title§§ De Pascale: «Il no ai pazienti da altre regioni non è egoismo» = Stop mobilità sanitaria, esplode il caso Il ministro: «Più soldi? Vanno usati bene» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901909502256.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "CORRIERE DI BOLOGNA" del 09 Nov 2025

L'allarme lanciato dall'Emilia diventa tema nazionale. De Pascale: «No egoismi, ma così non ce la facciamo più»

pubDate§§ 2025-11-09T03:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901909502256.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901909502256.PDF', 'title': 'CORRIERE DI BOLOGNA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901909502256.PDF tp:ocr§§ IL CASO De Pascale: «Il no ai pazienti da altre regioni non è egoismo» Stopmobilitàsanitaria,esplodeilcaso Ilministro:«Piùsoldi?Vannousatibene» L’allarmelanciatodall’Emiliadiventatemanazionale.DePascale:«Noegoismi,macosìnoncelafacciamopiù» di Daniela Corneo D e Pascale non arretra: «Il no ai pazienti extra regione non è egoismo». E sul caso interviene il ministro Schillaci: «La mobilità è una sconfitta della nazione». a pagina 2 Il giorno dopo aver sganciato la «bomba» politica sulla sostenibilità economica della mobilità sanitaria, ieri il presidente Michele de Pascale è tornato su una questione tanto spinosa quanto urgente ormai. «Siamo la Regione del tricolore, siamo patrioti, quindi nessun egoismo — ha detto — però un sistema così non funziona e i numeri stanno crescendo. Non è un fenomeno stabile, ma in fortissima crescita». Viale Aldo Moro in questo momento sta lavo r a n d o a u n protocollo d’in- Preoccupato tesa con la Cala- Michele de Pa bria proprio per tenere monitorati gli invii di pazienti a Bologna, capire se sono tutti appropriati e principalmente su quali patologie. A breve si arriverà all’accordo, ma intanto de Pascale si toglie qualche sassolino nei confronti degli esponenti del centrodestra che l’altro giorno l’hanno attaccato: «Non sanno come funziona il sistema sanitario nazionale, questo è un problema, perché chi sta firmando l’accordo con noi è il presidente Occhiuto della Calabria che è di Forza Italia, bisognerebbe studiare». Per de Pascale il concetto è molto semplice: «Se l’EmiliaRomagna attrae alta complessità, assolve a una funzione storica. Ci sono prestazioni sanitarie che esistono in EmiliaRomagna e non esistono nel resto del Paese o non con questa qualità, e queste sono patrimonio di tutti, ne andiamo fieri. Ma in questi anni abbiamo avuto una crescita enorme della domanda di prestazioni anche di bassa complessità e questo sta mettendo in difficoltà il nostro sistema». Questione di risorse, certo, ma non solo, sottolinea de Pascale: «È questione anche che non esistono professionisti infiniti, non abbiamo infermieri infiniti per aupresidente mentare a dismicale sura la produzione e dall’altra parte questo mette in difficoltà anche i miei colleghi del Sud che sono i primi a protestare perché devono pagare due volte», per far andare avanti il loro sistema sanitario e per rimborsare le Regioni del Nord. All’allarme di de Pascale ieri si è aggiunto quello del presidente della Lombardia Attilio Fontana, tanto che sul tema ieri è intervenuto anche il ministro della Salute Orazio Schillaci: «Il fatto che ci siano persone costrette a salire su un treno e a spostarsi per curarsi è una sconfitta per l’intera nazione, è l’ammissione che lo Stato ha rinunciato a garantire l’uguaglianza dei diritti. Certo servono più risorse, ma se poi vengono spese male, lasciate nei cassetti o dirottate a coprire i buchi di bilancio, a che serve?», incalza il ministro. Il Pd, con il segretario regionale Luigi Tosiani, fa quadrato attorno a de Pascale: «La vocazione universalistica del nostro sistema sanitario resta un faro, è un sistema pubblico che non esclude, ma che oggi va sostenuto con risorse, personale e coraggio politico. Le parole di de Pascale sono un atto di verità e coraggio». Anche Avs sta con de Pascale: «È una discussione da fare, siano date più risorse e personale alle regioni che curano, abolendo i vincoli che limitano le assunzioni». Il M5S chiede un «patto nazionale, con una programmazione interregionale dei volumi, tempi massimi e priorità ai residenti per le prestazioni programmabili, criteri di appropriatezza veri e monitoraggio trasparente degli esiti». Ma la civica Elena Ugolini non risparmia critiche a viale Aldo Moro: «Tutte le prestazioni dei fuori regione vengono ricompensate dalle regioni di appartenenza dei pazienti, i numeri non giustificano le esternazioni di de Pascale che sembra voglia cercare un capro espiatorio. È possibile che questo 10% di pazienti da fuori condizioni la situazione delle liste d’atrtesa nella nostra regione?», chiede Ugolini. Il presiden te regionale di degli ospedali privati, Cesare Salvi, dopo mesi di braccio di ferro con viale Aldo Moro sui ristori Covid al privato accreditato, tende la mano alla Regione: «Avremmo spazio per lavorare con il 20-30% di pazienti in più dell’Emilia-Romagna, siamo disponibili a confrontarci se ci fosse una progettualità». «Oggi con un sistema sanitario nazionale in grande affanno — analizza il presidente del Gimbe Nino Cartabellotta — il fenomeno della mobilità sanitaria rischia di mettere in crisi anche i servizi regionali più forti e di ridurre la capacità di erogare i livelli di assistenza essenziali per i residenti. Le Regioni possono definire accordi bilaterali di cooperazione, protocolli per evitare duplicazioni, ma con il consenso dell’assistito: quando una norma regionale ha cercato di imporre unilateralmente tetti o restrizioni alla mobilità sanitaria attiva, il Tar o la Consulta ne hanno ribadito l’illegittimità». Per Cartabellotta bisognerebbe seguire esempi virtuosi già attivi: «Da anni un’equipe del Rizzoli si sposta in Sicilia a Bagheria. Sposti le competenze senza che i pazienti entrino nel flusso degli extra regione». Da. Cor. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Da Cor Heading: Highlight: La vicenda ? Da dopo il Covid, la sanità dell’EmiliaRomagna, così come delle altre regioni d’Italia, affronta una crisi senza precedenti e deve fare i conti con un buco di bilancio che si trascina di anno in anno ? Il presidente della Regione, Michele de Pascale, ha rotto un tabù affermando, per la prima volta, che uno dei vanti della sanità emiliana, la capacità di attrarre e curare pazienti da fuori regione, si sta trasformando in un boomerang a scapito delle cure ai residenti Rischio Tar Cartabellotta di Gimbe: rischi di ricorsi se si impongono limiti alla mobilità dei singoli ? Salvi (Aiop) Avremmo spazio per lavorare con il 2030% di pazienti in più dell’EmiliaRomagna, disponibili a confrontarc i se ci fosse progettualità Image:Preoccupato Il presidente Michele de Pascale -tit_org- De Pascale: «Il no ai pazienti da altre regioni non è egoismo» Stop mobilità sanitaria, esplode il caso Il ministro: «Più soldi? Vanno usati bene» -sec_org- tp:writer§§ Da Cor guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901909502256.PDF §---§ title§§ Ogni sigaretta ruba 20 minuti di vita. E (ci) costa 25 miliardi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704804293.PDF description§§

Estratto da pag. 37 di "ECO DI BERGAMO" del 09 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-09T04:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704804293.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704804293.PDF', 'title': 'ECO DI BERGAMO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704804293.PDF tp:ocr§§ Ogni sigaretta ruba 20 minuti di vita. E (ci) costa 25 miliardi Ogni sigaretta ruba in media 20 minuti di vita - 22 per le donne e 17 per gli uomini - e le patologie collegate al tabacco causano ogni anno 93mila morti solo in Italia. Il costo annuale generato per il Servizio sanitario nazionale supera i 24 miliardi di euro. Tre numeri che da soli spiegano le ragioni dell’iniziativa promossa dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), insieme alle principali fondazioni del campo oncologico (Fondazione Airc, Fondazione Umberto Veronesi, Fondazione Aiom): una raccolta firme per una proposta di legge d’iniziativa popolare contro il fumo con l’obiettivo di arrivare a prezzi ’frena-consumì aumentando di 5 euro il costo del pacchetto. L’iniziativa, presentata in occasione di un convegno al Senato per il XXVII congresso nazionale Aiom che si chiude oggi a Roma, ha l’obiettivo di arrivare entro la primavera a 50mila firme autenticate per una norma che incrementi le accise su tutti i prodotti - incluse e-cig e tabacco riscaldato - per disincentivare il fumo, che rappresenta il maggiore fattore di rischio oncologico. Evidenti i vantaggi: «Con un aumento di 5 euro a pacchetto, oltre a diminuire il numero dei fumatori, si recupererebbero 12 miliardi di euro stimati da destinare alla prevenzione, e questo - sottolinea la vice presidente del Senato Mariolina Castellone - a fronte di una diminuzione di 2 mld lo scorso anno, secondo Gimbe, proprio per la prevenzione». Una battaglia non nuova per l’Aiom che oggi, però, si allea con le altre realtà dell’oncologia per concretizzare una richiesta - l’aumento del prezzo delle sigarette per finanziare il Ssn e la prevenzione - sposata dal 60% degli italiani secondo un recente sondaggio Doxa. «In oltre un anno di interlocuzione con i rappresentanti del governo - ha spiegato il presidente Aiom Franco Perrone - ci siamo resi conto che il governo è inevitabilmente stretto all’interno di interessi diversi che rendono difficili soluzioni drastiche. Sappiamo che in Italia esiste una filiera del tabacco con lavoratori e lavoratrici e ciò va rispettato, ma è anche in atto in tutto il mondo una riconversione del settore e d’altro canto 93mila morti l’anno non si possono ignorare». In realtà, secondo Perrone, tale conflitto salute-economia è solo apparente perchè l’aumento del prezzo delle sigarette ridurrebbe il carico di malattia liberando più risorse a vantaggio di tutto il sistema. Ed il pericolo arriva anche dai nuovi dispositivi, come sottolinea Giulia Veronesi (Fondazione Veronesi): «Un fumatore perde in media 10 anni di vita rispetto ad un non fumatore e per i giovani il pericolo arriva anche dalle e-cig: i primi dati scientifici dimostrano infatti che le sigarette elettroniche aumentano il rischio oncologico, di patologie polmonari e cardiovascolari. Inoltre, la nicotina contenuta crea dipendenza nei giovani e funziona da ponte per il fumo tradizionale». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Foto di Stephen Hocking su Unsplash -tit_org- Ogni sigaretta ruba 20 minuti di vita. E (ci) costa 25 miliardi -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704804293.PDF §---§ title§§ Pazienti e studenti la necessita di invertire rotta = Pazienti e studenti, la necessità... link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901878302824.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 09 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-09T03:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901878302824.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901878302824.PDF', 'title': 'NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901878302824.PDF tp:ocr§§ PAZIENTI E STUDENTI LA NECESSITÀ DI INVERTIRE ROTTA Pazienti e studenti, la necessità... L o spunto arriva dall’Istat e riguarda i centenari. Ma lo sguardo si può allargare, fino a coprire i più giovani, il loro percorso, il loro futuro. Con ordine. Al primo gennaio scorso in Italia si contavano 23.548 italiani con un secolo e oltre di vita (fonte Istat), in aumento di duemila sull’anno precedente, più del doppio rispetto al 2009. Un balzo del 130 per cento. Ottimo. La notizia si fa spazio sui giornali, il Foglio ne trae una lettura positiva, giustamente: con tutti i difetti che può avere, il Sistema sanitario nazionale è un gioiello da preservare, curare, alimentare. E comunque: spendendo meglio; scegliendo i professionisti per competenza e non appartenenza; eliminando la