title§§ La salute che non c'è II "modello Veneto" tra attese e privatizzazione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602179701915.PDF description§§
Estratto da pag. 4 di "DOMANI" del 16 Nov 2025
Estratto da pag. 2 di "editorialedomani.it" del 16 Nov 2025
Estratto da pag. 2 di "LIBERO" del 16 Nov 2025
I leader del centrodestra ballano sul palco di Napoli e i progressisti sbroccano Il Pd grida al fascismo. E Conte: «Fatti, non saltelli». La solita reazione isterica...
pubDate§§ 2025-11-16T02:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067700667.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067700667.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067700667.PDF tp:ocr§§ IL CORO CHE FA IMPAZZIRE LA SINISTRA Chi non salta è un comunista I leader del centrodestra ballano sul palco di Napoli e i progressisti sbroccano Il Pd grida al fascismo. E Conte: «Fatti, non saltelli». La solita reazione isterica... NON SANNO NEANCHE SCHERZARE Giorgia saltella sul palco: «Chi non salta comunista è» E la sinistra perde la testa L’opposizione si indigna per il coro partito al termine del comizio di Napoli Il dem Ruotolo: «I leader del Centrodestra sembrano fascistelli in gita» Da Berizzi a Cartabellotta, sui social rispunta l’allarme sul regime nero... ALBERTO BUSACCA a pagina 2 ¦ Ora pure saltellare è una cosa da fascisti. Una provocazione in stile camicie nere. Un attentato alla Costituzione. Sì, perché i veri democratici tengono i piedi ben piantati per terra. E non scherzano mai. Proprio mai. Succede, in pratica, che al termine del comizio organizzato dal centrodestra a Napoli è partito il coretto “chi non salta è un comunista”. E a “zompettare”, sul palco, sono stati anche i leader della coalizione, a cominciare dalla premier Giorgia Meloni. Così, ridendo e giocando un po’… Il problema è che a sinistra, come spiegato in maniera definitiva da Silvio Berlusconi, non sanno nemmeno scherzare. E quindi, su questa cavolata, ci hanno costruito il solito castello di indignazione e rancore. «Ma li avete visti?», ha tuonato Sandro Ruotolo, baffuto europarlamentare del Pd: «Sul palco a gridare “chi non salta è un comunista”, mancava solo il “siete delle zecche” rivolto a noi del campo democratico. Sembravano dei fascistelli in gita. E invece no: erano la presidente del Consiglio e vari ministri, lì, a Napoli, a dare il peggio di sé». Può bastare? Non ancora. «Una scena imbarazzante», ha continuando Ruotolo in un crescendo partigiano, «da balilla del ventennio catapultati su Marte: tutti insieme, appassionatamente, nel capoluogo della Campania a chiedere il voto per le regionali. Proprio loro, quelli dell’autonomia differenziata. Proprio loro che, a una settimana dal voto, rispolverano condoni e promettono di aumentare di 100 euro le pensioni minime solo a chi vive in Campania. Presidente Meloni, ca nisciun è fesso». Insomma, pare di capire che quelli del centrodestra non dovrebbero nemmeno fare campagna elettorale… SPUNTA BERIZZI... In soccorso di Ruotolo è arrivato poi Paolo Berizzi, da sempre molto attento all’argomento fascismo. «È un errore di lettura», ha spiegato sui social, «derubricare i balletti e i saltelli di Meloni e Tajani a Napoli sul coro “chi non salta è un comunista” a una cialtronata improvvisata. Meloni, in generale, vince perché incarna quella roba lì, il tifo, la pancia, le grida, la curva, la tribù della fiamma». E ancora: «La scenetta triste è la rappresentazione perfetta dell’italiano che, come se fosse sempre allo stadio o in osteria, alza la voce, la butta in caciara, noi contro di loro, e i famosi comunisti di Berlusconi. Che in Italia non esistono più. Mentre di fascisti purtroppo è pieno». Ahi, ahi, eccolo qui Berizzi che alla fine si tradisce. La curva, l’osteria, il “noi contro di loro” ai compagni vanno benissimo, anzi, ne sono i massimi interpreti contemporanei. Solo che i “nemici” non devono essere i comunisti, ma devono essere i soliti fascisti. In