title§§ Sale la spesa degli italiani per la sanità privata: 41 miliardi
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Estratto da pag. 9 di "AFFARI E FINANZA" del 01 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-01T03:39:00+00:00
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tp:ocr§§ Sale la spesa degli italiani per la sanità privata: 41 miliardi Meregalli (Pellegrini): “Ma crescono anche le rinunce. Informare i lavoratori” LA SALUTE li italiani aprono sempre più i portafogli per accedere ai servizi della salute in via “privata”. Freschi dati della Fondazione Gimbe cifrano la spesa sanitaria a carico dei cittadini (“out-of-pocket”) a 41,3 miliardi, il 22,3% della spesa sanitaria totale. Un livello che supera da ormai dodici anni la soglia del 15% che l’Oms indica come limite oltre il quale «sono a rischio uguaglianza e accessibilità delle cure». In effetti è in atto un movimento paradossale: da una parte cresce la spesa privata, ma dall’altra salgono anche le rinunce alle prestazioni, da 4,1 a 5,8 milioni nel giro di tre anni. Non tutti riescono a curarsi di tasca propria, con l’effetto ancora una volta di allargare la forbice e creare nuove povertà. «La spesa out of pocket degl italiani è oltre 1.100 dollari pro capite, sopra la media Ocse e Ue - ragiona Angelo Meregalli, direttore divisione Welfare solution di Pellegrini - La motivazione non è tanto la qualità G delle strutture pubbliche, ma la difficoltà di accesso. Si stima che quest’anno l’80% degli italiani abbia rinunciato almeno una volta alle cure a causa delle liste d’attesa». Se questo è il quadro, il welfare aziendale diventa strategico come «ponte tra i lavoratori e l’accesso alle cure». In che modo? «In realtà c’è un forte e poco conosciuto nesso con la contrattazione collettiva: dai Ccnl nascono molti fondi sanitari integrativi, come il Fondo Est che riguarda il settore terziario, turismo e servizi o il MetaSalute per i metalmeccanici». Con poco più di una decina di euro di contributi mensili, in larga parte a carico dell’azienda, «si introducono coperture sanitarie significative per milioni di lavoratori e le loro famiglie», dice Meregalli. La sfida qui è triplice: «Le aziende devono comunicare chiaramente ai lavoratori l’esistenza di questi fondi; questi ultimi devono rendere l’accesso semplice e trasparente; i lavoratori devono avere tempo da dedicarvi». Altro livello di supporto dalle aziende è quello dei piani welfare adottati ormai dal 53% delle società oltre mille dipendenti. Voce sempre più importante per tutelare il potere d’acquisto delle famiglie, ma non esente da ambiti perfettibili. «Il sistema attuale è complesso, burocratico. La maggioranza dei dipendenti dichiara confusione o insoddisfazione rispetto ai benefit offerti dai piani sanitari integrativi da Ccnl», dice Meregalli, tanto che l’utilizzo è certamente inferiore rispetto al potenziale, con conseguente ricaduta nella spesa out-of-pocket dei dipendenti stessi. Il bisogno di salute è manifesto, dunque, «ma è il momento di far evolvere le modalità di accesso e di fruizione ai piani sanitari integrativi da parte dei dipendenti aventi diritto perché davvero contribuisca a supportare in una logica di sussidiarietà un Sistema Sanitario Nazionale che giocoforza sarà sempre più “piccolo” rispetto alle esigenze future della popolazione». E questa è una opportunità per le aziende di svolgere un ruolo etico, che porta vantaggi per tutti: aumenta l’attrattività, i dipendenti sono più soddisfatti e più produttivi e il Ssn può indirizzare le risorse in modo migliore. ---End text--- Author: Raffaele Ricciardi Heading: LA SALUTE Highlight: Image: -tit_org- Sale la spesa degli italiani per la sanità privata: 41 miliardi -sec_org-
tp:writer§§ Raffaele Ricciardi
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title§§ «Pm tasse e meno servizi, il debito è di 103 milioni»
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Estratto da pag. 9 di "CENTRO" del 01 Dec 2025
Paolucci e Mannelli (Pd): «Questo è il quadro più grave degli ultimi quindici anni Emerge che la Regione rappresenta circa il 10% del deficit sanitario in Italia»
pubDate§§ 2025-12-01T06:09:00+00:00
