title§§ Oltre 300 firme per il Cup L'Arcella si mobilita per la sede di via Temanza link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112103171106524.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "MATTINO DI PADOVA" del 21 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-21T05:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112103171106524.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112103171106524.PDF', 'title': 'MATTINO DI PADOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112103171106524.PDF tp:ocr§§ petizione promossa dal sindacato pensionati della cgil Oltre 300 firme per il Cup L’Arcella si mobilita per la sede di via Ternanza PADOVA Più di trecento firme raccolte in pochi giorni, con una facilità mai vista. Perché il malcontento all’Arcella è tanto e l’iniziativa dello Spi Cgil ha incrociato una necessità sentita tra i residenti: riaprire il Cup di via Ternanza per permettere le prenotazioni nel distretto 1 dell’Usl 6. «Centinaia di persone hanno risposto positivamente all’appello, riconoscendo l’importanza di strutture come il Cup, che permette di accedere a visite specialistiche e fruizione ai servizi sanitari in maniera più semplice e diretta – sottolinea il sindacato dei pensionati in una nota – È uno strumento essenziale per gli oltre 40 mila abitanti dell’Arcella, in particolare per le fasce più fragili della popolazione, come persone anziane e con difficoltà motorie, in grado di garantire prossimità ed equità nell’accesso alle cure». «L’esigenza di potenziare i servizi territoriali è drammaticamente confermata dai dati. Secondo la Fondazione Gimbe, l’8% della popolazione veneta è costretta a rinunciare alle cure a causa di lunghe liste d’attesa, difficoltà economiche o logistiche. È necessario ripensare e investire nei servizi territoriali», proseguono dal sindacato. In questi giorni molti candidati del centrosinistra – a partire dai dem Vanessa Camani e Andrea Micalizzi, e dall’esponente di Avs Elena Ostanel – si sono impegnati a portare la questione in consiglio regionale se dovessero essere eletti alle prossime elezioni. «Vogliamo ringraziare il segretario Antonio Pantano, e tutte le collaboratrici e i collaboratori della Lega del quartiere 2 e ai volontari del circolo del Pd dell’Arcella per il contributo alla raccolta», conclude lo Spi. — ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:I volontari dello Spi Cgil con la raccolta firme per riaprire il Cup -tit_org- Oltre 300 firme per il Cup L’Arcella si mobilita per la sede di via Temanza -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112103171106524.PDF §---§ title§§ L'attesa è ancora lunga link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783406119.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 21 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-21T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783406119.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783406119.PDF', 'title': 'CONQUISTE DEL LAVORO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783406119.PDF tp:ocr§§ UK. I TEMPI NELLA SANITÀ non si riducono, afferma un rapporto parlamentare L’attesa è ancora lunga T anti costi e nessun beneficio. L’o nerosissima riforma del servizio sanitario nazionale (NHS) è in “stallo”. Le virgolette sono del PAC, la commissione parlamentare sui conti pubblici (Public accounts committee), che a pochi giorni dalla presentazione della legge di bilancio, e in un momento di estremai impopolarità per il governo, ha dato un’altra picconata alle politiche di Downing Street. Il National Health Service, nella sua versione “meno spese e più efficienza”, non sta riuscendo in quello che è il suo primo grande obiettivo: ridurre tempi e liste di attesa per i pazienti. Per ora, i risultati non si vedono, ha scritto il PAC in un rapporto che solleva seri dubbi sulla capacità del partito laburista di mantenere la promessa fondamentale rivolta agli elettori di “riparare il NHS”, e garante che i pazienti possano tornare a ricevere cure ospedaliere entro 18 settimane entro il 2029. Il documento, che il Guardian considera “feroce”, avverte che i miglioramenti previsti nelle liste d’attesa in realtà sono “in stallo”. E attacca direttamente Keir Starmer e il suo ministro della salute, Wes Streeting, colpevoli di aver avviato una “co stosa e imprevista” riorganizzazione del National Health Service, che alla fine potrebbe danneggiare l’intero impianto dell’assisten za britannica. La riduzione dei tempi di attesa ha interessato solo 220mila pazienti, da quando i laburisti sono al potere, cioè da luglio 2024. Se il ritmo rimanesse questo, alla scadenza del 2029, cioè alla fine del mandato governativo, i benefici riguarderebbero poco più di 1 milione di inglesi, molto lontano dall’obiettivo fissato di 40mila nuovi appuntamenti a settimana, pari a 2 milioni di visite in più all’anno per 5 anni, cioè 10 milioni di nuovi appuntamenti per il periodo 2025-2029. Secondo il rapporto, sono ancora troppi i pazienti che devono aspettare più di 18 settimane per cure ospedaliere non urgenti, a volte per più di 1 anno, e più di 6 settimane per una radiografia o una scansione. ”I progressi nella riduzione dei tempi di attesa sembrano essersi arrestati, con la lista d'attesa totale per le cure elettive che si attesta a 7,4 milioni di percorsi clinici”, afferma la commissione. Nello specifico, il PAC ha rilevato 4 grandi problemi: gli obiettivi chiave del NHS per migliorare l'accesso sia alle cure programmate che ai test diagnostici entro la scorsa primavera “non sono stati raggiunti”; nonostante i 3,24 miliardi di sterline spesi per l'istituzione di centri diagnostici comunitari e centri chirurgici, non è stato raggiunto l'obiettivo di ridurre i ritardi; lo scorso luglio, 192mila persone erano in attesa di cure da almeno 1 anno, nonostante l'impegno ad abbattere i tempi entro marzo 2025; il 22 per cento dei pazienti ha dovuto attendere più di 6 settimane per un test diagnostico, nonostante questa percentuale dovesse essere ridotta al 5, sempre entro marzo di quest’anno. La bocciatura della commissione parlamentare sui conti pubblici è tutt’altro che una voce isolata, e fa seguito alle perplessità dell’In stitute for Fiscal Studies, dell'Health Foundation e dell'Institute for Government, che hanno messo in dubbio la probabilità che entro il 2029 i tempi di attesa per programmare una cura ospedaliera non superino le 18 settimane. Pierpaolo Arzilla ---End text--- Author: Redazione :-: Pierpaolo Heading: Highlight: Image: -tit_org- L'attesa è ancora lunga -sec_org- tp:writer§§ Redazione - Pierpaolo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783406119.PDF §---§ title§§ La guerra (vana) di Schillaci all 'intramoenia e il caso Lombardia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783806123.