title§§ A.A.A. dottori cercasi Stipendio modesto e pazienti infiniti... link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303163006611.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "CITTADINO DI MONZA E BRIANZA" del 13 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-13T05:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303163006611.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303163006611.PDF', 'title': 'CITTADINO DI MONZA E BRIANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303163006611.PDF tp:ocr§§ A.A.A. dottori cercasi Stipendio modesto e pazienti infiniti... Il presidente Mb dell’ordine: in Italia tutte le professioni sanitarie hanno compensi inferiori al resto dell’Europa di Sarah Valtolina «La professione del medico di famiglia sarebbe più attrattiva se si equiparasse il trattamento economico a quello delle altre specializzazioni». C’è (anche) la questione economica alla base del malcontento di tanti medici di medicina generale che la scorsa settimana hanno scelto di aderire allo sciopero indetto dallo Snami, il sindacato nazionale autonomo medici italiani, come spiega Carlo Maria Teruzzi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Monza e della Brianza. Ma non solo. C’è poi la burocrazia, fardello per tutti i medici, che occupa gran parte del tempo dei professionisti quando non sono impegnati con la cura dei pazienti. Ma è soprattutto la questione economica il principale deterrente. E non riguarda solo i medici di famiglia. «In Italia tutte le professioni sanitarie ricevono compensi che sono inferiori a quasi la totalità degli altri Paesi europei. Questa è purtroppo una situazione strutturale – continua Teruzzi -. A questo si aggiunge il differente trattamento economico che i medici che seguono il corso di medicina generale hanno rispetto ai medici di altre specialità. La borsa di studio per un medico di medicina generale è la metà di quella assegnata per le altre specializzazioni, ed è evidente che questo contribuisce a rendere sempre meno attrattiva la professione agli occhi dei giovani colleghi. Aumentare il compenso per il medico di famiglia sarebbe un buon incentivo». Attualmente – come conferma il presidente dell’Ordine dei medici – ogni paziente assegnato a un medico di medicina generale “costa” 60 euro all’anno. «Ma questo significa che con 60 euro all’anno si può usufruire della consulenza di un medico ogni volta che si vuole. E questo non succede in nessuna altra specializzazione. Questo è un aspetto che deve essere certamente rivalutato perché la professione del medico di famiglia torni ad essere attrattiva. Sostenere la medicina generale porta benefici a tutto il sistema sanitario nazionale». Oggi a Monza il numero di medici di famiglia è sufficiente a soddisfare le esigenze dei cittadini. In città operano dieci medici, per un totale di circa 1.600 pazienti a testa. Non va altrettanto bene nei comuni più piccoli della Provincia dove si assiste a un calo critico dei professionisti di medicina generale. Qui il numero degli assistiti per ogni medico supera le 1.800 unità. A fotografare il problema ci sono anche i numeri dei partecipanti all’ultimo concorso per la medicina generale. In sei regioni (Lombardia compresa ma anche Veneto, Liguria, Piemonte, Marche e Trentino Alto Adige) i candidati non sono stati sufficienti a coprire i posti vacanti dovuti al ricambio generazionale dei medici arrivati a fine carriera. Un trend che si ripete da anni tanto che negli ultimi dieci anni si calcola siano spariti oltre 7.000 medici, quasi il 20% in meno, secondo i dati della Fondazione Gimbe. n ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: « A Monza la mancanza di professionisti è rientrata, in provincia arrivano ad avere 1.800 assistiti a testa Image:Il presidente dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Monza e Brianza, Carlo Maria Teruzzi, che inquadra la situazione del sistema sanitario territoriale in provincia -tit_org- A.A.A. dottori cercasi Stipendio modesto e pazienti infiniti... -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303163006611.PDF §---§ title§§ La Brianza ha la febbre da cavallo ma il dottore è un vero fantasma = La ricetta resta in bianco: in Brianza 28mila persone senza medico di base fisso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162806613.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "CITTADINO DI MONZA E BRIANZA" del 13 Nov 2025

Per colmare i vuoti l'Asst moltiplica gli ambulatori temporanei w Bonalumi-vattolina alle pagine 2 e 3

pubDate§§ 2025-11-13T05:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162806613.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162806613.PDF', 'title': 'CITTADINO DI MONZA E BRIANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162806613.PDF tp:ocr§§ emergenza Dopo lo sciopero dei camici bianchi, tutti i numeri delle carenze La Brianza ha la febbre da cavallo ma il dottore è un vero fantasma Per colmare i vuoti l’Asst moltiplica gli ambulatori temporanei n Bonalumi-Valtolina alle pagine 2 e 3 La ricetta resta in bianco: in Brianza 28mila persone senza medico di base fisso di Monica Bonalumi In Brianza 28.000 persone non hanno un medico di famiglia fisso e in Lombardia il numero sale a 230.000: sul nostro territorio, se si considera che ogni dottore segue tra i 1.500 e i 1.700 pazienti, mancano tra i 16 e i 18 operatori sanitari a fronte dei 459 in attività. I dati sono forniti da Claudia Toso, direttore del dipartimento cure primarie dell’Asst Brianza, e da Andrea Fascendini, dirigente dello stesso settore. «La carenza – spiegano – si è aggravata dopo la pandemia di covid-19, a partire dal 2022, e colpisce soprattutto l’area ovest del nostro territorio, in particolare Varedo e Limbiate, mentre negli ambiti di Carate e di Seregno la situazione è migliore e in quello di Monza non è stabile: a periodi in cui dobbiamo aprire ambulatori temporanei in cui i medici si alternano nell’assistenza delle persone rimaste senza una figura di riferimento, seguono altri in cui tutti i posti sono coperti. I pazienti in carico ai camici bianchi sono 724.114 distribuiti tra gli 83 dottori che hanno lo studio nell’ambito di Carate, i 98 in quello di Desio, i 93 in quello di Monza, gli 86 in quello di Seregno e i 99 in quello di Vimercate. I 28.000 brianzoli rimasti senza dottore possono fare riferimento agli ambulatori temporanei attivati a Briosco, Lissone, Cesano Maderno, Desio, Limbiate, Varedo, Ceriano Laghetto a cui si rivolgono anche i residenti di Lazzate, a Giussano, Seveso, Correzzana, Vimercate e a Mezzago dove vengono visitati anche i cittadini di Cornate d’Adda. Nel 2026 potrebbero lasciare la professione 32 professionisti: il numero, precisano i responsabili del servizio cure primario, è ipotetico in quanto comprende i medici che compiranno 70 anni ma che potrebbero decidere di rimanere in attività fino ai 73 anni. Qualche casella vuota potrebbe essere riempita dai giovani che a breve inizieranno il percorso triennale di formazione attivato dalla Regione: dei 600 posti disponibili ne sono stati coperti solo 200. «Sempre meglio degli 89 del bando precedente – commentano Toso e Fascendini – c’è una crisi vocazionale per quanto riguarda la medicina di base così come la chirurgia mentre sono gettonatissimi i corsi di oculistica e dermatologia» in quanto garantiscono ritmi di vita più tranquilli e buone opportunità economiche. La Asst Brianza, affermano i responsabili delle cure primarie, sta organizzando l’ingresso dei dottori di famiglia nelle case di comunità: ora sono presenti dalle 8 alle 20 a Limbiate, Lissone, Macherio, Vimercate e in alcuni presidi territoriali ma dovrebbero garantire la presenza in tutte le strutture che saranno inaugurate. «È vero che 28.000 brianzoli non hanno un medico fisso – commentano i dirigenti – ma tutti sono seguiti dagli ambulatori temporanei: abbiamo attivato un unico numero a cui, dalle 8.30 alle 16, risponde personale amministrativo che fissa gli appuntamenti con i dottori nell’arco di 72 ore. In caso sia necessario un consulto sanitario sono disponibili gli infermieri» mentre le prescrizioni per gli esami e i farmaci ripetibili per malattie croniche possono essere chieste tramite mail. «Stiamo valutando – proseguono i responsabili del servizio - se estendere al resto della giornata l’attivazione del numero 116117 a cui viene effettuato un triage telefonico la sera e nei giorni feriali». n ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: in italia Il medico di base è una figura nata insieme al Sistema sanitario nazionale nel 1978. Lo scorso aprile un report firmato dalla Fondazione Gimbe aveva fotografato la situazione con i dati nazionali complessivi più recenti: mancano oltre 5.500 medici di famiglia. « Nel 2026 potrebbero decidere di andare in pensione altri 32 specialisti che avranno raggiunto i 70 an ni Image: -tit_org- La Brianza ha la febbre da cavallo ma il dottore è un vero fantasma La ricetta resta in bianco: in Brianza 28mila persone senza medico di base fisso -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162806613.PDF §---§ title§§ La Brianza ha la febbre da cavallo ma il dottore è un vero fantasma = La ricetta resta in bianco: in Brianza 28mila persone senza medico di base fisso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162906614.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "CITTADINO DI MONZA E BRIANZA" del 13 Nov 2025

