title§§ La salute che non c'è II "modello Veneto" tra attese e privatizzazione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602179701915.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "DOMANI" del 16 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-16T03:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602179701915.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602179701915.PDF', 'title': 'DOMANI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602179701915.PDF tp:ocr§§ VERSO LE REGIONALI La salute che non c ' è "modello Veneto" tra attese e privatizzazione FEDERICA PENNELLI PADOVA La sanità pubblica véneta mostra segnali di una crescente difficoltà legata all'accesso e all'equità delle cure. Secondo l'ultimo rapporto Gimbe in Veneto, nel 2024, il 7,9 per cento della cittadinanza ha dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie, con un aumento dello 0,5 per cento rispetto all'anno precedente. Il personale sanitario regionale resta sotto pressione, con carenze di infeimieri e medid di base, e anche la riforma territoriale prevista dal Ðøò procede a rilento: secondo il monitoraggio Age - del 2024, solo il 62 per cento delle Case della comunità e il 61 per centodegli Ospedali di comunitàattivi in Veneto hannoalmeno un servizio funzionante, mentre nessuno è ancora pienamenteoperativo come previstodal decreto ministeriale. La spesa sanitaria privata, nel 2022 , ammontava a 3 3 miliardi di euro, con un incremento del 4,1 per cento rispetto all'anno precedente . La testimonianza U quadro di fragilità nell'accesso Liste d'attesa, carenze di personale, e i privati che avanzano. A pagare il prezzo di un sistema che non garantisce più il diritto a curarsi sono soprattutto ² cittadini alla salute pubblica si riflette nelle esperienze di molte e molti pazienti Clara , libera professionista trentenne, raccontaledifficoltàchelepazientìeìpazienti oncologici si trovano ad affrontare. Le è stato diagnosticato un tumore alla mammella ed è stata seguita in modo eccellente dalla sanità pubblica dell'Istituto oncológico véneto (lovj sia durante le terapie sia nei primi due dei cinque anni ài follow up ; durante i quali la sua oncologa poteva prenotare internamente gli esami necessari- Da settembre 2024ètuttocambiata la regione ha centralizzato il sistema dì prenotazioni per gli esami dei pazienti mfollow-up. spostando l'onere degli esami sulle Aulss di residenza «Un tentativo non riuscito di smaltire le liste d'attesa dallo alla Aulss, che le ha intasate ancora di più» e die comporta una grave limitazione del diritto alla salute Nonostante avesse solledtato per piùdi un annoii Centro - notazioni (Cup), questo sistema ha reso diffidiissimo riuscire ad avere l'appuntamento per gli esami perché giungessero m tempo per la visita, fissata a metà ottobre «La situazione è gravissima, e neèconsapevole anche il servizio èãð di pertinenza». Per poter fare gli esami da portare alla visita di controllo, clara ha dovuto presentarsi in cinque diverse sedi: allo Éüí, al Cup, alla direzione medica e poi a due diversi Urp (Ufficio relazioni con il pubblico). Il tutto a nove giorni dalla visita specialistica. Per lei . racconta, è comunque stato possibile prenotare gli esami perché vive «una condizione che me lo permette. Ma una persona diversa da me per condizioni lavorative, fisiche, sociali o di mobilità non lo avrebbe potuto fare». Con evidenti conseguenze. Un modello fraglie «Peccato che anche questi bisogni di cura, così cmdali per la vita delle persone, siano stati travolti dall'indebolimento del sistema sanitario regionale», dice vanessa Camani. la capogruppo Pd in regione Veneto. Una crisi profonda che, «al netto delle dichiarazioni stucchevoli del 'Va tutto bene", sta mettendo seriamente in discussione, anche qui. l'universalità della cura e la parità di condizioni di accesso alla salute». In Veneto, come nel resto d'Italia, emerge la crisi profonda del sistema sanitario pubblico. Per la dem, «bisogna abbandonare la retorica della destra e iniziare seriamente a fare i conti con le quotidiane esperienze concrete delle tantissime persone che non riescono a curarsi oppure sono costrette a pagare». A Padova, per queste problematiche, sono stati attivati due sportelli per la difesa della salute pubblica, in uno di questi collabora la dottoressa Luisa Macor, chirurga in pensione «Le problematiche più importanti riguardano chi non può permettersi la sanità privata e le persone anziane». Si rivolgono allo sportello perché devono fare controlli i mportanti: «Un signore doveva fare una visita cardiologica dopo un infarto e, con la prenotazione, gliel'hanno presa aunanno di distanza. Un'attesa inaccettabile». I problemi riguardano anche i medid ospedalieri «che sono andati in pensione e non sono stati sostituiti; molti incarichi sono divisi tra gli spedalizzandi». sussiste, inoltre, un forte impulso nel mandare le persone nella sanità privata: «Nei Cup ma anche in altri luoghi tì ricordano che nel pubblico non ci sono posti, ma in sanità privata in pochi giorni — pagando — puoi fare tutto». Nei pronto soccorso la situazione non è meno preoccupante «Sono oberati di lavoro. Molte personearrivano ìì non per diseducazione, ma per necessità, dato che i medici di base non sono stati sostituiti e le persone non sanno come altro fare». U decantato "modello Veneto" scricchiola sotto il peso della privatizzazione, e a pagarne il prezzo più alto sono le persone sempre più escluse dal sistema pubblico e il personale sanitario che ogni giorno lavora senza sosta per garantire il diritto alle cure. i) RITODJÌIDNE RISERVATA La sanità pubblica véneta mostra segnali di una crescenti' difficoltà legata all'accesso e all'equità delle cure rC'OANSA -tit_org- La salute che non c'è II "modello Veneto" tra attese e privatizzazione -sec_org- tp:writer§§ FEDERICA PENNELLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602179701915.PDF §---§ title§§ Sanità pubblica in affanno, il "modello Veneto" tra attese infinite e privatizzazione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601761205778.