title§§ Spesa sanitaria: un terzo al privato convenzionato link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001977003918.PDF description§§

Estratto da pag. 23 di "GAZZETTA DI MANTOVA" del 30 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-30T04:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001977003918.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001977003918.PDF', 'title': 'GAZZETTA DI MANTOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001977003918.PDF tp:ocr§§ Il rapporto Spesa sanitaria: un terzo al privato convenzionato Secondo la Fondazione Gimbe la Lombardia è terza in Italia dietro Lazio e Molise • Nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato, in Lombardia la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato è pari a 27,2% superiore alla media nazionale che si attesa al 20,3%, terza fra le regioni italiane. Di fatto quindi, sotto il profilo economico, quasi un lombardo su tre si affida al privato convenzionato. La Lombardia, però, non è al primo posto come si poteva ipotizzare in base all’elevato numero delle strutture private accreditate e convenzionate con il sistema sanitario regionale e nazionale. In cima alla classifica c’è il Lazio, con il 29,3%. Al secondo posto il Molise con il 28,7%. Le altre regioni - dal quarto al sesto posto - al di sopra della media nazionale sono Sicilia, Campania e Puglia. Questa l’analisi dettagliata, regione per regione, svolta dalla Fondazione Gimbe che ha voluto documentare una situazione che ha definito di “indebolimento della sanità pubblica, che lascia sempre più spazio all’espansione di una moltitudine di attori privati”. La privatizzazione della sanità, spiega Gimbe, può essere misurata attraverso due macro-fenomeni: l’aumento della spesa sanitaria out-of-pocket (privatizzazione della spesa) e la crescita del numero e delle tipologie di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie (privatizzazione della produzione). Nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta a 41,3 miliardi, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’Oms, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia la spesa out-of-pocket in valore assoluto è cresciuta da 32,4 miliardi del 2012 a 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Spesa sanitaria: un terzo al privato convenzionato -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001977003918.PDF §---§ title§§ Dati che spiegano liste d'attesa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001968903745.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "CORRIERE DELLA SERA" del 30 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-30T04:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001968903745.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001968903745.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001968903745.PDF tp:ocr§§ DATICHESPIEGANO LEINFINITE LISTED’ATTESA ? Il corsivo del giorno di Sergio Harari N el parapiglia generale che anima la discussione sulle liste di attesa bisognerebbe partire dai dati, prima di dare risposte semplici a problemi complessi. In Italia il numero di prestazioni ambulatoriali prescritte nel 2023 rispetto al 2019, anno pre-pandemico utilizzato come benchmark, è aumentato del 44% (da 693.632.109 a 999.894.364, dati Agenas). Il numero delle prestazioni erogate e svolte nello stesso arco temporale, al netto delle analisi di laboratorio, è però diminuito dell’8%. In pratica la domanda di salute è cresciuta a dismisura ma siamo in grado di soddisfare meno richieste. Eppure il numero di medici assunti nel Servizio sanitario nazionale è salito dell’1% (127.504 nel 2019, 128.750 nel 2023) e i ricoveri ospedalieri sono calati del 3%. Allora cosa sta accadendo? Un altro numero: la richiesta di prime visite specialistiche è aumentata del 31%, sempre nello stesso arco temporale, mentre quelle effettuate sono diminuite del 10%. Anche qui: chiediamo molte più prestazioni di 6 anni fa ma ne facciamo meno di allora. Stupisce allora che oltre il 50% delle prime valutazioni specialistiche siano espletate al di fuori del servizio pubblico? Sì, certo colpisce molto che gran parte dei cittadini debba rivolgersi al privato in tutte le sue forme per avere assistenza oppure rinunciarci del tutto, ma questi numeri rispondono, almeno in parte, al perché tutto ciò si verifica. Senza entrare in dettagli analitici che potrebbero risultare noiosi per i lettori, un altro dato balza all’occhio: com’è possibile che la richiesta di prestazioni vari tantissimo da area ad area del Paese e perfino nella stessa regione? Senza dare la croce addosso a nessuno, pare evidente quello che i numeri ci dicono: esiste un problema di appropriatezza prescrittiva, non è possibile che tutta l’Italia sia invecchiata di colpo e che tutti si siano ammalati! Ed esiste anche un tema di efficacia nella risposta ai bisogni di salute, che evidentemente è insoddisfacente o è percepita come tale. L’altro aspetto è che, se criticità normative esistono e vanno affrontate (la legge di riforma del Servizio sanitario ha oltre 50 anni), non bisogna dimenticare che il sistema va governato e che lasciato a se stesso auto implode. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Sergio Harari Heading: ? Il corsivo del giorno di Sergio Harari Highlight: Image: -tit_org- Dati che spiegano liste d'attesa -sec_org- tp:writer§§ Sergio Harari guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001968903745.PDF §---§ title§§ Proteggere anche i bambini dall'influenza Prevenire l'infezione nei piccoli è strategico, non solo per la loro salute ma anche per limitare la diffusione dal momento che la contraggono cinque volte di più degli adulti e la «passano» molto più facilmente link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001814805292.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "CORRIERE SALUTE" del 30 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-30T06:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001814805292.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001814805292.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001814805292.PDF tp:ocr§§ Proteggereancheibambinidall’influenza Prevenire l’infezione nei piccoli è strategico, non solo per la loro salute ma anche per limitare la diffusione dal momento che la contraggono cinque volte di più degli adulti e la «passano» molto più facilmente L a stagione influenzale è ufficialmente iniziata. Lo scorso anno oltre 16 milioni di italiani sono stati colpiti da influenza e sindromi parainfluenzali (il numero più alto registrato da quando è attiva la sorveglianza nazionale) e circa un terzo erano minori. Quest’anno cosa dobbiamo aspettarci? In Europa assistiamo a casi in aumento e in anticipo di tre-quattro settimane rispetto alle due stagioni più recenti a causa di una nuova variante, come riportato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Con i bambini come regolarsi? Come proteggerli dalle complicanze che, nei casi più gravi, possono richiedere l’ospedalizzazione? Ne abbiamo parlato di recente durante un incontro video su Corriere TV con Alberto Villani, direttore della Pediatria generale del Bambino Gesù di Roma e Paolo Bonanni, professore di Igiene generale e applicata all’Università degli Studi di Firenze, dipartimento di Scienze della Salute. «L’influenza è una malattia infettiva determinata da virus che nei bambini danno sintomi noti: rinite, febbre, tosse, dolori diffusi, stanchezza e, talvolta, disturbi gastrointestinali. Per prevenirla e affrontarla è importate innanzitutto garantire al bimbo corretti stili di vita: sonno adeguato, riposo, idratazione, alimentazione varia ed equilibrata e, solo se la febbre supera i 38,5°, antipiretici ogni quattro ore. Se a prendere l’influenza è però un bambino molto piccolo, se c’è respiro affannato o