title§§ Stop alla mobilità sanitaria, de Pascale non arretra: «Nessun egoismo, così però non va». Il ministro Schillaci: «Più soldi? Vanno usati bene» | Corriere.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901796805229.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrieredibologna.corriere.it" del 09 Nov 2025
Allâ??allarme del governatore dell''Emilia-Romagna de Pascale si è aggiunto quello del presidente della Lombardia Attilio Fontana, tanto che sul tema ieri è intervenuto anche il ministro della Salute
pubDate§§ 2025-11-09T06:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901796805229.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901796805229.PDF', 'title': 'corrieredibologna.corriere.it'} tp:url§§ https://corrieredibologna.corriere.it/notizie/politica/25_novembre_09/stop-alla-mobilita-sanitaria-de-pascale-non-arretra-nessun-egoismo-cosi-pero-non-va-il-ministro-schillaci-piu-soldi-vanno-usati-01cd2aeb-6548-48dd-884a-bc3626ee5xlk.shtml tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901796805229.PDF tp:ocr§§ Scontro sul bilancio, annullati 700 voli oggi negli Usa: e da lunedì le cancellazioni raddoppieranno. La situazioneSalva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.Allâ??allarme del governatore dell'Emilia-Romagna de Pascale si è aggiunto quello del presidente della Lombardia Attilio Fontana, tanto che sul tema ieri è intervenuto anche il ministro della SaluteIl giorno dopo aver sganciato la «bomba» politica sulla sostenibilità economica della mobilità sanitaria, ieri il presidente Michele de Pascale è tornato su una questione tanto spinosa quanto urgente ormai. «Siamo la Regione del tricolore, siamo patrioti, quindi nessun egoismo â?? ha detto â?? però un sistema così non funziona e i numeri stanno crescendo. Non è un fenomeno stabile, ma in fortissima crescita». Viale Aldo Moro in questo momento sta lavorando a un protocollo dâ??intesa con la Calabria proprio per tenere monitorati gli invii di pazienti a Bologna, capire se sono tutti appropriati e principalmente su quali patologie. A breve si arriverà allâ??accordo, ma intanto de Pascale si toglie qualche sassolino nei confronti degli esponenti del centrodestra che lâ??altro giorno lâ??hanno attaccato: «Non sanno come funziona il sistema sanitario nazionale, questo è un problema, perché chi sta firmando lâ??accordo con noi è il presidente Occhiuto della Calabria che è di Forza Italia, bisognerebbe studiare».Per de Pascale il concetto è molto semplice: «Se lâ??Emilia-Romagna attrae alta complessità , assolve a una funzione storica. Ci sono prestazioni sanitarie che esistono in Emilia-Romagna e non esistono nel resto del Paese o non con questa qualità , e queste sono patrimonio di tutti, ne andiamo fieri. Ma in questi anni abbiamo avuto una crescita enorme della domanda di prestazioni anche di bassa complessità e questo sta mettendo in difficoltà il nostro sistema». Questione di risorse, certo, ma non solo, sottolinea de Pascale: «Ã? questione anche che non esistono professionisti infiniti, non abbiamo infermieri infiniti per aumentare a dismisura la produzione e dallâ??altra parte questo mette in difficoltà anche i miei colleghi del Sud che sono i primi a protestare perché devono pagare due volte», per far andare avanti il loro sistema sanitario e per rimborsare le Regioni del Nord.Allâ??allarme di de Pascale ieri si è aggiunto quello del presidente della Lombardia Attilio Fontana, tanto che sul tema ieri è intervenuto anche il ministro della Salute Orazio Schillaci: «Il fatto che ci siano persone costrette a salire su un treno e a spostarsi per curarsi è una sconfitta per lâ??intera nazione, è lâ??ammissione che lo Stato ha rinunciato a garantire lâ??uguaglianza dei diritti. Certo servono più risorse, ma se poi vengono spese male, lasciate nei cassetti o dirottate a coprire i buchi di bilancio, a che serve?», incalza il ministro.Il Pd, con il segretario regionale Luigi Tosiani, fa quadrato attorno a de Pascale: «La vocazione universalistica del nostro sistema sanitario resta un faro, è un sistema pubblico che non esclude, ma che oggi va sostenuto con risorse, personale e coraggio politico. Le parole di de Pascale sono un atto di verità e coraggio». Anche Avs sta con de Pascale: «Ã? una discussione da fare, siano date più risorse e personale alle regioni che curano, abolendo i vincoli che limitano le assunzioni». Il M5S chiede un «patto nazionale, con una programmazione interregionale dei volumi, tempi massimi e priorità ai residenti per le prestazioni programmabili, criteri di appropriatezza veri e monitoraggio trasparente degli esiti».Ma la civica Elena Ugolini non risparmia critiche a viale Aldo Moro: «Tutte le prestazioni dei fuori regione vengono ricompensate dalle regioni di appartenenza dei pazienti, i numeri non giustificano le esternazioni di de Pascale che sembra voglia cer care un capro espiatorio. Ã? possibile che questo 10% di pazienti da fuori condizioni la situazione delle liste dâ??attesa nella nostra regione?», chiede Ugolini.Il presidente regionale di degli ospedali privati, Cesare Salvi, dopo mesi di braccio di ferro con viale Aldo Moro sui ristori Covid al privato accreditato, tende la mano alla Regione: «Avremmo spazio per lavorare con il 20-30% di pazienti in più