demagogia della politica sui territori che vorrebbe ospedali a ogni angolo. Il numero lusinga, la ripartizione territoriale molto meno. Il ministro della Salute Orazio Schillaci gongola con una lettera allo stesso giornale, ma ammette: il Sistema sanitario funziona, “non perfettamente, non uniformemente, ma funziona”. E tuttavia, aggiunge, “è stato frazionato in venti sistemi regionali, definanziato costantemente”. Risultato? “Un’eccellenza qua, un disastro là”. La piega, purtroppo, è quella giusta perché il discorso frani, inevitabilmente, verso l’inoccultabile: “Un cittadino non può pagare con la salute il fatto di essere nato in Puglia piuttosto che in Veneto”. Esempio pertinente. Ahia. La verifica? Subito. Se quello dei centenari in rapporto alla popolazione è un riferimento importante da cui inferire giudizi sullo stato di salute della Sanità, come sistema di cura e accudimento, va purtroppo detto che (...) Continua a pag.6 (...) la Puglia è in condizioni precarie: la prima provincia, ben oltre metà classifica, è Foggia, al 68° posto. Seguono Lecce (80°), Bari (85°), Brindisi (87°), Taranto (97°) e Bat (105° su 107). L’invecchiamento della popolazione, evidente anche da queste parti, è fenomeno legato più allo spopolamento per denatalità, con esodo irrefrenabile dei giovani, che solo alla buona salute dei nostri anziani. Altro capitolo spinoso, i ragazzi e il futuro. Ma non è ancora il momento di parlarne. Riprendiamo. Schillaci non nasconde la riflessione sul rapporto scomodo tra sanità e consenso: “Facile promettere, difficile mantenere. Il punto è che la serietà non si finanzia. Serve rigore. Onestà intellettuale. Responsabilità”. Però intanto l’inciampo è sui fondi. “È più semplice dire che mancano sempre e solo i soldi. Ma se poi vengono spesi male, a che serve?”. Annotazione opportuna: la governance è in capo innanzitutto alla componente politica, tanto al centro quanto in periferia. E qui, in Puglia, i risultati sono eloquenti fin dalle cifre: nel 2023, ultimo dato disponibile, la Regione ha speso 337 milioni per l’assistenza erogata ai propri cittadini oltre confine, mentre ne ha incassati appena 138 per il flusso inverso di pazienti attratti da fuori. Nel 2011 erano 63.135 i pugliesi presi in carico altrove, nel 2023 sono stati 51.429. Lo squilibrio resta pesante. Le eccellenze professionali sono evidenti (e l’assessore Amati, ad esempio, ha gioco facile nel ricordare proprio a Schillaci il primato della Puglia nelle leggi per gli screening neonatali, uniche al mondo nella sanità pubblica), ma evidentemente serve anche altro. La revisione dei criteri di riparto del fondo sanitario nazionale ha introdotto – come evidenzia il recentissimo rapporto della Fondazione Gimbe – “lievi effetti redistributivi per le regioni del Mezzogiorno”, ma lo svantaggio è stato compensato solo in parte. Così in Puglia quasi undici persone su cento rinunciano alle cure: più della media nazionale, molto più del Veneto, per restare al raffronto. E tra le due regioni la differenza sull’aspettativa di vita è di un anno a favore dell’area settentrionale. Non una bella prospettiva. Ripartiamo, riallineando i concetti. Le risorse, innanzitutto: occorre riequilibrare la ripartizione dei fondi. Operazione difficile e complessa, ma necessaria a l di là degli arzigogoli sui criteri di riferimento. La trafila parlamentare sull’autonomia differenziata non agevola il compito. Ma non ci sono altri punti di partenza per centrare gli obiettivi. Fatto questo, la risposta al dubbio di Schillaci: per evitare che i soldi siano spesi male, occorre una migliore selezione lungo tutta la filiera organizzativa e amministrativa della sanità. La politica è disposta a rinunciare alla lottizzazione delle poltrone e degli incarichi, per affidarsi invece a criteri manageriali e professionali? Se sì, bene. Altrimenti parole come rigore, onestà intellettuale e responsabilità restano solo begli enunciati di principio, espressi a occhi chiusi all’incrocio pericoloso tra sanità e consenso. Per arrivare, infine, ai giovani. Adesso sì. Quarantamila ragazzi pugliesi fuorisede sono il dato record che zavorra la Puglia e le sue aspettative di futuro. Sono scelte, quelle di studiare lontano da casa, che tengono dentro molte cose insieme. E su cui occorre lavorare duro e a fondo, ora che in un colpo solo cambiano tutti assieme i vertici delle principali università pugliesi e della stessa Regione, per progettare un percorso che porti a un’inversione di rotta. Non tanto per riportare a casa i nostri ragazzi, giacché studiare e vivere fuori sono di per sé esperienze formative, sebbene particolarmente dispendiose, con esborsi non sempre facilmente sostenibili se non al costo di grandi sacrifici. Quanto per diventare polo di attrazione, per il Sud e per l’area del Mediterraneo. Operazione, anche questa, che intreccia diverse competenze, selettive e organizzative, e molti fronti, soprattutto infrastrutturali, a cominciare dalla necessità di migliorare e potenziare i trasporti. I viaggi della speranza. Le spese per i ragazzi fuorisede. Sommiamo gli addendi: ognuno ha la possibilità di fare empiricamente due calcoli e di trarre le inevitabili conclusioni. La salute e l’istruzione sono le principali poste contabili con cui incanaliamo montagne di denaro verso le altre regioni. Noi, terra di accoglienza e, a questo punto, anche di insospettata generosità. Possiamo fare di meglio. Non c’è dubbio. Rosario Tornesello ---End text--- Author: Rosario TORNESELLO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Pazienti e studenti la necessita di invertire rotta Pazienti e studenti, la necessità... -sec_org- tp:writer§§ Rosario TORNESELLO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901878302824.PDF §---§ title§§ Mobilità sanitaria, Regioni in crisi e servizi a rischio = De Pascale, sos condiviso da Fontana Il Gimbe: spostamenti in aumento link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902247101440.