title§§ «Soldi per ridurre le priorità? Mina il rapporto di fiducia»
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Estratto da pag. 11 di "ADIGE" del 18 Nov 2025
Tutti i dubbi (e le proposte) della presidente della Consulta per la Salute
pubDate§§ 2025-11-18T05:37:00+00:00
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tp:ocr§§ «Soldi per ridurre le priorità? Mina il rapporto di fiducia» Tutti i dubbi (e le proposte) della presidente della Consulta per la Salute «Sebbene i bonus ai medici di base per ridurre prescrizioni possano contribuire a contenere le liste di attesa, consideriamo fondamentale bilanciare questo con il mantenimento della fiducia, l’accesso equo alle cure e la prevenzione, adottando interventi strutturali per garantire una sanità sostenibile e di qualità. Nella convinzione siano adottabili criteri diversi ed ulteriori rispetto alla mera monetizzazione delle prestazioni, crediamo serva potenziare l’organizzazione del sistema sanitario per ridurre le liste d’attesa attraverso investimenti e miglioramento dei processi, valutando anche possibili sospensioni temporanee dell’intramoenia per dare priorità al servizio pubblico su quello privato convenzionato». La presidente della Consulta per la salute Elisa Viliotti non sembra dunque pienamente convinta del sistema di incentivi economici per i medici di medicina generale finalizzato a promuovere l’appropriatezza prescrittiva e a ridurre le prescrizioni di visite specialistiche ed esami giudicati non necessari. Progetto che ha portato ad una riduzione delle priorità di visita del 17% rispetto all’obiettivo del 10% posto da Azienda sanitaria, a fronte di un premio assegnato ad ogni medico di medicina generale che raggiungeva l’obiettivo di 2.500 euro all’anno. Viliotti mette in guardia dai rischi del progetto. «La misura si rivela per più aspetti controversa, in primis perché incide sul rapporto di fiducia medico-paziente, generando pressioni complesse sul medico che deve mediare tra richieste dei pazienti e consigli specialistici, e fondando nel cittadino il potenziale sospetto di revisioni fatte pensando più all’obiettivo statistico che a considerazioni cliniche individuali». Per la presidente «si incoraggia un’appropriatezza “al contrario”, premiando la restrizione delle prescrizioni/accesso alle cure e il cambio “in minus” del codice di priorità (RAO), piuttosto che far crescere la capacità di diagnosi del medico dotandolo di un minimo di strumentazione diagnostica, e non prevedendo, di converso, una raccolta e approfondimento dei bisogni di salute che non trovano accoglimento, alla quale far seguire, da parte delle strutture di competenza, analisi volte a migliorare le capacità di risposta del servizio pubblico, anche attraverso l’integrazione sociosanitaria e la prescrizione sociale». Il rischio, secondo Viliotti, è che questo tipo di incentivo possa portare alla rinuncia alle cure se i pazienti percepiscono difficoltà nell’accesso a visite e controlli preventivi essenziali, con ricadute negative sulla salute pubblica (secondo il recente rapporto Gimbe i trentini che rinunciano alle cure sono già più di 40.000) e a spingere le persone a rivolgersi alla sanità privata, creando ulteriori disuguaglianze nell’accesso alle cure. «Del pari - aggiunge la presidente - vi è il fondato timore che una prescrizione troppo prudente o conservativa, limiti la possibilità di effettuare controlli preventivi e diagnosi precoci, che sono fondamentali per la gestione efficace delle malattie croniche e per il contenimento dei costi sanitari futuri». ---End text--- Author: PATRIZIA TODESCO Heading: Highlight: Per Elisa Viliotti «vi è il fondato timore che una prescrizione troppo prudente o conservativa, limiti la possibilità di effettuare controlli preventivi e diagnosi precoci» Per il contenimento delle liste d’attesa «far crescere la capacità di diagnosi del medico» Image:Appropriatezza prescrittiva: giusto legarla ad un riconoscimento economico? Per la presidente Viliotti ci sono dei rischi -tit_org- «Soldi per ridurre le priorità? Mina il rapporto di fiducia» -sec_org-
tp:writer§§ PATRIZIA TODESCO
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§---§
title§§ Mobilità sanitaria il sistema ha bisogno di nuovi equilibri
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Estratto da pag. 47 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 18 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-18T05:10:00+00:00
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tp:ocr§§ MOBILITÀ SANITARIA IL SISTEMA HA BISOGNO DI NUOVI EQUILIBRI di FRANCESCO CAROLI Francesco Caroli N on è facile conciliare il successo di un sistema sanitario con il peso crescente delle sue stesse eccellenze. È quanto accade oggi in Emilia-Romagna, dove la qualità dei servizi ha reso la regione una delle mete più attrattive per i pazienti provenienti da tutta Italia. Un fenomeno che, se da un lato conferma la forza del modello emiliano, dall’altro pone seri problemi di sostenibilità legati alla carenza di personale. È utile ricordare che ogni prestazione sanitaria erogata a un cittadino non residente viene poi rimborsata dalla sua Regione di provenienza a quella che l’ha effettuata, secondo le tariffe nazionali (DRG). La mobilità sanitaria genera così flussi economici importanti, che nel tempo hanno rafforzato i sistemi più attrattivi del Nord, ma oggi rischiano di diventare anche un fattore di pressione.