title§§ Lo dico al fatto - Sanità I trucchi contabili di Rocca nel Lazio fanno scomparire le file
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Estratto da pag. 12 di "FATTO QUOTIDIANO" del 19 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-19T03:12:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità I trucchi contabili di Rocca nel Lazio fanno scomparire le file LODICOALFATTO IN OCCASIONE DEGLI STATI GENERALI della salute del Lazio, il presidente della Regione, Francesco Rocca, ha rivendicato grandi risultati sulla sanità regionale, in particolare nelle liste d’attesa, smentiti da tutte le agenzie e osservatori, tra cui, solo pochi giorni fa, dalla Fondazione Gimbe, secondo cui, nel 2024, 685.769 cittadini hanno rinunciato alle cure, 85.721 unità in un solo anno, a causa soprattutto dei lunghi tempi d’attesa. Rocca invece afferma una puntualità del 96%, ma si tratta di un trucco contabile degli uffici regionali con la copertura del ministero della Salute. Nel Lazio, a differenza delle altre Regioni, vengono proposti appuntamenti in zone irraggiungibili: se rifiuti, scompari dalle statistiche. Questo avviene nell’88% dei casi. Il 96% di tempi rispettati riguarda quindi solo il 12% delle visite. Il ministero ha a disposizione i dati reali secondo cui la Regione Lazio sarebbe addirittura penultima in Italia ma, su pressione della Regione, non li fornisce. Rocca ha inoltre dirottato enormi risorse pubbliche verso la sanità privata: 50 milioni complessivi per smaltire il sovraffollamento nei Pronto Soccorso, di cui 8 milioni alla Croce Rossa, senza bando pubblico, per fare accoglienza sempre nei Ps; cui vanno aggiunti: 7 milioni all’Ospedale Israelitico; 1,5 milioni all’Aurelia Hospital. Nel 2023 la Regione ha speso 3,6 miliardi per la sanità privata accreditata: 100 milioni in più rispetto all’anno precedente. Annunciati 10 mila nuovi posti, ma il personale effettivo in servizio è rimasto pressoché invariato. Si è trattato per lo più di stabilizzazioni e turnover, mentre sono stati utilizzati medici e infermieri “gettonisti”, costati quasi il doppio del personale interno. In calo i Livelli Essenziali d’Assistenza. Nella prevenzione il Lazio scende di sei posti, passando da 74 a 63 punti. Nell’area distrettuale perde tre posizioni, da 72 a 68 punti. Mancano medici di base e pediatri di libera scelta; insufficienti e depotenziati i consultori: solo uno ogni 42 mila abitanti invece che ogni 20 mila, come prevede la norma nazionale. Tagli e ritardi nell’attuazione del Pnrr: 60% di cantieri attivati per le Case di Comunità contro il 67% della media nazionale e 49% per gli Ospedali di Comunità a fronte del 65%. Ben 45 cantieri delle Case di Comunità e 18 Ospedali non sono stati ancora avviati, nonostante la scadenza sia il 1º semestre 2026. Una tendenza da invertire se vogliamo tutelare il diritto alla salute. ELEONORA MATTIA, CONSIGLIERA REGIONALE PD DEL LAZIO ---End text--- Author: Redazione Heading: LODICOALFATTO Highlight: Image:Malattie strutturali Corsia d’ospedale -tit_org- Lo dico al fatto - Sanità I trucchi contabili di Rocca nel Lazio fanno scomparire le file -sec_org-
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title§§ «Il check-up mensile? Non prima del 2027»
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Estratto da pag. 3 di "NUOVA SARDEGNA" del 19 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-19T04:41:00+00:00
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tp:ocr§§ Un 60enne operato di tumore non può rivolgersi al privato e rinuncia alle cure «Il check-up mensile? Non prima del 2027» Sassari «Sono qui per raccontare la storia di mio padre», scrive Alessia Fauli. Lui ha 60 anni e tre anni fa è stato operato d’urgenza per «una massa tumorale all’intestino». Dopo l’intervento ha dovuto vivere per mesi con una stomia, poi rimossa l’anno successivo. Da allora, racconta la figlia, dovrebbe sottoporsi ogni anno a un check-up completo: «È la regola per chi ha avuto un tumore», spiega. Ma farlo «con le tempistiche della sanità» è diventato impossibile. Di recente sono comparsi anche problemi urologici: «Avrebbe dovuto fare controlli mensili per evitare un blocco renale». Invece, tra disdette, rinvii e liste interminabili, tutto è slittato. Il nuovo appuntamento assegnato dal Cup? «Nel 2027, a Ozieri. E pensare che mio padre è sempre stato in cura a Sassari», racconta Alessia. «A quel punto ha preferito fregarsene, perché non abbiamo la possibilità economica per andare nel privato». Nel frattempo, è venuto meno anche il medico di base: «Ha chiuso l’ambulatorio, e per mio padre era fondamentale per le cure quotidiane». Una storia simbolo delle difficoltà vissute ogni giorno da tanti pazienti sulla propria pelle. Con la conseguente rinuncia alle cure da parte di chi non può permettersi di rivolgersi alle strutture private: una situazione confermata dagli ultimi dati Gimbe, secondo i quali più del 17% della popolazione sarda si è arreso e ha deciso di non curarsi. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Il check-up mensile? Non prima del 2027» -sec_org-
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title§§ Troppi antibiotici inutili in Italia Dall'utilizzo eccessivo 12mila morti = In Italia troppi antibiotici inutili Dall'abuso 12mila morti l'anno
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Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 19 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-19T04:40:00+00:00
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tp:ocr§§ Troppi antibiotici inutili in Italia Dall’utilizzo eccessivo 12mila morti In Italia troppi antibiotici inutili Dall’abuso 12mila morti l’anno Li assumiamo con troppa leggerezza e in modo inappropriato. Così gli antibiotici finiscono per tradirci. Ogni anno in Europa sono più di 35mila, 12mila delle quali in Italia, le morti dovute alle infezioni da microrganismi resistenti agli antimicrobici. Il servizio a pagina 10 L i assumiamo con troppa leggerezza e in modo inappropriato. Spesso per un banale mal di gola, o per un raffreddore, o dopo appena due colpi di tosse. Ricorriamo agli antibiotici persino quando siamo colpiti da infezioni virali, per le quali i batteri non c’entrano nulla. Lo sproporzionato, inutile e dannoso ricorso a questi farmaci, che invece andrebbero utilizzati solo in caso di reale necessità e su prescrizione medica, ha creato una capacità di adattamento e resistenza di molti batteri abituati, oggi, anche a causa di questo processo, ad eludere e a resistere agli antibiotici e a provocare danni irreparabili. È il cosiddetto fenomeno dell’antibioticoresistenza, ormai ribattezzato come la “pandemia silente”, e per il quale il nostro Paese è tutt’altro che virtuoso. La Giornata europea degli antibiotici, celebrata ieri (nell’ambito della Settimana mondiale della consapevolezza antimicrobica promossa dall’Oms), è servita a fare il punto sul fenomeno e a dare i numeri, ancora peggiori delle previsioni: entro il 2050 sono previsti 39 milioni di morti nel mondo, mentre le precedenti stime, risalenti al 2014, parlavano di 10 milioni di decessi. A livello globale, si calcola che l’Amr (la resistenza antimicrobica) costi ai sistemi sanitari 66 miliardi di dollari all’anno. E il Vecchio continente? Ogni anno in Europa sono più di 35mila, 12mila delle quali in Italia, le morti dovute alle infezioni da microrganismi resistenti agli antimicrobici. Nel nostro