title§§ «Ogni sigaretta ruba 20 minuti di vita»
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Estratto da pag. 6 di "ALTO ADIGE" del 07 Nov 2025
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tp:ocr§§ «Ogni sigaretta ruba 20 minuti di vita» L’iniziativa Gli oncologi presentano la raccolta firme per una legge anti-fumo ROMA - Ogni sigaretta ruba in media 20 minuti di vita - 22 per le donne e 17 per gli uomini e le patologie collegate al tabacco causano ogni anno 93mila morti solo in Italia. Il costo annuale generato per il Servizio sanitario nazionale supera i 24 miliardi di euro. Tre numeri che da soli spiegano le ragioni dell'iniziativa promossa dall'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), insieme alle principali fondazioni del campo oncologico (Fondazione Airc, Fondazione Umberto Veronesi, Fondazione Aiom): una raccolta firme per una proposta di legge d'iniziativa popolare contro il fumo con l'obiettivo di arrivare a prezzi 'frena-consumi' aumentando di 5 euro il costo del pacchetto. L'iniziativa, presentata ieri in occasione di un convegno al Senato, ha l'obiettivo di arrivare entro la primavera a 50mila firme autenticate per una norma che incrementi le accise su tutti i prodotti - incluse e-cig e tabacco riscaldato - per disincentivare il fumo, che rappresenta il maggiore fattore di rischio oncologico. Con 50mila firme raccolte, ha ricordato la vice presidente del Senato Mariolina Castellone, «il Parlamento è tenuto a discutere entro tre mesi la pdl di iniziativa popolare presentata». Evidenti i vantaggi: «Con un aumento di 5 euro a pacchetto, oltre a diminuire il numero dei fumatori, si recupererebbero 12 miliardi di euro stimati da destinare alla prevenzione, e questo a fronte di una diminuzione di 2 mld lo scorso anno, secondo Gimbe, proprio per la prevenzione». Una battaglia non nuova per l'Aiom che adesso, però, si allea con le altre realtà dell'oncologia per concretizzare una richiesta - l'aumento del prezzo delle sigarette per finanziare il Ssn e la prevenzione che sarebbe appoggiata da circa il 60% degli italiani secondo un recente sondaggio condotto da Doxa. ---End text--- Author: Redazione Heading: L’iniziativa Gli oncologi presentano la raccolta firme per una legge anti-fumo Highlight: Image: -tit_org- «Ogni sigaretta ruba 20 minuti di vita» -sec_org-
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title§§ Intervista a Armando Lamberti - Le priorità politiche e programmatiche del prof. Armando Lamberti
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Estratto da pag. 25 di "CRONACHE DEL SALERNITANO" del 07 Nov 2025
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tp:ocr§§ Le priorità politiche e programmatiche del prof. Armando Lamberti L’intervista - E’ candidato al Consiglio Regionale della Campania per la Casa Riformista cotinua da pag. 12 E quali sono questi rischi a cui allude? Già non sfugge, in generale, che la possibilità di attribuire alle Regioni, secondo il meccanismo dell’autonomia differenziata, una potestà legislativa in materia di “norme generali sull’istruzione” è in sé altamente problematica. La regionalizzazione dell’istruzione, come avvertito da molti, è il primo passo, a ben vedere, per una regionalizzazione della cultura nazionale di massa. Proprio la storia italiana ci insegna che il complicato processo di unificazione culturale, all’indomani dell’unificazione politica, è stato garantito in primo luogo – in un Paese assai variegato e potenzialmente connotato da spinte centrifughe – proprio dall’istruzione pubblica statale obbligatoria. È importante, perciò, che la Corte costituzionale abbia puntualizzato che le “norme generali”, stabilite dal legislatore statale, «delineano le basi del sistema nazionale di istruzione», essendo funzionali ad assicurare «la previsione di una offerta formativa sostanzialmente uniforme sull’intero territorio nazionale, l’identità culturale del Paese, nel rispetto della libertà di insegnamento di cui all’art. 33, primo comma, Cost.»”: ciò implica che non si può ritenere “giustificabile una differenziazione che riguardi la configurazione generale dei cicli di istruzione e i programmi di base, stante l’intima connessione di questi aspetti con il mantenimento dell’identità nazionale”. E in materia sanitaria? Perché l’attuazione del regionalismo differenziato può impattare negativamente sul sistema sanitario nazionale? Per quanto riguarda il tema della tutela della salute, occorre fare una precisazione preliminare. Sotto il profilo finanziario, la legge Calderoli fa comunque salva la perequazione per i territori con minore capacità fiscale per abitante e le ulteriori misure perequative e di promozione della coesione sociale indicate dall’art. 119 Cost.; intento certamente nobile, si direbbe. Ma, anche qui, ci troviamo di fronte ad una contraddizione, in quanto l’art. 119 Cost., in materia di autonomia finanziaria di entrata e di spesa delle Regioni e degli enti locali, non è mai stato attuato nella sua pienezza, specie con riguardo al fondo perequativo. È stata quindi colpevolmente trascurata l’esigenza di un’attuazione puntuale dell’art. 119 Cost. e della costituzione del fondo perequativo (con la correlata necessità di una sua puntuale disciplina) sia in favore dei comuni in difficoltà sia in favore delle Regioni con minore capacità fiscale per abitante. Ciò potrebbe determinare conseguenze ulteriormente negative proprio in materia di sanità. Com’è noto, il gap tra Nord e Sud in sanità assume il tono di una frattura strutturale, come rivelano sia i dati sulla mobilità sanitaria sia quelli sugli adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza (LEA). Senza contare che, oltre alle questioni finanziarie in senso stretto, le maggiori richieste di autonomia (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) rischiano di potenziare questo gap. Per esempio, la maggiore autonomia in termini di contrattazione del personale può provocare una fuga dei professionisti sanitari verso quelle Regioni più in grado di fornire loro condizioni economiche vantaggiose; ancora, l’autonomia nella definizione del numero di borse di studio per le scuole di specializzazione e per medici di medicina generale rischia di provocare un’asimmetria nella dotazione di specialisti e medici di famiglia. In tal senso, le preoccupazioni manifestate qualche mese fa da una nota del centro GIMBE, diretto dal prof. Cartabellotta, sono particolarmente eloquenti e condivisibili: l’attuazione del regionalismo differenziato può mettere in pericolo la tenuta del servizio sanitario nazionale e può contribuire a rafforzare anche quel processo di “privatizzazione” della sanità che sarebbe opportuno evitare il più possibile. Cosa si sente di dire, in conclusione di quest’intervista? La Cam
pania ha di visione, ma anche di azione. Occorre una politica regionale al servizio delle persone, che sostenga servizi di qualità, a cominciare dalla sanità, e che favorisca, mediante un’efficace programmazione e virtuose sinergie istituzionali con gli enti locali, con le Università, con gli enti di formazione e con le imprese, un “sistema” economico-sociale all’insegna di una formazione di qualità, di un adeguato sostegno all’imprenditoria giovanile, di un rapporto diretto cultura-sviluppo.Come diceva Alcide De Gasperi, ‘Politica vuol dire realizzare’. È questo il principio che guiderà ogni mio passo, cercando di dare forza al rapporto tra politica e cultura. Per una politica di ascolto e di dialogo, di “cura” per il territorio e per le persone. ---End text--- Author: Redazione Heading: L’intervista - E’ candidato al Consiglio Regionale della Campania per la Casa Riformista Highlight: La Campania ha bisogno di visione, ma anche di azione al servizio delle persone Image: -tit_org- Intervista a Armando Lamberti - Le priorità politiche e programmatiche del prof. Armando Lamberti -sec_org-
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title§§ lntervista a Elly Schlein - ''La manovra aiuta i più ricchi'' Bankitalia e Istat contro Meloni = «Donne, sanità e lavoro povero da Meloni una finanziaria di tagli Nordio, riforma pericolosa»
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Estratto da pag. 3 di "DOMANI" del 07 Nov 2025
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tp:ocr§§ INTERVISTA A SCHLEIN: «NIENTE SU SALARI E SANITÀ. LE DONNE TRA LE PIÙ SVANTAGGIATE» « » La manovra aiuta i più ricchi Bankitalia e Istat contro Meloni Secondo i tecnici, la riduzione dell'Irpef porterà maggiori benefici ai lavoratori più benestanti Dubbi anche sulla rimodulazìone dell'Isee che colpisce le famiglie in affìtto. Ma la destra va avant GIULIO CAVALLI, YOUSSEF HASSAN HOLGADO .: STEFANO IANNACCONE ci;: D:::, r,-i2o Poche risorse per le imprese, ben lontane dagli 8 miliardi di euro annunciati dalia presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Impatto nullo sulla crescita, come già emerso nelle precedenti audizioni in parlamento. Dubbi anche sugli effetti sul recupero del gettito tramitela rottamazione delle cartelle. Le audizioni hanno fatto a pezzi la manovra. Il ciclo, ini ziato lunedì, si è chiuso con una serie di bocciature rivolte all'esecutivo. Parole e analisi che gettano un'ombra, molto più delle polemiche quotidiane come quella sugli affittì brevi. Le audizioni in Senato hanno distrutto {'impianto della legge dì Hilando costruito dal governo INTERVISTA A ELLY SCHLEIN (SEGRETARIA DEL PD) 1 . 