title§§ Diritti dei malati , sos non profit link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111101957203631.PDF description§§

Estratto da pag. 38 di "CORRIERE DELLA SERA" del 11 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-11T03:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111101957203631.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111101957203631.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111101957203631.PDF tp:ocr§§ Diritti dei malati, sos non profit Gli sportelli di Acli, sindacati e associazioni a sostegno di chi fatica a farsi curare Obiettivo: rispetto di emergenze e priorità Per Gimbe uno su dieci rinuncia alle cure Ricorsi e denunce per contrastare i ritardi «Il mio primo utente è stato un paziente oncologico che doveva fare una risonanza alla coscia e all’anca con priorità entro dieci giorni e il cup gli aveva risposto che lo avrebbero richiamato, perché non c’era disponibilità. I giorni passavano e non si era fatto vivo nessuno. Poi, gli avevano prospettato un appuntamento in un ospedale in provincia, ma per lui, che fatica a deambulare, prendere i mezzi era una fatica immane. Abbiamo fatto ricorso e mi ha telefonato raggiante per dirmi: “Mi hanno dato l’appuntamento”». Quando lavorava Morena Berselli gestiva le trasferte all’estero per i colleghi della sua azienda. Oggi che è in pensione accoglie gli utenti dello Sportello Salute Acli di Bologna, ospitato nella parrocchia di San Donnino. «Potrei avere altri hobby - dice come leggere un libro o andare a fare una passeggiata, ma questo impegno mi dà grande soddisfazione, anche se ogni giorno mi indigno perché sento cose inenarrabili». Morena è una tra le centinaia di volontari che garantiscono il funzionamento degli «Sportelli della salute» o «Sos Liste d’attesa». Li hanno avviati, da un paio di anni a questa parte, diverse realtà del Terzo settore. Tra questi le Acli e la Cgil, movimenti come Medicina democratica, ma anche associazioni e perfino comitati spontanei. L’obiettivo è unico: garantire al cittadino il diritto a visite o esami entro i tempi indicati sulla ricetta. Se ci si sente dire dai cup (i centri di prenotazione degli ospedali) che la visita entro la data desiderata non è disponibile qualcuno opta per una visita privata, a pagamento. Ma c’è anche chi rinuncia, mettendo però a rischio la propria salute, ritardando diagnosi e cure. Una stima di Fondazione Gimbe su dati Istat spiega che nel 2024 una persona su dieci ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, il 6,8% a causa delle lunghe liste di attesa e il 5,3% per ragioni economiche. E la motivazione relativa alle liste di attesa è cresciuta del 51% rispetto al 2023. Gli sportelli - al momento presenti in Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna - assistono invece gratuitamente il paziente nel preparare un ricorso da presentare all’ospedale. La legge dice che, in caso non sia possibile ottenere un appuntamento entro i termini con il sistema sanitario nazionale, l’azienda ospedaliera deve comunque garantirlo all’utente, eventualmente «intra moenia», ovvero fissandogliene uno con uno dei propri medici in regime privato e facendo pagare all’utente, in questo caso, solo il ticket (se dovuto) ma non la visita. I ricorsi vanno a buon fine nella quasi totalità dei casi. «Abbiamo aperto lo sportello nel maggio del 2025, riceviamo un giorno a settimana. Da allora ho fatto 21 ricorsi, tutti con successo. Solo una volta abbiamo dovuto andare oltre e rivolgerci al difensore civico regionale. Anche in quel caso, la visita poi è stata fissata. L’ultimo caso “vinto” è stato quello di una signora con deficienza uditiva, che deve mettere una protesi acustica», dice Morena. Lo sportello Acli dove opera fa parte del Coordinamento Emilia Romagna, con sedi a Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Ferrara. I volontari dello sportello di Piacenza, che hanno concluso 40 ricorsi, raccontano con orgoglio «quelli dove si è battagliato di più». Come «due casi di operazione alla tiroide da farsi entro 2 mesi. Il primo paziente, a distanza di 6 mesi, non era ancora stato chiamato. Grazie a noi l’intervento è è stato programmato 20 giorni dopo». E poi un paziente che si era infortunato al ginocchio sul lavoro: «Dopo la visita in reparto l’intervento, a distanza di due mesi, non era ancora stato fatto. Col ricorso è stato effettuato immediatamente. Ora siamo in ballo per ottenere l’assistenza riabilitativa che l’Ausl si rifiuta di dare, invitandolo a rivolgersi al privato». I volontari dello sportello di Noceto, nel Parmense, in vece, hanno curato 20 ricorsi. Nella metà dei casi hanno fatto guadagnare al paziente un anno di tempo: tanto era distante la prima disponibilità indicata dai cup. Doppie agende Dall’Emilia alla Lombardia, che è la regione più ricca di questi sportelli. Le Acli a Milano e provincia ne offrono 25. La Cgil, con tutte le sue sedi territoriali, in un anno ha aperto 460 pratiche: il successo supera il 90 %. «La richiesta di istituirli è nata dal basso, dai nostri attivisti volontari» spiega Federica Trapletti, segretaria Spi Lombardia. «Funzionano bene ma resta l’amarezza, perché sappiamo che i casi di mancato accesso alle cure sono molti di più di quelli che registriamo noi. È un servizio importantissimo, ma risponde solo a chi ci si rivolge». Secondo Trapletti le rilevazioni sul rispetto dei tempi di attesa, pubblicate dal governo su Portaletrasparenzaservizisanitari.it non sarebbero del tutto veritiere: «In Lombardia è diffuso il fenomeno delle doppie agende, una del cup e una del reparto. E bisognerebbe contare tutti i casi di chi ricorre al privato». ---End text--- Author: Giovanna Maria Fagnani Heading: Highlight: CdS LA SALUTE PUÒ ATTENDERE 51% 5,8 milioni Gli italiani che nel 2024 hanno rinunciato a esami o visite a causa delle lunghe liste d’attesa o per motivi economici. Il dato è pari al 9,9% della popolazione: un cittadino su 10* 276 I giorni di attesa che possono essere necessari per una mammogra?a con priorità P (entro 3 mesi) ** 17,2% La percentuale di residenti in Sardegna (regione con il record nazionale, seguita da Lombardia, Lazio, Puglia) che ha rinunciato a esami o visite a causa delle lunghe liste d’attesa Percentuale di persone che, dopo avere prenotato, hanno rinunciato a curarsi 1,9 milioni Gli italiani che non hanno fatto visite mediche o esami perché non in grado di rivolgersi al privato per motivi economici 16.500 I medici che servirebbero per ridurre in modo signi?cativo le liste d’attesa *** 200 Sportelli della Cgil in Lombardia FONTI: *ricerca Fondazione Gimbe su dati Istat, 2024; ** dati Agenas; ***stime GapMed I «DIFENSORI» 50 Sportelli delle Acli diffusi fra Lombardia e Emilia Romagna: in aumento le aperture 95% Successo dei ricorsi presentati attraverso gli Sportelli Salute 5 Gli Sportelli Salute sono in: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Marche 460 I ricorsi degli Sportelli Salute di Cgil in Lombardia nel 2025 ? Sistema sanitario Spesso i cup non garantiscono le visite e gli esami entro i termini indicati sulla ricetta Image: -tit_org- Diritti dei malati , sos non profit -sec_org- tp:writer§§ Giovanna Maria Fagnani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111101957203631.PDF §---§ title§§ Dipendenze: più ricoveri al Nord link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103154006511.PDF description§§

Estratto da pag. 65 di "GIORNALE DI MONZA" del 11 Nov 2025

Nella relazione della Fondazione Gimbe le numerose criticità: i SerD sono in affanno con una grave carenza di operatori. Liguria sotto la media anche per le strutture

pubDate§§ 2025-11-11T05:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103154006511.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103154006511.PDF', 'title': 'GIORNALE DI MONZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103154006511.PDF tp:ocr§§ Dipendenze: più ricoveri al Nord Nella relazione della Fondazione Gimbe le numerose criticità: i SerD sono in affanno con una grave carenza di operatori. Liguria sotto la media anche per le strutture Dipendenze patologiche: Fondazione Gimbe ha denunciato le carenze e lo ha fatto al Congresso nazionale Federserd, con una relazione elaborata a partire dai dati della Relazione annuale della Presidenza del Consiglio al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia (2025) e del Rapporto Oised-Crea (2024). «Stiamo pagando il prezzo di un immobilismo normativo e organizzativo - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - e i servizi per le dipendenze rappresentano oggi un’anomalia strutturale del nostro Servizio Sanitario Nazionale: frammentati, disomogenei e con personale insufficiente. La loro efficacia dipende troppo spesso dalla buona volontà di professionisti e operatori, più che da un’adeguata programmazione dei servizi per prevenire, diagnosticare e trattare un fenomeno il cui impatto sulla salute pubblica è molto rilevante, soprattutto tra i più giovani. Serve una riorganizzazione nazionale, non più iniziative spot». Nel 2024 sono stati registrati 8.378 accessi in PS per patologie direttamente droga-correlate, con una lieve riduzione rispetto al 2023 (-2,5%): il 43% riguarda soggetti tra i 25 e i 44 anni, ma preoccupa il dato sui minorenni, che rappresentano il 10% degli accessi. Quasi la metà dei pazienti (47%) è arrivata in pronto soccorso per psicosi indotta da sostanze. In 904 casi (11%) si è reso necessario un ricovero ospedaliero: il 37% dei pazienti è stato trasferito in un reparto di psichiatria, il 17% in terapia intensiva e il 4% in pediatria. Nel 2023 (ultimo anno disponibile) i ricoveri ospedalieri con diagnosi principale droga- correlata sono stati 7.382 (+13% rispetto al 2022), pari a 9,3 ricoveri ogni 10.000 abitanti. Il trend è in netta crescita rispetto al 2012, quando il tasso era di 6 per 10mila abitanti. Nel 2023 