title§§ «La nostra sanità 5volte più indebitata» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202912709126.PDF description§§
Estratto da pag. 8 di "NUOVO MOLISE" del 02 Dec 2025
«DOVREMMO REGISTRARE UN ROSSO DI 35MILIONI, SE FOSSIMO IN LINEA CON L ' ITALIA, INVECE CI SONO 103MILIONI DI DISAVANZO». LA REPLICA DELL ' ASSESSORE VERI ' : «BASTA CON LE MISTIFICAZIONI»
pubDate§§ 2025-12-02T09:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202912709126.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202912709126.PDF', 'title': 'NUOVO MOLISE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202912709126.PDF tp:ocr§§ LA DENUNCIA DEL SEGRETARIO PD ABRUZZESE PAOLUCCI «La nostra sanità 5volte più indebitata» «DOVREMMO REGISTRARE UN ROSSO DI 35MILIONI, SE FOSSIMO IN LINEA CON L'ITALIA, INVECE CI SONO 103MILIONI DI DISAVANZO». LA REPLICA DELL'ASSESSORE VERI': «BASTA CON LE MISTIFICAZIONI» - “La sanità abruzzese è cinque volte più indebitata della media italiana, il dato più clamoroso che emerge dai consuntivi della Corte dei Conti è questo. La nostra Regione pesa appena per il 2% sul Fondo sanitario nazionale; se fossimo in linea con il disavanzo del Paese, che ha raggiunto 1,5 miliardi, oggi dovremmo registrare un rosso di circa 35 milioni. Invece il numero che emerge dall’analisi è 103 milioni. Questo signi ica che l’Abruzzo ha prodotto un debito sproporzionato, enorme e del tutto ingiusti icabile rispetto al contesto nazionale. In pratica rappresentiamo quasi il 10% del de icit Italia in sanità, con più tasse meno Lea e meno servizi. È un fallimento di proporzioni enormi”, lo affermano il capogruppo PD in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, e il segretario regionale del PD, Daniele Marinelli. “Nel 2018, con il governo regionale di centrosinistra, la sanità chiudeva in pareggio, con un avanto di 88.000 euro e l’Abruzzo era appena uscito dal commissariamento nel 2016 grazie a un lungo e dif icile lavoro di risanamento – ricordano i due esponenti PD - . In soli sei anni di governo del centrodestra il de icit è passato da 12,6 milioni a 103,8 milioni, con una proiezione per il 2025 che supera i 126 milioni, come certi icato dal tavolo di monitoraggio. Ci troviamo di fronte al quadro più grave degli ultimi quindici anni. Ok, tutta Italia soffre, dice Marsilio, ma non nei termini abruzzesi: ci sono regioni che chiudono in attivo, come Lazio, Campania, Lombardia e Veneto. L’Abruzzo invece entra di diritto nel gruppo delle realtà più in dif icoltà, nonostante un territorio più piccolo e quindi più facilmente governabile nelle dinamiche contabili. È chiaro che il problema non è “il sistema”, ma la gestione. Con inevitabili conseguenze. Infatti i dati della Fondazione Gimbe confermano che, mentre il pubblico arranca, cresce la spesa delle famiglie verso strutture private non convenzionate: +137%. Un vero segnale d’allarme, che in Abruzzo si ampli ica a causa di liste d’attesa ininite, carenze di personale, reparti in sofferenza e servizi che non riescono a dare risposte tempestive. Di fronte a questo scenario la giunta Marsilio, dopo aver negato per anni i problemi, dicendo bugie alla comunità, è stata costretta a chiedere aiuto a Roma. Ma non basta evocare criteri di riparto diversi: quando si produce un debito cinque volte superiore alla media nazionale, è evidente che la responsabilità è politica e gestionale”. Secondo gli esponenti del Pd “per invertire questa deriva servono trasparenza sui conti, un piano straordinario per abbattere veramente le liste d’attesa, investimenti sul personale, riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale e un rapporto pubblico-privato basato sull’integrazione e non sull’abbandono dei cittadini. L’Abruzzo deve tornare ad avere una sanità pubblica solida e credibile, perché l’Abruzzo non sia più la prima regione d’Italia con cittadini che rinunciano alle cure, ma perché la salute degli abruzzesi e la prevenzione da parte istituzionale, venga prima di tutto”. ‘E’ incredibile che la minoranza stia tentando di far passare per una sorta di questua amicale quella che invece è una richiesta di buon senso: obbligare la Regione ad accantonare preventivamente 103 milioni di euro nel bilancio per la copertura di un disavanzo che sarà quanti icato solo a luglio 2026 è un qualcosa che non è mai accaduto prima’’. Lo afferma l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, intervenendo nel dibattito politico sull’emendamento, a irma dei parlamentari Fdi, per chiedere la deroga all’obbligo di accantonare l’intero importo della iscalità aggiuntiva come ulteriore inanziamento della sanità regionale. ‘’Vorrei ricordare continua l’assessore - che chi oggi parla non ha mai dovuto fare i conti con una no rmativa di questo tipo, che risulta fortemente penalizzante non solo per la Regione Abruzzo, ma per tutte le Regioni italiane, visto che tutte sono alle prese con le coperture dei disavanzi. Ingessare un bilancio regionale, bloccando fondi in modo prudenziale, a mio parere è un errore’’. Ma la Verì rimarca, per l’ennesima volta, che i fondi destinati al ripiano del disavanzo sanitario sono già fondi destinati alla sanità, che dunque non vengono sottratti ad altri scopi. ‘’I proventi della iscalità aggiuntiva - spiega ancora - introdotta ormai quasi vent’anni fa, sono destinati alla copertura delle eventuali perdite dei sistemi sanitari regionali. Fino al 2022 siamo riusciti a garantire l’equilibrio inanziario utilizzando solo i inanziamenti del fondo sanitario nazionale, ma l’esplosione dei costi del personale e delle materie prime registrati negli ultimi anni, impongono oggi di ricorrere