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 09 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-09T02:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902247101440.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902247101440.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902247101440.PDF tp:ocr§§ Il Gimbe: aumentano i costi Mobilità sanitaria, Regioni in crisi e servizi a rischio Prosperetti e Valerio Baroncini alle pagine 4 e 5 De Pascale, sos condiviso da Fontana Il Gimbe: spostamenti in aumento Il governatore emiliano-romagnolo apre il dibattito: troppi pazienti da altre regioni Le migrazioni per curarsi costano 5 miliardi all’anno. Si contano 750mila ricoveri Mobilità sanitaria Il Nord frena ROMA «La mobilità sanitaria interregionale è in forte aumento e sta mettendo sotto pressione il sistema. Serve un grande patto nazionale, perché questa situazione non è sostenibile». L’allarme lanciato dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale (Pd), riapre il dibattito sulle crepe della sanità pubblica, nel giorno in cui il ministro della Salute Orazio Schillaci ammette che il fatto che ci siano persone costrette a spostarsi per curarsi è una «sconfitta per la nazione». Evidenziando il trend di crescita della mobilità, anche «impropria», ovvero per prestazioni di bassa complessità, De Pascale avverte: «Il sistema rischia di non reggere, non esistono infermieri e professionisti infiniti per aumentare senza limiti l’offerta». Una pressione, gli ha fatto eco, il suo omologo Attilio Fontana, che «in Emilia-Romagna è molto inferiore» rispetto alla Lombardia. «Se non si modifica il modello, – ha avvertito Fontana – i soldi saranno sempre insufficienti». In Italia – stando all’ultimo report dell’Osservatorio Gimbe – nel 2022 il valore della mobilità sanitaria ha raggiunto i 5,04 miliardi, il più elevato dal 2010 con un aumento del 18,6% rispetto al 2021. Cifra che rappresenta il 3,86% della spesa sanitaria totale con – secondo le stime Censis – 750mila ricoveri l’anno. Lombardia (22,8%), Emilia-Romagna (17,1%), Veneto (10,7%) attraggono complessivamente oltre la metà della mobilità attiva. A queste si aggiungono Lazio (8,6%), Piemonte (6,1%) e Toscana (6%). Le tre Regioni con il maggiore indice di fuga sono Lazio (11,8%), Campania (9,6%) e Lombardia (8,9%). Tra le regioni con saldo positivo – ovvero dove il valore delle prestazioni erogate a cittadini non residenti è superiore a quello delle prestazioni ricevute dai residenti in altre regioni – figurano anche Toscana, Molise, provincia autonoma di Trento e provincia autonoma di Bolzano. Il 78,8% del saldo negativo si concentra, invece, in Abruzzo, Lazio, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania. Saldo negativo moderato per Umbria, Marche, Liguria, Basilicata, Sardegna e minimo per Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta. «Il grave sottofinanziamento del Ssn – commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – ha messo in crisi anche le ricche regioni del Nord che non riescono più a garantire un elevato livello di qualità dei servizi e l’eccesso di mobilità attiva riduce la capacità di erogare i Livelli essenziali di assistenza (Lea) nei confronti dei cittadini residenti. La ‘portabilità’ del diritto alla tutela della salute, entra in competizione con la garanzia dei diritti dei residenti, perché nessuna regione può aumentare oltre un certo limite la produzione di servizi e prestazioni sanitarie». Nel 2022, l’85,8% della mobilità sanitaria ha riguardato prestazioni di ricovero ordinario e day hospital (69,9%) e specialistica ambulatoriale (15,9%). Oltre la metà del valore di tali prestazioni viene erogata da strutture private accreditate che attraggono molto più del pubblico (+26,2%) per i ricoveri, e poco meno (-6,1%) per le prestazioni di specialistica ambulatoriale. «Dopo i tagli invisibili del periodo 2023-2026, che hanno sottratto al Ssn oltre 17,5 miliardi di euro per le Regioni si apre uno scenario inquietante». A preoccupare – rileva il presidente della Fondazione Gimbe – è l’entità del divario tra le previsioni di spesa contenute nel Dpfp e la quota di Pil assegnata al Fondo sanitario nazionale dalla manovra. «Un gap – pari a 6,8 miliardi di euro nel 2026, 7,6 nel 2027 e 10,7 nel 2028 – che non può essere colmato dalle regioni che avranno solo due strade, entrambe con ‘pedaggio’ a carico dei cittadini: ridurre i servizi o aumentare le imposte locali». Bsogna dunque, secondo Cartabellotta, «rifinanziare adeguatamente la sanità, attuare riforme strutturali, rafforzare sul tema le Regioni del Mezzogiorno restituendo fiducia ai cittadini lì residenti e migliorare efficienza e programmazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giulia Prosperetti Heading: Mobilità sanitaria Il Nord frena Highlight: CHE COS’È 1 DEFINIZIONE Secondo Cidp Italia c’è quando un cittadino riceve una prestazione in una regione diversa da quella di residenza 2 DIRITTO GARANTITO È un diritto garantito dal nostro ordinamento in quanto ogni cittadino può accedere alle cure ovunque erogate 3 I MOTIVI Avviene per vari motivi come la presenza di centri di eccellenza non disponibili nella regione di residenza 4 CHI PAGA Il costo viene rimborsato dalla regione di residenza del paziente alla regione che l’ha erogata Image:A sinistra il presidente dell’EmiliaRomagna, Michele de Pascale A destra, il ministro della Salute, Orazio Schillaci -tit_org- Mobilità sanitaria, Regioni in crisi e servizi a rischio De Pascale, sos condiviso da Fontana Il Gimbe: spostamenti in aumento -sec_org- tp:writer§§ GIULIA PROSPERETTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902247101440.PDF §---§ title§§ Intervista a Eugenio Giani - «Un boomerang lo stop nel 2018 in Toscana» = Ma Giani avverte sui rischi «In Toscana è stato un boomerang» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902246801441.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 09 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-09T02:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902246801441.