title§§ 9Colonne | SANITA’, GIMBE: PUBBLICO ARRETRA, +1,7 MLN RINUNCIANO A CURARSI link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602941108363.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "9colonne.it" del 26 Nov 2025

“Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà”. Con queste parole Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, ha aperto la sua relazione al 20mo Forum Risk Management di Arezzo, presentando un’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizza...

pubDate§§ 2025-11-26T12:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602941108363.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602941108363.PDF', 'title': '9colonne.it'} tp:url§§ https://9colonne.it/573285/sanita-gimbe-pubblico-arretra-1-7-mln-rinunciano-a-curarsi tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602941108363.PDF tp:ocr§§ “Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà”. Con queste parole Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, ha aperto la sua relazione al 20mo Forum Risk Management di Arezzo, presentando un’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del SSN. L’analisi documenta che il progressivo indebolimento della sanità pubblica lascia sempre più spazio all’espansione silenziosa di una moltitudine di attori privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate.“Il termine “privato” in sanità – spiega Cartabellotta – viene utilizzato per indicare tutti gli attori coinvolti nel finanziamento, rimborso, programmazione ed erogazione di servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. Ma oggi, sotto un’unica etichetta, convivono realtà molto differenti, con attitudini altrettanto diverse nel mantenere l’equilibrio tra generazione di profitti e tutela della salute». La Fondazione GIMBE indica quattro macro-categorie di soggetti privati: erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie; investitori che immettono capitali con finalità di sviluppo del settore e di produzione di utili; terzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni, etc.) che svolgono la funzione di pagatore intermedio tra erogatori e cittadini; realtà che stipulano partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. Ciascun soggetto privato può avere natura giuridica profit o non-profit: questi ultimi, se non rappresentano una minaccia per il SSN, nella percezione pubblica finiscono per essere considerati alla stregua di attori privati con elevata propensione ai profitti. La privatizzazione della sanità può essere misurata attraverso due macro-fenomeni: l’aumento della spesa sanitaria out-of-pocket (privatizzazione della spesa) e la crescita del numero e delle tipologie di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie (privatizzazione della produzione). "Al di là di schemi predefiniti e della molteplicità di attori privati – spiega Cartabellotta – le loro relazioni non sempre trasparenti e le dinamiche più orientate al profitto che a tutelare la salute delle persone stanno concretizzando, giorno dopo giorno, una silenziosa privatizzazione del SSN, il cui progressivo indebolimento fornisce un terreno sempre più fertile". (red) (© 9Colonne - citare la fonte) tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602941108363.PDF §---§ title§§ Sanità italiana, il pubblico arretra mentre cresce la spesa privata: Gimbe lancia l’allarme - AboutPharma link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602868508777.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "aboutpharma.com" del 26 Nov 2025

Sanità italiana, il pubblico arretra mentre cresce la spesa privata: Gimbe lancia l’allarme

pubDate§§ 2025-11-26T14:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602868508777.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602868508777.PDF', 'title': 'aboutpharma.com'} tp:url§§ https://www.aboutpharma.com/sanita-e-politica/sanita-italiana-il-pubblico-arretra-mentre-cresce-la-spesa-privata-gimbe-lancia-lallarme/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602868508777.PDF tp:ocr§§ Chi Siamo | Contatti | Lavora con noi | ShopLa fotografia scattata dalla Fondazione Gimbe al 20° Forum Risk Management di Arezzo lascia poco spazio ai dubbi: la privatizzazione della sanità italiana non è un rischio futuro, ma una realtà già in atto. “Non serve immaginare un piano occulto di smantellamento del Servizio sanitario nazionale: basta leggere i numeri”, ha dichiarato il presidente Nino Cartabellotta.Secondo l’analisi, il progressivo indebolimento del servizio pubblico ha aperto spazi crescenti a una frammentata galassia di attori privati, non solo le strutture accreditate ma anche investitori, fondi sanitari, assicurazioni e soggetti coinvolti nei partenariati pubblico-privato.Il primo segnale di questa deriva è la crescita costante della spesa sanitaria privata sostenuta direttamente dalle famiglie. Nel 2024 gli italiani hanno pagato di tasca propria 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: un valore che da dodici anni supera la soglia del 15% raccomandata dall’OMS, oltre la quale sono a rischio equità e accesso alle cure.La spesa out-of-pocket è aumentata in valore assoluto (da 32,4 miliardi nel 2012) ma non riflette più la reale domanda di salute: l’impoverimento delle famiglie limita infatti la capacità di spesa e spinge verso le rinunce. Dal 2022 al 2024 le persone che hanno evitato almeno una prestazione sanitaria sono passate da 4,1 a 5,8 milioni.Nel 2023 la spesa sanitaria privata complessiva ha raggiunto 43 miliardi di euro, distribuiti tra farmacie (12,1 miliardi), professionisti sanitari (10,6 miliardi), strutture private accreditate (7,6 miliardi) e strutture private non accreditate (7,2 miliardi).È proprio quest’ultimo segmento – il cosiddetto “privato puro” – a registrare la crescita più rapida: +137% tra il 2016 e il 2023, con un passaggio da 3,05 a 7,23 miliardi. Un incremento che quasi azzera la distanza rispetto alla spesa verso il privato convenzionato.Per Cartabellotta, è il segnale più allarmante: “Chi può permetterselo cerca risposte fuori dal Ssn e anche fuori dal privato accreditato, uscendo definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche”.Se nell’immaginario collettivo il “privato” coincide con le strutture convenzionate, l’analisi mostra un quadro più complesso. Il privato accreditato rappresenta oggi la maggioranza delle strutture in molte aree: residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semiresidenziale (72,8%) e specialistica ambulatoriale (59,7%).Tra il 2011 e il 2023 il numero delle strutture pubbliche è diminuito più rapidamente di quelle private accreditate, soprattutto nella residenzialità e nella semiresidenzialità. Ne deriva che, in alcune filiere assistenziali, il privato convenzionato è diventato la vera infrastruttura portante.Nonostante ciò, la spesa pubblica destinata alle convenzioni – pur cresciuta in valore assoluto (+22,8% dal 2012) – ha visto ridursi il proprio peso percentuale sul totale, arrivando nel 2024 al minimo storico del 20,8%. Un segnale di sofferenza che, secondo la Fondazione, riflette anni di definanziamento del Ssn e tariffe ferme, con tensioni crescenti su tetti di spesa e contratti.Le differenze territoriali restano marcate. Nel 2023 la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato superava la media nazionale (20,3%) solo in sei Regioni, con picchi nel Lazio (29,3%) e in Puglia (22%).In Sardegna, ad esempio, la quota si ferma al 13,2%, mentre la spesa private out-of-pocket è aumentata in linea con il trend nazionale (+137% in sette anni). Segno che il ritiro del pubblico genera dinamiche diverse territorio per territorio, ma con un effetto comune: un maggior ricorso al mercato per ottenere cure.La Fondazione Gimbe avverte che, senza un rifinanziamento stabile del Ssn, l’Italia rischia di scivolare verso un modello a doppio binario: un sistema pubblico impoverito per chi non può pagare e un sistema privato crescente per chi può permetterselo.“Oggi convivono attori molto diversi sotto un’unica etichetta – conclude Cartabellotta – e in asse nza di una governance chiara il profitto tende a prevalere sulla tutela della salute. La privatizzazione non è un processo futuro: è già in corso e continua ad avanzare silenziosamente”.Tag: fondazione gimbe / sanità privata / spesa pubblica /L'INFORMAZIONE OGNI GIORNOL’aggiornamento del Piano Nazionale della Cronicità (PNC) ha ricevuto l’accordo in Conferenza Stato Regioni, insieme al via libera per i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). La finalità è garantire uniformità nell’assistenza ai pazienti cronici a livello nazionale. La principale novità è l’introduzione di tre nuove patologie croniche: obesità, epilessia ed endometriosi.I dati del secondo trimestre del 2025, contenuti in un rapporto realizzato da Galen Growth, testimoniano la tendenza globale degli operatori finanziari a riallocare i capitali verso un numero minore di accordi, ma di maggiore sostanza. Si scommette soprattutto su cardiovascolare, salute mentale, oncologia, woman health e neurologia. Domina l’intelligenza artificialeQUICK LINKS Contenuto realizzato in partnershipSEGUICI SUAP-DATEGLANCECONTATTINOTE LEGALIAboutPharma è un brand di HPS S.r.l.Milano: Via Eritrea 21 – 20157 Tel +39 02 2772 991 (sede legale)Roma: Viale dell’Arte, 25 – 00144www.aboutpharma.com – info@aboutpharma.com – PEC hps.srl@legalmail.it – P. IVA 07106000966AboutPharma – Testata online registrata al Tribunale di Milano n°385/11-12-2014 tp:writer§§ redazione5 guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602868508777.PDF §---§ title§§ SANITA’, CASTELLONE (M5S): GOVERNO SPINGE SEMPRE PIU’ VERSO PRIVATIZZAZIONE DI FATTO - Agenparl link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602957708645.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 26 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-26T14:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602957708645.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602957708645.PDF', 'title': 'agenparl.eu'} tp:url§§ https://agenparl.eu/2025/11/26/sanita-castellone-m5s-governo-spinge-sempre-piu-verso-privatizzazione-di-fatto/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602957708645.PDF tp:ocr§§ (AGENPARL) – Wed 26 November 2025 SANITA’, CASTELLONE (M5S): GOVERNO SPINGE SEMPRE PIU’ VERSO PRIVATIZZAZIONE DI FATTONOTA STAMPA*SANITA’, CASTELLONE (M5S): GOVERNO SPINGE SEMPRE PIU’ VERSO PRIVATIZZAZIONE DI FATTO*Roma, 26 novembre. “Il nuovo rapporto Gimbe non lascia spazio a interpretazioni: siamo davanti a una privatizzazione silenziosa e sempre più profonda del Servizio sanitario nazionale. Non c’è bisogno di complotti o piani nascosti: bastano i numeri, quelli che il Governo continua a ignorare mentre indebolisce il pubblico e spalanca le porte al privato”. Così la vicepresidente del Senato, Mariolina Castellone (M5S), commenta i dati presentati oggi da Gimbe. “Nel 2024 – prosegue Castellone – la spesa sanitaria a carico diretto delle famiglie ha raggiunto i 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: un livello ben oltre la soglia del 15% indicata dall’Oms. Significa che nel nostro Paese quasi un euro su quattro per curarsi viene pagato di tasca propria. Ed è un dato che cresce non perché le famiglie sono tutelate, ma perché molte non ce la fanno più: coloro che rinunciano alle cure sono passati da 4,1 a 5,8 milioni in soli due anni. Il primo effetto di questa privatizzazione è l’impoverimento dei cittadini”. Il rapporto evidenzia anche l’enorme espansione del privato ‘puro’, cioè non convenzionato: “Le famiglie – spiega Castellone – spendono oggi 7,2 miliardi per strutture completamente private, più del doppio rispetto al 2016. Un balzo impressionante che racconta bene cosa accade quando la sanità pubblica non dà risposte: chi può paga e scappa altrove, chi non può resta intrappolato nelle liste d’attesa. È la fotografia di un Paese che abbandona i più deboli”. Castellone conclude con un appello. “Serve invertire la rotta”, spiega, “più finanziamento pubblico stabile, un sistema di regole che governi davvero il rapporto con il privato, un secondo pilastro realmente integrativo e non sostitutivo. Non possiamo accettare che in Italia la salute dipenda dal reddito o dal Cap di residenza. La privatizzazione non programmata del Ssn sta già producendo diseguaglianze inaccettabili. Il Governo smetta di far finta di non vedere e torni a investire nella sanità pubblica: è un dovere costituzionale, non un’opzione”.—————–Ufficio Stampa ParlamentoMovimento 5 StelleSave my name, email, and website in this browser for the next time I comment.?Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.L’Agenzia di Stampa Parlamentare Agenparl è una delle voci storiche ed autorevoli dell’informazione italiana parlamentare ed è una delle principali news company italiane. Nel 1950 Francesco Lisi fondò la più antica Agenzia giornalistica parlamentare italiana, con il nome di S.P.E.; con l’ingresso nell’ASP (Associazione stampa parlamentare) nel 1953 ne mutò il nome in Agenparl.Dal 1955 affianca con i suoi notiziari il mondo istituzionale, editoriale, economico e finanziario, diventando oggi una tra le fonti più autorevoli dell’informazione con i propri prodotti, servizi e soluzioni all’avanguardia. Dal 2009 il Direttore è Luigi Camilloni che ha proseguito lungo la strada tracciata da Lisi e cioè quella che da sempre ha contraddistinto l’Agenzia, ossia l’imparzialità.Una formula editoriale veloce ed innovativa che garantisce un’informazione puntuale e degli approfondimenti originali. Per noi di Agenparl, fare informazione significa mantenere un alto livello di esattezza, obiettività e imparzialità, attraverso un codice linguistico chiaro, ma soprattutto senza far ricorso a formule e luoghi comuni giornalistici. Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.Login to your account below. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602957708645.PDF §---§ title§§ Lazio, Barbera (PRC); "La ?R?egione Lazio consegna la sanità ai privati" - Agenparl link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602890308879.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 26 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-26T15:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602890308879.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602890308879.PDF', 'title': 'agenparl.eu'} tp:url§§ https://agenparl.eu/2025/11/26/lazio-barbera-prc-la-regione-lazio-consegna-la-sanita-ai-privati/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602890308879.PDF tp:ocr§§ (AGENPARL) – Wed 26 November 2025 Lazio, Barbera (PRC); “La Regione Lazio consegna la sanità ai privati””“I numeri sono impietosi: come certifica il Rapporto 2023 della FondazioneGIMBE presentato oggi al CNEL, nel 2023 la quota di spesa pubblicadestinata a prestazioni fornite da strutture private convenzionate nellaRegione Lazio ha raggiunto il 29,3%, la percentuale più alta tra tutte leregioni italiane. Questo primato, tutt’altro che lusinghiero, mostra unachiara scelta politica: drenare risorse pubbliche per alimentare profittiprivati.Parallelamente, la spesa sanitaria privata sostenuta dalle famiglie nelLazio è elevata, con cifre che indicano come sempre più cittadini sianocostretti a rivolgersi al privato. La riduzione dell’accesso a prestazionitempestive e adeguate è il risultato di un progressivo indebolimento delservizio pubblico, che viene reso incapace di garantire pienamente ildiritto alla salute.Il “record” negativo del Lazio non è un incidente: è l’esito coerente dianni di tagli, esternalizzazioni, convenzioni e scelte politiche che hannoprivilegiato il privato a discapito dell’interesse collettivo. Ogni eurosottratto alla sanità pubblica per finire nelle casse di cliniche e gruppiprivati è un colpo inferto alla salute come diritto universale.Denunciamo con forza questa deriva e rivendichiamo un’inversione radicaledi rotta: investire nel servizio sanitario pubblico, assumere personale,riaprire reparti, ridurre le liste d’attesa, garantire i livelli essenzialidi assistenza. La salute non può essere una merce venduta al migliorofferente: è un diritto costituzionale che va difeso e ricostruito”.E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, della Direzione Nazionale diRifondazione Comunista.Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment.?Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.L’Agenzia di Stampa Parlamentare Agenparl è una delle voci storiche ed autorevoli dell’informazione italiana parlamentare ed è una delle principali news company italiane. Nel 1950 Francesco Lisi fondò la più antica Agenzia giornalistica parlamentare italiana, con il nome di S.P.E.; con l’ingresso nell’ASP (Associazione stampa parlamentare) nel 1953 ne mutò il nome in Agenparl.Dal 1955 affianca con i suoi notiziari il mondo istituzionale, editoriale, economico e finanziario, diventando oggi una tra le fonti più autorevoli dell’informazione con i propri prodotti, servizi e soluzioni all’avanguardia. Dal 2009 il Direttore è Luigi Camilloni che ha proseguito lungo la strada tracciata da Lisi e cioè quella che da sempre ha contraddistinto l’Agenzia, ossia l’imparzialità.Una formula editoriale veloce ed innovativa che garantisce un’informazione puntuale e degli approfondimenti originali. Per noi di Agenparl, fare informazione significa mantenere un alto livello di esattezza, obiettività e imparzialità, attraverso un codice linguistico chiaro, ma soprattutto senza far ricorso a formule e luoghi comuni giornalistici. Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.Login to your account below. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602890308879.PDF §---§ title§§ SANITÀ, ALOISIO (M5S): MODELLO SEMPRE PIÙ INACCESSIBILE SOTTO GESTIONE MELONI - Agenparl link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602912309099.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 26 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-26T16:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602912309099.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602912309099.PDF', 'title': 'agenparl.eu'} tp:url§§ https://agenparl.eu/2025/11/26/sanita-aloisio-m5s-modello-sempre-piu-inaccessibile-sotto-gestione-meloni/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602912309099.PDF tp:ocr§§ (AGENPARL) – Wed 26 November 2025 SANITÀ, ALOISIO (M5S): MODELLO SEMPRE PIÙ INACCESSIBILE SOTTO GESTIONE MELONIROMA, 26 NOVEMBRE 2025 – “Il nuovo rapporto della Fondazione Gimbe fotografa una pessima situazione riguardo alla salute pubblica nel nostro Paese, evidenziando come la spesa sanitaria privata abbia raggiunto la cifra stratosferica di oltre 41 miliardi di euro. Un altro dato sconfortante emerge dal rapporto: il numero di cittadini che ha rinunciato a cure mediche è aumentato di 1,7 milioni in due anni, una vera e propria emergenza sociale che sta trasformando il diritto alla salute in un privilegio per pochi. Le famiglie, ora costrette a pagare direttamente quasi un euro su quattro della spesa sanitaria complessiva, si trovano a fronteggiare un sistema che, invece di garantire l’accesso alle cure, perpetua disuguaglianze sempre più marcate. La Fondazione Gimbe mette in evidenza un aspetto allarmante della crescente privatizzazione della sanità: le persone con possibilità economiche stanno sempre più scegliendo il ‘privato puro’, allontanandosi così dalle tutele offerte dal sistema pubblico. Tale fenomeno è alimentato da fattori noti come le lunghe liste d’attesa, l’accesso limitato alle prestazioni specialistiche, la scarsità di servizi sul territorio e la saturazione delle strutture convenzionate. Per molti italiani, il sistema sanitario pubblico non è più visto come tempestivo o adeguato; il ricorso al privato diventa pertanto l’unica via percorribile per ricevere rapidamente visite, esami e trattamenti complessi. È urgentissimo cambiare questa traiettoria e rivedere il paradigma della sanità proposto dal Governo Meloni. È ormai evidente che le scelte politiche attuate da questa maggioranza sembrano privilegiare un modello elitario, dove i servizi sanitari di qualità vengono riservati a chi può permetterseli, mentre i più fragili ne devono restare esclusi. Continuare ad assistere a una ‘privatizzazione silenziosa’, capace di minare le basi del nostro sistema di cure, è estenuante. La salute è un diritto fondamentale e deve essere tutelato come tale, non sottoposto alle logiche del mercato e alle speculazioni”. Lo afferma in una nota la senatrice del M5S Vincenza Aloisio.—————–Ufficio Stampa ParlamentoMovimento 5 StelleSave my name, email, and website in this browser for the next time I comment.?Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.L’Agenzia di Stampa Parlamentare Agenparl è una delle voci storiche ed autorevoli dell’informazione italiana parlamentare ed è una delle principali news company italiane. Nel 1950 Francesco Lisi fondò la più antica Agenzia giornalistica parlamentare italiana, con il nome di S.P.E.; con l’ingresso nell’ASP (Associazione stampa parlamentare) nel 1953 ne mutò il nome in Agenparl.Dal 1955 affianca con i suoi notiziari il mondo istituzionale, editoriale, economico e finanziario, diventando oggi una tra le fonti più autorevoli dell’informazione con i propri prodotti, servizi e soluzioni all’avanguardia. Dal 2009 il Direttore è Luigi Camilloni che ha proseguito lungo la strada tracciata da Lisi e cioè quella che da sempre ha contraddistinto l’Agenzia, ossia l’imparzialità.Una formula editoriale veloce ed innovativa che garantisce un’informazione puntuale e degli approfondimenti originali. Per noi di Agenparl, fare informazione significa mantenere un alto livello di esattezza, obiettività e imparzialità, attraverso un codice linguistico chiaro, ma soprattutto senza far ricorso a formule e luoghi comuni giornalistici. Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.Login to your account below. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602912309099.PDF §---§ title§§ GIMBE, MAZZELLA (M5S): SANITÀ AL COLLASSO, GOVERNO HA ABBANDONATO FRAGILI - Agenparl link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603056809508.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 26 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-26T19:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603056809508.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603056809508.PDF', 'title': 'agenparl.eu'} tp:url§§ https://agenparl.eu/2025/11/26/gimbe-mazzella-m5s-sanita-al-collasso-governo-ha-abbandonato-fragili/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603056809508.PDF tp:ocr§§ (AGENPARL) – Wed 26 November 2025 GIMBE, MAZZELLA (M5S): SANITÀ AL COLLASSO, GOVERNO HA ABBANDONATO FRAGILIROMA, 26 NOVEMBRE 2025 – “I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe certificano, senza appello, lo stato di drammatica crisi in cui versa il nostro Servizio Sanitario Nazionale. Nel 2024 la spesa sanitaria a carico diretto delle famiglie ha raggiunto la cifra mostruosa di 41,3 miliardi di euro, pari a quasi un euro su quattro della spesa totale. Siamo di fronte al consolidamento di un sistema sanitario ‘misto’ che non è mai stato normato, ma che si sta imponendo nei fatti a causa del disinvestimento nel pubblico: l’accesso alle cure non è più garantito come diritto universale, ma sta diventando un lusso riservato a chi possiede le risorse economiche per rivolgersi al mercato privato, tradendo così il mandato costituzionale. L’aspetto più inquietante di questa deriva non è solo l’aumento della spesa privata, ma l’impossibilità per milioni di cittadini di sostenerla. Le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a ben 5,8 milioni nel 2024: un dato che smaschera l’ipocrisia della narrazione governativa. Con 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, la spesa ‘out-of-pocket’ non cresce ulteriormente solo perché le famiglie non hanno più risorse da attingere, venendo di fatto espulse dal perimetro delle tutele pubbliche. Non si tratta di una semplice inefficienza, ma di una privatizzazione strisciante che costringe i cittadini a scegliere tra mangiare e curarsi. Di fronte a questa emergenza sociale, il Governo Meloni continua a rispondere con un silenzio assordante e con misure palliative che non intaccano il nodo strutturale del sottofinanziamento. Lo dico da tempo: serve investire in prevenzione con un approccio one-health per evitare che la sanità pubblica crolli. Il Governo inverta immediatamente la rotta”. Così il vicepresidente della 10a commissione del Senato Orfeo Mazzella (M5S).—————–Ufficio Stampa ParlamentoMovimento 5 StelleSave my name, email, and website in this browser for the next time I comment.?Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.L’Agenzia di Stampa Parlamentare Agenparl è una delle voci storiche ed autorevoli dell’informazione italiana parlamentare ed è una delle principali news company italiane. Nel 1950 Francesco Lisi fondò la più antica Agenzia giornalistica parlamentare italiana, con il nome di S.P.E.; con l’ingresso nell’ASP (Associazione stampa parlamentare) nel 1953 ne mutò il nome in Agenparl.Dal 1955 affianca con i suoi notiziari il mondo istituzionale, editoriale, economico e finanziario, diventando oggi una tra le fonti più autorevoli dell’informazione con i propri prodotti, servizi e soluzioni all’avanguardia. Dal 2009 il Direttore è Luigi Camilloni che ha proseguito lungo la strada tracciata da Lisi e cioè quella che da sempre ha contraddistinto l’Agenzia, ossia l’imparzialità.Una formula editoriale veloce ed innovativa che garantisce un’informazione puntuale e degli approfondimenti originali. Per noi di Agenparl, fare informazione significa mantenere un alto livello di esattezza, obiettività e imparzialità, attraverso un codice linguistico chiaro, ma soprattutto senza far ricorso a formule e luoghi comuni giornalistici. Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.Login to your account below. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603056809508.PDF §---§ title§§ Fondazione GIMBE. Sanità: il pubblico arretra, i privati occupano spazi vuoti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603045809362.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agenpress.it" del 26 Nov 2025

 Spesa famiglie oltre €41 mld e dal 2022 al 2024 +1,7 mln rinunciano a prestazioni sanitarie. Privato convenzionato domina RSA. Boom privato puro

