title§§ Gimbe, spesa pubblica per sanità privata in Vda al 7,7%
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Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ Gimbe, spesa pubblica per sanità privata in Vda al 7,7% E' la percentuale più bassa tra le regioni, media nazionale 20% La Valle d'Aosta è la regione italiana con la percentuale più bassa di spesa pubblica destinata al privato convenzionato nella sanità. E' quanto emerge da una ricerca condotta dalla Fondazione Gimbe in base ai dati della Ragioneria Generale dello Stato. Nella regione alpina la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato è stata pari al 7,7% (media nazionale 20,3%). Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie italiane verso le strutture sanitarie private è aumentata del 137%. passando da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi di euro. Riproduzione riservata © Copyright ANSA -tit_org- Gimbe, spesa pubblica per sanità privata in Vda al 7,7% -sec_org-
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title§§ Boom di famiglie che ricorrono a sanità privata
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Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ REPORT GIMBE Boom di famiglie che ricorrono a sanità privata Nella sanità italiana guadagna sempre più terreno il privato non convenzionato: strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni senza alcun rimborso a carico del pubblico. Tra il 2016 e il 2023, la spesa delle famiglie verso queste strutture è aumentata del 137%, passando da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi. «Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato, chi può pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche», commenta il presidente di Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, in un’analisi presentata al 20esimo Forum Risk Management di Arezzo. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Boom di famiglie che ricorrono a sanità privata -sec_org-
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title§§ Monni: tagliare l'Irpef? Prima garantire assistenza di qualità
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Estratto da pag. 8 di "CORRIERE FIORENTINO" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ Al Forum Risk Management Monni: tagliare l’Irpef? Prima garantire assistenza di qualità AREZZO Il taglio dell’addizionale Irpef è uno degli obiettivi della nuova giunta regionale. Lo ha detto la neo-assessora alla sanità Monia Monni ( foto), a margine del Forum Risk Management di Arezzo. «Ma prima — ha spiegato Monni — dobbiamo garantire servire servizi di qualità e con il presidente Giani verificare se ci sono le condizioni finanziarie». Al Forum è stata anche la mattina del convegno di Confindustria, sui dispositivi medici, parte importante dell’economia toscana, con 306 aziende che fatturano quasi un milione di euro e danno lavoro a 9 mila persone. Tra i partecipanti un altro assessore regionale, Leonardo Marras, e il direttore della sanità toscana, Federico Gelli, che hanno posto l’accento su un altro tema che potrebbe pesare sull’addizionale, il payback. Tra i partecipanti anche Nino Cartabellotta della fondazione Gimbe. Salvatore Mannino © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Salvatore Mannino Heading: Highlight: Image: -tit_org- Monni: tagliare l'Irpef? Prima garantire assistenza di qualità -sec_org-
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title§§ Torna a salire la quota di toscani che deve rinunciare alle cure Ed è sempre allarme infermieri
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Estratto da pag. 9 di "CORRIERE FIORENTINO" del 27 Nov 2025
I dati Gimbe: Toscana tra le regioni con meno convenzioni private
pubDate§§ 2025-11-27T04:22:00+00:00
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tp:ocr§§ Tornaasalirelaquotaditoscani chedeverinunciareallecure Edèsempreallarmeinfermieri IdatiGimbe:Toscanatraleregioniconmenoconvenzioniprivate In Italia la sanità pubblica arretra. Ma la Toscana resta la regione a statuto ordinario col tasso più basso di sanità privata convenzionata, con l’11,5% di quota di spesa pubblica, contro una media nazionale del 20,3%. I numeri, elaborati dalla Fondazione Gimbe, si riferiscono al 2023, l’ultimo anno in cui i dati siano disponibili. Solo Friuli Venezia Giulia, Val d’Aosta e provincia autonoma di Bolzano presentano un parametro più basso di sanità convenzionata, mentre sul fronte opposto il Lazio delega ai privati quasi un terzo delle sue prestazioni sanitarie, col 29,3%. In questo quadro, le persone che rinunciano a curarsi, viste le lunghe liste d’attesa e la necessità per evitarle di dover pagare prestazioni private non convenzionate, sono molte. Anche in Toscana: nella nostra regione l’8,2% dei cittadini nel 2024 ha rinunciato a una o più prestazioni sanitarie. Se da un lato si tratta di una delle performance meno peggiori d’Italia — dopo Trento, Bolzano e il Veneto — dall’altro si registra un notevole peggioramento rispetto ai numeri del precedente rapporto di Gimbe, che sul 2023 parlavano di un 5,6% di toscani che non si curavano. Ed era un dato che per di più nel post pandemia era in calo rispetto al 6,8% del 2022. L’Italia spende per il Fondo sanitario nazionale il 6,3% del Pil, contro una media dell’Unione Europea del 7% e con la Germania che supera abbondantemente il 10%. Così, la spesa sanitaria pro capite nel nostro Paese è di 3.835 euro, mentre quella dell’Ue è di 4.625. Il vulnus che ne consegue, secondo la Fondazione presieduta da Nico Cartabellotta, non sta tanto nei numeri dei medici (oltre 5 ogni mille abitanti in Italia, uno dei tassi migliori al mondo), quanto in quelli bassissimi degli infermieri (meno di 7 ogni mille abitanti, a fronte di una Germania che supera i 12 e una Svizzera che sfiora i 19). Se poi si guarda agli infermieri dipendenti del sistema sanitario pubblico, la media italiana scende a 4,7, con la Toscana che ne conta 5,9 (a metà strada tra il 6,9 della Liguria e il 3,5 della Sicilia). Un dato interessante che emerge dal rapporto di Gimbe riguarda il tasso di digitalizzazione della sanità: nella nostra regione, il 46% dei cittadini usa abitualmente il fascicolo sanitario elettronico (secondo standard migliore dopo l’Emilia Romagna), ma soltanto l’80% dei medici di famiglie e dei pediatri di libera scelta lo usano quando si occupano dei propri pazienti. Solo la Valle d’Aosta fa peggio, mentre quasi tutte le altre regioni arrivano al 100% o lo sfiorano. Giulio Gori © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giulio Gori Heading: Highlight: Il trend ? Nella nostra regione l’8,2% dei cittadini nel 2024 ha rinunciato a una o più prestazioni sanitarie ? Un notevole peggioramento rispetto ai numeri del precedente rapporto di Gimbe, che sul 2023 parlavano di un 5,6% di toscani che non si curavano ? Dato che per di più nel post pandemia era in calo rispetto al 6,8% del 2022. Image:Ospedale Due anziani a Torregalli (Cambi/Sestini) -tit_org- Torna a salire la quota di toscani che deve rinunciare alle cure Ed è sempre allarme infermieri -sec_org-
tp:writer§§ Giulio Gori
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title§§ Agenda
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Estratto da pag. 22 di "CORRIERE ROMAGNA DI FORLÌ E CESENA" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ AGENDA FORLJ A cura di MARIA TERESA INDELLICATI FORLÌ :: LIBERA CONTR LE MARE "II giarnalisma che resiste": venerdì 28 novembre (ore 13) all'Aula á del Teaching Hub, intervengono Elena Ciccarello, direttrice responsabile della rivista lavialibera, Sandra Sicurella (Uni Âî) e Franco Ronconi referente provinciale di Ubera Forl'i Cesena. Ubero. Info: www.llbera.lt :: L OCCIDENTE NEL LABIRINTO La proposta alla Sala Campostrino (ore 20.30) è il film "La seconda guerra civile americana" di Joe Dante, commentato da Pietro Caruso e Romeo Pizzol. Libero. ::PREMI PANATHLON Vengono premiati alle 20, nella Sala Aurora di palazzo Albicini, 16 atleti forlivesi che si sono distinti nel 2025 e la squadra Italposa Softball Forli, vincitrice della Coppa Italia 2025. :: PRESENTAZIONE LIBRO Alle 17, in Salone comunale viene presentato "Beni culturali e catastrofi naturali. Il caso dell'archivio di via Asiago a Forl'i" di Stefano Amaduzzi e Sabrina Caiani. Gli autori ne discutono con il vicesindaco Vincenzo Bongiorno e l'assessora Emanu eia Bassi. Libero. :: PROGETTO SALUTE Su iniziativa del quartiere Resistenza, alla Sala Randi (ingresso in via delle Torri, 13) alle 20.30 per Fondazione Gimbe Vincenzo Immord in o si confronta con i citta dini su "II medico di base, tra indivìduo e comunità". Ubero. :: SALA SAN LUIGI "Identità in movimento", la rassegna di cinema africano organizzato da Lvia Forlì nel Mondo prosegue alle 21 con "Nawi" di T Schmutzler, K. Schmutzler, A. Mourine, V. Chelluget (Kenya, Germania, 2023). Biglietto: 5. :: SEMI DI PACE Alle 20,45 al monastero delle Clarisse di San Biagio, in piazzetta San Biagio, Raffaele Barbi åãî paria di "L'Europa della pace? Re-arm Europe e le possibili alternative", su invito della parrocchia di Ravaldino. Ubero. :: TEATRO DIEGO FABBRI Carmen Consoli ein tour con il nuovo album "Amuri luci" (ore 21). Lo spettacolo è tutto esaurito, Info; 339 2140806 retropopliveOgmaÌ.CQtn. :: TEATRO MARIA GRAFHEDI Alle 20.45, In via Vedeao 13, la Compagna dia Paròchia di Carpena mette in scena "L'ustari di du galet". Ingresso: € 7. Info: 347 8742306. FORLIMPOPOLI :: CINEMA VERDI Prosegue la rassegna cinematografica dedicata a Pier Paolo Pasolini dallassociazione Luciano Lama: alle 20.30 viene proiettato "Mamma Roma" con Anna Magnani- Libero- MELDOLA :: MOSTRA Alla Galleria Michelacci, è allestita la mostra "Conoscere la storia per evitare la guerra 1944 - 2025", un'esposizione di graphic novel a cura di Mima Milandri, E oggi alle 20 all'arena Hesperia, Nadia Bagnoli propone "Oltre il mio nome", Libero. Cira di CLAUDIA ROCCHI CESENA :: ÑÎÌ ERI VESTITA? Continua in Biblioteca Malatestiana, la mostra "Corrieri vestita?", attraverso la narrazione di 17 storie anonime di abusi, racconta che le violenze sessuali non dipendono dagli abiti indossati, ma dalla volontà di chi le compie. In collaborazione con l'Accademe scuola di moda. Fino a domenica 30 novembre in malatestiana poi itinerante. Ingresso libero. :: DISORDINE MONDIALE Alle 16.30, aub magna Biblioteca Malatestiana, il professor Ciro Sbailà università internazionale di Roma - Unìnt conduce la conferenza dal titolo "II mondo islamico tra disordine e strategie: fratture religiose, crisi statuali nuove competizioni", Per il Grande disordine mondiale degli Am id della Biblioteca Malatestiana per approfondire temi delicati e scottanti di geopolitica. Ingresso libero. :: A PLACE OF SAFETY AL BONCI Alle 20.30, teatro Bond, va in scena l'interessante spettacolo "A place of safety (Un porto sicuro). Viaggio nel Mediterraneo centrale" fino a domenica 30 novembre (ore 16), portato inscena dai bolognesi Kepler -452. Racconta dei salvataggi nel mare Mediterraneo, in gran parte di migranti, con gli occhi di chi li ha visti, compresi quelli di Nicola Borghesi (1986) ed Enrico Baraldi (1993) ideatori, registi, drammaturghi. Con Borghesi unico attore vero, altri cinque interpreti non professionisti del teatro, ma in grado di restituire quanto hanno vista con i loro occhi. Lo spettacolo è finalista a
tré premi ubu. Info: 0547355959. :: DIALETTO CON GOBBI Alle 20.30, associazione Vivere il Tempo via San Mauro 653, Francesco Gobbi monologhista, comico, tra musica e dialetto presenta il recital musicale "Csa i èl da rid?" promosso da associazione "Tè ad chi sit e' fioì?". Ingresso libero. :: JAZZAMORE CONPERROTTA Francesca Romana Trio è in concerto al Jazzamore di Ponte Pietra, via Cesenatico 918, sabato 29 novembre ore 21. La cantautrice voce e chitarra si esibisce con Stefano Zamba rdino al piano e Francesco Cardelli chitarra acustica e basso. Si cena alle ore 20. Euro 10. Info: 05471796794. :: BIGLIETTI GALA BENEFICO Ultimi biglietti per il XIV Gala natalizio solidale promosso da undici Club service di Cesena, in scena al Bonci martedì 2 dicembre alle 20.30. L'incasso verrà interamente devoluto all'Irsi "Diño Amadori" Irccs per la ricerca contro il ñàïñãî al pancreas. Lo spettacolo è offerto da 70 elementi dell'orchestra del conservatorio Madern a-Lettimi diretta da Marco Lugaresi: dalle 50 voci dello spettacolare Intercity gospel train orchestra di Forli, da un ensemble di danza professionale della scuola Faenza danza di Federica Zani. Euro: da 25 a 10. Info: 0547 355959. :: SICK TAMBURO Anche il Vidia club di Cesena, fa parte delle tappe del nuovo tour 2026 nei club dei Sick Tamburo, nati da Elisabetta Imelio e Gian Maria Accusani, già prima uniti nei Prozac·». Sono attesi nel locale di San Vittore sabato 28 febbraio. Di Pordenone, realtà autentica della scena alternativa italiana, presentano il nuovo album in uscita a gennaio. Lo anticipa il singolo "Ho perso i sogni", in video dal 19 novembre. Racconta di un tredicenne che, circondato dalla guerra cerca solo dovenascondersi per rimanere vivo. Con la voce di Gian Maria Accusani, un tappeto d'archi, poi chitarre, basso e batteria. LONGIANO :: IL BOOM DELLE DONNE Al teatro Petrella ultimi biglietti per lo spettacolo "Donne sull'orlo di un miracolo economico" di e con l'attrice riminese Nicoletta Fabbri in scena sabato 29 novembre ore 21; è un testo che racconta di sei donne riminesi che, da un dopoguerra di macerie, hanno contribuito a traghettare la città verso la rinascita economica. Alle 18.30, la bibliotecaria Oriana Maroni conduce un incontro a porte aperte dal titolo "II sortilegio della bellezza. Distruzione e rinascita dopo le bombe, una riflessione intorno al libro Amelia e le altre", insieme a Lorella Barlaam voce recitante. Euro 15-10, Info: 0547666008. -tit_org- Agenda -sec_org-