questo caso sì che è concesso alzare la voce e buttarla in caciara, cosa che i progressisti fanno praticamente tutti i giorni. Con una differenza sostanziale, però. I leader del centrodestra hanno ballato sul coretto “chi non salta è un comunista”, ma non usano questo argomento per screditare l’avversario in Italia e all’estero lanciando improbabili allarmi democratici. E lo hanno fatto col sorriso sulle labbra, un po’ come oggi lo facciamo noi di Libero. Che differenza coi musi lunghi, gli sguardi rabbiosi e le lacrime versate sul manifesto di Ventotene da certa sinistra… ...E PURE CONTE Proseguiamo la nostra carrellata con Giuseppe Conte («Fatti, non saltelli, grazie»), il dem Arturo Scotto («Meloni ha dato l’ennesima prova di equilibrio istituzionale») e Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gim be e, come si legge in rete, «personalità di internet». Che scrive: «Ma quelli che saltavano erano (tutti) fascisti?». La risposta è molto semplice: no. A meno che non si voglia tentare di far passare per pericolosi squadristi perfino Antonio Tajani e Maurizio Lupi. La domanda di Cartabellotta, casomai, va ribaltata: ma tutti quelli che hanno reagito stizziti, si sono offesi perché alla fine sono ancora dei poveri comunisti? ---End text--- Author: ALBERTO BUSACCA Heading: Highlight: “ SANDRO RUOTOLO PD Sembravano dei fascistelli in gita. Invece erano il premier e vari ministri, come Balilla del Ventennio atterrati su Marte PAOLO BERIZZI “REPUBBLICA” Meloni vince perché incarna il tifo, la pancia, la tribù della fiamma. È la rappresentazione perfetta dell’Italia che alza la voce GIUSEPPE CONTE M5S Quando finiscono con balletti e saltelli gli ricordiamo che c’è un Paese in difficoltà, che gli italiani tirano la cinghia Image:A sinistra il premier Giorgia Meloni salta sul palco di Napoli venerdì sera dopo il comizio del Centrodestra in vista delle Regionali del 23-24 novembre; a destra i leader del Centrodestra al Palapartenope di Napoli -tit_org- Chi non salta è un comunista Giorgia saltella sul palco: «Chi non salta comunista è» E la sinistra perde la testa -sec_org- tp:writer§§ ALBERTO BUSACCA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602067700667.PDF §---§ title§§ Chi non salta è un comunista = Giorgia saltella sul palco: «Ghi non salta comunista è» E la sinistra perde la testa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111602072900671.PDF description§§
Estratto da pag. 2 di "LIBERO" del 16 Nov 2025
I leader del centrodestra ballano sul palco di Napoli e i progressisti sbroccano Il Pd grida al fascismo. E Conte: «Fatti, non saltelli». La solita reazione isterica...
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ALBERTO BUSACCA a pagina 2 ¦ Ora pure saltellare è una cosa da fascisti. Una provocazione in stile camicie nere. Un attentato alla Costituzione. Sì, perché i veri democratici tengono i piedi ben piantati per terra. E non scherzano mai. Proprio mai. Succede, in pratica, che al termine del comizio organizzato dal centrodestra a Napoli è partito il coretto “chi non salta è un comunista”. E a “zompettare”, sul palco, sono stati anche i leader della coalizione, a cominciare dalla premier Giorgia Meloni. Così, ridendo e giocando un po’… Il problema è che a sinistra, come spiegato in maniera definitiva da Silvio Berlusconi, non sanno nemmeno scherzare. E quindi, su questa cavolata, ci hanno costruito il solito castello di indignazione e rancore. «Ma li avete visti?», ha tuonato Sandro Ruotolo, baffuto europarlamentare del Pd: «Sul palco a gridare “chi non salta è un comunista”, mancava solo il “siete delle zecche” rivolto a noi del campo democratico. Sembravano dei fascistelli in gita. E invece no: erano la presidente del Consiglio e vari ministri, lì, a Napoli, a dare il peggio di sé». Può bastare? Non ancora. «Una scena imbarazzante», ha continuando Ruotolo in un crescendo partigiano, «da balilla del ventennio catapultati su Marte: tutti insieme, appassionatamente, nel