«Non ce la facciamo più, c’è un’enorme pressione di quelli che da fuori regione si vengono a curare, continuano ad aumentare, intasando il sistema sanitario regionale» ha dichiarato Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, in un’intervista a «Il Fatto Quotidiano» (7 novembre 2025). Parole che suonano come un campanello d’allarme: l’Emilia-Romagna, simbolo di efficienza e apertura, oggi denuncia la fatica di un modello che il Paese ha lasciato solo a reggere il peso delle proprie contraddizioni. Nel 2022 l’Emilia-Romagna ha erogato prestazioni per oltre 806 milioni di euro a pazienti non residenti, a fronte di circa 280 milioni spesi dai propri cittadini fuori regione (Fondazione GIMBE, «Mobilità Sanitaria 2022»). Secondo il report, le province romagnole Francesco Caroli Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini - registrano un saldo positivo di mobilità in entrata, dovuto in gran parte a pazienti provenienti da Marche e Toscana, soprattutto per prestazioni programmabili, segno di una mobilità di prossimità legata a tempi d’attesa più brevi. Come osserva Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, questa dinamica nel suo complesso, evidenzia profonde disuguaglianze territoriali, con un costante trasferimento di risorse dalle regioni meridionali a quelle settentrionali. Per anni la mobilità sanitaria è stata considerata un segno di efficienza: ogni prestazione «da fuori regione» significava maggiori entrate, reputazione e sviluppo economico per tutto l’ecosistema regionale. Oggi, però, l’equilibrio si è incrinato. Il problema non sono i pazienti, ma la carenza di medici e personale sanitario, che colpisce ormai tutte le regioni, anche le più virtuose. E non è colpa dei confini: per anni, governi di ogni colore hanno sottovalutato la programmazione, riducendo borse di studio e posti universitari, sottopagando i professionisti e svuotando progressivamente la macchina sanitaria. Dietro ogni paziente «da fuori regione» non c’è un numero che pesa sui conti, ma una persona che cerca una cura o, in alcuni drammatici casi, una speranza. C’è chi parte di notte da Taranto per una visita a Forlì, chi attraversa l’Appennino per un intervento a Bologna, chi affronta viaggi e spese nella speranza di essere curato. Limitare questi movimenti non risolverebbe il problema, perché - come ricorda l’articolo 32 della Costituzione - il diritto alla salute è universale, non territoriale. La pressione sui servizi, dunque, non è «colpa» dei pazienti che arrivano, ma del progressivo impoverimento del personale e di un Servizio sanitario nazionale disegnato decenni fa, ormai inadeguato alle sfide attuali. Dall’Emilia-Romagna, che resta una regione modello, e dall’intero panorama politico - a partire da quello progressista - ci si aspetta finalmente una risposta di sistema: una proposta di riforma strutturale del SSN che restituisca equilibrio, equità e risorse a un bene comune che non può permettersi di crollare, né al Nord né al Sud. Occorre fare presto. ---End text--- Author: Francesco Caroli Heading: Highlight: Image: -tit_org- Mobilità sanitaria il sistema ha bisogno di nuovi equilibri -sec_org-
tp:writer§§ FRANCESCO CAROLI
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§---§
title§§ La mobilità passiva è elevata: invertire la rotta con l'Irccs
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Estratto da pag. 7 di "MONFERRATO" del 18 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-18T06:49:00+00:00
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tp:ocr§§ Il caso Pazienti dal sud al nord ma anche tanti monferrini che vanno a curarsi in Lombardia La mobilità passiva è elevata: invertire la rotta con l’Irccs PIEMONTE Alcune Regioni del Nord (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) lanciano l’allarme sull’insostenibilità dei flussi di pazienti in entrata: un fiume in piena di malati, a vario titolo, che rischia di mettere in crisi i sistemi sanitari. La situazione in Piemonte il Piemonte, come se la passa Si pagano le altre Regioni per le cure ornite ai pazienti pi di quanto le altre Regioni paghino il Piemonte stesso per le terapie offerte ai loro. na dinamica complessa, dove il saldo tra entrate e uscite è legato a diversi fattori: la marginalità geografica si somma all’obsolescenza strutturale e tecnologica delle strutture sanitarie (al netto delle pro essionalità che vi operano . d incidere è anche il peso ridotto della sanità privata che rimane la pallida ombra di quella lombarda e veneta. Serve l’arrivo dell’Irccs penalizzare negativamente la situazione in atto in Piemonte pesa l’assenza di rccs, eccezion atta per l’ stituto dei umori di Candiolo, importanti, e quindi attrattivi, perch certificano la capacità di un ruolo e di una struttura: un ronte sul quale la Regione sta cercando di recuperare con l’iter che dovrebbe condurre a quello che diventerà l’ rcs Casale-Alessandria. Sono tanti i pazienti che dal sud vengono a curarsi al nord ma anche tanti quelli che, dal Piemonte, vanno in Lombardia. mon errini e casalesi che si rivolgono per le cure agli ospedali vicini della Lombardia ilano in primis e poi Pavia sono parecchi. Deficit mi liorato Nel recente passato lo sbilancio tra mobilità attiva e passiva era decisamente peggiore: tra il 20 2 e il 202 il Piemonte era in rosso Mobilità.. Troppi si curano altrove per 00 milioni. L’annus horribilis era stato il 20 , con - , milioni. Oggi la cifra si è fortemente ridotta.Ma, nonostante la riduzione, l’attrattività resta un problema: questione di immagine e di risorse. La Regione lo sa. Le cause sono state le politiche di depotenziamento della sanità pubblica culminate nel 20 4 con la delibera che ha chiuso indiscriminatamente strutture senza una seria programmazione, compromettendo la nostra organizzazione ed efficacia - spiega l’assessore alla Sanità ederico Riboldi - Con il nuovo piano socio sanitario supereremo questo modello, fallimentare». Del resto, aggiunge Riboldi, i primi risultati si stanno già vedendo: «Nell’ultimo rapporto della ondazione Gimbe il saldo netto della mobilità è passato da meno milioni a meno , con un miglioramento di oltre 4 milioni». uanto al ra orzamento, indispensabile per raggiungere il pareggio e l’attivo, puntiamo sullo scorporo di Regina e Sant’ nna, come alla nascita di una rete di rccs pubblici a cui stiamo lavorando con un apposito gruppo di lavoro». n percorso che si prospetta lungo, il secondo, ma ormai fondamentale. Pier Luigi Rollino ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- La mobilità passiva è elevata: invertire la rotta con l’Irccs -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ 'Il farmaco sospeso' Solidarietà per la cura Via alla raccolta fondi per acquistare medicine
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Estratto da pag. 50 di "NAZIONE SIENA" del 18 Nov 2025
La Misericordia lancia l'iniziativa di aiuto alle persone in condizioni di povertà
pubDate§§ 2025-11-18T04:35:00+00:00