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title§§ Corriere Forli
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Estratto da pag. 22 di "CORRIERE ROMAGNA DI RIMINI E SAN MARINO" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ Corriere Romagna AGENDA FORU A ara di MARIA TERESA INDELLICATI FORLI :: LIBERA CONTR LE MARE "II giornalismo che resiste": venera 28 novembre (ore 13) all'Aula á del Teaching Hub, intervengono Elena Ciccarello, direttrice responsabile della rivista lavialibera, Sandra Sicurella (UniBo) e Franco Ronconi referente provinciale di Libera Forli Cesena. Libero. Info: www.libera.it :: L'OCCIDENTE NEL LABIRINTO La proposta alla Sala Campostrino (ore 20,30) è il film "La seconda guerra civile americana" di Joe Dante, commentato da Pietro Caruso e Romeo Pizzol. Libero. :: PREMI PANATHLON Vengono premiati alle 20, nella Sala Aurora di palazzo Albioni, 16 atleti forlivesi che si sono distinti nel 2025 e la squadra Italposa Softball Forlì, vincitrice della Coppa Italia 2025. :: PRESENTAZIONE UBRO Alle 17, in Salone comunale viene presentato "Beni culturali e catastrofi naturali. Il caso dell'archivio di via Asiago a Forlì" di Stefano Amaduzzi e Sabrina Cata n i. Gli autori ne discutono con il vicesindaco Vincenzo Bongiorno e l'assessora Emanuela Bassi, Libero. :: PROGETTO SALUTE Su iniziativa del quartiere Resistenza, alla Sala Randi (ingresso in via delle Torri, 13) alle 20.30 per Fondazione Gimbe Vincenzo Immordino si confronta con i citta dini su "II medico di base, tra individuo e comunità". Ubero. :: SALA SAN LUIGI "Identità in movimento", la rassegna di cinema africano organizzato da Lvia Forlì nel Mondo prosegue alle 21 con "Nawi" di T. Schmutzler, K. Schmutzler, A. Mourine, V. Chelluget (Kenya, Germania, 2023). Biglietto: € 5. :: SEMI DI PACE Alle 20.45 al monastero delle Clarisse di San Biagio, in piazzetta San Biagio, Raffaele Barbi ero parla di "L'Europa della pace? Re-arm Europe e le possibili alternative", su invito della parrocchia di Ravaldino. Libero. :: TEATRO DIEGO FABBRI Carmen Consoli è in tour con il nuovo album "Amuri luci" (ore 21). Lo spettacolo è tutto esaurito. Info; 339 2140806 rctropopliveOgmal.com. :: TEATRO MARIA GRAFFIEDI Alle 20.45, in via Veclezio 13, la Compagnia dia Paròchia di Carpena mette in scena "L'ustarì di du galet". Ingresso: € 7. Info: 347 8742306. FORLIMPOPOLI :: CINEMA VERDI Prosegue la rassegna cinematografica dedicata a Pier Paolo Pasolini dall'associazione Luciano Lama: alle 20.30 viene proiettato "Mamma Roma" con Anna Magnani. Libero. MELDOLA :: MOSTRA Alla Galleria Michelacci, è allestita la mostra 'Conoscere la storia per evitare la guerra 1944 - 2025", un'esposizione di graphic novel a cura di Mima Mìlandri, E oggi alle 20 all'arena Hesperia, Nadia Bagnoli propone "Oltre il mio nome". Ubero. CESENA A cura di CLAUDIA ROCCHI CESENA ;: COM ' ER VESTITA? Continua in Biblioteca Malatestiana, la mostra Corn eri vestita?", attraverso la narrazione di 17 storie anonime di abusi, racconta che le violenze sessuali non dipendono dagli abiti indossati, ma dalla volontà di chi le compie. In collaborazione con l'Accademia scuola di moda. Fino a domenica 30 novembre in malatestiana poi itinerante. Ingresso libero. :: DISORDINE MONDIALE Alle 16.30, aula magna Biblioteca Malatestiana, il professor Ciro Sbailò università intemazionale di Roma - Unint conduce la conferenza dal titolo "II mondo islamico tra disordine e strategie: fratture religiose, crisi statuali nuove competizioni". Per il Grande disordine mondiale degli Amici della Biblioteca Malatestiana per approfondire temi delicati e scottanti di geopolitica. Ingresso libero. ;; A PLACE OF SAFETY AL BONCI Alle 20.30, teatro Bonci, va in scena l'interessante spettacolo "A place of safety (Un porto sicuro). Viaggio nel Mediterraneo centrale" fino a domenica 30 novembre (ore 16), portato in scena dai bolognesi LONGIANO :: IL BOOM DELLE DONNE Al teatro Petnpila ultimi biglietti per lo spettacolo "Donne sull ' orlo di un miracolo economico" di e con l'attrice riminese Nicoletta Fabbri in scena sabato 29 novembre ore 21; è un testo che racconta di sei donne riminesi che, da un dopoguerra di macerie, hanno contribuito a traghettare la città verso la rinas
cita economica. Alle 18.30, la bibliotecaria Oriana Maroni conduce un incontro a porte aperte dal titolo "11 sortilegio della bellezza . Distruzione e rinascita dopo le bombe, una riflessione intorno al libro Amelia e le altre", insieme a Lorella Bariaam voce recitante. Euro 15-10. Into: 0547666008. Kepler -452. Racconta dei sa taggi nel mare Mediterraneo, gran parte di migranti, con gli di chi li ha visti, compresi quel Nicola Borghesi (1986) ed Åðß Baraldi (1993) ideatori, registi, drammaturghi. Con Borghesi attore vero, altri cinque : non professionisti del teatro, grado di restituire quanto hafi visto con i loro occhi. Lo speti è finalista a tré premi ubu. lnf< 0547355959. :; DIALETTO CON GOBBI Alle 20.30, associazione Vive Tempo via San Mauro 653, Francesco Gobbi monologhis comico, tra musica e dialetto senta il recital musicale "Csa i rid?" promosso da associazio ad chi sit e' fioì?". Ingresso libi :: JAZZAMORE CON PERR01 Francesca Romana Trio è in ñ certo al Jazzamore di Ponte Ñ via Cesenatico 918, sabato 2å novembre ore 21. La cantautr voce e chitarra si esibisce cor Stefano Zamba rd ino al piano Francesco Cardelli ac e basso. Si cena alle ore 20. E Info; 05471796794. :: BIGLIETTI GALA BENERCC Ultimi biglietti per ¡I XIV Gala ã zio solidale promosso da und service di Cesena, in scena al martedì 2 dicembre alle 20.31 L'incasso verrà interamente ñ luto all'Irsi "Diño Amadori" Ire la ricerca contro il cancro al p¿ creas. Lo spettacolo è offerte elementi dell'orchestra del cu vatorio Maderna-Lettimi dire Marco Lugaresi; dalle 50 voci spettacolare Intercity gospel orchestra di Forli, da un enser danza professionale della scu Faenz'a danza di Federica Zar Euro· da 25 a 10. Info: 0547 Ç! :: SICK TAMBURO Anche il Vidìa club di Cesena, parte delle tappe del nuovo tc 2026 nei club dei Sick Tambu da Elisabetta Imelio e Gian Me Accusani, già prima uniti nei Prozac+. Sono attesi nel locai San Vittore sabato 28 febbrai Pordenone, realtà autentica ñ scena alternativa italiana, ' no il nuovo album in uscita a . Lo anticipa il singolo ' Ho i sogni", in video dal 19 noven" Racconta di un tredicenne chi condato dalla guerra cerca so dove nascondersi per rimane vivo. Con la voce di Gian Mari. Accusani, un tappeto d'archi, chitarre, basso e batteria. -tit_org- Corriere Forli -sec_org-
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Estratto da pag. 3 di "CORRIERE TORINO" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ Il pubblico arretra, i privati occupano spazio Lo studio Gimbe S anità: il pubblico arretra, i privati occupano gli spazi vuoti. Questo lo scenario di respiro nazionale (fonte Gimbe), che vede la spesa sanitaria complessiva delle famiglie italiane oltre i 41 miliardi di euro dal 2022 al 2024, oltre 1,7 milioni di persone che rinunciano a prestazioni sanitarie e un boom del privato puro che, in 7 anni, ha visto un aumento del +137% di spesa, stando agli ultimi dati disponibili e (2023). Il Piemonte si colloca sotto la media nazionale. (s.d.c.) ---End text--- Author: Redazione Heading: Lo studio Gimbe Highlight: Image: -tit_org- Il pubblico arretra, i privati occupano spazio -sec_org-
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title§§ Strutture private occupano gli spazi vuoti della sanità pubblica = Il privato si prende tutti gli spazi lasciati vuoti dalla sanità pubblica
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Estratto da pag. 2 di "EDICOLA DEL SUD BARI BAT" del 27 Nov 2025
Anche in Puglia cresce la spesa e aumentano le strutture che erogano servizi e prestazioni sanitarie. Serve la revisione dei Livelli essenziali di assistenza
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tp:ocr§§ IL RAPPORTO CIMBE Strutture private occupano gli spazi vuoti della sanità pubblica BARI Anche in Puglia le strutture private, convenzionate o avanzano nel sistem a sanitario nazionale, anche perché le strutture pubbliche sono sempre più in difficoltà con i costi da gestire e la m ancanza di personale sanitario d'assumere. L'allarme lanciato dal rapportodiGim be. OIBENEOETTO.VALECCE PAGINA 2 E 3 Mancano medici e cure sempre più «private» II privato si prende tutti gli spazi lasciati vuoti dalla sanità pubblica Anche in Pugliacrescelaspesae aumentano lestrutture che erogano se e prestazioni sanitarie. Serve la revisione dei Livelli essenziali di assistenz, FEDERICA oiBENEDETTO 9 ï³åã² non lasciano spazio a Nel quadro nazionale trac- ÌnterpretazÌoni: il 22% ciato dalla Fondazione della sanitaria pubGimbe, la Puglia emerge bhca pugliese e oggi desti- —————————————————— come una delle regioni in nato al Pnvato convenzio- 4ar , r « , at ; 77a7 ; nato, una quota superiore strutture pubbliche resta più solido. La fotografia scattata dal presidente Nino Cartabellotta è netta: «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Sistema sanitario nazionale, basta leggere i numeri per capire che la privatizz azione è già una triste realtà". E nel Sud, dove ² servizi pubblici partono da condizioni più fragili, l'effetto risulta amplificato. La Puglia non fa eccezione. Tra carenze strutturali, liste d'attesa e una crescente dipendenza dal privato, la regione si colloca in un'area grigia dove rischiano di moltiplicarsi le disuguaglianze nell'accesso alle cure. Il privato convenzionato Dal confronto tra regioni, emerge come il Mezzogiorno tenda ad affidarsi maggiormente al privato convenzionato rispetto al Nord. Se la Lombardia, storicamente caratterizzata da una forte presenza privata, si muove comunque dentro un sistema più finanziato e stabile, Puglia, Campania e Lazio devono fare i conti con un quadro fragile, in cui l'espansione del privato accreditato compensa il progressivo arretramento del pubblico. Nel territorio pugliese, negli ultimi dieci anni, la contrazione delle strutture del Sistema sanitario nazionale è stata più marcata rispetto a quelle accreditate Al contrario, le strutture private registrano un aumento significativo soprattutto nei settori residenziale eriabilitativo, dove il privato accreditato è ormai la componente dominante. Cartabellotta osserva: «II privato accreditato finisce per essere la spina dorsale di interi settori». Ma a fronte di questa centralità, i fondi pubblici destinati a tali strutture non sono cresciuti in modo adeguato. Le tariffe ferme da anni e i tetti di spesa rigidi causano blocchi delle attività, convenzioni ridimensionate e, a stagione avanzata, l'interruzione di servizi che diventano disponibili solo a pagamento. Rispetto alle regioni del Nord, come Emilia-Romagna o Toscana, dove la programmazione è più solida e il pubblico resta più strutturato, la Puglia sitrova quindi in una posizione più esposta, con l'equilibrio tra pubblico e privato definito non da una strategia, ma da carenze strutturali. Il «privato puro» Se il privato convenzionato è sotto pressione, a crescere con forza è il cosid detto "privato puro". Si tratta di strutture che non hanno convenzioni e che lavorano esclusivamente a pagamento. In Italia la spesa delle famiglie verso questo settore è cresciuta del 137% dal 2016 al 2023. Una dinamica che coinvolge anche la Puglia, dove le liste d'attesa spinte dall'insufficienza del pubblico e dall'esaurimento dei budget privati convenzionati lasciano ai cittadini un'unica alternativa: pagare di tasca propria. Il fenomeno è ancora più acuto nel Sud, infatti, dove i redditi sono più bassi e la povertà più diffusa. «Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie siamo di fronte a un servizio sanitario misto», sottolinea Cartabellotta. Tuttavia, in Puglia, come in altre regioni meridionali, molte famiglie non possono permettersi nemmeno questo "secondo binario". Q
uando non sipuò pagare, sirinuncia. In Italia sono 5,8 milioni le prestazioni a cui si è rinunciato nel 2024, un dato che nelle regioni del Sud assume un peso ancora maggiore a causa della fragilità sociale diffusa. La distanza con il Nord cre sce: se in Veneto o in Piemonte il ricorso al privato è spesso una scelta per velocizzare servizi comunque disponibili, in Puglia diventa invece l'unico modo per ottenere prestazioni essenzialL Il presidente della Fondazione avverte: «Parlare di integrazione pubblico-privato è anacronistico e oltraggioso se il pubblico arretra e il privato avanza senza regole chiare». Per questo, senza interventi strutturali, la Puglia potrebbe diventare un laboratorio di una sanità a due velocità. È sempre più difficile farsi curare nelle strutture sanitarie pubblici mentre avanzano lo strutturo private convenzionate ne -tit_org- Strutture private occupano gli spazi vuoti della sanità pubblica Il privato si prende tutti gli spazi lasciati vuoti dalla sanità pubblica -sec_org-
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title§§ Intervista a Filippo Anelli - «È una vera e propria crisi di sistema e i burocrati non pensino solo ai bilanci»