1 Meloni øè liii . iii , ! di lap . riforma pcriuilosa" «Donne, sanità e lavoro povero da Meloni una finanziaria di tagl Nordio, riforma pericolosa» « Le più colpite sono le donne. Quando tagli welfare, scuola, i finanziamenti dei servizi per persone con disabilita , accade che il carico di cura si concentra sulle famiglie, e, dentro le famiglie, sulle spalle delle donne» 11 dialogo con Elly Schlein, ospite dell'evento di Domani in corso a Roma, parte necessariamente dalla finanziaria ora all'esame del Senato. EMILIANO FI TTIPALD1 «Giorgia Meloni non guarda mai dentro i dati sull'occupazione di áû si vanta. È aumentata quella degli over 50, ma il 32,5 per cento delle donne lavorano part time, mentre solo 1'8 per cento degli uomini». In generale «È una manovra da austerità, manca una visione sul futuro del paese , sulla politica industriale e sulìe misure per rilanciare l'economia». A Meloni, «chiedo di rispondere ai 5,8 miliomdiitaliam che hanno perso la fiducia di potersi curare, anche se c ' è l'articolo 32 della nostra Costituzione che parla del loro diritto alla salute, a prescindere dal portafoglio che hanno in tasca», «un milione e mezzo in più dell'anno prima , il 10 per cento della popolazione del nostro paese». Schlein in questi giorni sta incontrando sindacati e associazioni per proporre una «contromanovra» in aula ; «Lavoreremo agli emendamenti con le altre forze di opposizione, a partire dalle risorse in più che servono, 5 miliardi e mezzo per gli ospedali», «secondo la Fondazione Gimbe, se la spesa fosse rimasta rispetto al Pii ai livelli del 2022, quando Meloni è diventata premier , oggi mancherebbero all'appello 17 miliardi, che poi è l'ammontare di tutta la mano . Un taglio di 17 miliardi che porta la fìrma di Meloni», lütte le spese scendono, «aumentano solo le spese militari, Mi correggo, aumentano anche le tasse: la pressione fìscale è al record dal 2015, è al 42 , 8 per cento». Non tutto il Pd la pensa come lei sulle spese militari. Sul 5 per cento del Pii destinato allespeseNatosiamo tutti sempre uniti e compatti. È irrealistìco e rischia di porre fine al nostro sistema di welfare. Siamo compatti, come sulla difesa comune europea, mettendo in comune gli investimenti- Oggi si sta agevolando il riarmo di 27 eserciti europei. Non solo è sbagliato, non crea deterrenza ed è un controsenso perché con quei soldi si compreranno più armi dall'America di Trump. Quanto alle tasse. A lei la tassa proposta dal futuro sindaco di New York Mamdani, il 2 percento a chi guadagna molto, piace? Lui dice: «Tassiamo ricchi». Voi - il Pd, ¡I campo largo-farete proposte fiscali concrete così coraggiose e radicali? Le abbiamo già fatte. Con le altre forze della coalizione abbiamo proposto una tassazione degli extraprofitti, non soltanto delle banche, òà anche delle società energetiche e anche quel - ledel comparto della difesa. Siamo a favore di una tassazi
one europea sulle persone che hanno milioni a disposizione, cioè sui miliardari. Perché non tasse a livello italiano ? Avete pauradidiventare la sinistra delle tasse? No, è perché abbiamo costruito un'Europa in cui i capitali viaggiano molto più velocemente delle persone, che invece si nei centri inumani e illegali in Albania, dove si butta un miliardo. A livello italiano si può fare un'altra cosa : da noi le tasse sul lavoro sono più alte che alle imprese e alle rendite. Sul fisco abbiamo una proposta chiara: a parità di reddito, a prescindere che tu sia lavoratore o pensionato o autonomo, è giusto che paghi la stessa ali- 1 . 1 Meloni òè liii . iii , ! di lap . riforma pcriuilosa" quota Perché questa manovra da 30 euro in più a chi guadagna 30mila euro. Ma danno 440 euro in più all'anno a chi ne guadagna , un intervento fatto così aiuta i più ricchi. Eppure Giorgia Meloni è ancora molto forte nel consenso. È molto brava lei o siete un po' scarsi voi nel mostrarvi come un'alternativa credibile? I sondaggi li lascio volentieri a loro, perché se mi dei sondaggi lo non avrei mai vinto alle primarie e alle europee non avremmo preso il 24 per cento. Noi ci concentriamo a prendere voti reali, soprattutto della maggioranza degli aventi diritto che non va a votare. Come facciamo? Parlando dei problemi cheinteressano gli italiani. sanità, salari, diritto alla casa che la sinistra a lungo ha smesso di frequentare. Sulla casa Meloni aveva annunciato un grande pianocasa; lo aspettavamo in manovra. Hanno annunciato 25 volte un tavolo su questo : lo stiamo ancora aspettando, forse lo stanno ancora costruendo. Comunque sulla casa nella manovra c ' è zero, hanno tolto anche le poche risorse che c'erano prima sul fondo per la morosità incolpevole e sugli affitti . Per loro la povertà è una colpa individuale, per noi un problema sociale. Insomma parleremo di cose concrete, di cose di cui gli italiani parlano a cena. Questa è la nostra strategia . Come stiamo lavorando? Quando sono arrivata, dopo la sconfitta dura per le divisioni del nostro campo. Ð mio lavoro è cercare di fare quello che ci chiede la nostra gente: l'unità delle forze alternative alla destra . Non contro Meloni ma sulle cose che vogliamo fare insieme . Abbiamo già fatto molte proposte comuni. Abbiamo fati cato moltoacostmirequesta alleanza progressista e siamo in corsa alle regionali. Questo non vuoi dire che non á sono differenze, perché altrimenti saremmo tutti in un unico partito, ma agli alleati dica componiamo quelle differenze valorizzandole in un programma per il paese. E dal giorno dopo le regionali mettiamoci al lavoro sul programmae nonfacciamolo chiusi in una stanza ma nel paese, con il paese. Se lo faremo questa destra si può, battere . Non rincorrendola o cercan- rete, puntando sui merito? Sarà Meloni a voler politicizzare il referendum, altrimenti dovrebbe spiegare cosa fa questa riforma per migliorare la vita degli italiani: nulla - E cosa fa per migliorare il funzionamento della giustizia : nulla - Non lo dico io, lo ha detto il ministro Carlo Nordio: la riforma non incide «in alcun modo» nell'efficientamento della giustìzia italiana. E allora a che cosa serve? La separazione delle carriere è stata già introdotta dalla riforma. Cartabiae riguarda una ventina di magistrati l'anno. Bisognava cambiare la Costituzione per questo? No. l'obiettivo è un altro: Meloni ha detto che con la riforma della giustizia e quella della Corte dei conti adesso vi facciamo vedere chi comanda". È di questo che si sta parlando. Nella nostra idea , la democrazia non è una delega in bianco a chi governa. La nostra costituzione separa i poteri proprio perché non ce ne sia uno che prevarichi gli altri . La vera questione sta qui: sesi pensa che i giudici debbano essere assoggettati al governo e alla maggioranza di turno perché hai vori, allora si voti Sì . Se invece si pensa che anche chi governa debba rispettare le leggi e alla Costituzione, anziché fare la guena a ogni decisione dei giudici, da quella sui centri dell'Albania, alTauronomia diff
erenziata, al Ponte sullo Stretto, allora si voti no. Secondo loro c ' è un complotto mastodontico contro di loro, o il fatto è che loro non sanno scrivere leleggi? Noi saremo impegnati sul referendum con un fronte ampio politico e sociale, ma non lasceremo Giorgia Meloni i prossimi cinque mesi per parlare solo di Gariasco. Riempiremo questi mesi di battaglia per la sanità , per aumentare gli stipendi e abbattere le bollette per le imprese e per le famiglie. Il governo dica la verità: quando dice che vogliono depoliticizzare la magistratura e fanno il sorteggio per il Consiglio superiore della magistratura, non dicono che i mèmbri laici li voterà comunque il parlamento, insomma, la politica vuole scegliersi i prò - giudici. U ministro della Giustizia Nordio ha detto che la riforma potrà servire anche a noi quando governeremo: rispondo no, non voglio che questa riforma mi serva a controllare la magistratura- Quando saremo al governo, noi rispetteremo le leggi e la Costituzione. Se il centrosinistra perde il referendum, lei rischia la leadership del centrosinistra. È preoccupata? È preoccupata forse da qualchealtradonna leader, in particolare Silvia Saiis, che qualcuno già 1 . 1 Meloni òè liii . iii , ! di lap . riforma pcriuilosa" Elly Schiein, segretaria Pd, ospite ieri a Domani delle donne" l ' evento del nostro quotidiano che si chiude oggi a Roma . al Tempio di Vibia Sabina eAdriano FOTO WARD lOüSEMCDIA; RICCuRDCBuLDCNI immagina possa sostituirla? Questo è un gioco molto diffuso nelle società patriarcali, che cercano di mettere le donne contro le donne anche quando hanno già dimostraro di saper lavorare benissimo in squadra. i. RITODJZIDNE RISERVATA 1 . 1 Meloni øè liii . iii , ! di lap . riforma pcriuilosa" -tit_org- lntervista a Elly Schlein - ''La manovra aiuta i più ricchi'' Bankitalia e Istat contro Meloni «Donne, sanità e lavoro povero da Meloni una finanziaria di tagli Nordio, riforma pericolosa» -sec_org-
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title§§ I dati migliori nel Nordest preoccupa il Centro-Sud In Sardegna il record negativo
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Estratto da pag. 5 di "MATTINO" del 07 Nov 2025