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tp:ocr§§ ’Il farmaco sospeso’ Solidarietà per la cura Via alla raccolta fondi per acquistare medicine La Misericordia lancia l’iniziativa di aiuto alle persone in condizioni di povertà Parte la campagna di raccolta fondi della Misericordia di Siena per garantire l’accesso ai farmaci alle persone in difficoltà economica, nell’ambito dell’iniziativa Social Gym, promossa e sostenuta da Fondazione MPS con Feel Crowd. ’Il Farmaco Sospeso’ è la campagna di crowdfunding lanciata dalla Misericordia di Siena, per trasformare la solidarietà in cura concreta aiutando chi non può permettersi i medicinali. Secondo l’ultimo report ’La povertà in Italia’ di Istat, nel 2024 sono state 5,7 milioni le persone in condizione di povertà assoluta (9,8% dei residenti), con oltre 2,2 milioni di famiglie coinvolte. Le famiglie con almeno uno straniero hanno un’incidenza di povertà assoluta del 30,4%, salendo al 35,2% per quelle composte esclusivamente da stranieri. La povertà assoluta tra i minori è critica, attestandosi al 13,8%. In particolare, secondo l’VIII Rapporto della Fondazione Gimbe, nel 2024 un italiano su 10 (quasi 6 milioni di persone) ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di motivi economici. Realizzato dalla Misericordia di Siena il progetto ’Il Farmaco sospeso’ risponde quindi a un bisogno sempre più diffuso e rilevato direttamente dai volontari che operano ai punti di ascolto: «Ogni giorno incontriamo persone che rinunciano alle cure per motivi economici». Le donazioni raccolte serviranno a rimborsare direttamente l’acquisto di farmaci per le persone più fragili residenti nel Comune di Siena, segnalate dai Servizi sociali, dalle farmacie e dalle associazioni di supporto alle persone che necessitano di cure mediche. Un team di volontari del Punto di ascolto della Misericordia di Siena si occuperà di verificare i bisogni, raccogliere le richieste e gestire i rimborsi dei farmaci acquistati dietro presentazione di scontrino e ricetta bianca. «La salute è un diritto universale, non un privilegio – sottolineano i responsabili del progetto –. Con un piccolo gesto possiamo trasformare l’indifferenza in cura e restituire dignità a chi è costretto a scegliere tra mangiare o curarsi». Grazie al sostegno di FMps ogni donazione potrà valere il doppio: se vengono donati 10 euro la Fondazione raddoppierà l’importo a 20, moltiplicando così l’impatto della solidarietà. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: LA CAMPAGNA Il crowdfunding rientra nell’iniziativa Social Gym, promossa e sostenuta da Fondazione Mps con Feel Crowd Image:Social Gym è il programma promosso da FMps con Feel Crowd, per sostenere progetti di innovazione sociale, un laboratorio di comunità dove ci si allena a crescere e costruire insieme un futuro più equo e solidale -tit_org- ’Il farmaco sospeso’ Solidarietà per la cura Via alla raccolta fondi per acquistare medicine -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ La sanità italiana non soffre per mancanza di soldi, ma per eccesso di ipocrisia. Politica invadente, competenze marginali, fiducia fragile
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/18/2025111803155606424.PDF
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Estratto da pag. 13 di "FOGLIO" del 18 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-18T05:21:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ La sanità italiana non soffre per mancanza di soldi, ma per eccesso di ipocrisia. Politica invadente, competenze marginali, fiducia fragile C’ è un tratto comune a tutte le discussioni sulla sanità italiana: si parla di denaro come se fosse l’unica terapia possibile. Si invocano più fondi, più risorse, più investimenti. Ma i numeri dicono altro: la spesa sanitaria pubblica è creTESTO REALIZZATO CON AI sciuta del 20 per cento nell’ultimo decennio, eppure la produttività del sistema è rimasta ferma. Non mancano i soldi: manca la cultura del merito, della valutazione, della responsabilità. E’ il primo dei tabù che non vogliamo vedere. Il secondo è la politica, che occupa il sistema come un virus benigno diventato cronico. Il 70 per cento delle nomine dei direttori generali delle Asl è deciso su base politica. Non stupisce che le regioni con i migliori risultati siano quelle dove i vertici cambiano meno e la competenza conta più della fedeltà. Il management sanitario è trattato come un sottoprodotto della burocrazia: solo il 18 per cento dei dirigenti ha una formazione specifica in gestione della salute. C’è poi la retorica della “fuga dei medici”. Ogni anno ne escono diecimila dal sistema pubblico, ma non perché guadagnano troppo poco: perché non vengono ascoltati, non hanno autonomia, non vengono giudicati per il merito. E’ un’emorragia di fiducia, non di stipendi. Il quarto tabù riguarda i pazienti, ridotti spesso a casi pietosi o a statistiche di spesa. E invece sono proprio le loro narrazioni a cambiare la politica sanitaria: l’80 per cento delle campagne che hanno modificato leggi o linee guida – dall’HIV ai tumori, dall’Alzheimer alle malattie rare – è nato da testimonianze dirette, non da circolari ministeriali. Il quinto è la disuguaglianza territoriale. Un cittadino del Nord riceve in media 600 euro di prestazioni in più ogni anno rispetto a uno del Sud. E’ la forma più ingiusta di povertà, quella che non si vede perché non fa notizia. Sesto: la salute mentale. Un italiano su sei soffre di disturbi psichici, ma solo uno su tre riceve assistenza. Non è emergenza sanitaria, è fallimento culturale. La malattia mentale è ancora trattata come vergogna, non come condizione di cura. Settimo: l’uso dei fondi europei. Sei miliardi del Pnrr per la sanità territoriale ancora non assegnati. Non mancano le risorse, manca la capacità di spenderle. E’ il paradosso del centralismo inefficiente, che pretende di governare tutto e non riesce a gestire nulla. Ottavo: la medicina come ascensore sociale bloccato. Solo il 3 per cento dei medici under 40 proviene da famiglie non laureate. E’ un segnale di chiusura verticale, di sistema autoreferenziale, che scoraggia il talento e premia l’origine. Nono: la fiducia dei cittadini. In dieci anni è passata dal 78 al 49 per cento. Non per mancanza di ospedali, ma per mancanza di credibilità. E la credibilità nasce da parole giuste, da una narrazione onesta, non solo da bilanci approvati. Decimo, il più grande: la prevenzione. Ogni euro speso bene in prevenzione fa risparmiare tre euro in cure future. Eppure continuiamo a parlare di “spesa sanitaria” come se fosse una tassa. E’ invece un investimento di civiltà. La salute che conta non è quella che si misura in miliardi, ma quella che si racconta con verità. I tabù della sanità italiana sono gli stessi del paese: la paura del merito, l’adorazione della politica, l’assenza di fiducia. Romperli non significa cambiare un bilancio, ma cambiare un lessico. Perché la salute di un paese comincia dalle parole con cui decide di curarsi. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- La sanità italiana non soffre per mancanza di soldi, ma per eccesso di ipocrisia. Politica invadente, competenze marginali, fiducia fragile -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/18/2025111803155606424.PDF