pubDate§§ 2025-11-26T18:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603045809362.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603045809362.PDF', 'title': 'agenpress.it'} tp:url§§ https://www.agenpress.it/2025/11/26/fondazione-gimbe-sanita-il-pubblico-arretra-i-privati-occupano-spazi-vuoti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603045809362.PDF tp:ocr§§ Trump: “Mancano solo pochi punti per negoziare il piano di pace tra Russia e Ucraina”Von der Leyen: “Aumenteremo la pressione sulla Russia finché non accetterà di partecipare a un percorso credibile verso la pace”Corte di giustizia: “Ogni Paese dell’Unione Europea è tenuto a riconoscere il matrimonio tra due cittadini dello stesso sesso”Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Mattarella: “Il principio della parità tarda ad affermarsi”Piano di pace. Trump: “Potrebbe succedere qualcosa di buono”I giovani australiani fanno ricorso all’Alta Corte contro la legge che vieta l’accesso alle piattaforme di social network ai minori di 16 anniIsraele conferma di aver ricevuto uno degli ultimi tre corpi presi in ostaggio il 7 ottobre 2023Steve Witkoff arriverà a Mosca la prossima settimana per colloqui sulla fine della guerra in UcrainaAGCm: avviato procedimento cautelare nei confronti di Meta per abuso di posizione dominanteMacron: “Vogliamo la pace, ma non una pace che significherebbe una capitolazione dell’Ucraina”G20 Sudafrica 2025. Meloni: “Abbiamo avviato investimenti nel Continente africano per un valore complessivo di quasi due miliardi e mezzo di euro”G20 Sudafrica 2025. Meloni: “L’Italia ha deciso di ridurre, nei prossimi dieci anni, il debito dei Paesi a reddito medio basso del 50%”G20 Sudafrica 2025. Meloni incontra il Primo Ministro canadese CarneyG20 Sudafrica 2025. Meloni incontra il Primo Ministro cinese Li QiangG20 Sudafrica 2025. L’intervento del Presidente Meloni alla seconda sessione di lavoro Spesa famiglie oltre €41 mld e dal 2022 al 2024 +1,7 mln rinunciano a prestazioni sanitarie. Privato convenzionato domina RSA. Boom privato puroAgenPress. «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà». Con queste parole Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, apre la sua relazione al 20° Forum Risk Management di Arezzo, presentando un’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del SSN. L’analisi documenta che il progressivo indebolimento della sanità pubblica lascia sempre più spazio all’espansione silenziosa di una moltitudine di attori privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate.«Il termine “privato” in sanità – spiega Cartabellotta – viene utilizzato per indicare tutti gli attori coinvolti nel finanziamento, rimborso, programmazione ed erogazione di servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie.  Ma oggi, sotto un’unica etichetta, convivono realtà molto differenti, con attitudini altrettanto diverse nel mantenere l’equilibrio tra generazione di profitti e tutela della salute». La Fondazione GIMBE indica quattro macro-categorie di soggetti privati: erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie; investitori che immettono capitali con finalità di sviluppo del settore e di produzione di utili; terzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni, etc.) che svolgono la funzione di pagatore intermedio tra erogatori e cittadini; realtà che stipulano partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. Ciascun soggetto privato può avere natura giuridica profit o non-profit: questi ultimi, se non rappresentano una minaccia per il SSN, nella percezione pubblica finiscono per essere considerati alla stregua di attori privati con elevata propensione ai profitti.La privatizzazione della sanità può essere misurata attraverso due macro-fenomeni: l’aumento della spesa sanitaria out-of-pocket (privatizzazione della spesa) e la crescita del numero e delle tipologie di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie (privatizzazione della produzione). «Al di là di schemi predefiniti e della mo lteplicità di attori privati – spiega Cartabellotta – le loro relazioni non sempre trasparenti e le dinamiche più orientate al profitto che a tutelare la salute delle persone stanno concretizzando, giorno dopo giorno, una silenziosa privatizzazione del SSN, il cui progressivo indebolimento fornisce un terreno sempre più fertile».PRIVATIZZAZIONE DELLA SPESA. Nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta a € 41,3 miliardi, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’OMS, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia la spesa out-of-pocket in valore assoluto è cresciuta da € 32,4 miliardi del 2012 a € 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale. «Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie – osserva il Presidente – oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto”, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024». In altre parole, la spesa privata non può crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’ISTAT 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa.Dal Sistema Tessera Sanitaria è possibile identificare chi “incassa” la spesa a carico dei cittadini. Nel 2023, anno più recente a disposizione, i € 43 miliardi di spesa sanitaria privata sono così suddivisi: € 12,1 miliardi alle farmacie, € 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui € 5,8 miliardi odontoiatri e € 2,6 miliardi ai medici), € 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e € 7,2 miliardi al privato “puro”, ovvero alle strutture non accreditate e € 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro. «Questi numeri – osserva Cartabellotta – fotografano con chiarezza che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, acquistando direttamente sul mercato le prestazioni necessarie».PRIVATIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE. La privatizzazione della produzione coinvolge le diverse categorie di erogatori che contribuiscono all’offerta di servizi e prestazioni sanitarie. La componente più nota – che nell’immaginario collettivo identifica il “privato” per antonomasia – è rappresentata dalle strutture private convenzionate, che forniscono servizi e prestazioni sanitarie per conto del SSN e vengono rimborsate con risorse pubbliche.Privato convenzionato. Secondo l’Annuario Statistico del Ministero della Salute, nel 2023 delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58% (n. 17.042) sono strutture private accreditate e il 42% (n. 12.344) strutture pubbliche. Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7%).Tra il 2011 e il 2023 il numero di strutture ospedaliere e di assistenza specialistica ambulatoriale è diminuito sia nel pubblico sia nel privato accreditato, ma la contrazione è stata circa doppia nel pubblico (-14,1% e -5,6%) rispetto al privato (-7,6% e -2,5%). Il quadro si ribalta nelle altre aree. Nell’assistenza residenziale il pubblico arretra del 19,1% mentre il privato accreditato cresce del 41,3%; nell’assistenza semi-residenziale il pubblico segna -11,7% a fronte di un aumento del 35,8% del privato. Nell’assistenza riabilitativa crescono entrambi, ma con percentuali molto diverse (+5,3% pubblico vs +26,4% privato). Infine, nell’altra assistenza territoriale, pur con un aumento assoluto più rilevante nel pubblico, il privato accredi tato registra una crescita percentuale quasi doppia (+35,3% vs +18,6%). «In altri termini nell’assistenza ospedaliera e specialistica ambulatoriale – commenta Cartabellotta – nel periodo 2011-2023 le strutture private accreditate si sono ridotte meno di quelle pubbliche e nelle altre tipologie assistenziali sono aumentate molto di più. Di conseguenza, oggi il privato accreditato finisce per essere la spina dorsale di interi settori».Dal punto di vista finanziario, nel periodo 2012-2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato è aumentata di € 5.333 milioni (+ 22,8%), passando da € 23.376 milioni nel 2012 a € 28.709 milioni nel 2024. Ma questa crescita in valore assoluto non si è tradotta in un maggiore peso percentuale sulla spesa sanitaria totale: l’incidenza è rimasta stabile fino al 2019 e, a partire dal 2020, ha iniziato a ridursi fino a toccare nel 2024 il minimo storico del 20,8%. «Questo dato – commenta Cartabellotta – da un lato documenta la “sofferenza” del privato convenzionato, dall’altro dimostra scelte politiche poco lungimiranti. Infatti, diverse Regioni hanno favorito un’eccessiva espansione del privato accreditato senza disporre di risorse adeguate, visto che l’imponente definanziamento del SSN ha mantenuto ferme le tariffe di rimborso delle prestazioni. Ne sono derivati squilibri strutturali e tensioni ricorrenti su tetti di spesa e convenzioni, spesso ridimensionate nei volumi o, addirittura, interrotte». Nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato supera la media nazionale (20,3%) in 6 Regioni, con valori compresi tra il 22% della Puglia e il 29,3% del Lazio. Nelle restanti 15 Regioni la percentuale oscilla dal 18,9% della Calabria al 7,7% della Valle d’Aosta. Da rilevare che ad utilizzare più risorse per il privato convenzionato sono le Regioni in Piano di rientro, che registrano una quota del 23,9%, rispetto al 18,9% delle Regioni non in Piano di rientro e all’11,7% delle Autonomie speciali, Sicilia esclusa.«La posizione di ciascuna Regione – spiega Cartabellotta – è influenzata sia dal numero e dalla tipologia di strutture private convenzionate, sia dalla spesa del 2011, anno di riferimento per calcolare gli incrementi percentuali delle risorse destinate ai privati convenzionati». A tal proposito va rilevato che le Leggi di Bilancio 2024 e 2025 hanno aumentato progressivamente il tetto di spesa per il privato convenzionato sino a raggiungere € 613 milioni dal 2026 in poi. A questi dovrebbero aggiungersi, secondo la Manovra 2026, ulteriori € 123 milioni l’anno, aumentando complessivamente il tetto di € 736 milioni annui a decorrere dal 2026.«Se da un lato è evidente – spiega Cartabellotta – che l’impatto del privato convenzionato sulla spesa sanitaria è stabile, dall’altro alcune modalità operative richiedono azioni incisive per essere risolte». In particolare è indispensabile allineare l’offerta di prestazioni ai reali bisogni di salute, scoraggiando comportamenti opportunistici conseguenti all’erogazione preferenziale di prestazioni più remunerative, in particolare se inappropriate; inoltre, bisogna mantenere un equilibrio tra tetti di spesa e numero di strutture accreditate; infine, è necessario rivedere le tariffe dei DRG e della specialistica ambulatoriale per preservare la qualità delle prestazioni.Privato non convenzionato. Si tratta di strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni esclusivamente in regime privato, senza alcun rimborso a carico della spesa pubblica. Negli ultimi anni è questo settore a registrare la crescita più marcata: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso le strutture non convenzionate è aumentata del 137%, passando da € 3,05 miliardi a € 7,23 miliardi, con un incremento medio di circa € 600 milioni l’anno. Nello stesso periodo la spesa delle famiglie per il privato accreditato è cresciuta solo del 45%; di conseguenza il netto divario tra spesa delle famiglie verso il privat o “puro” e verso il privato convenzionato si è praticamente azzerato passando da € 2,2 miliardi nel 2016 a soli € 390 milioni nel 2023. «Tra i fenomeni di privatizzazione – commenta Cartabellotta – la dinamica più preoccupante è dunque la velocità di crescita del privato “puro”. Infatti, mentre il dibattito pubblico continua ad avvitarsi sul ruolo del privato convenzionato, la cui incidenza sulla spesa sanitaria si è addirittura ridotta, i dati documentano la crescita esponenziale della spesa out-of-pocket verso il privato “puro”. Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato, chi può pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche». Questo circuito, insieme all’intramoenia, rappresenta infatti l’unica scappatoia per il cittadino intrappolato nelle liste di attesa.ALTRI ATTORI PRIVATITerzi paganti. L’intermediazione della spesa sanitaria privata è affidata ai cosiddetti “terzi paganti”, che popolano un ecosistema complesso composto da fondi sanitari, casse mutue, compagnie assicurative, imprese, enti del terzo settore e altre realtà non profit. Nel 2024, secondo i dati ISTAT-SHA, la spesa sostenuta da questi soggetti ha raggiunto € 6,36 miliardi, con un incremento di oltre € 2 miliardi nel triennio post-pandemia. «Va ribadito – spiega il Presidente – che ai fondi sanitari integrativi e al welfare aziendale viene riconosciuta una defiscalizzazione il cui impatto sulla finanza pubblica non è mai stato reso pubblico, né è calcolabile. Ma che rappresenta, indirettamente, uno strumento di privatizzazione occulta, visto che dirotta risorse pubbliche prevalentemente verso soggetti privati». Peraltro, dopo una fase di grande entusiasmo, le potenzialità della sanità integrativa risultano fortemente ridimensionate nell’attuale contesto di crisi del SSN. Con quasi 12 milioni di iscritti nel 2023, i fondi sanitari devono rimborsare un numero crescente di prestazioni che la sanità pubblica non riesce più a garantire. E questo squilibrio ne compromette la sostenibilità: più il SSN arretra, più aumenta la richiesta di rimborsi e l’intero sistema fatica a reggere. «La sanità integrativa – avverte Cartabellotta – può funzionare solo se integra un sistema pubblico forte. Se invece è chiamata a sostituirne le carenze, rischia di affondare insieme al SSN».Investitori. Aumenta anche il numero di fondi di investimento, assicurazioni, gruppi bancari e società che, stimolati da trend di lungo periodo come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, vedono nella sanità un settore ad alta redditività. Questi soggetti privati investono risorse nell’ambito dei propri piani aziendali come capitale di rischio, sia acquisendo quote societarie, sia stipulando partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. «Se l’ingresso di capitali privati in sanità non può essere criminalizzato – avverte Cartabellotta –senza regole chiare e una governance rigorosa aumenta il rischio di sbilanciamento tra l’obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della legittima generazione di profitti». Particolarmente critica appare la relazione diretta tra investitore privato ed erogatore privato “puro”, che dà vita a quel “secondo binario”, totalmente sganciato dal SSN e destinato esclusivamente a chi può pagare direttamente o tramite coperture assicurative.«In questo scenario – commenta il Presidente – caratterizzato dal progressivo arretramento della sanità pubblica e al contempo da una sregolata espansione di innumerevoli soggetti privati che perseguono anche obiettivi di profitto, parlare di “integrazione pubblico-privato” diventa anacronistico e oltraggioso nei confronti dell’art. 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del SSN. Se per il nostro Paese salvaguardare un SSN pubblico, equo e universalistico non è più una priorità, la politica abbia il coraggio di dirlo apertamente ai cittadini e gestisca con rigore i processi di privatizzazione, invece di lasciarli correre a briglia sciolta. In alternativa, si assuma pubblicamente la responsabilità di una “manutenzione ordinaria” di un modello che produce disuguaglianze, impoverisce le famiglie, penalizza il Sud e abbandona anziani e fragili. Perché è sotto gli occhi di tutti che la privatizzazione del SSN, non programmata e non annunciata e proporzionale all’indebolimento del SSN, sta trasformando i diritti in privilegi».La Fondazione GIMBE ribadisce che è ancora possibile invertire la rotta. Come? Con un consistente e stabile rilancio del finanziamento pubblico, un “paniere” di Livelli Essenziali di Assistenza compatibile con l’entità delle risorse assegnate, un “secondo pilastro” che sia realmente integrativo rispetto al SSN ed eviti di dirottare fondi pubblici verso profitti privati e alimentare derive consumistiche, un rapporto pubblico-privato governato da regole pubbliche chiare sotto il segno di una reale integrazione e non della sterile competizione. «Solo intervenendo su questi assi strategici – conclude Cartabellotta – sarà possibile restituire al SSN il ruolo che la Costituzione gli assegna: garantire a tutte le persone il diritto alla tutela salute, indipendentemente dal reddito, dal CAP di residenza e dalle condizioni socio-culturali. Perché di fronte alla malattia siamo tutti uguali solo sulla Carta. Ma nella vita di tutti i giorni si moltiplicano inaccettabili diseguaglianze che un Paese civile non può accettare». Testata Registrata c/o Tribunale di Velletri 15/2002 | Direttore Responsabile: Maria ContiLe foto, video e testi presenti su AgenPress.it provengono anche attraverso la rete Internet: per utilizzo informativo, didattico, scientifico e non a scopo di lucro.Al fine di accettare il libero regime di circolazione e non violare il diritto d'autore o altri diritti esclusivi verranno effettuate le opportune verifiche. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso di materiale riservato.CONTATTI: redazione@agenpress.itChi SiamoBoardInserzionistiContattiPrivacy PolicyCookie Policy© 2025 agenpress.it - FONDATA DA MARIA CONTI. All Rights Reserved. Credits tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603045809362.PDF §---§ title§§ FONDAZIONE GIMBE *SANITÀ: «IL PUBBLICO ARRETRA, I PRIVATI OCCUPANO GLI SPAZI VUOTI / 1,7 MILIONI DI PERSONE RINUNCIANO A PRESTAZIONI SANITARIE» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603189907859.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 26 Nov 2025

«Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della

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Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 26 Nov 2025

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Estratto da pag. 1 di "agipress.it" del 26 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-26T11:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602924708279.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602924708279.PDF', 'title': 'agipress.it'} tp:url§§ https://www.agipress.it/sanita-il-pubblico-arretra-boom-del-privato/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602924708279.PDF tp:ocr§§ AGIPRESS – AREZZO – «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà». Con queste parole Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, apre la sua relazione al 20° Forum Risk Management di Arezzo, presentando un’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del SSN. L’analisi documenta che il progressivo indebolimento della sanità pubblica lascia sempre più spazio all’espansione silenziosa di una moltitudine di attori privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate.«Il termine “privato” in sanità – spiega Cartabellotta – viene utilizzato per indicare tutti gli attori coinvolti nel finanziamento, rimborso, programmazione ed erogazione di servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. Ma oggi, sotto un’unica etichetta, convivono realtà molto differenti, con attitudini altrettanto diverse nel mantenere l’equilibrio tra generazione di profitti e tutela della salute». La Fondazione GIMBE indica quattro macro-categorie di soggetti privati: erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie; investitori che immettono capitali con finalità di sviluppo del settore e di produzione di utili; terzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni, etc.) che svolgono la funzione di pagatore intermedio tra erogatori e cittadini; realtà che stipulano partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. Ciascun soggetto privato può avere natura giuridica profit o non-profit: questi ultimi, se non rappresentano una minaccia per il SSN, nella percezione pubblica finiscono per essere considerati alla stregua di attori privati con elevata propensione ai profitti.La privatizzazione della sanità può essere misurata attraverso due macro-fenomeni: l’aumento della spesa sanitaria out-of-pocket (privatizzazione della spesa) e la crescita del numero e delle tipologie di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie (privatizzazione della produzione). «Al di là di schemi predefiniti e della molteplicità di attori privati – spiega Cartabellotta – le loro relazioni non sempre trasparenti e le dinamiche più orientate al profitto che a tutelare la salute delle persone stanno concretizzando, giorno dopo giorno, una silenziosa privatizzazione del SSN, il cui progressivo indebolimento fornisce un terreno sempre più fertile».Nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta a € 41,3 miliardi, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’OMS, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia la spesa out-of-pocket in valore assoluto è cresciuta da € 32,4 miliardi del 2012 a € 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale. «Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie – osserva il Presidente – oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto”, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024». In altre parole, la spesa privata non può crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’ISTAT 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa.Dal Sistema Tessera Sanitaria è possibile identificare chi “incassa” la spesa a carico dei cittadini. Nel 2023, anno più recente a disposizione, i € 43 miliardi di spesa sanitaria privata sono così suddivisi: € 12,1 miliardi alle farmacie, € 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui € 5,8 miliardi odontoiatri e € 2,6 miliardi ai medici), € 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e € 7,2 miliardi al privato “puro”, ovvero alle strutture non accreditate e € 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro. «Questi numeri – osserva Cartabellotta – fotografano con chiarezza che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, acquistando direttamente sul mercato le prestazioni necessarie».La privatizzazione della produzione coinvolge le diverse categorie di erogatori che contribuiscono all’offerta di servizi e prestazioni sanitarie. La componente più nota – che nell’immaginario collettivo identifica il “privato” per antonomasia – è rappresentata dalle strutture private convenzionate, che forniscono servizi e prestazioni sanitarie per conto del SSN e vengono rimborsate con risorse pubbliche. Secondo l’Annuario Statistico del Ministero della Salute, nel 2023 delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58% (n. 17.042) sono strutture private accreditate e il 42% (n. 12.344) strutture pubbliche (tabella 3). Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7%).Tra il 2011 e il 2023 il numero di strutture ospedaliere e di assistenza specialistica ambulatoriale è diminuito sia nel pubblico sia nel privato accreditato, ma la contrazione è stata circa doppia nel pubblico (-14,1% e -5,6%) rispetto al privato (-7,6% e -2,5%). Il quadro si ribalta nelle altre aree. Nell’assistenza residenziale il pubblico arretra del 19,1% mentre il privato accreditato cresce del 41,3%; nell’assistenza semi-residenziale il pubblico segna -11,7% a fronte di un aumento del 35,8% del privato. Nell’assistenza riabilitativa crescono entrambi, ma con percentuali molto diverse (+5,3% pubblico vs +26,4% privato). Infine, nell’altra assistenza territoriale, pur con un aumento assoluto più rilevante nel pubblico, il privato accreditato registra una crescita percentuale quasi doppia (+35,3% vs +18,6%). «In altri termini nell’assistenza ospedaliera e specialistica ambulatoriale – commenta Cartabellotta – nel periodo 2011-2023 le strutture private accreditate si sono ridotte meno di quelle pubbliche e nelle altre tipologie assistenziali sono aumentate molto di più. Di conseguenza, oggi il privato accreditato finisce per essere la spina dorsale di interi settori».Dal punto di vista finanziario, nel periodo 2012-2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato è aumentata di € 5.333 milioni (+ 22,8%), passando da € 23.376 milioni nel 2012 a € 28.709 milioni nel 2024. Ma questa crescita in valore assoluto non si è tradotta in un maggiore peso percentuale sulla spesa sanitaria totale: l’incidenza è rimasta stabile fino al 2019 e, a partire dal 2020, ha iniziato a ridursi fino a toccare nel 2024 il minimo storico del 20,8%. «Questo dato – commenta Cartabellotta – da un lato documenta la “sofferenza” del privato convenzionato, dall’altro dimostra scelte politiche poco lungimiranti. Infatti, diverse Regioni hanno favorito un’eccessiva espansione del privato accreditato senza disporre di risorse adeguate, visto che l’imponente definanziamento del SSN ha mantenuto ferme le tariffe di rimborso delle prestazioni. Ne sono derivati squilibri strutturali e tensioni ricorrenti su tetti di spesa e convenzioni, spesso ridimensionate nei volumi o, addirittura, interrotte». Nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato supera la media nazionale (20,3%) in 6 Regioni, con valori compresi tra il 22% della Puglia e il 29,3% del Lazio. Nelle restanti 15 Regioni la percentuale oscilla dal 18,9% della Calabria al 7,7% della Valle d’Aosta (figura 5). Da rilevare che ad utilizzare più risorse per il privato convenzionato sono le Regioni in Piano di rientro, c he registrano una quota del 23,9%, rispetto al 18,9% delle Regioni non in Piano di rientro e all’11,7% delle Autonomie speciali, Sicilia esclusa. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602924708279.PDF §---§ title§§ Gimbe: “La privatizzazione del Servizio sanitario è già una realtà” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603193707821.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "alanews.it" del 26 Nov 2025

"Basta leggere i dati per capire che la privatizzazione del sistema sanitario pubblico è già una triste realtà" afferma Cartabellotta

pubDate§§ 2025-11-26T09:26:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603193707821.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603193707821.PDF', 'title': 'alanews.it'} tp:url§§ https://www.alanews.it/salute/gimbe-la-privatizzazione-del-servizio-sanitario-e-gia-una-realta/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603193707821.PDF tp:ocr§§ Arezzo, 26 novembre 2025 – La privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è ormai una realtà consolidata, con il settore privato che sta progressivamente occupando gli spazi lasciati vuoti dal pubblico. È il quadro delineato dalla Fondazione Gimbe in un’analisi presentata oggi al 20° Forum Risk Management in Sanità di Arezzo, che mette in luce le criticità e le tendenze del sistema sanitario italiano.Privatizzazione e aumento dei costi a carico dei cittadiniL’analisi di Gimbe sottolinea come il SSN stia arretrando, mentre il privato diventa la spina dorsale di interi settori, in particolare quello della riabilitazione. Parallelamente, cresce in modo significativo la spesa sanitaria a carico delle famiglie, che nel 2024 ha raggiunto i 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale, in aumento rispetto ai 32,4 miliardi del 2012.“Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del SSN: basta leggere i dati per capire che la privatizzazione del sistema sanitario pubblico è già una triste realtà”, afferma il presidente di Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Cresce anche la quota di cittadini che rinuncia alle cure, passata da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024, spesso per motivi economici.La spesa privata si distribuisce tra farmacie (12,1 miliardi), professionisti sanitari come odontoiatri e medici (10,6 miliardi), strutture private accreditate (7,6 miliardi), strutture private non accreditate (7,2 miliardi) e strutture pubbliche in regime di intramoenia (2,2 miliardi).La crisi del SSN e le disuguaglianze regionaliIl rapporto evidenzia anche una profonda crisi del SSN, con dati che mostrano come la spesa sanitaria pubblica pro capite sia inferiore di 727 euro rispetto alla media dei Paesi OCSE europei, con un gap complessivo che sfiora i 43 miliardi di euro. La Fondazione Gimbe segnala inoltre un aumento delle rinunce alle cure soprattutto nelle fasce socio-economiche più deboli, negli anziani, nei fragili e nelle regioni del Mezzogiorno.Nel corso del Forum, inoltre, si è discusso del rilancio del SSN, presentando un Piano di Rilancio in 15 punti che punta a rafforzare il sistema sanitario pubblico attraverso risorse adeguate, riforme coraggiose e una riorganizzazione moderna, nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione.Il presidente Cartabellotta ha ribadito come sia necessario un triplice patto politico, sociale e professionale per salvaguardare il diritto costituzionale alla tutela della salute e contrastare la progressiva erosione dell’universalismo e dell’equità del SSN.Tags: Nino Cartabellotta tp:writer§§ Alessandro Bolzani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603193707821.PDF §---§ title§§ In regione spesa pubblica per la sanità privata tra 9,9 e 12,8% - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603208607934.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 26 Nov 2025

Nella Provincia autonoma di Bolzano, nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato è pari a 9,9% (la media nazionale è del 20,3%). (ANSA)

pubDate§§ 2025-11-26T10:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603208607934.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603208607934.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/trentino/notizie/2025/11/26/in-regione-spesa-pubblica-per-la-sanita-privata-tra-99-e-128_4f307c8c-03d1-43dc-ad64-42d9780ed253.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603208607934.PDF tp:ocr§§ Nella Provincia autonoma diBolzano, nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneriagenerale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata alprivato convenzionato è pari a 9,9% (la media nazionale è del20,3%). In Trentino, sempre nel 2023, la quota di spesa pubblicadestinata alla sanità privata convenzionata è del 12,8%. Lo diceun'analisi indipendente sull'ecosistema dei soggetti privati insanità e sulla privatizzazione strisciante del Serviziosanitario nazionale presentata da Gimbe. Un report che documentacome il progressivo indebolimento della sanità pubblica lascisempre più spazio all'espansione silenziosa di una moltitudinedi attori privati, spesso identificati erroneamente con le solestrutture private accreditate.     A livello nazionale, dati del 2024, la spesa sanitaria acarico dei cittadini ammonta a 41,3 miliardi di euro, pari al22,3% della spesa sanitaria totale, una percentuale - sottolineaGimbe - che da 12 anni supera in maniera costante il limite del15% raccomandato dall'Oms, soglia oltre la quale sono a rischiouguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia la spesa'out-of-pocket' in valore assoluto è cresciuta da 32,4 miliardidel 2012 a 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre sulivelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale.     "Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsatodalle famiglie oggi siamo sostanzialmente di fronte a unservizio sanitario 'misto', senza che nessun governo lo abbiamai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato. Peraltro, laspesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile dellemancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginatadall'impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazionisanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel2024", commenta il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta.        Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603208607934.PDF §---§ title§§ Gimbe, spesa pubblica per sanità privata in Sardegna al 13% - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603222008056.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 26 Nov 2025

Il Servizio sanitario nazionale indietreggia, mentre il privato occupa gli spazi lasciati vuoti, al punto che ormai rappresenta la spina dorsale di interi settori come la riabilitazione. (ANSA)

pubDate§§ 2025-11-26T10:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603222008056.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603222008056.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2025/11/26/gimbe-spesa-pubblica-per-sanita-privata-in-sardegna-al-13_190dac70-5666-4868-9335-ad34a8b98fb1.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603222008056.PDF tp:ocr§§ Il Servizio sanitario nazionaleindietreggia, mentre il privato occupa gli spazi lasciati vuoti,al punto che ormai rappresenta la spina dorsale di interisettori come la riabilitazione. Di pari passo cresce la spesa acarico dei cittadini per curarsi, insieme alla quota di chirinuncia alle cure. È il ritratto della privatizzazionestrisciante della sanità realizzato dalla Fondazione Gimbe.     Nel 2023 in Sardegna - ultimo dato disponibile dellaRagioneria Generale dello Stato - la quota di spesa pubblicadestinata al privato convenzionato è stata pari al 13,2% (medianazionale 20,3%).     Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso lestrutture sanitarie private è aumentata del 137%, passando da3,05 miliardi a 7,23 miliardi di euro.    Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603222008056.PDF §---§ title§§ Gimbe, spesa pubblica per sanità privata in Vda al 7,7% - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602933708373.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 26 Nov 2025

La Valle d''Aosta è la regione italiana con la percentuale più bassa di spesa pubblica destinata al privato convenzionato nella sanità. E'' quanto emerge da una ricerca condotta dalla Fondazione Gimbe in base ai dati della Ragioneria Generale dello Stato. (ANSA)

pubDate§§ 2025-11-26T12:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602933708373.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602933708373.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/valledaosta/notizie/2025/11/26/gimbe-spesa-pubblica-per-sanita-privata-in-vda-al-77_2b54e9d1-f8f0-4d32-91fc-5227bf3fa6c0.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602933708373.PDF tp:ocr§§ La Valle d'Aosta è la regioneitaliana con la percentuale più bassa di spesa pubblicadestinata al privato convenzionato nella sanità. E' quantoemerge da una ricerca condotta dalla Fondazione Gimbe in base aidati della Ragioneria Generale dello Stato. Nella regione alpinala quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato èstata pari al 7,7% (media nazionale 20,3%). Tra il 2016 e il2023 la spesa delle famiglie italiane verso le strutturesanitarie private è aumentata del 137%, passando da 3,05miliardi a 7,23 miliardi di euro.    Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602933708373.PDF §---§ title§§ Fondazione Gimbe: “La privatizzazione del Ssn è già una triste realtà’ link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603197807842.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "anteprima24.it" del 26 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-26T09:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603197807842.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603197807842.PDF', 'title': 'anteprima24.it'} tp:url§§ https://www.anteprima24.it/nazionale/fondazione-gimbe-la-privatizzazione-del-ssn-e-gia-una-triste-realta/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603197807842.PDF tp:ocr§§ tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603197807842.PDF §---§ title§§ Fondazione Gimbe: "La privatizzazione del Ssn è già una triste realtà' link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603197707845.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "anteprima24.it" del 26 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-26T09:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603197707845.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603197707845.PDF', 'title': 'anteprima24.it'} tp:url§§ https://www.anteprima24.it/nazionale/fondazione-gimbe-la-privatizzazione-del-ssn-e-gia-una-triste-realta/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603197707845.PDF tp:ocr§§ l servizio sanitario nazionale indietreggia, mentre il privato occupa gli spazi lasciati vuoti, al punto che ormai rappresenta la spina dorsale di interi settori come la riabilitazione. Di pari passo cresce la spesa a carico dei cittadini per curarsi, insieme alla quota di chi rinuncia alle cure. È il ritratto della privatizzazione strisciante della sanità realizzato da Fondanione Gimbe in un’analisi presentata al 20° Forum Risk Management di Arezzo. “Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del servizio sanitario nazionale: basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà”, dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.Lo studio analizza due fenomeni. Innanzitutto lo spostamento verso i cittadini di una quota sempre maggiore della spesa sanitaria, che nel 2024 ha toccato i 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale; era pari a 32,4 miliardi del 2012. “Con quasi 1 euro su 4 di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario ‘misto’, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato”, aggiunge Cartabellotta, che sottolinea come parallelamente sono aumentate le rinunce alle cure. “Sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024”, prosegue.Quanto alla ripartizione della spesa dei cittadini, 12,1 miliardi sono andati alle farmacie per l’acquisto di farmaci e altri prodotti o servizi, 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui 5,8 miliardi odontoiatri, 2,6 miliardi ai medici, poco più di 1 agli psicologi e il rimanente ad altri professionisti), 7,6 miliardi alle strutture private accreditate, 7,2 miliardi al privato “puro”, cioè alle strutture non accreditate, e 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per l’intramoenia e altro. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603197707845.PDF §---§ title§§ Sanita': Gimbe, spesa privata famiglie a 41,3 miliardi nel 2024 pari a 1 euro su 4 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603194907817.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "borsaitaliana.it" del 26 Nov 2025

Radiocor. Economia. Sanita'': Gimbe, spesa privata famiglie a 41,3 miliardi nel 2024 pari a 1 euro su 4.