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Estratto da pag. 2 di "EDICOLA DEL SUD BARI BAT" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ «È una vera e propria crisi di sistema e i burocrati non pensino solo ai bilanci» L’INTERVISTA | Filippo Anelli Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri 2 BARI «Scarsità di risorse e professionisti ed eccesso di burocrazia stanno portato il Servizio Sanitario Nazionale a una crisi di sistema che danneggerà maggiormente le fasce più deboli e fragili della popolazione». Il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, il pugliese Filippo Anelli, commenta così gli ultimi datidiffusi dallafondazione Gimbe sullo stato di salute della sanità pubblica. Il pubblico lascia ampi spazi scoperti che vengono occupati dal privato accreditato in primis, ma anche da quello puro? «Il dato è preoccupante e da anni segnaliamo le varie emergenze di settore. Il sistema universalistico permette di garantire trattamenti che sarebbe impensabile fare privatamente. Ma la sanità pubblica sembra ormai in una crisi irreversibile». Quali sono le problematiche con cui le capita di confrontarsi nel quotidiano? «Un esempio in Puglia è legato allo screening neonatale. In caso di Sma, l'atrofia muscolare spinale, è indispensabile una terapia chiamata Zolgensma, a base di cellule staminali, che agisce correggendo il gene difettoso. Oggi questo farmaco costa un milione di euro. Nessuna famiglia se lo potrebbe permettere se i costi non fossero coperti dal sistema sanitario». Intanto le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024. «Altro dato allarmante perché a non curarsi sono soprattutto i più poveri». Come si può invertire questa tendenza? «Facendo scelte politiche coraggiose. Finanziare ancora di più la sanità pubblica ma anche i professionisti del settore. Inoltre va snellita una burocrazia che costringe i medici di base a fare gli impiegati del catasto». A cosa si riferisce? «Ai piani terapeutici compilati dagli specialisti che li costringono a prescrivere farmaci specifici a carico del Sistema sanitario nazionale. Un meccanismo burocratico che, se eliminato, libererebbe risorse importanti». Nella campagna elettorale appena conclusa in Puglia, centrale è stato il problema della sanità. Che consiglio sente di dare al prossimo assessore regionale? «Prima di tutto di credere fortemente nel servizio pubblico. Poi di lavorare con il governo centrale per recuperare le diseguaglianze tra la Puglia e le altre regioni. Qui esiste un problema serio di deficit di personale e di strutture di eccellenza». Condivide l'idea dei laboratori aperti nei weekend e fino alle 23 per ridurre le liste d'attesa? «È un'idea di buon senso. Non puoi comprare una macchina costosa e utilizzarla solo per mezza giornata. Credo che questo provvedimento, se sarà messo in atto realmente, si scontrerà con la carenza di personale. Purtroppo la coperta è sempre troppo corta anche per motivi di bilancio. Tutte le regioni si trovano di fronte a questo dramma: spendono di più rispetto a quanto vengono finanziate. Alla fine, per ottenere il pareggio di bilancio, sono costrette a tappare buchi e a tagliare i servizi. Anche questo approccio dovrebbe essere cambiato perché parliamo di persone in carne ed ossa». ---End text--- Author: SAVERIO RICCI Heading: L’INTERVISTA Filippo Anelli Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Highlight: Image:Filippo Anelli, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurgh e Odontoiatri parla della crisi del sistema sanitario pubblico -tit_org- Intervista a Filippo Anelli - «È una vera e propria crisi di sistema e i burocrati non pensino solo ai bilanci» -sec_org-
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Estratto da pag. 2 di "EDICOLA DEL SUD BASILICATA" del 27 Nov 2025
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Estratto da pag. 2 di "EDICOLA DEL SUD BASILICATA" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ Strutture private occupano gli spazi vuoti della sanità pubblica IL RAPPORTO GIMBE Il privato si prende tutti gli spazi lasciati vuoti dalla sanità pubblica Anche in Puglia cresce la spesa e aumentano le strutture che erogano servizi e prestazioni sanitarie. Serve la revisione dei Livelli essenziali di assistenza LA TENDENZA 2 BARI Anche in Puglia le strutture private, convenzionate o «pure» avanzano nel sistema sanitario nazionale, anche perché le strutture pubbliche sono sempre più in difficoltà con i costi da gestire e la mancanza di personale sanitario d’assumere. L’allarme lanciato dal rapporto di Gimbe. DIBENEDETTO, VALECCE PAGINA 2 E 3 2 BARI Nel quadro nazionale tracciato dalla Fondazione Gimbe, la Puglia emerge come una delle regioni in cui la privatizzazione della sanità sta avanzando in modo più evidente. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: il 22% della spesa sanitaria pubblica pugliese è oggi destinato al privato convenzionato, una quota superiore alla media italiana e ben al di sopra di molte regioni del Nord, dove il peso delle strutture pubbliche resta più solido. La fotografia scattata dal presidente Nino Cartabellotta è netta: «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Sistema sanitario nazionale, basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione è già una triste realtà». E nel Sud, dove i servizi pubblici partono da condizioni più fragili, l’effetto risulta amplificato. La Puglia non fa eccezione. Tra carenze strutturali, liste d’attesa e una crescente dipendenza dal privato, la regione si colloca in un’area grigia dove rischiano di moltiplicarsi le disuguaglianze nell’accesso alle cure. Il privato convenzionato Dal confronto tra regioni, emerge come il Mezzogiorno tenda ad affidarsi maggiormente al privato convenzionato rispetto al Nord. Se la Lombardia, storicamente caratterizzata da una forte presenza privata, si muove comunque dentro un sistema più finanziato e stabile, Puglia, Campania e Lazio devono fare i conti con un quadro fragile, in cui l’espansione del privato accreditato compensa il progressivo arretramento del pubblico. Nel territorio pugliese, negli ultimi dieci anni, la contrazione delle strutture del Sistema sanitario nazionale è stata più marcata rispetto a quelle accreditate Al contrario, le strutture private registrano un aumento significativo soprattutto nei settori residenziale e riabilitativo, dove il privato accreditato è ormai la componente dominante. Cartabellotta osserva: «Il privato accreditato finisce per essere la spina dorsale di interi settori». Ma a fronte di questa centralità, i fondi pubblici destinati a tali strutture non sono cresciuti in modo adeguato. Le tariffe ferme da anni e i tetti di spesa rigidi causano blocchi delle attività, convenzioni ridimensionate e, a stagione avanzata, l’interruzione di servizi che diventano disponibili solo a pagamento. Rispetto alle regioni del Nord, come Emilia-Romagna o Toscana, dove la programmazione è più solida e il pubblico resta più strutturato, la Puglia si trova quindi in una posizione più esposta, con l’equilibrio tra pubblico e privato definito non da una strategia, ma da carenze strutturali. Il «privato puro» Se il privato convenzionato è sotto pressione, a crescere con forza è il cosiddetto “privato puro”. Si tratta di strutture che non hanno convenzioni e che lavorano esclusivamente a pagamento. In Italia la spesa delle famiglie verso questo settore è cresciuta del 137% dal 2016 al 2023. Una dinamica che coinvolge anche la Puglia, dove le liste d’attesa spinte dall’insufficienza del pubblico e dall’esaurimento dei budget privati convenzionati lasciano ai cittadini un’unica alternativa: pagare di tasca propria. Il fenomeno è ancora più acuto nel Sud, infatti, dove i redditi sono più bassi e la povertà più diffusa. «Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie siamo di fronte a un servizio sanitario misto», sottolinea Cartabellotta. Tuttavia, in Puglia, come in altre regioni meridionali, molte famiglie non possono permettersi nem
meno questo “secondo binario”. Quando non si può pagare, si rinuncia. In Italia sono 5,8 milioni le prestazioni a cui si è rinunciato nel 2024, un dato che nelle regioni del Sud assume un peso ancora maggiore a causa della fragilità sociale diffusa. La distanza con il Nord cresce: se in Veneto o in Piemonte il ricorso al privato è spesso una scelta per velocizzare servizi comunque disponibili, in Puglia diventa invece l’unico modo per ottenere prestazioni essenziali. Il presidente della Fondazione avverte: «Parlare di integrazione pubblico-privato è anacronistico e oltraggioso se il pubblico arretra e il privato avanza senza regole chiare». Per questo, senza interventi strutturali, la Puglia potrebbe diventare un laboratorio di una sanità a due velocità. ---End text--- Author: FEDERICA DIBENEDETTO Heading: IL RAPPORTO GIMBE LA TENDENZA Highlight: Image:Mancano medici e cure sempre più «private» È sempre più difficile farsi curare nelle strutture sanitarie pubbliche mentre avanzano le strutture private convenzionate e non -tit_org- Strutture private occupano gli spazi vuoti della sanità pubblica Il privato si prende tutti gli spazi lasciati vuoti dalla sanità pubblica -sec_org-
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title§§ Salute pubblica "privatizzata" E i calabresi rinunciano a curarsi
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Estratto da pag. 13 di "GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ Salute pubblica “privatizzata” E i calabresi rinunciano a curarsi Gimbe lancia l’allarme: senza un intervento politico radicale, il divario tra chi può permettersi l’assistenza e chi no diventerà strutturale. Nel 2024 un calabrese su 10 non ha potuto accedere alle terapie per via dei costi COSENZA La Calabria osserva il profilo della sanità italiana da un crinale fragile. Qui la distanza tra il diritto alle cure e la realtà quotidiana si misura nei chilometri percorsi dai cittadini per una visita specialistica o nei mesi che trascorrono all’interno di una interminabile lista d’attesa. E, soprattutto, è la cifra delle famiglie che rinunciano alle cure perché non possono permettersele. Secondo la Fondazione Gimbe, il 10% dei calabresi, ben oltre 180 mila persone, nel solo 2024. Un valore in crescita di 2,7 punti rispetto all’anno precedente. È da questo margine pericoloso, che il Servizio sanitario nazionale ha perso la sua definizione di principio trasformandosi in equilibrio instabile. «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Ssn: basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà». Numeri che Nino Cartabellotta, presidente Gimbe, ha presentato al 20° Forum Risk Management di Arezzo. La sua analisi sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità documenta il progressivo indebolimento della sanità pubblica lasciando sempre più spazio all’espansione silenziosa di una galassia di soggetti privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate. Il sistema è fatto di erogatori, investitori, assicurazioni, welfare aziendale, fondi integrativi. Realtà diverse che operano secondo logiche differenti, alcune legate all’interesse pubblico, altre alla necessità di generare profitti. È in questo groviglio che la Calabria si trova schiacciata. Una regione fragile, con conti che da quindici anni sono sotto sorveglianza, una macchina amministrativa spesso in affanno, che ha visto espandersi negli anni la presenza del privato senza poter rafforzare in modo coerente l’offerta pubblica, nonostante gli sforzi del governatore-commissario, Roberto Occhiuto. Le cifre sono chiare: nel 2023 la Calabria ha destinato il 18,9% della propria spesa sanitaria al privato convenzionato, un valore inferiore alla media nazionale. Difficile, però, classificare il dato come virtù, sembra piuttosto il riflesso di un sistema incapace di programmare e investire, costretto a rincorrere i bisogni più urgenti. La forbice tra ciò che il pubblico riesce a garantire e ciò che i cittadini chiedono si allarga, e dentro quello squarcio cresce il “privato puro”, la sanità che le famiglie sono costrette ad acquistare per accorciare le attese. Tutto ciò accade in una terra povera, con aree interne sempre più sole e una popolazione sempre più anziana. Una regione esposta al paradosso di una domanda crescente e di una capacità di spesa sempre più compressa. E quando il reddito è basso, l’alternativa è quella di rinunciare alle cure. Anche a livello nazionale, la spesa out-of-pocket ha raggiunto quota 41,3 miliardi, pari al 22,3% della spesa totale, ben oltre la soglia critica indicata dall’Oms. Quasi un euro su quattro proviene dalle tasche dei cittadini. Ma quell’euro, in Calabria, pesa più che altrove. Pesa perché il lavoro è precario, perché le distanze sono lunghe, perché la fragilità sociale amplifica ogni squilibrio. Pesa perché fra 2022 e 2024 le rinunce alle cure sono aumentate in tutto il Paese, ma colpiscono soprattutto le regioni dove il Ssn è più debole. Intanto il mercato risponde. Crescono gli investimenti privati, aumentano le strutture non convenzionate, si consolida il secondo binario della sanità, quello che è accessibile solo a chi può pagare subito, aggirando le code che il sistema pubblico tenta invano di governare. Gimbe invita a un cambio di rotta radicale: ricostruire il finanziamento pubblico, definire Lea compatibili con le risorse, porre limiti chiari alle derive consumistiche della sanità integrativa, governare davvero, con regole e
non con slogan, il rapporto tra pubblico e privato. Per la Calabria, questa non è una battaglia tecnica: è la condizione minima per impedire che la salute diventi un privilegio geografico o anagrafico. gi.pas. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: gi. pas. Heading: Highlight: Cartabellotta: la fuga dei cittadini dal Ssn è il segno più evidente di un sistema salute ormai incapace di mostrarsi competitivo Image:Cresce la spesa per le cure Il privato conquista sempre più spazi -tit_org- Salute pubblica “privatizzata” E i calabresi rinunciano a curarsi -sec_org-
tp:writer§§ gi. pas.