§---§
title§§ Distribuzioni dei fondi e statuti speciali: ecco i veri nodi della sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/18/2025111803155706425.PDF
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Estratto da pag. 47 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 18 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-18T05:22:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ DISTRIBUZIONI DEI FONDI E STATUTI SPECIALI: ECCO I VERI NODI DELLA SANITÀ Gero Grassi L iste di attesa lunghe, numero degli Ospedali ridotti, Pronto Soccorso pieni ed affollati, medici ed operatori sanitari in numero deficitario. Qualcuno grida e si sbraccia come un dannato. Invece…nessuno tocca due argomenti vitali. Tutti restano in superficie, non aggredendo un tema vitale, ma proponendo soluzioni estemporanee Lo fa anche qualche operatore sanitario candidato. Primo: va rivista la distribuzione dei fondi sanitari alle Regioni, che si realizza nella Conferenza Stato-Regioni e che vede da decenni le Regioni del Mezzogiorno penalizzate, rispetto a quelle settentrionali, per via dell’eccessivo valore che si dà alla anzianità della popolazione nei coefficienti di distribuzione delle risorse. Le Regioni meridionali sono penalizzate perché hanno una popolazione più giovane, Basilicata esclusa. Manca nella valutazione, quasi del tutto, la malattia più grave che esiste, considerata tale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: la povertà, tipica caratteristica meridionale. Non si può trattare allo stesso modo una signora ottantenne che vive a Milano in Piazza Duomo ed un’altra ottantenne che vive nel Subappennino Dauno, a Volturino. Invece nella Conferenza Stato-Regioni avviene che le regioni settentrionali, di destra e sinistra, si coalizzano egoisticamente per non modificare la norma. Nella storia i presidenti di Gero G Regione Antonio Bassolino, Nichi Vendola e Michele Emiliano hanno parzialmente recuperato la disparità economica tra Regioni del Nord e quelle del Sud. Non basta, è ancora pochissimo. Tra l’Emilia Romagna e la Puglia, a parità di abitanti, la sanità emiliana riceve centinaia di milioni in più. Altro che liste di attesa… Bonaccini e Zaia non ne parlano, ma noi abbiamo il dovere di farlo. Non di uniformarci nella disparità. Oppure ascoltare le proposte sull’Autonomia differenziata che amplierebbe il divario. Poi c’è un altro problema ancora più grave, del quale nessuno parla, ben Grassi sapendo che il tema è difficilissimo ed arduo da risolvere. Non ne parlano nemmeno i leaders nazionali o presunti tali. Per ignavia ed incapacità. A destra e a sinistra. Sanno bene che cambiare la Costituzione lì dove prevede le Regioni a Statuto Speciale è difficilissimo, se manca la volontà politica, che purtroppo manca del tutto. Meglio cambiarla sul CSM o sul presidenzialismo. La Costituzione prevede le Regioni a Statuto Speciale: Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia, le Province Autonome di Bolzano e Trento. La Costituzione ha previsto nel 1946 la specialità delle Regioni per motivi che oggi non sussistono più e che nel 2025 reca solo immensi vantaggi economici ben spesi da Valle d’Aosta, Friuli e Trentino Alto Adige, mal spesi dalla Sardegna, spesi in modo disumano dalla Sicilia. L’Autonomia delle Regioni a Statuto Speciale è oggi solo un immenso vantaggio economico che pagano le regioni Ordinarie, soprattutto in sanità. Ne vogliamo parlare? Ma io sono un soggetto speciale della vecchia politica. Io sono di ieri, non capisco le novità. Io sono per la centralità della persona, non per quella di Amazon o dei Social. Vedrete che nessun candidato Presidente risponderà a questi quesiti fondamentali per la nostra sanità. Spero di essere smentito. ---End text--- Author: GERO GRASSI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Distribuzioni dei fondi e statuti speciali: ecco i veri nodi della sanità -sec_org-
tp:writer§§ GERO GRASSI
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§---§
title§§ Spesa sociale territoriale ai massimi
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/18/2025111803157006402.PDF
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Estratto da pag. 34 di "ITALIA OGGI" del 18 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-18T05:21:00+00:00
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tp:ocr§§ Spesa sociale territoriale ai massimi La spesa sociale territoriale ha raggiunto il massimo livello nominale storico, attestandosi a 8,9 miliardi di euro, pari allo 0,46% del PIL. Considerando anche la quota dei contributi degli utenti e del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), l’ammontare complessivo sale a 10,9 miliardi, equivalenti allo 0,57% del PIL. Nel periodo 2003-2022, ad eccezione della contrazione legata alla crisi del 2011, la spesa sociale territoriale ha registrato una crescita costante, con un incremento complessivo del +71%, a fronte di un aumento dei prezzi al consumo del Renato +37,1%. Lo si legge nel Rapporto annuale del CNEL sui servizi sociali territoriali, presentato ieri. Il Rapporto, curato dall’Osservatorio Nazionale Servizi Sociali Territoriali (ONSST) istituito presso il Consiglio presieduto da Renato Brunetta, si concentra sulla dimensione economico-finanziaria e in particolare sulla spesa sostenuta dai Comuni (dati 2022) attraverso un’analisi degli andamenti a livello nazionale, regionale e locale (Ambiti Territoriali Sociali - ATS). Tra le altre cose emerge che nel quadriennio 2019-2022 la spesa è incrementata del +18%, raggiungendo circa il 16% delle risorse correnti comunali. A fronte di un’implementazione progressiva del Fondo di Solidarietà Comunale (FSC), i dati evidenziano un percorso di rafforzamento strutturale della spesa dei servizi sociali locali, in linea unetta con gli obiettivi di equità e coesione territoriale perseguiti a livello nazionale. Tale tendenza nazionale è confermata anche dai dati di spesa registrati nei bilanci dei Comuni degli anni 2023 e 2024. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Renato Brunetta -tit_org- Spesa sociale territoriale ai massimi -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ «No allo stop» Schillaci contestato dai sindacati
