title§§ Sardegna, l’assessore alla Sanità Armando Bartolazzi: «Richiamare i medici in pensione è solo una toppa, non la soluzione» - La Nuova Sardegna link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302021603242.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lanuovasardegna.it" del 01 Dec 2025
Il commento dell’esponente della giunta Todde dopo la sentenza della Consulta
pubDate§§ 2025-12-03T03:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302021603242.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302021603242.PDF', 'title': 'lanuovasardegna.it'} tp:url§§ https://www.lanuovasardegna.it/regione/2025/12/02/news/l-assessore-alla-sanita-bartolazzi-richiamare-i-medici-in-pensione-e-solo-una-toppa-non-la-soluzione-1.100799553 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302021603242.PDF tp:ocr§§ Sassari Lo dice chiaramente: il ritorno al lavoro dei medici in pensione non è la soluzione. Staccare i camici dal proverbiale chiodo per riassegnarli ai legittimi pensionati è una cura palliativa, una toppa. L’emergenza assistenziale resta. L’assessore alla Sanità, Armando Bartolazzi, spiega il suo punto di vista e allega la sua ricetta dopo che la Consulta ha respinto il ricorso del Governo sulla legge regionale che richiamava in servizio i medici di medicina generale ormai in pensione.I dati del ministero della Salute dicono che l’isola è una delle regioni con il maggior numero di medici in proporzione alla popolazione. Esiste davvero una carenza di medici in Sardegna?«Secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe per il 2025, in Sardegna ogni medico di medicina generale ha in carico una media di 1.391 assistiti, un dato di poco superiore al rapporto ottimale di 1200 pazienti per medico, ma che non tiene conto di situazioni molto diverse nel concreto da territorio a territorio. Il sovraccarico si fa evidente e pesa in alcuni ambiti territoriali, soprattutto le aree interne e disagiate dell’isola, dove migliaia di cittadini non hanno un medico di famiglia assegnato o lo hanno a molti chilometri di distanza. È esattamente questa situazione di “scopertura dell’assistenza primaria” che la Corte costituzionale ha riconosciuto come emergenza reale, legittimando la scelta della Regione di utilizzare, in modo mirato e temporaneo, i medici di medicina generale in pensione».Richiamare i medici in pensione risolverà i problemi numerici nella medicina di base?«No, e lo dico con chiarezza: non è la soluzione strutturale al problema, ed è bene evitare ogni equivoco. L’impiego dei medici in pensione nasce come misura straordinaria, volontaria e a tempo, per “tappare le falle” più gravi, in attesa che vadano a regime le nuove procedure di assegnazione delle sedi e l’immissione dei giovani medici formati; questa misura è stata pensata per garantire continuità di cura ai cittadini che diversamente rischiavano di rimanere senza medico di base, specie nelle aree più disagiate».Come verranno impiegati? C’è il rischio che possano ostacolare il ricambio generazionale?«L’impiego dei medici in pensione è stato chiaramente circoscritto ai progetti di assistenza primaria e continuità assistenziale attivati dalle Asl, con un orizzonte temporale definito dalla legge regionale (possono essere “assunti” fino al 31.12.2026, ndr) e valutato legittimo dalla Consulta. Nessun rischio, dunque, di ostacolare il necessario ricambio generazionale: i medici in pensione sono una risposta alla fase di emergenza, non il modello di lungo periodo»Quanti medici servirebbero per garantire il servizio in tutta l’isola?«Ritornando ai dati Gimbe, in Sardegna mancano all’appello circa 150 medici di medicina generale per garantire il servizio ottimale. Il fabbisogno, tuttavia, non è un numero fisso, perché cambia in base a pensionamenti, nuovi ingressi, distribuzione territoriale, e soprattutto in base al riassetto complessivo del sistema, che stiamo portando avanti con vigore a partire dalla sigla del recente Accordo integrativo regionale dei medici di medicina generale: una rivoluzione copernicana che cambia l’organizzazione delle cure primarie e riporta la sanità vicina al cittadino. Per riportare il sistema entro soglie sostenibili non servono solo più teste, ma anche più squadra, ed è questo che stiamo facendo, insieme alle organizzazioni dei medici nel territorio».I sindacati hanno sollevato un dubbio: i medici potrebbero andare in pensione prima per poi tornare al lavoro e prendere la pensione e lo stipendio. È una possibilità?