title§§ La Manovra di Lotito per la sanità nelle Regioni con grosse di?coltà link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901948203631.PDF description§§
Estratto da pag. 4 di "NUOVO MOLISE" del 29 Nov 2025
Il provvedimento del senatore eletto in Molise per la gestione di 283 milioni di euro in più al servizio sanitario. Il testo prevede la possibilità di utilizzare per le liste di attesa i soldi non spesi per l ' emergenza Covid
pubDate§§ 2025-11-29T09:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901948203631.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901948203631.PDF', 'title': 'NUOVO MOLISE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901948203631.PDF tp:ocr§§ LA RIMODULAZIONE DELL'EMENDAMENTO ALLA LEGGE DI BILANCIO La Manovra di Lotito per la sanità nelle Regioni con grosse di?coltà Il provvedimento del senatore eletto in Molise per la gestione di 283 milioni di euro in più al servizio sanitario. Il testo prevede la possibilità di utilizzare per le liste di attesa i soldi non spesi per l'emergenza Covid T ra gli emendamenti alla Manovra segnalati da Forza Italia si trova quello a irma del senatore Claudio Lotito, eletto in Molise, con disposizioni urgenti in materia di sanità. La proposta emendativa, che era stata dichiarata inammissibile in commissione Bilancio al Senato per motivi di coperture, e poi riformulata, propone in primis la soppressione della norma in Manovra che prevede di destinare una quota delle risorse incrementali per il Ssn, pari a 206 milioni di euro per l’anno 2026, 17 milioni di euro per l’anno 2027 e 60 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2029 all’incremento delle disponibilità per il perseguimento degli obiettivi sanitari di carattere prioritario e di rilievo nazionale (come i progetti sulla tutela della salute materno-infantile, della salute mentale, della salute degli anziani nonché per quelli inalizzati alla prevenzione). La proposta emendativa propone, conseguentemente, di aggiungere un articolo in Manovra nel quale si chiarisce che il piano di rientro che una regione è tenuta a perseguire in caso di superamento dello standard del disavanzo sanitario si intende “superato” qualora le regioni sottoposte a tali piani si trovino “in condizioni di equilibrio del bilancio sanitario per almeno tre esercizi consecutivi, conseguito sia con i soli inanziamenti nazionali, sia con inanziamenti regionali”, e, con riferimento al riequilibrio erogativo dei livelli essenziali di assistenza, “abbiano conseguito risultati migliorativi per almeno due anni nell’ultimo triennio, e la suf icienza relativamente ad almeno due macrolivelli”. Il superamento di tali condizioni – si aggiunge nel testo riformulato – comporta “la contestuale uscita dal piano di rientro”. Il testo prevede inoltre che le risorse erogate negli anni 2020 e 2021 alle regioni e alle province autonome per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 ancora presenti sui bilanci dei servizi sanitari regionali, possono essere utilizzate “entro il 31 dicembre 2027” per garantire l’attuazione dei Piani operativi per il recupero delle liste d’attesa. La norma estende poi ino al 31 dicembre 2029 (dal 31 dicembre 2027) la possibilità, “al ine di fronteggiare la grave carenza di personale sanitario e socio-sanitario che si riscontra nel territorio nazionale”, di far lavorare temporaneamente in Italia personale sanitario e sociosanitario in base a una qualiica professionale conseguita all’estero, anche se non ha ancora completato le procedure ordinarie di riconoscimento del titolo professionale. Tale estensione riguarda anche il personale medico e infermieristico assunto presso strutture sanitarie o socio-sanitarie, pubbliche o private, sulla base del riconoscimento regionale, con contratto libero-professionale o con contratto di lavoro subordinato, entrambi anche di durata superiore a tre mesi e rinnovabili. Tali contratti, si chiarisce nel testo, possono avere durata ino alla scadenza di ef icacia del riconoscimento regionale. Secondo il disegno di legge di Bilancio 2026, il Fondo sanitario nazionale (Fsn) raggiungerà 143,1 miliardi di euro nel 2026, 144,1 miliardi nel 2027 e 145 miliardi nel 2028. “Va riconosciuto al Governo il merito di aver ottenuto un rilevante incremento del Fsn dal 2025 al 2026: ben 6,6 miliardi di euro, di cui 4,2 miliardi già stanziati nelle precedenti manovre”, calcola Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. “Complessivamente - spiega - la Manovra 2026 assegna alla sanità 7,7 miliardi per il triennio 2026-2028: tuttavia - precisa - in rapporto al Pil la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità, dopo un lieve aumento nel 2026, nel 2028 scenderà sotto la ‘soglia psicologica’ del 6%”, al 5,9% circa del Prodotto interno lordo. “I noltre, la frammentazione di misure e investimenti sembra più orientata a soddisfare i diversi attori che a delineare una strategia di rilancio di un Servizio sanitario nazionale in grave affanno. Un sistema in cui regnano inaccettabili diseguaglianze e dove, nel 2024, i cittadini hanno speso di tasca propria oltre 41 miliardi di euro per curarsi e 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a prestazioni sanitarie”, ricorda Cartabellotta. “Per offrire un quadro basato su dati oggettivi e contribuire al dibattito pubblico in vista della discussione parlamentare sul Ddl Bilancio 2026”, Gimbe ha condotto sul testo bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato un’analisi indipendente sulle risorse assegnate alla sanità, con l’obiettivo di “veri icare se, al di là delle cifre assolute - puntualizza Cartabellotta - la Manovra 2026 rappresenti davvero un’inversione di tendenza, con un rilancio progressivo e strutturale del Fsn, oppure se si tratti dell’ennesima illusione”. L’esame della Fondazione comincia dunque dalle risorse stanziate per la sanità: 2,4 miliardi di euro nel 2026, 2,65 miliardi nel 2027 e altrettanti nel nel 2028. Considerando gli stanziamenti già previsti dalle precedenti manovre, “nel 2026 il Fsn crescerà di ben 6,6 miliardi di euro (+4,8%) rispetto al 2025: ai +4,2 miliardi già previsti (da 136,5 miliardi nel 2025 a 140,7 miliardi nel 2026), infatti, la Manovra 2026 aggiunge ulteriori 2,4 miliardi”. “In termini assoluti - commenta quindi Cartabellotta - l’aumento di risorse per il triennio 2026-2028 risulta sostanzialmente uniforme, senza alcun segnale di rilancio progressivo del Fsn. L’auspicata inversione di rotta, ancora una volta, è rimandata alla prossima legge di Bilancio”. Perché “dopo l’incremento del 2026 - fa notare Gimbe - il Fsn in termini assoluti si stabilizza: cresce di soli 995 milioni di euro (+0,7%) nel 2027 e di 867 milioni (+0,6%) nel 2028. In rapporto al Pil, la quota destinata alla sanità passa dal 6,04% del 2025 al 6,16% del 2026, per poi ridursi al 6,05% nel 2027 e al 5,93% nel 2028”. Traduce il presidente: “Le cifre assolute per il 2026 appaiono consistenti perché includono risorse già stanziate dalle precedenti manovre, ma la quota di ricchezza del Paese investita in sanità, dopo il lieve rialzo del 2026, torna a diminuire”. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, “rimane un netto divario tra l’entità del Fsn e le previsioni di spesa sanitaria issate dal Documento programmatico di inanza pubblica: in rapporto al Pil, le proiezioni di spesa si attestano al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, e al 6,5% per il 2026. In valori assoluti, il gap tra spesa prevista e risorse assegnate ammonta a 6,8 miliardi di euro nel 2026, 7,6 miliardi nel 2027 e 10,7 miliardi nel 2028”. La forbice, prospetta Cartabellotta, “ inirà inevitabilmente per pesare sui bilanci delle Regioni che, come recentemente documentato dalla Corte dei conti, presentano conti sempre più in rosso. Per evitare il Piano di rientro, le Regioni saranno costrette a scelte dolorose che ricadranno sui cittadini: ridurre i servizi o aumentare le tasse”. Peraltro, fa notare Gimbe, “le risorse assegnate dalla legge di Bilancio 2025 risultano già interamente impegnate per il rinnovo dei contratti 2025-2027 del per ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:CLAUDIO LOTITO -tit_org- La Manovra di Lotito per la sanità nelle Regioni con grosse di?coltà -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901948203631.PDF §---§ title§§ Aggiornato - La Manovra di Lotito per la sanità nelle Regioni con grosse di?coltà link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901948003633.PDF description§§
Estratto da pag. 4 di "NUOVO MOLISE" del 29 Nov 2025
Il provvedimento del senatore eletto in Molise per la gestione di 283 milioni di euro in più al servizio sanitario. Il testo prevede la possibilità di utilizzare per le liste di attesa i soldi non spesi per l ' emergenza Covid
pubDate§§ 2025-11-29T09:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901948003633.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901948003633.PDF', 'title': 'NUOVO MOLISE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901948003633.PDF tp:ocr§§ LA RIMODULAZIONE DELL'EMENDAMENTO ALLA LEGGE DI BILANCIO La Manovra di Lotito per la sanità nelle Regioni con grosse di?coltà Il provvedimento del senatore eletto in Molise per la gestione di 283 milioni di euro in più al servizio sanitario. Il testo prevede la possibilità di utilizzare per le liste di attesa i soldi non spesi per l'emergenza Covid T ra gli emendamenti alla Manovra segnalati da Forza Italia si trova quello a irma del senatore Claudio Lotito, eletto in Molise, con disposizioni urgenti in materia di sanità. La proposta emendativa, che era stata dichiarata inammissibile in commissione Bilancio al Senato per motivi di coperture, e poi riformulata, propone in primis la soppressione della norma in Manovra che prevede di destinare una quota delle risorse incrementali per il Ssn, pari a 206 milioni di euro per l’anno 2026, 17 milioni di euro per l’anno 2027 e 60 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2029 all’incremento delle disponibilità per il perseguimento degli obiettivi sanitari di carattere prioritario e di rilievo nazionale (come i progetti sulla tutela della salute materno-infantile, della salute mentale, della salute degli anziani nonché per quelli inalizzati alla prevenzione). La proposta emendativa propone, conseguentemente, di aggiungere un articolo in Manovra nel quale si chiarisce che il piano di rientro che una regione è tenuta a perseguire in caso di superamento dello standard del disavanzo sanitario si intende “superato” qualora le regioni sottoposte a tali piani si trovino “in condizioni di equilibrio del bilancio sanitario per almeno tre esercizi consecutivi, conseguito sia con i soli inanziamenti nazionali, sia con inanziamenti regionali”, e, con riferimento al riequilibrio erogativo dei livelli essenziali di assistenza, “abbiano conseguito risultati migliorativi per almeno due anni nell’ultimo triennio, e la suf icienza relativamente ad almeno due macrolivelli”. Il superamento di tali condizioni – si aggiunge nel testo riformulato – comporta “la contestuale uscita dal piano di rientro”. Il testo prevede inoltre che le risorse erogate negli anni 2020 e 2021 alle regioni e alle province autonome per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 ancora presenti sui bilanci dei servizi sanitari regionali, possono essere utilizzate “entro il 31 dicembre 2027” per garantire l’attuazione dei Piani operativi per il recupero delle liste d’attesa. La norma estende poi ino al 31 dicembre 2029 (dal 31 dicembre 2027) la possibilità, “al ine di fronteggiare la grave carenza di personale sanitario e socio-sanitario che si riscontra nel territorio nazionale”, di far lavorare temporaneamente in Italia personale sanitario e sociosanitario in base a una qualiica professionale conseguita all’estero, anche se non ha ancora completato le procedure ordinarie di riconoscimento del titolo professionale. Tale estensione riguarda anche il personale medico e infermieristico assunto presso strutture sanitarie o socio-sanitarie, pubbliche o private, sulla base del riconoscimento regionale, con contratto libero-professionale o con contratto di lavoro subordinato, entrambi anche di durata superiore a tre mesi e rinnovabili. Tali contratti, si chiarisce nel testo, possono avere durata ino alla scadenza di ef icacia del riconoscimento regionale. Secondo il disegno di legge di Bilancio 2026, il Fondo sanitario nazionale (Fsn) raggiungerà 143,1 miliardi di euro nel 2026, 144,1 miliardi nel 2027 e 145 miliardi nel 2028. “Va riconosciuto al Governo il merito di aver ottenuto un rilevante incremento del Fsn dal 2025 al 2026: ben 6,6 miliardi di euro, di cui 4,2 miliardi già stanziati nelle precedenti manovre”, calcola Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. “Complessivamente - spiega - la Manovra 2026 assegna alla sanità 7,7 miliardi per il triennio 2026-2028: tuttavia - precisa - in rapporto al Pil la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità, dopo un lieve aumento nel 2026, nel 2028 scenderà sotto la ‘soglia psicologica’ del 6%”, al 5,9% circa del Prodotto interno lordo. “I noltre, la frammentazione di misure e investimenti sembra più orientata a soddisfare i diversi attori che a delineare una strategia di rilancio di un Servizio sanitario nazionale in grave affanno. Un sistema in cui regnano inaccettabili diseguaglianze e dove, nel 2024, i cittadini hanno speso di tasca propria oltre 41 miliardi di euro per curarsi e 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a prestazioni sanitarie”, ricorda Cartabellotta. “Per offrire un quadro basato su dati oggettivi e contribuire al dibattito pubblico in vista della discussione parlamentare sul Ddl Bilancio 2026”, Gimbe ha condotto sul testo bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato un’analisi indipendente sulle risorse assegnate alla sanità, con l’obiettivo di “veri icare se, al di là delle cifre assolute - puntualizza Cartabellotta - la Manovra 2026 rappresenti davvero un’inversione di tendenza, con un rilancio progressivo e strutturale del Fsn, oppure se si tratti dell’ennesima illusione”. L’esame della Fondazione comincia dunque dalle risorse stanziate per la sanità: 2,4 miliardi di euro nel 2026, 2,65 miliardi nel 2027 e altrettanti nel nel 2028. Considerando gli stanziamenti già previsti dalle