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "editorialedomani.it" del 16 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-16T07:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601761205778.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601761205778.PDF', 'title': 'editorialedomani.it'} tp:url§§ https://www.editorialedomani.it/politica/italia/sanita-pubblica-in-affanno-il-modello-veneto-tra-attese-infinite-e-privatizzazione-qc86iv8u# tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601761205778.PDF tp:ocr§§ Sanità pubblica ¡n affanno, il "modello Veneto" tra attese infinite e privatizzazione Luca Za¡a (foto Ansa) Federica Pennelli 5 novembre 2025 · 20:25 Tra liste d'attesa, carenze di personale e crescente privatizzazione. a pagarne il prezzo sono le persone, sempre più escluse dal sistema pubblico, e il personale sanitario che ogni giorno lavora per garantire il diritto alle cure. Luisa Ìàñîã, chirurga in pensione e volontaria dello sportello per la difesa della salute pubblica:«Un signore si è rivolto da noi perché doveva fare una visita cardiologica dopo un infarto e, con la prenotazione, gliel'hanno presa ad un anno di distanza. Un'attesa inaccettabile» La sanità pubblica véneta mostra segnali di una crescente difficoltà legata all'accesso e all'equità delle cure. Secondo l'ultimo rapporto Gimbe in Veneto, nel 2024, il 7,9 per cento della cittadinanza ha dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie, con un aumento dello 0,5 per cento rispetto all'anno precedente. Il personale sanitario regionale resta sotto pressione, con carenze di infermieri e medici di base e anche la riforma territoriale prevista dal Pnrr procede a rilento: secondo il monitoraggio Agenas del 2024 solo il 62 per cento delle Case della comunità e il 61 per cento degli Ospedali di comunità attivi in Veneto hanno almeno un servizio funzionante, mentre nessuno è ancora pienamente operativo come previsto dal decreto ministeriale. La spesa sanitaria privata, nel 2022, ammontava a 3.83 miliardi di euro. con un incremento del 4,1 per cento rispetto all'anno precedente.La testimonianza II quadro di fragilità nell'accesso alla salute pubblica si riflette nelle esperienze di molte e molti pazienti. Clara, libera professionista trentenne, racconta le difficoltà che le pazienti e i pazienti oncologici si trovano ad affrontare. Le è stato diagnosticato un tumore alla mammella ed è stata seguita in modo eccellente dalla sanità pubblica dell'Istituto oncologico véneto (Éüí) sia durante le terapie sia nei primi due dei cinque anni di follow up; durante i quali la sua oncologa poteva prenotare internamente gli esami necessari. Da settembre 2024 è tutto cambiato: la regione ha centralizzato il sistema di prenotazioni per gli esami dei pazienti in follow-up, spostando l'onere degli esami sulle Aulss di residenza. «Un tentativo non riuscito di smaltire le liste d'attesa dallo lov alla Aulss. che le ha intasate ancora di più» e che comporta una grave limitazione del diritto alla salute, Nonostante avesse sollecitato per più di un anno il Centro unico prenotazioni (Cup) questo sistema ha reso difficilissimo riuscire ad avere l'appuntamento per gli esami perché giungessero in tempo per la visita, fissata a metà ottobre: «La situazione è gravissima e ne è consapevole anche il servizio Urp di pertinenza». Per poter fare gli esami da portare alla visita di controllo, Clara ha dovuto presentarsi in cinque diverse sedi: allo lov, al Cup, alla direzione medica e poi a due diversi Urp (Ufficio relazioni con il pubblico). Il tutto a nove giorni dalla visita specialistica. Per lei, racconta, è comunque stato possibile prenotare gli esami perché vive «una condizione che me lo permette. Ma una persona diversa da me per condizioni lavorative, fisiche, sociali o di mobilità non lo avrebbe potuto fare». Con evidenti conseguenze.Un modello fragile «Peccato che anche questi bisogni di cura, così cruciali per la vita delle persone, siano stati travolti dall'indebolimento del sistema sanitario regionale» dice Vanessa Camani, la capogruppo Pd in regione Veneto. Una crisi profonda che, «al netto delle dichiarazioni stucchevoli del "va tutto bene", sta mettendo seriamente in discussione, anche qui, l'universalità della cura e la parità di condizioni di accesso alla salute». In Veneto, come nel resto d'Italia, emerge la crisi profonda del sistema sanitario pubblico. Per la dem «bisogna abbandonare la retorica della destra e iniziare seriamente a fare i conti con le quotidiane esperienze concrete delle tantissime persone che non riescono a curars i, oppure sono costrette a pagare». A Padova, per queste problematiche, sono stati attivati due sportelli per la Difesa della salute pubblica. In uno di questi collabora la dottoressa Luisa Ìàñîã, chirurga in pensione: «Le problematiche più importanti riguardano chi non può permettersi la sanità privata e le persone anziane». Si rivolgono allo sportello perché devono fare controlli importanti: «Un signore doveva fare una visita cardiologica dopo un infarto e, con la prenotazione, gliel'hanno presa ad un anno di distanza. Un'attesa inaccettabile». I problemi riguardano anche i medici ospedalieri «che sono andati in pensione e non sono stati sostituiti; molti incarichi sono divisi tra gli specializzandi» Sussiste, inoltre, un forte impulso nel mandare le persone nella sanità privata: «Nei Cup ma anche in altri luoghi ti ricordano che nel pubblico non ci sono posti, ma in sanità privata in pochi giorni - pagando - puoi fare tutto». -tit_org- Sanità pubblica in affanno, il “modello Veneto” tra attese infinite e privatizzazione -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601761205778.PDF §---§ title§§ Chi non salta è un comunista = Giorgia saltella sul palco: «Chi non salta comunista è» E la sinistra perde la testa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067700667.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "LIBERO" del 16 Nov 2025

I leader del centrodestra ballano sul palco di Napoli e i progressisti sbroccano Il Pd grida al fascismo. E Conte: «Fatti, non saltelli». La solita reazione isterica...