il tasso di ospedalizzazione per patologie direttamente correlate al consumo di sostanze stupefacenti ha sfiorato i 14 ricoveri ogni 100mila abitanti, con marcate differenze territoriali: nelle Regioni settentrionali si concentrano infatti il 69% delle ospedalizzazioni droga-correlate. A fronte di questi dati, i servizi risultano carenti. Nel 2024 sono stati censiti 198 servizi di primo livello, di cui 46 pubblici (22%) e 152 gestiti dal privato sociale (77%). Comprendono 123 unità mobili, 49 centri drop-in e 26 centri di prima accoglienza. Il tasso medio nazionale è di 0,4 per 100mila abitanti tra 15 e 74 anni: il Piemonte registra lo stesso dato, la Liguria 0,5 e la Lombardia 0,8. Sono presenti 1.134 servizi ambulatoriali, di cui 96% pubblici e 4% gestiti dal privato sociale: 571 sono Servizi per le Dipendenze, 279 servizi per il gioco d’azzardo, 207 servizi di alcologia, 41 SMI e 36 SerD negli istituti penitenziari: la media è di 2,6, la Lombardia ha lo stesso valore, la Liguria si ferma appena sotto (2,5), meglio il Piemonte con 3,1. Ma anche qui si ha il problema della carenza di personale: circa 6mila dipendenti complessivi, con una media di 24,1 dipendenti per ambulatorio, la Lombardia appena sopra con 26,4 e il Piemonte appena sotto con 23,6 ma la Liguria ne ha solo 16,8. per rispettare gli standard (definiti nel decreto ministeriale 77) a livello nazionale servirebbero altri 1.900 operatori. Le strutture residenziali o semi residenziali, invece, sono in media 2,1 ogni 100mila abitanti ma in questo caso tutto il Nordovest ha numeri migliori: la Liguria 2,7, la Lombardia 2,9 e il Piemonte 3,2. 356 sono strutture specialistiche e si suddividono in quattro tipologie: 13 (4%) dedicate ai minori con problematiche droga-correlate, 31 (9%) rivolte a genitori tossicodipendenti insieme ai figli, 132 (37%) destinate a pazienti con comorbidità psichiatriche, 180 (50%) orientate ad altre forme di assistenza specialistica. La maggioranza di queste strutture (il 52%) è concentrato proprio nel Nordovest. «Il quadro è molto serio continua Cartab ellotta - perché questi servizi restano spesso fuori dalle agende politiche e assenti nei piani di riforma regionali della sanità territoriale. Eppure, si prendono cura di popolazioni fragili, ad alto rischio di emarginazione e cronicizzazione. E la mancata presa in carico si traduce in accessi al pronto soccorso, ospedalizzazioni, aggravamento o cronicizzazione dei disturbi, aumento del disagio sociale e dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale». l e.b. ---End text--- Author: eb. Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dipendenze: più ricoveri al Nord -sec_org- tp:writer§§ eb. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103154006511.PDF §---§ title§§ Intervista a Guido Bertolaso - La ricetta di Bertolaso «Più progetti con le Regioni del Sud» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102065800745.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "GIORNO" del 11 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-11T02:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102065800745.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102065800745.PDF', 'title': 'GIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102065800745.PDF tp:ocr§§ La ricetta di Bertolaso «Più progetti con le Regioni del Sud» L’assessore al Welfare della Lombardia: dal 2012 abbiamo un tetto alle prestazioni acquistabili dai privati «Garantire a chiunque ne abbia bisogno il miglior trattamento possibile è fondamentale» MILANO «Sono d’accordissimo con il presidente Attilio Fontana: quello della mobilità sanitaria non è un problema di soldi, ma di organizzazione», dice Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia, che nel 2024, con un miliardo 23 milioni 390 mila euro di crediti per aver curato pazienti di altre regioni a fronte di 440 milioni 550 mila euro di debiti per lombardi assistiti altrove ha registrato un saldo positivo per 582 milioni 840 mila euro. «E sono anche in totale disaccordo con il presidente della Fnomceo (la federazione nazionale degli Ordini dei medici, ndr) Filippo Anelli». In che senso? «Non è vero che negli ultimi vent’anni le Regioni del Nord abbiano ricevuto più risorse di quelle del Sud: nel riparto del Fondo sanitario nazionale la quota pro-capite dei lombardi è inferiore alla media; se la Regione ha investito risorse proprie è un altro paio di maniche. Sul piano nazionale c’è un sistema di equità e di solidarietà, vengono stanziate somme per le Regioni in difficoltà. E chi ha detto che abbiamo più personale? Un infermiere con 1.500 euro al Sud ha meno problemi che in Lombardia, dove non riesce a pagare l’affitto». Ma per la prima volta anche chi governa in Lombardia dice che la mobilità sanitaria è un problema. «Premetto, da medico prima che da assessore, che per me è fondamentale applicare la Costituzione e dunque garantire a chiunque ne abbia bisogno il miglior trattamento possibile. È la mia linea ed è quella di Fontana: in Lombardia siamo aperti a curare tutti, dai bambini di Ga2a a ogni cittadino italiano che abbia bisogno. Ovvio che questo non debba confliggere, penalizzare o limitare il livello e la qualità dell’assistenza ai lombardi». E succede? «Ad oggi no: le prestazioni di specialistica ambulatoriale ai fuori regione, circa un milione e mezzo all’anno, sono il 5% dei 39 milioni che eroghiamo in Lombardia. Ed è rilevante che abbiamo una spesa alta, 13,9 milioni nel 2024 per mobilità passiva a fronte di 8,09 in attivo con un saldo negativo di quasi sei milioni, alla voce “trasporto con ambulanza ed elisoccorso”: andiamo a prendere lombardi per curarli qui. Quanto ai ricoveri, circa il 10% in Lombardia, day hospital incluso, sono di pazienti extra Regione». E degli oltre 700 milioni di mobilità in ingresso per ricoveri l’anno scorso il 72% è andato a ospedali privati accreditati. «Dai numeri è evidente che il privato (che in Lombardia garantisce circa il 40% in valore delle prestazioni ospedaliere del servizio sanitario regionale, ndr) assorba circa il 60% della mobilità; ma è anche vero che in Lombardia abbiamo 19 Irccs, cinque pubblici e gli altri 14 privati, che ci portano in alto nelle classifiche internazionali. Le persone le vedono, e vogliono curarsi in questi ospedali. Non lo puoi impedire, non sarebbe giusto. Dal 2012 esiste un tetto nazionale all’acquisto di prestazioni dai privati e vale anche per i fuori regione, noi abbiamo agito sul Governo per farlo alzare per garantire questa possibilità. Chiaramente occorre distinguere le prestazioni per le quali ci si sposta in base al criterio dell’alta complessità». In Lombardia? «Circa il 50% degli interventi che garantiamo ai non lombardi sono ad alta complessità. È chiaro che molte persone vengono qui anche per prestazioni a media e bassa complessità, sopportando spese e disagi, e questo crea problemi a noi e anche alle loro Regioni di provenienza». Insomma a tutti tranne a quei medici che visitano al Sud in libera professione e poi operano quei pazienti col Servizio sanitario nazionale al Nord... «Vede, è un problema anche di fiducia. Quello che dobbiamo fare è mettere chi visita al Sud nelle condizioni di avere strutture e colleghi in grado di garantire un intervento nelle stesse condizioni in cui lo effettuerebbe al Nord». Ma è ipotizzabile a livello Paese un modello di collaborazione ispirato a quello sperimentato in Lombardia con i bandi del blasonato Niguarda, che dall’anno scorso prevedono che gli specialisti assunti lavorino per una quota dell’orario in Valtellina, dov’è più difficile ingaggiare dottori? Ovviamente senza costringere i medici a spostarsi così su e giù per lo Stivale... «Possiamo sicuramente lavorare su progetti condivisi tra varie Regioni, su gemellaggi tra Irccs con competenze in ambiti specifici e strutture di altre regioni che prevedano la consultazione continua, l’assistenza tecnica, la formazione. Come Lombardia l’abbiamo già fatto, ad esempio la nostra Areu (Agenzia regionale emergenza-urgenza, ndr) sta collaborando con la Regione Calabria nell’organizzazione della loro rete del 112. In Finanziaria ci sono 20 milioni per un progetto sugli “ospedali di rilievo nazionale e di alta specializzazione“, è un’occasione. Certamente l’obiettivo è che ciascuno si possa curare vicino a casa propria. E raggiungerlo non è un problema economico ma organizzativo: servono più controllo del fenomeno della mobilità sanitaria, e più collaborazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giulia Bonezzi Heading: Highlight: La qualità «Circa il 50% degli interventi per i non lombardi sono complessi» La mobilità sanitaria interregionale è in forte aumento. Il governatore dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale, nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme: «Questo sistema non è sostenibile». Dalle parole del presidente è partita una serie di approfondimenti sul nostro giornale che indaga tutto quello che non funziona nel mondo della sanità. Il fenomeno della mobilità sanitaria vale 5,04 miliardi (dati 2022). Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto attraggono oltre la metà dei pazienti che decidono di non farsi curare nella regione in cui risiedono (in tutto si parla di 750mila ricoveri all’anno). Nino Cartabellotta (presidente del Gimbe) accusa il grave sottofinanziamento della sanità nazionale. Anche le ricche regioni del Nord sono in crisi e faticano a garantire i Livelli essenziali di assistenza. Per Fnomceo la soluzione potrebbe essere quella di spostare i medici, invece dei pazienti. Image:Una protesta dei medici. Sopra, Guido Bertolaso, assessore lombardo al Welfare -tit_org- Intervista a Guido Bertolaso - La ricetta di Bertolaso «Più progetti con le Regioni del Sud» -sec_org- tp:writer§§ GIULIA BONEZZI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102065800745.PDF §---§ title§§ Un patto per il futuro della salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102882308910.PDF description§§