capoluogo della Campania a chiedere il voto per le regionali. Proprio loro, quelli dell’autonomia differenziata. Proprio loro che, a una settimana dal voto, rispolverano condoni e promettono di aumentare di 100 euro le pensioni minime solo a chi vive in Campania. Presidente Meloni, ca nisciun è fesso». Insomma, pare di capire che quelli del centrodestra non dovrebbero nemmeno fare campagna elettorale… SPUNTA BERIZZI... In soccorso di Ruotolo è arrivato poi Paolo Berizzi, da sempre molto attento all’argomento fascismo. «È un errore di lettura», ha spiegato sui social, «derubricare i balletti e i saltelli di Meloni e Tajani a Napoli sul coro “chi non salta è un comunista” a una cialtronata improvvisata. Meloni, in generale, vince perché incarna quella roba lì, il tifo, la pancia, le grida, la curva, la tribù della fiamma». E ancora: «La scenetta triste è la rappresentazione perfetta dell’italiano che, come se fosse sempre allo stadio o in osteria, alza la voce, la butta in caciara, noi contro di loro, e i famosi comunisti di Berlusconi. Che in Italia non esistono più. Mentre di fascisti purtroppo è pieno». Ahi, ahi, eccolo qui Berizzi che alla fine si tradisce. La curva, l’osteria, il “noi contro di loro” ai compagni vanno benissimo, anzi, ne sono i massimi interpreti contemporanei. Solo che i “nemici” non devono essere i comunisti, ma devono essere i soliti fascisti. In questo caso sì che è concesso alzare la voce e buttarla in caciara, cosa che i progressisti fanno praticamente tutti i giorni. Con una differenza sostanziale, però. I leader del centrodestra hanno ballato sul coretto “chi non salta è un comunista”, ma non usano questo argomento per screditare l’avversario in Italia e all’estero lanciando improbabili allarmi democratici. E lo hanno fatto col sorriso sulle labbra, un po’ come oggi lo facciamo noi di Libero. Che differenza coi musi lunghi, gli sguardi rabbiosi e le lacrime versate sul manifesto di Ventotene da certa sinistra… ...E PURE CONTE Proseguiamo la nostra carrellata con Giuseppe Conte («Fatti, non saltelli, grazie»), il dem Arturo Scotto («Meloni ha dato l’ennesima prova di equilibrio istituzionale») e Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gim be e, come si legge in rete, «personalità di internet». Che scrive: «Ma quelli che saltavano erano (tutti) fascisti?». La risposta è molto semplice: no. A meno che non si voglia tentare di far passare per pericolosi squadristi perfino Antonio Tajani e Maurizio Lupi. La domanda di Cartabellotta, casomai, va ribaltata: ma tutti quelli che hanno reagito stizziti, si sono offesi perché alla fine sono ancora dei poveri comunisti? ---End text--- Author: ALBERTO BUSACCA Heading: Highlight: SANDRO RUOTOLO PD Sembravano dei fascistelli in gita. Invece erano il premier e vari ministri, come Balilla del Ventennio atterrati su Marte PAOLO BERIZZI “REPUBBLICA” Meloni vince perché incarna il tifo, la pancia, la tribù della fiamma. 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Estratto da pag. 2 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 16 Nov 2025
Estratto da pag. 11 di "CORRIERE SALUTE" del 16 Nov 2025
Estratto da pag. 2 di "FATTO QUOTIDIANO" del 16 Nov 2025
Estratto da pag. 10 di "MESSAGGERO" del 16 Nov 2025
»L'esperimento della Ausl di Modena contro le prescrizioni non necessarie
pubDate§§ 2025-11-16T04:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967503709.