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tp:ocr§§ «Più tasse e meno servizi il debito è di 103 milioni» Paoiucci e Mannelli (Pd): «Questo è il quadro più grave degli ultimi quindici an Emerge che la Regione rappresenta circa il 10% del deficit sanitario in Italia» «La sanità abruzzese è cinque volte più indebitata rispetto alla media italiana». Sono parole diel capogruppo del Pd, Silvio Paoiucci, e del segretario regionale Daniele Mannelli. «È questo», precisano, «il dato più clamoroso che emerge dai risultati della Corte dei Conti. Non solo: la Regione pesa per il 2% sul Fondo sanitario nazionale e se fossimo in linea con il disavanzo del Paese - che ha raggiunto 1,5 miliardi - oggi dovremmo registrare un rosso di circa 35 milioni. E invece il numero che emerge dall'analisi è di 103 milioni di euro». Secondo i Dem è «un dato, questo, che testimonia una realtà scomoda: la Regione ha prodotto un debito sproporzionato, enorme e del tutto ingiustificabile rispetto al contesto nazionale, rappresentando quasi il 10 per cento del deficit in Italia in sanità, con più tasse e meno servizi». «È un fallimento di proporzioni enormi», sottolineano Paoiucci e Marinelli. «Nel 2018, con il governo regionale di centrosinistra, la sanità chiudeva in pareggio con un avan zo di 88mila euro e l'Abruzzo era appena uscito dal commissariamento, nel 2016, grazie a un lungo e difficile lavoro di risanamento». Secondo quanto dichiarato dai due esponenti del Pd, in soli sei anni di governo di centrodestra il deficit è passato da 12,6 milioni a 103,8 milioni di euro, con una proiezione per il 2025 che supera i 126 milioni. «Ci troviamo di fronte al quadro più grave degli ultimi quindici anni. 11 presidente Marco Marsilio dice che tutta l'Italia soffre, ma non nei termini dell'Abruzzo: ci sono regioni che chiudono in attivo, come Lazio, Campania, Lombardia e Veneto. L'Abruzzo, invece, entra di diritto nel gruppo delle realtà più in difficoltà, nonostante sia un territorio più piccolo e, quindi, più facilmente governabile nelle dinamiche contabili». A sottolineare la gra- SANITÀ » L'ANALISI DELLA CORTE DEI CONH «Più tasse e meno servizi, ¡ I debito ñ ¡ lOJt milioni» Ã vita della situazione, sempre secondo il Pd, sono i dati della fondazione Gimbe, che confermano che mentre il pubblico arranca cresce la spesa delle famiglie verso strutture private - non convenzionate - del più 137 per cento. «Siamo di fronte a un vero segnale d'allarme, che in Abruzzo si amplifica a causa di liste d'attesa infinite, carenze di personale e reparti in sofferenza». Duro poi l'attacco di Paolucci e Mannelli alla giunta regionale: «Dopo aver negato per anni i problemi mentendo alla comunità - la giunta è stata costretta a chiedere aiuto a Roma. Ma non basta evocare criteri di riparto di versi: quando si produce un debito cinque volte superiore alla media nazionale, è evidente che la responsabilità è politica e gestionale». Da qui la presa di posizione: «Per invertire questa deriva servono: trasparenza sui conti, un piano straordinario per abbattere veramente le liste d'attesa, investimenti sul personale e riorganizzazione della rete ospedaliera. Dobbiamo tornare ad avere una sanità pubblica solida e credibile, affinchè non sia più la prima regione con cittadini che rinunciano alle cure: la salute degli abruzzesi prima di tutto». La corsiadi un ospedale il capogruppo Silvio PaoluccI e il segretario regionale del Partito Democratico, Daniele Mannelli -tit_org- «Pm tasse e meno servizi, il debito è di 103 milioni» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ «Troppe le diseguaglianze nella sanità pubblica»
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Estratto da pag. 25 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 01 Dec 2025
Benedetti: il Servizio nazionale si regge ormai sul sacrificio del personale
pubDate§§ 2025-12-01T03:41:00+00:00
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tp:ocr§§ «Troppe le diseguaglianze nella sanità pubblica» Benedetti: il Servizio nazionale si regge ormai sul sacrificio del personale V olto simbolo della lotta al Covid, chi non ricorda l’infermiera immortalata in una foto diventata virale, con il volto segnato dai segni della mascherina e dalla stanchezza dopo turni massacranti in terapia intensiva? È Martina Benedetti, infermiera ma anche divulgatrice scientifica e scrittrice, autrice del libro La salute in un angolo - Crisi e futuro del nostro servizio sanitario con la prefazione della giornalista specializzata sui temi della salute Roberta Villa (Edizioni Dedalo, pp. 272, euro 18). In realtà si tratta del suo secondo saggio (dopo Salvarsi da bufale e fake news edito da Nutrimenti), una riflessione acuta, di chi vive dall’interno, lo stato di salute della nostra sanità arricchita da interviste ad esperti autorevoli, quali Lucio Luzzatto, Silvio Garattini, Ottavio Davini, Paolo Vineis, Roberto Seghetti e Lorenzo Giraudo. L’autrice, che inoltre collabora con il Cnr e la fondazione Gimbe, in questo vademecum sulla nascita del Servizio nazionale e sulle sue trasformazioni, racconta la crisi del nostro sistema sanitario per non arrendersi a un futuro in cui le cure diventano sempre più un privilegio per pochi. Un viaggio nella sanità italiana tra sfide e debolezze che tuttavia negli ultimi anni è sotto forte pressione: scarsi finanziamenti, carenza di personale, disuguaglianze