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902246801441.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902246801441.PDF tp:ocr§§ Intervista al presidente Giani «Un boomerang lo stop nel 2018 in Toscana» Ulivelli a pagina 5 Ma Giani avverte sui rischi «In Toscana è stato un boomerang» Il governatore ricorda che già nel 2018 la Regione sperimentò la barriera ai pazienti forestieri «Zero effetti sulle liste d’attesa, costi alti e contenziosi pesanti. Così abbiamo riaperto» FIRENZE Eugenio Giani, presidente della Toscana, nel 2018 la sua fu la prima regione a mettere un freno agli interventi per pazienti provenienti da altre regioni. Perché quella scelta? «A quel tempo il presidente era il mio predecessore Enrico Rossi. La Toscana con la delibera 1220 del 2018 voleva dare una priorità ai cittadini toscani. Era anche il periodo in cui il ministero stava ridisegnando la rete ospedaliera con il decreto 70 del 2015, che mirava a razionalizzare i ricoveri e a contenere la cosiddetta mobilità passiva, cioè i cittadini che vanno a curarsi altrove. La Toscana scelse di anticipare quella linea, azzerando il budget al privato convenzionato per limitare l’arrivo dei pazienti extraregionali. E dedicare le cliniche del privato convenzionato per abbattere le liste d’attesa per i cittadini toscani. Ma la scelta si rivelò un boomerang». Fu una decisione pionieristica ma anche rischiosa. «Sì, e infatti ci siamo trovati soli. Non erano ancora stati emanati i decreti attuativi, quindi la scelta della Toscana risultò isolata. Le cliniche private convenzionate entrarono in difficoltà. E con loro anche interi settori dell’indotto. Ci fu un contenzioso pesante. E soprattutto l’effetto sulle liste d’attesa del servizio pubblico non fu quello sperato. Non ci fu alcun miglioramento». Anzi, molti professionisti del sistema pubblico si spostarono altrove... «Esatto. I medici che esercitavano la libera professione extramoenia dalle cliniche toscane si spostarono in Emilia-Romagna, dove potevano operare. Così si generò una fuga sanitaria: in particolare nell’ortopedia, per le protesi d’anca, tanti pazienti toscani vennero dirottati dai medici a operarsi oltre confine. Costringendo la Toscana a rimborsare l’Emilia-Romagna per le prestazioni dei propri cittadini. Un danno economico notevole, perché dall’altra parte le cliniche emiliane garantivano tempi rapidissimi e corsie preferenziali per i pazienti extra regione». Quando vi siete accorti che era necessario cambiare direzione? «Negli anni successivi ci siamo resi conto che serviva un correttivo. Così nel 2022 abbiamo approvato una nuova delibera, la 1339, che ha segnato un primo passo di riapertura. Non abbiamo tolto il tetto – sarebbe stato un bagno di sangue per il bilancio, perché le prestazioni ai pazienti extraregione vanno anticipate e vengono rimborsate dalla regione di provenienza anche dopo due anni – ma abbiamo aumentato del 15% il budget. Una scelta di equilibrio: tornare ad accogliere i pazienti da fuori, ma con sostenibilità economica». Oggi qual è la situazione? La Toscana è ancora “chiusa” o si sta riaprendo? «La Toscana sta riaprendo in modo programmato. Nel frattempo, il saldo tra mobilità attiva e passiva – cioè tra i pazienti che arrivano e quelli che se ne vanno – si era azzerato, mentre fino a pochi anni fa avevamo un attivo di circa 100 milioni di euro. Adesso, grazie alle nuove regole e a una gestione più flessibile, stiamo risalendo, siamo a circa 50 milioni di saldo attivo tra chi se ne va e chi arriva». Ci sono state altre manovre? «Pochi mesi fa abbiamo approvato anche una delibera per l’abbattimento delle liste d’attesa, con altri 15 milioni di euro destinati al privato convenzionato proprio per le prestazioni a cittadini extraregionali. È una nuova fase: non chiudiamo le porte, ma le teniamo in equilibrio con i bisogni dei toscani. La norma nazionale prevede che le Regioni stipulino accordi bilaterali per regolamentare i flussi della mobilità sanitaria. Lo abbiamo fatto con la Liguria, è in via di realizzazione con l’Umbria e ci auguriamo di poterlo fare anche con l’Emilia-Romagna». In sostanza: dopo la stretta del 2018, la Toscana oggi punta su una mobilità “governata”? «Esatt amente. Il principio “prima i toscani” resta, ma dentro una logica più moderna e sostenibile: dare priorità ai nostri cittadini senza perdere la capacità attrattiva per le cure di alta complessità. È una questione di programmazione e non di chiusura». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Ilaria Ulivelli Heading: Highlight: Image:Il governatore della Toscana Eugenio Giani, 66 anni, è al suo secondo mandato La mobilità sanitaria milioni di euro Positivo rilevante Positivo moderato Positivo minimo Negativo minimo Negativo moderato Negativo rilevante Fonte: Gimbe Lombardia Emilia-Romagna Veneto € 198,2 Toscana € 49,3 Molìse €26,4 Prov. Aut. di Trento € 7,1 Prov. Aut. di Bolzano € 2,2 Piemonte -€ 6,3 Friuli Venezia Giulia -€ 11,8 Valle d'Aosta -€ 11,9 Umbria -€ 36,6 Marche -€ 53,7 Liguria -€ 74,6 Basilicata -€ 80,8 Sardegna -€ 96,3 Abruzzo -€ 104,1 Lazio -€ 193,4 Puglia -€ 230,2 Sicilia -€ 241,8 Calabria -€ 304,8 Campania -€ 308,4 € 623,6 € 525,4 Withub -tit_org- Intervista a Eugenio Giani - «Un boomerang lo stop nel 2018 in Toscana» Ma Giani avverte sui rischi «In Toscana è stato un boomerang» -sec_org- tp:writer§§ ILARIA ULIVELLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110902246801441.PDF §---§ title§§ Intervista a Francesco Cognetti - «Nessuna risposta su posti letto e ricerca La Manovra non cura i mali della Sanità» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704704304.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "CORRIERE DELLA SERA" del 09 Nov 2025

Cognetti (Fossc): i medici di base restano pochi