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 21 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-21T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783806123.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783806123.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783806123.PDF tp:ocr§§ La guerra (vana) di Schillaci all’intramoenia e il caso Lombardia D i fronte a liste d’attesa sempre più lunghe e cittadini costretti a rinviare visite ed esami, il ministro della Salute Orazio Schillaci, in una recente intervista, ha indicato ancora una volta la libera professione intramoenia come un possibile responsabile dello squilibrio tra prestazioni pubbliche e attività a pagamento. “La libera professione è un diritto, ma non può negare la prestazione pubblica”, ha affermato il ministro, ipotizzando persino una sospensione temporanea dell’Alpi nei casi in cui i tempi d’attesa siano troppo sbilanciati tra pubblico e intramoenia. Un messaggio che torna ciclicamente nel dibattito pubblico, ma che rischia di colpire un bersaglio sbagliato. Perché lo stesso ministero della Salute, nell’ultima Relazione sullo stato di attuazione dell’esercizio dell’attività libero professionale (anno 2023), dimostra numeri alla mano quanto il peso dell’Alpi sia solo una minima frazione del totale dell’attività sanitaria pubblica. Nel solo 2023 le strutture pubbliche hanno erogato oltre 60 milioni di prestazioni ambulatoriali, contro circa 7 milioni in intramoenia, pari a appena il 12 per cento del totale. Un divario che diventa abissale sul fronte dei ricoveri: l’Alpi pesa meno dello 0,5 per cento. E se si guarda alla spesa sanitaria delle famiglie — tema molto sentito, soprattutto in un periodo di inflazione e difficoltà economiche — il quadro è ancora più chiaro: dei circa 600 euro pro capite che gli italiani pagano di tasca propria per la salute, solo 21 euro derivano da prestazioni intramoenia. Il resto va al privato puro, quello che sfugge al controllo del Servizio sanitario nazionale. Alla luce di questi numeri, attribuire all’Alpi la responsabilità delle liste d’attesa rischia di essere un paradosso. Anche perché sospendere l’intramoenia non aumenterebbe in alcun modo la capacità del pubblico – già oggi al limite delle proprie possibilità – ma finirebbe implicitamente per rafforzare il privato non regolato. Una deriva che, oltre a depotenziare ulteriormente il Ssn, rischierebbe di aumentare ulteriormente la spesa delle famiglie. Il ministro richiama poi la necessità di migliorare l’appropriatezza prescrittiva. Terna importante, certo, ma che richiede tempo, studio e una strategia strutturata. Ridurre le prescrizioni inutili è un obiettivo sacrosanto, ma si tratta di un fenomeno complesso, alimentato da una macchina economica privata molto potente. Intervenire su questo fronte significa avviare un percorso lungo, non certo immaginare soluzioni immediate o scorciatoie semplicistiche. Il rischio, continuando con questa “caccia alle streghe” contro l’intramoenia, è duplice: da un lato si indebolisce un tassello – piccolo ma regolato – del sistema pubblico; dall’altro si erode la fiducia dei cittadini nei confronti del Ssn, proprio mentre la tenuta sociale richiederebbe risposte chiare, coordinate e basate sui dati. E mentre il ministro lancia l’allarme sull’Alpi, sul territorio c’è chi procede in tutt’altra direzione. La Regione Lombardia, con una delibera approvata lo scorso settembre, ha avviato la cosiddetta “super-intramoenia”, obbligando le strutture pubbliche a mettere a disposizione delle assicurazioni e dei fondi integrativi le proprie prestazioni, con regole chiare su tracciabilità, limiti volumetrici, assenza di costi per il pubblico e una trattenuta del 5 per cento destinata alla riduzione delle liste d’attesa. Una scelta che, sulla carta, potrebbe porre problemi di equità, ma che nasce da un dato di fatto: solo nei primi nove mesi del 2025 la Lombardia ha erogato oltre 807.000 prestazioni per la sanità integrativa, circa il 2 per cento del totale regionale. Una pratica diffusa in tutta Italia – si contano circa 20 milioni di prestazioni integrative – ma mai regolamentata in modo uniforme. Da qui la decisione di mettere ordine in un sistema già esistente. La verità è che, al di là delle polemiche politiche, il nodo delle liste d’attesa non ha nulla a che vedere con la libera professione intramoenia. Le soluzi oni richiedono investimenti, personale, organizzazione, tecnologia e una strategia nazionale coerente. Continuare ad additare l’Alpi come il problema rischia solo di distogliere lo sguardo dalle vere criticità, mentre i cittadini attendono risposte concrete e non slogan. Giovanni Rodriquez ---End text--- Author: Giovanni Rodriquez Heading: Highlight: Image: -tit_org- La guerra (vana) di Schillaci all ’intramoenia e il caso Lombardia -sec_org- tp:writer§§ Giovanni Rodriquez guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783806123.PDF §---§ title§§ Vaccini Covid ai militari, lo Stato può imporli link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101779706102.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "ITALIA OGGI" del 21 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-21T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101779706102.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101779706102.