terriAGGIO dito da Dedalo era anti-covid na crisi profonda toriali, accesso discontinuo per alcuni servizi e lunghe attese rischiano di erodere alcuni dei suoi valori fondamentali. Eppure il Servizio sanitario nazionale resta una delle istituzioni più importanti e preziose del nostro Paese, un pilastro di equità sociale. Come afferma nella prefazione la stessa Villa: «Il valore del Servizio Sanitario Nazionale deve essere difeso a partire da ciascuno di noi, con il profondo senso di responsabilità con cui si maneggiano le cose preziose e fragili». Un invito quindi a vedere nella salute un equilibrio importante e da salvaguardare per l’intera collettività. Martina Benedetti, il Servizio sanitario nazionale riesce a garantire ancora il diritto alla salute? «Il Servizio ggi garantisce il diritto alla salute in modo sempre più diseguale. Dipende da dove vivi, da quanto puoi aspettare e, ormai spesso, da quanto puoi pagare. Il sistema regge, spesso, grazie al sacrificio del personale. Un sacrificio che non è più sostenibile». Partendo dal presupposto che il diritto alla salute è il fondamento della nostra Costituzione, come sancito dall’articolo 32, cosa succede se il Servizio Sanitario Nazionale viene smantellato pezzo dopo pezzo come si evince dal suo libro? «Quando smantelli un sistema pubblico non sparisce la domanda ma si sposta nel privato dove chi può paga e chi non può rinuncia alle cure». Tra riduzione dei finanziamenti, privatizzazioni e disuguaglianze crescenti, occorrono soluzioni concrete per restituire al cittadino una Sanità pubblica forte. Quali sono le soluzioni che propone nel suo libro? «Innanzitutto soldi, serve un finanziamento stabile e adeguato ma soli soldi non bastano. Vanno affiancati da programmazione, visione e capacità. La politica sanitaria deve ergersi su basi tecniche, non elettorali». Molti la ricordano per aver dato un volto umano alla sofferenza e allo sforzo di chi lavorava in prima linea durante l’emergenza sanitaria globale. Da quei difficilissimi mesi cosa è cambiato oggi per il personale sanitario? «Il personale sanitario è più stanco, più demoralizzato e meno tutelato. La retorica degli eroi è finita, i problemi strutturali no. Molti stanno lasciando il sistema pubblico e il vero allarme è questo». ---End text--- Author: STEFANIA DI MITRIO Heading: Highlight: SAGGIO Nel libro edito da Dedalo l’infermiera anti-covid denuncia una crisi profonda Image:FOTO SIMBOLO Martina Benedetti a sinistra nella foto-simbolo dell'emergenza Covid. L'immagine è divenuta testimonianza virale della strenua lotta sostenuta dagli infermieri del Servizio sanitario n
azionale durante la pandemia -tit_org- «Troppe le diseguaglianze nella sanità pubblica» -sec_org-
tp:writer§§ STEFANIA DI MITRIO
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title§§ Screening e vaccini via dal Patto di stabilità per salvare la sanità
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Estratto da pag. 15 di "AFFARI E FINANZA" del 01 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-01T05:15:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Screening e vaccini via dal Patto di stabilità per salvare la sanità L’Italia impegna appena il 5% dei fondi per limitare il rischio di malattie Dalla comunità scientifica e farmaceutica arriva la proposta di considerare queste spese come investimenti da tenere fuori dalle regole sul deficit La prevenzione l conto è presto fatto. Il nostro paese spende in prevenzione poco più del 5% del Fondo sanitario nazionale (Fsn). Il che è un incongruo non solo medico ed etico (sarebbe meglio non ammalarsi che soffrire e doversi curare) ma anche economico visto che, stimano gli esperti, ogni euro speso in prevenzione genera un ritorno di 14 euro per l’economia della salute. Con un risvolto parecchio significativo: il ritorno sale a 19 volte l’investimento se si parla di vaccini e, in particolare, riferisce la Johns Hopkins University: ogni dollaro investito in vaccinazione pediatrica ne porta indietro fino a 44. Scopriamo, invece, che in Italia per le vaccinazioni si spendono poco meno di 760 milioni l’anno (dato OsMed 2024), cioè circa lo 0,57% del Fondo. Sembrerebbe un bell’autogoal se non fosse legato a una logica ineccepibile: il Fondo è quello, anzi diminuisce (in termini percentuali sul Pil) di anno in anno, gli italiani si ammalano e quei pochi soldi che ci sono dobbiamo usarli per loro. E se la risposta più ovvia sarebbe: aumentiamo il Fondo; la replica è immediata: non si può, per restare dentro quel 3% previsto dal Patto europeo di stabilità. Ma dal 2024 qualcosa è cambiato. E oggi, nei corridoi di Bruxelles, gira un progetto che sembra avere le gambe per camminare. «Partiamo da una definizione secondo cui investimento è anche quella spesa che genererà un ritorno