Per colmare i vuoti l'Asst moltiplica gli ambulatori temporanei w Bonalumi-vattolina alle pagine 2 e 3

pubDate§§ 2025-11-13T05:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162906614.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162906614.PDF', 'title': 'CITTADINO DI MONZA E BRIANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162906614.PDF tp:ocr§§ emergenza Dopo lo sciopero dei camici bianchi, tutti i numeri delle carenze La Brianza ha la febbre da cavallo ma il dottore è un vero fantasma Per colmare i vuoti l’Asst moltiplica gli ambulatori temporanei n Bonalumi-Valtolina alle pagine 2 e 3 La ricetta resta in bianco: in Brianza 28mila persone senza medico di base fisso di Monica Bonalumi In Brianza 28.000 persone non hanno un medico di famiglia fisso e in Lombardia il numero sale a 230.000: sul nostro territorio, se si considera che ogni dottore segue tra i 1.500 e i 1.700 pazienti, mancano tra i 16 e i 18 operatori sanitari a fronte dei 459 in attività. I dati sono forniti da Claudia Toso, direttore del dipartimento cure primarie dell’Asst Brianza, e da Andrea Fascendini, dirigente dello stesso settore. «La carenza – spiegano – si è aggravata dopo la pandemia di covid-19, a partire dal 2022, e colpisce soprattutto l’area ovest del nostro territorio, in particolare Varedo e Limbiate, mentre negli ambiti di Carate e di Seregno la situazione è migliore e in quello di Monza non è stabile: a periodi in cui dobbiamo aprire ambulatori temporanei in cui i medici si alternano nell’assistenza delle persone rimaste senza una figura di riferimento, seguono altri in cui tutti i posti sono coperti. I pazienti in carico ai camici bianchi sono 724.114 distribuiti tra gli 83 dottori che hanno lo studio nell’ambito di Carate, i 98 in quello di Desio, i 93 in quello di Monza, gli 86 in quello di Seregno e i 99 in quello di Vimercate. I 28.000 brianzoli rimasti senza dottore possono fare riferimento agli ambulatori temporanei attivati a Briosco, Lissone, Cesano Maderno, Desio, Limbiate, Varedo, Ceriano Laghetto a cui si rivolgono anche i residenti di Lazzate, a Giussano, Seveso, Correzzana, Vimercate e a Mezzago dove vengono visitati anche i cittadini di Cornate d’Adda. Nel 2026 potrebbero lasciare la professione 32 professionisti: il numero, precisano i responsabili del servizio cure primario, è ipotetico in quanto comprende i medici che compiranno 70 anni ma che potrebbero decidere di rimanere in attività fino ai 73 anni. Qualche casella vuota potrebbe essere riempita dai giovani che a breve inizieranno il percorso triennale di formazione attivato dalla Regione: dei 600 posti disponibili ne sono stati coperti solo 200. «Sempre meglio degli 89 del bando precedente – commentano Toso e Fascendini – c’è una crisi vocazionale per quanto riguarda la medicina di base così come la chirurgia mentre sono gettonatissimi i corsi di oculistica e dermatologia» in quanto garantiscono ritmi di vita più tranquilli e buone opportunità economiche. La Asst Brianza, affermano i responsabili delle cure primarie, sta organizzando l’ingresso dei dottori di famiglia nelle case di comunità: ora sono presenti dalle 8 alle 20 a Limbiate, Lissone, Macherio, Vimercate e in alcuni presidi territoriali ma dovrebbero garantire la presenza in tutte le strutture che saranno inaugurate. «È vero che 28.000 brianzoli non hanno un medico fisso – commentano i dirigenti – ma tutti sono seguiti dagli ambulatori temporanei: abbiamo attivato un unico numero a cui, dalle 8.30 alle 16, risponde personale amministrativo che fissa gli appuntamenti con i dottori nell’arco di 72 ore. In caso sia necessario un consulto sanitario sono disponibili gli infermieri» mentre le prescrizioni per gli esami e i farmaci ripetibili per malattie croniche possono essere chieste tramite mail. «Stiamo valutando – proseguono i responsabili del servizio - se estendere al resto della giornata l’attivazione del numero 116117 a cui viene effettuato un triage telefonico la sera e nei giorni feriali». n ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: in italia Il medico di base è una figura nata insieme al Sistema sanitario nazionale nel 1978. Lo scorso aprile un report firmato dalla Fondazione Gimbe aveva fotografato la situazione con i dati nazionali complessivi più recenti: mancano oltre 5.500 medici di famiglia. « Nel 2026 potrebbero decidere di andare in pensione altri 32 specialisti che avranno raggiunto i 70 an ni lo sciopero «Il ruolo unico equivale alla fine della medicina territoriale – dichiara il presidente nazionale dello Snami, Angelo Testa, il sindacato che ha proclamato lo sciopero –. Il medico di famiglia sta diventando un semplice ingranaggio amministrativo, dipendente del sistema ma con tutti gli svantaggi della convenzione.” Le richieste sono la difesa dell’autonomia e del rapporto fiduciario tra medico e cittadino, messo a rischio dal ruolo unico; la tutela della maternità e della genitorialità, con regole e congedi reali che rendano la professione più umana e sostenibile; la programmazione e riconoscimento u n i ve r s i t a r i o della formazione in medicina generale; deburocratizzazione e digitalizzazione sostenibile. Image: -tit_org- La Brianza ha la febbre da cavallo ma il dottore è un vero fantasma La ricetta resta in bianco: in Brianza 28mila persone senza medico di base fisso -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162906614.PDF §---§ title§§ Dipendenze: più ricoveri al Nord link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303203808059.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "CORRIERE DEI TERRITORI" del 13 Nov 2025

Nella relazione della Fondazione Cimbe le numerose criticità: i SerD sono in affanno con una grave carenza di operatori. Liguria sotto la media anche per le strutture