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tp:ocr§§ I dati migliori nel Nordest preoccupa il Centro-Sud In Sardegna il record negativo IL FOCUS ROMA Il dato dei cittadini che rinunciano a visite, analisi ed esami a causa delle liste d’attesa (o perché non si possono permettere in alternativa di pagare di tasca propria) mostra un’Italia in chiaroscuro. La percentuale nazionale calcolata dall’Istat è del 9,9 per cento nel 2024. In Sardegna però quel numero è molto più alto: 17,2 per cento, in aumento rispetto al 2022 e al 2023. Sopra il 10 per cento, dunque sopra la media nazionale, ci sono soprattutto regioni del centro e del sud: l’Abruzzo è al 12,6 (il doppio di due anni prima), l’Umbria al 12,2 (quasi cinque punti in più del 2022), il Lazio al 12 (più del doppio sempre rispetto al 2022). Sopra il 10 per cento Basilicata, Puglia, Calabria, Molise e Marche. Anche al Nord ci sono campanelli d’allarme sorprendenti: in Lombardia il 10,3 per cento rinuncia alle cure, in Liguria il 10,1. Le regioni con dati meno preoccupanti sono le due province autonome di Trento e Bolzano, la Valle d’Aosta, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, la Toscana e la Campania. INCOGNITE Spiega Valeria Fava, responsabile della Sanità di Cittadinanzattiva: «Non sorprende che le liste d’attesa rappresentino una delle ragioni dell’incremento del numero delle persone che non si curano. Il tema della carenza del personale è un elemento cruciale. Ma conta anche la gestione e l’organizzazione dell’accesso alle cure. Alcune normative recenti hanno ribadito delle misure importanti come il divieto di blocco delle liste e l’aggiornamento delle agende dei Cup anche con le strutture private convenzionate. Non tutte le Regioni si stanno adeguando». Tra le misure previste dal Ministero c’è l’obbligo per le Regioni di garantire la prestazione nei tempi previs s Q i z t z s n s p n sti acquistandola, se serve, dalla sanità privata convenzionata. Questo alla lunga non potrebbe indebolire ulteriormente il servizio sanitario pubblico? Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: «Il meccanismo può sembrare una tutela per i cittadini, ma in realtà rappresenta un rischio per la tenuta del sistema pubblico. Le Regioni già oggi hanno margini di bilancio ridotti. Delegare sistematicamente al privato convenzionato le prestazioni inevase significa spostare fondi dal pubblico al privato, aumentando la spesa complessiva e riducendo la capacità produttiva interna. In prospettiva, è un modello che consolida la dipendenza dalle strutture private». Altra incognita: la resistenza del sistema che non vuole cambiare, delle Regioni che vogliono evitare il meccanismo del commissariamento che scatta se non si rispetta la legge sulle liste d’attesa. A volte quel freno al cambiamento arriva anche da singoli operatori. Cartabellotta: «Un medico che in ospedale deve gestire agende sovraccariche, carenza di spazi e carichi di lavoro insostenibili non ha modo di rispondere in tempi adeguati alla domanda crescente di prestazioni. Negli ultimi anni molti specialisti hanno scelto di lavorare nel privato o all’estero: se non si ripristina l’attrattività della sanità pubblica con retribuzioni adeguate, condizioni di lavoro sostenibili e percorsi di carriera chiari, il rischio è che il privato continui ad assorbire la domanda inevasa. L’attività libero-professionale va regolata meglio, non criminalizzata». C’è poi un nodo indicato sia da Cittadinanzattiva sia da Gimbe: i dati vengono raccolti in modo differente in ogni Regione. Osserva Cartabellotta: «Lo Stato non dispone di un quadro reale e non può intervenire in modo mirato. In Italia, i tempi medi per una visita specialistica possono superare di oltre il 100% i limiti fissati dal Piano delle Liste d’Attesa: in alcune Regioni una colonscopia richiede più di 150 giorni. Finché il Ministero della Salute non imporrà seriamente un sistema unico di monitoraggio digitale, continueremo a discutere di cifre che non fotografano la realtà». M.Ev. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: mev. Heading: Highlight: NEL LAZIO QUASI RADDOPPIATI RISPET
TO AL 2022 COLORO CHE DICONO DI ESSERE STATI COSTRETTI A SCEGLIERE DI NON CURARSI Image: -tit_org- I dati migliori nel Nordest preoccupa il Centro-Sud In Sardegna il record negativo -sec_org-
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title§§ I dati migliori nel Nordest preoccupa il Centro-Sud In Sardegna il record negativo
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Estratto da pag. 3 di "MESSAGGERO" del 07 Nov 2025
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tp:ocr§§ I dati migliori nel Nordest preoccupa il Centro-Sud In Sardegna il record negativo IL FOCUS ROMA Il dato dei cittadini che rinunciano a visite, analisi ed esami a causa delle liste d’attesa (o perché non si possono permettere in alternativa di pagare di tasca propria) mostra un’Italia in chiaroscuro. La percentuale nazionale calcolata dall’Istat è del 9,9 per cento nel 2024. In Sardegna però quel numero è molto più alto: 17,2 per cento, in aumento rispetto al 2022 e al 2023. Sopra il 10 per cento, dunque sopra la media nazionale, ci sono soprattutto regioni del centro e del sud: l’Abruzzo è al 12,6 (il doppio di due anni prima), l’Umbria al 12,2 (quasi cinque punti in più del 2022), il Lazio al 12 (più del doppio sempre rispetto al 2022). Sopra il 10 per cento Basilicata, Puglia, Calabria, Molise e Marche. Anche al Nord ci sono campanelli d’allarme sorprendenti: in Lombardia il 10,3 per cento rinuncia alle cure, in Liguria il 10,1. Le regioni con dati meno preoccupanti sono le due province autonome di Trento e Bolzano, la Valle d’Aosta, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, la Toscana e la Campania. INCOGNITE Spiega Valeria Fava, responsabile della Sanità di Cittadinanzattiva: «Non sorprende che le liste d’attesa rappresentino una delle ragioni dell’incremento del numero delle persone che non si curano. Il tema della carenza del personale è un elemento cruciale. Ma conta anche la gestione e l’organizzazione dell’accesso alle cure. Alcune normative recenti hanno ribadito delle misure importanti come il divieto di blocco delle liste e l’aggiornamento delle agende dei Cup anche con le strutture private convenzionate. Non tutte le Regioni si stanno adeguando». Tra le misure previste dal Ministero c’è l’obbligo per le Regioni di garantire la prestazione nei tempi previNEL LAZIO QUASI RADDOPPIATI RISPETTO AL 2022 COLORO CHE DICONO DI ESSERE STATI COSTRETTI A SCEGLIERE DI NON CURARSI sti acquistandola, se serve, dalla sanità privata convenzionata. Questo alla lunga non potrebbe indebolire ulteriormente il servizio sanitario pubblico? Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: «Il meccanismo può sembrare una tutela per i cittadini, ma in realtà rappresenta un rischio per la tenuta del sistema pubblico. Le Regioni già oggi hanno margini di bilancio ridotti. Delegare sistematicamente al privato convenzionato le prestazioni inevase significa spostare fondi dal pubblico al privato, aumentando la spesa complessiva e riducendo la capacità produttiva interna. In prospettiva, è un modello che consolida la dipendenza dalle strutture private». Altra incognita: la resistenza del sistema che non vuole cambiare, delle Regioni che vogliono evitare il meccanismo del commissariamento che scatta se non si rispetta la legge sulle liste d’attesa. A volte quel freno al cambiamento arriva anche da singoli operatori. Cartabellotta: «Un medico che in ospedale deve gestire agende sovraccariche, carenza di spazi e carichi di lavoro insostenibili non ha modo di rispondere in tempi adeguati alla domanda crescente di prestazioni. Negli ultimi anni molti specialisti hanno scelto di lavorare nel privato o all’estero: se non si ripristina l’attrattività della sanità pubblica con retribuzioni adeguate, condizioni di lavoro sostenibili e percorsi di carriera chiari, il rischio è che il privato continui ad assorbire la domanda inevasa. L’attività libero-professionale va regolata meglio, non criminalizzata». C’è poi un nodo indicato sia da Cittadinanzattiva sia da Gimbe: i dati vengono raccolti in modo differente in ogni Regione. Osserva Cartabellotta: «Lo Stato non dispone di un quadro reale e non può intervenire in modo mirato. In Italia, i tempi medi per una visita specialistica possono superare di oltre il 100% i limiti fissati dal Piano delle Liste d’Attesa: in alcune Regioni una colonscopia richiede più di 150 giorni. Finché il Ministero della Salute non imporrà seriamente un sistema unico di monitoraggio digitale, continueremo a discutere di cifre che non fotografano la realtà». M.Ev. © RIPRODUZIONE RISER
VATA ---End text--- Author: M. Ev. Heading: Highlight: NEL LAZIO QUASI RADDOPPIATI RISPETTO AL 2022 COLORO CHE DICONO DI ESSERE STATI COSTRETTI A SCEGLIERE DI NON CURARSI Image: -tit_org- I dati migliori nel Nordest preoccupa il Centro-Sud In Sardegna il record negativo -sec_org-
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title§§ Il dramma della sanità Uno su dieci non si cura Liste d'attesa troppo lunghe
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Estratto da pag. 3 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 07 Nov 2025
L'Istat: tempi biblici nel pubblico e mancano i soldi per rivolgersi al privato A rinunciare soprattutto le donne. Il nodo delle risorse nella legge di Bilancio
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tp:ocr§§ 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 2024 2025 2026 2027 2028 Fonte: elaborazione Osservatorio conti pubblici italiani su dati Ocse, Dpfp e Dpb Withub Il dramma della sanità Uno su dieci non si cura Liste d’attesa troppo lunghe L’Istat: tempi biblici nel pubblico e mancano i soldi per rivolgersi al privato A rinunciare soprattutto le donne. Il nodo delle risorse nella legge di Bilancio ROMA Quasi un italiano su dieci, soprattutto donne, tra i 45 e i 64 anni e over 65, rinuncia a curarsi perché le liste d’attesa nella sanità pubblica sono troppo lunghe e mancano i soldi per rivolgersi al privato. Una percentuale di cittadini senza cure mediche che continua a salire di anno in anno: nel 2023 era il 7,6%, circa quattro milioni e mezzo, nel 2024 è arrivata al 9,9%, 5,8 milioni. Lo dice l’Istat. Non solo. I soldi messi dal governo nella legge di bilancio di quest’anno non sono sufficienti a garantire che la situazione migliori: in termini assoluti la spesa sanitaria cresce, ma se si va a guardare il rapporto rispetto al Pil si segnala un definanziamento. Questo, invece, lo dicono il Cnel e la Corte dei Conti: la manovra potrà rispondere solo «parzialmente» alle criticità. Come già denunciato dalla Fondazione Gimbe, a fronte di un aumento in valori assoluti delle risorse per la sanità, la sanità pubblica ha perso in quattro anni, dal 2023 al 2026, rispetto al livello di finanziamento sul Pil del 2022, quasi 17,5 miliardi di euro, l’equivalente di una legge di bilancio. Sta in queste foto, scattate da più soggetti indipendenti, l’allarme lanciato sulla sanità italiana durante le audizioni sulla manovra di fronte alle commissioni congiunte di Camera e Senato. Un allarme che ha innescato uno scontro politico, non nuovo, tra maggioranza e opposizione. Per la segretaria dem Elly Schlein la sanità è «in emergenza» e «il governo non dà le risposte che