pubDate§§ 2025-11-26T09:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603194907817.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603194907817.PDF', 'title': 'borsaitaliana.it'} tp:url§§ https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/sanita--gimbe-spesa-privata-famiglie-a-413-miliardi-nel-2024-pari-a-1-euro-su-4-nRC_26112025_1000_201214666.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603194907817.PDF tp:ocr§§ (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 26 nov - Nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta in Italia a 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni il limite del 15% raccomandato dall'Oms, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilita' alle cure. In valore assoluto questa spesa e' cresciuta dai 32,4 mld del 2012, mantenendosi sempre tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale. A dare le cifre e' la Fondazione Gimbe: 'Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie - osserva il presidente Nino Cartabellotta - oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario 'misto' senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non e' piu' un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perche' viene sempre piu' arginata dall'impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 mln nel 2022 a 5,8 mln nel 2024'. In altre parole, la spesa privata non puo' crescere piu' di tanto perche' nel 2024 secondo l'Istat 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di poverta' assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di poverta' relativa. La composizione della spesa privata e' desumibile dal Sistema tessera sanitaria: nel 2023 (anno piu' recente a disposizione), i 43 mld di spesa sanitaria privata vanno per 12,1 mld alle farmacie, 10,6 mld a professionisti (di cui 5,8 mld odontoiatri e 2,6 mld ai medici), 7,6 mld al privato accreditato con il Ssn, 7,2 mld al privato 'puro' e 2,2 mld al Ssn per libera professione. 'Questi numeri - osserva Cartabellotta - dicono che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, con l'acquisto sul mercato delle prestazioni necessarie'.com-bag.Gli ultimi video Radiocor(RADIOCOR) 26-11-25 10:00:00 (0201)SAN 5 NNNN  SanEuropaItaliaPoliticaGovernoCongiunturaConsumiIta tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603194907817.PDF §---§ title§§ Sanita': Gimbe, spesa privata famiglie a 41,3 miliardi nel 2024 pari a 1 euro su 4 -2- link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603194207822.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "borsaitaliana.it" del 26 Nov 2025

Radiocor. Economia. Sanita'': Gimbe, spesa privata famiglie a 41,3 miliardi nel 2024 pari a 1 euro su 4 -2-.

pubDate§§ 2025-11-26T09:26:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603194207822.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603194207822.PDF', 'title': 'borsaitaliana.it'} tp:url§§ https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/sanita--gimbe-spesa-privata-famiglie-a-413-miliardi-nel-2024-pari-a-1-euro-su-4-2-nRC_26112025_1001_203202383.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603194207822.PDF tp:ocr§§ Boom privato 'puro' con spesa cittadini a 7,23 mld (+137%) (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 26 nov - L'altra faccia della medaglia nell'analisi della spesa sanitaria a carico dei cittadini e' la 'privatizzazione della produzione': principalmente interessa da un lato le strutture private convenzionate che forniscono servizi e prestazioni per conto del Ssn e vengono rimborsate con risorse pubbliche e, dall'altro, il privato non convenzionato. Ed e' in quest'ultimo settore composto di strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni senza rimborso a carico della spesa pubblica, che Fondazione Gimbe registra un vero e proprio exploit: tra 2016 e 2023 la spesa delle famiglie e' aumentata del 137% da 3,05 mld a 7,23 miliardi, con un incremento medio di circa 600 milioni l'anno. Nello stesso periodo la spesa delle famiglie per il privato accreditato e' cresciuta solo del 45%; di conseguenza - osservano da Fondazione Gimbe - il netto divario tra spesa delle famiglie verso il privato 'puro' e verso il privato convenzionato si e' praticamente azzerato passando da 2,2 mld nel 2016 a soli 390 mln nel 2023. 'Tra i fenomeni di privatizzazione - commenta Cartabellotta - la dinamica piu' preoccupante e' dunque la velocita' di crescita del privato 'puro'. Infatti, mentre il dibattito pubblico continua ad avvitarsi sul ruolo del privato convenzionato, la cui incidenza sulla spesa sanitaria si e' addirittura ridotta, i dati documentano la crescita esponenziale della spesa out-of-pocket verso il privato 'puro'. Non trovando risposte tempestive nel pubblico ne' nel privato accreditato, chi puo' pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche. Questo circuito, insieme all'intramoenia, rappresenta l'unica scappatoia per il cittadino intrappolato nelle liste di attesa'.com-bag.Gli ultimi video Radiocor(RADIOCOR) 26-11-25 10:01:16 (0203)SAN 5 NNNN  SanCongiunturaConsumiIta tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603194207822.PDF §---§ title§§ Sanità, il privato avanza: Lazio al 29,3%. Calabria sotto la media link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603071409618.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "corrieredellacalabria.it" del 26 Nov 2025

Nel 2023 la spesa sanitaria dei cittadini raggiunge i 43 miliardi

pubDate§§ 2025-11-26T20:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603071409618.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603071409618.PDF', 'title': 'corrieredellacalabria.it'} tp:url§§ https://www.corrieredellacalabria.it/2025/11/26/sanita-il-privato-avanza-lazio-al-293-calabria-sotto-la-media/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603071409618.PDF tp:ocr§§ I nostri canaliROMA Il Lazio è la prima regione italiana per spesa pubblica destinata al privato convenzionato: nel 2023, ultimo dato disponibile della ragioneria generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato è pari a 29,3 per cento, superiore alla media nazionale del 20,3 per cento e prima fra le regioni italiane. E’ quanto emerge dal rapporto della fondazione Gimbe. Dietro al Lazio c’è il Molise in seconda posizione con il 28,7 per cento e in terza posizione c’è la Lombardia con il 27,2 per cento. Chiudono la classifica, quindi con una maggiore offerta di prestazioni pubbliche, la Valle d’Aosta (7,7 per cento), la provincia autonoma di Bolzano (9,9 per cento) e il Friuli Venezia Giulia (10,8 per cento). Sopra la media italiana, dalla quarta alla sesta posizione ci sono: Sicilia (23,9 per cento), Campania (23,3 per cento), Puglia (22 per cento). Sotto la media italiana ci sono: Calabria (18,9 per cento), Piemonte (17,9 per cento), Veneto (16,7 per cento), Emilia Romagna (16,2 per cento), Basilicata (15,5 per cento), Abruzzo (15,3 per cento), Marche (13,7 per cento), Sardegna (13,2 per cento), provincia autonoma di Trento (12,8 per cento), Liguria (12,1 per cento), Umbria (11,6 per cento), Toscana (11,5 per cento).Nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato supera la media nazionale (20,3%) in 6 Regioni, con valori compresi tra il 22% della Puglia e il 29,3% del Lazio. Nelle restanti 15 Regioni la percentuale oscilla dal 18,9% della Calabria al 7,7% della Valle d’Aosta. Da rilevare che ad utilizzare più risorse per il privato convenzionato sono le Regioni in Piano di rientro, che registrano una quota del 23,9%, rispetto al 18,9% delle Regioni non in Piano di rientro e all’11,7% delle Autonomie speciali, Sicilia esclusa.Su base nazionale i 43 miliardi di spesa sanitaria privata dei cittadini nel 2023 sono stati così suddivisi: 12,1 miliardi alle farmacie, 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui 5,8 miliardi odontoiatri e 2,6 miliardi ai medici), 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e 7,2 miliardi al privato puro, ovvero alle strutture non accreditate, 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro. Secondo l’annuario statistico del ministero della Salute, nel 2023 delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58 per cento (17.042) sono strutture private accreditate e il 42 per cento (12.344) strutture pubbliche. Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1 per cento), riabilitativa (78,4 per cento), semi-residenziale (72,8 per cento) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7 per cento). Per il 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini ammonta invece a 41,3 miliardi, pari al 22,3 per cento della spesa sanitaria totale, in crescita quindi sul 2023 quando si è assestata al 20,3 per cento. «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio sanitario nazionale: basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà», commenta il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornatoNews&Com SRLTelefono: 0968-53665 Email: newsandcom@gmail.comx tp:writer§§ Redazione Corriere guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603071409618.PDF §---§ title§§ Cresce la spesa privata e aumentano le persone che rinunciano alle cure. I dati Gimbe link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602933608372.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "doctor33.it" del 26 Nov 2025

Cresce la spesa privata e aumentano le persone che rinunciano alle cure. I dati Gimbe

pubDate§§ 2025-11-26T12:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602933608372.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602933608372.PDF', 'title': 'doctor33.it'} tp:url§§ https://www.doctor33.it/articolo/66161/cresce-la-spesa-privata-e-aumentano-le-persone-che-rinunciano-alle-cure-i-dati-gimbe tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602933608372.PDF tp:ocr§§ Aumentano a 41,3 miliardi di euro nel 2024 le spese sanitarie private delle famiglie e salgono a 5,8 milioni le persone che rinunciano alle cure. Lo rileva la Fondazione GIMBE al 20° Forum Risk Management di Arezzo, presentando un’analisi sul ruolo dei soggetti privati nel sistema sanitario e sui segnali di crescente privatizzazione del Servizio sanitario nazionale.Secondo GIMBE, la quota di spesa out-of-pocket ha raggiunto il 22,3% della spesa sanitaria totale, superando stabilmente da dodici anni la soglia del 15% indicata dall’OMS. L’aumento della spesa privata si accompagna all’incremento delle persone che non accedono alle prestazioni, passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024, anche a causa dell’impoverimento delle famiglie.Dal Sistema Tessera Sanitaria emerge che nel 2023 i 43 miliardi di spesa privata sono stati così distribuiti: 12,1 miliardi alle farmacie, 10,6 miliardi ai professionisti sanitari, 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e 7,2 miliardi al privato non accreditato. Secondo GIMBE, questi dati confermano l’uscita progressiva dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche.Sul fronte dell’offerta, nel 2023 il 58% delle strutture sanitarie censite dal Ministero della Salute risulta privato accreditato. Il privato prevale nell’assistenza residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e nella specialistica ambulatoriale (59,7%). Tra il 2011 e il 2023 la riduzione delle strutture è stata più marcata nel pubblico rispetto al privato accreditato nell’assistenza ospedaliera e specialistica; nelle altre aree il privato ha registrato crescite percentuali maggiori.Nel periodo 2012-2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato è aumentata di 5,3 miliardi, ma l’incidenza sul totale si è ridotta al 20,8% nel 2024. GIMBE segnala che in alcune Regioni i tetti di spesa e le tariffe ferme da anni hanno generato squilibri e tensioni nelle convenzioni.Il maggiore incremento riguarda il privato non accreditato. Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso queste strutture è cresciuta del 137%, passando da 3,05 a 7,23 miliardi. L’aumento, secondo GIMBE, riflette la ricerca di alternative alle liste d’attesa quando il pubblico e il privato accreditato non riescono a offrire prestazioni tempestive.Nel 2024 la spesa intermediata dai “terzi paganti” ha raggiunto 6,36 miliardi, con quasi 12 milioni di iscritti ai fondi sanitari. GIMBE rileva che, in assenza di un sistema pubblico forte, anche la sanità integrativa rischia di diventare insostenibile.Al Forum di Arezzo la Fondazione richiama la necessità di un rifinanziamento stabile del SSN, di un paniere di Livelli essenziali di assistenza compatibile con le risorse disponibili e di un modello di integrazione pubblico-privato regolato da criteri chiari. «La privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà», afferma il Presidente Nino Cartabellotta, chiedendo un intervento politico per ristabilire equilibrio tra tutela della salute e sostenibilità del sistema.L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la...Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso...Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazione nel sistema cura e nel sistema persona...3 Corsi per 25 crediti ECMCorso 1: La medicina narrativa nella pratica di curaCorso 2: Progettare la cura con...Inserisci le tue chiavi di accesso tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602933608372.PDF §---§ title§§ Sanità: la spesa delle famiglie e il rischio di 'doppio binario' link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603200308011.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "fortuneita.com" del 26 Nov 2025

La spesa delle famiglie per la sanità lievita: ha superato i 41 miliardi di euro. Ecco dove vanno i soldi degli italiani.

pubDate§§ 2025-11-26T10:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603200308011.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603200308011.PDF', 'title': 'fortuneita.com'} tp:url§§ https://www.fortuneita.com/2025/11/26/sanita-la-spesa-delle-famiglie-e-il-rischio-di-doppio-binario/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603200308011.PDF tp:ocr§§ La spesa delle famiglie per la sanità lievita: nel 2024 ha superato i 41 miliardi di euro e – dal 2022 al 2024 – ben 1,7 milioni di persone in più hanno rinunciato alle cure. A mettere in guarda contro i rischi di un doppio binario, in cui chi ha le possibilità si rivolge alla sanità privata, è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. “Basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà”, ha detto intervenendo al 20° Forum Risk Management di Arezzo.Cartebellotta illustra una nuova analisi indipendente che mette nero su bianco l’espansione silenziosa di una moltitudine di attori privati, spesso identificati erroneamente con le strutture private accreditate.Fondazione Gimbe indica quattro macro-categorie di soggetti privati: erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie; investitori che immettono capitali con finalità di sviluppo del settore e di produzione di utili; terzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni, etc.) che svolgono la funzione di pagatore intermedio tra erogatori e cittadini; realtà che stipulano partenariati pubblico-privato con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti.E vediamo meglio dove sono andati i soldi degli italiani. Nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta a 41,3 miliardi, pari al 22,3% di quella sotale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’Oms. “Con quasi un euro su quattro sborsato dalle famiglie oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto”, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024?, dice Cartabellotta.Cure essenziali: la classifica, solo 13 Regioni promosseDal Sistema Tessera Sanitaria Gimbe fotografa chi incassa la spesa a carico dei cittadini. Nel 2023, anno più recente a disposizione, i 43 miliardi sono suddivisi in: 12,1 miliardi alle farmacie, 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui 5,8 miliardi agli odontoiatri e 2,6 miliardi ai medici), 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e 7,2 miliardi al privato “puro”, ovvero alle strutture non accreditate e infine 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro. “La  privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, acquistando direttamente sul mercato le prestazioni necessarie”, anticipa Cartabellotta.Nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato supera la media nazionale (20,3%) in 6 Regioni, con valori compresi tra il 22% della Puglia e il 29,3% del Lazio. Nelle restanti 15la percentuale oscilla dal 18,9% della Calabria al 7,7% della Valle d’Aosta. A utilizzare più risorse per il privato convenzionato sono le Regioni in Piano di rientro, che registrano una quota del 23,9%, rispetto al 18,9% delle Regioni non in Piano di rientro e all’11,7% delle Autonomie speciali, Sicilia esclusa.Si tratta di strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni esclusivamente in regime privato, senza alcun rimborso a carico della spesa pubblica. Negli ultimi anni è il settore che registra la crescita più marcata: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso le strutture non convenzionate è aumentata del 137%, passando da 3,05 a 7,23 miliardi. “Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato, chi può pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche”, riflette Cartabellotta.Insomma, per il presidente Gimbe “è sotto gli occhi di tutti che la privatizzazione del Ssn, non progra mmata e non annunciata e proporzionale al suo indebolimento, sta trasformando i diritti in privilegi“.Ma per la Fondazione è ancora possibile invertire la rotta. Come? Con un consistente e stabile rilancio del finanziamento pubblico, un paniere di Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) compatibile con l’entità delle risorse assegnate, un ‘secondo pilastro’ realmente integrativo rispetto al Ssn ed evitando di dirottare fondi pubblici verso profitti privati. Ma bisogna agire subito. “Perché di fronte alla malattia siamo tutti uguali solo sulla Carta. Nella vita di tutti i giorni si moltiplicano inaccettabili diseguaglianze”.FORTUNE ITALIAN. 9 del 2025FORTUNE © è un marchio di FORTUNE MEDIA IP LIMITED utilizzato sotto licenzaCopyright © 2023 We Inform Srl. All rights reserved.€2 per 1 mese di FortuneOltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni meseApprofittane ora per ottenere in esclusiva:Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza. tp:writer§§ Margherita Lopes guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603200308011.PDF §---§ title§§ Sanità pubblica allo sfascio mentre il privato dilaga: cittadini costretti a pagare link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603211807966.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "giornalelavoce.it" del 26 Nov 2025

L’analisi Gimbe fotografa un Paese dove chi può paga, chi non può rinuncia e il servizio sanitario nazionale perde terreno anno dopo anno

pubDate§§ 2025-11-26T10:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603211807966.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603211807966.PDF', 'title': 'giornalelavoce.it'} tp:url§§ https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/652335/sanita-pubblica-allo-sfascio-mentre-il-privato-dilaga-cittadini-costretti-a-pagare.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603211807966.PDF tp:ocr§§ In Italia la sanità pubblica dovrebbe rappresentare una garanzia universale, un diritto intoccabile capace di proteggere tutti, indipendentemente dal reddito e dal luogo in cui si vive. Dovrebbe, appunto. Perché oggi i numeri mostrano un quadro molto diverso: il Servizio sanitario nazionale indietreggia e lascia spazi sempre più ampi al privato, che di fatto sostiene interi comparti come la riabilitazione, mentre cresce la spesa a carico delle famiglie e aumentano in modo preoccupante le persone che rinunciano alle cure. Un arretramento lento, silenzioso, ma ormai evidente.A dirlo non è un’opinione politica, ma la nuova analisi della Fondazione Gimbe, presentata al 20° Forum Risk Management di Arezzo. Parole nette: «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del servizio sanitario nazionale: basta leggere i numeri», ammonisce il presidente Nino Cartabellotta. E i numeri parlano chiaro. Nel 2024 la spesa sanitaria privata delle famiglie ha raggiunto 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa complessiva. Nel 2012 era di 32,4 miliardi. Un salto che configura, come spiega Cartabellotta, un sistema ormai di fatto “misto”, senza che nessun governo abbia mai avuto il coraggio di dirlo apertamente.Mentre il pubblico arretra, i cittadini pagano. E chi non può permetterselo semplicemente si arrende: le rinunce alle cure sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024. Dietro queste cifre ci sono denti non curati, visite rimandate, diagnosi mancate, terapie mai iniziate. Un diritto alla salute che si indebolisce, pezzo dopo pezzo.La spesa privata si distribuisce in modi che spiegano bene la direzione del sistema: 12,1 miliardi finiscono nelle farmacie; 10,6 miliardi nelle tasche dei professionisti sanitari (odontoiatri, medici, psicologi). Poi ci sono 7,6 miliardi verso strutture private accreditate, 7,2 miliardi verso il privato puro – cliniche, poliambulatori e centri diagnostici non convenzionati – e 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per intramoenia e servizi affini.Ed è proprio il privato non convenzionato il settore cresciuto di più: +137% dal 2016 al 2023, passando da 3,05 a 7,23 miliardi. Un dato che racconta un’Italia dove chi cerca risposte rapide – e può pagarle – esce dal perimetro delle tutele pubbliche. Una scelta che non nasce da capricci, ma da liste d’attesa infinite, personale carente e servizi territoriali incapaci di rispondere. Di fatto, una privatizzazione strisciante che si alimenta della debolezza del sistema pubblico.E mentre il cittadino paga, anche il privato accreditato prospera: gestisce l’85% dell’assistenza residenziale, il 78% della riabilitazione, il 72,8% della semi-residenziale e quasi il 60% della specialistica ambulatoriale. Nel frattempo aumentano i “terzi paganti” – fondi sanitari, assicurazioni, casse mutue – che nel 2024 hanno raggiunto 6,36 miliardi, +2 miliardi rispetto al periodo post-pandemico. Risorse che, per vie traverse, finiscono per sostenere soprattutto operatori privati.Di fronte a tutto questo, la domanda è inevitabile: dov’è finita la promessa della sanità pubblica per tutti? In un Paese in cui la Costituzione parla chiaro, ci ritroviamo con un sistema che chiede sempre più soldi ai cittadini, mentre le cure diventano un privilegio e non un diritto.Gimbe propone di invertire la rotta: rilanciare il finanziamento pubblico, ridefinire un paniere realistico di Livelli Essenziali di Assistenza, costruire un secondo pilastro integrativo che non trasformi la salute in un mercato, e ristabilire un rapporto pubblico-privato basato sull’integrazione, non sulla competizione. Tutti obiettivi logici. Ma la domanda vera resta una sola: c’è ancora la volontà politica di salvare ciò che resta della sanità pubblica? La chiamavano sanità: i soldi per i medici "regalati" agli impiegati Dal fondo di perequazione usato come bancomat agli errori sul Balduzzi, dalla consulenza che cancella crediti al nuovo fascicolo della Procura: un sistema che per anni ha truccato numeri, mascherato buchi e ignorato controlli. Ora la Guardia di Finanza mette ordine dove la politica ha chiuso gli occhi Irper alle stelle a Cafasse. La maggioranza difende la manovra, l'opposizione attacca duramente Per la maggioranza guidata dal sindaco Oddi, si tratta di un sacrificio minimo e necessario. Per Scarano, invece, è un prelievo ingiusto e pericoloso per le fasce più fragili Italia alla deriva tra guerra, menzogne e politica da discount Una classe dirigente senza visione né dignità trascina il Paese nel caos: soldi a Kiev, fedeltà cieca a Washington e Tel Aviv, mentre sanità, salari e sicurezza crollano. Un reality grottesco che ha sostituito la democrazia tp:writer§§ Virginia Serpe guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603211807966.PDF §---§ title§§ Sanità sempre meno pubblica: il privato vola mentre 1 euro su 4 lo pagano le famiglie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602910309191.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "giornalelavoce.it" del 26 Nov 2025

Gimbe avverte sul “servizio misto”, il Pd: cure garantite solo a chi ha il portafoglio

pubDate§§ 2025-11-26T17:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602910309191.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602910309191.PDF', 'title': 'giornalelavoce.it'} tp:url§§ https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/652502/sanita-sempre-meno-pubblica-il-privato-vola-mentre-1-euro-su-4-lo-pagano-le-famiglie.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602910309191.PDF tp:ocr§§ La fotografia scattata da Fondazione Gimbe nel nuovo report presentato al 20° Forum Risk Management di Arezzo lascia poco spazio all’ottimismo: gli italiani stanno abbandonando il servizio sanitario pubblico e persino il privato convenzionato, spingendosi sempre più verso le strutture interamente private. Strutture che non offrono alcuna forma di rimborso pubblico e che, secondo i dati, stanno diventando una necessità per chi ha bisogno di visite ed esami in tempi rapidi.Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso il cosiddetto “privato puro” è più che raddoppiata: da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi, un aumento del 137%. È la conferma di un trend solido: chi può permetterselo preferisce pagare e aggirare l’ostacolo delle liste d’attesa, mentre chi non può resta intrappolato in un sistema che fatica a garantire tempi e prestazioni adeguati.Il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta non usa giri di parole e mette in fila un’accusa precisa: «Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato, chi può pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche». Per il numero uno della Fondazione, la deriva è già in atto: «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del servizio sanitario nazionale: basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà». NINO CARTABELLOTTAIl report evidenzia anche lo slittamento progressivo della spesa sanitaria verso le tasche dei cittadini: nel 2024, la quota pagata direttamente dalle famiglie ha raggiunto 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% dell’intera spesa sanitaria nazionale. Nel 2012 era il 32,4 miliardi. Quasi un euro su quattro viene pagato di tasca propria: una soglia che segna un passaggio significativo verso un sistema di fatto “misto”, come lo definisce Cartabellotta.Una parte consistente della spesa se ne va in farmacie e prodotti sanitari (12,1 miliardi) e nelle parcelle dei professionisti che operano fuori dal pubblico (10,6 miliardi, di cui 5,8 agli odontoiatri, 2,6 ai medici, poco più di uno psicologi). Il privato accreditato riceve 7,6 miliardi, mentre 2,2 miliardi finiscono alle strutture pubbliche per intramoenia e altre prestazioni a pagamento.Il quadro cambia ancora di più quando si guarda ai settori nei quali il privato accreditato è diventato dominante: rappresenta l’85,1% della sanità residenziale, il 78,4% della riabilitativa, il 72,8% della semi-residenziale e quasi il 60% della specialistica ambulatoriale. Un ecosistema alternativo che si sta espandendo velocemente anche grazie ai cosiddetti “terzi paganti” – fondi sanitari, casse mutue, assicurazioni e imprese – la cui spesa nel 2024 ha toccato i 6,36 miliardi, aumentando di oltre 2 miliardi nel solo triennio successivo alla pandemia.Per Cartabellotta, anche questo è un segnale preciso: una forma di privatizzazione indiretta che trasferisce risorse pubbliche verso soggetti privati tramite strumenti assicurativi o mutualistici. Un processo che, sottolinea il report, non è mai stato esplicitamente dichiarato da nessun governo, ma che sta ridefinendo in profondità il sistema sanitario italiano.Le opposizioni parlano di dati “spaventosi”. La deputata del Pd Ilenia Malavasi, membro della commissione Affari sociali e firmataria di un’interrogazione parlamentare, denuncia: «La sanità pubblica sta scomparendo sotto i colpi della privatizzazione selvaggia, favorita dall’attuale governo». Per Malavasi, l’aumento del privato non è un fenomeno neutro: «È il segno di un sistema sanitario che, invece di essere al servizio di tutti, sta diventando sempre più inaccessibile per chi non ha le risorse per pagare». Un rischio che colpisce soprattutto pensionati, famiglie fragili, cittadini per cui la sanità privata non è un’opzione: «È inaccettabile che milioni di italiani debbano fare affidamento sulla sanità privata per ricevere cure che dovrebbero essere garantite dallo Stato». ILENIA MALAVASISul fronte opposto, il g overno non interviene direttamente, ma il dibattito politico è destinato a infiammarsi: la fotografia di Gimbe arriva nel pieno delle discussioni su fondi, Pnrr, tagli e riforme strutturali del sistema sanitario, e mette in luce una realtà sempre meno sostenibile per le fasce più deboli della popolazione.Il dato più evidente è che il confine tra pubblico e privato si sta assottigliando: non è più una questione di scelta, ma di possibilità economica. E per milioni di italiani, quella scelta sta diventando sempre meno libera. Valli senza medici, protesta a Vercelli contro il vuoto sanitario in montagna Dalla Valsessera alla Valsesia: migliaia di residenti senza medico di base denunciano l’abbandono dei servizi essenziali Torino Nord cambia volto: presentato il progetto del nuovo ospedale da 503 posti letto. Apertura entro il 2031 Sostituirà Maria Vittoria e Amedeo di Savoia. Investimento da 347 milioni, sei torri, otto sale operatorie Addio alle Case della Salute: la Regione chiude un modello che funzionava davvero La Valle annuncia la fine dell’esperienza. Canalis (PD) attacca: “Spending review cieca, si smantella la sanità territoriale” tp:writer§§ Silvano Freddo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602910309191.PDF §---§ title§§ Nuovo ospedale Torino Nord, via libera al maxi-progetto da 347 milioni: sei torri, 503 posti letto e apertura fissata al 2031 (VIDEO) link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603056909509.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "giornalelavoce.it" del 26 Nov 2025

Sostituirà Maria Vittoria e Amedeo di Savoia: Lo Russo e Cirio rivendicano la scelta, progettisti garantiscono sicurezza idrogeologica e integrazione nel...