pubDate§§ 2025-11-13T08:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303203808059.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303203808059.PDF', 'title': 'CORRIERE DEI TERRITORI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303203808059.PDF tp:ocr§§ Dipendenze: più ricoveri al Nord Nella relazione della Fondazione Gimbe le numerose criticità: i SerD sono in affanno con una grave carenza di operatori. Liguria sotto la media anche per le strutture Dipendenze patologiche: Fondazione Gimbe ha denunciato le carenze e lo ha fatto al Congresso nazionale Federserd, con una relazione elaborata a partire dai dati della Relazione annuale della Presidenza del Consiglio al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia (2025) e del Rapporto Oised-Crea (2024). «Stiamo pagando il prezzo di un immobilismo normativo e organizzativo - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - e i servizi per le dipendenze rappresentano oggi un’anomalia strutturale del nostro Servizio Sanitario Nazionale: frammentati, disomogenei e con personale insufficiente. La loro efficacia dipende troppo spesso dalla buona volontà di professionisti e operatori, più che da un’adeguata programmazione dei servizi per prevenire, diagnosticare e trattare un fenomeno il cui impatto sulla salute pubblica è molto rilevante, soprattutto tra i più giovani. Serve una riorganizzazione nazionale, non più iniziative spot». Nel 2024 sono stati registrati 8.378 accessi in PS per patologie direttamente droga-correlate, con una lieve riduzione rispetto al 2023 (-2,5%): il 43% riguarda soggetti tra i 25 e i 44 anni, ma preoccupa il dato sui minorenni, che rappresentano il 10% degli accessi. Quasi la metà dei pazienti (47%) è arrivata in pronto soccorso per psicosi indotta da sostanze. In 904 casi (11%) si è reso necessario un ricovero ospedaliero: il 37% dei pazienti è stato trasferito in un reparto di psichiatria, il 17% in terapia intensiva e il 4% in pediatria. Nel 2023 (ultimo anno disponibile) i ricoveri ospedalieri con diagnosi principale droga- correlata sono stati 7.382 (+13% rispetto al 2022), pari a 9,3 ricoveri ogni 10.000 abitanti. Il trend è in netta crescita rispetto al 2012, quando il tasso era di 6 per 10mila abitanti. Nel 2023 il tasso di ospedalizzazione per patologie direttamente correlate al consumo di sostanze stupefacenti ha sfiorato i 14 ricoveri ogni 100mila abitanti, con marcate differenze territoriali: nelle Regioni settentrionali si concentrano infatti il 69% delle ospedalizzazioni droga-correlate. A fronte di questi dati, i servizi risultano carenti. Nel 2024 sono stati censiti 198 servizi di primo livello, di cui 46 pubblici (22%) e 152 gestiti dal privato sociale (77%). Comprendono 123 unità mobili, 49 centri drop-in e 26 centri di prima accoglienza. Il tasso medio nazionale è di 0,4 per 100mila abitanti tra 15 e 74 anni: il Piemonte registra lo stesso dato, la Liguria 0,5 e la Lombardia 0,8. Sono presenti 1.134 servizi ambulatoriali, di cui 96% pubblici e 4% gestiti dal privato sociale: 571 sono Servizi per le Dipendenze, 279 servizi per il gioco d’azzardo, 207 servizi di alcologia, 41 SMI e 36 SerD negli istituti penitenziari: la media è di 2,6, la Lombardia ha lo stesso valore, la Liguria si ferma appena sotto (2,5), meglio il Piemonte con 3,1. Ma anche qui si ha il problema della carenza di personale: circa 6mila dipendenti complessivi, con una media di 24,1 dipendenti per ambulatorio, la Lombardia appena sopra con 26,4 e il Piemonte appena sotto con 23,6 ma la Liguria ne ha solo 16,8. per rispettare gli standard (definiti nel decreto ministeriale 77) a livello nazionale servirebbero altri 1.900 operatori. Le strutture residenziali o semi residenziali, invece, sono in media 2,1 ogni 100mila abitanti ma in questo caso tutto il Nordovest ha numeri migliori: la Liguria 2,7, la Lombardia 2,9 e il Piemonte 3,2. 356 sono strutture specialistiche e si suddividono in quattro tipologie: 13 (4%) dedicate ai minori con problematiche droga-correlate, 31 (9%) rivolte a genitori tossicodipendenti insieme ai figli, 132 (37%) destinate a pazienti con comorbidità psichiatriche, 180 (50%) orientate ad altre forme di assistenza specialistica. La maggioranza di queste strutture (il 52%) è concentrato proprio nel Nordovest. «Il quadro è molto serio continua Cartab ellotta - perché questi servizi restano spesso fuori dalle agende politiche e assenti nei piani di riforma regionali della sanità territoriale. Eppure, si prendono cura di popolazioni fragili, ad alto rischio di emarginazione e cronicizzazione. E la mancata presa in carico si traduce in accessi al pronto soccorso, ospedalizzazioni, aggravamento o cronicizzazione dei disturbi, aumento del disagio sociale e dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale». l e.b. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dipendenze: più ricoveri al Nord -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303203808059.PDF §---§ title§§ Ecco chi sta organizzando il decesso del nostro ospedale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303206607959.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "orvietolife.it" del 13 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-13T07:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303206607959.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303206607959.PDF', 'title': 'orvietolife.it'} tp:url§§ https://www.orvietolife.it/ecco-chi-sta-organizzando-il-decesso-del-nostro-ospedale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303206607959.PDF tp:ocr§§ Ecco chi sta organizzando il decesso del nostro ospedale Abbiamo l'impressione che, nel costruire l'organizzazione sanitaria del territorio della nostra USL, si proceda "a toppe", in base alle pressioni del momento, senza una pianificazione strutturata e coerente. Più volte abbiamo chiesto di conoscere quali servizi saranno erogati, da chi e dove, ma non abbiamo mai ottenuto risposta. I bisogni di cura e di prevenzione dovrebbero essere chiari: le USL dispongono di un'importante mole di dati statistici (sperabilmente affidabili) che dovrebbero permettere di definire chi fa che cosa, tra medicina ospedaliera e territoriale, e — all'interno della medicina ospedaliera — come organizzare le strutture tenendo conto della popolazione e delle distanze. La nostra USL offre servizi ad una popolazione di circa 350.000 persone, ma nel tempo è stata costruita una rete ospedaliera a nostro avviso ipertrofica. Abbiamo infatti tré ospedali DEA di primo livello (Orvieto, Spoleto e Foligno) e un DEA di secondo livello (Terni), che ovviamente offre anche le prestazioni da DEA di primo livello. Secondo i parametri stabiliti dal DM Salute n.70/2015, che ne regola il dimensionamento, una tale articolazione sarebbe giustificata solo da un'utenza superiore alle 600.000 persone. Come si può vedere nelle figure allegate — dove sono indicati i bacini di utenza e le distanze tra gli ospedali - emergerebbe una evidente disfunzione economica e organizzativa. Ci sembra che ci siano ospedali troppo vicini tra loro e un rapporto non chiaro tra ospedali di primo e secondo livello. Crediamo che queste disfunzioni producano costi eccessivi pagati sia dall'aumento della tassazione regionale, sia dallo spazio crescente lasciato ai privati. Questo sembra confermato anche dai dati forniti dalla Fondazione Gimbe che evidenziano come in Umbria ci sia un numero di medici e infermieri superiori alla media nazionale, ma con un dato di abbandono alle cure tra i più alti. Riteniamo che nel nostro territorio, la presenza dell'ospedale sia giustificata dalla distanza da altre strutture. Tuttavia, per essere sostenibile economicamente, esso deve incrementare le proprie prestazioni, ridurre la fuga verso i privati e attrarre pazienti anche dai territori limitrofi. Stiamo invece assistendo all'esatto contrario, con alcuni reparti che sono stati resi fragili dalla mancanza di dirigenti e di risorse. Inoltre, cresce lo spazio lasciato ai privati, sia in forma convenzionata sia totalmente privata; proprio in questi giorni è in fase di insediamento una nuova struttura privata che erogherà prestazioni complesse. A dispetto dei proclami, stiamo assistendo a un vero e proprio "suicidio assistito": l'ospedale ha bisogno di recuperare fatturato per sopravvivere, ma gli amministratori continuano a favorire indirettamente l'espansione del settore privato, che ne sottrae pazienti e risorse. Il mercato c'è, ma l'ospedale lo lascia agli altri. Non serve essere geni per capire come andrà a finire.Le risorse, sempre più limitate, avrebbero bisogno di una gestione manageriale attenta, strategica e trasparente, non di compromessi in risposta alle pressioni locali. AvatardiAssociazione PrometeOrvieto Pubblicato il 12 Novembre 2025 -tit_org- Ecco chi sta organizzando il decesso del nostro ospedale -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303206607959.PDF §---§ title§§ Intervista a Massimo Fabi - Troppi malati in trasferta «Faremo accordi bilaterali con le altre regioni» = Un freno ai malati da altre regioni «La soluzione? Accordi bilaterali» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111302017003215.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "RESTO DEL CARLINO" del 13 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-13T03:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111302017003215.