Ssn e 6 giorni La lista attraversa q in Libera professione. Sempre Emilia-Romagna, l’Az in Sardegna, all’Azienda ospe- niversitaria di Ferrara daliero-universitaria di Caglia- attesa per un’ecografia ri, la differenza è tra 147 giorni mella nel Ssn contro 6 dell’ordinario e 8 giorni del ca- Teramo, una visita ger nale a pagamento. ca richiede 99 giorni Le disparità non riguarda- privato interno. Nel La no solo il Sud. In Lombardia, millo-Forlanini, una all’Asst Papa Giovanni XXIII, riatrica o ematologic una prima visita urologica ri- di attesa pubblica con chiede 137 giorni in Ssn contro 4 giorni I dati mostrano i in Lp. In Liguria, all’Irccs Policlinico San strutture la quota di Martino, la neurologia registra 121 giorni libera professione sup di attesa pubblica contro 7 privati. Nel La- la garantita dal Servi zio, al San Camillo-Forlanini, per una visita le. A Trento, per la prim cardiologica servono 112 giorni nel servizio sono state effettuate 1 I cure e a oltre basta mpi di zzano limite ontro anno. strano istero pubblico e 14 in intramoenia. In Sardegna, per un ecodoppler cardiaco all’Azienda ospedaliera Brotzu, si passa da 102 giorni in Ssn a 3 in Lp. La lista attraversa quasi tutte le regioni. In Emilia-Romagna, l’Azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara registra 153 giorni di attesa per un’ecografia bilaterale della mammella nel Ssn contro 64 in Lp. In Abruzzo, a Teramo, una visita geriatrica o reumatologica richiede 99 giorni nel pubblico e 15 nel privato interno. Nel Lazio, ancora al San Camillo-Forlanini, una visita specialistica geriatrica o ematologica comporta 86 giorni di attesa pubblica contro 10 di privata. I dati mostrano inoltre che in diverse strutture la quota di prestazioni erogate in libera professione supera nettamente quella garantita dal Servizio sanitario nazionale. A Trento, per la prima visita ginecologica, sono state effettuate 11.453 prestazioni in libera professione contro 2.341 nel Ssn, pari all’83,0% del totale. Nella Azienda ospedaliera universitaria delle Marche, per la prima visita urologica, sono state registrate 1.998 prestazioni in libera professione e 528 in Ssn, con una quota Lp pari all’82,9%. Nel Lazio, agli Istituti fisioterapici ospedalieri (Ifo), le prime visite geriatrica, reumatologica ed ematologica mostrano una prevalenza netta dell’attività in libera professione, con 61.320 prestazioni private rispetto a 1.443 pubbliche, pari all’81,0%. In Emilia-Romagna, all’Istituto ortopedico Rizzoli, per la prima visita ortopedica risultano 24.490 prestazioni in libera professione e 5.809 nel Ssn, con una quota Lp dell’80,8%. Come è possibile che negli stessi ospedali, con gli stessi medici, le attese possano essere così diverse? La risposta è lineare: la legge lo permette. La Libera Professione intramoenia nasce con il decreto legislativo 502 del 1992. Il punto critico è che la legge disciplina tutto – orari, modalità, tariffe, controlli, sistemi di prenotazione – tranne ciò che davvero determina la vita dei cittadini: il tempo d i attesa. Nessuna norma impone che le liste d’attesa del pubblico debbano mantenere tempi ragionevoli rispetto alla Libera professione. Cosi i medici del Ssn, fuori dall’orario di lavoro ordinario, possono offrire prestazioni a pagamento all’interno delle strutture pubbliche. Il paziente paga una tariffa che dovrebbe essere più alta del ticket ma inferiore al mercato privato esterno, anche se nella realtà questa differenza con il privato è spesso minima o inesistente. La tariffa viene stabilita dal professionista. L’azienda sanitaria trattiene una percentuale intorno al 25%, mentre al medico, in busta paga e dopo le tasse, arriva circa il 50% della tariffa totale. Ad esempio, al San Camillo di Roma una prima visita cardiologica con il primario costa 250 euro. Il sistema Il rapporto tra attività istituzionale del Servizio sanitario nazioABBANDONO Nel 2024, più di 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria nale (Ssn) e attività libero-professionale intramuraria (intramoenia) si basa su un meccanismo che, pur essendo conforme alle norme, produce agli occhi del cittadino un effetto paradossale: nel servizio pubblico le attese durano