pubDate§§ 2025-11-09T05:00:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704704304.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704704304.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704704304.PDF tp:ocr§§ «Nessuna risposta su posti letto e ricerca La Manovra non cura i mali della Sanità» Cognetti (Fossc): i medici di base restano pochi ROMA «Nella Finanziaria 2026 non è presente nulla rispetto alle proposte da noi formulate»: Francesco Cognetti, coordinatore Fossc (Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri ed universitari italiani) parla della Manovra che a suo dire «non cura i mali cronici del sistema sanitario nazionale, oggetto negli ultimi 20 anni di tagli irresponsabili». Quali sono le priorità che avevate segnalato al ministro Schillaci? «Posti letto, personale e ricerca». Parta dalla prima. «Aumento dei posti letto ospedalieri complessivi e revisione dei relativi tetti di spesa potrebbero risolvere definitivamente l’annoso e vergognoso problema dell’intasamento dei Pronto soccorso. In Italia ne abbiamo 314 ogni 100 mila abitanti, abbondantemente al di sotto della media europea di 532. In Germania ce ne sono 800, Ungheria e Romania ne contano 700, la Francia 590 e la Grecia 419». La seconda? «L’adozione di incentivi e sistemi premianti per l’accesso alle scuole di specializzazione più neglette, l’inserimento in ruolo di nuove figure professionali che consentirebbero lo sviluppo dell’innovazione e della ricerca quali biostatistici, infermieri di ricerca, data manager ed esperti di intelligenza artificiale. Figure ancora non previste nelle qualifiche professionali ospedaliere». Che cosa serve per la ricerca? «Il potenziamento degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) con controlli rigorosi sull’efficienza dei finanziamenti». E sui salari? «Gli aumenti salariali previsti sono assolutamente irrisori: si parla di circa 3 mila euro annui lordi per i medici, 135 euro netti mensili, e 1.630 lordi annui per gli infermieri, 60 euro netti mensili». Che cos’altro lamentate? «Non c’è nessuna traccia di interventi atti a colmare l’incredibile carenza di medici di famiglia. Una carenza che colpisce soprattutto Nord e grandi città. Già oggi 5 milioni di italiani sono privi del loro medico di medicina generale e presto saranno 8 milioni». Le nuove tecnologie potrebbero aiutare? «Un intervento legislativo che armonizzi a livello nazionale il network di tutti i dati sanitari è essenziale ai fini della loro interoperabilità tra tutte le Regioni, dello sviluppo della telemedicina e della completa digitalizzazione del sistema sanitario». Tante critiche, possibile che niente vada bene? «Manca l’integrazione tra ospedali e territorio, il potenziamento del personale sanitario e delle strutture, seri investimenti in salute mentale, ricerca e prevenzione, che sono le chiavi per costruire una sanità moderna, efficiente ed equa, al servizio di tutti i cittadini italiani. Ma di tutto ciò non c’è nessuna traccia». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Clarida Salvatori Heading: Highlight: Chi è ? Francesco Cognetti, 74 anni, oncologo e coordinatore del Fossc ? Un intervento legislativo che armonizzi a livello nazionale il network di tutti i dati sanitari è essenziale ai fini della loro interoperabilità tra tutte le Regioni La critica «Gli aumenti salariali previsti sono irrisori, circa 3 mila euro annui lordi per i medici» Image: -tit_org- Intervista a Francesco Cognetti - «Nessuna risposta su posti letto e ricerca La Manovra non cura i mali della Sanità» -sec_org- tp:writer§§ Clarida Salvatori guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704704304.PDF §---§ title§§ La popolazione invecchia, i medici pure I lavoratori della sanità sono un'emergenza link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704504306.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "DOMANI" del 09 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-09T05:00:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704504306.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704504306.PDF', 'title': 'DOMANI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704504306.PDF tp:ocr§§ IL SSN RISCHIA DI RIMANERE UN GUSCIO VUOTO, SENZA LE SUE COLONNE PORTANTI La popolazione invecchia, i medici pure I doratori della sanità sono un'emereenz r . - C GIUSTINA ORIENTALE CAPUTO mviamo che è freddo e / immerso un anomalo / silenzio, l'ospedale più f - grande della città. Sono / le ore del cambio turno , J . m i visitatori non sono ancora ammessi e gli ambulatori non hanno ancora aperto alle folle ë ci ha dato appuntamento allo smonto della notte, cerchiamo un angolo per l'intervista, un collega ci cede l'angusto studio. A . sarà l'ultima delle trenta persone che intervisteremo fra Milano e Napoli, per capire la sanità, l'invecchiamento dei lavoratori e che cosa è successo dopo gli applausi della pandemia . da tré anni che studiamo gli effetti sociali dell'invecchiamento, e dopo avere ragionato sull'indice di invecchiamento attivo e sugli aspetti teorici del fenomeno abbiamo deciso di capire che cosa vuoi dire essere lavoratori anziani oggi in Italia. E abbiamo deciso di farlo studiando il settore leader dell'occupazione over 55 in Italia oggi: la sanità . Che già questo da solo basterebbe a giustificare lo studio. Come sia possibile che siamo uno dei paesi con l'età media della popolazione più alta a livello globale, carenze funzionali per sostenerli e facciamo tutto questo con il settore che ha il maggiore numero di lavoratori anziani, sia nel pubblico che nel privato, Paradossi dentro cui abbiamo voluto mettere le mani ascoltando medici, infermieri, operatori socio-sanitari e sportellisti dei due più grandi ospedali pubblici di Napoli e Milano. Il confronto ha mostrato molte più similitudini che differenze e molta più trasversalità che distanza. Certo, la gestione della sanità attuale accentua i problemi preesistenti, e in questo emergono le storielle differenze territoriali, con la carenza di risorse e personale nel Mezzogiorno che intensifica lo stress lavoro-correlato e riduce le concrete possibilità di percorsi di usata graduali o di ricollocazione interna. Mito infranto Ma le emergenze sembrano di gran