Estratto da pag. 82 di "PIU SALUTE E BENESSERE" del 11 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-11T09:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102882308910.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102882308910.PDF', 'title': 'PIU SALUTE E BENESSERE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102882308910.PDF tp:ocr§§ UN PATTO PER IL FUTURO DELLA SALUTE Per ritrovare il senso del Servizio sanitario nazionale bisogna investire nelle persone, ricostruire la fiducia tra medici e cittadini, ridurre le disuguaglianze territoriali. Parla Filippo Anelli, presidente della Fnomceo U niversalità, equità e uguaglianza. Sono i principi fondamentali su cui si basa il Sistema Sanitario Nazionale, oggi più che mai sotto i riflettori. La salute è (e deve) essere un diritto di tutti, ma restano diversi nodi urgenti da sciogliere. Ne abbiamo parlato con il presidente della Fnomceo - Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli. “Il nostro Servizio Sanitario Nazionale è giunto a un bivio - dice il dottor Anelli - Da una parte, l’orgoglio di un modello universalistico che, nonostante le di?coltà, continua a garantire cure per tutti. Un modello del quale gli italiani vanno fieri, come abbiamo evidenziato nel volume ‘Il Ssn: un amore tutto italiano’, che raccoglie e commenta i due Rapporti Censis-Fnomceo dedicati proprio al nostro Servizio sanitario. Dall’altra, la spinta crescente di un ecosistema privato che rischia di modificare profondamente gli equilibri del sistema. Non si tratta di opporre pubblico e privato, ma di governare l’integrazione in modo che il secondo non diventi un sostituto del primo, ma ne sia sostegno. Lo Stato deve restare garante del diritto alla salute, assicurando equità di accesso, sostenibilità e qualità delle cure. La vera sfida è ridare forza e dignità alla sanità pubblica, che deve tornare a essere il pilastro del welfare italiano”. Quali le priorità? “L’ottavo Rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio Sanitario nazionale o?re una fotografia impietosa: il Ssn è sottofinanziato, frammentato, a?aticato da anni di tagli lineari. La spesa sanitaria pubblica, in rapporto al Pil, è inferiore alla media europea, e i professionisti lavorano in condizioni sempre più di?cili. Quasi un italiano su dieci è costretto a rinunciare alle cure, mentre aumentano le disuguaglianze di salute: solo 13 Regioni rispettano i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Occorre dunque un’inversione di rotta: rifinanziare la sanità pubblica, potenziare la medicina territoriale e superare la burocrazia che so?oca la pratica clinica. Il diritto alla salute non può essere una variabile dipendente dal bilancio dello Stato, ma deve essere una scelta politica prioritaria. Una scelta che conviene anche dal punto di vista economico: ogni euro di risorse pubbliche investito in sanità ne genera quasi il doppio in produzione valore”. Come rinnovare il rapporto medicopaziente? “Nel tempo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, non dobbiamo smarrire l’essenza della medicina: la relazione di fiducia tra medico e paziente. Questo legame umano è la chiave dell’e?cacia delle cure e della qualità dei sistemi sanitari. Mi hanno molto colpito le parole pronunciate dal Segretario di Stato della Santa Sede cardinale Pietro Parolin nella sua lectio magistralis sull’etica dell’Intelligenza artificiale. L’Ai è strumento nelle mani del medico e non suo sostituto. Il rischio più grande è la disumanizzazione della cura, la disgregazione dell’atto medico che porti a scindere la componente tecnica da quella umana. È necessario, dunque, restituire centralità al tempo della relazione, alla comunicazione, all’ascolto: perché senza fiducia, non c’è cura possibile e perché una frattura nel rapporto tra scienza e società, tra medici e cittadini ha come e?etti collaterali le aggressioni e il proliferare di informazioni false e fuorvianti”. Indispensabile si conferma anche una svolta per le professioni sanitarie… “Le professioni sanitarie costituiscono la spina dorsale del Ssn. Tuttavia, spesso restano ai margini delle decisioni politiche. Servono politiche di valorizzazione reali, contratti adeguati, formazione continua e incentivi per chi sceglie di lavorare nel pubblico. Ora, con la Manovra, grazie all’impegno del ministro della Salute Orazio Schillaci, le risorse ci sono: occorrono correttivi per vinco larne l’utilizzo per investire sui professionisti, in modo da potenziare il Servizio sanitario e ridurre le liste d’attesa e le disuguaglianze. Le nuove generazioni rappresentano la speranza e il futuro del sistema: vanno sostenute, formate e accompagnate in un percorso di responsabilità e appartenenza al Servizio sanitario nazionale. Ma, per far questo, occorre che il sistema riconosca il loro valore e la loro professionalità e le gratifichi con condizioni di lavoro dignitose e premianti”. Un nuovo patto per la salute, dunque? “Il domani della sanità italiana dipende dalle scelte di oggi. Serve un nuovo patto tra cittadini, istituzioni e professionisti per ricostruire fiducia, sostenibilità e giustizia del Servizio sanitario nazionale. Come Fnomceo, continueremo a chiedere che la salute torni al centro dell’agenda politica: perché senza una sanità pubblica forte, l’Italia perde la sua anima sociale e civile”. - Chiara Marseglia ---End text--- Author: Chiara Marseglia Heading: Highlight: Progetto di comunicazione ideato da Mario Martegani e Aurora Argenta Dibiase. Ha collaborato Stefano Carretta. Image:Filippo Anelli, presidente Fnomceo Ogni euro di risorse pubbliche investito in sanità ne genera quasi il doppio in produzione valore -tit_org- Un patto per il futuro della salute -sec_org- tp:writer§§ Chiara Marseglia guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102882308910.PDF §---§ title§§ lntervista a Guido Bertolaso - La ricetta Bertolaso: «Più progetti con il Sud» = La ricetta di Bertolaso «Più progetti con le Regioni del Sud» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102177901866.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 11 Nov 2025

Bonezzi a pagina 12 L'assessore al Welfare della Lombardia: dal 2012 abbiamo un tetto alle prestazioni acquistabili dai privati «Garantire a chiunque ne abbia bisogno il miglior trattamento possibile è fondamentale»

pubDate§§ 2025-11-11T02:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102177901866.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102177901866.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102177901866.PDF tp:ocr§§ Lo stop al turismo sanitario La ricetta Bertolaso: «Più progetti con il Sud» Bonezzi a pagina 12 La ricetta di Bertolaso «Più progetti con le Regioni del Sud» L’assessore al Welfare della Lombardia: dal 2012 abbiamo un tetto alle prestazioni acquistabili dai privati «Garantire a chiunque ne abbia bisogno il miglior trattamento possibile è fondamentale» La mobilità sanitaria interregionale è in forte aumento. Il governatore dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale, nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme: «Questo sistema non è sostenibile». Dalle parole del presidente è partita una serie di approfondimenti sul nostro giornale che indaga tutto quello che non funziona nel mondo della sanità. Il fenomeno della mobilità sanitaria vale 5,04 miliardi (dati 2022). Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto attraggono oltre la metà dei pazienti che decidono di non farsi curare nella regione in cui risiedono (in tutto si parla di 750mila ricoveri all’anno). Nino Cartabellotta (presidente del Gimbe) accusa il grave sottofinanziamento della sanità nazionale. Anche le ricche regioni del Nord sono in crisi e faticano a garantire i Livelli essenziali di assistenza. Per Fnomceo la soluzione potrebbe essere quella di spostare i medici, invece dei pazienti. MILANO «Sono d’accordissimo con il presidente Attilio Fontana: quello della mobilità sanitaria non è un problema di soldi, ma di organizzazione», dice Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia, che nel 2024, con un miliardo 23 milioni 390 mila euro di crediti per aver curato pazienti di altre regioni a fronte di 440 milioni 550 mila euro di debiti per lombardi assistiti altrove ha registrato un saldo positivo per 582 milioni 840 mila euro. «E sono anche in totale disaccordo con il presidente della Fnomceo (la federazione nazionale degli Ordini dei medici, ndr) Filippo Anelli». In che senso? «Non è vero che negli ultimi vent’anni le Regioni del Nord abbiano ricevuto più risorse di quelle del Sud: nel riparto del Fondo sanitario nazionale la quota pro-capite dei lombardi è inferiore alla media; se la Regione ha investito risorse proprie è un altro paio di maniche. Sul piano nazionale c’è un sistema di equità e di solidarietà, vengono stanziate somme per le Regioni in difficoltà. E chi ha detto che abbiamo più personale? Un infermiere con 1.500 euro al Sud ha meno problemi che in Lombardia, dove non riesce a pagare l’affitto». Ma per la prima volta anche chi governa in Lombardia dice che la mobilità sanitaria è un problema. «Premetto, da medico prima che da assessore, che per me è fondamentale applicare la Costituzione e dunque garantire a chiunque ne abbia bisogno il miglior trattamento possibile. È la mia linea ed è quella di Fontana: in Lombardia siamo aperti a curare tutti, dai bambini di Ga2a a ogni cittadino italiano che abbia bisogno. Ovvio che questo non debba confliggere, penalizzare o limitare il livello e la qualità dell’assistenza ai lombardi». E succede? «Ad oggi no: le prestazioni di specialistica ambulatoriale ai fuori regione, circa un milione e mezzo all’anno, sono il 5% dei 39 milioni che eroghiamo in Lombardia. Ed