mesi, mentre, pagando, si ottiene un appuntamento in pochi giorni. Questo non dipende da una “priorità” data al privato, ma dal modo in cui è organizzato il lavoro dei medici ospedalieri. Le visite ambulatoriali rappresentano infatti solo una parte minima del loro tempo: la maggior parte dell’orario è assorbita da attività che non compaiono nelle agende — turni di guardia, attività di reparto, consulenze in pronto soccorso, diagnostica complessa, gestione dei pazienti cronici, urgenze e prestazioni di secondo livello provenienti da altri servizi. In molti policlinici, inoltre, accade che la visita Ssn sia svolta materialmente da uno specializzando, ma venga comunque conteggiata sul medico strutturato, che la firma e la registra come propria produzione istituzionale. Questo meccanismo fa risultare formalmente più visite “prodotte” rispetto agli slot realmente disponibili, restringendo ancora di più lo spazio per le prestazioni ambulatoriali. Il risultato è che il tempo effettivo per le occhi rzione oni tra ssione uraria aliera. quote cento. ca non e felici prime visite — l’indicatore principale utilizzato dal ministero della Salute per confrontare Ssn e intramoenia — è molto limitato. Ed è proprio sulle prime visite che nasce il collo di bottiglia. Per entrare nel Ssn, infatti, il paziente deve prima ottenere una visita iniziale, spesso con attese di mesi; solo dopo essere stato preso in carico, potrà accedere a controlli e follow-up più rapidi. Chi ricorre all’intramoenia, invece, salta completamente questa fase critica: paga per la prima visita, viene immediatamente preso in carico e accede subito ai percorsi successivi. Chi non può permetterselo resta bloccato nella lista d’attesa iniziale. Il risultato finale è che il pubblico è rallentato dal carico interno, mentre l’intramoenia può contare su fasce di lavoro più gestibili, rendendo l’accesso più rapido per chi paga. È in questo scenario che il ministro della Salute Orazio Schillaci è intervenuto annunciando la possibilità di bloccare l’intramoenia quando il divario con il pubblico diventa imbarazzante: «Sei mesi di attesa nel Ssn contro due settimane a pagamento». Una dichiarazione che suona bene, ma che trascura un nodo essenziale: la mancanza cronica di personale, che rende impossibile ampliare l’offerta pubblica e vivere senza il “soccorso” dell’intramoenia. Nel frattempo, la premier Giorgia Meloni aveva promesso una “svolta” sulle liste d’attesa. Doveva essere il decreto che sistemava tutto: più controlli, più prestazioni, tempi ridotti. La realtà è stata l’opposto. E lo dimostra anche il fatto che i dati ufficiali non vengono ancora pubblicati: non per ritardi tecnici, ma perché mostrano chiaramente che la situazione non è migliorata. In molte regioni le attese sono rimaste identiche, in altre sono peggiorate. Il conto, inevitabilmente, lo pagano i cittadini. Nel 2024 più di 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. E la spesa privata è salita a 41,3 miliardi di euro, con milioni di persone costrette a pagare per ottenere ciò che il servizio pubblico dovrebbe garantire. ---End text--- Author: LINDA DI BENEDETTO Heading: Highlight: Rinunce alle cure e spesa privata a oltre 41 miliardi: basta pagare e i tempi di attesa si dimezzano fino ai casi limite di 20 giorni contro quasi un anno. Come dimostrano i dati del ministero Salta agli occhi la sproporzione di prestazioni tra libera professione intramuraria e ospedaliera. Si arriva a quote dell’80 per cento. E la statistica non conosce isole felici Image:ABBANDONO Nel 2024, più di 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria ESECUTIVO Il ministro della Salute Orazio Schillaci -tit_org- Intramoenia il salta?la da salasso -sec_org- tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503124906225.PDF §---§ title§§ Intesa potenzia il fondo sanitario, copertura per 240mila iscritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503125006222.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "SOLE 24 ORE" del 05 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-05T04:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503125006222.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503125006222.