a quelle risorse aggiuntive che inora abbiamo permesso fossero utilizzate ad altro. Per questo trovo davvero incredibili certe affermazioni dell’opposizione’’. Per l’assessore è in atto una vera e propria aggressione alla sanità regionale, che sta minando la iducia dei cittadini nei confronti degli operatori sanitari. ‘’E non basta - puntualizza - semplicemente precisare ogni volta che l’attacco non è rivolto agli operatori, perché quando si parla di sprechi e ineficienze in sanità si accusa chi nella sanità ci lavora e sa perfettamente che l’assistenza costa, costa sempre di più e le spese sono quasi sempre incomprimibili, salvo tagliare i servizi: cosa che questo governo regionale non ha mai fatto. La domanda di salute è quadruplicata dopo il Covid, l’assistenza alle cronicità è strutturata, sono stati introdotti farmaci innovativi dai costi esorbitanti. Trovo altrettanto ipocrita parlare di ef icientamento e di riorganizzazione dei servizi, quando basta accorpare due unità operative (non sopprimerle) per far partire la solita ridda di comunicati di sdegno e protesta’’. Un riferimento, in ine, alle modi iche dei criteri di riparto del fondo sanitario nazionale, che per la prima volta - anche se poco più che simbolicamente - tengono in considerazione la densità abitativa. ‘’Siamo perfettamente consapevoli che i 6 milioni ottenuti in più - sottolinea la Verì - sono pressoché simbolici. Però vorrei sapere perché chi oggi deride questo risultato, che ha un profondo signi icato politico che porterà ad altri risultati nel 2026, non ha mai posto in discussione la questione dell’iniquità dei criteri di riparto, sia direttamente, sia attraverso i propri parlamentari. Invece di ingaggiare uno scontro con altre Regioni dello stesso colore politico, era certo più semplice, per far quadrare i conti, non acquistare apparecchiature, assumere il personale con contratti precari e sottopagati, non eseguire alcuna manutenzione sullenon eseguire alcuna manutenzione sulle strutture. Noi, invece, non abbiamo avuto timori nel confrontarci con Regioni grandi e amministrate dal centrodestra. E’ stata una scelta coraggiosa, del quale va dato atto al presidente Marsilio, cha ha il merito di aver fatto aprire una ri lessione che ha portato alla costituzione di un organismo tecnico per la revisione dei criteri dell’intero riparto”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:L'ASSESSORE REGIONALE VERI' -tit_org- «La nostra sanità 5volte più indebitata» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202912709126.PDF §---§ title§§ «Città e politica si mobilitino per salvare la Cardiologia» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202959508650.PDF description§§
Estratto da pag. 29 di "TIRRENO" del 02 Dec 2025
Sos del sindacato: se chiude il reparto è a rischio l'intero ospedale della città «Il ridimensionamento del servizio danneggerebbe tutta la Val di Cornia»
pubDate§§ 2025-12-02T07:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202959508650.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202959508650.PDF', 'title': 'TIRRENO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202959508650.PDF tp:ocr§§ «Città e politica si mobilitino per salvare la Cardiologia» Sos del sindacato: se chiude il reparto è a rischio l’intero ospedale della città «Il ridimensionamento del servizio danneggerebbe tutta la Val di Cornia» ? di Luca Balestri Piombino «Il reparto di Cardiologia non deve chiudere». A lanciare l’appello contro il progressivo smantellamento di Cardiologia, e di riflesso di tutta la struttura ospedaliera di Piombino, è la Federazione poteri locali (Fpl) della Uil. Analizza punto per punto lo smantellamento del reparto ospedaliero Emilio Chierchia, segretario generale Uil Fpl Livorno. «Dall’inizio del 2025 la Cardiologia ha iniziato a bloccare i servizi ambulatoriali – spiega Chierchia – . È stato eliminato il servizio loop, cioè i rilevatori del ritmo cardiaco. Sono stati ridotti gli esami transesofagei, che servono per rilevare le cardiopatologie. Hanno avuto un crollo anche le cardioversioni elettriche». Per il sindacato quello che sta succedendo «è frutto di una situazione che va avanti da un anno – sottolinea il segretario – . A pensare male si sbaglia, ma anche l’acquisto dei nuovi monitor, comprato solo per la rianimazione, e non per cardiologia, ci fa pensare che si voglia chiudere questo reparto». Ma, sottolinea il sindacato, il dramma sta anche nel fatto che con lo smantellamento di Cardiologia verrebbero a mancare anche altri servizi ospedalieri. «La chiusura di Cardiologia si porterebbe dietro anche la chiusura delle attività chirurgiche – continua Chierchia–. Il chirurgo non avendo il supporto del cardiologo giustamente non opera». La Uil Fpl specifica anche come l’ospedale non possa essere messo in secondo piano rispetto a quello cecinese. «Il progetto dei due presidi, la Società della salute “Valli Etrusche”, aveva stabilito che Cecina e Piombino dovevano essere integrati. Ed era stato stabilito che Piombino avesse le specialità chirurgiche – spiega ancora il sindacalista – . Le comunità di Piombino e Cecina non devono essere in competizione, ma dovrebbero supportarsi, dare servizi insieme per essere competitivi». Chierchia sgombra anche il campo dalle lotte tra campanili: «Noi non stiamo né da una parte né dall’altra, ma vogliamo un servizio integrato tra i due ospedali». Arrivati a questo punto, un cambio di passo per sanare i disagi dell’ospedale piombinese è necessario. «La Cardiologia di Piombino viaggia a un terzo di ricoveri in meno rispetto a Cecina. I cardiologi sono demotivati a lavorare qua, e ne