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title§§ Fondazione Gimbe sulla spesa sanitaria: le famiglie sborsano un euro su quattro
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Estratto da pag. 10 di "GIORNALE DI BRESCIA" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ Fondazione Gimbe sulla spesa sanitaria: le famiglie sborsano un euro su quattro «Nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out of pocket) ammonta a 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’Oms, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure». A sostenerlo è il report nazionale della Fondazione Gimbe: «Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie osserva il presidente Nino Cartabellotta - oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto”, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato. Peraltro, la spesa out of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024». In altre parole, la spesa privata non può crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’Istat 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa. Il report mette in evidenza chi «incassa» la spesa a carico dei cittadini: «Nel 2023, anno più recente a disposizione, i 43 miliardi di spesa sanitaria privata sono così suddivisi: 12,1 miliardi alle farmacie, 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui 5,8 miliardi odontoiatri € 2,6 miliardi ai medici), 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e 7,2 miliardi al privato “puro”, ovvero alle strutture non accreditate e € 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Fondazione Gimbe sulla spesa sanitaria: le famiglie sborsano un euro su quattro -sec_org-
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title§§ La sanità pubblica si «restringe» Avanza la privatizzazione di fatto
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Estratto da pag. 6 di "MANIFESTO" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ ISTAT: SEI MILIONI DI ITALIANI RINUNCIANO ALLE CURE La sanità pubblica si «restringe» Avanza la privatizzazione di fatto II La chiamiamo ancora «sanità pubblica». In realtà, il Servizio sanitario nazionale è sempre più un ibrido di Stato e privato. Anche se finanziamento pubblico e universalismo sono i pilastri della riforma che lo istituì nel 1978, la fotografia che ne scatta dalla fondazione Gimbe quasi mezzo secolo dopo racconta un’altra storia. La percentuale di servizi sanitari pagati out-of-pocket, cioè direttamente dagli utenti al di là della fiscalità generale, è stabilmente superiore alla soglia del 15% della spesa sanitaria totale: sopra quel tetto, secondo l’Oms, sono a rischio uguaglianza e accessibilità delle cure. Da noi è out-of-pocket oltre un quarto della spesa sanitaria, mentre in Germania e Francia il finanziamento pubblico e le mutue obbligatorie lasciano alle tasche private solo un decimo della spesa. Risultato: le famiglie italiane dedicano alle cure il 3,5% del budget familiare, contro il 2,1 e il 2,5 di quelle francesi e tedesche. «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio sanitario nazionale» spiega Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, presentando i dati al Forum Risk Management in Sanità di Arezzo. «Basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà». Nel 2024 la spesa out-of-pocket ha toccato i 41 miliardi di euro, 12 dei quali spesi in farmacia. «Oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto”, senza che nessun governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato» dice Cartabellotta. Nell’ultimo decennio, il rapporto tra spesa pubblica e privata è rimasto all’incirca costante. Questa stabilità però non deve ingannare: non significa che la vocazione sociale del Ssn sia rimasta la stessa. Infatti, oltre a chi si rivolge al privato per cure più veloci o confortevoli, una percentuale crescente della popolazione smette di curarsi tout court a causa dell’inefficienza della sanità pubblica e dei costi di quella privata. È una componente sommersa che, non alimentando la spesa, scompare dalle statistiche. L’ultima stima dell’Istat parla di sei milioni di italiani «rinunciatari», uno su dieci. Se si conta anche questa fetta della torta, il ridimensionamento della sanità pubblica e universale concepita nel 1978 diventa evidente. Tuttavia, anche la quota pubblica della spesa alimenta la privatizzazione delle cure attraverso le strutture «accreditate», da cui lo Stato compra una quota di prestazioni a prezzi che devono coprire anche i profitti dell’industria della salute. In molti settori oggi le strutture private accreditate superano in numero quelle pubbliche. Se c’è sostanziale equilibrio a livello ospedaliero, il privato accreditato domina nel settore della specialistica ambulatoriale, della riabilitazione e soprattutto delle Rsa: quelle private sono aumentate del 41% tra il 2011 e il 2023, mentre quelle pubbliche calavano del 19%. Tra le regioni, i privati fanno gli affari migliori in Lazio e Lombardia. Solo nella sanità territoriale, meno redditizia per il settore privato, lo Stato gode ancora di un sostanziale monopolio. Il settore che cresce più velocemente però è quello del privato-privato, interamente affidato al mercato senza mediazione statale: tra il 2016 e il 2023 la spesa degli italiani in questo ambito è più che raddoppiata, da 3 a oltre 7 miliardi di euro. Dopo la pubblicazione dei numeri del Gimbe, il Partito democratico denuncia una privatizzazione «favorita dall’attuale governo» e annuncia un’interrogazione parlamentare attraverso la deputata Ilenia Malavasi. In realtà, gli stessi dati mostrano che lo squilibrio tra pubblico e privato c’era anche con altre maggioranze. È altrettanto vero che la manovra finanziaria del 2026 non invertirà la rotta: circa la metà dei due miliardi stanziati saranno spesi per aumentare il ricorso alla sanità privata sotto le insegne del taglio delle liste d’attesa e ad alleggerire la quota del ripiano della spesa fa
rmaceutica a carico delle aziende. ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: Highlight: Tra il 2016 e il 2023 la spesa è più che raddoppiata: da 3 a oltre 7 miliardi Image: -tit_org- La sanità pubblica si «restringe» Avanza la privatizzazione di fatto -sec_org-
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title§§ La Sanità del futuro Il pubblico arretra, il privato avanza: curarsi è un lusso
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Estratto da pag. 6 di "METROPOLIS NAPOLI" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ La Sanità del futuro Il pubblico arretra, il privato avanza: curarsi è un lusso Nel 2024 quasi 6 milioni di persone non si sono curate O¾"?§ D¾q¡q¾¾· º?}?ÄÄq ?¨? ?ì? º ¨Ý º ?¨q¡? Il Servizio sanitario nazionale sta cambiando forma: il pubblico arretra, il privato avanza. La Fondazione Gimbe racconta una trasformazione che procede senza clamore, ma con effetti sempre più evidenti sul terreno delle diseguaglianze, dell’accessibilità e della sostenibilità. «Quella che stiamo vivendo – osserva il presidente Nino Cartabellotta – è una privatizzazione di fatto del Servizio Sanitario Nazionale. Non raccontata, non programmata e proporzionale all’indebolimento del sistema pubblico». Il fenomeno si muove lungo due direttrici consolidate: la privatizzazione della spesa, cioè l’aumento dei costi diretti per i cittadini, e la privatizzazione della produzione, ovvero l’espansione delle strutture private che erogano prestazioni sanitarie. Differenze tra privati Nel dibattito pubblico, il priXCVQUCPKVCTKQXKGPGKFGPVKOcato con le strutture accreditate che erogano prestazioni a carico del Servizio Sanitario Nazionale. In realtà, Gimbe distingue 4 grandi categorie di soggetti privati: gli erogatori, gli investitori, i terzi paganti e le realtà coinvolte in partenariati pubblico-privato. Un mosaico articolato, in cui convivono entità profit e non profit, ITWRRKOPCP\KCTK CUUKEWTCzioni, fondi sanitari, imprese e società di servizi. Questa complessità si traduce in dinamiche spesso poco trasparenti e in una pluralità di attori che, pur diversi, sono accomunati da un crescente peso nel sistema sanitario. In particolare, preoccupa la forza di espansione del privato “puro”, cioè non accreditato, che opera completamente fuori dal perimetro di rimborso pubblico. Dove il pagamento è diretto o assicurativo. La privatizzazione Il processo di sostituzione è evidente nei dati del Ministero della Salute. Nel 2023 il 58% delle 29.386 strutture sanitarie italiane era rappresentato da privati accreditati. E in molti settori il pubblico è ormai minoranza: nell’assistenza residenziale il privato raggiunge l’85,1%; nella riabilitazione il 78,4%; nella semiresidenziale il 72,8%. Dal 2011 al 2023 le strutture pubbliche hanno subito una contrazione doppia rispetto a quelle private accreditate: –14,1% contro –7,6% per gli ospedali, –5,6% contro –2,5% per la specialistica ambulatoriale. Nelle altre aree assistenziali il divario è ancora più marcato. Nella residenzialità il pubblico arretra del 19,1% mentre il privato cresce del 41,3%; nella semiresidenzialità –11,7% contro +35,8%; nella riabilitazione +5,3% contro +26,4%. «In interi settori – osserva Cartabellotta – il privato accreditato è diventato ormai la spina dorsale dell’offerta». Un ruolo importante, ma oggi sempre più fragile, a causa del FGOPCP\KCOGPVQ FGN 550 G della stagnazione delle tariffe di rimborso. Tra il 2012 e il 2024 la spesa pubblica verso il privato convenzionato è cresciuta di 5,3 miliardi, ma la sua incidenza sulla spesa UCPKVCTKCVQVCNG¨UEGUCOPQ al minimo storico del 20,8% nel 2024. Famiglie sotto pressione Parallelamente, la spesa sanitaria a carico diretto dei cittadini ha raggiunto nel 2024 i 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa complessiva. Da dodici anni l’Italia supera stabilmente il limite del 15% raccomandato dall’OMS. È un macigno che pesa soprattutto sulle fasce economicamente più fragili e sulle regioni con minore capacità di risposta pubblica. Ma il dato più drammatico riguarda le rinunce: 5,8 milioni di italiani nel 2024 hanno rinunciato a prestazioni sanitarie per motivi economici, contro i 4,1 milioni del 2022. Una dinamica aggravata dal fatto che la spesa privata non può continuare a creUEGTG KPFGOPKVCOGPVG PGN 2024 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto quella relativa. La fotografia delle destinazioni della spesa privata è eloquente: 12,1 miliardi vanno alle farmacie, 10,6 miliardi ai professionisti sanitari (quasi la metà agli odontoiatri), 7,6 miliardi alle strutture accreditate, 7
,2 al privato puro. E proprio quest’ultimo è il comparto che cresce più velocemente: +137% tra il 2016 e il 2023, con un aumento medio di circa 600 milioni l’anno. Sanità integrativa Con quasi 12 milioni di iscritti, la sanità integrativa avrebbe dovuto rappresentare il pilastro accessorio di un sistema pubblico forte. Ma oggi si trova schiacciata da una domanda crescente di prestazioni che il pubblico non è più in grado di garantire. «Se chiamata a sostituire il SSN – avverte Gimbe – rischia di affondare con esso». A ciò si aggiunge l’effetto FKUVQTUKXQFGNNGFGOUECNK\\Czioni, che di fatto dirottano risorse pubbliche verso soggetti privati senza una reale valutazione dell’impatto. Il ruolo degli investitori Il settore sanitario è sempre più attrattivo per fondi di investimento, assicurazioni, gruppi bancari. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità e il ricorso crescente alla diagnostica lo rendono un mercato ad alta redditività. L’ingresso di capitali privati non è negativo di per sé, ma senza governance pubblica rischia di spostare l’equilibrio verso logiche esclusiXCOGPVG RTQOV QTKGPVGF +N rischio maggiore si concentra nel cosiddetto “secondo binario”: strutture private non accreditate, accessibili solo a chi può pagare, che si sviluppano parallelamente al SSN senza alcun legame regolatorio. Regioni e tetti di spesa Le differenze regionali restano profonde. Nel 2023 la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato supera la media nazionale in sei Regioni, con valori che oscillano dal 22% della Puglia al 29,3% del Lazio. Le Regioni in Piano di rientro, vincolate a rigidi obiettivi di bilancio, raggiungono in media il 23,9%, molto più delle Regioni non in Piano e delle Autonomie speciali. Le manovre di bilancio 2024-2026 hanno aumentato il tetto per la spesa verso il privato convenzionaVQOPQC OKNKQPKFKGWTQ annui dal 2026. Una scelta che rischia di consolidare la dipendenza dal privato senza risolvere i problemi strutturali del pubblico. Diseguaglianze Le conseguenze sociali sono già visibili: crescono le rinunce alle cure, aumentano le liste d’attesa, e chi può permetterselo cerca risposte nel privato puro o nell’intramoenia. Gli altri attendono o rinunciano. La fondazione è netta: «Parlare di integrazione pubblico-privato è anacronistico e ingiusto verso i principi del SSN». Per Gimbe il percorso è un rilancio del finanziamento pubblico; LEA sostenibili e realmente garantiti; un secondo pilastro integrativo e non sostitutivo; regole chiare e pubbliche per governare il rapporto con il privato. «Perché – dice Cartabellotta – siamo tutti uguali solo sulla carta. Nella realtà quotidiana, la salute sta diventando un privilegio». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- La Sanità del futuro Il pubblico arretra, il privato avanza: curarsi è un lusso -sec_org-
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title§§ Cresce il privato La Sanità ormai è un lusso = Crescita record della Sanità privata E 5.8 milioni rinunciano alle cure
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Estratto da pag. 4 di "NOTIZIA GIORNALE" del 27 Nov 2025
> GIULIO CAVALLI I dati Gimbe fotografano il cambiamento del sistema Mentre la spesa delle famiglie sale a 41,3 miliardi