sull’investimento stesso», spiega Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di MSD Italia e vicepresidente di Assolombarda. Ora c’è la possibilità di spostare fuori dal Patto di stabilità gli investimenti nella difesa, nel green, nella digitalizzazione e nella resilienza sociale ed economica. Ma perché non includervi i denari spesi in un investimento così proficuo come la prevenzione? Di fatto, chiosa Luppi: «Stiamo vivendo in un contesto di warfare; in cima all’agenda politico-istituzionale di Bruxelles c’è la difesa, la difesa, la difesa. Ora dobbiamo passare da un contesto di warfare a un contesto di welfare. In Europa si invecchia, per fortuna, tanto, ma sappiamo tutti che tra i 50 e i 60 qualcosa si rompe e da lì in avanti gli anni non sono più in buona salute. Allora perché non conserviamo la buona salute dei cittadini europei?». La possibilità più concreta è non farli ammalare. Ma non basta invocare la prevenzione come fosse un mantra. Non basta invitare tutti a mangiare bene e camminare. Serve identificare delle misure precise e calcolabili. I vaccini lo sono. Come lo sono gli screening, per i quali spendiamo 240,5 milioni l’anno circa. Pertanto, se sommiamo la spesa per vaccini e la spesa per screening oncologici raggiungiamo la cifra di 998,7 milioni, circa un miliardo che potrebbe essere stralciato dal Patto. «In Italia il Parlamento ha già approvato due risoluzioni che hanno proprio sdoganato l’idea che la prevenzione intesa come diagnosi precoce e immunizzazione sia un investimento», racconta Luppi. La richiesta a Bruxelles è che i soldi spesi per queste due voci non vengano più considerati come spesa contabile. «Oltre ad avere fondi aggiuntivi, saremmo sicuri che tutto quello che verrà allocato su immunizzazione e screening non verrà distolto per altro», chiosa Luppi. La I realtà, infatti, è che quel 5% destinato del Fondo alla prevenzione viene eroso significativamente per andare a coprire altre spese delle Regioni. Se, viceversa, fossero denari destinati all’investimento, sarebbero vincolati. Ma è sufficiente avere una buona idea per sfondare le resistenze di Bruxelles? L’iter è complicato. Ma una road map c’è. «Ad aprile bisognerà inserire la voce prevenzione all’interno della revisione del piano di medio termine, in uno dei quattro capitoli previsti dal New Economic Governance Framework da parte dell’European Fisca
l Board della Commissione. Potrebbe andare dentro al capitolo della difesa, oppure nel capitolo della resilienza sociale. L’Italia dovrebbe inserire con dei dati forti questa possibilità all’interno dell’appendice sesta del piano di medio termine, e chiedere alla Commissione Europea di considerare queste spese come priorità strategiche in modo da non gravare nel calcolo del 3% di deficit sul Pil», spiega Luppi. Cercando un coordinamento con gli altri paesi, laddove Francia e Germania sono già in partita e la Spagna è disponibile. Insomma, l’idea ha le gambe per camminare. Camminerà? Lo scopriremo entro aprile del 2026. Certo, mettere in sicurezza quei piccoli investimenti in prevenzione sarebbe un grande passo, molto poco oneroso. Ma molto europeo, nella direzione del welfare che è la nostra cifra etica e politica. ---End text--- Author: Daniela Minerva Heading: La prevenzione Highlight: IN PIAZZA LE STELLE DI NATALE AIL Nei giorni 5, 6, 7 e 8 dicembre tornano le stelle di Natale Ail a colorare 5.000 piazze italiane, iniziativa posta sotto l’alto patronato del presidente della repubblica e giunta alla sua 37esima edizione. Si rinnova così lo storico appuntamento con la solidarietà promosso dall’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, da oltre 55 anni al fianco dei pazienti ematologici e delle loro famiglie. Il contributo minimo associativo per ricevere la stella di Natale Ail è di 15 euro. Per sapere in quali piazze italiane trovare i 17.000 Volontari dell’Ail dal 5 all’8 dicembre si può andare su ail.It o chiamare il numero 06-70386060 (attivo dal 2 dicembre, ore 9-17). Anche quest’anno, oltre alla tradizionale pianta natalizia, in molte piazze italiane si potrà ricevere la stella “sogni di cioccolato Ail”, cioccolato finissimo al latte e fondente con nocciole, disponibili con una donazione minima di 15 euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA Image:I CONTI PUBBLICI 1 1 L’Italia spende in prevenzione poco più del 5% del Fsn. Nei vaccini vanno poco meno di 760 milioni all’anno -tit_org- Screening e vaccini via dal Patto di stabilità per salvare la sanità -sec_org-
tp:writer§§ Daniela Minerva
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title§§ Le Scienze della vita sono per l' Europa un'opportunità da non sprecare
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/01/2025120101719204476.PDF