sono rimasti solo tre. Noi vogliamo una situazione di pari dignità con Cecina – afferma il segretario – . La responsabilità di questa situazione è di Giovanna Poliseno, direttore sanitario del presidio Cecina Piombino. Vogliamo sapere cosa si è fatto per il reparto di Cardiologia. Se i dirigenti devono essere pagati per chiudere gli ospedali, se ne può fare a meno». La situazione critica della sanità la commenta anche Flavio Gambini, segretario generale Uil Flp Toscana. «Siamo in un quadro generale preoccupante. Dai dati della Fondazione Gimbe vediamo che molte persone non si curano, e c’è un aumento esponenziale della spesa delle famiglie per la sanità toscana – dichiara –. Le famiglie hanno speso, in proporzione alla spesa sanitaria nazionale il 22,3 percento. Ma l’Oms fissa questa cifra al 15 percento». Poi, la chiosa sulla situazione locale: «Depotenziare una realtà territoriale come la Val di Cornia, portando Piombino verso la chiusura, non può che avere ripercussioni sulla cittadinanza –dice –. Abbiamo già chiesto all’assessora alla sanità regionale Monia Monni un incontro per capire le intenzioni della Regione». Oltre all’incontro con Monni, il sindacato invita anche gli attori sociali e la cittadinanza a occuparsi del presidio sanitario. «Serve un tavolo per la Val di Cornia, servono riunioni straordinarie. La nostra richiesta di occuparsi dell’ospedale di Piombino va a tutte le forze politiche e ai comitati cittadini -fa l’appello Chierchia-. E ai responsabili sanitari chiediamo un incontro per trovare delle soluzioni. Si deve evitare lo smantellamento del presidio o spedaliero di Piombino. I cittadini di Piombino non meritano di vedere chiuso l’ospedale». ? ---End text--- Author: Luca Balestri Heading: Highlight: Chierchia (Uil Flp): «Vogliamo certezze che non ci sia nessuno smantellamento» La polemica: «Se i dirigenti devono essere pagati per chiudere gli ospedali, se ne può fare a meno» Image: -tit_org- «Città e politica si mobilitino per salvare la Cardiologia» -sec_org- tp:writer§§ Luca Balestri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202959508650.PDF §---§ title§§ «Città e politica si mobilitino per salvare la Cardiologia» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202931508418.PDF description§§
Estratto da pag. 29 di "TIRRENO PIOMBINO ELBA" del 02 Dec 2025
Sos del sindacato: se chiude il reparto è a rischio l'intero ospedale della città «Il ridimensionamento del servizio danneggerebbe tutta la Val di Cornia»
pubDate§§ 2025-12-02T07:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202931508418.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202931508418.PDF', 'title': 'TIRRENO PIOMBINO ELBA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202931508418.PDF tp:ocr§§ «Città e politica si mobilitino per salvare la Cardiologia» Sos del sindacato: se chiude il reparto è a rischio l’intero ospedale della città «Il ridimensionamento del servizio danneggerebbe tutta la Val di Cornia» ? di Luca Balestri Piombino «Il reparto di Cardiologia non deve chiudere». A lanciare l’appello contro il progressivo smantellamento di Cardiologia, e di riflesso di tutta la struttura ospedaliera di Piombino, è la Federazione poteri locali (Fpl) della Uil. Analizza punto per punto lo smantellamento del reparto ospedaliero Emilio Chierchia, segretario generale Uil Fpl Livorno. «Dall’inizio del 2025 la Cardiologia ha iniziato a bloccare i servizi ambulatoriali – spiega Chierchia – . È stato eliminato il servizio loop, cioè i rilevatori del ritmo cardiaco. Sono stati ridotti gli esami transesofagei, che servono per rilevare le cardiopatologie. Hanno avuto un crollo anche le cardioversioni elettriche». Per il sindacato quello che sta succedendo «è frutto di una situazione che va avanti da un anno – sottolinea il segretario – . A pensare male si sbaglia, ma anche l’acquisto dei nuovi monitor, comprato solo per la rianimazione, e non per cardiologia, ci fa pensare che si voglia chiudere questo reparto». Ma, sottolinea il sindacato, il dramma sta anche nel fatto che con lo smantellamento di Cardiologia verrebbero a mancare anche altri servizi ospedalieri. «La chiusura di Cardiologia si porterebbe dietro anche la chiusura delle attività chirurgiche – continua Chierchia–. Il chirurgo non avendo il supporto del cardiologo giustamente non opera». La Uil Fpl specifica anche come l’ospedale non possa essere messo in secondo piano rispetto a quello cecinese. «Il progetto dei due presidi, la Società della salute “Valli Etrusche”, aveva stabilito che Cecina e Piombino dovevano essere integrati. Ed era stato stabilito che Piombino avesse le specialità chirurgiche – spiega ancora il sindacalista – . Le comunità di Piombino e Cecina non devono essere in competizione, ma dovrebbero supportarsi, dare servizi insieme per essere competitivi». Chierchia sgombra anche il campo dalle lotte tra campanili: «Noi non stiamo né da una parte né dall’altra, ma vogliamo un servizio integrato tra i due ospedali». Arrivati a questo punto, un cambio di passo per sanare i disagi dell’ospedale piombinese è necessario. «La Cardiologia di Piombino viaggia a un terzo di ricoveri in meno rispetto a Cecina. I cardiologi sono demotivati a lavorare qua, e ne sono rimasti solo tre. Noi vogliamo una situazione di pari dignità con Cecina – afferma il segretario – . La responsabilità di questa situazione è di Giovanna Poliseno, direttore sanitario del presidio Cecina Piombino. Vogliamo sapere cosa si è fatto per il reparto di Cardiologia. Se i dirigenti devono essere pagati per chiudere gli ospedali, se ne può fare a meno». La situazione critica della sanità la commenta