title§§ Dipendenze: più ricoveri al Nord link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403107706973.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "CORRIERE DEI TERRITORI" del 14 Nov 2025

Nella relazione della Fondazione Cimbe le numerose criticità: i SerD sono in affanno con una grave carenza di operatori. Liguria sotto la media anche per le strutture

pubDate§§ 2025-11-14T05:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403107706973.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403107706973.PDF', 'title': 'CORRIERE DEI TERRITORI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403107706973.PDF tp:ocr§§ Dipendenze: più ricoveri al Nord Nella relazione della Fondazione Gimbe le numerose criticità: i SerD sono in affanno con una grave carenza di operatori. Liguria sotto la media anche per le strutture Dipendenze patologiche: Fondazione Gimbe ha denunciato le carenze e lo ha fatto al Congresso nazionale Federserd, con una relazione elaborata a partire dai dati della Relazione annuale della Presidenza del Consiglio al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia (2025) e del Rapporto Oised-Crea (2024). «Stiamo pagando il prezzo di un immobilismo normativo e organizzativo - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - e i servizi per le dipendenze rappresentano oggi un’anomalia strutturale del nostro Servizio Sanitario Nazionale: frammentati, disomogenei e con personale insufficiente. La loro efficacia dipende troppo spesso dalla buona volontà di professionisti e operatori, più che da un’adeguata programmazione dei servizi per prevenire, diagnosticare e trattare un fenomeno il cui impatto sulla salute pubblica è molto rilevante, soprattutto tra i più giovani. Serve una riorganizzazione nazionale, non più iniziative spot». Nel 2024 sono stati registrati 8.378 accessi in PS per patologie direttamente droga-correlate, con una lieve riduzione rispetto al 2023 (-2,5%): il 43% riguarda soggetti tra i 25 e i 44 anni, ma preoccupa il dato sui minorenni, che rappresentano il 10% degli accessi. Quasi la metà dei pazienti (47%) è arrivata in pronto soccorso per psicosi indotta da sostanze. In 904 casi (11%) si è reso necessario un ricovero ospedaliero: il 37% dei pazienti è stato trasferito in un reparto di psichiatria, il 17% in terapia intensiva e il 4% in pediatria. Nel 2023 (ultimo anno disponibile) i ricoveri ospedalieri con diagnosi principale droga- correlata sono stati 7.382 (+13% rispetto al 2022), pari a 9,3 ricoveri ogni 10.000 abitanti. Il trend è in netta crescita rispetto al 2012, quando il tasso era di 6 per 10mila abitanti. Nel 2023 il tasso di ospedalizzazione per patologie direttamente correlate al consumo di sostanze stupefacenti ha sfiorato i 14 ricoveri ogni 100mila abitanti, con marcate differenze territoriali: nelle Regioni settentrionali si concentrano infatti il 69% delle ospedalizzazioni droga-correlate. A fronte di questi dati, i servizi risultano carenti. Nel 2024 sono stati censiti 198 servizi di primo livello, di cui 46 pubblici (22%) e 152 gestiti dal privato sociale (77%). Comprendono 123 unità mobili, 49 centri drop-in e 26 centri di prima accoglienza. Il tasso medio nazionale è di 0,4 per 100mila abitanti tra 15 e 74 anni: il Piemonte registra lo stesso dato, la Liguria 0,5 e la Lombardia 0,8. Sono presenti 1.134 servizi ambulatoriali, di cui 96% pubblici e 4% gestiti dal privato sociale: 571 sono Servizi per le Dipendenze, 279 servizi per il gioco d’azzardo, 207 servizi di alcologia, 41 SMI e 36 SerD negli istituti penitenziari: la media è di 2,6, la Lombardia ha lo stesso valore, la Liguria si ferma appena sotto (2,5), meglio il Piemonte con 3,1. Ma anche qui si ha il problema della carenza di personale: circa 6mila dipendenti complessivi, con una media di 24,1 dipendenti per ambulatorio, la Lombardia appena sopra con 26,4 e il Piemonte appena sotto con 23,6 ma la Liguria ne ha solo 16,8. per rispettare gli standard (definiti nel decreto ministeriale 77) a livello nazionale servirebbero altri 1.900 operatori. Le strutture residenziali o semi residenziali, invece, sono in media 2,1 ogni 100mila abitanti ma in questo caso tutto il Nordovest ha numeri migliori: la Liguria 2,7, la Lombardia 2,9 e il Piemonte 3,2. 356 sono strutture specialistiche e si suddividono in quattro tipologie: 13 (4%) dedicate ai minori con problematiche droga-correlate, 31 (9%) rivolte a genitori tossicodipendenti insieme ai figli, 132 (37%) destinate a pazienti con comorbidità psichiatriche, 180 (50%) orientate ad altre forme di assistenza specialistica. La maggioranza di queste strutture (il 52%) è concentrato proprio nel Nordovest. «Il quadro è molto serio continua Cartab ellotta - perché questi servizi restano spesso fuori dalle agende politiche e assenti nei piani di riforma regionali della sanità territoriale. Eppure, si prendono cura di popolazioni fragili, ad alto rischio di emarginazione e cronicizzazione. E la mancata presa in carico si traduce in accessi al pronto soccorso, ospedalizzazioni, aggravamento o cronicizzazione dei disturbi, aumento del disagio sociale e dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale». l e.b. ---End text--- Author: e.b Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dipendenze: più ricoveri al Nord -sec_org- tp:writer§§ e.b guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403107706973.PDF §---§ title§§ Sanità, trasporti, indagati I guai che lascia lo Sceriffo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111402214701239.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "FATTO QUOTIDIANO" del 14 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-14T02:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111402214701239.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111402214701239.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111402214701239.PDF tp:ocr§§ Sanità, trasporti, indagati I guai che lascia lo Sceriffo » Vincenzo Iurillo F NAPOLI orse il guaio più grosso che dovrà affrontare il successore del presidente della Campania Vincenzo De Luca è quello dei trasporti. E in particolare la Circumvesuviana, devastata da ritardi e soppressioni quotidiane, che con Trenord si contende il titolo di linea ferroviaria peggiore d’Italia. È di pochissimi giorni fa la lettera della società Stadler che chiede alla Eav, società regionale dei trasporti, un nuovo rinvio per la consegna di 35 nuovi treni, come da appalto vinto in anni pre Covid. Il terzo rinvio in quattro anni, e l’amministratore delegato di Eav, Umberto De Gregorio, minaccia di adire vie legali e applicare penali a un’impresa che nel frattempo ha già ricevuto “33 milioni di euro a titolo di anticipazione e progettazione”. Quei treni ultramoderni – ne sono arrivati appena tre e attendono il collaudo, fermi in deposito – servono come il pane per ridare respiro a un servizio disastrato. La notizia che chissà come e quando verranno forniti, anticipata sui quotidiani napoletani, ha gettato nello sconforto decine di migliaia di studenti e pendolari, e il comparto turistico della costiera sorrentina che sui trenini della Circum fa viaggiare gli escursionisti verso Pompei e accoglie chi arriva da Napoli. E fosse solo la Circumvesuviana. Dici Eav e il pensiero corre alla sciagura della funivia del Faito, quattro morti nell’incidente del 17 aprile scorso. Da allora la linea che collegava Castellammare di Stabia con il monte è ferma, sequestrata, il 1º dicembre l’incidente probatorio dei periti della Procura di Torre Annunziata con la folla di 26 indagati individuati dai pm, tra cui i vertici della partecipata. Poi si vedrà se e quando far ripartire il servizio. Il 23 e 24 novembre la Campania torna alle urne per scegliere chi la guiderà nei prossimi cinque anni tra l’ex presidente della Camera Roberto Fico e il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, e i due sanno il percorso di spine che li attende in caso di vittoria. Trasporti, sanità, lavoro, navigano in cattive acque. LA