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Estratto da pag. 44 di "AFFARI E FINANZA" del 01 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-01T05:15:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Le Scienze della vita sono per l’Europa un’opportunità da non sprecare L’industria farmaceutica italiana è ai vertici mondiali, ma servono riforme urgenti per competere con Usa e Cina in un contesto geopolitico sempre più complesso industria farmaceutica italiana ha raggiunto nel 2024 risultati significativi: 56 miliardi di euro di produzione e 54 miliardi di export. Oggi rappresenta il primo comparto manifatturiero italiano per saldo commerciale, con oltre 21 miliardi di euro di surplus. Negli ultimi dieci anni, l’export è cresciuto del 157%, superando la media europea del 137%. Eppure mentre l’Italia consolida la propria posizione, l’Europa sta perdendo terreno nella competizione globale. Negli ultimi vent’anni, l’Europa ha ceduto il 25% della sua quota globale di investimenti in ricerca e sviluppo biomedica. Stati Uniti e Cina hanno implementato strategie aggressive: la quota europea di trial clinici globali è scesa dal 25,6% al 19,3%, il finanziamento delle biotecnologie è molto più debole rispetto agli Stati Uniti, e tre quarti dei laureati Stem europei in dottorato scelgono di andare negli Usa. I dati sui nuovi principi attivi lanciati a livello mondiale sono eloquenti: tra il 2005 e il 2024, gli Stati Uniti sono passati da 151 a 273 nuovi farmaci, mentre l’Europa (compreso il Regno Unito) è cresciuta solo da 130 a 205. La CiL’ na è passata da 127 a 169. La leadership europea si sta progressivamente erodendo. La distribuzione del fatturato farmaceutico evidenzia gli squilibri: il Nord America rappresenta il 55% del mercato globale, l’Europa solo il 23%. Il 75% degli ingredienti attivi utilizzati nei farmaci di sintesi chimica – salvavita, anticoagulanti, antibiotici – viene importato da Cina e India, esponendo l’Europa a rischi concreti di sicurezza sanitaria e sovranità industriale. Il contesto si complica con la nuova amministrazione statunitense. L’ordine esecutivo “Most Favored Nations” punta a valorizzare i farmaci negli Usa tenendo conto degli investimenti in ricerca, sostenendo che l’Europa beneficia dell’innovazione senza contribuire proporzionalmente al suo finanziamento. Se questa strategia venisse implementata senza un rapido adeguamento europeo, l’Europa rischierebbe gravi difficoltà nell’accesso ai farmaci innovativi. Il nodo è la valorizzazione economica dell’innovazione. Parallelamente, serve velocizzare l’accesso ai farmaci. L’Italia sconta 14 mesi dall’approvazione europea di un nuovo farmaco, ai quali se ne aggiungono da zero a 16 per le procedure regionali. Una frammentazione che genera disuguaglianze territoriali e ritardi nelle cure innovative. Il Governo ha avviato alcune riforme: la riorganizzazione dell’Aifa, il testo unico per il settore, la legge sull’intelligenza artificiale con quattro articoli dedicati alla sanità. Ma serve fare di più. «L’Italia ha l’opportunità di trasformare il vasto potenziale delle scienze della vita in un asset strategico nazionale», spiega Giovanni Tria, presidente della Fondazione Enea Tech e Biomedical. «La sperimentazione di nuove forme di collaborazione pubblico-privato va in questa direzione: valorizzare le eccellenze scientifiche e cliniche già presenti nel Paese e integrarle con la capacità industriale, tecnologica e produttiva. Investire in infrastrutture biomediche avanzate e in poli di innovazione permette infatti di generare un ecosistema attrattivo, capace di trattenere talenti, attirare investimenti internazionali e sviluppare filiere ad alto valore aggiunto. Un comparto delle scienze della vita forte significa capacità di rispondere più rapidamente alle emergenze sanitarie, maggiore sicurezza nell’approvvigionamento di prodotti critici e un ruolo più attivo nelle iniziative europee di sovranità tecnologica». La revisione della legislazione farmaceutica europea preoccupa l’industria: proposte che riducono la protezione della proprietà intellettuale rischiano di scoraggiare investimenti a lungo termine. L’industria farmaceutica europea, rappresentata dalle sue associazioni di categoria, propone di creare una Competitiveness Strategy
