title§§ Il privato è ormai dominante La sanità ''americanizzata"
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Estratto da pag. 4 di "DOMANI" del 28 Nov 2025
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tp:ocr§§ L'ANALISI II privato è ormai dominante La sanità "americanizzata" La si NINOCARTABELLOTTA Ô ð sanità, sotto l'etichetta di "privato" convivono realtà, profit e non-profit, con differente propensione a bilanciare la generazione di profitti con la tutela della salute, erogatori di servizi e prestazioni sanitarie e sodo - sanitarie , investitori (fondi di investimento, assicurazioni, gruppi bancari, sodetà di capitali), terzi paganti (fondi salutari, assicurazioni), soggetti che stipulano partenariati pubblico-privato con REgioni e Aziende Sanitarie. In un ecosistema di soggetti privati così articolato sorge spontanea una domanda: esiste davvero unpianooroiltopersmantellareil Serviziosanitario nazionale(Ssn), visto che ogni Governo ribadisce pubblicamente la volontà di difenderlo? Assolutamente no. Non serve un complotto per spiegare quanto sta accadendo: è il progressivo indebolimento della sanità pubblica, perpetrato da tutti gli esecutivi nell'arco di oltre 15 anni , aspianare lastrada a una privatizzazione silenziosa ma inesorabile del Ssn . E i numeri non mentono mai . Nel 2024 la spesa sanitaria delle famiglie ha raggiunto €41,3 miliardi, rappresentando quasi un quartodella spesa sanitaria totale Una quota che supera abbondantemente il limite del 15 per cento raccomandato dali'Oms, soglia oltre la quale si concretizza di ratto un sistema sanitario "misto", che mette a rischio l'accessibilità alle cure Peraltro, la spesa out-of pocket oggi viene arginata dall'impoverimento delle famiglie: nel 2024 5,7 milioni di persone vivevano in povertà ' r C assoluta e 8,7 milioni in povertà relativa. Uncontestochealinienta le rinunce alle prestazioni sanitarie, aumentate da 4,1 milioni nel 2022 a 5 , 8 milioni nel 2024 Sul fronte dell'offerta, tra il 2011 e il 2023 sia pubblico che privato accreditato hanno ridotto il numero di strutture ospedaliere e ambulatoriali, ma Ü calo è stato più marcato nel pubblica -14,1 per cento negli ospedali e -5,6 per cento nella specialistica ambulatoriale, rispetto a - 7 , 6 per cento e - 2 , 5 per cento del privato. in altre aree abbiamo assistito aduna v ' era e propria ritirata del pubblico, tanto che oggi le strutture private accreditate rappresentano ia colonna portante di interi settori: 85,1 per cento dell'assistenza residenziale, 78,4 per cento della riabilitazione , 73 , 8 per centodella semi-residenzialità e 59,7 per cento della spedalistica ambulatoriale. Nel 2024 il privato convenzionato ha incassato ben € 28.709 milioni , ma il peso sulla spesa sanitaria totale si è ridotto al minimo storico del 20,8 per cento . Le ultime tré Leggi di Bilando hanno dedso di "dare una mano" al settore ben € 736 milioni annui apartiredal 2026 . una boccata d'ossigeno per il privato, certo non per la sanità pubblica. Ancor più preoccupal'asoesa del privato "puro", strutture cheerogano prestazioni, prevalentemente ambulatoriali, senza alcun rimborso a carico della spesa pubblica. Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso questo comparto è aumentata da € 3,05 miliardi a €7,23 miliardi, conunincremento medio di dica € 600 milioni izzaia Ãàïïî. Èqui che la privatizzazione assume il suo volto più evidente: il cittadino, intrappolato nelle liste di attesa e in condizioni di pagare, escedefinitìvamentedal perimetrodelletutele pubbliche e si rivolge al mercato, Consolidando un"secondobinario", totalmente sgandato dal Ssn, riservato esdusivamente a chi può permettersi di sostenere costi diretti o tramite polizze assicuiatìve. Inquesto scenario parlare di "integrazione pubblico-privato" è oltraggioso nei confronti dell'ari. 32 della costituzione e dei princìpi fondanti del Ssn Ecco perché se per il nostro Paese salvaguardare un servizio pubblico , equoe universalistico non è più una priorità, la politica lo dica apertamente ai e gestisca con rigore e trasparenza i processi di privatizzazione, invece di lasdarii correre a briglia sdolta. Altrimenti, si assuma pubblicamente la responsabilità di continuare a lare "manutenzìoneordmaria"diunmodello che produ
ce disuguaglianze, impoverisce le famiglie, penalizza il Sude abbandona anziani e fragili- Perché i numeri confessano che la privatizzazione strisdante sta trasformando i diritti in privilegi . Invertire questa rotta , che d spinge dritti verso unsistema sanitario "all'americana", èpossibile solo garantendo a tutte le persone il diritto alla tutela salute, indipendentemente da reddito, luogo di residenza e condizioni sodo-culturali. Perché oggi di fronte alla malattìa siamo uguali solo sulla carta: nella realtà quotidiana, invece, si moltiplicano diseguaglianze inaccettabili per un Paese ovile. -tit_org- Il privato è ormai dominante La sanità ''americanizzata” -sec_org-
tp:writer§§ NINO CARTABELLOTTA
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Estratto da pag. 4 di "DOMANI" del 28 Nov 2025
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ce disuguaglianze, impoverisce le famiglie, penalizza il Sude abbandona anziani e fragili- Perché i numeri confessano che la privatizzazione strisdante sta trasformando i diritti in privilegi . Invertire questa rotta , che d spinge dritti verso unsistema sanitario "all'americana", èpossibile solo garantendo a tutte le persone il diritto alla tutela salute, indipendentemente da reddito, luogo di residenza e condizioni sodo-culturali. Perché oggi di fronte alla malattìa siamo uguali solo sulla carta: nella realtà quotidiana, invece, si moltiplicano diseguaglianze inaccettabili per un Paese ovile. -tit_org- Il privato è ormai dominante La sanità ''americanizzata” -sec_org-
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title§§ Morì per gli esami arrivati tardi «vogliamo giustizia»
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Estratto da pag. 54 di "GENTE" del 28 Nov 2025
Maria cristina gallo ha atteso otto mesi: «per avere quei risultati che le avrebbero permesso di curarsi abbiamo dovuto prendere un avvocato», dice il marito. e ci sono altri casi, sui quali si indaga
pubDate§§ 2025-11-28T09:27:00+00:00