anche Flavio Gambini, segretario generale Uil Flp Toscana. «Siamo in un quadro generale preoccupante. Dai dati della Fondazione Gimbe vediamo che molte persone non si curano, e c’è un aumento esponenziale della spesa delle famiglie per la sanità toscana – dichiara –. Le famiglie hanno speso, in proporzione alla spesa sanitaria nazionale il 22,3 percento. Ma l’Oms fissa questa cifra al 15 percento». Poi, la chiosa sulla situazione locale: «Depotenziare una realtà territoriale come la Val di Cornia, portando Piombino verso la chiusura, non può che avere ripercussioni sulla cittadinanza –dice –. Abbiamo già chiesto all’assessora alla sanità regionale Monia Monni un incontro per capire le intenzioni della Regione». Oltre all’incontro con Monni, il sindacato invita anche gli attori sociali e la cittadinanza a occuparsi del presidio sanitario. «Serve un tavolo per la Val di Cornia, servono riunioni straordinarie. La nostra richiesta di occuparsi dell’ospedale di Piombino va a tutte le forze politiche e ai comitati cittadini -fa l’appello Chierchia-. E ai responsabili sanitari chiediamo un incontro per trovare delle soluzioni. Si deve evitare lo smantellamento del presidio o spedaliero di Piombino. I cittadini di Piombino non meritano di vedere chiuso l’ospedale». ? ---End text--- Author: Luca Balestri Heading: Highlight: Chierchia (Uil Flp): «Vogliamo certezze che non ci sia nessuno smantellamento» Nel reparto Cardiologia di Piombino sono rimasti solo tre cardiologi La polemica: «Se i dirigenti devono essere pagati per chiudere gli ospedali, se ne può fare a meno» Image:Sopra, da sinistra a destra: Marco Biondi, Emilio Chierchia, Flavio Gambini -tit_org- «Città e politica si mobilitino per salvare la Cardiologia» -sec_org- tp:writer§§ Luca Balestri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120202931508418.PDF §---§ title§§ Cresce la povertà sanitaria In 500mila sono senza cure = La povertà sanitaria si diffonde In 502mila restano senza cure link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203235207235.PDF description§§
Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 02 Dec 2025
Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 02 Dec 2025
Sorgerà nell'area del campus dell'ospedale romano su un terreno messo a disposizione dall'Istituto Toniolo
pubDate§§ 2025-12-02T05:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203235307236.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203235307236.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203235307236.PDF tp:ocr§§ IL PROGETTO DEL POLICLINICO GEMELLI Una Casa per le famiglie dei bimbi malati Sorgerà nell’area del campus dell’ospedale romano su un terreno messo a disposizione dall’Istituto Toniolo Roma U na Casa dei bambini. O meglio, una casa dove le famiglie dei piccoli pazienti ricoverati all’ospedale Policlinico Agostino Gemelli Irccs possano trovare accoglienza gratuitamente nei giorni di ricovero dei propri bimbi. La “Casa dei bambini – Trenta ore per la vita” nascerà nei prossimi mesi nel campus dell’ospedale di Roma come segno tangibile nel solco del Giubileo della Speranza. Il tempo di Avvento nel nosocomio romano si è aperto con una mattinata di musica, la benedizione del presepe, l’inaugurazione del Villaggio della solidarietà e la preghiera dell’Avvento presieduta da monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica. Giuliodori ha richiamato il senso dell’Avvento, ricordando anche la parola esigente del Vangelo: «Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli». Cuore della mattinata è stata la presentazione della “Casa dei Bambini – Trenta Ore per la Vita”, avviata grazie alla collaborazione tra l’Istituto Toniolo (che ha messo a disposizione il terreno), l’Associazione 30 Ore per la Vita e Casa Ronald McDonald Italia, con un progetto curato dall’ufficio tecnico del Gemelli. Un luogo dove la cura prende il volto di una casa: spazi condivisi, servizi dedicati, una comunità di prossimità che accompagna i tempi lunghi della terapia. «La “Casa dei Bambini” – ha ricordato Giuseppe Fioroni, vicepresidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo - si pone come segno concreto di una realtà che non accetta che i poveri e i malati siano “gli ultimi della fila”, ma li riconosce come primi destinatari di cura e attenzione». Anche il preside della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica, Alessandro Sgambato, ha richiamato il cuore della missione affidata al Gemelli: «La cura è il fondamento della nostra quotidianità». Coniugare eccellenza clinica e qualità dell’accoglienza, ha aggiunto Daniele Piacentini, direttore generale della Fondazione Gemelli, è fondamentale; in una sanità sempre più complessa «c’è sempre spazio per costruire attesa e speranza, per fare del Gemelli una comunità ampia, in cui ciascuno mette a disposizione il massimo della propria professionalità per restituire all’assistenza un volto autenticamente umano». Quasi il 70% dei bambini con disabilità in carico al Gemelli proviene da fuori regione: famiglie costrette a lunghi periodi lontano da casa. «Questa nuova struttura – ha spiegato Maria Mercuri, direttore del dipartimento di Scienze della salute della donna, del bambino e di sanità pubblica del Gemelli – nasce non solo per le famiglie, ma con le famiglie, mettendo al centro le loro difficoltà e i loro desideri: un luogo di reale condivisione, che semplifichi la vita dei bambini con disabilità e consenta di non spezzare i legami e la quotidianità». Il fondatore di 30 Ore per la Vita, Silvio Capitta, ha ricordato come «la scelta di finanziare la realizzazione della “Casa dei Bambini” nasce