title§§ Gimbe: "La privatizzazione del Ssn è già una triste realtà". Spesa cittadini 41 miliardi nel 2024, rinuncia alle cure per 5,8 milioni
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Estratto da pag. 1 di "FIMMGNOTIZE.ORG" del 26 Nov 2025
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tp:ocr§§ Gimbe: "La privatizzazione del Ssn è già una triste realtà". Spesa cittadini 41 miliard nel 2024, rinuncia alle cure per 5,8 milioni mercoledì 26 novembre 2025 15:50 - Notizie II servizio sanitario nazionale indietreggia, mentre il privato occupa gli spazi lasciati vuoti, al punto che ormai rappresenta la spina dorsale di interi settori come la riabilitazione. Di pari passo cresce la spesa a carico dei cittadini per curarsi, insieme alla quota di chi rinuncia alle cure. È il ritratto della privatizzazione strisciante della sanità realizzato da Fondanzione Gimbe in un'analisi presentata al 20° Forum Risk Management di Arezzo. "Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del servizio sanitario nazionale: basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà", dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Lo studio analizza due fenomeni. Innanzitutto lo spostamento verso i cittadini di una quota sempre maggiore della spesa sanitaria, che nel 2024 ha toccato i 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale; era pari a 32,4 miliardi del 2012. "Con quasi i euro su 4 di spesa sanitaria sborsato dalle famiglie oggi siamo sostanzialmente di fronte a un servizio sanitario 'misto', senza che nessun Governo lo abbia mai esplicitamente previsto o tantomeno dichiarato", aggiunge Cartabellotta, che sottolinea come parallelamente sono aumentate le rinunce alle cure. "Sono passate da 4,1 milioni nel 2022 a 5,8 milioni nel 2024", prosegue. Quanto alla ripartizione della spesa dei cittadini, 12,1 miliardi sono andati alle farmacie per l'acquisto di farmaci e altri prodotti o servizi, 10,6 miliardi a professionisti sanitari (di cui 5,8 miliardi odontoiatri, 2,6 miliardi ai medici, poco più di l agli psicologi e il rimanente ad altri professionisti), 7,6 miliardi alle strutture private accreditate, 7,2 miliardi al privato "puro", cioè alle strutture non accreditate, e 2,2 miliardi alle strutture pubbliche per l'intramoenia e altro. ^ -tit_org- Gimbe: "La privatizzazione del Ssn è già una triste realtà". Spesa cittadini 41 miliardi nel 2024, rinuncia alle cure per 5,8 milioni -sec_org-
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title§§ Cartabellotta: «Serve aumento di fondi a medio e lungo termine»
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Estratto da pag. 7 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 26 Nov 2025
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tp:ocr§§ Cartabellotta: «Serve aumento di fondi a medio e lungo termine» FONDAZIONE GIMBE «IL Sistema Sanitario Nazionale avrebbe bisogno di un progressivo incremento del finanziamento pubblico, però con una visione di medio e lungo periodo. Per il 2026, avremo più di 6 miliardi in manovra, ma per il 2027 l’incremento previsto ad oggi è inferiore a 1 miliardo, quindi ci vuole questa ragionevole certezza nel medio e lungo periodo per le regioni, per le aziende sanitarie, per i professionisti, per l’industria, che permetta di fare programmazione, perché se ogni anno dobbiamo aspettare la legge di bilancio, questo non è sostenibile». Lo ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, nel corso del suo intervento al Forum Risk Management in Sanità Arezzo Fiere e Congressi. ---End text--- Author: Redazione Heading: FONDAZIONE GIMBE Highlight: Image: -tit_org- Cartabellotta: «Serve aumento di fondi a medio e lungo termine» -sec_org-
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title§§ Cartabellotta: «Servizio sanitario nazionale ha bisogno di fondi»
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Estratto da pag. 5 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 26 Nov 2025
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tp:ocr§§ Cartabellotta: «Servizio sanitario nazionale ha bisogno di fondi» L’ASSISTENZA L’ASSISTENZA «Il Sistema Sanitario Nazionale avrebbe bisogno di un progressivo incremento del finanziamento pubblico, però con una visione di medio e lungo periodo. Quest'anno, per il 2026, avremo più di 6 miliardi in manovra, ma per il 2027 l'incremento previsto ad oggi è inferiore a 1 miliardo, quindi ci vuole questa ragionevole certezza nel medio e lungo periodo per le regioni, per le aziende sanitarie, per i professionisti, per l'industria, che permetta di fare programmazione di medio e lungo periodo, perché se ogni anno dobbiamo aspettare la legge di bilancio per sapere solo per l'anno successivo se avremo uno, due o tre miliardi in più, questo non è sostenibile». Lo ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, in un suo intervento ad Arezzo. ---End text--- Author: Redazione Heading: L’ASSISTENZA L’ASSISTENZA Highlight: Image: -tit_org- Cartabellotta: «Servizio sanitario nazionale ha bisogno di fondi» -sec_org-
