title§§ Sciopero generale del 12 dicembre, la Cgil Abruzzo Molise: "Manovra sbagliata, sanità al collasso e tasse in aumento" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002915009084.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "chietitoday.it" del 20 Nov 2025
A illustrare le ragioni della protesta è stato il segretario regionale Carmine Ranieri, alla vigilia dell’assemblea generale del sindacato
pubDate§§ 2025-11-20T14:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002915009084.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002915009084.PDF', 'title': 'chietitoday.it'} tp:url§§ https://www.chietitoday.it/economia/sciopero-generale-12-dicembre-cgil-abruzzo-molise.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002915009084.PDF tp:ocr§§ A illustrare le ragioni della protesta è stato il segretario regionale Carmine Ranieri, alla vigilia dell’assemblea generale del sindacatoLa Cgil Abruzzo Molise si prepara alla mobilitazione nazionale del 12 dicembre contro una legge di bilancio che, secondo il sindacato, «lascia soli lavoratori, pensionati e cittadini fragili». A illustrare le ragioni della protesta è stato il segretario regionale Carmine Ranieri, alla vigilia dell’assemblea generale del sindacato, in programma venerdì 21 novembre al Gabri Park Hotel di San Salvo, alla presenza del segretario confederale Christian Ferrari.«La manovra è costruita su una crescita zero, con stipendi fermi e servizi pubblici in crisi – ha spiegato Ranieri –. Una delle misure più controverse è la riduzione delle aliquote per i redditi sopra i 28mila euro: secondo i dati di Cgil, Istat e Banca d’Italia, l’85% dei benefici andrà ai redditi più alti. Si parla comunque di cifre irrisorie: per guadagnare 36 euro in più al mese bisogna avere un reddito di almeno 50mila euro».Ranieri attacca anche le scelte della Regione Abruzzo: «Dal primo gennaio 2026 aumenteranno le addizionali Irpef, colpendo proprio quella fascia di reddito che il governo dice di voler aiutare. È un paradosso: la Meloni dà, Marsilio toglie».Il segretario regionale sottolinea inoltre il quadro economico negativo: «L’Italia è fanalino di coda in Europa per crescita del Pil, e in Abruzzo la cassa integrazione è in aumento costante. Eppure la manovra non prevede investimenti per lo sviluppo industriale. La sanità è al collasso, con liste d’attesa interminabili e difficoltà perfino nell’accesso ai farmaci. La Fondazione Gimbe ha certificato che nel 2026 la spesa sanitaria reale sarà pari al 6,16% del Pil, molto meno di quanto necessario».La Cgil denuncia anche l’assenza di interventi sulle pensioni e un progressivo impoverimento dei lavoratori: «Il Governo peggiora la legge Fornero e intanto il fiscal drag ha drenato 25 miliardi dalle tasche di lavoratori e pensionati. Intanto, si aprono nuovi spazi di spesa per gli armamenti, mentre restano tagli per sanità, scuola e lavoro».«Per tutte queste ragioni – conclude Ranieri – il 12 dicembre saremo in piazza. Chiediamo un fisco più giusto, il rilancio della sanità pubblica e misure concrete per l’occupazione. È tempo di cambiare rotta e costruire un Paese più equo».© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002915009084.PDF §---§ title§§ Von der Leyen chiede all’Europa €135mld per l'Ucraina per il biennio 2026-2027, contemporaneamente Trump cede Donbass e Crimea alla Russia - Il Giornale d'Italia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002929008232.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilgiornaleditalia.it" del 20 Nov 2025
Mentre 6 milioni di italiani sono costretti a rinunciare alle cure mediche per mancanza di denaro o per liste d''attesa infinite, Ursula von der Leyen ha inviato...
pubDate§§ 2025-11-20T09:00:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002929008232.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002929008232.PDF', 'title': 'ilgiornaleditalia.it'} tp:url§§ https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/751244/von-der-leyen-chiede-alleuropa-135mld-per-l-ucraina-per-il-biennio-2026-2027-contemporaneamente-trump-cede-donbass-e-crimea-alla-russia.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002929008232.PDF tp:ocr§§ La Presidente della Commissione UE sollecita il versamento di fondi colossali per continuare una guerra che allo stesso tempo Washington sta già chiudendo con un accordo territoriale, mentre la sanità pubblica italiana collassa: una scelta politica che calpesta i diritti costituzionali dei cittadini europei. Ucraina, von der Leyen insiste con guerra contro Russia e chiede a Ue €135mld per Kiev, Orban: “Assurdo, a pagare saranno i nostri nipoti” Ursula von der Leyen ha inviato ai 27 Stati membri dell’Unione Europea una lettera in cui sollecita la definizione, entro dicembre, di un piano da 135,7 miliardi di euro per finanziare l’Ucraina nel periodo 2026-2027. Nelle intenzioni della Presidente della Commissione, 83,4 miliardi dovrebbero essere destinati al sostegno militare, mentre altri 55,2 miliardi servirebbero a stabilizzare l’economia del PaeseLe tre opzioni per spremere i cittadini europeiMentre 6 milioni di italiani sono costretti a rinunciare alle cure mediche per mancanza di denaro o per liste d'attesa infinite, Ursula von der Leyen ha inviato ai 27 Stati membri dell'Unione Europea una lettera in cui chiede di trovare entro dicembre 135,7 miliardi di euro per finanziare l'Ucraina nel biennio 2026-2027. Una cifra colossale, pari quasi alla somma di quanto l'UE ha già speso dall'inizio della guerra nel febbraio 2022, che rivela le drammatiche priorità politiche delle istituzioni europee. La richiesta della Presidente della Commissione è tanto esplicita quanto inquietante (se non anche scandalosa e assurda): 83,4 miliardi andrebbero a finanziare l'esercito ucraino e 55,2 miliardi per stabilizzare l'economia (Euronews). Una somma che, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale e delle autorità di Kiev citate dalla stessa Von der Leyen, si basa sull'ipotesi - tutt'altro che certa - che la guerra finisca entro il 2026.Von der Leyen ha presentato tre opzioni principali per reperire i fondi:contributi bilaterali da parte degli Stati membri per 90 miliardi di euro in sovvenzioni a fondo perduto,90 miliardi di euro di debito comune dell'UE con interessi coperti da garanzie nazionali o dal bilancio comune del blocco,oppure l'utilizzo dei beni russi congelati.La terza opzione, quella dell'uso degli asset russi congelati, incontra però la forte opposizione del Belgio, dove sono detenuti la maggior parte dei 185 miliardi di euro bloccati presso Euroclear (società belga con sede a Bruxelles che si occupa di deposito e gestione di titoli finanziari, una sorta di "banca delle banche" per i titoli. Uno dei principali depositari centralizzati di titoli al mondo). Il primo Ministro belga Bart De Wever teme che il suo Paese possa essere costretto a versare 185 miliardi di euro alla Russia in caso di decisione arbitrale avversa. Non sorprende quindi che anche l'Ungheria abbia reagito duramente: Viktor Orban ha accusato la Von der Leyen di "cercare di aiutare un alcolizzato inviandogli un'altra cassa di vodka", sottolineando di come invece di chiedere controlli rigorosi sui fondi già erogati, si continui a chiederne di nuovi.La sanità italiana al collassoMentre Bruxelles pianifica di spendere 135 miliardi