«Capisco la preoccupazione ma è importante precisare alcuni punti perché la misura non è un “invito al doppio stipendio”: è una possibilità solo volontaria e temporanea».In che senso?«La normativa regionale, confermata dalla Consulta, consente alle Asl di utilizzare i medici in quiescenza per un tempo limitato e c on finalità esclusivamente emergenziali, legate alla scopertura dell’assistenza primaria e della continuità assistenziale. Non è economicamente né professionalmente un “paradiso”: si tratta spesso di incarichi in aree disagiate, con carichi di lavoro complessi; la misura nasce per chi, pur in pensione, sente ancora una forte motivazione etica e professionale a dare una mano in una fase critica del sistema».Esiste dunque una serie di paletti?«I paletti ci sono e sono rappresentati da contratti limitati nel tempo e negli ambiti come Ascot, continuità assistenziale, aree scoperte; monitoraggio, attraverso Ares e le Asl dei flussi di pensionamento e di rientro per verificare che non vi siano dinamiche distorsive. Se dovessero emergere criticità, la Regione sarebbe pronta a intervenire adeguando i criteri di conferimento degli incarichi».Ovvero?«In sintesi: abbiamo valutato il rischio teorico, ma le caratteristiche della misura, mi riferisco alla volontarietà, alla temporaneità e alla destinazione in contesti spesso complessi, e il monitoraggio continuo ci rendono ragionevolmente fiduciosi che non diventerà un meccanismo di abuso, bensì uno strumento di solidarietà professionale in una fase di emergenza».Quali altre strategie utilizzerete per superare l’emergenza?«Il richiamo dei medici in pensione è solo una delle tessere del mosaico. La strategia complessiva della Regione sulla medicina di base si articola su più linee, molte delle quali già in attuazione: il nuovo Accordo integrativo regionale per i medici di medicina generale istituisce le Aggregazioni funzionali territoriali, per far lavorare i medici “in rete”, con orari più estesi e presa in carico continuativa; aumenta le indennità informatiche per i collaboratori di studio, per liberare tempo clinico dal lavoro burocratico; introduce un’indennità di 2mila euro mensili per le zone disagiate in carenza di assistenza, così da rendere più attrattive le aree scoperte; collega una parte della remunerazione agli obiettivi sulle cure domiciliari, rafforzando la presa in carico a casa di anziani e cronici».Sta dicendo che fare il medico di base in Sardegna sarà più facile?«L’idea è chiara: rendere la Sardegna una regione dove fare il medico di famiglia sia organizzativamente ed economicamente attrattivo, non un ripiego. E poi la Regione, tramite Ares, sta pubblicando e aggiornando le graduatorie per le sedi carenti di assistenza primaria nel ruolo unico per il 2024 e il 2025; stiamo attivando avvisi per l’assegnazione degli incarichi vacanti con procedure che favoriscano i trasferimenti, gli ingressi dei neoformati in medicina generale, la stabilizzazione dei medici già impegnati con incarichi temporanei. L’obiettivo è trasformare l’emergenza in posti stabili, soprattutto nelle aree interne».A proposito, il Piano operativo regionale prevede la realizzazione di Case e Ospedali di comunità.«Le scelte sulla medicina di base sono legate proprio al nuovo modello territoriale delle Case della comunità e degli Ospedali di comunità, dove il medico di famiglia lavorerà fianco a fianco con infermieri di comunità, specialisti, servizi sociali e diagnostica di base. Le linee guida regionali prevedono una presenza strutturata dei medici di medicina generale dentro queste strutture, non come “ospiti” ma come parte integrante dell’équipe. Sono già in corso di elaborazione i percorsi formativi dedicati agli infermieri di famiglia e comunità, con tirocini nelle strutture territoriali. Non stiamo solo riempiendo singoli ambulatori, stiamo costruendo un ecosistema territoriale dove la medicina di base è al centro».La promozioneIl Black Friday della Nuova SardegnaSpecialeArcipelago SardegnaSpecialeUna città e le sue storie tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302021603242.PDF §---§ title§§ L’Arnas Garibaldi conferma i 3 Bollini Rosa 2026-2027: riconoscimento al vertice per la salute femminile link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302935008452.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "newsicilia.it" del 03 Dec 2025