pubDate§§ 2025-11-26T19:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603056909509.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603056909509.PDF', 'title': 'giornalelavoce.it'} tp:url§§ https://www.giornalelavoce.it/video/attualita/652572/nuovo-ospedale-torino-nord-via-libera-al-maxi-progetto-da-347-milioni-sei-torri-503-posti-letto-e-apertura-fissata-al-2031-video.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603056909509.PDF tp:ocr§§ Il nuovo ospedale di Torino Nord ha una data: il 2031. È l’orizzonte indicato dopo la presentazione ufficiale del progetto approvato dalla Conferenza dei servizi, che prevede un investimento complessivo di 347 milioni di euro e la costruzione della struttura nell’area ex giostrai della Pellerina. L’edificio sostituirà gli attuali ospedali Maria Vittoria e Amedeo di Savoia, concentrando i servizi sanitari in un’unica architettura moderna, sviluppata su un piano piastra e sei torri dedicate alla degenza.I numeri del nuovo complesso ospedaliero delineano un salto di scala: 503 posti letto, otto sale operatorie, quattro sale ibride, tredici sale diagnostiche a servizio del pronto soccorso, un’autorimessa da 778 posti, un energy center dedicato e un sistema di terrazze esterne progettate per integrarsi con il paesaggio della Pellerina. I progettisti hanno insistito sulla volontà di creare “una ricucitura del tessuto urbano con la città”, inserendo la struttura nel contesto del parco e annunciando che, al termine dei lavori, saranno presenti 151 alberi in più rispetto a oggi.Particolare attenzione è stata posta sulla sicurezza idrogeologica. È stata verificata la compatibilità dell’intervento utilizzando come riferimento i livelli dell’alluvione del 2000, ovvero la massima piena della Dora. Tutta la struttura verrà costruita oltre sei metri sopra quel limite, scelta che secondo i tecnici garantisce protezione rispetto ai possibili scenari futuri.Il prossimo passaggio è previsto per dicembre, quando il progetto sarà inviato all’Inail, soggetto attuatore, per le attività di verifica e validazione necessarie prima della gara d’appalto. Se il cronoprogramma verrà rispettato, dalla posa della prima pietra serviranno quattro anni di lavori.A presentare il percorso sono stati il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e il direttore generale dell’Asl Città di Torino Carlo Picco. «È un percorso che rappresenta plasticamente cosa deve fare la politica», ha affermato Lo Russo, sottolineando come l’amministrazione abbia scelto “l’area migliore e più idonea possibile”, valorizzando la disponibilità immediata del terreno, la vicinanza agli ospedali da sostituire e l’idoneità viabilistica. «Abbiamo messo il paziente al centro», ha aggiunto, ricordando che anche le critiche “sono servite per migliorare il progetto”.Sulla stessa linea si è mosso Cirio. «Oggi dimostriamo che non stiamo più facendo gli errori del passato», ha dichiarato. Il governatore ha ricordato come in Piemonte non si realizzino nuovi ospedali da settant’anni, spesso per mancanza di risorse ma anche per timore di scontentare qualcuno. «Noi invece abbiamo deciso di decidere, che è la differenza fra non governare e governare», ha rivendicato. La scelta dell’Inail come soggetto attuatore, ha precisato, «non è stata una scelta ideologica ma quella che ritenevamo migliore».A chiudere è stato Picco: «In due anni siamo arrivati alla conclusione della conferenza dei servizi per un ospedale che metterà a disposizione tecnologia, benessere, spazi, anche verdi, in un progetto che cambierà completamente la faccia dell’assistenza sanitaria a Torino nord».Il nuovo ospedale diventa così il fulcro della riorganizzazione sanitaria della parte settentrionale della città, un’opera che vuole unire funzionalità, sostenibilità e sicurezza dopo anni di immobilismo. I prossimi mesi saranno decisivi per confermare il cronoprogramma e trasformare il progetto in cantiere. Torino Nord cambia volto: presentato il progetto del nuovo ospedale da 503 posti letto. Apertura entro il 2031 Sostituirà Maria Vittoria e Amedeo di Savoia. Investimento da 347 milioni, sei torri, otto sale operatorie Sanità sempre meno pubblica: il privato vola mentre 1 euro su 4 lo pagano le famiglie Gimbe avverte sul “servizio misto”, il Pd: cure garantite solo a chi ha il portafoglio tp:writer§§ Silvano Freddo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603056909509.PDF §---§ title§§ Sanità, spesa delle famiglie a 41,3 miliardi ed è boom di privato puro con 7,2 mld (+ 137%) link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602928608238.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ilsole24ore.com" del 26 Nov 2025

Cresce la spesa out-of-pocket e aumentano i soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie: tra le proposte la revisione dei Livelli essenziali di assistenza e la definizione di un secondo pilastro davvero integrativo del Ssn

pubDate§§ 2025-11-26T11:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602928608238.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602928608238.PDF', 'title': 'ilsole24ore.com'} tp:url§§ https://www.ilsole24ore.com/art/sanita-spesa-famiglie-413-miliardi-ed-e-boom-privato-puro-72-mld-137percento-AHK4dwxD tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602928608238.PDF tp:ocr§§ ServizioServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùAnalisi GimbeSanità, spesa delle famiglie a 41,3 miliardi ed è boom di privato puro con 7,2 mld (+ 137%)Cresce la spesa out-of-pocket e aumentano i soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie: tra le proposte la revisione dei Livelli essenziali di assistenza e la definizione di un secondo pilastro davvero integrativo del Ssndi Redazione Salute26 novembre 20255' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comI punti chiavePovertà limite fisiologicoIl boom del privato puroRallenta il privato convenzionatoGli altri attori in campoQuale integrazioneLe proposteAscolta la versione audio dell'articolo5' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comNel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta in Italia a 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni il limite del 15% raccomandato dall’Oms, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In valore assoluto questa spesa è cresciuta dai 32,4 mld del 2012, mantenendosi sempre tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale.A dare le cifre è la Fondazione Gimbe: «Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie - osserva il presidente Nino Cartabellotta - oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto” senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 mln nel 2022 a 5,8 mln nel 2024».Loading...Povertà limite fisiologicoIn altre parole, rimarcano da Gimbe, la spesa privata non può crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’Istat 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa. La composizione della spesa privata è desumibile dal Sistema tessera sanitaria: nel 2023 (anno più recente a disposizione), i 43 mld di spesa sanitaria privata vanno per 12,1 mld alle farmacie, per 10,6 mld a professionisti - di cui 5,8 mld odontoiatri e 2,6 mld ai medici -, per 7,6 mld al privato accreditato con il Ssn, per 7,2 mld al privato “puro” e per 2,2 mld al Servizio sanitario nazionale come retribuzione della libera professione. «Questi numeri - osserva Cartabellotta - dicono che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, con l’acquisto sul mercato delle prestazioni necessarie».Il boom del privato puroL’altra faccia della medaglia nell’analisi della spesa sanitaria a carico dei cittadini è la “privatizzazione della produzione”: principalmente interessa da un lato le strutture private convenzionate che forniscono servizi e prestazioni per conto del Ssn e vengono rimborsate con risorse pubbliche e, dall’altro, il privato non convenzionato. Ed è in quest’ultimo settore composto di strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni senza rimborso a carico della spesa pubblica, che Fondazione Gimbe registra un vero e proprio exploit: tra 2016 e 2023 la spesa delle famiglie è aumentata del 137% da 3,05 mld a 7,23 miliardi, con un incremento medio di circa 600 milioni l’anno.NewsletterSanità24, la newsletter sul settore sanitarioScopri di piùABBONAMENTO1 anno di abbonamento al Sole a 69€!Accesso illimitato al sito de Il Sole 24 OreScopri di piùRallenta il privato convenzionatoNello stesso periodo la spesa delle famiglie per il privato accreditato è cresciuta solo del 45%; di conseguenza - osservano da Fondazione Gimbe - il netto divario tra spesa delle famiglie verso il privato “puro” e verso il privato convenzionato si è praticamente azzerato passando da 2, 2 mld nel 2016 a soli 390 mln nel 2023. «Tra i fenomeni di privatizzazione - commenta Cartabellotta - la dinamica più preoccupante è dunque la velocità di crescita del privato “puro”. Infatti, mentre il dibattito pubblico continua ad avvitarsi sul ruolo del privato convenzionato, la cui incidenza sulla spesa sanitaria si è addirittura ridotta, i dati documentano la crescita esponenziale della spesa out-of-pocket verso il privato-privato. Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato, chi può pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche. Questo circuito, insieme all’intramoenia, rappresenta l’unica scappatoia per il cittadino intrappolato nelle liste di attesa».Gli altri attori in campoL’intermediazione della spesa sanitaria privata è affidata ai cosiddetti “terzi paganti”, che popolano - ricordano ancora da Gimbe - un ecosistema complesso composto da fondi sanitari, casse mutue, compagnie assicurative, imprese, enti del terzo settore e altre realtà non profit. Nel 2024, secondo i dati Istat-Sha, la spesa sostenuta da questi soggetti ha raggiunto 6,36 miliardi, con un incremento di oltre 2 miliardi nel triennio post-pandemia. «Va ribadito – spiega Cartabellotta – che ai fondi sanitari integrativi e al welfare aziendale viene riconosciuta una defiscalizzazione il cui impatto sulla finanza pubblica non è mai stato reso pubblico, né è calcolabile. Ma che rappresenta, indirettamente, uno strumento di privatizzazione occulta, visto che dirotta risorse pubbliche prevalentemente verso soggetti privati».Peraltro le potenzialità della sanità integrativa risulterebbero fortemente ridimensionate nell’attuale contesto di crisi del Ssn. Con quasi 12 milioni di iscritti nel 2023, i fondi sanitari devono rimborsare un numero crescente di prestazioni che la sanità pubblica non riesce più a garantire. E questo squilibrio ne compromette la sostenibilità: più il Ssn arretra, più aumenta la richiesta di rimborsi e l’intero sistema fatica a reggere. «La sanità integrativa – avverte Cartabellotta – può funzionare solo se integra un sistema pubblico forte. Se invece è chiamata a sostituirne le carenze, rischia di affondare insieme al Ssn».Aumenta anche il numero di fondi di investimento, assicurazioni, gruppi bancari e società che, stimolati da trend di lungo periodo come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, vedono nella sanità un settore ad alta redditività. Questi soggetti privati investono risorse nell’ambito dei propri piani aziendali come capitale di rischio, sia acquisendo quote societarie, sia stipulando partenariati pubblico-privato (Ppp) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. «Se l’ingresso di capitali privati in sanità non può essere criminalizzato – avverte Cartabellotta –senza regole chiare e una governance rigorosa aumenta il rischio di sbilanciamento tra l’obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della legittima generazione di profitti». Particolarmente critica - proseguono ancora dalla Fondazione - appare la relazione diretta tra investitore privato ed erogatore privato “puro”, che dà vita a quel “secondo binario” totalmente sganciato dal Ssn e destinato esclusivamente a chi può pagare direttamente o tramite coperture assicurative.Quale integrazione«In questo scenario – commenta Cartabellotta – caratterizzato dal progressivo arretramento della sanità pubblica e al contempo da una sregolata espansione di innumerevoli soggetti privati che perseguono anche obiettivi di profitto, parlare di “integrazione pubblico-privato” diventa anacronistico e oltraggioso nei confronti dell’art. 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del Servizio sanitario nazionale. Se per il nostro Paese salvaguardare un Ssn pubblico, equo e universalistico non è più una priorità, la politica abbia il coraggio di dirlo apertamente ai cittadini e gestisca con rigore i processi di privatizzazione, invece di lasciarli correre a briglia sciolta. In alternativa, si assuma pubblicamente la responsabilità di una “manutenzione or dinaria” di un modello che produce disuguaglianze, impoverisce le famiglie, penalizza il Sud e abbandona anziani e fragili. Perché è sotto gli occhi di tutti che la privatizzazione del Ssn, non programmata e non annunciata e proporzionale all’indebolimento del SSN, sta trasformando i diritti in privilegi».Le proposteDalla Fondazione Gimbe ribadiscono che è ancora possibile invertire la rotta. Come? Con un consistente e stabile rilancio del finanziamento pubblico, un “paniere” di Livelli essenziali di assistenza compatibile con l’entità delle risorse assegnate, un “secondo pilastro” che sia realmente integrativo rispetto al Ssn ed eviti di dirottare fondi pubblici verso profitti privati e alimentare derive consumistiche, un rapporto pubblico-privato governato da regole pubbliche chiare sotto il segno di una reale integrazione e non della sterile competizione. «Solo intervenendo su questi assi strategici – conclude Cartabellotta – sarà possibile restituire al Ssn il ruolo che la Costituzione gli assegna: garantire a tutte le persone il diritto alla tutela salute, indipendentemente dal reddito, dal Cap di residenza e dalle condizioni socio-culturali. Perché di fronte alla malattia siamo tutti uguali solo sulla Carta. Ma nella vita di tutti i giorni si moltiplicano inaccettabili diseguaglianze che un Paese civile non può accettare».Riproduzione riservata ©ArgomentiprivatoServizio Sanitario NazionaleISTATNino CartabellottaItaliaLoading... tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602928608238.PDF §---§ title§§ Sanità, spesa delle famiglie a 41,3 miliardi ed è boom di privato puro con 7,2 mld (+ 137%) - Il Sole 24 ORE link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602938208334.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ilsole24ore.com" del 26 Nov 2025

Cresce la spesa out-of-pocket e aumentano i soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie: tra le proposte la revisione dei Livelli essenziali di assistenza e la definizione di un secondo pilastro davvero integrativo del Ssn

pubDate§§ 2025-11-26T12:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602938208334.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602938208334.PDF', 'title': 'ilsole24ore.com'} tp:url§§ https://www.ilsole24ore.com/art/sanita-spesa-famiglie-413-miliardi-ed-e-boom-privato-puro-72-mld-137percento-AHK4dwxD tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602938208334.PDF tp:ocr§§ Ascolta la versione audio dell'articolo5' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comNel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta in Italia a 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni il limite del 15% raccomandato dall’Oms, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In valore assoluto questa spesa è cresciuta dai 32,4 mld del 2012, mantenendosi sempre tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale.A dare le cifre è la Fondazione Gimbe: «Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie - osserva il presidente Nino Cartabellotta - oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto” senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 mln nel 2022 a 5,8 mln nel 2024».Loading...Povertà limite fisiologicoIn altre parole, rimarcano da Gimbe, la spesa privata non può crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’Istat 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa. La composizione della spesa privata è desumibile dal Sistema tessera sanitaria: nel 2023 (anno più recente a disposizione), i 43 mld di spesa sanitaria privata vanno per 12,1 mld alle farmacie, per 10,6 mld a professionisti - di cui 5,8 mld odontoiatri e 2,6 mld ai medici -, per 7,6 mld al privato accreditato con il Ssn, per 7,2 mld al privato “puro” e per 2,2 mld al Servizio sanitario nazionale come retribuzione della libera professione. «Questi numeri - osserva Cartabellotta - dicono che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, con l’acquisto sul mercato delle prestazioni necessarie».Il boom del privato puroL’altra faccia della medaglia nell’analisi della spesa sanitaria a carico dei cittadini è la “privatizzazione della produzione”: principalmente interessa da un lato le strutture private convenzionate che forniscono servizi e prestazioni per conto del Ssn e vengono rimborsate con risorse pubbliche e, dall’altro, il privato non convenzionato. Ed è in quest’ultimo settore composto di strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni senza rimborso a carico della spesa pubblica, che Fondazione Gimbe registra un vero e proprio exploit: tra 2016 e 2023 la spesa delle famiglie è aumentata del 137% da 3,05 mld a 7,23 miliardi, con un incremento medio di circa 600 milioni l’anno.NewsletterSanità24, la newsletter sul settore sanitarioScopri di piùABBONAMENTO1 anno di abbonamento al Sole a 69€!Accesso illimitato al sito de Il Sole 24 OreScopri di piùRallenta il privato convenzionatoNello stesso periodo la spesa delle famiglie per il privato accreditato è cresciuta solo del 45%; di conseguenza - osservano da Fondazione Gimbe - il netto divario tra spesa delle famiglie verso il privato “puro” e verso il privato convenzionato si è praticamente azzerato passando da 2,2 mld nel 2016 a soli 390 mln nel 2023. «Tra i fenomeni di privatizzazione - commenta Cartabellotta - la dinamica più preoccupante è dunque la velocità di crescita del privato “puro”. Infatti, mentre il dibattito pubblico continua ad avvitarsi sul ruolo del privato convenzionato, la cui incidenza sulla spesa sanitaria si è addirittura ridotta, i dati documentano la crescita esponenziale della spesa out-of-pocket verso il privato-privato. Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato, chi può pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche. Questo circuito, insieme all’intramoenia, rappresenta l’unica scappatoia per il cittadino intrappolato nelle liste di attesa».Gli altri attori in campoL’intermediaz ione della spesa sanitaria privata è affidata ai cosiddetti “terzi paganti”, che popolano - ricordano ancora da Gimbe - un ecosistema complesso composto da fondi sanitari, casse mutue, compagnie assicurative, imprese, enti del terzo settore e altre realtà non profit. Nel 2024, secondo i dati Istat-Sha, la spesa sostenuta da questi soggetti ha raggiunto 6,36 miliardi, con un incremento di oltre 2 miliardi nel triennio post-pandemia. «Va ribadito – spiega Cartabellotta – che ai fondi sanitari integrativi e al welfare aziendale viene riconosciuta una defiscalizzazione il cui impatto sulla finanza pubblica non è mai stato reso pubblico, né è calcolabile. Ma che rappresenta, indirettamente, uno strumento di privatizzazione occulta, visto che dirotta risorse pubbliche prevalentemente verso soggetti privati».Peraltro le potenzialità della sanità integrativa risulterebbero fortemente ridimensionate nell’attuale contesto di crisi del Ssn. Con quasi 12 milioni di iscritti nel 2023, i fondi sanitari devono rimborsare un numero crescente di prestazioni che la sanità pubblica non riesce più a garantire. E questo squilibrio ne compromette la sostenibilità: più il Ssn arretra, più aumenta la richiesta di rimborsi e l’intero sistema fatica a reggere. «La sanità integrativa – avverte Cartabellotta – può funzionare solo se integra un sistema pubblico forte. Se invece è chiamata a sostituirne le carenze, rischia di affondare insieme al Ssn».Aumenta anche il numero di fondi di investimento, assicurazioni, gruppi bancari e società che, stimolati da trend di lungo periodo come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, vedono nella sanità un settore ad alta redditività. Questi soggetti privati investono risorse nell’ambito dei propri piani aziendali come capitale di rischio, sia acquisendo quote societarie, sia stipulando partenariati pubblico-privato (Ppp) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. «Se l’ingresso di capitali privati in sanità non può essere criminalizzato – avverte Cartabellotta –senza regole chiare e una governance rigorosa aumenta il rischio di sbilanciamento tra l’obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della legittima generazione di profitti». Particolarmente critica - proseguono ancora dalla Fondazione - appare la relazione diretta tra investitore privato ed erogatore privato “puro”, che dà vita a quel “secondo binario” totalmente sganciato dal Ssn e destinato esclusivamente a chi può pagare direttamente o tramite coperture assicurative.Quale integrazione«In questo scenario – commenta Cartabellotta – caratterizzato dal progressivo arretramento della sanità pubblica e al contempo da una sregolata espansione di innumerevoli soggetti privati che perseguono anche obiettivi di profitto, parlare di “integrazione pubblico-privato” diventa anacronistico e oltraggioso nei confronti dell’art. 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del Servizio sanitario nazionale. Se per il nostro Paese salvaguardare un Ssn pubblico, equo e universalistico non è più una priorità, la politica abbia il coraggio di dirlo apertamente ai cittadini e gestisca con rigore i processi di privatizzazione, invece di lasciarli correre a briglia sciolta. In alternativa, si assuma pubblicamente la responsabilità di una “manutenzione ordinaria” di un modello che produce disuguaglianze, impoverisce le famiglie, penalizza il Sud e abbandona anziani e fragili. Perché è sotto gli occhi di tutti che la privatizzazione del Ssn, non programmata e non annunciata e proporzionale all’indebolimento del SSN, sta trasformando i diritti in privilegi».Le proposteDalla Fondazione Gimbe ribadiscono che è ancora possibile invertire la rotta. Come? Con un consistente e stabile rilancio del finanziamento pubblico, un “paniere” di Livelli essenziali di assistenza compatibile con l’entità delle risorse assegnate, un “secondo pilastro” che sia realmente integrativo rispetto al Ssn ed eviti di dirottare fondi pubblici verso profitti privati e alimentare derive consumistiche, un rapporto pubblico-privato governato da regole pu bbliche chiare sotto il segno di una reale integrazione e non della sterile competizione. «Solo intervenendo su questi assi strategici – conclude Cartabellotta – sarà possibile restituire al Ssn il ruolo che la Costituzione gli assegna: garantire a tutte le persone il diritto alla tutela salute, indipendentemente dal reddito, dal Cap di residenza e dalle condizioni socio-culturali. Perché di fronte alla malattia siamo tutti uguali solo sulla Carta. Ma nella vita di tutti i giorni si moltiplicano inaccettabili diseguaglianze che un Paese civile non può accettare».Riproduzione riservata ©ArgomentiprivatoServizio Sanitario NazionaleISTATNino CartabellottaItaliaLoading... tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602938208334.PDF §---§ title§§ Privatizzazione strisciante del SSN: l’analisi GIMBE che smaschera il nuovo ecosistema della sanità italiana link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602937408406.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "insalutenews.it" del 26 Nov 2025

Arezzo, 26 novembre 2025 - “Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà”. Con queste parole Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, apre la sua relazione al 20° Forum Risk Management di Arezzo,

pubDate§§ 2025-11-26T12:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602937408406.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602937408406.PDF', 'title': 'insalutenews.it'} tp:url§§ https://www.insalutenews.it/in-salute/privatizzazione-strisciante-del-ssn-lanalisi-gimbe-che-smaschera-il-nuovo-ecosistema-della-sanita-italiana/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=privatizzazione-strisciante-del-ssn-lanalisi-gimbe-che-smaschera-il-nuovo-ecosistema-della-sanita-italiana tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602937408406.PDF tp:ocr§§ Arezzo, 26 novembre 2025 – “Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà”. Con queste parole Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, apre la sua relazione al 20° Forum Risk Management di Arezzo, presentando un’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del SSN.L’analisi documenta che il progressivo indebolimento della sanità pubblica lascia sempre più spazio all’espansione silenziosa di una moltitudine di attori privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate.“Il termine “privato” in sanità – spiega Cartabellotta – viene utilizzato per indicare tutti gli attori coinvolti nel finanziamento, rimborso, programmazione ed erogazione di servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie.  Ma oggi, sotto un’unica etichetta, convivono realtà molto differenti, con attitudini altrettanto diverse nel mantenere l’equilibrio tra generazione di profitti e tutela della salute”.Dott. Nino CartabellottaLa Fondazione GIMBE indica quattro macro-categorie di soggetti privati: erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie; investitori che immettono capitali con finalità di sviluppo del settore e di produzione di utili; terzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni, etc.) che svolgono la funzione di pagatore intermedio tra erogatori e cittadini; realtà che stipulano partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. Ciascun soggetto privato può avere natura giuridica profit o non-profit: questi ultimi, se non rappresentano una minaccia per il SSN, nella percezione pubblica finiscono per essere considerati alla stregua di attori privati con elevata propensione ai profitti.La privatizzazione della sanità può essere misurata attraverso due macro-fenomeni: l’aumento della spesa sanitaria out-of-pocket (privatizzazione della spesa) e la crescita del numero e delle tipologie di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie (privatizzazione della produzione).“Al di là di schemi predefiniti e della molteplicità di attori privati – spiega Cartabellotta – le loro relazioni non sempre trasparenti e le dinamiche più orientate al profitto che a tutelare la salute delle persone stanno concretizzando, giorno dopo giorno, una silenziosa privatizzazione del SSN, il cui progressivo indebolimento fornisce un terreno sempre più fertile”.PRIVATIZZAZIONE DELLA SPESANel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta a € 41,3 miliardi, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’OMS, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia la spesa out-of-pocket in valore assoluto è cresciuta da € 32,4 miliardi del 2012 a € 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale.“Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie – osserva il Presidente – oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario ‘misto’, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024”. In altre parole, la spesa privata non può crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’ISTAT 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa.Dal Sistema Tessera Sanitaria è possibile identificare chi ‘incassa’ la spesa a carico dei cittadini. Nel 2023, anno più recente a disposizion e, i € 43 miliardi di spesa sanitaria privata sono così suddivisi: € 12,1 miliardi alle farmacie, € 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui € 5,8 miliardi odontoiatri e € 2,6 miliardi ai medici), € 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e € 7,2 miliardi al privato ‘puro’, ovvero alle strutture non accreditate e € 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro.“Questi numeri – osserva Cartabellotta – fotografano con chiarezza che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, acquistando direttamente sul mercato le prestazioni necessarie”.PRIVATIZZAZIONE DELLA PRODUZIONELa privatizzazione della produzione coinvolge le diverse categorie di erogatori che contribuiscono all’offerta di servizi e prestazioni sanitarie. La componente più nota – che nell’immaginario collettivo identifica il ‘privato’ per antonomasia – è rappresentata dalle strutture private convenzionate, che forniscono servizi e prestazioni sanitarie per conto del SSN e vengono rimborsate con risorse pubbliche.Privato convenzionatoSecondo l’Annuario Statistico del Ministero della Salute, nel 2023 delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58% (n. 17.042) sono strutture private accreditate e il 42% (n. 12.344) strutture pubbliche. Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7%).Tra il 2011 e il 2023 il numero di strutture ospedaliere e di assistenza specialistica ambulatoriale è diminuito sia nel pubblico sia nel privato accreditato, ma la contrazione è stata circa doppia nel pubblico (-14,1% e -5,6%) rispetto al privato (-7,6% e -2,5%). Il quadro si ribalta nelle altre aree.Nell’assistenza residenziale il pubblico arretra del 19,1% mentre il privato accreditato cresce del 41,3%; nell’assistenza semi-residenziale il pubblico segna -11,7% a fronte di un aumento del 35,8% del privato. Nell’assistenza riabilitativa crescono entrambi, ma con percentuali molto diverse (+5,3% pubblico vs +26,4% privato). Infine, nell’altra assistenza territoriale, pur con un aumento assoluto più rilevante nel pubblico, il privato accreditato registra una crescita percentuale quasi doppia (+35,3% vs +18,6%).“In altri termini nell’assistenza ospedaliera e specialistica ambulatoriale – commenta Cartabellotta – nel periodo 2011-2023 le strutture private accreditate si sono ridotte meno di quelle pubbliche e nelle altre tipologie assistenziali sono aumentate molto di più. Di conseguenza, oggi il privato accreditato finisce per essere la spina dorsale di interi settori”.Dal punto di vista finanziario, nel periodo 2012-2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato è aumentata di € 5.333 milioni (+ 22,8%), passando da € 23.376 milioni nel 2012 a € 28.709 milioni nel 2024. Ma questa crescita in valore assoluto non si è tradotta in un maggiore peso percentuale sulla spesa sanitaria totale: l’incidenza è rimasta stabile fino al 2019 e, a partire dal 2020, ha iniziato a ridursi fino a toccare nel 2024 il minimo storico del 20,8%.“Questo dato – commenta Cartabellotta – da un lato documenta la ‘sofferenza’ del privato convenzionato, dall’altro dimostra scelte politiche poco lungimiranti. Infatti, diverse Regioni hanno favorito un’eccessiva espansione del privato accreditato senza disporre di risorse adeguate, visto che l’imponente definanziamento del SSN ha mantenuto ferme le tariffe di rimborso delle prestazioni. Ne sono derivati squilibri strutturali e tensioni ricorrenti su tetti di spesa e convenzioni, spesso ridimensionate nei volumi o, addirittura, interrotte”.Nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato supera la media nazionale (20,3%) in 6 Regioni, con valori compresi tra il 22% della Puglia e il 29,3% del Lazio. Nelle restanti 15 Regioni la percentuale oscilla dal 18,9% della Calabria al 7,7% della Valle d’Aosta.Da rilevare che ad utilizzare più risorse per il privato convenzionato sono le Regioni in Piano di rientro, che registrano una quota del 23,9%, rispetto al 18,9% delle Regioni non in Piano di rientro e all’11,7% delle Autonomie speciali, Sicilia esclusa.“La posizione di ciascuna Regione – spiega Cartabellotta – è influenzata sia dal numero e dalla tipologia di strutture private convenzionate, sia dalla spesa del 2011, anno di riferimento per calcolare gli incrementi percentuali delle risorse destinate ai privati convenzionati». A tal proposito va rilevato che le Leggi di Bilancio 2024 e 2025 hanno aumentato progressivamente il tetto di spesa per il privato convenzionato sino a raggiungere € 613 milioni dal 2026 in poi. A questi dovrebbero aggiungersi, secondo la Manovra 2026, ulteriori € 123 milioni l’anno, aumentando complessivamente il tetto di € 736 milioni annui a decorrere dal 2026.“Se da un lato è evidente – spiega Cartabellotta – che l’impatto del privato convenzionato sulla spesa sanitaria è stabile, dall’altro alcune modalità operative richiedono azioni incisive per essere risolte”. In particolare è indispensabile allineare l’offerta di prestazioni ai reali bisogni di salute, scoraggiando comportamenti opportunistici conseguenti all’erogazione preferenziale di prestazioni più remunerative, in particolare se inappropriate; inoltre, bisogna mantenere un equilibrio tra tetti di spesa e numero di strutture accreditate; infine, è necessario rivedere le tariffe dei DRG e della specialistica ambulatoriale per preservare la qualità delle prestazioni.Privato non convenzionatoSi tratta di strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni esclusivamente in regime privato, senza alcun rimborso a carico della spesa pubblica. Negli ultimi anni è questo settore a registrare la crescita più marcata: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso le strutture non convenzionate è aumentata del 137%, passando da € 3,05 miliardi a € 7,23 miliardi, con un incremento medio di circa € 600 milioni l’anno.Nello stesso periodo la spesa delle famiglie per il privato accreditato è cresciuta solo del 45%; di conseguenza il netto divario tra spesa delle famiglie verso il privato “puro” e verso il privato convenzionato si è praticamente azzerato passando da € 2,2 miliardi nel 2016 a soli € 390 milioni nel 2023.“Tra i fenomeni di privatizzazione – commenta Cartabellotta – la dinamica più preoccupante è dunque la velocità di crescita del privato ‘puro’. Infatti, mentre il dibattito pubblico continua ad avvitarsi sul ruolo del privato convenzionato, la cui incidenza sulla spesa sanitaria si è addirittura ridotta, i dati documentano la crescita esponenziale della spesa out-of-pocket verso il privato ‘puro’. Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato, chi può pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche”. Questo circuito, insieme all’intramoenia, rappresenta infatti l’unica scappatoia per il cittadino intrappolato nelle liste di attesa.ALTRI ATTORI PRIVATITerzi pagantiL’intermediazione della spesa sanitaria privata è affidata ai cosiddetti “terzi paganti”, che popolano un ecosistema complesso composto da fondi sanitari, casse mutue, compagnie assicurative, imprese, enti del terzo settore e altre realtà non profit. Nel 2024, secondo i dati ISTAT-SHA, la spesa sostenuta da questi soggetti ha raggiunto € 6,36 miliardi, con un incremento di oltre € 2 miliardi nel triennio post-pandemia.“Va ribadito – spiega il Presidente – che ai fondi sanitari integrativi e al welfare aziendale viene riconosciuta una defiscalizzazione il cui impatto sulla finanza pubblica non è mai stato reso pubblico, né è calcolabile. Ma che rappresenta, indirettamente, uno strumento di privatizzazione occulta, visto che dirotta risorse pubbliche prevalen temente verso soggetti privati”.Peraltro, dopo una fase di grande entusiasmo, le potenzialità della sanità integrativa risultano fortemente ridimensionate nell’attuale contesto di crisi del SSN. Con quasi 12 milioni di iscritti nel 2023, i fondi sanitari devono rimborsare un numero crescente di prestazioni che la sanità pubblica non riesce più a garantire. E questo squilibrio ne compromette la sostenibilità: più il SSN arretra, più aumenta la richiesta di rimborsi e l’intero sistema fatica a reggere.“La sanità integrativa – avverte Cartabellotta – può funzionare solo se integra un sistema pubblico forte. Se invece è chiamata a sostituirne le carenze, rischia di affondare insieme al SSN”.InvestitoriAumenta anche il numero di fondi di investimento, assicurazioni, gruppi bancari e società che, stimolati da trend di lungo periodo come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, vedono nella sanità un settore ad alta redditività. Questi soggetti privati investono risorse nell’ambito dei propri piani aziendali come capitale di rischio, sia acquisendo quote societarie, sia stipulando partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti.“Se l’ingresso di capitali privati in sanità non può essere criminalizzato – avverte Cartabellotta – senza regole chiare e una governance rigorosa aumenta il rischio di sbilanciamento tra l’obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della legittima generazione di profitti”.Particolarmente critica appare la relazione diretta tra investitore privato ed erogatore privato “puro”, che dà vita a quel “secondo binario”, totalmente sganciato dal SSN e destinato esclusivamente a chi può pagare direttamente o tramite coperture assicurative.“In questo scenario – commenta il Presidente – caratterizzato dal progressivo arretramento della sanità pubblica e al contempo da una sregolata espansione di innumerevoli soggetti privati che perseguono anche obiettivi di profitto, parlare di “integrazione pubblico-privato” diventa anacronistico e oltraggioso nei confronti dell’art. 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del SSN. Se per il nostro Paese salvaguardare un SSN pubblico, equo e universalistico non è più una priorità, la politica abbia il coraggio di dirlo apertamente ai cittadini e gestisca con rigore i processi di privatizzazione, invece di lasciarli correre a briglia sciolta. In alternativa, si assuma pubblicamente la responsabilità di una “manutenzione ordinaria” di un modello che produce disuguaglianze, impoverisce le famiglie, penalizza il Sud e abbandona anziani e fragili. Perché è sotto gli occhi di tutti che la privatizzazione del SSN, non programmata e non annunciata e proporzionale all’indebolimento del SSN, sta trasformando i diritti in privilegi”.La Fondazione GIMBE ribadisce che è ancora possibile invertire la rotta. Come? Con un consistente e stabile rilancio del finanziamento pubblico, un ‘paniere’ di Livelli Essenziali di Assistenza compatibile con l’entità delle risorse assegnate, un “secondo pilastro” che sia realmente integrativo rispetto al SSN ed eviti di dirottare fondi pubblici verso profitti privati e alimentare derive consumistiche, un rapporto pubblico-privato governato da regole pubbliche chiare sotto il segno di una reale integrazione e non della sterile competizione.“Solo intervenendo su questi assi strategici – conclude Cartabellotta – sarà possibile restituire al SSN il ruolo che la Costituzione gli assegna: garantire a tutte le persone il diritto alla tutela salute, indipendentemente dal reddito, dal CAP di residenza e dalle condizioni socio-culturali. Perché di fronte alla malattia siamo tutti uguali solo sulla Carta. Ma nella vita di tutti i giorni si moltiplicano inaccettabili diseguaglianze che un Paese civile non può accettare”. tp:writer§§ insalutenews.it guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602937408406.PDF §---§ title§§ Sanità, l’allarme GIMBE: il “privato puro” corre (+137% in 7 anni) link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602946008512.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "italia-informa.com" del 26 Nov 2025