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101779706102.PDF tp:ocr§§ Vaccini Covid ai militari, lo Stato può imporli Uno Stato può imporre l’obbligo vaccinale a un lavoratore, anche se militare, a prescindere dall’opinione personale dello stesso. È la conclusione a cui è giunto l’avvocato generale della Corte Ue Tamara Capeta, in merito alla causa C-522/24 che riguarda l’Italia. Durante la pandemia, la legislazione italiana prevedeva infatti un obbligo di vaccinazione contro il coronavirus per i membri dell’esercito che lavorano per il ministero della difesa. Il personale militare che aveva scelto di non vaccinarsi è stato temporaneamente sospeso dall’esercizio dell’attività lavorativa senza retribuzione. Il ricorrente aveva rifiutato il vaccino per due ragioni: in primo luogo, riteneva che fosse inefficace e non sicuro; in secondo luogo, dissentiva dalla politica del governo, ritenendo inaccettabile la reticenza di quest’ultimo ad assumersi qualsiasi responsabilità per i potenziali effetti collaterali. Di conseguenza, è stato sospeso dal lavoro senza retribuzione per circa due mesi, al termine dei quali l'obbligo vaccinale è stato revocato. La vicenda è arrivata fino alla Corte europea e ieri sono state pubblicate le conclusioni dell’avvocato generale. Secondo Capeta, un’opinione personale basata su preoccupazioni relative alla salute o su dissensi rispetto alla politica governativa non rientra nelle «convinzioni personali» che costituiscono uno dei motivi di discriminazione vietati dalla direttiva in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, in quanto non è qualificabile come una vera e propria convinzione filosofica, bensì piuttosto come un’opinione critica riguardo alla vaccinazione obbligatoria. In subordine, qualora la Corte dovesse ritenere che tale opinione personale riguardo all'obbligo vaccinale rientri nelle «convinzioni personali» ai sensi della direttiva, l’avvocata generale considera che tale obbligo configurerebbe una discriminazione indiretta, la quale comunque può essere giustificata dall'obiettivo legittimo di protezione della salute pubblica. La vaccinazione obbligatoria rappresentava una misura appropriata e necessaria per conseguire tale obiettivo nel contesto dell’emergenza causata dalla diffusione del coronavirus. ______© Riproduzione riservata _____ n ---End text--- Author: GIOVANNI GALLI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Vaccini Covid ai militari, lo Stato può imporli -sec_org- tp:writer§§ Giovanni Galli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101779706102.PDF §---§ title§§ Sanità, l'Anac punta la gara assegnata a Lotito link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784606115.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "MANIFESTO" del 21 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-21T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784606115.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784606115.PDF', 'title': 'MANIFESTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784606115.PDF tp:ocr§§ IL SERVIZIO PULIZIE DELL’ASP DI COSENZA ALLA CORDATA CON SNAM LAZIO SUD Sanità, l’Anac punta la gara assegnata a Lotito Cosenza II «La sanitopoli di Calabria» è un’oliata architettura di sprechi e disfunzioni, una fitta ragnatela di transazioni e rinegoziazioni, appalti e arbitrati milionari lungo gli ultimi venti anni. Se ne è accorta anche l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). Il caso è quello già raccontato su queste pagine (il manifesto del 1 e 2 luglio). Ovvero l’affidamento in prorogatio sine die dell’appalto per il “Servizio di pulizia, sanificazione e delle attività complementari per tutto il territorio dell’Asp di Cosenza” al Raggruppamento temporaneo di imprese Team Service società consortile. Una cordata che ha come capofila Snam Lazio Sud. È l’azienda del presidente della S.S. Lazio 1900 e senatore di Forza Italia, Claudio Lotito. Quarantasei milioni di appalto, un boccone ghiotto che l’imprenditore capitolino non si è fatto sfuggire. Il 2 luglio la gara l’ha vinta lui. Ma, in seguito alle inchieste giornalistiche, la deputata Vittoria Baldino (M5S) il 7 luglio ha presentato un esposto all’Anac. Segnalava presunte irregolarità nella procedura di gara, tra cui le modifiche ai criteri in corso d’opera, le esclusioni arbitrarie e la mancanza di trasparenza dovuta alla scelta di procedere con gara autonoma, bypassando la piattaforma Consip malgrado le raccomandazioni del Consiglio di Stato. La presentazione dell’esposto ha determinato la sospensiva dell’affidamento e l’apertura di un fascicolo d’indagine conoscitiva. L’atto, nello specifico, metteva nel mirino «la presunta modifica dei punteggi attribuibili alle offerte tecniche, la successiva rettifica dei verbali redatti dalla commissione giudicatrice, l’esclusione, in una fase già avanzata del procedimento, di almeno 5 operatori economici concorrenti, la presunta alterazione dei criteri di valutazione, intervenuta nel corso della procedura, suscettibile di aver inciso in maniera determinante sulla formazione della graduatoria finale». In questi mesi l’Anac aveva già chiesto formalmente all’Asp di Cosenza e al Responsabile del procedimento la documentazione sulla gara. Li aveva diffidati ad adempiere entro 30 giorni. Tutto vano. Silenzio tombale da viale Alimena. Per questi motivi nei giorni scorsi la Guardia di finanza ha fatto irruzione su mandato di Anac negli uffici dell’azienda sanitaria. E non è la prima volta. Già sotto la lente della commissione di accesso per infiltrazioni mafiose nel 2013, l’Asp del capoluogo bruzio si conferma un’area nebulosa. Tanto che la stessa deputata Baldino in un’interrogazione ha ipotizzato un possibile conflitto d’interessi. Perché lo stesso Lotito, che in veste di imprenditore si è aggiudicato l’appalto milionario in Calabria, in qualità di senatore aveva presentato emendamenti per creare uno scudo penale a tutela dei dirigenti delle Asp nelle regioni in piano di rientro dal debito sanitario ritenuti responsabili di danno erariale. Guarda caso tra queste c’è anche la Calabria. I documenti prelevati dai finanzieri sono stati ora consegnati all’Anac che ne sta analizzando il contenuto. Tra le carte attenzionate quelle attinenti la nomina della commissione giudicatrice, il