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tp:ocr§§ MORÌ PER GLI ESAMI ARRIVATI TARDI «VOGLIAMO GIUSTIZIA» MARIA CRISTINA GALLO HA ATTESO OTTO MESI: «PER AVERE QUEI RISULTATI CHE LE AVREBBERO PERMESSO DI CURARSI ABBIAMO DOVUTO PRENDERE UN AVVOCATO», DICE IL MARITO. E CI SONO ALTRI CASI, SUI QUALI SI INDAGA U na inconcepibile tragedia che si allarga a macchia d’olio. Ora sono 10 le denunce che altrettanti malati di tumore hanno presentato alla Procura di Trapani. Vittime di un’assurda vicenda di malasanità, come Maria Cristina Gallo, 56 anni, professoressa di Italiano e Storia all’Istituto Tecnico Ruggero D’Altavilla di Ma2ara del Vallo, deceduta lo scorso 10 ottobre per non aver potuto curare per tempo un tumore, poiché ha dovuto attendere otto mesi l’esito di un esame istologico – in condizioni normali bastano 2-4 settimane – che le ha rivelato la presenza del cancro, ormai in uno stato avanzato. LO SCANDALO PIÙ GRAVE DI SEMPRE Ma il numero di chi denuncia, come quello degli indagati – a oggi 21, fra medici infermieri e personale amministrativo dell’Asp di Trapani – è destinato a crescere e il capo della Procura di Trapani, Gabriele Paci, pubblica accusa in alcuni fra i più importanti processi di mafia a Palermo e Caltanissetta, ora è chiamato a fare luce su quello che comincia a delinearsi come lo scandalo di malasanità più grave di sempre, nel territorio che fu il regno dell’ultimo boss di mafia Matteo Messina Denaro, morto anche lui di cancro nel 2023. «Al momento, l’ipotesi di reato è di lesioni, mentre per due delle persone offese che sono purtroppo decedute, si procede d’ufficio per omicidio colposo», spiega a Gente il capo dell’Ufficio del pubblico ministero. «Se solo avessimo saputo che per avere in pochi giorni il risultato di quel maledetto esame, bastava farlo a pagamento, invece che in convenzione col Servizio sanitario nazionale, o che potevamo chiedere il campione per farlo analizzare in un laboratorio privato, forse oggi mia moglie sarebbe qui, accanto a me e ai suoi figli», dice commosso il marito di Maria Cristina, Giorgio Tranchida, 57 anni, responsabile della sede del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) di Capo Granitola-Trapani, mentre ci racconta lo tsunami che si è abbattuto sulla sua famiglia. Nelle sue parole c’è l’amara conferma del vero, grande scandalo italiano: l’esistenza di una sanità di serie A per chi può pagare e di serie B per chi invece non se lo può permettere e rischia la pelle affidandosi al toto-liste d’attesa o ai disservizi del pubblico. LA NORMALITÀ? 30 GIORNI «Non è neanche lontanamente immaginabile un’attesa di otto mesi o più per ottenere il risultato di un’analisi istologica: in Sicilia la consegna dei referti da parte dei laboratori di anatomia patologica è in media di circa 30 giorni», precisa la dottoressa Mariolina Tirrito del reparto di oncologia della Casa di Cura Torina di Palermo. «Con molta evidenza in questa circostanza si sono verificati una serie di problemi, e a diversi livelli, che dovrà accertare la magistratura». RASSICURAZIONI SBAGLIATE «A dicembre del 2023, mia moglie ha effettuato l’intervento di asportazione dell’utero all’Ospedale di Ma2ara del Vallo per la presenza di un fibroma esteso e frammenti dell’organo, come prevede il protocollo, sono stati inviati per l’esame istologico al laboratorio di anatomia patologica del vicino ospedale di Castelvetrano», racconta Tranchida. «I medici ci hanno sempre detto di stare tranquilli, che erano esami di routine e l’esito sarebbe arrivato a casa dopo qualche settimana. E invece i mesi passavano, mia moglie sollecitava i sanitari del reparto di ginecologia dell’Ospedale di Ma2ara, insieme ad altre persone in attesa come lei, ma nessuno riceveva i risultati delle analisi. Tra i pazienti si era persino diffusa la convinzione che i referti ritardavano perché non c’era nulla di cui preoccuparsi». All’inizio di agosto del 2024, 8 mesi dopo l’intervento, Cristina inizia ad accusare dolori al basso ventre e in pochi giorni fa ecografia, Tac e risonanza che rivelano la presenza di un tumore nell’addome, ma l’esame istologico indispensabile per
classificarne il tipo e a valutarne l’aggressività, ancora non arriva. LA DIFFIDA ALL’OSPEDALE «Decidiamo di rivolgerci a un avvocato che, con una lettera di diffida, intima all’Ospedale di Ma2ara del Vallo di 55 rilasciare il referto e così il 13 agosto ci viene consegnato a mano un foglio piegato in due, senza neppure una busta: carcinoma, cioè tumore maligno, il terribile esito». Ma a quel punto il male si è già diffuso: metastasi a fegato, vescica, ossa e polmoni e non serve a nulla la corsa all’Istituto dei Tumori di Milano. Il cancro è in uno stadio troppo avanzato e a Cristina non resta che fare una pesante chemioterapia per ritardarne il più possibile il decorso. ESPOSTI E ISPETTORI La professoressa Gallo decide di chiamare in causa l’Asp di Trapani e, assistita dall’avvocato Niccolò Grossi, presenta alla Procura di Trapani una denuncia che finisce sulle prime pagine dei giornali e dei Tg nazionali e persino in Parlamento, grazie al deputato siciliano Giorgio Mulè, di Forza Italia, che firma ben due interrogazioni urgenti. Gli ispettori inviati in Sicilia dal ministero della Salute documentano la paralisi dell’intero sistema di refertazione degli esami istologici. «I numeri di questo scandalo sono da brivido: le biopsie in arretrato da sei mesi a un anno, che il laboratorio di anatomia patologica di Castelvetrano doveva analizzare, erano addirittura 3.313, di queste 356 sono poi risultate essere positive e quindi altrettante persone hanno scoperto con grave ritardo di essere malate di tumore», dice il legale della famiglia Tranchida. IL TEMPO? NON È SOLO DENARO Maria Cristina ha perso la vita, ma non è stato invano: oggi all’Asp di Trapani gli esami vengono refertati entro 15 giorni, mentre una rete regionale di laboratori smaltisce il lavoro arretrato e fondi regionali sono stati stanziati per evitare nuovi accumuli. «Molti mi dicono che Cristina gli ha salvato la vita ed è anche per questo che abbiamo raccolto le forze per impiegarle in questa battaglia: sacrosanta, se potrà servire a salvare la vita anche a una sola persona. Non voglio vendetta, voglio verità per me e per i miei figli», dice Giorgio Tranchida. Cristina non c’è più, ma la sua voce continua a risuonare come un monito alla sanità italiana: «Il tempo non è solo denaro, è vita», diceva la professoressa Gallo e la sua di vita, in questa brutta pagina della sanità siciliana, è scivolata via, nei cassetti di un laboratorio, fra ritardi, silenzi e responsabilità che la giustizia ora è chiamata a chiarire. E punire. Mariella Palermo ---End text--- Author: Mariella Palermo Heading: Highlight: LO SCANDALO DELLE LISTE D’ATTESA N el 2024, il 9,9 per cento degli italiani – circa 5,8 milioni – ha rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie, dato in forte crescita rispetto al 7,6 per cento del 2023. Sotto accusa sempre loro, le famigerate liste d’attesa, simbolo dell’inefficienza del Sistema sanitario nazionale. Secondo la Fondazione Gimbe, solo 13 Regioni italiane su 20 raggiungono livelli di efficienza sufficienti a garantire l’erogazione delle cure essenziali. In testa alla classifica delle regioni più virtuose Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna; fanalini di coda Calabria, Sicilia e Valle d’Aosta. La Lombardia, regione più popolosa d’Italia con oltre 10 milioni di abitanti, si piazza al sesto posto, a pari merito con la piccola Umbria. Image:E L A D E L’OSP A S U C C A O T T SO UN SISTEMA CHE NON HA FUNZIONATO L’ospedale Abele Ajello di Ma2ara del Vallo (Trapani): qui Maria Cristina Gallo aveva subito l’asportazione dell’utero per un fibroma. Le analisi su quei tessuti furono delegate poi al nosocomio della vicina Castelvetrano. Nel tondo, Ferdinando Croce, ex direttore sanitario dell’azienda sanitaria di Trapani, dimessosi lo scorso maggio dopo lo scandalo. LOTTANO PER LEI Maria Cristina con il marito e i due figli: la famiglia ora porta avanti la lotta della donna, che negli ultimi mesi di vita aveva sporto denuncia alla Procura di Trapani. «È una battaglia sacrosanta, anche se servisse a salvare la vita a una sola persona», dic