pubDate§§ 2025-11-16T02:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067700667.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067700667.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067700667.PDF tp:ocr§§ IL CORO CHE FA IMPAZZIRE LA SINISTRA Chi non salta è un comunista I leader del centrodestra ballano sul palco di Napoli e i progressisti sbroccano Il Pd grida al fascismo. E Conte: «Fatti, non saltelli». La solita reazione isterica... NON SANNO NEANCHE SCHERZARE Giorgia saltella sul palco: «Chi non salta comunista è» E la sinistra perde la testa L’opposizione si indigna per il coro partito al termine del comizio di Napoli Il dem Ruotolo: «I leader del Centrodestra sembrano fascistelli in gita» Da Berizzi a Cartabellotta, sui social rispunta l’allarme sul regime nero... ALBERTO BUSACCA a pagina 2 ¦ Ora pure saltellare è una cosa da fascisti. Una provocazione in stile camicie nere. Un attentato alla Costituzione. Sì, perché i veri democratici tengono i piedi ben piantati per terra. E non scherzano mai. Proprio mai. Succede, in pratica, che al termine del comizio organizzato dal centrodestra a Napoli è partito il coretto “chi non salta è un comunista”. E a “zompettare”, sul palco, sono stati anche i leader della coalizione, a cominciare dalla premier Giorgia Meloni. Così, ridendo e giocando un po’… Il problema è che a sinistra, come spiegato in maniera definitiva da Silvio Berlusconi, non sanno nemmeno scherzare. E quindi, su questa cavolata, ci hanno costruito il solito castello di indignazione e rancore. «Ma li avete visti?», ha tuonato Sandro Ruotolo, baffuto europarlamentare del Pd: «Sul palco a gridare “chi non salta è un comunista”, mancava solo il “siete delle zecche” rivolto a noi del campo democratico. Sembravano dei fascistelli in gita. E invece no: erano la presidente del Consiglio e vari ministri, lì, a Napoli, a dare il peggio di sé». Può bastare? Non ancora. «Una scena imbarazzante», ha continuando Ruotolo in un crescendo partigiano, «da balilla del ventennio catapultati su Marte: tutti insieme, appassionatamente, nel capoluogo della Campania a chiedere il voto per le regionali. Proprio loro, quelli dell’autonomia differenziata. Proprio loro che, a una settimana dal voto, rispolverano condoni e promettono di aumentare di 100 euro le pensioni minime solo a chi vive in Campania. Presidente Meloni, ca nisciun è fesso». Insomma, pare di capire che quelli del centrodestra non dovrebbero nemmeno fare campagna elettorale… SPUNTA BERIZZI... In soccorso di Ruotolo è arrivato poi Paolo Berizzi, da sempre molto attento all’argomento fascismo. «È un errore di lettura», ha spiegato sui social, «derubricare i balletti e i saltelli di Meloni e Tajani a Napoli sul coro “chi non salta è un comunista” a una cialtronata improvvisata. Meloni, in generale, vince perché incarna quella roba lì, il tifo, la pancia, le grida, la curva, la tribù della fiamma». E ancora: «La scenetta triste è la rappresentazione perfetta dell’italiano che, come se fosse sempre allo stadio o in osteria, alza la voce, la butta in caciara, noi contro di loro, e i famosi comunisti di Berlusconi. Che in Italia non esistono più. Mentre di fascisti purtroppo è pieno». Ahi, ahi, eccolo qui Berizzi che alla fine si tradisce. La curva, l’osteria, il “noi contro di loro” ai compagni vanno benissimo, anzi, ne sono i massimi interpreti contemporanei. Solo che i “nemici” non devono essere i comunisti, ma devono essere i soliti fascisti. In questo caso sì che è concesso alzare la voce e buttarla in caciara, cosa che i progressisti fanno praticamente tutti i giorni. Con una differenza sostanziale, però. I leader del centrodestra hanno ballato sul coretto “chi non salta è un comunista”, ma non usano questo argomento per screditare l’avversario in Italia e all’estero lanciando improbabili allarmi democratici. E lo hanno fatto col sorriso sulle labbra, un po’ come oggi lo facciamo noi di Libero. Che differenza coi musi lunghi, gli sguardi rabbiosi e le lacrime versate sul manifesto di Ventotene da certa sinistra… ...E PURE CONTE Proseguiamo la nostra carrellata con Giuseppe Conte («Fatti, non saltelli, grazie»), il dem Arturo Scotto («Meloni ha dato l’ennesima prova di equilibrio istituzionale») e Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gim be e, come si legge in rete, «personalità di internet». Che scrive: «Ma quelli che saltavano erano (tutti) fascisti?». La risposta è molto semplice: no. A meno che non si voglia tentare di far passare per pericolosi squadristi perfino Antonio Tajani e Maurizio Lupi. La domanda di Cartabellotta, casomai, va ribaltata: ma tutti quelli che hanno reagito stizziti, si sono offesi perché alla fine sono ancora dei poveri comunisti? ---End text--- Author: ALBERTO BUSACCA Heading: Highlight: “ SANDRO RUOTOLO PD Sembravano dei fascistelli in gita. Invece erano il premier e vari ministri, come Balilla del Ventennio atterrati su Marte PAOLO BERIZZI “REPUBBLICA” Meloni vince perché incarna il tifo, la pancia, la tribù della fiamma. È la rappresentazione perfetta dell’Italia che alza la voce GIUSEPPE CONTE M5S Quando finiscono con balletti e saltelli gli ricordiamo che c’è un Paese in difficoltà, che gli italiani tirano la cinghia Image:A sinistra il premier Giorgia Meloni salta sul palco di Napoli venerdì sera dopo il comizio del Centrodestra in vista delle Regionali del 23-24 novembre; a destra i leader del Centrodestra al Palapartenope di Napoli -tit_org- Chi non salta è un comunista Giorgia saltella sul palco: «Chi non salta comunista è» E la sinistra perde la testa -sec_org- tp:writer§§ ALBERTO BUSACCA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067700667.PDF §---§ title§§ Chi non salta è un comunista = Giorgia saltella sul palco: «Ghi non salta comunista è» E la sinistra perde la testa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602072900671.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "LIBERO" del 16 Nov 2025

I leader del centrodestra ballano sul palco di Napoli e i progressisti sbroccano Il Pd grida al fascismo. E Conte: «Fatti, non saltelli». La solita reazione isterica...