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tp:ocr§§ •IL RAPPORTO CIMBE Cresce il privato La Sanità ormai è un lusso > GIUIIO CAVALLI A PAGINA 4 Crescita record della Sanità privata E 5,8 milioni rinunciano alle cure I dati Gimbe fotografano il cambiamento del sistema Mentre la spesa delle famiglie sale a 41,3 miliardi di GIULIO CAVALLI LI ultima analisi della Fondazione Cimbe conferma un Paese che sta trasformando ¡I propriu servi/io sanitario senza alcuna decisione politica dichiarata. Nel 2024 la spesa outof-pockct arriva a 41,3 miliardi di euro, pari al 22.3% della spesa sanitaria totale, È un livallt) che da dodici anni supera stabilmente la soglia del 15% indicata dall'Organizzazione mondiale della sanità, oltre la quale aumentano i rischi di impoverimento e di esclusione dalle cure. Il data più amaro riguarda le rinunce alle aire, che nel 2024 salgono a 5,8 milioni di persone; quasi due milioni in più rispetto al 2022. In parallelo, l'istatconta oltre cinque milioni di persone in povertà assoluta, quasi nove milioni in povertà relativa. È un quadro che incrocia alla perfezione l'aumento delle prestazioni saltate per motivi economici. «L'impoverimento delle famiglie limita pernno il ricorso al privato», osserva Nino Cartabellotta, descrivendo una p ri vati zz azione che procede in silenzio perché non dichiarata. Secondo l'analisi, quasi il 40% della spesa sanitaria privata è a basso valore clinico: check-up mutili, prestazioni indotte dai consumismo sanitario, prodotti non essenziali. In altre parole, chi può permetterselo continua a comprare salute anche quando non servirebbe, mentre chi non può rinuncia persinu alle prestazioni ne cessa rie. SORPASSO DEL PRIVATO La trasformazione è net ta nella crescita del privato non convenzionato, le strutture che erogano prestazioni totalmente a pagamento. Tra it 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso questo settore è aumentata del 137%, passando da 3,05 a 7,23 miliardi, con una crescita media di 600 milioni l'anno. 11 privato accreditato, nello stesso periodo, sale solo del 45%. 11 divario, die nel 2 016 era di 2,2 miliardi, oggi si è quasi azzerato: chi può pagare asce dal perimetro del SSM perché non trova risposte ne nel pubblico ne nel convenzionato. livello territoriale la mappa è diseguale: il Lazio è la regione che destina più risorse al privato convenzionalo [29,3%], seguita da Molise e Lombardia. Le quote più hasse si registrano in Val le d'Aosta, Bolzano e Frinii Venezia Giulia. Sopra la media nazionale si collocano anche Sicilia. Campania e Puglia. Le regioni in Piano di rientro toccano una media da! 2Ì,'Ì%, segno che j bilanci più fragili si reggono su un ricorso più intenso al privato. Molti di questi processi, sottolinea Gimhe, non derivano da scelte politiche pianificate, ma dall'incrocio di risorse insufficienti, tariffe ferme, tetti di spesa alzati a colpi di urgenze e convenzioni rincgoziatc senza una strategia complessiva. [AVANZATA DEI TERZI PAGANTI A completare it quadro c'è l'aumento dei terzi paganti- fon uisanilari, casse mutue. assicurazioni, welfare aziendale - che nel 2024 raggiungono 6,36 miliardi di spesa. oltre due miliardi in più rispetto al triennio pre-pandemico. Le generose defiscalizzazioni che li favoriscono creano un ef fetto paradossale: risorse pubbliche che finiscono per sostenere profitti privati, trasformando questi strumenti in un canale di privatizzazionc indiretta. Nell'analisi Gimbe !e forme della privatizzazione sanitaria sono due: da un laro la priva ti zza ã³îne della spesa, con più pagamenti diretti e intermediati; dall'altro la privatizzazione della produzione, con un aumento delle strutture private che erogano prestazioni essenziali. Entrambi i fenomeni avanzano rapidamente in un contesto di definanziamento cronico del Servizio sanitario nazionale. Da Arezzo. Cimbe indica alcune condizioni minime; un rilancio stabile del finanziamento pubblico, un paniere realistico di Livelli essenziali di assistenza, un secondo pilastro realmente integrativo e non sostitutivo, un rapporto pubblico-privato regolato da norme trasparenti. Cartabellotta
sintetizza così: «Non serve cercare piani occulti: la p rivât i zz azione proporzionale all'indebolimento del SSN è già in atto». Il sistema è ormai di fatto "misto", senza che nessun governo abbia spiegato ai cittadini le conseguenze. È la sanità che cambia per abbandono, e non per scelta. Pubblico declino Fondi sanitari casse mutue e assicurazioni hanno effettuato pagamenti nel 2024 per 6,36 miliardi -tit_org- Cresce il privato La Sanità ormai è un lusso Crescita record della Sanità privata E 5.8 milioni rinunciano alle cure -sec_org-
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title§§ In Molise il fallimento della sanità pubblica
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Estratto da pag. 2 di "NUOVO MOLISE" del 27 Nov 2025
Dopo il Lazio, la regione molisana è quella che fa registrare la maggiore spesa pubblica destinata ai privati, una cifra pari al 28,7% delle risorse, per servizi sanitari che le strutture ospedaliere non sono in grado di fornire ai cittadini che le richiedono
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tp:ocr§§ L'ANALISI DI GIMBE AL FORUM RISK MANAGEMENT DI AREZZO In Molise il fallimento della sanità pubblica Dopo il Lazio, la regione molisana è quella che fa registrare la maggiore spesa pubblica destinata ai privati, una cifra pari al 28,7% delle risorse, per servizi sanitari che le strutture ospedaliere non sono in grado di fornire ai cittadini che le richiedono Una telefonata al centralino e in pochi giorni la visita o l’esame di cui si aveva bisogno è fatta; con buona pace del servizio sanitario pubblico e delle liste d’attesa. Così un numero crescente di italiani scelgono di mettere mano al portafoglio e rivolgersi alle strutture sanitarie private. Non solo a quelle convenzionate, ma sempre più spesso a quelle non convenzionate che erogano prestazioni esclusivamente in regime privato, senza alcun rimborso a carico del pubblico. Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie italiane verso strutture di questo tipo è più che raddoppiata (+137%), passando da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi. È il trend che emerge da un’analisi realizzata da Fondazione Gimbe e presentata al 20° Forum Risk Management di Arezzo. “Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato, chi può pagare cerca altrove ed esce de initivamente dal perimetro delle tutele pubbliche”, afferma il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il Lazio e’ la prima regione italiana per spesa pubblica destinata al privato convenzionato: nel 2023, ultimo dato disponibile della ragioneria generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato e’ pari a 29,3 per cento, superiore alla media nazionale del 20,3 per cento e prima fra le regioni italiane. E’ quanto emerge dal rapporto della fondazione Gimbe. Dietro al Lazio c’e’ il Molise in seconda posizione con il 28,7 per cento e in terza posizione c’e’ la Lombardia con il 27,2 per cento. Chiudono la classi ica, quindi con una maggiore offerta di prestazioni pubbliche, la Valle d’Aosta (7,7 per cento), la provincia autonoma di Bolzano (9,9 per cento) e il Friuli Venezia Giulia (10,8 per cento). Sopra la media italiana, dalla quarta alla sesta posizione ci sono: Sicilia (23,9 per cento), Campania (23,3 per cento), Puglia (22 per cento). Sotto la media italiana ci sono: Calabria (18,9 per cento), Piemonte (17,9 per cento), Veneto (16,7 per cento), Emilia Romagna (16,2 per cento), Basilicata (15,5 per cento), Abruzzo (15,3 per cento), Marche (13,7 per cento), Sardegna (13,2 per cento), provincia autonoma di Trento (12,8 per cento), Liguria (12,1 per cento), Umbria (11,6 per cento), Toscana (11,5 per cento). Su base nazionale i 43 miliardi di spesa sanitaria privata dei cittadini nel 2023 sono stati cosi’ suddivisi: 12,1 miliardi alle farmacie, 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui 5,8 miliardi odontoiatri e 2,6 miliardi ai medici), 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e 7,2 miliardi al privato puro, ovvero alle strutture non accreditate, 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro. Secondo l’annuario statistico del ministero della Salute, nel 2023 delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58 per cento (17.042) sono strutture private accreditate e il 42 per cento (12.344) strutture pubbliche. Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1 per cento), riabilitativa (78,4 per cento), semiresidenziale (72,8 per cento) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7 per cento). Per il 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini ammonta invece a 41,3 miliardi, pari al 22,3 per cento della spesa sanitaria totale, in crescita quindi sul 2023 quando si e’ assestata al 20,3 per cento. “Il termine ‘privato’ in sanità - spiega Cartabellotta - viene utilizzato per indicare tutti gli attori coinvolti nel inanziamento, rimborso, programmazione ed erogazione di servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. Ma oggi, sotto un’unica etichetta, convivono realtà molto differenti, con attitudini altrettanto diverse nel mantenere l’equilibrio tra generazione di pro itti e tu
tela della salute”. La Fondazione GIMBE indica quattro macrocategorie di soggetti privati: erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie; investitori che immettono capitali con inalità di sviluppo del settore e di produzione di utili; terzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni, etc.) che svolgono la funzione di pagatore intermedio tra erogatori e cittadini; realtà che stipulano partenariati pubblicoprivato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. Ciascun soggetto privato può avere natura giuridica pro it o non-pro it: questi ultimi, se non rappresentano una minaccia per il SSN, nella percezione pubblica iniscono per essere considerati alla stregua di attori privati con elevata propensione ai proitti. La privatizzazione della sanità può essere misurata attraverso due macro-fenomeni: l’aumento della spesa sanitaria out-of-pocket (privatizzazione della spesa) e la crescita del numero e delle tipologie di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie (privatizzazione della produzione). “Al di là di schemi prede initi e della molteplicità di attori privati spiega Cartabellotta - le loro relazioni non sempre trasparenti e le dinamiche più orientate al pro itto che a tutelare la salute delle persone stanno concretizzando, giorno dopo giorno, una silenziosa privatizzazione del SSN, il cui progressivo indebolimento fornisce un terreno sempre più fertile”. Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7%). La spesa pubblica destinata al privato convenzionato è aumentata di oltre 5 miliardi tra il 2012 e il 2024, tuttavia la sua quota sulla spesa sanitaria totale è rimasta sostanzialmente stabile a livelli poco superiori al 20%. Crescono anche i ‘terzi paganti’: fondi sanitari, casse mutue, compagnie assicurative, imprese, enti del terzo settore e altre realtà non pro it. Nel 2024, la spesa sostenuta da questi attori ha raggiunto 6,36 miliardi, con un incremento di oltre 2 miliardi nel triennio post-pandemia. “Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie - osserva Cartabellotta - oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario ‘misto’, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato. Peraltro, la spesa ‘out-of pocket’ non è più un indicatore af idabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024”. Chi incassa questi i soldi spesi di tasca propria dalla famiglie per curarsi? “Nel 2023, anno più recente a disposizione, i 43 miliardi di spesa sanitaria privata sono così suddivisi: 12,1 miliardi alle farmacie, 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui 5,8 miliardi odontoiatri e 2,6 miliardi ai medici), 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e 7,2 miliardi al privato ‘puro’, ovvero alle strutture non accreditate e 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro”, si legge nell’analisi di GIMBE. “Questi numeri - osserva Cartabellotta - fotografano con chiarezza che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, acquistando direttamente sul mercato le prestazioni necessarie”. La Fondazione GIMBE ribadisce che è ancora possibile invertire la rotta. Come? Con un consistente e stabile rilancio del inanziamento pubblico, un “paniere” di Livelli Essenziali di Assistenza compatibile con l’entità delle risorse assegnate, un “secondo pilastro” che sia realmente integrativo rispetto al SSN ed eviti di dirottare fondi pubblici verso pro itti privati e alimentare derive consumistiche, un rapporto pubblico-privato governato da regole pubbliche chiare sotto il segno di una reale integrazione e non della sterile competizione. “Solo intervenendo su questi assi strategici - conc
lude Cartabellotta - sarà possibile restituire al SSN il ruolo che la Costituzione gli assegna: garantire a tutte le persone il diritto alla tutela salute, indipendentemente dal reddito, dal CAP di residenza e dalle condizioni socio-culturali. Perché di fronte alla malattia siamo tutti uguali solo sulla Carta. Ma nella vita di tutti i giorni si moltiplicano inaccettabili diseguaglianze che un Paese civile non può accettare”. PRIVATO CONVENZIONATO - Secondo l’Annuario statistico del ministero della Salute, nel 2023 delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58% (17.042 in numeri assoluti) sono strutture private accreditate e il 42% (12.344) strutture pubbliche. Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7%). Dal punto di vista inanziario, nel periodo 2012-2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato e’ aumentata di 5.333 milioni di euro (+ 22,8%), passando da 23.376 milioni nel 2012 a 28.709 milioni nel 2024. Ma questa crescita in valore assoluto non si e’ tradotta in un maggiore peso percentuale sulla spesa sanitaria totale: l’incidenza e’ rimasta stabile ino al 2019 e, a partire dal 2020, ha iniziato a ridursi ino a toccare nel 2024 il minimo storico del 20,8% “Questo dato - commenta Cartabellotta - da un lato documenta la ‘sofferenza’ del privato convenzionato, dall’altro dimostra scelte politiche poco lungimiranti. Infatti, diverse Regioni hanno favorito un’eccessiva espansione del privato accreditato senza disporre di risorse adeguate, visto che l’imponente de inanziamento del Ssn ha mantenuto ferme le tariffe di rimborso delle prestazioni. Ne sono derivati squilibri strutturali e tensioni ricorrenti su tetti di spesa e convenzioni, spesso ridimensionate nei volumi o, addirittura, interrotte”. PRIVATO NON CONVENZIONATO - Negli ultimi anni e’ questo settore a registrare la crescita piu’ marcata: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso le strutture non convenzionate e’ aumentata del 137%, passando da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi, con un incremento medio di circa 600 milioni l’anno. Nello stesso periodo la spesa delle famiglie per il privato accreditato e’ cresciuta solo del 45%; di conseguenza il netto divario tra spesa delle famiglie verso il privato ‘puro’ e verso il privato convenzionato si e’ praticamente azzerato passando da 2,2 miliardi nel 2016 a soli 390 milioni nel 2023. “Tra i fenomeni di privatizzazione - conclude Cartabellotta - la dinamica piu’ preoccupante e’ dunque la velocita’ di crescita del privato ‘puro’. Infatti, mentre il dibattito pubblico continua ad avvitarsi sul ruolo del privato convenzionato, la cui incidenza sulla spesa sanitaria si e’ addirittura ridotta, i dati documentano la crescita esponenziale della spesa out-of-pocket verso il privato ‘puro’. Non trovando risposte tempestive nel pubblico ne’ nel privato accreditato, chi puo’ pagare cerca altrove ed esce de initivamente dal perimetro delle tutele pubbliche”. “L’analisi dei dati presentati dalla Fondazione Gimbe in merito alla crescente spesa sanitaria a carico delle famiglie italiane solleva preoccupazioni gravissime sulla direzione in cui sta andando il nostro sistema sanitario. In particolare, la cifra record di 7,2 miliardi di euro destinati al privato “puro”, cioè alle strutture sanitarie non accreditate, evidenzia un fenomeno di privatizzazione della salute che sta sfuggendo al controllo delle istituzioni e che sembra favorita dall’attuale governo”. Così Ilenia Malavasi, deputata del Pd della commissione affari sociali, annuncia in una nota di aver depositato, con i colleghi del gruppo Pd della commissione, un’interrogazione parlamentare “I numeri sono inquietanti e certi icano un dato che già molti avevano temuto: la sanità pubblica sta scomparendo sotto i colpi della privatizzazione selvaggia. Quasi uno su quattro euro speso per la salute in Italia proviene dalle tasche dei cittadini e viene indirizzato verso strutture private, senza a