precedenti manovre, “nel 2026 il Fsn crescerà di ben 6,6 miliardi di euro (+4,8%) rispetto al 2025: ai +4,2 miliardi già previsti (da 136,5 miliardi nel 2025 a 140,7 miliardi nel 2026), infatti, la Manovra 2026 aggiunge ulteriori 2,4 miliardi”. “In termini assoluti - commenta quindi Cartabellotta - l’aumento di risorse per il triennio 2026-2028 risulta sostanzialmente uniforme, senza alcun segnale di rilancio progressivo del Fsn. L’auspicata inversione di rotta, ancora una volta, è rimandata alla prossima legge di Bilancio”. Perché “dopo l’incremento del 2026 - fa notare Gimbe - il Fsn in termini assoluti si stabilizza: cresce di soli 995 milioni di euro (+0,7%) nel 2027 e di 867 milioni (+0,6%) nel 2028. In rapporto al Pil, la quota destinata alla sanità passa dal 6,04% del 2025 al 6,16% del 2026, per poi ridursi al 6,05% nel 2027 e al 5,93% nel 2028”. Traduce il presidente: “Le cifre assolute per il 2026 appaiono consistenti perché includono risorse già stanziate dalle precedenti manovre, ma la quota di ricchezza del Paese investita in sanità, dopo il lieve rialzo del 2026, torna a diminuire”. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, “rimane un netto divario tra l’entità del Fsn e le previsioni di spesa sanitaria issate dal Documento programmatico di inanza pubblica: in rapporto al Pil, le proiezioni di spesa si attestano al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, e al 6,5% per il 2026. In valori assoluti, il gap tra spesa prevista e risorse assegnate ammonta a 6,8 miliardi di euro nel 2026, 7,6 miliardi nel 2027 e 10,7 miliardi nel 2028”. La forbice, prospetta Cartabellotta, “ inirà inevitabilmente per pesare sui bilanci delle Regioni che, come recentemente documentato dalla Corte dei conti, presentano conti sempre più in rosso. Per evitare il Piano di rientro, le Regioni saranno costrette a scelte dolorose che ricadranno sui cittadini: ridurre i servizi o aumentare le tasse”. Peraltro, fa notare Gimbe, “le risorse assegnate dalla legge di Bilancio 2025 risultano già interamente impegnate per il rinnovo dei contratti 2025-2027 del personale sanitario”. Alla luce di queste osservazioni, “considerato che i fondi della Manovra 2026 sono destinati a inanziare nuove misure, le Regioni, già in affanno - prevede Cartabellotta - dovranno gestire con risorse proprie il divario tra fabbisogni sanitari e risorse disponibili, con una coperta che ogni anno si accorcia sempre di più”. Entrando nel merito delle misure previste in Manovra, al presidente Gimbe “appare evidente” che, “rispetto ai reali bisogni del Ssn, i fondi vengono distribuiti tra una molteplicità di destinatari, ma con importi così limitati da rischiare di non produrre effetti concreti, né bene ici tangibili per cittadini e pazienti”. Sul fronte assunzioni, esamina la Fondazione, “la Manovra prevede un piano straordinario a partire dal 2026, autorizzando in deroga al tetto di spesa 450 milioni di euro per assumere circa 1.000 medici dirigenti e oltre 6.000 professionisti sanitari, in particolare infermieri. Nel triennio 2026-2028 l’investimento complessivo ammonta a 1.350 milioni, di cui 875 milioni previsti dalla Manovra 2026 e 475 milioni già stanziati dalla precedente”. Afferma Cartabellotta: “Pur riconoscendo la volontà di rafforzare gli organici, il concetto di ‘piano assunzioni’ appare contraddittorio inché resta in vigore il tetto di spesa per il personale sanitario. A ciò si aggiunge la scarsa attrattività di alcune specialità mediche e soprattutto della professione infermieristica. Nel breve periodo, l’unica ipotesi realistica per colmare la carenza di infermieri è un piano straordinario di reclutamento dall’estero: in Italia, infatti, la riduzione del numero di laureati e le numerose cancellazioni dagli albi testimoniano la perdita di attrattività di una professione essenziale, ma oggi poco valorizzata, e determinano scarsa disponibilità di igure professionali fondamentali”. Capitolo retribuzioni. “La Manovra prosegue l’analisi - introduce un incremento dell’indennità di speci icità (un riconoscimento economico aggiuntivo rispetto allo stipendio base) pari a 280 milioni di euro annui a partire dal 2026: 85 milioni per i medici, 195 milioni per gli infermieri, 8 milioni per i dirigenti sanitari non medici e 58 milioni per altre professioni sanitarie (riabilitazione, prevenzione, tecnico-sanitarie, ostetrica, assistente sociale) e gli operatori socio-sanitari nelle attività inalizzate alla tutela del malato e alla promozione della salute. L’aumento stimato della retribuzione lorda annua è di 3.000 euro per i medici, 1.630 euro per gli infermieri e 490 euro per i dirigenti sanitari non medici”. Ma “se l’obiettivo è restituire attrattività alla carriera nel Ssn per arginare le fughe e attirare i giovani verso la professione infermieristica, si tratta solo di briciole - le de inisce Cartabellotta - Importi di tale entità non saranno suf icienti ad arrestare l’emorragia di medici dal pubblico, né a rendere più appetibile la professione infermieristica per le nuove generazioni”. Inoltre, “nel 2026 le Regioni potranno aumentare di 143,5 milioni di euro la spesa per le prestazioni aggiuntive: 101,9 milioni destinati ai medici e 41,6 al personale sanitario del comparto. Si tratta però di fondi già assegnati dalla precedente legge di Bilancio”, evidenzia Gimbe. “Pur comprendendo la necessità di garantire un maggiore impegno orario - aggiunge Cartabellotta - la logica del ‘più lavori più ti pago’, nonostante l’imposta agevolata del 15%, appare dif icilmente sostenibile per un personale già stremato da turni massacranti e da livelli di burnout sempre più elevati”. Nel comparto Sanità la Manovra prevede un piano straordinario di assunzioni a partire dal 2026, autorizzando - in deroga al tetto di spesa - euro 450 milioni per assumere circa 1.000 medici dirigenti e oltre 6.000 professionisti sanitari, in particolare infermieri. Nel triennio 2026-2028 l’investimento complessivo ammonta a euro 1.350 milioni, di cui euro 875 milioni previsti dalla Manovra 2026 e euro 475 milioni già stanziati dalla precedente: “Pur riconoscendo la volontà di rafforzare gli organici - commenta il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta - il concetto di ‘piano assunzioni’ appare contraddittorio inché resta in vigore il tetto di spesa per il personale sanitario. A ciò si aggiunge la scarsa attrattività di alcune specialità mediche e, soprattutto, della professione infermieristica. Nel breve periodo, l’unica ipotesi realistica per colmare la carenza di infermieri è un piano straordinario di reclutamento dall’estero: in Italia, infatti, la riduzione del numero di laureati e le numerose cancellazioni dagli albi testimoniano la perdita di attrattività di una professione essenziale ma oggi poco valorizzata e determinano scarsa disponibilità di igure professionali fondamentali”. Sul fronte delle retribuzioni, spiega la Fondazione Gimbe, che ha condotto sul testo della Finanziaria bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato un’analisi indipendente sulle risorse assegnate alla Sanità, la Manovra introduce un incremento dell’indennità di speci icità - un riconoscimento