e il marito a Gente. HA INVIATO GLI ISPETTORI Il ministro della Salute Orazio Schillaci, 59 anni: i suoi ispettori hanno rilevato la paralisi del sistema di refertazione di ospedali e laboratori dell’Asp Trapani. SORRISI SPEZZATI Maria Cristina Gallo, uccisa il 10 ottobre scorso, a 56 anni, da un cancro all’utero divenuto metastatico per il ritardo dell’esito dell’esame istologico. Qui con lei, il marito Giorgio Tranchida, 57: «I medici ci dicevano di stare tranquilli, che si trattava di esami di routine», ricorda lui. À T I N E R E S A UN A T T U R DIST L’ DE HA SALVATO ALTRE VITE Un altro ritratto felice della famiglia di Maria Cristina Gallo. Dopo il suo caso, la Regione Sicilia ha stanziato fondi per evitare nuovi accumuli di analisi non refertate. Oggi, a Trapani, un paziente riceve l’esito in non più di 15 giorni. «Ci scrivono in molti dicendo che mia moglie li ha salvati», dice commosso Giorgio. -tit_org- Morì per gli esami arrivati tardi «vogliamo giustizia» -sec_org-
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title§§ Giornata della Ricerca Sanitaria in Piemonte: presentati i numeri delle Aziende regionali
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Estratto da pag. 17 di "PICCOLO DI ALESSANDRIA E PROVINCIA" del 28 Nov 2025
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tp:ocr§§ L’EVENTO INAUGURALE DELLA SETTIMANA DELLA RICERCA Giornata della Ricerca Sanitaria in Piemonte: presentati i numeri delle Aziende regionali È stata la IV Giornata della Ricerca in Sanità della Regione Piemonte ad aprire la Settimana della Ricerca 2025 organizzata dal Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione (DAIRI), diretto da Antonio Maconi, e Solidal per la Ricerca. Il Salone di Rappresentanza dell’Azienda Ospedaliero - Universitaria di Alessandria ha infatti ospitato l’appuntamento che ha riunito professionisti, ricercatori e referenti delle Aziende Sanitarie Regionali per condividere le evidenze e le progettualità che stanno rafforzando il sistema della ricerca piemontese, sotto la guida del DAIRI Regionale. Durante la giornata sono stati presentati i risultati dell’indagine “Mappatura organizzazione e attività di ricerca sanitaria nelle ASR piemontesi - anno 2024”, che ha registrato la partecipazione di tutte le 19 Aziende del territorio. I dati illustrati hanno mostrato un incremento significativo delle attività, con una crescita del numero di studi autorizzati rispetto al 2023, per un totale di 991 di cui il 75% multicentrici regionali, oltre a 2263 studi attivi e 59923 pazienti arruolati. È stato inoltre evidenziato un aumento dei progetti sostenuti da fondi europei, in particolare nelle Aziende Ospedaliero - Universitarie, e un ampliamento del 10% per quanto riguarda le collaborazioni con partner internazionali, a conferma della crescente competitività del Piemonte nei network europei. La diminuzione complessiva della produzione scientifica, osservata anche in oltre metà degli IRCCS italiani, indica un trend nazionale e non una specificità regionale. La IV Giornata della Ricerca in Sanità ha confermato il ruolo centrale del DAIRI e del DAIRI – R come punti di riferimento per la promozione della cultura scientifica regionale, offrendo un’occasione di dialogo e coordinamento tra istituzioni, ricercatori e operatori impegnati nel consolidare la qualità e la visibilità della ricerca sanitaria del Piemonte. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: NASCE IL REGISTRO REGIONALE DELLA RICERCA CLINICA Uno dei momenti centrali della Giornata della Ricerca Sanitaria in Piemonte è stato dedicato alla presentazione del Registro Regionale della Ricerca Clinica, previsto dalla DGR 40-4801 del 2022. Il 2024 ha visto l’avvio del prototipo, mentre nel 2025 il progetto ha compiuto un passo decisivo grazie al sostegno di Solidal per la Ricerca e la collaborazione con Fondazione GIMBE, che ha fornito un riferimento metodologico riconosciuto a livello nazionale e internazionale. L’obiettivo condiviso è quello di costruire uno strumento capace di garantire qualità, trasparenza e accessibilità alle informazioni, di progettare il Registro secondo standard elevati, di rendere visibile e aggiornata la produzione scientifica delle ASR e di potenziare la diffusione delle evidenze. Durante la Giornata, il Presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta è intervenuto in videocollegamento per illustrare il valore di questa collaborazione FESTEGGIA IL NATALE SOSTENENDO LA RICERCA CON FUGA DI SAPORI Si rinnova anche nel 2025 l’iniziativa solidale che per Natale unisce ancora di più gusto e beneficenza grazie alla fruttuosa collaborazione tra Solidal per la Ricerca e Fuga di Sapori: per ogni articolo selezionato comprato, parte del ricavato verrà infatti devoluto a sostegno delle attività di ricerca del DAIRI dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Alessandria. Questi i prodotti soggetti all’iniziativa: il panettone “Maskalzone”, le creme “Brigantella”, le birre “Sbirra” e “Pentita” e i frollini dolci e salati “Gli sfollati”. I prodotti sono acquistabili all’interno del bistrot Fuga di Saporti in piazza Don Soria ad Alessandria e prenotandoli al 338 4704847. Image: -tit_org- Giornata della Ricerca Sanitaria in Piemonte: presentati i numeri delle Aziende regionali -sec_org-
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title§§ Fioccano in Bergamasca i "Bollini Rosa": il riconoscimento nazionale che premia gli ospedali più attenti alla salute delle donne
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/28/2025112802928208232.PDF
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Estratto da pag. 2 di "primabergamo.it" del 28 Nov 2025
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tp:ocr§§ Fioccano ¡n Bergamasca ¡ "Bollini Rosa": il riconoscimento nazionale che premia gli ospedali più attenti alla salute delle donne II Papa Giovanni ottiene il massimo punteggio confermandosi tra gli ospedali meglio attrezzati da questo punto di vista Bergamo · 27/11/2025 alle 16:59 dì Clara Scarpellini Di nuovo la Bergamasca si ritaglia un posto tra le eccellenze italiane, e questa volta lo fa nel campo della sanità al femminile. Oggi (giovedì 27 novembre) sono stati consegnati i Bollini Rosa, il riconoscimento nazionale che premia gli ospedali più attenti alla salute delle donne. In provincia brilla il Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che conquista ancora una volta i tré Bollini Rosa. il massimo punteggio, confermandosi come uno dei punti di riferimento per la medicina di genere. A seguire, arrivano attestati anche per le altre strutture bergamasche: policlinico San Pietro, San Marco, Treviglio-Caravaggio, Bolognini, Piano e il Pesenti Fenaroli. A livello italiano, questi i riconoscimenti distribuiti: 145 ospedali con 3 bollini, 183 con 2 e 42 con un bollino. Un risultato che non solo certifica la qualità dei servizi, ma permette alle strutture premiate di entrare nel network della Fondazione Onda Ets. partecipando a iniziative come gli (H) Open Day. Open Weekend e Open Week, tutte dedicate alla salute femminile e alla prevenzione. Un traguardo che conferma l'impegno bergamasco nel garantire cure sempre più mirate e inclusive. Come funziona Ogni due anni gli ospedali partecipano a un bando, ricevendo da O a 3 bollini in base a oltre 500 criteri: specialità cliniche dedicate , percorsi multidisciplinari, servizi di accoglienza