in caso di comorbidità, occorre tenere il bimbo sotto stretta osservazione medica», ha spiegato Villani. Prevenire l’influenza nei bambini è strategico non solo per tutelare la loro salute ma anche per limitare la diffusione dei virus tra la popolazione adulta. I più piccoli, infatti, contraggono l’influenza cinque volte di più degli adulti, la diffondono molto più facilmente e quando iniziano ad essere contagiosi sono ancora senza sintomi evidenti. «È fondamentale proteggere tutti i bambini con la vaccinazione, innanzitutto per la loro salute, ma anche perché sono tra i principali diffusori dei virus. Non importa se la stagione influenzale sia più o meno intensa, l’influenza non è mai una malattia banale e le complicanze nei bambini, talvolta gravi, non sono così rare. Basti pensare che più della metà dei minori che finiscono in ospedale per l’influenza sono bambini sani», ha sottolineato Bonanni. Per prevenirla, oltre a stili di vita sani, i pediatri consigliano il vaccino antinfluenzale sin dalla gravidanza per proteggere, oltre la mamma, anche il bambino alla nascita e nei primi mesi di vita, e poi i bambini dai sei mesi in avanti. «Più il bambino è piccolo, più gli effetti del virus influenzale possono essere gravi, anche a lungo termine. A chi mi chiede se è meglio un’immunizzazione “naturale” ricordo che è sempre meglio evitare la malattia perché un qualsiasi infezione contratta in età evolutiva, se dovesse risultare grave, rischia di alterare lo sviluppo, per esempio del polmone, di quel soggetto. La vaccinazione, invece, è sicura ed è l’unico modo per mettere il bambino al riparo da rischi importanti», dice Villani. Il vaccino antinfluenzale nei bambini funziona nel 60-70% dei casi dato che, se paragonato alla copertura di altre vaccinazioni, può sembrare basso. «Dal vaccino antinfluenzale non possiamo aspettarci la stessa protezione che abbiamo, per esempio, con il vaccino per il morbillo dove c’è un solo virus che non cambia mai. Nel caso dell’influenza siamo di fronte a dei virus che non vanno mai banalizzati, mutano continuamente, che poi è il motivo per cui occorre vaccinarsi ogni anno. Il 60/70% di efficacia protettiva non va considerato un dato basso, anzi, è un’enormità. Vuole dire proteggere la maggioranza dei bambini, e nel caso si contragga comunque l’infezione, evitare le forme più gravi», continua Bo nanni. Tra vaccinazioni obbligatorie e facoltative i bambini, soprattutto nei primi anni di vita, sono sottoposti a numerose somministrazioni effettuate in contemporanea o in tempi ristretti: può essere eccessivo? «Una banale infezione di qualsiasi tipo determina nel sistema immunitario una serie di risposte che equivalgono a fare, più o meno, tutti i vaccini disponibili contemporaneamente. «Il principio del vaccino è quello di stimolare l’organismo per produrre in maniera selettiva la risposta che servirà per proteggersi dall’infezione. Spiegandolo in maniera semplice: i germi sono fatti di tantissime componenti. Quando un germe entra nell’organismo scatena una serie di risposte che sono diverse perché vanno a cercare meccanismi di difesa per i diversi pezzi di cui il germe è costituito. Le vaccinazioni, invece, si basano sul principio della selettività, ovvero viene identificata la parte del germe che serve al sistema immunitario per riconoscerlo e scatenare una risposta immunitaria. «La vaccinazione permette di elaborare tutto ciò che serve perché ci sia una risposta immunitaria selettiva e selezionata per proteggere l’organismo, motivo per cui si possono fare più vaccinazioni nella stessa seduta vaccinale», conclude Villani. E a chi ha paura degli effetti collaterali dei vaccini? «C’è un eccessivo timore sulla sicurezza dei vaccini: sono i prodotti dell’industria farmaceutica che hanno meno effetti collaterali e meno gravi. C’è un tema culturale da affrontare. Se una persona è malata chiede la cura, mentre i benefici del vaccino richiedono un pensiero lungimirante», conclude Bonanni. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Chiara Bidoli Heading: Highlight: Da sapere ? Nel nostro Paese il vaccino antinfluenzale è gratuito fino a 6 anni in tutta Italia (in alcune regioni fino ai 18) e si può eseguire presso i Centri vaccinali o il pediatra curante ? L’influenza nei bambini più piccoli e nei fragili può portare a complicanze a livello respiratorio (polmoniti, bronchiti, otiti) 16 milioni gli italiani colpiti lo scorso anno da influenza, 5mln erano minori 60% L’efficacia protettiva minima del vaccino nei bambini Image:CdS I bambini contraggono l’influenza 5 volte di più rispetto agli adulti fuori dal contesto casalingo (1-2) x2 Nel contesto casalingo i bambini diffondono il doppio dell’influenza rispetto agli adulti (3) I bambini giocano un ruolo centrale nella trasmissione dell’influenza contribuendo alla morbosità e mortalità negli anziani (4) x2 I bambini iniziano a diffondere il virus quando non hanno sintomi e ?no al doppio del tempo rispetto agli adulti, aumentandone la diffusione (5) FONTI: (1) Endo A, Uchida M, Kucharski AJ, Funk S. Fine-scale family structure shapes influenza transmission risk in households: Insights from primary schools in Matsumoto city, 2014/15. PLOS Comput Biol. 2019; (2) Nayak J., Hoy G., Gordon A. Influenza in Children. Cold Spring Harb Perspect Med. 2021 Jan; (3)Tim K. Tsang, Benjamin J. Cowling, et al. Influenza A Virus Shedding and Infectivity in Households. J.Infect.Dis, Volume 212, Issue 9, 1 November 2015; (4) Villani L., D'Ambrosio F., Ricciardi R., De Waure C., Calabrò G.E. Seasonal influenza in children: Costs for the health system and society in Europe. Influenza Other Respir Viruses. 2022 Sep; (5) Sophia Ng 1, Roger Lopez, Guillermina Kuan, Lionel Gresh, Angel Balmaseda, Eva Harris, Aubree Gordon.The Timeline of Influenza Virus Shedding in Children and Adults in a Household Transmission Study of Influenza in Managua, Nicaragua. Pediatr Infect Dis J. 2016 May -tit_org- Proteggere anche i bambini dall'influenza Prevenire l’infezione nei piccoli è strategico, non solo per la loro salute ma anche per limitare la diffusione dal momento che la contraggono cinque volte di più degli adulti e la «passano» molto più faci -sec_org- tp:writer§§ Chiara Bidoli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001814805292.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO - Intervista - Farmaci anti-obesità: che cosa bisogna sapere = A chi servono (e come) le medicine per perdere peso Si somministrano perlopiù con iniezioni sottocutanee settimanali e consentono di ridurre dal 15 fino al 25 per cento dei chili. link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001807805298.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "CORRIERE SALUTE" del 30 Nov 2025

Nati per il diabete di tipo 2, ora servono anche per l'obesità. Ma sono diventati una «moda» e questo ha contribuito a creare non poca confusione. Le domande più frequenti e le risposte per fare chiarezza

