title§§ «In Lombardia servizi presenti, ma serve più personale» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701803305158.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "ECO DI BERGAMO" del 17 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-17T06:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701803305158.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701803305158.PDF', 'title': 'ECO DI BERGAMO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701803305158.PDF tp:ocr§§ «In Lombardia servizi presenti, ma serve più personale» È una buona capillarità quella dei servizi per le dipendenze in Lombardia. A tracciare la ricognizione è stata la Fondazione Gimbe, che ha redatto uno specifico report in occasione del congresso nazionale di Federserd – la società scientifica degli operatori dei servizi per le dipendenze – tenutosi a Milano a fine ottobre. Partendo dai dati ufficiali del Dipartimento per le Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, secondo Gimbe in regione si è raggiunto un tasso medio di 0,8 servizi di primo livello ogni 100mila adulti residenti: si tratta dei cosiddetti servizi a bassa soglia, quelli pensati per l’utenza più marginale, soprattutto quella che vive in strada, e la «densità» della Lombardia è doppia rispetto alla media nazionale (0,4 servizi ogni 100mila adulti residenti); solo la Provincia autonoma di Bolzano fa meglio, arrivando a quota 1,8. Esattamente in linea con la media nazionale (2,6 centri ogni 100mila adulti residenti) è la presenza dei servizi ambulatoriali, quindi i Serd e gli Smi (gli Smi sono i Serd gestiti dal privato sociale), che «attuano programmi terapeutico-riabilitativi e trattamenti farmacologici per le persone con dipendenze, oltre a offrire percorsi di sostegno dedicati ai familiari, garantendo consulenza e assistenza specialistica sia medico-sanitaria sia psicologica». Infine ci sono «i servizi residenziali e semi-residenziali: offrono programmi assistenziali diversificati e percorsi assistenziali mirati in base al tipo di utenza, integrandosi con le attività terapeutiche dei servizi ambulatoriali territoriali», e quindi principalmente le comunità: in questo caso la Lombardia conta 2,9 strutture ogni 100mila adulti residenti, ancora sopra la media nazionale (pari a 2,1 strutture ogni 100mila adulti residenti). «La Lombardia si attesta a un buon livello di servizi, in linea o sopra la media nazionale – fa sintesi Marco Riglietta, vicepresidente nazionale di Federserd oltre che direttore del Servizio Dipendenze dell’Asst Papa Giovanni XXIII -. Chiaramente, oltre alla presenza delle strutture, c’è una questione legata al personale che vi opera: su medici, psicologi e infermieri vengono già raggiunti i nuovi standard minimi in corso di definizione da parte del ministero della Salute, mentre mancano educatori professionali e terapisti della riabilitazione, anche per via di una carenza strutturale di queste figure». L. B. ---End text--- Author: l. b. Heading: Highlight: Image:L’ingresso del Serd in via Borgo Palazzo -tit_org- «In Lombardia servizi presenti, ma serve più personale» -sec_org- tp:writer§§ l. b. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701803305158.PDF §---§ title§§ Veneto, cosa divide i candidati = Dalla sanità al fisco, dai servizi al fine vita Cosa divide i candidati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702120700136.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "GAZZETTINO" del 17 Nov 2025

»Elezioni regionali, dalla sanità al fisco e dalla Pedemontana al "fine vita": 6 domande ai 5 aspiranti governatori

pubDate§§ 2025-11-17T01:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702120700136.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702120700136.PDF', 'title': 'GAZZETTINO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702120700136.PDF tp:ocr§§ Veneto, cosa divide i candidati Elezioni regionali, dalla sanità al fisco e dalla Pedemontana al “fine vita”: 6 domande ai 5 aspiranti governatori ` Dalla sanità al fisco, dai servizi al fine vita Cosa divide i candidati Stefani: subito un assessorato al Sociale. Manildo apre all’addizionale Irpef «ma solo come tassa di scopo». Szumski: no Azienda zero. Rizzo: ridurre l’Irap. Bui: sì all’holding autostrade ` Il Veneto verso le elezioni A meno di una settimana dal voto abbiamo sottoposto ai candidati alla carica di presidente della Regione del Veneto - Alberto Stefani, Giovanni Manildo, Riccardo Szumski, Marco Rizzo, Fabio Bui - sei temi: sanità, tasse, holding autostradale, infrastrutture con i conti in rosso della Superstrada Pedemontana, fine vita. E abbiamo chiesto quale sarà il primo provvedimento che adotteranno nel caso di elezione e la legge che invece non approveranno mai. Ognuno aveva uno spazio prefissato per le risposte: c’è chi l’ha impiegato tutto e chi, invece, è stato più sintetico. Nei prossimi giorni i comizi conclusivi: martedì Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani al Gran Teatro Geox a Padova per Stefani; mercoledì Elly Schlein in piazzetta Coin a Mestre per Manildo; venerdì 21 a Venezia la passeggiata-pellegrinaggio di Szumski alla Madonna della Salute. Vanzan alle pagine 2 e 3 A meno di una settimana dal voto abbiamo sottoposto ai candidati alla carica di presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani, Giovanni Manildo, Riccardo Szumski, Marco Rizzo, Fabio Bui - sei temi: la sanità, le tasse, il progetto della holding autostradale, le infrastrutture con i conti in rosso della Superstrada Pedemontana, il fine vita. E abbiamo chiesto quale sarà il primo provvedimento che adotteranno nel caso di elezione a Palazzo Balbi e la legge che, al contrario, non approveranno mai. Ognuno aveva uno spazio prefissato per le risposte: c’è chi l’ha impiegato tutto e chi, invece, è stato più sintetico. Nei prossimi giorni i comizi conclusivi della campagna elettorale: martedì Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani al Gran Teatro Geox a Padova per Stefani; mercoledì Elly Schlein in piazzetta Coin a Mestre per Manildo; venerdì 21 Marco Rizzo in piazza Bra a Verona, Fabio Bui a Padova e Riccardo Szumski a Venezia per la passeggiata-pellegrinaggio alla Madonna della Salute. (al.va.) © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: al. va. Heading: Il Veneto verso le elezioni Highlight: Image:6 DOMANDE A... 1 L’ASSISTENZA 2 IL FISCO 3 L’IMPEGNO 4 LE SOCIETÀ 5 LA SUPERSTRADA 6 FINE VITA ? Quale priorità per la sanità veneta e cosa fare? Addizionale Irpef sì o no? Manterrà o aumenterà l’aliquota dell’Irap? La prima cosa che farà e il provvedimento di legge che non farà mai? Holding autostradale del Veneto: sì o no? Pedemontana, i conti sono ancora in rosso: che fare? Farete una legge regionale, una delibera di giunta o attendete il Parlamento? ALBERTO STEFANI GIOVANNI MANILDO L L P L’ I L A I L P I L a nostra priorità è rendere la sanità sempre più vicina alle persone. Partiremo istituendo un numero unico dedicato alle non urgenze. Rafforzeremo la rete territoriale, puntando sullo sviluppo della telemedicina e dell’assistenza domiciliare, anche per ridurre gli accessi impropri ai pronto soccorso e le liste d’attesa. Istituiremo il Consiglio regionale delle professioni sanitarie, con ordini e volontari, per mettere a confronto competenza tecnica e politica, condividendo criticità e progetti. L’obiettivo? Una sanità che guarda avanti e affronta la sfida della longevità, con quartieri inclusivi, servizi socio-sanitari e strutture residenziali attrezzate. E un’attenzione anche alle persone con disabilità e non auto sufficienti. rima di chiedere soldi ai cittadini, bisogna valutare gli effetti del federalismo fiscale che, secondo quanto previsto dal PNRR, dovrà entrare in vigore entro la metà del prossimo anno in tutto il Paese. Si tratta di una riforma che consentirà di passare da una finanza derivata a una finanza territoriale, con una compartec ipazione ai tributi erariali. Soltanto dopo si possono fare eventuali valutazioni di carattere fiscale, sulla base delle entrate e delle uscite, e, in particolare, sulle richieste che arriveranno dai referti più importanti e bisognosi di risorse: quello alla Sanità e quello al Sociale. l primo atto sarà creare un Assessorato al Sociale, forte e operativo, e un Tavolo anti-burocrazia che lavori da subito con imprese, professionisti e amministrazioni. La semplificazione non è un tema tecnico: è la prima leva per liberare energie economiche e dare risposte rapide ai cittadini. Il provvedimento che non farò mai? Ridurre gli investimenti regionali sulla sicurezza. Piuttosto, pur non trattandosi di una competenza diretta della Regione, sosterrò sempre di più il fondo per la video sorveglianza e i corpi di Polizia Locale. ssolutamente sì, anche perché la nostra Regione ha dimostrato di saper gestire con competenza la macchina amministrativa. Quello della holding del Nordest è un percorso inaugurato grazie all’impegno dell’amministrazione di Luca Zaia e sbloccato da un emendamento parlamentare del 2021, a mia prima firma. Una volta istituita, consentirà di realizzare la prima vera autonomia infrastrutturale: sarà infatti possibile investire sul nostro territorio gli utili percepiti, realizzando nuove opere e manutenzioni puntuali. a Superstrada Pedemontana Veneta è un’opera richiesta da cittadini e aziende. È stata realizzata dopo attenti studi sui flussi di traffico. Ogni analisi sulla sua utilità deve comprendere una visione globale del trasporto. Non solo: rappresenta un tassello nella mappa di nuove direttrici che, una volta completate, renderanno più semplici e sicuri gli spostamenti. C’è poi un altro aspetto, ogni nuova infrastruttura impiega un periodo di tempo fisiologico per entrare a regime. Con una programmazione e una guida politica che crede nelle infrastrutture come motore di sviluppo, la Pedemontana renderà sempre più competitivo e ricco il nostro territorio. l fine vita riguarda la dignità delle persone, i limiti della medicina e la coscienza di ciascuno. Anche la Chiesa oggi riflette su cosa sia cura e cosa sia accanimento terapeutico. Proprio per questo ritengo serva un approfondimento libero da ideologie e strumentalizzazioni. E, in seguito, che si approvi una legge nazionale chiara. Per il resto posso assicurare che la Regione lavorerà per garantire sempre di più i servizi territoriali di assistenza, le cure palliative e il sostegno alle famiglie. a priorità è riportare la sanità pubblica vicino alle persone. Servono subito nuove assunzioni per aumentare le prestazioni, ridurre le liste d’attesa e dare respiro ai reparti. Va aperto un bando straordinario per medici di base e rafforzato il territorio con Case e Ospedali di Comunità dotati di personale. Le borse di studio per medici, infermieri e operatori devono tornare al massimo, così da rendere attrattivo il percorso e invertire la fuga di professionisti. Anche il sistema delle case di riposo va finalmente riformato. Una novità: psicologi di base per affrontare il grande tema del benessere mentale. La Regione ha ignorato questi problemi per anni, e i cittadini pagano il prezzo di scelte sbagliate. Ora serve cambiare davvero, con serietà e responsabilità. Irap è stata una scorciatoia sbagliata: non ha risolto i problemi e ha pesato su imprese e lavoratori, anche perché non è stata concordata. L’addizionale Irpef può essere utilizzata solo come tassa di scopo, dedicata esclusivamente a sanità, riduzione delle liste d’attesa e taglio delle rette nelle case di riposo. Prima di ogni scelta serve però una verifica reale dei conti regionali, considerando anche il peso futuro della Pedemontana sui bilanci del Veneto. Senza trasparenza - e senza concertazione - non si decide nulla. Per troppi anni la Regione ha scelto la strada degli annunci facili, senza affrontare davvero i nodi strutturali. Ora serve un patto di verità con cittadini e imprese: conti chiari, responsabilità e scelte sostenibili per il Veneto. a prima cosa che dovremo fare sarà ria prire con serietà il dossier Pedemontana: oggi l’opera grava quasi interamente sui veneti e va rinegoziata per proteggere i bilanci pubblici. Bisogna verificare condizioni, costi e impegni, e riportare equilibrio in un progetto che così non regge. Il provvedimento che non farò mai è invece molto facile da dire: non promuoverò mai una norma che aumenti ancora il consumo di suolo. Il Veneto è già tra le regioni più cementificate e ogni nuova impermeabilizzazione significa più rischio idraulico, più danni e meno futuro per i nostri territori. Questo per me è un punto decisivo. E non negoziabile. Serve una svolta culturale e amministrativa: difendere il territorio significa difendere il nostro futuro comune. n una battuta potrei dire: magari! Però non basta volerlo, o dichiararlo. E basare un intero programma elettorale - come ha fatto Stefani - su di un’ipotesi che, ad oggi, non è seriamente percorribile, e presentarla come la soluzione a tutto, significa prendere in giro i cittadini. Perché ci sono vincoli europei che non si possono ignorare. È lo stesso identico schema del referendum sull’autonomia. Lo ricordiamo: si prometteva di trattenere i nove decimi delle tasse. Sono passati otto anni e non è cambiato nulla. Ai veneti non servono slogan costruiti per una campagna elettorale, ma piani credibili, fondati su numeri certi e verificabili. La politica deve assumersi la responsabilità di dire cosa si può fare davvero e cosa invece è solo propaganda. rima di tutto serve una verifica puntuale dell’impatto reale della Pedemontana sui bilanci del Veneto. Su questo faremo un’operazione verità. Oggi sta emergendo un dato allarmante: i costi di gestione sottraggono risorse decisive a sanità, trasporto pubblico e politiche sociali. Va convocato il privato, riaperto il contratto e ridiscusse le condizioni, provando a riequilibrare un’operazione che così non funziona. La Pedemontana non può essere un macigno permanente sulle spalle dei veneti: trasparenza, rinegoziazione e responsabilità sono le uniche strade per evitare danni peggiori. A chi governerà il Veneto servirà coraggio politico per correggere la rotta, tutelare i cittadini e riportare la gestione dell’opera dentro un quadro sostenibile. o voglio dire con assoluta chiarezza perché la chiarezza su queste materie è dovuta. Impegneremo al massimo le competenze regionali per garantire un percorso chiaro, uniforme e rispettoso della sentenza della Corte. Non è accettabile che da una Ulss all’altra cambino tempi e modalità. La legge regionale non serve a decidere se applicare la procedura, perché questo è già stabilito; serve invece a definire tempi certi, tutele e diritti uguali per tutti. Chi rientra nelle condizioni previste deve poter compiere la propria scelta senza ostacoli, senza attese e senza disparità territoriali. La Regione deve impegnarsi in prima linea per garantire dignità: nessuno deve essere lasciato solo. RICCARDO SZUMSKI MARCO RIZZO FABIO BUI R O R A L ffrontare con le categorie produttive, sindacali sociali le problematiche territoriali della situazione economico finanziaria per definire una strategia realistico e possibile sul campo. Nessuna modifica in aumento di careghe, assessoriali o altro. T A H ì, purché sia al servizio dei Veneti e non degli affaristi. La gestione diretta delle tratte ricadenti sul territorio Veneto, a partire dalla Brescia-Padova potrebbe far aumentare le risorse territoriali disponibili garantendo anche una maggiore sicurezza stradale. S L O S F I iformare Azienda Zero rimettendo al centro la qualità del servizio globale e le persone. Basta nomine politiche di dirigenti operativi, ma solo competenza e curricula. Recuperare risorse dalla revisione connesse a della spesa per stornarla alla sanità e sociale. Ottenere 500 milioni annui dallo Stato a fronte del residuo fiscale di 15 miliardi. P rima di tartassare i veneti bisogna recuperare risorse anche con una trattativa ad oltranza con lo Stato con tutto quello che oltranza significa. A olding sì, se deve essere una opportunità per finanziare anche i nfrastrutture necessarie alla ottimizzazione della mobilità regionale. Ad esempio: no Autostrada del Mare, sì Romea. I n primis revisione delle condizioni contrattuali vigenti anche con il sistema bancario per ridurre l'impatto sul bilancio. Secondariamente, trattandosi di opera che si inserisce nel corridoio europeo Est-Ovest, in alternativa alla richiesta di mezzo miliardo dallo Stato per Sanità, che questi si accolli le rate della Pedemontana liberando risorse stimate in almeno 350/400 milioni anno. S u tale argomento non credo ci possano essere decisioni diverse sul territorio della penisola italica. Spetta al Parlamento, che va sollecitato. ltre 380.000 Veneti, secondo la Fondazione Gimbe hanno rinunciato a curarsi. È uno dei segnali della sottrazione dei fondi al pubblico in favore di un privato i cui costi sono lievitati. Noi vogliamo ripubblicizzare il sistema sanitario, tornare alle USL, rifiutando l’infame aziendalizzazione delle cure che tratta la salute dei cittadini come oggetto di compravendita, come merce, magari piazzando qualche manager amico dei partiti di governo come primario. Noi vogliamo restituire la sanità a chi, di mestiere, è capace di curare non di far profitto sulla pelle dei cittadini. Vogliamo detassare gli stipendi di medici e di infermieri restituendo la sanità a chi cura e togliendola dalle mani di chi specula. Inoltre, attenzione al sociale e alla fragilità troppo spesso ignorata. ssolutamente no. Il Veneto deve essere sostenuto non tartassato come è accaduto sino ad ora. Le imprese e i cittadini vanno aiutati: giù le tasse. Altro che aumento dell'addizionale Irpef. Quest'anno la giunta Zaia ha alzato l'Irap alle aziende: noi la ridurremo. E a chi lamenta l’assenza di risorse ricordiamo i profitti miliardari e i maxi-guadagni delle aziende di Stato, da Snam ed Eni, per esempio. E chiedere contributi alle banche, ingrassate dalla speculazione mentre gli imprenditori fanno una fatica tremenda: altro che il 5% di anticipo sulle tasse chiesto ora dal Governo. Vanno prelevati i profitti, cresciuti enormemente. ra i primi provvedimenti un’operazione di sburocratizzazione: i cittadini hanno patito troppo la presenza di un controllo eccessivo da parte delle pubbliche amministrazioni. Autocertificazione per ogni documento. Tra i principali obiettivi c’è lo statuto speciale per il Veneto. C’è già in Friuli e in Trentino. Il Referendum del 2017 deve ancora trovare applicazione perché i Veneti, sinora, sono stati presi in giro. Con noi non avverrà. Noi vogliamo e otterremo il riconoscimento istituzionale dell’esito referendario sull’Autonomia, l’abolizione della quota regionale di tassazione per le spese militari, la bandiera veneta da affiancare a quella italiana in sostituzione del vessillo Ue ormai capace di simboleggiare solo guerra e crisi economica. ccorre una vera pianificazione unitaria che migliori il servizio del trasporto pubblico e le esigenze dei cittadini. Siamo favorevoli ad un’armonizzazione del trasporto su gomma, su ferro e su asfalto senza preclusioni ideologiche ed inutili veti. Per troppo tempo un ecologismo dogmatico, spesso supportato da poteri economici interessati a fare affare con la falsa sostenibilità, ha bloccato uno sviluppo da cui avrebbero potuto trarre giovamento molti territori. aremo una nuova legge per la prossimità della Regione alle persone che soffrono. Si tratta di un provvedimento che si concentra sulla qualità della vita e sul sostegno alle situazioni di criticità. Nessuno deve rimanere indietro. In questo quadro, desideriamo aumentare gli aiuti alle famiglie che hanno persone non auto-sufficienti o con disabilità. Nessuno deve rimanere indietro. La nostra proposta di protezione e di dignità vuole l'incremento delle pensioni per gli invalidi civili. Il nostro obiettivo è aumentarle (74/99% di invalidità) ad 800 euro e a 1200 euro (100% di invalidità), con una integrazione regionale valida almeno per due anni e con la richiesta di 'esportare' questo criterio in tutta la nazione". idurre drasticamente le liste d’attesa. Non si tratta solt anto di destinare nuove risorse, ma di ripensare l’organizzazione del personale sanitario per garantire un accesso rapido e continuativo alla diagnostica preventiva. L’obiettivo è che esami e visite vengano erogati almeno 18 ore al giorno: non è accettabile attendere mesi per una prestazione sanitaria essenziale. Riforma della medicina territoriale: i medici di base siano filtro per i Pronto Soccorso, oggi sovraccarichi al 90% da codici bianchi gestibili altrove. Riorganizzare, semplificare e rendere realmente accessibili i servizi significa offrire risposte concrete e immediate alle persone, mettendo al centro la loro sicurezza e la loro serenità. a prospettiva è di non introdurre l’Irap, mantenendo un quadro tributario il più possibile stabile per imprese e cittadini. Per quanto riguarda l’Irpef regionale, la situazione appare più complessa: la mancata attivazione in passato ha avuto anche una forte valenza politica, ma chiunque guiderà la Regione nella prossima legislatura dovrà confrontarsi con le esigenze di bilancio e con la sostenibilità dei servizi essenziali. Per questo motivo, è importante affrontare il tema con la massima trasparenza. Al centro resta un principio: ogni contributo richiesto ai veneti deve tradursi in servizi adeguati e funzionanti. I veneti si aspettano qualità, soprattutto in sanità. Sono pronti a un piccolo sacrificio in più, se garantisce un sistema accessibile e con tempi di attesa ridotti. vvierei da subito un percorso di ascolto strutturato con tutte le parti interessate: amministratori, imprese, sindacati, università, terzo settore. Il Veneto ha bisogno di un progetto unitario, capace di affrontare i nodi chiave — sanità, demografia, lavoro, servizi territoriali — con una programmazione che non si limiti all’immediato, ma guardi al futuro della comunità veneta. Non darei mai via libera a norme che aumentano burocrazia, complicano la vita delle famiglie o delle imprese, o che creano nuovi oneri senza garantire un reale miglioramento nei servizi. Le leggi devono risolvere problemi, non generarne di nuovi: ogni intervento normativo deve essere sostenibile, utile e comprensibile ai cittadini. Il metodo è: condividere prima di decidere. a Holding può essere utile ma solo se concepita come un organismo operativo e non come la semplice collocazione per figure politiche rimaste senza incarichi. Deve essere un’istituzione capace di governare in modo strategico le infrastrutture del Veneto, garantendo efficienza, continuità e risposte adeguate alle esigenze di un sistema economico che chiede competitività e rapidità nelle scelte. Il ruolo di una Holding regionale non può limitarsi alla gestione formale delle partecipate. Una struttura di questo tipo deve servire a definire linee chiare, coordinare gli investimenti e migliorare la performance delle reti e dei servizi essenziali. Se, invece, diventa un contenitore per assegnare incarichi o funzioni prive di reale utilità, perde la sua ragion d’essere. ul tema delle infrastrutture strategiche, indico tra le priorità il completamento dei collegamenti viari oggi considerati essenziali per la crescita economica e la competitività dell’area padovana. È necessario collegare l’arteria nel padovano con la SR308, anziché con la Valsugana. In questo modo si potrà generare un maggiore gettito dai pedaggi e restituire piena funzionalità a un’infrastruttura che, pur essendo utile, è stata realizzata senza un effettivo completamento in grado di renderla realmente performante per tutto il territorio. Il collegamento verso nord è urgente per la crescita economica e la competitività delle imprese. Infrastrutture moderne, integrate e orientate al futuro: una rete efficiente è una leva decisiva per lo sviluppo. l Veneto non dovrebbe rimanere in attesa delle decisioni del Parlamento, pur riconoscendo che la materia rientra nelle competenze nazionali. È un tema troppo delicato per essere lasciato in sospeso. Il Veneto non è una regione che attende passivamente. È un territorio abituato a partecipare, a proporre e a responsabilizzarsi. Per questo ritengo necess ario avviare un percorso che definisca un quadro regionale chiaro, condiviso e rispettoso della dignità delle persone. L’obiettivo non è sostituirsi al legislatore nazionale, ma dare risposte ai cittadini veneti: intendo proporre un provvedimento regionale, da costruire insieme a tutte le forze politiche del territorio, senza distinzione di schieramento. ALBERTO STEFANI GIOVANNI MANILDO RICCARDO SZUMSKI MARCO RIZZO FABIO BUI Trentatré anni compiuti ieri, Alberto Stefani è deputato, segretario della Lega veneta, vicesegretario di Salvini Cinquantasei anni, avvocato, esponente del Partito Democratico, è stato sindaco di Treviso dal 2013 al 2018 Già sindaco di Santa Lucia di Piave, medico, radiato dall’Ordine per essersi opposto durante il Covid-19 ai protocolli Ex esponente del Partito Comunista, dal 2023 è coordinatore di Democrazia Sovrana Popolare Già sindaco di Loreggia, è stato dal 2018 al 2022 presidente della Provincia di Padova. Dopo le elezioni fonderà un suo partito -tit_org- Veneto, cosa divide i candidati Dalla sanità al fisco, dai servizi al fine vita Cosa divide i candidati -sec_org- tp:writer§§ AL. Va. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702120700136.PDF §---§ title§§ Schlein tira la volata a Decaro link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701745805731.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "MATTINO DI PUGLIA E BASILICATA" del 17 Nov 2025