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title§§ Salute mentale e dipendenze, l'accorpamento non convince
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Estratto da pag. 15 di "AVVENIRE" del 26 Nov 2025
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Salute mentale e dipendenze, l’accorpamento non convince Operatori e specialisti criticano l’ipotesi di un dipartimento unico per i due ambiti: storie e bisogni clinici sono profondamente diversi e rischiano di compromettere la qualità delle cure Alcune considerazioni sul nuovo Piano nazionale trasmesso alle Regioni dal ministro Schillaci C on una nota del 13 novembre 2025, il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha trasmesso alle Regioni (terza versione) l’aggiornamento del Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030, in attesa dell’esame tecnico-politico e dell’approvazione della Conferenza Stato-Regioni. La più recente proposta tiene in conto il lavoro del Tavolo tecnico istituito nell’aprile 2023, ma evidentemente priva del giusto riconoscimento istituzionale quanto emerso nell’ambito della VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze (Roma, 07 e 08 novembre 2025). Accolta con uno spontaneo e convinto tributo da parte dei partecipanti (circa 700 operatori tra Dipartimenti Dipendenze Patologiche- Servizi per le Dipendenze Ser.D. e Privato sociale accreditato e non), è stato lo stesso Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Alfredo Mantovano, coordinatore dell’evento, a concludere i lavori delle due giornate romane con la garanzia che non ci sarebbe stato accorpamento tra il Dipartimento della Salute Mentale ei Dipartimenti delle Dipendenze Patologiche. Poche ore dopo, invece, si legge nel Piano Nazionale per la Salute Mentale: «Si ritiene che il modello organizzativo di riferimento più opportuno è il dipartimento a matrice integrato e inclusivo da realizzarsi a livello territoriale (…).» Il tutto nell’ottica di una presunta «ottimizzazione della qualità della assistenza, finalizzata al contenimento dei costi e al miglioramento della efficienza complessiva del servizio sanitario.» Il testo invita di fatto a superare l’ormai storica separazione organizzativa fra salute mentale e dipendenze patologiche, indicando nelle equipe multiprofessionali e nei PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) condivisi gli strumenti operativi più opportuni. Da una pate le rassicurazioni dell’On. Mantovano, dall’altra la netta virata verso l’ipotesi opposta del Ministro Schillaci, assente alla sessione conclusiva della VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, delle due l’una… A fronte della necessità di Il punto trovare risposte dirette e efficaci ai crescenti bisosalu gni clinici, sopravvenienti soprattutto dalla fascia dete giovanile, l’accorpamenSe to non andrebbe in questa direzione per almeno Nazi dieci buoni motivi: soluzio 1) Le due realtà si occurisposte pano di problematiche urge differenti, con operatori formati in maniera specialistica differente. 2) La storia dei due Servizi è profondamente differente e non facilmente conciliabile, anzi a tratti in contrapposizione. L’uso di sostanze può sfociare nella dipendenza patologica (malattia cronica e recidivante secondo l’OMS) o limitarsi a esperienze circoscritte per effetti e tempi che non può definirsi patologia. 3) La cura psichiatrica è legata al controllo comportamentale, ai sintomi. Ha una visione più medico centrica, dove la patologia e la conseguente medicalizzazione (con utilizzo di farmaci specifica) è netta e chiara a tutti. Il Dipartimento delle Dipendenze (DDP) si orienta sulla multidisciplinarietà, considerata la matrice bio-psico-sociale del consumo e della dipendenza. 4) I DDP con le loro articolazioni- Servizi per le Dipendenze (Ser.D) - sono realtà socio-sanitarie territoriali ad accesso diretto ma con trattamenti ambulatoriali, fatta salva la strutturata integrazione con le Comunità Terapeutiche (residenziali) accreditate. Nella fattispecie, lì dove è presente (se lo è) la comorbilità (Disturbo da Uso di Sostanze e Disturbo psichiatrico) il trattamento può esitare La scelta è in nell’invio presso C.T. cosiddette a “doppia le rassicurazi diagnosi”. Non si sottosegretar tratta di strutture Invece d psichiatriche tradiorganizzat zionali (ambienti contenitivi) ma di investimenti, realt