dellâ??Emilia-Romagna, siamo disponibili a confrontarci se ci fosse una progettualità ». «Oggi con un sistema sanitario nazionale in grande affanno â?? analizza il presidente del Gimbe Nino Cartabellotta â?? il fenomeno della mobilità sanitaria rischia di mettere in crisi anche i servizi regionali più forti e di ridurre la capacità di erogare i livelli di assistenza essenziali per i residenti. Le Regioni possono definire accordi bilaterali di cooperazione, protocolli per evitare duplicazioni, ma con il consenso dellâ??assistito: quando una norma regionale ha cercato di imporre unilateralmente tetti o restrizioni alla mobilità sanitaria attiva, il Tar o la Consulta ne hanno ribadito lâ??illegittimità ». Per Cartabellotta bisognerebbe seguire esempi virtuosi già attivi: «Da anni unâ??equipe del Rizzoli si sposta in Sicilia a Bagheria. Sposti le competenze senza che i pazienti entrino nel flusso degli extra regione».Emilia-Romagna, nella sanità la fine di un'epoca: «Troppi pazienti da fuori regione, non ce la facciamo più. Non riusciamo più a curare i nostri cittadini»di Redazione onlineBologna, al Rizzoli interventi «ridotti» per quasi un mese: «Per Natale una settimana in più rispetto agli anni passati»di Federica NannettiModena, primo trapianto di fegato robotico in Europa da parte di un donatore viventedi Chiara MarchettiEmilia-Romagna, vaccini contro il virus respiratorio sinciziale: «Parte la nuova campagna con una platea di neonati più grande»di Vittoria MelchioniMichele de Pascale: «Gli infermieri fuggono dall'Emilia-Romagna per stipendi bassi e carriere bloccate, non solo affitti alti. Servono risorse e scuole per le professioni sanitarie»di Francesco RosanoVai a tutte le notizie di BolognaIscriviti alla newsletter del Corriere di Bologna9 novembre 2025© RIPRODUZIONE RISERVATALa 33enne corona così un inseguimento iniziato un paio dâ??anni fa centrando il titolo italiano pro poi alimentato con due cinture europeeLe news principali su BolognaOgni giorno alle 18, a cura della redazionePer usufruire del servizio di domande e risposte de ilMedicoRisponde è necessario essere registrati al sito Corriere.it o a un altro dei siti di RCS Mediagroup.Non ricordi le credenziali?Recupera il tuo accountTi informiamo che con il tuo piano puoi leggere Corriere.it su 1 dispositivo alla voltaQuesto messaggio verrà visualizzato su un altro dispositivo/accesso e tu potrai continuare a leggere le notizie da qui. L'altro dispositivo/accesso rimarrà collegato a questo account. 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Estratto da pag. 1 di "healthdesk.it" del 09 Nov 2025
Estratto da pag. 1 di "imgpress.it" del 09 Nov 2025
Siamo esseri umani e chi è senza peccato scagli la prima pietra. Da chi ci governa però è giusto pretendere disciplina. In questo senso sarebbe auspicabile che una persona sia eticamente compatibile con le cose che amministra. Ma se uno ha dei vizi, dei precedenti sfortunati, alla fine ci si abitua al potere e diventa sempre più difficile resistere alle tentazioni. E così questi politici siciliani dovrebbero tenere presente ciò che sosteneva Steve Jobs: "Ricordarsi che si muore presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per prendere le grandi scelte della vita... Siete già nudi. Non c''è bisogno per non seguire il vostro cuore".
pubDate§§ 2025-11-09T15:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110903143406291.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110903143406291.PDF', 'title': 'imgpress.it'} tp:url§§ https://www.imgpress.it/politica/scandali-siciliani-a-me-la-sanita-a-te-palazzo-dorleans-il-metro-con-cui-si-misura-la-buona-politica/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110903143406291.PDF tp:ocr§§ Incipit…Siamo esseri umani e chi è senza peccato scagli la prima pietra. Da chi ci governa però è giusto pretendere disciplina. In questo senso sarebbe auspicabile che una persona sia eticamente compatibile con le cose che amministra. Ma se uno ha dei vizi, dei precedenti sfortunati, alla fine ci si abitua al potere e diventa sempre più difficile resistere alle tentazioni. E così questi politici siciliani dovrebbero tenere presente ciò che sosteneva Steve Jobs: “Ricordarsi che si muore presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per prendere le grandi scelte della vita… Siete già nudi. Non c’è bisogno per non seguire il vostro cuore”. Neanche Jobs era immortale, anche lui è morto! Politico siciliano, immagina un cittadino siciliano che si sveglia con un dolore al petto.Va al pronto soccorso: otto ore di attesa. Prova a fare un emocromo, ma il ticket è più caro del privato. Va dal privato, paga di tasca sua, e scopre che la clinica è convenzionata: riceve rimborsi pubblici. Intanto, la Regione taglia fondi agli ospedali, esternalizza le pulizie, chiude consultori e ambulatori. I debiti? Spalmati su di lui, con tasse locali e IRAP. I profitti? A chi gestisce appalti, convenzioni, nomine. Il cittadino paga due volte: come paziente e come contribuente.