title§§ MANOVRA, QUARTINI (M5S): “DA SCHILLACI GIOCO DELLE TRE CARTE, DISASTRO SANITÀ” - Agenparl link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111703130106170.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 17 Nov 2025
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 17 Nov 2025
"Carenza dei medici di base nelle Marche: la crisi esplode, il problema era stato già denunciato". (ANSA)
pubDate§§ 2025-11-17T12:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111703128806237.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111703128806237.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/marche/notizie/2025/11/17/ruggeri-marche-ultime-per-candidati-a-medici-medicina-generale_da94deb0-b118-444e-9131-4ce9d011e154.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111703128806237.PDF tp:ocr§§ "Carenza dei medici di base nelleMarche: la crisi esplode, il problema era stato già denunciato". Sul fronte sanità va all'attacco la consigliera regionale delMovimento 5 Stelli Marta Ruggeri che afferma: "quanto staaccadendo oggi nella sanità territoriale marchigiana non è unasorpresa: è l'esito di criticità che avevo già sollevato piùvolte nella precedente legislatura, chiedendo interventistrutturali e non soluzioni tampone". "La situazione fotografata recentemente dalla FondazioneGimbe e dalle analisi degli operatori del settore conferma unquadro drammatico: - osserva Ruggeri - la Regione Marche èultima in Italia per numero di candidati ai concorsi per laformazione dei medici di medicina generale, con soli 82partecipanti a fronte di 160 posti disponibili. Questo mentre lacarenza reale, secondo le stime, supera le 130 unità, ma alcunevalutazioni parlano addirittura di 238 medici mancanti lungotutto il territorio regionale". "Una crisi annunciata, - prosegue Ruggeri - aggravatadall'aumento dei pensionamenti (107 nel solo 2024), dal 20% diabbandoni durante il percorso formativo e da condizionilavorative divenute sempre più insostenibili". "Non è unaquestione di sfortuna - dice la consigliera del M5s - ma dimancata attrattività della professione, schiacciata da carichiburocratici enormi, da un numero di pazienti che supera spesso i1.400 a medico e da un quadro normativo che peggiora la vitalavorativa dei giovani professionisti. Il nuovo Ruolo Unico,contestato dagli stessi sindacati, impone obblighi da dipendentimantenendo però il regime di libera professione: unacontraddizione che rende ancora meno appetibile l'ingresso nelsistema". Nel frattempo, avverte il M5s, "il rischio è quello diritrovarsi con strutture nuove ma vuote: le Case di Comunitàfinanziate dal Pnrr, 29 nelle Marche, potrebbero diventarecattedrali nel deserto a causa dell'assenza di personalesufficiente". "È paradossale - scrive ancora Ruggeri - che sicontinui a investire in spazi e muri senza affrontare il veronodo: rendere attrattivo il lavoro dei medici di base, garantiretutele, semplificazione e un modello di assistenza sostenibile. Gli operatori lo dicono chiaramente: senza medici, nessuno potràfar funzionare queste strutture". "La situazione - dettaglia in una nota la consigliera delM5s - è particolarmente grave nelle province più colpite:Macerata registra 70 medici mancanti, Ancona 58, Pesaro-Urbino52. Ma l'emergenza riguarda tutto il territorio regionale,soprattutto le aree interne dove i bandi vanno deserti e icittadini rimangono privi del servizio essenziale del medico difamiglia". "La Regione non sta combattendo la carenza di personalesanitario: la sta alimentando - conclude Ruggeri - ignorandosegnali e denunce che arrivano da anni. Oggi il problema èdiventato una voragine, e servono risposte immediate,strutturali e finalmente lungimiranti. Il Servi zio sanitarioregionale rischia il collasso e ogni ritardo sarà pagato daicittadini delle Marche". Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111703128806237.PDF §---§ title§§ Crescono le dipendenze, ma i Serd sono in affanno. Mancano 1.900 specialisti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702111900032.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilmessaggero.it" del 16 Nov 2025
Ambulatori sempre più affollati e ogni medico ha troppi pazienti in carico L’offerta assistenziale cambia tra Nord e Sud. Il governo stanzia 164 milioni