SANITÀ, in particolare, deve svincolarsi dai lacci imposti da un piano di rientro triennale che impedisce le assunzioni di personale oltre la soglia del 2004 meno l’1,4%, il livello a cui è costretta al momento. E come ha ricordato spesso De Luca nelle sue dirette social del venerdì, qui ci sarebbe bisogno con urgenza di forze fresche nelle corsie: c’è la più bassa dotazione di personale sanitario, sia pubblico che accreditato, ogni 10 mila abitanti, e una delle più basse dotazioni di posti letto per abitanti nel Paese. Negli ultimi cinque anni, Napoli ha perso cinque presidi sanitari, si perde il conto dei servizi smarriti sui territori e dei Pronto soccorso chiusi nelle province, resta al palo il progetto dell’ospedale di Boscotrecase, mentre è stato fermato dalle proteste del territorio il mega ospedale di Sant’Agnello, altamente impattante sugli equilibri urbanistici e viari del posto, argomento sul quale De Luca e il sindaco, Antonino Coppola, si mandarono a quel paese durante la riapertura della stazione ferroviaria, inquadrati da decine di cellulari. Sul tappeto, per chi verrà dopo, c’è un piano finanziario elaborato e approvato con la delibera di giunta 127 del 20 marzo, le bocciature del governo Meloni, i ricorsi al Tar in discussione. I bilanci sono in pareggio da dieci anni, ma con le lacrime e il sangue di uno stretto controllo dei conti, che penalizza il ricambio di medici e paramedici. Quanto alle cure fuori Regione, l’ultimo rapporto Gimbe – pubblicato quest’anno, ma con dati del 2022 – colloca la Campania nel gruppo delle regioni con “saldo negativo rile vante”, quantificato in quasi 310 milioni di euro. Secondo il rapporto, il 54,4 per cento delle prestazioni erogate fuori regione avvengono dal privato accreditato. Colpa anche di liste d’attesa che superano l’anno solare. Ma non è solo un problema di questa regione. Va ricordato però che la Campania per dieci anni non ha avuto un assessore regionale alla Sanità. Delega t rattenuta da De Luca, che l’ha gestita con un manipolo di fedelissimi, tra cui il primario cardiologo Enrico Coscioni, ex consigliere regionale, diventato tra un’inchiesta e l’altra – assolto a Napoli in un processo per concussione ai danni di un dirigente Asl, indagato a Salerno per una colpa medica che l’ha costretto a un periodo di interdizione dalla professione – presidente nazionale di Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Fico e Cirielli non sembrano intenzionati a fare altrettanto. Il pentastellato lo ha ribadito proprio ieri alla tribuna politica organizzata dal Tgr Campania. In Regione è mancato anche l’assessore ai Trasporti, altra delega che De Luca ha curato personalmente. Coi risultati che vediamo. ---End text--- Author: Vincenzo Lurillo Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, trasporti, indagati I guai che lascia lo Sceriffo -sec_org- tp:writer§§ Vincenzo Lurillo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111402214701239.PDF §---§ title§§ Regionali, scontro sugli impresentabili link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403213708145.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "MATTINO DI PUGLIA E BASILICATA" del 14 Nov 2025

Ilva e sanità tengono banco nel confronto a distanza tra i candidati presidenti

pubDate§§ 2025-11-14T08:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403213708145.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403213708145.PDF', 'title': 'MATTINO DI PUGLIA E BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403213708145.PDF tp:ocr§§ LA COMMISSIONE ANTIMAFIA NE HA INDIVIDUATI 3 IN FORZA ITALIA, UN CIVICO Regionali, scontro sugli impresentabili Ilva e sanità tengono banco nel confronto a distanza tra i candidati presidenti F ioccano le polemiche dopo la lista dei candidati impresentabili alle regionali del 23 e 24 novembre in Puglia, con uno scontro a distanza tra i candidati presidenti Decaro e Lobuono, divisi anche su Ilva e sanità. Alle elezioni regionali in Pugliasono risultati “in violazione del codice di autoregolamentazione” e quindi ‘impresentabili’ quattro candidati al Consiglio regionale. Si tratta di tre candidati nella lista FiBerlusconi-Partito Popolare Europeo- Lobuono Presidente (Antonio Ruggiero, Paride Mazzotta e Pasquale Luperti) e di un candidato per la lista ‘’Alleanza Civica Per La Puglia (Marcello Cocco). Lo ha comunicato la presidente della Commissione Antimaia Chiara Colosimo nell’ambito della seduta della Commissione. Nei confronti di Antonio Ruggiero, “il Gup del Tribunale di Bari ha disposto, il 6 dicembre 2022, il rinvio a giudizio per il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri di uf icio e il procedimento è attualmente pendente in fase dibattimentale innanzi al Tribunale di Bari”, ha spiegato Colosimo. Per quanto riguarda Paride Mazzotta, “il Gip del Tribunale di Lecce ha disposto, il 21 ottobre 2022, il rinvio a giudizio tra gli altri per i reati di turbata libertà degli incanti e autoriciclaggio e il procedimento è attualmente pendente in fase dibattimentale innanzi al Tribunale di Lecce, con prossima udienza issata al 17 giugno 2026”, ha continuato la presidente della Commissione antima ia. Per Pasquale Luperti, “il Gip del Tribunale di Brindisi ha disposto, il 3 ottobre 2024, il rinvio a giudizio per il reato di corruzione per atto contrario ai doveri di uf icio” e “il procedimento è attualmente pendente in fase dibattimentale innanzi al Tribunale di Brindisi, con prossima udienza issata al 1 dicembre 2025”, ha riferito Colosimo. Per Marcello Cocco, “il Tribunale di Roma ha emesso, in data 7 ottobre 2021, sentenza di condanna alla pena di 3 anni di reclusione per il reato di accesso abusivo a sistema informatico, la sentenza è stata impugnata e il giudizio di appello è ancora in stato di trattazione”, ha aggiunto. “Apprendo con sorpresa e rammarico che il mio nome è stato inserito nella lista dei cosiddetti ‘impresentabili’. Ho accettato di essere candidato con Forza Italia alle prossime elezioni regionali in Puglia proprio perché sono convinto che la vicenda nella quale sono stato coinvolto e le accuse che sono state formulate ai miei danni non hanno alcun fondamento. I fatti che mi vengono contestati riguardano un preliminare di compravendita di un box che non si è mai tramutato in acquisto e un irrisorio aumento di cubatura relativa a un intero palazzo per il quale ho ottenuto regolare concessione edilizia. La mia posizione, sono certo, sarà presto chiarita nelle sedi competenti e si risolverà nel migliore dei modi. Non c’è nulla, infatti, che possa far considerare la mia candidatura in violazione di quel codice di autoregolamentazione del cui rispetto, e giustamente, la Commissione Antima ia si fa garante”, dichiara Antonio Ruggiero, candidato di Forza Italia alle elezioni regionali in Puglia, inserito nella lista di “impresentabili” stilata dalla Commissione Antima ia. ‘’La Commissione antima ia asserisce che io sia ‘impresentabile’ e mi aspetto delle scuse visto che quello che è accaduto è a dir poco sconcertante: sono stato oggetto di tale dichiarazione per errore di persona. Già, perché mi vengono attribuite ipotesi di reato mai contestate’’. Così il consigliere regionale di Forza Italia, Paride Mazzotta, candidato nella circoscrizione di Lecce, che è inserito nella lista dei cosiddetti impresentabili. ‘’Per la turbativa d’asta - ha spiegato - si tratta di un vero e proprio errore di persona. Sarebbe questo il presupposto del mio essere ‘impresentabile’: ovvero, un errore bello e buono. Per l’altro reato, invece, l’ipotesi accusatoria non è nemmeno stata sottoposta al vaglio d el collegio giudicante. Insomma, posto che sono orgogliosamente candidato per la mia terra, mi aspetto una correzione da parte della Commissione che abbia la stessa diffusione della notizia che ha leso la mia immagine ingiustamente e in piena campagna elettorale. Sono sicuro che la Commissione sia scivolata su un errore, ma non se ne possono commettere di tanto clamorosi su questioni così