à organizzate in posti letto p maniera specifica e alle emergen altamente specialistica, orientate alla soprattutto motivazione al cambiamento, la cui natura giuridica è solitamente il no profit. 5) I DDP hanno una tradizione forte di collaborazione con i reparti di Psichiatria. Non di meno portano avanti da anni una fitta di rete di collaborazione e sostegno con altri reparti come l’Infettivologia, la Medicina, la Neurologia, ecc., che non hanno mai manifestato e non manifesterebbero volontà di accorpamento. 6) Gli stessi DDP sono quotidianamente chiamati in causa dai Tribunali di Sorveglianza e dall’UEPE (Uffici di Esecuzione Penale Esterna), coinvolti come da normativa vigente in merito alle misure alternative al carcere, a dimostrazione di un’eziopatogenesi della dipendenza e di meccanismi di sostegno e reinserimento sociale particolarmente complessi e riontrasto con chiedenti il concorni fornite dal so di tante specifiche realtà. Allo stesso o Mantovano modo, se già le Prefusioni fetture hanno diffive, servono coltà a inviare ai ersonale e più Ser.D. i segnalati per consumo personale r rispondere (in Italia consideraze crescenti, to illecito amministrativo), l’accorpara i giovani mento con il DSM non rischierebbe di limitarne ulteriormente il contributo? 7) L’orientamento teso a psichiatrizzare le patologie da dipendenza non poggia su un razionale tecnico-scientifico né organizzativo-gestionale. Anzi rischia di minare l’appropriatezza e l’efficacia dei trattamenti. 8) Ridurre ad ambulatori del Dipartimento unico di Salute mentale i Ser.D. ad oggi all’interno dei DDP autonomi significherebbe misconoscere le reali necessità di persone e famiglie, all’insegna di ulteriori mortificazioni anche per gli operatori (strumenti a disposizione, risorse, autonomia, ecc.). 9)Le famiglie chiedono posti letto nei casi acuti (vedi neuropsichiatria infantile soprattutto) di cui i DDP non dispongono strutturalmente. Non sempre i DSM, però, sono disposti a mettere a disposizione di consumatori di sostanze, in una sorta di drammatico gioco a riversare la competenza l’uno sull’altro e viceversa. Se una persona è in una fase psicotica i Ser.D. poco possono ma i DSM poco vogliono fare. Non è accorpando i due Servizi che si risolverebbero queste emergenze ma con più posti in ospedale dedicate a persone con conseguenze psichiatriche indotte dalle sostanze. 10) L’aumento della potenza delle sostanze a cui si assiste da anni (cocaina, crack, cannabis), l’abbassamento dell’età del primo contatto con sostanze legali e illegali, l’attenzione sulle donne consumatrici ancora molto assente e tanto altro, chiede specificità, autonomia, ricchezza di prospettive e interventi, non il contrario. Non si tratta di rendere ancora più frustrante il lavoro di operatori di Servizi già poco considerati e stigmatizzati – e con loro i pazienti – in una sorta di insensata guerra tra (Servizi) poveri. Non di dare l’assalto a risorse sempre più residue e sempre più risicati budget. Il punto è investire nella salute delle persone credendo con determinazione nel Servizio Sanitario Nazionale, offrendo più personale e più posti letto, per garantire risposte immediate alle urgenze e ai bisogni. ---End text--- Author: ANNA PAOLA LACATENA Heading: Alcune considerazioni sul nuovo Piano nazionale trasmesso alle Regioni dal ministro Schillaci Highlight: Il punto è investire nella salute delle persone credendo con determinazione nel Servizio Sanitario Nazionale, offrendo soluzioni per garantire risposte immediate alle urgenze e ai bisogni La scelta è in contrasto con le rassicurazioni fornite dal sottosegretario Mantovano Invece di fusioni organizzative, servono investimenti, personale e più posti letto per rispondere alle emergenze crescenti, soprattutto tra i giovani Image: -tit_org- Salute mentale e dipendenze, l'accorpamento non convince -sec_org-
tp:writer§§ ANNA PAOLA LACATENA
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§---§
title§§ I flop nella sanità
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Estratto da pag. 7 di "FOGLIO" del 26 Nov 2025
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tp:ocr§§ I flop nella sanità La Corte mostra i deficit nei bilanci regionali e ricorda quanto l’inefficienza sia una tassa sull’Italia I conti della sanità italiana sono arrivati a un punto di rottura. Il nuovo quadro tracciato dalla Corte dei conti sui bilanci regionali 2024 non lascia spazio a interpretazioni: il disavanzo complessivo supera 1,5 miliardi di euro, quasi tre volte quello registrato nel 2019. Anche dopo coperture e trasferimenti straordinari, il rosso resta pesantissimo: –759 milioni, la conferma di una crisi che non è più episodica, ma strutturale. Il dato più allarmante non è solo la dimensione del deficit, ma la sua diffusione: undici regioni chiudono in perdita, comprese realtà storicamente considerate “virtuose”. La Sardegna guida la classifica dei disavanzi con oltre 365 milioni prima delle coperture; seguono Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte. Un elenco che racconta una difficoltà trasversale, che non risparmia nessuno. Ancora più preoccupante è la frattura tra regioni: quelle in Piano di rientro peggiorano, ma a colpire è soprattutto il tracollo delle regioni ordinarie, che passano dai 355 milioni di deficit del 2019 agli oltre 1,3 miliardi del 2024. Un dato che ribalta molti luoghi comuni: non è più solo il Sud a soffrire, ma anche sistemi consolidati che non riescono a reggere l’impatto della spesa crescente. La Corte dei conti indica chiaramente le cause: aumento dei costi sanitari, l'impatto dei rinnovi contrattuali e soprattutto un ricorso sempre più massiccio al privato accreditato che altera gli equilibri economici e aumenta la pressione sui bilanci regionali. Le coperture straordinarie, che negli anni hanno tamponato la situazione, oggi non bastano più. L’immagine che emerge è quella di un Servizio sanitario nazionale che rischia di frantumarsi in base al territorio e alla capacità fiscale delle singole Regioni. Una traiettoria insostenibile, che chiama a scelte politiche coraggiose: non solo maggiori investimenti strutturali ma anche una gestione più efficace, oculata e lungimirante delle risorse messe a disposizione delle regioni. Ignorare questi segnali significa avvicinarsi pericolosamente a un punto di non ritorno. (gr) ---End text--- Author: g.r Heading: Highlight: Image: -tit_org- I flop nella sanità -sec_org-