Paese, poi, l’uso degli antibiotici supera del 10% la media europea, soprattutto nelle regioni del Sud, nonostante una riduzione del 5,1% nel 2024; l’impatto economico per la sanità pubblica è calcolato in 2,4 miliardi l'anno, con 2,7 milioni di posti letto occupati a causa di queste infezioni. Lo si rileva da un report dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), la cui sede ieri è stata illuminata di blu. I dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), citati dall’Aifa, dicono che ogni anno nell’Ue 4,3 milioni di persone contraggono almeno un’infezione correlata all’assistenza sanitaria durante la degenza in ospedale, ogni giorno un paziente ricoverato su 14. Molte di queste infezioni sono sempre più difficili da curare perché, si legge nella nota, «1 microrganismo su 3 è ormai resistente a importanti antibiotici, limitando così le opzioni di trattamento», mentre il 3% dei residenti nelle strutture sociosanitarie a lungo termine va incontro ad almeno un’infezione legata all’assistenza stessa. I dati dell’Ecdc indicano «un cammino in salita più o meno L’OPERAZIONE A CAS per tutti i Paesi europei, con l'Italia che, nonostante flebili segnali di miglioramento, rimane tra le realtà più critiche», osserva il presidente dell’Aifa, Robert Nisticò, per il quale «è necessario adottare un approccio globale One-Health, agendo nella direzione comune di un uso appropriato di questi farmaci in ambito umano, veterinario e zootecnico, e incentivare la ricerca, soprattutto quella indipendente». I 12mila decessi annuali in Italia, evidenzia il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Rocco Bellantone, «sono pari a un terzo di tutti quelli registrati tra i pazienti ricoverati in ospedale. Per alcuni microrganismi c'è qualche segnale di miglioramento, mentre per altri, come per l’Enterococcus faecium, resistente alla vancomicina, l'andamento è in continuo aumento. «Abbiamo dinanzi una sfida grande e difficile – commenta Andrea Piccioli, direttore generale dell’Iss –, dobbiamo trasformarla in un’opportunità per costruire sistemi nazionali più robusti, interconnessi e resilienti contro le minacce sanitarie transfrontaliere».
Di fronte ad un quadro allarmante, è la ricerca, come sempre, a donarci più di una speranza. L’Aifa, solo nel 2025, ha introdotto nel Fondo dei farmaci innovativi ben 9 nuovi antibiotici attivi contro le infezioni multiresistenti. Attualmente, secondo l'Oms, nel mondo ci sono 90 farmaci antibiotici in sviluppo clinico, 232 in sviluppo preclinico e 155 vaccini allo studio contro le infezioni batteriche resistenti. In questo caso, l’Italia brilla con centri di eccellenza come il Biotecnopolo di Siena, che si concentra su una strada nuova che sta invadendo con successo numerosi ambiti patologici: gli anticorpi monoclonali. «I batteri resistenti avanzano con rapidità sorprendente – afferma il direttore scientifico dell’istituto toscano, Rino Rappuoli –. Gli anticorpi monoclonali offrono una risposta concreta. E mostrano che la ricerca può aprire nuove strade». ---End text--- Author: VITO SALINARO Heading: Highlight: LO SCENARIO È una pandemia silente. Il nostro Paese è tra i peggiori nell’abuso di questi farmaci (+10% rispetto all’Europa) Speranze dalla ricerca: nel 2025 l’Aifa ha introdotto nove nuovi medicinali contro le infezioni multiresistenti Image: -tit_org- Troppi antibiotici inutili in Italia Dall’utilizzo eccessivo 12mila morti In Italia troppi antibiotici inutili Dall’abuso 12mila morti l’anno -sec_org-
tp:writer§§ VITO SALINARO
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title§§ Ok a contratto per 137mila medici e sanitari Muro della Cgil
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Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 19 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-19T04:40:00+00:00
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tp:ocr§§ Ok a contratto per 137mila medici e sanitari Muro della Cgil È stato sottoscritto all’Aran, Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, il Contratto collettivo nazionale di lavoro 2022-2024 per l'Area della dirigenza medica e sanitaria, che riguarda 137mila dirigenti, di cui 120mila medici e 17mila dirigenti sanitari non medici. Le risorse disponibili, 1,2 miliardi, assicurano un incremento medio del 7,2%, traducendosi in aumenti medi di circa 491 euro al mese per 13 mensilità e in arretrati medi stimati in 6.500 euro. Non hanno firmato Cgil e Fassid. La trattativa, avviata l’1 ottobre, sottolinea l’Aran, «si è svolta in un clima positivo e ha portato alla definizione di un accordo considerato ampiamente soddisfacente dalla maggior parte delle organizzazioni sindacali». Critica invece la Fp Cgil: «Amareggiati e indignati per i professionisti dell’Area sanità che si sia deciso di interrompere precocemente, in solo 3 sedute, la trattativa - commenta il segretario nazionale, Andrea Filippi -. Un contratto definanziato di 537 euro lordi medi mensili rispetto all’inflazione, con nessun miglioramento normativo». Il sindacato si dichiara «sconcertato per la precipitazione di una sottoscrizione frettolosa, utile solo alla propaganda del Governo», e pronto «a radicalizzare la vertenza coinvolgendo, con lo sciopero generale del 12 dicembre, anche i dirigenti medici, veterinari, sanitari e delle professioni sanitarie che non accettano un contratto imposto dal Governo, firmato passivamente senza nessuna negoziazione». Una posizione che ha aperto l’ennesimo fronte tra il sindacato e il Governo. In una nota, la Lega esprime «grande soddisfazione» per la firma sul contratto ma «sconcertata, per l'ennesima volta», a causa della posizione della Cgil: una scelta «non costruttiva e che danneggia lavoratrici e lavoratori». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Ok a contratto per 137mila medici e sanitari Muro della Cgil -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Tra intelligenza artificiale e robot Cosa faranno i medici fra vent'anni
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Estratto da pag. 11 di "DOMANI" del 19 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-19T04:41:00+00:00
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tp:ocr§§ bstratto da p; Tra intelligenza artificiale e robot Cosa faranno i medici fra vent'ann DANIELE COEN robot vengano delegati gli interventi DANIELE COEN U~~ n paio di seminane fa, un collega della Svizzera italiana mi diceva di aver partecipato a una riunione del Dipartimento di sanità dove ci si chiedeva come sarebbe stata la medicina nel 2050 e cosa si sarebbe dovuto fare per giungere preparati all'appuntamento. Non credo che al nostro ministero della Salute si sia mai tenuta una riunione di Questo genere. Troppo presi a tappare buchi e fare equilibrismi di bilancio. Eppure si dovrebbe, perché la tecnologia medica sta avanzando con una velocità mai conosciuta in passato, e potremmo presto trovarci di fronte a scenari che nessuno oggi si prepara a gestire. L'autonomia delle macchine Facdo qualche esempio per chiarire di cosa sriamo parlando. Già da molti anni, gli elettrocardiografi, oltre a produrre la traccia cartacea che siamo abituati a conoscere, ne danno anche l'interpretazione. Li "leggono", come si usa dire, senza temere il confronto con i cardiologi più esperti. La stessa cosa sta succedendo per quanto riguarda la capacità deU'intelligenza artificiale di leggere radiografie, Tac e risonanze