Il centrodestra attacca sulla sanità e presenta un piano contro la Xylella

pubDate§§ 2025-11-17T09:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701745805731.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701745805731.PDF', 'title': 'MATTINO DI PUGLIA E BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701745805731.PDF tp:ocr§§ IL BRINDISI ALL'AUSPICATA VITTORIA AL TINTINNIO DEI BOCCALI DI BIRRA Schlein tira la volata a Decaro Il centrodestra attacca sulla sanità e presenta un piano contro la Xylella Un’intera giornata, dal nord al sud della Puglia, da Foggia a Bari, per una grande volata verso le elezioni di domenica e lunedì prossimi, 23 e 24 novembre. Elly Shlein attraversa la Puglia per il suo candidato presidente, a capo della coalizione di centrosinistra, e lo fa insieme al presidente Stefano Bonaccini. Insomma i massimi vertici del PD. E Antonio Decaro torna in periferia e sceglie un simbolo di riscatto a Bari com’è il birri icio sociale nel quartiere San Pio, a lungo enclave di degrado per chiudere una domenica entusiasmante. È qui che accoglie Elly Schein, dal bancone e con una birra appena spillata. “Da presidente operaio a presidente spillatore”, scherza l’aspirante governatore della Puglia e offre un bicchiere pure a Stefano Bonaccini, suo compagno di banco al Parlamento europeo oltre che presidente del Pd. Cin cin all’unità del partito, è il coro di battute che accompagna il brindisi fra i vertici dem e il candidato. Circondati dai sostenitori dell’ex sindaco e tutti avvinghiati ai cellulari per immortalare la scena, subito partono le note di “Bella ciao”. Un affetto che fa dire alla leader dem: “Mi scuso se ho insistito tanto, gli abbiamo chiesto lo sforzo di tornare” da Strasburgo. E va di lusinga: “Voglio sfatare il mito che sarebbe stato il candidato naturale. Lui è molto di più: è il candidato popolare”. A una settimana dal voto, Schlein torna in Puglia per il rush inale del candidato del “campo largo” e probabilmente sarà l’unica leader con cui Decaro condivide i ri lettori prima delle regionali. Fedele alla sua tenacia. Che l’ha portato, in estate, a impuntarsi perché nelle liste non ci fossero candidati di peso come Michele Emiliano, prima di dire sì. E venerdì prossimo a chiudere la campagna elettorale da solo. Senza big del Pd o degli alleati. Solo i pugliesi, a cui chiede di invertire la rotta dell’astensionismo e decidere il dopo Emiliano. Una scelta in solitaria che rivendica: “Io non chiedo l’aiuto da casa. Io accompagno i leader di partito alla presentazione delle liste ma la mia campagna elettorale è con i pugliesi”, insiste. A loro dedica più passaggi del suo intervento dal palco, alzando spesso la voce. “Venendo qui mi sono ricordato di essere il candidato perchè qua sto a casa mia - azzarda coperto dagli applausi - Questo è il primo evento che faccio a Bari in questa lunga campagna elettorale”. Incoraggiato, va oltre e ribadisce: “Ci ho messo troppo a decidere, ho tentennato troppo. Stavo pensando alla carriera politica e non alla mia gente. Ero indeciso, mi avete convinto”. Poi torna agli ospiti sul palco, li ringrazia e manda un messaggio che va oltre i conini regionali: “Noi oggi qui rappresentiamo l’unità del nostro partito, un partito fatto di persone che si vogliono bene, con relazioni politiche ma anche umane”. Si associa alle parole di Schlein dette in mattinata a Barletta: “L’unità del Pd è necessaria, ma non suf iciente, per costruire l’unità della coalizione”, aveva ammonito la segretaria. Convinta che “è una premessa indispensabile per mandare a casa questa destra”. Insomma, diviso, il campo largo non ha futuro. In serata Decaro si allinea: “Se decidiamo che vogliamo un paese unito, il nostro partito deve cominciare a somigliare a un partito unito”. Più duro Bonaccini: ammette che la s ida più ardua è quella delel politiche e avvisa: “Ma mi permetto di dire mai più al governo perdendo le elezioni”. Più morbido Decaro che guardandosi accanto, aggiunge: “Questa coalizione è unita, si è unita su un programma costruito in due mesi di lavoro attraversando la regione dal Gargano al Capo di Leuca”. Sembrano lontani i tira e molla agostani sulla scelta del successore di Emiliano e i veti lanciati da Decaro proprio al governatore che è stato il suo talent scout e anche a Nichi Vendola perché non si candidassero per il Consiglio regionale. Schlein torna indietro e ringrazia proprio Emiliano sottol ineando che “Antonio Decaro non parte da zero, ma dal grande impegno profuso in questi anni dalla giunta di Michele Emiliano”. Decaro non raccoglie. Reduce dall’apparente pace fatta l’altra sera con l’ex magistrato (nell’abbraccio immortalato tra i due anche se sembra più estorto che convinto), il candidato si limita a ripetere che i rapporti sono buoni, non c’è pace da fare. “Dopo queste tre Regionali, noi dovremo mettere la testa su quella che sarà la vera s ida principale per i prossimi due anni: le Politiche. Il contributo che arriva dai territori è quello che da qui si potrà prendere: per la prima volta siamo riusciti a mettere insieme tutti coloro che si chiamano opposizioni o alternative”, aggiunge Bonaccini guardando già oltre. “L’unità del centro-sinistra tra due anni non basterà - ha proseguito - per vincere servono anche i programmi, un progetto per l’Italia, però con questa legge elettorale l’unità diventa necessaria perché se vogliamo che Meloni rivinca tra due anni basta fare come sciaguratamente e irresponsabilmente il centro-sinistra fece tre anni fa”. “Dobbiamo stare uniti, non dare alla destra questo vantaggio perché tra due anni l’Italia starà peggio di oggi e oggi sta peggio di tre anni fa. La crisi economica peggiorerà, la inanziaria che è stata fatta è assolutamente ridicola ed inutile. Fosse stato per Fratelli d’Italia e Lega avrebbero ri iutato i fondi del Pnrr, legittima la loro posizione, ma irresponsabile. Oggi sarebbe un Paese in recessione, ma l’anno prossimo iniscono”. LOBUONO SPERA IN UNA GRANDE SORPRESA “La campagna elettorale è ormai alle battute inali e sono convinto che possa emergere una grande sorpresa dalle urne. I cittadini pugliesi, dalla Capitanata a Santa Maria di Leuca, mi riportano quotidianamente le enormi dif icoltà che vivono. Non siamo noi a inventarle: sono loro a denunciare le emergenze nella sanità, nell’agricoltura, nell’industria, nelle aree industriali e nel mercato del lavoro”. Lo ha dichiarato a Foggia il candidato del centrodestra per la presidenza della Regione Puglia, Luigi Lobuono. “Mi vengono segnalate liste d’attesa che - ha aggiunto- arrivano ino al 2028 e pronto soccorso completamente in tilt. Tutto a causa di una piani icazione scellerata che non ha funzionato e che penalizza medici, infermieri e operatori e, ovviamente, i cittadini”. Il candidato ha poi richiamato l’attenzione sul tema dell’emigrazione giovanile ritenendo “inaccettabile che tanti ragazzi qui a Foggia, come nel resto della regione, siano costretti a lasciare la Puglia per cercare un lavoro altrove”. Sulle priorità individuate nel territorio foggiano che spiegato che “agricoltura, infrastrutture, lavoro e sicurezza sono le questioni principali che mi vengono indicate. Anche se la sicurezza non è competenza diretta della Regione, un presidente, se autorevole, può comunque farsi ascoltare nelle sedi opportune e noi, potendo contare anche sul supporto e sul rapporto privilegiato con il governo, potremo - ha concluso Lobuono - fare tanto per accrescere la serenità dei nostri cittadini e delle nostre imprese”. Lobuono, ha organizzato un altro incontro per domani sulla sanità pugliese sempre nel capoluogo, al Grande Albergo delle Nazioni. “Dopo 20 anni di sinistra che ha smantellato letteralmente la sanità della nostra Regione - spiega Mauro D’Attis, segretario regionale - noi racconteremo ai cittadini perché tutto ciò è avvenuto e lo faremo con il supporto di autorevolissime voci a livello nazionale”. Interverranno Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato, Paolo Barelli, presidente del Gruppo alla Camera, Letizia Moratti, presidente della Consulta di Forza Italia, Francesco Bortolan, SiVeAs Ministero della Salute, Stefano Benigni, vice segretario nazionale Fi, Patrizia Marrocco, deputata Fi, Pasquale Perrone Filardi, presidente Società Italiana di Cardiologia, Nicola Calabrese, vice segretario nazionale Fimmg, Antonio Magi, presidente Ordine dei Medici e Odontoiatri Provincia a Roma. “Figure autorevolissime ed esperti che ci aiuteranno a dare ai pugliesi la fotogra ia precisa del disas tro della sinistra e con i quali abbiamo redatto le nostre proposte per restituire ai cittadini un servizio sanitario degno di questo nome”, conclude D’Attis. Sui tagli alla sanità il presidente del M5S, Giuseppe Conte “esprime un concetto profondamente falso e non onesto intellettualmente”. Lo ha detto il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, a margine di un appuntamento elettorale a Ceglie Messapica (Brindisi), a cui ha partecipato il candidato presidente del centrodestra Luigi Lobuono. Il sottosegretario ha così replicato al leader dei Pentastellati che questa mattina dinanzi all’ospedale di Galatina (Lecce) ha invitato la premier Giorgia Meloni a visitare gli ospedali al collasso. “Notoriamente il Fondo sanitario nazionale cresce di 7,3 miliardi nell’ultimo anno, notoriamente il taglio al Fondo sanitario nazionale, a detta della fondazione Gimbe, ci racconta che sono stati de inanziati 37 miliardi quando governavano loro”, ha continuato Gemmato. “Voglio ricordare che la governance sanitaria con la riforma del titolo V della Costituzione è in mano alle Regioni, quindi - ha proseguito il sottosegretario - se l’ospedale di Galatina e altri ospedali sono stati depotenziati o chiusi lo si deve a scelte fatte a livello regionale, della giunta regionale, in cui il M5S negli ultimi 5 anni è stato partecipe”. “Invece di guardare altrove dovrebbero vedere a casa loro, a cosa è successo ed il perché la Puglia in questo momento è la peggiore regione per recupero dei tempi delle lista di attesa in Italia”, ha concluso Gemmato. “Mentre il sottosegretario Gemmato, tra un con litto di interessi e l’altro, fa campagna elettorale in Puglia attaccando la sinistra sulle liste d’attesa, Viene da chiedersi dove abbia vissuto negli ultimi tre anni. Da quando e’ entrato in carica, infatti, a proposito delle liste d’attesa il governo Meloni ha collezionato solo fallimenti e truffe”. Lo scrive Andrea Quartini, deputato del Movimento 5 Stelle in commissione Affari Sociali e coordinatore del Comitato Politico Salute e Inclusione Sociale M5s. “Il primo capitolo e’ quel disastroso decreto sulle liste d’attesa annunciato da Meloni e Schillaci come la soluzione di tutti i mali - prosegue -, ma in realta’ scatola vuota priva di risorse e utile solo a racimolare qualche voto a pochi giorni dalle elezioni europee. Senza dimenticarci della truffa di Agenas, che pubblica sul proprio sito dati relativi alle liste d’attesa mischiando pubblico e privato, ottenendo cosi’ un numero piu’ alto di prestazioni e un tempo d’attesa medio piu’ basso. L’ultimo trucco in ordine di tempo riguarda invece la regione Lazio, che si vanta di un sistema ‘puntuale al 96%’, tralasciando il fatto che quel numero riguarda appena il 12% dei casi, perche’ il restante 88% dei pazienti ri iuta la prima proposta di visita perche’ e’ troppo lontana e scompare dalle statistiche. E il ministero, che conosce i veri i dati, non li pubblica. Questi sono i trucchi della destra per pulirsi la coscienza sulle liste d’attesa. Per fortuna, o purtroppo, i dati reali non sono confutabili e ci dicono che dall’insediamento del governo Meloni il numero degli italiani che rinuncia a curarsi e’ passato da poco piu’ di 4 milioni a poco meno di sei, circa un italiano su dieci. E chi ha rinunciato proprio a causa della lunghezza delle liste d’attesa e’ passato da 2 milioni e mezzo a 4 milioni: dati che sono una pietra tombale sulle vergognose truffe di questa destra”. Oggi novembre alle 11, al Grand Hotel Tiziano di Lecce, Forza Italia riunirà esponenti nazionali e regionali per presentare il piano nazionale per il rilancio dell’olivicoltura italiana e la strategia di contrasto alla Xylella, una delle emergenze più gravi che ha colpito il Salento e l’intera Puglia. L’evento, dal titolo ‘Xylella: azioni e proposte di Forza Italia’, sarà l’occasione per illustrare interventi, strumenti e obiettivi pensati per dare nuova forza a un settore simbolo dell’identità agricola italiana e per rafforzare la difesa delle aree ancora indenni. Interverranno: Luigi Lobuono, candidato alla Presidenza dell a Regione Puglia; Raffaele Nevi, responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura di Forza Italia; Gianluca Gallo, responsabile nazionale del Dipartimento Sicurezza Alimentare di Forza Italia; Mauro D’Attis, segretario regionale di Forza Italia Puglia; Andrea Caroppo, responsabile nazionale del Dipartimento Trasporti di Forza Italia; Antonio Trevisi, senatore di Forza Italia; Vincenzo De Giorgi, sindaco di Copertino. Il piano che sarà presentato punta a rilanciare la produzione, sostenere gli agricoltori, accelerare gli interventi di prevenzione e contenimento, e riportare il comparto olivicolo in una prospettiva di crescita stabile. Forza Italia conferma così il proprio impegno sul territorio e la volontà di offrire soluzioni concrete a una s ida che riguarda economia, ambiente e futuro delle comunità locali. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Schlein tira la volata a Decaro -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701745805731.PDF §---§ title§§ Crescono le dipendenze ma i Serd sono in affanno Mancano 1.900 specialisti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702056200515.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "MESSAGGERO" del 17 Nov 2025

