title§§ Intervista a Elisa Sangiorgi - Elisa Sangiorgi: "il payback non è il male assoluto"
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Estratto da pag. 25 di "ABOUTPHARMA" del 05 Nov 2025
Intervista alla dirigente dell'area governo del farmaco dell'emilia-romagna e membro della cts di aifa. la sua regione difende la spesa per l'eccellenza, con la consapevolezza che conciliare assistenza di alto livello e equilibri di bilancio è sempre più difficile
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tp:ocr§§ ELISA SANGIORGI: “IL PAYBACK NON È IL MALE ASSOLUTO” Intervista alla dirigente dell’area governo del Farmaco dell’Emilia-Romagna e membro della Cts di Aifa. La sua Regione difende la spesa per l'eccellenza, con la consapevolezza che conciliare assistenza di alto livello e equilibri di bilancio è sempre più difficile AboutPharma egramolini@aboutpharma.com L a spesa farmaceutica pesa in maniera significativa sui bilanci delle Regioni. Specie quando un territorio attrae pazienti anche dal resto della nazione, spesso per l’eccellenza e la varietà dei trattamenti offerti. È il caso dell’Emilia-Romagna, come descritto da Elisa Sangiorgi, dirigente dell’area governo del farmaco e dei dispositivi medici della Regione e membro della commissione scientifico economica dell’Aifa. Intervenuta in una tavola rotonda in occasione della recente presentazione del dossier sull’uso dei medicinali equivalenti a cura di Nomisma per conto di Egualia (si veda il servizio a pagina 50-54), Elisa Sangiorgi ha discusso di politica farmaceutica e dissentito in più punti con Massimo Garavaglia, presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato, presente anche lui all’incontro. Una premessa. Lo sforamento dei tetti di spesa è una costante per Regioni come l’Emilia-Romagna, specie per alcune prestazioni più attrattive. È il caso delle Car-T, tra le terapie oggi più costose. “Un terzo di queste – ha spiegato Sangiorgi – è stato erogato a pazienti extra Regione, per cui, in base all'accordo della mobilità, il ritorno del costo è dopo 24 mesi”. Per il senatore Garavaglia, in particolare, l’applicazione di una norma, la 189 del 2024, ha mutato il calcolo del payback sulla spesa farmaceutica considerando il 50% dello sforamento. Le Regioni che spendono di più, come ha sottolineato, hanno dunque un rientro maggiore da parte delle aziende. “L'anno scorso abbiamo fatto un grande errore: premiare le Regioni che sforavano il tetto”, ha detto Garavaglia. “Ho tentato in tutti i modi di bloccare questo errore, ma non c'è stato verso. Però guardiamo il lato positivo: dal punto di vista contabile, attraiamo gli investimenti esteri. Attualmente il payback lo pagano le aziende alle Regioni. È diventato quindi un finanziamento sulle spese, non più una norma di contenimento ma di incremento della spesa. Proprio quell'errore, a mio avviso, consente dal punto di vista contabile di eliminare la quota di payback in capo alle aziende. A questo punto il meccanismo è solo regolatorio: si fissa un tetto che deve essere rispettato”. Sangiorgi, per le Regioni il meccanismo del payback rappresenta un’entrata sostanziale. Eliminarla sarà possibile? Il payback non è il male assoluto. Ci sono numerose sentenze della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato che lo ritengono un meccanismo di compartecipazione alla spesa pubblica di cui anche le industrie farmaceutiche beneficiano. È un sistema per far quadrare i conti; un incentivo economico per le entrate regionali. Per poter sostenere il Servizio sanitario nazionale, il legislatore ha pensato di introdurre i payback sulla spesa farmaceutica e gli acquisti diretti, perché la convenzionata non ha mai sforato il tetto. Andrebbe però corretto il meccanismo? Certamente. Ma preferirei farlo sui farmaci che hanno perso il brevetto perché permettono di curare più persone a prezzi più bassi. È il caso dei biosimilari. Insieme agli equivalenti, i biosimilari sono farmaci che permettono davvero di far fronte a carenze, necessità del servizio sanitario, facendoli pagare molto meno. In questo caso, si potrebbe pensare a un correttivo al payback, ma per un farmaco ad altissimo costo, con più indicazioni. Ho dei dubbi che si possa abolirlo dunque. Il senatore Garavaglia ricordava che il meccanismo del payback porta con sé (potenzialmente) nel bilancio pubblico un risparmio associato. Il senatore sostiene che mantenendo il payback l'industria farà prezzi più alti e che se lo abolissimo ci guadagneremmo tutti. Questa è la sua posizione mentre posso dire che lo sforamento della spesa ospedaliera è di svariati miliardi