lunga ormai comuni. Appaiono, per esempio, lontani anni luce i tempi in cui il posto fisso (per antonomasia il settore pubblico) era un traguardo di serenità, obiettivo della vita e sinonimo di nullafacenza e attesa della pensione. Oggi quel mito è stato infranto, sgretolato sotto carichi di lavoro pesanti, sia a livello fisico che psichico, anche a causa di mancati turnover, soppiantato da una realtà ostaggio di carriere bloccate, assenza di prospettive economiche e scarsa propensione a ripensare politiche aziendali che guardino all'età dei lavoratori. Eppure il rispetto informale che buona parte di questi lavoratori anziani riceve dai colleghi più giovani e dai pazienti è alto, per la loro competenza, la memoria storica e la modalità con cui si rapportano ai problemi, e forse questo mette in pareggio - o forse stride maggiormente, chissà - con la forale assenza di riconoscimento formale economico e valónale - di questo molo; siano infermieri, Oss, medici o amministrativi, la mancanza di attenzione della memoria storica e professionale di cui è ognuno di toro portatore è evidente quando non c'è in nessuna delle due realtà studiate alcun ruolo riconosciuto di potenziali mentorship per i più giovani. Una perdita reciproca di saperi e pratiche da un lato, e di riduzione dello stress dall'altro, patrimoni che vengono dispersi accompagnati dalla frustrazione di vedere sfumare la possibilità di ridefìnire il proprio ruolo in prossimità della pensione. Certo, non è tutto un idillio fra generazioni, anche qui i conflitti esistono, c'è chi parla di giovani freddi e meno votati al sacrifìcio, ma il senso del gruppo, il valore della solidarietà, d ha stupiti tutte le volte che è ritornato. Quasi nessuno di questi professionisti — che, pur sentendosi utili e rispettati, esprimono frustrazione per l'invisibilità istituzionale— andrebbe ora nel privato: per etica. attaccamento a strutture in cui l avorano da 15 anni e fiducia nel pubblico, Tuttavia, vedono le gravi carenze, non incoraggiano i giovani a restare e, soprattutto, chiedono ricollocazione in ruoli meno usuranti, non solo la pensione, per restare risorsa attiva. La Grande Fuga? Eppure non si può negare che anche qui, peí sovraccarico e burnout, per delusione o desiderio di maggiore riconoscimento dei propri meriti, il desiderio di un pensionamento anticipato si registri. Siamo alla Grande Fuga (reale o desiderata) anche in sanità? Non abbiamo elementi sufficienti per dirlo, certo il senso di rassegnazione per condizioni ingiuste si mescola alla dedizione che emerge anche alla fine dei turni di lavoro. E che è un valore che andrebbe riconosciuto. Ovunque, sia al Nord che al sud, emergono tumi intensi, logoramento risico e psichico, salari bassi, scarso ricambio generazionale, si registrano limitare se non assenti politiche di supporto aziendale per ² lavoratori senior, così come è evidente che il benessere dei lavoratori anziani è quasi l'ultimo problema delle strutture, eppure la qualità del servizio è strettamente connessa a quei benessere, perché sono le persone che fanno le strutture. Certo, la soddisfazione lavorativa paradossalmente la mostrano tutti anche se è profondamente stratificata per molo: per i medid è maggiore, anche se lamentano ostacoli burocratici e organizzativi, ma sentono ancora il valore, mentre per infermieri e assistenti sanitari più elevati sono i livelli di stress, bumout e percezione di scarso riconoscimento soprattutto salariate, indipendentemente dalla posizione geografica. EilCovid?Nonc'è nessuno fra quanti abbiamo sentito die non ci abbia raccontato dello stress estremo che ha vissuto m pandemia, e come a seguito di quell'eccezionale fase non ci sia stato alcun riconoscimento successivo ne economico ne dì carriera e nemmeno sodale, dice qualcuno. Da angeli della pandemia a dimenticati, è stato un attimo, e oggi siamo al cospetto di lavoratori che sentono aumentato il pericolo, bersagli di attacchi e sotto assedio pur essendo dei professionisti, e lo sono per io più a causa di un sovraccarico di lavoro e della carenza di personale, che spesso li obbliga a straordinari duri. La percezione di una questione malasanità esiste, ma nessuno l'avrebbe citata se non sollecitato, e soprattutto gli intervistati dicono che è spesso legata a condizioni caotiche, e non a negligenza- Alcuni denunciano come avvocati stazionino ormai da tempo regolarmente alle porte dell'ospedale distribuendo bigliettini da visita e sostengono che molte delle accuse avanzate sono tentativi di lucro. Un'altra forma di sopravvivenza in un contesto disgregato e povero. Rischi futuri Come tutte le volte che vai sul campo, la realtà si ridefinisce. Le interviste sono momenti di incontro, rivelano storie, passati sempre ricchi, drainini e situazioni personali, grandi ideali e compromessi continui. Dalle voci di lavoratrici e lavoratori viene fuori senza troppa difficoltà un affresco complesso dell'attuale sanità pubblica, la costruzione di un ritratto corale dell'eccellenza di un settore, che appare letteralmente sotto assedio in un momento in cui sfide e complessità sono elevate. La fine del Pnrr porrebbe mettere in discussione l'esistenza stessa di un settore pubblico della sanità, rispetto alla cui sostenibilità finanziaria, come ci ha detto un medico, potrebbe essere "drammatico dò che sta per arrivare". Questa combinazione di logoramento, mancato riconoscimento e desiderio di fuga tra i lavoratori anziani rischia di privare infine il Servizio sanitario nazionale del suo patrimonio più prezioso: le persone. E il posto fisso non può più essere un alibi per sfruttare e dare per scontati la dedizione e il senso civico. Il lavoro in sanità — anche quello che continuano a svolgere i lavoratori ben oltre i 55 anni —deve tornare a riacquistare valore, riconoscimento e rispetto, altrimenti il Ssn rischia di rimanere un guscio vuoto, senza le sue colonne portanti. Un gusdo o un rifùgio di cui noi tutti, sempre più vecchi, avremo s empre più bisogno. SRITODJÌIDNERISERWA Nessun sogno Appaiono lontani anni luce ¡tempi in cui il posto fisso era un traguardo -tit_org- La popolazione invecchia, i medici pure I lavoratori della sanità sono un'emergenza -sec_org- tp:writer§§ GIUSTINA ORIENTALE CAPUTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704504306.PDF §---§ title§§ L'ambulatorio dei bimbi circoncisi medico arrestato per 40 interventi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901705404295.