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title§§ La sanità privata come infrastruttura strategica per Il paese
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Estratto da pag. 10 di "MF" del 26 Nov 2025
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tp:ocr§§ La sanità privata come infrastruttura strategica per il paese L iste d’attesa in crescita, Pronto Soccorso sotto pressione, famiglie lasciate sole davanti a cronicità e non autosufficienza. Continuare a opporre pubblico e privato è una falsa alternativa. In mezzo esiste un mondo essenziale ma poco raccontato: la sanità privata accreditata e il socio-sanitario, che ogni giorno tengono insieme diritto alla cura, sostenibilità dei conti pubblici e investimenti di lungo periodo. Non sono un’alternativa al SSN: ne sono un’estensione organizzata, regolata e controllata. La forbice tra bisogni e finanziamenti si allarga: la spesa sanitaria cala sul PIL, l’invecchiamento avanza, il territorio è fragile e le famiglie pagano sempre di più di tasca propria. Pensare che il pubblico possa farcela da solo non è realistico. La questione non è se coinvolgere il privato, ma come farlo con regole chiare e obiettivi condivisi. La sanità privata accreditata svolge già tre funzioni decisive: garantisce capillarità nei territori, introduce modelli organizzativi innovativi (digitale, monitoraggio domiciliare, percorsi integrati) e attira investimenti stabili orientati alla qualità e all’utilità sociale. Un sistema che non può vivere ai margini, ma va posto al centro di una strategia nazionale. In questo scenario due realtà italiane mostrano concretamente cosa significhi innovare: Over e Casa della Salute. Over ha trasformato il concetto di «casa di riposo» in quello di casa di vita: appartamenti indipendenti, servizi alberghieri, assistenza leggera, attività sociali, spazi culturali, tecnologia discreta. Il progetto «La Casa» porta questa visione fino all’assistenza domiciliare evoluta, vicina e personalizzata. L’esempio di Sanremo, un ex tribunale che diventa un luogo di vita per anziani autosufficienti e fragili, racconta meglio di qualsiasi teoria cosa significhi ripensare l’abitare della terza età, riducendo il ricorso a ospedali e RSA tradizionali. Casa della Salute, fondata da Marco Fertonani, ha invece industrializzato la prossimità: una rete di poliambulatori in tre regioni, tempi di attesa ridotti, costi sostenibili, processi unitari e qualità misurabile. Tecnologia moderna, migliaia di professionisti e oltre un milione di prestazioni annuali mostrano come organizzazione, trasparenza e attenzione sociale possano diventare un’infrastruttura territoriale vera. Da Over e Casa della Salute emergono tre lezioni: questo settore è un ambito di investimento stabile; l’innovazione nasce dall’incontro tra sanità, patrimonio immobiliare, tecnologia e finanza; senza professionisti qualificati nessun modello regge. Per questo Confcommercio Salute sostiene contratti collettivi solidi, adeguamenti tariffari coerenti con gli aumenti salariali e investimenti ancorati a qualità clinica, sostenibilità e impatto sociale. Per un giornale economico-finanziario, la sanità privata accreditata non è solo welfare: è politica industriale. Riguarda investimenti, occupazione qualificata, sviluppo territoriale, equilibrio sociale. Riguarda la competitività del Paese. La nostra visione è semplice: fare della sanità privata accreditata e del socio-sanitario un’infrastruttura civile del futuro italiano, dove buona finanza, buon lavoro e buona cura procedono insieme. E allora la domanda non è se possiamo permetterci di investire in questo settore. La domanda è: possiamo permetterci di non farlo? Luca Pallavicini presidente nazionale Confcommercio Salute, Sanità e Cura ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Luca Pallavicini - presidente nazionale Confcommercio Salute, Sanità e Cura -tit_org- La sanità privata come infrastruttura strategica per Il paese -sec_org-
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title§§ Quei bonus che fanno stare peggio la sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/26/2025112601827305421.PDF
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Estratto da pag. 106 di "PANORAMA" del 26 Nov 2025
In emilia-romagna premiano i medici che prescrivono meno esami. ma per snellire le liste d'attesa ci sono ben due leggi. così, si gabba solo il cittadino.