per la guerra, in Italia la situazione sanitaria è drammatica. Nel 2024, circa 6 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) hanno rinunciato a visite o esami specialistici principalmente a causa delle lunghe liste d'attesa e per le difficoltà nel pagare le prestazioni sanitarie (Il Sole 24 ORE). Si tratta di un milione e trecentomila persone in più rispetto al 2023, un aumento che testimonia il progressivo sgretolamento del diritto alla salute sancito dalla Costituzione. I numeri sono impietosi: nel 2023 l'Italia ha destinato alla spesa sanitaria pubblica solo il 6,2% del PIL, ben al di sotto sia della media OCSE del 6,9% che della media europea del 6,8% (Il Sole 24 ORE). La Fondazione GIMBE ha calcolato che il gap con la media europea ammonta a 52,4 miliardi di euro, posizionando l'Italia al 16 ° posto tra i 27 Paesi europei e in ultima posizione tra quelli del G7 (Il Sole 24 ORE).Priorità distorte: armi invece che ospedaliLa contraddizione è stridente: mentre Von der Leyen sollecita 135 miliardi per l'Ucraina (di cui 83 per armamenti), la sanità italiana agonizza per mancanza di fondi. Dal 2019 al 2024, la percentuale di italiani che rinunciano alle cure è passata dal 6,3% al 9,9%, con un incremento particolarmente marcato tra il 2023 e il 2024 (Il Sole 24 ORE). Le donne sono le più colpite (11,4% contro l'8,3% degli uomini), soprattutto nella fascia d'età 45-64 anni. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno già fornito all'Ucraina oltre 114 miliardi di euro dal 2022 al 2024, di cui 64,13 miliardi in assistenza militare. L'Europa, nel suo complesso, ha erogato circa 156 miliardi di euro nello stesso periodo. Ora Von der Leyen chiede quasi quanto già speso finora, per soli due anni, basandosi su un'ipotesi di fine guerra che nessuno può garantire.Una scelta di campo politicaLa richiesta di Von der Leyen per 135 miliardi all'Ucraina non è solo una questione tecnico-finanziaria, ma una precisa scelta politica che rivela le priorità dell'Unione Europea:armi e guerra prima della salute dei cittadini,stabilità di bilanci esteri prima della stabilità sociale interna,sostegno militare incondizionato prima dei diritti costituzionali.Von der Leyen stessa ha scritto che "l'Europa non può permettersi la paralisi, né l'esitazione né la ricerca di soluzioni perfette o semplici che non esistono" (Euronews).Ma l'Europa può permettersi di lasciare senza cure 6 milioni di italiani? Può permettersi di continuare a definanziare servizi sanitari nazionali che rappresentano conquiste di civiltà e pilastri dello stato sociale? La risposta dovrebbe essere un no categorico. Eppure, mentre i sistemi sanitari europei collassano per mancanza di fondi, Bruxelles trova sempre nuove centinaia di miliardi per alimentare un conflitto che ha già divorato risorse immense senza produrre prospettive concrete di pace.La contraddizione finale: l'Europa paga per una guerra che Washington ha già deciso di chiudereMa c'è un ultimo, sconcertante e inquietante capitolo in questa vicenda che rende ancora più grottesca e incomprensibile la richiesta di Von der Leyen. Una sorta di colpo di teatro del solito Trump dell’ultimo momento: infatti proprio mentre la Presidente della Commissione sollecita 135 miliardi agli Stati europei per sostenere militarmente l'Ucraina, dall'altra parte dell'Atlantico l'amministrazione USA sta già negoziando con Mosca la fine della guerra attraverso la cessione territoriale!Secondo quanto riportato oggi da Reuters, Axios e altri media americani, infatti, Washington sta discutendo con il Cremlino un piano di pace in 28 punti che prevede la cessione del Donbass alla Russia, il riconoscimento di Crimea e Donbass come territori russi da parte degli Stati Uniti, il dimezzamento delle forze armate ucraine e la rinuncia di Kiev alle armi a lungo raggio. Il piano prevede che gli Stati Uniti e altri Paesi riconoscano Crimea e Donbass come territori legittimamente russi, anche se l'Ucraina non sarebbe obbligata a farlo, in cambio di non meglio precisate garanzie di sicurezza americane. In altre parole: esattamente ciò che Putin chiede dall'inizio del conflitto.La beffa è completa. L'Europa viene chiamata a sborsare 135 miliardi - di cui 83 per armamenti - per continuare una guerra che gli Stati Uniti hanno già deciso di chiudere cedendo i territori contesi alla Russia. Bruxelles dovrebbe finanziare altri due anni di conflitto mentre Washington sta già trattando la resa.Trump avrebbe chiesto personalmente a Putin di "fargli risolvere la sua cavolo di guerra" e punta a presentare il piano a Zelensky come un ultimatum, una sorta di offerta non rifiutabile. La diplomazia americana procede quindi spedita verso l'accordo con Mosca, ma intanto l'Unione Europea deve continuare a pagare il conto di una guerra ormai alle battute finali.Questa non è solo una contraddizione politica: è uno scandalo di dimensioni storiche. Von der Leyen chiede agli europei sacrifici economici colossali - sottraendo risorse vitali alla sanità, alla scuola, alle pensioni - per finanziare una guerra che il principale alleato occidentale sta già preparandosi a chiudere con un compromesso territoriale. Gli Stati membri dovrebbero indebitarsi, i cittadini dovrebbero rinunciare ai servizi essenziali, mentre oltreoceano si discute già di come spartire l'Ucraina. L'imbarazzo nelle cancellerie europee è palpabile: come si può chiedere ai cittadini di finanziare massicciamente una guerra quando tutti sanno che si sta già negoziando la pace attraverso concessioni territoriali? La verità è che l'Europa viene usata come bancomat da svuotare fino all'ultimo momento, mentre le decisioni vere si prendono altrove. E nel frattempo, mentre Bruxelles discute di dove trovare 135 miliardi per Kiev, 6 milioni di italiani non hanno i soldi per curarsi.Le conseguenze sociali del definanziamentoIl sottoinvestimento nella sanità pubblica ha conseguenze concrete e misurabili. Nel 2024 quasi il 24% della popolazione si è rivolto a strutture private per ottenere in tempi ragionevoli esami e visite, in aumento dal 19,9% del 2023 (Il Sole 24 ORE). Ma non tutti possono permetterselo. Il risultato è che la prevenzione salta, le diagnosi arrivano tardi, le malattie si aggravano, creando così maggiore pressione su pronto soccorso e reparti ospedalieri. La situazione diventa particolarmente grave se si considera che l'Italia spende in media 179 miliardi di euro per la sanità, ma l'incidenza sul PIL (8,41%) è ben inferiore alla media UE del 10%. E mentre Eurostat certifica questo gap drammatico, il governo italiano continua a vantarsi di aumenti nominali che, rispetto alla crescita del PIL e all'inflazione, si traducono in realtà in tagli strutturali.È tempo di cambiare rottaL'Italia ha bisogno urgente di finanziamenti per la sanità pubblica, per la scuola, per le pensioni. I cittadini europei hanno diritto a servizi pubblici efficienti, non a essere spremuti fiscalmente per finanziare guerre che non li riguardano direttamente. La domanda che va posta con forza a Von der Leyen e alle istituzioni europee è semplice: quanti altri miliardi verranno chiesti agli Stati membri prima che qualcuno abbia il coraggio di dire basta? Anche perché in questo modo, così come abbiamo visto, l’Europa rischia seriamente di dissanguarsi mentre la partita russo-ucraina la chiude Trump (Putin ha dato immediatamente disponibilità a parlarne). Credo che se 135 miliardi possono essere trovati per l'Ucraina in pochi mesi, gli stessi fondi potrebbero salvare e rilanciare i sistemi sanitari di tutti i Paesi membri, garantendo davvero quel diritto alla salute che le costituzioni europee proclamano ma che la politica di Bruxelles sta quotidianamente calpestando.Di Eugenio Cardi tp:writer§§ Eugenio Cardi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002929008232.PDF §---§ title§§ Sciopero generale Cgil Abruzzo Molise il 12 dicembre link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002916809122.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "iltrafiletto.it" del 19 Nov 2025