delicate e in una fase così sensibile’’. “Dai documenti e dalle informazioni trasmesse dalla Procura di Lecce non si delinea nessuno scambio di persona sul candidato che risulta rinviato a giudizio per entrambi i reati citati”. È quanto si apprende da fonti della commissione Antima ia, in merito alla candidatura di Paride Mazzotta alle regionali in Puglia, il quale igura nella lista degli impresentabili diffusa dalla Commissione. La questione tiene banco anche nel confronto a distanza tra i candidati presidenti Decaro e Lobuono. “Per fortuna nelle mie liste sono tutti presentabili, siamo stati attenti nel compilarle”. Così il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha risposto ai giornalisti che, a margine di un incontro con la Cisl Puglia, gli chiedevano di commentare l’indicazione, da parte della commissione Antima ia. “Ho detto che non faccio polemiche durante la campagna elettorale - ha aggiunto - cerco di mantenere l’impegno, ma avrei molto da dire, soprattutto sulle liste dove sono stati presentati gli impresentabili”. “Mi dispiace di quanto accaduto, non so nel dettaglio quali siano state le motivazioni perché lo stanno appurando in commissione Antima ia, quello che so per certo è che i partiti hanno assunto diligentemente tutte le informazioni previste per una candidatura”, ha dichiarato il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Puglia, Luigi Lobuono, a margine di un incontro con la Cisl Puglia. “Spetta al singolo decidere se candidarsi o meno - ha chiarito - o se ritiene che sia compromessa una eventuale candidatura. E’ una scelta del singolo, ma voglio precisare che i partiti hanno fatto tutto ciò che andava fatto per garantire la massima trasparenza”. “Sapete che per il Movimento 5 stelle il rispetto della legalita’, dell’etica pubblica, e’ fondamentale. Siamo molto attenti a questo e dovrebbero tutte le forze politiche essere attente a garantire legalita’, piena trasparenza, che non ci siano incandidabili”. Lo ha detto, a margine di un incontro elettorale Canosa, il presidente del M5S, Giuseppe Conte. “Anche perche’ noi cosi’ possiamo sperare che i cittadini riprendano iducia nella politica e vengano a votare in tanti. Se poi qualcuno e’ interessato a mantenere i cittadini a casa per cercare di avvantaggiarsi, questo ovviamente non siamo noi”, ha aggiunto. LAVORO, ILVA E SANITA’ NEL CONFRONTO TRA I CANDIDATI L’Ilva tiene banco nel confronto tra i candidati pugliesi. “Il ministro non deve giocare con le parole, lo Stato può entrare nella compagine dell’Ilva e può procedere con la decarbonizzazione. Se l’acciaio è un settore strategico per il nostro Paese, lo Stato si deve fare carico della produzione dell’acciaio decarbonizzando”, ha detto il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Puglia, Antonio Decaro, a margine di un incontro con la Cisl Puglia. Decaro ha risposto così a chi gli chiedeva di commentare quanto detto alcuni giorni fa a Bari dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo il quale “la Costituzione impedisce la nazionalizzazione dell’ex Ilva”. Secondo Decaro, “lo Stato si deve fare carico del tema sociale, perché bisognerà offrire posti di lavoro, non serve solo accompagnare i lavoratori verso il prepensionamento o forme di ammortizzatori sociali”. Inoltre, ha ribadito, “ci sarà un tema ecologico enorme di cui non abbiamo ancora contezza”, quindi “se il settore dell’acciaio è strategico si deve procedere con l’acquisizione dell’Ilva e con la parte relativa alla decarbonizzazione”. “Il centrosinistra cerca, come sempre, di lanciare la palla in tribuna. Dice ‘io voglio nazionalizzare e punto, quindi no n parlo più dell’Ilva’. Mi pare che il candidato governatore di sinistra, pur ricoprendo un ruolo strategico a livello europeo, non abbia mai partecipato ad alcun incontro sull’Ilva con il governo attuale”, la replica dell’avversario di centrodestra Luigi Lobuono, sempre a margine dell’incontro con la Cisl. “Sulla questione della ex Ilva “c’è una convocazione per il 18 novembre a Palazzo Chigi, noi vogliamo essere ottimisti, ma le ultime notizie fanno ri lettere. Arrivare a 6mila persone in cassa integrazione è complicato”, ha sottolineato il segretario generale della Cisl Puglia, Antonio Castellucci. “C’è bisogno di guardare su più fronti - ha aggiunto - quello ambientale e quello della sicurezza, ma occorrono soluzioni perché è inito il tempo delle situazioni tampone” Castellucci ha spiegato che “dal governo ci aspettiamo risposte importanti, ma anche dagli enti locali. E’ inito il tempo delle polemiche, bisogna sedersi a un tavolo e affrontare la questione in maniera responsabile da parte di tutti”. Quanto all’ipotesi di nazionalizzazione, sostenuta da Decaro ma esclusa dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, Castellucci ha precisato che “se l’Iva è deinita strategica il governo deve intervenire, ci diranno loro come”. “Per noi- ha detto - c’è bisogno di garantire i posti di lavoro”. Riguardo la sanità, Antonio Decaro ritiene che “Una parte dei fondi per assumere adesso infermieri, medici e operatori sociosanitari c’è. Il tema sarà quando attiveremo le case e gli ospedali di comunità. Per le 121 case di comunità e i 38 ospedali di comunità il Pnrr ha inanziato la realizzazione degli ediici, ma non la gestione”. “Ci sarà la necessità di gestire questi servizi - ha aggiunto e non credo si possa pensare di riorganizzare l’attività sul territorio scoprendo quella negli ospedali per acuti, sarà quindi un tema nazionale. Con le risorse a disposizione non riusciremo a offrire servizi ottimali sul territorio, che è quello che manCONTINUA A PAGINA 10 ca ora nelle nostre regioni”. Quanto alle liste di attesa in sanità, Decaro ha spiegato che “l’idea è avere un unico centro di prenotazione, un Cup unico su tutto il territorio regionale, che utilizzi anche le nuove tecnologie. Oggi bisogna rispondere al telefono, si aspetta molto tempo e cade la linea, i Cup sono su base provinciale perché sono gestite dalle singole Asl”. L’obiettivo, dunque, è creare “un centro unico di prenotazione e contemporaneamente separare le liste di attesa per le persone che hanno un’urgenza da quelle di chi è paziente cronico o è uscito dalla prima visita specialistica e deve essere preso in carico dalla struttura che deve programmare le prossime visite mediche”. Decaro ha anche evidenziato che “ci sono delle specializzazioni che i giovani non vogliono fare, per esempio lavorare al 118, al pronto soccorso, in rianimazione. Sono igure professionali che dobbiamo incentivare con un accordo nazionale che permetta di avere un emolumento superiore”. La situazione sulle liste di attesa in sanità “la trovo una cosa vergognosa e scandalosa. Le liste di attesa vanno tagliate immediatamente. La soluzione non è certamente il Cup unico regionale, ma l’impegno che ci sarà da parte dei medici, che dovranno essere retribuiti in maniera adeguata, e da parte delle strutture private, che dovranno mettersi a disposizione e anche esse saranno retribuite”, ha dichiarato Lobuono. “Taglierò le liste di attesa immediatamente nei primi sei mesi del mio governo regionale - ha annunciato - così come potenzierò i pronto soccorso che sono al collasso”. Lobuono ha raccontato che “proprio ieri mi è arrivata la comunicazione di una signora novantenne che è stata ricoverata in pronto soccorso alle 8.30 del mattino ed è stata dimessa all’una di notte. Sono cose vergognose”. “Il secondo problema - ha spiegato - è il lavoro. Dobbiamo metterci in condizione di offrire lavoro ai nostri giovani e a chi l’ha perso”. Tre buoni motivi per votare i progetti politici in cui il Movimento 5 stelle e’ coinvolto alle elezioni regionali ormai alle porte? “Innanzitutto a bbiamo contribuito assolutamente in dall’inizio a costruire questi progetti politici, il che signi ica che la legalita’, la trasparenza dei processi decisionali ne e’ la premessa; e’ la premessa della buona politica e abbiamo dimostrato - faccio l’esempio della Puglia che se ci siamo noi