dalla volontà di mettere la dimensione umana e familiare al centro dei percorsi di cura». A sua volta, Maria Chiara Roti, direttrice generale di Casa Ronald McDonald Italia, ha sottolineato come la famiglia di un bambino malato non dovrebbe mai essere costretta a scegliere tra la presenza accanto al figlio e la sostenibilità economica del proprio quotidiano». ---End text--- Author: ALESSIA GUERRIERI Heading: Highlight: La struttura ospiterà gratuitamente i parenti dei piccoli pazienti. Iniziativa in collaborazione con 30 Ore per la Vita e Casa Ronald McDonald Image: -tit_org- Una Casa per le famiglie dei bimbi malati -sec_org- tp:writer§§ Alessia Guerrieri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203235307236.PDF §---§ title§§ Nella sanità digitale la fiducia è parte della cura link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203228107244.PDF description§§
Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 02 Dec 2025
Estratto da pag. 14 di "AVVENIRE" del 02 Dec 2025
Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 02 Dec 2025
I dati Agenas ricordano qual è l 'emergenza numero uno degli ospedali
pubDate§§ 2025-12-02T05:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203231407273.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203231407273.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203231407273.PDF tp:ocr§§ Le inefficienze della sanità italiana I dati Agenas ricordano qual è l’emergenza numero uno degli ospedali I nuovi dati di Agenas sui costi medi per giornata di degenza “in regime di acuzie” confermano ancora una volta un quadro che l’Italia non può più permettersi di ignorare: un sistema frammentato, disomogeneo, dove le differenze tra strutture – e fra territori – sono la cartina al tornasole di quanto davvero pesino le inefficienze organizzative e l’assenza di una programmazione omogenea a livello nazionale. I costi oscillano dai 1.326 euro per giornata di degenza dell’Aou Vanvitelli di Napoli ai 385 euro del Policlinico Tor Vergata di Roma, passando per una vasta gamma di valori che, tra gli ospedali non universitari, vanno dagli 827 euro dell’ospedale di Cosenza ai 374 euro del Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Numeri che, se letti bene, dicono almeno due cose: la prima è che la complessità clinica incide, ma non fino a giustificare differenze così estreme; la seconda è che l’efficienza organizzativa fa la differenza molto più della spesa assoluta. E’ chiaro allora dove guardare: alle gestioni regionali e, più nel dettaglio, al modo in cui le strutture organizzano i percorsi, utilizzano le risorse, gestiscono i fattori produttivi. L’indicatore Agenas, ponderato per i Drg (Gruppo omogeneo di diagnosi), ha una valenza concreta: un valore elevato significa che ogni giornata di ricovero costa di più perché assorbe più risorse del necessario. Non un dato neutro, ma una spia di processi da migliorare. Eppure, nonostante una forbice così ampia – con il Sud che, soprattutto nelle cliniche universitarie, si concentra nella fascia più costosa – la risposta politica è stata sempre la stessa: più fondi, senza mai interrogarsi come questi fondi vengono impiegati. Non basta aumentare i finanziamenti se non si interviene sulla capacità dei territori di spenderli bene. E’ qui che si gioca il futuro della sanità italiana. Non solo su quante risorse avremo ma su quanto saremo capaci di trasformare quelle risorse in servizi reali, in posti letto ben utilizzati, in percorsi appropriati, in degenze più brevi e meglio gestite. Il resto è rumore di fondo. La buona amministrazione, invece, non fa rumore. Ma fa la differenza. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Le inefficienze della sanità italiana -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203231407273.PDF §---§ title§§ Intervista a Giovanni Leoni - «Sanità che funziona e cure Ecco il segreto della longevità» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203231507274.PDF description§§
Estratto da pag. 15 di "GIORNALE" del 02 Dec 2025
Il vice presidente dei medici: «Va risolto il divario tra Regioni, il Sud ha potenziale»
pubDate§§ 2025-12-02T05:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203231507274.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203231507274.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203231507274.PDF tp:ocr§§ Giovanni Leoni «Sanità che funziona e cure Ecco il segreto della longevità» Il vice presidente dei medici: «Va risolto il divario tra Regioni, il Sud ha potenziale» Record Nonostante tutto, contiamo 22mila centenari Con tutti i divari possibili tra le Regioni, in generale in Italia si vive bene rispetto al resto d’Europa. A confermarlo è il vice presidente della Federazione degli Ordini dei medici Giovanni Leoni. Quale dato ci dice che, tutto sommato, in Italia la qualità di vita non è poi così bassa? «Abbiamo il record dei centenari, dopo il Giappone. Sono 22mila, concentrati soprattutto tra Liguria e Sardegna». Nel resto d’Italia sembra che si viva meglio dove ci Record sono le condizioNonostante ni peggiori? «Molto dipende tutto, da cure sanitarie e contiamo 22mila le liste d’attesa». Ecco il nodo prin- centenari cipe: le liste d’attesa. É vero che sono più snelle al Nord? «In generale è vero. Ma sarebbe una conquista poterlo dire con precisione. Invece il Ministero della Salute non ha ancora un quadro omogeneo sulla situazione italiana. I dati sulle liste non sono completi. Sembra assurdo ma lo confermo da collaboratore di Agenas per il portale della trasparenza amministrativa. Se alcune Regioni non forniscono i loro dati, è impossibile avere una fotografia reale». I cosiddetti viaggi della speranza dal Sud al Nord raccontano di una diversa qualità delle cure. «E proprio per questo l’Emilia Romagna ha appena lamentato problemi sui rimborsi da parte delle regioni di provenienza dei pazienti. Se questi soldi non arrivano e sono inadeguati rispetto ai costi reali rischiano di mandare in deficit i bilanci di una regione sana». C’è un effetto traino verso il basso? «Se una regione del Nord non ha i rimborsi adeguati e deve sostenere anche le richieste dei pazienti extra regione, alla fine è costretta a tagliare costi di personale e via dicendo». Eppure il Sud ha tanti punti di forza, che valgono spesso quanto una buona cura. «Eccome, pensiamo solo a clima, socialità e alla dieta mediterranea, regina del benessere. I problemi del Sud sono principalmente organizzivi». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Intervista a Giovanni Leoni - «Sanità che funziona e cure Ecco il segreto della longevità» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203231507274.PDF §---§ title§§ Intervista a Silvia Salis - Salis: «Riforma della sanità? Non mi piace ma parliamone» = «Sanità, la riforma non mi piace Prontaa collaborare, servetempo» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203226207269.PDF description§§
Estratto da pag. 5 di "SECOLO XIX" del 02 Dec 2025
La sindaca di Genova: «SI deve partire dal servizi, non dalla riduzione dei costi Ora un percorso partecipato nei territori:con un lavoro comune è un'occasione»
pubDate§§ 2025-12-02T05:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203226207269.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203226207269.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203226207269.PDF tp:ocr§§ intervista con la sindaca sul piano della regione liguria Salis: «Riforma della sanità? Non mi piace ma parliamone» Silvia Salis «Sanità, la riforma non mi piace Pronta a collaborare, serve tempo» La sindaca di Genova: «Si deve partire dai servizi, non dalla riduzione dei costi Ora un percorso partecipato nei territori: con un lavoro comune è un’occasione» «La riforma della sanità non mi piace: era necessaria ma è stata elaborata troppo frettolosamente per l’obiettivo che si propone. Si deve partire dai servizi, non dalla riduzione dei costi». Silvia Salis, sindaca di Genova e della città metropolitana, contesta la rivoluzione della sanità ligure che andrà in consiglio regionale il 9 e 10 dicembre. «Non coinvolge i territori e va migliorata. Sono pronta a collaborare». GUIDO FILIPPI / PAGINA 5 S ilvia Salis, sindaca di Genova e della città metropolitana criticala riforma della sanità ligure Contesta soprattutto il metodo e i tempi, oltre al mancato coinvolgimento dei territori. Ed è pronta a collaborare per un cambiamento condiviso «Riformare il sistema sanitario attuale in Liguria è una sfida necessaria, poiché abbiamo assistito a uno smantellamento graduale della rete territoriale che ha messo in crisi la rete ospedaliera. La linea di demarcazione tra il periodo prima e dopo il Covid ha messo in evidenza la necessità di un cambiamento epocale: serve una medicina di iniziativa, una sanità che “vada incontro” alla persona prima che le patologie insorgano o si aggravino, che prevenga l’emergenza. Per questo, credo che questa riforma sia stata elaborata troppo frettolosamente per l’obiettivo che si propone. Serve un’adeguata analisi epidemiologica dei bisogni di salute della popolazione, per concentrarsi sui fattori di rischio sanitari e sociali. Per una trasformazione di questa portata serve un percorso più approfondito e partecipato». Cosa non la convince? «Non mi convince il punto di partenza, che si basa su una riorganizzazione essenzialmente amministrativa, mentre andrebbe costruita sulle caratteristiche della popolazione, la più anziana d’Europa. Non si dovrebbe partire dalla riduzione dei costi, ma dall’appropriatezza delle prestazioni e dalla qualità dei servizi. Solo così si può arrivare a una razionalizzazione dei costi, a fronte di una maggiore qualità dell’offerta. Fondare una riforma sulla prevenzione e sui fattori di rischio sanitari e sociali porterebbe a una riorganizzazione più coerente e utile a dare risposte ai cittadini che oggi sono insoddisfatti. Come pensa di fare? «Come ho già avuto modo di dire al presidente Bucci, come Comune di Genova siamo disponibili a partecipare a un percorso di costruzione di un nuovo assetto sociosanitario. Stiamo collaborando con Regione e Asl già su molti fronti sociosanitari, come sull’applicazione della riforma della disabilità e sull’integrazione sociosanitaria dei servizi territoriali nei Punti unici di accesso. Ma per riformare l’assetto è necessario avere più tempo e più confronto costruttivo. Il Pnrr, con Case e Ospedali di Comunità, spinge verso una maggiore integrazione territoriale: è un’occasione da cogliere con un lavoro comune». Il centrosinistra ha presentato una controriforma. «Sì, una proposta concreta che parte dalla consapevolezza che il sistema va riformato in maniera sostenibile perché obsoleto, mantenendo un vincolo fondamentale con il territorio affinché, attraverso l’appropriatezza dei servizi, si sfidi anche la sempre più ridotta disponibilità di risorse economiche. La previsione di tre Aree Operative sovra-aziendali ottimali cerca di conciliare la razionalizzazione della governance con la valorizzazione della dimensione territoriale, garantendo volumi di attività adeguati e maggiore efficienza. Altrimenti, con un’unica superAsl, il rischio è che le prestazioni vengano erogate in luoghi molto distanti dalle abitazioni dei cittadini che ne hanno bisogno. In un