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tp:ocr§§ QUEI BONUS CHE FANNO STARE PEGGIO LA SANITÀ In Emilia-Romagna premiano i medici che prescrivono meno esami. Ma per snellire le liste d’attesa ci sono ben due leggi. Così, si gabba solo il cittadino. Caro dottore, ti pago se non curi il malato. Alla fine ci siamo arrivati. L’ultima novità, in fatto di sanità pubblica, arriva dall’Emilia-Romagna e precisamente dall’Asl di Modena: un bel bonus per i medici di base che non prescrivono gli esami ai loro pazienti. Non è geniale? Siccome non si riescono a ridurre le liste d’attesa, si decide che le visite non sono più necessarie. O, almeno, non per tutti. Certo: qualche paziente senza la colonscopia o la tac ai polmoni magari rischia di morire. Ma che ci volete fare? Ciò che conta è ridurre le statistiche del Servizio sanitario nazionale. Se poi aumentano le statistiche dei cimiteri, pazienza. Che si finisse, ancora una volta, per scaricare sui cittadini il costo delle inefficienze dello Stato era piuttosto evidente. Prima, hanno creato un sistema iper burocratizzato in cui il medico di famiglia non può far altro che In Emilia-Rom diventare un passacarte prescrii medici che pre vendo esami specialistici. Poi, se esami. Ma per la prendono col suddetto medico diventato passacarte prescrivend’attesa ci sono do esami specialistici. Anzi adCosì, si gabba dossano a lui tutta la colpa del disastro sanità. «Constatiamo un incremento evidente delle prescrizioni», ha cominciato a lamentarsi il ministro della Salute Orazio Schillaci qualche mese fa. E qualcuno ha pure tirato fuori l’Intelligenza artificiale per dimostrare che (ricerca condotta in Puglia) il 43 per cento delle prescrizioni risulta «inappropriato». Come faccia un computer a sapere che è inappropriata la risonanza magnetica prescritta alla signora Pina di Molfetta, prima che si conosca l’esito della medesima, è difficile sapere. Ma tant’è: nella sanità l’Intelligenza artificiale è utilissima per completare l’opera della stupidità umana. QUEI BO FANNO PEGGIO L Che ci sia stato, negli ultimi tempi, un eccesso di ricorso a quello che gli esperti chiamano «medicina difensiva», è indubbio: il medico di base, per evitare guai (e spesso non avendo altre possibilità), nel dubbio preferisce un esame in più che uno in meno. Ma dov’è l’errore? Sono anni che ci spingono alla prevenzione. Sono anni che ci 106 Panorama 26 novembre 2025 dicono che una Tac o una gastroscopia possono salvarci la vita. Sono anni che fanno campagne per indurre le persone a fare controlli periodici. E adesso invece si vuole dare un premio ai medici che quei controlli non li prescrivono? Il risultato sarà ancora una volta quello di creare un sistema in cui si cura solo chi ha i soldi. Perché è chiaro che il manager il check-up, pagato di tasca sua o dall’azienda, lo farà comunque. È la signora Pina di Molfetta che si sentirà dire che la sua risonanza magnetica è «inappropriata». E dire che la soluzione al problema delle liste d’attesa c’è già. Da anni. Basterebbe metterla in atto. Una legge del 1998 (n.124 del 29 aprile) stabilisce infatti l’obbligo del Servizio sanitario nazionale di rimborsare la visita effettuata dal privato qualora il Servizio sanitario nazionale non garantisca i tempi previsti. Semplice no? Se il dottore ti prescrive un esame da fare entro dieci giorni, e non riesci a prenotarlo con il Ssn, vai a farlo da un privato (il posto, si sa, lì agna premiano lo trovi subito) e poi il Ssn te lo escrivono meno rimborsa. Lo dice la legge. Nel snellire le liste luglio 2024 il ministro Schillaci o ben due leggi. ne ha fatta un’altra (la n.107 del solo il cittadino. 29 luglio) per rendere il meccanismo ancora più agevole: non c’è nemmeno più bisogno del rimborso, puoi andare dal privato direttamente senza pagare. Una meraviglia, si capisce. Peccato che nessuno applichi nessuna delle due disposizioni. NUS CHE O STARE A SANITÀ E perché, di fronte a ciò, il ministro tace? Perché le Asl anziché applicare leggi a vantaggio dei cittadini cercano di aggirarle? Perché si inventano ogni tipo di trucchetto (a Cuneo hanno escogitato persino
le visite fittizie fissate nella notte di Natale) per fingere che le liste d’attesa si riducono anche quando non è vero? Non ho risposte, ma l’idea di un bonus per non prescrivere più esami mi sembra perfettamente coerente con tutto ciò. A questo punto, però, perché limitarci alle liste d’attesa? Abbiamo trovato il sistema per risolvere anche il problema dei Pronto soccorso affollati: diamo un premio a chi li chiude. Vedrete che le code svaniranno in un attimo. ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MarioGiordano Heading: Highlight: Image:di Mario Giordano -tit_org- Quei bonus che fanno stare peggio la sanità -sec_org-
