title§§ E il canone della pedemontana bussa alla porta
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Estratto da pag. 20 di "FAMIGLIA CRISTIANA" del 20 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-20T04:03:00+00:00
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tp:ocr§§ CONTI CHE TRABALLANO, SANITÀ IN AFF E IL CANONE D E Tra export in frenata, fuga di laureati, servizi di cura sotto pressione, 891 ettari di suolo consumato in un anno e welfare in crisi, la nuova giunta dovrà affrontare molte sfide di Mariano Montagnin veneti vanno alle urne con molti dubbi. Il più grande è: quanto peserà sulle loro tasche il canone di disponibilità della Superstrada Pedemontana Veneta, inaugurata due anni fa? Il costo potrebbe mettere in crisi il futuro bilancio regionale. Arriverà per i veneti un aggiustamento dell’addizionale Irpef? In campo per la presidenza della Regione Veneto: Alberto Stefani, candidato del Centrodestra; Giovanni Manildo, avvocato, ex sindaco di Treviso, per il Centrosinistra; Fabio Bui, ex sindaco di Loreggia ed ex presidente della Provincia di Padova, per i Popolari per il Veneto; Riccardo Szumski, medico, ex sindaco di Santa Lucia di Piave, per Resistere Veneto; Marco Rizzo, ex deputato, esponente di Democrazia Sovrana Popolare. Si eleggeranno anche 49 consiglieri regionali. In palio non c’è solo il governo della Regione, ma anche gli equilibri interni del Centrodestra: Forza Italia, con Flavio Tosi, reclama spazio dopo essere stato emarginato nelle precedenti giunte; Fratelli d’Italia spera di bissare i successi delle politiche e delle europee; per la Lega è partita doppia: mantenere la dote I di voti di Luca Zaia e decidere quale sarà il futuro del governatore più amato d’Italia, ultimamente poco allineato con il suo segretario Salvini. Nel Centrosinistra non va sottovalutato Manildo, nel 2013 a Treviso sconfisse il sindaco sceriffo Gentilini. Tanti interrogativi sulla politica economica. L’industria cerca sicurezza per il futuro, tra export schiacciato dai dazi e mancanza di manodopera. Intanto, la regione perde laureati. Il Veneto non vive di solo prosecco: la sua ricchezza è costituita da artigianato e piccole aziende che spesso diventano eccellenze mondiali. Trainante il turismo: due milioni di famiglie convivono con oltre 70 milioni di turisti. Luci e ombre nella sanità. Il Veneto è primo nella gestione dei livelli essenziali di assistenza (dati Fondazione Gimbe), ma i medici di famiglia hanno un numero di assistiti tra i più alti in Italia. In futuro ce ne saranno meno, perché la Scuola di formazione specifica in Medicina generale non ha coperto tutti i posti disponibili. Ospedali e case di comunità dovevano garantire la prossimità dell’assistenza; sono stati realizzati con i fondi Pnrr, operativi il 60 per cento, ma con servizi ridotti. Il Veneto deve costituire gli Ats (Ambiti territoriali sociali): una riforma attesa, che separerà il ruolo delle Ulss dai servizi sociali dei Comuni; entro aprile si dovrà decidere. Si discute di un assessore al sociale per far fronte alle emergenze anziani, famiglie, disabilità e dipendenze. La Federazione italiana scuole materne chiede che l’infanzia diventi una priorità strategica, mentre il Forum delle Associazioni familiari del Veneto sollecita il riconoscimento della figura del caregiver. L’Agenzia Regionale per la Prevenzione e protezione ambientale del Veneto mostra che il Veneto ha avuto il maggior incremento di suolo consumato in Italia nel 2023, con 891 ettari cementificati. Solo la Lombardia fa peggio. Vano, per ora, il tentativo di fare argine con la legge regionale 14 approvata nel 2017. Caldissimo il fronte delle infrastrutture. La sfida è spostare entro il 2030 il 30% del trasporto merci su rotaia, il Veneto è un hub di tre corridoi europei. Ci sono da completare il nodo logistico di Verona, il porto di Venezia, l’alta velocità Milano-Venezia. Il completamento dell’autostrada Valdastico e il progetto della metropolitana di superficie Smfr restano due incompiute, il cui destino è in mano ai nuovi consiglieri eletti. ---End text--- Author: Mariano Montagnin Heading: Highlight: Image:cope Ospe vano dell’a con i cento Il (Amb form d Veneto Sopra, Palazzo Balbi, sul Canal Grande, sede della Regione Veneto. A lato, Giovanni Manildo, 56 anni (a sinistra), candidato per il Centrosinistra, e Alb
erto Stefani, 32, in lizza per il Centrodestra. ni, fa ze. L mate venti tre il milia -tit_org- E il canone della pedemontana bussa alla porta -sec_org-
tp:writer§§ Mariano Montagnin
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title§§ Dirigenti medici: ok al contratto = Dirigenti media: contratto siglato per 137mila
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Estratto da pag. 5 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 20 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-20T04:44:00+00:00
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tp:ocr§§ Dirigenti medici: ok al contratto SANITÀ INCREMENTI economici più 6.500 euro medi di arretrati Dirigenti medici: contratto siglato per 137mila Circa 137mila i professionisti interessati. Aumenti medi di circa 491 euro al mese per tredici mensilità. Arretrati medi stimati in 6.500 euro. Non hanno firmato Fp Cgil Medici e Fassid Cecilia Augella C ontratto 2022-2024 sottoscritto all'Aran per l'Area della dirigenza medica e sanitaria, che riguarda 137mila dirigenti, di cui120mila medici e 17mila dirigenti sanitari non medici. Le risorse complessive disponibili, pari a 1,2 miliardi di euro, assicurano un incremento medio del 7,27%, traducendosi in aumenti medi di circa 491 euro al mese per 13 mensilità e in arretrati medi stimati in 6.500 euro. La trattativa, avviata lo scorso 1 ottobre, si è svolta in un clima positivo e ha portato alla definizione di un accordo considerato ampiamente soddisfacente dalla maggior parte delle organizzazioni sindacali. Non hanno aderito Fp Cgil Medici e Fassid. "La firma è un altro obiettivo concreto raggiunto da questo Governo. È un traguardo che si inserisce in un percorso virtuoso, reso possibile grazie all'impegno e alle risorse stanziate in due leggi di Bilancio, al lavoro dell'Agenzia della rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni e al dialogo costruttivo con quelle organizzazioni sindacali capaci di ascoltare le reali istanze dei lavoratori". Lo afferma il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo. "Il rinnovo - prosegue - prevede aumenti decisi, nella linea già tracciata dall'Esecutivo, con la volontà di incrementare il potere d'acquisto delle retribuzioni. Il rinnovo del contratto 2022/2024 anche per i dirigenti sanitari assicura, grazie alle risorse complessive disponibili pari a 1,2 miliardi, un incremento del 7,27%. Altro elemento di grande soddisfazione è rappresentato dal fatto che la firma arrivi a poco più di un mese dall'avvio della trattativa. Unico rammarico è la mancata adesione, anche questa volta, della Cgil (seguita dalla Fassid) che continua in una logica, ora più che mai, dettata da obiettivi non sindacali, bensì politici". Ora, chiusi i rinnovi 2022/2024 per tutti i settori, il ministro per la Pubblica amministrazione guarda avanti: "Il 3 dicembre inizierà la trattativa per la tornata 2025/2027 per il rinnovo delle Funzioni centrali. Si tratta di una tempistica mai vista prima nella storia repubblicana. Perché grazie alle risorse già messe a disposizione dal Governo è diventata realtà la possibilità di firmare i contratti del pubblico impiego nei termini previsti, creando così un percorso virtuoso nell'interesse dei lavoratori e dei cittadini". "Si tratta di un risultato significativo che riguarda un settore cruciale per la vita del Paese - sottolinea la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola. Parliamo di professionisti che, negli ultimi anni, anche a causa della pandemia e della riduzione degli organici, hanno garantito con impegno, sacrificio e senso di responsabilità cure e assistenza ai cittadini. A loro va il nostro riconoscimento e gratitudine. Chiediamo che, nell’immediato, venga emanato l’atto di indirizzo per il triennio 2025-2027, così da avviare senza ritardi il nuovo negoziato e assicurare continuità ai rinnovi contrattuali. Auspichiamo che la sanità pubblica e i professionisti che vi operano tornino al centro dell’a genda politica del Paese. Il Servizio sanitario nazionale - conclude - rappresenta una conquista di civiltà che va difesa e rafforzata, senza arretramenti. Ce.Au. ---End text--- Author: Cecilia Augella Heading: SANITÀ Highlight: Image: -tit_org- Dirigenti medici: ok al contratto Dirigenti media: contratto siglato per 137mila -sec_org-
tp:writer§§ Cecilia Augella
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title§§ Dottoressa Schlein
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Estratto da pag. 9 di "FOGLIO" del 20 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-20T04:43:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Dottoressa Schlein Il Pd dimentica il question time di Schillaci e la Lega s’intesta la battaglia sugli infermieri Roma. Interrogazioni al ministro, proposte, conferenze stampa. “E un pacchetto da 1,5 miliardi”. Il tema è la sanità, ma ieri il Pd di Elly Schlein se l’è perso. E nel giorno in cui si presentavano gli emendamenti, quelli segnalati da discutere per davvero in Parlamento, è la Lega, che si prende la scena. Il partito di Matteo Salvini si intesta, rilancia, la battaglia per gli infermieri. Al ministro della Sanità Orazio Schillaci il Carroccio chiede di rendere strutturale lo stop al vincolo di esclusività per il personale sanitario, la misura che permette per esempio a infermieri o fisioterapisti (e non solo) di esercitare la professione al di fuori del sistema sanitario pubblico. La proroga, fino alla fine del 2025, era stata introdotta con il decreto Bollette del 2023 e accolta positivamente da una buona parte dei professionisti del settore, che ora vorrebbero garanzie definitive. Per la Cisl era un buon risultato, mentre il provvedimento era stato osteggiato dalla Cgil spiegando che “aprirà le porte al privato”. A quellicome Antonio Angelucci – il deputatoleghista dipinto spesso come “il re delle cliniche”. E il Pd? Per ora non sembra interessarsi troppo alla questione, né in un senso, né nell’altro. Eppure è un tema che riguarda da vicino chi lavora e può avere conseguenze sull’intero sistema. Ieri alla Camera, al question time, il Pd che due giorni fa denunciava in un convegno i limiti della manovra e “i colpi alla sanità” inflitti dal governo, il partito che conta tra i suoi eletti due ex ministri della Salute, ha mancato l’occasione: ha preferito non rivolgere interrogazioni a Schillaci. Lo ha fatto dall’opposizione Luigi Marattin, per sottolineare l’inefficienza del sistema sanitario, peggiorato al di là degli stanziamenti (“66 miliardi di euro nel 2000; per l’anno 2026 si prevede che il Fondo raggiunga la cifra di 142,9 miliardi. L’aumento cumulato in questi 26 anni è stato pari a circa il 116 per cento, ossia il doppio del tasso di inflazione nel frattempo occorso”), e proporre una gestione centralistica della sanità. Mentre la capogruppo del Carroccio in commissione Affari costituzionali, Simona Loizzo, ha spiegato: “Chiediamo da tempo che il personale del comparto sia valorizzato nelle sue competenze, con la possibilità di poter svolgere attività libero-professionale al di fuori dell’orario di servizio. Il superamento strutturale del vincolo di esclusività costituirebbe un passo significativo per tutelare i diritti dei nostri professionisti”. La Lega vorrebbe dunque una soluzione stabile, andando incontro alle richieste di vari sindacati che chiedono una legge organica. Da Schillaci per il momento è arrivato una mezza apertura. C’è da attendere, prima di ogni decisione definitiva, il risultato del monitoraggio regionale, ancora parziale, per capire meglio la portata del fenomeno: ovvero quali tipi di professionisti, e quanti, hanno usufruito della possibilità del lavoro nel pubblico e nel privato. “I dati attualmente raccolti non consentono di delineare un quadro omogeneo a livello nazionale, e questa incompletezza ci impone un po’ prudenza”, ha detto in aula Schillaci. “Per questo motivo, però, stiamo valutando l’opportunità di avviare le iniziative necessarie per proporre una proroga del termine fissato dalla norma al 31 dicembre del 2025 a quello del 31 dicembre 2026”. Dai banchi di Montecitorio, Loizzo si è detta soddisfatta. Poco dopo (mentre Claudio Borghi rilanciava lo stop al Mes per aggiungere ulteriori risorse al Ssn) in una sala non troppo distante la Lega ha presentato in conferenza stampa le sue proposte per la legge di bilancio in materia di salute. Si vantano nel Carroccio di aver ottenuto “più di 5 miliardi nella prossima finanziaria grazie alla tassazione degli extraprofitti di banche e assicurazioni che potranno contribuire a incrementare il fondo sanitario nazionale”, come ha detto il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. In compagnia del suo omologo in Senato