pubDate§§ 2025-11-30T06:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001807805298.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001807805298.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001807805298.PDF tp:ocr§§ Farmaci anti-obesità: che cosa bisogna sapere Nati per il diabete di tipo 2, ora servono anche per l’obesità. Ma sono diventati una «moda» e questo ha contribuito a creare non poca confusione. Le domande più frequenti e le risposte per fare chiarezza A chi servono (e come) le medicine per perdere peso Si somministrano perlopiù con iniezioni sottocutanee settimanali e consentono di ridurre dal 15 fino al 25 per cento dei chili. Con l’utilizzo improprio però diventano inutili e rischiosi A ogni calo di peso, che sia quello di un amico, di un collega o di una star di Hollywood, ormai nasce il sospetto: sarà ricorso a uno di quei farmaci anti-obesità di cui tutti parlano negli ultimi tempi, subito ribattezzati i «farmaci dei miracoli» per il loro potente effetto dimagrante? L’argomento è sulla bocca di tutti e rimbalza prepotentemente anche sui social, ma proprio per questo s’impone il bisogno di fare chiarezza. Indicati per il trattamento del diabete di tipo 2, semaglutide e tirzepatide, i farmaci a base di agonisti del recettore del Glp-1, hanno ottenuto anche l’indicazione per la terapia dell’obesità, aggiungendosi come nuove opzioni a farmaci già disponibili da anni come liraglutide, orlistat o l’associazione tra naltrexone e bupropione. Nonostante ciò, cresce il numero di persone che li utilizzano, pur non rientrando in questi criteri, per ottenere una rapida perdita di peso. I dati lo confermano: secondo l’ultimo Rapporto Osmed, realizzato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), è stato registrato nel 2024 un aumento di oltre il 78 per cento nella vendita di questa tipologia di trattamenti con «ricetta bianca». Come tutti i farmaci, anche questi possono però provocare effetti collaterali, talvolta anche seri, e quindi non vanno presi senza una reale indicazione. Abbiamo chiesto a Silvana Gaetani, coordinatrice senior dell’Early Career Pharmacologists Group della Società Italiana di Farmacologia Sif e professore Ordinario di Farmacologia all’Università Sapienza di Roma, di rispondere alle domande più frequenti su questo tema. continua alla pagina seguente SEGUE DALLA PAGINA PRECEDENTE Q uali farmaci possono aiutare a perdere peso? «Ce ne sono diversi e non agiscono tutti allo stesso modo: alcuni lavorano nell’intestino, altri sul cervello, altri ancora sui circuiti ormonali che regolano fame e metabolismo. L’orlistat è il più “meccanico”: blocca nell’intestino gli enzimi che digeriscono i grassi e ne riduce quindi l’assorbimento, con un’efficacia che dipende da quanto grasso c’è nel piatto: se la dieta è troppo ricca di lipidi, l’eccesso non assorbito può causare disturbi intestinali come feci oleose, urgenza a evacuare o crampi addominali. Quando invece viene usato insieme a una dieta equilibrata, può favorire una perdita di peso lenta ma costante e ridurre anche i picchi di grassi nel sangue dopo i pasti. Una logica diversa guida l’associazione naltrexone/bupropione: qui il bersaglio è il cervello, in particolare i circuiti che regolano appetito, ricompensa e comportamento alimentare. Il risultato è un effetto sinergico: meno appetito, meno spinta impulsiva verso il cibo gratificante e maggiore controllo sul comportamento alimentare. La svolta, però, è arrivata con i farmaci che agiscono sul sistema delle incretine, ormoni prodotti dal nostro intestino dopo i pasti, che aiutano l’organismo a gestire il nutrimento in arrivo». Come funzionano i nuovi medicinali che agiscono sulle incretine a questo scopo? «Questi farmaci, che chiamiamo incretino-mimetici mimano l’azione di due ormoni: il GLP-1 ovvero il Glucagon-Like Peptide-1 - in italiano, peptide-1 simile al glucagone, e il GIP, ovvero il Gastric Inhibitory Polypeptide, polipeptide inibitore gastrico, noto anche come Glucose-dependent Insulinotropic Polypeptide (polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente). La scoperta del loro potenziale nasce proprio dal loro impiego iniziale nel diabete di tipo 2, dove hanno dimostrato di migliorare il controllo glicemico stimolando l’insulina (l’ormone prodotto dal pancreas che regola i livelli di zucchero nel sangue, permettendo alle cellule di utilizzarlo come fonte di energia, ndr) solo quando serve, riducendo il glucagone (ormone che agisce in opposizione all’insulina, alzando i livelli di glucosio nel sangue, ndr) e modulando fame e sazietà. Da lì è diventato evidente che questi stessi meccanismi potevano essere sfruttati anche per la gestione del peso, aprendo la strada a una nuova generazione di terapie capaci di agire in modo più integrato su metabolismo e comportamento alimentare». Quali sono questi farmaci? E dove agiscono nell’organismo? «Il primo a essere utilizzato è stato il liraglutide, un agonista del recettore GLP-1 che agisce rallentando lo svuotamento gastrico e modulando i centri cerebrali della sazietà. La sua azione è efficace, ma richiede una somministrazione quotidiana. Da qui il passo verso una generazione successiva: la semaglutide, molecola ottimizzata per restare in circolo molto più a lungo e quindi somministrabile una sola volta alla settimana. Il salto tecnologico più recente è rappresentato dalla tirzepatide, che non attiva solo il recettore del GLP-1 ma anche quello del GIP, un’altra incretina con un ruolo cruciale nella regolazione del metabolismo dei grassi e della sensibilità insulinica. Questi farmaci funzionano in modo simile agli ormoni endogeni (quelli che produciamo noi, ndr), ma restano attivi più a lungo grazie a modifiche chimiche che ne rallentano la degradazione: è questo che permette la somministrazione mono-settimanale di semaglutide e tirzepatide. L’attivazione di questi recettori, che sono presenti in diversi tessuti del nostro organismo, produce una serie di effetti concomitanti. A livello del pancreas aumenta la produzione di insulina e riduce quella di glucagone, favorendo la diminuzione della glicemia. Nel tratto gastrointestinale rallenta lo svuotamento dello stomaco, prolungando la sensazione di pienezza dopo un pasto. Nei muscoli e nel tessuto adiposo facilita l’ingresso del glucosio nelle cellule e la sua trasformazione in glicogeno, contribuendo al controllo dei livelli di zucchero nel sangue. Nel tessuto adiposo stimola il metabolismo dei grassi immagazzinati, sostenendo la riduzione della massa grassa. Infine, a livello cerebrale modula le aree che regolano fame, sazietà e ricompensa, riducendo l’appetito e rendendo meno “attraenti” i cibi molto calorici». Come vanno presi i farmaci per la gestione del peso? E per quanto tempo? Partiamo da orlistat e naltrexone/bupropione. «L’orlistat per via orale sotto forma di capsule o compresse è da assumere tre volte al giorno, in corrispondenza dei pasti. La regola è semplice: il farmaco va preso durante il pasto, oppure entro un’ora dalla fine, ma solo se quel pasto contiene una quota di grassi. Se viene saltato o è privo di lipidi, la dose può essere omessa. La terapia deve sempre essere associata a una dieta moderatamente ipocalorica, con un contenuto di grassi che non superi il 30% delle calorie totali, distribuite nei tre pasti. La durata del trattamento non è illimitata. Dopo 12 settimane di terapia va verificata la risposta: se il paziente non ha perso almeno il 5% del peso, il trattamento deve essere interrotto. Anche nei soggetti che rispondono bene, l’orlistat è generalmente utilizzato per periodi limitati: non ci sono dati solidi che ne supportino l’uso oltre i due anni. «Il farmaco a base di naltrexone/ bupropione è disponibile in compresse a rilascio prolungato, da assumere per bocca — preferibilmente durante i pasti — e senza spezzarle o masticarle, perché la formulazione è pensata per rilasciare lentamente i principi attivi. La terapia non parte subito con la dose piena: per ridurre gli effetti indesiderati e permettere all’organismo di adattarsi, il dosaggio viene aumentato gradualmente nell’arco di quattro settimane, fino a raggiungere la dose massima raccomandata giornaliera (corrispondente a 32 mg di naltrexone cloridrato e 360 mg di bupropione cloridrato). Per quanto riguarda la durata, anche in questo caso è necessario monitorare l’efficacia. Come per altri farmaci antiobesità, la ri sposta viene valutata intorno alle 12 settimane: se entro questo periodo non si osserva una riduzione del peso corporeo di almeno il 5%, la terapia va sospesa, perché è improbabile che porti benefici significativi a lungo termine. Chi risponde al trattamento può proseguirlo, sempre nell’ambito di un programma