Ranieri: “Legge di bilancio sbagliata, penalizzati lavoratori, pensionati e fasce deboli”
pubDate§§ 2025-11-20T15:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002916809122.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002916809122.PDF', 'title': 'iltrafiletto.it'} tp:url§§ https://www.iltrafiletto.it/2025/11/20/sciopero-generale-cgil-abruzzo-molise-il-12-dicembre/9-16272.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002916809122.PDF tp:ocr§§ Ranieri: “Legge di bilancio sbagliata, penalizzati lavoratori, pensionati e fasce deboli”"Il 12 dicembre saremo in piazza contro una legge di bilancio sbagliata, che racconta un Paese in stagnazione economica e che lascia soli lavoratori, pensionati e i cittadini più fragili. Un quadro desolante dentro il quale si colloca anche la Regione Abruzzo per la quale si intravedono prospettive in peggioramento". Lo afferma il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, illustrando le ragioni dello sciopero indetto dal sindacato per il prossimo 12 dicembre. Dei temi in questione si parlerà anche nel corso dell'assemblea generale del sindacato che si svolgerà domani, venerdì 21 novembre, al Gabri Park Hotel di San Salvo, a partire dalle ore 15:00. Ai lavori prenderà parte, tra gli altri, Christian Ferrari, segretario confederale Cgil nazionale.Ranieri sottolinea come "la manovra del Governo sia costruita su una realtà di crescita zero, stipendi fermi e servizi pubblici al collasso". Una delle scelte più controverse della finanziaria, spiega, è "la riduzione delle aliquote per i redditi superiori ai 28.000 euro", una misura che, secondo Cgil, Istat e Banca d’Italia, "fa sì che l’85% dei benefici vada ai contribuenti più ricchi e con i redditi più alti. E comunque si tratta di pochi spiccioli se consideriamo che per avere un beneficio di 36 euro mensili si devono guadagnare almeno 50.000 euro annui. Il Governo - prosegue - continua a negare l’evidenza sostenendo che non si tratti di un intervento a favore dei redditi più alti, ma i dati parlano in modo chiaro”.Il segretario entra poi nel merito della situazione abruzzese: "In Abruzzo, gli effetti della manovra nazionale saranno addirittura sterilizzati dalle scelte della Regione - dice - Dal primo gennaio 2026 aumenteranno le addizionali Irpef, così come deciso dalla maggioranza che sostiene Marsilio. Parliamo di aumenti che colpiranno proprio i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, quelli per i quali il Governo rivendica il taglio delle aliquote. È un paradosso: la Meloni dà e Marsilio toglie".Il segretario si sofferma poi sul quadro economico preoccupante: "L’Italia sarà ultima in Europa per crescita del Pil e la produzione industriale è ferma da trenta mesi. In Abruzzo - sottolinea - la cassa integrazione ordinaria e straordinaria cresce in modo esponenziale, segno di una crisi strutturale delle imprese. Di fronte a tutto questo, la finanziaria non investe un euro nello sviluppo industriale".Ranieri punta l’attenzione anche sul tema della sanità regionale, sottolineando che "il welfare pubblico è al collasso, le liste d’attesa sono infinite e perfino l’accesso ai farmaci è diventato problematico. La Fondazione Gimbe ha certificato il definanziamento del Servizio sanitario nazionale: nel 2026 la spesa sanitaria reale sarà pari al 6,16% del PIL, molto meno del necessario. Le Regioni saranno costrette a coprire i tagli con risorse proprie, rischiando nuove tasse e nuovi tagli ai servizi". La Regione Abruzzo, che ha già aumentato le tasse e che sta accumulando deficit strutturali, sarà costretta a tagliare ulteriormente i servizi sanitari”.Grave, secondo la Cgil, anche il capitolo pensioni: "Il Governo cancella ogni flessibilità in uscita e peggiora nei fatti la legge Fornero. È l’esatto contrario delle promesse elettorali". Ranieri ricorda infine che "la riduzione del deficit viene pagata da lavoratori dipendenti e pensionati attraverso il fiscal drag, che ha drenato 25 miliardi dalle loro tasche". Poi il segretario lancia l’allarme sulle nuove priorità di spesa: "Uscendo dalla procedura di extra deficit si aprirà la possibilità di acquistare armamenti fuori dal patto di stabilità. Niente investimenti su sanità, scuola, lavoro, ma nuove spese militari, un modello che non condividiamo"."Per tutte queste ragioni - conclude Ranieri - il 12 dicembre saremo in piazza. Chiediamo un fisco più giusto, il rilancio della sanità pubblica, il sostegno alla buona occupazione e la restituzione del drena ggio fiscale ai cittadini. È tempo di cambiare rotta e costruire un Paese più equo".Il Trafiletto testata giornalistica online, registrata nella sezione stampa del Tribunale di Teramo in data 29/11/2022 con n. 715Direttore Responsabile: Nikasia SistilliSocietà editrice: ORBIS s.r.l.Codice fiscale e P. Iva: 02130190677 - Numero REA: TE – 206249Sede legale: via Emidio Ambrosi 31 - 64100 Teramo TE+39.347.3268683redazione@iltrafiletto.it direzione@iltrafiletto.it commerciale@iltrafiletto.it tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002916809122.PDF §---§ title§§ SCIOPERO GENERALE DEL 12 DICEMBRE, LA CGIL ABRUZZO MOLISE ILLUSTRA LE RAGIONI DELLA PROTESTA link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002915809140.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "marsica-web.it" del 20 Nov 2025
"Il 12 dicembre saremo in piazza contro una legge di bilancio sbagliata, che racconta un Paese in stagnazione economica e che lascia soli lavoratori,
pubDate§§ 2025-11-20T15:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002915809140.