è rilevante che abbiamo una spesa alta, 13,9 milioni nel 2024 per mobilità passiva a fronte di 8,09 in attivo con un saldo negativo di quasi sei milioni, alla voce “trasporto con ambulanza ed elisoccorso”: andiamo a prendere lombardi per curarli qui. Quanto ai ricoveri, circa il 10% in Lombardia, day hospital incluso, sono di pazienti extra Regione». E degli oltre 700 milioni di mobilità in ingresso per ricoveri l’anno scorso il 72% è andato a ospedali privati accreditati. «Dai numeri è evidente che il privato (che in Lombardia garantisce circa il 40% in valore delle prestazioni ospedaliere del servizio sanitario regionale, ndr) assorba circa il 60% della mobilità; ma è anche vero che in Lombardia abbiamo 19 Irccs, cinque pubblici e gli altri 14 privati, che ci portano in alto nelle classifiche internazionali. Le persone le vedono, e vogliono curarsi in questi ospedali. Non lo puoi impedire, non sarebbe giusto. Dal 2012 esiste un tetto nazionale all’acquisto di prestazioni dai privati e vale anche per i fuori regione, noi abbiamo agito sul Governo per farlo alzare per garantire questa possibilità. Chiaramente occorre distinguere le prestazioni per le quali ci si sposta in base al criterio dell’alta complessità». In Lombardia? «Circa il 50% degli interventi che garantiamo ai non lombardi sono ad alta complessità. È chiaro che molte persone vengono qui anche per prestazioni a media e bassa complessità, sopportando spese e disagi, e questo crea problemi a noi e anche alle loro Regioni di provenienza». Insomma a tutti tranne a quei medici che visitano al Sud in libera professione e poi operano quei pazienti col Servizio sanitario nazionale al Nord... «Vede, è un problema anche di fiducia. Quello che dobbiamo fare è mettere chi visita al Sud nelle condizioni di avere strutture e colleghi in grado di garantire un intervento nelle stesse condizioni in cui lo effettuerebbe al Nord». Ma è ipotizzabile a livello Paese un modello di collaborazione ispirato a quello sperimentato in Lombardia con i bandi del blasonato Niguarda, che dall’anno scorso prevedono che gli specialisti assunti lavorino per una quota dell’orario in Valtellina, dov’è più difficile ingaggiare dottori? Ovviamente senza costringere i medici a spostarsi così su e giù per lo Stivale... «Possiamo sicuramente lavorare su progetti condivisi tra varie Regioni, su gemellaggi tra Irccs con competenze in ambiti specifici e strutture di altre regioni che prevedano la consultazione continua, l’assistenza tecnica, la formazione. Come Lombardia l’abbiamo già fatto, ad esempio la nostra Areu (Agenzia regionale emergenza-urgenza, ndr) sta collaborando con la Regione Calabria nell’organizzazione della loro rete del 112. In Finanziaria ci sono 20 milioni per un progetto sugli “ospedali di rilievo nazionale e di alta specializzazione“, è un’occasione. Certamente l’obiettivo è che ciascuno si possa curare vicino a casa propria. E raggiungerlo non è un problema economico ma organizzativo: servono più controllo del fenomeno della mobilità sanitaria, e più collaborazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giulia Bonezzi Heading: Highlight: La qualità «Circa il 50% degli interventi per i non lombardi sono complessi» Image:Una protesta dei medici. Sopra, Guido Bertolaso, assessore lombardo al Welfare -tit_org- lntervista a Guido Bertolaso - La ricetta Bertolaso: «Più progetti con il Sud» La ricetta di Bertolaso «Più progetti con le Regioni del Sud» -sec_org- tp:writer§§ GIULIA BONEZZI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111102177901866.PDF §---§ title§§ Raddoppia l'uso degli psicofarmaci Li assume un minore ogni 175 = Allarme sul disagio dei minori: raddoppia l'uso di psicofarmaci link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119507042.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "AVVENIRE" del 11 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-11T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119507042.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119507042.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119507042.PDF tp:ocr§§ L’ALLARME DELL’AIFA Raddoppia l’uso degli psicofarmaci Li assume un minore ogni 175 Allarme sul disagio dei minori: raddoppia l’uso di psicofarmaci Il disagio dei giovanissimi cresce: una delle spie è l’aumento esponenziale dell’utilizzo di psicofarmaci. Che è raddoppiato in meno di dieci anni. Un minorenne su 175 (lo 0,57% della popolazione under 18), ne ha fatto uso l’anno scorso. Nel 2016 la percentuale era dello 0,26%. Di pari passo è cresciuto il consumo che è passato da 20,6 a 59,3 confezioni per mille minorenni. Il dato è contenuto nel Rapporto realizzato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Arena a pagina 12 I l disagio dei giovanissimi cresce: una delle spie è l’aumento esponenziale dell’utilizzo di psicofarmaci. Che è raddoppiato in meno di dieci anni. Un minorenne su 175 (lo 0,57% della popolazione under 18), ne ha fatto uso l’anno scorso. Nel 2016 la percentuale era dello 0,26%. Di pari passo è cresciuto il consumo che è passato da 20,6 a 59,3 confezioni per mille minorenni. Il dato è contenuto nel Rapporto OsMed 2024 sull’uso dei medicinali in Italia, realizzato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) e presentato ieri a Roma. I medicinali per la salute mentale più prescritti ai ragazzi sono soprattutto antipsicotici, antidepressivi e farmaci per l’Adhd, le prescrizioni crescono all’aumentare dell’età, con la fascia 12-17 anni che registra il livello di consumo più alto (l’1,17%). Il trend è in linea con i risultati di altri studi epidemiologici internazionali che evidenziano una generale tendenza all’aumento dei tassi di prescrizione e consumo di questi medicinali, soprattutto in seguito alla pandemia. «In Italia, nonostante l’aumento osservato negli ultimi anni, in parte legato alle conseguenze dell’emergenza pandemica sulla salute mentale di bambini e adolescenti, l’uso dei farmaci psicotropi rimane sensibilmente più basso rispetto ad altri Paesi», precisa l’Aifa. In Francia ad esempio li utilizza l’1,61% dei minori, negli Usa la situazione è critica con un ragazzo su quattro che assume psicofarmaci. L’aumento delle prescrizioni è legato direttamente al malessere che colpisce gli adolescenti. «Questo aumento non ci sorprende, perché è parallelo all’incremento della prevalenza dei disturbi mentali nei giovanissimi che stiamo rilevando in questi ultimi anni» sottolineano i presidenti della Società Italiana di Psichiatria Antonio Vita e Guido Di Sciascio che mettono l’accento sul consumo senza regole, con il ricorso all’auto-prescrizione. «Si tratta di un trend in crescita segnalato da più parti, dalla psichiatria alla neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, e riguarda diverse condizioni patologiche». C’è il rischio che questi farmaci vengano prescritti da servizi non specialistici o non sufficientemente competenti e senza un adeguato monitoraggio, anche in fase di sospensione. Da qui un appello ai genitori affinché custodiscano i propri psicofarmaci per evitare che vengano assunti dai figli senza controllo. Per quanto riguarda la spesa farmaceutica, l’anno scorso ha fatto registrare un aumento del 2,8% rispetto al 2023, legato non a un incremento dei consumi (che sono rimasti stabili con quasi due pillole al giorno a testa) ma a un numero crescente di terapie innovative e ad alto costo rimborsate dal servizio sanitario razionale. Nel complesso, la spesa è stata di 37,2 miliardi di euro: il 72% (26,8 miliardi) a carico del pubblico, con un aumento del 7,7% rispetto all’anno precedente, il rimanente (10,2 miliardi) a carico dei cittadini, in flessione del 4,6%. I farmaci per il sistema cardiovascolare sono i più consumati, il primato per la spesa spetta invece ai farmaci antitumorali (8,2 miliardi di euro). Ancora elevato, nonostante un calo dell’1,3% il ricorso agli antibiotici, soprattutto da parte degli anziani. In forte aumento la spesa per i farmaci contro l’obesità a carico dei cittadini, i cui consumi sono cresciuti del 78,7% in un anno, con una spesa di 98,2 milioni di euro. Dal Rapporto «si colgono segnali positivi, come l’aumento del numero di terapie avanzate e farmaci per le malattie rare rimborsati dal Ssn e i risparmi generati in seguito all’ingresso degli equivalenti nelle liste di trasparenza Aifa. Ma c’è ancora da migliorare» afferma il presidente Aifa, Robert Nisticò. «È fondamentale continuare a promuovere il consumo dei generici, l’aderenza alle terapie, l’appropriatezza prescrittiva e l’uso ottimale delle risorse disponibili, per garantire l’innovazione e le migliori opportunità di cura ai pazienti nel rispetto della sostenibilità del servizio sanitario nazionale» aggiunge. Il costo dei medicinali in Europa è in media del 62,5% più elevato rispetto a quello italiano. In particolare, Belgio, Germania, Austria e Svezia sono i Paesi dove i farmaci costano di più. La spesa procapite invece, pari a 672 euro, è in linea con la media europea. ---End text--- Author: CINZIA ARENA Heading: Highlight: IL RAPPORTO I dati diffusi dall’Aifa: li assume un ragazzino su 175 La società italiana di Psichiatria: attenzione all’autoprescrizione La spesa complessiva per i medicinali è di 672 euro procapite Image:I medicinali per la salute mentale più prescritti ai ragazzi sono soprattutto antipsicotici, antidepressi vi e farmaci per l’Adhd -tit_org- Raddoppia l’uso degli psicofarmaci Li assume un minore ogni 175 Allarme sul disagio dei minori: raddoppia l’uso di psicofarmaci -sec_org- tp:writer§§ CINZIA ARENA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119507042.PDF §---§ title§§ La tecnologia «salverà» la sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119207043.PDF description§§