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "REPUBBLICA" del 09 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-09T04:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901705404295.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901705404295.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901705404295.PDF tp:ocr§§ L’ambulatorio dei bimbi circoncisi medico arrestato per 40 interventi Trento, autorizzazioni mancanti e condizioni igieniche scarse. Alcuni piccoli portati d’urgenza in ospedale dopo l’operazione ROMA n ambulatorio anonimo, con strumentazione più che basica e un lettino pediatrico dotato di cinghie per tenere fermi i piccoli pazienti. Nascosto in bella vista tra i palazzi di Trento c’era un centro, noto anche fuori regione, dove regolarmente decine di bambini venivano circoncisi. I carabinieri dei Nas hanno accertato almeno quaranta interventi dal 2022, uno ha rischiato di avere esito fatale e anche di questo dovrà rispondere un medico, da ieri ai domiciliari su richiesta della procura di Trento e per ordine del giudice. A far partire le indagini sono state le segnalazioni di alcuni pediatri, che visitando i loro piccoli pazienti, hanno capito che erano stati sottoposti all’operazione. E non sempre era stata eseguita a regola d’arte. Sotto i ferri sono finiti poco più che neonati e bambini fino a otto anni e proprio per uno dei più grandi l’intervento ha rischiato di essere fatale. Per sedarlo, il medico gli ha somministrato una dose eccessiva di benzodiazepine, che ha reso necessario l’immediato trasferimento in ospedale. Per gli investigatori, a cui dal pronto soccorso hanno segnalato il caso, è stato un campanello d’allarme e un motivo in più per chiudere in fretta un’indagine già da tempo avviata e che ha potuto contare anche sulla collaborazione dei genitori, per lo più di origine straniera. Nessuno fra loro immaginava che la pratica fosse illegale in regime ambulatoriale, anche sul suo biglietto da visita il dottore si presentava come “esperto” in materia. Alcuni però, spaventati dallo studio più che spartano e tutt’alU tro che sterile hanno preferito rinunciare a far operare il figlio. Soprattutto per i più grandi, spesso si trasformava in una pratica cruenta: i bambini venivano sedati senza che ci fosse un anestesista in sala, poi legati al letto, mentre il dottore operava senza alcuna assistenza, se non quella del figlio, privo di qualsiasi conoscenza medica o infermieristica certificata. Non è la prima volta che i Nas scovano un centro di questo genere. Per motivi culturali, religiosi o igienici tra i 4mila e i 5mila bambini ogni anno in Italia vengono circoncisi, ma almeno il 35 per cento finisce per essere operato in ambulatori non autorizzati, o peggio in casa. E in passato — l’ultima volta è successo nel 2023 in provincia di Roma — l’intervento a volte si è concluso con la morte dei piccoli pazienti. La pratica in sé è del tutto legale, ma deve essere eseguita in ambiente ospedaliero perché la sedazione, soprattutto di pazienti pediatrici, impone cautele. Quella eseguita per ragioni sanitarie, è coperta dal Servizio sanitario nazionale, ma la circocisione rituale o culturale — precetto nell’ebraismo e nell’Islam, diffusa fra i cristiani copti, come in alcune tradizioni africane — è quasi ovunque a carico del paziente, con costi spesso proibitivi. Alcune regioni sono corse ai ripari o lo stanno facendo — in Lazio, Marche e Friuli Venezia Giulia basta pagare il ticket — ma da tempo, l’Ordine dei medici chiede che venga inserita fra i Lea, le prestazioni e i servizi che la sanità pubblica deve fornire a tutti i cittadini. Un appello al momento rimasto lettera morta. ---End text--- Author: ALESSIA CANDITO Heading: Highlight: La pratica per motivi religiosi è coperta dal servizio sanitario nazionale solo in alcune regioni Image:Gli strumenti utilizzati dal medico per le circoncisioni e sequestrati dalle forze dell’ordine -tit_org- L'ambulatorio dei bimbi circoncisi medico arrestato per 40 interventi -sec_org- tp:writer§§ Alessia Candito guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901705404295.PDF §---§ title§§ Mobilità sanitaria: allarme delle Regioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704904294.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "SOLE 24 ORE" del 09 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-09T04:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704904294.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704904294.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704904294.PDF tp:ocr§§ SALUTE Mobilità sanitaria: allarme delle Regioni Si moltiplicano gli allarmi delle Regioni del Nord per il forte incremento della mobilità sanitaria. Secondo i dati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), i ricoveri da fuori Regione sono stati 670mila, con un flusso di quasi 2,9 miliardi di euro di rimborsi, con l’Emilia-Romagna che ha, per la prima volta, superato la Lombardia. Così, dopo l’alert del governatore emiliano, Michele de Pascale, è arrivata anche la conferma del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, secondo il quale la pressione è in aumento. E, sul tema, è intervenuto anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha parlato di «sconfitta per la nazione» riferendosi al fatto che ci siano persone costrette a spostarsi per ricevere le cure necessarie. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Mobilità sanitaria: allarme delle Regioni -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/09/2025110901704904294.PDF §---§