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111302017003215.PDF', 'title': 'RESTO DEL CARLINO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111302017003215.PDF tp:ocr§§ EMILIA-ROMAGNA L’assessore Fabi Troppi malati in trasferta «Faremo accordi bilaterali con le altre regioni» Un freno ai malati da altre regioni «La soluzione? Accordi bilaterali» L’assessore Fabi spiega la strategia dell’Emilia-Romagna dopo l’allarme lanciato da de Pascale «Confronto in atto con Umbria, Abruzzo, Campania e Calabria». Svolta sui Cau: «Restano tutti aperti» Raschi a pagina 15 BOLOGNA Lettere alle altre regioni italiane per definire accordi sui ’migranti’ sanitari, i Cau restano tutti aperti, mentre l’accordo tra l’Ausl di Modena e i medici di famiglia per gli incentivi a chi prescrive meno visite e farmaci resta una scelta delle singole Aziende Usl. L’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, tira le fila della sanità emilianoromagnola in vista del nuovo piano generale che sarà presentato, presumibilmente, all’inizio del prossimo anno. Assessore, i pazienti che arrivano dalle altre regioni sembrano essere diventati un grosso problema. Come si risolve? «Da sempre l’Emilia-Romagna cura l’Italia in quanto ci sono delle eccellenze indiscusse. Dal 2012 ci sono norme nazionali che governano i flussi di mobilità con tetti di spesa, contemperando la scelta del luogo di cura che è un diritto costituzionale. Il problema è che da più di dieci anni c’è un progressivo sottofinanziamento del sistema di cura, salvo la parentesi Covid». Tradotto in termini di numeri? «La mobilità di pazienti che arrivano da altre regioni, nel 2024, secondo quelle che sono le tariffe nazionali, vale 241 milioni di euro, ma per noi il costo è stato di 253 milioni proprio per effetto delle grandi eccellenze presenti. Di questi 253, per gli interventi di alta complessità, sono stati spesi 113 milioni e per quelli di bassa complessità 128 milioni: la differenza di 12 milioni è costituita da 4 milioni per prestazioni di alta specializzazione, ma gli altri otto sono per basse complessità cliniche che possono essere eseguite anche nelle regioni di provenienza. I ricoveri totali di chi arriva da fuori sono stati 51.000, di cui 7.000 per alta specializzazione, ma 44.000 sono di bassa. Quindi è necessario definire degli accordi con le altre regioni». Con quali regioni iniziamo a fare questi accordi? «Stiamo rinnovando quello con Lombardia e Liguria, quello con il Veneto è ancora vigente e c’è un confronto in atto con Campania, Umbria, Abruzzo e Calabria». Cosa definiranno questi accordi? «Definiranno i bisogni, la stima di persone che hanno utilizzato i nostri servizi, il livello tariffario e il tetto relativo al volume di attività. Il presidente de Pascale ha posto una questione nazionale e finalmente iniziamo a parlarne». Sulla mobilità canaglia cosa si può dire? «Nessuno vuole definire così i nostri professionisti: è solo il gergo che usano le regioni. L’Emilia-Romagna viene definita ’canaglia’ perché non ha definito i tetti di mobilità sanitaria». L’accordo stipulato dall’Ausl di Modena con i medici di famiglia che vede incentivi a chi fa meno prescrizioni è un modello che sarà esteso? «Sono 20 anni che gli accordi integrativi tra le Aziende sanitarie e i sindacati della medicina generale prevedono, sull’appropriatezza della prescrizione sia che si tratti di visite, farmaci o ricoveri, incentivi al singolo professionista o al gruppo». Allora perché l’accordo dell’Ausl modenese che prevede 1,2 euro a paziente ha fatto così tanto rumore? «Forse perché abbiamo poca memoria: a Piacenza, Parma, Reggio Emilia ci sono già. Può anche essere che, in questa stagnazione di negoziazione a livello regionale con i medici di famiglia, qualche direttore generale voglia dare una spinta». Ma non è che viene meno la fiducia del paziente nel proprio medico? Può sorgere il dubbio che non prescriva un esame perché prende soldi? «No, perché questo non è un incentivo a prescrivere meno, ma meglio. Siamo arrivati a 75 milioni di prestazioni tra visite, esami di laboratorio e diagnostica nel 2024: 1.5 milioni in più dell’anno prima. Non possiamo continuare a potenziare l’offerta. Poi bisogna arrivare alla presa in carico dei cronici con la prescrizione del controllo da parte dello specialistica e non lasciare al cittadino il fatto di dover fare la prenotazione. È uno dei punti focali del nuovo piano sanitario. Ed è indispensabile fare l’accordo integrativo con i medici di famiglia». I Cau (Centri di emergenza e urgenza) dovevano essere mappati e quelli meno attrattivi chiusi. A che punto siete? «I Cau non chiuderanno. Abbiamo analizzato i dati degli accessi: quelli vicino ai Pronto soccorso e che hanno sostituito i punti di primo intervento funzionano sono un servizio molto apprezzato e non verranno modificati. Quelli all’interno delle Case della Comunità, che comunque hanno dato buoni risultati, verranno rimodulati all’interno dei servizi del territorio in coerenza con l’accordo con i medici di medicina generale». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Monica Raschi Heading: Highlight: I centri di emergenza hanno funzionato Il passo decisivo sarà l’accordo con i medici di base I premi ai medici legati alle prescrizioni ci sono sempre stati, non per fare meno ma per fare meglio Image:Il costo della mobilità sanitaria € 623,6 € 525,4 Fonte: Gimbe Massimo Fabi, assessore alla Sanità della regione Emilia-Romagna Saldo netto in milioni di euro, dati 2023 Lombardia Emilia-Romagna Veneto € 198,2 Toscana € 49,3 Molise €26,4 Prov. Aut. di Trento € 7,1 Prov. Aut. di Bolzano € 2,2 Piemonte -€ 6,3 Friuli Venezia Giulia -€ 11,8 -€ 11,9 Valle d'Aosta -€ 36,6 Umbria -€ 53,7 Marche -€ 74,6 Liguria -€ 80,8 Basilicata -€ 96,3 Sardegna -€ 104,1 Abruzzo -€ 193,4 Lazio -€ 230,2 Puglia -€ 241,8 Sicilia -€ 304,8 Calabria Campania -€ 308,4 -tit_org- Intervista a Massimo Fabi - Troppi malati in trasferta «Faremo accordi bilaterali con le altre regioni» Un freno ai malati da altre regioni «La soluzione? Accordi bilaterali» -sec_org- tp:writer§§ MONICA RASCHI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111302017003215.PDF §---§ title§§ «Grandi benefici Ma solo se rispetta il paziente» = Tra IA e medicina "resta" il medico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162306620.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "AVVENIRE" del 13 Nov 2025

Diffuso un documento congiunto della Pontificia Accademia per la vita e la Federazione internazionale dei medici cattolici «Non si tratta solo di scienza o tecnica, ma di un cammino umano fatto di prossimità, responsabilità e tempo donato»

pubDate§§ 2025-11-13T05:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162306620.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162306620.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162306620.PDF tp:ocr§§ «Grandi benefici Ma solo se rispetta il paziente» IA E MEDICINA Tra IA e medicina “resta” il medico Diffuso un documento congiunto della Pontificia Accademia per la vita e la Federazione internazionale dei medici cattolici «Non si tratta solo di scienza o tecnica, ma di un cammino umano fatto di prossimità, responsabilità e tempo donato» PAOLO VIANA Parla l’ex presidente del Cnr, già ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza: «Le applicazioni dell’IA per la salute vanno sviluppate e non frenate, ma occorre sempre valutarne il reale impatto. Possono stravolgere la nostra comprensione e percezione della realtà. E possono ingannare l’interlocutore». A pagina 6 RICCARDO BENOTTI Roma L’ intelligenza artificiale applicata alla medicina può offrire un contributo prezioso nel perfezionare la diagnosi, sostenere il discernimento clinico, migliorare gli esiti terapeutici. Ma non potrà mai rimpiazzare la responsabilità del medico, né riprodurre la qualità propria della relazione di cura. Non un appello generico, bensì una presa di posizione lucida e argomentata: è quanto propone il documento congiunto della Pontificia Accademia per la vita (Pav) e della Federazione internazionale dei medici cattolici (Fiamc), redatto al termine del congresso internazionale “AI e medicina. La sfida della dignità umana”, svoltosi in Vaticano