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title§§ "Così scopriremo farmaci e vaccini"
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Estratto da pag. 13 di "REPUBBLICA SALUTE" del 26 Nov 2025
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tp:ocr§§ “Così scopriremo farmaci e vaccini” Simon Olsson ha ricevuto all’Istituto Ictp di Trieste il premio Brahmagupta: il suo lavoro di simulazioni molecolari con l’IA potrebbe velocizzare la scoperta di nuove molecole L’ I N T E R V I S TA di S A N D R O I A N N ACCO N E na specie di velocissimo “simulatore molecolare” con il quale, per esempio, comprendere come un farmaco si lega al suo bersaglio, o un vaccino al patogeno contro il quale è sviluppato; il tutto con la super-potenza dell’Intelligenza Artificiale. A metterlo a punto il gruppo di ricerca del giovane Simon Olsson, biochimico alla Chalmers University of Technology di Göteborg, in Svezia, che per questo lavoro si è appena aggiudicato il prestigioso premio Brahmagupta per l’Intelligenza Artificiale, un riconoscimento dedicato ai ricercatori a inizio carriera. Il premio – del valore di 10 mila euro e dedicato allo scienziato indiano che per primo, nel VII secolo dopo Cristo, caratterizzò le proprietà dello zero, gettando così le basi per la matematica moderna – gli è stato conferito dal Centro internazionale di fisica teorica Abdul Salam (Ictp) di Trieste e da Ibm. Olsson ha reso incredibilmente più veloce e accessibile un processo fondamentale per la chimica, la biologia e la fisica, aprendo scenari rivoluzionari per la salute umana. Lo abbiamo incontrato a Trieste. U Professor Olsson, la scoperta di nuovi farmaci è un processo lungo, costoso e costellato di fallimenti. Quali sono gli ostacoli principali? «Se ci limitiamo a parlare delle “piccole molecole” – farmaci come la penicillina o l’aspirina – il problema è che lo spazio delle possibili combinazioni degli elementi atomici fondamentali è enormemente vasto. Inoltre, è estremamente complicato capire la relazione tra queste entità chimiche e un sistema complesso come il corpo umano e come persone diverse reagiscano in modo differente a causa delle loro diversità genetiche e della loro storia ambientale. Trovare il giusto equilibrio tra tossicità ed efficacia è molto difficile». Che cosa cambierà con il lavoro per cui è stato appena premiato? «Il nostro lavoro ci permette di esplorare questo spazio di possibilità cinque ordini di grandezza più rapidamente e di scartare i candidati non validi con maggiore accuratezza rispetto al passato. Un passo importante. A differenza di altri approcci che usano l’Intelligenza Artificiale per scoprire nuove molecole, il nostro cerca di simulare direttamente il processo di legame tra un farmaco e il suo bersaglio biologico per determinarne l’efficacia e l’affinità. Sostanzialmente, si tratta di una sorta di “simulatore di volo” per le molecole: nel modello inseriamo le coordinate tridimensionali degli atomi che compongono una molecola, che vive in un mondo fisico tridimensionale come noi, ma su scale di lunghezza infinitamente più piccole. L’Intelligenza Artificiale predice come quel sistema si evolverà nel tempo, muovendosi casualmente: le molecole, infatti, si muovono continuamente, saltando tra diverse configurazioni. Il nostro approccio consente di estrarre le probabilità di queste diverse configurazioni, il che è un aspetto fondamentale perché direttamente collegato a quanto saldamente un farmaco si lega a una proteina. Il rapporto tra il tempo in cui il farmaco rimane legato al suo bersaglio e il tempo in cui è slegato è indice della sua efficacia. E noi riusciamo a prevederlo». Avete già testato questo modello per la progettazione di vaccini contro diversi tipi di Coronavirus. Ci sono altre possibilità? «Ritengo che molti farmaci “a piccole molecole” rientrino nel campo di applicazione di questa metodologia. Per esempio, le cosiddette “colle molecolari” e i “Protacs”, che funzionano in modo diverso: invece di bloccare la funzione di una proteina dannosa, la “etichettano” per farla eliminare dal sistema di riciclo della cellula stessa. È un approccio alternativo molto interessante. Ma è difficile essere più concreti, perché il nostro è uno sviluppo metodologico di base e siamo appena all’inizio». Secondo alcuni studi, nei prossimi anni la metà dei fa