economico aggiuntivo rispetto allo stipendio base pari a euro 280 milioni annui a partire dal 2026: euro 85 milioni per i medici, euro 195 milioni per gli infermieri, euro 8 milioni per i dirigenti sanitari non medici e euro 58 milioni per altre professioni sanitarie (riabilitazione, prevenzione, tecnicosanitarie, ostetrica, assistente sociale) e gli operatori socio-sanitari nelle attività inalizzate alla tutela del malato e alla promozione della salute. L’aumento stimato della retribuzione lorda annua è di euro 3.000 per i medici, euro 1.630 per gli infermieri e euro 490 per i dirigenti sanitari non medici. “Le recenti analisi sulla manovra di bilancio 2026 e sul inanziamento del Servizio sanitario nazionale meritano alcune puntualizzazioni, necessarie per inquadrare correttamente i dati e restituire un quadro preciso degli investimenti in sanità. Alcune letture sostengono l’esistenza di un rilevante ‘gap’ nel 2026 tra le risorse assegnate e le previsioni di spesa sanitaria. Queste critiche si fondano però su un errore metodologico: il confronto tra la spesa sanitaria programmata nel Documento programmatico di inanza pubblica e il Fondo sanitario nazionale, due aggregati diversi, non comparabili”. I numeri reali? “Nel 2022 il Fsn era a 125 miliardi di euro, nel 2026 raggiungerà 142,9 miliardi: un incremento di quasi 18 miliardi in quattro anni”. Sono le parole del ministro della Salute Orazio Schillaci che spiega di voler fare chiarezza rispetto ad alcune analisi “ripetute con insistenza mediatica”. “Quando l’obiettivo diventa la visibilità prima della veri ica, l’imparzialità lascia il posto alla militanza - osserva il ministro - E un analista che diventa testimonial di una parte politica perde credibilità scienti ica. Ma la questione più seria non è il posizionamento ideologico, quanto il fatto che su premesse sbagliate si costruiscano proposte irrealizzabili, che confondono cittadini e amministratori”. Tornando ai numeri, Schillaci ribadisce che “per il solo 2026, la legge di Bilancio 2025 aveva già previsto un aumento di 4,967 miliardi rispetto alle norme vigenti, di cui 3,291 miliardi già inalizzati a interventi speci ici: un miliardo per l’aggiornamento delle tariffe ospedaliere, 767 milioni per le indennità del personale sanitario, 150 milioni per il Piano Pandemico, 100 milioni per le liste d’attesa. A questi si aggiungono i 2,4 miliardi della Manovra attuale, per un incremento complessivo di 7,4 miliardi”. La spesa sanitaria del Dpfp, puntualizza, include “non solo le risorse destinate agli enti del Servizio sanitario nazionale per l’erogazione dei Lea, ma anche i inanziamenti a Istituto superiore di sanità, Istituti zoopro ilattici, Croce Rossa Italiana, Aifa, Agenas, ministeri, università e le spese extra-Lea sostenute dagli stessi enti del Ssn. Il Fondo sanitario nazionale, invece, inanzia esclusivamente il fabbisogno sanitario standard per i Livelli essenziali di assistenza. Confrontare questi due valori genera inevitabilmente distorsioni interpretative”. Quanto al rapporto tra spesa sanitaria e Pil, continua Schillaci, “va chiarita la natura congiunturale di questo indicatore, che oscilla in funzione delle variazioni del prodotto interno lordo. Nel 2026 il rapporto del Fondo sanitario sul Pil aumenterà proprio grazie alle risorse aggiuntive stanziate, mentre la previsione di spesa sanitaria resterà al 6,5% secondo l’ultimo Dfp. Quando si citano Francia e Germania come modelli, sarebbe corretto ricordare che questi Paesi hanno un Pil superiore al nostro: la Francia del 31,7%, la Germania del 38,5%. Maggiori entrate statali consentono evidentemente maggiori spese sanitarie”. La spesa sanitaria pro capite italiana “è in crescita”. E “l’unico modello realmente comparabile col nostro è quello inglese”. Il ministro osserva poi che “un dato signi icativo” emerge dall’analisi del rapporto tra spesa sanitaria pro capite e Pil pro capite, che misura se un Paese sta i nvestendo in sanità quanto le sue disponibilità gli consentirebbero. Ebbene, dice Schillaci, “nel periodo pre-pandemico il gap dell’Italia rispetto alla media europea era di circa 15 miliardi di dollari (dati Oecd Health). Dal 2022 questo divario si è ridotto a 7,8 miliardi. La spesa sanitaria totale è passata dai 131,8 miliardi del 2023 ai 138,3 del 2024, e supererà i 149 miliardi nel 2026. L’iniezione di risorse di questo Governo sta portando l’Italia verso la retta di regressione europea, situazione mai veri icatasi negli ultimi dieci anni”. “Sul presunto mancato trasferimento di risorse adeguate alle Regioni”, per Schillaci “i dati della Corte dei Conti sono eloquenti: un quarto dei fondi stanziati speci icamente per l’abbattimento delle liste d’attesa tra il 2022 e il 2024 non è stato speso per lo scopo previsto o è rimasto inutilizzato. Se alcune Regioni registrano disavanzi, occorre considerare anche le scelte gestionali e organizzative locali, non solo il livello del inanziamento statale”. “Per il 2027 e il 2028, anni ancora in fase programmatoria, valgono le stesse logiche del 2026 - aggiunge - come abbiamo incrementato le risorse quest’anno, potremo farlo nei prossimi esercizi sulla base degli andamenti effettivi della spesa e delle disponibilità di bilancio”. La sanità italiana, conclude Schillaci, “ha bisogno di investimenti crescenti, questo è indubbio. Ma ha anche bisogno di ef icienza gestionale, di appropriatezza prescrittiva, di utilizzo ottimale delle risorse già disponibili. Proporre aumenti di spesa senza indicare da dove reperire le coperture, o senza considerare i vincoli di bilancio pubblico, è un esercizio da comizio, non da analisi economica. Il confronto pubblico deve fondarsi su analisi rigorose dei dati e su proposte concrete e sostenibili, non su comparazioni improprie o su slogan che - per quanto di facile presa - rischiano di alimentare un dibattito più orientato al consenso immediato che alla sostanza delle politiche sanitarie. Chi ha responsabilità di governo non può permettersi il lusso della demagogia. Deve fare i conti con i bilanci reali, non con quelli immaginari. E quando questi conti vengono fatti - come dimostrano i 7,4 miliardi di incremento sul 2026 - i risultati sono misurabili e veri icabili. Il resto è rumore di fondo”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:CLAUDIO LOTITO IL MINISTRO SCHILLACI -tit_org- Aggiornato - La Manovra di Lotito per la sanità nelle Regioni con grosse di?coltà -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901948003633.PDF §---§ title§§ Salute, diritto universale? Ormai si cura solo chi ce la fa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112902204401077.PDF description§§
Estratto da pag. 9 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. REGGIO CALABRIA" del 29 Nov 2025
Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 29 Nov 2025
Meno vaccini, più contagi. L 'ondata dei casi è un problema anche per l'Italia