Estratto da pag. 40 di "CORRIERE DELLA SERA" del 11 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-11T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119207043.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119207043.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119207043.PDF tp:ocr§§ LA TECNOLOGIA «SALVERÀ» LA SANITÀ SOLUZIONI PER RENDERE SOSTENIBILE UN SISTEMA NAZIONALE SEMPRE PIÙ SOTTO STRESS di Giorgio Metta * O ggi abbiamo l’opportunità concreta e il dovere morale di ripensare il sistema sanitario nazionale, rendendolo preciso, predittivo e personalizzato, quindi più equo e sostenibile. Non è una promessa futuristica, ma una traiettoria possibile grazie agli strumenti della scienza e della tecnologia: dalle scienze omiche e la medicina di precisione all’intelligenza artificiale, dai gemelli digitali alla robotica al servizio di medici e pazienti. Possiamo intervenire in modo predittivo e preventivo sulla malattia, riducendo gli interventi in acuto e supportando l’autonomia nella cronicità. L’invecchiamento della popolazione porterà a un incremento del costo sanitario fino al 3% del Pil nel 2040. Investire ora in tecnologia e nuovi metodi può evitare questo aumento, offrendo al contempo terapie molto più efficaci. I due aspetti sono legati: cure più efficaci, seppur frutto di investimenti iniziali, riducono poi i costi e migliorano la qualità di vita. Per realizzare questa «vision» servono due pilastri: un progetto d’insieme e una presenza capillare nei territori. Un esempio concreto è il sequenziamento del genoma completo per un programma nazionale di genomica medica. Da un lato, servono le infrastrutture, realizzate con tecnologie oggi consolidate e costi in calo, da realizzare in hub dedicati. Dall’altro, è cruciale elaborare rapidamente i dati grazie a supercalcolatori e strumenti bioinformatici avanzati, potenziati dall’Ia. Questo permette diagnosi precise, individuando la patologia a livello molecolare e come questa si manifesta in ciascun paziente. In oncologia, la genomica medica potrebbe consentire già oggi di ottimizzare l’uso dei chemioterapici, evitando recidive e, si stima, salvando circa 10.000 vite l’anno in Italia. L’elaborazione dei dati alimenta un circolo virtuoso per identificare nuove terapie. Collegando i dati clinici e molecolari, si costruiscono modelli sempre più precisi — veri e propri gemelli digitali — aprendo la strada alla medicina predittiva. Conservare questi dati consente, nel tempo, di accedere a nuove forme di prevenzione e trattamenti personalizzati. È anche un modo per ottimizzare le risorse pubbliche, riducendo tempi diagnostici e trattamenti inefficaci. Parliamo di un futuro remoto? Al contrario. Il nuovo Centro IIT in Valle d’Aosta, nato dal progetto 5000genomi@VdA, dimostra che questo modello è già attuabile. In cinque anni, grazie a fondi europei e regionali, abbiamo creato una struttura che integra ricerca, clinica, tecnologia e formazione: un esempio concreto di sanità del futuro, già esistente e replicabile. Un altro esempio: è stata recentemente realizzata la prima operazione chirurgica completamente autonoma da parte di un robot guidato da Ia avanzata. Un traguardo che dimostra il potenziale trasformativo della robotica nella pratica clinica. È un futuro vicinissimo. L’IIT sta sviluppando strumenti per potenziare le capacità dei chirurghi, migliorando le performance e ampliando l’accesso a interventi di qualità. Abbiamo già dimostrato la possibilità di controllare robot chirurgici da remoto, operativi in luoghi remoti o in emergenza, grazie a connettività 5G o satellitare. Un istituto da solo, però, non basta. Serve una volontà politica per aggregare competenze, una visione industriale che unisca ricerca, istituzioni e sanità pubblica. La transizione verso la medicina delle «3P» (precisa, predittiva, personalizzata) richiede una scelta strategica. Servono infrastrutture e persone. Una rete nazionale che coinvolga tutti gli attori, conservi i dati, aggiorni la pratica clinica e diffonda i risultati su scala nazionale. Occorre una visione integrata in cui la tecnologia sia al servizio della cura e i dati non siano solo numeri, ma storie e strumenti per prenderci cura delle persone, meglio e prima. La costruzione della nuova sanità è un progetto collettivo. E il momento per iniziare è adesso. * Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giorgio Metta Heading: SOLUZIONI PER RENDERE SOSTENIBILE UN SISTEMA NAZIONALE SEMPRE PIÙ SOTTO STRESS Highlight: ? Correre ai ripari Nel 2040 l’invecchiamento porterà a un aumento dei costi fino al 3% del Pil Servono nuove forme di prevenzione e trattamenti personalizzati Image: -tit_org- La tecnologia «salverà» la sanità -sec_org- tp:writer§§ Giorgio Metta guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119207043.PDF §---§ title§§ Caos salute mentale «Serve prevenzione e cura di comunità» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119307044.PDF description§§

Estratto da pag. 36 di "CORRIERE DELLA SERA" del 11 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-11T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119307044.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119307044.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119307044.PDF tp:ocr§§ Caos salute mentale «Serve prevenzione e cura di comunità» L’analisi di Davide Motto, referente del Cnca Il caso dell’accoltellatore di Milano riapre il dibattito Ma il sistema sconta la carenza di fondi e di una rete «La vera risposta al tema dilagante dei disturbi psichiatrici sta nella prevenzione, cioè in una rete di operatori che si occupi delle persone a casa loro: vale a dire prima, non quando arrivano in comunità». Sono parole di Davide Motto, referente della salute mentale per il Coordinamento nazionale delle comunità accoglienti (Cnca). Parole pronunciate a caldo ma con grande fermezza già la settimana scorsa, all’indomani dell’arresto del 59enne Vincenzo Lanni: accoltellatore di una sconosciuta su cui ha detto di aver scaricato la sua rabbia contro la comunità da cui era stato cacciato a causa di una lite improvvisa, dopo che proprio lì aveva finito di scontare senza mai dare problemi la pena per una aggressione analoga compiuta anni fa. E come sempre avviene in questi casi a finire nel tritacarne dei commenti è il «sistema» di cui pochi sanno come funziona - che a quell’uomo aveva consentito un percorso o almeno un tentativo di recupero: perché costui era in giro libero anziché rinchiuso? La sintesi della risposta, fatta di più addendi, è in primo luogo che quel «sistema» è tenuto in piedi con soldi insufficienti ma soprattutto usati male, che è anche peggio dell’esser pochi. E quindi con poco personale. E con comunità di accoglienza cui si chiederebbero i miracoli, salvo scordarsi che «nessuno può esservi rinchiuso se non vuole: al netto di casi estremi sottolinea Motto - regolati dai Tso». Segue spiegazione. La premessa del referente Cnca è che sul tema «esiste un Piano nazionale di azioni per la salute mentale (Pans) per il periodo 2025-2030 e il testo della Legge di Bilancio vi si riferisce esplicitamente con uno stanziamento di 80 milioni di euro nel 2026 per la sua implementazione». Ma due questioni restano aperte: «La prima è che l’Italia destina alla salute mentale meno del 3,5% della spesa sanitaria totale. L’obiettivo doveva essere il 5% con un ulteriore 2% per la neuropsichiatria d’infanzia e adolescenza più un altro 1,5% per le dipendenze patologiche. La seconda: servirebbe un 30% di personale in più». Questo per il quanto. Poi ci sono il come e il cosa: «La fetta maggiore della spesa - spiega Motto - va al mantenimento delle comunità residenziali. Quasi il 43% a livello nazionale, anche di più in regioni come la Lombardia. Peccato che in comunità poi finisce solo il 3% di quanti avrebbero bisogno di essere seguiti. Tutte gli altri sono sparsi sul territorio. E spesso neppure riconosciuti, perché per farlo servirebbero operatori che entrino in contatto con le famiglie in modo regolare. Si chiama prevenzione». E finora ce n’è poca o zero. Cosicché restano le comunità. Ma come si fa per accedervi e chi decide chi ci va? «Sono i Servizi di salute mentale e i Centri psicosociali a fare le valutazioni delle persone che hanno in carico. Che a loro volta possono essere inviate in una comunità solo esprimendo un consenso: nessuno può esservi costretto salvo i casi di Trattamento sanitario obbligatorio, che prevedono procedure molto precise». Argomento di cui le pagine di Buone Notizie si sono peraltro occupate a più riprese. Il problema però, più che l’ingresso dei pazienti, è la difficoltà di seguirli dopo l’uscita: «Le comunità sono o almeno dovrebbero essere concepite come luoghi di passaggio. Con funzioni non di reclusione bensì di riabilitazione verso la riconquista di sistemazioni di vita indipendenti. Ma è proprio lì che viene il difficile: perché fuori le persone sono sole. E infatti dal 2015 al 2023 la durata media di permanenza nelle strutture è passata da 756 a 1097 giorni». Ci sono cose che si possono fare? Sì, più d’una. La prima è ridisegnare un «sistema di cura integrato»: una forte alleanza territoriale tra tutti gli organismi coinvolti sul tema, che finora si parlano troppo poco tra loro. Perché è con la «comunità territoriale» nel suo insieme, non la singola comunit à di accoglienza, che i problema va affrontato. Uno strumento in questa direzione, promosso dalla campagna «Sbilanciamoci!, è per esempio quello dei Budget di salute di comunità: basati sulla «conoscenza» reale del singolo caso, dei bisogni della singola persona, costerebbero un terzo rispetto al suo inserimento in una struttura residenziale psichiatrica. ---End text--- Author: Paolo Foschini Heading: L’analisi di Davide Motto, referente del Cnca Il caso dell’accoltellatore di Milano riapre il dibattito Ma il sistema sconta la carenza di fondi e di una rete Highlight: I percorsi «I centri dovrebbero essere concepiti come luoghi di passaggio con funzioni riabilitative» Image:GETTY IMAGES La rete ? Il Cnca (Coordinamento nazionale comunità accoglienti), è una federazione a cui aderiscono 260 organizzazioni attive in tutti i settori del disagio e della emarginazione e presenti in quasi tutte le regioni d’Italia Davide Motto (nella foto) è il referente della salute mentale per il Cnca www.cnca.it -tit_org- Caos salute mentale «Serve prevenzione e cura di comunità» -sec_org- tp:writer§§ Paolo Foschini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119307044.PDF §---§ title§§ Aifa, lite pubblica tra dirigenti "Bugie sulla spesa farmaceutica" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118607049.