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503125006222.PDF tp:ocr§§ Intesa potenzia il fondo sanitario, copertura per 240mila iscritti Welfare Accordo con i sindacati su aumento contribuzione di azienda e lavoratori Il gruppo Intesa Sanpaolo potenzia il Fondo sanitario integrativo di gruppo che offre coperture per 240mila persone, comprendendo i dipendenti, i loro familiari e i pensionati. La banca ha siglato un accordo con i sindacati, Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin che, dal prossimo primo gennaio, aumenta le quote di contribuzione di azienda e lavoratori per mettere in sicurezza e garantire la sostenibilità del Fondo nel tempo e per migliorare le prestazioni, legandole sempre più a un contesto sociale dove si assiste al progressivo invecchiamento della popolazione e all’arretramento delle prestazioni sanitarie pubbliche. Così tra le previsioni c’è l’estensione della polizza Ltc (long term care) a tutte le iscritte e gli iscritti, maggiorenni e assicurabili, con l’impegno a cercare meccanismi diversi per tutelare anche coloro che al momento risultano non assicurabili. In totale si parla di circa 200mila persone e di una copertura di circa 1.600 euro mensili a rendita, che scatta nel momento di accertata non autosufficienza. Inoltre è stata prevista la possibilità di mantenere l’iscrizione al fondo sanitario per figlie e figli del personale in servizio che usciranno dal nucleo familiare e il mantenimento dell’iscrizione al fondo per il personale che dovesse essere oggetto di operazioni di cessione extra gruppo. Secondo l’accordo raggiunto sarà anche possibile, nel caso di richiesta dell’iscritto o dell’iscritta, far decadere la qualifica di familiare beneficiario, dopo un provvedimento di allontanamento disposto dall’Autorità Giudiziaria in caso di disagio o violenza familiare. Per mettere in sicurezza questo Fondo sanitario che è uno dei più importanti pilastri del welfare del gruppo, come spiega il coordinatore Fabi di Intesa Sanpaolo, Paolo Citterio, «è stato svolto un importante lavoro dal tavolo di trattativa che ha trovato il modo per assicurare al Fondo una sostenibilità nel tempo. Questo intervento garantisce un welfare più moderno con grande valore sociale». Claudio Stroppa della First Cisl, aggiunge che «sono stati fissati dei limiti economici agli aumenti e sono stati completamente esclusi dagli incrementi i familiari a carico beneficiari di legge 104». Roberto Gabellotti della Fisac Cgil descrive un quadro fatto di «calo degli attivi, invecchiamento della platea e dell’aumento degli assistiti anziani» che ha reso urgente intervenire «per evitare disavanzi strutturali che avrebbero compromesso la gestione del Fondo». Per Simona Ortolani della Uilca l’accordo «rafforza la protezione e la tutela assistenziale di tutte le persone del gruppo, e dei propri familiari, rivestendo particolare rilevanza nell’attuale contesto». Massimiliano Lanzini di Unisin/Confsal sottolinea «la forte rilevanza sociale dell’accordo» che ha praticamente triplicato le rendite per la non autosufficienza. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Cristina Casadei Heading: Highlight: Garantita la sostenibilità nel tempo ed estesa la long term care: rendita triplicata e portata a 1.600 euro mensili Image: -tit_org- Intesa potenzia il fondo sanitario, copertura per 240mila iscritti -sec_org- tp:writer§§ Cristina Casadei guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503125006222.PDF §---§ title§§ Covid, la piddina zampa presenza segreta nel cts link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503126106221.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "VERITÀ" del 05 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-05T04:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503126106221.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503126106221.