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967503709.PDF', 'title': 'MESSAGGERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967503709.PDF tp:ocr§§ Bonus ai medici che riducono analisi e specialisti `L’esperimento della Ausl di Modena contro le prescrizioni non necessarie Mauro Evangelisti Troppi esami e visite “Bonus” ai medici di base se tagliano le prescrizioni Il 40 per cento delle prestazioni è «inutile». La formula choc applicata Modena: incentivi economici a chi le riduce. «Così si limitano la spesa e le liste di attesa» ` A Modena i medici di base ricevono un bonus se mantengono sotto una soglia le prescrizioni di visite ed esami specialistici, misura pensata per ridurre spesa sanitaria e liste d’attesa. L’Ausl sostiene che l’obiettivo sia prescrivere “meglio”, non “meno”. A pag. 11 IL CASO ROMA Se il medico di famiglia limita il numero di esami e analisi prescritti ai pazienti, a fine anno riceve un premio economico. Raccontata così, questa storia fa sollevare più di un sopracciglio. Succede in Emilia-Romagna, più nel dettaglio nell’azienda sanitaria di Modena, dove è stato sottoscritto un accordo con Fimmg (la federazione dei medici di medicina generale) che prevede «1,2 euro ad assistito all’anno» se mantengono le prescrizioni di prestazioni entro una certa soglia. Riguarda, tra l’altro, chirurgia vascolare, dermatologia, fisiatria, gastroenterologia, oculistica, otorinolaringoiatria, pneumologia, urologia, Tac, risonanze magnetiche, gastroscopie e colonscopie. L’obiettivo è limitare la spesa e ridurre le liste di attesa. OBIETTIVI Il direttore dell’Ausl di Modena, Mattia Altini, ha fatto questa sintesi: «L’obiettivo non è indurre i medici a prescrivere indiscriminatamente meno, ma fornire strumenti e dati per prescrivere meglio, incentivando ad essere virtuosi». Il caso ha suscitato la reazione di Fratelli d’Italia, che ha presentato un’interrogazione nel consiglio regionale dell’Emilia-Romagna. Anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil si sono opposti: «Il condizionamento dello scambio economico non è accettabile». La provincia di Modena ha poco più di 700mila abitanti, ma questa mossa dell’azienda sanitaria sta alimentando un dibattito nazionale perché il problema delle liste di attesa e delle prescrizioni inutili oggettivamente esiste, anche se la soluzione emiliana potrebbe non essere, secondo alcuni osservatori, la più lungimirante. Della piaga dell’inappropriatezza aveva parlato anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, in un’intervista al Messaggero qualche mese fa. Aveva spiegato: «Constatiamo un incremento evidente delle prescrizioni. Dobbiamo assicurarci che ogni cittadino abbia accesso agli esami e alle visite di cui ha realmente bisogno e che lo abbia nei tempi giusti. I medici, spesso sotto pressione, ricorrono a visite per proteggersi da potenziali denunce». E a settembre, per limitare quella che viene definita “medicina difensiva”, è stato varato un provvedimento sulle tutele dei medici in caso di denunce. RICERCA Ci sono anche dati sul peso dell’inappropriatezza di visite ed esami prescritte dai medici di base. La percentuale, secondo diversi studi, oscilla tra il 30 e il 40 per cento. Ad esempio, in Puglia con l’intelligenza artificiale sono state esaminate varie tipologie di prescrizioni (tac, risonanze magnetiche ed ecografie) ed è emerso che solo il 39 per cento delle richieste era “pienamente appropriato”, il 43 era “inappropriato” e il restante era definito “parzialmente utile”. La presidente della Società italiana di radiologia, Nicoletta Gandolfo, aveva commentato: «Ogni dieci esami di diagnostica per immagini, quattro sono inappropriati o, per dirla in parole più semplici, sono inutili». Il medico di base si trova a prescrivere più esami o visite del necessario perché magari è pressato dal paziente, ma troppe prestazioni ingolfano le liste d’attesa. Detto questo, davvero la soluzione può essere pagare di più il medico che ne prescrive di meno? Il presidente dell’Ordine dei medici di Modena, Carlo Curatola, interpellato da un sito d’informazione della zona (LaPressa) ha replicato con un «no comment» richiamando l’articolo 30 del codice di deontologia che recita «il medico evita qualsiasi condizione d i conflitto di interessi nella quale il comportamento professionale risulti subordinato a indebiti vantaggi economici o di altra natura». STRATEGIA Dalla Regione Emilia-Romagna spiegano al Messaggero: in realtà questo modello non è nuovo da