servono». «Ho l’impressione che la destra, non avendo il coraggio di dirlo, voglia una sanità a misura del portafoglio delle persone. Chi ha i soldi va dal privato, chi non ce li ha rinuncia a curarsi», è la tesi della leader dem secondo la quale dentro la maggioranza c’è anche «un gigantesco conflitto di interessi perché i grandi imprenditori della sanità privata sono seduti in Parlamento con loro». Per i Cinquestelle l’Istat ha squarciato il velo di «ipocrisia» rivelando la natura «classista» del governo. La maggioranza ribatte accusando la sinistra di fare «propaganda elettorale» e di essere la vera responsabile della situazione. «Non accettiamo lezioni – attacca Ignazio Zullo, capogruppo FdI in Commissione sanità al Senato – da chi ha gestito la sanità italiana per vent’anni accumulando tagli strutturali, riduzioni dei posti letto, blocco del turn-over del personale sanitario». E poi, rincara la dose la senatrice di Fratelli d’Italia Paola Mancini, «chi oggi si erge dal pulpito farebbe meglio a guardare in casa propria, ad esempio nelle regioni a guida Pd: Vincenzo De Luca e Michele Emiliano, governatori rispettivamente di Campania e Puglia, in dieci anni di governo hanno prodotto risultati inconsistenti sulle liste d’attesa» con «cittadini costretti a emigrare in altre regioni per curarsi». Le liste d’attesa troppo lunghe restano, difatti, «la motivazione principale, indicata dal 6,8% della popolazione», dice l’Istat, per chi rinuncia a curarsi. A rimandare visite ed esami sono soprattutto adulti tra i 45 e i 64 anni (l’8,3%), anziani di 65 anni e oltre (9,1%) e in larga parte donne (7,7%). Per il Cnel il fabbisogno aggiuntivo di fondi necessario a smaltire le liste d’attesa, garantire i Lea, assumere nuovi professionisti, sostenere la digitalizzazione e investire in prevenzione e invecchiamento attivo non sembra garantito dalle risorse in manovra. La prospettiva è tutt’altro che rosea: il finanziamento del Fondo sanitario nazionale passerà dal 6,04% del 2025 al 6,15% del 2026, ma poi scenderà nuovamente al 6,05% nel 2027, per precipitare nel 2028 al minimo storico del 5,92%. Con questa contrazione di risorse, osserva la Corte dei
Conti, sarà difficile rispondere alla crescita dei costi dei contratti del personale, dei farmaci, dei dispositivi medici e «in generale alle esigenze di una popolazione sempre più anziana e con cronicità multiple». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Veronica Passeri Heading: Highlight: Image:La spesa sanitaria pubblica in Italia Dati in % sul Pil, 2010-2028 7,4% Emergenza Covid 7,2% 7,0% Con gli interventi del governo 6,8% 6,6% 6,4% Seguendo il trend attuale 6,2% 6,0% 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 2024 2025 2026 2027 2028 Fonte: elaborazione Osservatorio conti pubblici italiani su dati Ocse, Dpfp e Dpb Withub -tit_org- Il dramma della sanità Uno su dieci non si cura Liste d’attesa troppo lunghe -sec_org-
tp:writer§§ VERONICA PASSERI
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title§§ I danni del tabacco provocano costi per 25 miliardi
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Estratto da pag. 11 di "SICILIA CATANIA" del 07 Nov 2025
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tp:ocr§§ I danni del tabacco provocano costi per 25 miliardi O gni sigaretta ruba in media 20 minuti di vita - 22 per le donne e 17 per gli uomini - e le patologie collegate al tabacco causano ogni anno 93mila morti solo in Italia. Il costo annuale generato per il Servizio sanitario nazionale supera i 24 miliardi di euro. Tre numeri che da soli spiegano le ragioni dell’iniziativa promossa dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), insieme alle principali fondazioni del campo oncologico (Fondazione Airc, Fondazione Umberto Veronesi, Fondazione Aiom): una raccolta firme per una proposta di legge d’iniziativa popolare contro il fumo con l’obiettivo di arrivare a prezzi 'frena-consumì aumentando di 5 euro il costo del pacchetto. L’iniziativa, presentata oggi in occasione di un convegno al Senato alla vigilia del XXVII congresso nazionale Aiom dal 7 al 9 novembre a Roma, ha l’obiettivo di arrivare entro la primavera a 50mila firme autenticate per una norma che incrementi le accise su tutti i prodotti - incluse e-cig e tabacco riscaldato - per disincentivare il fumo, che rappresenta il maggiore fattore di rischio oncologico. Con 50mila firme raccolte, ha ricordato la vice presidente del Senato Mariolina Castellone, «il Parlamento è tenuto a discutere entro tre mesi la pdl di iniziativa popolare presentata. Questa è la strada». Evidenti i vantaggi: «Con un aumento di 5 euro a pacchetto, oltre a diminuire il numero dei fumatori, si recupererebbero 12 miliardi di euro stimati da destinare alla prevenzione, e questo - sottolinea - a fronte di una diminuzione di 2 mld lo scorso anno, secondo Gimbe, proprio per la prevenzione». Una battaglia non nuova per l’Aiom che oggi, però, si allea con le altre realtà dell’oncologia per concretizzare una richiesta - l'aumento del prezzo delle sigarette per finanziare il Ssn e la prevenzione - sposata dal 60% degli italiani secondo un recente sondaggio Doxa. «In oltre un anno di interlocuzione con i rappresentanti del governo - ha spiegato il presidente Aiom Franco Perrone - ci siamo resi conto che il governo è inevitabilmente stretto all’interno di interessi diversi che rendono difficili soluzioni drastiche. Sappiamo che in Italia esiste una filiera del tabacco con lavoratori e lavoratrici e ciò va rispettato, ma è anche in atto in tutto il mondo una riconversione del settore e d’altro canto 93mila morti l’anno non si possono ignorare». ---End text--- Author: MANUELA CORRERA Heading: Highlight: Image:Le patologie collegate al tabacco causano ogni anno 93mila morti solo in Italia -tit_org- I danni del tabacco provocano costi per 25 miliardi -sec_org-
tp:writer§§ Manuela Correra
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title§§ Sanità e territorio fra nuovo Piano promesse eritardi = Il Pd: "Sanità di prossimità? Fimora promesse e ritardi"
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Estratto da pag. 35 di "STAMPA CUNEO" del 07 Nov 2025
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tp:ocr§§ Sanità e territorio fra nuovo Piano promesse e ritardi IL RETROSCENA Incontro a Garessio sulla medicina d’urgenza e il futuro del Pronto soccorso a Ceva A Fossano l’ultima audizione della Commissione sul Piano sociosanitario piemontese Il Pd: “Sanità di prossimità? Finora promesse e ritardi” IL RETROSCENA PAOLA SCOLA L a Commissione regionale avrà Cuneo come ultima tappa per le audizioni sul Piano sanitario. Il consigliere Pd Calderoni: «Sul territorio promesse e ritardi». – PAGINA 35 PAOLA SCOLA CUNEO S arà Cuneo l’ultima provincia ad ospitare le audizioni itineranti della Commissione Sanità del Consiglio regionale, che è andata «in trasferta» sui territori per raccogliere le osservazioni e i quesiti sul nuovo Piano socio-sanitario del Piemonte, la cui bozza è stata presentata nei mesi scorsi dall’assessore Federico Riboldi. L’appuntamento è in programma per lunedì 1° dicembre, a Fossano, con le realtà di dimensione provinciale (quelle, infatti, che hanno una rappresentanza generale sono state «sentite» o ancora convocate in quel di Torino). L’iter prevede che, dopo aver recepito i rilievi ed eventuali emendamenti, il Piano sia discusso nella stessa Commissione, presieduta da Luigi Icardi (ex sindaco di Santo Stefano Belbo, predecessore di Riboldi). Ed è lì che si scalderà verosimilmente - il dibattito, per poi approdare all’aula del Consiglio. «Mentre procedono a ritmo serrato le audizioni per il nuovo Piano - ha rilevato Mauro Calderoni, saluzzese, consigliere regionale di minoranza (Pd) -, i cittadini continuano a scontrarsi ogni giorno con liste d’attesa infinite, carenze di personale e una rete territoriale che esiste più nei piani che nella realtà». Lo spunto deriva dai dati del Report nazionale di monitoraggio semestrale e dall’8° Rapporto Gimbe sullo stato del Servizio sanitario nazionale. «Il monitoraggio del ministero - ha proseguito Calderoni - mostra che in Piemonte, su 96 Case della Comunità programmate, solo 31 hanno attivato almeno un servizio e appena una dispone di équipe complete di medici e infermieri. Per gli Ospedali di Comunità, su 30 previsti ne risulta attivo soltanto uno. Il territorio non è ancora in grado di garantire quella prossimità e continuità promesse». E ancora: «Un ritardo che si traduce in difficoltà quotidiane per migliaia di cittadini. Nel frattempo cresce la quota di piemontesi che rinunciano alle cure: oltre il 9% nel 2024, in aumento rispetto all’anno precedente. Servono più professionisti, più servizi domiciliari, più investimenti nella digitalizzazione e meno propaganda». Il consigliere, poi, ha portato l’esempio concreto della valle Tanaro, dove il Comitato Disabili di Ceva e il Comitato Difesa Cebano sono tornati a chiedere la riapertura «h24» del Pronto soccorso dell’ospedale cebano. «Una richiesta giusta e ragionevole - ha sottolineato Calderoni -, perché che nasce da reali esigenze di tutela della salute in un’area vasta, che comprende il Cebano, l’alta val Tanaro, le valli Mongia e Bormida e diversi Comuni liguri. Sono territori di confine, con tempi di percorrenza difficili e la presenza di un solo Pronto soccorso tra Mondovì e Savona. Lo stesso vale per il Pronto di Saluzzo, che deve servire un’ampia area rurale e quattro vallate alpine ancora molto popolate. Non è accettabile che ospedali moderni e pienamente funzionali, specie se riconosciuti dalla Regione come presidi di area disagiata, restino limitati alle funzioni essenziali». Discutendo anche di collegamenti, emergenza 118 e piste di elisoccorso. Calderoni interverrà all’incontro pubblico «La medicina d’urgenza sul territorio: il futuro del Pronto soccorso di Ceva», che si svolgerà venerdì 21 novembre, alle 17,30, a Garessio (cinema Excelsior), con la partecipazione dell’assessore alla Sanità Federico Riboldi e delle consigliere regionali Giulia Marro e Federica Barbero. Sono invitati cittadini, personale del comparto sanitario e amministratori locali. — ---End text--- Author: PAOLASCOLA Heading: IL RETROSCENA IL RETROSCENA Highlight: Il consigliere dem fa il punto su Case e O