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "REPUBBLICA" del 11 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-11T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118607049.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118607049.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118607049.PDF tp:ocr§§ Aifa, lite pubblica tra dirigenti “Bugie sulla spesa farmaceutica” la polemica di MICHELE BOCCI ROMA Il direttore amministrativo Pavesi contro quello tecnico-scientifico Russo durante la presentazione del rapporto Osmed uando si alza dalla sedia in prima fila sarebbe il momento delle domande dei giornalisti. «Voglio prima dire qualcosa anch’io», irrompe il direttore amministrativo di Aifa, Giovanni Pavesi. È l’inizio di un vivace e del tutto inedito scontro pubblico con gli altri vertici dell’agenzia del farmaco. La veemenza è tale che nella tarda mattinata di ieri si decide di cancellare il video della mattinata rimasto su Youtube. L’occasione è solenne. Si presenta il rapporto Osmed sull’uso dei medicinali in Italia. Migliaia di dati sui consumi e sulla spesa. Ad illustrarli sono il direttore sanitario Pierluigi Q Russo e il presidente Robert Nisticò. La spesa farmaceutica in Italia è in crescita (+8% quella pubblica tra il 2023 e il 2024) e pesa gravemente sui conti delle Regioni, ma Russo e Nisticò fanno un quadro tranquillizzante. Dicono che in Italia le medicine costano meno che nel resto del mondo, che ci si impegnerà per abbattere la spesa, ma sul mercato arrivano tanti farmaci innovativi e quindi costosi («siamo tra quelli che ne approvano di più», spiega Nisticò). Insomma, anche se i costi delle medicine rischiano di “mangiarsi” i soldi del Fondo sanitario destinati ad altre attività di assistenza, la situazione non sembra preoccupante. La lettura di Pavesi è diversa, la sua è una voce critica che si alza in un periodo, quello della manovra, nel quale i vari attori della sanità nazionale professano soddisfazione per come vanno le cose. «Sono in distonia con quanto presentato», dice Pavesi. Ad agitarsi di più («sei inopportuno») è Russo, cioè la figura più vicina in questo momento al sottosegretario-farmacista Marcello Gemmato, sempre molto attento agli interessi della sua categoria, e pure a Francesco Mennini, momentaneamente capo dipartimento di Orazio Schillaci ma storicamente consulente dell’industria farmaceutica. Pavesi prosegue: «Il mio è un saluto veloce, perché so che il presidente spesso non gradisce i miei interventi». Poi le bordate, di fronte alla platea di giornalisti e addetti dell’industria farmaceutica: «Sono meno ottimista rispetto a quanto sentito oggi. Non penso che la spesa farmaceutica sia fuori controllo, ma sicuramente dobbiamo affinare un po’ di più gli strumenti di controllo». Nisticò prova a dire qualcosa, Pavesi lo ferma: «So che ti infastidisci, ma purtroppo siamo in un paese democratico. Tu fai tutto bene, ma secondo me ci sono altre cose che vanno fatte meglio». Probabilmente l’obiettivo di Pavesi è Russo, con il quale da tempo c’è poca sintonia. Va avanti: «C’è poca trasparenza riguardo alle negoziazioni dei prezzi dei farmaci con le aziende, e sarebbe necessaria una revisione del prontuario farmaceutico. Sono convinto che anche le Regioni non pensino che tutto vada così bene». Pavesi, che in passato ha lavorato in Veneto ed è stato il direttore generale dell’assessorato della Lombardia, conosce gli umori delle amministrazioni locali. «E io che temevo le domande di alcuni giornalisti “cattivi”– prova a ironizzare Russo – La parte del cattivo la sta facendo il direttore amministrativo». Poi cerca di rimettere Pavesi al suo posto: «Ti consiglierei di passare alle questioni che sono di tua competenza. Abbiamo capito che sei infastidito, ma così confondi chi ci ascolta». Pavesi ribatte: «L’importante è che si sappia che non c’è un pensiero unico. Dobbiamo dare l’impressione di essere trasparenti, al di sopra dei vari attori che giustamente hanno i loro interessi». E si attacca a queste ultime frasi, nel pomeriggio, il presidente Nisticò per provare a calmare le acque: «Come si è visto, nell’agenzia non c’è un pensiero unico, ma un confronto, anche acceso, di idee e soluzioni per dare risposte a un problema non solo italiano: garantire l’innovazione e le migliori opportunità di cura e, al contempo, la sostenibilità del servizio sanitario nazionale». ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: Image:Giovanni Pavesi, direttore amministrativo dell’Aifa, ieri in conferenza ha chiesto all’agenzia più trasparenza R Pierluigi Russo, direttore sanitario di Aifa, contro Pavesi: “Ti consiglierei di passare alle questioni di tua competenza” R -tit_org- Aifa, lite pubblica tra dirigenti “Bugie sulla spesa farmaceutica” -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118607049.PDF §---§ title§§ Schillaci zittisce il bau bau delle sinistre: "Più fondi alla sanità" = Schillaci: "Più fondi e assunzioni alla sanità" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103101307040.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "SECOLO D'ITALIA" del 11 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-11T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103101307040.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103101307040.PDF', 'title': "SECOLO D'ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103101307040.PDF tp:ocr§§ Schillaci zittisce il bau bau delle sinistre: "Più fondi alla sanità” SCHILLACI: “PIÙ FONDI E ASSUNZIONI ALLA SANITÀ” Più fondi alla sanità, un piano record di assunzioni, meno burocrazia e prevenzione. “Abbiamo rimesso la sanità al centro dell’agenda politica. Anche la Finanziaria 2026 garantirà un incremento significativo di risorse per la sanità pubblica. Che investiamo soprattutto in assunzioni di medici e infermieri e aumento delle indennità di specificità”. Più fondi alla sanità, un piano record di assunzioni, meno burocrazia e prevenzione. “Abbiamo rimesso la sanità al centro dell’agenda politica. Anche la Finanziaria 2026 garantirà un incremento significativo di risorse per la sanità pubblica. Che investiamo soprattutto in assunzioni di medici e infermieri e aumento delle indennità di specificità. E soprattutto più prevenzione che è fondamentale in una nazione così longeva come la nostra”. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, alla cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Humanitas University di Milano, smentisce, numeri alla mano, il racconto delle opposizioni sulla sanità. Altro che elemosina. Nella legge di Bilancio 2026 sono stati previsti 450 milioni di euro per le assunzioni dei mille medici e 6.300 infermieri. E si interviene anche sulle buste paga. Già nella legge di Bilancio 2025 c’era stato un incremento delle risorse per l’indennità di pronto soccorso (50 milioni di euro dal primo gennaio 2025, altri 50 dal primo gennaio 2026). «E sempre nella precedente finanziaria – osservano al Ministero – sono stati stanziati 120 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2026 per migliorare il trattamento economico degli specializzandi. Dall’anno accademico 2025-2026, aumenta del 5 per cento la parte fissa del trattamento economico per tutte le specializzazioni e del 50 la parte variabile per le specializzazioni oggi meno attrattive. “La maggior parte delle risorse stanziate con le leggi finanziarie sono state destinate proprio per affrontare le carenze di personale con misure per migliorare le condizioni di lavoro e retributive, nonché la sicurezza. È chiaro – ha spiegato il ministro Schillaci – che dobbiamo concentrare le risorse sul personale sanitario. Ma servono anche contratti di lavoro più flessibili, meno burocrazia e maggiori opportunità di carriera, soprattutto per le donne che sono ormai la stragrande maggioranza di quelli che scelgono di studiare Medicina”. Ma non basta. Con i fondi del Pnrr si investe nella modernizzazione della sanità, “con particolare attenzione alle nuove tecnologie che stanno aprendo scenari fino a ieri impensabili. Saranno essenziali – spiega Schillaci – nuove figure professionali, come quelle che si formano in questo ateneo. Investire nella formazione dei nostri medici e ricercatori significa investire nella salute dei cittadini, nel benessere delle comunità e nel progresso della nostra nazione”. Nel dettaglio sono oltre mille i medici e saranno 6.300 gli infermieri in più previsti nella legge di bilancio. Numeri che il ministro ha illustrato pochi giorni fa presentando i provvedimenti per affrontare il cancro storico della carenza di organico. Nella guerra di cifre con l’opposizione la matematica parla chiaro. Le risorse economiche per la sanità pubblica in termini assoluti sono aumentate. Ma la causa della fuga all’estero dipende anche da altro. “È chiaro che i salari dei medici andrebbero adeguati”, ha detto il ministro a Rai news 24, “Ma non si tratta solo di questo. Ogni volta che vado all’estero e incontro medici, ricercatori italiani, operatori sanitari, verifico che il primo motivo della fuga è la ricerca di meno burocrazia. Vogliono avere dei contratti di lavoro più flessibili, per questo io dico e ripeto che i contratti di lavoro degli operatori sanitari dovrebbero essere riportati all’interno del Ministero della Salute”. ---End text--- Author: Sara De Vico Heading: Highlight: Image:2 -tit_org- Schillaci zittisce il bau bau delle sinistre: "Più fondi alla sanità” Schillaci: “Più fondi e assunzioni alla sanità” -sec _org- tp:writer§§ Sara De Vico guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103101307040.PDF §---§ title§§ Più pillole ai minori Psicofarmaci triplicati in 10 anni = In 10 anni psicofarmaci quasi triplicati Più pillole ai bimbi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118707050.PDF description§§