non ci puo’ essere illegalita’ o opacita’ nei meccanismi della politica”. Lo ha detto il leader del M5s, Giuseppe Conte a “Il rosso e il nero” su Rai RadioUno. Un secondo motivo, che si aggiunge a tanti altri, ha proseguito “e’ che la Sanita’ e’ al centro di questi progetti politici in Puglia, sia in Campania ma anche in Veneto e la sanita’ oggi e’ da allarme rosso. Gimbe ha certi icato che negli ultimi tre anni di governo c’e’ stato un de inanziamento di 17 miliardi e mezzo e quindi liste d’attesa e poi c’e’ per esempio lo scandalo della giunta di centrodestra in Sicilia ma non ci meravigliamo poi della sanita’ essendo una mangiatoia non funziona o no senza una cosa”. Sul fronte lavoro sono i sindacati a farsi avanti. “Se pensiamo che nel settore privato oltre il 56% dei lavoratori dipendenti guadagna mediamente 700 euro netti al mese signi ica c’è una crisi salariale, c’è un tema di bassi salari. Quindi noi chiediamo alla politica regionale e chiediamo a coloro che si candidano a guidare la prossima giunta regionale di riconnettere l’azione politica con il valore del lavoro quel valore del lavoro”. Lo ha detto la segretaria regionale della Puglia della Cgil Gigia Bucci, illustrando le proposte per una ‘Puglia del lavoro e dei diritti’, destinate ai candidati alla presidenza della giunta regionale nelle prossime elezioni del 23 e 24 novembre. Ieri erano presenti solo Antonio Decaro per i Progressisti e Ada Donno per Puglia paci ista e popolare. Assenti, benché invitati, come riferisce la Cgil, Luigi Lobuono candidato del centrodestra e Sabino Mangano per Alleanza civica per la Pugia. “La nostra proposta - ha speci icato - è racchiusa in un documento programmatico: parte dall’esigenza di rimettere al centro il lavoro di qualità. La Puglia presenta elementi preoccupanti rispetto ad una decrescita, ha percentuali altissime di crisi demogra ica, crisi industriale, emigrazione giovanile, bassi salari”. Il valore del lavoro, ha sottolineato Bucci, “è contenuto nella nostra Costituzione all’articolo 1 che deve coincidere con la dignità sociale e umana delle persone: oggi purtroppo non è più cosi”, ha evidenziato Bucci. “Il lavoro garantisce l’esercizio dei diritti di cittadinanza”, ha continuato Bucci. “Se il lavoro è povero le persone non riusciranno neppure a esercitare quei diritti di cittadinanza e da qui deriva anche la crisi di partecipazione alla crisi della democrazia che stiamo avendo negli ultimi anni. Per Bucci “si continua ad utilizzare l’indicatore del pil, che effettivamente è cresciuto negli ultimi anni in Puglia, come indicatore di benessere. Evidentemente non è così, perché, se il pil da una parte cresce e aumentano le povertà e soprattutto aumenta la percentuale di emigrazione giovanile e i salari non crescono, c’è un problema di redistribuzione delle ricchezze. Signi ica che quelle ricchezze che si generano nel sistema produttivo pugliese - ha osservato Bucci - vanno solo da una parte, poca parte, a scapito ovviamente di molti. E questo è un tema serio, una s ida anche che noi vogliamo porre alla prossima giunta regionale che parte inevitabilmente dalla creazione di lavoro di qualità. Le ricchezze si possono redistribuire in maniera equa e meglio se noi produciamo il lavoro di qualità - ha concluso Bucci -a partire ovviamente dalla manifattura dall’industria, del turismo dal sistema pubblico, dal tema della mobilità delle infrastrutture da ogni aspetto dell’economia regionale”. La Cgil Puglia nelle sue proposte programmatiche si sofferma oltre che su salari e mercato del lavoro, su temi, tra gli altri, come gli appalti pubblici (‘legalità, trasparenza e diritti”), di edilizia “sicura e sostenibile”, “ambiente come bene comune”, agricoltura “come presidio culturale, territoriale e ambientale”, pari opportunità, welfa re “più esteso ed ef icace”, un patto per il diritto alla salute, pari opportunità. “Non presentiamo un libro dei sogni, abbiamo individuato le esigenze di un territorio che ha necessità di essere accompagnato verso politiche che da tempo auspichiamo, verso uno sviluppo strutturale. Vogliamo guardare con attenzione allo sviluppo del lavoro per superare il lavoro precario, occorre trovare soluzioni per un lavoro di qualità”, ha detto il segretario generale della Cisl Puglia, Antonio Castellucci. “In questi anni - ha aggiunto - abbiamo sollevato criticità, tra cui la mancanza di un confronto. Abbiamo necessità che la Regione abbia una visione, ma anche che ci sia un confronto serrato e franco. Questa condivisione non signi ica essere piegati su una posizione, signi ica dialogo e sintesi”. Castellucci ha anche evidenziato la necessità di “andare oltre la politica dei no a prescindere” e di “rimettere al centro la politica con la P maiuscola” nella quale “ci siano le persone, i pensionati, le esigenze come sanità e welfare”. Castellucci ha ricordato che “nel 2024 sono state oltre 400mila le persone che hanno rinunciato alle cure sia per una questione di povertà sia per la dif icoltà di raggiungere i centri ospedalieri”. C’è quindi bisogno di “una sanità omogenea sul territorio regionale, che abbia personale adeguato e formato perché prima di costruire ospedali e case di comunità dobbiamo capire chi ci deve lavorare”. L’APPELLO AL VOTO DEI VESCOVI PUGLIESI “Invitiamo a non cedere alla rassegnazione e alla s iducia e ad accogliere l’esercizio del voto come un gesto di speranza e fraternità che concorra ad aprire una nuova prospettiva per la Puglia e per l’Italia”. È quanto si legge in una nota della Conferenza episcopale pugliese (Cep) che così si rivolge agli elettori in vista delle elezioni regionali dei prossimi 23 e 24 novembre prossimi. “In questo momento è importante riscoprire il valore del bene comune, che ci lega gli uni agli altri come membri di una stessa comunità”, scrivono i vescovi evidenziando che “come cattolici, non possiamo restare indifferenti a questo arretramento della tensione democratica all’interno della nostra Nazione e non partecipare” al voto “signi ica indebolire la democrazia”. “Rinunciando alla responsabilità del voto - aggiungono- lasciamo che siano altri a decidere il destino dei nostri territori, ipotecando il bene delle nostre comunità”. Ai candidati la Cep chiede “coerenza e capacità di una visione che abbia come orizzonte le prossime generazioni” per poter “disegnare il futuro indicando principi e s ide esigenti per la nostra Puglia” come “la dignità della persona, la tutela della famiglia, il diritto alla salute, l’impegno per affrontare l’emergenza demogra ica, anche sostenendo politiche migratorie lungimiranti”. “In un momento storico in cui sembrano indebolirsi progressivamente i legami di iducia, vogliamo dichiarare il nostro impegno a rimettere le relazioni di comunità al centro dell’attenzione politica”, concludono. I BIG IN CAMPO IN CAMPANIA Tutti i big in campo, i ministri chiamati a raccolta, la campagna citofono per citofono di Forza Italia a Napoli. Il centrodestra tenta la volata per Edmondo Cirielli e Giorgia Meloni potrebbe pure tornare, a ridosso del voto se si troverà una inestra compatibile in agenda, per sostenere il “suo” candidato. Che magari non riuscirà a ribaltare l’esito di una competizione che partiva parecchio in salita ma di sicuro “non perderà male”, sono convinti i Fratelli d’Italia. Certo si dovranno fare i conti con l’astensione, come continua a predicare Matteo Salvini. E certo non aiuta il dibattito sugli “impresentabili” - resteranno in lista che continua a tenere banco mentre si registra un nuovo, piccolo, colpo di scena: prima aveva annunciato il ritiro e ora ritorna in campo Maria Rosaria Boccia, protagonista delle dimissioni da ministro della Cultura di Gennaro Sangiuliano, oggi capolista alle regionali per Fdi. La Campania, insomma, si presenta come la più “nazionale” delle s ide del mini election day che il 23 e il 24 novembre chiuderà la torn ata di regionali d’autunno. E se l’esito pare scontato in Puglia e Veneto e servirà al massimo a misurare i pesi interni