provvedimento di aggiudicazione e la determina a contrarre con le motivazioni che hanno portato l’Asp a derogare all’obbligo di adesione a Consip indicendo autonomamente una procedura di gara. Il sospetto è che si sia messa in piedi una gigantesca macchina seriale che in sede di gara, e di valutazione, ha finito poi per premiare la Rti con il senatore Lotito, compagno di banco a Palazzo Madama di Mario Occhiuto, fratello del rieletto presidente Roberto. Mentre si tenta di far chiarezza sull’affidamento dei servizi di pulizia, la magistratura è al lavoro su altri fronti. C’è l’indagine milanese a carico dei direttori (generale, amministrativo e sanitario) dell’Asp di Cosenza per le transazioni milionarie con la BFF Bank, basate su presunti documenti contabili pieni di lacune. E poi c’è l’inchiesta sulla gestione in Calabria del 118 , delegata all’Asp di Cosenza che ha inaugurato nuove postazioni con ambulanze prive di medico a bordo, con soccorsi eseguiti da volontari. Il Lotito senatore, poi, ha presentato un maxiemendamento che per la Calabria sancisce la fuoriuscita dal commissariamento con i conti in ordine (basta il saldo contabile) e con la soglia dei Lea «appena sufficienti». Proposte una sanatoria per le Aziende ospedaliere-universitarie e la proroga al 2029 degli operatori stranieri. ---End text--- Author: SILVIO MESSINETTI Heading: Highlight: Un esposto dei 5s ha segnalato presunte irregolarità nelle procedure Image: -tit_org- Sanità, l’Anac punta la gara assegnata a Lotito -sec_org- tp:writer§§ SILVIO MESSINETTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784606115.PDF §---§ title§§ Prove di irregolarità ai test di Medicina il Mur: annulliamo = Medicina, sui social le foto dei test l'ira del Mur: annulliamo le prove link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784506118.PDF description§§

Estratto da pag. 23 di "REPUBBLICA" del 21 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-21T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784506118.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784506118.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784506118.PDF tp:ocr§§ Prove di irregolarità ai test di Medicina il Mur: annulliamo Medicina, sui social le foto dei test l’ira del Mur: annulliamo le prove Prima sessione per l’accesso alla facoltà, le immagini delle domande pubblicate online. La Crui: puniremo i responsabili a giornata del nuovo esame per accedere al percorso di studi di Medicina si è guastata presto. Quando i circa 53mila candidati avevano da poco appoggiato la penna sul banco, infatti, hanno cominciato a circolare sui social e nelle chat immagini scattate in alcune delle 44 sedi universitarie. A a pagina 23 L con un’intervista di GIANNOLI a giornata del nuovo esame per accedere al percorso di studi di Medicina si è guastata presto, già nel primo pomeriggio. Quando i circa 53 mila candidati avevano da poco appoggiato la penna sul banco, infatti, hanno cominciato a circolare sui social e nelle chat immagini scattate in alcune delle 44 sedi universitarie dove si svolgevano le prove e dove sarebbe stato vietato tenere con sé il cellulare o qualunque altro dispositivo elettronico. Evidentemente in certe facoltà i sistemi di controllo non erano particolarmente stringenti. Alcuni ragazzi raccontano di smartphone, bigliettini e confronti tra studenti all’interno delle aule nel corso delle tre ore di esame. Ieri sera, quando il numero di segnalazioni e proteste è cresciuto in modo preoccupante, il ministero dell’Università è intervenuto, facendo sapere che chi ha scattato e diffuso le immagini rischia l’annullamento dell’esame. Gli scatti «attualmente in circolazione» verranno trasmessi agli atenei attraverso la Crui, la conferenza dei rettori, «affinché possano essere individuati i responsabili e ripristinato il pieno rispetto delle procedure previste, incluso l’annullamento della prova, come prevede il regolamento». La presidente della stessa Crui, Laura Ramacciotti, promette «totale intransigenza. Sono certa che tutti gli atenei adotteranno la massima fermezza nell’individuazione dei responsabili di questi atti per ripristinare il rispetto di tutte le procedure. In alcuni casi gli atenei sono già tempestivamente intervenuti ritarL dando e annullando i compiti. Le università vigileranno perché questi fatti non si ripetano». Ieri mattina alle 11 era in programma la prima delle due prove conclusive del cosiddetto “semestre filtro”, che in realtà è stato un bimestre, destinate a sostituire il vecchio maxi test. Erano candidati 53 mila dei 61 mila giovani che si erano iscritti a settembre. Gli altri, ma anche chi ha sostenuto la prova ieri, il 10 dicembre potranno comunque tentare di arrivare almeno al voto di 18/30 in chimica, fisica e biologia, le tre materie previste dalla riforma. Conclusa la seconda sessione i candidati potranno scegliere i tre migliori voti che hanno preso, che si sommeranno. A gennaio si faranno le graduatorie per stabilire chi andrà nelle varie sedi universitarie (ogni iscritto potevano esprimere fino a dieci preferenze). Dopo, come accadeva gli anni scorsi, scatterà il numero chiuso: nelle università pubbliche entreranno in 19.700, numero record rispetto al passato, ma comunque molto inferiore al totale degli aspiranti medici. Circa 40 mila giovani dovranno rinunciare e magari riproveranno l’anno prossimo. All’esterno di molte sedi d’esame ieri è andata in scena la protesta di rappresentanti degli studenti. Udu, Unione degli universitari, e Cgil, denunciano «come questo nuovo meccanismo non rappresenti affatto un allargamento del diritto allo studio, ma l’ennesimo tentativo di selezione mascherata e farraginosa che scarica costi, ansie e incertezze su studenti e famiglie. Il “semestre filtro” si conferma una barriera e non un percorso di accesso equo e trasparente». L’Udu ha anche preparato una diffida che i partecipanti all’esame possono firmare per chiedere «di essere ammessi tutti e che si intervenga sulle evidenti irregolarità del percorso». La diffida aprirà la strada a ricorsi collettivi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: Image:I post sui social Le immagini sui social Alc une delle foto comparse ieri sui social postate dagli studenti durante l’appello per l’ammissione a Medicina. C’è chi denuncia: nessun controllo, telefoni fatti entrare in aula, la gente poteva copiare o farsi inviare le risposte -tit_org- Prove di irregolarità ai test di Medicina il Mur: annulliamo Medicina, sui social le foto dei test l'ira del Mur: annulliamo le prove -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784506118.PDF §---§ title§§ Sanità, prevenzione digitale e personale Così la Manovra guarda alla sostenibilità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784106114.