Estratto da pag. 24 di "SOLE 24 ORE" del 11 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-11T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118707050.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118707050.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118707050.PDF tp:ocr§§ boom di medicinali per bambini e ragazzi 59,3 Più pillole ai minori Psicofarmaci triplicati in 10 anni CONFEZIONI Psicofarmaci prescritti per 1.000 bambini nel 2024 (erano 20,6 nel 2016) Marzio Bartoloni —a pag. 24 +24,9% gli iperattivi Prescrizioni di farmaci per ADHD (deficit dell'attenzione) in un anno +8,6% ai giovanissimi La crescita del consumo di psicofarmaci in pediatria nell’arco di un anno In 10 anni psicofarmaci quasi triplicati Più pillole ai bimbi I numeri. Nel report dell’Aifa l’aumento dei consumi di medicinali pediatrici: dagli antidepressivi alle terapie contro l’Adhd cresciute del 25% in un solo anno C’ è innanzitutto la lunga onda della pandemia da Covid che ha colpito i giovanissimi chiusi in case a lungo senza scuola e relazioni sociali, ma anche i rischiosi effetti delle nuove insidiose dipendenze come quelle da internet e social media. Potrebbe spiegarsi anche con questi due grandi fenomeni del nostro tempo il boom di psicofarmaci tra bambini e giovanissimi: i consumi nella fascia d'età tra zero e diciassette anni sono praticamente quasi triplicati in meno di dieci anni passando da 20,6 confezioni per 1000 bambini nel 2016 a 59,3 confezioni nel 2024 mentre l'incidenza è più che raddoppiata (da 0,26% a 0,57% in pratica un minore ogni 175). Numeri che schizzano all'insù raggiungendo il suo picco nella fascia d'età tra 12 e 17 anni dove si registra un consumo di 129,1 confezioni per mille ragazzi con una incidenza dell'1,17%, in pratica più di un teenager su cento fa un uso continuo di psicofarmaci. Con i medicinali utilizzati per curare Il cosiddetto disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) a registrare un vero e proprio boom (+25% in un solo anno). L'Italia con questi numeri è ancora lontana da altri Paesi - come gli Usa dove i psicofarmaci sono impiegati addirittura da quasi un adolescente su quattro -, ma il trend di crescita sembra ormai molto chiaro. I dati su questa preoccupante crescita sono contenuti nell'ultimo Rapporto OsMed 2024 sull'uso dei medicinali in Italia, appena pubblicato dall'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). «Questo aumento non ci sorprende, perché è parallelo all'incremento della prevalenza dei disturbi mentali nei giovanissimi che stiamo rilevando in questi ultimi anni», ha spiegato ieri la Società Italiana di Psichiatria. La crescita del ricorso ai psicofarmaci il cui consumo nell'ultimo anno è aumentato dell'8,6% ha segnato anche l'ingresso di questa tiplogia di medicinali tra quelli più impiegati dagli under 18. L'anno scorso secondo i dati di Aifa sono stati circa 4,6 milioni bambini e adolescenti tra i zero e i 17 anni in Italia che hanno ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica (erano 4,4 milioni nel 2023): in pratica la metà della popolazione pediatrica. Ma se si prendono in considerazione tutte le confezioni vendute ai bambini – oltre 20 milioni – sono oltre 2 farmaci a testa. E tra i primi 30 medicinali più utilizzati - dove prevalgono quelli per le infezioni respiratorie compresi gli antibiotici - ce ne sono anche sei che riguardano il sistema nervoso centrale. Tra i farmaci per la salute mentale più prescritti nei minori ci sono soprattutto antipsicotici, antidepressivi e farmaci per l'Adhd (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) che hanno visto in un solo anno aumentare le prescrizioni del 24,9 per cento. «Tenuto conto che la maggior parte delle prescrizioni di psicofarmaci si concentra nella fascia di età 12-17 anni, la distribuzione percentuale del consumo tra le diverse sottocategorie evidenzia che la prescrizione degli antipsicotici risulta essere elevata in tutte le fasce di età, mentre quella dei farmaci per l'ADHD nella fascia di età 6-11 anni», sottolinea ancora il report dell'Agenzia italiana del farmaco. In generale secondo i numeri dell'Aifa lo scorso anno la spesa farmaceutica ha continuato a salire, facendo registrare un +2,8% rispetto all'anno precedente raggiungendo i 37,2 miliardi di euro, tre quarti dei quali a carico del servizio pubblico, mentre ammonta invece a 10,2 miliardi, con un a leggera flessione (-4,6%), la spesa sostenuta dai cittadini per comprare medicinali: 1,6 miliardi sono andati nell'acquisto di farmaci di fascia A rimborsabili ma acquistati privatamente; 7 per farmaci di fascia C a totale carico dei cittadini. A carico dei cittadini sono anche circa 440 milioni per il ticket sulla ricetta e 1 miliardo per acquistare farmaci di marca al posto degli equivalenti rimborsati dal Ssn che sono in leggera crescita: hanno rappresentato nel 2024 il 23,5% della spesa e il 31,6% dei consumi. Nonostante ciò, l'Italia si colloca al terz'ultimo posto in Europa per consumo di generici. Per quanto riguarda i consumi complessivi i farmaci antitumorali restano in cima alle classifiche di spesa, con gli italiani che continuano a usare troppi antibiotici, mentre si è registrato un boom dei farmaci antiobesità, che sono entrati nella top 10 dei medicinali con ricetta per cui i cittadini spendono di più. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: A pesare anche l’effetto della pandemia. Tra gli altri farmaci per gli adulti si registra il boom degli anti obesità Image:I consumi tra gli under 18 IL BALZO PREVALENZA D’USO (IN % SCALA SX) Psicofarmaci, andamento temporale 2016-2024 della prevalenza d’uso e del consumo nella popolazione pediatrica CONSUMO (CONFEZIONI PER 1.000 BAMBINI SCALA DX) 0,57 59,3 60 40 0,6 0,4 0,26 20,55 20 0,2 0 0,0 ’16 ’17 ’18 ’19 ’20 ’21 ’22 ’23 ’24 LE CATEGORIE Distribuzione % del consumo di psicofarmaci per categoria terapeutica e fascia d’età nel 2024 ANTIDEPRESSIVI ANTIPSICOTICI ADHD 100 Fonte: rapporto Osmed 2024 50 0 0-5 6-11 12-17 -tit_org- Più pillole ai minori Psicofarmaci triplicati in 10 anni In 10 anni psicofarmaci quasi triplicati Più pillole ai bimbi -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118707050.PDF §---§ title§§ Città della Salute conti truccati e mancati Introiti In 16 a processo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119707048.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "STAMPA" del 11 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-11T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119707048.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119707048.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119707048.PDF tp:ocr§§ Città della Salute conti truccati e mancati introiti In 16 a processo Rinviati a giudizio ex dirigenti, manager e revisori dei conti Per l’azienda il danno erariale è stimato intorno ai 10 milioni L’INCHIESTA ANDREA BUCCI A vrebbero truccato i conti nei bilanci della Città della Salute, che comprende gli ospedali Molinette, Cto, Sant’Anna e Regina Margherita. Tra le contestazioni c’è anche quella di aver alterato il rendimento economico della più grande azienda sanitaria del Piemonte, «omettendo di rilevare l’accantonamento del fondo Balduzzi conseguente alla mancata trattenuta della quota del 5% percepita dal personale medico». In sostanza, non sarebbero stati accantonati gli introiti derivanti dall’attività libero-professionale dei medici. Quel fondo avrebbe dovuto finanziare iniziative per ridurre le liste d’attesa. Per queste ipotesi formulate dai pm Mario Bendoni e Giulia Rizzo, ieri la giudice per l’udienza preliminare Valentina Rattazzo ha rinviato a giudizio 16 tra ex dirigenti, manager e revisori dei conti che tra il 2013 e il 2023 hanno gestito l’azienda. Secondo l’accusa, emergerebbero voragini nei conti: un danno erariale stimato intorno ai 10 milioni, di cui 7,5 milioni riconducibili alla libera professione e, in particolare, alla mancata applicazione del decreto Balduzzi e alla trattenuta che sarebbe dovuta spettare all’azienda sanitaria. Gli ex dirigenti e revisori contabili sono accusati, a vario titolo, di truffa e falso ideologico in atto pubblico, ciascuno in relazione ai ruoli ricoperti. Tra i nomi più noti della sanità piemontese a giudizio figurano l’ex direttore generale Giovanni La Valle, oggi manager all’Asl To3; gli ex direttori generali Gian Paolo Zanetta, attuale direttore dell’ospedale Cottolengo, e Silvio Falco (difesi dagli avvocati Alberto Mittone e Nicola Gianaria); l’allora direttrice amministrativa Beatrice Borghese e il direttore della struttura complessa economico-finanziaria Nunzio Vistato. Dovranno comparire in aula anche l’ex direttore amministrativo Valter Alpe, oggi manager ad Alessandria; la direttrice della struttura complessa del Dipartimento aziendale presidi ospedalieri Rosa Alessandra Brusco; il dirigente responsabile della struttura semplice libera professione Davide Benedetto; e la direttrice della struttura complessa di programmazione e controllo di gestione Maria Albertazzi. A giudizio vanno inoltre i componenti del collegio sindacale: Alessia Vaccaro, Renato Stradella, Paolo Biancone, Andreana Bossola, Giacomo Buchi, Andrea Remonato e Giuseppe Stillitano. La giudice ha dichiarato il non luogo a procedere per due capi d’imputazione nei confronti di Maria Albertazzi e Davide Benedetto, quest’ultimo difeso dagli avvocati Maurizio Riverditi e Lucilla Amerio, in relazione al bilancio 2019. I difensori, nel corso del processo avevano ricordato come la sua nomina a dirigente responsabile della struttura semplice per la libera professione è successiva ai fatti contestati. E come prima il tribunale e poi la Corte d’Appello di Torino, sezione Lavoro, avessero già accertato tra l’altro che Benedetto si era limitato a dare esecuzione al regolamento aziendale. All’uscita dal tribunale l’avvocata Natascia Taormina, che assiste La Valle e Borghese, si è detta delusa: «Va rilevato che i consulenti nominati giungono a conclusioni diverse sulle iscrizioni in bilancio sull’accantonamento del fondo Balduzzi. Ciò dimostra come l ipotesi accusatoria merita una rivalutazione . Dimostreremo l’assenza di penale responsabilità». Il processo inizierà il 5 febbraio . Si sono costituite parti civili i sindacati di categoria: Anaao Assomed (dirigenza medica e sanitaria), l’associazione degli anestesisti Aaroi e il sindacato dei medici Cimo. Regione e Città della Salute compariranno nel doppio ruolo di parte civile e responsabile civile.