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002915809140.PDF', 'title': 'marsica-web.it'} tp:url§§ https://www.marsica-web.it/2025/11/20/sciopero-generale-del-12-dicembre-la-cgil-abruzzo-molise-illustra-le-ragioni-della-protesta/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002915809140.PDF tp:ocr§§ “Il 12 dicembre saremo in piazza contro una legge di bilancio sbagliata, che racconta un Paese in stagnazione economica e che lascia soli lavoratori, pensionati e i cittadini più fragili. Un quadro desolante dentro il quale si colloca anche la Regione Abruzzo per la quale si intravedono prospettive in peggioramento”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, illustrando le ragioni dello sciopero indetto dal sindacato per il prossimo 12 dicembre. Dei temi in questione si parlerà anche nel corso dell’assemblea generale del sindacato che si svolgerà domani, venerdì 21 novembre, al Gabri Park Hotel di San Salvo, a partire dalle ore 15:00. Ai lavori prenderà parte, tra gli altri, Christian Ferrari, segretario confederale Cgil nazionale.Ranieri sottolinea come “la manovra del Governo sia costruita su una realtà di crescita zero, stipendi fermi e servizi pubblici al collasso”. Una delle scelte più controverse della finanziaria, spiega, è “la riduzione delle aliquote per i redditi superiori ai 28.000 euro”, una misura che, secondo Cgil, Istat e Banca d’Italia, “fa sì che l’85% dei benefici vada ai contribuenti più ricchi e con i redditi più alti. E comunque si tratta di pochi spiccioli se consideriamo che per avere un beneficio di 36 euro mensili si devono guadagnare almeno 50.000 euro annui. Il Governo – prosegue – continua a negare l’evidenza sostenendo che non si tratti di un intervento a favore dei redditi più alti, ma i dati parlano in modo chiaro”. Leggi anche LA REPLICA DI AGEA A CONFAGRICOLTURA: AGEA NON INSEGUE LE POLEMICHE, PARLA CON I FATTI, RAGGIUNTI GLI OBIETTIVI TUA, TRASPORTO PUBBLICO IN CRISI IN ABRUZZO: ABBANDONO E INEFFICIENZA, TARIFFE +20% MA GLI UTENTI SI TROVANO QUOTIDIANAMENTE A FARE I CONTI CON DISSERVIZI, CORSE SOPPRESSE E RITARDI CONTINUIIl segretario entra poi nel merito della situazione abruzzese: “In Abruzzo, gli effetti della manovra nazionale saranno addirittura sterilizzati dalle scelte della Regione – dice – Dal primo gennaio 2026 aumenteranno le addizionali Irpef, così come deciso dalla maggioranza che sostiene Marsilio. Parliamo di aumenti che colpiranno proprio i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, quelli per i quali il Governo rivendica il taglio delle aliquote. È un paradosso: la Meloni dà e Marsilio toglie”.Il segretario si sofferma poi sul quadro economico preoccupante: “L’Italia sarà ultima in Europa per crescita del Pil e la produzione industriale è ferma da trenta mesi. In Abruzzo – sottolinea – la cassa integrazione ordinaria e straordinaria cresce in modo esponenziale, segno di una crisi strutturale delle imprese. Di fronte a tutto questo, la finanziaria non investe un euro nello sviluppo industriale”.Ranieri punta l’attenzione anche sul tema della sanità regionale, sottolineando che “il welfare pubblico è al collasso, le liste d’attesa sono infinite e perfino l’accesso ai farmaci è diventato problematico. La Fondazione Gimbe ha certificato il definanziamento del Servizio sanitario nazionale: nel 2026 la spesa sanitaria reale sarà pari al 6,16% del PIL, molto meno del necessario. Le Regioni saranno costrette a coprire i tagli con risorse proprie, rischiando nuove tasse e nuovi tagli ai servizi”. La Regione Abruzzo, che ha già aumentato le tasse e che sta accumulando deficit strutturali, sarà costretta a tagliare ulteriormente i servizi sanitari”.Grave, secondo la Cgil, anche il capitolo pensioni: “Il Governo cancella ogni flessibilità in uscita e peggiora nei fatti la legge Fornero. È l’esatto contrario delle promesse elettorali”. Ranieri ricorda infine che “la riduzione del deficit viene pagata da lavoratori dipendenti e pensionati attraverso il fiscal drag, che ha drenato 25 miliardi dalle loro tasche”. Poi il segretario lancia l’allarme sulle nuove priorità di spesa: “Uscendo dalla procedura di extra deficit si aprirà la possibilità di acquistare armamenti fuori dal patto di stabilità. Ni ente investimenti su sanità, scuola, lavoro, ma nuove spese militari, un modello che non condividiamo”.“Per tutte queste ragioni – conclude Ranieri – il 12 dicembre saremo in piazza. Chiediamo un fisco più giusto, il rilancio della sanità pubblica, il sostegno alla buona occupazione e la restituzione del drenaggio fiscale ai cittadini. È tempo di cambiare rotta e costruire un Paese più equo”. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002915809140.PDF §---§ title§§ Sanità, l’accordo anti-fuga tra Calabria ed Emilia Romagna: stop ai ‘viaggi della speranza’ link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112003028709229.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quicosenza.it" del 20 Nov 2025
Firmata un''intesa sulla sanità tra Occhiuto e l’Emilia Romagna per ridurre la mobilità dei pazienti calabresi e valorizzare le eccellenze pubbliche: ecco cosa prevede l''accordo
pubDate§§ 2025-11-20T15:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112003028709229.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112003028709229.PDF', 'title': 'quicosenza.it'} tp:url§§ https://quicosenza.it/news/sanita-accordo-fuga-tra-calabria-emilia-romagna/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112003028709229.PDF tp:ocr§§ Hai assistito a un fatto rilevante? Inviaci il tuo contributo.Nasce a Cosenza “Adesso Immobiliare”. Rivoluzione digitale e una piattaforma che svela il valore reale delle caseCosenza, al via il restauro della Chiesa di San Francesco d’Assisi grazie ad un accordo istituzionaleCrisi Idrica a Cosenza: piano da 36 milioni e ripristino dell’impianto di Piano Lago. 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Caos e ritardi fino a 6 oreGravissimo incidente ad Amantea: motociclista precipita in una scarpata dopo lo schianto con un’autoEnnesimo grave incidente a San Marco Argentano: un ferito trasportato a Cosenza in elicotteroFirmata un’intesa sulla sanità tra Occhiuto e l’Emilia Romagna per ridurre la mobilità dei pazienti calabresi e valorizzare le eccellenze pubbliche: ecco cosa prevede l’accordoPubblicatoilDiCOSENZA – Ridurre la mobilità sanitaria dei cittadini calabresi e rafforzare la qualità delle prestazioni offerte dal sistema sanitario regionale. Sono questi gli obiettivi principali dell’accordo firmato dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, con la Regione Emilia Romagna, un’intesa che mira a governare meglio i flussi di pazienti e a valorizzare le attività di eccellenza delle strutture pubbliche. Secondo il documento, la Calabria – per anni penalizzata dal commissariamento e da una riduzione del 24% del personale sanitario – ha oggi una maggiore capacità di risposta grazie all’inversione del trend iniziata nel 2022. Da qui la necessità di costruire accordi più solidi con le regioni che tradizionalmente accolgono cittadini calabresi in cura.L’intesa regola le prestazioni sanitarie erogate a carico del Servizio Sanitario Nazionale, sia ambulatoriali che ospedaliere, messe a disposizione dalle strutture pubbliche e private accreditate delle due regioni.Al suo interno vengono fissati:tetti economici annuali per ogni livello assistenzialelimiti specifici per particolari branche medicheimpegni per ridurre il flusso di pazienti fuori regioneobblighi organizzativi per professionisti e strutture privateLe due regioni si impegnano inoltre a non autorizzare attività libero-professionale intramoenia allargata o extramoenia dei professionisti nella regione partner, un provvedimento volto a impedire fughe di personale e a riequilibrare l’offerta sanitaria.Le strutture private, inoltre, dovranno comunicare ogni attività svolta dai loro professionisti nell’altra regione.Uno dei punti centrali dell’accordo è la volontà condivisa di ridurre la mobilità sanitaria passiva, soprattutto dalla Calabria verso l’Emilia Romagna.La Calabria si impegna a potenziare la propria offerta sanitaria pubblica, approfittando della fase di uscita dal commissariamento.L’Emilia Romagna, invece, indirizzerà i pazienti calabresi che arrivano per una prima valutazione verso le strutture della loro regione, quando clinicamente possibile.Si tratta di un cambio di paradigma pensato