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "RIFORMISTA" del 21 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-21T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784106114.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784106114.PDF', 'title': 'RIFORMISTA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784106114.PDF tp:ocr§§ Sanità, prevenzione digitale e personale Così la Manovra guarda alla sostenibilità Dal potenziamento degli screening alla telemedicina: le misure per abbattere costi e liste d’attesa Alleggerimenti fiscali per gli alimenti a fini medici speciali e vantaggi per i professionisti sanitari N ella manovra, il capitolo sanità punta in modo deciso sulla prevenzione, sulla riduzione delle liste d’attesa e sull’innovazione digitale. È su questi assi che si concentrano gli interventi in arrivo, con misure che spaziano dai test genomici ai nuovi screening, dalla telemedicina al rafforzamento del personale sanitario. L’obiettivo dichiarato è duplice: migliorare l’efficacia delle cure e contenere i costi futuri del Servizio sanitario nazionale. In questo quadro si inserisce il pacchetto da 1,5 miliardi di euro proposto dalla Lega, finanziato in larga parte attraverso i 5 miliardi attesi dalla tassazione sugli extraprofitti bancari e assicurativi. Il capitolo più consistente è quello della prevenzione, con l’utilizzo dei 283 milioni dell’articolo 64 per ampliare gli screening oncologici, introdurre test genetici e genomici avanzati e intervenire sull’oncofertilità. Diagnosticare prima significa ridurre ricoveri complessi, complicanze e giornate di degenza: uno dei fattori che più incidono sulla spesa sanitaria. La prevenzione maschile viene potenziata con l’estensione degli screening per il tumore alla prostata, tema rilanciato nell’intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”. «Abbiamo chiesto un rafforzamento degli screening per la prostata», ha ricordato l’onorevole Vanessa Cattoi, nel corso della conferenza stampa alla Camera, sottolineando l’impatto economico degli interventi tardivi e delle assenze dal lavoro che la patologia genera. Accanto ai filoni della prevenzione, una parte rilevante delle risorse – oltre 400 milioni – viene destinata alla telemedicina, alle piattaforme di teleconsulto e agli strumenti di intelligenza artificiale. L’obiettivo è migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e degli anziani, ridurre l’afflusso improprio verso gli ospedali e alleggerire il carico dei medici di medicina generale. La digitalizzazione viene considerata una leva strutturale per intervenire sulle liste d’attesa, che generano oneri significativi in termini di prestazioni duplicate e ritardi terapeutici. Tra le misure specifiche trova spazio anche un intervento sulla nutrizione clinica dei pazienti oncologici, con detraibilità fiscale e IVA ridotta per gli alimenti a fini medici speciali. «Ci sono pazienti malnutriti e persone che vivono senza stomaco: questi prodotti per loro sono fondamentali», ha ricordato la senatrice Elena Murelli, sottolineando come una nutrizione adeguata possa evitare ricoveri ripetuti e peggioramenti clinici, con impatto diretto sui conti del SSN. Sul fronte del personale sanitario, vengono proposti interventi destinati a trattenere professionisti nel sistema pubblico e a incrementare la produttività: detassazione al 5% degli straordinari, maggiore flessibilità rispetto al vincolo di esclusività e una riduzione degli adempimenti burocratici che pesano sull’attività clinica quotidiana. Obiettivo: ridurre il ricorso a prestazioni acquistate all’esterno, tra le principali voci di spesa delle regioni. Nel meccanismo parlamentare che permetteva ai gruppi di segnalare 57 emendamenti complessivi, la Lega ha quindi scelto di concentrarsi su tre aree chiave: prevenzione, patologie reumatologiche e fibromialgia — che interessano circa 5 milioni di italiani — e celiachia, che riguarda quasi 800mila persone. «Abbiamo puntato sui temi di maggiore impatto per i cittadini», ha spiegato il responsabile del Dipartimento Sanità Emanuele Monti, sottolineando la necessità di indirizzare le risorse verso settori ad alta domanda assistenziale e forte pressione economica. Nel complesso, l’impianto sanitario proposto punta a una sanità più preventiva, più digitale e più sostenibile nel medio periodo. «Dove mettiamo risorse, vogliamo risultati concreti», ha sintetizzato Monti. Meno r itardi diagnostici, meno ricoveri evitabili, più produttività: una sanità che diventa a pieno titolo politica economica. ---End text--- Author: Beatrice Telesio di Toritto Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, prevenzione digitale e personale Così la Manovra guarda alla sostenibilità -sec_org- tp:writer§§ Beatrice Telesio di Toritto guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784106114.PDF §---§ title§§ Gli ospedali contestano i dati Agenas "Le prestazioni di Ssn sono di più" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101785306110.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 21 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-21T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101785306110.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101785306110.