pubDate§§ 2025-11-29T04:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941902416.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941902416.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941902416.PDF tp:ocr§§ Non sottovalutare i dati sul morbillo Meno vaccini, più contagi. L’ondata dei casi è un problema anche per l’Italia L a fotografia scattata dall’ultimo report dell’Oms sul morbillo è impietosa: mentre gli sforzi globali di immunizzazione hanno salvato quasi 59 milioni di vite negli ultimi vent’anni, il virus torna a correre. Nel 2024 i casi globali stimati hanno superato gli 11 milioni, con 95.000 morti, per lo più bambini sotto i cinque anni. E’ una contraddizione soltanto apparente. Quando la copertura vaccinale arretra, il morbillo è sempre il primo a riaffacciarsi. E oggi, senza almeno il 95 per cento di protezione con due dosi e sistemi di sorveglianza efficaci, l’Oms avverte che i focolai continueranno a crescere. I dati regionali mostrano un quadro preoccupante: rispetto al 2019, i casi sono aumentati dell’86 per cento nella regione del Mediterraneo orientale, del 47 per cento in Europa e del 42 per cento nel sud-est asiatico. Solo l’Africa segna un calo, grazie al miglioramento della copertura vaccinale. Ma resta enorme il numero di bambini non sufficientemente protetti: oltre 30 milioni nel solo 2024, tre quarti dei quali in aree segnate da fragilità, conflitti o scarsi accessi ai servizi sanitari. L’Italia non può sentirsi al riparo. Secondo l’ultimo report dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo), nel nostro paese la copertura stimata per il 2024 è del 95 per cento per la prima dose e appena dell’84 per cento per la seconda: un dato stabile negli ultimi anni, ma troppo basso per garantire l’immunità di comunità. E' proprio in queste sacche di scopertura che il virus trova spazio per ripartire, anche in paesi ad alto reddito che erano riusciti a eliminarlo. In Italia, lo scetticismo di una parte dell’attuale maggioranza verso le vaccinazioni pediatriche – fino al tentativo di trovare un varco per smantellare la legge Lorenzin – non è soltanto un dibattito identitario: è un fattore concreto che ostacola il ritorno delle coperture a livelli di sicurezza. Il morbillo non conosce confini né bandiere. Ma la responsabilità politica sì: ed è tempo che chi governa scelga da che parte stare, se con la scienza e la salute pubblica o con chi mina le basi della protezione collettiva. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Non sottovalutare i dati sul morbillo -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941902416.PDF §---§ title§§ Una nuova assistenza per gli anziani = Una nuova assistenza per gli anziani link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901923902412.PDF description§§
Estratto da pag. 8 di "GIORNALE" del 29 Nov 2025
Estratto da pag. 17 di "GIORNALE" del 29 Nov 2025
Rizzoli a pagina 17 Sono gli italiani che entro il 2030 dovranno operarsi al cristallino opacizzato Il 96% degli over 75 ne soffre, ma è sempre più diffusa fra i meno anziani
pubDate§§ 2025-11-29T04:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941802415.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941802415.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941802415.PDF tp:ocr§§ LA CATARATTA COLPISCE SEMPRE DI PIÙ: ENTRO IL 2030 UN MILIONE DI INTERVENTI Rizzoli a pagina 17 Un milione di cataratte Sono gli italiani che entro il 2030 dovranno operarsi al cristallino opacizzato Il 96% degli over 75 ne soffre, ma è sempre più diffusa fra i meno anziani T utti pensano che sia un problema legato esclusivamente all’invecchiamento, quando, avanti con gli anni, compare un progressivo annebbiamento della vista, le immagini appaiono non più nitide, con i contorni un po’ sfumati e non si riesce più a leggere chiaro e bene. In realtà non è soltanto un sintomo della senilità, poiché sempre più frequentemente questa patologia insorge tra i 55 e i 65 anni, anche se in Italia ne soffre il 96% degli individui di età superiore ai 75 anni. È la cataratta, una degenerazione oculare che provoca l’opacizzazione del cristallino, la lente indispensabile per mettere a fuoco le immagini, che si trova dietro l’iride, la parte colorata dell’occhio. È dovuta alla progressiva ossidazione delle proteine contenute normalmente nel cristallino, le quali si aggregano tra loro formando una specie di ragnatela che rende la visione non più trasparente, ma filtrata come attraverso un velo o una nebbia. Il primo sintomo provocato dalla cataratta è solo visivo, è sempre indolore e spesso modesto, legato a fenomeni di diffusione e diffrazione della luce, che entra nell’occhio ed attraversa il cristallino. Il quale, se offuscato, può bloccare o disperdere la luce, per cui il paziente con deficit visivo iniziale ha alla sensazione di avere le lenti degli occhiali sporche, per chi le porta, e cerca di pulirle per eliminare l’alone che compare durante la visione attribuendole ad esse, oppure cambia gli occhiali con frequenza, ottenendo però sempre lo stesso risultato di visione offuscata. Altri sintomi iniziali della cataratta possono essere problemi a distinguere il blu scuro dal nero, necessità di più luce per decifrare il contrasto tra lettere chiare e scure durante la lettura, la visione sdoppiata o distorta in un solo occhio, la comparsa di aloni colorati attorno alle fonti luminose, come lo schermo televisivo o del computer, oppure la sensazione di abbagliamento in presenza di luci intense, specialmente durante la guida serale e notturna. L’entità del calo visivo dipende naturalmente dal tipo e dalla sede dell’opacizzazione, la quale però, una volta innescata, non può più regredire, ma tende a progredire dalla parte centrale del cristallino fino alla periferia dello stesso, o viceversa, rendendo la visione sempre più invalidante. I soggetti che necessitano di occhiali dopo i 45 anni per l’insorgere della fisiologica presbiopia, quando sviluppano la cataratta hanno inizialmente la sensazione di riuscire di nuovo a leggere da vicino senza lenti, fenomeno noto come «seconda vista»: un effetto temporaneo che sparisce via via che il cristallino si opacizza. Il primo fattore di rischio per sviluppare la cataratta è di fatto l’età anagrafica, ma molte sono le condizioni che anticipano anche di 10 o 15 anni questa malattia, come per esempio avviene nelle persone affette da diabete, in quelle che hanno dovuto fare lunghe terapie con farmaci a base di corticosteroidi per malattie oncologiche, allergiche, cardiologiche, renali, o nelle gravi disidratazioni, nella malnutrizione e nelle cure per l’ anoressia, per cui questa patologia può insorgere a qualunque età, come compare anche nelle malattie concomitanti dell’occhio come le uveiti, il glaucoma, la miopia degenerativa, o per pregresse chirurgie intraoculari che potrebbero favorirne la comparsa in età considerate protette. Anche la cataratta giovanile può insorgere per origine congenita, o essere accelerata da terapie farmacologiche prolungate, da traumi oculari o malattie sistemiche, soprattutto endocrinologiche (ormonali). La diagnosi viene facilmente certificata da una semplice visita oculistica, e non esistono colliri o farmaci che risolvano la cataratta, poiché l’unica terapia efficace e definitiva per risolvere il problema visivo è l’intervento chirurgico, che può esse re eseguito a qualunque età, anche molto avanzata, e che consiste nell’asportare