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Estratto da pag. 5 di "SECOLO XIX" del 18 Nov 2025
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tp:ocr§§ ATTIVITÀ INTRAMOENIA «No allo stop» Schillaci contestato dai sindacati La proposta del ministro della Salute, Orazio Schillaci, di sospendere temporaneamente l'attività intramoenia dei medici ospedalieri in presenza di liste di attesa troppo lunghe nel pubblico, è contestata dai sindacati. L'Intramoenia è l'attività libero-professionale svolta dai medici ospedalieri all'interno della propria struttura ospedaliera, a pagamento - con una parte della tariffa pagata dal cittadino che va all'azienda ospedaliera per i costi di utilizzo delle strutture - e al di fuori dell'orario di servizio. «Il problema nasce - afferma Schillaci - quando ci sono più prestazioni a pagamento che in Ssn e quando l'attesa pubblica è di 6 mesi e l'intramoenia di 2 settimane». Per Pierino Di Silverio, segretario Anaao - Assomed, sindacato dei medici ospedalieri, «l'intramoenia è svolta dal 38% degli aventi diritto e non è la causa delle liste d'attesa ma una libera scelta ed è attività fatta fuori dall'orario di lavoro». — ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «No allo stop» Schillaci contestato dai sindacati -sec_org-
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§---§
title§§ Super batteri, corsia veloce a farmaci e vaccini
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Estratto da pag. 29 di "SOLE 24 ORE" del 18 Nov 2025
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tp:ocr§§ Super batteri, corsia veloce a farmaci e vaccini Agenzia Ue medicinali Autorizzazioni più rapide a ccelerare lo sviluppo e l'approvazione di farmaci e vaccini contro minacce che potrebbero causare emergenze di salute pubblica, come i super batteri, tema caldo sotto i riflettori proprio questa settimana in occasione della settimana «World Amr Awareness Week» (18-24 novembre), campagna globale nata per sensibilizzare sul problema della resistenza antimicrobica. L'Agenzia europea del farmaco Ema, con la sua Emergency Task Force (Etf), è al lavoro per un nuovo approccio che migliori la consulenza scientifica per i prodotti più promettenti in fase di sviluppo mirati a contrastare minacce di salute pubblica. Nel dettaglio, con questo processo - spiegano gli esperti dell'ente regolatorio Ue - gli sviluppatori di farmaci che rientrano nell'ambito delle attività dell'Etf possono richiedere una consulenza scientifica combinata all'Ema e agli esperti in materia di sperimentazione clinica ed etica a livello nazionale. Di conseguenza, i requisiti per le sperimentazioni cliniche e l'autorizzazione all'immissione in commercio di questi farmaci e vaccini saranno allineati in una fase iniziale, il che dovrebbe portare a un'autorizzazione più rapida dei trial clinici e di questi medicinali. Gli sviluppatori, evidenzia Marco Cavaleri, co-presidente dell'Etf e responsabile del Dipartimento per le minacce alla salute pubblica dell'Ema, riceveranno un chiaro contributo sia «sulla progettazione degli studi clinici per consentire la generazione di evidenze adeguate», e sia «su come questi studi debbano essere condotti in base a considerazioni normative ed etiche. Il nuovo sistema consente di fornire contemporaneamente contributi scientifici ed etici». L'approccio, chiarisce l'Ema, sarà «fondamentale per accelerare lo sviluppo e l'approvazione dei farmaci prima e durante le emergenze di salute pubblica». L'obiettivo generale è garantire l'allineamento tra i requisiti normativi per l'approvazione e la prospettiva nazionale o etica sulle domande di autorizzazione agli studi clinici. La consulenza scientifica è una fase importante nello sviluppo di un farmaco, poiché fornisce indicazioni sui metodi e sui disegni di studio più efficaci per generare prove solide sui benefici e sui rischi di un farmaco. Questa consulenza contribuisce a garantire che gli studi clinici siano ben progettati, efficienti e generino dati significativi per la revisione normativa. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Consulenza scientifica. L’Ema in aiuto -tit_org- Super batteri, corsia veloce a farmaci e vaccini -sec_org-
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title§§ Plasmaderivati, l'Italia è ancora lontana dall'autosufficienza
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Estratto da pag. 30 di "SOLE 24 ORE" del 18 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-18T05:21:00+00:00
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tp:ocr§§ Plasmaderivati, l’Italia è ancora lontana dall’autosufficienza Immunoglobuline. La richiesta di plasma vola: +57% in dieci anni. Le associazioni dei pazienti: «Servono programmazione e iniziative strutturali» L a domanda di plasmaderivati cresce più velocemente della capacità di produrli e l’Italia, pur avendo raggiunto nel 2024 un record storico di 900mila chili di plasma raccolti, resta lontana dall’autosufficienza. Oggi solo il 59% delle immunoglobuline utilizzate nel Paese deriva da donazioni italiane, mentre il restante 41% deve essere acquistato sul mercato internazionale, un equilibrio sempre più fragile in un contesto globale segnato da tensioni logistiche, normative e geopolitiche. Negli ultimi 10 anni il consumo di immunoglobuline è aumentato del 57%, con un incremento medio del 5% l’anno, spinto soprattutto dall’uso delle formulazioni sottocutanee (+245%). La Commissione europea ha inserito le immunoglobuline e l’albumina nella lista dei farmaci critici del Critical Medicines Act, mentre le recenti politiche fiscali e doganali degli Usa - da cui arriva oltre il 30% dei plasmaderivati utilizzati in Europa - rischiano di complicare ulteriormente l’approvvigionamento. Nonostante la generosità dei donatori italiani e i