lcuna forma di controllo pubblico o di garanzia di equità. È il segno di un sistema sanitario che, invece di essere al servizio di tutti, sta diventando sempre più inaccessibile per chi non ha le risorse per pagare”, commenta Malavasi, secondo cui “il dato più preoccupante riguarda la crescita esponenziale della spesa verso il privato non convenzionato, che ha visto un aumento del 137% dal 2016 al 2023. Questo fenomeno non è il risultato di una maggiore ef icienza o qualità dei servizi privati, ma del sotto inanziamento del sistema pubblico che fa fatica a garantire i servizi fondamentali ai cittadini”. “Il quadro delineato dai dati Gimbe è chiarissimo: la sanità privata, in particolare quella non accreditata, sta sostituendo quella pubblica, creando un sistema a due velocità in cui solo chi può permetterselo ha accesso a cure tempestive e di qualità. Se la spesa sanitaria totale è aumentata, la parte di questa destinata al pubblico è rimasta stagnante, mentre quella destinata ai privati ha visto un costante incremento. Lo Stato ha abdicato al suo ruolo di garante del diritto alla salute, che dovrebbe essere universale e gratuito, come sancito dalla Costituzione. È inaccettabile che milioni di italiani, tra cui tanti pensionati e famiglie in dif icoltà, debbano fare af idamento sulla sanità privata per ricevere cure che dovrebbero essere garantite dallo Stato”, conclude Malavasi. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:DI SNTO, DIRETTORE GENERALE DI ASREM -tit_org- In Molise il fallimento della sanità pubblica -sec_org-
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title§§ Sanità, la spesa privata a quota 41 miliardi Tanti rinunciano a curarsi
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Estratto da pag. 11 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ GIMBE: IL PUBBLICO ARRETRA, SI VA VERSO UN SISTEMA MISTO Sanità, la spesa privata a quota 41 miliardi Tanti rinunciano a curarsi overno della Salute, quello italiano è un sistema sanitario che di gradino in gradino sta progressivamente cambiando pelle. Una mutazione che la trasforma da sistema universalistico - che in nome dell’uguaglianza e dell’equità garantisce cure essenziali gratuite a tutti, come Costituzione prevede - in un impianto misto, pubblico-privato in cui una fetta sempre più consistente delle prestazioni sanitarie (circa il 25% complessivo) viene acquistata direttamente dai pazienti, privatamente, mettendo mano al portafogli per usufruire di terapie talvolta più innovative ed efficaci e soprattutto ottenerle in tempi celeri spesso negati alla popolazione generale. A mettere il dito nella piaga è la Fondazione Gimbe che riannoda i fili dei conti della Sanità pubblica italiana mettendo a fuoco quello che da un paio di anni già l’Ocse aveva documentato in alcuni dei suoi dettagliati report. “La sanità italiana sta assistendo ad un progressivo aumento della spesa sanitaria outof-pocket – dice il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, - e a una significativa crescita del numero di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie non solo in accreditamento col Servizio sanitario nazionale ma anche in regime completamente privato e solo una quota di queste prestazioni sono intermediate da casse autonome e assicurazioni”. I numeri parlano chiaro: la spesa sanitaria privata, cosiddetta out-of-pocket, è aumentata del 27% dal 2012 al 2024, raggiungendo i 41,3 miliardi a fronte di una torta dei finanziamenti della Sanità pubblica per prestazioni gratuite che ammonta a circa 136 miliardi. Il 22,3% della spesa sanitaria totale è dunque a carico di cittadini che hanno la possibilità di spendere per curarsi nei tempi e nei luoghi che ritengono più opportuni. Viene dunque superata la soglia limite del 15% per questa spesa privata raccomandata dall'OMS. A fronte di ciò 5,8 milioni di persone residenti in Italia hanno rinunciato a prestazioni sanitarie nel 2024, rispetto ai 4,1 milioni del 2022 alimentando una zona grigia in cui per varie ragioni confluiscono le fasce più fragili e marginali della popolazione del nostro Paese che ingrossano le file di coloro che non riescono proprio ad accedere alle cure di cui hanno bisogno. Uno scenario complesso e in evoluzione in cui da un lato il privato ex convenzionato (gli accreditati da ricondurre all’alveo della Sanità pubblica) mostra segni di crisi sebbene continui a dominare alcuni settori assistenziali come quello della riabilitazione e dell'assistenza residenziale per non autosufficienti e disabili). Dall’altro il privato puro parallelamente cresce rapidamente concentrando in gradi gruppi di interesse la capacità erogativa di prestazioni varie e diversificate, anche le più complesse e in alcuni casi le attività di pronto soccorso. G Intanto anche la spesa delle famiglie in ticket, intramoenia, e altre forme di sanità privata all’interno della Sanità pubblica è in aumento (del 137% dal 2016 al 2023). Tutti aspetti che richiederebbero un riequilibrio portando nell’alveo della sanità pubblica almeno 10 miliardi di spesa privata agendo anche sulla leva della riforma degli asset erogativi tarati su un modello di società che non c’è più a quasi mezzo secolo dalla istituzione nel 1978 del Servizio sanitario pubblico italiano. Gimbe chiede un rifinanziamento stabile del Servizio Sanitario Nazionale per evitare una sanità a doppio binario e mette a fuoco le cause della crisi non solo riconducibili al sottofinanziamento pubblico ma anche all’aumento dei costi sanitari (basta pensare alla bolletta energetica di grandi ospedali) in uno scenario in cui crescono le disuguaglianze sociali e territoriali. Una questione di risorse ma non solo che può essere affrontata, secondo Gimbe, con una riforma del sistema di intermediazione sanitaria, il miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia delle rete delle cure ospedaliere e territoriali. Uno dei nodi irrisolti
è senza dubbio l’accesso all’innovazione. Un solo esempio di cui si è discusso ieri a Roma in un tavolo scientifico promosso da Motore Sanità. Si parla di ipoparatiroidsmo: una patologia rara ma che colpisce in Italia circa 15 mila persone che in maggioranza si ammalano dopo l’asportazione chirurgica della tiroide a causa di un tumore. Nell’arco di pochi giorni questi pazienti vedono cambiare radicalmente la loro vita. A causa della difficoltà a regolare il livello di calcio nel sangue dovuto alla carenza di paratormone, accusano crampi, paralisi del volto e delle mani, non possono più guidare, lavorare, fare una vita sociale. Le cure finora esistenti (somministrazione di calcio e vitamina D) sono solo palliativi e spesso i malati finiscono in pronto soccorso. Per almeno 2 mila di questi pazienti non compensati esiste una cura efficace autorizzata da un anno e mezzo dall’Ema, l’ente regolatorio europeo. «Il farmaco è già negoziato e rimborsato in mezza Europa – avverte Cludio Zanon direttore scientifico di Motore Sanità – come in Germania, Austria, Spagna e Slovenia. In altri i pazienti vi hanno accesso in base a un meccanismo automatico che nelle more della negoziazione del prezzo permette ai malati di curarsi (in Francia e in Grecia). In Italia l’Aifa rimanda di mese in mese una decisione e il rischio è che questa cura sia collocata in fascia C a pagamento e per il costo insostenibile per centinaia se non migliaia di malati che se ne gioverebbero ma costretti a rinunciare alle cure». Intanto le Regioni, in Conferenza straordinaria, hanno in questi giorni approvato all'unanimità il riparto del Fondo sanitario 2025. Una torta che ammonta complessivamente a circa 136,5 miliardi. La novità è che viene introdotta per la prima volta, tra i parametri di correzione del riparto, l’entità della densità dei residenti nei territori locali. ---End text--- Author: ETTORE MAUTONE Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, la spesa privata a quota 41 miliardi Tanti rinunciano a curarsi -sec_org-
tp:writer§§ Ettore Mautone
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title§§ Medico di base e servizio sanitario
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Estratto da pag. 35 di "RESTO DEL CARLINO FORLÌ" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ Dibattito in sala Randi Medico di base e servizio sanitario Quartiere Resistenza e Progetto Salute organizzano un incontro che si terrà oggi alle 20.30 nella sala Randi del Comune, con ingresso in via delle Torri 13. Insieme alla Fondazione Gimbe l’evento affronterà il tema del medico di base: cosa fa e come sta cambiando il ruolo del Sistema sanitario nazionale, tra individuo e comunità. Ingresso libero. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medico di base e servizio sanitario -sec_org-
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title§§ Sanità privata, spesa ancora in crescita
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Estratto da pag. 7 di "ROMA" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ IL REPORT I dati della Fondazione Gimbe: la nostra regione (quinta) resta sopra la media nazionale Sanità privata, spesa ancora in crescita NAPOLI. Il Lazio è la prima regione italiana per spesa pubblica destinata al privato convenzionato: nel 2023, ultimo dato disponibile della ragioneria generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato è pari a 29,3 per cento, superiore alla media nazionale del 20,3 per cento e prima fra le regioni italiane. È quanto emerge dal rapporto della fondazione Gimbe. Dietro al Lazio c’è il Molise in seconda posizione con il 28,7 per cento e in terza posizione c’è la Lombardia con il 27,2 per cento. Chiudono la classifica, quindi con una maggiore offerta di prestazioni pubbliche, la Valle d’Aosta (7,7 per cento), la provincia autonoma di Bolzano (9,9 per cento) e il Friuli Venezia Giulia (10,8 per cento). Sopra la media italiana, dalla quarta alla sesta posizione ci sono: Sicilia (23,9 per cento), Campania (23,3 per cento), Puglia (22 per cento). Sotto la media italiana ci sono: Calabria (18,9 per cento), Piemonte (17,9 per cento), Veneto (16,7 per cento), Emilia Romagna (16,2 per cento), Basilicata (15,5 per cento), Abruzzo (15,3 per cento), Marche (13,7 per cento), Sardegna (13,2 per cento), provincia autonoma di Trento (12,8 per cento), Liguria (12,1 per cento), Umbria (11,6 per cento), Toscana (11,5 per cento). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità privata, spesa ancora in crescita -sec_org-
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title§§ Sanita pigliatutto = Sanita, esplode la spesa: mezzo miliardo in più in 10 anni = .
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Estratto da pag. 14 di "T QUOTIDIANO" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ Sa n i t à p i g l i a t u t to In dieci anni la spesa è salita di mezzo miliardo Meno strutture convenzionate, ma i cittadini pagano 844 euro all’anno (la media in Italia è 730) Davide Orsato pag. 14/15 Sanità, esplode la spesa: mezzo miliardo in più in 10 anni N el 2014 «bastava» poco più di un miliardo, per la precisione un miliardo e 152 miloni. Nel 2026 per far funzionare tutta la sanità del Trentino ci vorranno un miliardo e 618 milioni. Una crescita del 40%, quasi il doppio rispetto all’inflazione che incide per circa il 20% nel corso dell’ultimo decennio. Nel dibattito politico la spesa sanitaria è un tema ricorrente. E i governi - come accade ora per l’esecutivo Meloni - devono difendersi dalle accuse di «non metterci abbastanza soldi». Ma l’impegno economico sta generalmente aumentando, e vale per l’Italia e in particolare per il Trentino dove la sanità è sempre di più, per distacco, la prima voce del bilancio provinciale. I tagli? Sì, ci sono stati, ma appartengono, almeno per la Provincia autonoma, a un’epoca passata: vedi il 2015, unico anno della serie in cui il fondo è calato. Non sono nude cifre, ma numeri che parlano di un fenomeno e che si intersecano con altri fattori, uno su tutti l’invecchiamento della popolazione. E che pongono molte domande sulla sostenibilità dei sistemi sanitari regionali italiani, dato che la spesa degli enti pubblici ha dei limiti ben chiari e, dove da una parte si dà, a lungo andare, dall’altra si toglie. Un’analisi è fornita dal monitoraggio sulla spesa sanitaria pubblicato dalla Ragioneria dello Stato. Un documento recente, ma con dati aggiornati fino al 2023 che, oltre a raccontare dieci anni di bilanci spiega anche quanto incide la quota che le regioni e le province autonome destinano al settore privato convenzionato. La media italiana è del 20,3% mentre il Trentino è in fondo alla classifica, con il 12,8%. La notizia è che nell’ultimo anno preso in considerazione, la quota - pur molto stabile nella serie storica è calata. Insomma: non si nota, almeno fino al 2023, un boom di ricorsi al privato. C’è da dire, però, che la provincia di Trento ha la spesa più alta tra le realtà autonome del Nord: davanti non solo a Bolzano (9,9%, con un leggero aumento nel 2023) ma anche a Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta. La Sardegna tallona con il 13,2% mentre la Sicilia è quasi al 24%, effetto del piano di rientro per sistemare i conti in rosso. Parte di questi dati sono citati anche da un dossier pubblicato ieri dalla fondazione Gimbe. Il centro studi basato a Bologna parla di un aumento di 41,3 miliardi di euro nel 2024 per quanto riguarda le spese sanitarie private delle famiglie: una cifra che spiegherebbe anche come siano salite 5,8 milioni le persone che rinunciano alle cure. Si parla, inoltre, di un boom del «privato puro», con una spesa esclusivamente a carico del cittadino cresciuta del 137% in dieci anni. In Trentino ogni cittadino, in media, spende 844 euro, un dato superiore alla media italiana (730). Insomma, meno «convenzionato» rispetto al resto del Paese ma, allo stesso tempo, i cittadini devono «mettersi le mani in tasca» per provvedere alla loro salute. C’è, infine, un dato, che la ragioneria dello Stato evidenzia nel report sulla spesa sanitaria e che riguarda direttamente il Trentino. Quello provinciale, infatti, è il sistema sanitario che ha avuto, nell’ultimo anno disponibile nella serie (sempre il 2023) il maggior incremento per quanto riguarda la spesa farmaceutica convenzionata: 9,2%. Insomma, sanità costosa, per enti e per cittadini: e i problemi che attanagliano il settore, liste d’attesa in testa, rischiano di diventare cronici, se l’immissione di nuove risorse non si rivela sufficiente. Tuttavia, più soldi significano anche un maggior impegno e questo è può essere considerato un aspetto positivo. Ne è convinto il presidente dell’ordine dei medici del Trentino, Giovanni de Pretis. «Fino a pochi anni fa il problema era l’opposto sottolinea - che in sanità si investiva poco. E ancora oggi, rispetto al Pil, che è il paragone che co