spedali di Comunità non ancora attivati “ La rete territoriale della Sanità piemontese esiste più nei piani che nella realtà Image:L’accesso del Pronto soccorso all’ospedale di Ceva MAURO CALDERONI CONSIGLIERE REGIONALE - PD -tit_org- Sanità e territorio fra nuovo Piano promesse eritardi Il Pd: “Sanità di prossimità? Fimora promesse e ritardi” -sec_org-
tp:writer§§ PAOLASCOLA
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title§§ Schlein: «Sanità, a destra c'è enorme conflitto di interessi»
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Estratto da pag. 6 di "AVVENIRE" del 07 Nov 2025
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tp:ocr§§ Schlein: «Sanità, a destra c’è enorme conflitto di interessi» La leader dem Elly Schlein tuona contro il «gigantesco conflitto di interessi» nella sanità di alcuni parlamentari della maggioranza: «Non si dice mai abbastanza attacca la segretaria del Pd -. Il sottosegretario Gemmato ha partecipazioni nelle cliniche private. La sanità privata si fa pubblicità dicendo: “se lista nel pubblico è troppo lunga venite da noi”. Ma sono loro quelli che dovrebbero abbattere le liste di attesa». «Basterebbe una semplice visura camerale per verificare che non detengo più il 10% della società Therapia - replica il sottosegretario -. E non perché ci fosse qualcosa di irregolare ma perché ritengo che chi ricopre incarichi di governo debba tutelare ogni giorno trasparenza e credibilità». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Schlein: «Sanità, a destra c’è enorme conflitto di interessi» -sec_org-
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§---§
title§§ Le strutture sociosanitarie chiedono risorse
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Estratto da pag. 12 di "AVVENIRE" del 07 Nov 2025
Il presidente Massi: «Da troppi anni costante non adeguamento dei fondi per l'assistenza ai più fragili»
pubDate§§ 2025-11-07T05:49:00+00:00
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tp:ocr§§ L’ASSEMBLEA UNEBA Le strutture sociosanitarie chiedono risorse Il presidente Massi: «Da troppi anni costante non adeguamento dei fondi per l’assistenza ai più fragili» Roma N on ha concesso più di tanto al clima celebrativo, Franco Massi. Al ministro della disabilità Alessandra Locatelli, che ricordando il settantacinquesimo anniversario di Uneba ne ha ricordato il «ruolo fondamentale nei servizi ai fragili» e al titolare della salute Orazio Schillaci, che ha riconosciuto all’organizzazione di aver svolto una «missione portata avaninvita ti con coerenza, responsabilità e flessibilità», il presidente di ne di Uneba che rappresenta oltre legge mille Rsa (soprattutto cattoliche) ha ricordato che «da troppi anni assistiamo a un costante non adeguamento delle risorse per la sanità: l’Italia spende il 6,3% del Pil mentre Germania e Francia il 10. Ogni anno i cittadini spendono 45 miliardi per spese sanitarie e c’è chi non compra i farmaci». Concetti ripresi davanti al Capo dello Stato, il quale ha ricevuto al Quirinale i delegati dell’assemblea: «Gli enti privati senza scopo di lucro devono fare i conti con una maggiore scarsità di risorse messe a disposizione da Stato, Regioni e Comuni» ha detto Massi. E Mattarella ha risposto: «Bisogna sottrarre al rischio di emarginazione gli anziani. Il parlamento ha approvato due anni la legge delega per gli anziani non autosufficienti: che quelle linee trovino attuazioni concrete». L’assemblea “Uneba, 75 anni al servizio dei fragili. Tra principi costituzionali e dottrina sociale della Chiesa” si è aperta ieri a Roma, dove si concluderà domani. Ci si interroga sulle radici cristiane di queste istituzioni: «Vi invito a individuare dei criteri misurabili e identificabili per distinguervi dalle strutture profit» ha proposto don Massimo Angelelli, direttore della pastorale della salute della Cei. E si tirano le somme di anni complicati. «Da anni - ha detto Massi - le associazioni del sociosanitario denunciano che le risorse destinate al territorio sono insufficienti, meno della metà di altri Paesi. L’organizzazione resta ospedalocentrica». Le case di riposo non riescono ad andar oltre una faticosissima trattativa sulle tariffe che le Regioni sono tenute a riconoscere per il servizio pubblico offerto (l’assistenza privata ai solventi è una cosa diversa dai reparti accreditati per accogliere gli ospiti che non pagano l’assistenza ma solo vitto e alloggio): «Abbiamo bisogno di continuità di rapporti e di certezze nelle norme» ha sottolineato il presidente riferendosi alla querelle sulle rette per i malati di Alzheimer. L’assemblea ha rivendicato il servizio pubblico di queste istituzioni, che peraltro è indispensabile, se si considera che in un Paese di 4 milioni di anziani non autosufficienti, 300mila sono ospitati nelle rsa e 25mila nei centri diurni integrati, ma soprattutto che il privato non profit accreditato copre più del 50% dell’offerta di servizi residenziali, semiresidenziali, sul territorio e a domicilio. Una macchina che ha maturato in 75 anni grandi competenze - anche grazie a impegnativi interventi nell’organizzazione e nella gestione del bilancio, illustrati dal tesoriere Matteo Sabini -, che le istituzioni non coinvolgono nella coprogettazione e nella coprogrammazione. O vessano con un’Irap uguale a quella del profit, come ha denunciato il portavoce del Terzo Settore Giancarlo Moretti. All’assemblea Uneba sono risuonate insomma le promesse non mantenute della politica. A partire dal Pnrr che ha visto escludere le Rsa. «Se l’incremento delle prestazioni domiciliari è stato possibile solo perché gli unici fondi Pnrr non in investimenti sono stati destinati a queste attività - ha detto Massi -, cosa succederà quando questi soldi finiranno? Siamo lontani da obiettivi efficaci di assistenza gli anziani: dei 4 milioni di non autosufficienti, solo 1,2 usufruiscono dell’assistenza a domicilio e con prestazioni di solo 20 ore all’anno!» ---End text--- Author: PAOLO VIANA Heading: Highlight: I delegati ricevuti al Quirinale. Mattarella invita a passare all’attu
azione di quanto previsto dalla legge delega sugli anziani non autosufficienti Image:Franco Massi -tit_org- Le strutture sociosanitarie chiedono risorse -sec_org-
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title§§ «Il mio medico? E bravo ma lo vorrei più empatico»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/07/2025110703111707132.PDF
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Estratto da pag. 26 di "CORRIERE DELLA SERA" del 07 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-07T05:49:00+00:00
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tp:ocr§§ «Il mio medico? È bravo ma lo vorrei più empatico» A «Il tempo della Salute» il sondaggio di Corriere.it/Peripato sul rapporto tra cittadini e dottori. Harari: «La comunicazione? Deve usare parole oneste» Il robot italiano Pepper al servizio dei pazienti «fragili», a casa e in ospedale I l rapporto con i medici italiani? In generale, circa sei pazienti su dieci riconoscono al proprio dottore un buon livello comunicativo: ma i margini di miglioramento — soprattutto alla voce empatia, qualità difficile da inquadrare ma che comprende ascolto, capacità di spiegare e dare risposte — restano ampi. Il quadro complessivo è piuttosto sfaccettato: l’84% apprezza la chiarezza del linguaggio usato, il 75% sottolinea l’attenzione all’ascolto, ma solo il 41% riferisce che il medico verifica se il paziente ha davvero compreso le informazioni ricevute. E appena il 29% dichiara che vengano proposte alternative di cura. Dati emersi da un sondaggio proposto ai lettori di Corriere.it e volto a scandagliare un campo cruciale: la comunicazione tra medico e paziente. Ma «comunicare» è proprio la parola chiave attorno alla quale ruota la settima edizione de Il Tempo della Salute, in corso sino a domenica al palazzo dei Giureconsulti di Milano. Oltre diecimila persone hanno partecipato alla survey condotta dal luglio 2025 da CairoRCS Media Market Research; le risposte analizzate sono state 8.956. L’ampiezza del campione e la distribuzione territoriale rendono la fotografia di un’Italia attenta alla relazione di cura, che percepisce la medicina non solo come scienza, ma anche come dialogo. A parlarne, Luigi Bracchitta, medico di medicina generale a Milano, presidente del Movimento Giotto, Andrea Di Ciano, responsabile ricerche scientifiche della Fondazione Giancarlo Quarta, e Sergio Harari, associato di Medicina Interna a Milano e presidente dell’Associazione Peripato che ha collaborato al questionario. Proprio Harari, nel commentare i risultati, cita Calvino: «Le parole devono essere oneste» e lo stesso «vale nella comunicazione al paziente». Eccola, la sintesi: «Ciò che il cittadino si aspetta è la rassicurazione». Chiesta esplicitamente, deve essere «una strada certa, dalla diagnosi alla cura». Ieri si è parlato anche di tumori: ogni anno in Italia circa diecimila casi di neoplasie interessano bocca, lingua e gola: la maggior parte scoperta tardi, con conseguenze gravi — ha detto Piero Nicolai, ordinario di Otorinolaringoiatria a Padova — «a livello estetico, psicologico e funzionale. Ma se la diagnosi è precoce l’80 % può guarire». Infine il robot Pepper, coinvolto in due studi clinici pionieristici: a Genova assiste pazienti in Geriatria per ridurre l’incidenza del delirium; a Modena entra in casa di chi è affetto da declino cognitivo. E gli fa compagnia. ---End text--- Author: Alessandro Fulloni Heading: A «Il tempo della Salute» il sondaggio di Corriere.it/Peripato sul rapporto tra cittadini e dottori. Harari: «La comunicazione? Deve usare parole oneste» Il robot italiano Pepper al servizio dei pazienti «fragili», a casa e in ospedale Highlight: OGGI Obesità Dare peso alla salute non dare peso ai giudizi ore 10 L’ obesità è una malattia, non una colpa, ma i pregiudizi che i pazienti sopportano sono ancora forti. Conoscere il problema e parlarne in modo corretto è fondamentale. Con Edoardo Mocini, specialista in scienza dell’alimentazione, Rosy Russo, pres. Associazione Parole O_Stili, e Iris Zani, presidente Associazione Amici Obesi. Oncologia Come si trattano oggi i tumori del sangue ore 11 C ome cambiano le cure di alcune neoplasie ematologiche e, a cent’anni dalla nascita, un ricordo di Umberto Veronesi. Con Enrico Derenzini, dir. Oncoematologia dello Ieo e professore Ematologia Un. Milano, Eliana Liotta, giornalista scientifica, e in collegamento Davide Petruzzelli, presidente dell’Associazione La lampada di Aladino. Malattie rare Amiloidosi cardiaca: conoscerla per curarla ore 12 U na malattia rara e progressiva del cuore, causata dall’accumulo di amiloide: scopriamo sintomi, diagnosi e cura. C