alle coalizioni, la corsa campana sarà quella dove invece si potrebbe registrare una rimonta degli s idanti, che partono da poco più del 19% di cinque anni fa. Misurando, è uno dei ragionamenti che si fa nel centrodestra, anche l’appeal della proposta del campo largo, che starebbe peraltro valutando l’idea di un palco unitario a sostegno di Roberto Fico. Lo dice in chiaro, di fatto, Ignazio La Russa, a Napoli proprio a un incontro di Sangiuliano, quando parla di un risultato che sarà letto come un “dato nazionale”, sottolineando che certo, se si battesse il centrosinistra servirebbe la “respirazione bocca a bocca a chi sviene” ma “non c’è bisogno di arrivare a tanto per parlare di vittoria”. Comunque andrà, dicono nelle ile della maggioranza di governo, in Campania sarà un successo perché la distanza con il pentastellato ex presidente della Camera sarà di gran lunga inferiore a quella del 2020 con Vincenzo De Luca. Il candidato del centrosinistra peraltro è nel mirino da giorni, in particolare di Fdi che ha confezionato pure un dossier ad hoc, per via delle vicende legate alla sua barca. Oltre ai leader (domani sul palco insieme alla premier ci saranno Matteo Salvini, Antonio Tajani, Maurizio Lupi e Antonio De Poli), anche i ministri sono stati chiamati a raccolta a sostegno di Cirielli e dovrebbero sbarcare in regione la prossima settimana. E non solo di Fratelli d’Italia. Anche Forza Italia punta a migliorare decisamente il risultato del 2020 (già passato a doppia cifra alle politiche e alle europee, confermando gli azzurri come seconda forza della coalizione): Tajani si fermerà anche sabato, per un evento sulla sanità a Napoli e poi per presentare i progetti inanziati con i fondi di coesione con Piantedosi ad Avellino. Mercoledì si prevede un evento delle donne di FI per Cirielli, mentre per tutta la settimana ci saranno a Napoli 100 micromanifestazioni, condominio per condominio e citofono per citofono per affrontare i problemi di ogni zona della città e cercare di recuperare voti alla folta schiera dell’astensione. Quanti elettori si presenteranno ai seggi è un’incognita anche in Veneto, dove la vera s ida è tutta interna al centrodestra, con Lega e FdI puntano entrambi a essere il primo partito. C’è l’incognita di Luca Zaia, e del peso che potrà avere sul risultato leghista il ‘doge’, che si presenta capolista in tutte le province e nel 2020 aveva segnato il record del 76.79% di voti. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:GIGIA BUCCI DELLA CGIL ANTONIO CASTELLUCCI DELLA CISL -tit_org- Regionali, scontro sugli impresentabili -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403213708145.PDF §---§ title§§ Dipendenze: più ricoveri al Nord link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403256507533.PDF description§§

Estratto da pag. 65 di "SETTEGIORNI LEGNANO ALTO MILANESE" del 14 Nov 2025

Nella relazione della Fondazione Gimbe le numerose criticità: i SerD sono in affanno con una grave carenza di operatori. Liguria sotto la media anche per le strutture

pubDate§§ 2025-11-14T06:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403256507533.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403256507533.PDF', 'title': 'SETTEGIORNI LEGNANO ALTO MILANESE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403256507533.PDF tp:ocr§§ Dipendenze: più ricoveri al Nord Nella relazione della Fondazione Gimbe le numerose criticità: i SerD sono in affanno con una grave carenza di operatori. Liguria sotto la media anche per le strutture Dipendenze patologiche: Fondazione Gimbe ha denunciato le carenze e lo ha fatto al Congresso nazionale Federserd, con una relazione elaborata a partire dai dati della Relazione annuale della Presidenza del Consiglio al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia (2025) e del Rapporto Oised-Crea (2024). «Stiamo pagando il prezzo di un immobilismo normativo e organizzativo - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - e i servizi per le dipendenze rappresentano oggi un’anomalia strutturale del nostro Servizio Sanitario Nazionale: frammentati, disomogenei e con personale insufficiente. La loro efficacia dipende troppo spesso dalla buona volontà di professionisti e operatori, più che da un’adeguata programmazione dei servizi per prevenire, diagnosticare e trattare un fenomeno il cui impatto sulla salute pubblica è molto rilevante, soprattutto tra i più giovani. Serve una riorganizzazione nazionale, non più iniziative spot». Nel 2024 sono stati registrati 8.378 accessi in PS per patologie direttamente droga-correlate, con una lieve riduzione rispetto al 2023 (-2,5%): il 43% riguarda soggetti tra i 25 e i 44 anni, ma preoccupa il dato sui minorenni, che rappresentano il 10% degli accessi. Quasi la metà dei pazienti (47%) è arrivata in pronto soccorso per psicosi indotta da sostanze. In 904 casi (11%) si è reso necessario un ricovero ospedaliero: il 37% dei pazienti è stato trasferito in un reparto di psichiatria, il 17% in terapia intensiva e il 4% in pediatria. Nel 2023 (ultimo anno disponibile) i ricoveri ospedalieri con diagnosi principale droga- correlata sono stati 7.382 (+13% rispetto al 2022), pari a 9,3 ricoveri ogni 10.000 abitanti. Il trend è in netta crescita rispetto al 2012, quando il tasso era di 6 per 10mila abitanti. Nel 2023 il tasso di ospedalizzazione per patologie direttamente correlate al consumo di sostanze stupefacenti ha sfiorato i 14 ricoveri ogni 100mila abitanti, con marcate differenze territoriali: nelle Regioni settentrionali si concentrano infatti il 69% delle ospedalizzazioni droga-correlate. A fronte di questi dati, i servizi risultano carenti. Nel 2024 sono stati censiti 198 servizi di primo livello, di cui 46 pubblici (22%) e 152 gestiti dal privato sociale (77%). Comprendono 123 unità mobili, 49 centri drop-in e 26 centri di prima accoglienza. Il tasso medio nazionale è di 0,4 per 100mila abitanti tra 15 e 74 anni: il Piemonte registra lo stesso dato, la Liguria 0,5 e la Lombardia 0,8. Sono presenti 1.134 servizi ambulatoriali, di cui 96% pubblici e 4% gestiti dal privato sociale: 571 sono Servizi per le Dipendenze, 279 servizi per il gioco d’azzardo, 207 servizi di alcologia, 41 SMI e 36 SerD negli istituti penitenziari: la media è di 2,6, la Lombardia ha lo stesso valore, la Liguria si ferma appena sotto (2,5), meglio il Piemonte con 3,1. Ma anche qui si ha il problema della carenza di personale: circa 6mila dipendenti complessivi, con una media di 24,1 dipendenti per ambulatorio, la Lombardia appena sopra con 26,4 e il Piemonte appena sotto con 23,6 ma la Liguria ne ha solo 16,8. per rispettare gli standard (definiti nel decreto ministeriale 77) a livello nazionale servirebbero altri 1.900 operatori. Le strutture residenziali o semi residenziali, invece, sono in media 2,1 ogni 100mila abitanti ma in questo caso tutto il Nordovest ha numeri migliori: la Liguria 2,7, la Lombardia 2,9 e il Piemonte 3,2. 356 sono strutture specialistiche e si suddividono in quattro tipologie: 13 (4%) dedicate ai minori con problematiche droga-correlate, 31 (9%) rivolte a genitori tossicodipendenti insieme ai figli, 132 (37%) destinate a pazienti con comorbidità psichiatriche, 180 (50%) orientate ad altre forme di assistenza specialistica. La maggioranza di queste strutture (il 52%) è concentrato proprio nel Nordovest. «Il quadro è molto serio continua Cartab ellotta - perché questi servizi restano spesso fuori dalle agende politiche e assenti nei piani di riforma regionali della sanità territoriale. Eppure, si prendono cura di popolazioni fragili, ad alto rischio di emarginazione e cronicizzazione. E la mancata presa in carico si traduce in accessi al pronto soccorso, ospedalizzazioni, aggravamento o cronicizzazione dei disturbi, aumento del disagio sociale e dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale». l e.b. ---End text--- Author: e.b Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dipendenze: più ricoveri al Nord -sec_org- tp:writer§§ e.b guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403256507533.PDF §---§ title§§ Troppi pazienti dal Sud, il Nord è al collasso Al Piemonte l'esodo dei malati costa 5 milioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111401654704855.PDF description§§

