title§§ Le liste d'attesa nella sanità s'allungano: una storia di ricchezza, più che di povertà - HuffPost Italia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203026009326.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "huffingtonpost.it" del 12 Nov 2025

Un italiano su dieci ha rinunciato a curarsi nel 2024 per i tempi lunghi e la scomodità delle strutture sanitarie, un dato in crescita. E non è questione di ri…

pubDate§§ 2025-11-12T12:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203026009326.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203026009326.PDF', 'title': 'huffingtonpost.it'} tp:url§§ https://www.huffingtonpost.it/life/2025/11/12/news/liste_dattesa-20499301/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203026009326.PDF tp:ocr§§ Scegli di capire.GEDI Digital S.r.l. - Via Ernesto Lugaro 15, 10126 Torino - Partita IVA 06979891006Nel 2024 il 9,9% delle persone ha dichiarato di aver rinunciato a curarsi per problemi legati alle liste di attesa, alle difficoltà economiche o alla scomodità delle strutture sanitarie: si tratta di 5,8 milioni di individui, a fronte di 4,5 milioni nell'anno precedente (7,6%). La rinuncia a causa delle lunghe liste di attesa costituisce la motivazione principale, indicata dal 6,8% della popolazione, e risulta anche la componente che ha fatto registrare l'aumento maggiore negli ultimi anni: era il 4,5% nel 2023 e il 2,8% nel 2019. Sono dati messi nero su bianco dalla presidente dell'Istat Francesco Maria Chelli in occasione dell'audizione presso le Commissioni riunite Bilancio di Senato e Camera. Quello delle liste di attesa è un problema atavico e apparentemente irrisolvibile della Sanità Pubblica. I tentativi di raggiungere le strutture sanitarie per visite specialistiche o esami diagnostici da parte dei pazienti si scontrano con lungaggini inverosimili, tempi di attesa che arrivano anche a raggiungere anni per esami meno urgenti e portano inevitabilmente o a scegliere la sanità privata (per chi può permetterselo) o a rinunciare. Le conseguenze? Diagnosi tardive e incremento della spesa sanitaria pubblica perché, va da sé, una visita non fatta o ritardata porta il paziente a dover ricorrere a interventi più invasivi e più costosi per il nostro fragile Ssn.Basterebbe trovare una soluzione al problema delle liste d'attesa, dunque. Ma le cose non sono così semplici. Perché, come vedremo, non è "banalmente" (è bene scriverlo tra virgolette perché è un tema tutt'altro che banale) un problema di aumento delle risorse stanziate da destinare alla Sanità, né l'allungamento dei tempi d'attesa per una colonscopia o una tac o una visita neurologica è dovuto soltanto alla penuria di medici di medicina generale e ospedalieri in grado di smaltire le molte prenotazioni. E non è neanche solamente la mancanza di apparecchiature necessarie alla diagnostica. Uno dei grandi problemi del nostro Ssn, infatti, sono gli sprechi che si annidano negli ingranaggi. In una lettera che all'inizio del 2025 Orazio Schillaci ha inviato al Presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga sul tema delle liste d’attesa, il ministro evidenziava come dalle ultime ispezioni dei Carabinieri del Nas “il 27% delle strutture sanitarie ispezionate presenta ancora irregolarità gravi. Persistono agende chiuse arbitrariamente, liste d'attesa gonfiate, sistemi di prenotazione frammentati e pratiche opache che ostacolano l'accesso alle cure”.Poi c'è l'altro grande tema che è quello dell'iperprescrizione, cioè la prescrizione di esami superflui, inutili. Come scrive Gimbe nel suo ultimo Rapporto sul Sistema Sanitario Nazionale 2025, negli ultimi anni, diverse revisioni sistematiche hanno documentato l’ampiezza del problema dell’inappropriatezza nell’utilizzo di diagnostica, test di laboratorio e ricoveri ospedalieri.In particolare, è stato rilevato il sovra-utilizzo dei test diagnostici in vari contesti, rilevando che le aree più frequentemente interessate riguardano l’imaging per il mal di schiena e i test pre-operatori: "Le inappropriatezze maggiori sono state rilevate per elettrocardiogrammi, radiografie del torace o test di funzionalità polmonare in pazienti a basso rischio sottoposti a interventi chirurgici (97,5% dei casi); imaging per lombalgia nelle prime 6 settimane dall’insorgenza dei sintomi in assenza di red flags (86,2%); artroscopia del ginocchio per lesioni meniscali (81,7%); esami di laboratorio di routine in pazienti a basso rischio sottoposti a intervento chirurgico (78,6%); artroscopia del ginocchio per osteoartrosi (71,7%). Questi interventi sanitari possono avviare percorsi diagnostico-terapeutici inutili, costosi e talvolta dannosi".E ancora. Una revisione sistematica "ha stimato tassi di inappropriatezza del 21% per le risonanze magnetiche, 40% per le TAC, 44% per le radiografie e 56% per le ecografie". Questo utilizzo inappropriato, va da sé, comporta una crescita vertiginosa delle prescrizioni che potrebbero essere risparmiate a vantaggio di chi ne ha davvero bisogno. Dello stesso avviso è il dottor Remuzzi che ad HuffPost spiega che non bastano le risorse, serve una nuova governance: "In un articolo su Lancet, a proposito del sistema sanitario inglese, si legge: 'basta col finanziare un pochino ogni criticità che si presenta, serve una visione globale se no quei soldi si buttano: una volta deciso che servizio vogliamo si deciderà come sostenerlo'. E per il nostro cosa potrebbe servire? Quaranta miliardi di euro · solo per portarci al livello di Francia e Germania · sembrerebbe tanto e qualcuno obietterà che non abbiamo tutti questi soldi. Non è così, quei soldi ci sono e li spendiamo già: fra farmaci, interventi inutili e servizi ridondanti sprechiamo ogni anno proprio quaranta miliardi di euro, quanto servirebbe per rimettere in ordine il Servizio Sanitario Nazionale".Perciò, dice Remuzzi, per "evitare gli sprechi è possibile e dovrebbe essere un imperativo morale, ma perché succeda davvero servono azioni concrete e senso civico da parte di tutti: a partire da chi ha posizioni di responsabilità, ai medici, ai cittadini". Come tutto questo può realizzarsi? "Qui arriviamo all'aspetto più delicato di tutti: il 'governo' del sistema", conclude Remuzzi. "Direzioni di distretto, assessorati regionali, ministeri, dovrebbero per una volta lavorare insieme due obiettivi semplici quanti ambiziosi: migliorare il benessere dei cittadini e ridurre le diseguaglianze. Perché succeda davvero però governo e Parlamento ci devono credere, sottrarsi alla logica degli schieramenti e lavorare insieme, nello spirito della Costituzione, per dare ai nostri concittadini la possibilità concreta di accedere alle prestazioni mediche di cui hanno bisogno nei tempi giusti".HuffPost crede nel valore del confronto tra diverse opinioni. Partecipa al dibattito con gli altri membri della community.Scegli di capire.GEDI Digital S.r.l. - Via Ernesto Lugaro 15, 10126 Torino - Partita IVA 06979891006 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203026009326.PDF §---§ title§§ Ecco chi sta organizzando il decesso del nostro ospedale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203019110165.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "orvietolife.it" del 12 Nov 2025