> Ambulatori sempre più affollati e ogni medico ha troppi pazienti in carico L'offerta assistenziale cambia tra Nord e Sud. Il governo stanzia 164 milioni

pubDate§§ 2025-11-17T02:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702056200515.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702056200515.PDF', 'title': 'MESSAGGERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702056200515.PDF tp:ocr§§ Crescono le dipendenze ma i Serd sono in affanno Mancano 1.900 specialisti Ambulatori sempre più affollati e ogni medico ha troppi pazienti in carico L’offerta assistenziale cambia tra Nord e Sud. Il governo stanzia 164 milioni ` L’EMERGENZA ROMA Nuove droghe, mix più forti, ragazzi sempre più giovani: in Italia le dipendenze avanzano più rapidamente dei servizi incaricati di fermarle. E mentre crescono i casi tra i minorenni e aumentano le crisi psichiatriche, la rete che dovrebbe contenerle si sfalda. I SerD – i servizi pubblici che dovrebbero prevenire, curare e accompagnare queste persone – lavorano ormai in apnea. Mancano 1.900 specialisti, ogni operatore ha in carico in media 24 pazienti, con punte che arrivano a 37 in Umbria. In alcune città gli accessi quotidiani superano le centinaia: questo equivale a turni infiniti e sale d’attesa sature. IL REPORT Il resto della pressione finisce negli ospedali. Nel 2024 gli accessi droga-correlati al Pronto soccorso sono stati 8. 378, un dato in lieve calo (-2, 5%) ma con un elemento cruciale: uno su dieci riguarda un minorenne. Il grosso dei casi, però, si concentra tra i 25 e i 44 anni, che rappresentano il 43% degli accessi. E quasi la metà dei pazienti (47%) arriva già in stato psicotico. In 904 casi è stato necessario un ricovero: 37% in psichiatria, 17% in terapia intensiva, 4% in pediatria. Un incremento costante negli anni: dal 2012, quando il tasso era 6 ricoveri ogni 10mila abitanti, si è passati a 9, 3, con il 69% delle ospedalizzazioni concentrato nel Nord. È questa la fotografia di una crisi nazionale, più che il report, dalla Fondazione Gimbe al XIV Congresso Federserd tenutosi a Milano a fine ottobre scorso. «L’offerta assistenziale è a macchia di leopardo e in affanno», avverte il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta. E le cifre lo confermano, rivelando un paradosso netto: più dipendenze, meno personale, più bisogno di cura e meno possibilità di offrirla. GLI OPERATORI E chi nei SerD ha lavorato una vita lo dice senza giri di parole. Claudio Leonardi, presidente della Società Italiana Patologie da Dipendenza (Sipad), medico con 39 anni di servizio nell’attuale Asl Roma 2, conosce bene il prima e il dopo: «Quindici anni fa la situazione era più adeguata: il personale c’era e non stavamo arrancando come adesso. Poi abbiamo iniziato a perdere operatori». Nel suo dipartimento negli ultimi anni «eravamo 4 medici, ora sono rimasti in 3: bravissimi, ma troppo pochi». Troppo pochi per reggere flussi che, già allora, erano imponenti: «Avevamo anche 250 ingressi al giorno e non erano nemmeno i numeri più alti. Al Tuscolano, quartiere molto più popoloso, si arrivava a 600». Intanto è cambiato il volto dei pazienti: «Sono sempre più giovani e policonsumatori: assumono anche quattro sostanze insieme, spesso psicostimolanti nuovi, derivati della cocaina e delle metanfetamine». Per Leonardi il nodo è strutturale: «Mancano almeno 2.000 operatori sanitari: medici, psicologi, infermieri, ma anche educatori e assistenti sociali che partecipano alla valutazione e alla terapia multidisciplinare. Per anni sono stati stanziati pochi fondi per le dipendenze rispetto ad altri settori. Questo governo ha messo 164 milioni per il mondo delle dipendenze, di cui 30 milioni dedicati esclusivamente all’assunzione di personale: non era mai accaduto. Ora però le Regioni devono aprire bandi e concorsi specifici per i SerD, altrimenti i soldi non si tradurranno in servizi». LE COMUNITÀ DI RECUPERO Il quadro sul territorio lo confermano anche le comunità terapeutiche. José Berdini, responsabile delle comunità Pars nelle Marche, parla di una collaborazione «solid» con i SerD, ma di pazienti sempre più complessi: «Oggi molti giovani mescolano alcol, farmaci e stimolanti: una miscela che rende la presa in carico difficilissima». Per Berdini, la vera emergenza è culturale: «È una guerra culturale. Per anni qualcuno ha raccontato che si può convivere con le droghe o con l’abuso digitale. Non è vero. Servono percorsi di formazione integrata tra neuropsichiatria infantile e adulta, SerD, e comunità. L’Italia ha molto da insegnare, ma oggi siamo soli». Lo stesso allarme arriva dalle storiche strutture di Comunità Incontro. «Le dipendenze sono cambiate: alle sostanze classiche si aggiungono quelle digitali e comportamentali», osserva il responsabile Giampaolo Nicolasi, per questo «stiamo aprendo nuovi punti ascolto per intercettare prima il disagio». Ma nessun percorso regge se manca la base: il personale. Ed è qui che la fotografia di Gimbe diventa impietosa: per gli standard del Ministero servirebbero 7.860 professionisti, ma gli ambulatori ad oggi si fermano a 6.005. Laura Pace © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Laura Pace Heading: Highlight: CON LE TERAPIE SPESSO INACCESSIBILI AUMENTANO I CASI DI PERSONE CHE FINISCONO AL PRONTO SOCCORSO 134mila Le persone che sono in cura presso i Serd, i servizi delle Asl che si occupano della prevenzione e della cura di tutte le dipendenze 24 I pazienti che vengono affidati (in media) a ogni operatore dei Serd, con dei picchi in alcune regioni che arrivano fino a 37 pazienti GLI OPERATORI: SITUAZIONE PIÙ GRAVE PER IL MIX TRA SOSTANZE CLASSICHE, LUDOPATIA E ALTRE PATOLOGIE DIGITALI Image:Il laboratorio dell’Arma che studia le nuove sostanze stupefacenti -tit_org- Crescono le dipendenze ma i Serd sono in affanno Mancano 1.900 specialisti -sec_org- tp:writer§§ Laura Pace guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111702056200515.PDF §---§ title§§ Per chi sono indicate E quali rischi corrono le persone in salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701734804505.PDF description§§

Estratto da pag. 23 di "CORRIERE DELLA SERA" del 17 Nov 2025

Gli effetti collaterali. Il peso recuperato dopo lo stop

pubDate§§ 2025-11-17T05:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701734804505.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701734804505.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701734804505.PDF tp:ocr§§ Per chi sono indicate E quali rischi corrono le persone in salute Gli effetti collaterali. Il peso recuperato dopo lo stop 1 A chi vengono prescritti semaglutide e tirzepatide? Ai pazienti con obesità o sovrappeso con una comorbidità legata al peso (ipertensione, malattia cardiovascolare, alterazioni della glicemia). Alle persone con diabete di tipo 2 quando la metformina non è sufficiente o non è tollerata oppure ad alto rischio cardiovascolare, come chi ha già avuto infarto o ictus. Cosa succede se li prende una persona sana? Non solo è inutile sul piano medico, ma può essere rischioso. La stimolazione farmacologica può produrre ipoglicemia con sintomi come tremori, sudorazione, confusione, palpitazioni, perdita di coscienza. E l’effetto sul peso non è «magico»: la perdita ponderale può essere minima e con una quota non trascurabile di perdita di 2 massa magra (muscolo). Questo comporta debolezza e riduzione del metabolismo basale. Come si somministrano? Nella terapia per la gestione del peso con un’iniezione sottocutanea (addome, coscia o braccio) con penne preriempite. Si inizia con una dose molto bassa per abituare gradualmente l’organismo. Quando sono rimborsati? Solo per il diabete di tipo 2. Per obesità e sovrappeso 3 4 ? sono a carico del paziente. Quanto peso consentono di perdere e in quanto tempo? Dal 15 al 25% in un anno e mezzo. Il dimagrimento però non è immediato: nelle prime settimane si osservano cali modesti. Il ritmo accelera nei primi 3-6 mesi fino a stabilizzarsi dopo un anno. Dipende poi dallo stile di vita: dieta ipocalorica e attività fisica sono parte integrante del per5 ? corso. Gli studi mostrano che interrompere la terapia porta a un recupero del peso. Effetti collaterali? La nausea è il sintomo più frequente. Poi diarrea, stipsi, dolore addominale, mal di testa, affaticamento. Pancreatite e calcoli alla colecisti sono rari e si manifestano in chi perde peso rapidamente. Robbie Williams racconta di avere problemi oculari. Non sono farmaci tossici per gli occhi, gli effetti indesiderati sulla vista sono rari. Il rischio cancro aumenta? No, anzi la perdita di peso sembra ridurre il rischio di tumori legati all’obesità. Cautela per chi ha una predisposizione genetica rara al carcinoma midollare della tiroide, per cui questi farmaci sono sconsi6 7 8 gliati. Anche sul pancreas si è discusso, ma le ricerche più recenti non mostrano incidenza nell’aumento delle neoplasie. Potrebbero essere utilizzati per altre patologie? Sì, per ridurre il rischio di infarto, ictus e morte cardiovascolare. Un altro campo promettente è la malattia epatica metabolica: sia semaglutide sia tirzepatide riducono il grasso e favoriscono la regressione dell’infiammazione epatica. Interessanti i risultati sulle dipendenze, in particolare da alcol: la semaglutide sembra ridurre il craving (desiderio intenso) e il consumo. (Ha risposto Silvana Gaetani, coordinatrice senior Early Career Pharmacologists Group Società Italiana di Farmacologia Sif e professoressa di Farmacologia alla Sapienza) 9 ---End text--- Author: Cristina Ravanelli Heading: Highlight: Image: -tit_org- Per chi sono indicate E quali rischi corrono le persone in salute -sec_org- tp:writer§§ Cristina Ravanelli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701734804505.PDF §---§ title§§ Dimagrire con le punture Il boom, i rischi = Dimagrire con le punture Boom (e follie) link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701730204551.PDF description§§

Estratto da pag. 23 di "CORRIERE DELLA SERA" del 17 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-17T05:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701730204551.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701730204551.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701730204551.PDF tp:ocr§§ IL CASO Dimagrire con le punture Il boom, i rischi Dimagrireconlepunture Boom(efollie) salute, usa la «ricetta rossa» del Ssn, trattandosi di farmaci costosissimi: per le iniezioni sottocutanee quotidiane o settimanali che fanno perdere Dalla politica alla finanza, la corsa a usare la semaglutide pur non rientrando tra i pazienti autorizzati. Vendite: +78% Mastella: diabetico, ho perso 20 chili S i fa, ma non si dice. Gli italiani ricorrono alla semaglutide per perdere peso. Un boom rischioso. a pagina 23 Q uello che molti non dicono lo raccontano invece, e spassionatamente, i dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco: gli italiani che ricorrono a semaglutide e affini per perdere qualche chilo — pur non essendo né obesi né diabetici — sono un esercito. Non è una tendenza, è un boom: l’Aifa, l’anno scorso, ha registrato un più 78,7% sulla vendita con «ricetta bianca» degli analoghi del recettore GLP-1. Il dato è eclatante ed è indicativo di una moda, non di una patologia, perché chi ha un acclarato problema di salute, usa la «ricetta rossa» del Ssn, trattandosi di farmaci costosissimi: per le iniezioni sottocutanee quotidiane o settimanali che fanno perdere l’appetito, servono dai 170 ai 300 euro al mese. Ed è una moda semiclandestina che nessuno ammette né in pubblico né sui social perché ufficialmente questi farmaci non potrebbero essere prescritti a chi non rientra nelle poche categorie di pazienti per cui sono autorizzati. Tuttavia, basta fare un giro là dove circola «la gente che piace» — nella moda, nel design, nei corridoi della finanza e molto in quelli della politica — per scoprire che è tutto un passaparola, tutto un «provalo, è una meraviglia» e «funziona, fidati». I politici In Parlamento, il primo sperimentatore, un paio di anni fa, fu un leader di partito non nuovo alle diete, che con la semaglutide ha raccolto percentuali di consenso a lui inconsuete, coalizzando colleghi bipartisan d’ogni campo, sesso e rango. Non siamo ancora al caso del sindaco di Rio De Janeiro Eduardo Paes che l’anno scorso ha promesso, se fosse stato rieletto, Ozempic gratis per tutti, ma si sa mai. Fra i politici, comunque, chi lo prende per snellirsi non lo dice. Clemente Mastella ammette di aver preso semaglutide di prima generazione e che ora usa il Mounjaro, ma perché è diabetico: «Mi fa bene ed è stata l’opportunità per perdere venti chili in cinque, sei mesi», racconta, «sono la dimostrazione ontologica che questi farmaci aiutano a stare in forma. Ho ripreso a fare effetto sulle signore di una certa età. Ora che sono in campagna elettorale in Campania per Roberto Fico con la lista Noi di Centro (Mastella), per strada, mi fermano e mi dicono che sono meglio dal vivo. E io: meglio da vivo che da morto». Anche la senatrice Michaela Biancofiore, presidente del gruppo parlamentare Civici d’Italia - Noi moderati, prende il Mounjaro, ma per motivi medici: «Sono insulino resistente, me l’hanno prescritto per quello, ma l’effetto secondario piacevole è che in un anno e mezzo ho perso 17 dei venti chili in più che avevo messo». Che poi fra i politici vi sia il boom a fini estetici di cui si vocifera a lei non sembra: «Se c’è, non più che nel resto d’Italia. Io, personalmente, ai curiosi, spiego che sono farmaci da prendere solo se c’è l’indicazione, non a cuor leggero». Di sicuro, semaglutide e liraglutide sono i nuovi elisir della linea di «chi può»: di chi ha potere, in generale, e di chi ha potere d’acquisto, in particolare. Da Musk a Williams Non a caso, a spingere le vendite, sono stati i «ricchi e famosi» di Hollywood e dintorni: Oprah Winfrey ha parlato dei nuovi farmaci come di «un dono»; Elon Musk ha confessato di aver perso 13 chili; Robbie Williams ha ridotto tutto a un miracolo («prendo qualcosa», ha detto, riferendosi al nuovo fisico smilzo, ma qualche giorno fa ha sostenuto di avere problemi agli occhi collegandoli alle iniezioni per dimagrire); Serena Williams ha perso 14 chili ed è diventata testimonial di una campagna per l’«uso consapevole» dei cosiddetti GLP-1. Osserva la professoressa An namaria Colao, prima endocrinologa d’Italia per l’Ad Scientific Index e in libreria col bestseller Sonzogno Il digiuno su misura: «È una moda che si spiega con due fattori: il primo è che siamo una “società estetica” in cui il magro vince sul sovrappeso; il secondo è che si tratta di farmaci che agiscono bene sulla “fame edonica” quella che viene a persone molto impegnate e sotto pressione, che mangiano anche per compensare lo stress. Sono farmaci che tolgono la dipendenza da cibo, utili anche a chi si ritrova spesso a fare cene e cocktail di lavoro». Infatti, un mese fa, il Financial Times si è addirittura chiesto se sono i farmaci soppressori dell’appetito che stanno mettendo in crisi i ristoranti delle city («aiutano le persone a ordinare meno, saltare portate, limitare i pasti d’affari»). Spesa milionaria In Italia, sempre il rapporto Aifa 2024 quantifica la spesa privata (non SSN) in 55,3 milioni di euro per la semaglutide e 13,4 milioni per la liraglutide. A spanne, fanno 300 o 400 mila scatole vendute. E questi i dati non includono il Wegovy, semaglutide ad alto dosaggio, in commercio solo da metà 2024, perciò non ancora rilevato nella top 30 dei ritrovati più venduti, ma che è già esploso in Usa e Regno Unito. Sono farmaci che si possono vendere solo con ricetta. Se il paziente non ha le patologie indicate sul bugiardino, il medico potrebbe comunque prescriverli, ma solo «in scienza e coscienza»: deve spiegare che l’uso è fuori indicazione, illustrarne rischi ed effetti collaterali e assumersi responsabilità professionale e penale della scelta. Molti medici però lo fanno, «per esempio per pazienti a cui il sovrappeso è causa di grave disagio psicologico», spiega Colao. Le limitazioni alla prescrizione e i prezzi alti hanno scatenato la vendita illegale sul web, spesso di prodotti che di GLP-1 non hanno nulla e sono dannosi, come è successo pochi giorni fa a una 31nenne di Padova finita in coma dopo essersi iniettata un falso Ozempic. Il nuovo elisir di magrezza sta diventando una sorta di status symbol proibito, da usare in clandestinità o cercare al mercato nero. La nuova follia collettiva è credere che dimagrire è facile, ma a che prezzo? © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Candida Morvillo Heading: Highlight: ? Il farmaco SEMAGLUTIDE È una molecola in uso nel trattamento del diabete di tipo 2. Agisce come regolatore dell’appetito e del senso di fame: aumentando cioé le sensazioni di sazietà e diminuendo quelle dell’appetito Image:All’estero Serena Williams L’ex tennista ha perso 14 chili: è testimonial di una campagna per «l’uso consapevole» dei GLP-1 (Epa) Robbie Williams Il cantante, per spiegare il fisico smilzo, ha detto di «prendere qualcosa» e di avere problemi agli occhi (Afp) Oprah Winfrey La star televisiva statunitense ha parlato dei nuovi farmaci come di un «dono» (Afp) Elon Musk Il magnate miliardario ha confessato pubblicamente di aver perso ben 13 chili (Afp) Pazienti Clemente Mastella, 78 anni, sindaco di Benevento, e Michaela Biancofiore, 54, senatrice, entrambi affetti da patologie (Mondadori Port.) -tit_org- Dimagrire con le punture Il boom, i rischi Dimagrire con le punture Boom (e follie) -sec_org- tp:writer§§ Candida Morvillo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701730204551.PDF §---§ title§§ La forza della sanità: l'eccellenza che nasce dalle difficoltà link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701739204517.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "FOGLIO" del 17 Nov 2025

Un sistema che fa miracoli con risorse contenute, ma che non può continuare a reggersi solo sul sacrificio di chi ci lavora. Indagine sui dati Ocse