Estratto da pag. 46 di "STAMPA TORINO" del 14 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-14T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111401654704855.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111401654704855.PDF', 'title': 'STAMPA TORINO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111401654704855.PDF tp:ocr§§ Lombardia, Veneto, Emilia Romagna in crisi. Nonostante il recupero, nella nostra regione rimane lo sbilancio economico Troppi pazienti dal Sud, il Nord è al collasso Al Piemonte l’esodo dei malati costa 5 milioni C’ è un limite, in questo caso logistico, anche ai clienti: cioè ai pazienti. Quelli che prevalentemente dal Sud si spostano nelle strutture sanitarie del Nord, pubbliche e private, per ricevere cure evidentemente considerate di livello. Alcune Regioni del Nord (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) lanciano l'allarme sull'insostenibilità dei flussi di pazienti in entrata: un fiume in piena di malati, a vario titolo, che rischia di mettere in crisi i sistemi sanitari. E’ la prima volta che il tema della mobilità sanitaria viene posto in questi termini. Tanto da preoccupare persino Orazio Schillaci, il ministro della Salute. E il Piemonte? Non pervenuto, da questo punto di vista il nostro sistema sanitario non rischia il crack. Non necessariamente una buna notizia, anzi: paghiamo le altre Regioni per le cure fornite ai nostri pazienti più di quanto le altre Regioni paghino noi per le terapie offerte ai loro. Una dinamica complessa, dove il saldo tra entrate e uscite è legato a diversi fattori: la marginalità geografica si somma alla obsolescenza strutturale e tecnologica delle strutture sanitarie (al netto delle professionalità che vi operano). Ad incidere è anche il peso ridotto di una Sanità privata che rimane la pallida ombra di quella lombarda e veneta.E nessuna risposta, oggi come ieri, alla richiesta dei privati subalpini di poter superare i limiti imposti alle prestazioni per i non residenti. Non ultimo, pesa l’assenza di Irccs, eccezion fatta per l’Istituto dei Tumori di Candiolo, importanti, e quindi attrattivi, perché certificano la capacità di un ruolo e di una struttura: un fronte sul quale la Regione sta cercando di recuperare. Intendiamoci: nel recente passato lo sbilancio tra mobilità attiva (pazienti in entrata) e passiva (in uscita) era decisamente peggiore: tra il 2012 e il 2021 il Piemonte era in rosso per 300 milioni. L’annus horribilis era stato il 2018, con - 88,5 milioni. Oggi la cifra si è fortemente ridotta. Anche così, l’attrattività resta un problema: questione di immagine, e di risorse. La Regione ne è consapevole. «Le cause sono state le politiche di depotenziamento della sanità pubblica culminate nel 2014 con la delibera che ha chiuso indiscriminatamente strutture senza una seria programmazione, compromettendo la nostra organizzazione ed efficacia - spiega l’assessore alla Sanità Federico Riboldi -. Con il nuovo piano socio sanitario supereremo questo modello, fallimentare». Del resto, aggiunge Riboldi, i primi risultati si stanno già vedendo: «Nell’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe il saldo netto della mobilità è passato da meno 19 milioni a meno 5, con un miglioramento di oltre 14 milioni. Quanto al rafforzamento, indispensabile per raggiungere il pareggio e l’attivo, «puntiamo a sullo scorporo di Regina e Sant’Anna, come alla nascita di una rete di Irccs pubblici a cui stiamo lavorando con un apposito gruppo di lavoro». Un percorso lungo, il secondo, ma ormai imprescindibile. — ---End text--- Author: ALESSANDRO MONDO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Troppi pazienti dal Sud, il Nord è al collasso Al Piemonte l'esodo dei malati costa 5 milioni -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRO MONDO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111401654704855.PDF §---§ title§§ Nasce il network europeo dei centri anticancro: «Cure di pari livello ad ogni cittadino dell'Unione» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152406524.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 14 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-14T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152406524.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152406524.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152406524.PDF tp:ocr§§ DOPO IL VERTICE DI PARIGI Nasce il network europeo dei centri anticancro: «Cure di pari livello ad ogni cittadino dell’Unione» C’ è un’Europa che crea reti, unendo ricerca e umanità. Il 6 e 7 novembre, a Parigi, ha preso corpo EunetCcc, il network europeo dei Centri comprensivi per la cura del cancro: un progetto ambizioso che, entro il 2028, punta a collegare 100 centri oncologici certificati e a garantire l’accesso a cure integrate di alta qualità. Non si tratta solo di un programma sanitario, ma di una visione: ridurre le disuguaglianze tra Paesi, condividere le migliori pratiche, costruire un’Europa della salute che tuteli in modo equo tutti i cittadini. Il progetto si inserisce nel Piano europeo di Lotta contro il cancro, pilastro dell’agenda sanitaria dell’Unione, che mira a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri e a garantire pari accesso alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alle terapie più innovative. Con un budget di 112 milioni e 160 partner di 31 Paesi, EunetCcc è una delle azioni più ambiziose di questo piano, coordinata dall’Istituto francese del cancro (Inca) nel programma Eu4Health e gestita dall’Agenzia europea per la salute e il digitale (Hadea). L’obiettivo è costruire una infrastruttura paneuropea per l’oncologia, fondata su standard condivisi, governance partecipata e formazione continua, per rendere più equo l’accesso alle cure e colmare le differenze ancora esistenti tra i diversi sistemi sanitari europei. In questa Europa della salute, l’Italia non solo partecipa, ma condivide la regia attraverso Alleanza contro il cancro (Acc), la rete oncologica nazionale del ministero della Salute, presieduta dal Si chiama EunetCcc, ha un budget di 112 milioni di euro, e raggruppa le strutture ad hoc per la lotta ai tumori: entro il 2028 punta a collegare 100 istituti oncologici certificati professor Ruggero De Maria. La rete riunisce 27 Irccs, l’Infn, la Fondazione Cnao, la Fondazione PoliMi, l’Istituto superiore di sanità e l’Aimac (Associazione italiana malati di cancro): eccellenze che da anni collaborano ai più importanti programmi europei. Alleanza contro il cancro avrà un ruolo chiave: coordinerà la formazione dei professionisti e svilupperà modelli di governance sostenibili per i futuri Centri comprensivi europei, contribuendo a posizionare l’Italia al centro della costruzione dello Spazio europeo dei dati sanitari e delle nuove politiche di qualità ed equità delle cure. Il meeting di Parigi ha previsto anche la stesura di un “Libro bianco” che definisce le priorità per i prossimi anni e i criteri di riconoscimento dei Centri oncologici “comprensivi”, capaci di integrare prevenzione, diagnosi, cura, ricerca e riabilitazione. Lo scopo non è solo migliorare gli standard clinici ma portare il paziente al centro delle politiche sanitarie europee, garantendo cure personalizzate e continuità assistenziale anche nei Paesi piccoli o periferici. Entro il 2030, l’obiettivo dell’Unione è che ogni cittadino possa accedere a cure oncologiche di pari livello. Un traguardo che unisce tecnologia e solidarietà, innovazione e responsabilità pubblica. Perché dietro le sigle e i dati c’è l’idea di un’Europa che si prende cura: una comunità che non lascia soli i malati, dove la scienza diventa linguaggio comune e la ricerca una promessa di futuro condiviso. (MLA) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Nasce il network europeo dei centri anticancro: «Cure di pari livello ad ogni cittadino dell’Unione» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152406524.PDF §---§ title§§ Un terzo dei medici in pensione continua a lavorare link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152706523.PDF description§§