È il modello italiano del “socialismo per i ricchi, capitalismo per i poveri”: debiti pubblici, profitti privatizzati, costi scaricati sui cittadini. E finché non si rompe questo schema, con controlli veri, ricentralizzazione dei LEA, stop alle esternalizzazioni speculative, la sanità resterà una filiera del privilegio per pochi e un calvario per tutti gli altri.Il debito è pubblico, il profitto è privato, il costo è dei cittadini. E finché non si rovescia questo impianto, la Sicilia resterà ostaggio di un meccanismo che non amministra: distribuisce. Non cura: seleziona. Non riforma: perpetua.I siciliani meritano di più. Non compassione: giustizia. Non promesse: diritti.Sicilia, sanità in frantumi: il prezzo di un federalismo senza risorseLa sanità siciliana è il paradigma di un’Italia a due velocità. Un sistema pubblico svuotato, un privato che prospera con fondi pubblici, e cittadini che pagano, in tasse, in ticket, in rinunce. Dietro le cronache giudiziarie, c’è un disastro strutturale che affonda le radici in scelte politiche miopi, austerità imposte e un federalismo asimmetrico che ha moltiplicato le disuguaglianze.La sanità siciliana come “granaio” di potere: scandali, disavanzi e liste d’attesa.Con 5 milioni di abitanti e 10 miliardi di spesa sanitaria annua, la Sicilia è in Piano di Rientro dal 2007 (commissariamento imposto per contenere il disavanzo cronico, cioè il costante squilibrio tra spesa sanitaria e risorse disponibili, che ammonta a circa 2 miliardi l’anno – fonte: Corte dei Conti). I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA, cioè le prestazioni sanitarie che lo Stato garantisce a tutti i cittadini gratuitamente o con ticket) sono sotto soglia (149/225 punti nel 2022), carente in prevenzione, assistenza domiciliare e cure palliative. Il 9% dei siciliani rinuncia alle cure, le liste d’attesa arrivano fino a 12 mesi, i pronto soccorso sono al collasso.La mobilità passiva (cioè il fenomeno per cui i pazienti siciliani si spostano in altre regioni per ricevere cure, generando un saldo negativo per la Sicilia) costa tra i 300 e i 400 milioni l’anno. Il personale manca (20-30% dei posti vacanti), gli stipendi sono inferiori del 25% rispetto alla media UE, e il Piano Sanitario Regionale è fermo dal 2019. La spesa pro-capite è tra le più basse d’Italia (1.900 € contro 2.100 fonte Gimbe 2023), mentre i trasferimenti statali per la sanità, tramite il Fondo Sanitario Nazionale (FSN), sono insufficienti: la Sicilia riceve circa 9 miliardi, ma ne spende oltre 10. Il trionfo del privato: tappabuchi necessario, ma bersaglio facile per la politicaIn Sicilia, il privato accreditato è diventato un pilas tro del sistema sanitario. Non per colpa sua, ma per necessità: senza cliniche, laboratori e strutture convenzionate, le liste d’attesa sarebbero ancora più lunghe e molti cittadini resterebbero senza cure. Il privato fa il suo lavoro, spesso con efficienza e professionalità. Il problema è che la politica si fionda sul privato come su una riserva di consenso facile: più permeabile, più condizionabile, più utile per distribuire favori e appalti, più utile per distribuire consenso. Le convenzioni crescono, le esternalizzazioni si moltiplicano, e i costi lievitano: spesso 2-3 volte superiori rispetto alla gestione interna. Non è il privato il nemico, ma il sistema che lo usa come scorciatoia per evitare riforme vere.Il 42% dei fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) spesi per la sanità in Sicilia non ha migliorato ospedali, ambulatori pubblici né ha portato nuove assunzioni sanitarie o amministrative. È servito solo a digitalizzare il nulla: software, piattaforme, e promesse di “efficienza” che non hanno toccato la realtà dei pazienti. Le radici del disastro: il Titolo V e l’austeritàLa beffa, cui seguì il danno, parte dalla riforma del Titolo V della Costituzione (Legge Costituzionale n.3 del 18 ottobre 2001), modificando gli articoli 117 e 118 della Costituzione, trasferendo alle Regioni materie come la tutela della salute e l’istruzione. Approvata dal governo Amato su impulso del centrosinistra (Prodi, D’Alema), fu una mossa tattica, un “regalo” alla Lega per far fuori Berlusconi e permettere al PD di governare. “Fu un errore strategico” dichiaro”, dichiarò Gianni Cuperlo, a misfatto compiuto. L’idea era quella di un “federalismo solidale”: più autonomia per adattare i servizi ai territori, ma con garanzie di equità e fondi adeguati dallo Stato, dando alle Regioni la gestione esclusiva dell’organizzazione, programmazione e spesa (tramite Aziende Sanitarie Locali e Provinciali – ASP), ma con lo Stato che definisce i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA, primo DPCM nel 2001). Il risultato? 21 sistemi sanitari frammentati, con il Sud in default. Il FSN sceso dal 6,8% del PIL (2001) al 5,9% (2025), con 37 miliardi (fonte Gimbe/Rapporti SVIMEZ), di tagli cumulativi tra il 2010 e 2019, a cui si aggiunge il rigore di bilancio (austerità), imposto dalla EU post-2008 che ha prodotto 46,5 miliardi in meno sulla spesa pubblica e 18 miliardi di tasse in più, in un periodo compreso tra il 2009 e il 2015.Il definanziamento silenzioso della Sanità pubblicaIl finanziamento del Servizio sanitario nazionale (SSN), noto anche come Fondo Sanitario Nazionale (FSN), rappresenta le risorse che lo Stato assegna ogni anno alla sanità pubblica, principalmente tramite la legge di Bilancio. Questi fondi vengono poi distribuiti alle Regioni per garantire il funzionamento di ospedali, ambulatori e servizi territoriali. Ma attenzione: il finanziamento non coincide con la spesa sanitaria, che comprende anche risorse regionali e altri programmi. In pratica, lo Stato stabilisce la base, ma la tenuta del sistema dipende da quanto, e come, si spende davvero. Tra il 2025 e il 2027, il FSN crescerà del 2,3% annuo, mentre il PIL salirà del 2,8%. In proporzione, la sanità riceverà meno risorse. È un definanziamento mascherato da aumento: la sanità perde peso nel bilancio dello Stato, diventa meno prioritaria. E le conseguenze sono chiare: meno fondi, meno personale, meno investimenti. Il pubblico si ritira, il privato avanza. Per dare un’idea concreta, in dieci anni, l’Italia investirà 300 miliardi nelle armi e appena 136 nella sanità. Un Paese che spende cinque volte di più per la guerra che per la cura ha già scelto da che parte stare. E non è quella del cittadino.In Sicilia, il PNRR avrebbe potuto invertire la rotta. Ma solo il 42% dei fondi destinati alla sanità è stato speso, e quasi esclusivamente per digitale e territorio: case di comunità, assistenza domiciliare, fascicolo sanitario elettronico. Tutto utile, certo. Ma nessun impatto reale su ospedali, reparti o assunz ioni. Nessuna riforma strutturale. Il risultato? Una sanità più connessa, ma non più curata. Un diritto sulla carta, sempre più lontano nella realtà.Il caso Sicilia: tra clientelismo e debiti “regalati”Nel 2015, la Regione Siciliana, guidata da Rosario Crocetta (centrosinistra, governo Renzi), firmò un accordo con lo Stato (DL 78/2015) rinunciando a circa 6 miliardi di crediti sanitari storici. In cambio, ottenne la possibilità di spalmare il disavanzo su 30 anni. In teoria, lo Stato avrebbe dovuto aumentare la sua quota di finanziamento al Fondo Sanitario Nazionale per la Sicilia, passando dal 42,5% al 49,11%. Ma il vincolo al pareggio di bilancio ha vanificato tutto: la Regione non può spendere più di quanto incassa. Il risultato? Per anni, un buco di 900 milioni l’anno ha pesato come un macigno sulla sanità pubblica.In sostanza, l’accordo fu politicamente vantaggioso per Roma, che si liberava di un contenzioso miliardario, e rischioso per Palermo, che si legava le mani da sola. Una rinuncia alle risorse future in cambio di un po’ di ossigeno contabile nel presente, e della garanzia, per Crocetta, di poter portare a termine il mandato.A distanza di sette anni, il copione si ripete. Cambiano i nomi, non la logica. Nel dicembre 2022, il presidente Renato Schifani (centrodestra, governo Meloni) ha firmato un nuovo accordo con il MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze), guidato da Giancarlo Giorgetti (Lega). L’obiettivo? Ristrutturare parte del debito regionale. L’accordo prevede:866 milioni di debito spalmati su 10 anni, con rate annuali da circa 86 milioni.2 miliardi rimborsati tramite la Cassa Depositi e Prestiti: in pratica, la CDP ha fornito liquidità per estinguere vecchi prestiti, sostituendoli con nuovi a condizioni più favorevoli. Ma la compartecipazione al FSN, con l’accordo Schifani-Giorgetti, è tornata al 42%. Questa percentuale è cruciale: determina quanta autonomia finanziaria ha la Regione e quanto pesa il vincolo del pareggio di bilancio. Se la Regione non riesce a raccogliere abbastanza risorse proprie, non può comunque sforare — anche se lo Stato aumenta la sua quota.Ma non è tutto. Nell’accordo è stata inserita anche la rinuncia ai residui attivi: crediti che la Regione vantava verso lo Stato e che, secondo stime interne, ammontavano a diversi miliardi di euro (la Regione non ha mai pubblicato un dettaglio analitico del loro ammontare, si parla di cifre comprese tra i 3 e 6 miliardi di euro ma senza conferme ufficiali), azzerati formalmente. Il motivo? Chiudere il contenzioso con lo Stato, ottenere la possibilità di ristrutturare il debito e uscire dal piano di rientro. Il tutto presentato come una vittoria politica e di buona amministrazione. Questa scelta ha un costo: meno risorse disponibili per la sanità e per gli investimenti, e un debito totale salito a quasi 8 miliardi di euro. In pratica, l’accordo non ha risolto nulla: ha solo rimandato il problema, vincolando la Sicilia a nuovi tagli e a una gestione sempre più condizionata da Roma. Epilogo: la filiera del privilegioLa riforma del Titolo V del 2001, nata per ragioni tattiche e ammessa come errore da Cuperlo e Letta, ha prodotto disuguaglianze strutturali e letali. Ha frammentato il Servizio Sanitario Nazionale, trasformandolo in un mosaico di sistemi regionali diseguali, dove il diritto alla salute dipende dal CAP di residenza. In Sicilia, questo disegno è degenerato in un modello clientelare: pubblico depotenziato, privati arricchiti, malati abbandonati. Il risultato è una sanità a due velocità: universale per pochi, privatizzata per chi può pagare.A peggiorare tutto, Il pareggio di bilancio. Inserito nella Costituzione nel 2012 su impulso del governo Monti, è il simbolo di una resa. Una resa politica, sociale, culturale. Fu votato da quasi tutto l’arco parlamentare: PD, PDL, UDC, FLI, API, Lega Nord, con l’unica opposizione di IDV e Lega (in Senato).Una modifica costituzionale approvata in fretta, senza dibattito pubb lico, nel pieno della crisi del debito. Ma non fu solo un errore: fu un atto di sottomissione. Da allora, lo Stato italiano ha smesso