progressi tecnologici nella lavorazione del plasma, resta ampia la distanza dall’autosufficienza e pesano fortemente le disomogeneità regionali: alcune Regioni superano i 20 kg di plasma raccolto ogni mille abitanti, altre non raggiungono i 6. Per i pazienti, questa incertezza non è un dato astratto ma una condizione concreta. «Durante il Covid - racconta Massimo Marra, presidente di Cidp Italia Onlus - abbiamo vissuto la diminuzione dei dosaggi e l’allungamento delle somministrazioni tra una e l’altra. Questo si traduceva nella perdita dell’autonomia: non riuscire più a salire le scale, camminare, prendere un bicchiere in mano». Le terapie alternative esistono, ma presentano più effetti collaterali: «Le immunoglobuline sono l’unica terapia cronica sostenibile sul lungo periodo. Toglierle significa far regredire la qualità di vita dei pazienti». Oggi non si registrano carenze diffuse, ma il problema non è risolto. «La nostra paura - sottolinea Marra - è che quanto accaduto durante la pandemia possa ripetersi. Il mercato globale decide dove mandare il prodotto e l’Italia non sempre è il Paese più conveniente». Per questo le associazioni chiedono una programmazione rigorosa: «Non possiamo accontentarci di incrementi dell’1% quando la domanda cresce del 5%. Programmare significa garantire che tra un anno il farmaco ci sarà». Sulla stessa linea Alessandro Segato, presidente di Aip Aps, che richiama la necessità di un intervento strutturato nella prossima Legge di Bilancio: «Occorre un’azione tempestiva per evitare carenze e garantire appropriatezza. Per i nostri pazienti le immunoglobuline sono terapie salvavita». Segato evidenzia anche la vulnerabilità del quadro internazionale: «Le nuove regole Usa e l’inserimento dei plasmaderivati nella lista Ue dei medicinali critici mostrano quanto il sistema sia esposto. Senza un rafforzamento della raccolta interna, rischiamo di non poter assicurare continuità terapeutica». Un altro nodo è l’accesso disomogeneo: «Pazienti con la stessa diagnosi - osserva Marra - in alcune Regioni hanno la terapia, in altre no». Eppure, sostengono le associazioni, i donatori ci sono: serve più organizzazione, più personale, più separatori per la plasmaferesi, orari più ampi nei centri trasfusionali. «Gli italiani – conclude Marra – sono straordinariamente generosi. È il sistema che deve metterli nelle condizioni di donare». Intanto proprio sulla nuova legge di bilancio ora all’esame del Senato sono arrivati anche degli emendamenti da maggioranza e opposizione che provano proprio a intervenire per garantire approvvigiornamento e autosufficienza di plasmaderivati: allo studio la creazione di un fondo apposito al ministero della Salute con una dote da 360 milioni. Una cifra importante che viste le poche risorse a disposizione con questa manovra sembra difficile
portare a casa. Ma è comunque un primo sasso lanciato nello stagno. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Francesca Cerati Heading: Highlight: Image:In Italia. Solo il 59% delle immunoglobuline utilizzate deriva da donazioni italiane -tit_org- Plasmaderivati, l’Italia è ancora lontana dall’autosufficienza -sec_org-
tp:writer§§ Francesca Cerati
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title§§ Intervista a Pierino Di Silverio - I medici: "Eliminarle è un errore sono l'unico residuo di libertà"
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Estratto da pag. 15 di "STAMPA" del 18 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-18T05:21:00+00:00
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tp:ocr§§ Pierino Di Silverio Il segretario generale di Anaao: “È una valvola di sfogo nel pubblico” I medici: “Eliminarle è un errore sono l’unico residuo di libertà” L’INTERVISTA VALENTINA ARCOVIO «E liminare l’intramoenia significherebbe togliere ai medici che lavorano nel pubblico quell’unico residuo di libertà professionale rimasta e, allo stesso tempo, togliere ai cittadini l’opportunità di accedere a servizi e prestazioni di qualità a prezzi calmierati». È così che il segretario generale di Anaao Assomed (l’Associazione dei medici e dirigenti del SSN), Pierino di Silverio, risponde al ministro della Salute Orazio Schillaci che in un’intervista a La Stampa ha evocato l’ipotesi di una sospensione dell'attività intramoenia. Dottor Di Silverio, non crede che eliminando l’intramoenia si possano smaltire le liste d'attesa? «Chi cerca nell’intramoenia il colpevole delle liste d’attesa ignora i fatti. Innanzitutto, solo il 38% dei medici dipendenti fa attività intramoenia. E il guadagno del medico non è affatto un trasferimentodi risorsedal pubblico al privato: i soldi vanno all’azienda. Noi preleviamo il 30% della tariffa della prestazione, sucui paghiamo anche le tasse. Il restante va interamente all’azienda ospedaliera. Inoltre, chi stabilisce le visite, le agende e gli orari per queste prestazioni èl’azienda ospedaliera. E, cosa fondamentale, tutto questo avviene al di fuori dell’orario di lavoro ordinario». Come si spiega l’aumento delle prestazioni intramoenia? «L’aumento del 10% che viene riportato andrebbe correlato al periodo pre-Covid, non al periodo del lockdown in cui non si faceva nulla. Se andiamo a vedere i dati dal pre-Covid a oggi, non c’è stata un’esplosione dell’intramoenia. Il vero problema di cui ci si dovrebbe preoccupare è la fuga verso il privato puro». In che senso? «C’è uno spostamento di pazienti dal pubblico al privato puro. Dei 4 milioni e mezzo dicittadini cherinunciano alle cure, una buona parte va nel privato se può permetterselo. Noistimiamo che uncittadino su quattro oggi è costretto a rivolgersi a cure private. Tutto questo è dovuto a una carenza endemica ormai siadimedici,sia diinfrastrutturee di tecnologia». L'intramoenia va considerata un’alternativa al privato puro? «Esattamente. Invece di costringere il cittadino ad andarenelprivatopuro,dovepaga 300 o 400 euro a visita, con l'intramoenia gli permettiamodiaccedereallastessaprestazione all'interno dell'ospedale,pagandodimeno». — ---End text--- Author: VALENTINA ARCOVIO Heading: Highlight: “ Pierino Di Silverio Associazione medici e dirigenti Si dimentica che i soldi vanno all’azienda sanitaria Ai medici resta il 30% e su quello pagano le tasse Image: -tit_org- Intervista a Pierino Di Silverio - I medici: “Eliminarle è un errore sono l’unico residuo di libertà” -sec_org-