magnetiche. Parallelamente, anche la robotica sta facendo passi da gigante, in alcuni ospedali italiani sono comparsi i primi robot per i prelievì di sangue, e la chinirgia robotica, già molto diffusa, ma fino a oggi guidata dalle mani di un medico che opera da una console, ha a sua volta intrapreso la strada verso l'autonomia- È di questa estare la notizia che un robot ha asportato la colecisti da maiali senza vita- Ci vorrà del tempo prima che ai robot vengano delegati gli interventi sugli umani, ma è certo che la strada è stata aperta. Infine, l'intelligenza artificiale si è dimostrata capace di interfacdarsi direttamente con i pazienti, interrogarli, proporre gli esami necessari e alla fine suggerire la diagnosi più probabile. La distanza dalle capacità dei migliori medici è sempre più piccola, e alcuni studi suggeriscono perfino che l'ia sappia dimostrarsi più empatìca degli umani. Per riassumere, il [prossimo) futuro si prospetta come ééç tempo in cui la combinazione tra l'Ia e la robotica sarà in grado di svolgere una gran parte dei compiti che oggi spettano ai medid, con vantaggi che sono ovvi ma che meritano di essere elencati: instancabilità e disponibilità a ogni ora del giorno e della notte, fonte di informazioni più ampia su cui basarsi assenza di condizionamenti esterni come deficit di sonno, burn-out, liti con la fidanzata o consumo di sostanze. Ln più, niente ferie, rivendicazioni sindacali e assenze per malattia o gravidanza. Non mancano ovviamente i problemi, e c'è ancora molto da lavorare per quanto riguarda l'affidabilità delle indicazioni che vengono dall'la, la loro trasparenza, soprattutto la loro capadtà di modificare positivamente il percorso dinico dei pazienti. Ce n'è comunque abbastanza perché cominciamo a prepararci al cambiamento, che sarà graduale, ma più veloce di quanto molti potrebbero immaginare. Un nuovo ruolo per i medici Tra le cose su cui riflettere è centrale il ruolo dei medici e, di conseguenza, il loro percorso formativo. Possiamo già affermare che la rilevanza del medico nel fare una diagnosi si ridurrà drasticamente. Il medico non dovrà più passare lunghe ore tra libri e tirocini pratici per imparare a leggere un Ecg. analizzare una Tac, interprétale complessi esami di laboratorio, perché tutto questo sarà fatto velocemente e con precisione dall'IaLo stesso vale per le decisioni terapeutiche, considerato che l'Ia sarà in grado di tenere presentì meglio di un medico tutte le possibili controindicazioni e interazioni di un farmaco, consigliando con precisione dosi e posologia per ogni paziente. Per tornare allachirurgia, qualcuno ha immaginato sale operatorie interamente gestite da robot, con un solo chirurgo pronto a intervenire quando si debbano prendere decisioni diffi
cili o affrontare un malfunzionamento delle apparecchiature. Di sicuro, nei primi anni ci saranno ancora eccellenti chirurghi con migliaia di ore trascorse in sala operatoria e le capacità necessarie per prendere il comando nel momento del bisogno, ma cosa succederà quando questa generazione sarà scomparsa e sarà srata sostituita da medici "nativi robotici" che non hanno mai avuto un bisturi tra le mani? Interazioni e responsabilità Proprio nell'interazione tra l'uomo e i suoi supporti elettronici e robotici si annidano moltì problemi irrisolti Per quanto riguarda l'Ia, rischia di ripetersi quello che gli smartphone starmo già facendo a tutti noi: nessuno si ricorda più un numero di telefono a memoria, ne si sforza di ricordare un percorso da seguire in auro, tanto c'è il Gps. Non è un caso che, sulle riviste di settore, comincino a comparire studi che indagano se e quanto l'intelligenza artificiale stia erodendo le capacità cognitive dei medid. C'è poi un altro aspetto, non meno rilevante quello della responsabilità morale e legale delle decisioni prese dall'Ia o, per converso, in contrasto con i suggerimenti dell'Ia. Come comportarsi quando l'Ia consignera di fare cose diverse da quelle previste dalle linee guida correnti? Quanti saranno i medid disposti a opporsi ai suggerimenti dei loro collaboratori elettronici? E a chi daranno più fiducia i pazienti? Chi finirà in giudizio, il medico o il programmatore, sempre che sia identìficabile? Probabilmente, i migliori risultati si otterranno con un'oculata ed equilibrata attribuzione dei compiti, ma ogni opzione dovrà essere valutata con attenzione e verificara sperimentalmente prima di fare scelte operative. La formazione dei futuri medici Certo, ai medici resrerà ancora a lungo il compito della relazione umana con i pazienti e la mediazione, anche dal punto di vi sta etico, del loro rapporto con le nuove tecnologie fino a dove è ledto spingersi? È davvero necessario un intervento chirurgico? È meglio andare in ospedale o preferire le cure domiciliari? Come affrontare le situazioni senza speranza? Purtroppo, proprio a questi compiti l'insegnamento universitario è abbastanza indifferente, sono cose che spesso si apprendono nella pratica, a patto di trovare dei bravi maestri, mentre dovrebbero avere spazio e attenzione dinante tutto il periodo di formazione dei medici. Altre competenze dovrebbero essere insegnate di più ai giovani che decidono di intraprendere una carriera dai contorni futuri molto incerti Più statistica, più competenze informatiche, più analisi decisionale, più capacità di leggere criticamente le informazioni, tanto che vengano dalla letteratura scientifica, dalla rete o dalle possibili "allucinazioni" delTla. In ogni caso, quella della formazione sarà una gara a tappe, durante la quale bisognerà aggiornare le strategie di pari passo con gli avanzamenti della tecnologia. Se vogliamo vincerla, sarà però necessario partire il più presto possibile. Anche il ruolo sociale dei medici potrebbe subire importanti cambiamenti nei prossimi decenni. Forse ne saranno necessari di meno. Forse, i settori nei quali il loro niolo resterà centrale più a lungo saranno quelli dai quali oggi molti rifuggono, come i pronto soccorso e la medicina generale. Forse, l'assistenza e l'accudimento dei pazienti si riveleranno, ancora più di quanto già siano, le competenze "umane" di cui si sente maggior bisogno, e gli infermieri verranno pagati più di loro. in Italia, tutto questo capiterà in un periodo in il forte aumento delle iscrizioni a Mediana sta mettendo in difficoltà le università e rendendo precari i percorsi di tirocinio sul campo dei futuri professionisti. Questo non faciliterà il compito di chi dovrà adeguare i percorsi formativi alla tumultuosa evoluzione tecnologica in atto, sforzandosi allo stesso tempo di non perdere di vista le priorità assistenziali e i concreti bisogni di salute dei cittadini, un compito difficile, complesso e faticoso, ma inevitabile. Strada aperta Lo sviluppo tecnologico rivoluzionerà la pratica della medicina
II connubio tra Ïà e la robotica sarà in grado di svolgere una gran parte dei compiti che oggi spettano ai media FOTQUNSU -tit_org- Tra intelligenza artificiale e robot Cosa faranno i medici fra vent'anni -sec_org-
tp:writer§§ DANIELE COEN
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title§§ Ministero Salute: Gemmato porta l'amico imputato = Salute, promosso l'amico plurimputato di Gemmato
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/19/2025111901758605857.PDF