pubDate§§ 2025-11-17T00:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702111900032.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702111900032.PDF', 'title': 'ilmessaggero.it'} tp:url§§ https://www.ilmessaggero.it/italia/crescono_le_dipendenze_ma_serd_affanno_mancano_1_900_specialisti-9192897.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702111900032.PDF tp:ocr§§ Nuove droghe, mix più forti, ragazzi sempre più giovani: in Italia le dipendenze avanzano più rapidamente dei servizi incaricati di fermarle. E mentre crescono i casi tra i minorenni e aumentano le crisi psichiatriche, la rete che dovrebbe contenerle si sfalda. I SerD – i servizi pubblici che dovrebbero prevenire, curare e accompagnare queste persone – lavorano ormai in apnea. Mancano 1.900 specialisti, ogni operatore ha in carico in media 24 pazienti, con punte che arrivano a 37 in Umbria. In alcune città gli accessi quotidiani superano le centinaia: questo equivale a turni infiniti e sale d’attesa sature.IL REPORT Il resto della pressione finisce negli ospedali. Nel 2024 gli accessi droga-correlati al Pronto soccorso sono stati 8. 378, un dato in lieve calo (-2, 5%) ma con un elemento cruciale: uno su dieci riguarda un minorenne. Il grosso dei casi, però, si concentra tra i 25 e i 44 anni, che rappresentano il 43% degli accessi. E quasi la metà dei pazienti (47%) arriva già in stato psicotico. In 904 casi è stato necessario un ricovero: 37% in psichiatria, 17% in terapia intensiva, 4% in pediatria. Un incremento costante negli anni: dal 2012, quando il tasso era 6 ricoveri ogni 10mila abitanti, si è passati a 9, 3, con il 69% delle ospedalizzazioni concentrato nel Nord. È questa la fotografia di una crisi nazionale, più che il report, dalla Fondazione Gimbe al XIV Congresso Federserd tenutosi a Milano a fine ottobre scorso. «L’offerta assistenziale è a macchia di leopardo e in affanno», avverte il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta. E le cifre lo confermano, rivelando un paradosso netto: più dipendenze, meno personale, più bisogno di cura e meno possibilità di offrirla.GLI OPERATORI E chi nei SerD ha lavorato una vita lo dice senza giri di parole. Claudio Leonardi, presidente della Società Italiana Patologie da Dipendenza (Sipad), medico con 39 anni di servizio nell’attuale Asl Roma 2, conosce bene il prima e il dopo: «Quindici anni fa la situazione era più adeguata: il personale c’era e non stavamo arrancando come adesso. Poi abbiamo iniziato a perdere operatori». Nel suo dipartimento negli ultimi anni «eravamo 4 medici, ora sono rimasti in 3: bravissimi, ma troppo pochi». Troppo pochi per reggere flussi che, già allora, erano imponenti: «Avevamo anche 250 ingressi al giorno e non erano nemmeno i numeri più alti. Al Tuscolano, quartiere molto più popoloso, si arrivava a 600». Intanto è cambiato il volto dei pazienti: «Sono sempre più giovani e policonsumatori: assumono anche quattro sostanze insieme, spesso psicostimolanti nuovi, derivati della cocaina e delle metanfetamine». Per Leonardi il nodo è strutturale: «Mancano almeno 2.000 operatori sanitari: medici, psicologi, infermieri, ma anche educatori e assistenti sociali che partecipano alla valutazione e alla terapia multidisciplinare. Per anni sono stati stanziati pochi fondi per le dipendenze rispetto ad altri settori. Questo governo ha messo 164 milioni per il mondo delle dipendenze, di cui 30 milioni dedicati esclusivamente all’assunzione di personale: non era mai accaduto. Ora però le Regioni devono aprire bandi e concorsi specifici per i SerD, altrimenti i soldi non si tradurranno in servizi».LE COMUNITÀ DI RECUPERO Il quadro sul territorio lo confermano anche le comunità terapeutiche. José Berdini, responsabile delle comunità Pars nelle Marche, parla di una collaborazione «solid» con i SerD, ma di pazienti sempre più complessi: «Oggi molti giovani mescolano alcol, farmaci e stimolanti: una miscela che rende la presa in carico difficilissima». Per Berdini, la vera emergenza è culturale: «È una guerra culturale. Per anni qualcuno ha raccontato che si può convivere con le droghe o con l’abuso digitale. Non è vero. Servono percorsi di formazione