on Eleonora Grigoletto, vice pres. associazione pazienti Famy, Emanuele Monti, presidente Commissione Welfare Regione Lombardia, e Daniela Tomasoni, cardiologa Spedali Civili di Brescia. Testimonianze Tornare a camminare dopo la paralisi ore 13 L’ incidente, la paralisi, la perdita del movimento. Poi la rinascita grazie all’impianto di un neurostimolatore midollare: due storie. Con Andrea Scotti e Paolo Baldassini, portatori di neurostimolatore midollare, e Antonella Delle Fave, professoressa di Psicologia, Università di Milano. Malattie respiratorie Cardiologia Bpco: che cos’è e perché Le nuove terapie interessa anche il cuore «a base» di Rna ore 14 L a broncopneumopatia cronica ostruttiva non è una malattia solo dell’apparato respiratorio. Con Francesco Dentali, dir. Dip. Med. Interna Asst Sette Laghi (Va), Salvatore D’Antonio, pres. associazione pazienti Bpco, Sergio Harari, professore di Med. Interna Un. Milano e Andrea Zanchè, resp. cronicità Simg. ore 15 I farmaci a base di Rna sono già una risorsa importante contro le malattie cardiovascolari. Con Mario Crisci dell’UOC di Cardiologia interventistica dell’Ospedale Monaldi di Napoli, e Alberto Corsini, ordinario di Farmacologia del Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari, Università di Milano. Neurologia Emicrania: come si cura e si previene oggi ore 16 N on è un comune mal di testa e può causare un dolore forte e pulsante: inquadriamo correttamente l’emicrania. Con Piero Barbanti, ordinario di Neurologia Un. San Raffaele di Roma e dir. dell’Unità Cefalee e Dolore, San Raffaele, Roma, e Alessandra Sorrentino, pres. Associazione Alleanza Cafalalgici. Il progetto Ridere della propria malattia può far bene ore 18 «M enoMale», un esperimento per parlare della propria malattia in modo divertente e ironico, grazie a personaggi famosi che si mettono in gioco raccontando le loro storie. Un modo per aiutate non solo chi soffre ma anche chi sta accanto ai malati. Con David Lubrano, autore tv, e Antonio Ornano, attore e autore comico. Salute maschile Sveglia, ragazzi! È l’ora dei controlli ore 17 U omini e salute: come riconoscere i segnali e prendersi cura di sé. Con Daniele Adani, ex calciatore e talent sportivo, Donatella Barus, direttrice del magazine di Fondazione Umberto Veronesi, Marco Martinelli divulgatore scientifico e content creator, e Nicola Macchione, urologo, Azienda Ospedaliera Università San Paolo di Milano. Image:Androide Sul palco, da sinistra, Pepper e il suo «cretore» Antonio Sgorbissa; poi Giovanna Zamboni e Alessio Nencioni, ideatori della sperimentazione Malattie respiratorie Cardiologia -tit_org- «Il mio medico? E bravo ma lo vorrei più empatico» -sec_org-
tp:writer§§ Alessandro Fulloni
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title§§ «Su sanità sforzo enorme per errori passati»
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Estratto da pag. 5 di "LIBERO" del 07 Nov 2025
Il ministro dell'Economia: «Rifiuto le accuse, quest'anno abbiamo messo sette miliardi in più»
pubDate§§ 2025-11-07T05:48:00+00:00
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tp:ocr§§ «Su sanità sforzo enorme per errori passati» Il ministro dell’Economia: «Rifiuto le accuse, quest’anno abbiamo messo sette miliardi in più» L’AUDIZIONE DI GIORGETTI SULLA MANOVRA ¦ «Francamente non entro nel merito della politica sanitaria ma rifiuto l’idea che non siano stati fatti degli stanziamenti adeguati negli anni scorsi e quest’anno, che ci sono 7 miliardi in più. Che il costo della sanità aumenti non si nega, ma che abbiamo fatto cose eccezionali anche per rimediare a disastri del passato tipo il payback è innegabile». Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nell’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla manovra. Il titolare del Tesoto ha poi promesso: «Non saremo disposti a barattare le spese per la sanità con quelle per la difesa che seguono eproreso atuonomo». Sempre sul fronte della sanità, Giorgetti ha ricordato che il prelievo a carico di banche e assicurazioni servirà ad aumentare i fondi per la sanità. «Il governo ha presentato quella che è la sua proposta nel disegno di legge» ha detto il ministro. «Il Parlamento è sovrano se vorrà diminuirlo lo diminuirà se vorrà aumentarlo lo aumenterà. Certamente qualunque azione dovrà essere proporzionata al rispetto delle finalità per cui si è intervenuti». «Noi abbiamo fatto il contributo sulle banche per finanziare la sanità, ad esempio. Io non so il Parlamento cosa ha in mente, vediamo gli emedamenti» ha aggiunto a margine dell’audizione Per quanto riguarda gli altri aspetti della manovra, Giorgetti ha spiegato che la rottamazione «è una rateazione» che non fa perdere gettito allo Stato. «È distribuito in modo diverso, ma la norma è rivolta a quelle imprese che altrimenti non ce la farebbero a continuare l’attività se dovessero onora- Giancarlo Gi re tutto il debito in modo immediato». «Da un lato» ha spiegato «c’è la spalmatura del debito senza rinunciare alla linea capitale, dall'altro si dà un po’ di respiro in questo momento di difficoltà». Sulla possibilità di estendere la rottamazione, come chiede la Lega, ha chiosato: «Per farlo serve una copertura e voglio vedere la copertura che c’è». Infine, a chi gli chiede dei rilievi avanzati dagli auditi sul punto, tra cui Banca d’Italia, la Corte dei Conti e Upb, Giorgetti ha replicato: «Il ministro dell’Economia purtroppo vive a via XX Settembre, tutto il giorno cerca di fare il meglio con senso di responsabilità per far quadrare un cerchio molto complicato. Dopodiché, ognuno porta i suoi interessi: banchieri, assicuratori, industriali e via dicendo. Le istituzioni fanno una loro valutazione, che non implica l'assunzione di getti (Ansa) decisioni. Anche io quando ero in quella condizione lo trovavo più semplice valutare e giudicare, prendere decisioni è un po’ più complicato…». M.ZAC. ---End text--- Author: eM ZAC Heading: L’AUDIZIONE DI GIORGETTI SULLA MANOVRA Highlight: Image:Giancarlo Giorgetti (Ansa) -tit_org- «Su sanità sforzo enorme per errori passati» -sec_org-
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title§§ Sanità, l'aumento dei fondi non si tradurrà in servizi
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Estratto da pag. 3 di "MANIFESTO" del 07 Nov 2025
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tp:ocr§§ foto di Canio Romaniello / Imagoeconomica I TECNICI DISFANO LA NARRAZIONE DEL MINISTRO SCHILLACI Sanità, l’aumento dei fondi non si tradurrà in servizi II Contano i risultati «misurabili e verificabili», il resto è «rumore di fondo»: erano le parole del ministro della Salute Schillaci al Sole-24 Ore di martedì. Ma se i numeri si sanno interpretare, oltre che sciorinare, a finire sullo sfondo sono gli slogan del governo. Lo si è visto ieri nelle audizioni dei tecnici davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato in vista della discussione in aula della manovra. Da giorni il governo si trincera dietro i 6 miliardi di aumento del fondo sanitario nazionale previsti in finanziaria. Chi i numeri li mastica per mestiere non abbocca e spiega che la crescita della spesa non si tradurrà in servizi per i cittadini. Nella manovra che «favorisce i ricchi» - parola di Istat - nemmeno il capitolo sanitario, che secondo il governo doveva dimostrare l’attenzione al settore, aggredirà le disuguaglianze sociali. IL PRIMO A INTERVENIRE è stato il presidente dell’Istituto di statistica Francesco Maria Chelli. Ha ricordato il numero di italiani che hanno dovuto rinunciare a curarsi, indegno di un paese sviluppato: quasi 6 milioni nel 2024. «Il 9,9% delle persone» ha precisato Chelli, che ha compreso nel denominatore anche chi non ha bisogno del medico. Le cause? «Problemi legati alle liste di attesa, alle difficoltà economiche o alla scomodità delle strutture sanitarie». Si è arreso alle prenotazioni impossibili il 6,8% della popolazione, oltre il doppio rispetto al 2,8% del 2019. A lamentare i ritardi della sanità è soprattutto la componente femminile «sia nelle età centrali che in quelle avanzate». MAURO OREFICE, presidente della Corte dei Conti, ha spiegato bene ai parlamentari perché la maggiore spesa nominale non significhi di per sé una sanità più forte. Innanzitutto, l’aumento va commisurato al Pil per misurarne l’impatto reale: secondo gli stessi documenti governativi il rapporto tra finanziamento pubblico alla sanità e prodotto interno lordo scenderà dallo 6,15% del 2026 al 5,92% del 2028. Stando così le cose, lo stanziamento «consente di rispondere solo parzialmente agli interventi necessari per affrontare le criticità, nel cui ambito appaiono in crescita i costi per i contratti del personale, per i farmaci, per gli acquisti di prestazioni sanitarie da privati e per i dispositivi medici e, in generale, per corrispondere alle esigenze di una popolazione sempre più anziana e con cronicità multiple». Da un lato, dunque, la manovra coprirà innanzitutto l’aumento (dovuto) delle retribuzioni di medici e infermieri e soddisferà i crescenti appetiti delle imprese private che vendono beni e servizi alla sanità pubblica. Dall’altro, le risorse per recuperare le liste d’attesa e allargare vaccini e screening fanno i conti con una popolazione sempre più anziana i cui bisogni sanitari lievitano fisiologicamente. Se rimangono invariate e la domanda di salute cresce, tanto vale parlare di un taglio. ANCHE PER L’UPB (Ufficio parlamentare di bilancio), ultimo ieri a dire la sua, la strategia business as usual non basta più perché il sistema non è in equilibrio: «Quello che rileviamo ha ammonito la presidente Lilia Cavallari - è che le esigenze di personale oggi sono pressanti e lo saranno di più in prospettiva: molti andranno in pensione, c’è un saldo migratorio negativo, ci sono dimissioni volontarie». Le ramanzine hanno spiazzato il governo e costretto alla difesa persino uno che di solito pensa positivo come il vicepresidente Antonio Tajani: «Con una situazione come l’attuale, con una manovra di 18 miliardi non è che si risolve tutto». NEL POMERIGGIO il ministro dell’economia Giorgetti ha provato a difendere le sue tabelle ribaltando la prospettiva: «Ogni confronto di livelli della spesa in relazione al Pil ha detto - non può non tenere in debita considerazione il valore di tale grandezza a livello pro capite, scontando gli effetti di una demografia che di fatto ha oramai imboccato la strada del tasso di sostituzione neg