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Estratto da pag. 9 di "FATTO QUOTIDIANO" del 19 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-19T04:42:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ HA 2 PROCESSI IN CORSO Ministero Salute: Gemmato porta l’amico imputato Salute, promosso l’amico plurimputato di Gemmato q MANTOVANI A PAG. 9 ALLA COMUNICAZIONE t » Alessandro Mantovani A l ministero della Salute arriva un nuovo direttore generale della Comunicazione. È Giovanni Migliore, palermitano, già direttore del Policlinico di Bari, poi dell’Aress (l’Agenzia sanitaria strategica della Puglia) e dal 2021 a capo della Fiaso, la Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche e private. La nomina, già firmata dal ministro Orazio Schillaci e in attesa di registrazione, è considerata in quota Gemmato: a sostenerla è stato infatti il sottosegretario di Fratelli d’Italia Marcello Gemmato, barese, molto legato a Giorgia e Arianna Meloni, per le quali ha spesso organizzato le vacanze in Puglia. Gemmato, noto anche perché da farmacista ha ottenuto la delega al farmaco –tutto legittimo, si intende –, gestisce un settore in cui la spesa è ormai fuori controllo, mentre intanto il raggio d’azione e i ricavi delle farmacie continuano a crescere. La comunicazione è strategica e ora farà capo al sottosegretario, da mesi viceministro in pectore. In passato Migliore era ritenuto vicino a Michele Emiliano e al Pd che governa la Puglia, ora meno. Succede. Un anno fa Gemmato aveva appoggiato Migliore per la direzione della Ricerca, lì però è passato Graziano Lardo, salernitano, candidato dell’altro gruppo di FdI che comanda alla Salute e fa capo al viceministro degli Esteri e candidato in Campania, Edmondo Cirielli, la cui consorte Maria Rosaria Campitiello dirige uno dei quattro mega-dipartimenti della barocca architettura ministeriale. Di Migliore, 65 anni, si era parlato anche per Agenas, l’Agenzia regionale per i servizi sanitari regionali. Ora gli tocca la comunicazione, non ha grande esperienza ma magari imparerà, come ha dimostrato sui dati dei ricoveri in epoca Covid. Del resto ha già imparato l’inglese, che nella comunicazione torna utile: qualche anno fa nel curriculum si dichiarava A1, principiante, nel 2024 è salito a B2, un confortante livello intermedio. “Non mi faccia parlare della mia nomina, non ho ancora preso servizio”, dice al Fatto con la consueta cortesia. Migliore ha due processi in corso come direttore del Policlinico di Bari, entrambi per omicidio colposo. È ario già al dibattimento, mmato con tre medici, per la morte di un paziente gliore neurologico che si SE suicidò nel 2019, secondo l’accusa per mancanza di misure di sicurezza; è stato poi rinviato a giudizio, sempre con altri tre imputati, per la morte di quattro pazienti tra il 2018 e il 2020 per una probabile epidemia di legionella. Cose che purtroppo succedono nei nostri ospedali, il direttore generale ne risponde, ma come tutti è presunto innocente fino all’eventuale condanna definitiva. Migliore non ha comunicato questi carichi pendenti al ministero nel corso della procedura di interpello cui ha partecipato con altri candidati, a quanto pare non glieli hanno chiesti e non avrebbero impedito la nomina, ma la commissione avrebbe potuto tenerne conto sul piano dell’opportunità. “Ho ottemperato a tutte le procedure previste”, è tutto quello che ha voluto dirci. ---End text--- Author: Alessandro Mantovani Heading: Highlight: LA NOMINA MIGLIORE HA DUE PROCESSI (MA NON LI DICHIARA) DALLA PUGLIA DI EMILIANO AL MINISTERO Giovanni Migliore, palermitano, già direttore del Policlinico di Bari, poi dell’Aress (l’Agenzia sanitaria strategica della Puglia) e dal 2021 a capo della Fiaso, la Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche e private. Migliore in passato era ritenuto vicino a Michele Emiliano (Pd). Ha due processi in corso come direttore del Policlinico di Bari. Image:Alla Salute Il sottosegretario Marcello Gemmato e, a sinistra, Giovanni Migliore ANSA/LAPRESSE mancan za; è sta zio, sem tati, per zienti t una pro gionell succedo il dirett de, ma c nocente danna d ha com -tit_org- Ministero Salute: Gemmato porta l’amico imputato Salute, promosso l'amico plurimputato di Gemmato -sec_org-
tp:writer§§ ALESSANDRO MANTOVANI
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§---§
title§§ Contratto medici, aumenti da 491 euro
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Estratto da pag. 22 di "GIORNALE" del 19 Nov 2025
Soddisfatto il ministro Zangrillo. Ma Landini proclama un altro sciopero per il 12 dicembre
pubDate§§ 2025-11-19T04:41:00+00:00
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tp:ocr§§ SIGLATO IL RINNOVO 2022-2024 Intesa bocciata come al solito dalla Cgil Contratto medici, aumenti da 491 euro Soddisfatto il ministro Zangrillo. Ma Landini proclama un altro sciopero per il 12 dicembre La Cgil dice no anche al rinnovo del contratto collettivo nazionale dei medici e dirigenti sanitari, dopo aver bocciato nelle settimane anche quelli degli altri comparti. La preintesa è stata firmata ieri nella sede dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) dal ministro Paolo Zangrillo. Prevede aumenti medi di circa 491 euro al mese per 13 mensilità e arretrati medi stimati in 6.500 euro. Il rinnovo - che riguarda le annualità passate dal 2022 al 2024 - coinvolge 137mila persone, di cui 120mila medici e 17mila dirigenti sanitari, ed è propedeutico alle intese da trovare in sede di trattativa per il successivo accordo 2025-2027. Le risorse stanziate, pari a 1,2 miliardi di euro, consentono di arrivare a un incremento medio del 7,3% circa, aumento che potrebbe arrivare in busta paga tra un paio di mesi, solo dopo la sottoscrizione definitiva. Per il ministro Zangrillo è «un altro traguardo raggiunto: si prevedono aumenti decisi con la volontà di incrementare il potere d’acquisto delle retribuzioni». Il 3 dicembre inizierà poi la trattativa per la tornata 2025-2027 per il rinnovo delle Funzioni centrali, e «si tratta di una tempistica mai vista prima nella storia repubblicana». Grazie alle risorse messe a disposizione dal governo è diventata realtà la possibilità di firmare i contratti del pubblico impiego nei termini previsti. «Unico rammarico - ha sottolineato Zangrillo - è la mancata adesione, anche questa volta, della Cgil, seguita dalla Fassid, che continua in una logica, ora più che mai, dettata da obiettivi non sindacali, bensì politici». La Cgil non solo ha bocciato l’intesa ma ha anche proclamato uno sciopero della categoria per il 12 dicembre, in concomitanza con quello generale già indetto contro la manovra. «Un contratto definanziato di 537 euro lordi medi mensili rispetto all’inflazione e nessun miglioramento normativo», ha attaccato il segretario nazionale della Fp Cgil Andrea Filippi dicendosi sconcertato «per la sottoscrizione frettolosa utile solo alla propaganda del governo». Non sarebbe così secondo il maggiore sindacato dei medici dirigenti, l’Anaao Assomed: «Sarebbe stato da irresponsabili non firmare questo contratto - ha affermato il segretario Pierino Di Silverio - Le risorse economiche per il 2022-2024 erano già state stanziate e abbiamo ritenuto prioritario distribuirle da subito ai colleghi». Tra le novità ci sono, ha sottolineato, «aumenti per i più giovani, carriere più flessibili con riconoscimento dell’anzianità anche per le branche equipollenti, riconoscimenti economici per chi lavora in pronto soccorso». Si dice «soddisfatto» anche il presidente del sindacato Cimo Fesmed, Guido Quici: «Ora è fondamentale che l’iter di verifica della preintesa proceda rapidamente, così da arrivare al più presto alla firma definitiva del contratto e consentire alle Regioni di emanare l’atto di indirizzo per l’avvio delle trattative del triennio 2025-2027». Per questo viene giudicato un rinnovo “ponte” dal sindacato degli anestesisti e rianimatori Aaroi-Emac: «Il confronto che ha caratterizzato questa tornata contrattuale si è concentrato in modo quasi esclusivo sul versante economico, rimandando alla prossima stagione 2025-2027 il lavoro sul piano normativo». ---End text--- Author: Lodovica Bulian Heading: Highlight: Soddisfatta Anaao-Assomed: «Era prioritario distribuire da subito quanto già stanziato» Saranno erogati anche 6.500 euro di arretrati Image: -tit_org- Contratto medici, aumenti da 491 euro -sec_org-