territorio così complesso come il nostro, serve un vincolo territoriale, sennò il rischio è che le prestazioni pubbliche vengano considerate meno appetibili di quelle private». Pensa che possa entrare in vigore a gennaio 2026? «Spero che ci si possa ancora fermare per dare tempo ai territori e a tutte le componenti di condividerne obiettivi e percorsi. Un’approvazione troppo rapida comporterebbe una lunga fase di transizione, come già accaduto con il Piano Sociale Integrato, che ancora oggi fatica a essere applicato pienamente e con una grande fatica di Anci Liguria nel prestare assistenza capillare a tutti i Comuni». Come viene valutata la riforma dai sindaci della Città Metropolitana? «Il voto del CAL ha messo in evidenza grande preoccupazione da parte di molti sindaci e una profonda incertezza verso la futura riorganizzazione. Si teme il depotenziamento delle funzioni sociosanitarie affidate ai Comuni, poiché non si punta a un maggior sostegno agli enti locali nello svolgere questa funzione. Servono protocolli organizzativi chiari per garantire un’integrazione e permettere ai sindaci di tutelare la salute dei cittadini». Ha parlato della riforma con il presidente Bucci? «Il presidente Bucci mi ha presentato le sue intenzioni e gli obiettivi che si sta ponendo con questa riforma. Ho quindi avuto tempo di analizzarla, confrontandomi anche con i miei colleghi sindaci, e ritengo che, vista la portata e la complessità, sia necessario più tempo, ma soprattutto più metodo: da una parte, un’attenta analisi epidemiologica per progettare un nuovo assetto, dall’altra un confronto maggiore con le articolazioni territoriali coinvolte». Una delle critiche principali è: «Accentra tutto sulla super-Asl e toglie responsabilità ai territori». «Per una regione territorialmente complessa come la Liguria, accentrare troppo può essere un rischio. Una sola personalità giuridica può semplificare alcuni aspetti amministrativi, ma crea anche problemi: ad esempio una mobilità del personale potenzialmente indiscriminata, senza confini definiti, come evidenziato anche dall’opposizione in Consiglio regionale. L’obiettivo non può essere solo razionalizzare i costi, ma rispondere meglio ai bisogni». Nella riforma si parla poco di sociale. «Purtroppo, in Liguria da sempre ci sono due norme: la sanitaria e la sociale. La necessità, come avviene in altre regioni, e la sfida, è arrivare a una norma unica sociosanitaria che preveda una vera integrazione normativa. Questo permetterebbe di rendere strutturale un approccio complessivo che parta dai fattori di rischio sanitari e psicosociali, affrontando il tema del mantenimento in salute il più possibile di tutti. Sul fronte sociale e sociosanitario anche il Comune può fare la sua parte. E abbiamo già iniziato con decisione a muoverci in questo settore, ad esempio con il progetto Sport Senior: due ore di attività fisica gratuita alla settimana, in tutti i Municipi, con istruttori professionisti per gli over 65. Il successo fin dalla prime settimane è stato notevole: abbiamo già ricevuto quasi 3.000 adesioni e nel 2026 vogliamo provare a raggiungere le cinquemila. Un progetto che mette al centro la prevenzione, una grande palestra diffusa, uno strumento concreto per contrastare la sedentarietà e promuovere la socialità. Fare movimento con regolarità significa mettere al centro il benessere psicofisico e lo sport è la prima medicina per stare bene e favorire l’invecchiamento attivo. Nuovi ospedali a Genova: il Monoblocco (1970) è l’ultimo costruito. Il nuovo Galliera e Erzelli sono una grande incognita: è ottimista? «Più che ottimista, sono realista. Ad oggi questi percorsi sono molto indietro e, soprattutto per Erzelli, in questi anni si è assistito a narrazioni che non corrispondevano alla realtà. Genova ha bisogno di strutture moderne e tecnologicamente all’avanguardia, e spero che si riesca a realizzare ospedali che valorizzino anche le competenze dei nostri centri di ricerca, come l’Iit». Nell’ultimo incontro con Bucci si è parlato anche dell’intasamento dei pronto soccorso. «L’affollamento deriva soprattutto dall’indebolimento della sanità territoriale e dalla mancanza di investimenti in servizi e personale. È necessario un cambiamento deciso, e la ri forma potrebbe essere un’opportunità, purché affrontata con un approccio diverso. Genova non si tira indietro, ma la priorità resta la tutela della salute dei cittadini. E’ un delitto che su temi così delicati si debba arrivare allo scontro politico per mancanza di ascolto e di metodo». — ---End text--- Author: GUIDO FILIPPI Heading: Highlight: Image:SILVIA SALIS SINDACA DI GENOVA La riforma andrebbe costruita sulle caratteristiche della popolazione, la più anziana d’Europa Il sistema va riformato in maniera sostenibile per sfidare la ridotta disponibilità economica ” Genova è indietro nella costruzione di nuovi ospedali: ne ha bisogno soprattutto degli Erzelli L’affollamento dei pronto soccorso deriva dalla mancanza di investimenti in servizi e personale -tit_org- Intervista a Silvia Salis - Salis: «Riforma della sanità? Non mi piace ma parliamone» «Sanità, la riforma non mi piace Prontaa collaborare, servetempo» -sec_org- tp:writer§§ Guido Filippi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203226207269.PDF §---§ title§§ Antibiotici e nuove cure: oltre 100 domande all'Aifa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203238207213.PDF description§§
Estratto da pag. 31 di "SOLE 24 ORE" del 02 Dec 2025
Estratto da pag. 31 di "SOLE 24 ORE" del 02 Dec 2025
Marzio Bartoloni —a pag. 31