pubDate§§ 2025-11-17T05:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701739204517.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701739204517.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701739204517.PDF tp:ocr§§ La forza della sanità: l’eccellenza che nasce dalle difficoltà Un sistema che fa miracoli con risorse contenute, ma che non può continuare a reggersi solo sul sacrificio di chi ci lavora. Indagine sui dati Ocse U n popolo che invecchia, ma che invecchia bene. Un sistema sanitario che, nonostante le ferite, la cronica carenza di personale e un finanziamento pubblico più basso rispetto ad altri grandi big europei, continua a garantire risultati da paese leader. E’ il paradosso italiano, confermato ancora una volta dall’ultimo rapporto Health at a Glance 2025 dell’Ocse: con una speranza di vita di 83,5 anni, l’Italia si colloca al quinto posto al mondo per longevità, dietro solo a Giappone, Svizzera, Spagna e Israele. Un risultato che non si spiega soltanto con la dieta mediterranea o con la genetica, ma con la tenuta di un Servizio sanitario nazionale che, pur logorato, resta universalistico, solidale e sorprendentemente efficace. Nel confronto con gli altri paesi industrializzati, l’Italia continua a distinguersi per la qualità delle cure, per la capacità di salvare vite e per l’efficienza degli interventi. E’ il lato luminoso di una medaglia che sull’altro fronte mostra crepe profonde: risorse insufficienti, sprechi strutturali, diseguaglianze territoriali che amplificano ogni difficoltà. Ma il quadro che emerge dai dati Ocse è chiaro: anche con un finanziamento ridotto, il nostro sistema riesce a garantire standard elevati e risultati che molti paesi più ricchi non raggiungono. La nostra aspettativa di vita supera di oltre due anni la media dei 38 paesi Ocse, che si ferma a 81,1 anni. A reggere l’urto è soprattutto la rete dell’emergenza-urgenza. Gli indicatori più sensibili, quelli che misurano la capacità di risposta immediata, confermano un’efficienza che sorprende. La mortalità a trenta giorni per infarto del miocardio è del 4,7 per cento, contro una media Ocse del 6,5; la Germania, pur spendendo molto di più, si ferma al 7,9 per cento. Anche la mortalità a trenta giorni per ictus ischemico A reggere l’urto dell’emergenza sensibili confer sorprende. Tra medicina territo è tra le più basse: 6,9 per cento contro una media del 7,7. Dietro questi numeri c’è la professionalità dei medici e degli infermieri italiani, la solidità di reparti che funzionano spesso con organici ridotti, e un capitale umano che sopperisce con dedizione dove le risorse mancano. E’ la forza silenziosa del nostro sistema: l’eccellenza che nasce dalla difficoltà. La qualità delle cure primarie si riflette poi nel basso tasso di ricoveri evitabili per patologie croniche come asma, Bpco, scompenso cardiaco e diabete. Significa che, pur tra mille ostacoli, la medicina territoriale continua a funzionare: i medici di famiglia, i distretti, le farmacie, le Asl che presidiano il territorio. E’ la trama invisibile del Servizio sanitario nazionale, quella che impedisce ai malati cronici di finire in ospedale per complicanze che altrove costerebbero carissimo. Eppure, la tenuta di questo equilibrio è sempre più fragile. L’Italia spende in sanità l’8,4 per cento del pil, contro una media Ocse del 9,3; la Germania arriva al 12,7 per cento, la Francia al 10,8. In termini pro capite, la distanza è ancora più evidente: 5.164 dollari per cittadino contro i 7.367 della Francia e i 9.365 della Germania. E’ un sistema che fa miracoli con risorse contenute, ma che non può continuare a reggersi solo sul sacrificio di chi ci lavora. Per questo la sfida più urgente è quella dell’efficienza. L’Italia deve imparare a spendere meglio, eliminando sprechi e inappropriatezze che erodono la sostenibilità del sistema. L’ultimo rapporto OsMed dell’Aifa lancia un allarme preciso: un anziano su tre assume almeno cinque farmaci diversi ogni giorno per oltre sei mesi l’anno, e il 70 per cento degli over 65 ha ricevuto prescrizioni di cinque o più principi attivi in dodici mesi. Tra gli ultraottantacinquenni la media sale a 8,7 sostanze diverse per persona. La politerapia è inevitabile in presenza di più patologie croniche, ma diventa pericolosa quando sfugge a l controllo. L’Aifa avverte che un eccesso di farmaci aumenta il rischio di interazioni e reazioni avverse, con ricoveri evitabili e, nei casi più gravi, esiti fatali. Il paradosso è evidente: si spende di più per curare peggio. Ogni compressa non necessaria rappresenta uno spreco che grava sul sistema e un rischio per il paziente. Per questo l’Agenzia del farmaco promuove il “deprescribing”, la revisione periodica delle terapie, per ridurre ciò che non serve e migliorare la qualità delle cure. E’ un cambio culturale profondo: non più “curare di più”, ma “curare meglio”. Un’altra grande zona grigia è quella della diagnostica per immagini. Ogni anno in Italia si eseguono oltre settanta milioni di prestazioni tra tac, risonanze e radiografie. Secondo la presidente della Sirm, Nicoletta Gandolfo, fino al 40 per cento degli esami è inappropriato. Dietro questa inflazione diagnostica si nasconde il fenomeno della medicina difensiva: molti medici prescrivono test inutili per tutelarsi da possibili denunce. Un atteggiamento comprensibile, ma disastroso per il sistema. Il ministro della Salute Orazio Schillaci stima il costo della medicina difensiva in circa undici miliardi di euro l’anno. Denaro che si disperde in accertamenti non necessari, mentre migliaia di pazienti aspettano mesi per una risonanza davvero urgente. Una riforma per arginare questo meccanismo era stata elaborata dalla commissione D’Ippolito, istituita dal ministro della Giustizia Carlo Nordio: prevedeva l’esclusione della punibilità per colpa lieve, pene pecuniarie per le denunce infondate e una valorizzazione delle buone pratiche cliniche. Ma il percorso si è fermato prima di diventare legge, travolto dalle tensioni politiche interne alla maggioranza. E’ rimasto solo lo “scudo penale” introdotto durante la pandemia e reso strutturale, misura di compromesso in un mare di incertezze. Nel frattempo, anche la prevenzione non brilla come potrebbe. L’Italia destina a questo settore il cinque per cento della spesa sanitaria totale, più della media Ocse (3,4), ma dodici regioni su venti non riescono a spendere tutte le risorse disponibili, pari a circa sei miliardi di euro. E’ un paradosso: si investe più di altri, ma si spende male. Il risultato è che molti programmi di vaccinazione e screening restano incompiuti. Quindici regioni su venti non raggiungono gli obiettivi minimi per le vaccinazioni pediatriche, le coperture per l’Hpv maschile crollano al due per cento oltre i 24 anni, e mancano operatori per i nuovi piani di immunizzazione. Anche gli screening oncologici soffrono: nel Sud solo il diciotto per cento della popolazione partecipa a quello per il colon-retto, contro una media nazionale del trentatré e un obiettivo del cinquanta. La pandemia ci ha lasciato un duro insegnamento: una sanità basata solo sugli ospedali non regge. Da qui il progetto del Pnrr sanitario: case della comunità, ospedali di prossimità, assistenza domiciliare integrata. Ma i numeri raccontano una realtà ancora acerba. Secondo l’Agenas, al primo semestre 2025 solo 660 delle 1.723 Case della Comunità previste sono operative, appena il 38 per cento; solo 46 strutture, meno del 3 per cento, sono davvero funzionanti, con personale stabile e servizi completi. Il vero limite è sempre lo stesso: la carenza di personale. Oggi mancano oltre 5.500 medici di medicina generale e migliaia di infermieri. Nel 2019 c’erano 42.000 medici di famiglia, oggi ne restano poco più di 36.000, con un calo del 12,8 per cento. Gli infermieri sono 6,9 ogni mille abitanti, contro una media Ocse di 9,2. La carenza di professionisti rischia di far naufragare ogni riforma. Alcune regioni propongono di estendere la tassazione agevolata al cinque per cento sugli straordinari per provare almeno a trattenere il personale che formiamo in Italia e che sempre più spesso fugge all’estero in cerca di una qualità del lavoro e stipendi ben migliori, ma servono misure più strutturali. Un segnale incoraggiante arriva invece dall’assistenza domiciliare, che ha finalmente raggiunto il target europeo del dieci per cento degli over 65 seguiti a casa, grazie ai fondi del Pnrr. “Curare gli anziani nelle loro abitazioni non è solo più umano, è anche più sostenibile”, spiegano dal ministero della Salute, “ma bisogna consolidare il modello con risorse permanenti”. Nel mosaico della sanità italiana un ruolo crescente lo gioca anche la Farmacia dei Servizi, diventata punto di riferimento per milioni di cittadini. Nata come sperimentazione, oggi rappresenta il volto più moderno del sistema: prossimità, accessibilità, prevenzione. E’ il simbolo di una sanità che intercetta sul territorio il paziente, ed entra fin dentro casa grazie alla telemedicina, invece di aspettarlo in ospedale. Resta, però, il nodo più antico: la politicizzazione della sanità. Troppe nomine rispondono ancora a logiche di appartenenza e non di competenza, e la gestione delle Asl spesso risente di equilibri locali più che di efficienza. Il sindacato Anaao Assomed propone di affiancare ai direttori generali un direttore clinico con pari poteri, per riequilibrare il rapporto tra amministrazione e professione. E’ un’idea di governo clinico che mira a restituire un peso decisionale maggiore ai professionisti e al territorio. Per una sanità più “orizzontale” e con decisioni meno calate dall’alto, spesso frutto di logiche clientelari locali. L’Italia, nonostante tutto, resta un paese dove si vive a lungo e, quando serve, si è curati bene. Ma questo miracolo quotidiano è fragile, e la sua tenuta non è garantita. Il rischio è che la forza d’inerzia, l’abitudine al miracolo, diventi la nostra condanna. Per salvarlo, il Servizio sanitario nazionale deve ritrovare la sua vocazione originaria: equità, universalismo, qualità. Non servono solo più fondi, ma una rivoluzione culturale che parta dall’efficienza, dalla prevenzione e dal rispetto per chi lavora ogni giorno nelle corsie. In un contesto di risorse contingentate è doveroso che ogni euro in più investito nel Ssn non venga disperso tra i mille rivoli delle inefficienze. La vera sfida non è solo aumentare la spesa, ma usarla meglio: meno farmaci inutili, meno esami inappropriati, più prevenzione, più territorio, più umanità. Ogni spreco eliminato è una cura in più per chi ne ha bisogno. E forse è qui, in questa capacità di resistere e reinventarsi, che si gioca il futuro della sanità italiana: nella possibilità di trasformare la nostra eccellenza d’emergenza in una quotidiana normalità di efficienza e giustizia sociale. Perché un paese che sa curare bene i suoi cittadini non è solo più sano. E’ anche più giusto, più civile ed economicamente più forte. Giovanni Rodriquez er cento del pil, a vera sfida non a usarla meglio: mi inappropriati, rio, più umanità ---End text--- Author: Giovanni Rodriquez Heading: Highlight: L’Italia spende in sanità l’8,4 per cento del pil, contro una media Ocse del 9,3. La vera sfida non è solo aumentare la spesa, ma usarla meglio: meno farmaci inutili, meno esami inappropriati, più prevenzione, più territorio, più umanità r o a e e A reggere l’urto è soprattutto la rete dell’emergenza-urgenza. Gli indicatori più sensibili confermano un’efficienza che sorprende. Tra mille ostacoli, anche la medicina territoriale continua a funzionare Image: -tit_org- La forza della sanità: l'eccellenza che nasce dalle difficoltà -sec_org- tp:writer§§ Giovanni Rodriquez guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701739204517.PDF §---§ title§§ Sistema salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701738904530.PDF description§§