Abbiamo l’impressione che, nel costruire l’organizzazione sanitaria del territorio della nostra USL, si proceda “a toppe”, in base alle pressioni del momento, senza una pianificazione strutturata e coerente. Più volte abbiamo chiesto di conoscere quali servizi saranno erogati, da chi e dove, ma non

pubDate§§ 2025-11-12T17:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203019110165.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203019110165.PDF', 'title': 'orvietolife.it'} tp:url§§ https://www.orvietolife.it/ecco-chi-sta-organizzando-il-decesso-del-nostro-ospedale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203019110165.PDF tp:ocr§§ Stampa in PDFAbbiamo l’impressione che, nel costruire l’organizzazione sanitaria del territorio della nostra USL, si proceda “a toppe”, in base alle pressioni del momento, senza una pianificazione strutturata e coerente. Più volte abbiamo chiesto di conoscere quali servizi saranno erogati, da chi e dove, ma non abbiamo mai ottenuto risposta.I bisogni di cura e di prevenzione dovrebbero essere chiari: le USL dispongono di un’importante mole di dati statistici (sperabilmente affidabili) che dovrebbero permettere di definire chi fa che cosa, tra medicina ospedaliera e territoriale, e — all’interno della medicina ospedaliera — come organizzare le strutture tenendo conto della popolazione e delle distanze. La nostra USL offre servizi ad una popolazione di circa 350.000 persone, ma nel tempo è stata costruita una rete ospedaliera a nostro avviso?ipertrofica. Abbiamo infatti tre ospedali DEA di primo livello (Orvieto, Spoleto e Foligno) e un DEA di secondo livello (Terni), che ovviamente offre anche le prestazioni da DEA di primo livello.Secondo i parametri stabiliti dal DM Salute n.70/2015, che ne regola il dimensionamento, una tale articolazione sarebbe giustificata solo da un’utenza superiore alle 600.000 persone. Come si può vedere nelle figure allegate — dove sono indicati i bacini di utenza e le distanze tra gli ospedali — emergerebbe una evidente disfunzione economica e organizzativa. Ci sembra che ci siano?ospedali troppo vicini tra loro?e un rapporto non chiaro tra ospedali di primo e secondo livello.? Crediamo che queste disfunzioni producano costi eccessivi pagati sia dall’aumento della tassazione regionale, sia dallo spazio crescente lasciato ai privati.Questo sembra confermato anche dai dati forniti dalla Fondazione Gimbe che?evidenziano come in Umbria ci sia un numero di medici e infermieri superiori alla media nazionale, ma con un dato di abbandono alle cure tra i più alti.Riteniamo che nel nostro territorio, la presenza dell’ospedale sia giustificata dalla distanza da altre strutture. Tuttavia, per essere sostenibile economicamente, esso deve incrementare le proprie prestazioni, ridurre la fuga verso i privati e attrarre pazienti anche dai territori limitrofi. Stiamo invece assistendo all’esatto contrario, con alcuni reparti che sono stati resi fragili dalla mancanza di dirigenti e di risorse.Inoltre, cresce lo spazio lasciato ai privati, sia in forma convenzionata sia totalmente privata; proprio in questi giorni è in fase di insediamento una nuova struttura privata che erogherà prestazioni complesse.A dispetto dei proclami, stiamo assistendo a un vero e proprio “suicidio assistito”: l’ospedale ha bisogno di recuperare fatturato per sopravvivere, ma gli amministratori continuano a favorire indirettamente l’espansione del settore privato, che ne sottrae pazienti e risorse. Il mercato c’è, ma l’ospedale lo lascia agli altri.Non serve essere geni?per capire come andrà a finire.Le risorse, sempre più limitate, avrebbero bisogno di una gestione manageriale attenta, strategica e trasparente, non di compromessi in risposta alle pressioni locali. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203019110165.PDF §---§ title§§ PrometeOrvieto: "Ecco chi sta organizzando il decesso del nostro Ospedale" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203013010216.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "orvietonews.it" del 28 Oct 2025