di essere sovrano. Senza più una banca centrale nazionale, senza controllo sulla moneta, senza margini di spesa, ogni governo è diventato un esecutore contabile. E ogni Regione, un terminale periferico di un sistema che impone tagli, vincoli, sacrifici — anche quando la realtà grida l’opposto. La Sicilia, più di ogni altra, ha pagato il prezzo di questa architettura. Ha rinunciato a miliardi di crediti, ha firmato patti capestro, ha accettato di essere commissariata nei fatti. In cambio? Nulla. Solo la possibilità di dire che “i conti sono in ordine”, mentre ospedali chiudono, medici scappano, e i cittadini si rassegnano.La politica ha smesso di rappresentare. Ha scelto di obbedire. Ha barattato il potere di decidere con il privilegio di restare. Ha svenduto il Paese per garantirsi la poltrona. E oggi, mentre i cittadini diventano automi digitalizzati, sorvegliati, spremuti, la democrazia si svuota. Non è più governo del popolo, ma gestione della scarsità. Questo non è progresso. È un sistema che ha smesso di servire l’uomo per servire il debito: un debito indotto, creato dal nulla da entità private che prestano ciò che non possiedono, e pretendono indietro interessi su ciò che non rischiano. Un potere senza volto, senza mandato, senza responsabilità. È il trionfo della finanza speculativa sulla democrazia, della contabilità sulla dignità. E finché non si rovescia questo impianto, ogni riforma sarà solo maquillage. Ogni voto, una firma in bianco. Ogni silenzio, una complicità.bilgiu Elenco Link alle Fonti:La Repubblica (4 novembre 2025): “Politica, sanità e nomine: chiesto l’arresto di Totò Cuffaro e di Saverio Romano”. Dettagli su 18 indagati, appalti truccati e perquisizioni.Link direttoL’Unità (4 novembre 2025): “Appalti truccati nella sanità in Sicilia, chiesto l’arresto dell’ex governatore Totò Cuffaro e del deputato Saverio Romano”. Intercettazioni su “comitato d’affari occulto” e mediazioni appalti.Link direttoIl Fatto Quotidiano (5 novembre 2025): “Inchiesta Cuffaro in Sicilia: le manovre di potere nell’indagine”. Citazioni intercettazioni: “Noi abbiamo Enna, Palermo e Siracusa”; minacce e favori DC.Link direttoIl Post (5 novembre 2025): “La grossa inchiesta in Sicilia in cui è coinvolto Totò Cuffaro”. Ruolo di Cuffaro come “dominus” e mediatori (es. Calogero Zambuto).Link direttoVoce di Sicilia (4 novembre 2025): “Corruzione e appalti truccati nella sanità: sotto accusa il sistema di nomine, chiesti gli arresti per Cuffaro”. Difesa di Cuffaro e revoche manager (es. Alessandro Caltagirone).Link direttoMinistero della Salute – Annuario Statistico SSN (ed. 2023, pubb. marzo 2025): Dati su regionalizzazione, LEA e spesa pro-capite. Conferma +22% reale dal 2001.Link direttoOCSE – Health at a Glance 2023: Europe (agg. 2025): Analisi federalismo sanitario italiano; “deriva regionalista” con disuguaglianze Nord-Sud.Link direttoGimbe – Rapporto SSN 2025 (ottobre 2025): Tabella FSN % PIL: 2001-2007 6,5-6,8%; 2008-2019 -37 miliardi; 2020-2025 +8,6 miliardi insufficienti.Link direttoMinistero della Salute – Piano di Rientro Sicilia (verifica 2023): Disavanzo cronico 2 miliardi; LEA 7/10; rete ospedaliera -367 posti letto (20212025).Link direttoRegione Siciliana – Report Sanità 2023: Spesa pro-capite 1.433 euro (vs 1.730 Italia); privati accreditati ~1 miliardo annuo SSN; mobilità passiva 300-400 mln.Link direttoGimbe – Dati Sicilia 2025: Rinunce cure 9%; costi esternalizzazioni (pulizie +100-150%, analisi +50-150%). Tabella servizi consolidata.Link direttoCREA Sanità – Report Esternalizzazioni 2023: Costi gonfiati privati vs interni (+50-100% visite, +100% chirurgia); quota privata 23,9% vs 20,3% nazionale.Link diret toQuotidiano Sanità (varie edizioni 2023-2025): Convenzioni private Sicilia ~1 miliardo annuo; tariffe +50-100% (es. visita 40-60€ pubblica vs 80-120€ convenzionata).Link direttoAnnuario SSN 2023 (Ministero Salute): Ospedali pubblici -125 (2011-2021); posti letto -10.560 (2013-2023); privati accreditati 525-995.Link direttoGimbe – Rapporto 2025: Tagli UE-indotti -37 miliardi (2010-2019); -13,1 miliardi reali (2023-2025).Link direttoI Nuovi Vespri (2021,+ agg. 2025): Accordo Crocetta 2015: rinuncia ~6 miliardi crediti sanitari; buco +900 mln/anno.Link direttoRegione Siciliana – Accordo Bilaterale 2022: Azzera residui ~2 miliardi; spalma 866 mln su 10 anni; compartecipazione 42%; assunzioni +1.200.Link direttoBlogSicilia (2023-2025): Debito totale 7,3 miliardi; +170 mln FSN ma tagli lineari; Pnrr ritardi 42%.Link direttoPagella Politica (analisi storica 2021, cit. 2025): Riforma Titolo V 2001 come “errore” per contrastare Lega; federalismo asimmetrico.Link direttoOCSE – Realizing the Future of Health 2024 (agg. 2025): Disuguaglianze letali; proposte ricentralizzazione parziale LEA.Link direttoNota: Fonti verificate al 08/11/2025. Clicca su [Link diretto] per aprire la fonte originale. Stampa tp:writer§§ roberto guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110903143406291.PDF §---§ title§§ Mobilità sanitaria, il Nord frena. De Pascale, sos condiviso da Fontana. Il Gimbe: spostamenti in aumento link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902103800119.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidiano.net" del 09 Nov 2025