Estratto da pag. 51 di "ITALIA OGGI SETTE" del 17 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-17T05:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701738904530.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701738904530.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI SETTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701738904530.PDF tp:ocr§§ Sistema salute partire da quest’anno si registra un’importante novità, rappresentata dall’inserimento, accanto alle due sottodimensioni dei posti letto in reparti specialistici e della dotazione di grandi apparecchiature diagnostiche, della nuova sottodimensione degli indicatori di attività ospedaliera, comprendente il tasso di ospedalizzazione (espresso come numero di dimissioni ospedaliere per 100 mila abitanti), l’indice ponderato di case mix (ossia l’indice di case mix di ciascun reparto ospedaliero, ponderato per il numero di dimissioni di quel reparto sulle dimissioni provinciali totali), il tasso di utilizzo (ottenuto dividendo le giornate di degenza effettive per le giornate di degenza potenziali, ossia il numero di posti letto moltiplicato per i giorni dell'anno, e moltiplicando il risultato per 100) e la percentuale di posti letto in specialità ad elevata assistenza. L’inserimento A della nuova sottodimensione tenta di catturare l’impatto della mobilità ospedaliera extraregionale sul sistema ospedaliero provinciale e, indirettamente, la sua attrattività. Ancona apre la classifica della dimensione relativa al Sistema salute, migliorando il terzo posto già conseguito lo scorso anno, seguita da Catanzaro, Siena, Pisa e Verona. Nelle 20 posizioni di testa, una in meno rispetto allo scorso anno, troviamo 4 province del nord-ovest: Milano e Mantova in rappresentanza della Lombardia; le province di Imperia e Genova per la Liguria. Il nord-est si riaffaccia nelle parti alte della classifica con 3 province, contro l’unica classificata nella passata edizione: le province di Verona e Padova in Veneto e quella di Bologna in rappresentanza dell’Emilia Romagna. Figurano nel gruppo di testa 6 province dell’Italia centrale, una in più rispetto al 2024: Siena, Pisa e Firenze in Toscana; Terni in Umbria; Ancona nelle Marche; Roma nel Lazio. Infine l’Italia meridionale e insulare è rappresentata da 7 province, lo stesso numero registrato lo scorso anno, fra le quali figurano L’Aquila in Abruzzo; Isernia in Molise; Foggia in Puglia; Catanzaro in Calabria; Catania e Palermo in Sicilia; Cagliari in Sardegna. La scarsa consistenza numerica del primo gruppo segnala che nelle province italiane la dotazione di servizi sanitari si attesta prevalentemente su livelli medi o medio-bassi. In generale, per quanto riguarda la distribuzione territoriale dei servizi, questa si presenta ampiamente eterogenea. I servizi sanitari si concentrano prevalentemente nelle città metropolitane e in poli di eccellenza nella ricerca medica, quali Pisa e Siena. Le posizioni di coda comprendono 24 province, come lo scorso anno. Se nessuna risulta dislocata nel nord-ovest, il nord-est è presente nel gruppo di coda con 4 province, come nella passata edizione. Vi figurano Venezia in rappresentanza del Veneto; Pordenone e Gorizia in Friuli-Venezia Giulia; Reggio Emilia in Emilia Romagna. Quanto all’Italia centrale, risultano censite 7 province, una in più rispetto al 2024, fra le quali figurano Livorno, Lucca, Massa-Carrara e Pistoia in Toscana; Macerata nelle Marche; Latina e Frosinone nel Lazio. Infine figurano nel gruppo di coda 13 province dell’Italia meridionale e insulare, quattro in più rispetto allo scorso anno: Caserta in Campania; Brindisi, Barletta-Andria-Trani e Taranto in Puglia; Cosenza e Vibo Valentia in Calabria; Trapani, Enna e Agrigento in Sicilia; Nuoro, Oristano e Sud Sardegna in Sardegna. Chiude la classifica la provincia del Sud Sardegna. _____© Riproduzione riservata______ n ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Ripartizioni territoriali Sistema salute Totale Nord Ovest Nord Est Centro Mezzogiorno e isole 1 Buona 4 3 6 7 20 2 Accettabile 10 5 4 12 31 3 Scarsa 11 10 6 32 4 5 7 13 24 25 22 22 38 107 Totale Classifica sistema salute Pos. Provincia 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 ANCONA CATANZARO SIENA PISA VERONA TERNI ISERNIA CAGLIARI BOLOGNA IMPERIA CATANIA MILANO FOGGIA PALERMO L’AQUILA ROMA GENOVA FIREN ZE PADOVA MANTOVA CALTANISSETTA CAMPOBASSO MESSINA AOSTA SAVONA GROSSETO TRIESTE PARMA PESARO E URBINO BENEVENTO PAVIA BARI PESCARA CROTONE PERUGIA NOVARA Gruppo Punteggio Pos. 2024 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 1.000,00 948,93 934,34 924,66 891,17 869,04 859,87 856,98 832,73 822,66 819,45 814,10 795,84 793,77 784,09 772,71 771,05 749,72 740,16 736,61 717,86 714,77 710,25 709,61 703,04 702,04 701,23 696,55 692,75 678,26 671,24 668,53 661,44 657,52 640,44 636,93 3 31 15 11 24 2 1 19 41 74 40 6 9 16 10 14 5 28 17 60 13 18 22 12 69 57 54 44 58 7 4 32 73 21 23 29 Pos. Provincia 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 Gruppo Punteggio Pos. 2024 BRESCIA NAPOLI TERAMO BERGAMO AVELLINO FORLÌ-CESENA VERCELLI SALERNO CUNEO POTENZA CREMONA RIMINI UDINE PRATO TORINO ALESSANDRIA REGGIO CALABRIA LECCE RIETI LECCO PIACENZA MONZA E DELLA BRIANZA MODENA COMO TRENTO ROVIGO CHIETI LA SPEZIA RAVENNA TREVISO VARESE BOLZANO ASCOLI PICENO AREZZO RAGUSA 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 627,83 625,61 624,48 614,77 609,98 605,64 605,46 604,86 592,61 588,85 588,12 587,36 583,14 579,96 576,57 572,04 563,67 563,64 561,60 560,69 556,44 552,40 551,24 546,16 543,33 541,47 539,90 528,51 518,40 513,98 511,93 511,40 508,08 507,72 507,47 67 35 47 61 36 87 88 20 72 8 26 59 65 64 43 48 45 39 34 37 55 102 78 82 95 51 56 71 86 90 33 63 42 84 50 Pos. Provincia 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 Gruppo Punteggio Pos. 2024 VERBANO-CUSIO-OSSOLA 3 SIRACUSA 3 VICENZA 3 FERRARA 3 BIELLA 3 ASTI 3 VITERBO 3 SONDRIO 3 BELLUNO 3 LODI 3 FERMO 3 SASSARI 3 VENEZIA 4 NUORO 4 LATINA 4 LIVORNO 4 PORDENONE 4 REGGIO EMILIA 4 BRINDISI 4 LUCCA 4 BARLETTA-ANDRIA-TRANI 4 MACERATA 4 CASERTA 4 MASSA-CARRARA 4 TARANTO 4 FROSINONE 4 COSENZA 4 PISTOIA 4 TRAPANI 4 ENNA 4 MATERA 4 AGRIGENTO 4 ORISTANO 4 VIBO VALENTIA 4 GORIZIA 4 SUD SARDEGNA 4 505,31 502,85 491,21 490,45 481,22 477,75 471,65 469,29 466,74 464,26 458,56 449,27 436,84 432,88 430,52 429,74 416,04 413,79 411,34 404,95 400,87 399,61 397,39 384,16 367,07 366,13 350,67 347,81 345,62 326,54 291,68 276,85 222,47 183,07 91,87 0,00 75 96 79 66 27 93 94 76 52 81 105 68 62 83 97 100 25 91 46 70 103 38 77 98 85 49 89 80 92 30 53 99 101 107 104 106 Sistema salute Sottodimensione posti letto in reparti specialistici Pos. Provincia Gruppo Punteggio 2024 1 ANCONA 1 1.000,00 1 2 CAGLIARI 1 889,17 2 3 SIENA 1 847,94 6 4 CATANZARO 1 795,84 4 5 AVELLINO 1 731,77 68 6 FOGGIA 1 667,23 8 7 TERNI 1 630,38 11 8 PISA 1 627,75 7 9 POTENZA 1 624,57 10 10 BARI 1 607,50 18 11 MILANO 1 594,37 5 12 CAMPOBASSO 1 568,33 14 13 ISERNIA 1 558,03 9 14 PALERMO 1 537,87 36 15 PAVIA 1 528,54 3 16 CATANIA 1 527,62 38 17 AOSTA 1 523,71 13 18 ROMA 2 521,69 23 19 MESSINA 2 511,04 34 20 LECCE 2 487,30 41 21 RAVENNA 2 483,06 97 22 NAPOLI 2 478,85 35 23 SALERNO 2 474,08 45 24 BRESCIA 2 466,29 73 25 GROSSETO 2 460,94 91 26 L’AQUILA 2 458,01 39 27 SASSARI 2 453,29 22 28 PORDENONE 2 446,44 27 29 NOVARA 2 445,56 28 30 BENEVENTO 2 445,53 21 31 PESARO E URBINO 2 433,61 52 32 GENOVA 2 430,82 12 33 PADOVA 2 427,79 15 34 TORINO 2 427,49 30 35 LECCO 2 418,98 17 36 BOLOGNA 2 411,66 29 37 TRIESTE 2 407,28 16 38 ALESSANDRIA 2 405,66 42 39 BRINDISI 2 403,96 31 40 FIRENZE 2 398,91 37 41 ASCOLI PICENO 2 392,15 62 42 TERAMO 2 388,72 26 43 VERONA 2 387,75 24 44 NUORO 2 382,25 47 45 CUNEO 2 380,45 44 46 MODENA 3 363,08 54 47 MACERATA 3 360,80 33 48 RIMINI 3 359,16 49 49 BERGAMO 3 358,11 58 50 CASERTA 3 354,93 100 51 PESCARA 3 353,79 72 52 CREMONA 3 353,14 19 53 PRATO 3 347,67 32 54 REGGIO CALABRIA 3 347,15 60 55 BIELLA 3 340,45 40 56 RAGUSA 3 337,50 50 57 CHIETI 3 331,68 59 58 PERUGIA 3 331,05 43 59 UDINE 3 330,28 25 60 BELLUNO 3 329,54 48 61 MANTOVA 3 324,87 57 62 LUCCA 3 324,15 78 63 PARMA 3 322,73 64 64 FERRARA 3 321,95 51 65 FORLÌ-CESENA 3 317,38 61 66 ENNA 3 310,18 20 67 LODI 3 308,44 69 68 ORISTANO 3 297,91 53 69 LIVORNO 3 297,86 79 70 AGRIGENTO 3 294,22 88 71 COSENZA 3 293,13 94 72 VARESE 3 290,54 67 73 MASSA-CARRARA 3 287,03 85 74 SIRACUSA 3 284,92 89 75 ROVIGO 3 282,68 63 76 MATERA 3 282,31 55 77 CROTONE 3 271,81 70 78 BOLZANO 3 269,05 46 79 VERBANO-CUSIO-OSSOLA 3 268,48 82 80 TARANTO 4 248,68 96 81 TRAPANI 4 245,17 99 82 TRENTO 4 236,98 80 83 IMPERIA 4 236,24 84 84 MONZA E DELLA BRIANZA 4 233,94 87 85 CALTANISSETTA 4 231,96 56 86 AREZZO 4 230,35 102 87 ASTI 4 228,62 83 88 VENEZIA 4 223,53 76 89 COMO 4 221,37 74 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 TREVISO 4 VICENZA 4 SAVONA 4 SONDRIO 4 PIACENZA 4 LA SPEZIA 4 VERCELLI 4 GORIZIA 4 BARLETTA-ANDRIA-TRANI 4 FERMO 4 REGGIO EMILIA 4 FROSINONE 4 LATINA 4 RIETI 4 PISTOIA 4 SUD SARDEGNA 4 VIBO VALENTIA 4 VITERBO 4 220,50 71 218,20 75 215,14 98 212,70 81 212,70 65 200,62 86 200,18 92 197,17 77 195,71 95 185,41 103 170,24 101 129,58 90 110,84 106 110,62 66 108,52 93 90,92 105 55,53 107 0,00 104 Sottodimensione apparecchiature diagnostiche Pos. Provincia Gruppo Punteggio 2024 1 MANTOVA 1 1.000,00 55 2 TERNI 1 878,78 1 3 ISERNIA 1 769,77 2 4 CALTANISSETTA 1 701,30 3 5 CAMPOBASSO 1 699,69 21 6 BENEVENTO 1 699,45 5 7 L’AQUILA 1 679,84 4 8 ROMA 1 661,13 9 9 RIETI 1 660,66 18 10 PERUGIA 1 629,38 14 11 GENOVA 1 616,02 6 12 CATANIA 1 605,56 48 13 CATANZARO 1 599,26 102 14 SALERNO 1 596,99 10 15 VARESE 1 588,22 17 16 FROSINONE 1 580,03 11 17 PALERMO 1 574,82 8 18 CROTONE 1 573,74 7 19 ROVIGO 1 558,44 33 20 MESSINA 2 555,62 15 21 ASCOLI PICENO 2 555,58 28 22 FIRENZE 2 551,51 29 23 POTENZA 2 551,10 13 24 PADOVA 2 547,17 20 25 GROSSETO 2 545,65 16 26 AVELLINO 2 533,70 19 27 NAPOLI 2 525,82 39 28 AOSTA 2 524,70 22 29 CREMONA 2 519,55 35 30 BIELLA 2 518,52 25 31 LECCE 2 512,99 41 32 REGGIO CALABRIA 2 506,86 31 33 CASERTA 2 495,35 37 34 AREZZO 2 494,13 53 35 PESCARA 2 492,73 72 36 VERBANO-CUSIO-OSSOLA 2 491,43 67 37 PORDENONE 2 489,52 30 38 LATINA 2 486,92 43 39 MILANO 2 482,26 24 40 PAVIA 2 477,89 12 41 FOGGIA 2 470,62 23 42 VERONA 2 470,51 32 43 SAVONA 2 468,64 26 44 PARMA 2 461,60 27 45 ANCONA 2 457,78 42 46 VENEZIA 2 448,94 36 47 ENNA 2 438,91 51 48 BELLUNO 2 435,71 52 49 LA SPEZIA 2 431,89 46 50 PISA 2 431,69 44 51 NOVARA 2 429,10 38 52 PIACENZA 3 424,57 34 53 MATERA 3 413,00 40 54 BERGAMO 3 412,81 57 55 PISTOIA 3 407,46 61 56 PESARO E URBINO 3 406,99 64 57 TARANTO 3 404,65 70 58 LECCO 3 404,19 75 59 SONDRIO 3 401,16 68 60 BOLZANO 3 394,16 73 61 IMPERIA 3 392,37 60 62 CHIETI 3 391,49 45 63 BARI 3 389,58 65 64 RIMINI 3 388,92 69 65 TERAMO 3 388,72 74 66 TRIESTE 3 387,56 84 67 BOLOGNA 3 382,69 66 68 MACERATA 3 380,95 47 69 TORINO 3 375,59 63 70 CAGLIARI 3 369,45 105 71 BRESCIA 3 72 ALESSANDRIA 3 73 SASSARI 3 74 RAGUSA 3 75 COMO 3 76 PRATO 3 77 VITERBO 3 78 MODENA 3 79 VERCELLI 3 80 BARLETTA-ANDRIA-TRANI 3 81 UDINE 3 82 FERRARA 3 83 LUCCA 3 84 TRAPANI 3 85 BRINDISI 3 86 SIRACUSA 3 87 SIENA 4 88 REGGIO EMILIA 4 89 RAVENNA 4 90 TREVISO 4 91 VICENZA 4 92 CUNEO 4 93 AGRIGENTO 4 94 COSENZA 4 95 MASSA-CARRARA 4 96 LODI 4 97 TRENTO 4 98 MONZA E DELLA BRIANZA 4 99 NUORO 4 100 FORLÌ-CESENA 4 101 FERMO 4 102 LIVORNO 4 103 VIBO VALENTIA 4 104 ORISTANO 4 105 GORIZIA 4 106 ASTI 4 107 SUD SARDEGNA 4 369,20 363,45 361,72 360,18 350,90 348,86 344,98 341,17 332,79 331,21 319,78 317,23 315,83 313,47 310,85 308,34 306,96 306,77 290,54 281,14 269,31 267,24 267,07 261,86 249,11 236,67 235,31 230,25 197,72 195,65 173,16 166,39 164,77 137,68 89,41 16,38 0,00 59 50 94 49 83 81 58 87 79 92 88 78 56 77 62 89 54 76 71 96 82 86 90 80 93 85 95 100 98 97 103 99 101 106 107 91 104 Sottodimensione indicatori di attività ospedaliera Pos. Provincia Gruppo Punteggio 2024 1 VERONA 1 1.000,00 ( … ) 2 IMPERIA 1 995,12 ( … ) 3 PISA 1 955,22 ( … ) 4 BOLOGNA 1 934,92 ( … ) 5 SIENA 1 914,55 ( … ) 6 ANCONA 1 889,74 ( … ) 7 CATANZARO 1 857,24 ( … ) 8 SAVONA 1 803,99 ( … ) 9 MILANO 1 791,69 ( … ) 10 CATANIA 1 786,33 ( … ) 11 ISERNIA 1 774,39 ( … ) 12 CAGLIARI 1 761,89 ( … ) 13 FIRENZE 1 761,10 ( … ) 14 GENOVA 1 755,44 ( … ) 15 PALERMO 1 755,09 ( … ) 16 PARMA 1 749,04 ( … ) 17 TRIESTE 1 743,92 ( … ) 18 L’AQUILA 1 740,07 ( … ) 19 CALTANISSETTA 1 737,07 ( … ) 20 FOGGIA 1 736,71 ( … ) 21 PADOVA 1 735,83 ( … ) 22 TERNI 1 717,53 ( … ) 23 VERCELLI 1 716,03 ( … ) 24 PESARO E URBINO 1 713,08 ( … ) 25 FORLÌ-CESENA 1 711,77 ( … ) 26 ROMA 1 701,64 ( … ) 27 CROTONE 2 675,94 ( … ) 28 PESCARA 2 673,28 ( … ) 29 GROSSETO 2 666,15 ( … ) 30 MONZA E DELLA BRIANZA 2 659,50 ( … ) 31 AOSTA 2 656,46 ( … ) 32 MESSINA 2 652,27 ( … ) 33 TRENTO 2 643,19 ( … ) 34 TERAMO 2 640,17 ( … ) 35 CUNEO 2 639,79 ( … ) 36 BERGAMO 2 631,31 ( … ) 37 UDINE 2 630,09 ( … ) 38 ASTI 2 627,74 ( … ) 39 MANTOVA 2 618,93 ( … ) 40 NOVARA 2 618,87 ( … ) 41 BRESCIA 2 617,24 ( … ) 42 PAVIA 2 614,79 ( … ) 43 COMO 2 614,03 ( … ) 44 PRATO 2 607,59 ( … ) 45 PIACENZA 2 607,20 ( … ) 46 VITERBO 2 606,43 ( … ) 47 BARI 2 606,38 ( … ) 48 PERUGIA 2 605,31 ( … ) 49 RIMINI 2 599,29 ( … ) 50 TREVISO 2 591,91 ( … ) 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 BENEVENTO 2 CAMPOBASSO 2 RIETI 2 LA SPEZIA 2 ALESSANDRIA 2 FERMO 2 VICENZA 2 MODENA 2 TORINO 3 CREMONA 3 NAPOLI 3 CHIETI 3 SIRACUSA 3 REGGIO CALABRIA 3 LECCO 3 BOLZANO 3 ROVIGO 3 AREZZO 3 RAGUSA 3 SALERNO 3 FERRARA 3 LODI 3 SONDRIO 3 VERBANO-CUSIO-OSSOLA 3 RAVENNA 3 LIVORNO 3 LECCE 3 REGGIO EMILIA 3 VARESE 3 LATINA 3 NUORO 3 POTENZA 3 BARLETTA-ANDRIA-TRANI 3 BELLUNO 3 VENEZIA 3 AVELLINO 3 ASCOLI PICENO 3 BIELLA 3 MASSA-CARRARA 4 LUCCA 4 SASSARI 4 PISTOIA 4 BRINDISI 4 COSENZA 4 MACERATA 4 TRAPANI 4 TARANTO 4 FROSINONE 4 CASERTA 4 PORDENONE 4 VIBO VALENTIA 4 ENNA 4 AGRIGENTO 4 MATERA 4 ORISTANO 4 GORIZIA 4 SUD SARDEGNA 4 584,89 ( … ) 583,15 ( … ) 578,04 ( … ) 569,41 ( … ) 565,14 ( … ) 564,53 ( … ) 563,92 ( … ) 561,62 ( … ) 557,77 ( … ) 557,60 ( … ) 553,90 ( … ) 541,61 ( … ) 537,52 ( … ) 529,13 ( … ) 528,51 ( … ) 527,16 ( … ) 507,64 ( … ) 504,26 ( … ) 502,75 ( … ) 501,07 ( … ) 499,89 ( … ) 495,86 ( … ) 488,61 ( … ) 484,69 ( … ) 478,00 ( … ) 474,84 ( … ) 464,47 ( … ) 459,67 ( … ) 450,80 ( … ) 447,78 ( … ) 430,87 ( … ) 426,66 ( … ) 421,01 ( … ) 420,77 ( … ) 419,95 ( … ) 415,66 ( … ) 411,26 ( … ) 408,15 ( … ) 384,58 ( … ) 375,04 ( … ) 365,94 ( … ) 356,18 ( … ) 350,47 ( … ) 328,72 ( … ) 328,26 ( … ) 324,79 ( … ) 322,67 ( … ) 313,37 ( … ) 287,83 ( … ) 276,18 ( … ) 224,68 ( … ) 224,37 ( … ) 219,04 ( … ) 195,13 ( … ) 183,35 ( … ) 55,11 ( … ) 0,00 ( … ) Posti letto in ostetricia e ginecologia per 1000 abitanti Pos. Provincia 1 AVELLINO 2 CAGLIARI 3 FOGGIA 4 SASSARI 5 PORDENONE 6 PRATO 7 BARI 8 L’AQUILA 9 BRESCIA 10 ANCONA 11 FIRENZE 12 BOLZANO 13 BRINDISI 14 CATANIA 15 LECCO 16 AOSTA 17 SALERNO 18 SIENA 19 NAPOLI 20 CASERTA 21 CATANZARO 22 NUORO 23 PADOVA 24 MILANO 25 VERONA 26 CUNEO 27 PAVIA 28 ASTI 29 TERNI 30 ORISTANO 31 ENNA Numero Punteggio 2024 41,99 1.000,00 84 36,24 837,27 2 32,67 736,27 1 32,50 731,49 4 30,94 687,33 21 30,07 662,61 7 29,12 635,59 28 27,51 590,19 29 27,42 587,67 63 27,10 578,54 10 26,93 573,67 11 26,73 568,03 6 26,71 567,57 32 26,58 563,93 44 26,44 559,87 25 26,02 548,13 9 25,97 546,59 69 25,76 540,52 5 25,67 538,01 80 25,51 533,58 96 24,92 516,82 13 24,79 513,16 15 24,72 511,28 17 24,54 506,23 16 24,21 496,76 18 23,75 483,78 20 23,64 480,62 14 23,62 480,21 19 23,56 478,50 8 23,39 473,48 23 23,36 472,78 12 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 PALERMO 23,15 466,72 68 MONZA E DELLA BRIANZA 23,09 465,14 71 LECCE 23,02 463,05 37 LUCCA 22,54 449,60 26 COSENZA 22,51 448,65 86 UDINE 22,25 441,22 33 BELLUNO 22,24 441,03 27 BENEVENTO 22,14 438,12 24 PISA 22,05 435,64 31 NOVARA 21,78 428,05 30 GENOVA 21,70 425,65 3 FORLÌ-CESENA 21,69 425,58 87 MANTOVA 21,67 424,98 61 PERUGIA 21,64 423,95 49 COMO 21,43 418,20 36 MACERATA 21,43 418,19 34 ISERNIA 21,38 416,58 35 SONDRIO 21,26 413,42 40 PARMA 21,20 411,72 77 REGGIO EMILIA 21,05 407,41 55 MATERA 21,00 406,04 38 TORINO 20,98 405,41 47 MODENA 20,58 393,95 43 VICENZA 20,29 385,83 41 TRAPANI 2 0,06 379,44 89 ROMA 19,93 375,62 67 CHIETI 19,91 375,02 45 CREMONA 19,87 373,96 22 AGRIGENTO 19,68 368,55 72 BERGAMO 19,59 366,01 73 CAMPOBASSO 19,51 363,70 48 ASCOLI PICENO 19,40 360,53 51 TRENTO 19,32 358,44 42 PESCARA 19,21 355,18 94 RIMINI 19,17 354,28 53 LIVORNO 19,03 350,07 52 TREVISO 19,02 350,03 46 VARESE 18,99 348,99 50 PIACENZA 18,98 348,72 60 BIELLA 18,96 348,13 54 POTENZA 18,85 345,22 59 RAGUSA 18,84 344,70 56 TRIESTE 18,82 344,28 58 VERCELLI 18,70 340,94 97 CROTONE 18,51 335,51 57 IMPERIA 17,73 313,41 66 MASSA-CARRARA 17,63 310,48 62 REGGIO CALABRIA 17,42 304,70 65 TERAMO 17,39 303,82 83 GORIZIA 17,39 303,66 64 ALESSANDRIA 16,98 292,21 74 RAVENNA 16,82 287,76 102 VENEZIA 16,77 286,36 76 LODI 16,62 281,92 70 BOLOGNA 16,55 279,94 75 FERRARA 15,92 262,16 79 AREZZO 15,89 261,31 91 TARANTO 15,86 260,49 81 ROVIGO 15,82 259,32 78 GROSSETO 15,74 256,97 88 PESARO E URBINO 15,45 248,98 82 MESSINA 15,03 236,99 85 BARLETTA-ANDRIA-TRANI 14,79 230,28 100 FERMO 14,33 217,28 98 LATINA 14,31 216,53 104 FROSINONE 13,73 200,22 92 CALTANISSETTA 13,71 199,61 93 VIBO VALENTIA 13,31 188,20 105 PISTOIA 13,12 182,86 39 SIRACUSA 13,02 180,18 95 SUD SARDEGNA 12,62 168,75 90 SAVONA 12,35 161,13 99 LA SPEZIA 12,10 154,09 103 VERBANO-CUSIO-OSSOLA9,75 87,55 101 VITERBO 9,10 69,04 106 RIETI 6,66 0,00 107 Elaborazione su dati Ministero della Salute/Istat 2023 Posti letto in cardiologia, cardiochirurgia e unità coronariche per 1000 abitanti Pos. Provincia 1 ANCONA 2 CATANZARO 3 SIENA 4 RAVENNA 5 PISA 6 AVELLINO 7 MILANO 8 MESSINA 9 CAMPOBASSO Numero Punteggio 2024 51,16 1.000,00 1 42,80 807,55 7 39,98 742,61 5 39,08 722,01 63 38,35 705,06 2 37,97 696,35 48 35,30 634,96 3 34,90 625,79 18 33,31 589,04 4 Sistema salute 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 BARI 33,20 CAGLIARI 31,47 LECCE 30,56 POTENZA 30,46 TERNI 29,57 BRESCIA 29,57 NOVARA 29,23 TERAMO 29,10 PALERMO 28,48 TRIESTE 28,45 SALERNO 28,43 PAVIA 27,92 FOGGIA 27,45 L’AQUILA 25,77 AGRIGENTO 25,75 ASCOLI PICENO 25,36 CHIETI 23,94 SIRACUSA 23,44 RAGUSA 23,23 ALESSANDRIA 22,40 BELLUNO 22,24 CASERTA 22,09 BOLOGNA 21,97 BERGAMO 21,85 ROMA 21,75 MATERA 21,53 ISERNIA 21,38 TRAPANI 21,27 CATANIA 21,17 AOSTA 21,15 ROVIGO 21,09 TARANTO 20,55 GORIZIA 20,28 NAPOLI 20,22 VERONA 20,21 CREMONA 20,15 VERCELLI 19,91 PADOVA 19,89 LECCO 19,83 VENEZIA 19,77 GENOVA 19,74 TORINO 19,71 FERRARA 19,46 BENEVENTO 19,08 MODENA 19,02 REGGIO CALABRIA 18,97 ENNA 18,82 CROTONE 18,51 MACERATA 18,14 RIETI 17,97 CALTANISSETTA 17,74 COSENZA 17,74 GROSSETO 17,59 MANTOVA 17,49 IMPERIA 17,25 LUCCA 16,78 VICENZA 16,42 PESARO E URBINO 16,31 PERUGIA 16,31 PARMA 16,12 TREVISO 16,06 BIELLA 16,00 BRINDISI 15,87 CUNEO 15,83 VARESE 15,80 PESCARA 15,69 NUORO 15,68 ORISTANO 15,37 REGGIO EMILIA 15,17 MONZA E DELLA BRIANZA 14,98 SONDRIO 14,55 MASSA-CARRARA 14,42 LATINA 14,31 VERBANO-CUSIO-OSSOLA 14,30 FORLÌ-CESENA 14,29 SAVONA 14,22 FIRENZE 14,07 RIMINI 13,86 PIACENZA 13,71 COMO 13,40 FROSINONE 13,30 UDINE 12,96 LODI 12,68 ASTI 12,54 LIVORNO 12,27 PISTOIA 12,08 AREZZO 11,99 BARLETTA-ANDRIA-TRANI 11,62 FERMO 11,35 VIBO VALENTIA 11,31 TRENTO 11,23 LA SPEZIA 11,17 PORDENONE 10,96 586,70 40 103 SUD SARDEGNA 9,91 50,73 101 546,86 6 104 SASSARI 9,29 36,28 102 525,87 23 105 VITERBO 9,10 31,88 103 523,49 10 106 BOLZANO 8,04 7,52 106 503,09 9 107 PRATO 7,71 0,00 105 503,01 25 Elaborazione su dati Ministero della Salute/Istat 2023 495,14 29 492,20 8 477,91 41 477,31 11 476,73 15 465,10 12 Numero Punteggio 2024 454,32 33 Pos. Provincia ANCONA 32,74 1.000,00 1 415,61 54 1 PISA 26,60 800,81 3 415,21 35 2 SIENA 24,22 723,33 2 406,26 13 3 CATANZARO 23,45 698,46 16 373,57 17 4 ISERNIA 22,63 671,86 5 362,01 43 5 CAGLIARI 20,98 618,22 9 357,19 19 6 BARI 20,94 616,74 8 337,96 53 7 RIMINI 20,65 607,42 23 334,38 16 8 TRIESTE 20,57 604,91 6 330,86 73 9 20,57 604,77 14 328,05 32 10 ROMA 20,49 602,16 10 325,31 76 11 BOLOGNA 19,72 577,38 11 323,13 31 12 POTENZA 19,03 554,85 17 318,01 20 13 FOGGIA 18,51 537,91 7 314,50 21 14 GENOVA 18,46 536,24 19 312,11 45 15 ALESSANDRIA 18,15 526,29 15 309,82 49 16 PALERMO 17,90 518,08 37 309,18 22 17 CUNEO 17,82 515,36 20 307,96 27 18 CATANIA 17,31 498,86 13 295,41 107 19 SASSARI 17,19 495,07 27 289,36 66 20 BRINDISI 16,87 484,55 32 287,83 51 21 MESSINA 16,70 479,29 30 287,67 30 22 ORISTANO 16,63 477,01 28 286,37 34 23 BOLZANO 16,60 475,94 33 280,75 44 24 FIRENZE 16,60 475,83 29 280,19 26 25 PESARO E URBINO 15,89 452,74 36 278,91 14 26 VERONA 15,68 446,08 43 277,54 24 27 PARMA 15,64 444,55 4 276,74 42 28 PAVIA 15,53 441,13 85 276,15 61 29 RAVENNA 15,48 439,45 25 270,33 28 30 PADOVA 15,47 439,11 51 261,74 37 31 MODENA 15,44 438,20 26 260,17 82 32 NOVARA 15,37 435,78 42 259,15 64 33 PESCARA 15,25 431,95 31 255,66 36 34 TERNI 15,02 424,42 35 248,57 39 35 SALERNO 14,84 418,64 18 239,93 59 36 MILANO 14,74 415,47 46 236,12 38 37 FERRARA 14,35 402,91 21 230,85 67 38 BERGAMO 14,18 397,24 45 230,80 78 39 MACERATA 14,17 396,80 47 227,30 46 40 NUORO 14,04 392,67 39 224,98 72 41 MANTOVA 13,90 388,08 40 219,57 50 42 TORINO 13,83 385,91 72 208,64 75 43 BRESCIA 13,58 377,84 50 200,42 47 44 L’AQUILA 13,46 373,76 34 197,96 62 45 NAPOLI 13,32 369,42 49 197,81 56 46 CAMPOBASSO 13,19 365,16 80 193,63 55 47 AREZZO 192,21 58 48 REGGIO CALABRIA 13,16 364,27 52 12,96 357,62 78 190,67 88 49 GROSSETO 12,77 351,41 22 187,74 57 50 UDINE 12,76 351,23 79 186,95 71 51 SIRACUSA 12,62 346,57 41 186,27 68 52 LECCO 12,51 342,91 65 183,53 92 53 FORLÌ-CESENA 183,48 52 54 VERBANO-CUSIO-OSSOLA 12,35 337,81 58 12,33 337,19 24 176,24 84 55 ENNA 171,73 100 56 BARLETTA-ANDRIA-TRANI 12,15 331,39 54 12,08 328,98 55 167,20 94 57 MATERA 11,96 325,21 95 157,39 80 58 TRENTO 11,86 322,06 56 154,46 93 59 ROVIGO 11,84 321,17 57 151,81 104 60 CHIETI 11,82 320,56 61 151,63 77 61 AVELLINO 11,37 306,06 38 151,48 69 62 TERAMO 10,66 283,07 94 149,82 70 63 LECCE 10,50 277,60 68 146,38 83 64 LODI 10,41 274,79 69 141,63 74 65 PRATO 10,21 268,47 62 137,99 65 66 COMO 10,09 264,53 81 130,85 87 67 TARANTO 9,80 254,91 64 128,68 79 68 TREVISO 9,61 248,99 86 120,84 60 69 MASSA-CARRARA 9,61 248,77 88 114,42 89 70 CASERTA 9,60 248,63 73 111,04 86 71 BELLUNO 9,45 243,62 77 105,04 90 72 ASCOLI PICENO 9,41 242,25 60 100,60 91 73 PERUGIA 9,38 241,45 75 98,54 81 74 VICENZA 9,36 240,58 59 90,05 95 75 SAVONA 9,16 234,23 53 83,71 96 76 BENEVENTO 9,11 232,48 74 82,84 97 77 VENEZIA 9,10 232,43 71 80,89 98 78 IMPERIA 8,69 219,05 44 79,61 85 79 GORIZIA 74,77 99 80 MONZA E DELLA BRIANZA 8,69 218,89 63 Posti letto in terapia intensiva e terapia intensiva neonatale per 100 mila abitanti 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 CROTONE 8,64 217,29 101 CALTANISSETTA 8,47 211,73 12 BIELLA 8,29 206,09 67 AOSTA 8,13 200,86 89 LIVORNO 7,98 195,85 90 RAGUSA 7,85 191,62 91 VARESE 7,85 191,52 76 AGRIGENTO 7,77 189,22 93 LUCCA 6,82 158,06 82 ASTI 6,75 155,94 98 SONDRIO 6,72 154,81 99 FROSINONE 6,44 145,75 70 COSENZA 6,41 144,90 96 PORDENONE 6,12 135,62 102 REGGIO EMILIA 6,07 133,82 104 LA SPEZIA 6,05 133,22 83 TRAPANI 6,04 132,99 100 FERMO 5,97 130,69 97 PISTOIA 5,87 127,30 103 VERCELLI 5,43 113,07 66 CREMONA 5,39 111,88 87 RIETI 5,32 109,64 48 LATINA 5,12 103,07 107 PIACENZA 4,22 73,68 84 VIBO VALENTIA 3,99 66,35 105 SUD SARDEGNA 3,61 53,80 106 VITERBO 1,95 0,00 92 Elaborazione su dati Ministero della Salute/Istat 2023 Posti letto in reparti di oncologia per 1000 abitanti Pos. Provincia Numero Punteggio 2024 1 CAGLIARI 23,60 1.000,00 1 2 AOSTA 19,52 826,89 2 3 GROSSETO 19,44 823,50 86 4 SIENA 19,22 814,27 86 5 PORDENONE 18,37 778,35 3 6 TERNI 18,02 763,39 20 7 BENEVENTO 16,41 695,28 11 8 POTENZA 16,24 688,16 4 9 ANCONA 15,83 670,45 23 10 CAMPOBASSO 15,23 645,02 17 11 PESARO E URBINO 15,17 642,56 34 12 CATANZARO 14,66 620,96 5 13 CREMONA 13,34 565,20 6 14 BIELLA 13,03 552,14 7 15 FOGGIA 12,97 549,39 18 16 ISERNIA 12,57 532,69 8 17 NAPOLI 12,28 520,16 16 18 LIVORNO 12,27 520,01 49 19 ROMA 12,26 519,39 27 20 LODI 12,24 518,74 29 21 LA SPE ZIA 11,64 492,91 9 22 AVELLINO 11,57 490,01 35 23 MILANO 11,41 483,22 10 24 TORINO 11,31 479,06 15 25 CATANIA 11,10 470,22 67 26 VERBANO-CUSIO-OSSOLA 11,05 468,09 21 27 PAVIA 10,80 457,36 12 28 LECCE 10,66 451,77 26 29 LUCCA 10,22 433,09 86 30 ASCOLI PICENO 9,95 421,38 86 31 MESSINA 9,69 410,34 33 32 VARESE 9,66 409,43 42 33 PRATO 9,64 408,30 19 34 MASSA-CARRARA 9,61 407,32 52 35 PERUGIA 9,41 398,53 22 36 PALERMO 9,33 395,08 48 37 SASSARI 9,29 393,43 62 38 FERMO 8,96 379,52 86 39 RAGUSA 8,79 372,39 24 40 REGGIO CALABRIA 8,52 360,85 43 41 UDINE 8,12 344,21 30 42 LECCO 8,11 343,66 38 43 PIACENZA 8,08 342,44 28 44 PESCARA 8,00 339,03 32 45 SAVONA 7,86 332,93 86 46 COSENZA 7,60 322,07 72 47 NUORO 7,59 321,48 86 48 PADOVA 7,42 314,20 25 49 GENOVA 7,11 301,19 56 50 TERAMO 7,02 297,55 31 51 FORLÌ-CESENA 6,89 291,93 13 52 CALTANISSETTA 6,85 290,39 47 53 ALESSANDRIA 6,64 281,51 36 54 MACERATA 6,59 279,38 37 55 FIRENZE 6,38 270,18 82 56 CROTONE 6,17 261,41 39 57 L’AQUILA 5,92 250,80 45 58 BOLOGNA 5,91 250,37 40 59 FERRARA 5,90 249,78 41 39 VENEZIA 0,72 447,26 48 40 PISA 0,72 445,38 70 41 BRESCIA 0,71 441,89 30 42 MODENA 0,71 438,49 58 43 L’AQUILA 0,70 433,69 32 44 PIACENZA 0,70 433,60 31 45 PISTOIA 0,69 428,73 81 46 MESSINA 0,67 416,91 33 47 TERAMO 0,67 414,40 34 48 MACERATA 0,66 411,52 38 49 PARMA 0,66 408,75 37 50 VITERBO 0,65 404,27 40 51 FROSINONE 0,65 403,04 41 52 PESCARA 0,64 398,84 42 53 CROTONE 0,62 384,41 45 54 VERCELLI 0,60 374,72 46 55 LECCO 0,60 372,22 47 56 TORINO 0,59 366,31 43 57 FERRARA 0,59 365,88 51 58 RIMINI 0,59 365,36 50 59 BOLOGNA 0,59 365,12 49 60 PESARO E URBINO 0,57 355,48 54 61 REGGIO EMILIA 0,57 351,43 55 62 