for European Life Sciences, coordinata da un EU Office for Life Sciences che allinei le diverse politiche e conduca verifiche sistematiche di competitività. L’Europa soffre di una governance frammentata delle scienze della vita, con regole contraddittorie e processi lenti. Serve considerare la spesa sanitaria non come costo, ma come investimento che genera produttività e crescita. Nel contesto delle tensioni commerciali, l’industria propone dazi zero sui farmaci per garantire accesso alle cure senza che le guerre commerciali penalizzino la salute pubblica. L’Europa e l’Italia hanno un’opportunità davanti a sé, ma il tempo stringe. Le regole di vent’anni fa non possono funzionare in un mondo radicalmente diverso. Sono necessarie scelte politiche coraggiose: sviluppare cluster competitivi, rafforzare i mercati dei capitali, implementare l’European Health Data Space, investire in competenze Stem. L’alternativa è assistere all’erosione della leadership europea, con conseguenze per l’accesso alle cure, la sicurezza sanitaria e la competitività economica. L’Italia, con la sua industria farmaceutica leader in Europa, può guidare questo cambiamento, ma solo se governo, istituzioni, imprese e comunità scientifica lavoreranno insieme per rimuovere gli ostacoli e creare un ecosistema davvero competitivo. ---End text--- Author: Giulia Cimpanelli Heading: Highlight: • FOCUS L’EMERGENZA ANTIBIOTICI OMS: “SERVE UNO SFORZO CORALE E CONCRETO” Al momento nel mondo sono in fase di sviluppo clinico 90 farmaci antibiotici, 232 sono in fase pre-clinica e 155 vaccini per contrastare le infezioni batteriche resistenti. Dati che sottolineano l’urgenza dell’appello lanciato in occasione della Giornata europea degli antibiotici 2025 e della Settimana mondiale della consapevolezza antimicrobica promossa dall’Oms: serve “uno sforzo corale e concreto” contro l’antibiotico-resistenza, che minaccia i sistemi sanitari e le economie globali. Il presidente di Farmindustria Marcello Cattani ha definito questa sfida “una minaccia globale alla salute”. I NUMERI NUMERO DI NUOVI PRINCIPI ATTIVI LANCIATI A LIVELLO MONDIALE CINA E INDIA Il 75% degli ingredienti attivi utilizzati nei farmaci salvavita, anticoagulanti e antibiotici viene importato da Cina e India IL BUSINESS IL SETTORE FARMACEUTICO NEL MONDO 56 PRODUZIONE L’industria farmaceutica italiana ha raggiunto nel 2024 risultati significativi: 56 miliardi di euro di produzione L’OPINIONE Nel contesto delle tensioni commerciali, l’industria propone dazi zero sui farmaci per garantire accesso alle cure ed evitare contraccolpi sulla salute Image:U Un comparto di scienze della vita forte significa reagire in velocità alle emergenze sanitarie -tit_org- Le Scienze della vita sono per l' Europa un'opportunità da non sprecare -sec_org-
tp:writer§§ Giulia Cimpanelli
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title§§ Intervista a Robert Nisticò - Nisticò "Stop al caro farmaco l'Aifa imporrà sconti alle aziende" Il presidente dell'Agenzia annuncia la definizione entro fine anno di una clausola di salvaguardia per contenere la spesa
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/01/2025120101720504473.PDF
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Estratto da pag. 23 di "REPUBBLICA" del 01 Dec 2025
pubDate§§ 2025-12-01T05:15:00+00:00
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tp:ocr§§ Nisticò “Stop al caro farmaco l’Aifa imporrà sconti alle aziende” Il presidente dell’Agenzia annuncia la definizione entro fine anno di una clausola di salvaguardia per contenere la spesa FIRENZE na riduzione automatica del prezzo dei farmaci che segnano aumenti di fatturato importante. Una “clausola di salvaguardia” che faccia spendere meno al sistema pubblico e riduca i guadagni dell’industria quando sono molto importanti. A questo pensa Robert Nisticò, presidente dell’agenzia del farmaco, Aifa, per tenere sotto controllo la spesa farmaceutica. «Per fine anno U dovremmo costruire il nuovo meccanismo», dice. La spesa farmaceutica continua a crescere. In manovra si è deciso di alzare il suo tetto di 350 milioni. Basterà? «Non si tratta di un problema di tetto. Quello non basterà mai: più verrà alzato, più la spesa crescerà. Succede, intanto, perché la popolazione invecchia e questo rende il nostro paese tra i maggiori consumatori di farmaci. Visto che produrli costa tanto, il nostro sistema universalistico entra in sofferenza. All’italiano piace andare dal medico e farsi prescrivere il medicinale, piuttosto che puntare sulla prevenzione». Come si interviene? «Bisogna intanto aumentare l’appropriatezza delle prescrizioni. È necessario anche puntare sulla prevenzione. La cura è un diritto, ma la prevenzione deve essere un dovere del cittadino. Ci sono molte patologie evitabili con corretti stili di vita. La prevenzione è davvero fondamentale, andrebbe anche insegnata a scuola». E come si agisce sul costo dei farmaci? «Dopo l’approvazione il fatturato di un farmaco cresce rapidamente, in due anni poi raddoppia da un valore medio di 1,5 milioni di euro sale a 3. Per affinare strumenti di controllo della spesa stiamo lavorando su una “clausola di salvaguardia”, che prevede la rinegoziazione automatica dei prezzi. Per abbassarli attraverso sconti che scattano appunto sulla base dei guadagni che le aziende hanno