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101785306110.PDF tp:ocr§§ Gli ospedali contestano i dati Agenas “Le prestazioni di Ssn sono di più” L’ANALISI SULLA LIBERA PROFESSIONE Dopo la pubblicazione dei dati contenuti nella “Piattaforma nazionale liste d’attesa” dell’Agenas, dai quali emerge che sono almeno 70 i casi di Asl e ospedali che per alcune specifiche prestazioni - non rispetterebbero il limite fissato al 50% per esami e visite in regime libero professionale nelle strutture pubbliche, alcune strutture contestano i dati dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali. «Analizzare solo le prime visite non costituisce un parametro attendibile» segnala Angelo Aliquò, direttore generale del San Camillo Forlanini di Roma. «Il San Camillo ha al suo interno unità operative dedicate esclusivamente all’emergenza e urgenza che visitano e curano i pazienti provenienti dal Pronto soccorso o dalla rete Spoke» precisa. L’ospedale, inoltre, «essendo un centro di Cardiologia di II livello, eroga all’utenza esterna esami complessi destinati a pazienti con problematiche maggiori. Molti pazienti vengono inviati direttamente da altri centri, senza passare per la prima visita. Alla luce di ciò diverse unità mettono a disposizione più slot per controlli/follow up ed in maniera più ridotta le prime visite». Considerati questi parametri «il numero complessivo di prestazioni erogate attraverso il Ssn è stabilmente circa il doppio rispetto alle prestazioni in intramoenia». Altri numeri arrivano anche dagli Istituti fisioterapici Ospitalieri di Roma, «i dati non coincidono con quelli in nostro possesso» segnala l’istituto: tra gennaio e agosto 2024 le prime visite specialistiche erogate tramite Ssn sono state 36.227 contro le 12.633 in libera professione, il 35%. — ---End text--- Author: Redazione Heading: L’ANALISI SULLA LIBERA PROFESSIONE Highlight: Image: -tit_org- Gli ospedali contestano i dati Agenas “Le prestazioni di Ssn sono di più” -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101785306110.PDF §---§ title§§ Intervista a Intervista a Giuseppe Remuzzi - Remuzzi: con la salute non si fanno affari = "L'intramoenia è iniqua e i medici lo sanno La salute non può essere un business" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783906124.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 21 Nov 2025

Il direttore dell'Istituto Mario Negri: "È un regime che va abolito. Pochi dottori? C'è più carenza di infermieri'

pubDate§§ 2025-11-21T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783906124.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783906124.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783906124.PDF tp:ocr§§ il caso intramoenia Remuzzi: con la salute non si fanno affari Giuseppe Remuzzi “L’intramoenia è iniqua e i medici lo sanno La salute non può essere un business” Il direttore dell’Istituto Mario Negri: “È un regime che va abolito. Pochi dottori? C’è più carenza di infermieri” «L a medicina non è fatta per guadagnare ma per gli ammalati. Bisogna avere il coraggio di poterlo dire» mette in chiaro il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerca farmacologica “Mario Negri” e grande nefrologo. – PAGINA 13 L’INTERVISTA PAOLO RUSSO ROMA «L a medicina non è fatta per guadagnare ma per gli ammalati. Bisogna avere il coraggio di poterlo dire». Quello che non manca al professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerca farmacologica “Mario Negri”, ma anche grande nefrologo, secondo nel ranking italiano dei medici, che non le manda a dire dopo aver visionato i dati della nostra inchiesta sulle strutture sanitarie pubbliche che fanno più prestazioni in attività libero-professionale che in regime pubblico. Con liste di attesa ovviamente a tutto svantaggio di chi non paga. Professore, cosa ne pensa della libera professione medica dentro gli ospedali? «Anche se immagino già le critiche che mi verranno dai colleghi dico che bisogna abolire l’intramoenia, perché è la quintessenza dell’ingiustizia. Il principio è iniquo e i medici stessi lo sanno, anche se poi vanno meglio remunerati sia loro che gli infermieri. Ma l’idea che i soldi abbiano pervaso tutto eche la medicina sia diventataun modoperfar guadagnare i medici, le industrie e quelli che governano la sanità è inaccettabile. Tra l’altro, con l’intramoenia è il pubblico che ti dice di pagare qualcosa di cui hai diritto secondo la Costituzione. Non si può accettare: è un sistema completamente lontano dall’interesse del malato». Il ministro Schillaci, nell’intervista rilasciata giorni fa al nostro giornale, ha detto che quando le liste di attesa sono troppo lunghe l’intramoenia andrebbe sospesa. Condivide? «Condivido appieno. Così come trovo preziose le parole dallo stesso ministro, quando dice che, se a un cittadino si comunica che le liste di attesa sono chiuse ma, se paga, ci sono medici e macchinari pubblici subito a sua disposizione, allora dobbiamo chiamare questo fenomeno con il suo vero nome: illegale e indegno». Secondo i sindacati medici non c’è correlazione tra l’attività libero-professionale negli ospedali pubblici e le liste di attesa. Immagino non la pensi allo stesso modo… «Non condivido e mi chiedo se il problema delle liste di attesa sia davvero la carenza di personale quando poi, pagando, puoi fare qualsiasi visita ed esame specialistico rapidamente. Da questo si capisce che all’origine dei tempi di attesa in regime pubblico c’è altro». Però si dice che, se non si concedesse ai medici di fare un po’ di attività privata, con gli stipendi che ci sono la fuga dal servizio pubblico sarebbe inarrestabile. C’è un fondo di verità in questo? «È vero. L’intramoenia nasce con lo spirito di permettere a coloro che lavorano nelle strutture pubbliche di guadagnare di più e mantenere i medici negli ospedali pubblici. Quello che facevano prima i medici era anche peggio, perché, terminato l’orario di lavoro, soprattutto gli anestesisti e i chirurghi volavano verso le cliniche private per dare le loro prestazioni. Ovviamente l’intramoenia non si può togliere di colpo, ma serve una soluzione di transizione. Ad esempio, nel reparto che io ho guidato per tanti anni c’era una persona che voleva fare l’intramoenia e che ci ha sfinito con questa richiesta. Allora abbiamo deciso che venissero curati prima i malati che si presentavano con l’impegnativa del Ssn. Esauriti quei pazienti nell’ambulatorio, il medico avrebbe