tp:writer§§ Lodovica Bulian
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§---§
title§§ Al via in Italia una sperimentazione fino a 18 mesi
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Estratto da pag. 25 di "ITALIA OGGI" del 19 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-19T04:39:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Al in Italia una sperimentazione fino a 18 mesi dei servizi di telemedicina per i grandi anziani, per un totale tra 50mila e 60mila over 80 coinvolti, affetti da almeno una patologia cronica. Un decreto del ministero della Salute, di concerto con Quello dell 'Economia e quello per le Disabilita e pubblicato in Gazzetta Ufficiale ßï scorso 14 novembre, stanzia 150 milioni di euro "per un miglior supporto ai pazienti cronici " attraverso i servisi sanitari a distama. -tit_org- Al via in Italia una sperimentazione fino a 18 mesi -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Medici, aumenti medi di 491€ e arretrati
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Estratto da pag. 28 di "ITALIA OGGI" del 19 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-19T04:39:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Medici, aumenti medi di 491€ e arretrati FIRMATO IL CCNL 2022-2024 È stato sottoscritto all'Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, il Contratto collettivo nazionale di lavoro 2022-2024 per l’Area della Dirigenza Medica e Sanitaria, che riguarda 137mila dirigenti, di cui 120mila medici e 17mila dirigenti sanitari non medici. Le risorse complessive disponibili, pari a 1,2 miliardi di euro, assicurano un incremento medio del 7,27%, traducendosi in aumenti medi di circa 491 euro al mese per 13 mensilità e in arretrati medi stimati in 6.500 euro. La trattativa, avviata lo scorso 1° ottobre, ha portato alla definizione di un accordo considerato ampiamente soddisfacente dalla maggior parte Antonio Naddeo delle organizzazioni sindacali. Non hanno aderito i sindacati Fp Cgil Medici e Fassid. "La firma è arrivata a poco più di un mese dall’avvio della trattativa”, ha sottolineato con soddisfazione il presidente dell’Aran Antonio Naddeo. “Si garantiscono incrementi economici significativi, compresi 6.500 euro medi di arretrati. Con il via libera di oggi si apre la strada all’avvio in tempi rapidi del negoziato per il triennio 2025-2027. Ringrazio le organizzazioni sindacali per il contributo e il confronto costruttivo", ha concluso. _______© Riproduzione riservata _______ n ---End text--- Author: GIOVANNI GALLI Heading: FIRMATO IL CCNL 2022-2024 Highlight: Image:Antonio Naddeo -tit_org- Medici, aumenti medi di 491€ e arretrati -sec_org-
tp:writer§§ Giovanni Galli
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title§§ Assistenti infermieri, si parte in Lombardia
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/19/2025111901765705788.PDF
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Estratto da pag. 31 di "ITALIA OGGI" del 19 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-19T04:40:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Assistenti infermieri, si parte in Lombardia La Lombardia traccia la strada sugli assistenti infermieri. Il consiglio regionale lombardo ha infatti approvato all’unanimità una risoluzione sui percorsi formativi della figura introdotta dal dpcm del 28 febbraio 2025, un profilo a metà tra gli infermieri e gli operatori socio sanitari, chiamato anche super Oss. Secondo il testo, l’attivazione dei corsi sarà coordinata da Polis-Lombardia e dall’Accademia per il servizio sociosanitario lombardo (Afssl), attraverso la coprogettazione con gli ordini delle professioni infermieristiche e le direzioni aziendali delle aziende socio-sanitarie. Saranno stipulate convenzioni per i tirocini; in generale, il monte ore dovrà essere «maggiore di quello stabilito dal decreto, soprattutto per le ore destinate al compimento dei tirocini». È inoltre previsto un esame finale «serio e strutturato che possa fornire garanzie di sicurezza alle aziende che inseriranno le nuove figure professionali». L’assistente infermiere opererà «in via privilegiata presso i servizi territoriali, gli enti sociosanitari e in ogni caso con i pazienti cronici o fragili». Nell’ambito della direzione generale welfare sarà istituito un sistema di monitoraggio sull’attuazione del percorso formativo e sull’impiego della nuova figura, con l’obiettivo di «valutare periodicamente l’impatto organizzativo, le criticità applicative e gli eventuali rischi di sovrapposizione con le altre figure professionali del comparto sociosanitario». La risoluzione affronta anche i punti oggetto delle critiche delle categorie contrarie alla nuova figura. È infatti previsto che siano promosse «d’intesa con le rappresentanze professionali, campagne informative rivolte ai cittadini e agli operatori per chiarire ruolo, competenze e limiti di autonomia dell’assistente infermiere». Inoltre viene «ribadito» che «l’introduzione dell’assistente infermiere non può comportare alcuna riduzione del numero di infermieri previsti nei setting di cura, né la sostituzione di personale infermieristico con figure a minore qualificazione». _____© Riproduzione riservata______ n ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Assistenti infermieri, si parte in Lombardia -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Eutanasia fuori controllo
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Estratto da pag. 26 di "PANORAMA" del 19 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-19T04:41:00+00:00