integrata tra neuropsichiatria infantile e adulta, SerD, e comunità. L’Italia ha molto da insegnare, ma oggi siamo soli». Lo stesso allarme arriva dalle storiche strutture di Comunità Incontro. «Le dipendenze sono cambiate: alle sostanze classiche si aggiungono quelle digitali e comportamentali», oss erva il responsabile Giampaolo Nicolasi, per questo «stiamo aprendo nuovi punti ascolto per intercettare prima il disagio». Ma nessun percorso regge se manca la base: il personale. Ed è qui che la fotografia di Gimbe diventa impietosa: per gli standard del Ministero servirebbero 7.860 professionisti, ma gli ambulatori ad oggi si fermano a 6.005. © RIPRODUZIONE RISERVATA © RIPRODUZIONE RISERVATA Ore 18 - Newsletter Il punto serale sulle notizie del giorno Iscriviti e ricevi le notizie via email tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702111900032.PDF §---§ title§§ La mobilità sanitaria, se la conosci forse la governi meglio - Quotidiano Sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701761605765.PDF description§§ pubDate§§ 2025-11-17T09:20:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701761605765.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701761605765.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=133331 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701761605765.PDF tp:ocr§§ Tweet stampa La mobilità sanitaria, se la conosci forse la governi meglio di Claudio Maria Maffei 13 NOV - Gentile Direttore,questi giorni si è tornati a parlare molto di mobilità sanitaria tra Regioni da quando il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele Di Pasquale, ha lanciato un grido di allarme puntualmente ripreso da Qs: “La mobilità sanitaria interregionale è in forte aumento e sta mettendo sotto pressione il sistema. Serve un grande patto nazionale, perché questa situazione non è sostenibile". Segue una distinzione cruciale: da un lato, l'eccellenza delle "prestazioni ad alta complessità" che giustamente attirano pazienti da tutta Italia; dall'altro, l'aumento insostenibile della "domanda di prestazioni di bassa complessità". Chiusura: "Non è solo una questione economica non esistono infermieri e professionisti infiniti. Il sistema rischia di non reggere". Sempre dall’articolo di Qs emerge come il segnale sia condiviso dal Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e dal Ministro Schillaci. Stanno uscendo i primi interventi di commento all’intervento di Di Pasquale e di proposta di possibili rimedi e forse può essere utile la condivisione di una serie di dati e di informazioni sul fenomeno in modo da porre le basi per un percorso difficile, ma possibile, per un miglior governo della mobilità sanitaria. Seguirò una seconda parte sulla interpretazione dei fenomeni e sui possibili interventi correttivi.Le fonti di dati e analisi sulla mobilità sanitariaLa fonte più aggiornata e analitica sulla mobilità sanitaria è rappresentata dalla Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari (Agenas) che ha pubblicato due rapporti sulla mobilità sanitaria in Italia relativi al 2024 (dati 2023) e 2023 (dati 2022) che circola in una versione completa con i dati analizzati a livello di ciascuna Regione e in una versione sintetica simile a quella del 2024. L’Agenas riporta poi i dati della mobilità sanitaria aggiornati al 2023 con i dati annuali dal 2018 in quattro sezioni del suo portale statistico: quella sulla mobilità sanitaria con dati solo sui ricoveri; quella sui risultati economici della mobilità pure riservata ai soli ricoveri, quella con il Focus della Mobilità per Patologie Oncologiche e Muscoloscheletriche e quella con i Profili Sanitari delle Regioni e delle Province Autonome che dedica alcune tabelle alla mobilità ospedaliera (le stesse della sezione omonima) e alla mobilità passiva per le prestazioni ambulatoriali. Un’altra fonte importante è il Rapporto GIMBE sulla mobilità sanitaria di cui sono uscite due edizioni, quella 2025 con i dati relativi al 2022, e quella 2024 con i dati sui flussi 2021.La fonte delle elaborazioni dell’Agenas sulla mobilità per ricoveri è rappresentata dalle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO). Nel Rapporto sulla mobilità sanitaria in Italia 2024 sono