L’Arnas Garibaldi conferma i 3 Bollini Rosa 2026-2027: riconoscimento al vertice per la salute femminile. Il successo
pubDate§§ 2025-12-03T09:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302935008452.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302935008452.PDF', 'title': 'newsicilia.it'} tp:url§§ https://newsicilia.it/catania/scienze/larnas-garibaldi-conferma-i-3-bollini-rosa-2026-2027-riconoscimento-al-vertice-per-la-salute-femminile/1051074/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302935008452.PDF tp:ocr§§ CATANIA – L’Arnas Garibaldi di Catania ottiene anche per il biennio 2026-2027 il massimo riconoscimento dei 3 Bollini Rosa, confermandosi tra le eccellenze nazionali nella medicina di genere. Soprattutto nelle cure dedicate alla salute femminile. Il prestigioso attestato, conferito da Fondazione Onda ETS, è stato consegnato durante la cerimonia ufficiale tenutasi al Ministero della Salute.A rappresentare l’Azienda e ritirare il premio è stata la dott.ssa Gabriella Torrisi, ginecologa del Dipartimento Materno-Infantile diretto dal Prof. Giuseppe Ettore, da anni punto di riferimento nella realizzazione di percorsi multidisciplinari e personalizzati per le donne.La conferma dei 3 Bollini Rosa premia la qualità dei servizi erogati dall’Arnas Garibaldi, l’appropriatezza dei percorsi diagnostico-terapeutici, la presenza di unità specialistiche dedicate e l’impegno costante verso accoglienza, umanizzazione e supporto alle donne vittime di violenza.Un traguardo che la Direzione Strategica – composta dal Direttore Generale Giuseppe Giammanco, dal Direttore Amministrativo Carmelo Ferrara e dal Direttore Sanitario Mauro Sapienza – definisce il risultato di un lavoro integrato e continuo.“Il riconoscimento dei 3 Bollini Rosa anche per il biennio 2026-2027 è motivo di grande orgoglio per tutta la nostra Azienda – afferma il dott. Giammanco –. Testimonia la qualità dei percorsi dedicati alla salute femminile e l’impegno quotidiano dei nostri professionisti, che con competenza e sensibilità garantiscono cure appropriate, sicurezza e vicinanza alle donne in tutte le fasi della vita. Continueremo a investire in una sanità moderna, inclusiva e attenta ai bisogni reali della popolazione”.Per il biennio 2026-2027 sono 370 gli ospedali valutati da Fondazione Onda:Nato nel 2007, il Bollino Rosa si basa su oltre 500 parametri analizzati da un Advisory Board presieduto dal prof. Walter Ricciardi, e rappresenta oggi uno dei principali indicatori nazionali della qualità dell’assistenza dedicata alle donne.La presidente di Fondazione Onda, Francesca Merzagora, ha ribadito come la rete dei Bollini Rosa sia essenziale per diffondere cultura della prevenzione e percorsi mirati, mentre il presidente GIMBE, Nino Cartabellotta, ha sottolineato il ruolo strategico degli ospedali premiati nel contenimento della mobilità sanitaria interregionale.La partecipazione della dott.ssa Torrisi alla cerimonia rappresenta un riconoscimento anche per il Dipartimento Materno-Infantile dell’Arnas Garibaldi, che negli ultimi anni ha rafforzato percorsi integrati ad alta specializzazione e aderito con continuità alle iniziative nazionali promosse da Fondazione Onda.La conferma dei 3 Bollini Rosa ribadisce il ruolo dell’Arnas Garibaldi come presidio di prossimità, equità e qualità, punto di riferimento per la salute delle donne nella Sicilia orientale e modello di buona sanità a livello nazionale.Tutti i suggerimenti di Questo sito è associato allaLa RedazioneI NOSTRI PARTNER tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302935008452.PDF §---§ title§§ L’Arnas Garibaldi conferma i 3 Bollini Rosa 2026-2027 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302935108453.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "newsicilia.it" del 03 Dec 2025