dal 10 al 12 novembre. Il testo, intriso di riferimenti al magistero di papa Francesco, assume la dignità della persona come criterio irrinunciabile per orientare l’evoluzione tecnologica in ambito sanitario, perché «la medicina non è solo una scienza o una tecnica, ma un cammino umano fatto di prossimità, responsabilità e tempo donato». La riflessione etica che attraversa lo statement ha trovato risonanza nei contributi emersi durante il meeting point conclusivo, tenutosi ieri nella Sala Stampa della Santa Sede. Monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pav, ha ricordato che «la dignità umana resta la chiave interpretativa di ogni innovazione. Il medico, anche nell’epoca delle macchine intelligenti, è insostituibile nella sua capacità di incarnare l’umanità della cura». Un pensiero che si intreccia con la prospettiva delineata dal documento, il quale invita a non cedere al fascino dell’efficienza dimenticando la vulnerabilità del malato. La relazione, infatti, non rappresenta un residuo del passato, ma costituisce l’essenza stessa della medicina: «L’ottimizzazione non è un valore assoluto – ammonisce il testo –. Alcune dimensioni della cura, come la tenerezza e l’ascolto, non possono essere misurate». Su questa linea si colloca la riflessione di Bernard Ars, presidente della Fiamc, per il quale il congresso «ha segnato un avanzamento nel dialogo fra scienza, fede e responsabilità etica». Ars ha definito l’incontro «un esempio di cooperazione e di visione condivisa», sottolineando che «la riflessione non termina qui: le idee emerse costituiranno la base di percorsi futuri, ma già oggi è chiaro che il medico non può rinunciare alla propria responsabilità delegandola a un sistema automatico». Parole che hanno trovato conferma nell’intervento di John Lane, vicepresidente della Fiamc, che ha messo in guardia dal pericolo di «trasformare la relazione di cura in un processo tecnico». «Se affidiamo alla macchina il compito di prendersi cura – ha osservato – finiremo per ridurre anche noi stessi a un algoritmo. Il cuore della medicina è la relazione, fatta di tempo, empatia e reciprocità». Un ulteriore approfondimento è giunto da Therese Lysaught, teologa e bioeticista, membro della Pav, che ha evidenziato il legame indissolubile tra tecnologia e giustizia. «Il vero banco di prova dell’IA in medicina – ha spiegato – è la sua capacità di servire il bene comune, non soltanto l’efficienza». Le esperienze presentate da India e Catalogna, ha aggiunto, dimostrano che l’innovazione può ridurre le disuguaglianze se orientata da criteri etici e solidali. «Il pericolo più profondo non è tecnico, ma antropologico: attribuire alle macchine qualità umane e ridurre l’uomo a ingranaggio. È qui che la C hiesa può offrire al mondo un contributo decisivo, ricordando che la tecnica deve restare al servizio della persona, non viceversa». A concludere i lavori è stato Otmar Kloiber, segretario generale della World Medical Association (Wma), che ha collocato la riflessione in una prospettiva planetaria: «L’IA può rendere la medicina più umana o più disumana. Dipende da noi. Il rischio è che chi dispone di mezzi economici continui ad avere accesso al medico, mentre chi non ne ha si affidi a un software». Da qui l’invito a una «governance etica condivisa e trasparente”, capace di evitare l’emergere di una medicina diseguale. Kloiber ha annunciato la creazione di un gruppo di lavoro congiunto tra Wma e Pav dedicato alla deontologia professionale e all’utilizzo dei dati clinici. La tecnologia, dunque, interroga la coscienza. E la Chiesa rilancia un pensiero che intreccia scienza e umanesimo, precisione e prossimità. Non si tratta solo di regolare l’impiego di nuove tecniche, ma di preservare una visione dell’uomo in cui la persona resti misura e orizzonte di ogni progresso. Con un punto fermo che attraversa l’intero documento: «Il paziente non è un oggetto da ottimizzare, ma un volto da custodire. E la medicina, per rimanere fedele a se stessa, non può che essere relazione». Lo statement, firmato da monsignor Pegoraro e Ars, non chiude un dibattito, ma lo apre: una pista di discernimento per orientarsi in un tempo in cui le macchine apprendono, ma l’uomo rischia di smarrire il senso del prendersi cura. La riflessione continua, perché di fronte all’intelligenza artificiale la vera sfida è mantenere al centro l’umano, come misura del bene possibile e fondamento di ogni autentica civiltà. ---End text--- Author: RICCARDO RENNTTI Heading: IA E MEDICINA Highlight: Il vicepresidente della Fiamc, Lane: se affidiamo alla macchina il compito di prendersi cura del malato, finiremo per ridurre anche noi stessi a un algoritmo. La bioeticista Lysaught: il banco di prova è la sua capacità di servire il bene comune IL FATTO «Un contributo prezioso, ma non sostituirà il professionista» auspica monsignor Pegoraro presidente della Pav al termine di tre giorni di riflessione e dibattito sul tema Image: -tit_org- «Grandi benefici Ma solo se rispetta il paziente» Tra IA e medicina “resta” il medico -sec_org- tp:writer§§ RICCARDO RENNTTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162306620.PDF §---§ title§§ Se sempre più italiani rinunciano a curarsi per motivi economici link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162006621.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "FAMIGLIA CRISTIANA" del 13 Nov 2025

Il sistema sanitario premia chi può pagare. la prevenzione resta la grande dimenticata

pubDate§§ 2025-11-13T05:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162006621.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162006621.PDF', 'title': 'FAMIGLIA CRISTIANA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162006621.PDF tp:ocr§§ SE SEMPRE PIÙ ITALIANI RINUNCIANO A CURARSI PER MOTIVI ECONOMICI Il sistema sanitario premia chi può pagare. La prevenzione resta la grande dimenticata L’ articolo 32 della nostra Costituzione recita tra l’altro: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, garantendo le cure gratuite agli indigenti», ma il Rapporto Istat 2025 ha stabilito che il 10 percento degli italiani, pari a 5,8 milioni di italiani, non si cura più. Una persona su sei rinuncia a occuparsi della sua salute nonostante la disponibilità di un Servizio sanitario nazionale caratterizzato da «universalità, equità, gratuità». Cosa è accaduto? Il degrado è stato progressivo ed è certamente iniziato con la cosiddetta “intramoenia”, una disposizione di legge che permette una priorità per i servizi sanitari a chiunque possa pagare. I poveri sono passati in seconda linea, un insulto alla Costituzione! Un’altra ragione è rappresentata dalla difficoltà di trovare una soluzione ai propri problemi di salute al primo livello rappresentato dalla medicina del territorio. Con l’obbligo – in Lombardia – di tenere aperto l’ambulatorio 15 ore alla settimana è un po’ difficile per i 1.500 cittadini che dipendono dal medico di medicina generale trovare un appuntamento. Dover andare in Pronto soccorso non è certamente una bella esperienza per chi ci ha provato. Nonostante le difficoltà siano ormai presenti sul territorio nazionale – con le conseguenti diseguaglianze fra Regioni – non si prospettano soluzioni, anzi, si aggraveranno se, ad esempio, la Lombardia attuerà un accordo con le assicurazioni aziendali e personali. Si aggiungeranno altri gruppi di persone che avranno priorità nell’accesso ai servizi sanitari a scapito dei meno abbienti. Tanto più considerando che alla carenza di infermieri si aggiunge la “fuga” di medici dal servizio pubblico per entrare nella medicina privata o all’estero data la povertà degli stipendi, fra i più bassi d’Europa a parità di potere d’acquisto. Occorre tuttavia aggiungere che molti problemi potrebbero essere evitati ricordando che non tutte le malattie piovono dal cielo. Abbiamo in Italia circa 4 milioni di diabetici di tipo 2 che sviluppano nel tempo complicazioni, ma questa malattia è evitabile, dipende dai nostri comportamenti: troppi zuccheri, sovrappeso, sedentarietà sono alcune delle ragioni che dovremmo correggere. Il 40 percento dei tumori è evitabile, ma in Italia muoiono di cancro 180 mila persone ogni anno. Abbiamo più di 10 milioni