ativo». In altre parole: il gelo demografico ci invecchia ma fa anche diminuire la platea che si divide la torta del welfare, dunque meno siamo e meglio stiamo. Ma poi nella replica in audizione ha dovuto convenire che le critiche sono fondate: «Che la domanda sia profondamente cambiata e che il costo aumenti è indubbio». ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: Highlight: Il 10 percento degli italiani non si cura: la prima causa sono le liste attesa, poi le difficoltà economiche Il finanziamento pubblico rispetto al Pil sarà del 6,15% nel 2026, 5,92% nel 2028 Image: -tit_org- Sanità, l’aumento dei fondi non si tradurrà in servizi -sec_org-
tp:writer§§ ANDREA CAPOCCI
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title§§ Se crescono le disuguaglianze = Quando crescono le disuguaglianze
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Estratto da pag. 13 di "REPUBBLICA" del 07 Nov 2025
di LINDA LAURA SABBADINI
pubDate§§ 2025-11-07T05:49:00+00:00
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tp:ocr§§ Se crescono le disuguaglianze di LINDA LAURA SABBADINI Quando crescono le disuguaglianze ecord di povertà assoluta e di cittadini che rinunciano a curarsi: i dati Istat raccontano due grandi criticità. A a pagina 13 R ecord di povertà assoluta e di cittadini che rinunciano a curarsi in presenza di bisogno: i dati Istat del 2024 raccontano due grandi criticità. Cinque milioni e 700 mila persone vivono in povertà assoluta. Quasi 6 milioni di cittadini smettono di curarsi. La povertà alimenta la rinuncia alle cure, ma quest’ultima aggrava le fragilità sociali ed economiche. Due facce della stessa debolezza strutturale del Paese, segnali che dovrebbero guidare ogni scelta della manovra di bilancio. Una delle misure più discusse riguarda la riduzione dell’aliquota Irpef dal 35 al 33%. Secondo le stime Istat, questa misura coinvolgerebbe poco più di 14 milioni di contribuenti, con un beneficio medio annuo di 230 euro. Ma fermarsi alla media sarebbe fuorviante, perché una riduzione di imposta, se non calibrata, può amplificare le disuguaglianze già esistenti. Stando alle valutazioni dell’Istat, infatti, oltre l’85% delle risorse derivanti dalla riduzione dell’aliquota Irpef finirà nelle tasche dei due quinti più ricchi delle famiglie. Le più povere otterranno appena 102 euro l’anno, mentre le più ricche riceveranno oltre 400 euro. L’Ufficio parlamentare di bilancio segnala che i dirigenti riceveranno in media 408 euro, gli impiegati 123 e gli operai solo 23. In un Paese dove i salari reali sono praticamente bloccati da trent’anni e la povertà assoluta ha raggiunto livelli record, dove l’inflazione ha colpito in modo più duro chi aveva redditi bassi, sarebbe stato necessario un intervento mirato a sostenere chi è più fragile, anziché ampliare il divario tra ricchi e poveri. Analogamente sulla salute. La rinuncia alle cure riguarda ormai quasi il 10% della popolazione, un aumento significativo rispetto al 7,6% del 2023 e ancora di più del 2019. La difficoltà di accesso alle cure è elevata: le lunghe liste d’attesa del Servizio sanitario nazionale costringono chi ha più basso reddito a rinunciare a prestazioni essenziali, nell’impossibilità di rivolgersi al privato. La rinuncia per liste d’attesa riguarda il 6,8% della popolazione, in aumento rispetto al 4,5% del 2023 e al 2,8% del 2019, un incremento marcato che segnala un progressivo deterioramento del diritto alla salute. Il ricorso al privato per risolvere i problemi delle liste di attesa, previsto dal governo, non ha funzionato. Serve il potenziamento del personale sanitario, assai carente. Dove sono finiti i buoni propositi sul ricambio generazionale dei medici e sull’assunzione massiccia di infermieri, annunciati durante la pandemia? L’Italia ha i medici più anziani dell’Ocse e uno dei rapporti infermieri-popolazione più bassi d’Europa. Come può reggere una sanità pubblica che invecchia e si svuota di personale, a fronte di un Paese che invecchia e ha bisogno di più cure? Ci vuole un investimento strutturale aggiuntivo urgente, perché rinviare significa aumentare le disuguaglianze e mettere a rischio la vita di chi già è in condizioni fragili. Ma non basta. Ricordate la legge sulla non autosufficienza, proposta dal governo Draghi e approvata nella legislatura successiva, nel 2023, ma mai finanziata? Era annunciata come una svolta per la dignità degli anziani e delle persone con disabilità, ma è rimasta perlopiù sulla carta. Nel frattempo, milioni di famiglie devono arrangiarsi da sole, spesso sulle spalle delle donne, che continuano a farsi carico della cura senza riconoscimento, né sostegno concreto. Le priorità dovrebbero essere chiare: sostenere chi è più fragile, garantire il diritto alla salute per tutti, assicurare che la povertà non diventi una condanna irreversibile. Un Paese che lascia indietro i più deboli, che dimentica chi non può curarsi o invecchia senza assistenza, non sta solo sbagliando politiche fiscali o sociali: sta perdendo la bussola, sta smarrendo se stesso. Per invertire questa tendenza servono scelte coraggiose, basate sulla
convinzione che la protezione dei più vulnerabili non è un costo, ma un investimento in dignità, coesione e futuro del Paese. Bisogna restituire all’Italia la speranza che oggi sembra sfuggirle e costruire un Paese in cui la povertà non sia inevitabile e il diritto alla salute non si trasformi in un privilegio per pochi. R ---End text--- Author: LINDA LAURA SABBADINI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Se crescono le disuguaglianze Quando crescono le disuguaglianze -sec_org-
tp:writer§§ Linda Laura Sabbadini
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title§§ Covid, spunta il report bloccato da Speranza
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Estratto da pag. 4 di "SECOLO D'ITALIA" del 07 Nov 2025
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tp:ocr§§ COVID, SPUNTA IL REPORT BLOCCATO DA SPERANZA Roberto Speranza, allora ministro della sanità, bloccò il rapporto da inviare all’Oms sulle criticità dell’apparato organizzativo italiano di fronte alla pandemia. E’ quanto emerso da alcune audizioni dinanzi alla commissione parlamentare di inchiesta. E’ Alice Buonguerrieri, parlamentare di FdI e capogruppo della Commissione di inchiesta, a lanciare le accuse. “Francesco Zambon, dirigente medico e già ufficiale tecnico dell’Oms, audito oggi in commissione Covid, ha riferito di missive che proverebbero un coinvolgimento del Ministero della Salute, di cui Speranza era a capo, nel ritiro di un rapporto che Zambon era stato incaricato dall’Oms di redigere sulla risposta dell’Italia al Covid, giacché il nostro Paese era stato il primo a far fronte all’impatto del virus proveniente dalla Cina. Il rapporto di Zambon era molto critico, sollevava infatti il problema dell’impreparazione dell’Italia”, dice la deputata. “L’audizione di oggi in commissione Covid di Francesco Zamboncontinua Antonella Zedda, senatrice di FdI-, ex ufficiale tecnico dell’Oms, conferma, anzi rafforza quanto aveva dichiarato pochi giorni fa nella stessa sede Ranieri Guerra, g i à d ir etto r e g e n er a le d e l l’ u ff i ci o Prevenzione del Ministero della Salute nonché componente del Cts: sul rapporto scritto dal team Zambon, pubblicato e poi ritirato dall’Oms, non c’è stato il ‘niet’ della Cina, ma la volontà politica di censurare ciò che è accaduto in Italia nei primi mesi del 2020. Gli auditi, dunque, documentano un legame tra Speranza e Oms che pare una anomalia tutta italiana. Anomalia dimostrata anche dal fatto che il ministro chiedeva all’Oms che come osservatore dell’Organizzazione fosse nominato un italiano, cioè Guerra. ---End text--- Author: Paolo Cortese Heading: Highlight: Image: -tit_org- Covid, spunta il report bloccato da Speranza -sec_org-
tp:writer§§ Paolo Cortese
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title§§ La rivoluzione della sanita ligure Bucci: «Cosi nasce la super Asl» = Sanità ligure, via alla rivoluzione Bucci:«Plu risposte con la super Asl»
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Estratto da pag. 2 di "SECOLO XIX" del 07 Nov 2025
Lagiunta ha approvatola riforma. A fine dicembre la nomina dei manager. || centrosinistra: «Presto le nostre proposte»
pubDate§§ 2025-11-07T05:49:00+00:00