Massimiliano Romeo e di Emanuele Monti, responsabile Dipartimento sanità del partito, sono stati illustrati i 54 emendamenti che la Lega aveva proposto: valgono, secondo le loro stime, circa 1,5 miliardi e spaziano dalle patologie oncologiche alla tutela delle professioni sanitarie, fino all’innovazione tecnologica e alle liste d’attesa. Alla fine comunque tra i segnalati ce ne saranno solo tre in ambito sanitario e non è detto nemmeno che trovino effettivamente spazio quando a dicembre ci sarà da votare la manovra. Ma quanto basta, intanto, per dirla con Molinari, per dare “la più chiara risposta a quella sinistra che ci accusa di non avere a cuore la sanità”. Per rubare i riflettori al Pd e all’opposizione. Ruggiero Montenegro ---End text--- Author: Ruggiero Montenegro Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dottoressa Schlein -sec_org-
tp:writer§§ Ruggiero Montenegro
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§---§
title§§ Libera professione nel Ssn
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Estratto da pag. 28 di "ITALIA OGGI" del 20 Nov 2025
Sospensione del vincolo di esclusività prorogata diun anno
pubDate§§ 2025-11-20T04:43:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ L’annuncio del ministro Schillaci alla Camera. In cima alle richieste infermieri e farmacisti Libera professione nel Ssn Sospensione del vincolo di esclusività prorogata di un anno professionisti sanitari potranno continuare a svolgere la libera professione fuori dall’orario di servizio fino al 31 dicembre 2026. È in arrivo, infatti, una proroga della sospensione del vincolo di esclusività, introdotta dal decreto Bollette (dl 34/2023) e valida fino al 31 dicembre di quest’anno. Si tratta di un periodo aggiuntivo necessario per raccogliere in modo completo le informazioni dalle regioni e valutare se rendere stabile la misura. L’annuncio arriva dal ministro della salute Orazio Schillaci, intervenuto ieri alla Camera. Il vincolo di esclusività, in estrema sintesi, è quel principio per cui i professionisti del Ssn non sono autorizzati a svolgere la libera professione nel privato al di fuori dell'orario di lavoro. Una disposizione contestata per anni dalle associazioni di categoria, che ne hanno chiesto più volte l'abolizione. Ad accogliere in parte queste richieste, come detto, è intervenuto il decreto Bollette del marzo 2023, che ha sospeso il vincolo fino al 31 dicembre di quest’anno. Come ricordato dal ministro, il 12 luglio 2023 la Conferenza delle regioni aveva elaborato un documento che individuava gli ambiti di incompatibilità, gli adempimenti a carico dei dipendenti e delle strutture del Ssn e la necessità per ogni azienda di dotarsi di un regolamento interno. Da novembre 2023 il ministero ha avviato un monitoraggio sugli incarichi conferiti dalle aziende del Ssn. «È stato richiesto a regioni e province autonome di trasmettere con cadenza trimestrale i dati relativi alle istanze di autorizzazione per le attività libero-professionali, il numero di richieste perveI nute, accolte e quelle respinte, nonché l'adozione o meno del regolamento aziendale previsto», ha spiegato Schillaci. «Ora devo essere franco: non tutte le regioni hanno fornito i dati richiesti. Oggi risulta che non tutte le aziende ed enti del Ssn abbiano adottato il regolamento», ha aggiunto. Un ritardo che «rappresenta sicuramente un problema». Nei dati raccolti finora «si è verificato che le autorizzazioni più frequenti riguardano le professioni sanitarie di infermieri, fisioterapisti, dietisti, logopedisti, terapisti della neuropsicomotricità dell'età evolutiva e tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare». Ma i dati attualmente raccolti «non consentono di delineare un quadro omogeneo a livello nazionale, e questa incompletezza ci impone un po' di prudenza». La carenza di informazioni è quindi alla base del rinvio. «Stiamo valutando di avviare le iniziative necessarie per proporre una proroga del termine fissato dalla norma al 31 dicembre del 2025 a quello del 31 dicembre 2026». Una proroga che non arriva «per inerzia», ma che rappresenta, secondo il ministro della salute, «la scelta responsabile di chi vuole decidere sulla base di dati completi e non di impressioni». La priorità «resta la valorizzazione delle competenze dei professionisti sanitari e la volontà di rispondere a richieste che da anni chiedono la rimozione definitiva del vincolo di esclusività. Ci teniamo a fare le cose bene e vogliamo decidere con dati completi alle mani, con la certezza che la misura funzioni davvero ovunque e non solo in alcune regioni», ha concluso Schillaci. ---End text--- Author: MICHELE DAMIANI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Libera professione nel Ssn -sec_org-
tp:writer§§ Michele Damiani
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title§§ Pnrr sanità, regioni in ritardo
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112001835305603.PDF
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Estratto da pag. 26 di "ITALIA OGGI" del 20 Nov 2025
Case dicomunità, Campania al palo. Rischio commissario
pubDate§§ 2025-11-20T04:43:00+00:00