di fumatori e almeno 25 milioni di persone che bevono alcol. Se tutti attuassimo buone abitudini di vita – sappiamo cosa dovremmo fare ma non lo facciamo – non affolleremmo i servizi sanitari. Sarebbe una forma di solidarietà verso chi ha problemi di salute non evitabili. La scarsa attenzione per ciò che potremmo definire con il nome di “prevenzione” non dipende da noi ma dai nostri governanti ad educarci in questo senso. Più facile prescrivere farmaci anziché buone abitudini di vita. Prima che sia troppo tardi i politici dovrebbero decidersi a realizzare una Scuola superiore di sanità per formare i dirigenti del Servizio sanitario nazionale e soprattutto a introdurre la salute nella scuola per educare i giovani il più presto possibile. La prevenzione è in conflitto di interessi con gli interventi medici e il consumo di farmaci. ---End text--- Author: Silvio garrattini Heading: Highlight: Image:IL FATTO Secondo l’ultimo Rapporto Istat nell’anno 2024 circa 5,8 milioni di italiani – pari al 9,9% della popolazione – hanno dichiarato di aver rinunciato a visite o terapie per motivi economici, difficoltà logistiche o liste di attesa troppo lunghe. Nel 2023 erano 4,5 milioni. di Silvio Garattini presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri -tit_org- Se sempre più italiani rinunciano a curarsi per motivi economici -sec_org- tp:writer§§ Silvio garrattini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162006621.PDF §---§ title§§ Un buco nero dopo la Rems link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162206619.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "LA RAGIONE" del 13 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-13T05:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162206619.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162206619.PDF', 'title': 'LA RAGIONE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162206619.PDF tp:ocr§§ Come gestire i criminali psichiatrici e le ricadute su tutti gli altri Un buco nero dopo la Rems D alla legge Basaglia in poi, dal nostro sistema giudiziario sono scomparsi i manicomi criminali, sostituiti dalle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Si tratta di residenze sanitarie per autori di reato con disturbi mentali che, a differenza dei vecchi ospedali psichiatrici giudiziari, sono incentrate sul percorso terapeutico e riabilitativo più che sulla mera custodia. In sostanza, durante la permanenza in queste strutture il detenuto-paziente riceve trattamenti che lo dovrebbero far guarire o quantomeno stabilizzare. Questo ovviamente nella teoria. Nella pratica le Rems sono diventate un contenitore che ospita una varietà di criminali con una moltitudine di diagnosi diverse, che non condividono la stessa prognosi. «Idealmente servirebbe una filiera, ovvero un luogo per gli psicopatici (che costituiscono lo 0,05% della popolazione), uno per gli antisociali e uno per i pazienti con altre diagnosi. I delinquenti veri e propri invece dovrebbero stare in carcere, mentre oggi nelle Rems spesso finiscono anche i simulatori» racconta un medico psichiatra esperto in materia che ha scelto di restare anonimo. Ogni struttura dovrebbe essere adeguata all’utenza, con la presenza di personale armato anche all’interno quando i detenuti sono altamente pericolosi. Secondo la nostra fonte «la soluzione non può essere l’ospedale psichiatrico giudiziario per tutti, ma bisogna ammettere che abolirlo tout court ha creato più problemi di quanti ne abbia risolti». Dopo il caso della donna accoltellata in piazza Gae Aulenti a Milano proprio da un ex detenuto di una Rems, è tornato alla ribalta il discorso sulla gestione di queste persone, la cui capacità di intendere e di volere è comunque compromessa. In Italia siamo ancora legati al regio decreto dell’inizio del Novecento in base al quale cura e custodia viaggiano su due binari paralleli che non si incontrano: «Ogni reato ha la sua perizia, ma perito e clinico non si parlano. Il primo fa solo forense e non si occupa di riabilitazione, il secondo non può fare perizie perché segue il paziente. Questo scollamento è spesso il vulnus che determina la falla nel sistema» osserva il nostro psichiatra. La valutazione sulla pericolosità è a carico del perito, che decide come proseguire il percorso dopo l’uscita del paziente dalla Rems: può diminuire l’indice di pericolosità e inviare la persona agli arresti domiciliari oppure stabilire l’obbligo di cura in comunità o in un centro di salute mentale. «È evidente come ognuna di queste scelte modifichi nel bene e nel male le possibilità del soggetto, ma è altrettanto evidente che la struttura più adeguata a stabilirne la pericolosità effettiva sia il servizio di psichiatria territoriale che lo ha in cura, non un perito esterno» precisa ancora lo psichiatra. Nel Lazio si stanno progettando le Residenze per la libertà vigilata (Relivi), un modo per proseguire le cure in ambito più protetto e liberare posti nelle Rems. Ma anche questo pur utilissimo passo non risolverà la questione dei detenuti ad alta pericolosità e con prognosi sfavorevole. Esiste infatti una piccolissima percentuale di rei-folli (o folli-rei, il dibattito su questo è destinato a non avere fine) il cui recupero è particolarmente difficile e la cui ‘stabilizzazione’ è di fatto dovuta a cure farmacologiche fortissime che inibiscono non soltanto gli istinti violenti ma qualunque attività o emozione. Ma visto che in Italia l’istituzionalizzazione dei malati psichiatrici è vietata per legge, queste persone prima o poi torneranno in libertà e l’assunzione o meno delle cure farmacologiche diventerà una scelta, non più un obbligo. Il ‘fronte basagliano’ è compatto nel ritenere il mancato recupero di queste persone una responsabilità terapeutica e l’idea di istituire delle ‘super Rems’ ad alta sicurezza un’aberrazione che nega la possibilità di cura, che dovrebbe invece essere garantita. D’altra parte è anche necessario fare i conti con le risorse disponibili e con i dati di realtà. Quello che è accaduto a Milano non doveva accadere e l’intero sistema dev’essere ripensato e riformato per tutelare sia chi è malato – ma pur sempre responsabile di un crimine – sia soprattutto i cittadini. ---End text--- Author: Maruska Albertazzi Heading: Highlight: Image: -tit_org- Un buco nero dopo la Rems -sec_org- tp:writer§§ Maruska Albertazzi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303162206619.PDF §---§ title§§ Interista - Pavesi (Aifa): «Liste d'attesa S?da della Sanità che verrà» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161606617.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "RIFORMISTA" del 13 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-13T05:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161606617.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161606617.PDF', 'title': 'RIFORMISTA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161606617.PDF tp:ocr§§ Pavesi (Aifa): «Liste d’attesa Sfida della Sanità che verrà» Q uasi 15 anni da direttore generale e commissario di aziende sanitarie in buona parte del Veneto, poi per tre anni direttore del welfare in Lombardia. Oggi direttore amministrativo di AIFA, l’agenzia del farmaco. Giovanni Pavesi, lei ha vissuto a lungo la “macchina” della sanità veneta dal suo interno, ma ha anche avuto modo di poterla raffrontare a quella lombarda. Al di là dei numeri che ne decretano l’eccellenza, con che dinamiche si è sviluppata? «Sono stati anni di trasformazioni molto veloci. Il Veneto ha avuto una capacità di anticipare, di interpretare le situazioni più efficace di altre regioni. Gli elementi di criticità e di evoluzione sono stati: prima una crescita impetuosa della cronicità della nostra popolazione al tema delle malattie croniche collegate all’invecchiamento che necessitavano di un’attività territoriale più strutturata. Il secondo è una fortissima accelerazione dell’aggiorn a men to tecnologico negli ospedali, strumenti di diagnostica per immagine, laboratori. Il terzo elemento, soprattutto negli ultimi anni, è stata la carenza di figure professionali, soprattutto infermieri e alcune specialità di medici, che hanno messo in crisi tutta l’organizzazione. Da ultimo