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tp:ocr§§ La rivoluzione della sanità ligure Bucci: «Così nasce la super Asl» Intervista con l’arcivescovo Tasca: «Salva l’autonomia del Galliera, pensiamo al nuovo ospedale» La giunta regionale approva il piano di riforma. Critica l’opposizione: «Parla solo di governance e non risolve i problemi» Sanità ligure, via alla rivoluzione Bucci: «Più risposte con la super Asl» La giunta ha approvato la riforma. A fine dicembre la nomina dei manager. Il centrosinistra: «Presto le nostre proposte» La giunta regionale ha approvato il piano di riforma per la sanità ligure, nascerà la super Asl. Bucci: «Così daremo più risposte». Critiche dell’opposizione: «Non risolve i nodi». Intervista all’arcivescovo Tasca: «Abbiamo salvato l’autonomia del Galliera, pensiamo al nuovo ospedale». GUIDO FILIPPI / PAGINE 2 E 3 Una giornata storica per la sanità ligure. La giunta Bucci ha approvato il disegno di legge di riforma: non è un atto formale, è il primo passo di una rivoluzione che stravolgerà l’organizzazione e arriva 19 anni dopo la legge di riordino del 2006. Ora deve passare dalle commissioni ed essere approvata dal consiglio regionale e poi seguire il suo percorso in Liguria e a Roma (al ministero della Salute e al ministero dell’Economia). Tantissime le novità. Le cinque Asl verranno cancellate, diventeranno aree che avranno al loro interno gli ospedali (in tutte le province, ma non a Genova); al vertice ci sarà un supermanager che coordinerà tutte le attività. Sarà nominato entro la fine di dicembre e quasi sicuramente arriverà da fuori Liguria. Nascerà in contemporanea anche un’azienda ospedaliera metropolitana (Aom) composta dal San Martino, dal Villa Scassi di Sampierdarena e in futuro dagli Erzelli, più il Galliera che manterrà la sua completa autonomia con un consiglio di amministrazione, mentre in una prima e seconda stesura del disegno di legge (preparato dal direttore della Regione Paolo Bordon) era stato accorpato agli altri due ospedali. «Il Galliera - sottolinea Bucci ha una tradizione molto importante ed è nel cuore dei genovesi: resterà autonomo e collaborerà con la nuova azienda ospedaliera». Non solo, il presidente del Galliera, l’arcivescovo Marco Tasca, farà parte del board con un ruolo di primissimo piano. Farà parte del sistema il Gaslini, la cui autonomia non è mai stata messa in discussione, mentre l’Evangelico che gestisce anche l’ospedale San Carlo di Voltri viene considerato un’azienda privata esterna che, grazie a una convenzione, è al servizio della sanità pubblica. L’obiettivo di Bucci è discutere la riforma in commissione regionale già nelle prossime settimane, con tre o quattro riunioni e poi partire con la rivoluzione già a gennaio. «Mi aspetto che ci sia il contributo delle opposizioni che potranno portare idee. Finora i segnali che ho avuto da tutta la Liguria sono positivi: la presenteremo a tutti i collegi dei sindaci, faremo un tour per spiegarla al personale sanitario e, ovviamente ne discuteremo con i sindacati». Per il presidente è una sfida, oltre che una sua scommessa, che ha scatenato polemiche e gli inevitabili mal di pancia non solo nel centrosinistra. «Questa riforma non è fatta per tagliare risorse, ma per aumentarle perché le spostiamo sul territorio. Siamo la regione con la popolazione più anziani e vogliamo dare un servizio integrato ed efficiente a tutti, anche a chi vive in campagna, lontano dagli ospedali. Eliminiamo i doppioni, inevitabili con nove entità singole. Nascerà un’azienda unica al posto di cinque Asl e cambierà il modello organizzativo, ma le aree manterranno i loro confini: non cambieranno nemmeno la carta intestata». Ma quando scatterà la riforma? «Parte il primo gennaio per un motivo semplice - spiega Bucci - Il 2026 sarà intero e non dovremo fare due bilanci; è chiaro che serviranno sei mesi o un anno prima che il sistema ligure vada a regime». Cosa succederà ai direttori generali delle cinque Asl e degli ospedali? «Dal primo gennaio decadranno e saranno sostituiti dalle figure previste: possono essere le stesse persone che ci sono ora, ma non saranno
più direttori generali ma direttori di area. Il superdirettore e il direttore dell’azienda ospedaliera verranno nominati entro il 31 dicembre». Azienda unica e servizi amministrativi e tecnici accorpati: la sede non dovrà essere per forza a Genova e, come ripete spesso Bucci, «Ora abbiamo 65 persone che preparano gli stipendi, ne servono molti meno e se facciamo economia, il personale amministrativo lo utilizziamo sul territorio o nei reparti per pratiche non sanitarie». Cambierà anche l’organizzazione dei concorsi, primo fra tutti quello per gli infermieri: ne verrà bandito solo uno e la graduatoria sarà a disposizione delle ex Asl. Il presidente parla anche dei bilanci 2025 di Asl e ospedali. «I conti stanno migliorando e sono convinto che per il 2025 non metteremo nuove tasse». Nel frattempo, da venti giorni, sono iniziate le grandi manovre di accorpamento, tra divieti di nomine e assunzioni. L’opposizione è già partita al contrattacco con un documento unitario firmato dal capigruppo Armando Sanna (Pd), Selena Candia (Avs), Stefano Giordano (M5S) e Gianni Pastorino (Lista Orlando): «Parla solo di governance e non risolve i problemi dei malati. Riteniamo che nessuna modifica dell’organigramma da sola possa migliorare la qualità dei servizi, anzi, intervenire senza confronto e senza definire come riorganizzare e potenziare i servizi rischia di peggiorare una situazione che, nonostante i proclami della giunta, si fa ogni giorno più grave. Per questo presenteremo una controproposta che chiediamo sia valutata prima di procedere con quello che per noi resta un presupposto fondamentale: il confronto con il territorio, con i lavoratori e con la rappresentanza dei cittadini utenti». — G. FIL. ---End text--- Author: g. fil. Heading: La giunta regionale approva il piano di riforma. Critica l’opposizione: «Parla solo di governance e non risolve i problemi» Highlight: 1l’azienda che andrà a sostituire le cinque Asl liguri: la gestirà un supermanager 2 gli ospedali (San Martino e Villa Scassi) nell’Azienda metropolitana 2 i manager nominati dalla Regione per guidare l’azienda unica e l’ospedale L’opposizione: «Parla solo di governance e non risolve i problemi dei malati» Image:“ MARCO BUCCI PRESIDENTE REGIONALE LIGURIA La riforma è stata fatta per spostare le risorse e garantire servizi a tutto il territorio ligure La sanità ligure si prepara a una svolta organizzativa -tit_org- La rivoluzione della sanita ligure Bucci: «Cosi nasce la super Asl» Sanità ligure, via alla rivoluzione Bucci:«Plu risposte con la super Asl» -sec_org-
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Estratto da pag. 3 di "SOLE 24 ORE" del 07 Nov 2025
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tp:ocr§§ Per la Sanità resta il nodo sull’adeguatezza delle risorse I fondi al Ssn Corte dei conti, Cnel e Upb: i fondi crescono, ma non sufficienti per tutti i bisogni «Francamente non entro nel merito della politica sanitaria, ma rifiuto l’idea che non siano stati fatti degli stanziamenti adeguati negli anni scorsi e quest’anno. Che il costo della sanità aumenti non si nega, ma che abbiamo fatto cose eccezionali anche per rimediare a disastri del passato tipo il payback è innegabile». Anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ieri durante la sua audizione in Parlamento non si è sottratto a uno degli sport più praticati del momento: quello relativo all’adeguatezza o meno dei finanziamenti per la Sanità. Un tema ricorrente anche in diverse audizioni di ieri a cominciare da quella della Corte dei conti che ha messo in fila le risorse per il Ssn che cresceranno dai 136,538 miliardi del 2025 a 142,907 miliardi nel 2026 e poi a 143, 902 e 144,772 gli anni dopo. Un aumento questo «che porta il livello di finanziamento del fabbisogno sanitario in quota Pil al 6,15 per cento nel 2026 (rapporto che nel 2027 e 2028 si attesterebbe rispettivamente a 6,04 e 5,92)», sottolinea la Corte dei conti per la quale gli stanziamenti rispondono «solo parzialmente agli interventi necessari per affrontare le criticità del settore nel cui ambito appaiono in crescita i costi per i contratti del personale, per i farmaci, per gli acquisti di prestazioni sanitarie da privati e per i dispositivi medici ed, in generale, per corrispondere alle esigenze di una popolazione sempre più anziana». Nella sua audizione il Cnel ha invece sottolineato come «il fabbisogno aggiuntivo necessario a smaltire le liste di attesa, garantire i Lea, assumere nuovi professionisti, sostenere la digitalizzazione e investire in prevenzione e invecchiamento attivo non sembra garantito dalle risorse in manovra». Per Lilia Cavallari, presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, dall’insieme degli interventi in ambito sanitario della manovra «non emerge una chiara indicazione di priorità nell’azione per il consolidamento del Ssn, in quanto le risorse sono distribuite su molti obiettivi e a favore di un ampio spettro di stakeholder». Il presidente dell’Istat Francesco Chelli nella sua audizione ha invece ribadito i pesanti dati sulla rinuncia alle cure in Italia: «Nel 2024 il 9,9% delle persone ha dichiarato di aver rinunciato a curarsi per problemi legati alle liste di attesa, alle difficoltà economiche o alla scomodità delle strutture sanitarie: si tratta di 5,8 milioni di individui, a fronte di 4,5 milioni nell’anno precedente (7,6%)». Per L’Istat la motivazione che spinge di più gli italiani a rinunciare alle cure è legata proprio alle attese troppo lunghe per ottenere le prestazioni. Si tratta della «motivazione principale, indicata dal 6,8% della popolazione, e risulta anche la componente che ha fatto registrare l’aumento maggiore negli ultimi anni: era il 4,5% nel 2023 e il 2,8% nel 2019». —Mar.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: mar b Heading: Highlight: Giorgetti: «Rifiuto l’idea che i fondi non siano adeguati» Istat ribadisce l’alert su rinuncia alle cure Image: -tit_org- Per la Sanità resta il nodo sull’adeguatezza delle risorse -sec_org-
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