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ALBERTO BUSACCA a pagina 2 ¦ Ora pure saltellare è una cosa da fascisti. Una provocazione in stile camicie nere. Un attentato alla Costituzione. Sì, perché i veri democratici tengono i piedi ben piantati per terra. E non scherzano mai. Proprio mai. Succede, in pratica, che al termine del comizio organizzato dal centrodestra a Napoli è partito il coretto “chi non salta è un comunista”. E a “zompettare”, sul palco, sono stati anche i leader della coalizione, a cominciare dalla premier Giorgia Meloni. Così, ridendo e giocando un po’… Il problema è che a sinistra, come spiegato in maniera definitiva da Silvio Berlusconi, non sanno nemmeno scherzare. E quindi, su questa cavolata, ci hanno costruito il solito castello di indignazione e rancore. «Ma li avete visti?», ha tuonato Sandro Ruotolo, baffuto europarlamentare del Pd: «Sul palco a gridare “chi non salta è un comunista”, mancava solo il “siete delle zecche” rivolto a noi del campo democratico. Sembravano dei fascistelli in gita. E invece no: erano la presidente del Consiglio e vari ministri, lì, a Napoli, a dare il peggio di sé». Può bastare? Non ancora. «Una scena imbarazzante», ha continuando Ruotolo in un crescendo partigiano, «da balilla del ventennio catapultati su Marte: tutti insieme, appassionatamente, nel capoluogo della Campania a chiedere il voto per le regionali. Proprio loro, quelli dell’autonomia differenziata. Proprio loro che, a una settimana dal voto, rispolverano condoni e promettono di aumentare di 100 euro le pensioni minime solo a chi vive in Campania. Presidente Meloni, ca nisciun è fesso». Insomma, pare di capire che quelli del centrodestra non dovrebbero nemmeno fare campagna elettorale… SPUNTA BERIZZI... In soccorso di Ruotolo è arrivato poi Paolo Berizzi, da sempre molto attento all’argomento fascismo. «È un errore di lettura», ha spiegato sui social, «derubricare i balletti e i saltelli di Meloni e Tajani a Napoli sul coro “chi non salta è un comunista” a una cialtronata improvvisata. Meloni, in generale, vince perché incarna quella roba lì, il tifo, la pancia, le grida, la curva, la tribù della fiamma». E ancora: «La scenetta triste è la rappresentazione perfetta dell’italiano che, come se fosse sempre allo stadio o in osteria, alza la voce, la butta in caciara, noi contro di loro, e i famosi comunisti di Berlusconi. Che in Italia non esistono più. Mentre di fascisti purtroppo è pieno». Ahi, ahi, eccolo qui Berizzi che alla fine si tradisce. La curva, l’osteria, il “noi contro di loro” ai compagni vanno benissimo, anzi, ne sono i massimi interpreti contemporanei. Solo che i “nemici” non devono essere i comunisti, ma devono essere i soliti fascisti. In questo caso sì che è concesso alzare la voce e buttarla in caciara, cosa che i progressisti fanno praticamente tutti i giorni. Con una differenza sostanziale, però. I leader del centrodestra hanno ballato sul coretto “chi non salta è un comunista”, ma non usano questo argomento per screditare l’avversario in Italia e all’estero lanciando improbabili allarmi democratici. E lo hanno fatto col sorriso sulle labbra, un po’ come oggi lo facciamo noi di Libero. Che differenza coi musi lunghi, gli sguardi rabbiosi e le lacrime versate sul manifesto di Ventotene da certa sinistra… ...E PURE CONTE Proseguiamo la nostra carrellata con Giuseppe Conte («Fatti, non saltelli, grazie»), il dem Arturo Scotto («Meloni ha dato l’ennesima prova di equilibrio istituzionale») e Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gim be e, come si legge in rete, «personalità di internet». Che scrive: «Ma quelli che saltavano erano (tutti) fascisti?». La risposta è molto semplice: no. A meno che non si voglia tentare di far passare per pericolosi squadristi perfino Antonio Tajani e Maurizio Lupi. La domanda di Cartabellotta, casomai, va ribaltata: ma tutti quelli che hanno reagito stizziti, si sono offesi perché alla fine sono ancora dei poveri comunisti? ---End text--- Author: ALBERTO BUSACCA Heading: Highlight: SANDRO RUOTOLO PD Sembravano dei fascistelli in gita. Invece erano il premier e vari ministri, come Balilla del Ventennio atterrati su Marte PAOLO BERIZZI “REPUBBLICA” Meloni vince perché incarna il tifo, la pancia, la tribù della fiamma. È la rappresentazione perfetta dell’Italia che alza la voce GIUSEPPE CONTE M5S Quando finiscono con balletti e saltelli gli ricordiamo che c’è un Paese in difficoltà, che gli italiani tirano la cinghia Image:A sinistra il premier Giorgia Meloni salta sul palco di Napoli venerdì sera dopo il comizio del Centrodestra in vista delle Regionali del 23-24 novembre; a destra i leader del Centrodestra al Palapartenope di Napoli -tit_org- Chi non salta è un comunista Giorgia saltella sul palco: «Ghi non salta comunista è» E la sinistra perde la testa -sec_org- tp:writer§§ ALBERTO BUSACCA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602072900671.PDF §---§ title§§ Lobuono: «Ho buone sensazioni» Mazzotta: «Ero e resto in corsa» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067600666.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 16 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-16T02:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067600666.