tp:writer§§ VALENTINA ARCOVIO
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title§§ Palude fine vita il governo cieco = Palude fine Vita
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Estratto da pag. 4 di "STAMPA" del 18 Nov 2025
FRANCESCA SCHIANCHI—-PAGINA4
pubDate§§ 2025-11-18T05:21:00+00:00
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tp:ocr§§ l’inchiesta Palude fine vita il governo cieco FRANCESCA SCHIANCHI — PAGINA 4 Palude fine vita Sei anni fa la Corte Costituzionale invitava il Parlamento a varare una legge Ma la discussione è ferma al Senato e ora si aspetta la sentenza della Consulta sul testo approvato in Toscana IL CASO FRANCESCA SCHIANCHI ROMA C hi l’ha più vista una legge sul fine vita? La chiese la bellezza di sei anni fa la Corte costituzionale: tre governi, due legislature e infinite, inconcludenti chiacchiere dopo, siamo ancora alle battute iniziali. E ora, per paradosso, il suo destino è appeso ancora una volta a una sentenza della Consulta. Già, perché una proposta c’è, giace in Senato, scritta dalla destra e parecchio contestata dalle opposizioni: solo che è congelata. Formalmente in attesa di un imprescindibile parere della commissione Bilancio: in realtà, anche e soprattutto della decisione che la Corte prenderà, da qui a fine mese, in merito al testo approvato dalla regione Toscana e impugnato dal governo. Perché è andata così: siccome i giudici da anni chiedono al legislatore di intervenire con una legge e da anni il Parlamento fa melina, la Toscana la primavera scorsa si è arrangiata da sola. A quel punto, il governo Meloni ha impugnato la legge dicendo: il suicidio assistito non è competenza delle regioni. Compito della Corte costituzionale, ora, decidere chi abbia ragione: il 4 novembre c’è stata l’udienza pubblica, a colpi di, per riassumere, «solo il Parlamento può decidere» sostenuto dall’avvocato dello Stato, e «tocca intervenire per colpa dell’inerzia del legislatore» dell’avvocato della Toscana. Se la Corte dovesse dar ragione allo Stato, il provvedimento regionale decadrebbe definitivamente. Ma se desse ragione alla Toscana, che è stata seguita a ruota dalla Sardegna un paio di mesi fa, potrebbe aprirsi una slavina in altre regioni che solo la legge nazionale può fermare. Piaccia o no a chi, in Parlamento, sembra voler rinviare in eterno per non occuparsene mai. Riprendere il filo del testo al Senato porterà a sicuri scontri tra schieramenti. La proposta su cui si sta lavorando è considerata insufficiente non solo dalle opposizioni, ma anche da alcuni malati: nel pieno dell’estate, Laura Santi, la giornalista umbra malata di sclerosi multipla che ha ottenuto il permesso al suicidio assistito, ha lasciato in eredità un toccante video in cui critica punto per punto la legge. Prima di tutto, l’esclusione del Servizio sanitario nazionale dalla prestazione, voluta con forza dalla destra. E poi, l’idea di un comitato etico nazionale di nomina governativa a sovrintendere la decisione: nel frattempo, però, un emendamento lo ha soppresso. Ma anche i criteri elencati per ottenere il via libera, più restrittivi di quelli previsti dalla sentenza della Consulta. Pesante come un macigno il parere di Santi: «Quella proposta di legge non va emendata, va proprio bocciata: perché non vuole regolare il fine vita, vuole escludere questo diritto». Un’opinione condivisa da molti nelle opposizioni, che considerano il testo troppo condizionato da mondi cattolici estremamente conservatori. In particolare, vedono l’ombra del sottosegretario Alfredo Mantovano nelle pieghe di quella proposta. Tanto che c’è chi, anche tra quelli che si battono per una legge, ritiene che sia meglio nulla di quel testo. Si interrogano le opposizioni: «Finora, chi è stato citato in giudizio per aiuto al suicidio è stato sempre assolto - ragiona un dem che sta lavorando al provvedimento - ma se la legge fissasse paletti più rigidi di quelli della Corte, siamo sicuri che sarà ancora così?». Sopravvive però una speranza: il ricorso al voto segreto in Aula. Potrebbe portare, sono convinti da sinistra, la maggioranza a sgretolarsi. E modifiche migliorative, scommettono, potrebbero passare con l’aiuto di franchi tiratori di destra. Perché è chiaro a tutti che il tema è delicato e trasversale. E coinvolge la società: prima dell’estate, l’Associazione Luca Coscioni ha depositato in Senato 74 mila firme per una sua proposta di iniziativa popolare. Qualche
mese fa, proprio quando la legge subì uno stop «perché merita più tempo e attenzione», dissero dalla Commissione sfidando il ridicolo - dopo sei anni di attesa di una decisione - su queste pagine venne pubblicato un sondaggio di Only numbers diffuso da Alessandra Ghisleri. Il 75,3 per cento degli italiani si dichiarava favorevole anche alla legalizzazione dell’eutanasia. Tre italiani su quattro: forzatamente, ci sono in mezzo persone di destra e sinistra, atei e cattolici. La società aspetta: è il Parlamento che ha paura a prendersi una responsabilità. E, ancora una volta, spera siano i giudici della Corte a farlo. — ---End text--- Author: FRANCESCA SCHIANCHI Heading: Highlight: Il messaggio di Laura Santi prima di morire “La proposta del governo va bocciata” Le opposizioni sperano nel voto segreto per cambiare il testo in Aula S Negli altri Paesi 1 Germania Nel 2020 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge che puniva i medici che praticassero il suicidio assistito, chiedendo al legislatore di intervenire. Nell’attesa di una legge, la pratica è consentita 2 Francia L'Assemblea nazionale lo scorso maggio ha approvato un disegno di legge sul «diritto all'aiuto a morire» (voto in Senato a gennaio 2026): fra i requisiti, la patologia grave e incurabile e la sofferenza costante 3 Inghilterra e Galles La Camera dei Comuni ha approvato una proposta di legge che prevede il suicidio assistito con il consenso di due medici a persone con diagnosi terminali e aspettativa di vita non oltre i 6 mesi 4 Spagna Nel 2021 la legge che regolamenta eutanasia e suicidio assistito. Condizioni: che il paziente soffra di malattia grave, cronica e disabilitante, e che la sua richiesta sia informata e consapevole Image:Manifestazione dell’Associazione Luca Coscioni per il suicidio assistito -tit_org- Palude fine vita il governo cieco Palude fine Vita -sec_org-