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503126106221.PDF tp:ocr§§ COVID, LA PIDDINA ZAMPA PRESENZA SEGRETA NEL CTS NUOVE OMBRE SULLA GESTIONE DELLA PANDEMIA n Dall’audizione di Goffredo Zaccardi, ex capo di gabinetto di Roberto Speranza, emergono nuovi dubbi sulle modalità con cui il governo giallorosso prendeva decisioni sulla salute e sulla libertà dei cittadini. Alle riunioni del Cts, infatti, partecipava la dem Sandra Zampa (foto Imagoeconomica), allora sottosegretario al ministero della Salute, senza che la sua presenza fosse mai verbalizzata, segnalando un accesso al Comitato gestito in modo arbitrario e politicamente orientato. E Stefano Merler, direttore del Centro emergenze sanitarie della Fondazione Bruno Kessler, stilava piani senza avere titolo giuridico. «Dalla commissione Covid continuano ad arrivare conferme: sulla vita degli italiani decidevano poche persone, in riunioni segrete», denuncia Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della commissione. ---End text--- Author: Redazione Heading: NUOVE OMBRE SULLA GESTIONE DELLA PANDEMIA Highlight: Image: -tit_org- Covid, la piddina zampa presenza segreta nel cts -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503126106221.PDF §---§ title§§ L'Oms vuole la fecondazione in vitro per relazioni gay «o di genere diverso» = L'Oms chiede assistenza sanitaria per le coppie Lgbt «non fertili» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503124806224.PDF description§§

Estratto da pag. 21 di "VERITÀ" del 05 Dec 2025

Nelle linee guida l'organizzazione sponsorizza la fecondazione in vitro, non menzionando sistemi più efficaci (ma che fanno girare meno denaro). E precisa: gli aiuti vanno estesi ai gay che non riescono ad avere bambini

pubDate§§ 2025-12-05T04:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503124806224.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503124806224.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503124806224.PDF tp:ocr§§ «VANNO SODDISFATTE LE LORO PREFERENZE» L’Oms vuole la fecondazione in vitro per relazioni gay «o di genere diverso» L’Oms chiede assistenza sanitaria per le coppie Lgbt «non fertili» Nelle linee guida l’organizzazione sponsorizza la fecondazione in vitro, non menzionando sistemi più efficaci (ma che fanno girare meno denaro). E precisa: gli aiuti vanno estesi ai gay che non riescono ad avere bambini n L’Oms chiede l’assistenza sanitaria per le coppie Lgbt «non fertili». Nelle linee guida l’organizzazione sponsorizza la fecondazione in vitro, non menzionando sistemi più efficaci (ma che fanno girare meno denaro). E precisa: gli aiuti vanno estesi ai gay che non riescono ad avere bambini. a pagina 21 n Che l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) possa mettere fra parentesi la scienza e l’etica in favore di altri interessi, ideologici ma non solo, non è certo una novità. Tuttavia, le nuove linee guida globali sull’infertilità da poco - e per la prima volta - pubblicate appunto dall’Oms contengono passaggi che non possono non colpire, per quanto accompagnati anche da considerazioni di buon senso. Anzitutto, va detto che non si può che salutare positivamente il fatto che l’Oms si occupi dell’infertilità - ossia il mancato raggiungimento di una gravidanza clinica dopo 12 mesi o più di rapporti sessuali regolari non protetti -, dato che essa costituisce a tutti gli effetti una questione sanitaria mondiale. Una quantificazione del fenomeno è infatti ardua, ma solo dal 1990 al 2010 - secondo un’analisi pubblicata su PLoS Medicine -, si stima che il numero assoluto globale di coppie affette da infertilità sia passato da 42 a 49 milioni, facendo segnare una crescita senza dubbio continuata, e continua, anche ai giorni nostri. Allo stesso modo, nessuno può trovare alcunché da ridire sul fatto che «l’assistenza alla fertilità, che include prevenzione, diagnosi e trattamento dell’infertilità, dovrebbe essere accessibile a tutti», come scrive nell’introduzione al documento Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms. Analogamente, che «una dieta sana, l’attività fisica e la cessazione del fumo» possano prevenire o arginare problemi di infertilità è qualcosa di pacifico. Assai più problematico, viceversa, risulta il fatto che in «Guideline for the prevention, diagnosis and treatment of infertility» – questo il nome ufficiale delle linee guida – si parli spessissimo della fecondazione in vitro come rimedio all’infertilità, dimenticandosi che esistono non solo altre possibilità di cura dell’infertilità ma pure