. Di questi, la metà è a carico dell'industria farmaceutica. Per noi, rientrare in parte di questa spesa, ci permette di curare e risanare i conti. Il problema delle Regioni è dover erogare assistenza secondo i Livelli essenziali d'assistenza e allo stesso tempo rispettare i vincoli di bilancio. Ciò è impossibile perché le cure costano sempre di più, la popolazione anziana cresce, così come quella cronica. Per fortuna ci sono terapie, ad esempio per le patologie ematologiche e oncologiche, che permettono una sopravvivenza maggiore, prima impensabile. Sono a favore dell'innovazione, tuttavia per poterla pagare occorrono strategie. I biosimilari sono una di queste, così come il payback. Ci sono poi i Managed entry agreements (Mea) valutati in Commissione scientifica economica dell’Aifa. Per esempio, se abbiamo una terapia genica ad alto costo, decidiamo di fare un Payment by results (PbR) che rappresenta una grandissima opportunità in cui si condivide il rischio perché se il farmaco non funziona viene pagato a metà con l’azienda. Lo scorso anno è stata approvata una norma che applica il payback al cinquanta per cento della spesa. Anche per la sua Regione si è trattato di un premio? Non è una premialità. La Regione che spende di più non lo fa perché lo vuole. In base ai dati del ministero della Salute, riportati in un recente rapporto della fondazione Gimbe, l’Emilia-Romagna è la seconda per attrattività e mobilità attiva in Italia. I dati stessi della farmaceutica sono a lordo della mobilità e si riferiscono all’erogazione di farmaci a pazienti provenienti da altre Regioni (in primis, Basilicata, Lazio, Marche e Puglia) che vengono a curarsi qui. Non viene data – è chiaro – una premialità a chi sfora. Chi sfora lo fa perché deve spendere di più. Prima il calcolo veniva fatto su quota capitaria. Capitava quindi che una Regione con più abitanti, ma meno mobilità, prendesse più soldi di un’altra con più mobilità e meno abitanti. Inoltre, in base all’accordo di mobilità, le prestazioni vengono rimborsate solo a distanza di 24 mesi. In altre Regioni in cui c’è una quota importante di privato accreditato, può sembrare che la spesa farmaceutica sia più bassa ma non è così. Grazie alla norma dello scorso anno, è stato possibile introdurre un correttivo in cui la metà la metà dei soldi del payback dipende dalla spesa farmaceutica effettuata, l'altra metà per quota capitale. Avrei preferito che il payback fosse sulla base di quanto speso effettivamente. Ha ribadito che il passaggio di alcuni farmaci dal circuito ospedaliero (A-Pht) a quello territoriale (A) sia stato un aggravio. Quale impatto economico sul sistema sanitario regionale avete notato in Emilia Romagna? L'impatto è molto pesante. La distribuzione per conto non va demonizzata: l'erogazione diretta ospedaliera può, in alcuni casi, portare a un affaticamento del paziente mentre la farmacia è più di prossimità. Per ovviare a questa cosa, per i farmaci dell'elenco A-Pht, c'è la possibilità di distribuirli in distribuzione per conto, ovvero, li acquista l'azienda sanitaria a un prezzo inferiore e poi la farmacia riceve un onere per il servizio. Per l’Emilia-Romagna, il passaggio dall’A-Pht alla A è particolarmente gravoso perché l'acquisto da parte delle aziende sanitarie è facilitato dal fatto che abbiamo una centrale d'acquisto estremamente efficiente, tramite la quale compriamo a livello regionale anche a un prezzo buono nelle gare, a parità di efficacia, sicurezza e qualità. In più, se il farmaco ha perso il brevetto, riusciamo ad abbassare ancora. Inoltre, in Regione, abbiamo un onere per il servizio della distribuzione per conto per le farmacie convenzionate che è molto basso. Quindi, anche considerando gli sconti che l'industria ha fatto per il passaggio in farmacia, per noi è comunque più caro erogare in convenzionata. L’accesso al farmaco in farmacia è comunque un beneficio per i pazienti… In Emilia Romagna il farmaco ospedaliero c'era già perché la distribuzione per conto valeva in tutte le farmacie convenzionate mentre adesso c'è un aggravio di costo. Tra l'al
tro si potevano adottare alcuni correttivi, ad esempio, si poteva adottare la ricetta dematerializzata, senza ordine da parte del paziente. Potevamo adottare altre accortezze per migliorare l'accesso, invece abbiamo messo semplicemente un rimborso alle farmacie. Aggiungo anche che, da marzo dell'anno scorso, è in vigore la nuova remunerazione, per cui aumenta il costo della farmaceutica convenzionata. Mentre prima i farmaci erano pagati su rimborso, adesso vengono pagati in base a tre parametri che, ad esempio, consentono a una farmacia rurale di applicare un ricarico del sei per cento sul prezzo al pubblico. L'Aifa ha certificato però un risparmio sul passaggio di classe. Questo dipende dal fatto che alcune Regioni hanno la distribuzione per conto molto più costosa rispetto alla nostra e in più non hanno centrali d'acquisto che permettano di arrivare a questo risultato. Purtroppo ogni Regione è diversa e abbiamo venti sistemi sanitari regionali. Le