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067600666.PDF', 'title': 'NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067600666.PDF tp:ocr§§ Lobuono: «Ho buone sensazioni» Mazzotta: «Ero e resto in corsa» Sui tagli alla sanità il presidente del M5S, Giuseppe Conte «esprime un concetto profondamente falso e non onesto intellettualmente». La replica è del sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, a margine di un evento elettorale organizzato dal candidato di FdI, Luigi Caroli, a Ceglie Messapica, a cui ha partecipato, tra gli altri, il candidato presidente del centrodestra Luigi Lobuono, il parlamentare Dario Iaia, l’europarlamentare Francesco Ventola. Il sottosegretario ha così replicato al leader dei Pentastellati che ieri mattina dinanzi all'ospedale di Galatina ha invitato la premier Giorgia Meloni a visitare gli ospedali al collasso. «Notoriamente il Fondo sanitario nazionale cresce di 7,3 miliardi nell'ultimo anno, notoriamente il taglio al Fondo sanitario nazionale, a detta della fondazione Gimbe, ci racconta che sono stati definanziati 37 miliardi quando governavano loro», ha continuato Gemmato. «Le sensazioni sono ottime, possiamo e dobbiamo vincere: siamo uniti e compatti verso la meta», ha detto ieri Lobuono. «Sto girando la Puglia in lungo e in largo, dalle Tremiti fino a Santa Maria di Leuca - ha aggiunto -. Sono convinto che la nostra regione debba crescere tutta alla stessa velocità, senza differenze tra territori». E sull’abbraccio tra Emiliano e Decaro ha aggiunto: «Sono felice per loro. Evidentemente hanno confermato finalmente la continuità per un'azione di governo che pareva non ci fosse. L'abbraccio credo che dimostri che sono in continuità con l'azione di governo uscente: un problema che riguarda loro, non riguarda certamente noi. Perchè noi contestiamo questa continuità dal primo momento, sono loro che parlavano di discontinuità, che pare a questo punto non ci sia». Intanto, ieri Paride Mazzotta, capogruppo uscente al Consiglio regionale di Forza Italia e candidato nella stessa lista nella circoscrizione di Lecce alle elezioni regionali, ha parlato a proposito del fatto che il suo nome è stato inserito dalla Commissione parlamentare antimafia tra coloro che sono risultati «in violazione del codice di autoregolamentazione» e quindi “impresentabili”. «Ero candidato - ha detto - resto candidato e sono pienamente legittimato a esserlo. Di fronte al disorientamento comprensibile di tanti cittadini, sento il dovere di fare chiarezza una volta per tutte. In questi giorni sono circolate definizioni gravi e infondate che hanno alimentato confusione: è mio compito ristabilire la verità, con trasparenza e rispetto nei confronti di tutti. Non c’è alcuna ombra sulla mia posizione, nessun dubbio sulla mia integrità, nessun impedimento morale o giuridico alla mia candidatura. È bene ricordare che la Commissione è un organismo politico, non giudiziario, che utilizza criteri di autoregolamentazione privi di qualsiasi valore giuridicamente rilevante», conclude Mazzotta. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Gemmato e Ventola all’evento elettorale di Caroli a Mesagne Image:L’incontro di ieri a sostengo di Luigi Caroli (FdI) a Ceglie Messapica -tit_org- Lobuono: «Ho buone sensazioni» Mazzotta: «Ero e resto in corsa» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067600666.PDF §---§ title§§ Il ruolo strategico del terzo settore per la salute mentale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601691304167.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "CORRIERE SALUTE" del 16 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-16T04:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601691304167.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601691304167.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601691304167.PDF tp:ocr§§ IL RUOLO STRATEGICO DEL TERZO SETTORE PER LA SALUTE MENTALE Nell’attuazione del Piano nazionale è importante anche il contributo di singoli e associazioni I l 27 aprile del 2023 è stato istituito dal Ministro Orazio Schillaci il Tavolo tecnico ministeriale della Salute mentale allo scopo di definire le nuove Linee guida per la salute mentale, ferme nel nostro Paese da 10 anni. Il Tavolo è stato formato da tecnici ed esperti nei vari campi: psichiatria, neuropsichiatria infantile, psichiatria forense, Istituto Superiore di Sanità (Iss), rappresentanti del Ministero, dell’Agenas, di Associazioni di professionisti della cura. Una delle prime iniziative è stata organizzare audizioni per Associazioni o singoli che ne avessero fatto richiesta. Un’apertura all’ascolto che ha suscitato vivo interesse e partecipazione. Progetto Itaca è stata una delle prime Associazioni audite. In questa occasione sono stati presentati i nostri più importanti progetti: prevenzione nelle scuole per gli adolescenti, insegnanti e familiari; formazione, informazione e supporto per pazienti, familiari e caregiver; inclusione sociale e lavorativa per persone con un disturbo della salute mentale. Grande attenzione hanno suscitato il Progetto prevenzione e quello di inclusione sociale e lavorativa. Nei mesi successivi il Tavolo ha organizzato gruppi di lavoro su specifiche tematiche allo scopo di elaborare proposte aggiornate sui vari temi, e ha inoltre deliberato di avviare «un lungo viaggio» da Nord a Sud del Paese per conoscere concretamente la realtà dei territori, ascoltando gli operatori della cura, i rappresentanti di Comuni e Regioni e le organizzazioni del Terzo settore. In questa fase la Fondazione Progetto Itaca è diventata un importante interlocutore grazie alla sua dimensione nazionale e alla capacità di coinvolgere pazienti e familiari di tutt’Italia. Le sedi sono state quindi coinvolte nella raccolta di dati, nell’analisi dei bisogni e delle necessità di pazienti e familiari in otto regioni del Paese. Ne è derivato un quadro concreto, anche se non di certo esaustivo, dello stato dei servizi territoriali, delle criticità e dei punti di forza dei territori coinvolti. Questo materiale è confluito, insieme a molti altri contributi di esperti, in un testo che ha definito principi ed obiettivi strategici, nuove linee guida (Pansm), per una concreta e possibile riorganizzazione e innovazione del sistema della Salute mentale attento ai grandi cambiamenti di questi ultimi dieci anni. Ci auguriamo che una volta approvato, il Piano possa diventare operativo, che ad esso siano assegnate le risorse necessarie, così come sottolineato dal professor Claudio Mencacci in un articolo su questo giornale. Noi del Terzo settore, finalmente coinvolti e riconosciuti nel nostro ruolo, ci impegniamo ad appoggiare e diffondere il Pansm con un’intensa comunicazione e ad accompagnarne con un sguardo attento l’attuazione. *Presidente Fondazione Progetto Itaca ---End text--- Author: Felicia Giagnotti* Heading: Highlight: ? Il contributo è decisivo non soltanto per la capillarità delle azioni concrete sul territorio ma anche in termini di comunicazione Image: -tit_org- Il ruolo strategico del terzo settore per la salute mentale -sec_org- tp:writer§§ Felicia Giagnotti* guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601691304167.PDF §---§ title§§ Lazio, summit pro-Angelucci "Clinica abusiva? E regolare" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967403708.