noi, in alcune province emiliane (Piacenza, Parma e Reggio Emilia) è già stato applicato negli ultimi anni. E questo, secondo la Regione, ha garantito risultati migliori sul fronte della spesa rispetto alle province romagnole (ma anche a Bologna e Ferrara) che invece non lo applicano. Non solo: anche in altre regioni è stata usata questa formula. Ad esempio nel Veneto, nel 2023, ci fu un accordo per dare incentivi ai medici che contenevano la spesa per esami e farmaci. «Non è un incentivo a prescrivere meno, ma meglio», fa sapere l’assessore alle Politiche della Salute dell’Emilia-Romagna, Massimo Fabi. Mauro Evangelisti © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Mauro Evangelisti Heading: Highlight: LE CRITICHE: COSÌ SI CREA UN CONFLITTO DI INTERESSE E SI VIOLA IL CODICE DEONTOLOGICO Image:42,7 In milioni esami e visite prenotate nel 2025 40% Per alcuni studi è la quota di esami inutili prescritti 37.983 Il numero di medici di famiglia in Italia -tit_org- Bonus ai medici che riducono analisi e specialisti Troppi esami e visite "Bonus" ai medici di base se tagliano le prescrizioni -sec_org- tp:writer§§ Mauro Evangelisti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967503709.PDF §---§ title§§ Dopo il green, altro eurodelirio: fissare limiti su ciò che mangiamo = L'Ue vuole Imporci la «dieta della salute» Pronta una tassa sul cibo spazzatura link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967303711.PDF description§§ pubDate§§ 2025-11-16T04:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967303711.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967303711.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967303711.PDF tp:ocr§§ CON LA SCUSA DELLA SALUTE... Dopo il green, altro eurodelirio: fissare limiti su ciò che mangiamo L’Ue vuole imporci la «dieta della salute» Pronta una tassa sul cibo spazzatura La Commissione intende limitare gli alimenti ultraprocessati che causano malattie. Però taglia i fondi all’agricoltura pulita n La Commissione europea v u o l e i nt rodurre dal prossimo anno una tassa sul cibo «spazzatura» ultraprocessato sperando di poterne limitare il consumo insieme alle malattie cardiovascolari connesse. Peccato che la stessa Ue abbia ridotto i fondi all’agricoltura sana. Infatti il vero scopo della Von der Leyen è fare cassa con le accise colpendo pure il vino. a pagina 11 n Ne pensano una «quasi» giusta, ma la fanno nel modo più sbagliato cadendo in una contraddizione grossa come palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea. Vogliono tassare dal prossimo anno i cibi ultraprocessati, quelli che l’Italia da sempre ha messo nel mirino perché sono il risultato di trasformazioni industriali che, tra aromi sintetici, eccesso di zuccheri raffinati, di grassi saturi e via dicendo, hanno portato l’Ue ad avere un poco invidiabile primato di bambini e adolescenti in sovrappeso. Siccome però non possono scontentare chi li sostiene, e sono le multinazionali, nel calderone mettono anche gli alcolici, in particolare le bevande a basso tenore che tradotto significa il vino, le bibite zuccherate e il tabacco. La giustificazione è che bisogna combattere i fattori di rischio di cancro e malattie cardiovascolari, le cosiddette patologie non trasmissibili, perché - sostiene il commissario alla Salute Oliver Varhelyi - «questi comportamenti alimentari ci porteranno entro il 2050 ad accorciare di tre anni l’aspettativa di vita a causa dell’obesità». A leggere bene tra le righe, però, si capiscono due altre cose. La prima è che Ursula von der Leyen per giocare con i suoi carrarmatini ha bisogno di una montagna di quattrini e s’inventa questa tassa della salute. Col nuovo bilancio vuole incamerare direttamente il 15% delle imposte che i vari Stati mettono sul tabacco per ricavarne in partenza 11,2 miliardi; poi con la tassa per la salute arrivano altri soldi. Il nuovo bilancio però è quello che taglia i fondi alla Pac. Viene da obiettare: se si