strutturato che includa dieta, attività fisica e monitoraggio clinico, tenendo conto che il farmaco agisce soprattutto sul comportamento alimentare e richiede un buon livello di aderenza per mantenere i risultati». Veniamo ora agli incretino-mimetici, come liraglutide, semaglutide e tirzepatide. «Nella terapia a base di incretinomimetici, usati per la gestione del peso, la somministrazione avviene tramite iniezione sottocutanea giornaliera (liraglutide) o una volta alla settimana, sempre lo stesso giorno (semaglutide e tirzepatide) nell’addome, coscia o braccio. Si usano penne preriempite, dispositivi medici progettati per facilitare l’uso anche a chi non ha esperienza con le iniezioni. «Si inizia con una dose bassa, che viene gradualmente aumentata nel tempo per abituare l’organismo e ridurre gli effetti indesiderati gastrointestinali. Per la terapia mirata alla riduzione del peso nell’adulto, la somministrazione di liraglutide inizia con una dose di 0,6 mg al giorno che viene aumentata gradualmente settimana dopo settimana fino ad arrivare alla dose di mantenimento di 3 milligrammi al giorno. «La durata della terapia segue la stessa logica degli altri farmaci antiobesità: dopo circa tre mesi a dose piena, si valuta se il trattamento sta funzionando. Se la persona non ha perso almeno una piccola quota del peso iniziale, di solito intorno al 5%, proseguire non ha senso, perché è improbabile che il farmaco offra benefici a lungo termine. Quando invece la risposta c’è, la terapia può essere portata avanti nel tempo, sempre all’interno di un percorso strutturato che comprenda alimentazione equilibrata, movimento e controlli periodici con il medico. «La terapia antiobesità a base di semaglutide inizia con 0,25 mg alla settimana, poi viene aumentata in modo progressivo nell’arco di circa 16 settimane, passando per step intermedi, fino ad arrivare alla dose di mantenimento di 2,4 mg una volta alla settimana. Se durante questo percorso compaiono nausea, vomito o altri sintomi gastrointestinali importanti, è possibile che il medico decida di rimandare il passaggio alla dose successiva o, temporaneamente, di tornare alla dose precedente finché i sintomi non migliorano. Non si superano mai i 2,4 mg settimanali, che rappresentano la dose massima raccomandata. «Per la tirzepatide, invece, si inizia con 2,5 mg alla settimana. Dopo almeno 4 settimane, la dose viene aumentata a 5 mg, che rappresenta il primo livello di mantenimento possibile. Se necessario, e sempre con intervalli minimi di 4 settimane, la dose può essere ulteriormente aumentata con step di 2,5 mg, passando a 7,5 mg, 10 mg, 12,5 mg, fino alla dose massima raccomandata di 15 mg una volta alla settimana, una delle dosi di mantenimento più utilizzate negli studi clinici. Le dosi di mantenimento consigliate sono quindi 5 mg, 10 mg o 15 mg alla settimana, scelte dal medico in base alla risposta individuale e alla tollerabilità». Chi può ricevere una prescrizione per questi farmaci? «Semaglutide e tirzepatide non sono farmaci dimagranti per tutti, ma terapie indicate per specifiche condizioni. Per la gestione del peso, possono essere prescritti agli adulti con: obesità (BMI 30 kg/m²) (BMI sta per Body Mass Index, cioè Indice di Massa Corporea, ndr), oppure sovrappeso (BMI 27 kg/m²) con almeno una comorbidità (ipertensione, dislipidemia, apnea ostruttiva del sonno, malattia cardiovascolare o alterazioni della glicemia). «Nel diabete di tipo 2 possono essere prescritti quando la metformina non è sufficiente o non è tollerata, oppure nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare, come chi ha già avuto infarto o ictus. Possono inoltre essere combinati con altri farmaci antidiabetici, con eventuali aggiustamenti di dose per ridurre il rischio di ipoglicemia. Per l a gestione del peso in età evolutiva, semaglutide può essere utilizzato anche negli adolescenti dai 12 anni in su con obesità definita secondo i percentili di crescita, e con peso superiore a 60 kg». Che cosa succede se li prende chi non soffre di diabete o non è obeso? «Non è soltanto inutile sul piano medico, ma rischioso. Questi farmaci sono stati sviluppati per agire su meccanismi metabolici specifici: modulano la secrezione di insulina e glucagone, rallentano lo svuotamento gastrico e agiscono sui circuiti cerebrali della sazietà. In una persona sana, magari solo leggermente in sovrappeso, che ha già un metabolismo glicemico ben regolato, questa stimolazione farmacologica può produrre ipoglicemia, cioè un calo eccessivo della glicemia, con sintomi come tremori, sudorazione, confusione, palpitazioni e, nei casi più gravi, perdita di coscienza. «Questo effetto non è necessariamente “metabolico”, ma potrebbe essere la conseguenza di nausea, senso di pienezza e riduzione dell’appetito che questi farmaci possono comportare e che porterebbe queste persone a mangiare poco o a fare lunghi digiuni. Questo impatto sul comportamento alimentare può far scendere la glicemia al di sotto dei livelli normali. Anche sul fronte del peso l’effetto non è “magico”: in assenza di obesità o sovrappeso significativo, la perdita ponderale può essere minima e accompagnata da una quota non trascurabile di perdita di massa magra (muscolo), perché il corpo non ha riserve adipose sufficienti. Questo può comportare debolezza, riduzione del metabolismo basale e un potenziale peggioramento della salute generale». Quanto peso consentono di perdere e in quanto tempo? «L’entità della perdita di peso non è uguale per tutti, ma gli studi clinici mostrano effetti molto significativi. Con la semaglutide alla dose di 2,4 mg a settimana — la formulazione approvata per l’obesità — le persone trattate hanno perso in media circa il 15% del peso corporeo nell’arco di un anno e mezzo, con una quota non trascurabile di pazienti che ha raggiunto riduzioni attorno al 20%. La tirzepatide, alle dosi più elevate utilizzate negli studi, ha mostrato risultati ancora più marcati: in circa 16 mesi molti pazienti hanno ottenuto una riduzione del peso compresa tra il 20 e il 23%, con una parte che ha superato il 25%». Il dimagrimento è immediato? «No, nelle prime settimane si osservano cali modesti, perché le dosi vengono aumentate gradualmente per migliorare la tollerabilità. Il ritmo tende poi ad accelerare nei primi tre-sei mesi, fino a stabilizzarsi dopo circa un anno di terapia. È importante sottolineare che la perdita di peso dipende anche dallo stile di vita: dieta ipocalorica e attività fisica rimangono parte integrante del percorso. Inoltre, gli studi mostrano che interrompere la terapia porta spesso a un recupero progressivo del peso, a conferma che si tratta di trattamenti da considerare nell’ottica della gestione cronica del peso e delle comorbidità metaboliche associate». continua alla pagina successiva Quali sono gli effetti collaterali? «La nausea è il sintomo più frequente, ma di solito tende a ridursi grazie ai progressivi aumenti di dose. Inoltre, nelle prime settimane di trattamento possono comparire vomito, diarrea, stipsi o dolore addominale (la tirzepatide risulta spesso più tollerabile sul piano gastrointestinale rispetto ai classici agonisti del GLP-1). Poi possono comparire mal di testa o affaticamento. Eventi più rari — come pancreatite o calcoli alla colecisti — tendono a manifestarsi soprattutto in chi perde peso molto rapidamente. Per questo è importante che chi assume questi farmaci segnali tempestivamente al medico eventuali sintomi persistenti o inusuali, così da valutare eventuali aggiustamenti terapeutici». Il cantante inglese Robbie Williams ha raccontato di aver avuto problemi di vista. «In realtà, non si tratta di farmaci tossici per gli occhi, ma solo di effetti indesiderati rari che possono comparire soprattutto in persone che hanno già una fragilità oculare preesistente, come una retinopatia