rmaci sarà sviluppata dall’Intelligenza Artificiale. Ci sono altri campi in cui possono dare contributi? «La speranza di tutte le grandi aziende farmaceutiche è proprio questa. Stanno tutte scommettendo sull’IA e sull’automazione di laboratorio per accelerare drasticamente il ciclo di scoperta dei farmaci. Per quanto riguarda la salute in generale, credo che l’IA farà una grande differenza anche al di fuori della scoperta di farmaci. Per esempio, potrebbe essere usata per la motivazione personalizzata a mantenere stili di vita sani. Immagino un agente o un modello linguistico sul nostro smartphone che capisce cosa ci motiva e ci invia promemoria per aiutarci». C’è un farmaco o una cura che sogna di veder sviluppata grazie all’IA nel corso della sua carriera? «Spero di continuare a lavorare sullo sviluppo di vaccini. In particolare, penso al vaccino che abbiamo contribuito a sviluppare contro un tipo di Coronavirus (Mers-CoV) che, però, ancora non è stato approvato per l’uso umano perché deve superare i trial clinici. Dopo la pandemia di Covid c’è una maggiore sorveglianza su questi virus: essere coinvolto sia nella sorveglianza sia nello sviluppo di potenziali vaccini precoci, in modo che siano efficaci e sicuri, sarebbe un risultato davvero fantastico». ---End text--- Author: SANDRO IANNACCONE Heading: L’ I N T E R V I S TA Highlight: I P R OTAC S S P L /AG F Il “cestino dei rifiuti” cellulare Tra le possibili applicazioni del “simulatore” di Olsson ci sono i Protacs, una tecnologia che sfrutta un “meccanismo di pulizia” già in dotazione alle cellule. Si tratta del cosiddetto sistema ubiquitinaproteasoma, scoperto negli anni 80 e valso un Nobel nel 2004, che agisce come una sorta di “tritarifiuti” microscopico. Quando una proteina è danneggiata o inutile, la cellula la etichetta con una molecola che agisce come un bacio della morte: segnala la proteina al proteasoma, una struttura cilindrica che la distrugge e ne ricicla i pezzi per costruire nuove molecole. Le nuove terapie non fanno altro che “ingannare” questo sistema per fargli distruggere le proteine malate. Image:SIMON OLSSON Biochimico alla Chalmers University of Technology di Göteborg, in Svezia -tit_org- “Così scopriremo farmaci e vaccini” -sec_org-
tp:writer§§ SANDRO IANNACCONE
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title§§ Intervista a Riccardo Szumski - «Chiesi a Schillaci di aprire ambulatori per i danneggiati Non ha mai risposto»
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Estratto da pag. 10 di "VERITÀ" del 26 Nov 2025
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ L’INTERVISTA RICCARDO SZUMSKI «Chiesi a Schillaci di aprire ambulatori per i danneggiati Non ha mai risposto» Il neoeletto consigliere: «Penso in dialetto poi traduco in italiano Senza di noi l’astensionismo sarebbe stato ancora più ampio» n Ha ottenuto due seggi in Reg i o n e Ve n e t o prese nta ndo si come leader di un «movimento per cittadini liberi». I suoi, più che slogan, sono stati appelli a ritrovare l’orgoglio perduto: «Non cerchiamo voti: cerchiamo coscienze sveglie». Però di voti Riccardo Szumski ne ha ottenuti davvero tanti, 96.474. Oltre il 5,13% delle preferenze. Classe 1952, nato in Argentina da genitori emigrati (papà ufficiale polacco e mamma insegnante trevigiana), medico di base e per anni sindaco del Comune di Santa Lucia di Piave, dove ha sempre vissuto dal 1955, Szumski è riuscito a spezzare a suo favore un astensionismo pesante pure in Veneto, dove solo il 44,65% degli aventi diritto si è recato alle urne. «Resistere Veneto nasce da una ferita, ma anche da un’urgenza: dire basta», ha chiarito. Quali sono state le parole chiave per farsi eleggere? «Fatti concreti, non slogan. Coerenza nel tempo, come medico e amministratore, credibilità. Mi sono avvicinato alla politica nel 1980, convinto che se non ti impegni è troppo facile criticare. Il risultato ottenuto in queste regionali è ruspante ma vero». Si aspettava tanto consenso? «Mi ero accorto che la gente era arrabbiata ma aveva anche bisogno di tornare ad avere fiducia in un progetto politico e di territorio. Abbiamo fatto argine all’astensionismo, sarebbe stato ancora maggiore. Il 17% in meno di persone alle urne in Veneto è un giudizio su chi ha amministrato la Regione. Dobbiamo cambiare la prospettiva, rendere più partecipe la popolazione, cambiare il modello demografico e sociale, recuperare valori come la famiglia». È stato sicuramente l’impegno a contrastare le misure imposte durante la pandemia, quella «ferita» cui fa riferimento, a farle ottenere tanto consenso. «Non potevo credere che venissero spacciate per scienza tante sciocchezze e che si sia finito per imporre l’obbligo del vaccino per poter lavorare, o ai giovani per fare sport. Un’aberrazione completa». Di lei parlano ancora come del medico no vax.Come curava i suoi assistiti? «Li andavo a visitare, perché il paziente migliora solo a vedere il medico, altrimenti va in panico. In base alla situazione davo anti infiammatori come da sempre ho fatto nelle forme virali, utilizzavo cortisone, eparina, integratori mirati per supportare