tp:writer§§ FRANCESCA SCHIANCHI
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title§§ Visite in ospedale impennata dei costi = Visite private in ospedale Le parcelle aumentano Una Regione su due fuorilegge
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/18/2025111803155906423.PDF
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Estratto da pag. 15 di "STAMPA" del 18 Nov 2025
PAOLORUSSO— PAGINA15
pubDate§§ 2025-11-18T05:21:00+00:00
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tp:ocr§§ Visite in ospedale impennata dei costi PAOLO RUSSO — PAGINA 15 Ricavi cresciuti del 12%, nel mirino l’equilibrio con le prestazione pubbliche Visite private in ospedale Le parcelle aumentano Una Regione su due fuorilegge IL DOSSIER PAOLO RUSSO ROMA I l doppio lavoro dei medici pubblici produce sempre più ricavi, anche se poi a presentare la parcella sono di anno in anno meno camici bianchi. Peccato che a mangiarsi la fetta più ricca dei ricavi della libera professione siano però spesso i “professori” chiamati a dirigere ambulatori e reparti. Magari con l’obiettivo di ridurre le liste di attesa, che si fatica ancora oggi a far regredire. È il quadro di sintesi che emerge dalla Relazione inviata in piena estate dal Ministero della Salute al Parlamento sulla cosiddetta Alpi, l’attività libero-professionale intramuraria svolta dai dottori nel 2023. Un documento di 118 pagine passato sotto silenzio anche perché scritto più per esperti del settore che per gli assistiti e magari per gli stessi medici che, per scelta o perché stritolati dall’emergenza dei pronto soccorso, lavorano nel pubblico senza arrotondare nel privato. E che per questo sarebbero curiosi di vedere quanto guadagnano i colleghi che saltellano da una parte all’altra della staccionata. Eppure la Relazione di cose interessanti ne rivela, tanto che ora la Ragioneria generale dello Stato ha deciso di vederci chiaro per capire se c’è una correlazione tra attività privata dei medici e liste di attesa. Di cose che non tornano ce ne sono diverse, come il fatto che appena la metà delle Regioni, 11 su 20, vede tutte le proprie aziende sanitarie ed ospedaliere adempiere all’obbligo di pianificare l’attività libero-professionale rispetto a quella istituzionale pubblica, che per legge non dovrebbe mai risucchiare più tempo di quella privata. Come le stesse relazioni al Parlamento del passato hanno rilevato eventi verificatosi invece in più di una struttura sanitaria. Per non parlare delle recenti indagini dei Nas, che tra le irregolarità più frequenti hanno rilevato quella degli appuntamenti privilegiati fissati ai pazienti solventi, oppure il caso dei dieci oculisti toscani finiti sotto inchiesta per “saturazione dolosa delle liste di attesa con fittizie prenotazioni”. Entrando nello specifico, nel 2023 l’attività “intramoenia” dei camici bianchi ha portato ricavi per un miliardo e 286 milioni, confermando un trend in costante crescita, con un incremento del 33% nel 2021 (dato che potrebbe risentire anche della “pausa Covid”), un ulteriore salto in avanti del 10% l’anno successivo e un più 12% due anni fa, ultimo dato disponibile. A questa cifra poi bisognerebbe aggiungere i 240 milioni accumulati dal 2021 al 2023 per attività di consulenza con istituzioni sociosanitarie pubbliche o anche non sanitarie, che registrano anch’esse un incremento del 21% in tre anni. Come sempre quando si parla di sanità, anche per il doppio lavoro dei medici le cifre variano sensibilmente da Regione a Regione. In termini di spesa pro-capite, l’intramoenia nel 2023 vale 21,8 euro per ogni cittadino residente in Italia (contro i 20 del 2022). Ma a parte che si tratta di una “media del pollo”, che ricomprende anche la larga maggioranza degli italiani che né fanno visite né si ricoverano, la situazione è comunque estremamente variegata sul territorio nazionale, con forti discrepanze tra Nord e Sud del Paese. In particolare, nel 2023, i picchi maggiori si registrano in Emilia-Romagna (37,8 euro pro-capite l’anno), Valle d’Aosta (33,9 euro), Piemonte (31 euro), mentre è in generale significativamente inferiore alla media nazionale nelle Regioni meridionali, pur essendo cresciuta in tutte le Regioni rispetto all’anno precedente. Complessivamente però, se i ricavi salgono, il numero di medici che esercita la libera professione cala. Erano 51.950 nel 2015, pari al 43,7% del totale, sono diventati 43.804 nel 2023, scendendo così al 37,9%. Non è così per i Professori universitari che indossano il camice, perché ad esercitare l’Alpi era ben il 60% venti anni fa e altrettanti sono o
ggi. La Relazione questo non lo dice, ma è probabile che percentuali simili si riscontrerebbero anche andando a cercare i Primari in genere, a prescindere dalla loro appartenenza o meno all’Università. Insomma, ad essere “distratti” da visite e interventi privati sarebbero proprio coloro chiamati a riorganizzare i servizi con l’intento primario di accorciare le liste di attesa, che determinano una fetta preponderante dei 40 miliardi di spesa privata e che spingono ogni anno quasi sei milioni di italiani a rinunciare alle cure. — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: La Ragioneria di Stato indaga se c’è un nesso tra l’intramoenia e le liste di attesa S Su La Stampa Nell’intervista di ieri sul nostro giornale il ministro della Sanità Orazio Schillaci si è detto pronto a fermare per un periodo le prestazioni private dei medici negli ospedali per riuscire a snellire le liste di attesa. Schillaci sollecitava anche l’assistenza domiciliare Sotto accusa i professori chiamati a dirigere ambulatori e reparti Image:Medici Anche se i ricavi sono in aumento diminuiscono i medici che fanno attività di intramoenia Nel 2023 erano 43.804 contro i 51.950 del 2015 GLI INTROITI DELL’INTRAMOENIA Dati in euro Saldo Compartecipazione (Costi) 1.400.000 1.200.000 1.000.000 1.120.912 244.942 Ricavi 1.152.070 257.169 800.000 1.087.693 816.934 235.594 1.177.179 256.032 1.200.000 286.083 167.566 875.970 894.900 649.369 600.000 852.099 921.147 999.986 2018 2019 2020 400.000 200.000 200.000 0 1.000.000 800.000 600.000 400.000 1.286.068 2021 2022 2023 0 Withub -tit_org- Visite in ospedale impennata dei costi Visite private in ospedale Le parcelle aumentano Una Regione su due fuorilegge -sec_org-
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