Il governatore emiliano-romagnolo apre il dibattito: troppi pazienti da altre regioni. Le migrazioni per curarsi costano 5 miliardi all’anno. Si contano 750mila ricoveri
pubDate§§ 2025-11-09T01:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902103800119.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902103800119.PDF', 'title': 'quotidiano.net'} tp:url§§ https://www.quotidiano.net/cronaca/pazienti-fuori-regione-nord-de-pascale-l83v338l tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902103800119.PDF tp:ocr§§ Il ceto medio torna al centro2 € al mese La sanità che scricchiola La mobilità è in forte aumento Una situazione insostenibile Dalle regioni del Mezzogiorno ci si va a curare al NordRoma, 9 novembre 2025 – “La mobilità sanitaria interregionale è in forte aumento e sta mettendo sotto pressione il sistema. Serve un grande patto nazionale, perché questa situazione non è sostenibile”. L’allarme lanciato dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale (Pd), riapre il dibattito sulle crepe della sanità pubblica, nel giorno in cui il ministro della Salute Orazio Schillaci ammette che il fatto che ci siano persone costrette a spostarsi per curarsi è una “sconfitta per la nazione”. Evidenziando il trend di crescita della mobilità, anche “impropria”, ovvero per prestazioni di bassa complessità, De Pascale avverte: “Il sistema rischia di non reggere, non esistono infermieri e professionisti infiniti per aumentare senza limiti l’offerta”. Una pressione, gli ha fatto eco, il suo omologo Attilio Fontana, che “in Emilia-Romagna è molto inferiore” rispetto alla Lombardia. “Se non si modifica il modello, – ha avvertito Fontana – i soldi saranno sempre insufficienti”. In Italia – stando all’ultimo report dell’Osservatorio Gimbe – nel 2022 il valore della mobilità sanitaria ha raggiunto i 5,04 miliardi, il più elevato dal 2010 con un aumento del 18,6% rispetto al 2021. Cifra che rappresenta il 3,86% della spesa sanitaria totale con – secondo le stime Censis – 750mila ricoveri l’anno. Lombardia (22,8%), Emilia-Romagna (17,1%), Veneto (10,7%) attraggono complessivamente oltre la metà della mobilità attiva. A queste si aggiungono Lazio (8,6%), Piemonte (6,1%) e Toscana (6%). Le tre Regioni con il maggiore indice di fuga sono Lazio (11,8%), Campania (9,6%) e Lombardia (8,9%). Tra le regioni con saldo positivo – ovvero dove il valore delle prestazioni erogate a cittadini non residenti è superiore a quello delle prestazioni ricevute dai residenti in altre regioni – figurano anche Toscana, Molise, provincia autonoma di Trento e provincia autonoma di Bolzano. Il 78,8% del saldo negativo si concentra, invece, in Abruzzo, Lazio, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania. Saldo negativo moderato per Umbria, Marche, Liguria, Basilicata, Sardegna e minimo per Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta. “Il grave sottofinanziamento del Ssn – commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – ha messo in crisi anche le ricche regioni del Nord che non riescono più a garantire un elevato livello di qualità dei servizi e l’eccesso di mobilità attiva riduce la capacità di erogare i Livelli essenziali di assistenza (Lea) nei confronti dei cittadini residenti. La ‘portabilità’ del diritto alla tutela della salute, entra in competizione con la garanzia dei diritti dei residenti, perché nessuna regione può aumentare oltre un certo limite la produzione di servizi e prestazioni sanitarie”. Nel 2022, l’85,8% della mobilità sanitaria ha riguardato prestazioni di ricovero ordinario e day hospital (69,9%) e specialistica ambulatoriale (15,9%). Oltre la metà del valore di tali prestazioni viene erogata da strutture private accreditate che attraggono molto più del pubblico (+26,2%) per i ricoveri, e poco meno (-6,1%) per le prestazioni di specialistica ambulatoriale. “Dopo i tagli invisibili del periodo 2023-2026, che hanno sottratto al Ssn oltre 17,5 miliardi di euro per le Regioni si apre uno scenario inquietante”. A preoccupare – rileva il presidente della Fondazione Gimbe – è l’entità del divario tra le previsioni di spesa contenute nel Dpfp e la quota di Pil assegnata al Fondo sanitario nazionale dalla manovra. “Un gap – pari a 6,8 miliardi di euro nel 2026, 7,6 nel 2027 e 10,7 nel 2028 – che non può essere colmato dalle regioni che avranno solo due strade, entrambe con ‘pedaggio’ a carico dei cittadini: ridurre i servizi o aumentare le imposte locali”. Bsogna dunque, secondo Cartabellotta, “rifinanziare adeguatamente la sanità, attuare riforme strutturali, rafforzare sul tema le Regioni d el Mezzogiorno restituendo fiducia ai cittadini lì residenti e migliorare efficienza e programmazione”. © Riproduzione riservataRobin Srl Società soggetta a direzione e coordinamento di MonrifcategorieabbonamentipubblicitàCopyright @2025 - P.Iva 12741650159 - ISSN: 2499-3085 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902103800119.PDF §---§ title§§ Mobilità sanitaria, il Nord frena. De Pascale, sos condiviso da Fontana. Il Gimbe: spostamenti in aumento link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902080000797.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidiano.net" del 09 Nov 2025
Il governatore emiliano-romagnolo apre il dibattito: troppi pazienti da altre regioni. Le migrazioni per curarsi costano 5 miliardi all’anno. Si contano 750mila ricoveri