molto ben descritti i criteri di inclusione e di analisi dei ricoveri in mobilità interregionale. Ai fini di questo articolo è sufficiente ricordare che vi sono inclusi tutti i ricoveri a carico della Regione di provenienza e che la coorte di ricoveri esaminata viene distinta a seconda del tipo di mobilità:mobilità apparente: ricoveri effettuati nella regione di domicilio del paziente, quando questa non coincide con la regione di residenza;mobilità casuale: ricoveri effettuati in urgenza;mobilità effettiva: componente sulla quale la regione potrebbe intervenire per contrastare il fenomeno della mobilità. Questa è ulteriormente suddivisa in: ricoveri con DRG di alta complessità, ricoveri con DRG di media o bassa complessità e ricoveri classificati come DRG a rischio di inappropriatezza.La mobilità effettiva viene poi esaminata anche in base alla distanza tra il luogo di residenza e il luogo di cura. Si parla di mobilità di confine quando il ricovero avviene in una regione confinante. Nella lettura ed eventuale comparazione e citazione dei dati Agenas meglio sempre esplicita re la tipologia di ricoveri di mobilità presi in considerazione (totale, effettiva, di confine, ecc.). Tutte le analisi più di dettaglio sono fatte con riferimento alla sola mobilità effettiva che equivalgono a 2,316 miliardi di scambi nel 2023 su un totale di 2,880.Per le elaborazioni dei dati sulla specialistica ambulatoriale erogata in regime di mobilità Agenas utilizza i dati del cosiddetto file C e classifica le prestazioni nelle categorie FARE di I livello (Visite, Riabilitazione, Diagnostica, Laboratorio, Terapia). Nel Rapporto 2024 vengono fatte delle analisi anche in base alle cinque prime categorie per livello di costo: genetica/citogenetica, radioterapia, chirurgia ambulatoriale maggiore, risonanza magnetica e medicina nucleare.Le analisi di GIMBE utilizzano altre due fonti per la quantificazione e descrizione della mobilità sanitaria: i dati del riparto del Fondo Sanitario Nazionale che ogni anno quantificano i debiti e i crediti legati a tutte le voci della mobilità sanitaria (vedi dopo) e i dati dei Modelli M che ogni anno le Regioni si scambiano coi dati della mobilità relativi ai cosiddetti flussi standard (tra parentesi il loro peso economico percentuale stimato da GIMBE per il 2022): ricoveri (69,9%), specialistica ambulatoriale (15,9 %), somministrazione diretta di farmaci (9,3%); farmaceutica (2,0%); trasporti con elisoccorso ed ambulanza (1,4%), medicina generale (0,8%) e cure termali (0,7%).La lettura combinata dei documenti Agenas e GIMBE fornisce un quadro molto utile di riferimento che necessita per una lettura più consapevole della conoscenza delle regole che di seguito verranno adesso ricordate.Le regole della mobilità sanitaria Premesso che qui si parla solo di mobilità interregionale, le regole tecniche che governano il mondo della mobilità sanitaria sono riportate in un Accordo che ogni anno viene approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. L’ultimo formalmente approvato fa riferimento all’anno 2023, ma sulla stessa base le Regioni si sono già scambiate i dati 2024. Tra le altre cose le regole tecniche riportano le tariffe e i controlli di appropriatezza sulla attività di ricovero. Le tariffe per l’attività di ricovero, una volta specifiche per la mobilità, sono oggi le tariffe introdotte dal DM 18 ottobre 2012. Alle medesime tariffe viene applicata una remunerazione aggiuntiva, nel rispetto dell'art. 2 comma 4 del citato DM, per la lista dei ricoveri per i quali è stato riscontrato che la tariffa è insufficiente alla copertura dei costi legati all'impiego delle protesi o dei dispositivi medici. Per le Aziende miste è previsto un incremento pari al 7%. Inoltre, è prevista una remunerazione specifica per i ricoveri degli Ospedali pediatrici, che prevede un incremento delle tariffe del DM 2012 per una lista di 119 DRG riconosciuti di alta specialità per 10 Istituti pediatrici monospecialistici (incremento del 20%) e per 4 strutture pediatriche che svolgono una attività di alta specializzazione nel settore pediatrico (incremento del 15%).Quanto vale “veramente” la mobilità sanitariaPer capire quanto incide la mobilità sanitaria sui bilanci