per limitare i cosiddetti “viaggi della speranza”, spesso causati da carenze strutturali e organizzative del passato.Calabria400.000 euro per ricoveri in strutture pubbliche350.000 euro per ricoveri in strutture privateEmilia Romagna11.500.000 euro per ricoveri in strutture pubbliche9.100.000 euro per ricoveri in strutture privatePer alcune prestazioni non sono previsti tetti:chemioterapiaradioterapiamedicina nuclearedialisiPer tutte le altre attività ambulatoriali, i limiti sono:Calabria53.500 euro per strutture pubbliche26.300 euro per strutture privateEmilia Romagna2.601.200 euro per strutture pubbliche216.100 euro per strutture privateL’accordo permette inoltre di introdurre tetti specifici per singole branche, qualora si registrino flussi anomali o difficili da governare.L’intesa arriva in un momento cruciale per la Calabria, impegnata in un forte percorso di riorganizzazione e rilancio del sistema sanitario regionale. Governare meglio i flussi, trattenere i pazienti sul territorio e valorizzare le eccellenze locali rappresentano passi fondamentali per:ridurre i costi della mobilità sanitaria passivamigliorare la qualità delle curerafforzare la fiducia dei cittadini nelle strutture calabresirendere più efficiente l’intero sistema sanitarioL’emigrazione sanitaria è una piaga per la sanità calabrese. Secondo il Rapporto Osservasalute 2023, ben il 25,75% dei residenti calabresi si sposta fuori regione per curarsi, uno degli indici di fuga (cioè la percentuale di pazienti che “scappa” per cure altrove) più alti tra le regioni italiane. Questo significa che circa un paziente su quattro in Calabria non trova in regione le prestazioni sanitarie di cui ha bisogno, un dato che evidenzia gravi criticità strutturali nel sistema sanitario locale.La mobilità passiva (cioè i pazienti calabresi che vanno fuori regione) ha un forte impatto economico:Secondo la Fondazione Gimbe, nel 2022 la Calabria ha speso 304,8 milioni di euro per la mobilità sanitaria.Secondo dati più recenti, il saldo economico negativo previsto per la Calabria è di circa 191,9 milioni di euro nel 2023.Sempre secondo lo stesso studio di Banca d’Italia, il costo pro capite della mobilità sanitaria in Calabria è tra i più alti d’Italia: circa 104 euro a persona nel 2023.Questi costi gravano in modo significativo sul bilancio regionale e sottraggono risorse che potrebbero essere investite per potenziare la sanità locale.I dati dicono anche dove vanno i pazienti calabresi:Nel 2023, quasi il 85% dei ricoveri fuori regione dai pazienti calabresi è “diretto” verso tre regioni del Centro-Nord: Lombardia, Emilia Romagna e Lazio.Circa la metà di questi ricoveri si svolge in strutture private al di fuori della Calabria.Il bilancio negativo economico della mobilità passiva rappresenta circa il 5% del finanziamento totale del Servizio Sanitario Regionale calabrese.Inoltre, il fenomeno degli “spostamenti per cure” riguarda anche prestazioni specialistiche: ad esempio, nel 2021 quasi la metà (49,7%) dei pazienti oncologici calabresi che dovrebbero essere curati in regione ha preferito trasferirsi per le cure.La spesa per emigrazione sanitaria è così elevata che la Calabria figura tra le regioni con saldo passivo significativo, come evidenziato anche da altre fonti regionali.Secondo il Corriere della Calabria, nel 2019 la regione ha registrato 53.866 ricoveri fuori regione, con un costo per la Regione di oltre 221 milioni di euro.Molti di questi viaggi della speranza riguardano reparti ad alta specializzazione: chirurgia generale, ortopedia, ostetricia, oncologiaPubblicità sulle nostre testate?© 2011-2025 quicosenza.it - Tribunale di Cosenza Registro Stampa n.9/2012 - Direttore Responsabile Simona Gambaro | P.IVA 03005460781 | Powered by Fullmidia s.r.l. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112003028709229.PDF §---§ title§§ Manovra 2026: segnali parziali per la sanità mentre pesa il rischio recessione senza Pnrr link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002951808460.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 20 Nov 2025
Finanziamento ancora insufficiente rispetto ai fabbisogni reali, incertezza sull’attuazione dei nuovi servizi territoriali e forte concentrazione fiscale sui redditi da lavoro dipendente. Se non riusciremo a impegnare e spendere tutti i Fondi del PNRR ed il rischio che avvenga non è remoto, potremmo finire in recessione tecnica e scatterebbe una Procedura UE verso il nostro Paese. Auspichiamo che i partiti politici, fin d’adesso in campagna elettorale, si confrontino in concreto e ascoltino le parti sociali. Prepariamoci a scenari alternativi
pubDate§§ 2025-11-20T10:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002951808460.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002951808460.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=133493 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002951808460.PDF tp:ocr§§ Tweet stampa Manovra 2026: segnali parziali per la sanità mentre pesa il rischio recessione senza Pnrr di G. Banchieri, A. Vannucci Finanziamento ancora insufficiente rispetto ai fabbisogni reali, incertezza sull’attuazione dei nuovi servizi territoriali e forte concentrazione fiscale sui redditi da lavoro dipendente. Se non riusciremo a impegnare e spendere tutti i Fondi del PNRR ed il rischio che avvenga non è remoto, potremmo finire in recessione tecnica e scatterebbe una Procedura UE verso il nostro Paese. Auspichiamo che i partiti politici, fin d’adesso in campagna elettorale, si confrontino in concreto e ascoltino le parti sociali. Prepariamoci a scenari alternativi 20 NOV - Il reddito nazionaleNel 2024, il reddito nazionale italiano ha mostrato un aumento del reddito disponibile delle famiglie (+2,7%) e una crescita del PIL (+0,7% in volume). Il PIL nominale ha raggiunto circa €2.200 miliardi, mentre il reddito mediano è variato notevolmente in base alla tipologia familiare (es. €46.786 per le coppie con figli).Il reddito disponibile reale in Italia nel 2024 è in lieve crescita ma resta inferiore al 2008. Fatto 100 il 2008, l’Italia nel 2024 si attesta per il reddito disponibile delle famiglie a 95,97 a fronte del 109,40 dell’area euro (114,29 Ue a 27). Unico caso assieme alla Grecia. Il potere d'acquisto reale è cresciuto più lentamente rispetto ad altri Paesi mentre il tasso di profitto delle imprese è diminuito.La pressione fiscale sul lavoro dipendenteI dati analitici sull’IRPEF disaggregati per classi di reddito sono disponibili fino all’anno d’imposta 2023. Per questo motivo l’analisi più significativa è quella che considera l’intero quinquennio 2019-2023, utilizzato anche come anno base nel recente working paper della Banca Centrale Europea sul fiscal drag (Abela et al., ECB Working Paper Series n. 3136, 2024). Si tratta del periodo segnato dalla più forte impennata inflattiva degli ultimi decenni e dalla conseguente erosione del potere d’acquisto dei salari. Infografica 1 — Italia 2019-2023: Inflazione e retribuzioni a confronto.Variazione percentuale cumulata dell’inflazione misurata dall’IPCA (Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo) e delle retribuzioni di fatto secondo ISTAT nel periodo 2019-2023. L’inflazione complessiva cresce di circa il 17%, mentre le retribuzioni nominali aumentano del 9,5%, determinando un differenziale negativo di 7-8 punti