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "FATTO QUOTIDIANO" del 16 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-16T04:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967403708.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967403708.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967403708.PDF tp:ocr§§ Lazio, summit pro-Angelucci “Clinica abusiva? È regolare” IL VERBALE INEDITO » Vincenzo Bisbiglia U na riunione informale in Regione per dare impulso alla riapertura della clinica cara al ricco deputato leghista Antonio Angelucci. Ma con abusi edilizi e urbanistici di cui i giudici avevano dichiarato “l’insanabilità” che ora, a distanza di anni, magicamente “risulterebbero regolari”. Il 10 giugno 2025 Andrea Urbani, direttore regionale della Sanità del Lazio e braccio destro del presidente Francesco Rocca, ha riunito attorno a un tavolo tutti gli attori coinvolti nella pratica per la riapertura del San Raffaele Velletri, l’ospedale privato nato come fiore all’occhiello delle società della famiglia Angelucci, la cui autorizzazione fu revocata nel 2011 per gravissime “carenze ab origine dei requisiti strutturali”, tra cui vincoli paesaggistici e idrogeologici e difformità edilizie per almeno 540 metri quadri. Un’iniziativa quantomeno irrituale, perché in realtà l’Ente guidato da Rocca dovrebbe solo stare a guardare. Eppure non è così. Come mai? VALE LA PENA ricapitolare brevemente. Con il ritorno della destra in Regione Lazio dopo 10 anni, la famiglia Angelucci nel 2023 è ripartita all’attacco p e r r i a p r i r e l a s u a c l i n ica-gioiello in provincia di Roma. Su istanza della San Raffaele Spa, il 9 gennaio 2025 la Regione ha firmato un nuovo schema di fabbisogno di posti letto ospedalieri che ne assegna 170 alla struttura. Ora la San Raffaele ha 15 mesi di tempo (che scadranno a marzo 2026) per eliminare le condizioni ostative che avevano portato alla revoca del 2011. Così da un verbale fin qui inedito in possesso del Fatto si apprende che durante la riunione tecnica del 10 giugno, l’architetto Damiano Maurizio Sollami, referente del Comune di Velletri, ovvero l’Ente che deve certificare l’agibilità del complesso edilizio, ha affermato che in quella data “le unità immobiliari interessante dall’apertura del presidio sanitario risulterebbero (si usa dunque il condizionale, ndr) regolari dal punto di vista edilizio ed urbanistico” all ’esito “degli interventi di riduzione in pristino dello status quo ante effettuati” dalla San Raffaele e che “vi è un’inca pratica ancora in istruttoria” sul fronte fognario. Ma come è possibile se pure il ministro Orazio Schillaci, il 13 luglio 2023, affermava che “il diniego delle domande in sanatoria, divenuto definitivo (…) conferma l’insanabilità sul piano edilizio delle modificazioni strutturali intervenute nella struttura di Velletri dal 25 gennaio 2001”? E se bastava la demolizione di qualche locale per rientrare nella legalità, perché non è stata fatta prima? Lo abbiamo chiesto allo staff del sindaco di Velletri, Ascanio Cascella, esponente di Fratelli d’Italia, che però non ha risposto. Ma Cascella e i suoi non rispondono al Fatto nemmeno sulla missiva inviata l’8 ottobre 2025 dal Comune di Velletri – sempre a firma dell’architetto Sollami – in risposta al consigliere regionale di Azione, Alessio D’Amato, in cui si spiega che “questa amministrazione non ha ricevuto alcuna richiesta di apertura da parte della Casa di cura San Raffaele”. Eppure, nel verbale del 10 giugno il Comune sostiene che è stata fatta una “ricognizione sugli atti presenti nell’archivio”e che lo stesso ente veliterno dovrà valutare la “asseverazione da parte di un professionista incaricato” dalla società, oltre a dover rispondere alle richieste della Asl Roma 6 di valutare nuove istanze in sanatoria degli abusi. La partita dunque appare tutta locale, tra gli Angelucci e il Comune di Velletri. Cosa c’entrano Rocca e i suoi? “La riunione è stata organizzata per capire lo stato dell’arte, noi contiamo su quei posti letto. Di incontri così se ne fanno molti, anche con altri operatori, nessuno vuole favorire San Raffaele”, replicano al Fatto dalla Regione Lazio. C’è un’ultima coincidenza. Qualche settimana dopo quella riunione, l’assessore regionale all’Urbanistica, Giuseppe Schiboni, depositò un emendamento alla legge regionale di Bilancio che, se approvato, avrebbe permesso a San Raffaele a sanare i suoi abusi “ins anabil i”. Emendamento poi ritirato dopo un articolo del Fatto pubblicato il 4 luglio. “Controllore e controllato che si mettono allo stesso tavolo per l’istanza di un privato, Rocca ci deve delle spiegazioni”, sostiene D’Amato. ---End text--- Author: Vincenzo Bishiglia Heading: IL VERBALE INEDITO Highlight: IL CASO VELLETRI LA RIUNIONE DEI ROCCA-BOYS SUL SAN RAFFAELE “INSANABILE” Image:t Regione Lazio Il San Raffaele Velletri è delle società della famiglia Angelucci, il deputato leghista ANSA -tit_org- Lazio, summit pro-Angelucci “Clinica abusiva? E regolare” -sec_org- tp:writer§§ Vincenzo Bishiglia guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967403708.PDF §---§ title§§ Bonus ai medici che riducono analisi e specialisti = Troppi esami e visite "Bonus" ai medici di base se tagliano le prescrizioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967503709.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "MESSAGGERO" del 16 Nov 2025

»L'esperimento della Ausl di Modena contro le prescrizioni non necessarie