nta, lo facciamo meno di Francia e Germania, cioè dei Paesi con cui ci dobbiamo confrontare sotto questo aspetto. Rimane il tema degli sforzi chiesti ai cittadini: con gli stipendi fermi l’aumento della spesa per tutelare la loro salute può indurre a rinunciare le cure. Il Trentino, tuttavia, riesce a fare di più delle regioni a statuto ordinario, coprendo anche prestazioni, come alcune di natura odontoiatrica, che altrove non sono previste». ---End text--- Author: Davide Orsato Heading: Highlight: I numeri In dodici anni la crescita è stata del 40%, ben oltre l’inflazione L’ultimo «taglio» nel bilancio provinciale risale al 2015 Image:. . I conti della sanità trentina Withub Dati in miliardi Spesa sanitaria corrente di CE per regione – Anni 2014-2025 1,618 1,558 1,463 1,478 1,384 1,292 1,193 1,198 1,152 1,306 1,213 1,128 1,148 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 2024 2025 2026 Fonte: Conto economico degli enti sanitari local Spesa per le altre prestazioni sociali in natura da privato in percentuale della spesa sanitaria corrente di CE per regione Anni 2014-2023 Regioni 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 Piemonte Valle d'Aosta Lombardia Provincia autonoma di Bolzano Provincia autonoma di Trento Veneto Friuli Venezia Gulia Liguria Emilia Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna ITALIA Regioni non sottoposte a piano di rientro (a) Regioni sottoposte a piano di rientro (b) Autonomie speciali (c) 18,3% 18,5% 8,8% 8,3% 28,5% 28,7% 11,9% 11,5% 13,9% 13,8% 19,5% 19,7% 12,5% 10,0% 12,4% 12,4% 16,0% 16,4% 11,8% 11,4% 11,7% 12,0% 13, 1% 12,9% 26,8% 27,9% 15,7% 16,0% 26,4% 26,2% 24,2% 23,7% 23, 1% 23,7% 16,4% 16,0% 18,3% 18,2% 22,2% 22,6% 14,6% 14,5% 20,7% 20,8% 18, 1% 18,3% 19,1% 8,4% 8,2% 9,0% 29, 1% 29,1% 28,6% 12,4% 13,0% 10,9% 12,7% 13,0% 13,3% 19,3% 18,9% 18,1% 10,2% 10,1% 10,6% 12,4% 12,4% 13,1% 16,0% 15,7% 16,4% 11,6% 11,9% 12,5% 12,0% 12,2% 12,4% 13,3% 13,8% 14,6% 28,0% 29,1% 28,7% 15,4% 16,9% 16,3% 26,6% 27,3% 27,8% 23,7% 24,5% 25,5% 23, 1% 23,2% 22,9% 15,0% 15,0% 15,2% 18,7% 18,5% 18,6% 22,4% 22,7% 23,9% 14,3% 14,0% 13,7% 20,8% 21,0% 21,1% 19,1% 17,4% 17,8% 17,8% 17,9% 8,8% 7,2% 7,4% 7,6% 7,7% 28,7% 24,5% 26,8% 27,3% 27,2% 8,9% 9,0% 9,0% 9,4% 9,9% 13,6% 12,4% 12,5% 12,5% 12,8% 18,5% 17,0% 17,5% 18,0% 16,7% 10,7% 10,3% 10,5% 10,8% 10,8% 13,3% 12,3% 12,2% 11,7% 12,1% 16,4% 14,7% 15,8% 15,1% 16,2% 12,6% 11,4% 11,3% 11,3% 11,5% 12,8% 12,2% 11,2% 11,1% 11,6% 14,9% 14,3% 14,4% 13,9% 13,7% 30,2% 28,9% 30, 1% 29,1% 29,3% 17,1% 15,0% 15,3% 15,0% 15,3% 27,3% 26,2% 28,8% 27,1% 28,7% 25,5% 23,4% 23,9% 23,8% 23,3% 23,2% 21,6% 21,3% 21,0% 22,0% 15,4% 15,7% 15,4% 15,0% 15,5% 18,7% 17,6% 18, 1% 19,9% 18,9% 24,0% 22,5% 23,8% 24,3% 23,9% 13,7% 12,6% 13,5% 12,7% 13,2% 21,4% 19,5% 20,3% 20,2% 20,3% 19,8% 19,9% 19,9% 19,9% 20,0% 20,1% 17,9% 18,8% 18,9% 18,9% 23,4% 13,3% 23,7% 12,5% 23,6% 12,4% 24,2% 12,4% 24,5% 12,2% 25,0% 12,0% 23,4% 11,1% 24,1% 11,6% 24,0% 11,5% 23,9% 11,7% (a) Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Basilicata. (b) Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria, Sicilia e Puglia (in quest'ultima è applicato un piano di rientro "leggero"). (c) Sono ricomprese l a Valle d’Aosta, i l Friuli Venezia Giulia, l a Sardegna e le province autonome d i Trento e Bolzano in quanto provvedono direttamente a l finanziamento dell’assistenza sanitaria sul loro territorio. Chi paga Secondo la Ragioneria dello Stato tutte le regioni autonome del Nord ricorrono meno alle strutture sanitarie convenzionate. Ma il privato puro è presente come altrove: in Trentino, i residenti, in media, pagano 844 euro all’anno per curarsi -tit_org- Sanita pigliatutto Sanita, esplode la spesa: mezzo miliardo in più in 10 anni . -sec_org-
tp:writer§§ Davide Orsato
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§---§
title§§ Sanità, l'allarme di Gimbe: «La privatizzazione è realtà
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Estratto da pag. 6 di "T QUOTIDIANO" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ Sanità, l’allarme di Gimbe: «La privatizzazione è realtà» «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà». Con queste parole Nino Cartabellotta (nella foto), presidente della Fondazione Gimbe, ha aperto la sua relazione al 20° Forum Risk Management di Arezzo, presentando un’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del Ssn. L’analisi documenta che il progressivo indebolimento della sanità pubblica lascia sempre più spazio all’espansione silenziosa di una moltitudine di attori privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate. Come riporta il Gimbe, nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta a 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’Oms, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia la spesa out-of-pocket in valore assoluto è cresciuta da 32,4 miliardi di euro del 2012 a 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale. «Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie - ha osservato il presidente Cartabelotta oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto”, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tanto meno dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024». In altre parole, la spesa privata non può crescere più di tanto, in quanto nel 2024 secondo l’Istat 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa. Per tale ragione molti italiani rinunciano alle cure, anche di tipo essenziale. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, l'allarme di Gimbe: «La privatizzazione è realtà -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ I medici e "Dragon": l'efficienza non è la priorità decisiva
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Estratto da pag. 19 di "AVVENIRE" del 27 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-27T05:58:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ I medici e “Dragon”: l'efficienza non è la priorità decisiva N el panorama della sanità digitale, la promessa di Microsoft con il suo Dragon Copilot suona come una liberazione: un assistente invisibile che ascolta, trascrive e organizza, permettendo al medico di tornare a guardare negli occhi il paziente anziché fissare uno schermo. La tecnologia “ambientale” che automatizza la documentazione clinica è venduta come l'antidoto definitivo al burnout dei camici bianchi. Tuttavia, grattando sotto la superficie dell'efficienza, emergono sfide etiche che non possiamo permetterci di ignorare. Il primo nodo cruciale è la precisione e l'allucinazione. Dragon Copilot non è un semplice registratore: è un interprete generativo. Se da un lato la capacità di sintetizzare un'anamnesi complessa è miracolosa, dall’altro introduce il rischio di “allucinazioni” cliniche. Un errore di trascrizione in una chat è fastidioso; in una cartella clinica, dove una negazione (”non ha febbre”) può diventare un'affermazione, è potenzialmente letale. L'etica della responsabilità impone di chiedersi: quando l'IA sbaglia, di chi è la colpa? Del medico che, stremato, ha validato la nota con un clic troppo rapido, o dell'algoritmo opaco che ha frainteso il contesto? C'è poi la questione insidiosa del bias algoritmico. Gli strumenti di IA apprendono dai dati su cui sono addestrati. Se i dataset storici contengono pregiudizi – ad esempio, una sottostima del dolore in certe minoranze etniche o di genere – Dragon Copilot rischia di cristallizzare questi bias in “verità clinica” standardizzata. Una documentazione automatizzata potrebbe involontariamente perpetuare disuguaglianze sistemiche, offrendo suggerimenti di codifica o riassunti che riflettono statistiche viziate piuttosto che la realtà unica del paziente che si ha di fronte. Ancora più sottile è l’impatto sulla relazione medico-paziente. Microsoft pubblicizza il ritorno al “tocco umano”, ma c’è il rischio paradossale di un distacco cognitivo. La scrittura della nota clinica è, per molti medici, un momento di sintesi e riflessione critica. Delegare interamente questo processo a un'IA potrebbe erodere quella capacità di elaborazione profonda del caso clinico, trasformando il medico in un mero revisore di bozze. Inoltre, il paziente è davvero consapevole e a suo agio sapendo che un “terzo orecchio” digitale, connesso al cloud, sta processando i suoi segreti più intimi? La privacy non è solo una questione di crittografia (su cui Microsoft offre garanzie), ma di fiducia e consenso informato in un momento di estrema vulnerabilità. In conclusione, Dragon Copilot rappresenta indubbiamente un salto tecnologico necessario per salvare il tempo dei medici. Ma l'efficienza non è un valore etico assoluto. La vera sfida non sarà tecnologica, ma deontologica: dovremo garantire che l’IA rimanga un “copilota” e non diventi il comandante, assicurando che l’ultima parola – e la piena responsabilità empatica – resti saldamente umana. Accettare l'aiuto della macchina è saggio; fidarsi ciecamente sarebbe un errore clinico. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: PAOLO BENANTI Heading: Highlight: Image: -tit_org- I medici e “Dragon”: l'efficienza non è la priorità decisiva -sec_org-
tp:writer§§ PAOLO BENANTI
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§---§
title§§ Salute, e-commerce oltre 12 mld
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Estratto da pag. 17 di "ITALIA OGGI" del 27 Nov 2025
Cresconoiclientisporadicimalafedeltà non è un problema
pubDate§§ 2025-11-27T05:58:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ L’Osservatorio Netcomm sul mercato in aumento del 7%. IA nuova consulente degli italiani Salute, e-commerce oltre i 2 mld Crescono i clienti sporadici ma la fedeltà non è un problema DI MARCO A. CAPISANI ontinua a crescere il mercato online dei prodotti farmaceutici e legati alla salute, anche una volta archiviata l’ondata post-Covid, tanto che adesso il settore vale più di 2 miliardi di euro (2,139 mld per la precisione, su del 7,4% rispetto al 2024). A sostegno di questo e-commerce, aumentano anche i consumatori digitali pari a 24,6 milioni d’italiani (+3,7%), su un totale di 34,9 milioni di clienti web in Italia. Ma tra i consumatori di prodotti farmaceutiRobert ci e legati alla salute, in realtà, avanza il numero di quelli sporadici (+8%, in tutto 16,3 milioni) e calano del 4% quelli abitudinari (8,3 mln). Però, secondo la 7ª edizione dell’Osservatorio Netcomm digital health & pharma 2025, nonostante la minore frequenza d’acquisto dei 16,3 milioni di clienti, online è più alta la fedeltà complesC siva ai marchi del settore che nella vita reale: il 38,7% degli acquirenti online contro il 30,5% di quelli offline. Al massimo, mondo digitale e fisico si equiparano nella fedeltà ai negozi, rispettivamente 44,1% e 44,4%. «Il 2025 conferma che il comparto online è in piena trasformazione. Tutti i player stanno investendo per costruire nuovi ecosistemi di connected health, abilitati dal digitale e dal cambiamento normativo», spiega Roberto Liscia, presidente del consorzio Netcomm, ricordando pure la farmacia dei servizi che si integra col Servizio sanitario nazionale-Ssn. Liscia Sempre secondo Liscia, «il comparto mostra una crescita trainata non solo dalla convenienza ma sempre più dalla ricerca di comodità e da nuovi touchpoint digitali. Da considerare, ora, c’è anche l'ingresso di intelligenza artificiale-IA e chatbot tra i principali canali di informazione pre-acquisto, seppur con timori diffusi da parte della clientela sulla loro applicazione nella cura». Un dubbio di salute? Chiedilo all’IA. Intelligenza artificiale e chatbot (software di conversazione, ndr) rappresentano già il 5° canale preferito per raccogliere informazioni pre-acquisto. Il primo restano i motori di ricerca, seguono medici e professionisti vari e ancora i consigli degli amici o parenti, ma subito dopo i siti di e-commerce ci sono per l’appunto IA e chatbot. È vero che gli italiani li usano per capire il modo corretto per usare un prodotto della salute (30,8%) ma un non troppo distante 29,5% si affida loro anche per sciogliere dubbi sulla salute e relativi strumenti di cura. Un po’ più distanziata, al 27,5%, l’esigenza di farsi aiutare a trovare il prodotto più adatto alle proprie necessità. Sempre scorrendo le numerose evidenze dell’Osservatorio Netcomm, si possono accostare i motivi per cui gli italiani comprano online. Al primo posto, ci sono sempre i prezzi più bassi ma subito dopo spiccano comodità d’acquisto e possibilità di riceverlo a casa. Dove si fa la spesa health & pharma? I marketplace generalisti si confermano primi con il 27,8% di quota di mercato a valore, dopo la riattribuzione delle vendite dirette e indirette. Il secondo gradino del podio è occupato dalle famarcie online, al 27,2%, e poco più indietro ci sono aziende e marchi del comparto (24,6%). Infine, sembrano avere ancora margini di sviluppo le insegne specializzate, presidiando un più contenuto 20,3%. Come si sceglie cosa comprare? Dipende dal tipo di consumatore. Quello abitudinario va dove lo porta il miglior rapporto qualità-prezzo. Quindi la sua fedeltà non è alta così come quella di chi finalizza lo shopping in base alla sola convenienza. Il cliente più informato, attivo e fedele oscilla tra prezzo e comodità mentre quello che viene attratto anche dalle promozioni e da agevoli soluzioni di pagamento (quindi orientato dalle insegne più che dai marchi) è il profilo consapevole. È semmai il cosiddetto «digital power buyer» (una sorta di cliente fortemente digitale) il consumatore più fedele sia a insegne sia a brand perché a loro chiede informazioni chi
are, un catalogo ampio e facilità nei processi di pagamento. _____© Riproduzione riservata______ n ---End text--- Author: Marco A CAPISANI Heading: Highlight: Image:Roberto Liscia Dal prezzo alla comodità di ricezione, 5 i tipi di clienti online -tit_org- Salute, e-commerce oltre 12 mld -sec_org-
tp:writer§§ MARCO A CAPISANI
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§---§
title§§ Sanità, tutte le attese per le urgenze al Sud mezz'ora per un'ambulanza
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/27/2025112703100106964.PDF
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Estratto da pag. 30 di "REPUBBLICA" del 27 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-27T05:58:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità, tutte le attese per le urgenze al Sud mezz’ora per un’ambulanza Dai pronto soccorso ai mezzi del 118, la classifica Agenas: maglia nera a Vibo Valentia, 35 minuti tra la chiamata e l’arrivo dei sanitari l tempo è sempre un fattore determinante in sanità, ma probabilmente in nessun momento è centrale come quando si tratta di soccorrere qualcuno in ambulanza. Ebbene, in Italia ci sono zone dove, per i codici gialli e rossi, il mezzo di emergenza arriva addirittura mezz’ora dopo l’inizio della telefonata di chi ha chiesto aiuto. Succede al Sud, specialmente in Calabria, ma anche a Roma, in Umbria, a Grosseto, posti dove può capitare di aspettare oltre 20 minuti. Comunque troppo. «Considerata I l’importanza di garantire risposte ed interventi tempestivi, adeguati, ottimali a tutte le richieste sanitarie del cittadino che rivestono carattere di emergenza-urgenza, la valutazione del tempo di risposta è una variabile significativa per descrivere l’efficienza di un sistema di emergenza sanitaria territoriale», spiega Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni che ha raccolto i dati sulle performance di aziende sanitarie e ospedaliere in vari settori. La maglia nera ce l’ha la Asl di Vibo Valentia, con una media drammatica, di 35 minuti. Sulla mezz’ora anche nelle altre aziende calabresi. Oristano è a 26 minuti, Messina a 25. Agenas ha valutato tutte le 110 aziende sanitarie italiane e ben 41 hanno tempi superiori ai 20 minuti. Sono troppo lunghi. Le linee guida dicono che il target nazionale è di 18 minuti, tenendo conto del tempo che ci vuole per la telefonata e l’invio del mezzo, ma anche del fatto che nella media entrano interventi in città dove ci sono tanti mezzi di soccorso (e in alcune gli interventi si fanno in 8 minuti) e in zone rurali e isolate, più sguarnite di servizi sanitari. Le Asl con i tempi migliori sono quella Giuliano Isontina (Trieste e Gorizia), dove l’ambulanza giunge sul posto in 12 minuti, seguita da Piacenza, Chiavari, Reggio Emilia, Parma, Genova, con 13 minuti. Ma quando si parla di emergenza, contano anche altri tempi, ad esempio quelli di attesa al pronto soccorso. Agenas li valuta e questa volta si parla di pazienti non gravi o che comunque non hanno bisogno del ricovero. L’indicatore in questo caso valuta la percentuale di persone che aspettano da otto ore in su nelle aziende ospedaliere, cioè nei policlinici. Ebbene a Tor Vergata, a Roma, capita addirittura al 25% dei pazienti e al Sant’Andrea al 23%. Cagliari, Giaccone e Cervello di Palermo, Cardarelli di Napoli sono tra il 20 e il 23%. Distanti anni luce il San Carlo di Potenza (una struttura del sud che va bene) con l’1% e l’ospedale di Padova, con il 2,9%. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: Image:La cLassifica L’attesa tra la chiamata al 118 e l’arrivo dell’ambulanza Le Asl peggiori Oltre i 30 minuti FONTE: AGENAS, ANNO 2024 Vibo Valentia Cosenza Catanzaro, Reggio Calabria 35’ 31’ 30’ Le Asl migliori Meno di 15 minuti Giuliano Isontina (Trieste, Gorizia) Piacenza, Chiavari, Reggio Emilia, Parma, Genova Ancona, Alto Adige, Brindisi, Fermo, Imola, Toscana Centro 12’ 13’ 14’ -tit_org- Sanità, tutte le attese per le urgenze al Sud mezz'ora per un'ambulanza -sec_org-