Cartabellotta: “Rischio secondo binario fuori dal SSN”

pubDate§§ 2025-11-26T13:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602946008512.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602946008512.PDF', 'title': 'italia-informa.com'} tp:url§§ https://italia-informa.com/sanita-gimbe-privato.aspx tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602946008512.PDF tp:ocr§§ È un’Italia che si cura sempre di più fuori dal Servizio sanitario nazionale quella fotografata dal nuovo rapporto GIMBE. Una crescita impressionante, quasi geometrica: in sette anni il cosiddetto “privato puro” — quello completamente sganciato dal SSN, pagato di tasca propria o tramite polizze — è aumentato del 137%. Un dato che, da solo, racconta la fuga silenziosa ma costante dei cittadini verso un sistema parallelo, regolato dalle possibilità economiche individuali molto più che dal principio costituzionale dell’universalità.Sanità, l’allarme GIMBE: il “privato puro” corre (+137% in 7 anni)“Va ribadito — spiega il presidente Nino Cartabellotta — che ai fondi sanitari integrativi e al welfare aziendale viene riconosciuta una defiscalizzazione il cui impatto sulla finanza pubblica non è mai stato reso noto, né realmente calcolabile”.Una sorta di zona d’ombra contabile, che però produce effetti concreti: risorse pubbliche che, indirettamente, finiscono per finanziare soggetti privati. Una “privatizzazione occulta”, la definisce il presidente GIMBE, che si sviluppa mentre la sanità pubblica arretra, lasciando spazi sempre più ampi a operatori privati in grado di intercettare domanda inevasa.La crisi del SSN travolge anche la sanità integrativaE così, dopo una fase di entusiasmo quasi euforico, oggi la sanità integrativa mostra tutti i suoi limiti strutturali. Con quasi 12 milioni di iscritti nel 2023, i fondi sanitari sono costretti a rimborsare un numero crescente di prestazioni che il SSN non riesce più a garantire nei tempi e nei modi dovuti.Il risultato è un cane che si morde la coda:- più la sanità pubblica arretra,- più aumenta il numero di prestazioni rimborsate,- più i fondi sanitari entrano in tensione economica.“La sanità integrativa può funzionare solo se integra un sistema pubblico forte — avverte Cartabellotta —. Se invece viene chiamata a sostituirne le carenze, rischia di affondare insieme al SSN”.Una frase che richiama una verità spesso taciuta: senza un sistema universale solido, nessun meccanismo assicurativo può reggere il peso di milioni di prestazioni ad alta complessità o cronicità.L’assalto dei grandi capitali: sanità come settore ad alta redditivitàIn parallelo cresce l’interesse — e la presenza — di fondi d’investimento, assicurazioni, gruppi bancari e società finanziarie. Spinti da trend strutturali come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche, questi soggetti vedono nella sanità un terreno fertile per investimenti ad alta resa.Si muovono su due strade:- acquistano quote societarie di poli sanitari e cliniche private;- stringono partenariati pubblico-privato con Aziende sanitarie e Regioni.Nessuna demonizzazione, chiarisce GIMBE. Ma serve cautela. “Se l’ingresso di capitali privati non può essere criminalizzato, senza regole chiare e una governance rigorosa aumenta il rischio di sbilanciare l’equilibrio tra l’obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della legittima generazione di profitti”.È la linea sottile — sempre più fragile — che separa la complementarità dalla sostituzione.Il “secondo binario”: cure solo per chi può permetterseleMa è sul rapporto tra investitore privato ed erogatore privato “puro” che si concentra la preoccupazione maggiore. Lì si costruisce quel “secondo binario”, ormai evidente in molte regioni: un sistema totalmente sganciato dal SSN, accessibile solo a chi può pagare direttamente o tramite coperture assicurative.Visite, esami, interventi programmati: tempi certi, qualità in molti casi elevata, ma prezzo salato.Accanto, un SSN che fatica a garantire le stesse prestazioni in tempi adeguati.È la prospettiva di una sanità a due velocità, dove il diritto alla cura rischia di trasformarsi in una questione di reddito.La fotografia scattata da GIMBE — e rilanciata con toni n etti da Cartabellotta — non è quella di un sistema che sta cambiando: è quella di un sistema che è già cambiato. E che ora deve decidere se invertire la rotta o accettare una transizione, silenziosa ma di fatto strutturale, verso un modello in cui la salute non è più un bene comune, ma un servizio acquistabile.Il passo successivo, ammonisce il presidente GIMBE, dipende dalla politica: dalle scelte di oggi e, soprattutto, dai limiti che si deciderà di non oltrepassare. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602946008512.PDF §---§ title§§ La spesa pubblica per la sanità privata in Trentino  sfiora il 13%: «Ormai è un servizio sanitario misto» - Cronaca | l'Adige.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603222308055.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ladige.it" del 26 Nov 2025

In Alto Adige siamo al 9,9%, mentre la media nazionale supera il 20%. Lo dice un''analisi indipendente sull''ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del Servizio sanitario nazionale presentata da Gimbe

pubDate§§ 2025-11-26T10:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603222308055.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603222308055.PDF', 'title': 'ladige.it'} tp:url§§ https://www.ladige.it/cronaca/2025/11/26/la-spesa-pubblica-per-la-sanita-privata-in-trentino-sfiora-il-13-ormai-e-un-servizio-sanitario-misto-1.4234642 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603222308055.PDF tp:ocr§§ In Alto Adige siamo al 9,9%, mentre la media nazionale supera il 20%. Lo dice un'analisi indipendente sull'ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del Servizio sanitario nazionale presentata da GimbeTRENTO. In Trentino, nel 2023, la quota di spesa pubblica destinata alla sanità privata convenzionata è del 12,8%. Lo dice un'analisi indipendente sull'ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del Servizio sanitario nazionale presentata da Gimbe.Nella Provincia autonoma di Bolzano, sempre nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato è pari a 9,9% (la media nazionale è del 20,3%).Un report che documenta come il progressivo indebolimento della sanità pubblica lasci sempre più spazio all'espansione silenziosa di una moltitudine di attori privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate.A livello nazionale, dati del 2024, la spesa sanitaria a carico dei cittadini ammonta a 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale, una percentuale - sottolinea Gimbe - che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall'Oms, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure.In Italia la spesa 'out-of-pocket' in valore assoluto è cresciuta da 32,4 miliardi del 2012 a 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale."Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario 'misto', senza che nessun governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall'impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024", commenta il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta. S.I.E. S.p.A. - Società Iniziative Editoriali - via Missioni Africane n. 17 - 38121 Trento - P.I. 01568000226 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603222308055.PDF §---§ title§§ Una rete civica per salvare il Servizio Sanitario Nazionale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602900208962.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "lapressa.it" del 26 Nov 2025

Politica: A parlare è Francesco Melandri, coordinatore Rete civica Modena

pubDate§§ 2025-11-26T15:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602900208962.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602900208962.PDF', 'title': 'lapressa.it'} tp:url§§ https://www.lapressa.it//articoli/politica/una-rete-civica-per-salvare-il-servizio-sanitario-nazionale tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602900208962.PDF tp:ocr§§ 'Da 25 anni la Fondazione GIMBE opera per la salvaguardia di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico, conquista sociale irrinunciabile da difendere e garantire alle future generazioni.Il nostro impegno apolitico ha dato vita nel 2013 alla campagna Salviamo il Nostro Servizio Sanitario Nazionale. Con la grande opportunità offerta dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, GIMBE rilancia la campagna #SalviamoSSN per sensibilizzare decisori politici, manager, professionisti sanitari fino ai cittadini, i veri azionisti di maggioranza del SSN, sulla necessità di rimettere al centro del dibattito pubblico e dell’agenda politica il Servizio Sanitario Nazionale'. A parlare è Francesco Melandri, coordinatore Rete civica Modena.'Negli ultimi vent’anni numerosi fattori hanno silenziosamente contribuito alla crisi di sostenibilità del SSN: le mutate condizioni demografiche, economiche e sociali, l’introduzione sul mercato di false innovazioni tecnologiche, la modifica del Titolo V della Costituzione, le diseguaglianze regionali nell'erogazione dei LEA, le ingerenze della politica partitica nella programmazione sanitaria, il modello di aziende sanitarie come “silos” in continua competizione, la scarsa integrazione professionale, l’evoluzione del rapporto paziente-medico, l’involuzione del cittadino in consumatore di prestazioni sanitarie, l’aumento del contenzioso medico-legale, i conflitti di interesse - continua Melandri -. Mettere in discussione la sanità pubblica significa compromettere non solo la salute, ma soprattutto la dignità dei cittadini e la loro capacità di realizzare ambizioni e obiettivi che, in ultima analisi, dovrebbero essere viste dalla politica come il vero ritorno degli investimenti in sanità, volando alto nel pensiero politico, nell'idea di welfare e nella (ri)programmazione socio-sanitaria'.'A dieci anni dall’avvio della campagna #SalviamoSSN, la Fondazione GIMBE lancia una rete civica nazionale con sezioni provinciali per coinvolgere sempre più persone nella tutela e nel rilancio del SSN. Vogliamo portare questa causa così rilevante nelle piazze, nelle comunità, nelle scuole, nelle istituzioni. Vogliamo coinvolgere i cittadini attivamente nella difesa e nel rilancio del Servizio Sanitario Nazionale, per garantire a tutte le persone una sanità pubblica accessibile ed equa. Perché, al di là delle difficoltà di accesso ai servizi, la maggior parte delle persone non ha ancora contezza del rischio imminente: quello di scivolare lentamente ma inesorabilmente, in assenza di una rapida inversione di rotta, da un Servizio Sanitario Nazionale fondato su princìpi di universalità, uguaglianza, equità per tutelare un diritto costituzionale, a 21 sistemi sanitari regionali basati sulle regole del libero mercato. Riteniamo indispensabile diffondere a tutti i livelli il valore del SSN, come pilastro della nostra democrazia, strumento di equità e giustizia sociale, oltre che leva di sviluppo economico. La rete opera attraverso i nuclei provinciali di coordinamento, cuore pulsante della rete, finalizzati a organizzare e promuovere iniziative e attività della campagna #SalviamoSSN sul territorio'. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602900208962.PDF §---§ title§§ Sanità: Lazio prima regione in Italia nel 2023 per spesa pubblica destinata al privato link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603060209666.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "laziotv.it" del 26 Nov 2025

Il Lazio è la prima regione italiana per spesa pubblica destinata al privato convenzionato: nel 2023, ultimo dato disponibile

pubDate§§ 2025-11-26T21:20:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603060209666.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603060209666.PDF', 'title': 'laziotv.it'} tp:url§§ https://laziotv.it/sanita/sanita-lazio-prima-regione-in-italia-nel-2023-per-spesa-pubblica-destinata-al-privato/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603060209666.PDF tp:ocr§§ Basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà”, commenta il presidente della fondazione Gimbe, Nino CartabellottaRoma · 26/11/2025 alle 20:34Il Lazio è la prima regione italiana per spesa pubblica destinata al privato convenzionato: nel 2023, ultimo dato disponibile della ragioneria generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato è pari a 29,3 per cento, superiore alla media nazionale del 20,3 per cento e prima fra le regioni italiane. È quanto emerge dal rapporto della fondazione Gimbe. Dietro al Lazio c’è il Molise in seconda posizione con il 28,7 per cento e in terza posizione c’è la Lombardia con il 27,2 per cento. Chiudono la classifica, quindi con una maggiore offerta di prestazioni pubbliche, la Valle d’Aosta (7,7 per cento), la provincia autonoma di Bolzano (9,9 per cento) e il Friuli Venezia Giulia (10,8 per cento). Sopra la media italiana, dalla quarta alla sesta posizione ci sono: Sicilia (23,9 per cento), Campania (23,3 per cento), Puglia (22 per cento). Sotto la media italiana ci sono: Calabria (18,9 per cento), Piemonte (17,9 per cento), Veneto (16,7 per cento), Emilia Romagna (16,2 per cento), Basilicata (15,5 per cento), Abruzzo (15,3 per cento), Marche (13,7 per cento), Sardegna (13,2 per cento), provincia autonoma di Trento (12,8 per cento), Liguria (12,1 per cento), Umbria (11,6 per cento), Toscana (11,5 per cento).“Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio sanitario nazionale: basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà”, commenta il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603060209666.PDF §---§ title§§ Sanità militare, riforma top secret: chi ci guadagna davvero? link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602915609136.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "lettera43.it" del 26 Nov 2025

La Difesa punta a creare un servizio sanitario parallelo, pagato con i soldi del SSN ma senza il controllo delle Regioni. L''obiettivo dichiarato è alleggerire il sistema nazionale. In realtà penalizza medici e cittadini.

pubDate§§ 2025-11-26T16:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602915609136.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602915609136.PDF', 'title': 'lettera43.it'} tp:url§§ https://www.lettera43.it/sanita-militare-riforma-top-secret-chi-ci-guadagna-davvero/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602915609136.PDF tp:ocr§§ RUBRICHEINFOCATEGORIELa Difesa punta a creare un servizio sanitario parallelo, pagato con i soldi del SSN ma senza il controllo delle Regioni. L’obiettivo dichiarato è alleggerire il sistema nazionale. In realtà penalizza medici e cittadini.Il governo promette di aiutare i cittadini con ospedali militari. Ma i numeri dicono altro, e nelle Forze Armate esplode il malcontento. Medici di Aeronautica, Marina e Carabinieri parlano di «trappola» e minacciano le dimissioni. Maurizio Gasparri arma la manovra con fondi dedicati. La Difesa punta a creare una sanità parallela, pagata con soldi del SSN: una rete di strutture che produce ricavi fuori dal controllo delle Regioni.C’è una parola che gira da settimane nei gruppi WhatsApp dei medici militari: «Riforma top secret». Nessuno l’ha vista, nessuno è stato consultato. Poi, il 21 novembre, è arrivato il colpo di scena: uno schema di decreto legislativo inviato alle rappresentanze sindacali militari senza preavviso e con appena 10 giorni di tempo per rispondere, come conferma una nota ufficiale firmata dal Capo di gabinetto del ministro della Difesa. Dieci giorni, in piena riforma strutturale, senza un tavolo tecnico, senza consultazioni reali. Solo un passaggio formale, tanto per dire che «i sindacati sono stati informati». Non ascoltati, informati.Tutto parte da una legge approvata il 5 agosto 2022, quando il governo Draghi era già dimissionario: la legge 119/2022, che agli articoli 8 e 9 delega lo Stato a riformare personale e struttura della sanità militare. Quella delega però è rimasta ferma. Poi sono arrivati Giorgia Meloni e Guido Crosetto e nell’Atto di indirizzo 2026-2028 è spuntata una nuova creatura: il Servizio sanitario militare nazionale (SSMN). Struttura interforze, comando unico, ospedali militari aperti al pubblico. Sulla carta, patriottismo. Nella realtà, un’altra storia. È noto che il SSN è al collasso. Come fa notare la Fondazione Gimbe, tra il 2023 e il 2025 il Fondo sanitario nazionale è passato da 125,4 a 136,5 miliardi. In numeri assoluti si tratta di un aumento di 11,1 miliardi ma se si prende in considerazione il rapporto con il Pil allora il quadro cambia. Dal 2022 al 2025 questo rapporto è stabilmente intorno al 6 per cento. Ciò significa che nel triennio 2023-2025 si è registrato un definanziamento di 13,1 miliardi. Non solo. I medici continuano a lasciare il SSN: nel 2022 se ne sono andati in 4.300, entro il 2030 altri 40 mila camici sono dati in uscita. La spesa privata delle famiglie nel 2024 ha superato i 40 miliardi. Riassumendo: il SSN è senza personale, senza soldi e con i cittadini costretti a pagare di tasca propria (quando riescono) le prestazioni. Veniamo ai numeri della sanità militare. Stando alla Corte dei Conti, il sistema ha all’attivo 6.300 addetti. Con una spesa per il ministero della Difesa di 340-370 milioni l’anno, pari a meno dello 0,3 per cento della spesa sanitaria nazionale. Gli ospedali militari sono pochi, spesso fatiscenti e con reparti semi vuoti. Con quale personale e quali strutture si pensa di «aiutare i civili»?Nei documenti della Legge di Bilancio (A.S. 1689), l’art. 63-bis presentato da Maurizio Gasparri prevede lo stanziamento di un milione l’anno a partire dal 2026 per ridisegnare la sanità militare. Ma il colpo grosso sta negli emendamenti successivi: 90–140 milioni dal 2026–2027 saranno destinati a ristrutturare gli ospedali militari, accreditarli al SSN, a stipulare contratti con specialisti civili esterni senza concorsi. In altre parole i soldi del SSN andranno anche agli ospedali militari, il tutto fuori dal controllo delle Regioni. Il documento spedito ai sindacati presenta la riforma come «sensibilità del vertice del dicastero» e come strumento per fornire «risposte celeri, efficaci e continuative» in supporto al SSN. Poi, in chiusura si aggiunge: «Eventuali osservazioni dovranno pervenire entro e non oltre il 10 dicembre». Nessun tavolo, nessun ascolto, nessuna trattativa. Le parti sociali esistono solo per decorazione: una cornice per una firma già decisa.Ma questa riforma a chi conviene? Non ai medici militari, che perdono identità d’arma (Carabinieri in testa), rischiano trasferimenti obbligatori a centinaia di km, vedono restringersi l’intramoenia, mentre il ministro Orazio Schillaci scarica sui medici la colpa delle liste d’attesa generate da anni di tagli. Sicuramente non ai cittadini. Per un SSN da 140 miliardi, 90–140 milioni non cambiano nulla. Ma bastano per creare una sanità parallela, militarizzata e redditizia. Chi ci guadagna, allora? Il ministero della Difesa che diventa anche erogatore sanitario; la Difesa Servizi spa, che già oggi monetizza strutture militari e potrà farlo sugli ospedali accreditati; gli specialisti privati convenzionati, che entrano da una porta laterale, senza le regole del SSN né trasparenza. Dunque il governo con questa mossa non sta «difendendo le uniformi». Le sta usando come scudo. Non sta “aiutando i cittadini”. Sta spostando pezzi di sanità pubblica in un recinto militarizzato, dove ricavi e consenso diventano patrimonio di chi controlla il sistema, non di chi lo finanzia con le tasse. Una riforma top secret non nasce per curare. Nasce per controllare. E per chi la subisce, le conseguenze non sono teoriche: nei Carabinieri il personale sanitario rischia di perdere identità e funzioni da forza di polizia; nell’Aeronautica e nella Marina si tenta di rendere “intercambiabili” medici con specializzazioni uniche, come medicina aerospaziale o iperbarica; nell’Esercito, gli unici a poter trarre vantaggio sono i presidi romani destinati all’accreditamento, dove si potrà fare business sulla pelle del SSN. Dietro la foglia di fico della “sanità militare per i cittadini” c’è un sistema di potere. Un SSN che perde medici, tempo e soldi, e una Difesa che guadagna strutture, budget e voce nella sanità pubblica .E quando una sanità parallela nasce nel silenzio, lontano da Regioni, ASL e concorsi pubblici, l’urgenza non è chiedere quando curerà i cittadini, ma capire chi verrà sacrificato, chi verrà privilegiato e chi, in tutto questo, starà incassando.Leggi anche© TAGFIN S.r.l. – Sede Legale: Via dell’Annunciata, 7 | 20121 Milano (MI)Numero di partita IVA e numero d’iscrizione al Registro Imprese 11673800964 del Registro delle Imprese di Milano.Registrazione della testata giornalistica Lettera43 presso il Tribunale Ordinario di Milano, il 27/09/2010 al numero 512 tp:writer§§ Andrea Costantino guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602915609136.PDF §---§ title§§ Sanità italiana: 41 miliardi di spesa privata. Il nuovo report Gimbe fotografa un Ssn sempre più fragile link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603215908119.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "nurse24.it" del 26 Nov 2025

Secondo il nuovo report Gimbe la spesa sanitaria privata in Italia supera i 41 miliardi, crescono le rinunce alle cure e il privato non convenzionato corre più del Ssn.