su un determinato prodotto. Più sono alti, più vale lo sconto. Spero per dicembre di approvare le regole della nuova clausola. Detto questo, ricordo che l’Italia ha mediamente i prezzi più bassi d’Europa e che noi li ricontrattiamo. Quest’anno lo abbiamo fatto con successo per 60 farmaci. Quindi il lavoro di controllo della spesa è costante». La sostenibilità del sistema sanitario è comunque a rischio. «Il panorama della farmacologia negli ultimi anni è cambiato. Mentre prima le medicine agivano sui sintomi, ora ce ne sono molte che incidono sui meccanismi della malattia. Penso alle terapie geniche come le Car-T. Questi prodotti costano tanto, ma risolvono certe patologie producendo risparmi». Le Regioni protestano per il cambio di distribuzione di certi farmaci contro il diabete. Un tempo li acquistavano le Asl a prezzi vantaggiosi ora sono comprati dalle farmacie, cosa che fa aumentare la spesa. Cosa ne pensa? «Che il meccanismo è stato deciso da una norma dello stato alla quale noi, in quanto agenzia tecnica, dobbiamo dare seguito. Detto questo, anche se non eravamo obbligati, su una tipologia di questi farmaci, le glilflozine, abbiamo chiamato le aziende produttrici e spuntato ottimi prezzi. Con il nuovo sistema ci può essere una distribuzione migliore delle medicine e quindi una maggior aderenza alle terapie da parte dei pazienti. Comunque, c’è un tavolo di monitoraggio della spesa che deve verificare gli effetti della misura e poi fare un bilancio». Sta crescendo il consumo dei nuovi farmaci anti obesità. Lo stato li passa solo a chi ha gravi problemi di peso e diabete, così molti li comprano a proprie spese. Allargherete le indicazioni? «Esiste già una indicazione terapeutica specifica. Al di fuori di quella, il rapporto rischio-beneficio è negativo. Questi farmaci hanno effetti collaterali. Non bisogna pensare che risolvano tutto da soli, il paziente deve anche cambiare stile di vita. Prevederemo comunque nuove classi di rischio. Si potrebbe ipotizzare un allargamento ai grandi obesi, non diabetici, o a coloro che hanno problemi di peso e danni cardiologici. Ma i farmaci non div
enteranno a carico dello stato per chi li prende solo perché è sovrappeso». Pochi giorni fa c’è stato uno scontro pubblico tra il direttore amministrativo e quello scientifico di Aifa. Il ministro le ha chiesto una relazione, com’è il clima in agenzia? «Ho già inviato la relazione Orazio Schillaci. Intanto siamo tornati a lavorare in un clima sereno e collaborativo. Stiamo facendo tanto in questo periodo. Certo, ci sono momenti di confronto anche acceso, ma il senso di responsabilità per la nostra importante funzione resta vivo in tutti noi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: “ Funzionerà in modo automatico: più saliranno i ricavi sul medicinale più scenderà il prezzo “ Allargheremo la platea di persone a cui rimborsare le terapie anti-obesità anche se non diabetici T Robert Nisticò, presidente Aifa Le cifre 37,2 miliardi La spesa farmaceutica Comprende sia la pubblica (il 72% del totale), che la privata nel 2024 +7,7% L’incremento annuo A trainare la spesa pubblica sono i medicinali acquistati dagli ospedali 70 milioni La spesa per gli antiobesità Sono i costi per i privati nel 2024. Nel 2025 aumenteranno ancora Image:Farmaci, la corsa dei profitti (Crescita del fatturato medio dalla prima immissione in commercio) anni 0 Fatturato medio (in milioni di euro) 4,0 3,5 3,0 2,5 2,0 1,5 1,0 0,5 0,0 1 2 3 4 5 6 -tit_org- Intervista a Robert Nisticò - Nisticò “Stop al caro farmaco l’Aifa imporrà sconti alle aziende” Il presidente dell'Agenzia annuncia la definizione entro fine anno di una clausola di salvaguardia per contenere la spesa -sec_org-
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Estratto da pag. 29 di "REPUBBLICA" del 01 Dec 2025
Nella Giornata mondiale contro il virus, i medici e una campagna promossa da Gilead con 17 associazioni di pazienti dicono che anche una persona con Hiv può raggiungere la normale aspettativa di vita
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tp:ocr§§ L’Aids fa meno paura se la diagnosi è precoce Nella Giornata mondiale contro il virus, i medici e una campagna promossa da Gilead con 17 associazioni di pazienti dicono che anche una persona con Hiv può raggiungere la normale aspettativa di vita i sono diagnosi che arrivano come uno schiaffo. Non perché l’Hiv oggi non sia curabile, ma perché scoprirlo tardi significa trovarsi a combattere con un corpo già stanco. È quello che accade ancora troppo spesso. Persone che si sentivano “fuori rischio”, che rimandavano un test, che non pensavano potesse toccare a loro. Invece succede ed è proprio oggi nella Giornata mondiale contro l’Aids che questi numeri pesano ancora di più. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dal Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2024, il 59,9% delle nuove diagnosi in Italia è arrivato quando il sistema immunitario era già compromesso. Quasi la metà ha fatto il test solo dopo la comparsa di sintomi e la trasmissione eterosessuale rappresenta il 46% dei nuovi casi. Oggi l’Hiv è una condizione cronica che si può gestire, ma non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Test regolari, metodi di barriera, profilassi pre-esposizione (PrEP): la prevenzione non è un gesto di prudenza in più, è la differenza tra una diagnosi tempestiva e una tardiva. È ciò che può cambiare la storia di una vita. «Grazie alle terapie moderne, una persona con Hiv può raggiungere un’aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale. Ciò è possibile quando si combinano alcuni elementi fondamentali: una diagnosi precoce, l’inizio tempestivo della terapia, un’elevata aderenza ai farmaci e un monitoraggio regolare della carica virale e delle principali funzioni d’organo», spiega Davide Moschese del Dipartimento di Malattie Infettive all’Ospedale Luigi Sacco di Milano. «A questo si aggiungono interventi di prevenzione più ampi: vaccinazioni appropriate, protezione dalle coinfezioni (come epatiti e altre malattie sessualmente trasmesse), e screening cardiovascolari e metabolici, perché alcune comorbidità diventano più rilevanti con l’età. Anche lo stile di vita gioca un ruolo importante: attività fisica, alimentazione equilibrata, niente fumo e il supporto psicologico spesso decisivo per mantenere continuità nelle cure». Non a caso, le linee guida europee parlano di una gestione “long-term care”: un percorso integrato che accompagna la persona nel tempo, non limitandosi al controllo del virus ma promuovendo la salute globale. Oggi l’infezione da Hiv può essere controllata con terapie combinate di due o tre farmaci antiretrovirali, spesso racchiuse in una sola compressa al giorno. «I farmaci di prima scelta - prosegue Moschese - appartengono soprattutto alla classe degli inibitori dell’integrasi, associati ad altri antiretroviraC li: sono potenti, ben tollerati e con effetti collaterali lievi e poco frequenti. Rispetto ai primi trattamenti, che richiedevano molte compresse e più somministrazioni quotidiane, le terapie attuali sono più semplici, efficaci e durature, garantendo un controllo stabile del virus e una qualità di vita quasi sovrapponibile a quella della popolazione generale». Per chi ha già raggiunto la non rilevabilità virale - cioè un livello di Hiv nel sangue così basso da non essere più misurabile – o chi ha schemi terapeutici complessi sono oggi disponibili anche farmaci iniettabili a lunga durata d’azione, da somministrare a cadenza regolare di diverse settimane. Queste formulazioni semplificano ulteriormente la gestione della terapia e, mantenendo il virus sotto controllo, impediscono anche la sua trasmissione, secondo il principio scientifico di U=U (Undetectable=Untransmittable): una persona con Hiv in terapia efficace, con carica virale non rilevabile nel sangue, non può trasmettere il virus per via sessuale. «Ampi studi internazionali hanno documentato zero casi di trasmissione in migliaia di coppie, anche in assenza di preservativo, quando la persona con Hiv manteneva la carica virale sotto la soglia di rilevabilità», sottolinea l’infettivologo, «questo pri
ncipio rappresenta una svolta epocale nella gestione dell’infezione: ha ridotto lo stigma, migliorato l’aderenza alle terapie e restituito alle persone affette da Hiv la possibilità di avere relazioni affettive in serenità». In occasione della Giornata mondiale, che si celebra oggi, per promuovere una maggior consapevolezza parte la campagna di sensibilizzazione “Choose You = La scelta sei Tu”, promossa da Gilead Sciences con il patrocinio di 17 associazioni di pazienti. La campagna raccoglie le storie di persone con Hiv che hanno deciso di mettere al centro le proprie scelte, raccontando che si può vivere pienamente anche con questa infezione, spiegando sul sito www.chooseyouhiv.it cosa significa scegliere senza vergogna, uscire dal silenzio, costruire relazioni e progetti. Le voci di Daria, Salvio, Nicoletta e Sandro ricordano che l’Hiv non definisce chi sei: si può affrontarlo e diventare protagonisti della propria storia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: IRMA D’ARIA Heading: Highlight: Curare la prevenzione con vaccinazioni e screening metabolici e cardiovascolari Image:La campagna “Choose You = La scelta sei Tu” porta le voci di pazienti che hanno deciso di uscire dal silenzio per raccontare come con l’Aids si può vivere serenamente T -tit_org- L'Aids fa meno paura se la diagnosi è precoce -sec_org-
tp:writer§§ IRMA D'ARIA
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