pubDate§§ 2025-11-16T04:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967503709.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967503709.PDF', 'title': 'MESSAGGERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967503709.PDF tp:ocr§§ Bonus ai medici che riducono analisi e specialisti `L’esperimento della Ausl di Modena contro le prescrizioni non necessarie Mauro Evangelisti Troppi esami e visite “Bonus” ai medici di base se tagliano le prescrizioni Il 40 per cento delle prestazioni è «inutile». La formula choc applicata Modena: incentivi economici a chi le riduce. «Così si limitano la spesa e le liste di attesa» ` A Modena i medici di base ricevono un bonus se mantengono sotto una soglia le prescrizioni di visite ed esami specialistici, misura pensata per ridurre spesa sanitaria e liste d’attesa. L’Ausl sostiene che l’obiettivo sia prescrivere “meglio”, non “meno”. A pag. 11 IL CASO ROMA Se il medico di famiglia limita il numero di esami e analisi prescritti ai pazienti, a fine anno riceve un premio economico. Raccontata così, questa storia fa sollevare più di un sopracciglio. Succede in Emilia-Romagna, più nel dettaglio nell’azienda sanitaria di Modena, dove è stato sottoscritto un accordo con Fimmg (la federazione dei medici di medicina generale) che prevede «1,2 euro ad assistito all’anno» se mantengono le prescrizioni di prestazioni entro una certa soglia. Riguarda, tra l’altro, chirurgia vascolare, dermatologia, fisiatria, gastroenterologia, oculistica, otorinolaringoiatria, pneumologia, urologia, Tac, risonanze magnetiche, gastroscopie e colonscopie. L’obiettivo è limitare la spesa e ridurre le liste di attesa. OBIETTIVI Il direttore dell’Ausl di Modena, Mattia Altini, ha fatto questa sintesi: «L’obiettivo non è indurre i medici a prescrivere indiscriminatamente meno, ma fornire strumenti e dati per prescrivere meglio, incentivando ad essere virtuosi». Il caso ha suscitato la reazione di Fratelli d’Italia, che ha presentato un’interrogazione nel consiglio regionale dell’Emilia-Romagna. Anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil si sono opposti: «Il condizionamento dello scambio economico non è accettabile». La provincia di Modena ha poco più di 700mila abitanti, ma questa mossa dell’azienda sanitaria sta alimentando un dibattito nazionale perché il problema delle liste di attesa e delle prescrizioni inutili oggettivamente esiste, anche se la soluzione emiliana potrebbe non essere, secondo alcuni osservatori, la più lungimirante. Della piaga dell’inappropriatezza aveva parlato anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, in un’intervista al Messaggero qualche mese fa. Aveva spiegato: «Constatiamo un incremento evidente delle prescrizioni. Dobbiamo assicurarci che ogni cittadino abbia accesso agli esami e alle visite di cui ha realmente bisogno e che lo abbia nei tempi giusti. I medici, spesso sotto pressione, ricorrono a visite per proteggersi da potenziali denunce». E a settembre, per limitare quella che viene definita “medicina difensiva”, è stato varato un provvedimento sulle tutele dei medici in caso di denunce. RICERCA Ci sono anche dati sul peso dell’inappropriatezza di visite ed esami prescritte dai medici di base. La percentuale, secondo diversi studi, oscilla tra il 30 e il 40 per cento. Ad esempio, in Puglia con l’intelligenza artificiale sono state esaminate varie tipologie di prescrizioni (tac, risonanze magnetiche ed ecografie) ed è emerso che solo il 39 per cento delle richieste era “pienamente appropriato”, il 43 era “inappropriato” e il restante era definito “parzialmente utile”. La presidente della Società italiana di radiologia, Nicoletta Gandolfo, aveva commentato: «Ogni dieci esami di diagnostica per immagini, quattro sono inappropriati o, per dirla in parole più semplici, sono inutili». Il medico di base si trova a prescrivere più esami o visite del necessario perché magari è pressato dal paziente, ma troppe prestazioni ingolfano le liste d’attesa. Detto questo, davvero la soluzione può essere pagare di più il medico che ne prescrive di meno? Il presidente dell’Ordine dei medici di Modena, Carlo Curatola, interpellato da un sito d’informazione della zona (LaPressa) ha replicato con un «no comment» richiamando l’articolo 30 del codice di deontologia che recita «il medico evita qualsiasi condizione d i conflitto di interessi nella quale il comportamento professionale risulti subordinato a indebiti vantaggi economici o di altra natura». STRATEGIA Dalla Regione Emilia-Romagna spiegano al Messaggero: in realtà questo modello non è nuovo da noi, in alcune province emiliane (Piacenza, Parma e Reggio Emilia) è già stato applicato negli ultimi anni. E questo, secondo la Regione, ha garantito risultati migliori sul fronte della spesa rispetto alle province romagnole (ma anche a Bologna e Ferrara) che invece non lo applicano. Non solo: anche in altre regioni è stata usata questa formula. Ad esempio nel Veneto, nel 2023, ci fu un accordo per dare incentivi ai medici che contenevano la spesa per esami e farmaci. «Non è un incentivo a prescrivere meno, ma meglio», fa sapere l’assessore alle Politiche della Salute dell’Emilia-Romagna, Massimo Fabi. Mauro Evangelisti © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Mauro Evangelisti Heading: Highlight: LE CRITICHE: COSÌ SI CREA UN CONFLITTO DI INTERESSE E SI VIOLA IL CODICE DEONTOLOGICO Image:42,7 In milioni esami e visite prenotate nel 2025 40% Per alcuni studi è la quota di esami inutili prescritti 37.983 Il numero di medici di famiglia in Italia -tit_org- Bonus ai medici che riducono analisi e specialisti Troppi esami e visite "Bonus" ai medici di base se tagliano le prescrizioni -sec_org- tp:writer§§ Mauro Evangelisti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967503709.PDF §---§ title§§ Dopo il green, altro eurodelirio: fissare limiti su ciò che mangiamo = L'Ue vuole Imporci la «dieta della salute» Pronta una tassa sul cibo spazzatura link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967303711.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "VERITÀ" del 16 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-16T04:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967303711.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967303711.