pubDate§§ 2025-12-02T05:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203237307224.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203237307224.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203237307224.PDF tp:ocr§§ Da 150 milioni Biotech, fondo Ue per le start up Marzio Bartoloni —a pag. 31 Salute 24 Biotech e Sanità digitale: fondo da 150 milioni per le start up Ue Innovazione. Accordo tra la Bei e Angelini Ventures per finanziare la nascita di imprese nell’healthcare: il primo investimento congiunto in una società biofarmaceutica che studia nuovi farmaci oncologici D ai farmaci innovativi contro i tumori o per il sistema nervoso centrale alla robotica fino alla Sanità digitale. Parte la caccia in Europa alle start up più innovative e in pista ci sono due player di peso e cioè la Bei, la Banca europea per gli investimenti e Angelini Ventures, il corporate venture capital di Angelini Industries, che proprio ieri hanno firmato un accordo per cofinanziare con 150 milioni di euro le startup europee nelle aree della biotecnologia e della sanità digitale. Si tratta della prima intesa che la Bei sigla con un corporate venture capital in Europa nell'area dell'healthcare e prevede che Angelini Ventures e Bei investano 75 milioni ciascuno nei prossimi sei anni. L'obiettivo è quello di co-investire complessivamente in 7-10 startup europee che sviluppano soluzioni innovative particolarmente adatte al lancio sul mercato per poi arrivare nel giro massimo di 12-14 anni a una exit che preveda anche un ritorno. E questa nuova alleanza ha prodotto subito un primo investimento e cioè quello nel secondo round di finanziamento in Adcytherix, società biofarmaceutica francese che sviluppa ADC (Antibody-Drug Conjugates), farmaci oncologici innovativi. Queste terapie mirate combinano anticorpi con agenti citotossici di nuova generazione per aumentare la precisione, ridurre la tossicità e affrontare la resistenza ai trattamenti esistenti. Il primo round, chiuso nell'ottobre di quest'anno, è stato guidato da Bpifrance attraverso le sue strategie di investimento Large Venture e InnoBio, e co-guidato da Kurma Partners, Andera Partners e Angelini Ventures. «L'importante intesa con BEI consente di inserire in un contesto strategico europeo l'impegno per l'innovazione che il nostro Gruppo sta portando avanti attraverso il venture capital. Essere stati scelti da un'istituzione come BEI per un progetto ambizioso, che vuole consolidare il ruolo dell'Europa nell'innovazione in sanità, è un'opportunità per lavorare all'obiettivo comune di tradurre le eccellenti idee dei ricercatori in prodotti e servizi che possano avere un impatto positivo sulla vita delle persone e sullo sviluppo economico dei Paesi europei», avverte Sergio Marullo di Condojanni, CEO di Angelini Industries, multinazionale italiana attiva nei settori della salute, della tecnologia industriale e del largo consumo. Che attraverso Angelini Ventures, fondata nel 2022 e con una dotazione di 300 milioni di euro da Angelini Industries, ha già investito 125 milioni di euro in 22 startup. «Con iniziative come questa, rafforziamo la capacità del nostro continente di guidare l'innovazione tecnologica e di generare benefici concreti per cittadini, pazienti e imprese», ha aggiunto Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI, ricordando come l'iniziativa rientri nel programma di investimenti TechEu che punta a investire 70 miliardi di euro in equity, quasi-equity, prestiti e garanzie nel triennio 2025-2027, con l'obiettivo di mobilitare 250 miliardi di euro di investimenti nell'economia reale. Ma come funzionerà questo strumento? BEI ha selezionato Angelini Ventures attraverso una due diligence che ha valutato requisiti di preparazione tecnico-scientifica e finanziaria. E in virtù dell'accordo, Angelini Ventures, su delega di BEI, selezionerà le startup europee più promettenti e innovative. Queste ultime saranno proposte dal fondo di corporate venture capital di Angelini a BEI che ne verificherà la conformità ai criteri del piano strategico europeo. In caso di parere positivo di BEI, si procederà al co-finanziamento: per esempio, un investimento per un totale di 15 milioni di euro prevederebbe 7,5 milioni di euro messi a disposizione dal Gruppo BEI e altrettanti da Angelini Ventures. L'esec uzione e la gestione dei co-investimenti saranno delegate ad Angelini Ventures che potrà contare anche sui suoi rappresentanti nei board delle imprese finanziate. «Per noi questo impegno è una scelta strategica perché questo strumento ci consente di accedere all'innovazione nel mondo dell'healthcare», sottolinea Paolo Di Giorgio, CEO di Angelini Ventures, per il quale l'accordo con la BEI «costituisce un tassello chiave nel percorso di rafforzamento della nostra presenza internazionale e della nostra visione globale. Si tratta di una linea di sviluppo essenziale per accelerare l'accesso al mercato di talenti e progetti innovativi, facilitando collaborazioni strategiche in campo sanitario e offrendo opportunità di scaling per investimenti e partner». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Salute 24 Highlight: Angelini Ventures, fondata nel 2022 ha già investito 125 milioni di euro in 22 startup Image:Sergio Marullo di Condojanni amministratore delegato di Angelini Pharma La prima intesa della Bei. Quella siglata da Angelini Ventures è la prima intesa che la Bei sigla con un corporate venture capital in Europa nell'area dell'innovazione nell’healthcare -tit_org- Da 150 milioni Biotech, fondo Ue per le start up Biotech e Sanità digitale: fondo da 150 milioni per le start up Ue -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/02/2025120203237307224.PDF §---§