tp:writer§§ Michele Bocci
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title§§ Pa, farmacie e scuole: approvata la legge sulle semplificazioni
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Estratto da pag. 11 di "SOLE 24 ORE" del 27 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-27T05:58:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Pa, farmacie e scuole: approvata la legge sulle semplificazioni Camera. Via libera definitivo al Ddl: più servizi in farmacia, iscrizioni alle scuole in modalità telematica, dehors ancora liberi, bonus annullabili in sei mesi, più sicura la circolazione degli immobili donati Marzio Bartoloni Giuseppe Latour Digitalizzazione completa delle iscrizioni alle scuole statali del primo e del secondo ciclo di istruzione, potenziamento dei servizi erogabili in farmacia, possibilità di certificare la malattia che giustifica l’assenza del dipendente pubblico anche a distanza. E, ancora, dimezzamento dei tempi (da un anno a sei mesi) perché le Pa possano annullare in autotutela i provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici. Oltre al rinvio del termine per la riforma delle regole sui dehors di bar e ristoranti, con la possibilità di continuare a utilizzare gli spazi esterni, e a una contestatissima semplificazione in materia edilizia (si veda l’altro articolo in pagina), che ammette il silenzio assenso per i permessi di costruire in zona vincolata. Basta questo lunghissimo (e parziale) elenco a dare il senso della quantità di interventi contenuti del Ddl semplificazioni, 74 articoli approvati ieri in via definitiva in seconda lettura alla Camera, con 124 sì, 73 voti contrari e sei astenuti. Dopo il passaggio al Senato di inizio ottobre, ora questo omnibus delle semplificazioni, lievitato nel corso del passaggio parlamentare dai 33 articoli originari, si prepara ad approdare in Gazzetta Ufficiale, introducendo diversi cambiamenti di notevole impatto per la vita dei cittadini. E allungando la lista delle circa 400 procedure già semplificate e censite nel portale «Italia Semplice». Commenta il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo: «Abbiamo raggiunto un altro obiettivo importante per rendere la pubblica amministrazione più semplice ed efficiente per i nostri utenti, cittadini e imprese». Sul fronte scuole si spinge sulla digitalizzazione. Le iscrizioni al primo e al secondo ciclo d’istruzione saranno, come accennato, effettuate in modalità telematica attraverso la nuova piattaforma unica realizzata dal ministero dell’Istruzione e del merito per costituire un canale unificato di accesso alle informazioni detenute dallo stesso ministero e dalle istituzioni scolastiche ed educative statali. Al fine di sollevare le famiglie dall’onere relativo alla produzione in formato cartaceo delle certificazioni o dei titoli di studio già conseguiti, il nuovo sistema di iscrizione realizzato sulla piattaforma consentirà alle istituzioni scolastiche statali di acquisire direttamente i dati e i documenti, necessari ai fini dell’iscrizione, che sono già in possesso dell’amministrazione. Di grande peso anche altre novità, come quella in materia di donazioni di immobili, fortemente voluta dal Consiglio nazionale del notariato. Grazie all’intervento, che riforma la circolazione di questi beni, chi acquista oggi un immobile che il venditore ha ricevuto per donazione avrà la certezza di non doverlo restituire. Mentre, sul fronte del turismo, sono previste misure che agevolano il reclutamento del personale marittimo. Corposo il capitolo Sanità, dove tra le le novità più importanti c’è l’ampliamento dei servizi erogabili dalle farmacie (oltre alla dispensazione del farmaco). Viene rimosso il vincolo che consentiva di eseguire in farmacia le prestazioni analitiche di prima istanza - come l’esame della glicemia - solo se rientranti nell’ambito del cosiddetto ”autocontrollo”: in pratica al posto del “fai da te” il paziente ora sarà seguito dal farmacista che dopo l’analisi rilascerà un attestato di risultato da portare nel caso al medico. Si amplia anche la gamma delle somministrazioni vaccinali eseguibili dal farmacista (dopo aver seguito un corso), comprendendo tutti i vaccini previsti nel Piano nazionale vaccinale per gli over 12. Sarà possibile effettuare anche i test per scovare infezioni batteriche e le terapie migliori per curarle e poi saranno possibili le prestazioni di telemedicina, come un
elettrocardiogramma o una visita specialistica che saranno refertate dal medico collegato a distanza. Tutti questi servizi - già oggi in parte testati da 12mila farmacie sulle quasi 20mila totali - potranno essere erogati in appositi locali delle farmacie che dovranno apporre anche l’apposita insegna «farmacia dei servizi». Sempre per semplificare la vita ai cittadini, in particolare ai pazienti cronici, il Ddl prevede che il medico possa indicare nella ricetta Ssn la posologia e la quantità di farmaci da erogare fino a 12 mesi, evitando visite ripetute solo per rinnovare la terapia. Mentre il farmacista potrà consegnare ogni mese la quantità necessaria per 30 giorni di terapia. Infine, sarà possibile richiedere i farmaci prescritti anche solo con i documenti di dimissione ospedaliera o referti del pronto soccorso, senza dover rimediare una nuova ricetta. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni :-: Giuseppe Latour Heading: Highlight: Zangrillo: «Raggiunto un altro obiettivo verso una Pa più efficiente per cittadini e imprese» Image:imagoeconomica Procedure più snelle. Novità per la costruzione in zone vincolate -tit_org- Pa, farmacie e scuole: approvata la legge sulle semplificazioni -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni - Giuseppe Latour
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title§§ Giungla sanità Migliori e peggiori ecco le classifiche di esami e cure = Sanità migliori e peggiori
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Estratto da pag. 11 di "STAMPA" del 27 Nov 2025
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tp:ocr§§ Giungla sanità Migliori e peggiori ecco le classifiche di esami e cure L’INCHIESTA Sanità Il rapporto Agenas su Asl e ospedali: a fare la differenza nelle cure è la cattiva o buona organizzazione. Fondi e medici pesano meno migliori e peggiori S i ha un bel dire che a fare la differenza tra buona e cattiva sanità è tutta una questione di soldi e personale, perché quando si scopre che l’ospedale Papardo di Messina opera un tumore al colon entro 30 giorni solo nel 7,7% dei casi, mentre gli Ospedali Civili di Brescia rispettano i tempi per il 95% degli interventi, allora si capisce che a fare la differenza non sono solo finanziamenti e organici. – PAGINA 11 IL DOSSIER PAOLO RUSSO ROMA S i ha un bel dire che a fare la differenza tra buona e cattiva sanità è tutta una questione di soldi e di personale, perché quando si scopre che l’ospedale Papardo di Messina, come dovrebbe, opera un tumore al colon entro 30 giorni solo nel 7,7% dei casi, mentre gli “Ospedali Civili di Brescia” rispettano i tempi per il 95% degli interventi, allora si capisce che a fare la differenza non possono essere solo finanziamenti e dotazioni organiche. Ma anche, se non soprattutto, la buona o cattiva organizzazione. Tanto più quando si scopre che le differenze abissali del tumore al colon si registrano anche per altri tipi di interventi chirurgici. O per gli screening, che i tumori servono a prevenirli, per l’assistenza domiciliare di cui sempre più necessitano i nostri grandi vecchi o per le permanenze in pronto soccorso, che per un paziente su quattro richiedono più di 8 ore di attesa al Policlinico Tor Vergata di Roma, mentre al San Carlo di Potenza solo l’1% dei pazienti aspetta così tanto. E che non si possa ridurre tutto a una mancanza di risorse e uomini lo confermano altri grafici, dove a volte a buone prestazioni offerte corrisponde una dotazione organica di personale al limite del necessario, mentre in altri casi, con persino più medici e infermieri di quanto servirebbe, il livello dell’assistenza cala. Per esempio, l’azienda ospedaliera universitaria di Padova è quella che in tempi più rapidi di tutti impianta le protesi d’anca con una dotazione di personale appena in linea con il fabbisogno di sanitari, mentre il Policlinico di Cagliari fa le peggiori performance pur avendo più personale di quello che sarebbe il suo fabbisogno. Dati preziosi anche per l’applicazione del piano di assunzioni voluto dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, perché quel po’ di medici e infermieri che si riuscirà ad arruolare è bene vadano dove effettivamente servono. È una sanità che non va a due ma a 163 velocità quella a cui fa le pulci il “Modello di valutazione delle performance” di altrettante Asl e ospedali, messo a punto da Agenas e presentato ieri ad Arezzo al “Forum sul risk management”. “Dati che non servono a stilare classifiche ma a intervenire dove necessario e a stimolare un miglioramento delle performance che stiamo comunque registrando”, ci tiene a precisare il commissario straordinario di Agenas, Americo Cicchetti. Che a supporto mostra il +27,3% in un anno di performance nella prevenzione della Asl di Novara o il roboante +80% dell’assistenza ospedaliera offerta dalla Asl 1 Imperiese. Ma su molte prestazioni fondamentali per la tutela della salute le differenze da una Asl o da un ospedale all’altro restano inaccettabili. “Non è ammissibile che il diritto alle cure dipenda dal codice postale degli assistiti”, ha detto Schillaci. Che dire allora quando, navigando sulla piattaforma Agenas, si scopre che lo screening al colon, un accertamento che salva le vite, nella Asl di Bari si fa solo allo 0,2% della popolazione in età a rischio oncologico, mentre ad Aosta la percentuale sale a un pur non ottimale 58,9%. Eppure un grafico elaborato da Agenas mostra che dove si fa più prevenzione c’è anche meno mortalità evitabile, come nelle Asl di Trento o in quella della Marca Trevigiana, mentre dove gli screening latitano i decessi prevenibili salgono, come nel caso della Asl di Crotone oltre che di Napoli Centro e Nord. Con
4,6 milioni di over 80, l’assistenza domiciliare diventa indispensabile per molti non autosufficienti. Ma anche qui Asl che vai, offerta che trovi: a Catanzaro non si va oltre 2,6 assistiti ogni mille abitanti, mentre l’azienda sanitaria polesana copre 19,94 non autosufficienti. Stesso discorso per l’assistenza psichiatrica, di cui pure c’è sempre più bisogn. Ma la presa in carico dipende da dove si vive, perché si va dagli 0,52 pazienti assistiti ogni mille abitanti in Molise ai 28,28 di Piacenza. A leggere i numeri molto c’è ancora da efficientare anche nel caso delle sale operatorie, che in molti ospedali lavorano molto poco, sia per giustificare i costi sia per garantire una sufficiente sicurezza ai pazienti, visto che la buona riuscita di un intervento chirurgico dipende anche dall’esperienza che si matura sul campo. E poi c’è il tema della produttività del personale, che non sembra essere aumentata rispetto ai livelli del 2019, nonostante durante la pandemia siano stati arruolati in vario modo 40mila operatori sanitari. Ora l’Agenas annuncia audit nelle Asl e negli ospedali più in difficoltà. Magari per provare a esportare i modelli di chi invece performa già bene, a volte spendendo anche meno. — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: L’INCHIESTA Highlight: A Padova tempi record per le protesi, a Cagliari i risultati peggiori eppure c’è più personale Image:LA CLASSIFICA PEGGIORI MIGLIORI PEGGIORI MIGLIORI ASL OSPEDALI Screening alla mammella Tempi di attesa per protesi d’anca entro 180 giorni % dei pazienti della fascia a rischio % dei pazienti che hanno fatto richiesta di intervento 3,8% Bari Catanzaro Cosenza 5,1% 8,3% Asti Ferrara Trento 82,5% 74,9% 72,6% Cannizzaro (Catania) Cagliari San Pio (Benevento) e Brotzu di Cagliari 7,8% San Giovanni di Roma 95% 8,9% Azienda ospedaliera univers. di Padova 94% 10% Ospedali Civili di Brescia e Azienda universitaria Pisana 94% Screening al colon Permanenza in Pronto soccorso per più di 8 ore % dei pazienti della fascia a rischio % dei pazienti in Ps 0,2% Bari Cosenza 0,8% 1,7% Foggia Aosta Polesana (Rovigo) Reggio Emilia 58,9% 58,7% 55,3% Policlinico Tor Vergata di Roma 25,2% Sant’Andrea di Roma 23,6% Policlinico di Cagliari 23,1% 1% San Carlo di Potenza Azienda Universitaria 2,9% di Padova Azienda Universitaria 4,6% ulbecco di Catanzaro Assistenza domiciliare Tumore alla mammella operato entro 30 giorni Tasso di assistiti ogni 1.000 abitanti % dei pazienti che hanno fatto richiesta di intervento Catanzaro 2,6 Polesana (Rovigo) 19,94 Brotzu di Cagliari 12% Azienda universitaria 100% Pisana Gallura 2,75 Molise 18,58 Perugia 13% Policlinico di Modena 99% 16,23 Azienda Univers. di Cagliari 20% Azienda universitaria di Verona 98% 3,65 Nuoro Teramo Salute mentale Tempi di attesa Tumore al Colon entro 30 giorni Assistiti ogni 1.000 abitanti % dei pazienti che hanno fatto richiesta di intervento 0,52 Molise Piacenza 28,28 “Papardo” di Messina 7,7% Gallura 3,78 Montagna (Sondrio) 24,73 Dulbecco di Catanzaro Roma 1 4,69 Catanzaro 24,35 Cannizzaro di Catania 30,6% Mortalità evitabile e prevenzione Per decessi evitabili e poca prevenzione 29,2% Ospedali Civili di Brescia 95% Azienda Universitaria di Padova 94% “San Gerardo” di Monza 93% Mobilità attiva per prestazioni ad alta complessità Ospedali che attraggono meno e più pazienti fuori dalla Regione, % dei ricoverati Crotone Trento Brotzu di Cagliari 1% Mauriziano di Torino Napoli 1 Pesaro-Urbino Sant’anna di Caserta 6% Sant’Andrea di Roma 30% Napoli Centro Marca Trevigiana “Federico II “ di Napoli 6% Papardo di Messina Fonte: Agenas 33% 27% Withub -tit_org- Giungla sanità Migliori e peggiori ecco le classifiche di esami e cure Sanità migliori e peggiori -sec_org-
tp:writer§§ paolo russo
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