BOLZANO 0,56 345,41 59 63 PAVIA 0,55 344,20 11 64 CASERTA 0,55 342,24 85 65 NAPOLI 0,54 335,96 76 66 CHIETI 0,54 335,52 61 67 BRINDISI 0,53 330,81 62 68 BARLETTA-ANDRIA-TRANI 0,53 329,57 88 69 LECCE 0,52 325,12 64 70 NUORO 0,51 318,01 16 71 AVELLINO 0,51 314,63 67 72 COMO 0,50 311,79 84 73 PALERMO 0,50 311,64 52 74 ALESSANDRIA 0,49 305,29 69 75 LA SPEZIA 0,47 289,21 72 76 LODI 0,44 269,99 15 77 BARI 0,41 254,77 53 78 REGGIO CALABRIA 0,39 242,45 91 79 BENEVENTO 0,39 239,26 78 80 PRATO 0,39 238,98 77 81 LATINA 0,35 219,33 79 82 VICENZA 0,35 218,34 80 83 CUNEO 0,34 213,63 66 84 TREVISO 0,34 212,57 82 85 FOGGIA 0,34 210,76 83 86 RAGUSA 0,31 193,55 44 87 LUCCA 0,26 163,34 63 88 SIRACUSA 0,26 162,31 89 89 AGRIGENTO 0,25 152,33 90 90 MONZA E DELLA BRIANZA 0,23 141,32 92 91 COSENZA 0,15 92,81 87 0,00 0,00 9 Pos. Provincia Numero Punteggio 2024 92 ASTI CAGLIARI 0,00 0,00 95 1 PORDENONE 1,61 1.000,00 1 ENNA 0,00 0,00 95 2 MANTOVA 1,48 916,40 68 FERMO 0,00 0,00 95 3 CATANZARO 1,48 915,21 95 FORLÌ-CESENA 0,00 0,00 95 4 TERNI 1,40 865,62 12 GORIZIA 0,00 0,00 95 5 RIETI 1,34 828,82 35 ISERNIA 0,00 0,00 95 6 VERBANO-CUSIO-OSSOLA 1,31 811,19 2 LIVORNO 0,00 0,00 95 7 CALTANISSETTA 1,23 760,63 3 MASSA-CARRARA 0,00 0,00 95 8 CATANIA 1,22 755,43 17 MATERA 0,00 0,00 95 9 BIELLA 1,19 738,35 5 ORISTANO 0,00 0,00 93 10 VERONA 1,19 736,59 4 RAVENNA 0,00 0,00 65 11 SONDRIO 1,12 693,92 6 SIENA 0,00 0,00 95 12 PERUGIA 1,10 683,80 22 SUD SARDEGNA 0,00 0,00 94 13 FIRENZE 1,01 629,15 20 TRAPANI 0,00 0,00 95 14 BELLUNO 1,01 628,40 7 VIBO VALENTIA 0,00 0,00 95 15 ASCOLI PICENO 1,00 619,75 8 Elaborazione su dati Ministero della Salute/Istat 2025 16 CAMPOBASSO 0,96 594,51 71 17 IMPERIA 0,96 594,08 10 18 GROSSETO 0,93 578,64 73 19 AREZZO 0,90 558,94 86 20 BERGAMO 0,90 557,38 29 Numero Punteggio 2024 21 MILANO 0,89 554,85 21 Pos. Provincia ISERNIA 2,55 1.000,00 1 22 ROVIGO 0,88 547,26 75 1 ENNA 1,31 516,08 3 23 POTENZA 0,88 546,62 14 2 RAGUSA 1,25 490,02 4 24 TRIESTE 0,88 545,22 13 3 CROTONE 1,24 486,61 5 25 ANCONA 0,87 538,81 39 4 PALERMO 1,09 427,36 7 26 PADOVA 0,86 532,82 25 5 MASSA-CARRARA 1,07 420,86 8 27 SASSARI 0,85 527,07 74 6 ASCOLI PICENO 1,00 392,26 9 28 CREMONA 0,85 526,92 57 7 TRAPANI 0,97 382,60 10 29 ROMA 0,83 514,53 23 8 CAMPOBASSO 0,96 376,28 11 30 NOVARA 0,83 512,29 18 9 0,95 372,72 6 31 AOSTA 0,82 507,03 19 10 SALERNO 0,91 358,83 23 32 VARESE 0,79 492,84 56 11 NAPOLI 0,91 356,50 19 33 UDINE 0,78 481,15 24 12 VARESE 0,89 347,56 63 34 SALERNO 0,76 471,10 36 13 CATANZARO 0,88 346,58 14 35 SAVONA 0,75 465,56 26 14 CASERTA 0,88 345,97 15 36 GENOVA 0,73 455,81 27 15 POTENZA 0,83 324,25 16 37 TRENTO 0,73 454,90 28 16 NOVARA 0,78 306,90 20 38 TARANTO 0,73 451,30 60 17 REGGIO CALABRIA 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 SUD SARDEGNA 5,71 241,84 86 MODENA 5,68 240,47 44 BARI 5,48 232,14 65 BRINDISI 5,29 224,08 46 SALERNO 5,29 224,04 68 BERGAMO 5,15 217,99 69 BELLUNO 5,05 214,13 71 RIMINI 5,01 212,45 55 CASERTA 4,97 210,53 80 NOVARA 4,96 210,25 60 RAVENNA 4,92 208,34 54 ASTI 4,82 204,25 86 CUNEO 4,82 204,15 78 AREZZO 4,80 203,21 86 RIETI 4,66 197,37 14 TRENTO 4,60 194,89 50 ROVIGO 4,39 186,16 51 IMPERIA 4,31 182,71 86 MANTOVA 4,19 177,37 53 SIRACUSA 4,17 176,54 70 VERONA 4,11 173,99 59 BRESCIA 4,05 171,73 81 BARLETTA-ANDRIA-TRANI 3,96 167,86 57 SONDRIO 3,92 165,95 58 CHIETI 3,77 159,56 86 PARMA 3,75 159,08 63 TRAPANI 3,63 153,61 86 TARANTO 3,60 152,71 64 PISA 3,60 152,30 74 PISTOIA 3,45 146,24 86 FROSINONE 3,43 145,42 66 AGRIGENTO 3,40 144,09 86 VITERBO 2,92 123,85 73 ENNA 2,60 109,97 61 VERCELLI 2,41 102,24 86 MONZA E DELLA BRIANZA 2,40 101,70 75 VENEZIA 2,40 101,52 76 TREVISO 2,39 101,35 83 COMO 2,18 92,22 79 LATINA 2,12 89,79 77 VICENZA 1,52 64,59 84 VIBO VALENTIA 1,33 56,37 86 REGGIO EMILIA 0,95 40,17 85 MATERA 0,53 22,25 86 BOLZANO 0,19 7,92 86 GORIZIA 0,00 0,00 86 ORISTANO 0,00 0,00 86 TRIESTE 0,00 0,00 86 Elaborazione su dati Ministero della Salute/Istat 2023 Acceleratori lineari per 100 mila abitanti Gamma camere per 100 mila abitanti Sistema salute 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 ROMA 0,71 279,14 22 L’AQUILA 0,70 274,50 2 PIACENZA 0,70 274,44 24 TERAMO 0,67 262,29 25 PESCARA 0,64 252,44 60 LIVORNO 0,62 242,06 29 BIELLA 0,60 233,66 31 CHIETI 0,54 212,36 18 MATERA 0,53 208,17 35 LUCCA 0,53 206,76 36 FOGGIA 0,51 200,09 38 AVELLINO 0,51 199,14 39 MESSINA 0,50 197,91 40 MANTOVA 0,49 193,34 41 AGRIGENTO 0,49 192,82 42 CAGLIARI 0,48 188,42 65 PISA 0,48 187,93 21 PERUGIA 0,47 185,48 43 CATANIA 0,47 183,90 44 GROSSETO 0,47 183,12 12 LA SPEZIA 0,47 183,05 45 ANCONA 0,43 170,51 27 FROSINONE 0,43 170,06 49 MILANO 0,43 169,54 46 SASSARI 0,42 166,80 28 CALTANISSETTA 0,41 160,47 17 SIENA 0,39 151,57 53 BENEVENTO 0,39 151,44 54 PRATO 0,39 151,26 52 SAVONA 0,38 147,33 82 PAVIA 0,37 145,24 34 GENOVA 0,37 144,25 55 BERGAMO 0,36 141,11 47 MACERATA 0,33 130,23 26 TORINO 0,32 124,84 61 AREZZO 0,30 117,92 30 LECCO 0,30 117,80 62 PESARO E URBINO 0,29 112,50 64 BARLETTA-ANDRIA-TRANI 0,27 104,30 67 LECCE 0,26 102,89 51 SIRACUSA 0,26 102,73 68 VENEZIA 0,24 94,36 57 TREVISO 0,23 89,69 71 PARMA 0,22 86,24 48 PADOVA 0,21 84,31 73 UDINE 0,19 76,13 32 TRENTO 0,18 71,98 74 TARANTO 0,18 71,41 56 LATINA 0,18 69,41 75 COMO 0,17 65,78 76 BARI 0,16 64,50 77 BRESCIA 0,16 62,15 50 COSENZA 0,15 58,74 78 VERONA 0,11 42,38 72 BOLOGNA 0,10 38,52 81 ALESSANDRIA 0,00 0,00 70 AOSTA 0,00 0,00 82 ASTI 0,00 0,00 82 BELLUNO 0,00 0,00 82 BOLZANO 0,00 0,00 82 BRINDISI 0,00 0,00 66 CREMONA 0,00 0,00 33 CUNEO 0,00 0,00 37 FERMO 0,00 0,00 82 FERRARA 0,00 0,00 82 FIRENZE 0,00 0,00 80 FORLÌ-CESENA 0,00 0,00 82 GORIZIA 0,00 0,00 82 IMPERIA 0,00 0,00 82 LODI 0,00 0,00 82 MODENA 0,00 0,00 79 MONZA E DELLA BRIANZA 0,00 0,00 82 NUORO 0,00 0,00 82 ORISTANO 0,00 0,00 82 PISTOIA 0,00 0,00 82 PORDENONE 0,00 0,00 59 RAVENNA 0,00 0,00 82 REGGIO EMILIA 0,00 0,00 82 RIETI 0,00 0,00 82 RIMINI 0,00 0,00 82 ROVIGO 0,00 0,00 82 SONDRIO 0,00 0,00 82 SUD SARDEGNA 0,00 0,00 69 TERNI 0,00 0,00 13 TRIESTE 0,00 0,00 82 VERBANO-CUSIO-OSSOLA 0,00 0,00 82 VERCELLI 0,00 0,00 82 VIBO VALENTIA 0,00 0,00 82 VICENZA 0,00 0,00 82 VITERBO 0,00 0,00 58 Elaborazione su dati Ministero della Salute/Istat 2025 Apparecchiature per imaging a risonanza magnetica per 100 mila abitanti Pos. Provincia Numero Punteggio 2024 1 MANTOVA 7,39 1.000,00 27 2 ISERNIA 6,37 852,37 1 3 TERNI 5,58 738,54 2 4 ROVIGO 4,41 568,95 4 5 CAMPOBASSO 4,31 554,70 50 6 PERUGIA 4,25 545,88 5 7 ROMA 4,22 541,03 11 8 PADOVA 4,19 536,53 3 9 CREMONA 3,96 504,18 15 10 REGGIO CALABRIA 3,91 496,13 9 11 FOGGIA 3,91 495,94 6 12 BENEVENTO 3,86 488,69 13 13 GENOVA 3,80 479,91 19 14 PARMA 3,73 470,84 8 15 MATERA 3,71 467,59 22 16 PALERMO 3,68 463,63 10 17 LECCE 3,67 461,41 40 18 LATINA 3,54 442,14 31 19 L’AQUILA 3,50 436,34 33 20 VENEZIA 3,49 434,77 12 21 FROSINONE 3,47 431,92 14 22 VARESE 3,41 423,19 26 23 CAGLIARI 3,36 416,57 86 24 BOLZANO 3,34 413,91 32 25 AVELLINO 3,30 407,52 44 26 AOSTA 3,27 403,56 21 27 FIRENZE 3,14 385,40 30 28 PISTOIA 3,11 380,48 7 29 RAVENNA 3,11 379,82 41 30 CROTONE 3,10 378,79 23 31 COMO 3,02 366,81 52 32 AREZZO 3,00 365,03 20 33 ASCOLI PICENO 3,00 364,12 45 34 BARI 2,96 358,31 64 35 ALESSANDRIA 2,95 357,70 28 36 RIMINI 2,95 356,55 36 37 PESARO E URBINO 2,87 345,00 65 38 BOLOGNA 2,85 342,05 29 39 MILANO 2,81 336,53 18 40 VERONA 2,81 336,51 17 41 LA SPEZIA 2,80 335,17 55 42 PAVIA 2,77 331,84 34 43 SALERNO 2,75 328,74 43 44 RIETI 2,67 317,04 67 45 MACERATA 2,65 314,33 25 46 NAPOLI 2,64 312,41 58 47 PISA 2,63 311,29 38 48 SAVONA 2,63 310,45 16 49 PESCARA 2,57 302,49 72 50 MESSINA 2,52 295,03 53 2,46 286,85 42 51 VICENZA 52 REGGIO EMILIA 2,46 285,56 37 53 TORINO 2,45 285,26 56 54 VERCELLI 2,42 279,96 92 55 LECCO 2,40 277,63 59 56 ANCONA 2,39 275,95 49 57 BIELLA 2,38 274,78 51 58 LUCCA 2,37 273,22 39 59 POTENZA 2,35 270,34 54 60 SIENA 2,32 265,47 24 61 PRATO 2,31 264,78 71 62 FORLÌ-CESENA 2,29 262,08 57 63 BERGAMO 2,25 255,34 47 64 BRESCIA 2,22 250,98 62 65 LODI 2,18 245,18 77 66 MONZA E DELLA BRIANZA 2,16 243,45 69 67 CATANIA 2,15 242,04 78 68 MODENA 2,12 237,12 68 69 PIACENZA 2,10 233,70 46 70 CASERTA 2,10 233,64 60 71 COSENZA 2,09 233,36 61 72 SIRACUSA 2,09 233,16 82 73 FERRARA 2,06 228,98 63 74 TREVISO 2,06 227,77 80 75 CALTANISSETTA 2,04 225,97 48 76 BELLUNO 2,03 223,43 83 77 VIBO VALENTIA 2,00 219,65 66 78 ENNA 1,97 215,55 89 79 VERBANO-CUSIO-OSSOLA 1,96 214,08 90 80 NOVARA 1,93 209,07 70 81 IMPERIA 1,92 207,39 73 82 SASSARI 1,91 206,87 101 83 CUNEO 1,89 204,32 97 84 CHIETI 1,89 204,16 87 85 RAGUSA 1,87 201,12 74 86 BRINDISI 1,87 200,32 35 87 GROSSETO 1,87 200,18 75 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 TARANTO 1,82 193,40 85 TRIESTE 1,76 184,57 76 UDINE 1,75 182,74 99 PORDENONE 1,61 163,45 79 BARLETTA-ANDRIA-TRANI 1,59 160,82 81 CATANZARO 1,48 143,65 94 TRAPANI 1,46 141,67 84 GORIZIA 1,45 139,70 105 TERAMO 1,34 123,47 106 VITERBO 1,30 118,74 98 LIVORNO 1,23 108,55 91 FERMO 1,20 103,98 93 SONDRIO 1,12 91,97 95 TRENTO 1,10 89,27 96 NUORO 1,03 78,45 102 AGRIGENTO 0,74 36,63 104 ORISTANO 0,68 28,02 103 SUD SARDEGNA 0,61 18,02 88 MASSA-CARRARA 0,54 7,56 107 ASTI 0,48 0,00 100 Elaborazione su dati Ministero della Salute/Istat 2025 Tomografi assiali computerizzati per 100 mila abitanti Pos. Provincia Numero Punteggio 2024 1 BENEVENTO 11,19 1.000,00 1 2 CALTANISSETTA 8,99 798,42 5 3 L’AQUILA 8,39 743,07 6 4 TERNI 8,37 741,49 4 5 RIETI 7,35 647,40 3 6 MESSINA 7,23 636,03 8 7 MANTOVA 6,90 605,62 74 8 GENOVA 6,86 602,32 2 9 FROSINONE 6,71 589,06 12 10 ENNA 6,57 576,04 23 11 LATINA 6,54 573,19 17 12 GROSSETO 6,53 572,12 7 13 AVELLINO 6,34 554,70 9 14 SALERNO 6,17 539,12 20 15 CATANIA 6,00 523,02 44 16 ROMA 5,85 510,00 14 17 CASERTA 5,85 509,50 31 18 NAPOLI 5,79 504,00 33 19 LECCE 5,77 501,88 37 20 PAVIA 5,73 498,98 21 21 AOSTA 5,72 497,86 15 22 FIRENZE 5,48 475,37 24 23 MATERA 5,30 459,31 19 24 CAMPOBASSO 5,27 456,47 18 25 PALERMO 5,19 449,13 11 26 PESCARA 5,14 444,75 69 27 ISERNIA 5,09 440,19 13 28 SIENA 5,02 433,26 22 29 POTENZA 4,99 430,95 28 30 CROTONE 4,96 427,65 10 4,89 421,24 16 31 VITERBO 32 TRAPANI 4,87 419,83 40 33 CAGLIARI 4,80 413,08 95 34 VARESE 4,77 410,14 25 35 TARANTO 4,73 406,64 35 36 AGRIGENTO 4,67 400,83 56 37 LA SPEZIA 4,66 400,52 32 38 FOGGIA 4,59 393,57 27 39 SAVONA 4,50 385,88 26 40 REGGIO CALABRIA 4,50 385,11 39 41 BARI 4,44 379,69 36 42 ROVIGO 4,41 377,43 43 43 RAVENNA 4,40 376,37 47 44 CHIETI 4,33 369,71 29 45 MASSA-CARRARA 4,29 366,09 54 46 CREMONA 4,25 362,3 7 85 47 FERMO 4,21 358,54 64 48 LECCO 4,20 358,06 75 49 SIRACUSA 4,19 356,79 71 50 CATANZARO 4,13 351,70 80 51 ORISTANO 4,06 345,48 91 52 BELLUNO 4,05 344,44 34 53 TERAMO 4,01 340,41 50 54 BARLETTA-ANDRIA-TRANI 3,99 338,25 89 55 PADOVA 3,97 337,13 53 56 TRIESTE 3,96 335,53 98 57 PERUGIA 3,94 333,85 45 58 VERBANO-CUSIO-OSSOLA 3,92 332,58 82 59 SONDRIO 3,92 331,87 48 60 AREZZO 3,91 330,88 76 61 COSENZA 3,89 329,54 41 62 PRATO 3,85 326,09 77 63 RIMINI 3,83 323,89 51 64 BRINDISI 3,73 315,12 55 65 PESARO E URBINO 3,73 314,37 38 66 ANCONA 3,69 311,30 62 67 ALESSANDRIA 3,69 311,27 46 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 CUNEO 3,62 304,37 83 MILANO 3,55 298,02 42 BOLOGNA 3,53 296,61 66 BOLZANO 3,53 296,14 72 PARMA 3,51 295,01 60 PIACENZA 3,50 293,24 57 PISTOIA 3,46 289,63 59 IMPERIA 3,35 280,10 49 PISA 3,35 279,97 58 TORINO 3,32 276,79 61 BRESCIA 3,25 270,29 63 FERRARA 3,24 270,18 52 LUCCA 3,16 262,43 68 VENEZIA 3,12 259,18 70 MODENA 3,11 257,88 101 TREVISO 3,08 255,48 100 FORLÌ-CESENA 3,06 253,01 86 VERCELLI 3,02 249,62 30 ASCOLI PICENO 3,00 247,50 92 BIELLA 2,98 245,52 65 MONZA E DELLA BRIANZA 2,85 233,76 88 RAGUSA 2,81 230,12 97 NOVARA 2,75 225,04 73 VICENZA 2,70 220,05 67 BERGAMO 2,70 219,78 81 COMO 2,68 218,41 87 VIBO VALENTIA 2,67 217,12 78 MACERATA 2,65 215,91 93 PORDENONE 2,58 209,09 84 REGGIO EMILIA 2,46 197,66 79 VERONA 2,38 190,30 94 LIVORNO 2,16 170,36 90 UDINE 2,13 168,08 106 NUORO 2,05 160,50 104 SASSARI 1,91 147,74 103 LODI 1,74 132,04 99 GORIZIA 1,45 105,13 107 TRENTO 1,10 73,14 105 ASTI 0,97 60,98 102 SUD SARDEGNA 0,30 0,00 96 Elaborazione su dati Ministero della Salute/Istat 2025 Tasso di ospedalizzazione Pos. Provincia Numero Punteggio 2024 1 PISA 126,16 1.000,00 ( … ) 2 ISERNIA 122,58 962,38 ( … ) 3 ANCONA 118,06 914,92 ( … ) 4 SIENA 113,14 863,28 ( … ) 5 GENOVA 111,70 848,07 ( … ) 6 FOGGIA 111,06 841,41 ( … ) 7 BOLOGNA 110,27 833,07 ( … ) 8 MILANO 106,46 793,01 ( … ) 9 RIMINI 105,59 783,89 ( … ) 10 VERONA 103,73 764,32 ( … ) 11 FORLÌ-CESENA 103,68 763,80 ( … ) 12 TRIESTE 103,35 760,37 ( … ) 13 MODENA 103,11 757,84 ( … ) 14 TERNI 101,69 742,98 ( … ) 15 VERBANO-CUSIO-OSSOLA 100,70 732,57 ( … ) 16 PERUGIA 96,87 692,26 ( … ) 17 CATANZARO 96,86 692,20 ( … ) 18 BOLZANO 96,44 687,78 ( … ) 19 CAGLIARI 93,98 661,94 ( … ) 20 RAVENNA 93,22 653,93 ( … ) 21 NOVARA 92,80 649,47 ( … ) 22 PARMA 92,53 646,65 ( … ) 23 AOSTA 92,14 642,60 ( … ) 24 FIRENZE 91,23 633,06 ( … ) 25 PAVIA 90,50 625,39 ( … ) 26 PORDENONE 90,45 624,82 ( … ) 27 PADOVA 89,66 616,50 ( … ) 28 TRENTO 89,22 611,86 ( … ) 29 TREVISO 87,91 598,08 ( … ) 30 UDINE 86,04 578,51 ( … ) 31 ROVIGO 84,94 566,88 ( … ) 32 L’AQUILA 84,17 558,85 ( … ) 33 SAVONA 83,55 552,34 ( … ) 34 FERRARA 83,42 551,00 ( … ) 35 MASSA-CARRARA 82,84 544,87 ( … ) 36 GORIZIA 82,79 544,34 ( … ) 37 POTENZA 82,72 543,62 ( … ) 38 GROSSETO 82,25 538,64 ( … ) 39 ROMA 81,24 528,06 ( … ) 40 ALESSANDRIA 79,96 514,56 ( … ) 41 BELLUNO 79,92 514,16 ( … ) 42 BARI 79,72 512,12 ( … ) 43 PESCARA 79,32 507,86 ( … ) 44 CUNEO 78,76 501,95 ( … ) 45 ENNA 78,71 501,45 ( … ) 46 BIELLA 78,59 500,19 ( … ) 47 PIACENZA 77,94 493,40 ( … ) 48 PRATO 77,20 485,55 ( … ) 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 LECCO 77,12 484,78 ( … ) LECCE 75,89 471,84 ( … ) TERAMO 75,11 463,63 ( … ) TORINO 73,30 444,57 ( … ) PESARO E URBINO 73,26 444,22 ( … ) REGGIO EMILIA 72,96 441,00 ( … ) CAMPOBASSO 72,90 440,41 ( … ) AREZZO 72,43 435,43 ( … ) VENEZIA 72,24 433,48 ( … ) LIVORNO 70,91 419,45 ( … ) SONDRIO 69,60 405,71 ( … ) LUCCA 69,35 403,13 ( … ) ASCOLI PICENO 69,21 401,69 ( … ) VICENZA 69,05 399,92 ( … ) VARESE 68,70 396,31 ( … ) CREMONA 67,67 385,46 ( … ) BENEVENTO 67,65 385,26 ( … ) MESSINA 67,55 384,20 ( … ) SASSARI 67,02 378,67 ( … ) NUORO 67,02 378,59 ( … ) PALERMO 66,66 374,87 ( … ) CATANIA 65,79 365,68 ( … ) RAGUSA 65,33 360,87 ( … ) IMPERIA 64,05 347,43 ( … ) BRESCIA 63,86 345,47 ( … ) COMO 62,83 334,57 ( … ) CHIETI 62,22 328,24 ( … ) MATERA 62,06 326,49 ( … ) BRINDISI 62,01 326,01 ( … ) VERCELLI 61,18 317,31 ( … ) LA SPEZIA 61,03 315,69 ( … ) PISTOIA 60,42 309,31 ( … ) LODI 59,55 300,12 ( … ) SALERNO 57,40 277,54 ( … ) ASTI 57,35 277,07 ( … ) MACERATA 56,43 267,35 ( … ) NAPOLI 55,98 262,64 ( … ) BERGAMO 53,13 232,71 ( … ) VITERBO 53,08 232,17 ( … ) MANTOVA 52,70 228,20 ( … ) RIETI 52,66 227,71 ( … ) AGRIGENTO 52,00 220,85 ( … ) CALTANISSETTA 51,92 219,98 ( … ) TRAPANI 50,74 207,57 ( … ) ORISTANO 49,74 197,05 ( … ) BARLETTA-ANDRIA-TRANI 48,27 181,62 ( … ) MONZA E DELLA BRIANZA 48,14 180,21 ( … ) REGGIO CALABRIA 47,37 172,17 ( … ) FERMO 47,13 169,60 ( … ) AVELLINO 46,59 163,92 ( … ) SIRACUSA 46,02 157,94 ( … ) TARANTO 45,19 149,30 ( … ) FROSINONE 42,03 116,02 ( … ) COSENZA 41,31 108,48 ( … ) CROTONE 40,72 102,29 ( … ) VIBO VALENTIA 40,58 100,81 ( … ) LATINA 35,60 48,46 ( … ) SUD SARDEGNA 31,92 9,82 ( … ) CASERTA 30,99 0,00 ( … ) Elaborazione su dati Ministero della Salute/Istat 2022 Indice di case mix ponderato Pos. Provincia Numero Punteggio 2024 1 PISA 1,12 1.000,00 ( … ) 2 FERMO 1,12 993,38 ( … ) 3 PALERMO 1,09 882,36 ( … ) 4 VERONA 1,08 850,87 ( … ) 5 TORINO 1,08 849,57 ( … ) 6 MANTOVA 1,07 827,83 ( … ) 7 PADOVA 1,07 813,25 ( … ) 8 VERCELLI 1,06 791,97 ( … ) 9 CATANIA 1,06 785,84 ( … ) 10 FIRENZE 1,05 761,00 ( … ) 11 CHIETI 1,05 736,54 ( … ) 12 BOLOGNA 1,04 733,93 ( … ) 13 SIENA 1,03 693,16 ( … ) 14 NOVARA 1,03 692,19 ( … ) 15 PESARO E URBINO 1,03 682,73 ( … ) 16 ASTI 1,03 682,43 ( … ) 17 CATANZARO 1,03 680,28 ( … ) 18 GENOVA 1,03 668,10 ( … ) 19 MILANO 1,02 660,25 ( … ) 20 ANCONA 1,02 658,78 ( … ) 21 TERAMO 1,02 658,48 ( … ) 22 CUNEO 1,02 656,49 ( … ) 23 ROMA 1,02 649,65 ( … ) 24 FORLÌ-CESENA 1,02 649,64 ( … ) 25 RIETI 1,02 640,98 ( … ) 26 AVELLINO 1,02 638,53 ( … ) 27 L’AQUILA 1,02 636,82 ( … ) 28 BERGAMO 1,02 636,34 ( … ) 29 TARANTO 1,01 628,06 ( … ) Image:rni in UmMarche; RoItalia meriappresensteslo aa quali Pisa e Siena. Le posizioni di coda comza numeriegnala che ane la dosanitari si mente su o-bassi. In riguarda la riale dei enta am. I serviano preittà medi eccelmedica, Totale 20 31 32 24 107 prendono 24 province, come lo scorso anno. Se nessuna risulta dislocata nel nord-ovest, il nord-est è presente nel gruppo di coda con 4 province, come nella passata edizione. Vi figurano Venezia in rappresentanza del Veneto; Pordenone e Gorizia in Friuli-Venezia Giulia; Reggio Emilia in Emilia Romagna. Quanto all’Italia centrale, risultano censite 7 province, una in più rispetto al 2024, fra le quali figurasa-Carrara e Pistoia in Toscana; Macerata nelle Marche; Latina e Frosinone nel Lazio. Infine figurano nel gruppo di coda 13 province dell’Italia meridionale e insulare, quattro in più rispetto allo scorso anno: Caserta in Campania; Brindisi, Barletta-Andria-Trani e Taranto in Puglia; Cosenza e Vibo Valentia in Calabria; Trapani, Enna e Agrigento in Sicilia; Nuoro, Oristano e Sud Sardegna in Sardegna. Chiude la classifica la provincia del Sud Sardegna. -tit_org- Sistema salute -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701738904530.PDF §---§ title§§ Cure e salute, il diritto di rifiutare link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701739004527.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 17 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-17T05:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701739004527.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701739004527.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701739004527.PDF tp:ocr§§ L’approccio multiforme di medici e pazienti rispetto a un prima e un dopo Covid Cure e salute, il diritto di rifiutare è un prima e un dopo il Covid anche nel modo in cui pensiamo il rifiuto delle cure. Prima della pandemia il “no” a una terapia sembrava confinato a casi particolari – testimoni di Geova, qualche controversia su farmaci sperimentali, psichiatria – e non occupava il centro del dibattito pubblico. Dopo il 2020 il rifiuto è uscito dagli ospedali per diventare questione collettiva: non riguarda solo i vaccini o i prodotti di ultima generazione, ma il controllo dell’individuo sulla propria vita e, di conseguenza, sulla propria morte. Sul piano globale il paradosso è evidente: nel 2021 circa 4,5 miliardi di persone, oltre metà della popolazione mondiale, non erano pienamente coperte dai servizi sanitari essenziali (Oms). Anche dove le terapie esistono, aumenta il conflitto su come e fino a che punto utilizzarle. Uno studio internazionale ha censito 18.322 proteste di operatori sanitari in 133 Paesi tra il 2018 e il 2022, con un aumento del 47% del numero medio settimanale dopo l’inizio della pandemia (pubblicato sul Bulletin of the World Health Organization nel luglio 2024): segno che sono gli stessi professionisti a mettere in discussione un sistema di cura vissuto come insostenibile. In Italia il prima e il dopo si vede sul doppio fronte di chi riceve le cure e di chi le garantisce. Nei reparti Covid i medici hanno raccontato di pazienti che rifiutavano ricoveri prolungati o intubazioni non per “odio per la scienza”, ma per paura di perdere il controllo su corpo e relazioni. In parallelo cresceva il malcontento del personale sanitario, fino allo sciopero nazionale del 20 novembre 2024: secondo i sindacati in quella giornata sono state a rischio o rinviate circa 1,2 milioni di prestazioni programmate e decine di migliaia di interventi e visite, con adesioni alte tra medici e infermieri. È una forma paradossale di rifiuto delle cure: chi cura incrocia le braccia per dire che, in certe condizioni, continuare a farlo significa tradire l’idea stessa di cura. Un altro terreno delicato è la psichiatria. Il trattamento sanitario obbligatorio è lo strumento più evidente di compressione dell’autonomia individuale: nel 2023 in Italia si sono registrati quasi 5.000 Tso, circa il 6% dei ricoveri psichiatrici. Attorno a questi numeri si è sviluppata una critica: asC’ Nel pre-pandemia il no alla terapia sembrava confina a casi particolari Nel 2021 circa 4,5 miliardi di persone senza una complet copertura sanitaria sociazioni di utenti e familiari denunciano l’uso della contenzione e chiedono percorsi alternativi. La protesta qui non è il rifiuto di ogni cura, ma l’idea che nessuna terapia – nemmeno quella psichiatrica – possa essere imposta senza limiti e senza un controllo reale sulle violazioni di diritti. Sul versante opposto, quello delle scelte pianificate, l’Italia ha visto crescere le disposizioni anticipate di trattamento, i cosiddetti testamenti biologici. A fine 2023 risultavano depositate nei Comuni oltre 230 mila Dat, con un aumento superiore al 50% rispetto all’anno precedente (Fondazione promozione Dat, 2024). Ogni Dat è una dichiarazione preventiva di rifiuto o accettazione di specifiche cure in caso di futura incapacità di decidere: nutrizione artificiale, rianimazione, ventilazione meccanica. È una protesta preventiva contro l’idea che la medicina possa prolungare indefinitamente la vita biologica ignorando la volontà della persona. Dentro questo movimento di autodeterminazione si colloca anche la storia, raccontata su questo giornale il 13 novembre scorso, del professore Marco Salvatore. Di fronte a un tumore ai linfonodi che non rispondeva più a radio, chemio e terapie biologiche, Salvatore ha scelto di sospendere i trattamenti e di affidarsi al decorso spontaneo della malattia, che poi è regredita fino a scomparire; anni dopo ha deciso di non operare una frattura scomposta della spalla, puntando sulle capacità riparative del corpo. Nel libro in cui ricostruisce queste scelte, la med icina è definita “scienza imperfetta” e arte che non si esercita in un campo di certezze, ma in relazione a persone singole con storie e limiti diversi (Ciriaco Viggiano, “Stop alle cure, il tumore sparisce: la storia del medico Salvatore”). Se allarghiamo lo sguardo oltre l’Italia, l’intreccio tra rifiuto delle cure e rivendicazione di controllo diventa ancora più evidente. In Marocco, nel 2025, la morte di otto donne incinte nell’ospedale pubblico di Agadir durante tagli cesarei ha scatenato proteste con slogan come “meno stadi, più ospedali”: nel mirino non c’è la chirurgia, ma un sistema che investe in grandi opere mentre i reparti maternità restano senza personale e attrezzature. Negli Stati Uniti il 27% degli adulti dichiara di aver rinunciato ad almeno una forma di assistenza sanitaria nell’ultimo anno perché non poteva permettersela (Federal Reserve, 2024): milioni di persone che rifiutano cure non per scelta ideale, ma perché il costo le rende incompatibili con la sopravvivenza economica. Messo in fila, questo quadro disegna un dopo-Covid in cui la protesta verso le cure non coincide automaticamente con l’anti-scienza. Accanto alle derive complottiste c’è un segmento di rifiuti che sta dentro la razionalità bioetica: pazienti oncologici che non vogliono terapie sproporzionate, cittadini che depositano Dat per limitare le manovre rianimatorie, persone con disturbi psichiatrici che chiedono di ridurre i trattamenti coatti, operatori che scioperano perché non accettano di lavorare in reparti dove la qualità delle cure è compromessa. In tutti questi casi il “no” alla cura non nasce dal rifiuto della medicina, ma dalla rivendicazione di un ruolo attivo nella definizione di che cosa sia, per ciascuno, cura accettabile. Il bilancio etico non è semplice. Da un lato c’è un avanzamento dell’autodeterminazione, sancito da norme come la legge sul consenso informato e le Dat e dall’attenzione crescente dei tribunali alla volontà del paziente. Dall’altro c’è il rischio che il discorso sul controllo della propria vita e della propria morte venga usato per giustificare disuguaglianze, tagli, abbandoni: se il rifiuto delle cure diventa una scelta obbligata per i poveri, o la scorciatoia per sistemi sanitari in affanno, la libertà si rovescia nel suo contrario. Le proteste che non sono anti scientifiche ma esprimono il desiderio di determinare il proprio destino ci obbligano a tenere insieme due principi: il rispetto per la decisione individuale e la responsabilità collettiva di non lasciare nessuno solo davanti a quella decisione. È su questo crinale che si gioca oggi il futuro etico della medicina. Tra l’accettazione passiva e la volontà di autodeterminarsi si apre oggi lo spazio più difficile: quello in cui la cura deve diventare un dialogo reale, non un automatismo né un atto di solitudine. gli Usa il 27% gli adulti n può permettersi ’assistenza protesta verso cure non coincide utomaticamente n l’anti-scienza ---End text--- Author: GIANLUCA CICINELLI Heading: Highlight: Nel pre-pandemia il no alla terapia sembrava confinato a casi particolari Nel 2021 circa 4,5 miliardi di persone senza una completa copertura sanitaria La protesta verso le cure non coincide automaticamente con l’anti-scienza Negli Usa il 27% degli adulti non può permettersi un’assistenza Image:N d n u Manifestazione no vax contro l’obbligo vaccinale anti Covd Proteste in piazze a favore dell’autodeterminazione delle cure -tit_org- Cure e salute, il diritto di rifiutare -sec_org- tp:writer§§ GIANLUCA CICINELLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701739004527.PDF §---§ title§§ Pnrr per la salute, speso solo il 34,4% dei fondi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701735804495.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "STAMPA" del 17 Nov 2025