delle sanità regionali lo si capisce bene dal Riparto annuale del Fondo Sanitario. In questo riparto il finanziamento previsto per ciascuna Regione e Provincia Autonoma viene corretto in base ai dati di mobilità dell’anno prima per cui le Regioni creditrici con un saldo di mobilità attivo hanno ogni anno un anticipo di quanto produrranno per le altre Regioni. Ovviamente vale l’opposto per le Regioni debitrici con un saldo negativo. Se si entra nel dettaglio le cose si complicano un po’ come vediamo se prendiamo l’ultimo riparto, quello del 2024, in cui si quantifica l’incidenza dei saldi di mobilità sul fondo indistinto (al netto cioè dei fondi finalizzati). Vediamo in fondo alla infinita Tabella C che sta in tre pagine che le Regioni si scambiano per effetto della mobilità 5,037 miliardi di euro su un fondo indistinto complessivo di 128,6 miliardi (Tabella B). Se abbiamo la pazienza (ce ne vuole tanta) di vede re le voci che confluiscono in quei 5 miliardi di dare-avere scopriamo che la mobilità sanitaria utilizzata per arrivare a quella cifra sono: 4,6 miliardi scambiati nel 2023 in base ai flussi standard, 324 milioni per il conguaglio degli stessi scambi di mobilità del 2022 utilizzati nel Riparto dell’anno precedente, 10 milioni legati ai cosiddetti disabili cronici (si tratta di persone che si sono trasferite da una Regione all’altra per essere assistite in regime residenziale) più qualche altro milione legato a specifiche partite (plasmaderivati, ricerca e reperimento di cellule staminali, ecc.).Quindi le Regioni che producono “in eccesso” si trovano già finanziate in partenza e quelle “che non ce la fanno” a essere autonome sono sottofinanziate in partenza. Si tratta di un meccanismo che contribuisce a rendere strutturali i flussi di mobilità più consistenti e cioè quelli tra il Sud che manda e il Nord che riceve.L’effetto dei privati sull’impatto economico dei saldi di mobilità sulle RegioniTradizionalmente l’impatto sui bilanci regionali dei flussi di mobilità si calcola sulla base del saldo attivo o passivo riportato nel Riparto annuale del Fondo sanitario (vedi ad esempio le elaborazioni GIMBE) oppure sulla base del saldo relativo ai ricoveri e alle prestazioni ambulatoriali. Prendiamo il caso delle Marche che nel riparto 2024 hanno avuto sottratti 53,7 milioni che derivano dai 124,6 milioni di crediti e i 178,3 milioni di debiti (dati che abbiamo visto influenzati da più partite, ma gli scambi per ricoveri e prestazioni ambulatoriali sono quelle più importanti). Ma di quei 124,6 milioni di crediti una parte consistente viene rigirata ai privati delle Marche che hanno erogato buona parte delle prestazioni di ricovero e ambulatoriali in mobilità attiva negli anni 2023 e 2022 (ricordiamoci del conguaglio relativo a questo anno). Quindi di fatto il saldo negativo in termini di risorse destinabili ai LEA per la Regione non è 53,7, ma 53,7 più la mobilità attiva “rigirata” ai privati. Per la sola attività di ricovero del 2023 la Regione Marche ha rigirato ai privati 40 milioni (su un totale di 83) che assieme a circa il 40% della mobilità attiva di 11 milioni per le prestazioni ambulatoriali portano a stimare a oltre 100 milioni la cifra che la Regione Marche sottrae ai suoi 3.273 milioni di fondo indistinto “di spettanza” per l’erogazione “in proprio” dei LEA per effetto dei saldi di mobilità calcolati al netto del contributo dei privati.Ovviamente quello che vale per le Marche vale per le altre Regioni. Si tenga conto che in base ai dati Agenas 2023 su 2,881 di mobilità attiva per l’attività di ricovero 1697 (il 60%) viene rigirato ai privati e quindi sottratti alla erogazione “in proprio” dei LEA da parte delle Regioni. A questi vanno aggiunte le prestazioni ambulatoriali erogate in mobilità attiva dai privati.Nella seconda parte di questo articolo si esamineranno più nel dettaglio le dinamiche sottostanti ai flussi di mobilità e le possibilità di meglio governarle. Claudio Maria Maffei13 novembre 2025© Riproduzione riservataAltri articoli in Lettere al direttore Riconoscere il lavoro usurante nell’emergenza-urgenza per salvare il sistema La mobilità sanitaria: patologia cronica di sistema? 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