pubDate§§ 2025-11-09T02:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902080000797.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902080000797.PDF', 'title': 'quotidiano.net'} tp:url§§ https://www.quotidiano.net/cronaca/pazienti-fuori-regione-nord-de-pascale-l83v338l tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902080000797.PDF tp:ocr§§ Il ceto medio torna al centro2 € al mese La sanità che scricchiola La mobilità è in forte aumento Una situazione insostenibile Dalle regioni del Mezzogiorno ci si va a curare al NordRoma, 9 novembre 2025 – “La mobilità sanitaria interregionale è in forte aumento e sta mettendo sotto pressione il sistema. Serve un grande patto nazionale, perché questa situazione non è sostenibile”. L’allarme lanciato dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale (Pd), riapre il dibattito sulle crepe della sanità pubblica, nel giorno in cui il ministro della Salute Orazio Schillaci ammette che il fatto che ci siano persone costrette a spostarsi per curarsi è una “sconfitta per la nazione”. Evidenziando il trend di crescita della mobilità, anche “impropria”, ovvero per prestazioni di bassa complessità, De Pascale avverte: “Il sistema rischia di non reggere, non esistono infermieri e professionisti infiniti per aumentare senza limiti l’offerta”. Una pressione, gli ha fatto eco, il suo omologo Attilio Fontana, che “in Emilia-Romagna è molto inferiore” rispetto alla Lombardia. “Se non si modifica il modello, – ha avvertito Fontana – i soldi saranno sempre insufficienti”. In Italia – stando all’ultimo report dell’Osservatorio Gimbe – nel 2022 il valore della mobilità sanitaria ha raggiunto i 5,04 miliardi, il più elevato dal 2010 con un aumento del 18,6% rispetto al 2021. Cifra che rappresenta il 3,86% della spesa sanitaria totale con – secondo le stime Censis – 750mila ricoveri l’anno. Lombardia (22,8%), Emilia-Romagna (17,1%), Veneto (10,7%) attraggono complessivamente oltre la metà della mobilità attiva. A queste si aggiungono Lazio (8,6%), Piemonte (6,1%) e Toscana (6%). Le tre Regioni con il maggiore indice di fuga sono Lazio (11,8%), Campania (9,6%) e Lombardia (8,9%). Tra le regioni con saldo positivo – ovvero dove il valore delle prestazioni erogate a cittadini non residenti è superiore a quello delle prestazioni ricevute dai residenti in altre regioni – figurano anche Toscana, Molise, provincia autonoma di Trento e provincia autonoma di Bolzano. Il 78,8% del saldo negativo si concentra, invece, in Abruzzo, Lazio, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania. Saldo negativo moderato per Umbria, Marche, Liguria, Basilicata, Sardegna e minimo per Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta. “Il grave sottofinanziamento del Ssn – commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – ha messo in crisi anche le ricche regioni del Nord che non riescono più a garantire un elevato livello di qualità dei servizi e l’eccesso di mobilità attiva riduce la capacità di erogare i Livelli essenziali di assistenza (Lea) nei confronti dei cittadini residenti. La ‘portabilità’ del diritto alla tutela della salute, entra in competizione con la garanzia dei diritti dei residenti, perché nessuna regione può aumentare oltre un certo limite la produzione di servizi e prestazioni sanitarie”. Nel 2022, l’85,8% della mobilità sanitaria ha riguardato prestazioni di ricovero ordinario e day hospital (69,9%) e specialistica ambulatoriale (15,9%). Oltre la metà del valore di tali prestazioni viene erogata da strutture private accreditate che attraggono molto più del pubblico (+26,2%) per i ricoveri, e poco meno (-6,1%) per le prestazioni di specialistica ambulatoriale. “Dopo i tagli invisibili del periodo 2023-2026, che hanno sottratto al Ssn oltre 17,5 miliardi di euro per le Regioni si apre uno scenario inquietante”. A preoccupare – rileva il presidente della Fondazione Gimbe – è l’entità del divario tra le previsioni di spesa contenute nel Dpfp e la quota di Pil assegnata al Fondo sanitario nazionale dalla manovra. “Un gap – pari a 6,8 miliardi di euro nel 2026, 7,6 nel 2027 e 10,7 nel 2028 – che non può essere colmato dalle regioni che avranno solo due strade, entrambe con ‘pedaggio’ a carico dei cittadini: ridurre i servizi o aumentare le imposte locali”. Bsogna dunque, secondo Cartabellotta, “rifinanziare adeguatamente la sanità, attuare riforme strutturali, rafforzare sul tema le Regioni d el Mezzogiorno restituendo fiducia ai cittadini lì residenti e migliorare efficienza e programmazione”. © Riproduzione riservataRobin Srl Società soggetta a direzione e coordinamento di MonrifcategorieabbonamentipubblicitàCopyright @2025 - P.Iva 12741650159 - ISSN: 2499-3085 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902080000797.PDF §---§ title§§ I pazienti (fuori), gli studenti (fuorisede): la necessità di invertire la rotta link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901782506142.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianodipuglia.it" del 09 Nov 2025
Lo spunto arriva dall’Istat e riguarda i centenari. Ma lo sguardo si può allargare, fino a coprire i più giovani, il loro percorso, il loro futuro. Con ordine. Al primo gennaio...