una crescita spesso inappropriata della domanda di salute. Quindi cronicità, tecnologia, carenza di medici, crescita della domanda sono stati gli elementi che hanno caratterizzato il cambiamento dei sistemi sanitari». C’è un tema che viene spesso evidenziato, che è quello di alcune criticità nella cosiddetta medicina di territorio, ovvero la concentrazione di eccellenza in grandi centri e poi territori periferici che invece rimangono scoperti, dove spesso si vivono disagi. «Lo spacchetterei su due fronti. Uno, il tema della deospedalizzazione. Negli ultimi 15-20 anni è drasticamente calato il numero di posti letti ospedalieri e il Veneto è stato molto coraggioso in questa operazione. La deospedalizzazione è passata anche attraverso una capacità politica di chiudere piccoli ospedali, che non è un’operazione banale, ma è stata fatta in maniera complessivamente indolore. Cito la provincia di Verona con quasi 900 mila abitanti: Isola della Scala, Soave, Malcesine, Bussolengo, Nogara, Bovolone, ospedali chiusi o convertiti ad attività non acute di territorio. Alla deospedalizzazione si accompagnava la necessità di un’organizzazione più capillare del territorio. Il Veneto è stato capofila nelle forme di aggregazione dei medici di base, la medicina in gruppo ha trovato situazioni interessanti, i medici che lavorano in gruppo, la condivisione della cartella. Oggi mostra criticità perché mancano i medici di base. Però il Veneto è una delle poche regioni in Italia in cui in qualunque ospedale per acuti tu entri, trovi un livello di assistenza medio alto molto omogeneo. Abbiamo le punte d’eccellenza, Padova, Verona, Vicenza, però mediamente l’ospedale a cui approda il cittadino è un ospedale molto sicuro, molto attrezzato e con personale di alto livello». Anche in Veneto si vive come in Lombardia il problema delle liste di attesa. «Il tema delle liste d’attesa è generale. C’è un problema di maggiore efficientamento dell’orario del medico all’interno dell’ospedale. Il Veneto per primo esplora l’idea degli ospedali di notte, la possibilità di fare esami diagnostici anche nei tardi pomeriggi, nei sabati, nelle serate, quindi fare in modo che strutture così complesse debbano lavorare per orari più ampi. C’è un tema da governare meglio che è quello dell’intramoenia. È giusto che il medico abbia la possibilità integrativa rispetto al proprio stipendio per l’attività oltre l’orario di servizio. Il medico va via quando ha finito l’orario di lavoro, dobbiamo trovare però meccanismi affinché il tutto sia fortemente integrato con l’attività ospedaliera. C’è poi il tema dell’appropriatezza prescrittiva. Sono confidente che anche grazie all’intelligenza artificiale riusciremo a governare dove e quando dobbiamo offrire prestazioni aggiuntive». Sanità sul territorio vuol dire a nche sistema socio-sanitario. Pure quella una macchina complessa e per certi versi fragile. «Abbiamo una carta molto forte da giocare: l’integrazione sociosanitaria. Le strutture residenziali per anziani, le IPAB sono un elemento caratterizzante fondamentale per l’offerta. La cronicità si collega alla fragilità, alla disabilità, alla difficoltà di rendere servizi integrati al cittadino anziano. Il Veneto ha un sistema di impegnative molto intelligente che però sarà da rifinanziare. Il collegamento dal sanitario al sociale è una criticità di tutti i sistemi sanitari, nel Veneto c’è la possibilità di renderlo ancora più forte. Oggi in una casa di riposo trovi le stesse persone che 20 anni fa avresti trovato ricoverate in ospedale. Senza una rete forte di RSA, questi anziani si riverserebbero sugli ospedali». Poi c’è la questione, sempre delicata, del ruolo della sanità privata. C chi paventa una privatizzazione progressiva. «In realtà il Veneto ha una presenza molto limitata rispetto alle altre regioni del privato accreditato, ma molto qualificata. Abbiamo pochi ospedali privati accreditati, ma quelli che ci sono, sono di alto, spesso altissimo livello e fanno un servizio vero di integrazione al sistema». Un sistema virtuoso. Se rimane così. «Va tutelato. È un equilibrio che bisogna mantenere». ---End text--- Author: Mario Alberto Marchi Heading: Highlight: Image: -tit_org- Interista - Pavesi (Aifa): «Liste d’attesa S?da della Sanità che verrà» -sec_org- tp:writer§§ Mario Alberto Marchi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161606617.PDF §---§ title§§ Personale sanitario Fughe, plus e carenze link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161706618.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "RIFORMISTA" del 13 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-13T05:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161706618.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161706618.PDF', 'title': 'RIFORMISTA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161706618.PDF tp:ocr§§ Personale sanitario Fughe, plus e carenze M. A. M. D al 2010 al 2024, il personale del SSR veneto è passato da 64.800 a 61.200 unità complessive, un calo del 5,5% mentre la popolazione invecchiava e le prestazioni aumentavano del 22%. Il rapporto infermieri per mille abitanti è sceso da 6,2 a 5,8, contro una media europea di 8,8. I medici ospedalieri sono diminuiti da 9.100 a 8.400, nonostante l’apertura di nuovi reparti e servizi. La Regione ha risposto con misure progressive. Il Piano straordinario assunzioni 2019-2021 ha portato 3.800 nuovi ingressi, ma ha compensato solo parzialmente i 5.200 pensionamenti dello stesso periodo. L’aumento delle borse di specializzazione regionali - da 180 nel 2015 a 420 nel 2023 - ha arginato parzialmente la fuga verso altre regioni. L’introduzione nel 2022 dell’indennità di disagio per le aree periferiche ha stabilizzato alcune situazioni critiche. Il nodo retributivo resta centrale. Gli stipendi base del personale sanitario veneto sono allineati ai contratti nazionali, ma le indennità accessorie risultano inferiori del 15-20% rispetto a Lombardia ed Emilia-Romagna. La delibera regionale 1708/2023 ha stanziato 45 milioni per equiparare i fondi contrattuali, ma l’effetto sui netti in busta paga resta limitato. Il risultato: oltre 1.200 professionisti sanitari veneti lavorano fuori regione. L’emergenza medici di base è paradigmatica: 800 pensionamenti attesi entro il 2027 su 3.400 totali, con solo 350 nuovi ingressi previsti dalla programmazione attuale. Il PNRR prevede 1.250 assunzioni aggiuntive per il territorio entro il 2026, ma senza riforma strutturale dell’attrattività professionale ed economica, il Veneto rischia di formare personale che poi emigra, vanificando la programmazione regionale. ---End text--- Author: M A M Heading: Highlight: Image: -tit_org- Personale sanitario Fughe, plus e carenze -sec_org- tp:writer§§ M A M guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161706618.PDF §---§ title§§ Farmaceutica motore di sviluppo = Farmaceutica: motore silenzioso della crescita link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161806615.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "SOLE 24 ORE" del 13 Nov 2025

Impresa e sviluppo