Estratto da pag. 31 di "ITALIA OGGI" del 14 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-14T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152706523.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152706523.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152706523.PDF tp:ocr§§ Un terzo dei medici in pensione continua a lavorare Avanzano i «camici bianchi» in quiescenza e ancora in esercizio: stando, infatti, alle ultime cifre diffuse ieri mattina dall’Enpam (la Cassa previdenziale dei 365.000 medici e dei dentisti italiani), durante l’audizione nella Commissione parlamentare di controllo sulle gestioni pensionistiche, su 130.000 percettori della prestazione ve ne sono almeno 45.000 che continuano a lavorare. E, nel frattempo, non smette di alimentarsi il dibattito sull’opportunità del mantenimento della soglia di sostenibilità a 50 anni per il mondo degli Enti privati col presidente della Bicamerale, il deputato leghista Alberto Bagnai, che registra «con favore» la disponibilità del comparto a ragionare su un «dietrofront» rispetto all’innalzamento di 20 anni per dimostrare l’equilibrio dei conti fissato nel 2012 dal governo di Mario Monti. È utile, dichiara a tal proposito a ItaliaOggi il numero uno dell’Enpam e dell’Adepp (l’Associazione degli Istituti che assicurano circa 1,6 milioni di professionisti, disciplinati dai decreti legislativi 509/1994 e 103/1996) Alberto Oliveti, «parlare, piuttosto, di una proiezione pragmatica», in un panorama nel quale possono verificarsi dei mutamenti «in primis» legati all’andamento demografico, in un Paese, il nostro, nel quale i nuovi nati calano e la speranza di vita si allunga. Nel 2024, è stato posto in risalto, la spesa per le pensioni dei medici e dei dentisti è arrivata a 3,7 miliardi: a «pesare», va ricordato, è l’effetto della «gobba previdenziale» generata dall’andata in quiescenza della nutrita platea degli associati venuti al mondo negli anni del «boom economico», seguito alla fine della Seconda guerra mondiale, ma l’Ente non si è fatto trovare impreparato, fronteggiando il fenomeno «con le risorse accantonate negli anni precedenti». Nessuna nuova, infine, sulla bozza di regolamento sugli investimenti delle Casse, a seguito dei confronti (separati) col sottosegretario all’Economia Federico Freni e col ministro del Lavoro Marina Calderone (illustrati su ItaliaOggi del 18 e 20 settembre e del 23 ottobre). Simona D’Alessio ---End text--- Author: Simona D’Alessio Heading: Highlight: Image: -tit_org- Un terzo dei medici in pensione continua a lavorare -sec_org- tp:writer§§ SIMONA D'ALESSIO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152706523.PDF §---§ title§§ Ospedali in crisi, ecco il piano: Rsa coinvolte e ricoveri brevi = Pronto soccorso In tilt, il piano della Regione «Ricoveri più brevi e pazienti nelle Rsa» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403170706527.PDF description§§

Estratto da pag. 21 di "SECOLO XIX" del 14 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-14T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403170706527.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403170706527.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403170706527.PDF tp:ocr§§ Ospedali in crisi, ecco il piano: Rsa coinvolte e ricoveri brevi le misure dalla regione Bordon convoca i direttori sanitari delle Asl e degli ospedali liguri Al vaglio contromisure: l’ipotesi è aggiungere 150-200 posti letto Pronto soccorso in tilt, il piano della Regione «Ricoveri più brevi e pazienti nelle Rsa» GUIDO FILIPPI / PAGINA 21 IL RETROSCENA Guido Filippi T utti riuniti per fare il punto della situazione, per studiare le contromisure ed evitare la paralisi dei pronto soccorso genovesi, come è successo lunedì scorso. Terna caldissimo che, martedì pomeriggio ha scatenato la violenta reazione del presidente Bucci che, nel corso della riunione con tutti i protagonisti dell’emergenza, ha preso la parola e ha attaccato il sistema: «Non voglio più veder cose di questo genere. Dovete impegnarvi e fare quello che vi dico, altrimenti chi non se la sente può dimettersi». Frasi che hanno lasciato il segno e spinto la Regione a non sottovalutare il problema e a non perdere nemmeno un minuto, tanto che ieri il direttore dell’assessorato Paolo Bordon ha riunito i direttori sanitari e i responsabili dell’emergenza di tutte le Asl liguri e non più soltanto degli ospedali genovesi. Due ore di confronto, senza scontro questa volta, per studiare la situazione e iniziare a mettere in campo le strategie, senza perdere nemmeno un giorno, anche perché il periodo più caldo si avvicina così come il lunedì, che è da sempre la giornata più rischio. Il tema centrale è sempre quello dei pronto soccorso: lunedì al San Martino sono stati visitati quasi trecento pazienti e almeno una sessantina sono stati ricoverati. Numerati più bassi, ma sempre alti per il Galliera e il Villa Scassi di Sampierdarena. Tanti ricoveri, pochi posti letto e attese interminabili per i trasferimenti dei malati dal pronto soccorso ai reparti. Un dato su tutti: al San Martino nell’ultima settimana l’attesa media, spesso in un corridoio su una barella, era di quindici ore. «Dobbiamo scendere e arrivare a otto». In pratica dimezzare l’attesa, ma ora è un’impresa titanica anche perché si crea un imbuto per le dimissioni dei malati, spesso anziani che non possono tornare a casa. Ecco allora che è stato denunciato un problema che non era stato preso in considerazione: nonostante l’impegno, le Rsa accreditate e quindi con un contratto con le Asl per ricoveri, non mettono a disposizione i letti: negli ultimi giorni risultavano 46 posti liberi nelle case di riposo genovesi, ma solo sulla carta perché in pratica erano meno della metà e gli altri venivano “offerti” ai privati. Ma quanti letti servono agli ospedali genovesi per evitare attese interminabili ai pazienti e il collasso dei pronto soccorso? Nessuno si è sbilanciato, ma si parla già di 150-200 posti per poter affrontare l’inverno e l’epidemia influenzale che peraltro è ancora lontana ed è attesa per fine dicembre come assicurano gli esperti. «Ci dobbiamo organizzare - hanno detto direttori sanitari e medici che lavorano in prima linea - altrimenti succederà quello che è già successo in passato con i pronto soccorso trasformati in accampamenti. Meglio preparare un piano ora, visto che ci siamo già fatti trovare impreparati lunedì scorso». Bordon ha cercato di tenere bassi i toni ed evitare lo scontro frontale di lunedì scorso quando il direttore sanitario del San Martino Gianni Orengo ha risposto a Bucci: «Non si può permettere di dire che non c’è impegno da parte nostra. Negli ospedali tutti lavorano e danno il massimo, certo si può migliorare, ma l’impegno c’è, eccome». Il manager arrivato da Bologna è impegnato a far conoscere la riforma della sanità in tutta la Liguria, ha capito che deve trovare una soluzione ai problemi dell’emergenza, anche perché Bucci si è fatto sentire sia con lui che con l’assessore alla Sanità Massimo NIcolò. «Abbiamo lavorato per fare una fotografia degli ospedali e simulare un modello di intervento per prevenire i picchi di ricoveri come è successo lunedì scorso. Il problema è concentrato soprattutto su Genova ma coinvolge anche la Asl 2 Savonese e la Asl 5 s pezzina. Studieremo i dati dello scorso gennaio e stabiliremo quale sarà la necessità di posti letto. Certo servono interventi per ridurre i tempi medi dei ricoveri, altrimenti non basteranno mai i letti, anche se ne dovessimo aggiungere trecento solo a Genova». Farà chiarezza anche sulla disponibilità delle Rsa genovesi che dovrebbero accogliere i malati dimessi dai reparti: «Sarà necessario verificare la situazione. Le nostre Asl hanno un contratto con le case di riposo che devono mettere a disposizione un centro numero di letti. Su questo faremo gli opportuni accertamenti. Subito, non c’è tempo da perdere». Una nuova riunione è già stata programmata per la prossima settimana: «Presto sarà pronto un piano. I pronto soccorso sono in questo momento la nostra priorità e non possiamo farci trovare impreparati». — ---End text--- Author: Guido Filippi Heading: le misure dalla regione Highlight: Image:Il pronto soccorso del San Martino lunedì scorso -tit_org- Ospedali in crisi, ecco il piano: Rsa coinvolte e ricoveri brevi Pronto soccorso In tilt, il piano della Regione «Ricoveri più brevi e pazienti nelle Rsa» -sec_org- tp:writer§§ Guido Filippi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403170706527.PDF §---§ title§§ Gli infermieri sono pochi e con stipendi sotto la media link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152506525.