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tp:ocr§§ Il ministro della salute Schillaci alla Camera: il tempo stringe. Si valutano poteri sostitutivi Pnrr sanità, regioni in ritardo Case di comunità, Campania al palo. Rischio commissario ulla realizzazione delle case di comunità e degli ospedali di comunità, due progetti finanziati dal Pnrr, le regioni sono in ritardo. Su 1.723 case di comunità previste dal Piano sono 660 quelle con almeno un servizio attivo (38% dell’obiettivo). Mentre su 592 ospedali ne sono attivi solo 153 (25%). Ma c’è una regione che fa peggio delle altre ed è la Campania che ha ricevuto 250 milioni per realizzare 169 case di comunità e finora non ne ha attivate nemmeno una. Mentre dei 61 ospedali di comunità che avrebbero dovuto vedere la luce grazie al Pnrr (per i quali la regione guidata da Vincenzo De Luca ha incassato 110 milioni) ne risulta operativo solo uno. Dati preoccupanti che dovrebbero portare all’attivazione di poteri sostitutivi del governo nei confronti della regione. Uno “strumento estremo”, perché potrebbe aprire la strada alla nomina di un commissaria ad acta, che il goS verno se serve attiverà. Lo ha annunciato al Question time alla Camera, rispondendo a un’interrogazione della deputata di Noi Moderati, Mara Carfagna, il ministro della salute Orazio Schillaci che per il momento intende maneggiare con cura la chance prevista dall’articolo 11 del primo decreto Pnrr (dl n.77/2021). Poi si vedrà. “Al momento lavoriamo in stretto accordo con la regione Campania nell'ambito dei contratti istituzionali di sviluppo. L'obiettivo è accelerare e recuperare il tempo perso. Ma sia chiaro, il tempo stringe. La Campania deve fare di più, molto di più. Questo governo continuerà a monitorare, sollecitare, pretendere risultati. E se necessario valuteremo ogni strumento previsto dalla normativa”, ha annunciato. I dati di Agenas I numeri di Agenas (visti sopra) fotografano una situazione allarmante che, secondo Schillaci, “merita la massima attenzione”. E anche la considerazione che si tratta di un monitoraggio concentrato “sui servizi sanitari attivi, e non sull'avanzamento dei lavori strutturali e del Pnrr”, secondo Schillaci, ”non cambia la sostanza". "Non possiamo permetterci”, ha proseguito, “che risorse già stanziate rimangano sulla carta mentre i cittadini affollano i pronto soccorso perché manca un'alternativa sul territorio. La tutela della salute è materia concorrente, le regioni hanno competenza legislativa e organizzativa, il ministero fa la sua parte. La Regione Campania dichiara che le strutture sono realizzate dalle Asl come soggetti attuatori delegati. Bene, ma questo non può essere un alibi. La Regione ha il dovere di coordinare, controllare e intervenire, ha il dovere di garantire che si rispettino le tempistiche, si raggiungano gli obiettivi. Il ministero svolge costantemente monitoraggio e affiancamento tecnico, ma serve che dall'altra parte ci sia volontà e capacità di agire”, ha osservato. Nel replicare al ministro, Carfagna ha ribadito la richiesta al governo di realizzare un’operazione verità sugli ospedali di comunità e sulle case di comunità in Campania perché “si tratta di numeri inaccettabili e la regione ha accumulato un ritardo grave che non si può minimizzare”, rilanciando la necessità di attivare i poteri sostitutivi. Cosa prevede l’art.12 del dl 77/2021 L’art.12 del primo decreto Pnrr prevede che, qualora regioni ed enti locali non rispettino obblighi e impegni finalizzati all'attuazione del Pnrr e assunti in qualità di soggetti attuatori, su proposta della Cabina di regia o del Ministro competente, verrà assegnato un termine non superiore a quindici giorni. Per far scattare il potere sostitutivo le inerzie o omissioni dovranno consistere nella mancata adozione di atti e provvedimenti necessari all'avvio dei progetti del Piano, ovvero nel ritardo, nell'inerzia o nella difformità nell'esecuzione dei progetti o degli interventi che mettano a rischio il conseguimento degli obiettivi intermedi e finali del Pnrr. In caso di perdurante inerzia, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del
Ministro competente, dopo aver sentito il soggetto attuatore, Consiglio dei ministri individuerà l'amministrazione, l'ente, l'organo o l'ufficio, ovvero in alternativa uno o più commissari ad acta, a cui attribuire in via sostitutiva, il potere di adottare tutti gli atti o provvedimenti necessari o provvedere all'esecuzione dei progetti e degli interventi. ---End text--- Author: FRANCESCO CERISANO Heading: Highlight: Image:Orazio Schillaci -tit_org- Pnrr sanità, regioni in ritardo -sec_org-
tp:writer§§ FRANCESCO CERISANO
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§---§
title§§ Medicina, oggi il primo esame-test Ma il 13% degli iscritti dà forfait = Il primo esame-filtro a Medicina Ma un iscritto su 10 rinuncia
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Estratto da pag. 12 di "MESSAGGERO" del 20 Nov 2025
» Dopo la cancellazione del numero chiuso, entra nel vivo il semestre preparatorio: in 53mila all'appello Partecipazione alta a Genova, l'affluenza più bassa si registra a Roma e Napoli. Fisica la materia più temuta
pubDate§§ 2025-11-20T04:43:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Medicina, oggi il primo esame-test Ma il 13% degli iscritti dà forfait L’abolizione del numero chiuso Il primo esame-filtro a Medicina Ma un iscritto su 10 rinuncia Dopo la cancellazione del numero chiuso, entra nel vivo il semestre preparatorio: in 53mila all’appello Partecipazione alta a Genova, l’affluenza più bassa si registra a Roma e Napoli. Fisica la materia più temuta ` P er mesi hanno seguito i primi corsi. Ma adesso solo alcuni di loro potranno proseguire il percorso che li porterà alla laurea in medicina. Da oggi la selezione per gli aspiranti dottori. A pag. 12 Pace a pag. 12 IL FOCUS ROMA Per mesi hanno seguito i primi corsi, frequentato le aule e incontrato i docenti. Ma adesso solo alcuni di loro potranno proseguire il percorso che li porterà alla laurea in medicina. Entra nel vivo la selezione per gli aspiranti dottori: dopo l’avvio del semestre aperto a settembre, oggi i candidati dovranno sostenere la prima prova d’esame che si svolgerà in contemporanea in tutta Italia. Oltre 53mila gli iscritti all’appello, l’87 per cento degli studenti che hanno scelto di frequentare il semestre aperto in medicina, odontoiatria e veterinaria. A disposizione ci sono 19.707 posti, in aumento rispetto agli anni precedenti. Più o meno, quindi, entrerà almeno uno studente ogni tre candidati. Il 13 per cento degli oltre 62mila iscritti a