possibilità prive delle problematiche di ordine etico correlate alle tecniche di procreazione medicalmente assistita; problematiche alle quali, va da sé, l’Oms pare non dare particolare peso. Al punto da arrivare perfino a raccomandare a livello internazionale l’accesso alla fecondazione in vitro per le coppie omosessuali e non solo. Per la verità, non si tratta d’una richiesta formulata a caratteri cubitali ma, a ben vedere, neppure così nascosta, anzi. Si trova infatti, a pagina 4, in una nota a piè di pagina che presenta più di una criticità. Tanto per cominciare perché specifica che le linee guida utilizzano «termini come maschio e femmina (nelle sue raccomandazioni) e uomini e donne (nel testo che sintetizza la ricerca) per indicare il sesso biologico assegnato alla nascita». Dunque, secondo l’Oms, il sesso biologico è qualcosa di «assegnato alla nascita», dunque non di naturale bensì di convenzionale. Iniziamo bene. Ma questo è niente, perché nella stessa nota del documento si precisa che si precisa le linee guida si riferiscono, con il termine «coppie», alle «relazioni eterosessuali»; ma questo non significa che l’infertilità sia un problema solo di queste coppie. «Tuttavia», prosegue infatti il testo, «un’ampia varietà di persone, inclusi individui single o che vivono relazioni omosessuali o di genere diverso, potrebbe aver bisogno di servizi per soddisfare le proprie preferenze in materia di fertilità». Che le «relazioni omosessuali» siano non accidentalmente bensì costitutivament e sterili, come osservava anni or sono il bioeticista Francesco D’Agostino, e quindi l’accostamento tra le due situazioni sia quanto meno opinabile, per l’Oms non rileva. Allo stesso modo, resta un piccolo alone di mistero su quali sarebbero le relazioni «di genere diverso» - forse quelle poligamiche o i cosiddetti poliamori? – cui bisognerebbe prestare attenzione. Sì, perché secondo l’Oms «chi si occupa di assistenza per la fertilità dovrebbe considerare le esigenze di tutti gli individui e fornire loro pari assistenza». Guai, insomma, a ricordare che una coppia di persone dello stesso sesso ha il rischio ma la certezza di trovarsi preclusa l’opzione procreativa. In egual misura, tutto questo discorso trascura un punto di vista fondamentale: quello del figlio. A tal proposito, contattata dal portale LifeSiteNews, Samantha DeLoach del gruppo Them Before Us, ha fatto notare che «le linee guida dell’Oms trattano l’assistenza all’infertilità principalmente come una questione di accesso ed equità, ma non affrontano mai l’esperienza del bambino nell’ambito della fecondazione in vitro e delle tecnologie correlate». Che i figli della provetta possano scontare più rischi di salute, rispetto agli altri, è infatti un dato noto in letteratura: eppure l’Oms su questo sorvola. Proprio come sorvola sulle alternative alla provetta nella cura dell’infertilità. Per esempio, una recente ricerca su oltre 1.000 coppie seguite in tre centri specialistici italiani – a cura del professor Giuseppe Grande e pubblicata sulla rivista Andrology – ha dimostrato che, a seguito di trattamenti mirati – antibiotici, integratori, terapia ormonale con Fsh – con l’obiettivo di ristabilire la fertilità naturale, il 41% delle coppie sono riuscite ad avere una gravidanza spontanea: una quota che supera in modo netto quelle medie delle tecniche di fecondazione assistita, soprattutto nelle donne sotto i 40 anni. Naturalmente, di questa ricerca non c’è traccia nelle 260 pagine delle linee guida dell’Oms. Forse perché attorno alla provetta c’è un giro d’affari infinitamente più vasto rispetto a quello di altre cure dell’infertilità? A pensar male si fa peccato, ma spesso s’indovina. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: GIULIANO GUZZO Heading: Highlight: «Sostenere i single e chi vive relazioni omosessuali o di genere diverso» Si sorvola sui maggiori rischi per la salute di chi nasce dalla provetta Image: -tit_org- L'Oms vuole la fecondazione in vitro per relazioni gay «o di genere diverso» L'Oms chiede assistenza sanitaria per le coppie Lgbt «non fertili» -sec_org- tp:writer§§ GIULIANO GUZZO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/05/2025120503124806224.PDF §---§