pubDate§§ 2025-11-09T12:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901782506142.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901782506142.PDF', 'title': 'quotidianodipuglia.it'} tp:url§§ https://www.quotidianodipuglia.it/pensieri_e_parole/sanita_puglia_viaggi_speranza_ministro_schillaci_studenti_fuorisede_editoriale-9178477.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901782506142.PDF tp:ocr§§ Lo spunto arriva dall’Istat e riguarda i centenari. Ma lo sguardo si può allargare, fino a coprire i più giovani, il loro percorso, il loro futuro. Con ordine. Al primo gennaio scorso in Italia si contavano 23.548 italiani con un secolo e oltre di vita (fonte Istat), in aumento di duemila sull’anno precedente, più del doppio rispetto al 2009. Un balzo del 130 per cento. Ottimo. La notizia si fa spazio sui giornali, il Foglio ne trae una lettura positiva, giustamente: con tutti i difetti che può avere, il Sistema sanitario nazionale è un gioiello da preservare, curare, alimentare. E comunque: spendendo meglio; scegliendo i professionisti per competenza e non appartenenza; eliminando la demagogia della politica sui territori che vorrebbe ospedali a ogni angolo. APPROFONDIMENTI UNIVERSITA'Studenti fuorisede, primato in Puglia. I rettori: «Via per trovare lavoro. Ma ora confrontiamoci» UNIVERSITàLa Puglia è la regione con più studenti universitari fuorisede Il numero lusinga, la ripartizione territoriale molto meno. Il ministro della Salute Orazio Schillaci gongola con una lettera allo stesso giornale, ma ammette: il Sistema sanitario funziona, “non perfettamente, non uniformemente, ma funziona”. E tuttavia, aggiunge, “è stato frazionato in venti sistemi regionali, definanziato costantemente”. Risultato? “Un’eccellenza qua, un disastro là”. La piega, purtroppo, è quella giusta perché il discorso frani, inevitabilmente, verso l’inoccultabile: “Un cittadino non può pagare con la salute il fatto di essere nato in Puglia piuttosto che in Veneto”. Esempio pertinente. Ahia.La verifica? Subito. Se quello dei centenari in rapporto alla popolazione è un riferimento importante da cui inferire giudizi sullo stato di salute della Sanità, come sistema di cura e accudimento, va purtroppo detto che la Puglia è in condizioni precarie: la prima provincia, ben oltre metà classifica, è Foggia, al 68° posto. Seguono Lecce (80°), Bari (85°), Brindisi (87°), Taranto (97°) e Bat (105° su 107). L’invecchiamento della popolazione, evidente anche da queste parti, è fenomeno legato più allo spopolamento per denatalità, con esodo irrefrenabile dei giovani, che solo alla buona salute dei nostri anziani. Altro capitolo spinoso, i ragazzi e il futuro. Ma non è ancora il momento di parlarne.Riprendiamo. Schillaci non nasconde la riflessione sul rapporto scomodo tra sanità e consenso: “Facile promettere, difficile mantenere. Il punto è che la serietà non si finanzia. Serve rigore. Onestà intellettuale. Responsabilità”. Però intanto l’inciampo è sui fondi. “È più semplice dire che mancano sempre e solo i soldi. Ma se poi vengono spesi male, a che serve?”. Annotazione opportuna: la governance è in capo innanzitutto alla componente politica, tanto al centro quanto in periferia. E qui, in Puglia, i risultati sono eloquenti fin dalle cifre: nel 2023, ultimo dato disponibile, la Regione ha speso 337 milioni per l’assistenza erogata ai propri cittadini oltre confine, mentre ne ha incassati appena 138 per il flusso inverso di pazienti attratti da fuori. Nel 2011 erano 63.135 i pugliesi presi in carico altrove, nel 2023 sono stati 51.429. Lo squilibrio resta pesante. Le eccellenze professionali sono evidenti (e l’assessore Amati, ad esempio, ha gioco facile nel ricordare proprio a Schillaci il primato della Puglia nelle leggi per gli screening neonatali, uniche al mondo nella sanità pubblica), ma evidentemente serve anche altro. La revisione dei criteri di riparto del fondo sanitario nazionale ha introdotto – come evidenzia il recentissimo rapporto della Fondazione Gimbe – “lievi effetti redistributivi per le regioni del Mezzogiorno”, ma lo svantaggio è stato compensato solo in parte. Così in Puglia quasi undici persone su cento rinunciano alle cure: più della media nazionale, molto più del Veneto, per restare al raffronto. E tra le due regioni la differenza sull’aspettativa di vita è di un anno a favore dell’area settentrionale. Non una bella prospettiva.Ripartiamo, riallineando i concetti. Le risorse, innanzitutto: occorre riequilibrare la ripartizione dei fondi. Operazione difficile e complessa, ma necessaria al di là degli arzigogoli sui criteri di riferimento. La trafila parlamentare sull’autonomia differenziata non agevola il compito. Ma non ci sono altri punti di partenza per centrare gli obiettivi. Fatto questo, la risposta al dubbio di Schillaci: per evitare che i soldi siano spesi male, occorre una migliore selezione lungo tutta la filiera organizzativa e amministrativa della sanità. La politica è disposta a rinunciare alla lottizzazione delle poltrone e degli incarichi, per affidarsi invece a criteri manageriali e professionali? Se sì, bene. Altrimenti parole come rigore, onestà intellettuale e responsabilità restano solo begli enunciati di principio, espressi a occhi chiusi all’incrocio pericoloso tra sanità e consenso.Per arrivare, infine, ai giovani. Adesso sì. Quarantamila ragazzi pugliesi fuorisede sono il dato record che zavorra la Puglia e le sue aspettative di futuro. Sono scelte, quelle di studiare lontano da casa, che tengono dentro molte cose insieme. E su cui occorre lavorare duro e a fondo, ora che in un colpo solo cambiano tutti assieme i vertici delle principali università pugliesi e della stessa Regione, per progettare un percorso che porti a un’inversione di rotta. Non tanto per riportare a casa i nostri ragazzi, giacché studiare e vivere fuori sono di per sé esperienze formative, sebbene particolarmente dispendiose, con esborsi non sempre facilmente sostenibili se non al costo di grandi sacrifici. Quanto per diventare polo di attrazione, per il Sud e per l’area del Mediterraneo. Operazione, anche questa, che intreccia diverse competenze, selettive e organizzative, e molti fronti, soprattutto infrastrutturali, a cominciare dalla necessità di migliorare e potenziare i trasporti.I viaggi della speranza. Le spese per i ragazzi fuorisede. Sommiamo gli addendi: ognuno ha la possibilità di fare empiricamente due calcoli e di trarre le inevitabili conclusioni. La salute e l’istruzione sono le principali poste contabili con cui incanaliamo montagne di denaro verso le altre regioni. Noi, terra di accoglienza e, a questo punto, anche di insospettata generosità. Possiamo fare di meglio. Non c’è dubbio. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901782506142.PDF §---§ title§§ Mobilità sanitaria il Nord frena De Pascale sos condiviso da Fontana Il Gimbe | spostamenti in aumento link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902080700800.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "zazoom.it" del 09 Nov 2025
Roma, 9 novembre 2025 – “La mobilit à sanitaria interregionale è in forte aumento e sta mettendo sotto pressione il sistema.
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