Per realizzare tutti i progetti servirebbero circa 6 anni, ma la scadenza per terminare le opere è agosto 2026

pubDate§§ 2025-11-17T05:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701735804495.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701735804495.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701735804495.PDF tp:ocr§§ Pnrr per la salute, speso solo il 34,4% dei fondi Per realizzare tutti i progetti servirebbero circa 6 anni, ma la scadenza per terminare le opere è agosto 2026 IL CASO PAOLO BARONI ROMA L a progettazione ed i lavori di buona parte degli ospedali e delle case di comunità previsti dal Pnrr sono così in ritardo che serviranno altri 5-6 anni prima di vederli completati, ben oltre quindi la scadenza tassativa del Piano fissata ad agosto 2026. Stando alla rilevazione rilasciata dal sistema ReGis ed aggiornata a tutto giugno, infatti, mentre complessivamente per la Missione 6 del Piano di ripresa e resilienza dedicata alla salute è stato speso il 34,4% dei fondi disponibili (6,6 miliardi su 19,3, di cui 14,5 garantiti dall’Europa) realizzando appena il 38,2% dei 10.100 progetti previsti, la situazione della costruzione delle nuove Case della Comunità e dei nuovi Ospedali di comunità è ben peggiore. «La situazione è particolarmente preoccupante e incerta, vergognosa» denuncia la Cgil, che a metà settembre ha presentato un suo report in cui certifica come troppi progetti procedano a rilento, con ritardi nell’esecuzione dei lavori o ancora fermi alla fase di progettazione. Scorrendo i dati si vede infatti che per l’investimento M6-C1.01 «Case della Comunità e presa in carico della persona» su 1.415 progetti finanziati (valore 2,8 miliardi di euro) a giugno risultavano effettuati pagamenti per 486,1 milioni, dunque, a pochi mesi dalla scadenza, è stato speso solo il 17,1% dei fondi disponibili. Dei progetti finanziati per questo tipo di strutture chiamate a fare da punto di riferimento per l'assistenza socio-sanitaria di base (visite mediche, prelievi, vaccinazioni, attività di prevenzione, ecc.) ne risultano completati appena 50, pari al 3,5% del totale. Di questi 20 sono in Lombardia, 8 in Liguria ed Emilia Romagna, 6 in Veneto e zero in Piemonte. Non meno critica risulta la situazione degli Ospedali di Comunità, le strutture sanitarie a prevalente gestione infermieristica, fondamentali per garantire le cure intermedie e la continuità assistenziale soprattutto nel passaggio dall’ospedale al ritorno a casa dei pazienti. In questo caso per l’investimento M6-C1.02 con 1,3 miliardi di euro sono stati finanziati 428 progetti e di questi solo 14 sono completati (appena 4 quelli collaudati). Dei progetti finanziati, ne risultano completati solo 14, pari al 3,3% del totale. Con questo ritmo ci vorranno almeno 6 anni per terminare tutto, calcola la Cgil. Ma non basta perché anche i 198 interventi del programma «Verso un ospedale sicuro e sostenibile» segnano il passo: sono appena 28 quelli completati. A fronte di uno stanziamento di 1,6 miliardi (compresi 888,5 milioni di fondi Pnrr) risultano pagamenti per appena 385 milioni di euro (24,1%). Certo di qui ai prossimi mesi governo e Regioni cercheranno di accelerare, ma visti questi numeri la sfida si presenta tutta in salita. — ---End text--- Author: PAOLO BARONI Heading: Highlight: 6,6 I miliardi spesi su 19,3 stanziati pari al 38,2% dei 10.100 progetti previsti 14 Gli Ospedali di Comunità realizzati a fronte di 428 progetti Solo il 3,3% del totale Image: -tit_org- Pnrr per la salute, speso solo il 34,4% dei fondi -sec_org- tp:writer§§ PAOLO BARONI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701735804495.PDF §---§ title§§ "Meno visite private In ospedale" = Intervista a Orazio Schillaci - "Potenziare l'assistenza domiciliare Pronti a sospendere l'intramoenia" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701734904506.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "STAMPA" del 17 Nov 2025