il sistema immunitario». Non utilizzava tachipirina e vigile attesa? «Sono uno dei tre medici che avevano fatto ricorso contro quel protocollo, ottenendo dal Tar del Lazio l’annullamento della circolare Speranza. Poi il Consiglio di Stato sospese l’esecutività della sentenza dichiarando che non era un’indicazione vincolante. Però mi hanno radiato con questa motivazione». L’Ordine dei medici di Treviso le inflisse nel 2021 la più grave delle sanzioni perché sceglieva in scienza e coscienza la terapia migliore per curare? «Mi fu comunicato che non seguendo le linee guida mettevo in pericolo la vita dei miei pazienti. E che ero colpevole di non avere consigliato sempre la vaccinazione come unico strumento per impedire la diffusione del virus. Due cose false». È stato poi reintegrato? «No. Il prossimo 19 dicembre noi medici radiati durante la pandemia siamo convocati a Roma dalla Cceps, commissione centrale esercenti professioni sanitarie, che esercita il giudizio di secondo grado a seguito di ricorso. Vedremo». Da medico e da politico, che cosa si sente di dire al ministro della Salute, Orazio Schillaci? «Nulla, è la continuazione di Roberto Speranza. Anzi, gli consiglierei di leggere la letteratura mondiale che mette in evidenza quali sono le problematiche collegate a queste vaccinazioni. Due anni fa ho scritto al ministero proponendo di aprire ambulatori sul territorio per aiutare i danneggiati, nemmeno mi ha risposto. D’altra parte, se li realizzassero sarebbe come ammettere che l’obbligo è stato un tentato omicidio». La salut
e sarà al centro del suo lavoro anche a Palazzo Ferro Fini? «Certo. Sanità pubblica al servizio del cittadino, con un’assistenza sul territorio e una medicina meno burocratica. Il dottore deve fare il medico, non prescrivere visite specialistiche e compilare migliaia di pratiche. Dico sempre che la miglior cosa che si possa fare alla fine di una visita è dare uno “strucòn”, un abbraccio che trasmette vibrazioni e dà energia al sistema immunitario». Altre priorità? «La difesa del territorio, senza sprecarlo, senza fare il fotovoltaico sull’agricoltura. Difesa della montagna, perché gli abitanti ci possano rimanere. Valorizzare identità, storia e cultura veneta, senza anacronistici revisionismi». Vuole che non si perda l’uso del dialetto. Non crede che sia un’esigenza ormai poco condivisa? «La mia prima lingua è il veneto. Ragiono in veneto e poi traduco in italiano. Lotteremo perché non scompaia questo segno di identità dei nostri territori». Il suo appello sui social era di scrivere anche Szumski, non solo Riccardo, altrimenti la scheda elettorale non sarebbe risultata valida. Sarà faticoso portarsi dietro un cognome così impronunciabile. «L’ho visto declinare in tutte le maniere. Figuriamoci, arrivato nel profondo Veneto negli anni Cinquanta con quel cognome. Mi prendevano in giro, qualche occhio nero l’ho fatto e me lo sono portato a casa. Quando giocavo a calcio agli arbitri saltavano i denti per riuscire a chiamarmi. Per fortuna sulle schede l’hanno scritto giusto». Quanto è costata la sua campagna elettorale? «Non ho ancora fatto i conti, penso non più di 70.000 euro». Nessun finanziamento? «Nessuno, perché poi ti chiedono il conto. Tantissimi volontari mi hanno aiutato, la benzina la pagavo di tasca mia girando per tutto il territorio. Se qualcuno voleva iscriversi all’associazione pagava 10 euro. Niente cene o pranzi, il nostro quartiere generale è il mio ambulatorio». La passeggiata-pellegrinaggio tra le calli di Venezia a fine campagna elettorale? «Il 21 era la festa della Madonna della Salute in ricordo della fine della pestilenza. La salute è collegata alla sanità, ci è sembrato un bel modo di stare insieme. Eravamo in più di 400, arrivati da tutto il Veneto. Nessun coro, tutto in silenzio per rispetto alla città più bella del mondo». Ha figli? «Due di 40 anni, nati dal primo matrimonio, una bimba di 7 dal secondo. Arrivata tardi, grazie a Dio che è venuta». Credente? «Sono figlio di un polacco, sono cattolico. Vivo di fonte a una chiesa, appena posso entro a pregare». Che cosa ne pensa del suicidio medicalmente assistito? «La volontà del singolo individuo è diventato il mantra. Non vorrei che dicendo “piuttosto che soffrire” si aprisse poi la porta al suicidio come scelta quando la salute non c’entra nulla. Se è un atto di pietà va valutato con una normativa a livello nazionale». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: Image:TRIONFANTE Riccardo Szumski, medico eletto Consigliere in Veneto -tit_org- Intervista a Riccardo Szumski - «Chiesi a Schillaci di aprire ambulatori per i danneggiati Non ha mai risposto» -sec_org-
tp:writer§§ PATRIZIA FLODER REITTER
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