settembre, invece, non si è iscritto all’appello di questa mattina: o perché non ha raggiunto almeno il 51 per cento di presenze ai corsi, o perché punta all’appello successivo, il 10 dicembre. LA PROVA Quello di oggi, infatti, non è un test di accesso ma un vero e proprio esame che riguarda tre insegnamenti: chimica, fisica e biologia. Delle tre materie, è fisica la più temuta: se gli iscritti a biologia sono stati 53.504 e 53.433 quelli che sosterranno anche chimica, per fisica le iscrizioni si sono fermate a 53.003. Per quanto riguarda la distribuzione sui territori, i numeri sono abbastanza omogenei tra i 44 atenei pubblici coinvolti, ma con alcune differenze regionali. Altissima la partecipazione a Genova, dove si è iscritto il 100 per cento di chi ha iniziato il semestre filtro. Le iscrizioni all’appello sono state alte anche in altre città del centro-nord come Udine, Brescia, Firenze, Padova (superiori al 90 per cento). Più bassa, invece, la partecipazione a Roma (Sapienza e Tor Vergata non superano l’80 per cento) e a Napoli. Per ogni prova, gli studenti avranno a disposizione 45 minuti per rispondere a 31 domande (15 a risposta multipla e 16 a risposta con modalità a completamento), con una pausa di 15 minuti tra le materie. Per superare l’appello, ogni studente dovrà superare tutte e tre le prove con un punteggio di almeno 18 su 30. I risultati saranno pubblicati il 3 dicembre sul portale di Universitaly. E se il voto ottenuto non soddisfa lo studente, è possibile iscriversi nuovamente al secondo appello (ma solo rinunciando al punteggio ottenuto in precedenza, senza poter tornare indietro nel caso in cui il secondo voto risulti più basso). Dopo il secondo appello, verrà pubblicata una graduatoria di merito nazionale, il 12 gennaio 2026. A quel punto si apriranno le immatricolazioni per accedere al secondo semestre e, quindi, al corso di laurea in medicina. LA SIMULAZIONE Quel che è certo, è che in questi mesi gli studenti si sono esercitati: da luglio la piattaforma “The Faculty” ha registrato 1,6 milioni di allenamenti online e 400 mila esercitazioni on demand. E la percentuale di studenti che ha raggiunto la sufficienza è quadruplicata in biologia e triplicata in fisica «Significa una cosa sola: il percorso funziona - ha commentato la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini - Funziona perché finalmente si studia dentro l’Università, non più sull’uscio». E ancora, rivolgendo un in bocca al lupo ai candidati: «Ora i protagonisti siete voi. È il primo passo dentro professioni che chiedono coraggio, studio, testa e cuore. E voi avete già dimostrato di averli». Chiara Adinolfi © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Chiara
Adinolfi Heading: L’abolizione del numero chiuso Highlight: SI PASSA CON ALMENO 18/30 IN OGNI MATERIA IL 10 DICEMBRE IL SECONDO APPELLO POI LA GRADUATORIA NAZIONALE LA MINISTRA BERNINI: «IL PERCORSO FUNZIONA PERCHÉ FINALMENTE SI STUDIA DENTRO L’UNIVERSITÀ, NON PIÙ SULL’USCIO» Image:62mila Il totale degli iscritti al semestre filtro 19.707 I posti disponibili nei 44 atenei italiani 1.6mln Gli allenamenti online registrati da luglio 45 Minuti a disposizione per ognuna delle tre prove -tit_org- Medicina, oggi il primo esame-test Ma il 13% degli iscritti dà forfait Il primo esame-filtro a Medicina Ma un iscritto su 10 rinuncia -sec_org-
tp:writer§§ Chiara Adinolfi
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title§§ Assist di Schillaci a Cirielli sulla Sanità campana
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Estratto da pag. 4 di "NOTIZIA GIORNALE" del 20 Nov 2025
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tp:ocr§§ Verso ¡e Regionali Assist di Schillaci a Cirielli sulla Sanità campan. A pochi giorni dal voto in Campania, quale migliore occasione di una interrogazione alla Camera sulla sanità campana offerta su un piatto d'argento da un partito di maggi ran . Noi moderati in q u es to caso ? Un'occasione ghiotta per il ministro della Salute Orazjo Schillaci per attaccare l'attuale amministrazione uscente, targata De Luca, sulla realizzazione delle case di comunità e ospedali di comunità con le risorse del Pnrr. I dati del report Agenas sul primo semestre 2025 sono corretti e per la regione Campania evidenziano un ritardo grave che non possiamo nascondere ne minimizzare, Sono numeri assolutamente non accettabili", replica Scliillaci, La regione Campania - argomenta il ministro - dichiara che le strutture sono realizzate dalle Asi, come soggetti attuatori delegati. "Bene, ma questo non può essere un alibi. La regione ha il dovera di coordinare, controllare e intervenire. Ha il dovére di garantire che si rispettino le tenipistiche e si raggiungano gii obiettivi Al momenta lavoriamo in stretto accordo con la regione Campania nell'ambito dei contratti istituzionali di sviluppo, l'obiettivo è accelerare e ãåñ÷ðñòàãå il tempo perso. Ma sia cliiaro, il tempo stringe, i target del Pnrr sono ussari al 2 02 6, non possiamo aspettare mentre altre rugioni stanno già erogando servizi. Le regioni, la Campa- • II ministro Grazio Schillaci nia, in questo caso, devono fare di più, molto di più . Serve che le regioni si assumano le responsabilità che la Costituzione attribuisce loro, incalza ¡I ministro. Che minaccia qualora la situazione lo richiedesse l'attivazione dei poteri sostitutivi in Campania. R.M. La minaccia II ministro della Salute critica la gestione dell'uscente De Luca e minaccia l'attivazione dei poteri sostitutivi ÃÉ -tit_org- Assist di Schillaci a Cirielli sulla Sanità campana -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Intesa sull'Autonomia «In Liguria fino al 5% di investimenti in più» = Bucci: «Con l'Autonomia in sanità potremo investire sino al 5% in più»
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Estratto da pag. 5 di "SECOLO XIX" del 20 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-20T04:43:00+00:00