percentuali e una significativa perdita di potere d’acquisto.Nel quinquennio 2019-2023, l’inflazione misurata dall’IPCA (Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo) è aumentata complessivamente di circa il 17%, mentre le retribuzioni di fatto, secondo l’ISTAT, sono cresciute soltanto di circa il 9,5%. Ne risulta un differenziale negativo di circa 7-8 punti percentuali a sfavore dei lavoratori.Tabella 1 – I dati di confronto 2019-2023La pressione fiscale in Italia per il 2025 è stimata intorno al 42,8% del PIL, secondo le previsioni del governo, in leggero aumento rispetto al 2024. Le stime variano a seconda delle fonti e delle metodologie di calcolo, con alcune che indicano un lieve calo se si considera un diverso approccio contabile alla decontribuzione. Le principali novità fiscali per il 2025 includono la conferma delle tre aliquote IRPEF (23%, 35%, 43%) e una modifica nella struttura delle detrazioni che potrebbe portare a scaglioni effettivi diversi per alcuni contribuenti.Previsioni e stimeStima del governo: il Documento programmatico di finanza pubblica prevede un dato del 42,8% per il 2025.Stima alternativa: una stima basata su una diversa contabilità, che non considera come maggiore spesa il "bonus" per i lavoratori a basso reddito, indica un dato più basso, intorno al 42,5%.Dati trimestrali: per il primo trimestre 2025, la pressione fiscale è stata del 37,3%, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2024.In fografica 2 - Entrate fiscali e pressione fiscale (media mobile a quattro trimestri in percentuale del PIL)Da quando si è insediato il governo di Meloni paghiamo materialmente più tasse per colpa di un meccanismo chiamato fiscal drag, o drenaggio fiscale, che esiste nei sistemi fiscali progressivi quando c’è un’inflazione elevata, come l’aumento generale del livello dei prezzi che si è visto negli ultimi quattro anni.Il sistema italiano è per l’appunto progressivo: significa che più si guadagna e più si paga una quota più alta di tasse, per il principio costituzionale che chi ha un reddito più alto deve contribuire in misura maggiore al fabbisogno dello Stato. Quando aumenta il costo della vita si innescano anche aumenti delle retribuzioni per tentare di tenere il passo dei prezzi. Non è un problema di per sé, anzi, gli stipendi devono aumentare per adeguarsi gradualmente a una vita più cara: da gennaio del 2021 a gennaio del 2025 i prezzi sono aumentati complessivamente del 16%, mentre le retribuzioni di poco più dell’8%, la metà. Chi paga il welfare?I redditi da lavoro dipendente sono tassati molto più degli altri redditi.Dai dati ISTAT, fatto 100 il totale delle entrate fiscali, che includono sia le imposte che i contributi, 49 sono risorse che provengono dai salari, 17 dai profitti (in cui sono compresi i redditi dei lavoratori autonomi e i loro contributi), 33 arrivano invece dalle imposte indirette. Questi numeri devono essere confrontati con la quota di ciascuna componente sul Pil. Benché contribuiscano quasi al 50% delle entrate, i salari costituiscono solo il 38 % del Pil, contro il 50% dei profitti e del 12% delle imposte indirette.L'Osservatorio sulla Spesa Pubblica, relativamente all'IRPEF e ai redditi delle famiglie evidenzia un quadro di forte concentrazione fiscale: circa il 15% dei contribuenti paga oltre il 75% dell'IRPEF totale, sostenendo la maggior parte della spesa pubblica per welfare, sanità e assistenza, che da sola supera la metà del totale.I dati mostrano anche un divario significativo tra le aree geografiche, con il Nord che versa un'IRPEF pro-capite notevolmente più alta rispetto al Sud, il quale contribuisce meno rispetto ai consumi e alla spesa sanitaria pro-capite. Questo sistema, con una base imponibile ristretta, rende difficile il finanziamento sostenibile del welfare e solleva dubbi sulla sua efficacia nell'affrontare povertà e disuguaglianze. Infografica 3 – Percentuale di imposte pagate per scaglioni di contribuentiContribuzione fiscale e concentrazione della ricchezzaConcentrazione dell'IRPEF: Un numero ristretto di contribuenti finanzia gran parte del sistema fiscale. Ad esempio, i contribuenti con redditi superiori ai 35.000 euro pagano circa il 58,86% dell'IRPEF totale.Contribuenti ad alto reddito: L'1,21% dei contribuenti con redditi superiori a 100.000 euro versa il 19,56% di tutta l'IRPEF.Impatto sul finanziamento del welfare: Il gettito generato dai redditi più bassi non è sufficiente a coprire le spese sanitarie e assistenziali, mentre i redditi da lavoro dipendente e pensione rappresentano oltre l'80% del gettito IRPEF. Infografica 4 – Distribuzione dei benefici derivanti dalla riforma per categorie di contribuentiDivari territoriali e spesa pubblicaDifferenze Nord-Sud: Si registra una notevole disparità tra le Regioni. La Lombardia, da sola, versa più IRPEF dell'intero Mezzogiorno, che ha il doppio degli abitanti.Disparità pro-capite: Le imposte pro-capite (IRPEF e IVA) sono significativamente più alte al Nord rispetto al Sud, che versa un'IVA pro-capite molto più bassa.Finanziamento del welfare: Il Sud, in particolare, fatica a sostenere il costo pro-capite della spesa sanitaria a causa dei bassi contributi fiscali. Povertà e disuguaglianzeImpatto fiscale: Il sistema attuale può distorcere la percezione della povertà e del bisogno, indirizzando s ussidi a chi dichiara meno e non può essere controllato adeguatamente.Sostenibilità del welfare: La forte concentrazione del peso fiscale su una minoranza di contribuenti rende il sistema di welfare insostenibile nel lungo periodo, rischiando di essere finanziato solo attraverso il debito pubblico.Riforma fiscale: Per rendere il sistema più sostenibile, è fondamentale contrastare l'evasione fiscale e migliorare la produttività del Paese e la partecipazione al mercato del lavoro. Dati macro della manovraIl disegno di legge di bilancio conferma la linea di prudenza e responsabilità a cui il Governo dichiara di voler attenersi con il percorso pluriennale di consolidamento dei conti pubblici delineato nel Piano strutturale di bilancio 2025-29 approvato dal Consiglio della UE a gennaio.L’indebitamento netto si riduce progressivamente mantenendosi al di sotto della soglia del 3 per cento del PIL lungo il triennio di programmazione, anticipando già nel 2025 il raggiungimento di un rapporto fra disavanzo e PIL al 3%, per poi continuare a ridursi (2,8% del PIL nel 2026, al 2,6% nel 2027 e 2,3% nel 2028). Il debito in rapporto al PIL è previsto crescere ancora nel 2026 e cominciare a ridursi dal 2027.Informazioni dettagliate e tempestive sono ancora necessarie per concludere che la manovra sia coerente anche con il percorso programmatico della spesa netta presentato nel DPB.La manovra – comprensiva degli effetti di maggiore spesa per interessi e degli impatti finanziari di copertura conseguenti alla proposta di rimodulazione del PNRR presentata alle autorità europee – comporta un incremento dell’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche pari a 0,04 punti percentuali di PIL nel 2026 (0,9 miliardi), a 0,2% nel 2027 (5,9 miliardi) e a 0,3% nel 2028 (7 miliardi).Infografica 5 – Le grandezze macro della manovra 2026 Le dimensioni di questa manovra sono contenute. Rispetto al tendenziale, infatti, dispone interventi pari all’1% del PIL nel 2026, allo 0,9% nel 2027 e allo 0,8% nel 