pubDate§§ 2025-11-13T05:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161806615.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161806615.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161806615.PDF tp:ocr§§ l’intervento farmaceutica motore di sviluppo Farmaceutica: motore silenzioso della crescita Impresa e sviluppo Marcello Cattani di Marcello Cattani —a pag. 16 I n un mondo attraversato da crisi geopolitiche, instabilità economiche e nuove sfide sanitarie globali, l’Italia può contare su una risorsa straordinaria e spesso poco raccontata: la sua industria farmaceutica. Un comparto che unisce ricerca, produzione e occupazione qualificata, ma che oggi rappresenta soprattutto un pilastro strategico per la sicurezza nazionale, al pari della difesa. Con oltre 56 miliardi di euro di produzione, 54 miliardi di export nel 2024 – nel 2025 in crescita del 35% sull’anno precedente – un saldo estero positivo tra i più alti nell’Ue e primo per crescita 2025 per farmaci e vaccini, la farmaceutica italiana è una delle locomotive della nostra manifattura. Ogni giorno esporta innovazione, qualità e fiducia nel Made in Italy della salute. Alle spalle di questi numeri ci sono oltre 71 mila professionisti altamente qualificati, con una presenza crescente di giovani e donne, segno di un settore moderno, attrattivo e in costante evoluzione. La farmaceutica non è solo industria: è conoscenza e futuro. Negli ultimi anni gli investimenti in ricerca e sviluppo sono cresciuti costantemente, con un aumento delle domande di brevetto del 33% in cinque anni. L’Italia si conferma uno dei poli europei più vivaci per l’innovazione nel campo delle biotecnologie, delle terapie personalizzate e della digital health. È un’eccellenza che valorizza competenze scientifiche e tecnologiche, creando sinergie con università, startup e centri di ricerca. La pandemia e le tensioni internazionali hanno dimostrato quanto sia cruciale garantire autonomia sanitaria e industriale. Non si tratta solo di produrre farmaci, ma di assicurare continuità di approvvigionamento, accesso ai trattamenti e capacità di risposta alle emergenze. Avere una filiera nazionale solida significa tutelare i cittadini, rafforzare la resilienza del sistema e ridurre le dipendenze esterne.In questo scenario, il Governo ha dimostrato di aver colto pienamente il valore strategico del settore. La Legge di Bilancio ha introdotto misure importanti di valorizzazione del FSN, nel 2026 oltre 6 Mld di euro di crescita rispetto al 2025, incrementando le risorse sul finanziamento della spesa farmaceutica diretta dello 0,2% del FSN, sopprimendo il payback 1.83% sulla spesa farmaceutica convenzionata. Tuttavia restano tre capitoli fondamentali di svolta e riforma ancora non affrontati nella sostanza, se si vuole nel breve e lungo periodo garantire la disponibilità ai cittadini di farmaci e vaccini innovativi, ma anche di quei farmaci essenziali scarsamente valorizzati oggi dal SSN, ma spesso salvavita. La prima riforma è quella del superamento del payback sulla spesa farmaceutica diretta, dove e’ quanto mai necessario uno sforzo maggiore di finanziamento, con un incremento totale almeno pari allo 0,5% del FSN, in questa Legge di Bilancio, che richiediamo al MEF e al Ministero della Salute. La seconda riforma, collegata alla prima, dotare l’Italia di un percorso regolatorio di definizione del prezzo e del rimborso, e quindi dell’accesso accesso nazionale e regionale immediato per farmaci e vaccini innovativi, non un giorno dopo l’approvazione europea da parte di EMA. La terza riforma è quella di renderci sempre più indipendenti da Cina ed India nella produzione degli ingredienti attivi, e quindi proteggere i cittadini italiani, con strumenti dedicati di incentivazione al reshoring industriale farmaceutico, da compiersi con una strategia, risorse dedicate e tempi certi. Al tempo stesso, il lavoro avviato sul Testo Unico della Farmaceutica – fortemente voluto dal Ministero della Salute – rappresenta un passo storico verso una governance moderna e un quadro normativo più semplice e stabile, capace di sostenere la crescita del comparto. Si tratta di un approccio coerente e lungimirante: il riconoscimento, da parte dell’esecutivo, che investire nella farmaceutica significa rafforzare la sovra nità sanitaria e industriale della Nazione, creando valore economico e benessere collettivo. Una visione che integra salute pubblica, impresa e sicurezza, in linea con i modelli dei grandi Paesi industrializzati. Per continuare su questa strada servono coesione, fiducia reciproca e una prospettiva di lungo periodo. Il dialogo costruttivo tra istituzioni, imprese, università e mondo della ricerca può fare della farmaceutica il cuore pulsante della Strategia Nazionale per le Scienze della Vita, un settore in cui l’Italia è già leader e può diventare riferimento per l’intera Europa. Non si tratta solo di economia: è una scelta di identità e di indipendenza, una sfida culturale e industriale insieme. In un mondo frammentato e incerto, la farmaceutica italiana rappresenta una certezza. Produce valore, genera export, crea occupazione di qualità e, soprattutto, difende la salute e la stabilità della Nazione. È un’eccellenza che unisce scienza e industria, impresa e responsabilità, economia e sicurezza. Investire nella farmaceutica significa investire nel futuro della Nazione. E il futuro si costruisce con la stessa determinazione con cui l’Italia e il suo Governo stanno rafforzando la propria sovranità sanitaria, economica e industriale. Non c’è difesa più forte di una Nazione che sa curare, innovare e competere con orgoglio e fiducia. Presidente di Farmindustria © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marcello Cattani Heading: Highlight: Image: -tit_org- Farmaceutica motore di sviluppo Farmaceutica: motore silenzioso della crescita -sec_org- tp:writer§§ Marcello Cattani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161806615.PDF §---§ title§§ Diabete, sette lavoratori su 10 convivono con la malattia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161906616.PDF description§§

Estratto da pag. 24 di "SOLE 24 ORE" del 13 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-13T05:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161906616.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161906616.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161906616.PDF tp:ocr§§ Diabete, sette lavoratori su 10 convivono con la malattia Giornata mondiale Il Sole 24 Ore lancia la guida “Vivere bene con il diabete” In Italia quasi quattro milioni di persone convivono con il diabete e altre due milioni potrebbero avere una forma non diagnosticata. Una condizione cronica che riguarda non solo gli anziani: secondo la Società italiana di diabetologia (Sid), sette pazienti su dieci sono in età lavorativa. «Dietro ogni numero c’è una persona, una storia, una famiglia – ricorda la presidente Sid, Raffaella Buzzetti, che per la Giornata mondiale del diabete (14 novembre) richiama l’attenzione sul tema “Diabete e lavoro” –. Molti italiani continuano a subire discriminazioni e stress legati alla malattia. È urgente migliorare l’assistenza e rafforzare la prevenzione». La prevenzione, appunto. Nel Regno Unito, il Servizio sanitario nazionale ha dimostrato che si può intervenire con efficacia: il programma “zuppe e frullati”, a base di sostituti nutrizionali ipocalorici, ha portato in remissione un terzo dei partecipanti con diabete di tipo 2. Un modello di sanità pubblica che unisce dieta controllata, coaching e monitoraggio medico continuo, e che mostra come il sistema sanitario possa incidere direttamente sul decorso della malattia. Anche la ricerca farmacologica ha compiuto passi decisivi. I nuovi agonisti del recettore Glp-1 – come semaglutide e tirzepatide – mimano gli ormoni intestinali, migliorano il controllo glicemico e favoriscono la perdita di peso, riducendo al contempo il rischio cardiovascolare. Si tratta di farmaci che non solo abbassano la glicemia, ma aiutano a vivere meglio, perché agiscono sulle complicanze e sull’obesità, che resta il principale fattore di rischio. E prevenzione significa anche diagnosi precoce: la Legge di Screening pediatrico consente oggi di individuare in anticipo il diabete di tipo 1, che in Italia colpisce una persona su 280, spesso bambini e adolescenti. Per approfondire questi temi e offrire strumenti pratici ai lettori, Il Sole 24 Ore pubblica la guida “Vivere bene con il diabete”, in edicola domani. Ventiquattro domande e risposte, testimonianze e consigli per gestire al meglio una condizione che, con informazione e consapevolezza, può essere tenuta sotto controllo. Perché la vera rivoluzione del diabete comincia dalla conoscenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Francesca Cerati Heading: Highlight: 24 ORE SALUTE IL SOLE 24 ORE, 14 novembre 2025 In edicola con Il Sole 24 Ore, domani, la guida “Vivere bene con il diabete”. Ventiquattro domande e risposte, testimonianze e consigli per gestire al meglio una condizione che, con informazione e consapevolezza, può essere tenuta sotto controllo. Image: -tit_org- Diabete, sette lavoratori su 10 convivono con la malattia -sec_org- tp:writer§§ Francesca Cerati guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/13/2025111303161906616.PDF §---§