e gestione della violenza. Tra le 18 specialità cliniche considerate, quest'anno sono state inserite per la prima volta Oftalmologia e Medicina del Dolore, mentre è stata reinserita la Pediatria. L'assegnazione è validata da un "advisory board" presieduto da Walter Ricciardi, che valuta anche elementi qualitativi come progetti e iniziative speciali. «Oggi, grazie all'impegno dei professionisti sanitari, il network conta 370 ospedali che offrono percorsi di cura pensati per le donne. I Bollini Rosa, assegnati ogni due anni, premiano le strutture che garantiscono specialità dedicate, percorsi multidisciplinari gender-oriented, servizi di accoglienza qualificati e supporto alle vittime di violenza. Il nostro obiettivo è chiaro: arrivare a un'Italia in cui ogni ospedale possa ^ vantare almeno un Bollino Rosa, riconoscendo il valore della salute femminile come diritto fondamentale», ha detto Ricciardi. Per la decima volta Per la decima volta consecutiva l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo conquista i tré Bollini Rosa di Fondazione Onda. Un riconoscimento che premia l'attenzione alla salute della donna e conferma l'eccellenza del presidio. «Siamo molto orgogliosi - commenta il direttore generale Francesco Locati -. Il Papa Giovanni è il quinto ospedale in Italia per numero di nascite e, grazie a competenze e tecnologie avanzate, possiamo seguire le donne in ogni fase della vita: dall'infanzia all'età adulta, dalla maternità alla menopausa, fino all'età avanzata». Fioccano premi anche in provincia Bollini anche nel resto del territorio: doppio riconoscimento per ¡I Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro e per il San Marco di Osio Sotto, dove spicca una forte presenza femminile ai vertici, sia tra i direttori sia nelle unità infermieristiche. Riconfermati i due Bollini Rosa per gli ospedali di Treviglio-Caravaggio e Seriate. Un bollino, invece, va al MO. Locatelli di Piario e al Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo. «Garantire cure dedicate alle donne significa prendersi cura dell'intera comunità - sottolinea Marco Passaretta, direttore generale dell'Assi Bergamo Est -. I quattro Bollini Rosa ottenuti dai nostri ospedali confermano l'impegno a migliorare i servizi e a mantenere centrale il benessere femminile». Molto più di un bollino I Bollini Rosa sono il riconoscimento che Fondazione Onda Ets, attribuisce dal 2007 agli ospedali che offrono servizi di prevenzione
, diagnosi e cura, non solo delle specifiche problematiche di salute femminile, ma anche di quelle patologie trasversali a uomini e donne, per cui vengono realizzati percorsi ospedalieri in "ottica di genere". La rete che si crea tra le strutture premiate è inoltre uno strumento di orientamento molto importante: supporta le donne nella scelta consapevole dell'ospedale per accedere a percorsi di prevenzione, diagnosi e cura in ottica di genere, permettendo di ottenere informazioni chiare sui servizi offerti dagli ospedali e semplificando la ricerca di servizi tramite il sito dedicato. Contrastare la migrazione sanitaria «Nel 2022 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto un valore record di oltre 5 miliardi di euro: sempre più persone sono costrette a spostarsi per ricevere cure adeguate, affrontando costi economici, psicologici e sociali insostenibili. La migrazione sanitaria non è solo un indicatore d'inefficienza, ma una misura delle disuguaglianze d'accesso alle cure - ha detto Nino C arta be 11 otta, presidente Fondazione Gimbe -. In questo contesto, il Bollino Rosa contribuisce a valorizzare le strutture che investono in qualità e equità, offrendo un riferimento concreto per le pazienti che oggi affrontano la scelta di trasferirsi per curarsi. In un Servizio ^ Sanitario Nazionale che rischia di frammentarsi tra territori, iniziative come questa rappresentano un presidio concreto di prossimità e di diritto alla salute per tutte e tutti». -tit_org- Fioccano in Bergamasca i “Bollini Rosa”: il riconoscimento nazionale che premia gli ospedali più attenti alla salute delle donne -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ La privatizzazione della sanità
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Estratto da pag. 3 di "T QUOTIDIANO" del 28 Nov 2025
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tp:ocr§§ La privatizzazione della sanità L’ analisi indipendente presentata dal president e d e l l a Fo n d a z i o n e Gimbe al 20° «Forum Risk Management» di Arezzo sullo stato della nostra sanità pubblica non fa emergere un quadro confortante: i molti dati statistici in essa contenuti confermano, infatti, il continuo e progressivo indebolimento (declino) del Servizio sanitario nazionale e la parallela crescita dei soggetti privati (profit e non profit) che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. Che sia in corso la privatizzazione della sanità è un dato di fatto che riguarda anche il Trentino: Lo confermano: (a) i dati relativi ai compensi in libera professione intramoenia dei medici, alcuni dei quali sono in grado di raddoppiare le loro non modeste voci stipendiali; (b) l’intermediazione della spesa sanitaria privata affidata a quel complesso eco-sistema in cui si muovono disordinatamente e senza alcuna regia i fondi sanitari integrativi, le imprese assicurative, gli enti del terzo settore e le altre realtà profit; (c) la crescita dei soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. La privatizzazione della sanità pubblica non riguarda così, come comunemente si crede, solo il privato convenzionato o accreditato coinvolgendo sempre più gli investitori che immettono capitali per lo sviluppo del settore, i soggetti terzi paganti nella loro funzione di compensatore intermedio tra erogatori e cittadini e le varie realtà di partenariato pubblico-privato. Quello che così sappiamo è che nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ha superato i 41,3 miliardi di euro, rappresentando il 22,3% della spesa sanitaria totale quando l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha raccomandato di non superare la soglia del 15%, soglia al di sopra della quale sono a rischio l’uguaglianza e l’accessibilità alle cure. Senza dimenticare che questa voce di spesa non è un indicatore affidabile delle tante carenze che affliggono la sanità pubblica perché, come sappiamo, il 5,7% degli italiani vive sotto la soglia di povertà assoluta (36-37 mila di loro abitano il Trentino) e quelli che non hanno i soldi per curarsi e che sono costretti a rinunciare alle cure sono passati da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024: un fenomeno, questo, che desta grandissima preoccupazione confermandoci che quel diritto, non a caso indicato come «fondamentale», sancito e protetto dall’articolo 32 della nostra Costituzione si sta gradualmente dissolvendo e trasformando in un privilegio non riservato a tutti. Mentre la spesa sanitaria del privato convenzionato si è ridotta, quella del privato puro è salita come era logico attendersi visto che, quando non si trovano risposte tempestive a causa delle lunghe liste di attesa, chi ha capienza economica o copertura del rischio si rivolge all’altro ecosistema di soggetti che si muove a latere del perimetro della tutela pubblica. In forte incremento sono così anche i fondi di investimento garantiti dalle assicurazioni, da numerosi gruppi bancari e da alcune società le quali, profittando delle contingenze del nostro tempo (invecchiamento della popolazione con incremento della cronicità e della non autosufficienza), hanno intravisto le potenzialità redditizie di alcuni settori della cura e dell’assistenza. Ciò che così emerge dai disponibili dati è la conferma delle tantissime difficoltà che stanno attraversando il nostro Servizio sanitario nazionale che, non essendo più nelle condizioni di garantire i pilastri sui quali esso era stato generosamente costruito dal legislatore del 1978 (universalità, equità e accessibilità), hanno favorito la nascita di un nuovo livello di garanzia destinato però solo a chi è in grado di pagare direttamente la prestazione o di farvi fronte tramite una copertura assicurativa o integrativa. Anche se questo secondo pilastro non avrà, a mio modesto avviso, vita facile per il numero crescente di prestazioni che la sanità pubblica non è più in grado di garantire e che devono essere così rimborsate da chi ha