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tp:ocr§§ Emanuele Rossi / PAGINA Intesa sull’Autonomia «In Liguria fino al 5% di investimenti in più» CALDEROLI IN REGIONE Siglata la pre-intesa. Il ministro Calderoli: «Vinte molte resistenze». Sanna (Pd): «Le esigenze dei liguri sono altre» Bucci: «Con l’Autonomia in sanità potremo investire sino al 5% in più» Il presidente della Regione Liguria Bucci e il ministro per gli Affari regionali Calderoli hanno presentato le pre-intese sull’Autonomia. «Per la sanità riusciremo a investire fino al 5% in più rispetto al fondo nazionale», ha detto Bucci. LA FIRMA Emanuele Rossi / GENOVA «P otremo integrare il fondo sanitario nazionale con uno regionale, per esempio per l’edilizia ospedaliera o per incentivare medici e infermieri. Penso che potremo mobilitare sino al 4-5% in più rispetto al fondo nazionale per la Liguria». Marco Bucci riflette ad alta voce, dopo la firma della pre-intesa sull’Autonomia differenziata. Il governatore ligure è convinto che la mossa del ministro Roberto Calderoli non sia né “fuffa” né un rischio, per una regione piccola e con i conti in bilico sulla sanità come la Liguria. Certo, siamo lontani da quella che fu la richiesta di autonomia di Toti e Sonia Viale nel 2019: non si parla né di infrastrutture né di porti né di politiche ambientali, «ma non ci tiriamo indietro - osserva il presidente - questo è un primo passo: siamo nelle regioni di testa e ci saremo quando il percorso andrà avanti a livello nazionale. Poi il ministro sa che io vorrei che fossimo una regione a Statuto speciale e non si può, ma questo è qualcosa che ci assomiglia». Protezione civile, Previdenza complementare, Professioni e Sanità. Sono le quattro materie su cui la Liguria otterrà l'autonomia differenziata: i prossimi passi sono l’approvazione in consiglio regionale (anche se non è vincolante, Bucci ha deciso di fare il passaggio) e quella del governo, per convertire il documento in una intesa a tutti gli effetti, che dovrà poi essere ratificata dal Parlamento. Lo stesso iter seguiranno gli accordi, sulle stesse materie, firmati con Piemonte, Lombardia e Veneto. Il ministro Calderoli ripercorre i tanti passaggi legislativi che hanno portato al passo di ieri: «Siamo partiti dalla Protezione civile pensando che fosse una cosa semplice e abbiamo dovuto coinvolgere otto ministri. Questo percorso è durato praticamente un anno, con forti resistenze dell’amministrazione centrale. E prima di firmare queste pre-intese ho chiesto un vertice di governo per il via libera». Il ministro fissa l’obiettivo «che entro la fine della legislatura abbiamo la definizione complessiva dei livelli essenziali. Chi è in regola con i conti della sanità non dovrà sottostare a regole assurde e infatti il presidente dell’Emilia De Pascale che per ordini di partito deve dirsi contrario vorrebbe gestire in autonomia i soldi in più che gli abbiamo dato». L’intesa riguarda solo le materie “non Lep”, ossia quelle in cui non devono essere definiti i livelli essenziali di prestazioni e i conseguenti trasferimenti dallo Stato. La sanità fa eccezione perché in quel caso i “Lea” - livelli essenziali di assistenza - sono definiti e normati a livello statale e la Regione ha già ampi poteri sulla materia. «Questa firma ci fa entrare in una fase concreta e operativa», dice il vicepresidente ligure Alessandro Piana, che poi brinda in piazza De Ferrari con il ministro e i leghisti. Ad assistere alla firma gli assessori della Regione coinvolti per le deleghe (Giampedrone, Ferro, Nicolò e Ripamonti) e diversi militanti e consiglieri regionali della Lega, il partito che più ha insistito su questa battaglia: «È una giornata storica e l’Autonomia sarà un vantaggio per tutti», scrivono i consiglieri leghisti Sara Foscolo, Armando Biasi e Alessio Piana. Critiche invece dal centrosinistra: per Selena Candia di Avs «l’autonomia differenziata è una sciagura per la Liguria. Questa legge nasce dal desiderio secessionista delle aree ricche del Nord Italia, ma in questo momento la Liguria ha problemi sociali e livelli dei servizi che la rendono simile a una Regione de
l Centro Sud». Scettico anche il capogruppo del Pd Armando Sanna: «Bucci firma per le pre-intese ma non si rende conto che la Liguria è la regione del Nord che ha più bisogno delle risorse e del sostegno dello Stato. L'ennesima mossa comunicativa ma le esigenze dei liguri sono altre. Nelle prossime settimane emergerà con chiarezza il buco della sanità e con questo anche quanto la Liguria spende per permettere ai suoi cittadini di curarsi nelle altre regioni. Altroché parlare di “coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario”». — ---End text--- Author: Emanuele Rossi; Heading: CALDEROLI IN REGIONE Highlight: Image:Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli -tit_org- Intesa sull’Autonomia «In Liguria fino al 5% di investimenti in più» Bucci: «Con l'Autonomia in sanità potremo investire sino al 5% in più» -sec_org-
tp:writer§§ Emanuele Rossi;
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title§§ Farmindustria, Giorgetti lascia dopo 20 anni Filiera più forte e sicura
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Estratto da pag. 18 di "SOLE 24 ORE" del 20 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-20T04:43:00+00:00
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tp:ocr§§ Farmindustria, Giorgetti lascia dopo 20 anni Filiera più forte e sicura Relazioni istituzionali La direttrice generale va in pensione. Nuova squadra in piena continuità Quasi la fa sorridere parlare di sé come di una pensionanda. Proprio lei, sempre di corsa da più di vent’anni nei corridoi di Farmindustria. Di sé, Enrica Giorgetti, storica direttrice generale dell’associazione che rappresenta la farmaceutica, racconta di avere «un’energia pazzesca» che forse si sposa non tanto con l’età anagrafica, ma con il suo spirito emiliano, vocato alla perenne positività e a quello che ci ha ripetuto in questi anni: «Mi sono sempre divertita lavorando». Pur avendo un carattere molto aperto e socievole, che non lascia mai la sua presenza inosservata come sa bene chi la conosce, il suo motto è «operare più che apparire». Anche adesso che l’orizzonte cambierà, lo sguardo sarà sempre rivolto al futuro e del resto «non c’è posto più giusto per farlo, essendo tra l’altro nel consiglio di amministrazione di Leonardo», ricorda. Questo sguardo si vede innanzitutto nella squadra che lascia (dal primo dicembre, con il suo pensionamento