il cristallino opaco, per sostituirlo con una lente biologica ed artificiale. La quale restituisce immediatamente la visione nitida e trasparente, uguale o addirittura migliore di quella dell’età della giovinezza, cosa che sovente causa stupore e incredulità nelle persone appena operate. A differenza di alcuni decenni fa, con lo sviluppo delle tecnologie robotiche, oggi l’operazione per rimuovere la cataratta dura dai 10 minuti fino a un massimo 30 minuti, si esegue in regime ambulatoriale, senza necessità di ospedalizzazione, con l’installazione di un collirio anestetico sufficiente a garantire l’assenza di dolore, seguita a volte da una piccola iniezione anch’essa indolore, ed è compito del chirurgo oculista stabilire, con un calcolo di formule matematiche, esami accurati e soprattutto esperienza, la scelta del cristallino artificiale da inserire, che può addirittura correggere anche eventuali difetti visivi, come miopia, astigmatismo, presbiopia o ipermetropia, per diminuire la dipendenza dagli occhiali. La facoexeresi, ovvero la rimozione del cristallino affetto da cataratta, è un intervento eseguito in microchirurgia, di semplice attuazione in mani esperte e specialistiche: prevede un’incisione sulla cornea di 2/3 millimetri, l’uso di una sonda microscopica che frantuma ed aspira il cristallino malato, con l’inserimento della lente artificiale arrotolata che, uno volta inserita, si apre all’interno della capsula dello stesso cristallino, la quale rimane intatta per mantenere separata la porzione posteriore dell’occhio (vitreo e retina) da quella anteriore. Concluso l’intervento, la cornea incisa non richiede l’utilizzo di punti di sutura, perché la piccola ferita chirurgica corneale si rimargina spontaneamente in breve tempo, senza fastidi di sorta. Dopo l’asportazione della cataratta e la sostituzione della stessa con la lente biologica, il paziente da subito torna ad avere la visione acuta, nitida e trasparente, con un recupero completo entro le 24 ore, spesso migliore e più luminosa di quella naturale dei vent’anni, al punto di pentirsi o rammaricarsi per non aver scelto di fare prima questo tipo di intervento oculare. I soggetti che hanno avuto la cataratta in un solo occhio sono più facilmente predisposti nel tempo a sviluppare la stessa patologia nell’altro occhio, e in quelli molto anziani, che hanno perso la capacità di mettere a fuoco la vista sia da vicino sia da lontano, la cura della cataratta e la restituzione dell’acuità visiva contribuisce a preservare anche la salute mentale, oltre al benessere emotivo, morale e dell’umore. Solitamente la cataratta si opera su un occhio alla volta, separando i due interventi di alcuni giorni o settimane, per permettere un recupero graduale e ridurre il rischio di infezioni, ma oggi la tendenza è, quando la degenerazione cristallina è presente bilateralmente, quella di operare entrambi gli occhi nella stessa seduta, se il paziente viene ritenuto idoneo a tale procedura chirurgica, con vantaggi evidenti in termini di recupero, di costi e convenienza. Essendo per tradizione una patologia legata alla senilità, molti pazienti più giovani sono restii a rivelare ad amici e conoscenti di esserne affetti o di doversi operare, ma se pur la cataratta è in effetti una malattia degenerativa fisiologica dovuta ai processi di invecchiamento, risulta in aumento in età più precoci, e fino ad ora non esistono evidenze scientifiche che dimostrino la possibilità di prevenzione primaria per questa patologia. È la principale causa di cecità nel mondo, e negli USA una persona su 5 sopra i 64 anni sviluppa una cataratta sufficientemente grave da ridurre la vista. In Italia ogni anno si eseguono circa 700mila interventi di facoexeresi, uno dei numeri più alti in Europa, rendendolo l’intervento chirurgico più praticato nel Paese, ed in base i trend demografici e alla nostra longevità in aumento, si calcola che prima del 2030 il numero di italiani che necessiteranno di questo intervento potrebbero superar e il milione di unità. Ps: Questa operazione oculistica è considerata una delle procedure più sicure e frequenti al mondo e quella con il miglior costo-efficacia. In Italia, secondo una stima approssimativa, i costi privati di un intervento di cataratta si aggirano tra i 1.500 e i 3mila euro, mentre con il SSN l’attesa per questo tipo di operazione va dai 12 mesi a due anni. ---End text--- Author: Melania Rizzoli Heading: Highlight: L’intervento in microchirurgia dura da 10 a 30 minuti, si recupera in 24 ore e riporta la vista alla nitidezza della gioventù. L’attesa con il SSN arriva fino a due anni L’ossidazione progressiva delle proteine rende la vista sempre più velata. Non è prevenibile, non regredisce: si risolve con la sostituzione della «lente», la facoexeresi Image: -tit_org- La cataratta colpisce sempre di più: entro il 2030 un milione di interventi Un milione di cataratte -sec_org- tp:writer§§ MELANIA RIZZOLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941802415.PDF §---§ title§§ Un nuovo approccio alla Medicina che unisce tutela del verde e salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941602417.PDF description§§
Estratto da pag. 5 di "TEMPO" del 29 Nov 2025
Alla Camera l'appuntamento dell'intergruppo promosso dal deputato di Fratelli d'Italia Ciocchetti
pubDate§§ 2025-11-29T04:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941602417.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941602417.PDF', 'title': 'TEMPO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941602417.PDF tp:ocr§§ ONE PLANET, ONE HEALTH UnnuovoapproccioallaMedicina cheuniscetuteladelverdeesalute Alla Camera l’appuntamento dell’intergruppo promosso dal deputato di Fratelli d’Italia Ciocchetti ••• «One Planet, One Health». Si è tenuto alla Camera un nuovo appuntamento dedicato all’approccio «una sola salute», con l’obiettivo di studiare provvedimenti che facilitino l’introduzione di un modello di governance «capace di superare l’attuale approccio frammentario in materia di tutela della salute ambientale, umana e animale». L’emergenza Covid, ha spiegato Luciano Ciocchetti, promotore intergruppo parlamentare One Health, ha dimostrato come questi ambiti non possano essere considerati separatamente, mentre le grandi sfide che deve affrontare la nostra società a livello globale (cambiamento climatico, riduzione della biodiversità, malattie infettive emergenti, antimicrobico resistenza, sicurezza alimentare) riconoscono l’ambiente come questione centrale. «È noto, ad esempio, hanno sottolineato i promotori dell’evento, come l’inquinamento da PM causi ictus, malattie respiratorie o cardiovascolari croniche o acute». A tal proposito, l’integrazione degli indicatori sanitari con quelli ambientali, sociali ed economici sarebbe il passaggio necessario per comporre il quadro necessario a realizzare la riqualificazione in termini One Health delle aree urbane e periurbane. Nel corso della mattinata è stato poi presentato il dossier tecnico dell’intergruppo dedicato proprio ad ambiente e salute: dal potenziamento del verde urbano all’uso di materiali innovativi, fino a una revisione della pianificazione territoriale. Questo