L’Arnas Garibaldi conferma i 3 Bollini Rosa 2026-2027: riconoscimento al vertice per la salute femminile. Il successo
pubDate§§ 2025-12-03T09:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302935108453.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302935108453.PDF', 'title': 'newsicilia.it'} tp:url§§ https://newsicilia.it/catania/scienze/larnas-garibaldi-conferma-i-3-bollini-rosa-2026-2027-riconoscimento-al-vertice-per-la-salute-femminile/1051074/#more tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302935108453.PDF tp:ocr§§ CATANIA – L’Arnas Garibaldi di Catania ottiene anche per il biennio 2026-2027 il massimo riconoscimento dei 3 Bollini Rosa, confermandosi tra le eccellenze nazionali nella medicina di genere. Soprattutto nelle cure dedicate alla salute femminile. Il prestigioso attestato, conferito da Fondazione Onda ETS, è stato consegnato durante la cerimonia ufficiale tenutasi al Ministero della Salute.A rappresentare l’Azienda e ritirare il premio è stata la dott.ssa Gabriella Torrisi, ginecologa del Dipartimento Materno-Infantile diretto dal Prof. Giuseppe Ettore, da anni punto di riferimento nella realizzazione di percorsi multidisciplinari e personalizzati per le donne.La conferma dei 3 Bollini Rosa premia la qualità dei servizi erogati dall’Arnas Garibaldi, l’appropriatezza dei percorsi diagnostico-terapeutici, la presenza di unità specialistiche dedicate e l’impegno costante verso accoglienza, umanizzazione e supporto alle donne vittime di violenza.Un traguardo che la Direzione Strategica – composta dal Direttore Generale Giuseppe Giammanco, dal Direttore Amministrativo Carmelo Ferrara e dal Direttore Sanitario Mauro Sapienza – definisce il risultato di un lavoro integrato e continuo.“Il riconoscimento dei 3 Bollini Rosa anche per il biennio 2026-2027 è motivo di grande orgoglio per tutta la nostra Azienda – afferma il dott. Giammanco –. Testimonia la qualità dei percorsi dedicati alla salute femminile e l’impegno quotidiano dei nostri professionisti, che con competenza e sensibilità garantiscono cure appropriate, sicurezza e vicinanza alle donne in tutte le fasi della vita. Continueremo a investire in una sanità moderna, inclusiva e attenta ai bisogni reali della popolazione”.Per il biennio 2026-2027 sono 370 gli ospedali valutati da Fondazione Onda:Nato nel 2007, il Bollino Rosa si basa su oltre 500 parametri analizzati da un Advisory Board presieduto dal prof. Walter Ricciardi, e rappresenta oggi uno dei principali indicatori nazionali della qualità dell’assistenza dedicata alle donne.La presidente di Fondazione Onda, Francesca Merzagora, ha ribadito come la rete dei Bollini Rosa sia essenziale per diffondere cultura della prevenzione e percorsi mirati, mentre il presidente GIMBE, Nino Cartabellotta, ha sottolineato il ruolo strategico degli ospedali premiati nel contenimento della mobilità sanitaria interregionale.La partecipazione della dott.ssa Torrisi alla cerimonia rappresenta un riconoscimento anche per il Dipartimento Materno-Infantile dell’Arnas Garibaldi, che negli ultimi anni ha rafforzato percorsi integrati ad alta specializzazione e aderito con continuità alle iniziative nazionali promosse da Fondazione Onda.La conferma dei 3 Bollini Rosa ribadisce il ruolo dell’Arnas Garibaldi come presidio di prossimità, equità e qualità, punto di riferimento per la salute delle donne nella Sicilia orientale e modello di buona sanità a livello nazionale.Tutti i suggerimenti di Questo sito è associato allaLa RedazioneI NOSTRI PARTNER tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302935108453.PDF §---§ title§§ Soggetti privati in sanità: l'analisi di Fondazione Gimbe link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302937608354.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "tecnicaospedaliera.it" del 03 Dec 2025
In occasione del 20° Forum Risk Management Cartabellotta ha presentato n’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità.