Ilministro Schillaci: stop alla libera attività dei medici incasodiliste d'attesa pubbliche troppo lunghe Ilministro:"Conliste d'attesa troppo lunghe stop all'attività privata dei medici negli ospedali"

pubDate§§ 2025-11-17T05:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701734904506.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701734904506.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701734904506.PDF tp:ocr§§ Manovra, retromarcia sulle norme di adesione allo sciopero. sul condono piantedosi attacca, scontro con l’opposizione “Meno visite private in ospedale” Il ministro Schillaci: stop alla libera attività dei medici in caso di liste d’attesa pubbliche troppo lunghe Orazio Schillaci “Potenziare l’assistenza domiciliare Pronti a sospendere l’intramoenia” Il ministro: “Con liste d’attesa troppo lunghe stop all’attività privata dei medici negli ospedali” PAOLO BARONI, PAOLO RUSSO Meno visite private in ospedale e più assistenza domiciliare: lo prevede il ministro della Salute Schillaci. Dalla Manovra scompaiono le misure sugli scioperi. – PAGINE 2-6 L’INTERVISTA PAOLO RUSSO ROMA C ase di comunità per superare la divisione tra cure mediche e accudimento senza senso per i grandi anziani e assistenza domiciliare capillare insieme a politiche per l’invecchiamento attivo. Sono queste le carte sulle quali punta il ministro della Salute, Orazio Schillaci, per vincere la sfida lanciata alla sanità dall’invecchiamento della popolazione. E sulle liste di attesa lancia il guanto di sfida: «stop momentaneo all’attività libero professionale dei medici negli ospedali quando lo sbilanciamento dei tempi a favore del privato nega il diritto alle cure». Con 4,6 milioni di over 80 e i centenari raddoppiati a 23.500 in 15 anni, siamo un Paese di grandi vecchi. Come si vince la sfida dell'assistenza sanitaria senza mandare in default le casse dello Stato? «Se abbiamo tutti questi centenari, significa che il nostro Servizio Sanitario Nazionale qualcosa di buono lo sta facendo. L’Italia è la seconda nazione al mondo per longevità. Ma la sfida vera non è solo vivere più a lungo, è vivere meglio. Questo è l’obiettivo che ci siamo dati al G7 Salute di Ancona: invecchiamento attivo. Per centrarlo serve un cambio di paradigma: meno ospedali, più territorio. Le Case della Comunità non sono un’infrastruttura fine a sé stessa, ma il luogo dove sanità e sociale si incontrano davvero. Per un grande anziano non autosufficiente questa distinzione non ha senso: ha bisogno di cure mediche e accudimento insieme, inscindibilmente. Dobbiamo puntare sull’offerta di servizi concreti, come insegnano i Paesi del Nord Europa. Stiamo potenziando l’assistenza domiciliare integrata, che deve diventare davvero capillare. La sostenibilità non è solo questione di quanti soldi mettiamo, ma di come li spendiamo. Se continuiamo ad avere un serbatoio pieno di buchi, non basta aprire i rubinetti delle risorse». Tra caro-rette, liste di attesa e giungla dei rimborsi, le Rs restano un miraggio per molti anziani non autosufficienti. Come favorirne l'accesso a chi ne ha più bisogno? «Le recenti sentenze della Cassazione e del Consiglio di Stato hanno creato aspettative fraintese. Molte famiglie credono che le Asl debbano coprire il 100% delle rette Rsa, ma non è così. Il pieno rimborso sanitario è previsto solo per i non autosufficienti più gravi, dove è impossibile scindere la componente sanitaria da quella sociale. Servono criteri più chiari, un Isee sanitario più evoluto, che consideri non solo reddito e patrimonio ma anche composizione del nucleo familiare e grado di disabilità di chi ne fa parte. Serve creare criteri più equi di accesso, rafforzare le Rsa pubbliche e migliorare il sistema di accreditamento di quelle private, con controlli rigorosi. La dignità degli anziani non può dipendere dal codice postale o dal conto in banca». Il peso dell'accudimento degli anziani ricade sui caregiver familiari, in difficoltà a conservare il lavoro, e il 41% finisce per ammalarsi. Come sostenere questo pilastro del welfare? «I caregiver familiari sono l'architrave invisibile del nostro welfare. Senza di loro, il SSN sarebbe già collassato. L'Italia ha una delle legislazioni più avanzate in Europa con la legge 104, che prevede fino a due anni di aspettativa retribuita. È un diritto importante che dobbiamo far rispettare con più rigore, anche e soprattutto nel settore privato, dove troppo spesso si creano pressioni indebite. Ma non possiamo lasciare sole le famiglie. Per questo stiamo potenziando l'assistenza territoriale: Case della Comunità, Ospedali di Comunità, ADI rafforzata. L'obiettivo è creare una rete che affianchi i caregiver, che li sollevi da alcuni compiti sanitari che possono e devono essere svolti da professionisti». Servono più infermieri ma non se ne trovano, anche se nella manovra ci sono fondi per assumerne 6.000. Dove li pescherete? «È la vera emergenza. Nell'immediato attingiamo anche dall'estero con protocolli bilaterali. Ma il tema è rendere attrattiva la professione: formazione specialistica universitaria, super-OSS, aumenti contrattuali. Il capitale umano non si crea per legge ma va coltivato». Le opposizioni accusano il governo di definanziare la sanità perché il Fondo sanitario rispetto al Pil calerebbe nel triennio. Come replica? «I numeri parlano chiaro: questa manovra prevede il più grande aumento mai registrato, 136,5 miliardi per il 2025, oltre 10 miliardi in più rispetto al 2022. Il confronto con il Pil è metodologicamente scorretto. Durante la crisi finanziaria del 2007-2008, il suo crollo fece aumentare automaticamente la percentuale del finanziamento sanitario, eppure la sanità subiva solo tagli pesantissimi. Quindi la percentuale cresceva mentre il sistema collassava. Ha senso come parametro? Quello che conta davvero è: quante risorse effettive arrivano? Come vengono spese? Abbiamo Regioni che non hanno ancora utilizzato i fondi assegnati per le liste d'attesa. Questo è il vero scandalo, non il rapporto con il Pil». La piattaforma Agenas dice che solo il 75% delle prestazioni urgenti rispetta i tempi, mentre quelle meno urgenti sono sempre in ritardo. Il suo piano ha fallito? «È proprio la piattaforma che ci dice che la tendenza in questoultimo annosistainvertendo. Chi applica le norme che abbiamo varato sulle liste d’attesa sta ottenendo performance notevoli. La strada è quelladell’organizzazione seriadelleagende, delcoordinamento fra pubblico e privato per garantire il più possibile il diritto allasalute di ogni cittadino, soprattutto se fragile o indigente». L’intelligenza artificiale trova sempre più spazio in sanità e ricerca. Ma c'è l'allarme che possa sostituire i medici o spingere verso derive eugenetiche, come il sogno della Silicon Valley di figli “più intelligenti e sani”. Sono pericoli reali? «L’IA può rivoluzionare la medicina, ma deve restare al servizio del medico, non al suo posto. Può analizzare migliaia di immagini in secondi, ma la decisione clinica finale resta compito del medico. È un alleato, non un sostituto. Sul fronte della ricerca, servono limiti etici chiarissimi. Progettare esseri umani non è scienza, è eugenetica. Innovazione sì, ma nel rispetto della dignità umana. La sanità digitale è democrazia al servizio dell'uomo». L’ultimo rapporto segna un +10% dell'intramoenia negli ospedali. È accettabile con queste liste d'attesa? «La libera professione è un diritto, ma non può negare la prestazione pubblica. Il problema nasce quando ci sono più prestazioni a pagamento che in SSN, quando l'attesa pubblica è di sei mesi e l'intramoenia di due settimane. Se losbilanciamentonega ildiritto alle cure, è verosimile ipotizzare una sospensione temporanea. Il patto è chiaro: prima il pubblico, poi il privato convenzionato. Dove vediamo criticità, interveniamo per garantire equità». In Piemonte e altrove si applica la norma che consente ai cittadini di rivolgersi gratuitamente al privato se non ottengono prestazioni nei tempi dovuti. Non c'è il rischio che si intasino anche le liste del privato? «È una norma che serve proprio a dare una risposta concreta ai cittadini quando il pubblico non riesce a garantire i tempi. Ma credo sia chiaro a tutti che questa non può essere la soluzione strutturale. Abbiamo finanziato l'acquisto di più prestazioni per abbattere le liste d'attesa, ma la priorità resta riorganizzare l'offerta pubblica. Prendiamo il Piemonte: le ASL hanno dato indicazioni precise per effettuare prestazioni in orari non convenzionali – prefestivi, festivi, serali – in base alle esigenze dei territori. I dati ci dico no che funziona: 199.334 prestazioni erogate in questi slot. Un modello da replicare». — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: “ Orazio Schillaci Ministro della Sanità Serve un Isee più evoluto che non si basi solo su reddito e patrimonio ma anche su nucleo familiare e disabilità I caregiver familiari sono l’architrave invisibile del welfare Senza di loro il Servizio sanitario sarebbe al collasso Mancano infermieri e stiamo attingendo anche dall’estero il tema però è rendere attrattiva la professione Image:Sanità Il ministro della Sanità Orazio Schillaci rivendica lo stanziamento di 136,5 miliardi per il 2025 10 miliardi in più rispetto al 2022 Ma ammette che il vero problema è come vengono spese le risorse -tit_org- “Meno visite private In ospedale” Intervista a Orazio Schillaci - “Potenziare l'assistenza domiciliare Pronti a sospendere l’intramoenia” -sec_org- tp:writer§§ paolo russo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/17/2025111701734904506.PDF §---§