entrerà in carica come nuovo direttore generale di Farmindustria Carlo Riccini) perché se c’è una cosa di cui può dirsi soddisfatta è avere garantito «una successione in piena continuità. Ho sempre pensato a valorizzare la struttura e a creare percorsi interni. Sarà anche perché ho sempre vissuto il mio ruolo pensando a quello che avrei potuto fare per l’associazione o le aziende in cui sono stata e non il contrario. Un po’ da civil servant, un po’ pensando che l’associazionismo di impresa sia una grande scuola per far crescere una classe dirigente del Paese». Difficile contraddirla, visto che negli anni di Farmindustria, nel suo ruolo si è confrontata con 10 governi, una pandemia e una crisi geopolitica senza precedenti. Sempre cercando di cogliere «il lato positivo e il pertugio per trovare soluzioni». In realtà i suoi piani iniziali erano un po’ diversi. Dopo il liceo classico e la laurea in giurisprudenza all’Alma mater di Bologna, Enrica Giorgetti voleva fare il magistrato. Animata da sempre da grande curiosità e dal desiderio di indipendenza, mentre studiava ha iniziato a guardarsi intorno per fare esperienze e ha colto un’opportunità che le venne offerta dalla Montedison. «Doveva essere uno stage di 6 mesi, era il 1983 ma si trasformò in un lavoro vero e proprio in cui mi venne affidato l’incarico di seguire l’ufficio legislativo e i rapporti col Parlamento. È così che ho iniziato a occuparmi di relazioni istituzionali», ricorda. E subito dopo aggiunge: «Arrivavo dalla provincia ed affrontavo un mondo sconosciuto». Ma non priva del coraggio di voler capire e imparare, quello che oggi si sente di suggerire ai giovani. «L’approccio ad ogni lavoro non può essere burocratico - dice -. Non bisogna mai smettere di pensare fermandoci alla prima evidenza. Noi viviamo in un mondo di numeri. Sono fondamentali per comprendere il nostro settore, però se consideriamo i numeri senza cuore quelli restano solo numeri. Se invece li leggiamo con il cuore allora diventano idee che possono consentire di guardare all’orizzonte futuro e di anticipare i tempi». Il suo piano di entrare in magistratura finì in un cassetto, mentre a metà anni ’80 iniziava la sua carriera nelle relazioni istituzionali, alternando diverse grandi aziende e associazioni di categoria come Federchimica per approdare poi in Confindustria, dove ha guidato prima la direzione dei rapporti istituzionali e poi l’area territorio e impresa. Fino a ricoprire la direzione generale di Farmindustria. «Sono stata la prima donna direttore di associazione in Confindustria e sono orgogliosa del fatto che non sono mai stata io a cercare un altro lavoro, ma sono sempre stati gli altri a venirmi a cercare», sostiene. a a e i e l t, a e ». e l 0 i. l i o a, l e a n. 6 ò i i i ì E o n n e i i. n -. La sfida più grande è stata sicuramente quella della Farmindustria. Tanto più grande la sfida, tanto più grande la soddisfazione nell’affrontarla
. «All’epoca in cui il neopresidente Sergio Dompè mi offrì l’incarico ero in Autostrade – ricorda - e verso la farmaceutica c’era una percezione non proprio positiva. La si considerava solo una voce di costo per il servizio sanitario nazionale. Convincere tutti i governi della necessità di cambiare approccio e di ragionare sulla strategicità del settore per la salute e per la sicurezza nazionale, come ci ha mostrato la pandemia, non è stato facile. La farmaceutica italiana è un settore di eccellenza, dove c’è una qualità delle produzioni tale che anche molti investitori stranieri hanno scelto di venire qui a produrre. Siamo andati sui territori ad incontrare istituzioni e media e attraverso i nostri roadshow abbiamo voluto presentare il valore industriale e manifatturiero della farmaceutica che adesso è riconosciuto all’unanimità nella società civile e trasversalmente nella politica». A chiederle se da donna è stato tutto meno facile, Giorgetti non esita nel dire che la leadership è leadership e basta. «Mi sono sempre posta nel lavoro come persona più che come donna», dice, senza però nascondere l’orgoglio per il suo contributo a fare conoscere il settore farmaceutico anche come modello di welfare contrattuale e aziendale con una presenza molto equilibrata di uomini e donne, inclusi i percorsi di carriera. Un risultato frutto di una visione consapevole delle aziende verso le questioni di genere. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Cristina Casadei Heading: Highlight: Giorgetti è stata la prima donna direttore di associazione in Confindustria Image:enrica giorgetti È direttore generale uscente di Farmindustria -tit_org- Farmindustria, Giorgetti lascia dopo 20 anni Filiera più forte e sicura -sec_org-
tp:writer§§ Cristina Casadei
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title§§ Intramoenia gli ospedali fuorilegge
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Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 20 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-20T04:44:00+00:00
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tp:ocr§§ Intramoenia In 70 strutture le visite a pagamento s quelle coperte dal Servizio nazio Così le liste d’attesa continuano a c gli ospedali fuorilegge In 70 strutture le visite a pagamento superano quelle coperte dal Servizio nazionale Così le liste d’attesa continuano a crescere L’INCHIESTA PAOLO RUSSO C’ è chi eroga una prima visita ginecologica o urologica nel pubblico ogni cinque garantite ai “solventi”. Stessa cosa per un’ecografia, mentre il rapporto è di 3 a 1 per un ecocolor doppler cardiaco. Il tutto con tempi di attesa che, in regime privato, sono fino a dieci, venti volte più ridotti che non attaccandosi al telefono del Cup per ottenere un appuntamento a distanza di mesi, a volte di un anno. Navigando nella “Piattaforma nazionale liste di attesa” dell’Agenas – l’Agenzia per i servizi sanitari regionali – sono almeno 70 i casi di Asl e ospedali “fuorilegge”, perché non rispettano quanto disposto dal decreto legislativo “502” del lontano 1992, che vieta di fare più accertamenti e visite in regime libero professionale dentro le strutture pubbliche di quante se ne facciano in regime pubblico. Anzi, per essere più precisi, la legge