investito in questi settori. Gli squilibri, come ci insegnano gli economisti, mettono sempre a rischio la sostenibilità e la tenuta degli impianti e non può avere lunga vita un secondo binario che non integra (ma che vuole sostituire) il binario principale che è ancora pubblico. Cosa serve, dunque, per invertire questa pericolosissima rotta di tendenza? Serve difendere e salvaguardare il nostro Servizio sanitario nazionale, potenziarlo e intervenire sulle sue (tantissime) lacune che hanno creato livelli intollerabili di disuguaglianza; serve finanziarlo senza ricorrere ai sofismi e al cinismo ragionieristico delle sole entrate e delle uscite perché investire in sanità pubblica non è mai un solo costo ma un motore per la crescita economica e il benessere sociale; serve, soprattutto, difendere i suoi principi informatori, tra tutti l’equità, l’universalismo e l’accessibilità senza penalizzare le persone più fragili e vulnerabili. Se ciò non fosse più una priorità, la politica trentina abbia il coraggio di ammetterlo. Se questa priorità venisse, invece, confermata si investa con coraggio e lungimiranza e si ges t i s c a n o c o n r i go re e maggior trasparenza quei processi di privatizzazione più o meno occulta che stanno correndo su strade parallele, a briglie completamente sciolte. * Medico legale e professore a contratto all’Università di Verona ---End text--- Author: Fabio Cembrani * Heading: Highlight: Image: -tit_org- La privatizzazione della sanità -sec_org-
tp:writer§§ Fabio Cembrani *
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/28/2025112801797705203.PDF
§---§
title§§ La violenza di genere è diventata un problema di sanità pubblica
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Estratto da pag. 27 di "AVVENIRE" del 28 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-28T05:06:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ La violenza di genere è diventata un problema di sanità pubblica O ltre 1.100 contatti telefonici e 180 donne aiutate a uscire da situazioni di violenza tra marzo 2023 e ottobre 2025: è il bilancio aggiornato del Centro Antiviolenza “S.O.S. LEI” del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, nato grazie alla partnership fra Wind Tre, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Associazione Assolei I numeri del centro sono stati resi noti in occasione del convegno “Dalla violenza alla malattia: perché la lotta alla violenza di genere è una questione di sanità pubblica”, tenuto il 24 novembre, alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’iniziativa, coordinata dal Comitato RiViGe (Risposta alla Violenza di Genere), ha riunito esperti, docenti e specialisti per mettere in evidenza un punto ormai centrale nel dibattito pubblico: la violenza contro le donne non è solo un’emergenza sociale, ma un tema strutturale di sanità pubblica, con ricadute profonde sul benessere fisico, psicologico ed economico delle vittime. I dati presentati rivelano un fenomeno eterogeneo per età, provenienza e condizioni sociali. Nel 2025, il 77% delle donne accolte nel centro è di nazionalità italiana, mentre il 23% proviene da Paesi esteri, con maggiori difficoltà di accesso ai servizi. Le fasce d’età confermano una presenza significativa di donne mature (oltre il 54% ha più di 40 anni), ma preoccupa la crescita dei casi tra giovani e giovanissime: il 3% delle richieste riguarda minorenni. Accanto alla violenza fisica e psicologica, emergono forme meno visibili ma in crescita, come la violenza economica (13%) e gli episodi di stalking e violenza digitale (3%), indice della trasformazione del fenomeno e della necessità di risposte capaci di intercettarne la complessità. Dal mese di aprile 2025, “S.O.S. LEI” ha esteso l’apertura anche al venerdì mattina, oltre ai consueti lunedì e mercoledì. L’ampliamento è stato possibile grazie alla raccolta fondi interna dei dipendenti Wind Tre, azienda partner del Centro insieme alla Fondazione Policlinico Gemelli e ad Assolei APS. Il sostegno di Wind Tre è stato confermato anche per il 2026. «Quando una donna chiede aiuto deve sapere che qualcuno risponde subito», ha dichiarato Cristina Tedeschi, direttrice Culture, People Inclusion & Communication di Wind Tre, ricordando come inclusione e parità siano obiettivi concreti e misurabili dell’azienda. Dalila Novelli, presidente di Assolei APS, ha sottolineato l’aumento costante delle richieste: 380 chiamate nel 2025, con quasi l’80% dei nuovi accessi provenienti dal Pronto soccorso o dai reparti del Gemelli. «Un risultato che dà alle donne la consapevolezza che un luogo istituzionale sanitario può sostenerle non solo nelle ferite del corpo, ma anche nelle decisioni cruciali per il futuro», ha spiegato Novelli. La maggior parte delle donne accolte nel centro ha tra i 30 e i 59 anni, ma si registra anche un incremento delle richieste nella fascia 20-29 anni, insieme a un aumento delle utenti italiane rispetto a quelle straniere. Per il Policlinico Gemelli, quello contro la violenza di genere è un impegno crescente. «La sinergia tra RiViGe, “S.O.S. LEI” e Assolei permette di offrire percorsi immediati, sicuri e completi», ha evidenziato Daniela Romualdi, ginecologa del Gemelli, richiamando il lavoro delle professioniste coinvolte nell’organizzazione del convegno. Un impegno confermato anche sul fronte organizzativo. Roberta Galluzzi, direttrice HR del Policlinico, ha ricordato gli investimenti nei programmi di empowerment femminile e nel percorso verso la Certificazione per la Parità di Genere. «La tutela delle donne non si esaurisce nella gestione dell’emergenza, ma passa attraverso opportunità reali di crescita, autonomia e riconoscimento professionale», ha sottolineato. Il Centro “S.O.S. LEI” opera all’interno del Percorso Donna del Pronto soccorso Gemelli, con un ingresso riservato e un servizio attivo in totale riservatezza. L’apertura è garantita tre volte a settimana e s