2028, mentre le risorse di copertura per ciascun anno del triennio si collocano in media allo 0,6% del PIL, senza considerare gli effetti di copertura della rimodulazione del PNRR, che sono pari, in termini di indebitamento netto, a 5,1 miliardi nel 2026, 0,7% nel 2027 e 0,4% nel 2028. Considerando le risorse nette derivanti dalla rimodulazione del PNRR, le risorse delle coperture ammontano allo 0,7% del PIL medio annuo. Incidenza sanità sul PILL’incremento del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard (2,4 miliardi per il 2026 e 2,65 miliardi annui dal 2027) porta le risorse complessive, in rapporto al PIL, al 6,1 per cento nel 2026, al 6,0 nel 2027 e al 5,9 nel 2028. In valore assoluto, il finanziamento del Servizio sanitario nazionale (SSN), pari a 136,5 miliardi nel 2025, raggiunge 142,9 miliardi nel 2026 (con un incremento di 6,4 miliardi, di cui circa 4 già assegnati da provvedimenti precedenti), 143,9 nel 2027 e 144,8 nel 2028.La spesa sanitaria corrente di contabilità nazionale, in rapporto al PIL, è prevista al 6,6 per cento nel 2026; dall’anno successivo, la quota scenderebbe al 6,5 per cento. La diversa dinamica del finanziamento ordinario e della spesa implica un aumento della distanza tra i due aggregati. Le differenze non sono direttamente riconducibili a un concetto di disavanzo del SSN, ma potrebbero segnalare una difficoltà crescente per i bilanci dei Servizi sanitari regionali (SSR). Tabella 2 – Stime PSB 2025-27 incidenza sanità sul PIL Italia Fonte: Report GIMBE Incidenza PNRR sul PILA maggio 2025 risultano 159 Mld di euro del PNRR impegnati, a fronte dei 194,4 miliardi complessivi.La differenza è di 35 Mld di euro, cui vanno aggiunti circa 3 Mld di euro e oltre 12 mila progetti dei quali ReGis non è in grado di certificare a che punto è la fase di attuazione. La spesa sostenuta, al 31 maggio 2025, è pari a 74,3 Mld di euro, il 38,22% del totale. L’incremento della spesa rispetto a febbraio 2025 è di circa 8,582 Mld di euro, poco meno di tre miliardi al mese. Va peggio sul fronte dei pagamenti che, al 30 giugno 2025, risultavano pari a poco più di 70 miliardi, 5,63 Mld di euro in più rispetto al 31 marzo 2025.Infografica 6 - Impatto annuale del PNRR sul PIL, Modello QUEST-III R&D(Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confindustria su dati DEF e PSB)Nel DEF di aprile 2025 era previsto un impatto del PNRR sul PIL di 0,9 punti percentuali (p.p.) di crescita aggiuntiva per il 2024, ma nella successiva stima aggiornata del PSB, a pochi mesi dalla fine dell’anno, l’impatto stimato è sceso a +0,1 p.p.Mancano solo 7 mesi alla conclusione del PNRR. In particolare, gli 0,8% di crescita aggiuntiva mancanti dal 2024 (Grafico 1) sono stati attribuiti tutti all’ultimo anno: infatti la stima di impatto del PNRR sul PIL 2026 si è raddoppiata, da +0,8% a +1,6%. Una stima di crescita così ampia, tuttavia, suscita molte perplessità. Gli Osservatori nazionali e internazionali danno ad oggi una ipotesi di crescita del PIL italiano nel 2026 intorno all’1%, quindi non paiono confermare uno scenario di impatto del Piano così ampio sul PIL. L’Italia in recessione senza PNRRColpisce il dato sulla crescita economica: siamo un Paese con crescita annua dello 0,5% nel 2025 e dello 0,7% nel biennio successivo e 0,8% nel 2028. La crescita riflette anche i dazi di Trump e l’incertezza politica globale, che incide su consumi e investimenti. Il dato significativo è quello del DPFP, che imputa la crescita 2025 dovuta per almeno un punto percentuale al PNRR; la crescita stimata per lo stesso anno è dello 0,5%, significa che senza il PNRR l’Italia sarebbe stata in recessione.Ragionamento analogo per il 2026. Usando le risorse residue del PNRR l’economia dovrebbe crescere dell’1,5%, ma nel DPFP è dello 0,7% quindi senza PNRR l’Italia sarebbe in una recessione molto seria.L’Italia ha ricevuto circa 194 miliardi e si stima nel decennio un impatto di circa 189 miliardi. L’incidenza del PNRR sul PIL è stata quindi meno delle risorse allocate (moltiplicatore 0,97).Facendo il 2008 uguale a 100, l’Italia nel 2024 si colloca attorno a 96, dopo un lieve recupero rispetto al 2023.L’Ue a 27 supera quota 114, l’area euro sfiora 109. Tra i Paesi maggiori emergono Germania e Francia, entrambe ben oltre i livelli pre-crisi; la Spagna ha recuperato, pur restando più vicina a quota 104.In Italia la risalita degli ultimi anni è stata più lenta dello standard europeo, segno che la ferita della doppia recessione 2008-2013 non si è chiusa del tutto. Quindi senza PNRR saremmo già in recessione tecnica …Più Stato nel mercato?Il calo della concorrenza produce forti aumenti dei fatturati e dei margini delle società di rete a controllo pubblico (più 40 miliardi di fatturato per loro dal 2019), forti aumenti dei margini delle società dell’energia, fortissima redditività delle banche.Infografica 7 - Appalti settore costruzioni 2012-2024 realmente competitiviCosì prende forma quello che sembra un nuovo capitalismo oligarchico di Stato, naturalmente con le sue rivalità e tensioni interne. In ciò, l’Italia è tutt’altro che sola. Anzi, come le è successo altre volte nella storia recente segue subito le grandi tendenze internazionali come forse è inevitabile che sia. In questo contesto, si assiste a un progressivo indebolimento o scomparsa sostanziale di quasi tutte le Autorità Indipendenti dalla politica di regolamentazione del mercato. Su questo sfondo, avvengono altri due fenomeni. Il grado di concorrenza in alcuni settori fondamentali si riduce, di solito, a favore di pochi grandi operatori dotati di rapporti con la politica. Nel grafico si osserva il declino degli appalti del settore costruzioni realmente competitivi in Italia negli ultimi anni (le assegnazioni dirette passano dall’8% al 69%, le gare aperte a tutti dal 25% a meno del 7%).Le misure per la sanitàCome emerge dall a lettura del Report GIMBE la proposta di Manovra 2026 stanzia € 7,7 miliardi: € 2,4 miliardi nel 2026, € 2,65 miliardi nel 2027 e € 2,65 miliardi nel 2028. Considerando anche gli stanziamenti già previsti dalle precedenti manovre. Il FSN raggiungerà € 143,1 miliardi nel 2026, € 144,1 miliardi nel 2027 e € 145 miliardi nel 2028. In particolare, nel 2026 il FSN crescerà di ben € 6,6 miliardi (+4,8%) rispetto al 2025: infatti, ai € 4,2 miliardi già previsti (da € 136,5 miliardi nel 2025 a € 140,7 miliardi nel 2026), la proposta di Manovra 2026 aggiungerebbe ulteriori € 2,4 miliardi, portando il FSN totale a € 143,1 miliardi.Dopo l’incremento del 2026 il FSN in termini assoluti si stabilizzerà, crescendo di € 995 milioni (+0,7%) nel 2027 e di € 867 milioni (+0,6%) nel 2028. In rapporto al PIL, il FSN passa dal 6,04% del 2025 al 6,16% del 2026, per poi ridursi al 6,05% nel 2027 e al 5,93% nel 2028.Tabella 3 – Rideterminazione del Fabbisogno Sanitario Nazionale (Fonte GIMBE) Rimane un netto divario tra l’entità del FSN e le previsioni di spesa sanitaria fissate dal Documento Programmatico di Finanza Pubblica: in rapporto al PIL, le proiezioni di spesa si attestano al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028 e al 6,5% per il 2026. In valori assoluti, il gap tra spesa prevista e risorse assegnate ammonta a € 6,8 miliardi nel 2026, € 7,6 miliardi nel 2027 e € 10,7 miliardi nel 2028.Infografica 8 – GAP tra Fabbisogno Sanitario Nazionale e previsioni di