stabilisce che «l’attività libero-professionale intramuraria non può comportare, per ciascun dirigente, un volume di prestazioni superiore a quello assicurato per l’attività istituzionale». Peccato che, come rilevato dalla stessa Agenas e da alcuni controlli effettuati dal ministero della Salute, venga fuori che in molti casi la percentuale di prestazioni erogate in libera professione non sia calcolata sul singolo camice bianco ma sull’intero reparto. Anche se poi, come rileva la Relazione di quest’anno al Parlamento sull’intramoenia, il 60% della libera professione la facciano i professori universitari e i primari. Coloro insomma che dovrebbero organizzare il lavoro nei reparti anche in funzione della riduzione delle liste di attesa, che ogni anno spingono quasi sei milioni di italiani a rinunciare alle cure e altri spendere una buona fetta di quei 40 miliardi di spesa sanitaria privata. C’è poi da dire che dalla rilevazione sfuggono quelle strutture sanitarie che erogano in un anno meno di mille prestazioni in regime privato per singola specialità. Pur così c’è comunque da mettersi le mani nei capelli con ben 70 casi in cui le strutture che non rispettano quel limite del 50 e 50 tra offerta del pubblico e del privato. Che è già di manica larga, perché sarebbe come dire che si lavora tanto tempo privatamente quanto se ne dedica nel pubblico, come se una giornata lavorativa potesse arrivare a 18 ore. E che si sia concesso un po’ troppo alla libera professione lo conferma anche il ddl della meloniana Ylenia Lucaselli, che mira a stringere le maglie prevedendo un limite di una prestazione in libera professione ogni tre in regime pubblico. Sempreché siano piene le Agenzie di prenotazione in regime Ssn. Il fatto è che oggi come oggi nella Asl di Trento di prime visite ginecologiche se ne fanno 2.341 pagando solo il ticket, se dovuto, e ben 11.453 pagando per intero la parcella in regime libero professionale, dove si fanno quasi un 83% in più di visite l’anno. E non si dica che questo non incida sulle liste di attesa, che sono di 65 giorni in regime pubblico, soli 11 se si opta per il privato dentro le mura pubbliche. Non cambiano le cose nell’Azienda ospedaliera universitaria delle Marche, dove si fanno 488 prime visite urologiche in Ssn e 2.374 privatamente, l’82,9% in più, con tempi di attesa se non altro almeno qui identici, fissati a 10 giorni. Ma per un ecocolor doppler cardiaco nell’ospedale “Brotzu” di Cagliari, se si vuole restare nel recinto della mutualità, si devono attendere in media 102 giorni, privatamente appena 3, mentre le prestazioni erogate in modalità “solventi” sono il 75,9% in più di quelle garantite in regime pubblico. L’ospedalone romano “Forlanini–San Camillo” fa privatamente il 75,7% di prime visite cardiologiche in più e pagando si aspettano solo 14 giorni contro i 112 di chi non paga. Per numerosi altri esempi di strutture sanitarie fuorilegge b
asta consultare il tabellone pubblicato in questa stessa pagina. Lunedì, in un’intervista rilasciata a La Stampa, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha paventato la possibilità di sospendere l’intramoenia in presenza di liste di attesa troppo oltre i limiti fissati per legge. Parole che hanno subito provocato la levata di scudi dei sindacati medici, uniti nel sostenere che le liste di attesa non dipendono dalla loro attività libero-professionale ma da carenza di personale e definanziamento della sanità pubblica. Parole che sembrano però smentite dalla piattaforma Agenas sull’attività libero professionale, dove quasi sempre a tempi di attesa aumentati nel pubblico corrisponde un numero di prestazioni in libera professione oltre i limiti di legge. Distorsioni che a volte finiscono per generare anche abusi, come quelli rilevati dai Nas che, in più di un caso, hanno pizzicato medici campioni di intramoenia gonfiare le liste di attesa o tagliare i tempi di attesa per gli accertamenti dei propri pazienti-clienti. — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: LA MAPPA I 10 ospedali con le maggiori irregolarità Numero prestazioni effettuate con il Ssn Numero di quelle effettuate in intramoenia (*) 2.341 11.453 65 11 Prima visita urologica 488 2.374 10 10 Prima visita specialistica 1.443 6.132 50 15 5.809 24.490 53 12 314 1.322 49 4 528 1.998 10 15 950 3.475 13 13 Prima visita specialistica 739 2.702 86 10 Prima visita ginecologica 289 1.033 20 5 Prestazione Apss Trento Trento Aou delle Marche Marche Ist. Fisioter. Ospitalieri di Roma Lazio Istituto Ortopedico Rizzoli Emilia Romagna Azienda Ospedaliera di Perugia Umbria Aou delle Marche Marche Aou di Padova Veneto Ospedale San Camillo-Forlanini Lazio Azienda Ospedaliera di Perugia Umbria Tempi di attesa pubblico intramoenia (**) (**) (*) prestazioni in Libera Professione > 1.000 - (**) media giorni di attesa I 70 casi regione per regione Lombardia 5 Trento 1 Friuli Venezia Giulia 1 Veneto Valle d’Aosta 7 2 Emilia-Romagna Piemonte 12 5 Marche 10 Umbria 7 Liguria 2 Abruzzo 2 Toscana Puglia 5 Lazio 1 3 Sardegna 4 Campania 1 Calabria 1 Dati gennaio-agosto 2024 Fonte: Pnla Agenas Withub 42,6 Miliardi di euro La spesa complessiva annuale degli italiani nella sanità privata Il 60% della libera professione è in mano a professori universitari e primari A Trento per una visita dal ginecologo si aspettano 65 giorni Pagando solo 11 S Su La Stampa Lunedì scorso il ministro Orazio Schillaci aveva lanciato il guanto di sfida per abbattere le liste d’attesa: «Stop momentaneo all’attività libero professionale dei medici negli ospedali quando lo sbilanciamento dei tempi a favore del privato nega il diritto alle cure». Parole che hanno subito allarmato medici e associazioni Martedì è arrivata la replica del segretario generale di Anaao Assomed, Pierino Di Silverio: «Il guadagno del medico non è affatto un trasferimento di risorse dal pubblico al privato: i soldi vanno all’azienda. Noi preleviamo il 30% della tariffa della prestazione, su cui paghiamo anche le tasse» Image: -tit_org- Intramoenia gli ospedali fuorilegge -sec_org-
tp:writer§§ paolo russo
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/20/2025112001748905635.PDF
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