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tp:ocr§§ EUTANASIA Non solo malati di cancro o affetti da problemi neurologici. La morte indotta nei Paesi in cui è diventata legale è sempre più richiesta da persone depresse o, semplicemente, anziane. di Irene Cosul Cuffaro H o lottato per metà della mia vita per arrivare al mattino successivo, e ora sono « giunta al punto in cui è diventato insopportabile. Sono esausta». Siska De Ruysscher, ventiseienne belga malata da anni di depressione, il 2 novembre è morta. Il Belgio le ha concesso l’eutanasia, dopo anni di tentativi di cure insufficienti e inefficaci. È stata la giovane stessa a spiegarlo: «Penso che molte cose debbano cambiare nel sistema sanitario. Io sono il prodotto di un sistema fallimentare». Parole lapidarie. Siska aveva subito violenza a 14 anni e da allora soffriva di depressione cronica e disturbo da stress traumatico. Aveva tentato più volte il suicidio, era stata avviata a programmi di recupero: «Procedure. Liste d’attesa. Rimborsi... Sono stata rinchiusa in celle di isolamento, mi hanno sedata, mi hanno legata su barelle, ho visto gli infermieri alzare gli occhi al cielo, come per dire “eccola di nuovo qui”. Posso contare sulle dita di una mano gli operatori sanitari competenti che ho incontrato». Poi, la richiesta ufficiale di morire. Accettata e protocollata, come un cambio di residenza o un passaggio di proprietà: Siska è 26 Panorama 19 novembre 2025 stata uccisa in un ospedale di Anversa. Un quadro agghiacciante, che ricorda un altro caso simile avvenuto l’anno scorso in Olanda. Zoraya ter Beek aveva 29 anni quando le autorità sanitarie dei Paesi Bassi hanno dato il via libera alla sua morte nel maggio 2024. La ragazza era affetta da depressione, autismo e disturbo borderline di personalità. La vicenda, dai contorni distopici, aveva assunto una deriva ancora più inquietante dopo le parole della donna, rilasciate pochi mesi prima di morire, in cui spiegava che il trapasso sarebbe avvenuto nel salotto di casa, insieme al fidanzato e ai loro gatti: «Niente musica, sarò sul divano in soggiorno. Il dottore mi chiederà se sono pronta due volte e inizierà la procedura». La storia di Zoraya aveva scatenato polemiche a livello globale. Eppure, il suo non è un caso isolato. Basta guardare i dati ufficiali dell’Olanda. Stando al report del 2024 delle Commissioni regionali per la valutazione e il controllo dell’eutanasia (Rtes), le richieste di morte per mano dello Stato sono in costante crescita. L’anno scorso, le occorrenze totali nei Paesi Bassi sono state 9.958, il 10 per cento in più rispetto al 2023, passando dal 5,4 al 5,8 per cento rispetto al numero di decessi complessivi. «Al momento, non c’è motivo di supporre che il graduale aumento registrato negli ultimi anni si arresterà presto», si legge nel documento. Dei 9.753 pazienti morti, la maggioranza aveva il cancro (5.346). Seguono i disturbi neurologici (681), malattie cardiovascolari (429), disturbi polmonari (346) e infine una combinazione di condizioni somatiche (1.791). Ben 427 casi di eutanasia hanno coinvolto persone affette da una forma di demenza. Sempre dal report: «Sei casi esaminati nel 2024 riguardavano pazienti in uno stadio avanzato di demenza che non erano più capaci di decidere in merito alla richiesta di eutanasia e non potevano comunicare. In questi casi, le loro direttive anticipate hanno sostituito una richiesta orale di eutanasia». E veniamo ora al punto più controverso: «219 notifiche di eutanasia riguardavano pazienti la cui sofferenza era (in gran parte) causata da uno o più disturbi psichiatrici. Undici persone erano di età compresa tra 30 e 60 anni e 78 over 60. Ben 30 decessi hanno interessato persone tra i 18 e i 30 anni. Due casi hanno riguardato minori di età compresa tra 12 e 18 anni». In Olanda, infatti, così come in Belgio, anche i minorenni possono chiedere allo Stato di morire ed essere accontentati. Sono stati 397 invece i casi di eutanasia messi nella categoria “Sindromi geriatriche multiple”, ovvero: «Deficit visivo, deficit uditivo, osteoporosi e i suoi effetti, osteoartrite, problemi di equi
librio o declino cognitivo». Ma è l’ultima sezione, denominata asetticamente “Altre condizioni” a indicare, anche ai meno scettici sul tema del fine vita, la china che può prendere la cultura dell’autodeterminazione senza limiti: nel 2024, 232 casi di eutanasia hanno riguardato pazienti con «sindrome da dolore cronico, malattie genetiche rare, insufficienza renale, cecità, fratture gravi o long Covid». Passando al Belgio, il trend è il medesimo: nel 2024 le eutanasie praticate sono state 3.991, in aumento del 16,6 per cento rispetto al 2023. L’eutanasia ha rappresentato il 3,6 per cento dei decessi totali. L’1,4 per cento delle morti procurate ha riguardato under 40. Un caso, invece, ha coinvolto un paziente minorenne. Le morti per patologie psichiatriche e disturbi cognitivi sono stati il 2,8 per cento del totale: al di là delle fredde percentuali, oltre un centinaio di persone. Spulciando il report belga, compaiono anche due decessi richiesti (e ottenuti) per “Malattie della pelle” e “Sintomi e risultati clinici e di laboratorio anomali”. Oltre al caso di Zoraya, il Paese fu teatro di un altro episodio inquietante: nel 2009 Tine Nys, 37 anni, un passato di disturbi mentali, rimase traumatizzata dalla fine di una relazione e iniziò a cercare un dottore disposto a somministrarle il 28 Panorama 19 novembre 2025 farmaco letale. Nel febbraio 2010 le fu diagnosticato l’autismo e due mesi dopo fu soppressa. I suoi familiari portarono i dottori che seguirono il suo caso in tribunale, senza esito. Spostandoci a Sud, per mesi ha tenuto banco in Spagna il caso di una ventitreenne catalana che, dopo un tentato suicidio, è rimasta paraplegica e ha deciso di ricorrere all’eutanasia, legalizzata da Madrid nel 2021. Il suo caso è stato ritenuto idoneo e, malgrado il ricorso del padre, che per aver cercato di evitare la soppressione della figlia è stato bollato da alcuni media come un “ultra cattolico”, la ragazza è stata uccisa, con l’avallo del Tar di Barcellona. In costante aumento anche i decessi procurati in Svizzera, terra del “turismo del suicidio” per antonomasia. La Repubblica elvetica, come noto, offre il “servizio” anche agli stranieri. Per ottenere l’eutanasia bastano certificazioni mediche, una lettera motivazionale e una cifra intorno ai 10 mila euro, anche per i pazienti affetti da depressione, (non tutte le associazioni private, tuttavia, accettano pazienti affetti da disturbi psichiatrici). Nel settembre 2024, in un bosco nel Canton Sciaffusa, è stata inaugurata la capsula Sarco, chiamata anche “Tesla dell’eutanasia”. Un’americana di 64 anni si è tolta la vita dentro alla bara che rilascia azoto, ideata da Florian Willet, fondatore di The Last Resort. Willet fu arrestato e scontò 10 settimane di carcere, non essendo Sarco conforme alle leggi svizzere. Il 5 maggio scorso, si è tolto anch’egli la vita. Nel frattempo, Italia e Francia sono alle prese con il tentativo di legiferare sul fine vita. Oltralpe, il Senato sta discutendo due proposte di legge, la prima sulle cure palliative e la seconda sulla morte di Stato. Per ricevere il farmaco letale, il paziente deve essere maggiorenne, in grado di prendere decisioni libere e consapevoli e avere una patologia grave, incurabile e a uno stadio avanzato o terminale. Un emendamento del governo aveva però ampliato il concetto di “fase avanzata”, aprendo le porte a chiunque viva una sofferenza fisica o psicologica costante e insopportabile. Durante i lavori in Aula, gli onorevoli hanno aggiunto che «una sofferenza psicologica da sola non può in nessun caso permettere di beneficiare dell’aiuto a morire». In Italia la posizione dell’Associazione Luca Coscioni, che da anni si batte per una legge sul fine vita, non include la possibilità di accesso al suicidio per i pazienti psichiatrici. I casi frequenti del Nord Europa e il rafforzarsi di una “cultura dello scarto” che porta gli stessi malati a considerarsi un peso per la società aprono però scenari preoccupanti. Nei giorni scorsi, sono state rilanciate le dichiarazioni di Diego Dalla Palma, visagista di fama internaz