upportata da una reperibilità telefonica h24 (320.346.4044), anche tramite SMS e WhatsApp. Per gli altri giorni, l’accoglienza è assicurata nelle sedi Assolei, garantendo così continuità e prossimità. Il Centro collabora strettamente con le Forze dell’ordine e, quando necessario, con case rifugio, offrendo assistenza legale, psicologica e percorsi protetti nel pieno rispetto delle linee guida regionali e dell’Intesa Stato-Regioni del 2014. Accanto alla gestione dei casi, il Comitato RiViGe punta sulla formazione del personale ospedaliero e sulla diffusione di una cultura del rispetto e della prevenzione. Un lavoro che integra il supporto operativo e che mira a radicare, nel tempo, una risposta sistemica e non emergenziale alla violenza di genere. Il convegno di novembre si inserisce in questo percorso più ampio, fatto di assistenza, prevenzione, collaborazione istituzionale e sostegno concreto: una rete che continua a crescere con l’obiettivo di trasformare l’accoglienza in protezione e la protezione in un nuovo inizio per ogni donna che decide di chiedere aiuto. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Le partecipanti al convegno “Dalla violenza alla malattia” del 24 novembre -tit_org- La violenza di genere è diventata un problema di sanità pubblica -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Studiare non basta
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Estratto da pag. 120 di "ESPRESSO" del 28 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-28T05:06:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Studiare non basta mparare a curare gli animali da compagnia sul campo, con veri clienti che arrivano con i loro pelosi e aspettano risposte e cure adeguate. È la sfida di un accordo tra pubblico e privato, il più importante fino a oggi stipulato in questo settore. Il nuovo progetto nasce nel Lazio, che ha finalmente la sua facoltà di medicina veterinaria a Roma-Tor Vergata. Accanto alla sede universitaria sorge la clinica Gregorio VII: oltre 8mila mq di superficie complessiva, 30 ambulatori, blocco chirurgico, Tac, risonanza magnetica e laboratorio di analisi interno, insomma uno degli ospedali veterinari più moderni e attrezzati d’Europa. Spesso le università italiane, dove si impara a curare gli animali, fanno accordi con i privati ad esempio per i bovini o altri grandi animali, ma questa volta si tratta di un’operazione innovativa che mette accanto teoria e pratica per preparare quotidianamente i futuri medici alla pratica del lavoro. «Portare la didattica all’interno di una grande struttura clinica significa offrire agli studenti un’esperienza formativa completa, dove conoscenza e pratica si incontrano ogni giorno», ha detto Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. «Studentesse e studenti lavoreranno accanto a medici esperti, affrontanFoto: Getty Images I do casi clinici complessi e potranno utilizzare tecnologie di ultima generazione». È il pensiero di Valerio Di Marzio, direttore sanitario del Policlinico Veterinario Gregorio VII. I dati Ipsos parlano chiaro. Secondo la ricerca commissionata dal gruppo Ca’Zampa, fondatore del policlinico romano, c’è una nuova consapevolezza verso la Un cane dal veteriprevenzione: sette proprietanario: la maggioranri su dieci portano il proprio za dei pet viene visianimale dal veterinario da due tato almeno due volte a quattro volte l’anno; per il 95 all’anno per cento la prevenzione è un valore importante. La richiesta di medici in Italia è altissima, anche in campo veterinario. Il ministero della Salute stima in 1.359 il numero di laureati necessari. Il ministero dell’Istruzione ha stabilito il numero di posti disponibili per le immatricolazioni: 53 in più rispetto allo scorso anno. Tutti segnali che ci indicano una nuova cultura verso il mondo degli animali. Gli Amici Bestiali ringraziano. ---End text--- Author: Viola Carignani Heading: Highlight: Viola Carignani L’accordo con un ambulatorio privato consente agli studenti di fare pratica sui pet. Nella nuova facoltà di veterinaria a Tor Vergata Image:Un cane dal veterinario: la maggioranza dei pet viene visitato almeno due volte all’anno -tit_org- Studiare non basta -sec_org-
tp:writer§§ Viola Carignani
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§---§
title§§ Semplificazioni in comune
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Estratto da pag. 34 di "ITALIA OGGI" del 28 Nov 2025
Farmacie, cremazioni, immigrazione: ecco cosa cambia
pubDate§§ 2025-11-28T05:06:00+00:00
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tp:ocr§§ Le novità per gli enti locali contenute nella legge approvata definitivamente dalla Camera Semplificazioni in comune Farmacie, cremazioni, immigrazione: ecco cosa cambia armacie multi-servizi, abilitate ad analisi, vaccini, test diagnostici e anche per scegliere il medico di famiglia. A cambiare i connotati alle farmacie è la legge sulla semplificazione approvata definitivamente dalla Camera il 26/11/2025 (si veda ItaliaOggi di ieri), che colpisce anche il fenomeno del nomadismo delle cremazioni e disciplina gli avvisi di ricevimento postale in formato digitale. Farmacia dei servizi. La novella consente alle farmacie ed ai farmacisti: di dispensare per conto delle strutture sanitarie non solo i farmaci, ma anche i dispositivi medici necessari al trattamento dei pazienti; di eseguire le prestazioni analitiche di prima istanza anche se non rientranti nell’ambito dell’autocontrollo; di somministrare nei confronti dei soggetti di età non inferiore a dodici anni i vaccini rientranti nel Piano di prevenzione vaccinale (non soltanto quindi, come a normativa vigente, quelli antiinfluenzali e anti SARS-COV 2), oltre che di effettuare (come già attualmente previsto) test diagnostici che prevedono il prelevamento del campione biologico a livello nasale, salivare o orofaringeo; di effettuare test F diagnostici decentrati per il contrasto all’antibiotico-resistenza ai fini dell’appropriatezza prescrittiva; di effettuare servizi di telemedicina. Viene infine consentito ai cittadini di operare in farmacia la scelta del medico di medicina generale e del pediatra di libera tra quelli convenzionati con il Servizio sanitario regionale. Per questi servizi, presso i locali della farmacia, oltre alla croce verde, va apposta un’insegna riportante la denominazione «Farmacia dei servizi». Infine, due o più farmacie, di proprietà di soggetti diversi, possono esercitare in comune i servizi sanitari elencati. Pazienti cronici. In materia di assistenza farmaceutica ai pazienti cronici, si prevede che il medico prescrittore, nella prescrizione di medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale per la cura di patologie croniche, indichi la posologia ed il numero di confezioni dispensabili nell’arco temporale massimo di un anno. Il farmacista deve informare l’assistito circa le corrette modalità di assunzione dei medicinali prescritti, e consegna un numero di confezioni sufficiente a coprire trenta giorni di terapia. Qualora rilevi difficoltà da parte dell’assistito nella corretta assunzione dei medicinali prescritti, il farmacista deve segnalare le criticità al medico prescrittore per le valutazioni di sua competenza. Telemedicina. Le sanzioni disciplinari al medico per false attestazioni o certificazioni si estendono anche ai casi di certificazioni rilasciate attraverso sistemi di telemedicina. Con Accordo in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni, saranno individuati i casi e modalità di ricorso alla telecertificazione. Cremazione. L’attività di cremazione delle salme è un servizio pubblico locale di interesse generale. Si stoppa il nomadismo della cremazione con il divieto di sconti rispetto alle tariffe comunali e si modificano le regole di trasporto delle salme (non più di 4 feretri). Morte presunta. La legge riduce da 2 ad 1 anno dalla scomparsa il termine per la proposizione della domanda giudiziale di dichiarazione di assenza, e da dieci a cinque anni il termine per la dichiarazione di morte presunta da parte del Tribunale. Spettacoli dal vivo. La segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), per l’organizzazione di spettacoli dal vivo, deve indicare il numero massimo di partecipanti, il luogo e l’orario in cui si svolge lo spettacolo e deve essere corredata da una relazione tecnica di un professionista attestante la rispondenza del luogo ai requisiti di legge. Alberghi. La legge modifica il Codice della strada per introdurre la possibilità per le strutture alberghiere di ottenere la concessione, in via temporanea, di porzioni di sedimi stradali pubblici ad uso parcheggio e per il carico e lo scarico di bag