diabetica. Alcuni studi hanno o sservato un aumento di complicanze oculari nei pazienti trattati con semaglutide, e una recente analisi su milioni di segnalazioni di farmacovigilanza ha rilevato un possibile incremento di eventi come la neuropatia ottica ischemica anteriore, una sorta di piccola ischemia del nervo ottico che provoca una perdita della vista improvvisa ma indolore. I segnali sono più forti per semaglutide e più limitati per tirzepatide. Due le ipotesi principali: in chi ha già una retina danneggiata, un calo troppo rapido della glicemia o del peso può temporaneamente alterare il microcircolo; in chi ha vasi particolarmente fragili, cambiamenti nella perfusione potrebbero favorire una neuropatia del nervo ottico. Non ci sono però prove che questi farmaci danneggino direttamente l’occhio, ma agiscono su un sistema vascolare e metabolico delicato». È vero che se si smette di prenderli la glicemia risale? «È importante distinguere bene le situazioni, perché questi farmaci si comportano in modo diverso a seconda di chi li usa e con quali terapie. Nelle persone senza diabete, quindi quando vengono prescritti per l’obesità, non fanno scendere la glicemia sotto i valori normali: agiscono solo se la glicemia è un po’ alta o se c’è insulino-resistenza. La situazione cambia nei pazienti con diabete che assumono anche altri farmaci antidiabetici. Se usano insulina o sulfaniluree, che già di per sé abbassano la glicemia, allora è possibile osservare cali più marcati, perché l’effetto dei farmaci si somma. In questi casi è la terapia combinata, non il GLP-1 agonista in sé, a generare un rischio più alto di ipoglicemia, e infatti è qui che si concentrano quasi tutti gli episodi riportati nei fogli tecnici approvati da Ema e Fda. C’è poi un terzo scenario, che spesso crea confusione: l’ipoglicemia dovuta all’alimentazione troppo scarsa. Questi farmaci riducono molto l’appetito e nelle prime settimane possono dare nausea o senso di pienezza; di conseguenza alcune persone mangiano pochissimo o saltano pasti per ore: la glicemia scende non per un effetto farmacologico diretto, ma semplicemente perché l’organismo resta a digiuno troppo a lungo. Fatte queste premesse, quando si interrompe la terapia, la glicemia non “rimbalza” oltre la norma: semplicemente tende a tornare ai valori di partenza, perché l’effetto regolatorio sul metabolismo dura solo mentre si assume il farmaco». Fanno bene al colesterolo? «In generale sì: i nuovi farmaci per l’obesità migliorano il profilo lipidico. Questo avviene sia grazie alla perdita di peso — che di per sé riduce colesterolo e trigliceridi —, sia per effetti diretti sul metabolismo dei grassi e sulla funzione del fegato. Gli agonisti del recettore GLP-1, come la semaglutide, hanno mostrato in numerosi studi clinici una riduzione del colesterolo totale, dell’LDL e dei trigliceridi, con un lieve aumento dell’HDL. Questi cambiamenti si accompagnano anche a benefici cardiovascolari importanti: in uno dei più grandi studi condotti, il rischio combinato di infarto, ictus e morte cardiovascolare è risultato ridotto di circa il 20%, un dato che riflette l’effetto combinato su peso, lipidi, pressione e infiammazione. La tirzepatide, che attiva sia il recettore GLP-1 sia quello del GIP, mostra un impatto ancora più marcato sul metabolismo lipidico: nei principali studi si osservano cali importanti di LDL e colesterolo non-HDL e soprattutto una riduzione molto significativa dei trigliceridi, mentre l’HDL tende ad aumentare». Possono far perdere i capelli? «La caduta dei capelli osservata in alcune persone che dimagriscono rapidamente non è un effetto tossico del farmaco, ma un fenomeno ben noto in medicina: il telogen effluvium. Ogni capello non cresce continuamente, ma attraversa cicli scanditi da tre fasi: anagen, in cui cresce; catagen, una fase intermedia; telogen, la fase di riposo, al termine della quale il capello cade. Normalmente solo una piccola parte dei capelli si trova in fase telogen. Quando però l’organismo vive uno stress improvviso e importante, come un calo di peso molto rapido, molti follicoli vengono “sp inti” nella fase di riposo. È un meccanismo di risparmio energetico ben documentato: il corpo, impegnato ad adattarsi a un cambiamento metabolico significativo, riduce temporaneamente il dispendio destinato a funzioni non essenziali, e la crescita dei capelli rientra tra queste. Il risultato non è immediato. I capelli entrati in fase telogen dopo uno stress metabolico iniziano a cadere dopo 2–3 mesi, che è il tempo fisiologico necessario perché il follicolo completi il suo ciclo. È per questo che molte persone segnalano la perdita di capelli solo settimane dopo aver iniziato a dimagrire in modo importante. La buona notizia è che, a differenza dell’alopecia permanente, il telogen effluvium è reversibile. Quando il peso si stabilizza e l’organismo si riadatta, i follicoli tornano progressivamente nella fase di crescita e la chioma si ripristina nel giro di qualche mese». Aumentano il rischio di cancro? «Al momento non ci sono prove che aumentino in generale il rischio di tumore. Anzi, la perdita di peso che producono sembra ridurre il rischio di diversi tumori legati all’obesità, perché migliora infiammazione, insulino-resistenza e altri fattori che favoriscono lo sviluppo di neoplasie nelle persone con eccesso di peso. Ci sono però due ambiti che richiedono un po’ più di attenzione: tiroide e pancreas. Per la tiroide, alcuni studi sugli animali avevano fatto ipotizzare un possibile rischio, ma nelle sperimentazioni cliniche sull’uomo non è emerso un aumento di tumori tiroidei. L’unica vera cautela riguarda chi ha una predisposizione genetica rara al carcinoma midollare della tiroide, per cui questi farmaci non sono consigliati. Sul pancreas si è discusso molto, perché il GLP-1 stimola questa ghiandola. Le ricerche più recenti non mostrano un aumento significativo dei tumori pancreatici. La pancreatite acuta può verificarsi, ma rimane un evento raro: per questo, un dolore addominale improvviso e persistente va sempre riferito al medico. In sintesi: niente allarmismi. Non ci sono segnali di un rischio oncologico generalizzato e, anzi, il miglioramento del peso corporeo potrebbe avere un effetto protettivo. Rimangono solo alcune situazioni particolari, che richiedono prudenza e monitoraggio». Potrebbero essere utilizzati anche per altre patologie? «La ricerca sta mostrando che potrebbero avere utilità, anche oltre diabete e obesità. Alcune applicazioni sono già supportate da dati solidi, altre ancora in fase sperimentale ma molto promettenti. La semaglutide ha dimostrato di ridurre il rischio di infarto, ictus e morte cardiovascolare anche in persone senza diabete ma con obesità o sovrappeso associati a malattia cardiovascolare. È un risultato importante, perché suggerisce che intervenire sul peso e sul metabolismo può incidere direttamente sulla salute del cuore. Sempre semaglutide ha mostrato benefici nei pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata, una forma di insufficienza cardiaca che si associa a eccesso di peso. In queste persone si sono osservati miglioramenti della capacità di esercizio, della qualità di vita e dei sintomi. La tirzepatide ha dato risultati molto incoraggianti nell’apnea ostruttiva del sonno nelle persone con obesità, migliorando la qualità del respiro notturno e diversi indicatori di rischio cardiometabolico. Un altro campo promettente è la malattia epatica metabolica (nota in passato come steatoepatite non alcolica): sia semaglutide sia tirzepatide riescono a ridurre il grasso nel fegato e, in molti pazienti, favoriscono la regressione dell’infiammazione epatica, anche in assenza di diabete. Infine, stanno emergendo interessanti risultati preliminari nell’ambito delle dipendenze, in particolare per il disturbo da uso di alcol: la semaglutide sembra ridurre il craving (desiderio intenso) e il consumo, ma in questo caso siamo ancora all’inizio e servono conferme». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Cristina Ravanelli Heading: Highlight: 78% in più nella vendita di questi farmaci con «ricetta bianca» nel 2024 secondo i dati Aifa 5% è il peso minimo da pe rdere nelle prime 12 settimane, altrimenti la cura va sospesa 16 mesi è il lasso di tempo in cui molti pazienti hanno ottenuto una perdita di peso del 20-25 per cento con la tirzepatide 12 anni è l’età minima per usare la semaglutide nella gestione di adolescenti con diagnosi di obesità ? Prolungano il senso di pienezza, regolano fame e sazietà, controllano i livelli di zucchero nel sangue e rendono meno «attraenti» i cibi molto calorici ? La nausea è un effetto collaterale frequente ma tende a ridursi con l’aumento della dose. Calcoli e pancreatite sono eventi rari ? La parola GLP-1 Si tratta di un ormone naturale prodotto dall’intestino che regola la glicemia stimolando la secrezione di insulina (ormone che regola i livelli di zucchero nel sangue) e riduce il glucagone (ormone che alza i livelli di glucosio nel sangue) Image:Un campo promettente per questi farmaci è la malattia epatica metabolica (nota in passato come steatoepatite non alcolica) -tit_org- AGGIORNATO - Intervista - Farmaci anti-obesità: che cosa bisogna sapere A chi servono (e come) le medicine per perdere peso Si somministrano perlopiù con iniezioni sottocutanee settimanali e consentono di ridurre dal 15 fino al 25 per cento dei chi -sec_org- tp:writer§§ Cristina Ravanelli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001807805298.PDF §---§ title§§ Sanità, ambiente e stabilità globale Cercasi nuovi sistemi di governance link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001969403746.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "DOMANI" del 30 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-30T04:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001969403746.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001969403746.PDF', 'title': 'DOMANI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001969403746.PDF tp:ocr§§ DIARIO EUROPEO Sanità, ambiente e stabilità globale Cercasi nuovi sistemi di sovernance FRANCESCO SARACENO II fallimento della ñîðçî di Belém la settimana scorsa, è l'ennesima conferma della difficoltà della comunità internazionale di cooperaie per raggiungere obiettivi comuni Mitigare il cambiamento climatico è un tipico caso di bene pubblico globale, un bene di cui i mercati non producono la quantità socialmente efficiente perché la non escludibilità (tutti possono approfittare della luce di un lampione, una volta che è stato installato) non consente di fai pagare gli utilizzatori e di ottenere profitti. La teoria economica ci dice che il settore pubblico può compensare questo fallimento del mercato perché, avendo il potere di tassare e di spendere, può finanziare la fornitura del bene pubblico (illuminazione pubblica) distribuendone il costo in modo equo tramite la tassazione. Non sempre, peraltro, questo intervento è sufficiente; è il caso dei beni pubblici intergenerazionali (ad esempio, la ricerca di base e l'ambiente), per i quali i benefici si estendono alle generazioni future i cui interessi sono sottorappresentati perché non votano. 1 beni pubblici globali Beni pubblici globali come la sanità, l'ambiente, la stabilità finanziaria, la sicurezza intemazionale, la regolamentazione delle tecnologie digitali hanno benefici (o costi, come nel caso di "mali" pubblici globali come l'instabilità finanziaria) che si estendono oltre i confini nazionali. Come tali, necessitano di coordinamento e collaborazione tra paesi per garantire che se ne "produca" abbastanza senza che nessuno provi a beneficiarne senza partecipare al loro finanziamento. Il fatto che non esistono organismi sovranazionali con poteri di tassazione o di regolamentazione, capaci quindi di imporre la fornitura e il finanziamento ad esempio di politiche per la transizione ecologica, rende ancora più evidente il problema dell'offerta insufficiente. Gli organismi intemazionali, (Onu. Oms, Fao, Fmi e altri) avevano e avrebbero anche oggi il compito di garantire la cooperazione intemazionale e la ripartizione equa dei costi per la fornituia di beni pubblici globali II tema dell'equità era meno apparente quando i rapporti di forza consentivano ai paesi ricchi di imporre l'agenda e di definire le politiche globali. La fine del vecchio mondo da voce a paesi emergenti che non sono più disposti ad accettare poi itiche per le quali costi e benefici non sono equamente distribuiti. Questo manda in crisi il vecchio multilateralismo, perché i paesi più ricchi che non riescono più a imporre la propria agenda hanno la tendenza a sottrarsi al sistema; Trump ne è il caso più edatante. Se il riequilibrarsi dei rapporti di forza è un'ottima notizia per moltissimi aspetti (ricordiamo che la prosperità dei paesi avanzati si è a lungo basata, tra le altre cose, sulla capacità di piegare le politiche globali e l'utilizzo delle risorse a proprio vantaggio), le ricadute sulla fornitura di beni pubblici globali sono drammatiche, come mostrano il fallimento della ÑîðÇÎ di Bdém, ma anche il fatto che la rivoluzione digitale è nelle mani di pochi attori privati, o ancora la difficoltà a finalizzare regole comuni di tassazione che riducano l'elusione delle multinazionali e delle grandi fortune. Tuttavia, è necessario (e soprattutto urgente) che in questa fase turbolenta di transizione verso un sistema più equo e rappresentativo dei nuovi rapporti di forza si riesca a governare la transizione energetica, la capacità di prevenire e affrontare pandemie globali, la tassazione delle multinazionali la gestione delle migrazioni e via di seguito. Chi paga In passato le politiche per la salute, la protezione della biodiversità, l'ambiente, la gestione dei rifugiati erano viste come un'estensione delle politiche per lo sviluppo. Conseguentemente, con l'aumento della domanda di beni pubblici globali, molti paesi hanno atanto al budget dedicato all'assistenza allo sviluppo, budget che peraltro veniva progressivamente ridimensionato. La coperta troppo corta viene oggi tirata verso le grandi sfide globali comprimendo le risorse destinate allo sviluppo dei paesi poveri. Proprio perché i beni pubblici globali danno benefici a tutti, alcuni economisti propongono che la logica donatore-benefìdario propria del vecchio sistema di aiuti allo sviluppo sia sostituita con un meccanismo in cui ogni paese contribuisce in proporzione alla propria capacità al finanziamento e riceve fondi in proporzione ai bisogni e alle priorità concordate collettivamente (per certi versi, un sistema simile al bilancio dellOe). in questo quadro le grandi organizzazioni intemazionali [ad esempio la Banca mondiale o le banche d'investimento nazionali) dovrebbero da un lato facilitare la ripartizione dei fondi, e dall'altro coordinare il finanziamento pubblico con altre fonti di finanziamento come la filantropìa e soprattutto l'investimento privato, per il quale il legittimo bisogno di garantire profitti dovrebbe comunque essere sempre subordinato all'interesse collettivo. ò passaggio a un meccanismo di finanziamento congiunto di beni pubblici globali cambia ovviamente la logica della governance- Si deve passare dalle condizionautà imposte dai donatori a decisioni collettive. Chi decide Sia ne! finanziamento che nella governance i beni pubblici globali hanno caratteristiche che li rendono simili all'investimento: orizzonti temporali lunghi e necessità di garantire un flusso costante di risorse indipendentemente dal ciclo polìtico di breve periodo. La stabilità può essere garantita coinvolgendo nella governance attori diversi dagli stati. Permettere ai