potuto fare l’intramoenia». Ma lei esclude che all’origine delle liste di attesa così lunghe ci sia anche un problema di carenza di personale? «Direche abbiamopochi medici non è esatto, perché in realtà noi siamo organizzati per non lavorare bene con i medici che abbiamo. Ricordo che in Francia i medici sono di meno. Quelli che noi abbiamo davvero in numero scarso sono gli infermieri. E abbiamo anche un altro difetto: non riusciamo a utilizzare fino in fondo la grande forza e le grandi capacità del personale infermieristico: di essere vicino ai malati, di risolvere i problemi e di capire anche le malattie. Sono gli infermieri che mancano, e sono loro che vanno pagati meglio». Quando si è ha provato a dare qualche compito in più agli infermieri l’Ordine dei medici è subito insorto… «Le rispondo con un aneddoto. Io solitamente faccio il girodelreparto solocon unainfermiera, mai con i medici. Una volta l’infermiera capì che un paziente aveva una sospetta amiloidosi. Le dissi: “Vabene,facciamounabiopsia”. Era effettivamente amiloidosi. Chiesi all’infermiera di non dirlo ai miei colleghi, altrimentisi sarebberooffesi. Laveritàècheinvecedobbiamo usare le capacità di tutti: sarebbe una cosa straordinaria. Non possiamo continuare a investire nella sanità privata e le assicurazioni sanitarie non risolvono i problemi, come dimostrano in modo impietosogliUsa». Eppure anche da noi si comincia a dire «se lo Stato non può più passare tutto a tutti, fatevi una polizza e sarete a posto...». «Non credo proprio. Una recente indagine della Kaiser Foundation, un’agenzia indipendente che si occupa di salute pubblica, rivela che la maggior parte degli americani super-assicurati ha difficoltà a ottenere quello che serve per curarsi, non trova un accordo con l’assicurazione e intanto la malattia progredisce. Insomma, un disastro». Non siamo più un Paese di anziani ma di grandi vecchi. La sanità come può vincere la sfida dell’invecchiamento della popolazione? «Potenziando prima di tutto l’assistenza territoriale. Partendo da quel pilastro che è il medico di famiglia, a cui deve spettare il compito di pianificare e organizzare i servizi del territorio integrando le attività di prevenzione e riabilitazione. E per chi non può essere curato a casa ci saranno le Case di comunità, dove lavoreranno insieme medici di medicina generale, specialisti, infermieri, assistenti sociali, tecnici della riabilitazione. I piccoli ospedali di oggi dovranno poi trasformarsi in “ospedali degli infermieri”, dove si faranno cose come medicazioni, prelievi, esami diagnostici, chemioterapia. Una rete che servirà anche a decongestionare ospedali e pronto soccorso. Una formula vincente soprattutto se riusciremo a remunerare adeguatamente medici e infermieri». — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: “ Giuseppe Remuzzi Con l’intramoenia il pubblico ti dice di pagare qualcosa di cui hai diritto secondo la Costituzione Ha ragione Schillaci È indegno dire ai pazienti che le liste d’attesa sono chiuse ma se si paga invece i medici ci sono Le assicurazioni sanitarie non risolvono il problema come dimostra in modo impietoso il sistema Usa 70 Gli ospedali e Asl che effettuano troppe visite in intramoenia secondo l’Agenas 42,6 In miliardi, è la spesa complessiva annuale sostenuta dagli italiani per la sanità privata S Così su La Stampa Secondo i dati di Agenas sono almeno 70 gli ospedali e le Asl che non rispettano la legge che vieta di fare più accertamenti in libera professione rispetto a quelli in regime pubblico Image:Nefrologo Giuseppe Remuzzi ha 76 anni e dal 2018 dirige l'Istituto di ricerche Farmacologiche Mario Negri È stato presidente della International Society of Nephrology -tit_org- Intervista a Intervista a Giuseppe Remuzzi - Remuzzi: con la salute non si fanno affari “L'intramoenia è iniqua e i medici lo sanno La salute non può essere un business” -sec_org- tp:writer§§ paolo russo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101783906124.PDF §---§ title§§ Una Sanità così ce la sogniamo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784706116.PDF description§§

Estratto da pag. 44 di "VENERDÌ DI REPUBBLICA" del 21 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-21T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784706116.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784706116.PDF', 'title': 'VENERDÌ DI REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784706116.PDF tp:ocr§§ Una Sanità così ce la sogniamo dal nostro inviato Michele Bocci foto Nicola Marfisi/Agf per il Venerdì ? SPILAMBERTO (MODENA) L a signora Lucia è venuta a farsi medicare la ferita lasciata da un intervento chirurgico. Per lei è un successo. Fino a qualche giorno fa aspettava a casa l’infermiera, che oggi invece l’accoglie in ambulatorio con il sorriso. Ci vuole un quarto d’ora per disinfettare, rimettere cerotti e soprattutto capire che tutto procede come deve. Ancora qualche tempo e non ci sarà più bisogno di aiuto, potrà riprendere a fare la sua vita. Quando esce, i prelievi del sangue sono quasi terminati, il consultorio ha già iniziato a lavorare, il pediatra fa i primi vaccini e all’ingresso attendono le persone che hanno appuntamento con il medico di famiglia. A Spilamberto, 13 mila abitanti, venti minuti da Modena, abbiamo visto come potrebbe essere la Sanità italiana, sotto il tetto piatto di un piccolo ex supermercato, acquistato dal Comune e messo a disposizione della Asl. Si chiama Casa della Comunità ed è la struttura che dovrebbe rivoluzio- ? nare l’assistenza territoriale. Il condizionale è necessario perché (e non c’erano dubbi) il cambiamento viaggia a velocità diverse nelle varie regioni. È il Piano nazionale di ripresa e resilienza a prevedere l’attivazione a tappeto di questa sorta di super ambulatori: il Pnrr ha messo i soldi per costruirli (ma non per pagare chi ci lavora), e chiesto che siano pronti entro giugno del 2026. Ma in molte zone d’Italia la scadenza non sarà rispettata. Delle 1.723 strutture programmate, quelle attive oggi sono solo 660, e appena una cinquantina hanno tutti i servizi previsti già funzionanti. L’Emilia-Romagna è la regione più