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "SOLE 24 ORE" del 14 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-14T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152506525.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152506525.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152506525.PDF tp:ocr§§ Gli infermieri sono pochi e con stipendi sotto la media Gli altri numeri In Italia busta paga di 48mila $ (41mila €), la media Ocse è di 61mila $ Abbiamo pochi infermieri (6,9 per mille abitanti contro la media Ocse di 9,2), una carenza che ci trasciniamo da tempo e che si aggrava negli anni. E che rischia di trascinarsi ancora a lungo scorrendo anche il confronto tra i Paesi sugli stipendi medi degli infermieri ospedalieri: in Italia nel 2023 valevano in media 48mila dollari (circa 41mila euro lordi) contro una media Ocse di 61mila dollari. Nella manovra di bilancio sono previsti degli aumenti in busta paga (1.630 euro lordi all’anno dal 2026) che però potrebbero non bastare. Abbiamo anche pochi posti letto: ne contiamo soltanto 3 per mille italiani contro i 4,2 dell’Ocse. Nonostante si parli spesso di carenza di medici in Italia nel confronto con gli altri Paesi non siamo messi così male, anzi secondo l’ultimo rapporto dell’Ocse abbiamo 5,4 camici bianchi a fronte dei 3,9 medici di media nei Paesi Ocse (anche se molti medici italiani, quasi la metà, sono già over 55). Ancora peggiore per un Paese tra i più vecchi al mondo il dato su chi assiste gli anziani non autosufficienti: sono 1,5 ogni 100 over 65, contro una media Ocse di cinque. Abbiamo invece tanti farmacisti: 140 per 100mila abitanti, mentre la media è di 86. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Gli infermieri sono pochi e con stipendi sotto la media -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403152506525.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria, dopo il Covid l'Italia resta dietro agli altri Paesi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403170606526.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "SOLE 24 ORE" del 14 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-14T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403170606526.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403170606526.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403170606526.PDF tp:ocr§§ Spesa sanitaria, dopo il Covid l’Italia resta dietro agli altri Paesi Il confronto Ocse. I fondi sul Pil sono cresciuti rispetto al pre pandemia tranne che da noi, ma restiamo ancora in vetta per l’aspettativa di vita La lezione del Covid sembra aver lasciato il segno in gran parte dei Paesi più sviluppati che anche senza raggiungere più il picco di finanziamenti record toccati tra il 2020 e il 2022 hanno deciso di investire in Sanità più di quanto facevano prima della pandemia. Tra i pochi a fare eccezione c'è l’Italia che invece è tornata a spendere quanto faceva prima dello tsunami del Covid, almeno se si prende in considerazione il parametro della spesa sanitaria pubblica sul Pil, un indicatore che spesso Governo e maggioranza contestano come poco veritiero mentre le opposizioni agitano per criticare. L’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nel suo ultimo rapporto «Health at glance» come ogni anno continua però a usarlo e si scopre così che l’Italia, sia come spesa totale complessiva che solo per quella pubblica che finanzia il Servizio sanitario, si piazza al di sotto della media dei Paesi Ocse, nonostante 20 anni fa fosse invece poco sopra. Ed è comunque ben lontana da Paesi come Francia, Germania e Inghilterra e superata ora anche dalla Spagna. Nel nostro Paese nel 2024 si sono spesi 5.164 dollari a testa per le cure contro una media di 5.967 dollari (a parità di potere d’acquisto) con gli Usa che arrivano alla cifra record di 14.885 dollari pro capite mentre in rapporto al Pil siamo complessivamente all’8,4% contro la media Ocse del 9,3%, ma con molti Paesi - senza considerare il 17,2% degli Usa - che viaggiano ormai a due cifre come Germania (12,3% sul Pil), Francia (11,5%) e Inghilterra (11,1%). Il numero più sensibile però è forse quello dei fondi pubblici destinati a finanziare la Sanità che in Italia valgono il 6,3% del Pil, lontanissimi dal 9,1% dell’Inghilterra, dal 9,7% della Francia e dal 10,6% della Germania e superati anche dalla Spagna che si attesta al 6,7% (la media Ocse al 7,1 per cento). Quello che colpisce è che tutti questi Paesi nonostante non abbiano più toccato le cifre record raggiunte durante la pandemia hanno potenziato i loro finanziamenti pubblici rispetto al passato, mentre l’Italia è tornata esattamente alla casella di partenza e cioè al 6,3% di spesa pubblica per la Sanità sul Pil, lo stesso livello che aveva nel 2019 e cioè nell’era ante Covid. Il report Ocse avverte comunque che da qui al 2045 la spesa sanitaria dovrà crescere in media quantomeno dell’1,5% sul Pil per rispondere alla spinta delle tecnologie e dei bisogni di salute sempre crescenti di una popolazione che invecchia. A colpire ancora dell’Italia è comunque il fatto che, a fronte di finanziamenti più bassi in media di molti altri Paesi, le condizioni di salute degli italiani restino buone come dimostra il fatto che abbiamo una aspettativa di vita di 83,5 anni, 2,4 anni in più rispetto alla media dei Paesi Ocse, anche se la crescita è rallentata e infatti siamo stati superati anche qui dalla Spagna (84 anni). Anche l’indicatore sulla mortalità evitabile ci vede in una posizione invidiabile con soli 93 decessi per 100mila abitanti contro i 145 della media Ocse grazie soprattutto ai nostri stili di vita che infatti vedono in Italia una incidenza di obesi del 12% rispetto al 19% della media. L’incognita ora è capire se questo livello di finanziamento basterà a conservare queste performance ancora invidiabili. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Anche la Spagna ci supera con il 6,7% di spesa pubblica rispetto al nostro 6,3%, lo stesso livello del 2019 Image:I numeri SPESA SANITARIA TOTALE E PUBBLICA Anno 2024. In % rispetto al Pil PUBBLICA TOTALE 15 10 5 12,3 10,6 11,5 11,1 9,7 9,1 9,3 9,2 8,4 8,1 7,1 6,7 6,3 4,8 0 Germania Francia Regno Unito Media Ocse Spagna ITALIA Grecia COSÌ È CAMBIATA LA SPESA SANITARIA IN 20 ANNI Anni 2006-2024. In % rispetto al Pil USA GERMANIA REGNO UNITO 2010 2015 OCSE 38 ITALIA 20 16 12 8 4 2005 2020 2024 NUMERO DI MEDICI E INFERMIERI PER MILLE ABITANTI Anno 2024 INFERMIERI 15 10 5 12,2 4,7 MEDICI 8,8 9,1 9,2 3,9 3,4 3,9 0 Germania Francia Regno Unito Media Ocse 6,9 5,9 6,6 5,4 4,4 3,8 ITALIA Spagna Portog. GLI STIPENDI DEGLI INFERMIERI Anno 2023. In migliaia di dollari a parità di potere d’acquisto 75 73 73 61 53 50 48 48 39 25 0 Germania Spagna Ocse Fonte: Rapporto Health at glance 2025 Regno Unito Francia ITALIA Grecia -tit_org- Spesa sanitaria, dopo il Covid l’Italia resta dietro agli altri Paesi -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/14/2025111403170606526.PDF §---§