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967303711.PDF tp:ocr§§ CON LA SCUSA DELLA SALUTE... Dopo il green, altro eurodelirio: fissare limiti su ciò che mangiamo L’Ue vuole imporci la «dieta della salute» Pronta una tassa sul cibo spazzatura La Commissione intende limitare gli alimenti ultraprocessati che causano malattie. Però taglia i fondi all’agricoltura pulita n La Commissione europea v u o l e i nt rodurre dal prossimo anno una tassa sul cibo «spazzatura» ultraprocessato sperando di poterne limitare il consumo insieme alle malattie cardiovascolari connesse. Peccato che la stessa Ue abbia ridotto i fondi all’agricoltura sana. Infatti il vero scopo della Von der Leyen è fare cassa con le accise colpendo pure il vino. a pagina 11 n Ne pensano una «quasi» giusta, ma la fanno nel modo più sbagliato cadendo in una contraddizione grossa come palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea. Vogliono tassare dal prossimo anno i cibi ultraprocessati, quelli che l’Italia da sempre ha messo nel mirino perché sono il risultato di trasformazioni industriali che, tra aromi sintetici, eccesso di zuccheri raffinati, di grassi saturi e via dicendo, hanno portato l’Ue ad avere un poco invidiabile primato di bambini e adolescenti in sovrappeso. Siccome però non possono scontentare chi li sostiene, e sono le multinazionali, nel calderone mettono anche gli alcolici, in particolare le bevande a basso tenore che tradotto significa il vino, le bibite zuccherate e il tabacco. La giustificazione è che bisogna combattere i fattori di rischio di cancro e malattie cardiovascolari, le cosiddette patologie non trasmissibili, perché - sostiene il commissario alla Salute Oliver Varhelyi - «questi comportamenti alimentari ci porteranno entro il 2050 ad accorciare di tre anni l’aspettativa di vita a causa dell’obesità». A leggere bene tra le righe, però, si capiscono due altre cose. La prima è che Ursula von der Leyen per giocare con i suoi carrarmatini ha bisogno di una montagna di quattrini e s’inventa questa tassa della salute. Col nuovo bilancio vuole incamerare direttamente il 15% delle imposte che i vari Stati mettono sul tabacco per ricavarne in partenza 11,2 miliardi; poi con la tassa per la salute arrivano altri soldi. Il nuovo bilancio però è quello che taglia i fondi alla Pac. Viene da obiettare: se si vuole un regime alimentare sano, e il più sano è la nostra dieta mediterranea, si ha bisogno dei contadini che producano quel cibo buono che contrasta gli alimenti ultraprocessati. Perché allora si tolgono sostegni ai campi? Perché s’insiste per far entrare l’Ucraina che - al netto di quelli che al governo di Volodymyr Zelensky si fregano i soldi - sconvolgerebbe del tutto i finanziamenti agli agricoltori pigliandosi da sola la metà dei fondi? La spiegazione è semplice. Se alle multinazionali tassano i cibi ultraprocessati, la ricompensa è il via libera sui «cibi Frankenstein», quelli che nascono nei bioreattori da replicazione cellulare come la finta carne, il forse latte da fermentazione di funghi, la poltiglia di cellule di pesce con contorno di cavallette. Il ballon d’essai lanciato sulla tassa per la salute ha la stessa la logica cara alla baronessa Ursula von der Leyen di fare il rilancio (di facciata?) degli obiettivi del Green deal che restano fissati alla diminuzione entro il 2040 del 90% delle emissioni in vista della Cop30. C’è alle viste dell’Oms il varo del Piano pandemico mondiale e del Regolamento sanitario internazionale a cui l’Italia si è opposta. L’Ue si presenta col BeCa (la commissione Beating Cancer è sinonimo del suo piano d’azione) con cui vuole tassare i cibi ultraprocessati, aumentare le accise su alcolici e vino (che ora ha accise zero), azzerare il consumo di tabacco (ridurre entro il 2040 al 5% la popolazione dei fumatori) e c’infila anche «misure più incisive sugli obiettivi vaccinali (se gli togli l’incasso dalle merendine dovrai pur compensarli con qualcosa, ndr) per arrivare all’eguaglianza d’assistenza per le donne». È un modo per sentirsi dire da Tedros Adhanom Ghebreyesus , il direttore generale dell’Oms tanto amico della Cina e di Big-Ph arma che produce i sieri così graditi alla baronessa, che l’Ue è la prima della classe. Non si accorgono a Bruxelles d’immaginare, dopo lo Stato etico, anche lo Stato dietetico che vogliono imporre con le tasse che sono inefficaci per consigliare alle persone stili di vita sani; servono, semmai, più informazione e accesso garantito ai cibi buoni. La verità è che la Ue e in particolare un suo funzionario, Hugues De La Motte, spalleggiato dal comm is s a rio Vo pke H o ek s tra che si occupa di clima e di fisco, ce l’ha col vino e vuole arrivare a tassarlo trincerandosi dietro l’affermazione sbagliata secondo un’infinità di scienziati e clinici - dell’Oms secondo cui l’alcol fa sempre male. Peraltro Bruxelles - la direzione dove lavora monsieur De La Motte nicchia sui controlli alle dogane delle merci importate. C’è da capire cosa capiterà con le bibite energetiche, le barrette, le polpette vegane, la birra per scoprire le reali intenzioni dell’Ue. Al di là delle «minacciose» affermazioni di Oliver Varhelyi che stima 700.000 morti da fum o, 3 0 0.0 0 0 d a a l c o l e 200.000 da sale e zucchero, e che vuole affidarsi all’Intelligenza artificiale per migliorare la dieta e le cure. L’Ue vuole entro il 2035 la mortalità cardiovascolare diminuita del 20%; i governi entro il 2027 dovranno fare piani per avere tassi di diagnosi e controllo del 70% per l’ipertensione e dell’80% per diabete e obesità. Ma è la stessa Europa che tifava per il Nutri-score, l’etichetta a semaforo che bandiva il prosciutto perché è salato e l’olio extravergine di oliva perché è grasso, ma promuoveva le patatine. L’Ue evidentemente ha i suoi gusti. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: CARLO CAMBI Heading: Highlight: Il vero scopo di Ursula è fare cassa con le accise colpendo pure il vino L’obiettivo è ridurre del 20% entro il 2035 la mortalità cardiovascolare Image: -tit_org- Dopo il green, altro eurodelirio: fissare limiti su ciò che mangiamo L'Ue vuole Imporci la «dieta della salute» Pronta una tassa sul cibo spazzatura -sec_org- tp:writer§§ CARLO CAMBI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967303711.PDF §---§