ionale, che ha raccontato al Corriere della Sera di avere in agenda una morte programmata che ha già organizzato con avvocato e notaio. Il racconto, intimo, umano, ma dai tratti così lucidi da apparire sconcertante, arriva alla vigilia dei suoi 75 anni. «Comincio a sentire che alzarmi dalla sedia, al cinema o a teatro, diventa una piccola umiliazione: traballo. Devo cambiare le mutande due volte al giorno. La mente non è più quella di prima. È vita?», si chiede il truccatore, che non vuole arrivare a spegnere 80 candeline. «Sarò da solo, in un luogo del cuore, all’estero. L’ultimo mese è tutto deciso». ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Irene Cosul Cuffaro Heading: Highlight: IN OLANDA E BELGIO LE RICHESTE DI MORTE PER CAUSE PSICHIATRICHE SONO IN FORTE CRESCITA A destra, il visagista Diego Della Palma (75 anni) che in un’intervista ha detto di aver già pianificato la sua morte prima degli 80 anni. Image:A lato, la 26enne Siska De Ruysscher e la 29enne Zoraya ter Beek: entrambe hanno scelto l’eutanasia per problemi di depressione. Gettyimages (2) -tit_org- Eutanasia fuori controllo -sec_org-
tp:writer§§ IRENE COSUL CUFFARO
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/19/2025111901755605831.PDF
§---§
title§§ Sette proposte concrete per "rianimare" la sanità = Sette proposte concrete per "rianimare" la sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/19/2025111901755905830.PDF
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Estratto da pag. 12 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 19 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-19T04:41:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Sette proposte concrete per “rianimare” la sanità LE LISTE D’ATTESA Sette proposte concrete per “rianimare” la sanità L’ANALISI er risolvere il problema complesso delle liste d’attesa sono ormai mesi che il governo propone soluzioni che hanno sempre più il sapore degli slogan perché non affrontano concretamente e complessivamente le motivazioni che le generano. Le liste d’attesa sono un probleP ma comune a tutti Servizi sanitari nazionali pubblici e universalistici, particolarmente nei Paesi in cui la popolazione anziana è numerosa e, conseguentemente, la domanda di servizi è particolarmente alta. Ciò determina un problema perché le liste d’attesa rappresentano spesso una barriera all'accesso tempestivo ai servizi sanitari. continua a pagina XII segue dalla prima pagina di WALTER RICCIARDI tempi di attesa lunghi possono ritardare diagnosi e trattamenti, influendo negativamente sulla salute dei pazienti. Il problema non può essere risolto (azzeramento impossibile!), tanto più con provvedimenti semplicistici, ma deve essere gestito. La gestione inefficiente delle risorse e la scarsa organizzazione dei processi possono contribuire ad aggravare la situazione. La mancanza di coordinamento tra vari reparti e strutture, l’assenza di sistemi di prenotazione efficaci e la burocrazia eccessiva rendono ancora più difficile la soluzione del problema. La situazione italiana è particolarmente problematica perché il Servizio sanitario nazionale italiano è frammentato in 21 servizi regionali o provinciali, tutti accomunati dalla limitatezza delle risorse disponibili. Questo include la carenza di personale medico e infermieristico, la disponibilità limitata di attrezzature diagnostiche e terapeutiche e l'inadeguatezza delle strutture ospedaliere. Se a ciò si aggiunge una gestione non sempre adeguata e la domanda crescente legata all’invecchiamento della popolazione e all'aumento delle malattie croniche I questo determina una tempesta perfetta destinata, se non si interviene urgentemente, ad aggravarsi. In questo senso le soluzioni proposte dal governo non riusciranno a risolvere il problema se non saranno sostenute da scelte politiche di carattere strategico, soprattutto sugli investimenti e da un’implementazione operativa con competenze manageriali diffuse che attualmente non sono sufficienti. Quali proposte operative concrete? Preliminarmente va rilevato che attualmente, come anche recentemente sottolineato dalla Corte dei Conti, l’Italia destina al Ssn la quota capitaria e percentuale in rapporto al Pil di gran lunga più bassa di tutti i Paesi del G7 e della maggior parte dei Paesi dell’Ocse. Conseguentemente le risorse disponibili sono del tutto insufficienti a garantire risposte adeguate alla domanda dei cittadini per la tutela della salute che in Italia, uno dei pochi Paesi al mondo, è garantito dalla Costituzione come diritto fondamentale ed anche quelle che vengono presentate come «il più grande aumento della spesa sanitaria in Italia» sono palesemente inadeguate ad affrontare la crisi strutturale del Ssn. Affrontare questa sfida implica però non solo l’aumento delle risorse, ma anche l’implementazione di strategie di gestione più efficaci e l’integrazione di soluzioni innovative. Più specificamente, bisogna partire dall’incremento del personale: aumentare il numero di medici, infermieri e personale tecnico attraverso programmi di assunzioni mirate, senza dimenticare la necessità di offrire incentivi economici e professionali per attrarre personale sanitario in aree con carenza di risorse. La seconda proposta riguarda gli investimenti in infrastrutture: ammodernamento delle strutture ospedaliere per aumentare la capacità di accoglienza e migliorare la qualità dei servizi, ma anche acquisto di nuove attrezzature diagnostiche e terapeutiche per ridurre i tempi di attesa per esami e trattamenti. Terzo punto, il miglioramento della gestione delle procedure: implementare sistemi di prenotazione online e call center centralizzati per gestire meglio le richieste e ridurre i tempi di attesa, con piattaforme int
eroperabili almeno a livello di Regione e PA; espandere l’uso della telemedicina per visite di follow-up, consultazioni e monitoraggio a distanza, riducendo la pressione sulle strutture ospedaliere e specialistiche; utilizzare l’analisi dei dati per prevedere i picchi di domanda e pianificare le risorse di conseguenza; implementare sistemi di triage efficaci per assicurare che i casi più urgenti ricevano trattamento tempestivo; utilizzare cartelle cliniche elettroniche condivise per migliorare la gestione dei pazienti e la comunicazione tra diverse strutture sanitarie; sfruttare l’intelligenza artificiale per migliorare la diagnostica, la gestione delle risorse e l’organizzazione delle cure. Ancora, non si può prescindere da monitoraggio e valutazione continua delle liste d’attesa: definire e monitorare indicatori di performance per valutare l’efficacia delle misure adottate e identificare aree di miglioramento; raccogliere e analizzare il feedback dei pazienti per migliorare continuamente la qualità dei servizi offerti. Altrettanto indispensabili l’integrazione dei Servizi sanitari e il coordinamento tra ospedali e territorio: rafforzare il ruolo dei medici di famiglia e dei centri di assistenza primaria per potenziare le cure primarie e ridurre la pressione sugli ospedali; creare reti di cura integrate che facilitino il passaggio dei pazienti tra diversi livelli di assistenza (ospedali, specialisti, cure domiciliari). Spazio anche a campagne di prevenzione e promozione della salute: ridurre l’incidenza di malattie croniche e migliorare la salute generale della popolazione; fornire programmi di educazione sanitaria per sensibilizzare i cittadini sull’importanza della prevenzione e di uno stile di vita sano. Infine, utili sarebbero le convenzioni con strutture private: stipulare convenzioni con strutture private per fornire servizi aggiuntivi, garantendo comunque l’accesso universale e controllato dal Ssn (per le private accreditate si tratta di aumentare i budget e adeguare le tariffe); offrire voucher sanitari ai pazienti per accedere a servizi privati quando i tempi di attesa nel pubblico superano determinati limiti. Implementare queste proposte richiede un impegno concertato da parte delle istituzioni sanitarie, dei professionisti della salute e della comunità. Solo attraverso un approccio integrato e sostenibile si possono ridurre significativamente le liste d'attesa nel Ssn, migliorando l’accesso e la qualità delle cure per tutti i cittadini. Tutto il resto sono parole in libertà. ---End text--- Author: WALTER RICCIARDI Heading: LE LISTE D’ATTESA L’ANALISI Highlight: Image:eci, p i lis -tit_org- Sette proposte concrete per “rianimare” la sanità Sette proposte concrete per “rianimare” la sanità -sec_org-