governi locali, alla società civile, ai sindacati donatori e agli imprenditori privati di partecipare alla governance dei beni pubblici globali consentirebbe una più ampia rappresentatività democratica; inoltre, isolerebbe la fornitura dei beni pubblici dal ciclo politico dei singoli paesi; si pensi all'importanza che ha avuto la presema dei governatori dì alcuni stari come la California alla ÑîðÇÎ boicottata dall'amministrazione Trump. Proteggere i beni pubblici globali dal cido politico richiederebbe anche un allungamento dell'orizzonte decisionale. Meccanismi di finanziamento pluriennali, fondi dotati di patrimoni stabili, riducono il rischio che ciò che viene deciso oggi venga smontato domani. Infine, ma non da ultimo, la capacità della comunità internazionale di sanzionare chi prova a fare il passeggero clandestino è una condizione tanto difficile da ottenere quanto necessaria. Se è vero che manca una capacità di imposizione delle regole a livello sovranazionale, è anche vero che esistono strumenti di pressione collettivi che possono essere attivati. Per esempio, si potrebbero imporre barriere doganali verso i paesi che non partecipano al finanziamento dei beni pubblici globali (o che non rispettano i propri impegni). Non si tratta di soluzioni facili da attuare, soprattutto in un contesto di grande frammentazione geopolitica. Ma abbiamo bisogno, più urgente che mai, di meccanismi efficaci per una governance condivisa e finanziamenti stabili dei beni pubblici globali. aRiPRODLjZIONERiSER'róTA -tit_org- Sanità, ambiente e stabilità globale Cercasi nuovi sistemi di governance -sec_org- tp:writer§§ FRANCESCO SARACENO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001969403746.PDF §---§ title§§ Sanità in Liguria, via libera dei sindaci alla riforma Bucci = Sanita, via libera dei sindaci alla riforma Bucci: Un successo. Il Pd: Liguria divisa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001969503747.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "SECOLO XIX" del 30 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-30T04:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001969503747.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001969503747.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001969503747.PDF tp:ocr§§ Guido Filippi Sanità in Liguria, via libera dei sindaci alla riforma Bucci IL PIANO DELLA REGIONE Approvata con 15 voti a favore e 12 contrari (più due astenuti) la nascita della super Asl voluta dal presidente della Regione Tra i no quello della sindaca Salis. Scontro tra i segretari Dem, Natale e D’Angelo, e il presidente ligure di Anci Peracchini Sanità, via libera dei sindaci alla riforma Bucci: Un successo. Il Pd: Liguria divisa L’ARTICOLO / PAGINA 18 LO SCONTRO Guido Filippi L a riforma della sanità supera l’esame dei sindaci liguri. Il consiglio delle autonomie locali (Cal) ha approvato, con tre voti di scarto (15 a 12 più 2 astenuti su 30 votanti) il disegno di legge che rivoluzione l’organizzazione della sanità: una super Asl al posto delle attuali cinque e un’azienda ospedaliera metropolitana genovese che comprende il San Martino e il Villa Scassi di Sampierdarena con il sostegno e il contributo del Galliera che mantiene la sua autonomia, gestionale e sanitaria. Tra i contrari (con due voti ciascuno espressi attraverso i loro delegati)la sindaca di Genova Silvia Salis e il sindaco di Savona Marco Russo. Il voto fino a qualche giorno fa sembrava in bilico per la pesante presa di posizione del presidente ligure dell’Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni italiani) Claudio Scajola che chiedeva un ruolo maggiore per i sindaci delle grandi città: è stato presentato un emendamento che ora verrà portato in commissione regionale o in consiglio martedì 9 o mercoledì 10 dicembre quando verrà votata la riforma. Scajola ha raggiunto l’obiettivo e molti sindaci hanno votato a favore della riforma. Voto dei Comuni a parte, restano le polemiche e gli scontri. Il presidente della Regione Marco Bucci è soddisfatto e ringrazia Scajola e il direttore di Anci Liguria, Pierluigi Vinai, «per l’ottimo lavoro fatto e per essere riusciti ad agglomerare le istanze. Gli emendamenti presentati mi trovano d’accordo: danno ai sindaci la possibilità di intervenire sulle decisioni importanti con i direttori di area del loro territorio». «Ho proposto - aggiunge Bucci - che nel board che avrà la responsabilità di gestire la sanità ligure ci sia anche un rappresentante dei sindaci che hanno grandi responsabilità sulla salute, ma non hanno a disposizione nemmeno un euro. Devono essere maggiormente coinvolti e con questa riforma lo saranno». L’assessore alla Sanità Massimo Nicolò si sofferma sul valore del voto del Cal: «Il via libera conferma la solidità del percorso che abbiamo intrapreso. Ringrazio i sindaci liguri che hanno condiviso con noi un lavoro sinergico ed estremamente importante per il territorio. La riforma nasce con l’obiettivo di rendere il sistema sanitario ligure più moderno, più vicino ai cittadini e maggiormente capace di rispondere alle necessità dei territori». Non la pensa così il Pd che parla apertamente di una bocciatura della riforma sanitaria, come denunciano il segretario regionale Davide Natale e il segretario provinciale Simone D’Angelo: «Il centrodestra incassa una clamorosa sconfitta politica. Il Cal ha votato formalmente a favore della riforma sanitaria, ma la verità è che gli amministratori che rappresentano la stragrande maggioranza dei cittadini liguri hanno espresso un no chiaro e inequivocabile. Questa è una fotografia limpida: Bucci e la sua giunta non hanno il consenso dei territori. Il voto di Genova, Savona, Sanremo, Albenga, Arcola, Santa Margherita e molti altri Comuni certifica un isolamento politico evidente. Il centrodestra è sordo ai territori, sordo ai sindaci e sordo ai bisogni dei cittadini. Continueremo a lavorare con gli amministratori e con le comunità locali concludono i responsabili del Pd- per una sanità pubblica più giusta, più vicina alle persone e universale. Anche il sindaco della Spezia e presidente di Anci Liguria Pierluigi Peracchini finisce nel mirino del Pd: «Abdica al suo ruolo di rappresentante di tutti i sindaci dei Comuni liguri e attacca gli amministratori di centrosinistra sul voto alla riforma della sanità durante la riunione del Cal. Un atto gr avissimo che condanniamo e per il quale chiediamo le sue dimissioni dal ruolo, visto che non è in grado di mantenere un profilo di imparzialità. Peracchini dovrebbe rappresentare tutti gli amministratori e non schierarsi con alcuni contro altri. Non accettiamo strumentalizzazioni da chi ha votato una riforma della sanità contestata da tutti gli amministratori che penalizzerà i cittadini. L’Anci non garantisce più la rappresentanza delle pluralità delle idee e delle istanze. Serve una pagina nuova». E Peracchini replica: «Siamo davanti a una strumentalizzazione a oltranza con uno scaricabarile verso il basso del centrosinistra. Meglio lavorare sui contenuti». Bucci, intanto, prepara le ultime tappe del tour ligure per spiegare la riforma e apre: «Se ci sono proposte e indea da parte di chi ha votato o no o dai partiti di opposizione le esamineremo». ---End text--- Author: Guido Filippi Heading: IL PIANO DELLA REGIONE Highlight: “ “ MARCO BUCCI DAVIDE NATALE PRESIDENTE REGIONE LIGURIA CONSIGLIERE REGIONALE E SEGRETARIO LIGURE PD Ringrazio Scajola e Vinai per essere riusciti a compattare le istanze: i sindaci potranno intervenire sulle decisioni chiave Una clamorosa sconfitta del centrodestra: Bucci e la sua giunta non hanno il consenso dei territori Image: -tit_org- Sanità in Liguria, via libera dei sindaci alla riforma Bucci Sanita, via libera dei sindaci alla riforma Bucci: Un successo. Il Pd: Liguria divisa -sec_org- tp:writer§§ Guido Filippi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001969503747.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO- Gullà:dagliUsa a Candiolo la ricerca è sempre magia = "lo, dall'America a Candiolo sognavo di diventare medico ma fare ricerca è magia" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001815105291.PDF description§§