vicina all’obiettivo, con il numero più alto di Case di Comunità già aperte: 140, delle quali dieci complete di tutte le attività. Ci sono regioni ancora a zero. Eccezione emiliana L’architettura della Nicolaus Machella ? dal nome di un medico del Rinascimento che studiò il “morbo gallico”, ovvero la sifilide ? rivela il passato di scaffali e carrelli. Dove c’erano le casse del market oggi è stato messo il bancone dell’accettazione. Sulla destra e sulla sinistra partono i corridoi sui quali affacciano ambulatori e piccole sale di attesa. L’attività sanitaria ha preso il sopravvento da tempo, così fuori dagli studi pediatrici sono disegnati gli animali della savana, nelle bacheche sono scritti i turni dei vari professionisti, ma anche consigli sulla pulizia delle mani e informazioni pratiche sui servizi offerti. C’è poi il totem per pagare i ticket e anche la postazione del Cup, il Centro unico di prenotazione, attraverso il quale si prenotano visite ed esami. Per gli anziani che hanno problemi con internet, dove ormai si può fare quasi tutto, è disponibile lo sportello dell’anagrafe sanitaria, che permette di cambiare medico, rinnovare esenzioni e così via. Le Case della Comunità non sono una novità. Prima erano state inventate le Case della Salute, che però sono rimaste esperienze molto sporadiche. L’idea di partenza è semplice, ma difficile da realizzare: mettere in un solo luogo tutti i servizi territoriali per dare a un certo numero di cittadini un punto di riferimento sanitario unico. «Ogni giorno da noi entrano trecento persone», mette in chiaro Esperia Amici, l’infermiera che coordina la struttura di Spilamberto. La chiave sono i medici di famiglia. «Qui hanno l’ambulatorio in otto, fanno parte di una medicina di gruppo». Così ogni assistito trova sempre qualcuno a cui sottoporre un problema improvviso: se il suo medico non è di turno, è infatti presente un collega, che ha accesso ai dati del paziente e quindi può riceverlo e aiutarlo. Un vantaggio non da poco, e un’eccezione tutta emiliana perché in molte regioni ci sono invece grandi difficoltà a coinvolgere i medici di famiglia. «Il pomeriggio arrivano gli specialisti» dice ancora Amici. «Abbiamo geriatra, otorino, cardiologo, oculista, palliativista, psichiatra. E lo psicologo di comunità». Per i medici di famiglia la presenza di questi colleghi nelle stanze vicine è un bell’aiuto. «Possiamo chiedere un consiglio, far controllare un esame. Ci danno tranquillità» dice la dottoressa Francesca Borsari, tra una visita e l’altra. «Ma il vero punto di forza è proprio il gruppo di noi medici di famiglia. Ci aiutiamo a vicenda. E abbiamo un rapporto stringente di collaborazione con le infermiere. I pazienti lo percepiscono, si sentono assistiti a 360 gradi». Anche l’ambulatorio infermieristico è un modello. Basta fare l’esempio del “percorso diabete”. Lo fanno funzionare le infermiere, che chiamano i malati periodicamente, quando è ? Bella accoglienza 3 L’area del consultorio familiare, sempre aperto 4 La zona informazioni e l’ingresso della zona pediatria il momento di fare i controlli. Si sincerano che seguano le terapie, eseguono gli esami. «I risultati vengono trasmessi a noi medici, che controlliamo e vediamo i pazienti solo se c’è qualcosa che non va», spiega la dottoressa. «Se è tutto a posto i malati aspettano di ricevere una nuova chiamata per i controlli. Si chiama “sanità di iniziativa», perché è il sistema pubblico a contattare chi ne ha bisogno. Questa mattina ci sono quattro infermiere in servizio a Spilamberto, Monica Pedroni, Silvia Bertusi, Silvia Trenti e Grazia Errichelli. Sono loro ad occuparsi della gran parte delle visite a domicilio, anche una quindicina al giorno. «Ad esempio, andiamo da chi viene dimesso dall’ospedale» raccontano «si tratta di un modo per vedere come sta il paziente, prendere i parametri vitali, ma anche di osservare in quale situazione si trova dal punto di vista sociale, ambientale e se rispetta uno stile di vita adeguato alla sua patologia. Poi quando queste persone stanno meglio possono venire qui da noi». Avere una stretta collaborazione con le infermiere è importante per i medici anche per altri aspetti. Ad esempio, per valutare se gli assistiti prendono i farmaci che devono (e nel modo giusto) e per aiutarli con le questioni burocratiche. Bambini e adolescenti A metà mattinata il pediatra di comunità è nel pieno delle vaccinazioni. I bambini escono ed entrano nella sua stanza in braccio ai genitori. In Emilia-Romagna sono le Asl a convocare le famiglie. A Spilamberto sono invitate appunto nella Casa di Comunità. Si presentano invece da soli coloro che vogliono fare il prelievo del sangue, disponibile tre volte alla settimana. Altro servizio fondamentale della Nicolaus Machella è il consultorio, aperto tutti i giorni. C’è uno spazio per giovani e adolescenti, ci sono ginecologi, ostetriche, la psicologa, la genetista per le coppie che aspettano un bambino, ma anche per chi desidera informazioni sulla contraccezione o considera l’idea di abortire: un servizio ad accesso diretto, una porta sempre aperta. Quella di tutta la Casa della Comunità di Spilamberto chiude alle 19, in attesa che il giorno dopo, dalle 7 in poi, tornino a varcare la soglia Lucia e tutti ? gli altri. Michele Bocci © riproduzione riservata ---End text--- Author: Michele Bocci Heading: Highlight: Image:italia TUTTI PER UNO Non un pronto soccorso né un ospedale, ma un luogo in cui fare esami, visite, consulenze. Siamo andati a Spilamberto, nel Modenese, per visitare una delle Case della Comunità finanziate dal Pnrr. Meraviglioso. Peccato che di 1.723 previste in tutta Italia per ora ce ne siano soltanto 660. E in troppe regioni ancora zero Il team della Casa della Comunità Nicolaus Machella a Spilamberto: una volta era un supermercato 1 2 ? Foto di gruppo 1 Francesca Borsari con il nostro inviato 2 Il team delle infermiere 3 4 ? Bella accoglienza 3 L’area del consultorio familiare, sempre aperto 4 La zona informazioni e l’ingresso della zona pediatria -tit_org- Una Sanità così ce la sogniamo -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/21/2025112101784706116.PDF §---§