agli. Guida alpina. Si sopprime l’obbligo per l’aspirante guida alpina di conseguire il grado di guida alpina entro 10 anni dal conseguimento dell’abilitazione e si estende l’ambito operativo degli accompagnatori di media montagna ricomprendendo anche le zone rocciose e i terreni innevati, purché senza l’ausilio di corda, piccozza e ramponi. Avvisi di ricevimento postali. L’agente postale può rilasciare l’avviso di ricevimento e il suo duplicato in formato digitale. Infrastrutture. Le istanze di autorizzazione per le nuove infrastrutture di comunicazione elettronica possono essere pubblicate sul portale web dedicato dello sportello locale competente. Immigrazione. A proposito dell’obbligo del datore di lavoro di presentare allo sportello unico per l’immigrazione un’idonea documentazione sulla sistemazione alloggiativa per il lavoratore straniero, vengono previste norme specifiche per i casi in cui l’alloggio sia costituito da dormitori stabili di cantiere o da una struttura alberghiera o ricettiva. Furti di auto. La notifica delle denunce e querele di furto da parte delle Forze dell’ordine al Ministero delle infrastrutture e trasporti (MIT) avverrà tramite il mediante collegamento telematico al MIT, il quale successivamente inserirà un blocco informatico nell’Archivio Nazionale dei Veicoli. ---End text--- Author: ANTONIO CICCIA MESSINA Heading: Highlight: Image:La scelta del medico si potrà fare anche in farmacia -tit_org- Semplificazioni in comune -sec_org-
tp:writer§§ ANTONIO CICCIA MESSINA
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§---§
title§§ Agenas: «Screening in miglioramento ma pronto soccorso ancora in affanno»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/28/2025112803131806140.PDF
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Estratto da pag. 5 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 28 Nov 2025
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tp:ocr§§ Agenas: «Screening in miglioramento ma pronto soccorso ancora in affanno» LA SANITÀ Migliorano screening e territorio, ma tempi di attesa per interventi e pronto soccorso restano critici. È la nuova fotografia scattata da Agenas nella nuova edizione del Sistema nazionale di valutazione delle performance delle Aziende sanitarie e ospedaliere anticipato pubblicato da Agenas nel suo sito. I dati parlano di territorio in recupero ma ospedali in difficoltà sull’accessibilità, con tempi di attesa e permanenze in pronto soccorso distanti dagli standard. ---End text--- Author: Redazione Heading: LA SANITÀ Highlight: Image: -tit_org- Agenas: «Screening in miglioramento ma pronto soccorso ancora in affanno» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Dai farmaci alle professioni sanitarie: «Stop a misure tampone, ora riforme strutturali»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/28/2025112803131306139.PDF
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Estratto da pag. 27 di "SOLE 24 ORE" del 28 Nov 2025
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tp:ocr§§ Dai farmaci alle professioni sanitarie: «Stop a misure tampone, ora riforme strutturali» Le emergenze La voce dei protagonisti L a direzione è quella giusta ma servono misure strutturali e non gli interventi spot che da oltre un decennio caratterizzano la sanità. E il tempo è tiranno: sia per il contesto di inverno demografico, di serrata competitività internazionale e di fibrillazione geopolitica sia per le sfide sostenibilità e innovazione. Questa la rotta tracciata da imprese, istituzioni, professionisti ed esperti intervenuti al XIV Healthcare Summit del Sole-24Ore, aperto dal direttore Fabio Tamburini e dall'Ad Federico Silvestri che hanno sottolineato come la filiera della salute rappresenti per il Gruppo 24 Ore un interesse strategico. Una priorità in uno scenario di risorse limitate mentre - come ha ricordato Alberto De Negri, Partner, Head of Healthcare EMA KPMG «con la questione non autosufficienza che pesa sempre più su Ssn e famiglie è necessario integrare i pilastri del welfare - sanità, sociale e previdenza - e sviluppare un mercato professionale di servizi capace di rispondere in modo strutturato ai nuovi bisogni». Intanto, nel comparto farmaceutico c'è consenso per il percorso intrapreso dal Governo che il presidente di Farmindustria Marcello Cattani definisce «lodevole» nell'ottica di sistemare i conti e «apprezzabile» negli sforzi di uscire dagli schemi del passato. Ma «abbiamo bisogno di soluzioni strutturali – avvisa Cattani -: serve un segnale ulteriore nella legge di bilancio per incrementare il tetto della spesa farmaceutica diretta dello 0.5%, poi nel 2026 lavorare a misure per limitare il payback e progressivamente superarlo». Il presidente di Egualia Stefano Collatina, guarda alla sostenibilità industriale. «La manovra compie passi nella direzione giusta – commenta -. Ma non possiamo dirci pienamente soddisfatti: il payback continua a scaricare sui produttori di equivalenti, biosimilari e farmaci off-patent aggiudicati con gare al massimo ribasso un onere che arriva a erodere margini già ridottissimi. Dunque serve un ripensamento della governance della spesa e la valorizzazione del ruolo dei farmaci a brevetto scaduto». Sulla sfida di conciliare innovazione e sostenibilità accende i riflettori il presidente Aifa Robert Nisticò: «Bisogna immaginare nuovi meccanismi di rimborso come i pagamenti in base ai risultati delle terapie». Innovazione significa anche migliorare approccio e aderenza alle cure, come ricorda Giuseppe Celiberti, General Manager IBSA: «Sin dagli esordi 40 anni fa che celebriamo nel 2025, l'azienda investe con determinazione nella ricerca e nello sviluppo, con l'obiettivo preciso di trasformare soluzioni terapeutiche consolidate in forme farmaceutiche nuove, più efficaci e più facili da assumere. È questo il significato del nostro claim caring innovation» L'altra grande infrastruttura del Ssn è il personale: per Mariella Minolfi, Dg Professioni sanitarie ministero della Salute, la scommessa immediata si gioca sulla riforma assegnata con delega al Governo: «Oggi abbiamo bisogno di misure strutturali da mettere in campo da un lato lavorando sulle competenze e qui penso ad esempio al primo riconoscimento delle lauree a indirizzo specialistico degli infermieri con cui si partirà dal prossimo anno, dall'altro aumentando la flessibilità tra i ruoli superando sovrapposizioni e resistenze culturali». Su un cambio di passo necessario concorda Barbara Mangiacavalli presidente Fnopi: «Non possiamo più pensare che 461mila infermieri siano tutti uguali: le équipe devono prevedere infermieri con specializzazioni diverse». Quanto alla manovra, «siamo soddisfatti delle risorse per gli infermieri ma – sottolinea - è importante che siano vincolate ad assunzioni e miglioramento delle condizioni economiche». Più critico sulla revisione delle competenze il punto di vista dei medici ospedalieri e di famiglia: sia per il segretario Anaao Assomed Pierino di Silverio che per il vice segretario della Federazione dei medici di medicina generale Fimmg Pierluigi Bartoletti a una ridistribuzio