pubDate§§ 2025-11-26T11:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603215908119.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603215908119.PDF', 'title': 'nurse24.it'} tp:url§§ https://www.nurse24.it/infermiere/attualita-infermieri/sanita-fotografia-gimbe-41-miliardi-spesa-privata-ssn.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603215908119.PDF tp:ocr§§ attualitàPubblicato il 26.11.25 di Redazione Aggiornato il 26.11.25La Fondazione Gimbe fotografa una sanità pubblica che arretra mentre i privati occupano gli spazi lasciati vuoti. La spesa sanitaria a carico delle famiglie supera i 41 miliardi di euro, le rinunce alle cure crescono di 1,7 milioni di persone in due anni e il privato non convenzionato corre più veloce di tutti. Un’evoluzione silenziosa che rischia di trasformare il Servizio sanitario nazionale in un sistema a doppio binario.Nino Cartabellotta, presidente Fondazione GimbeSecondo il nuovo rapporto Gimbe, nel 2024 la spesa sanitaria “di tasca propria” (out-of-pocket) ha raggiunto 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale.È una quota che da dodici anni supera stabilmente il 15% raccomandato dall’Oms come soglia di sicurezza per uguaglianza e accessibilità alle cure. In pratica, quasi un euro su quattro della spesa sanitaria complessiva viene oggi pagato direttamente dalle famiglie.Tra il 2012 e il 2024 la spesa privata è passata da 32,4 a 41,3 miliardi di euro, mantenendosi sempre in un intervallo compreso tra il 21,5% e il 24,1% del totale.Ma questa crescita non racconta tutta la storia, perché nel frattempo aumenta il numero di persone che rinunciano alle cure: le mancate prestazioni sono salite da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024, in un contesto in cui 5,7 milioni di cittadini vivono sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto quella di povertà relativa.Quando il reddito non consente più di pagare di tasca propria, la spesa privata smette di crescere non perché le persone stanno meglio, ma perché si auto-escludono dall’assistenza.Per professionisti come infermieri e medici questo si traduce in quotidiani paradossi: servizi pubblici saturi, liste di attesa che si allungano e una fetta crescente di popolazione che arriva tardi o non arriva affatto ai percorsi di cura.Analizzando i dati del Sistema Tessera Sanitaria, Gimbe mostra come si distribuiscono i 43 miliardi di spesa sanitaria privata registrati nel 2023. La quota più rilevante va alle farmacie, con 12,2 miliardi di euro, seguite dai professionisti sanitari (10,6 miliardi), di cui ben 5,8 miliardi agli odontoiatri e 2,6 miliardi ai medici.Le strutture private accreditate incassano 7,6 miliardi, mentre il privato non accreditato, il cosiddetto “privato puro”, ne assorbe 7,2, quasi quanto il convenzionato. Le strutture pubbliche, attraverso intramoenia e altre attività, raccolgono solo 2,2 miliardi.Questi numeri confermano che una parte sempre più ampia di cittadini sta uscendo dal perimetro delle tutele del San, acquistando prestazioni direttamente sul mercato: non solo visite e diagnostica, ma anche percorsi complessi di riabilitazione o lungodegenza, spesso legati alla cronicità e alla non autosufficienza.Quando si parla di “privato in sanità”, nell’immaginario collettivo si pensa soprattutto alle strutture private accreditate, cioè quelle che erogano prestazioni per conto del Ssn e vengono rimborsate con risorse pubbliche. L’Annuario statistico del Ministero della Salute, rielaborato da Gimbe, documenta che nel 2023 su 29.386 strutture sanitarie censite, 17.042 (58%) sono private accreditate e 12.344 (42%) pubbliche.Il privato convenzionato non è marginale, ma centrale in interi settori: nelle strutture residenziali (RSA e simili) rappresenta l’85,1% dell’offerta, nella riabilitazione il 78,4%, nella semi-residenzialità il 72,8% e nella specialistica ambulatoriale quasi il 60%. In altre parole, per anziani, persone non autosufficienti e pazienti che necessitano di percorsi riabilitativi prolungati, l’interfaccia concreta con il sistema sanitario è molto spesso una struttura privata convenzionata, non un presidio pubblico.Guardando all’evoluzione 2011-2023, il numero di strutture ospedaliere e ambulatoriali si è ridotto in entrambi i comparti, ma molto di più nel pubblico: negli ospedali -14,1% di strutture pubbliche contro -7,6% di quelle private accreditate; nella specialistica ambulatoriale -5,6% contro -2,5%. Nel mondo residenziale e semi-residenziale, invece, il pubblico arretra (-19,1% e -11,7%) mentre il privato cresce con forza (+41,3% e +35,8%). Anche nella riabilitazione aumentano sia le strutture pubbliche che quelle private, ma con rapporti 5,3% contro 26,4%. È un riequilibrio silenzioso che sposta l’asse dell’assistenza di lungo periodo verso soggetti privati, spesso con contratti regionali sottoposti a tetti di spesa, revisioni tariffarie e rinnovi complessi, con ricadute dirette su dotazioni organiche e condizioni di lavoro del personale, infermieristico in primis.Dal 2012 al 2024 la spesa pubblica destinata al privato accreditato è passata da 23,4 miliardi a 28,7 miliardi di euro: un incremento assoluto di oltre 5,3 miliardi (+22,8%). Tuttavia, in rapporto alla spesa sanitaria complessiva, il peso del privato convenzionato è rimasto stabile fino al 2019 per poi ridursi fino al 20,8% nel 2024, il valore più basso dell’ultimo decennio.Secondo Gimbe, questo paradosso racconta una doppia crisi: da un lato le Regioni hanno favorito, negli anni, una forte espansione del privato accreditato; dall’altro, il definanziamento del Ssn e il blocco delle tariffe hanno reso sempre più difficile sostenere quella stessa rete di strutture. Ne derivano tensioni ricorrenti su tetti di spesa, contratti e volumi di attività, con il rischio concreto di tagli improvvisi o sospensioni delle convenzioni.Nel 2023 la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato supera la media nazionale (20,3%) in sei Regioni, con valori che vanno dal 22% della Puglia al 29,3% del Lazio, mentre in altre quindici Regioni oscilla tra il 18,9% e il 7,7%. Le Regioni in Piano di rientro si collocano in alto, con una media del 23,9%, a fronte del 18,9% delle Regioni non in piano e dell’11,7% delle autonomie speciali (Sicilia esclusa).Nonostante questo quadro, le ultime tre Leggi di Bilancio hanno progressivamente aumentato il tetto nazionale per gli acquisti da privato convenzionato, fino a prevedere dal 2026 un incremento complessivo di 736 milioni di euro l’anno. Una scelta che, secondo Gimbe, risponde più alla necessità di tenere in piedi il sistema attuale che a un disegno strategico di riequilibrio pubblico-privato.Se il peso percentuale del privato convenzionato appare stabile o in lieve calo, il vero punto di svolta del rapporto Gimbe riguarda il privato non convenzionato, cioè le strutture che lavorano interamente in regime libero, senza rimborsi a carico del SSN.Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso queste strutture è passata da 3,05 a 7,23 miliardi di euro, con un incremento del 137%, pari a circa 600 milioni di euro in più ogni anno. Nello stesso periodo, la spesa out-of-pocket verso il privato accreditato è cresciuta “solo” del 45%. Il divario tra le due voci si è quasi azzerato: dai 2,2 miliardi di differenza del 2016 si è scesi a 390 milioni nel 2023.Per Gimbe, la dinamica più preoccupante della privatizzazione è proprio questa: chi può pagare si sposta sempre di più verso il privato puro, uscendo stabilmente dal circuito delle tutele pubbliche.Le motivazioni sono note: liste d’attesa, difficoltà di accesso alla specialistica, carenza di servizi territoriali e saturazione delle strutture convenzionate. Per molti cittadini, il binario pubblico non è più percepito come tempestivo o sufficiente; il privato puro diventa l’unica via per ottenere in tempi rapidi visite, esami e percorsi diagnostico-terapeutici complessi.Nel complesso, la Fondazione Gimbe descrive un sistema sanitario nazionale “misto” di fatto, dove la parte pubblica si restringe, la rete convenzionata regge ma con crescenti tensioni e il privato puro cresce a ritmi sostenuti. In questo scenario, parlare genericamente di “integrazione pub blico-privato” rischia di essere fuorviante: più che collaborazione, il rapporto tende a configurarsi come una competizione per risorse, personale e pazienti.Per gli operatori sanitari questo si traduce in percorsi professionali frammentati, con condizioni di lavoro spesso molto diverse tra pubblico, privato convenzionato e privato puro, e in un aumento delle disuguaglianze di accesso: chi lavora nei servizi territoriali o nelle strutture pubbliche vede crescere la pressione di una domanda insoddisfatta; chi opera nel privato assiste a un afflusso crescente di pazienti in grado di pagare, mentre i più fragili rischiano di restare indietro.GIMBE conclude che invertire la rotta è ancora possibile, ma richiede scelte nette: rifinanziare in modo stabile il SSN, ridefinire un paniere di LEA compatibile con le risorse disponibili, disegnare un secondo pilastro realmente integrativo e non sostitutivo e governare il rapporto pubblico-privato con regole trasparenti e vincolanti.In assenza di queste decisioni, avverte la Fondazione, la privatizzazione “silenziosa” continuerà a trasformare il diritto alla salute in un privilegio: una traiettoria che rischia di lasciare soli, sulla linea del fronte, proprio quei professionisti che tengono in piedi ogni giorno il sistema delle cure.Devi fare il login per lasciare un commento. Non sei iscritto ?VideoContenuti in esclusiva, approfondimenti e aggiornamenti sulle principali notizie. La raccolta settimanale delle notizie scelte per te.PubblicitàDiventare InfermiereStudentiInfermieriSpecializzazioniLibera ProfessioneOSSIZEOS MEDIA GROUPQuotidiano - Registrato al tribunale di Rimini n.4 del 12/09/13Direttore ResponsabileIZEOS SRL | ROC 26157 REA : RN331812 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603215908119.PDF §---§ title§§ Cartabellotta (Gimbe): 'Istituzioni prendano decisione definitiva su futuro Ssn'. link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602124300147.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "oggitreviso.it" del 26 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-26T01:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602124300147.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602124300147.PDF', 'title': 'oggitreviso.it'} tp:url§§ http://www.oggitreviso.it//cartabellotta-gimbe-istituzioni-prendano-decisione-definitiva-su-futuro-ssn-au16145-367133 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602124300147.PDF tp:ocr§§ Cartabellotta (Gimbe): "Istituzioni prendano decisione definitiva su futuro Ssn". 26/11/2025 02:15 | AdnKronos | 26/11/2025 02:15 | AdnKronos | 12345     Roma, 25 nov. (Adnkronos Salute) - "Le parole chiave di questa 20esima edizione sono: visione, risorse e riforme. Oggi il Servizio sanitario nazionale vive un grande momento di difficoltà, non solo dal punto di vista organizzativo, per gli operatori sanitari, ma anche perché non riesce a soddisfare le esigenze dei pazienti: liste d'attesa molto lunghe, pronto soccorso affollati e medici di famiglia assenti. E' il momento in cui la politica deve prendere una decisione definitiva sul destino della più grande opera pubblica mai costruita in Italia, il Ssn". Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, è intervenuto alla 20° edizione del Forum Risk Management di Arezzo. "Prima di decidere quante risorse mettere a disposizione e quale riforma attuare - spiega Cartabellotta - è necessaria una visione su quale Ssn vogliamo lasciare alle future generazioni. Come Fondazione Gimbe riteniamo che sia necessario un progressivo rifinanziamento pubblico, parallelo a una stagione di riforme, per cambiare le modalità di organizzazione dell'assistenza sanitaria che obbediscono a leggi che ormai hanno più di 30 anni". "Il decreto ministeriale n. 77 del 23 maggio 2022 - sottolinea il presidente Gimbe - è frenato perché le modalità con cui siamo riusciti a mettere in piedi Case e Ospedali di comunità hanno avuto un forte rallentamento: manca il personale", mancano gli "infermieri di famiglia e di comunità anche nelle regioni dove queste strutture sono state completate. Non si è raggiunto un accordo con i medici di famiglia che, peraltro, in alcune grandi regioni d'Italia come Emilia Romagna, Lombardia, Veneto sono carenti e si scrivono poco al corso di formazione. Anche in questo contesto ritengo che sia necessario riallineare l'obiettivo finale".   26/11/2025 02:15 AdnKronos tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602124300147.PDF §---§ title§§ Cartabellotta (Gimbe): "Istituzioni prendano decisione definitiva su futuro Ssn". link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112601968303755.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "oggitreviso.it" del 26 Nov 2025

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Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 26 Nov 2025

La privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale è una realtà: la spesa out-of-pocket dei cittadini rappresenta ormai il 22,3% della spesa sanitaria totale, superando di gran lunga la soglia Oms del 15%. Il privato convenzionato è la spina dorsale di interi settori assistenziali, mentre il privato

pubDate§§ 2025-11-26T09:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603179307773.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603179307773.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=133615 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603179307773.PDF tp:ocr§§ Tweet  stampa Ssn. Il pubblico arretra, i privati occupano gli spazi vuoti. Spesa a carico edlle famiglie oltre i 41 mld dal 2022 al 2024. Il rapporto Gimbe  La privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale è una realtà: la spesa out-of-pocket dei cittadini rappresenta ormai il 22,3% della spesa sanitaria totale, superando di gran lunga la soglia Oms del 15%. Il privato convenzionato è la spina dorsale di interi settori assistenziali, mentre il privato "puro" registra la crescita più preoccupante. Questo progressivo indebolimento della sanità pubblica trasforma i diritti costituzionali in privilegi per chi può pagare. 26 NOV - "Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà". Con queste parole Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, apre la sua relazione al 20° Forum Risk Management di Arezzo, presentando un’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del Ssn. L’analisi documenta che il progressivo indebolimento della sanità pubblica lascia sempre più spazio all’espansione silenziosa di una moltitudine di attori privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate."Il termine 'privato' in sanità – spiega Cartabellotta – viene utilizzato per indicare tutti gli attori coinvolti nel finanziamento, rimborso, programmazione ed erogazione di servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. Ma oggi, sotto un’unica etichetta, convivono realtà molto differenti, con attitudini altrettanto diverse nel mantenere l’equilibrio tra generazione di profitti e tutela della salute". La Fondazione Gimbe indica quattro macro-categorie di soggetti privati: erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie; investitori che immettono capitali con finalità di sviluppo del settore e di produzione di utili; terzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni, etc.) che svolgono la funzione di pagatore intermedio tra erogatori e cittadini; realtà che stipulano partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. Ciascun soggetto privato può avere natura giuridica profit o non-profit: questi ultimi, se non rappresentano una minaccia per il Ssn, nella percezione pubblica finiscono per essere considerati alla stregua di attori privati con elevata propensione ai profitti (tabella 1).La privatizzazione della sanità può essere misurata attraverso due macro-fenomeni: l’aumento della spesa sanitaria out-of-pocket (privatizzazione della spesa) e la crescita del numero e delle tipologie di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie (privatizzazione della produzione). "Al di là di schemi predefiniti e della molteplicità di attori privati – spiega Cartabellotta – le loro relazioni non sempre trasparenti e le dinamiche più orientate al profitto che a tutelare la salute delle persone stanno concretizzando, giorno dopo giorno, una silenziosa privatizzazione del SSN, il cui progressivo indebolimento fornisce un terreno sempre più fertile".Privatizzazione della spesa. Nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta a € 41,3 miliardi, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’OMS, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia la spesa out-of-pocket in valore assoluto è cresciuta da € 32,4 miliardi del 2012 a € 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale (figura 1). "Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie – osserva il Presidente – oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto”, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dich iarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024". In altre parole, la spesa privata non può crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’ISTAT 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa.Dal Sistema Tessera Sanitaria è possibile identificare chi “incassa” la spesa a carico dei cittadini. Nel 2023, anno più recente a disposizione, i € 43 miliardi di spesa sanitaria privata sono così suddivisi: € 12,1 miliardi alle farmacie, € 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui € 5,8 miliardi odontoiatri e € 2,6 miliardi ai medici), € 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e € 7,2 miliardi al privato “puro”, ovvero alle strutture non accreditate e € 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro (tabella 2). "Questi numeri – osserva Cartabellotta – fotografano con chiarezza che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, acquistando direttamente sul mercato le prestazioni necessarie".Privatizzazione della produzione. La privatizzazione della produzione coinvolge le diverse categorie di erogatori che contribuiscono all’offerta di servizi e prestazioni sanitarie. La componente più nota – che nell’immaginario collettivo identifica il “privato” per antonomasia – è rappresentata dalle strutture private convenzionate, che forniscono servizi e prestazioni sanitarie per conto del Ssn e vengono rimborsate con risorse pubbliche.Privato convenzionato. Secondo l’Annuario Statistico del Ministero della Salute, nel 2023 delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58% (n. 17.042) sono strutture private accreditate e il 42% (n. 12.344) strutture pubbliche (tabella 3). Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7%) (figura 2). Tra il 2011 e il 2023 il numero di strutture ospedaliere e di assistenza specialistica ambulatoriale è diminuito sia nel pubblico sia nel privato accreditato, ma la contrazione è stata circa doppia nel pubblico (-14,1% e -5,6%) rispetto al privato (-7,6% e -2,5%). Il quadro si ribalta nelle altre aree. Nell’assistenza residenziale il pubblico arretra del 19,1% mentre il privato accreditato cresce del 41,3%; nell’assistenza semi-residenziale il pubblico segna -11,7% a fronte di un aumento del 35,8% del privato. Nell’assistenza riabilitativa crescono entrambi, ma con percentuali molto diverse (+5,3% pubblico vs +26,4% privato). Infine, nell’altra assistenza territoriale, pur con un aumento assoluto più rilevante nel pubblico, il privato accreditato registra una crescita percentuale quasi doppia (+35,3% vs +18,6%) (tabella 4, figura 3). "In altri termini nell’assistenza ospedaliera e specialistica ambulatoriale – commenta Cartabellotta – nel periodo 2011-2023 le strutture private accreditate si sono ridotte meno di quelle pubbliche e nelle altre tipologie assistenziali sono aumentate molto di più. Di conseguenza, oggi il privato accreditato finisce per essere la spina dorsale di interi settori". Dal punto di vista finanziario, nel periodo 2012-2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato è aumentata di € 5.333 milioni (+ 22,8%), passando da € 23.376 milioni nel 2012 a € 28.709 milioni nel 2024. Ma questa crescita in valore assoluto non si è tradotta in un maggiore peso percentuale sulla spesa sanitaria totale: l’incidenza è rimasta stabile fino al 2019 e, a partire dal 2020, ha iniziato a ridursi fino a toccare nel 2024 il minimo storico del 20,8% (figura 4). "Questo dato – commenta Cartabellotta – da un lato documenta la “sofferenza” del privato convenzionato, dall’altro dimostra scelte politiche poco lungimiranti. Infatti, diverse Regioni han no favorito un’eccessiva espansione del privato accreditato senza disporre di risorse adeguate, visto che l’imponente definanziamento del Ssn ha mantenuto ferme le tariffe di rimborso delle prestazioni. Ne sono derivati squilibri strutturali e tensioni ricorrenti su tetti di spesa e convenzioni, spesso ridimensionate nei volumi o, addirittura, interrotte".Nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato supera la media nazionale (20,3%) in 6 Regioni, con valori compresi tra il 22% della Puglia e il 29,3% del Lazio. Nelle restanti 15 Regioni la percentuale oscilla dal 18,9% della Calabria al 7,7% della Valle d’Aosta (figura 5). Da rilevare che ad utilizzare più risorse per il privato convenzionato sono le Regioni in Piano di rientro, che registrano una quota del 23,9%, rispetto al 18,9% delle Regioni non in Piano di rientro e all’11,7% delle Autonomie speciali, Sicilia esclusa."La posizione di ciascuna Regione – spiega Cartabellotta – è influenzata sia dal numero e dalla tipologia di strutture private convenzionate, sia dalla spesa del 2011, anno di riferimento per calcolare gli incrementi percentuali delle risorse destinate ai privati convenzionati". A tal proposito va rilevato che le Leggi di Bilancio 2024 e 2025 hanno aumentato progressivamente il tetto di spesa per il privato convenzionato sino a raggiungere € 613 milioni dal 2026 in poi. A questi dovrebbero aggiungersi, secondo la Manovra 2026, ulteriori € 123 milioni l’anno, aumentando complessivamente il tetto di € 736 milioni annui a decorrere dal 2026 (tabella 5)."Se da un lato è evidente – spiega Cartabellotta – che l’impatto del privato convenzionato sulla spesa sanitaria è stabile, dall’altro alcune modalità operative richiedono azioni incisive per essere risolte". In particolare è indispensabile allineare l’offerta di prestazioni ai reali bisogni di salute, scoraggiando comportamenti opportunistici conseguenti all’erogazione preferenziale di prestazioni più remunerative, in particolare se inappropriate; inoltre, bisogna mantenere un equilibrio tra tetti di spesa e numero di strutture accreditate; infine, è necessario rivedere le tariffe dei DRG e della specialistica ambulatoriale per preservare la qualità delle prestazioni. Privato non convenzionato. Si tratta di strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni esclusivamente in regime privato, senza alcun rimborso a carico della spesa pubblica. Negli ultimi anni è questo settore a registrare la crescita più marcata: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso le strutture non convenzionate è aumentata del 137%, passando da € 3,05 miliardi a € 7,23 miliardi, con un incremento medio di circa € 600 milioni l’anno. Nello stesso periodo la spesa delle famiglie per il privato accreditato è cresciuta solo del 45%; di conseguenza il netto divario tra spesa delle famiglie verso il privato “puro” e verso il privato convenzionato si è praticamente azzerato passando da € 2,2 miliardi nel 2016 a soli € 390 milioni nel 2023 (figura 6). "Tra i fenomeni di privatizzazione – commenta Cartabellotta – la dinamica più preoccupante è dunque la velocità di crescita del privato “puro”. Infatti, mentre il dibattito pubblico continua ad avvitarsi sul ruolo del privato convenzionato, la cui incidenza sulla spesa sanitaria si è addirittura ridotta, i dati documentano la crescita esponenziale della spesa out-of-pocket verso il privato “puro”. Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato, chi può pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche". Questo circuito, insieme all’intramoenia, rappresenta infatti l’unica scappatoia per il cittadino intrappolato nelle liste di attesa.Altri attori privatiTerzi paganti. L’intermediazione della spesa sanitaria privata è affidata ai cosiddetti “terzi paganti”, che popolano un ecosistema complesso composto da fondi sanitari, casse mutue, compagnie assicurative, imprese, enti del terzo settore e altre realtà non profit. Nel 2024, secondo i dati Istat-Sha, la spesa sostenuta da questi soggetti ha raggiunto € 6,36 miliardi, con un incremento di oltre € 2 miliardi nel triennio post-pandemia. "Va ribadito – spiega il Presidente – che ai fondi sanitari integrativi e al welfare aziendale viene riconosciuta una defiscalizzazione il cui impatto sulla finanza pubblica non è mai stato reso pubblico, né è calcolabile. Ma che rappresenta, indirettamente, uno strumento di privatizzazione occulta, visto che dirotta risorse pubbliche prevalentemente verso soggetti privati". Peraltro, dopo una fase di grande entusiasmo, le potenzialità della sanità integrativa risultano fortemente ridimensionate nell’attuale contesto di crisi del Ssn. Con quasi 12 milioni di iscritti nel 2023, i fondi sanitari devono rimborsare un numero crescente di prestazioni che la sanità pubblica non riesce più a garantire. E questo squilibrio ne compromette la sostenibilità: più il Ssn arretra, più aumenta la richiesta di rimborsi e l’intero sistema fatica a reggere. "La sanità integrativa – avverte Cartabellotta – può funzionare solo se integra un sistema pubblico forte. Se invece è chiamata a sostituirne le carenze, rischia di affondare insieme al Ssn".Investitori. Aumenta anche il numero di fondi di investimento, assicurazioni, gruppi bancari e società che, stimolati da trend di lungo periodo come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, vedono nella sanità un settore ad alta redditività. Questi soggetti privati investono risorse nell’ambito dei propri piani aziendali come capitale di rischio, sia acquisendo quote societarie, sia stipulando partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. "Se l’ingresso di capitali privati in sanità non può essere criminalizzato – avverte Cartabellotta –senza regole chiare e una governance rigorosa aumenta il rischio di sbilanciamento tra l’obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della legittima generazione di profitti". Particolarmente critica appare la relazione diretta tra investitore privato ed erogatore privato “puro”, che dà vita a quel “secondo binario”, totalmente sganciato dal Ssn e destinato esclusivamente a chi può pagare direttamente o tramite coperture assicurative."In questo scenario – commenta il Presidente – caratterizzato dal progressivo arretramento della sanità pubblica e al contempo da una sregolata espansione di innumerevoli soggetti privati che perseguono anche obiettivi di profitto, parlare di “integrazione pubblico-privato” diventa anacronistico e oltraggioso nei confronti dell’art. 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del Ssn. Se per il nostro Paese salvaguardare un Ssn pubblico, equo e universalistico non è più una priorità, la politica abbia il coraggio di dirlo apertamente ai cittadini e gestisca con rigore i processi di privatizzazione, invece di lasciarli correre a briglia sciolta. In alternativa, si assuma pubblicamente la responsabilità di una “manutenzione ordinaria” di un modello che produce disuguaglianze, impoverisce le famiglie, penalizza il Sud e abbandona anziani e fragili. Perché è sotto gli occhi di tutti che la privatizzazione del Ssn, non programmata e non annunciata e proporzionale all’indebolimento del Ssn, sta trasformando i diritti in privilegi".La Fondazione Gimbe ribadisce che è ancora possibile invertire la rotta. Come? Con un consistente e stabile rilancio del finanziamento pubblico, un “paniere” di Livelli Essenziali di Assistenza compatibile con l’entità delle risorse assegnate, un “secondo pilastro” che sia realmente integrativo rispetto al Ssn ed eviti di dirottare fondi pubblici verso profitti privati e alimentare derive consumistiche, un rapporto pubblico-privato governato da regole pubbliche chiare sotto il segno di una reale integrazione e non della sterile competizione. "Solo intervenendo su questi assi strategici – conclude Cartabellotta – sarà possibile restituire al SSN il ruolo che la Costituzione gli assegna: garantire a tutte le persone il diritto alla tutela salute, indipendentemente dal reddito, dal CAP di residenza e dalle condizioni socio-culturali. Perché di fronte alla malattia siamo tutti uguali solo sulla Carta. Ma nella vita di tutti i giorni si moltiplicano inaccettabili diseguaglianze che un Paese civile non può accettare".Vedi qua tabelle e figure 26 novembre 2025© Riproduzione riservataAllegati: TabelleAltri articoli in Studi e Analisi Processo penale, ora il medico può chiamare in causa l’assicurazione Violenza sulle donne: 19.518 accessi in PS nel 2024 (+15,2%). I dati Istat e le indicazioni del Ministero della Salute per chiedere aiuto Spesa sanitaria out of pocket italiana ancora sopra la media. A pesare in particolare le spese ambulatoriali tra le più alte di tutta l’area Ocse Violenza contro le donne, la Sanità europea non aiuta 1 vittima su 3. Servizi essenziali sotto gli standard raccomandati Infezioni respiratorie. Ancora un lieve aumento nell'ultima settimana con 446 mila nuovi casi Hiv/Aids. Nel 2024 effettuate 2.379 nuove diagnosi di Hiv e 450 di Aids. I nuovi dati Iss tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603179307773.PDF §---§ title§§ Quotidiano Sanità: il quotidiano online di informazione sanitaria link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602977609724.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 26 Nov 2025

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Il rapporto GimbeProcesso penale, ora il medico può chiamare in causa l’assicurazioneViolenza sulle donne: 19.518 accessi in PS nel 2024 (+15,2%). I dati Istat e le indicazioni del Ministero della Salute per chiedere aiutoSpesa sanitaria out of pocket italiana ancora sopra la media. A pesare in particolare le spese ambulatoriali tra le più alte di tutta l’area OcseViolenza contro le donne, la Sanità europea non aiuta 1 vittima su 3. Servizi essenziali sotto gli standard raccomandatiSsn. Il pubblico arretra, i privati occupano gli spazi vuoti. Spesa a carico delle famiglie oltre i 41 mld dal 2022 al 2024. Il rapporto GimbeProcesso penale, ora il medico può chiamare in causa l’assicurazioneViolenza sulle donne: 19.518 accessi in PS nel 2024 (+15,2%). I dati Istat e le indicazioni del Ministero della Salute per chiedere aiutoSpesa sanitaria out of pocket italiana ancora sopra la media. A pesare in particolare le spese ambulatoriali tra le più alte di tutta l’area OcseViolenza contro le donne, la Sanità europea non aiuta 1 vittima su 3. Servizi essenziali sotto gli standard raccomandatiQuotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: info@homnya.comCopyright 2013-2025 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/3013 del 22/05/2013Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602977609724.PDF §---§ title§§ Ssn. Il pubblico arretra, i privati occupano gli spazi vuoti. Spesa a carico delle famiglie oltre i 41 mld dal 2022 al 2024. Il rapporto Gimbe link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602978209726.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 26 Nov 2025

La privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale è una realtà: la spesa out-of-pocket dei cittadini rappresenta ormai il 22,3% della spesa sanitaria totale, superando di gran lunga la soglia

pubDate§§ 2025-11-26T21:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602978209726.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602978209726.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/ssn-il-pubblico-arretra-i-privati-occupano-gli-spazi-vuoti-spesa-a-carico-delle-famiglie-oltre-i-mld-dal-al-il-rapporto-gimbe/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602978209726.PDF tp:ocr§§ Studi e Analisi“Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà”. Con queste parole Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, apre la sua relazione al 20° Forum Risk Management di Arezzo, presentando un’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del Ssn. L’analisi documenta che il progressivo indebolimento della sanità pubblica lascia sempre più spazio all’espansione silenziosa di una moltitudine di attori privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate.“Il termine ‘privato’ in sanità – spiega Cartabellotta – viene utilizzato per indicare tutti gli attori coinvolti nel finanziamento, rimborso, programmazione ed erogazione di servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. Ma oggi, sotto un’unica etichetta, convivono realtà molto differenti, con attitudini altrettanto diverse nel mantenere l’equilibrio tra generazione di profitti e tutela della salute”. La Fondazione Gimbe indica quattro macro-categorie di soggetti privati: erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie; investitori che immettono capitali con finalità di sviluppo del settore e di produzione di utili; terzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni, etc.) che svolgono la funzione di pagatore intermedio tra erogatori e cittadini; realtà che stipulano partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. Ciascun soggetto privato può avere natura giuridica profit o non-profit: questi ultimi, se non rappresentano una minaccia per il Ssn, nella percezione pubblica finiscono per essere considerati alla stregua di attori privati con elevata propensione ai profitti (tabella 1).La privatizzazione della sanità può essere misurata attraverso due macro-fenomeni: l’aumento della spesa sanitaria out-of-pocket (privatizzazione della spesa) e la crescita del numero e delle tipologie di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie (privatizzazione della produzione). “Al di là di schemi predefiniti e della molteplicità di attori privati – spiega Cartabellotta – le loro relazioni non sempre trasparenti e le dinamiche più orientate al profitto che a tutelare la salute delle persone stanno concretizzando, giorno dopo giorno, una silenziosa privatizzazione del SSN, il cui progressivo indebolimento fornisce un terreno sempre più fertile”.Privatizzazione della spesa. Nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta a € 41,3 miliardi, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’OMS, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia la spesa out-of-pocket in valore assoluto è cresciuta da € 32,4 miliardi del 2012 a € 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale (figura 1). “Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie – osserva il Presidente – oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto”, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024”. In altre parole, la spesa privata non può crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’ISTAT 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa.Dal Sistema Tessera Sanitaria è possibile identificare chi “incassa” la spesa a carico dei cittadini. Nel 2023, anno più recente a disposizione, i € 43 miliardi di spesa sanitaria privata sono così su ddivisi: € 12,1 miliardi alle farmacie, € 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui € 5,8 miliardi odontoiatri e € 2,6 miliardi ai medici), € 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e € 7,2 miliardi al privato “puro”, ovvero alle strutture non accreditate e € 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro (tabella 2). “Questi numeri – osserva Cartabellotta – fotografano con chiarezza che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, acquistando direttamente sul mercato le prestazioni necessarie”.Privatizzazione della produzione. La privatizzazione della produzione coinvolge le diverse categorie di erogatori che contribuiscono all’offerta di servizi e prestazioni sanitarie. La componente più nota – che nell’immaginario collettivo identifica il “privato” per antonomasia – è rappresentata dalle strutture private convenzionate, che forniscono servizi e prestazioni sanitarie per conto del Ssn e vengono rimborsate con risorse pubbliche.Privato convenzionato. Secondo l’Annuario Statistico del Ministero della Salute, nel 2023 delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58% (n. 17.042) sono strutture private accreditate e il 42% (n. 12.344) strutture pubbliche (tabella 3). Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7%) (figura 2).Tra il 2011 e il 2023 il numero di strutture ospedaliere e di assistenza specialistica ambulatoriale è diminuito sia nel pubblico sia nel privato accreditato, ma la contrazione è stata circa doppia nel pubblico (-14,1% e -5,6%) rispetto al privato (-7,6% e -2,5%). Il quadro si ribalta nelle altre aree. Nell’assistenza residenziale il pubblico arretra del 19,1% mentre il privato accreditato cresce del 41,3%; nell’assistenza semi-residenziale il pubblico segna -11,7% a fronte di un aumento del 35,8% del privato. Nell’assistenza riabilitativa crescono entrambi, ma con percentuali molto diverse (+5,3% pubblico vs +26,4% privato). Infine, nell’altra assistenza territoriale, pur con un aumento assoluto più rilevante nel pubblico, il privato accreditato registra una crescita percentuale quasi doppia (+35,3% vs +18,6%) (tabella 4, figura 3). “In altri termini nell’assistenza ospedaliera e specialistica ambulatoriale – commenta Cartabellotta – nel periodo 2011-2023 le strutture private accreditate si sono ridotte meno di quelle pubbliche e nelle altre tipologie assistenziali sono aumentate molto di più. Di conseguenza, oggi il privato accreditato finisce per essere la spina dorsale di interi settori”.Dal punto di vista finanziario, nel periodo 2012-2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato è aumentata di € 5.333 milioni (+ 22,8%), passando da € 23.376 milioni nel 2012 a € 28.709 milioni nel 2024. Ma questa crescita in valore assoluto non si è tradotta in un maggiore peso percentuale sulla spesa sanitaria totale: l’incidenza è rimasta stabile fino al 2019 e, a partire dal 2020, ha iniziato a ridursi fino a toccare nel 2024 il minimo storico del 20,8% (figura 4). “Questo dato – commenta Cartabellotta – da un lato documenta la “sofferenza” del privato convenzionato, dall’altro dimostra scelte politiche poco lungimiranti. Infatti, diverse Regioni hanno favorito un’eccessiva espansione del privato accreditato senza disporre di risorse adeguate, visto che l’imponente definanziamento del Ssn ha mantenuto ferme le tariffe di rimborso delle prestazioni. Ne sono derivati squilibri strutturali e tensioni ricorrenti su tetti di spesa e convenzioni, spesso ridimensionate nei volumi o, addirittura, interrotte”.Nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato supera la media nazionale (20,3%) in 6 Regioni, con valori compresi tra il 22% della Puglia e il 29,3% del Lazio. Nelle restanti 15 Regioni la percen tuale oscilla dal 18,9% della Calabria al 7,7% della Valle d’Aosta (figura 5). Da rilevare che ad utilizzare più risorse per il privato convenzionato sono le Regioni in Piano di rientro, che registrano una quota del 23,9%, rispetto al 18,9% delle Regioni non in Piano di rientro e all’11,7% delle Autonomie speciali, Sicilia esclusa.“La posizione di ciascuna Regione – spiega Cartabellotta – è influenzata sia dal numero e dalla tipologia di strutture private convenzionate, sia dalla spesa del 2011, anno di riferimento per calcolare gli incrementi percentuali delle risorse destinate ai privati convenzionati”. A tal proposito va rilevato che le Leggi di Bilancio 2024 e 2025 hanno aumentato progressivamente il tetto di spesa per il privato convenzionato sino a raggiungere € 613 milioni dal 2026 in poi. A questi dovrebbero aggiungersi, secondo la Manovra 2026, ulteriori € 123 milioni l’anno, aumentando complessivamente il tetto di € 736 milioni annui a decorrere dal 2026 (tabella 5).“Se da un lato è evidente – spiega Cartabellotta – che l’impatto del privato convenzionato sulla spesa sanitaria è stabile, dall’altro alcune modalità operative richiedono azioni incisive per essere risolte”. In particolare è indispensabile allineare l’offerta di prestazioni ai reali bisogni di salute, scoraggiando comportamenti opportunistici conseguenti all’erogazione preferenziale di prestazioni più remunerative, in particolare se inappropriate; inoltre, bisogna mantenere un equilibrio tra tetti di spesa e numero di strutture accreditate; infine, è necessario rivedere le tariffe dei DRG e della specialistica ambulatoriale per preservare la qualità delle prestazioni.Privato non convenzionato. Si tratta di strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni esclusivamente in regime privato, senza alcun rimborso a carico della spesa pubblica. Negli ultimi anni è questo settore a registrare la crescita più marcata: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso le strutture non convenzionate è aumentata del 137%, passando da € 3,05 miliardi a € 7,23 miliardi, con un incremento medio di circa € 600 milioni l’anno. Nello stesso periodo la spesa delle famiglie per il privato accreditato è cresciuta solo del 45%; di conseguenza il netto divario tra spesa delle famiglie verso il privato “puro” e verso il privato convenzionato si è praticamente azzerato passando da € 2,2 miliardi nel 2016 a soli € 390 milioni nel 2023 (figura 6). “Tra i fenomeni di privatizzazione – commenta Cartabellotta – la dinamica più preoccupante è dunque la velocità di crescita del privato “puro”. Infatti, mentre il dibattito pubblico continua ad avvitarsi sul ruolo del privato convenzionato, la cui incidenza sulla spesa sanitaria si è addirittura ridotta, i dati documentano la crescita esponenziale della spesa out-of-pocket verso il privato “puro”. Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato, chi può pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche”. Questo circuito, insieme all’intramoenia, rappresenta infatti l’unica scappatoia per il cittadino intrappolato nelle liste di attesa.Altri attori privatiTerzi paganti. L’intermediazione della spesa sanitaria privata è affidata ai cosiddetti “terzi paganti”, che popolano un ecosistema complesso composto da fondi sanitari, casse mutue, compagnie assicurative, imprese, enti del terzo settore e altre realtà non profit. Nel 2024, secondo i dati Istat-Sha, la spesa sostenuta da questi soggetti ha raggiunto € 6,36 miliardi, con un incremento di oltre € 2 miliardi nel triennio post-pandemia. “Va ribadito – spiega il Presidente – che ai fondi sanitari integrativi e al welfare aziendale viene riconosciuta una defiscalizzazione il cui impatto sulla finanza pubblica non è mai stato reso pubblico, né è calcolabile. Ma che rappresenta, indirettamente, uno strumento di privatizzazione occulta, visto che dirotta risorse pubbliche prevalentemente verso soggetti privati”. Peraltro, dopo una fase di grande entusiasmo, le potenzialità della sanità integrativa risultano fortemente ridimensionate nell’attuale contesto di crisi del Ssn. Con quasi 12 milioni di iscritti nel 2023, i fondi sanitari devono rimborsare un numero crescente di prestazioni che la sanità pubblica non riesce più a garantire. E questo squilibrio ne compromette la sostenibilità: più il Ssn arretra, più aumenta la richiesta di rimborsi e l’intero sistema fatica a reggere. “La sanità integrativa – avverte Cartabellotta – può funzionare solo se integra un sistema pubblico forte. Se invece è chiamata a sostituirne le carenze, rischia di affondare insieme al Ssn”.Investitori. Aumenta anche il numero di fondi di investimento, assicurazioni, gruppi bancari e società che, stimolati da trend di lungo periodo come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, vedono nella sanità un settore ad alta redditività. Questi soggetti privati investono risorse nell’ambito dei propri piani aziendali come capitale di rischio, sia acquisendo quote societarie, sia stipulando partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. “Se l’ingresso di capitali privati in sanità non può essere criminalizzato – avverte Cartabellotta –senza regole chiare e una governance rigorosa aumenta il rischio di sbilanciamento tra l’obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della legittima generazione di profitti”. Particolarmente critica appare la relazione diretta tra investitore privato ed erogatore privato “puro”, che dà vita a quel “secondo binario”, totalmente sganciato dal Ssn e destinato esclusivamente a chi può pagare direttamente o tramite coperture assicurative.“In questo scenario – commenta il Presidente – caratterizzato dal progressivo arretramento della sanità pubblica e al contempo da una sregolata espansione di innumerevoli soggetti privati che perseguono anche obiettivi di profitto, parlare di “integrazione pubblico-privato” diventa anacronistico e oltraggioso nei confronti dell’art. 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del Ssn. Se per il nostro Paese salvaguardare un Ssn pubblico, equo e universalistico non è più una priorità, la politica abbia il coraggio di dirlo apertamente ai cittadini e gestisca con rigore i processi di privatizzazione, invece di lasciarli correre a briglia sciolta. In alternativa, si assuma pubblicamente la responsabilità di una “manutenzione ordinaria” di un modello che produce disuguaglianze, impoverisce le famiglie, penalizza il Sud e abbandona anziani e fragili. Perché è sotto gli occhi di tutti che la privatizzazione del Ssn, non programmata e non annunciata e proporzionale all’indebolimento del Ssn, sta trasformando i diritti in privilegi”.La Fondazione Gimbe ribadisce che è ancora possibile invertire la rotta. Come? Con un consistente e stabile rilancio del finanziamento pubblico, un “paniere” di Livelli Essenziali di Assistenza compatibile con l’entità delle risorse assegnate, un “secondo pilastro” che sia realmente integrativo rispetto al Ssn ed eviti di dirottare fondi pubblici verso profitti privati e alimentare derive consumistiche, un rapporto pubblico-privato governato da regole pubbliche chiare sotto il segno di una reale integrazione e non della sterile competizione. “Solo intervenendo su questi assi strategici – conclude Cartabellotta – sarà possibile restituire al SSN il ruolo che la Costituzione gli assegna: garantire a tutte le persone il diritto alla tutela salute, indipendentemente dal reddito, dal CAP di residenza e dalle condizioni socio-culturali. Perché di fronte alla malattia siamo tutti uguali solo sulla Carta. Ma nella vita di tutti i giorni si moltiplicano inaccettabili diseguaglianze che un Paese civile non può accettare”.Vedi qua tabelle e figure26 Novembre 2025© Riproduzione riservataL’assicurazione per responsabilità civile verso terzi della struttura sanitaria, sia pubblica che privata, deve godere dello stesso trattamento riservato alle altre assicurazioni obbligato rie. È quanto sancito dalla sentenza della Corte...La violenza contro le donne non si ferma, anzi, i dati pubblicati oggi dall’Istat, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, mostrano un trend molto...Sebbene il finanziamento della sanità in Italia sia inferiore alla media Ocse sia in rapporto al Pil che pro capite a parità di potere d'acquisto, il nostro Paese registra una...Il 28,6% delle donne e ragazze sopra i 15 anni della Regione europea dell’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) subirà violenze fisiche e sessuali nel corso della propria vita. Per loro,...Riforma professioni sanitarie. Le Regioni al Governo: “Rischio invasione competenze e costi insostenibili”Dirigenti medici e sanitari. Sindacati e Aran firmano il contratto 2022-2024. Ecco il testo della pre-intesa con tutte le novitàIstituire la scuola di specializzazione di medicina generale per valorizzare la professioneIrregolarità agli esami del semestre-filtro a Medicina: il prevedibile epilogo di una riforma sbagliataFvg. Stabilità: Riccardi annuncia oltre 112 mln per 3 anni per il ‘pacchetto personale’ sanitàRiforma professioni sanitarie. Le Regioni al Governo: “Rischio invasione competenze e costi insostenibili”Dirigenti medici e sanitari. Sindacati e Aran firmano il contratto 2022-2024. Ecco il testo della pre-intesa con tutte le novitàIstituire la scuola di specializzazione di medicina generale per valorizzare la professioneIrregolarità agli esami del semestre-filtro a Medicina: il prevedibile epilogo di una riforma sbagliataFvg. 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Estratto da pag. 1 di "radiocolonna.it" del 26 Nov 2025

"Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio sanitario nazionale", commenta Nino Cartabellotta

pubDate§§ 2025-11-26T12:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602950508461.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602950508461.PDF', 'title': 'radiocolonna.it'} tp:url§§ https://www.radiocolonna.it/lifestyle-e-benessere/sanita-rapporto-gimbe-lazio-primo-in-italia-nel-2023-per-spesa-pubblica-destinata-a-privato/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602950508461.PDF tp:ocr§§ Home Lifestyle e benessere Sanità: rapporto Gimbe, Lazio primo in Italia nel 2023 per spesa pubblica destinata a privato"Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio sanitario nazionale: basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà", commenta il presidente della fondazione, Nino CartabellottaIl Lazio è la prima regione italiana per spesa pubblica destinata al privato convenzionato: nel 2023, ultimo dato disponibile della ragioneria generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato è pari a 29,3 per cento, superiore alla media nazionale del 20,3 per cento e prima fra le regioni italiane. È quanto emerge dal rapporto della fondazione Gimbe.Dietro al Lazio c’è il Molise in seconda posizione con il 28,7 per cento e in terza posizione c’è la Lombardia con il 27,2 per cento. Chiudono la classifica, quindi con una maggiore offerta di prestazioni pubbliche, la Valle d’Aosta (7,7 per cento), la provincia autonoma di Bolzano (9,9 per cento) e il Friuli Venezia Giulia (10,8 per cento). Sopra la media italiana, dalla quarta alla sesta posizione ci sono: Sicilia (23,9 per cento), Campania (23,3 per cento), Puglia (22 per cento). Sotto la media italiana ci sono: Calabria (18,9 per cento), Piemonte (17,9 per cento), Veneto (16,7 per cento), Emilia Romagna (16,2 per cento), Basilicata (15,5 per cento), Abruzzo (15,3 per cento), Marche (13,7 per cento), Sardegna (13,2 per cento), provincia autonoma di Trento (12,8 per cento), Liguria (12,1 per cento), Umbria (11,6 per cento), Toscana (11,5 per cento).Su base nazionale i 43 miliardi di spesa sanitaria privata dei cittadini nel 2023 sono stati così suddivisi: 12,1 miliardi alle farmacie, 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui 5,8 miliardi odontoiatri e 2,6 miliardi ai medici), 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e 7,2 miliardi al privato puro, ovvero alle strutture non accreditate, 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro.Secondo l’annuario statistico del ministero della Salute, nel 2023 delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58 per cento (17.042) sono strutture private accreditate e il 42 per cento (12.344) strutture pubbliche. Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1 per cento), riabilitativa (78,4 per cento), semi-residenziale (72,8 per cento) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7 per cento). Per il 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini ammonta invece a 41,3 miliardi, pari al 22,3 per cento della spesa sanitaria totale, in crescita quindi sul 2023 quando si è assestata al 20,3 per cento. “Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio sanitario nazionale: basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà”, commenta il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. tp:writer§§ Mca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602950508461.PDF §---§ title§§ Sanità, boom di spese a pagamento, 41,5 MLD. Per privati "puri" +137% link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603045609364.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "rainews.it" del 26 Nov 2025

Aumenta la spesa privata per pagarsi prestazioni sanitarie. Gimbe: addio sistema universale, siamo nel "misto"

pubDate§§ 2025-11-26T18:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603045609364.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603045609364.PDF', 'title': 'rainews.it'} tp:url§§ https://www.rainews.it/video/2025/11/sanita-boom-di-spese-a-pagamento-415-mld-per-privati-puri-137-43acee32-ff8d-45a2-b693-ca7765ec3c36.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603045609364.PDF tp:ocr§§ Aumenta la spesa privata per pagarsi prestazioni sanitarie. Gimbe: addio sistema universale, siamo nel "misto"--PARTIAL-- tp:writer§§ Redazione di Rainews guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112603045609364.PDF §---§ title§§ Gimbe, spesa pubblica per sanità privata in Sardegna al 13% link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602942208358.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "reportsardegna24.it" del 26 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-26T12:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602942208358.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602942208358.PDF', 'title': 'reportsardegna24.it'} tp:url§§ https://www.reportsardegna24.it/gimbe-spesa-pubblica-per-sanita-privata-in-sardegna-al-13/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602942208358.PDF tp:ocr§§ l Servizio sanitario nazionale indietreggia, mentre il privato occupa gli spazi lasciati vuoti, al punto che ormai rappresenta la spina dorsale di interi settori come la riabilitazione.Di pari passo cresce la spesa a carico dei cittadini per curarsi, insieme alla quota di chi rinuncia alle cure.È il ritratto della privatizzazione strisciante della sanità realizzato dalla Fondazione Gimbe. Nel 2023 in Sardegna – ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato – la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato è stata pari al 13,2% (media nazionale 20,3%).Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso le strutture sanitarie private è aumentata del 137%, passando da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi di euro, scrive l’Ansa. Tags: fondazione Gimbespesa pubblica per sanità privata in Sardegna al 13% tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602942208358.PDF §---§ title§§ Gimbe: “Salute, spesa out of pocket famiglie a 41,3 mld nel 2024, boom del privato puro” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602977709725.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "rifday.it" del 26 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-26T21:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602977709725.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602977709725.PDF', 'title': 'rifday.it'} tp:url§§ https://www.rifday.it/2025/11/26/gimbe-salute-spesa-out-of-pocket-famiglie-a-413-mld-nel-2024-boom-del-privato-puro/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602977709725.PDF tp:ocr§§ Roma, 27 novembre –  Il fenomeno della progressiva “privatizzazione” della sanità nel nostro Paese sta acquistando dimensioni sempre più rilevanti. Secondo i dati rilevati dall’ultima analisi condotta dalla Fondazione Gimbe,  nel 2024 la spesa sanitaria out of pocket (a carico dei cittadini) ha raggiunto in Italia 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: una percentuale che ormai da 12 anni eccede il limite del 15% raccomandato dall’Oms, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure.In valori assoluti questa spesa è cresciuta dai 32,4 miliardi di euro del 2012, mantenendosi sempre tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale. “Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie” commenta il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta (nella foto) “oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario ‘misto’ senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o dichiarato. Peraltro, la spesa out of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024?.In altre parole, secondo l’analisi di Gimbe la spesa privata non puà crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’Istat 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa.La composizione della spesa privata è desumibile dal Sistema tessera sanitaria: nel 2023 (anno più recente del quale sono disponibili i dati), i 43 miliardi di spesa sanitaria privata finiscono alla farmacie (12,1 miliardi), a professionisti (10,6 miliardi, 5,8  dei quali a odontoiatri e 2,6 ai medici), al privato accreditato con il Ssn (7,6 miliardi), al privato ‘puro’ (7,2) e infine al Ssn per le prestazioni rese in libera professione (2,2).“Questi numeri” osserva Cartabellotta “dicono che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, con l’acquisto sul mercato delle prestazioni necessarie’.È proprio nel privato convenzionato, settore composto di strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni senza rimborso a carico della spesa pubblica, che l’analisi della Fondazione Gimbe registra un vero e proprio exploit: tra 2016 e 2023 la spesa delle famiglie è aumentata del 137% da 3,05 a 7,23 miliardi, con un incremento medio di circa 600 milioni l’anno. Nello stesso periodo la spesa delle famiglie per il privato accreditato è cresciuta solo del 45%: di conseguenza – osserva  Gimbe – il netto divario tra spesa delle famiglie verso il privato ‘puro’ e verso il privato convenzionato si è praticamente azzerato passando da 2,2 miliardi nel 2016 a soli 390 milioni nel 2023. “Tra i fenomeni di privatizzazione la dinamica più  preoccupante è dunque la velocità di crescita del privato ‘puro'”  evidenzia il presidente di Gimbe. “Infatti, mentre il dibattito pubblico continua ad avvitarsi sul ruolo del privato convenzionato, la cui incidenza sulla spesa sanitaria si è addirittura ridotta, i dati documentano la crescita esponenziale della spesa out of pocket verso il privato ‘puro’. Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato” conclude Cartabellotta “chi può pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche. Questo circuito, insieme all’intramoenia, rappresenta l’unica scappatoia per il cittadino intrappolato nelle liste di attesa“.Mattinale di informazionedell'Ordine dei Farmacisti di RomaReg. Tribunale di Roma n. 11959del 25/1/1968Direttore responsabile: Emilio CroceRIFday prosegue l'esperienza del mensile RIF - Rassegna informativa dell'Ordine dei Farmacisti di Roma, condotta dal 1968 fino a dicembre 2021In collaborazione con:Art Director Design Strategy s.r.l.R IFday © 2025Mattinale d'informazione per il farmacista tp:writer§§ RIFday guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602977709725.PDF §---§ title§§ SANITA’ ITALIA: IL PUBBLICO ARRETRA, I PRIVATI OCCUPANO GLI SPAZI VUOTI. +1,7 MILIONI DI PERSONE RINUNCIANO A PRESTAZIONI link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602906209166.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "salutedomani.com" del 25 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-26T17:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602906209166.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602906209166.PDF', 'title': 'salutedomani.com'} tp:url§§ https://www.salutedomani.com/2025/11/26/sanita-italia-il-pubblico-arretra-i-privati-occupano-gli-spazi-vuoti-17-milioni-di-persone-rinunciano-a-prestazioni/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602906209166.PDF tp:ocr§§ «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà». Con queste parole Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, apre la sua relazione al 20° Forum Risk Management di Arezzo, presentando un’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del SSN. L’analisi documenta che il progressivo indebolimento della sanità pubblica lascia sempre più spazio all’espansione silenziosa di una moltitudine di attori privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate.«Il termine “privato” in sanità – spiega Cartabellotta – viene utilizzato per indicare tutti gli attori coinvolti nel finanziamento, rimborso, programmazione ed erogazione di servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie.  Ma oggi, sotto un’unica etichetta, convivono realtà molto differenti, con attitudini altrettanto diverse nel mantenere l’equilibrio tra generazione di profitti e tutela della salute». La Fondazione GIMBE indica quattro macro-categorie di soggetti privati: erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie; investitori che immettono capitali con finalità di sviluppo del settore e di produzione di utili; terzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni, etc.) che svolgono la funzione di pagatore intermedio tra erogatori e cittadini; realtà che stipulano partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. Ciascun soggetto privato può avere natura giuridica profit o non-profit: questi ultimi, se non rappresentano una minaccia per il SSN, nella percezione pubblica finiscono per essere considerati alla stregua di attori privati con elevata propensione ai profitti .La privatizzazione della sanità può essere misurata attraverso due macro-fenomeni: l’aumento della spesa sanitaria out-of-pocket (privatizzazione della spesa) e la crescita del numero e delle tipologie di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie (privatizzazione della produzione). «Al di là di schemi predefiniti e della molteplicità di attori privati – spiega Cartabellotta – le loro relazioni non sempre trasparenti e le dinamiche più orientate al profitto che a tutelare la salute delle persone stanno concretizzando, giorno dopo giorno, una silenziosa privatizzazione del SSN, il cui progressivo indebolimento fornisce un terreno sempre più fertile».PRIVATIZZAZIONE DELLA SPESA. Nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta a € 41,3 miliardi, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’OMS, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia la spesa out-of-pocket in valore assoluto è cresciuta da € 32,4 miliardi del 2012 a € 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale .«Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie – osserva il Presidente – oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto”, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024». In altre parole, la spesa privata non può crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’ISTAT 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa.Dal Sistema Tessera Sanitaria è possibile identificare chi “incassa” la spesa a carico dei cittadini. Nel 2023, anno più recente a disposizione, i € 43 miliardi di spesa sanitaria privata sono così suddivisi: € 12,1 miliardi alle farmac ie, € 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui € 5,8 miliardi odontoiatri e € 2,6 miliardi ai medici), € 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e € 7,2 miliardi al privato “puro”, ovvero alle strutture non accreditate e € 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro . «Questi numeri – osserva Cartabellotta – fotografano con chiarezza che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, acquistando direttamente sul mercato le prestazioni necessarie».PRIVATIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE. La privatizzazione della produzione coinvolge le diverse categorie di erogatori che contribuiscono all’offerta di servizi e prestazioni sanitarie. La componente più nota – che nell’immaginario collettivo identifica il “privato” per antonomasia – è rappresentata dalle strutture private convenzionate, che forniscono servizi e prestazioni sanitarie per conto del SSN e vengono rimborsate con risorse pubbliche.Privato convenzionato. Secondo l’Annuario Statistico del Ministero della Salute, nel 2023 delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58% (n. 17.042) sono strutture private accreditate e il 42% (n. 12.344) strutture pubbliche . Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7%).Tra il 2011 e il 2023 il numero di strutture ospedaliere e di assistenza specialistica ambulatoriale è diminuito sia nel pubblico sia nel privato accreditato, ma la contrazione è stata circa doppia nel pubblico (-14,1% e -5,6%) rispetto al privato (-7,6% e -2,5%). Il quadro si ribalta nelle altre aree. Nell’assistenza residenziale il pubblico arretra del 19,1% mentre il privato accreditato cresce del 41,3%; nell’assistenza semi-residenziale il pubblico segna -11,7% a fronte di un aumento del 35,8% del privato. Nell’assistenza riabilitativa crescono entrambi, ma con percentuali molto diverse (+5,3% pubblico vs +26,4% privato). Infine, nell’altra assistenza territoriale, pur con un aumento assoluto più rilevante nel pubblico, il privato accreditato registra una crescita percentuale quasi doppia (+35,3% vs +18,6%). «In altri termini nell’assistenza ospedaliera e specialistica ambulatoriale – commenta Cartabellotta – nel periodo 2011-2023 le strutture private accreditate si sono ridotte meno di quelle pubbliche e nelle altre tipologie assistenziali sono aumentate molto di più. Di conseguenza, oggi il privato accreditato finisce per essere la spina dorsale di interi settori».Dal punto di vista finanziario, nel periodo 2012-2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato è aumentata di € 5.333 milioni (+ 22,8%), passando da € 23.376 milioni nel 2012 a € 28.709 milioni nel 2024. Ma questa crescita in valore assoluto non si è tradotta in un maggiore peso percentuale sulla spesa sanitaria totale: l’incidenza è rimasta stabile fino al 2019 e, a partire dal 2020, ha iniziato a ridursi fino a toccare nel 2024 il minimo storico del 20,8%. «Questo dato – commenta Cartabellotta – da un lato documenta la “sofferenza” del privato convenzionato, dall’altro dimostra scelte politiche poco lungimiranti. Infatti, diverse Regioni hanno favorito un’eccessiva espansione del privato accreditato senza disporre di risorse adeguate, visto che l’imponente definanziamento del SSN ha mantenuto ferme le tariffe di rimborso delle prestazioni. Ne sono derivati squilibri strutturali e tensioni ricorrenti su tetti di spesa e convenzioni, spesso ridimensionate nei volumi o, addirittura, interrotte». Nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato supera la media nazionale (20,3%) in 6 Regioni, con valori compresi tra il 22% della Puglia e il 29,3% del Lazio. Nelle restanti 15 Regioni la percentuale oscilla dal 18,9% della Calabria al 7,7% della Valle d’Aosta . Da rilevare che ad utilizzare più risorse per il privato convenzionato sono le Regioni in Piano di rientro, che registrano una quota del 23,9%, rispetto al 18,9% delle Regioni non in Piano di rientro e all’11,7% delle Autonomie speciali, Sicilia esclusa.«La posizione di ciascuna Regione – spiega Cartabellotta – è influenzata sia dal numero e dalla tipologia di strutture private convenzionate, sia dalla spesa del 2011, anno di riferimento per calcolare gli incrementi percentuali delle risorse destinate ai privati convenzionati». A tal proposito va rilevato che le Leggi di Bilancio 2024 e 2025 hanno aumentato progressivamente il tetto di spesa per il privato convenzionato sino a raggiungere € 613 milioni dal 2026 in poi. A questi dovrebbero aggiungersi, secondo la Manovra 2026, ulteriori € 123 milioni l’anno, aumentando complessivamente il tetto di € 736 milioni annui a decorrere dal 2026 . «Se da un lato è evidente – spiega Cartabellotta – che l’impatto del privato convenzionato sulla spesa sanitaria è stabile, dall’altro alcune modalità operative richiedono azioni incisive per essere risolte». In particolare è indispensabile allineare l’offerta di prestazioni ai reali bisogni di salute, scoraggiando comportamenti opportunistici conseguenti all’erogazione preferenziale di prestazioni più remunerative, in particolare se inappropriate; inoltre, bisogna mantenere un equilibrio tra tetti di spesa e numero di strutture accreditate; infine, è necessario rivedere le tariffe dei DRG e della specialistica ambulatoriale per preservare la qualità delle prestazioni.Privato non convenzionato. Si tratta di strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni esclusivamente in regime privato, senza alcun rimborso a carico della spesa pubblica. Negli ultimi anni è questo settore a registrare la crescita più marcata: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso le strutture non convenzionate è aumentata del 137%, passando da € 3,05 miliardi a € 7,23 miliardi, con un incremento medio di circa € 600 milioni l’anno. Nello stesso periodo la spesa delle famiglie per il privato accreditato è cresciuta solo del 45%; di conseguenza il netto divario tra spesa delle famiglie verso il privato “puro” e verso il privato convenzionato si è praticamente azzerato passando da € 2,2 miliardi nel 2016 a soli € 390 milioni nel 2023.«Tra i fenomeni di privatizzazione – commenta Cartabellotta – la dinamica più preoccupante è dunque la velocità di crescita del privato “puro”. Infatti, mentre il dibattito pubblico continua ad avvitarsi sul ruolo del privato convenzionato, la cui incidenza sulla spesa sanitaria si è addirittura ridotta, i dati documentano la crescita esponenziale della spesa out-of-pocket verso il privato “puro”. Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato, chi può pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche». Questo circuito, insieme all’intramoenia, rappresenta infatti l’unica scappatoia per il cittadino intrappolato nelle liste di attesa.ALTRI ATTORI PRIVATITerzi paganti. L’intermediazione della spesa sanitaria privata è affidata ai cosiddetti “terzi paganti”, che popolano un ecosistema complesso composto da fondi sanitari, casse mutue, compagnie assicurative, imprese, enti del terzo settore e altre realtà non profit. Nel 2024, secondo i dati ISTAT-SHA, la spesa sostenuta da questi soggetti ha raggiunto € 6,36 miliardi, con un incremento di oltre € 2 miliardi nel triennio post-pandemia. «Va ribadito – spiega il Presidente – che ai fondi sanitari integrativi e al welfare aziendale viene riconosciuta una defiscalizzazione il cui impatto sulla finanza pubblica non è mai stato reso pubblico, né è calcolabile. Ma che rappresenta, indirettamente, uno strumento di privatizzazione occulta, visto che dirotta risorse pubbliche prevalentemente verso soggetti privati». Peraltro, dopo una fase di grande entusiasmo, le potenzialità della sanità integrativa risultano fortemente ridimensionate nell’attuale contesto di crisi del SSN. Con qu asi 12 milioni di iscritti nel 2023, i fondi sanitari devono rimborsare un numero crescente di prestazioni che la sanità pubblica non riesce più a garantire. E questo squilibrio ne compromette la sostenibilità: più il SSN arretra, più aumenta la richiesta di rimborsi e l’intero sistema fatica a reggere. «La sanità integrativa – avverte Cartabellotta – può funzionare solo se integra un sistema pubblico forte. Se invece è chiamata a sostituirne le carenze, rischia di affondare insieme al SSN».Investitori. Aumenta anche il numero di fondi di investimento, assicurazioni, gruppi bancari e società che, stimolati da trend di lungo periodo come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, vedono nella sanità un settore ad alta redditività. Questi soggetti privati investono risorse nell’ambito dei propri piani aziendali come capitale di rischio, sia acquisendo quote societarie, sia stipulando partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. «Se l’ingresso di capitali privati in sanità non può essere criminalizzato – avverte Cartabellotta –senza regole chiare e una governance rigorosa aumenta il rischio di sbilanciamento tra l’obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della legittima generazione di profitti». Particolarmente critica appare la relazione diretta tra investitore privato ed erogatore privato “puro”, che dà vita a quel “secondo binario”, totalmente sganciato dal SSN e destinato esclusivamente a chi può pagare direttamente o tramite coperture assicurative.«In questo scenario – commenta il Presidente – caratterizzato dal progressivo arretramento della sanità pubblica e al contempo da una sregolata espansione di innumerevoli soggetti privati che perseguono anche obiettivi di profitto, parlare di “integrazione pubblico-privato” diventa anacronistico e oltraggioso nei confronti dell’art. 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del SSN. Se per il nostro Paese salvaguardare un SSN pubblico, equo e universalistico non è più una priorità, la politica abbia il coraggio di dirlo apertamente ai cittadini e gestisca con rigore i processi di privatizzazione, invece di lasciarli correre a briglia sciolta. In alternativa, si assuma pubblicamente la responsabilità di una “manutenzione ordinaria” di un modello che produce disuguaglianze, impoverisce le famiglie, penalizza il Sud e abbandona anziani e fragili. Perché è sotto gli occhi di tutti che la privatizzazione del SSN, non programmata e non annunciata e proporzionale all’indebolimento del SSN, sta trasformando i diritti in privilegi».La Fondazione GIMBE ribadisce che è ancora possibile invertire la rotta. Come? Con un consistente e stabile rilancio del finanziamento pubblico, un “paniere” di Livelli Essenziali di Assistenza compatibile con l’entità delle risorse assegnate, un “secondo pilastro” che sia realmente integrativo rispetto al SSN ed eviti di dirottare fondi pubblici verso profitti privati e alimentare derive consumistiche, un rapporto pubblico-privato governato da regole pubbliche chiare sotto il segno di una reale integrazione e non della sterile competizione. «Solo intervenendo su questi assi strategici – conclude Cartabellotta – sarà possibile restituire al SSN il ruolo che la Costituzione gli assegna: garantire a tutte le persone il diritto alla tutela salute, indipendentemente dal reddito, dal CAP di residenza e dalle condizioni socio-culturali. Perché di fronte alla malattia siamo tutti uguali solo sulla Carta. Ma nella vita di tutti i giorni si moltiplicano inaccettabili diseguaglianze che un Paese civile non può accettare».Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. 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Estratto da pag. 1 di "triestecafe.it" del 26 Nov 2025

«Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della [...]

pubDate§§ 2025-11-26T13:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602968208602.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602968208602.PDF', 'title': 'triestecafe.it'} tp:url§§ https://www.triestecafe.it/it/news/cronaca/sanita-il-pubblico-arretra-i-privati-occupano-spazi-vuoti.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602968208602.PDF tp:ocr§§ «Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà». Con queste parole Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, apre la sua relazione al 20° Forum Risk Management di Arezzo, presentando un’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del SSN. L’analisi documenta che il progressivo indebolimento della sanità pubblica lascia sempre più spazio all’espansione silenziosa di una moltitudine di attori privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate.«Il termine “privato” in sanità – spiega Cartabellotta – viene utilizzato per indicare tutti gli attori coinvolti nel finanziamento, rimborso, programmazione ed erogazione di servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie.  Ma oggi, sotto un’unica etichetta, convivono realtà molto differenti, con attitudini altrettanto diverse nel mantenere l’equilibrio tra generazione di profitti e tutela della salute». La Fondazione GIMBE indica quattro macro-categorie di soggetti privati: erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie; investitori che immettono capitali con finalità di sviluppo del settore e di produzione di utili; terzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni, etc.) che svolgono la funzione di pagatore intermedio tra erogatori e cittadini; realtà che stipulano partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. Ciascun soggetto privato può avere natura giuridica profit o non-profit: questi ultimi, se non rappresentano una minaccia per il SSN, nella percezione pubblica finiscono per essere considerati alla stregua di attori privati con elevata propensione ai profitti.La privatizzazione della sanità può essere misurata attraverso due macro-fenomeni: l’aumento della spesa sanitaria out-of-pocket (privatizzazione della spesa) e la crescita del numero e delle tipologie di soggetti privati che erogano servizi e prestazioni sanitarie (privatizzazione della produzione). «Al di là di schemi predefiniti e della molteplicità di attori privati – spiega Cartabellotta – le loro relazioni non sempre trasparenti e le dinamiche più orientate al profitto che a tutelare la salute delle persone stanno concretizzando, giorno dopo giorno, una silenziosa privatizzazione del SSN, il cui progressivo indebolimento fornisce un terreno sempre più fertile».PRIVATIZZAZIONE DELLA SPESA. Nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini (out-of-pocket) ammonta a € 41,3 miliardi, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale: percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’OMS, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia la spesa out-of-pocket in valore assoluto è cresciuta da € 32,4 miliardi del 2012 a € 41,3 miliardi del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale. «Con quasi un euro su quattro di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie – osserva il Presidente – oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario “misto”, senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato. Peraltro, la spesa out-of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche, perché viene sempre più arginata dall’impoverimento delle famiglie: le rinunce alle prestazioni sanitarie sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024». In altre parole, la spesa privata non può crescere più di tanto perché nel 2024 secondo l’ISTAT 5,7 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà assoluta e 8,7 milioni sotto la soglia di povertà relativa.Dal Sistema Tessera Sanitaria è possibile identificare chi “incassa” la spesa a carico dei cittadini. Nel 2023, anno più recente a disposizione, i € 43 miliardi di spesa sanitaria privata sono così suddivisi: € 12,1 miliardi alle farmacie, € 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui € 5,8 miliardi odontoiatri e € 2,6 miliardi ai medici), € 7,6 miliardi alle strutture private accreditate e € 7,2 miliardi al privato “puro”, ovvero alle strutture non accreditate e € 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per libera professione e altro. «Questi numeri – osserva Cartabellotta – fotografano con chiarezza che la privatizzazione della spesa sta determinando una progressiva uscita dei cittadini dal perimetro delle tutele pubbliche, acquistando direttamente sul mercato le prestazioni necessarie».PRIVATIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE. La privatizzazione della produzione coinvolge le diverse categorie di erogatori che contribuiscono all’offerta di servizi e prestazioni sanitarie. La componente più nota – chenell’immaginario collettivo identifica il “privato” per antonomasia – è rappresentata dalle strutture private convenzionate, che forniscono servizi e prestazioni sanitarie per conto del SSN e vengono rimborsate con risorse pubbliche.Secondo l’Annuario Statistico del Ministero della Salute, nel 2023 delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58% (n. 17.042) sono strutture private accreditate e il 42% (n. 12.344) strutture pubbliche. Il privato accreditato prevale ampiamente in varie tipologie di assistenza: residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e, in misura minore, nella specialistica ambulatoriale (59,7%).Tra il 2011 e il 2023 il numero di strutture ospedaliere e di assistenza specialistica ambulatoriale è diminuito sia nel pubblico sia nel privato accreditato, ma la contrazione è stata circa doppia nel pubblico (-14,1% e -5,6%) rispetto al privato (-7,6% e -2,5%). Il quadro si ribalta nelle altre aree. Nell’assistenza residenziale il pubblico arretra del 19,1% mentre il privato accreditato cresce del 41,3%; nell’assistenza semi-residenziale il pubblico segna -11,7% a fronte di un aumento del 35,8% del privato. Nell’assistenza riabilitativa crescono entrambi, ma con percentuali molto diverse (+5,3% pubblico vs +26,4% privato). Infine, nell’altra assistenza territoriale, pur con un aumento assoluto più rilevante nel pubblico, il privato accreditato registra una crescita percentuale quasi doppia (+35,3% vs +18,6%). «In altri termini nell’assistenza ospedaliera e specialistica ambulatoriale – commenta Cartabellotta – nel periodo 2011-2023 le strutture private accreditate si sono ridotte meno di quelle pubbliche e nelle altre tipologie assistenziali sono aumentate molto di più. Di conseguenza, oggi il privato accreditato finisce per essere la spina dorsale di interi settori». Dal punto di vista finanziario, nel periodo 2012-2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato è aumentata di € 5.333 milioni (+ 22,8%), passando da € 23.376 milioni nel 2012 a € 28.709 milioni nel 2024. Ma questa crescita in valore assoluto non si è tradotta in un maggiore peso percentuale sulla spesa sanitaria totale: l’incidenza è rimasta stabile fino al 2019 e, a partire dal 2020, ha iniziato a ridursi fino a toccare nel 2024 il minimo storico del 20,8%. «Questo dato – commenta Cartabellotta – da un lato documenta la “sofferenza” del privato convenzionato, dall’altro dimostra scelte politiche poco lungimiranti. Infatti, diverse Regioni hanno favorito un’eccessiva espansione del privato accreditato senza disporre di risorse adeguate, visto che l’imponente definanziamento del SSN ha mantenuto ferme le tariffe di rimborso delle prestazioni. Ne sono derivati squilibri strutturali e tensioni ricorrenti su tetti di spesa e convenzioni, spesso ridimensionate nei volumi o, addirittura, interrotte». Nel 2023, ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato supera la media nazionale (20,3%) in 6 Regioni, con valori compresi tra il 22% della Puglia e il 29,3% del Lazio. Nelle restanti 15 Regioni la percentuale oscilla dal 18,9% della Calabria al 7,7% della Valle d’Aosta. Da rilevare che ad utilizzare più risorse per il privato convenzionato sono le Regioni in Piano di rientro, che registrano una quota del 23,9%, rispetto al 18,9% delle Regioni non in Piano di rientro e all’11,7% delle Autonomie speciali, Sicilia esclusa.«La posizione di ciascuna Regione – spiega Cartabellotta – è influenzata sia dal numero e dalla tipologia di strutture private convenzionate, sia dalla spesa del 2011, anno di riferimento per calcolare gli incrementi percentuali delle risorse destinate ai privati convenzionati». A tal proposito va rilevato che le Leggi di Bilancio 2024 e 2025 hanno aumentato progressivamente il tetto di spesa per il privato convenzionato sino a raggiungere € 613 milioni dal 2026 in poi. A questi dovrebbero aggiungersi, secondo la Manovra 2026, ulteriori € 123 milioni l’anno, aumentando complessivamente il tetto di € 736 milioni annui a decorrere dal 2026.«Se da un lato è evidente – spiega Cartabellotta – che l’impatto del privato convenzionato sulla spesa sanitaria è stabile, dall’altro alcune modalità operative richiedono azioni incisive per essere risolte». In particolare è indispensabile allineare l’offerta di prestazioni ai reali bisogni di salute, scoraggiando comportamenti opportunistici conseguenti all’erogazione preferenziale di prestazioni più remunerative, in particolare se inappropriate; inoltre, bisogna mantenere un equilibrio tra tetti di spesa e numero di strutture accreditate; infine, è necessario rivedere le tariffe dei DRG e della specialistica ambulatoriale per preservare la qualità delle prestazioni. Privato non convenzionato. Si tratta di strutture sanitarie, prevalentemente di diagnostica ambulatoriale, che erogano prestazioni esclusivamente in regime privato, senza alcun rimborso a carico della spesa pubblica. Negli ultimi anni è questo settore a registrare la crescita più marcata: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso le strutture non convenzionate è aumentata del 137%, passando da € 3,05 miliardi a € 7,23 miliardi, con un incremento medio di circa € 600 milioni l’anno. Nello stesso periodo la spesa delle famiglie per il privato accreditato è cresciuta solo del 45%; di conseguenza il netto divario tra spesa delle famiglie verso il privato “puro” e verso il privato convenzionato si è praticamente azzerato passando da € 2,2 miliardi nel 2016 a soli € 390 milioni nel 2023. «Tra i fenomeni di privatizzazione – commenta Cartabellotta – la dinamica più preoccupante è dunque la velocità di crescita del privato “puro”. Infatti, mentre il dibattito pubblico continua ad avvitarsi sul ruolo del privato convenzionato, la cui incidenza sulla spesa sanitaria si è addirittura ridotta, i dati documentano la crescita esponenziale della spesa out-of-pocket verso il privato “puro”. Non trovando risposte tempestive nel pubblico né nel privato accreditato, chi può pagare cerca altrove ed esce definitivamente dal perimetro delle tutele pubbliche». Questo circuito, insieme all’intramoenia, rappresenta infatti l’unica scappatoia per il cittadino intrappolato nelle liste di attesa.ALTRI ATTORI PRIVATITerzi paganti. L’intermediazione della spesa sanitaria privata è affidata ai cosiddetti “terzi paganti”, che popolano un ecosistema complesso composto da fondi sanitari, casse mutue, compagnie assicurative, imprese, enti del terzo settore e altre realtà non profit. Nel 2024, secondo i dati ISTAT-SHA, la spesa sostenuta da questi soggetti ha raggiunto € 6,36 miliardi, con un incremento di oltre € 2 miliardi nel triennio post-pandemia. «Va ribadito – spiega il Presidente – che ai fondi sanitari integrativi e al welfare aziendale viene riconosciuta una defiscalizzazione il cui impatto sulla finanza pubblica non è mai stato reso pubblico, né è calcolabile. Ma che rappresenta, indirettamente, uno strumento di privatizzazione occulta, visto che dirotta risorse pubbliche prevalentemente verso soggetti privati». Peraltro, dopo una fase di grande entusiasmo, le potenzialità della sanità integrativa risultano fortemente ridimensionate nell’attuale contesto di crisi del SSN. Con quasi 12 milioni di iscritti nel 2023, i fondi sanitari devono rimborsare un numero crescente di prestazioni che la sanità pubblica non riesce più a garantire. E questo squilibrio ne compromette la sostenibilità: più il SSN arretra, più aumenta la richiesta di rimborsi e l’intero sistema fatica a reggere. «La sanità integrativa – avverte Cartabellotta – può funzionare solo se integra un sistema pubblico forte. Se invece è chiamata a sostituirne le carenze, rischia di affondare insieme al SSN».Investitori. Aumenta anche il numero di fondi di investimento, assicurazioni, gruppi bancari e società che, stimolati da trend di lungo periodo come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, vedono nella sanità un settore ad alta redditività. Questi soggetti privati investono risorse nell’ambito dei propri piani aziendali come capitale di rischio, sia acquisendo quote societarie, sia stipulando partenariati pubblico-privato (PPP) con Aziende Sanitarie, Regioni e altri enti. «Se l’ingresso di capitali privati in sanità non può essere criminalizzato – avverte Cartabellotta –senza regole chiare e una governance rigorosa aumenta il rischio di sbilanciamento tra l’obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della legittima generazione di profitti». Particolarmente critica appare la relazione diretta tra investitore privato ed erogatore privato “puro”, che dà vita a quel “secondo binario”, totalmente sganciato dal SSN e destinato esclusivamente a chi può pagare direttamente o tramite coperture assicurative.«In questo scenario – commenta il Presidente – caratterizzato dal progressivo arretramento della sanità pubblica e al contempo da una sregolata espansione di innumerevoli soggetti privati che perseguono anche obiettivi di profitto, parlare di “integrazione pubblico-privato” diventa anacronistico e oltraggioso nei confronti dell’art. 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del SSN. Se per il nostro Paese salvaguardare un SSN pubblico, equo e universalistico non è più una priorità, la politica abbia il coraggio di dirlo apertamente ai cittadini e gestisca con rigore i processi di privatizzazione, invece di lasciarli correre a briglia sciolta. In alternativa, si assuma pubblicamente la responsabilità di una “manutenzione ordinaria” di un modello che produce disuguaglianze, impoverisce le famiglie, penalizza il Sud e abbandona anziani e fragili. Perché è sotto gli occhi di tutti che la privatizzazione del SSN, non programmata e non annunciata e proporzionale all’indebolimento del SSN, sta trasformando i diritti in privilegi».La Fondazione GIMBE ribadisce che è ancora possibile invertire la rotta. Come? Con un consistente e stabile rilancio del finanziamento pubblico, un “paniere” di Livelli Essenziali di Assistenza compatibile con l’entità delle risorse assegnate, un “secondo pilastro” che sia realmente integrativo rispetto al SSN ed eviti di dirottare fondi pubblici verso profitti privati e alimentare derive consumistiche, un rapporto pubblico-privato governato da regole pubbliche chiare sotto il segno di una reale integrazione e non della sterile competizione. «Solo intervenendo su questi assi strategici – conclude Cartabellotta – sarà possibile restituire al SSN il ruolo che la Costituzione gli assegna: garantire a tutte le persone il diritto alla tutela salute, indipendentemente dal reddito, dal CAP di residenza e dalle condizioni socio-culturali. Perché di fronte alla malattia siamo tutti uguali solo sulla Carta. Ma nella vita di tutti i giorni si moltiplicano inaccettabili diseguaglianze che un Paese civile non può accettare». tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602968208602.PDF §---§ title§§ Sanità, cresce la spesa per le cure private: in Sardegna è al 13,2% - L'Unione Sarda.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602919908263.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "unionesarda.it" del 26 Nov 2025

Sanità, cresce la spesa per le cure private: in Sardegna è al 13,2%. Salute - L''Unione Sarda.it

pubDate§§ 2025-11-26T11:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602919908263.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602919908263.PDF', 'title': 'unionesarda.it'} tp:url§§ https://www.unionesarda.it/salute/sanita-cresce-la-spesa-per-le-cure-private-in-sardegna-e-al-13-2-ao1dqyxy tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602919908263.PDF tp:ocr§§ Il Servizio sanitario nazionale indietreggia, mentre il privato occupa gli spazi lasciati vuoti, al punto che ormai rappresenta la spina dorsale di interi settori come la riabilitazione. Di pari passo cresce la spesa a carico dei cittadini per curarsi, insieme alla quota di chi rinuncia alle cure. È il ritratto della privatizzazione strisciante della sanità realizzato dalla Fondazione Gimbe. Nel 2023 in Sardegna - ultimo dato disponibile della Ragioneria Generale dello Stato - la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato è stata pari al 13,2% (media nazionale 20,3%). Tra il 2016 e il 2023 – sottolinea il report Gimbe - la spesa delle famiglie italiane verso le strutture sanitarie private è aumentata del 137%, passando da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi di euro.  (Unioneonline)© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602919908263.PDF §---§ title§§ Sanità in Valle d’Aosta: il pubblico arretra, i cittadini pagano il prezzo - Valledaostaglocal.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602945208520.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "valledaostaglocal.it" del 26 Nov 2025

La sanità pubblica valdostana mostra segnali di arretramento, con una quota di spesa destinata al privato convenzionato molto più bassa rispetto ad altre regioni. I dati di Gimbe evidenziano come i cittadini siano costretti a ricorrere al privato, pagando di tasca propria o rinunciando alle cure. Lazio, Puglia e Calabria mostrano un diverso equilibrio tra pubblico e privato, sottolineando il gap locale

pubDate§§ 2025-11-26T13:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602945208520.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602945208520.PDF', 'title': 'valledaostaglocal.it'} tp:url§§ https://www.valledaostaglocal.it/2025/11/26/leggi-notizia/argomenti/salute-in-valle-daosta/articolo/sanita-in-valle-daosta-il-pubblico-arretra-i-cittadini-pagano-il-prezzo.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602945208520.PDF tp:ocr§§ Nino Cartabellotta pres. GimbeAnche in Valle d’Aosta la privatizzazione della sanità non è un fenomeno teorico: i numeri lo confermano. Nel 2024 la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato raggiunge appena il 7,7%, molto al di sotto di regioni come il Lazio (29,3%) o la Puglia (22%). «Questo dato dimostra chiaramente che in Valle d’Aosta il pubblico arretra e lascia spazi vuoti che i privati non sempre riescono a colmare», osserva Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.La spesa out-of-pocket, ossia quella sostenuta direttamente dalle famiglie, raggiunge il 22,3% della spesa sanitaria totale, in linea con la media nazionale, ma in un contesto valdostano la limitata disponibilità di strutture pubbliche e private convenzionate rischia di costringere i cittadini a rivolgersi a strutture private “pure”, con costi completamente a loro carico. «Non si tratta solo di numeri – sottolinea Cartabellotta – ma di disuguaglianze concrete nell’accesso alle cure, soprattutto per chi ha redditi bassi o vive in zone meno servite».Dal punto di vista delle strutture private convenzionate, la Valle d’Aosta mantiene un numero limitato di presidi rispetto ad altre regioni: il 58% delle strutture censite in regione sono private accreditate, come nel Lazio e in Puglia, ma il loro numero assoluto è molto inferiore, creando un effetto di concentrazione dei servizi. In Calabria, regione con un quadro simile a quello valdostano in termini di risorse pubbliche, la spesa destinata al privato convenzionato è leggermente più alta (18,9%), mentre il Lazio raggiunge quasi il 30%, a dimostrazione di un diverso equilibrio tra pubblico e privato.Secondo Gimbe, la tendenza è chiara: il pubblico arretra, i privati occupano spazi vuoti, e le famiglie pagano la differenza. «Negli ultimi anni – evidenzia Cartabellotta – quasi un euro su quattro di spesa sanitaria viene sostenuto direttamente dai cittadini. In Valle d’Aosta, con l’offerta pubblica più limitata, questo fenomeno è ancora più marcato».La Fondazione invita a un rilancio stabile del finanziamento pubblico e a regole chiare per l’integrazione con il privato, per evitare che la sanità diventi un servizio a due velocità. «Se non si interviene, le disuguaglianze cresceranno, e chi non può permettersi il privato rischia di restare indietro», conclude Cartabellotta.je.fe. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602945208520.PDF §---§ title§§ Sanità valdostana, l’ombra del privato sulle liste di attesa - Valledaostaglocal.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602948708551.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "valledaostaglocal.it" del 26 Nov 2025

Le lunghe attese spingono i cittadini verso prestazioni private, mentre i progetti di ospedale flessibile restano in sospeso

pubDate§§ 2025-11-26T13:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602948708551.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602948708551.PDF', 'title': 'valledaostaglocal.it'} tp:url§§ https://www.valledaostaglocal.it/2025/11/26/leggi-notizia/argomenti/salute-in-valle-daosta/articolo/sanita-valdostana-lombra-del-privato-sulle-liste-di-attesa.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602948708551.PDF tp:ocr§§ Chiari MInelliAppare sempre più evidente il ricorso generalizzato alla sanità privata a scapito di quella pubblica. Una situazione sconfortante, ha sottolineato Chiara Minelli, capogruppo di Avs, durante il Consiglio regionale, presentando un’interpellanza sulle liste di attesa in Valle d’Aosta.«Sui progetti di ospedale flessibile non ho ricevuto risposta», ha dichiarato Minelli. «Abbiamo una popolazione sempre più anziana e dislocata nelle vallate laterali e capisco la loro difficoltà a spostarsi fuori Valle, come anche quella di chi non può perdere intere giornate per spostarsi». Secondo l’esponente di Avs, il fatto che gli utenti vengano cancellati tout court dalle liste è scorretto, perché si tratta di una rinuncia forzata. «Il galleggiamento, creato per far diminuire le liste di attesa, doveva terminare nel 2025 ma così non sarà, e le liste continuano ad allungarsi».Minelli ha anche posto l’accento sui tempi di convocazione, osservando come un cittadino sottoposto a screening sia stato convocato per una colonscopia dopo due mesi, un lasso di tempo troppo lungo per chi è in ansia, tanto da spingerlo a rivolgersi altrove.L’assessore alla sanità Carlo Marzi ha riconosciuto la complessità della questione: «Questo tema non può trovare soluzioni a breve termine. La complessità e la multifattorialità rendono le liste di attesa il problema più avversato a livello nazionale dai cittadini». Marzi ha precisato che sono state messe in atto diverse misure, tra cui il rafforzamento dell’organico del personale dipendente, il reclutamento di specialisti convenzionati o in libera professione, l’attività in regime di Libera professione aziendale (Lpa), l’estensione degli orari di erogazione delle prestazioni ambulatoriali e diagnostiche e l’implementazione dell’ospedale adattabile.Nonostante questi interventi, la situazione in Valle d’Aosta rispecchia una tendenza più ampia emersa dai dati della Fondazione GIMBE: l’uso della sanità privata cresce, spingendo i cittadini verso strutture convenzionate o puramente private, mentre il servizio pubblico fatica a reggere. In regioni come Lazio e Puglia, dove la spesa per il privato convenzionato supera il 22%, la Valle d’Aosta si attesta a meno dell’8%, evidenziando un gap significativo tra disponibilità di servizi e necessità della popolazione, soprattutto nelle aree montane e rurali.L’allarme resta dunque alto: le lunghe attese, la frammentazione dei servizi e l’inadeguatezza della risposta pubblica spingono sempre più cittadini a cercare alternative private, alimentando il divario tra chi può permettersi cure rapide e chi resta in attesa.pi.red. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112602948708551.PDF §---§