pubDate§§ 2025-12-03T08:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302937608354.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302937608354.PDF', 'title': 'tecnicaospedaliera.it'} tp:url§§ https://www.tecnicaospedaliera.it/soggetti-privati-in-sanita-lanalisi-di-fondazione-gimbe/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302937608354.PDF tp:ocr§§ In occasione del 20° Forum Risk Management di Arezzo, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe ha presentato un’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità. «Il termine “privato” in sanità», spiega Cartabellotta, «viene utilizzato per indicare tutti gli attori coinvolti nel finanziamento, rimborso, programmazione ed erogazione di servizi e prestazioni sanitarie e sociosanitarie. Ma oggi, sotto un’unica etichetta, convivono realtà molto differenti, con attitudini altrettanto diverse nel mantenere l’equilibrio tra generazione di profitti e tutela della salute».La Fondazione Gimbe indica quattro macro-categorie di soggetti privati: erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie; investitori che immettono capitali con finalità di sviluppo del settore e di produzione di utiliterzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni ecc.) che svolgono la funzione di pagatore intermedio tra erogatori e cittadinirealtà che stipulano partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti.Ciascun soggetto privato può avere natura giuridica profit o non-profit: questi ultimi, se non rappresentano una minaccia per il SSN.La privatizzazione della sanità può essere misurata attraverso due macro-fenomeni:l’aumento della spesa sanitaria out-of-pocket (privatizzazione della spesa)la crescita del numero e delle tipologie di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie (privatizzazione della produzione). Secondo i dati, nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta a € 41,3 miliardi, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’OMS, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia la spesa out-of-pocket in valore assoluto è cresciuta da € 32,4 miliardi del 2012 a € 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale. «Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie – osserva il Presidente – oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto”, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024». Quindi, la spesa privata non può crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’ISTAT 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa.Dal Sistema Tessera Sanitaria è possibile identificare chi “incassa” la spesa a carico dei cittadini. Nel 2023, anno più recente a disposizione, i € 43 miliardi di spesa sanitaria privata sono così suddivisi: € 12,1 miliardi alle farmacie€ 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui € 5,8 miliardi odontoiatri e € 2,6 miliardi ai medici)€ 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e € 7,2 miliardi al privato puro, ovvero alle strutture non accreditate € 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro.Questi numeri, secondo il presidente GIMBE, dimostrano che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, acquistando direttamente sul mercato le prestazioni necessarie.Privato convenzionatoSecondo l’Annuario Statistico del Ministero della Salute, nel 2023 delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58% (n. 17.042) sono strutture private accreditate e il 42% (n. 12.344) strutture pubbliche. Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7%). Tra il 2011 e il 2023:il numero di strutture ospedaliere e di assistenza specialistica ambulatoriale è diminuito sia nel pubblico sia nel privato accreditato, ma la contrazione è stata circa doppia nel pubblico (-14,1% e -5,6%) rispetto al privato (-7,6% e -2,5%)nell’assistenza residenziale il pubblico arretra del 19,1% mentre il privato accreditato cresce del 41,3%nell’assistenza semi-residenziale il pubblico segna -11,7% a fronte di un aumento del 35,8% del privatonell’assistenza riabilitativa crescono entrambi, ma con percentuali molto diverse (+5,3% pubblico vs +26,4% privato)nell’altra assistenza territoriale, pur con un aumento assoluto più rilevante nel pubblico, il privato accreditato registra una crescita percentuale quasi doppia (+35,3% vs +18,6%).