Abbiamo l’impressione che, nel costruire l’organizzazione sanitaria del territorio della nostra USL, si proceda “a toppe”, in base alle pressioni del ...

pubDate§§ 2025-11-12T17:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203013010216.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203013010216.PDF', 'title': 'orvietonews.it'} tp:url§§ http://www.orvietonews.it/politica/2025/11/12/prometeorvieto-ecco-chi-sta-organizzando-il-decesso-del-nostro-ospedale-118390.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203013010216.PDF tp:ocr§§ Abbiamo l’impressione che, nel costruire l’organizzazione sanitaria del territorio della nostra USL, si proceda “a toppe”, in base alle pressioni del momento, senza una pianificazione strutturata e coerente. Più volte abbiamo chiesto di conoscere quali servizi saranno erogati, da chi e dove, ma non abbiamo mai ottenuto risposta.I bisogni di cura e di prevenzione dovrebbero essere chiari: le USL dispongono di un’importante mole di dati statistici (sperabilmente affidabili) che dovrebbero permettere di definire chi fa che cosa, tra medicina ospedaliera e territoriale, e — all’interno della medicina ospedaliera — come organizzare le strutture tenendo conto della popolazione e delle distanze. PubblicitàAcquista questo spazio pubblicitario La nostra USL offre servizi ad una popolazione di circa 350.000 persone, ma nel tempo è stata costruita una rete ospedaliera a nostro avviso?ipertrofica. Abbiamo infatti tre ospedali DEA di primo livello (Orvieto, Spoleto e Foligno) e un DEA di secondo livello (Terni), che ovviamente offre anche le prestazioni da DEA di primo livello.Secondo i parametri stabiliti dal DM Salute n.70/2015, che ne regola il dimensionamento, una tale articolazione sarebbe giustificata solo da un’utenza superiore alle 600.000 persone. Come si può vedere nelle figure allegate — dove sono indicati i bacini di utenza e le distanze tra gli ospedali — emergerebbe una evidente disfunzione economica e organizzativa. Ci sembra che ci siano?ospedali troppo vicini tra loro?e un rapporto non chiaro tra ospedali di primo e secondo livello.?Crediamo che queste disfunzioni producano costi eccessivi pagati sia dall’aumento della tassazione regionale, sia dallo spazio crescente lasciato ai privati. Questo sembra confermato anche dai dati forniti dalla Fondazione Gimbe che?evidenziano come in Umbria ci sia un numero di medici e infermieri superiori alla media nazionale, ma con un dato di abbandono alle cure tra i più alti.Riteniamo che nel nostro territorio, la presenza dell’ospedale sia giustificata dalla distanza da altre strutture. Tuttavia, per essere sostenibile economicamente, esso deve incrementare le proprie prestazioni, ridurre la fuga verso i privati e attrarre pazienti anche dai territori limitrofi. Stiamo invece assistendo all’esatto contrario, con alcuni reparti che sono stati resi fragili dalla mancanza di dirigenti e di risorse.Inoltre, cresce lo spazio lasciato ai privati, sia in forma convenzionata sia totalmente privata; proprio in questi giorni è in fase di insediamento una nuova struttura privata che erogherà prestazioni complesse. A dispetto dei proclami, stiamo assistendo a un vero e proprio “suicidio assistito”: l’ospedale ha bisogno di recuperare fatturato per sopravvivere, ma gli amministratori continuano a favorire indirettamente l’espansione del settore privato, che ne sottrae pazienti e risorse. Il mercato c’è, ma l’ospedale lo lascia agli altri.Non serve essere geni?per capire come andrà a finire. Le risorse, sempre più limitate, avrebbero bisogno di una gestione manageriale attenta, strategica e trasparente, non di compromessi in risposta alle pressioni locali.PrometeOrvieto tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111203013010216.PDF §---§ title§§ Ospedali umbri, rete frammentata e rischio collasso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111202997310063.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "umbriajournal.com" del 12 Nov 2025