spesa 2026-2028 (Fonte GIMBE)Personale sanitarioLa Manovra prevede un piano straordinario di assunzioni a partire dal 2026, autorizzando – in deroga al tetto di spesa – € 450 milioni per assumere circa 1.000 medici dirigenti e oltre 6.000 professionisti sanitari, in particolare infermieri. Nel triennio 2026-2028 l’investimento complessivo ammonta a € 1.350 milioni, di cui € 875 milioni previsti dalla Manovra 2026 e € 475 milioni già stanziati dalla precedente. Agli organici del FSN mancano oggi 20.000 medici e 65.000 infermieri …Aumento fondi per migliorare i servizi.A partire dal 2026, la Manovra destina € 238 milioni a interventi di prevenzione articolati in quattro macro-obiettivi:estendere lo screening per il tumore della mammella alle fasce di età 45-49 anni e 70-74 anni;ampliare lo screening del tumore del colon-retto alla fascia 70-74 anni;proseguire il programma di prevenzione del tumore polmonare nell’ambito della rete italiana screening polmonare;concorrere al rimborso alle Regioni per l’acquisto dei vaccini previsti nel calendario vaccinale.Per il solo 2026, vengono inoltre stanziati ulteriori € 120 milioni, che si aggiungono ai € 127 milioni della precedente Manovra, per potenziare le misure di prevenzioneFondi per il rimborso prestazioniVengono stanziate nuove risorse per le tariffe dei ricoveri per acuti (€ 350 milioni a decorrere dal 2026) e per l’adeguamento delle tariffe di specialistica ambulatoriale e protesica (€ 100 milioni di risorse vincolate nel 2026 e € 183 milioni a decorrere dal 2027).Fondi per servizi da terzi che operano in accreditamento o in convenzioneOltre € 900 milioni vengono destinati a soggetti privati: € 50 milioni l’anno vincolati per la stabilizzazione della farmacia dei servizi; € 350 milioni per la rideterminazione dei tetti della spesa farmaceutica, sia per gli acquisiti diretti (+0,20%) sia per la spesa convenzionata (+0,05%); € 280 milioni l’anno per l’aumento del tetto di spesa per i dispositivi medici; € 123 milioni a decorrere dal 2026 per l’ampliamento del tetto di spesa relativo all’acquisto di prestazioni sanitarie di specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera dagli erogatori privati accreditati. Sono previste risorse destinate agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (€ 10 milioni a decorrere dal 2026) e all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (€ 50 milioni a decorrere dal 2026).ConclusioniIn sintesi, la Manovra 2026 ad oggi, prima del confronto parlamentare e della sua defin itiva approvazione, presenta un carattere complessivamente prudente e di dimensione limitata, con interventi che appaiono più orientati a segnali politici settoriali che a una risposta strutturale alle criticità del sistema sanitario.Una parte rilevante delle risorse è indirizzata verso componenti del lavoro autonomo in ambito sanitario (farmacisti, medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali), mentre la capacità di rafforzamento del personale appare insufficiente rispetto al fabbisogno reale: le nuove assunzioni previste coprirebbero circa un decimo dei medici e un ventesimo degli infermieri necessari.La capacità di attuazione del PNRR rimane un tema critico, con potenziali rischi macroeconomici che vanno oltre il solo settore sanitario. Il nodo principale riguarda la sostenibilità organizzativa dei nuovi servizi territoriali – Case e Ospedali di Comunità – per i quali non risultano allo stato attuale disponibili risorse professionali adeguate, aprendo la prospettiva di un crescente coinvolgimento di operatori privati accreditati e soggetti del cosiddetto terzo settore sanitario.Dal lato delle entrate pubbliche, secondo i Conti Nazionali (marzo 2024), il valore aggiunto riferibile all’economia sommersa ammontava nel 2021 a 173,8 miliardi di euro, pari al 9,5% del PIL: una base potenziale di gettito non trascurabile. L’assenza di interventi incisivi sul recupero dell’evasione fiscale e sull’ampliamento della base imponibile contribuisce a mantenere un quadro di finanziamento sbilanciato, in cui il peso grava in modo rilevante sui redditi da lavoro e sui contribuenti che già sostengono in misura maggiore il sistema di welfare. Parallelamente, l’espansione della sanità integrativa sostenuta da meccanismi di defiscalizzazione determina un progressivo trasferimento di risorse verso il settore privato, con effetti redistributivi regressivi e un indebolimento del principio di universalismo.Si configura così una dinamica in cui i contribuenti con redditi medio-alti possono beneficiare contemporaneamente del Servizio sanitario nazionale, della sanità integrativa e delle prestazioni private, mentre la parte più vulnerabile della popolazione vede aumentare l’esposizione finanziaria al proprio bisogno di cura. Tali elementi delineano un contesto che solleva interrogativi sulla sostenibilità futura del SSN e sull’equità del sistema fiscale e di finanziamento del welfare, richiedendo un confronto politico trasparente e basato su evidenze. Ci auguriamo che il dibattito parlamentare porti a modifiche utili … le migliaia di emendamenti presentati non sono un buon inizio …Giorgio Banchieri,Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, RomaAndrea Vannucci,Membro CTS ASIQUAS, Docente DiSM, Università Siena, Membro CD Accademia di Medicina, Genova.Referenze:Abela, M. et al. (2024) Fiscal drag and inflation dynamics in the euro area. ECB Working Paper Series, 3136.AGCM (2024) Relazione annuale. Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.ANAC (2024) Rapporto sui contratti pubblici e gare d’appalto 2012–2024.Centro Studi Confindustria (2025) Impatto del PNRR sul PIL italiano – Modello QUEST-III.Corte dei Conti (2025) Audizione sulla Manovra 2026 presso Commissioni Bilancio.Fondazione GIMBE (2025) Analisi della Manovra 2026 e finanziamento SSN.ISTAT (2024) Retribuzioni contrattuali e di fatto 2019-2023.ISTAT (2024) Conti nazionali ed economia non osservata – Rapporto marzo 2024.ISTAT-Eurostat (2024) IPCA – Serie storica 2019-2023.MEF (2025) Documento di Economia e Finanza – DEF 2025.MEF (2025) Programma Strutturale di Bilancio 2025-2027.MEF – Dipartimento Finanze (2024) Dichiarazioni dei redditi 2023.Osservatorio Conti Pubblici Italiani – CPI Cattolica (2024) Rapporto IRPEF.Piattaforma ReGiS – PCM (2025) Monitoraggio avanzamento PNRR, aggiornamento maggio-giugno 2025.UPB – Ufficio Parlamentare di Bi lancio (2025) Valutazione DDL Bilancio 2026 – Audizione.20 novembre 2025© Riproduzione riservataAltri articoli in Studi e Analisi Assistenza domiciliare. L’Ocse dedica un focus all’Italia: “Sistema troppo frammentato, serve una ‘ricomposizione’ tra sanità e sociale” Allarme giovani in Italia: su fumo, alcol, droghe e sedentarietà siamo tra i peggiori nell’area Ocse. Molto il lavoro da fare sulla prevenzione Aziende sanitarie universitarie, il nodo degli emendamenti "ad personam" Eccellenza nelle emergenze ospedaliere ma crisi nella prevenzione sul territorio. Il quadro del Ssn alla luce dei nuovi dati del rapporto Ocse Il 10% del Pil dell’Ue destinato alla sanità nel 2023. Tra i paesi, Italia a 8,41%, meno di Germania, Francia e Spagna. I dati Eurostat SaniRare. La sfida manageriale per migliorare l’assistenza ai malati rari e la sostenibilità del sistema tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112002951808460.PDF §---§