«In altri termini nell’assistenza ospedaliera e specialistica ambulatoriale» commenta Cartabellotta «nel periodo 2011-2023 le strutture private accreditate si sono ridotte meno di quelle pubbliche e nelle altre tipologie assistenziali sono aumentate molto di più. Di conseguenza, oggi il privato accreditato finisce per essere la spina dorsale di interi settori».Dal punto di vista finanziario, nel periodo 2012-2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato è aumentata di € 5.333 milioni (+ 22,8%), passando da € 23.376 milioni nel 2012 a € 28.709 milioni nel 2024. Ma questa crescita in valore assoluto non si è tradotta in un maggiore peso percentuale sulla spesa sanitaria totale: l’incidenza è rimasta stabile fino al 2019 e, a partire dal 2020, ha iniziato a ridursi fino a toccare nel 2024 il minimo storico del 20,8%. Nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato supera la media nazionale (20,3%) in 6 Regioni, con valori compresi tra il 22% della Puglia e il 29,3% del Lazio. Nelle restanti 15 Regioni la percentuale oscilla dal 18,9% della Calabria al 7,7% della Valle d’Aosta. Da rilevare che ad utilizzare più risorse per il privato convenzionato sono le Regioni in Piano di rientro, che registrano una quota del 23,9%, rispetto al 18,9% delle Regioni non in Piano di rientro e all’11,7% delle Autonomie speciali, Sicilia esclusa.«La posizione di ciascuna Regione», spiega Cartabellotta, «è influenzata sia dal numero e dalla tipologia di strutture private convenzionate, sia dalla spesa del 2011, anno di riferimento per calcolare gli incrementi percentuali delle risorse destinate ai privati convenzionati».A tal proposito, va rilevato che le Leggi di Bilancio 2024 e 2025 hanno aumentato progressivamente il tetto di spesa per il privato convenzionato sino a raggiungere € 613 milioni dal 2026 in poi. A questi dovrebbero aggiungersi, secondo la Manovra 2026, ulteriori € 123 milioni l’anno, aumentando complessivamente il tetto di € 736 milioni annui a decorrere dal 2026.Privato non convenzionatoIl settore del privato non convenzionato è quello che negli ultimi anni ha registrato la crescita più marcata. Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso le strutture non convenzionate è aumentata del 137%, passando da € 3,05 miliardi a € 7,23 miliardi, con un incremento medio di circa € 600 milioni l’anno. Nello stesso periodo la spesa delle famiglie per il privato accreditato è cresciuta solo del 45%; di conseguenza il netto divario tra spesa delle famiglie verso il privato puro e verso il privato convenzionato si è praticamente azzerato passando da € 2,2 miliardi nel 2016 a soli € 390 milioni nel 2023.«Tra i fenomeni di privatizzazione» commenta Cartabellotta «la dinamica più preoccupante è dunque la velocità di crescita del privato puro».Altri attori privati L’intermediazione della spesa sanitaria privata è affidata ai cosiddetti “terzi paganti”, che popolano un ecosistema complesso composto da fondi sanitari, casse mutue, compagnie assicurative, imprese, enti del terzo settore e altre realtà non profit. Nel 2024, secondo i dati ISTAT-SHA, la spesa sostenuta da questi soggetti ha raggiunto € 6,36 miliardi, con un incremento di oltre € 2 miliardi nel triennio post-pandemia.Aumenta anche il numero di fondi di investimento, assicurazioni, gruppi bancari e società che, stimolati da trend di lungo periodo come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, vedono nella sanità un settore ad alta redditività. Questi soggetti privati investono risorse nell’ambito dei propri piani aziendali come capitale di rischio, sia acquisendo quote societarie, sia stipulando partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. Abbonati a Tecnica Ospedaliera tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/03/2025120302937608354.PDF §---§