Estratto da pag. 33 di "STAMPA" del 30 Nov 2025

Nata in Calabria, a 36 anni è diventata capa del laboratorio di ematologia 'Torinoideale perle miefiglie. La ricetta dell'equilibrio? Spegnere i telefoni"

pubDate§§ 2025-11-30T06:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001815105291.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001815105291.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001815105291.PDF tp:ocr§§ IL BOSCO DEL FUTURO Gullà: dagli Usa a Candiolo la ricerca è sempre magia GIUSEPPE BOTTERO — PAGINA 21 Annamaria Gullà “Io, dall’America a Candiolo sognavo di diventare medico ma fare ricerca è magia” Nata in Calabria, a 36 anni è diventata capa del laboratorio di ematologia “Torino ideale per le mie figlie. La ricetta dell’equilibrio? Spegnere i telefoni” TORINO «S ono nata e cresciuta a Montepaone Lido, sul mare. Guardavo l’alba tutte le mattine». Annamaria Gullà sorride. Sa che nella sua vita, per la nostalgia, non c’è spazio. Manca il tempo, manca la voglia di guardarsi indietro. Trentanove anni, tre figlie, partita da un borgo della costa ionica, per approdare a Candiolo ha lasciato un pezzo del suo mondo a Boston. È arrivata nel grande centro a pochi chilometri da Torino nel 2022, per dirigere il laboratorio di ematologia e immunologia traslazionale dell’Istituto e dare la caccia a quelle cellule che sembrano impossibili da domare. «Un mondo lontano rispetto a quello che pensavo sarebbe stato il mio percorso». Per una ragazzina appassionata di scienze, pareva che la strada fosse segnata: studiava, si è laureata alla grande, diventare un medico sarebbe stata la scelta più ovvia. «Mi sono specializzata in Oncologia, e sono stata fortunata: nel mio programma di formazione ho avuto l’opportunità di fare ricerca, per me era un campo sconosciuto. Allora si aveva meno contezza dell’impatto che aveva sulla salute. Ma era un universo magico, mi ha affascinato». La corsia e il laboratorio: un bivio. E per trovare la strada giusta, racconta, bisognava andare lontano. «Mi son buttata: a 28 anni mi sono trasferita in America». Un salto nel vuoto. «L’ospedale si chiamava Dana-Farber Cancer Institute, l’istituto della Harvard Medical School. È stata un’esperienza fantastica, dura eppure stimolante. Parlucchiavo inglese, all’inizio era difficile. Mi sono completamente concentrata sulla ricerca e ho cercato, per osmosi, di imparare da chiunque. Negli Stati Uniti c’è un’alta concentrazione di cervelli: europei e italiani». Lì Annamaria trova la rotta che cercava. «Nel nostro Paese, da medico applicato alla ricerca di laboratorio, mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Negli States invece è normale: i dottori che decidono di fare ricerca hanno molto tempo protetto e riescono a portare avanti le due strade». Dopo qualche fibrillazione l’atterraggio riesce perfettamente: «Mi hanno accolta. Io sono un’entusiasta, un presupposto essenziale. Sono felice nel momento in cui si presentano e si discutono progetti: piccoli passi che poi fanno superare le difficoltà». Dopo diciotto mesi, il primo rientro in Italia. Ma ormai Annamaria sa che la clinica, da sola, non le basta. «Per quanto io adori il rapporto con i pazienti, a volte mi sentivo molto frustrata, soprattutto quando ero impossibilitata a fare qualcosa per loro se non prendermene cura, seguirli». Così riparte: di nuovo Boston, di nuovo la ricerca. «Ero incinta al quarto mese», ricorda. «Ci sono stati momenti in cui io stessa ho pensato: che mi sta passando in testa? Ero sull’aereo e mi sono detta: che cosa sto facendo?». È il secondo salto, quello decisivo. L’avventura americana, in totale, dura cinque anni: dal 2017 al 2022. «Le mie prime due figlie sono nate lì, la terza in Italia». Accanto c’è sempre il marito. Fa il ricercatore anche lui. «L’obiettivo di entrambi è sempre stato rientrare, riportare qui quel poco che avevamo imparato». Gli americani lo chiamano give back: è il desiderio di restituire qualcosa da parte di chi ce l’ha fatta. «Cercavamo l’occasione giusta: senza entusiasmo non si riesce a dare il meglio». Quell’opportunità si chiama Istituto di Candiolo Irccs, il polo nato dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, l’unico interamente realizzato grazie al sostegno dei donatori. «Aveva pubblicato dei bandi per attivare l’ematologia sperimentale: laboratori che studiano i tumori del sangue, in cui fare ricerca ad alto livello come negli Stati Uniti». Sia lei sia il marito superano la prova. E, in Piemonte, avviano due struttur e parallele, «indipendenti» ma entrambe focalizzate «sull’ematologia». Conciliare il tempo lento della scienza con quello urgente dei malati è una sfida complicata. «Facendo il ricercatore ho dovuto imparare ad avere pazienza. Ma abbiamo delle tecnologie che ci permettono di andare in profondità. C’è bisogno di molto studio, di specializzazione. Nel mio ambito ci sono stati progressi sorprendenti e quella è la spinta che ci fa dire: siamo sulla strada giusta». Attualmente, Annamaria si dedica a capire «come la cellula tumorale sfugge al sistema immunitario, che dovrebbe uccidere quelle estranee. Il tumore molto spesso è capace di riprogrammare il sistema o di mimetizzarsi». Candiolo, per chi lo frequenta, è un posto di grande speranza e di grande dolore. «La potenza di questo luogo è puntare alla ricerca traslazionale: viene trasferita dai laboratori alla clinica e viceversa. Poter partire da quello che accade nel paziente, farsi delle domande cliniche, è un punto di forza dell’oncologo di formazione». Far nascere «domande dalla clinica e provare a trovare risposte nei laboratori»: questo è il motore. E poi c’è qualcosa che lega tutto: «Le due strutture, anche a livello architettonico, sono connesse da ponti. Uniscono mondi che sembrano separati ma parlano molto». Torino, ragiona, per lei è il luogo giusto: «Avevo l’idea di una città molto industriale, ma poco attrattiva. Invece ne sono rimasta affascinata. L’ho scelta perché è una città a misura d’uomo, in cui mi sembrava fosse facile crescere la mia famiglia». Alle bambine - la più piccola ha pochi mesi - non darà indicazioni: «Il mio unico consiglio: fate il lavoro che vi piace, quello perfetto non esiste». Anzi. Qualsiasi compito «diventa perfetto quando, mentre lo fai, non ti pesa. Per me è così». Annamaria, come si resta in equilibrio? «Nel mio caso, funziona dedicare il 100 per cento del tempo a quello che faccio. Nei momenti in cui lavoro non permetto distrazioni di nessun tipo. Cerco di concentrarmi su ciò che è importante. Ho un team che mi permette di chiedere aiuto e che, quando smetto di lavorare, mi consente di essere focalizzata sulla famiglia. Poi, dopo una certa ora, spengo il telefono». — ---End text--- Author: GIUSEPPE BOTTERO Heading: Highlight: L’insegnamento “Facendo questo mestiere ho imparato ad avere pazienza” “ Annamaria Gullà Partire da quel che accade al paziente è un punto di forza, la potenza è trasferire il lavoro dai laboratori alla clinica e viceversa Le tecnologie ci permettono di andare in profondità ma c’è bisogno di molto studio e di specializzazione Image:Scienziata Annamaria Gullà dirige il laboratorio di ematologiaeimmunologia traslazionale dell’Istituto di Candiolo (Torino) -tit_org- AGGIORNATO- Gullà:dagliUsa a Candiolo la ricerca è sempre magia “lo, dall'America a Candiolo sognavo di diventare medico ma fare ricerca è magia” -sec_org- tp:writer§§ GIUSEPPE BOTTERO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/30/2025113001815105291.PDF §---§