ne dei ruoli anche va affiancata una riassegnazione delle responsabilità professionali, legali e penali, in capo alle singole categorie. Di Silverio sulla manovra non vede interventi di sistema, ma guarda alle possibili modifiche: “Aspettiamo che ci cumilino subito le risorse stanziate per gli aumenti dalla scorsa manovra e da quest'ultima». Per Bartoletti, la partita si gioca sulla sfida demografica mentre sull'impegno nelle case di comunità previste dal Pnrr «l'essenziale è definire un modello strutturale in cui medicina di comunità e della persona cooperino nella presa in carico del paziente». —Mar.B. B.Gob. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Mar B :-: B Gob Heading: Highlight: Image:fABIO TAMBURINI Direttore del Sole 24 ore Il confronto. Nella tavola rotonda dell’Healthcare Summit 2025 i principali protagonisti della Sanità italiana -tit_org- Dai farmaci alle professioni sanitarie: «Stop a misure tampone, ora riforme strutturali» -sec_org-
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title§§ «Svincoleremo le spese in prevenzione dal deficit Ue»
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tp:ocr§§ «Svincoleremo le spese in prevenzione dal deficit Ue» L’intervista. Orazio Schillaci. Il ministro della Salute annuncia l’impegno con il Mef per provare a liberare nuove risorse per il Servizio sanitario Marzio Bartoloni Barbara Gobbi S computare le spese nella prevenzione - come vaccini o screening contro i tumori - dal calcolo del deficit ai fini del patto di stabilità Ue, come accade per le spese della difesa: «Ci stiamo lavorando insieme al ministero dell'Economia, ci sono interlocuzioni con il ministro Giorgetti perché siamo certi che riuscire a svincolare la prevenzione dalle spese che concorrono al deficit sia fondamentale per avere poi più risorse da liberare per il Servizio sanitario». Dall'Healthcare Summit del Sole 24 ore che ieri ha riunito a Roma tutti i protagonisti del mondo della Sanità e della farmaceutica il ministro della Salute Orazio Schillaci prende un impegno da portare fino ai tavoli europei: «La prevenzione è il miglior investimento e non una spesa: ogni euro investito ne produce tre. Per questo abbiamo dato un segnale chiaro anche nell'ultima legge di bilancio dove abbiamo ampliato l'età degli screening oncologici». A proposito è soddisfatto della manovra di bilancio? Sì perché mette al centro la sanità pubblica con due direttive molto chiare. La prima è il personale: lo abbiamo voluto valorizzare dal punto di vista economico aumentando le indennità di specificità e con più assunzioni. L'altra, altrettanto importante, è che come detto si investe finalmente sulla prevenzione per anni considerata la cenerentola della Sanità. Prevede qualche modifica in extremis, si è parlato tanto di cambiare le regole dell'intramoenia dei medici Sull'intramoenia non c'è bisogno di modifiche per evitare abusi: la legge c'è, basta rispettare le regole e l'interesse dei pazienti. Poi puntiamo a un maggior coinvolgimento degli specialisti ambulatoriali interni riconoscendogli le detassazioni che hanno avuto gli altri medici. E il piano assunzioni? Se ne prevedono solo 7mila È il primo segnale, l'impegno è ovviamente di proseguire anche nei prossimi anni. Però questo non basta perché oltre a volere più personale noi dobbiamo anche rendere più attrattive queste professioni che oggi purtroppo sono poco scelte dai giovani. Penso in particolare agli infermieri: ci siamo impegnati dal punto di vista economico ma anche da quello formativo con tre nuove lauree specialistiche per dare più formazione, qualificazione e ovviamente anche stipendi migliori. La spesa farmaceutica, anche quella dei dispositivi medici, continua a crescere: in manovra vengono alzati i tetti, ma potrebbe non bastare. Come si può governarla? Questa è una delle tante sfide che deve affrontare il Ssn. Non possiamo che essere contenti che oggi ci siano nuove terapie che permettono di curare malattie che fino a poco tempo fa erano considerate incurabili, tra l'altro nei prossimi 5 anni avremo un numero di nuove terapie superiore a quello che abbiamo avuto nei 15 anni precedenti. Credo che dobbiamo seguire nuovi modelli che si basino per esempio molto sull'Hta e che valutino l'efficacia per decidere il miglior prezzo per quella molecola. Tra poco più di 200 giorni apriranno le Case di comunità. C'è il rischio di non aprirle tutte, soprattutto in alcune regioni del Sud. Come pensate di intervenire su chi non rispetterà la scadenza? Le regioni, come sempre, purtroppo vanno un po' a macchia di leopardo. Noi abbiamo la regìa di quello che avviene e con il dialogo vogliamo stringere sui tempi, ma laddove necessario siamo pronti a intervenire direttamente con i poteri sostitutivi anche se spero che non sia necessario. Ma chi ci lavorerà dentro? I medici di famiglia? Credo che dobbiamo avere dei team multidisciplinari, ma non possiamo fare a meno dei medici di medicina generale. Sono sicuro che avremo la loro collaborazione anche all'interno delle case di comunità, anche perché la medicina è cambiata. Oggi pensare a un modello in cui c'è il singolo medico nel suo studio, soprattutto in tante aree della nostra Nazione, mi sembra assolutamen
te anacronistico. Anche sulle liste d'attesa userete i poteri sostitutivi? E quando la piattaforma riporterà anche i dati di regioni e Asl? Stiamo lavorando con le regioni e abbiamo messo al centro della nostra politica questo tema. Perché sentirsi dire che magari per un esame diagnostico urgente ci vogliono sei mesi è assolutamente oggi, come ieri, inaccettabile. Sulla piattaforma abbiamo ricevuto una lettera dalle regioni prima dell'estate dove ci chiedevano di aspettare per la pubblicazione dettagliata dei dati. Credo che entro la fine dell'anno li avremo quotidianamente e non esiteremo a pubblicarli, così come non esiteremo in situazioni gravi a intervenire direttamente con i poteri sostitutivi. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni :-: Barbara Gobbi Heading: L’intervista. Orazio Schillaci. Il ministro della Salute annuncia l’impegno con il Mef per provare a liberare nuove risorse per il Servizio sanitario Highlight: «Pronti a usare i poteri sostitutivi sulle liste d’attesa e sulle Case di comunità in caso di ritardi delle Regioni» Image:orazio schillaci Il ministro della Salute -tit_org- «Svincoleremo le spese in prevenzione dal deficit Ue» -sec_org-
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