Ospedali umbri, rete frammentata e rischio collasso. Privati in espansione, strutture pubbliche sempre più fragili

pubDate§§ 2025-11-12T16:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111202997310063.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111202997310063.PDF', 'title': 'umbriajournal.com'} tp:url§§ https://www.umbriajournal.com/orvieto/ospedali-umbri-rete-frammentata-e-rischio-collasso-622179/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111202997310063.PDF tp:ocr§§ Privati in espansione, strutture pubbliche sempre più fragiliAbbiamo l’impressione che, nel costruire l’organizzazione sanitaria del territorio della nostra USL, si proceda “a toppe”, in base alle pressioni del momento, senza una pianificazione strutturata e coerente. Più volte abbiamo chiesto di conoscere quali servizi saranno erogati, da chi e dove, ma non abbiamo mai ottenuto risposta.I bisogni di cura e di prevenzione dovrebbero essere chiari: le USL dispongono di un’importante mole di dati statistici (sperabilmente affidabili) che dovrebbero permettere di definire chi fa che cosa, tra medicina ospedaliera e territoriale, e — all’interno della medicina ospedaliera — come organizzare le strutture tenendo conto della popolazione e delle distanze.La nostra USL offre servizi ad una popolazione di circa 350.000 persone, ma nel tempo è stata costruita una rete ospedaliera a nostro avviso?ipertrofica. Abbiamo infatti tre ospedali DEA di primo livello (Orvieto, Spoleto e Foligno) e un DEA di secondo livello (Terni), che ovviamente offre anche le prestazioni da DEA di primo livello.Secondo i parametri stabiliti dal DM Salute n.70/2015, che ne regola il dimensionamento, una tale articolazione sarebbe giustificata solo da un’utenza superiore alle 600.000 persone. Come si può vedere nelle figure allegate — dove sono indicati i bacini di utenza e le distanze tra gli ospedali — emergerebbe una evidente disfunzione economica e organizzativa. Ci sembra che ci siano?ospedali troppo vicini tra loro?e un rapporto non chiaro tra ospedali di primo e secondo livello.Crediamo che queste disfunzioni producano costi eccessivi pagati sia dall’aumento della tassazione regionale, sia dallo spazio crescente lasciato ai privati.Questo sembra confermato anche dai dati forniti dalla Fondazione Gimbe che?evidenziano come in Umbria ci sia un numero di medici e infermieri superiori alla media nazionale, ma con un dato di abbandono alle cure tra i più alti.Riteniamo che nel nostro territorio, la presenza dell’ospedale sia giustificata dalla distanza da altre strutture. Tuttavia, per essere sostenibile economicamente, esso deve incrementare le proprie prestazioni, ridurre la fuga verso i privati e attrarre pazienti anche dai territori limitrofi. Stiamo invece assistendo all’esatto contrario, con alcuni reparti che sono stati resi fragili dalla mancanza di dirigenti e di risorse.Inoltre, cresce lo spazio lasciato ai privati, sia in forma convenzionata sia totalmente privata; proprio in questi giorni è in fase di insediamento una nuova struttura privata che erogherà prestazioni complesse.A dispetto dei proclami, stiamo assistendo a un vero e proprio “suicidio assistito”: l’ospedale ha bisogno di recuperare fatturato per sopravvivere, ma gli amministratori continuano a favorire indirettamente l’espansione del settore privato, che ne sottrae pazienti e risorse. Il mercato c’è, ma l’ospedale lo lascia agli altri.Non serve essere geni?per capire come andrà a finire.Le risorse, sempre più limitate, avrebbero bisogno di una gestione manageriale attenta, strategica e trasparente, non di compromessi in risposta alle pressioni locali.di PrometeOrvieto tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/12/2025111202997310063.PDF §---§