perché, guardando alle grandi città metropolitane attraverso dati satellitari e indicatori ambientali, si notano l’accentuato surriscaldamento urbano e gli effetti sulla salute: aumento del rischio cardiovascolare e respiratorio, vulnerabilità sociale, perdita di capitale naturale. Adesso, ha ricordato Ciocchetti: «La salute non è più confinata negli ospedali ma si costruisce nel territorio e serve una pianificazione pubblica». Mentre per fronteggiare la situazione è stata proposta la creazione di una cabina di regia nazionale One Health, supportata da reti regionali e da una cooperazione stabile tra i diversi ministeri. Sui temi centrali del paradigma One Health si sono infine tenute quattro tavole rotonde: la prima intitolata «La pandemia silente dell’antimicrobico-resistenza (AMR)», per mettere a fuoco l’urgenza di politiche integrate di sorveglianza, uso appropriato degli antibiotici, innovazione farmaceutica e responsabilizzazione dei cittadini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: FILIPPO IMPALLOMENI Heading: Highlight: Image:Luciano Ciocchetti Deputato di Fratelli d’Italia -tit_org- Un nuovo approccio alla Medicina che unisce tutela del verde e salute -sec_org- tp:writer§§ FILIPPO IMPALLOMENI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901941602417.PDF §---§ title§§ Farmacista e giudice: «Per i vaccini anti Covid violate le norme sui farmaci» = Per imporci i vaccini a mRna Speranza & C. violarono anche le norme sui farmaci link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901923602413.PDF description§§
Estratto da pag. 8 di "VERITÀ" del 29 Nov 2025
Secondo le schede, i preparati evitavano la malattia, non anche il contagio da virus Ma l'utilizzo di prodotti off-label segue regole infrante dall'allora ministro e da Aifa
pubDate§§ 2025-11-29T04:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901923602413.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901923602413.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901923602413.PDF tp:ocr§§ Farmacista e giudice: «Per i vaccini anti Covid violate le norme sui farmaci» Per imporci i vaccini a mRna Speranza & C. violarono anche le norme sui farmaci Secondo le schede, i preparati evitavano la malattia, non anche il contagio da virus Ma l’utilizzo di prodotti off-label segue regole infrante dall’allora ministro e da Aifa PATRIZIA FLODER REITTER a pagina 8 n Non solo i cittadini, ma anche medici e farmacisti ingannati. Perché i vaccini Covid somministrati a carico del Sistema sanitario nazionale (Ssn) non sono stati mai approvati per la prevenzione dell’in fez ion e dell’agente Sars-Cov-2 e mai inseriti da Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, nell’apposito elenco previsto dalla legge 648/1996 per quanto riguarda le indicazioni fuori scheda tecnica. È stata violata la norma del farmaco, con un grave danno pure erariale che qualche giudice contabile dovrebbe finalmente degnarsi di prendere in considerazione. «Abbiamo mandato segnalazioni al ministero della Salute, agli Ordini professionali, a Procure, Guardia di finanza ma tutto viene silenziato da anni», denuncia il dirigente di una farmacia ospedaliera del Nord Italia. Quello che è accaduto si riassume in poche righe. «Comirnaty è indicato per l’immunizzazione attiva per la prevenzione di Covid-19, malattia causata dal virus Sars-CoV-2, in soggetti di età pari o superiore a 16 anni», si leggeva nella scheda tecnica, riassunto delle caratteristiche del prodotto (Rcp) del primo vaccino (Pfizer) autorizzato contro il Covid dall’Agenzia europea del farmaco (Ema). Era il 21 dicembre 2020, dopo pochi giorni sarebbe partita la campagna vaccinale in Italia. Con il decreto del 2 gennaio 2021, l’allora ministro della Salute, Roberto Speranza, aggiornava il «Piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da Sars-CoV-2», già anticipato al parlamento. Somministrazioni che partirono in tutta Italia, a carico del Ssn. «Ma le schede tecniche dei vaccini Pfizer, Moderna, Astrazeneca, Jansenn non prevedevano l’indicazione terapeutica della prevenzione dell’infezione», fa notare il dirigente. In Italia, ogni farmaco può essere utilizzato on-label (in conformità) a carico del Ssn solo ed esclusivamente secondo quanto previsto in scheda tecnica. Le eccezioni sono state previste dalla legge 648/1996: «Qualora non esista valida alternativa terapeutica, sono erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale i medicinali innovativi la cui commercializzazione è autorizzata in altri Stati ma non sul territorio nazionale; i medicinali non ancora autorizzati ma sottoposti a sperimentazione clinica e i medicinali da impiegare per un’indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata, inseriti in apposito elenco predisposto e periodicamente aggiornato dalla Commissione unica del farmaco». Il farmacista, che non può esporsi perché già oggetto di provvedimenti disciplinari per le segnalazioni fatte, afferma che «Aifa non ha mai autorizzato l’utilizzo dei vaccini per tale scopo. Infatti i vaccini Covid non sono presenti nell’elenco pubblicato sul sito dell’Aifa. L’agenzia allora diretta da Nicola Magrini e presieduta da Giorgio Palù lo ha detto chiaramente, rispondendo a una delle istanze presentate da Arbitrium - Pronto soccorso giuridico per la tutela dei diritti inviolabili». Basta controllare anche oggi, nell’elenco della legge non compare alcun vaccino Covid. Eppure la 648 è stata applicata più volte, anche quando è stata autorizzata la terza dose «che non era prevista nella scheda tecnica», per tutti i cittadini. «In ogni pubblicazione in Gazzetta Ufficiale si faceva riferimento al fatto che verranno inseriti e pubblicati i vaccini Covid negli elenchi previsti in legge 648/96, cosa mai avvenuta proprio perché ne mancherebbero i presupposti». Già una sentenza del 24 ottobre 2024 del giudice del Lavoro di Velletri, Veronica Vaccaro, aveva spostato l’attenzione sulla normativa del farmaco, una questione enorme passata inosservata. Il magistrato aveva chiesto una consulenza tecnica d’ufficio medico-legale e l’esito della Ctu aveva evidenziato che le schede tecniche dei vaccini non prevedevano l’indicazione terapeutica della prevenzione dell’infezione, che non era mai stata autorizzata l’utilizzazione dei vaccini per tale scopo ai sensi della legge n. 648/1996, che non era stata attivata una procedura interna di autorizzazione off-label. Inoltre, era stato accertato che nelle schede tecniche dei vaccini non rientrava la possibilità di utilizzarli su persone con pregressa malattia e che «la legge 648/96 non può essere mai applicata a persone senza una malattia, persone sane […]. Per questo motivo la legge 648/96 non può essere mai applicata nel caso di vaccini». Il giudice aveva condiviso tutti gli approfondimenti del Ctu: «Le conclusioni sono condivise e fatte proprie dal giudicante», scriveva nella sentenza, disponendo il reintegro di una Oss sospesa dal lavoro perché non vaccinata. Non solo. Il terzo articolo della legge 94 del 1998, nota anche come legge Di Bella, prevede che il medico, nel prescrivere una specialità medicinale o altro medicinale, deve attenersi alle indicazioni terapeutiche, alle vie e alle modalità di somministrazione previste. Se lo prescrive o lo somministra off label, lo deve fare in conformità a lavori apparsi su pubblicazioni scientifiche accreditate in campo internazionale e la decisione è sua diretta responsabilità. «A livello di scudo penale, il medico doveva attenersi alla scheda tecnica, ma non l’ha fatto», evidenzia il farmacista, che aggiunge: «Aifa nemmeno disponeva del Psur, il rapporto periodico di aggiornamento sulla sicurezza dei vaccini di Pfizer, che è una valutazione periodica del rapporto beneficio-rischio. Dichiarò che erano protetti dal segreto militare, in realtà non poteva averli perché nel frattempo l’azienda farmaceutica aveva vaccinato il gruppo placebo interrompendo nei fatti la sperimentazione. Quindi Aifa doveva interrompere le somministrazioni in Italia». ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: Image:AURIZIO SILENTE Roberto Speranza, ministro della Salute durante la pandemia [Ansa] -tit_org- Farmacista e giudice: «Per i vaccini anti Covid violate le norme sui farmaci» Per imporci i vaccini a mRna Speranza & C. violarono anche le norme sui farmaci -sec_org- tp:writer§§ PATRIZIA FLODER REITTER guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901923602413.PDF §---§ title§§ Chi piange sulla sanità poi sperpera: la Consulta sbugiarda la Campania link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901923702414.PDF description§§ pubDate§§ 2025-11-29T04:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901923702414.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901923702414.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901923702414.PDF tp:ocr§§ Chi piange sulla sanità poi sperpera: la Consulta sbugiarda la Campania Bocciato l’uso indiscriminato dei fondi per la salute per finanziare l’agenzia ambientale n La Consulta boccia la Campania. La Corte costituzionale, con la sentenza numero 174, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle disposizioni della Regione Campania che avevano consentito, nell’esercizio finanziario 2023, di disporre il trasferimento di risorse del Fondo sanitario regionale per sostenere in via generale e indistinta lo svolgimento delle funzioni assegnate alla locale Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpac). Nel mirino della Consulta è finito infatti il meccanismo che consentiva di finanziare in modo «generale e indistinto» tutte le attività dell’ente ambientale, senza separare ciò che attiene ai servizi sanitari, in particolare i Lea (cioè i servizi legati ai livelli essenziali di assistenza), dalle funzioni puramente ambientali, che per legge non possono gravare sul Fondo sanitario. Una prima grana per il neo eletto governatore, Roberto Fico, visto che la sentenza impone ora alla Regione di rivedere i propri strumenti finanziari e di garantire, per il futuro, una netta separazione dei fondi destinati alla sanità da quelli rivolti ad altri ambiti dell’amministrazione. Un richiamo rigoroso al rispetto delle regole contabili, nel settore sanitario già messo alla prova da anni di squilibri e tensioni di bilancio. Durante la campagna elettorale lo stesso pentastellato Fico aveva spiegato che «la sanità pubblica vera, che rappresenta fino in fondo il cittadino e rispetta il diritto di tutti a essere curati, è la sanità di prossimità, la sanità territoriale». E poi attaccando il centrodestra aveva ribadito: «I campani meritano serietà. Noi parliamo del programma per la Campania: trasporti, infrastrutture, sociale, lavoro. Il governo però prima di fare passerelle ricordi che è fra quelli che spende meno in Europa per la spesa sanitaria». Ma ieri la Corte, nel richiamare le considerazioni già svolte nella sentenza 1-2024 e nella recente sentenza 150 2025, ha ribadito che l’articolo 20 del decreto legislativo numero 118 del 2011 richiede alle Regioni di garantire, nell’ambito del bilancio, un’esatta perimetrazione delle entrate e delle uscite relative al finanziamento del loro servizio sanitario. Ha quindi rilevato che la disposizione di legge della Regione Campania oggetto di censura aveva consentito di assegnare risorse all’Arpac in maniera indiscriminata, senza distinguere tra quelle sanitarie e quelle destinate a prestazioni dell’Agenzia di natura non sanitaria, come tali non finanziabili attraverso il Fondo sanitario regionale. Dunque, le disposizioni della Regione Campania censurate hanno violato il suddetto decreto legislativo del 2011 e, per suo tramite, la c o m p e t e n z a l e g i s l at iva esclusiva attribuita allo Stato dall’articolo 117 (secondo comma, lettera e) della Costituzione in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici. E pensare che prima delle recenti elezioni in un convegno ad Avellino Piero De Luca, con un tono che non ammetteva repliche, aveva elogiato lo status della sanità campana gestita dal padre Vincenzo: «In sanità, la Campania ha realizzato una vera e propria rivoluzione, da difendere. Ora basta tagli dal governo! La Campania ha compiuto un percorso straordinario in questi anni, uscendo dal commissariamento sanitario nel 2019 e riportando in pareggio tutti i bilanci delle Asl dopo anni di profondo rosso. Sono stati investiti 4 miliardi di euro in edilizia sanitaria e sono in fase di avvio dieci nuovi ospedali. Siamo eccellenza per tempi di pagamento dei fornitori di farmaci e sul fascicolo sanitario elettronico». Un percorso che la sentenza della Corte costituzionale non condivide visto che contesta le modalità usate dall’ex sceriffo De Luca. Naturalmente baby De Luca, nonché l’attuale responsabile regionale del Pd, nel sottolineare che la Campania è stata «penalizzata con 200 milioni di euro in meno dal Fondo sanitario nazionale e 13.000 operatori sanitari in meno rispett o al dovuto» aveva ribadito: «Difenderemo il lavoro fatto in Campania e ci batteremo a livello nazionale per un’alternativa di governo alla destra, che metta al centro il diritto alla salute: universale, gratuito e accessibile per tutti». A ridosso del voto De Luca jr, capogruppo in Commissione questioni regionali, aveva ancora tuonato: «Sulla sanità si sta consumando il più grande insuccesso del governo Meloni: riduzione degli investimenti in rapporto al Pil, promesse mancate sull’assunzione del personale, liste d’attesa che crescono invece di diminuire, taglio delle case e degli ospedali di comunità con riduzione degli investimenti previsti dal Pnrr. Una debacle totale e un’offesa a milioni di cittadini che oggi non riescono a curarsi e ad accedere alle prestazioni. Meloni spieghi il perché del decreto truffa sulle liste d’attesa e si assuma una volta ogni tanto le sue responsabilità. Il suo fallimento è sotto gli occhi di tutti». Forse spendere i soldi destinati alla sanità per la sanità potrebbe essere un buon inizio, prima di lamentarsi. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: SARINA BIRAGHI Heading: Highlight: Image:EREDE Roberto Fico, neoeletto presidente della Campania [Ansa] -tit_org- Chi piange sulla sanità poi sperpera: la Consulta sbugiarda la Campania -sec_org- tp:writer§§ SARINA BIRAGHI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/29/2025112901923702414.PDF §---§