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Estratto da pag. 7 di "STAMPA" del 19 Nov 2025
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tp:ocr§§ Firmato il contratto dei medici aumenti medi di 491 euro al mese Riguarda anche i dirigenti sanitari. La cgil non sigla l’accordo ROMA Per 137 mila medici e dirigenti sanitari dipendenti di Asl e ospedali arrivano aumenti medi di 490 euro lordi mensili, pari a un +7,27%, anche se parte dell’incremento era stato già anticipato, tanto che alla fine le buste paga si rafforzeranno in realtà di soli 230 euro. Mentre, sempre mediamente, gli arretrati da incassare sono stimati in 6.500 euro. Non saranno soldi in grado di arrestare la fuga dei camici bianchi dal nostro Ssn, ma il contratto per il triennio 2022-24, firmato ieri dalle principali sigle di settore con l’Aran, l’Agenzia pubblica per i rinnovi contrattuali, rimpingua comunque un po’ le retribuzioni dei 120 mila medici, con il tabellare che arriva così a toccare quota 50 mila euro lordi l’anno. Altri 481 euro l’anno a medico arrivano poi con l’indennità di risultato, mentre il fondo per le condizioni di lavoro è incrementato di 533 euro pro capite l’anno. Somma che diventa più alta per i medici che lavorano in pronto soccorso, che godono di un’indennità ad hoc. Dal primo gennaio prossimo altri 1.038 euro lordi annui arriveranno infine dal Fondo per la retribuzione degli incarichi. Il contratto prevede anche che in caso di aggressioni l’Azienda sanitaria si faccia carico di tutte le spese legali. Novità anche per i medici che fanno attività libero professionale fuori dagli ospedali che vedono ridursi le decurtazioni in busta paga. «Con il via libera al contratto 2022-24 si apre la strada all’avvio in tempi rapidi del negoziato per il triennio successivo» afferma il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, che ringrazia i sindacati per il contributo offerto. Anche se Fassid e Cgil Medici non hanno apposto la loro firma. «Si tratta di un contratto definanziato di 537 euro lordi mensili rispetto all’inflazione e non c’è alcun miglioramento normativo», lamenta il segretario della Cgil Funzione Pubblica, Andrea Filippi. «Sarebbe stato da irresponsabili non firmare», replica il segretario nazionale dell’Anaao, Pierino Di Silverio, che tra le novità ricorda gli aumenti per i più giovani e la maggiore flessibilità delle carriere. — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Riguarda anche i dirigenti sanitari. La cgil non sigla l’accordo Highlight: 50.000 Euro lordi all’anno È il tabellare per i 120 mila camici bianchi del Ssn a cui si sommano altre indennità Image: -tit_org- Firmato il contratto dei medici aumenti medi di 491 euro al mese -sec_org-
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Estratto da pag. 18 di "STAMPA" del 19 Nov 2025
Il leader diNoiModerati:"La promessaèfarlaentrolalegislatura, ma nonesisteil diritto allamorte"
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tp:ocr§§ Maurizio Lupi “La legge sul fine vita va approvata A gennaio riprendiamo a lavorarci” Il leader di Noi Moderati: “La promessa è farla entro la legislatura, ma non esiste il diritto alla morte” L’INTERVISTA FEDERICO CAPURSO ROMA S ono passati sei anni dalla storica sentenza della Corte costituzionale sul suicidio assistito. La Consulta, in quell’occasione, chiese al Parlamento di intervenire con urgenza per colmare il vuoto legislativo, ma fino a oggi nessuna maggioranza è riuscita a offrire una risposta. «Adesso è arrivato il momento», dice Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati. «E penso si possa fare una promessa: riusciremo ad avere una legge entro la fine della legislatura». Cosa le fa pensare che sia la volta buona? «Il fatto che questa maggioranza voglia chiaramente andare avanti. Abbiamo presentato proposte e al Senato siamo arrivati alla presentazione degli emendamenti. Adesso a palazzo Madama si sta discutendo la legge di Bilancio, ma da gennaio potremo tornare a lavorare sul testo». Il clima, con il centrosinistra, non è di grande collaborazione. Dicono che la vostra proposta è peggiore del non avere nessuna legge. «Dobbiamo evitare scontri ideologici su un tema delicato. Le tifoserie non fanno bene. Spero ci sia invece un confronto sano, serio, che parta però da alcuni paletti che per noisono fondamentali». Quali? «Non si può chiedere a questa maggioranza di assicurare un diritto alla morte o un diritto al suicidio. C’è, invece, un dirittoalla vita: èfondamentale. Eilprimo doveredellegislatore è quello di garantire la migliore assistenza al malato, fino alla fine, con cure palliative e assistenza per garantire chechi versa in condizioni critichenonsialasciatosolo». Dove si inserisce, in questa visione, il diritto al suicidio assistito? «Come dice la sentenza della Corte, si tratta di una assoluta eccezionalità. Porto tutto il rispetto per posizioni e drammi personali. Ricorderò sempre Enzo Jannacci che, parlando del caso di Eluana Englaro, diceva fosse necessaria “la carezza del Na2areno”. Poi però, con questa sensibilità e questa attenzione, il legislatore deve delimitare il campo. Anche per evitare che le diverse Regioni, uscendo dalle loro competenze, legiferinoognuno a modo loro». Il governo ha impugnato le leggi di Toscana e Sardegna, ma le Regioni non colmano un vuoto normativo? «Sbagliano.Lalorocompetenza in materia sanitaria riguarda la garanzia delle cure e dei Livelli essenziali di prestazioni. L’assistenza al suicidio non loè». Perché nella vostra proposta di legge volete escludere che il Sistema sanitario nazionale abbia un ruolo? «Perché deve dare cure e prestazioni per la vita, non per porre fine alla vita. Ci sono tipi di prestazioni che non sono coperti dal Ssn, perché non ritenuti fondamentali nel diritto alla cura. Non si capisce per quale ragione una scelta come quella debba essere garantita dal Servizio sanitario». Ma in questo modo non si arriva a privatizzare il diritto al suicidio assisito? «Nonesageriamo. Non si tratta di privatizzare un diritto. È come quando ci si rivolge a un medico e si paga una prestazione. La legge deve essere un modello, un esempio da percorrere, all’interno dello Stato. Non si può quindi chiedereallo Stato diandare in direzione contraria al modello chedeve rappresentare». — ---End text--- Author: FEDERICO CAPURSO Heading: Highlight: S Su La Stampa Sul giornale di ieri l’articolo sulla situazione del dibattito politico sul fine vita Image:Maurizio Lupi (Noi Moderati) -tit_org- Intervista a Maurizio Lupi - “La legge sul fine vita va approvata A gennaio riprendiamo a lavorarci” -sec_org-
tp:writer§§ FEDERICO CAPURSO
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