— ---End text--- Author: ANDREA BUCCI Heading: Rinviati a giudizio ex dirigenti, manager e revisori dei conti Per l’azienda il danno erariale è stimato intorno ai 10 milioni Highlight: Soltanto la libera professione pesa per 7,5 milioni Tr a i nomi più noti l’ex direttore generale Giovanni La Valle oggi a capo dell’Asl To3 Le tappe 1 L’avvio L'inchiesta penale sugli ammanchi e i disordini nei bilanci dell’azienda sanitaria era scattata alla fine del 2023. 2 Gli indagati A ottobre 2024 erano 25 gli indagati: nel corso delle indagini alcune posizioni erano state stralciate. 3 La svolta Ieri, dopo varie udienze preliminari, il tribunale ha rinviato a giudizio 16 tra ex dirigenti e revisori contabili dell’azienda. Image:La Città della Salute di Torino è la principale azienda ospedlaiera-universitaria in Piemonte -tit_org- Città della Salute conti truccati e mancati Introiti In 16 a processo -sec_org- tp:writer§§ ANDREA BUCCI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103119707048.PDF §---§ title§§ Pendolari della Salute Il cortocircuito link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118407051.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "STAMPA" del 11 Nov 2025

Sempre più pazienti sispostano alNord per cure avanzate: 12% inun anno. IntestaEmilia-Romagna e Lombardia L'allarme diDe Pascale:"Spendiamo più diquanto incassiamo, cosìil sistema nonregge". E ciguadagnanoi privati

pubDate§§ 2025-11-11T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118407051.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118407051.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118407051.PDF tp:ocr§§ Pendolari della salute il cortocircuito Sempre più pazienti si spostano al Nord per cure avanzate: +12% in un anno. In testa Emilia-Romagna e Lombardia L’allarme di De Pascale: “Spendiamo più di quanto incassiamo, così il sistema non regge”. E ci guadagnano i privati L’INCHIESTA PAOLO RUSSO ROMA «N on ce la facciamo più», ha denunciato il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, parlando dell’emigrazione sanitaria. A suo dire - ma la pensa così anche il governatore lombardo Attilio Fontana - il fenomeno penalizza due volte le regioni del Nord: la prima, intasando le strutture sanitarie facendo così aumentare le liste d’attesa; la seconda, dal punto di vista economico, perché «il saldo attivo di quanto incassano le regioni che attraggono i cittadini del Sud è un’illusione, perché in realtà ci porta meno soldi di quelli che spendiamo per curare questi pazienti». Fatto è che la mobilità sanitaria in Italia vale ormai 5 miliardi di euro, dei quali 2,88 miliardi derivano da ricoveri di assistiti che prevalentemente dal Meridione si spostano verso il Centro-Nord. Medici e governatori del Nord lamentano un aumento della “mobilità a medio-bassa complessità”: visite specialistiche o interventi chirurgici di routine, insomma prestazioni che si potrebbero ottenere anche vicino casa, se le strutture locali avessero conquistato la fiducia degli assistiti. Ma l’ultimo rapporto Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, smentisce i rappresentanti dei camici bianchi e delle regioni settentrionali, mostrando una migrazione sanitaria spinta dalla necessità, più che dalla ricerca della struttura o del medico “più in vista”. Dal 2019 al 2023, ultimo anno di rilevazione del fenomeno, i ricoveri fuori regione non sono infatti aumentati, ma leggermente diminuiti, passando da 707 mila a poco più di 668 mila. La spesa, invece, è rimasta sostanzialmente stabile, aumentando appena da 2, 84 a 2, 88 miliardi. Un incremento dovuto alla mobilità legata ai ricoveri per prestazioni ad alta complessità, come oncoematologia, trapianti, cardiochirurgia o ortopedia avanzata, solo per fare qualche esempio. Prestazioni che richiedono un alto livello di professionalità e tecnologia e che in un solo anno sono aumentate del 12%, mentre la componente dovuta a prestazioni più semplici, fruibili anche nella propria regione, è diminuita in pari percentuale. Ad avvantaggiarsene - mette in rilievo sempre l’Agenas non sono però gli ospedali pubblici, ma «le strutture private accreditate, che gestiscono quasi i tre quarti delle prestazioni ad alta complessità». Insomma, il fenomeno della migrazione sanitaria sta diventando un business per i privati, mentre sia per gli assistiti sia per le regioni del Nord, e ancor più per quelle del Sud, il saldo è negativo. Questo nonostante le regioni di provenienza rimborsino le prestazioni fornite altrove. Così, tra chi arriva e chi va a curarsi fuori regione, la Campania ci rimette 211 milioni, la Calabria 191 e la Sicilia 139, mentre l’Emilia-Romagna ha un saldo positivo pari a 387 milioni, la Lombardia a 383 e il Veneto a 115 milioni. Anche se, come ha spiegato De Pascale, non è tutto oro quello che luccica, perché questa capacità di attrarre pazienti si traduce in un allungamento delle liste d’attesa e in oneri aggiuntivi, visto che i rimborsi non sempre coprono i costi, soprattutto per le prestazioni più complesse. «Quando un napoletano sale su un treno per farsi operare a Brescia o a Padova non è mobilità sanitaria. È l’ammissione che lo Stato ha rinunciato a garantire l’uguaglianza dei diritti», ha ammesso il ministro della Salute, Orazio Schillaci. Che ha anche richiamato le regioni inadempienti, affermando che sì, «servono più risorse e il governo ne ha aggiunte come non mai per il prossimo anno, ma questo non basta se vengono spese male, lasciate nei cassetti o dirottate a coprire i buchi di bilancio». Se le persone lasciano famiglia e casa per farsi curare anche a centinaia di chilometri di distanza, ciò si deve comunque al gap di dotazioni organiche e tecnologiche che da sempre separa il Sud dal resto del Paese, e che il sistema di distribuzione delle risorse non aiuta a colmare. Il Fondo sanitario nazionale viene infatti ridistribuito tra le regioni pesando la popolazione in base soprattutto all’età, molto più avanzata nel Centro-Nord, mentre pesano poco o nulla le condizioni sociali e quelle dei servizi sanitari che non tengono il passo del resto della nazione. Da qui la proposta lanciata dal presidente dell’Ordine dei Medici, Filippo Anelli. Premesso che la legge non consente di rifiutare una prestazione a un cittadino di un’altra regione, «questa libertà di scelta strangola le regioni del Sud, che si trovano a dover pagare prestazioni fuori regione, aggravando la propria situazione economica. Serve perequare strutture e personale con un intervento deciso dello Stato, prevedendo un finanziamento ad hoc per recuperare i divari che si sono creati». Inoltre, per Anelli, anziché far migrare i pazienti, si potrebbe spostare i medici, «mettendo su una rete di servizi che porti le eccellenze e le competenze lì dove c’è bisogno, finché quell’ospedale non cresce sviluppando le competenze necessarie». «Le regioni del Nord devono dare una mano a quelle del Sud, non portando via i loro pazienti ma aiutandole ad assisterli» rilancia De Pascale, che annuncia «a breve il primo protocollo d’intesa con la Calabria». Un Nord che si fa “tutor” della malandata sanità meridionale, in cerca di risorse ma soprattutto di competenze, non solo mediche ma anche gestionali. — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: Dietro ai bilanci in positivo ci sono liste d’attesa più lunghe e rimborsi insufficienti Le regioni del Sud in difficoltà per dover pagare anche le cure fornite altrove LE REGIONI IN CUI SI MIGRA DI PIÙ Saldo economico della mobilità sanitaria, dati in milioni di € “ Michele De Pascale governatore Emilia-Romagna Non è solo una questione economica: non ci sono professionisti infiniti per aumentare ai limiti l’offerta Emilia-Romagna Lombardia Veneto Toscana Piemonte P.A. Trento Molise P.A. Bolzano Valle d’Aosta Friuli Venezia Giulia Lazio Umbria Marche Basilicata Abruzzo Sardegna Liguria -126,9 Puglia -139,7 Sicilia Calabria -191,9 Campania -211,3 Fonte: Agenas -3,1 -9,2 -14,1 -14,2 -24,2 -25,6 -52,2 -53,2 -56,9 -73,5 5,6 3,2 27 23 115,4 387,2 383,3 “ Orazio Schillaci ministro della Sanità Withub Il governo ha aggiunto risorse ma questo non basta se vengono spese male o dirottate a coprire i buchi di bilancio 5 In miliardi di euro è il valore della mobilità sanitaria in Italia 2,8 solo per i ricoveri 211 In milioni, il saldo negativo registrato dalla Campania per chi va a curarsi altrove 668 mila I ricoveri fuori regione nel 2023 sono lievemente diminuiti ma la spesa è cresciuta Image: -tit_org- Pendolari della Salute Il cortocircuito -sec_org- tp:writer§§ paolo russo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/11/2025111103118407051.PDF §---§