vuole un regime alimentare sano, e il più sano è la nostra dieta mediterranea, si ha bisogno dei contadini che producano quel cibo buono che contrasta gli alimenti ultraprocessati. Perché allora si tolgono sostegni ai campi? Perché s’insiste per far entrare l’Ucraina che - al netto di quelli che al governo di Volodymyr Zelensky si fregano i soldi - sconvolgerebbe del tutto i finanziamenti agli agricoltori pigliandosi da sola la metà dei fondi? La spiegazione è semplice. Se alle multinazionali tassano i cibi ultraprocessati, la ricompensa è il via libera sui «cibi Frankenstein», quelli che nascono nei bioreattori da replicazione cellulare come la finta carne, il forse latte da fermentazione di funghi, la poltiglia di cellule di pesce con contorno di cavallette. Il ballon d’essai lanciato sulla tassa per la salute ha la stessa la logica cara alla baronessa Ursula von der Leyen di fare il rilancio (di facciata?) degli obiettivi del Green deal che restano fissati alla diminuzione entro il 2040 del 90% delle emissioni in vista della Cop30. C’è alle viste dell’Oms il varo del Piano pandemico mondiale e del Regolamento sanitario internazionale a cui l’Italia si è opposta. L’Ue si presenta col BeCa (la commissione Beating Cancer è sinonimo del suo piano d’azione) con cui vuole tassare i cibi ultraprocessati, aumentare le accise su alcolici e vino (che ora ha accise zero), azzerare il consumo di tabacco (ridurre entro il 2040 al 5% la popolazione dei fumatori) e c’infila anche «misure più incisive sugli obiettivi vaccinali (se gli togli l’incasso dalle merendine dovrai pur compensarli con qualcosa, ndr) per arrivare all’eguaglianza d’assistenza per le donne». È un modo per sentirsi dire da Tedros Adhanom Ghebreyesus , il direttore generale dell’Oms tanto amico della Cina e di Big-Ph arma che produce i sieri così graditi alla baronessa, che l’Ue è la prima della classe. Non si accorgono a Bruxelles d’immaginare, dopo lo Stato etico, anche lo Stato dietetico che vogliono imporre con le tasse che sono inefficaci per consigliare alle persone stili di vita sani; servono, semmai, più informazione e accesso garantito ai cibi buoni. La verità è che la Ue e in particolare un suo funzionario, Hugues De La Motte, spalleggiato dal comm is s a rio Vo pke H o ek s tra che si occupa di clima e di fisco, ce l’ha col vino e vuole arrivare a tassarlo trincerandosi dietro l’affermazione sbagliata secondo un’infinità di scienziati e clinici - dell’Oms secondo cui l’alcol fa sempre male. Peraltro Bruxelles - la direzione dove lavora monsieur De La Motte nicchia sui controlli alle dogane delle merci importate. C’è da capire cosa capiterà con le bibite energetiche, le barrette, le polpette vegane, la birra per scoprire le reali intenzioni dell’Ue. Al di là delle «minacciose» affermazioni di Oliver Varhelyi che stima 700.000 morti da fum o, 3 0 0.0 0 0 d a a l c o l e 200.000 da sale e zucchero, e che vuole affidarsi all’Intelligenza artificiale per migliorare la dieta e le cure. L’Ue vuole entro il 2035 la mortalità cardiovascolare diminuita del 20%; i governi entro il 2027 dovranno fare piani per avere tassi di diagnosi e controllo del 70% per l’ipertensione e dell’80% per diabete e obesità. Ma è la stessa Europa che tifava per il Nutri-score, l’etichetta a semaforo che bandiva il prosciutto perché è salato e l’olio extravergine di oliva perché è grasso, ma promuoveva le patatine. L’Ue evidentemente ha i suoi gusti. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: CARLO CAMBI Heading: Highlight: Il vero scopo di Ursula è fare cassa con le accise colpendo pure il vino L’obiettivo è ridurre del 20% entro il 2035 la mortalità cardiovascolare Image: -tit_org- Dopo il green, altro eurodelirio: fissare limiti su ciò che mangiamo L'Ue vuole Imporci la «dieta della salute» Pronta una tassa sul cibo spazzatura -sec_org- tp:writer§§ CARLO CAMBI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/16/2025111601967303711.PDF §---§