Regioni come possono sostenere i biosimilari? In Emilia-Romagna, per esempio, ne avete posto una percentuale di utilizzo obbligatoria nelle linee di programmazione a direttori sanitari e direttori generali. Sì, in alcuni casi la quota obbligatoria è del 90%. Per alcune discipline, l’artrite reumatoide o le malattie croniche infiammatorie intestinali, per esempio, chiediamo di partire col farmaco meno costoso, a parità di efficacia, qualità, indicazione, posto in terapia e sicurezza. I biosimilari per noi sono stati una grandissima opportunità di risparmio. Per un consumo maggiore di equivalenti invece non potete dare indicazioni. Ma qual è l’atteggiamento della Regione Emilia-Romagna? Per gli equivalenti abbiamo fatto una campagna e ci adoperiamo con controlli costanti sulle prescrizioni. In farmacia ospedaliera, invece, vince la gara chi fa il prezzo più basso. Cerchiamo di sensibilizzare la popolazione perché il farmaco equivalente costa di meno e il paziente non è costretto a pagare la partecipazione. Sulle gare, la sua Regione apre alla possibilità di incaricare i primi tre aggiudicatari, per scongiurare il rischio carenze. Il dialogo con Egualia è aperto. Abbiamo ipotizzato di dare la possibilità al medico di scegliere tra i primi tre aggiudicatari, in modo tale da non favorirne uno rispetto all'altro ed evitare un sovraccarico sull'industria nell'approvvigionamento. Questa potrebbe essere una strategia, però non è ancora stata avviata. ---End text--- Author: Elisabetta Gramolini Heading: Highlight: Image:Elisa Sangiorgi -tit_org- Intervista a Elisa Sangiorgi - Elisa Sangiorgi: “il payback non è il male assoluto" -sec_org-
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title§§ Sette miliardi in tre anni la manovra potenzia il fsn ma la sanità resta debole
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Estratto da pag. 18 di "ABOUTPHARMA" del 05 Nov 2025
La prossima legge di bilancio mette in campo cifre consistenti che ser viranno ad attuare un piano straordinario di assunzioni e, tra le altre cose, rideterminare i tetti di spesa. tuttavia, a tendere, l'impatto sul prodotto interno lordo calerà
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tp:ocr§§ SETTE MILIARDI IN TRE ANNI LA MANOVRA POTENZIA IL FSN MA LA SANITÀ RESTA DEBOLE La prossima legge di bilancio mette in campo cifre consistenti che serviranno ad attuare un piano straordinario di assunzioni e, tra le altre cose, rideterminare i tetti di spesa. Tuttavia, a tendere, l’impatto sul Prodotto interno lordo calerà AboutPharma fmarino@aboutpharma.com S ette punto sette. Sono i miliardi complessivi previsti dalla prossima legge di bilancio per finanziare il Fondo sanitario nazionale (Fsn) nel triennio 2026-2028. Risorse utili per “costruire una sanità più moderna equa ed efficiente in cui il Servizio sanitario nazionale, con la qualità delle sue cure, deve rimanere un punto di riferimento mondiale”, per dirla con le parole del ministro della Salute Orazio Schillaci. E in effetti si tratta di cifre consistenti, in valore assoluto, in particolar modo per quanto riguarda le ricadute finanziarie sul prossimo anno. Risorse che serviranno a mettere in atto un piano straordinario di assunzioni (tra dirigenti e professionisti sanitari), aumentare le retribuzioni, rideterminare i tetti di spesa (sia per la farmaceutica che per i dispositivi medici), ridurre le liste di attesa, supportare gli istituti zooprofilattici e migliorare i livelli di assistenza nell’ambito della salute mentale, per citare le principali voci di spesa. Non è tutto oro quel che luccica, però, perché al di là delle cifre sbandierate dall’Esecutivo, non mancano gli scetticismi sulle modalità di allocazione (e sull’ammontare) dei finanziamenti. Andiamo con ordine. I NUMERI NEL DETTAGLIO Analizzando con la lente di ingrandimento tutte le voci di spesa previste (si veda la tabella numero 1) dell’articolo 63 (intitolato “Rifinanziamento del del Servizio sanitario nazionale”) del testo bollinato dalla Ragioneria dello Stato, la Manovra 2026 stanzia 2,4 miliardi di euro nel 2026; 2,65 miliardi nel 2027 e 2,65 miliardi nel 2028 (per ogni anno è previsto uno stanziamento di 100 milioni per la lotta all’Alzheimer e altre patologie di demenza senile). Considerando anche gli stanziamenti già previsti dalle precedenti leggi di bilancio, il Fsn raggiungerà 143,1 miliardi di euro nel 2026; 144,1 miliardi nel 2027 e 145 miliardi nel 2028. In particolare, il prossimo anno il Fondo crescerà di 6,6 miliardi (+4,8 per cento) rispetto al 2025. Questo per l’effetto dei 4,2 miliardi già previsti della Finanziaria dello scorso anno (da 136,5 miliardi nel 2025 a 140,7 miliardi nel 2026), a cui la Manovra 2026 aggiunge ulteriori 2,4 miliardi, portando l’ammontare a 143,1 miliardi. Dopo l’incremento del 2026, infatti, il Fsn in termini assoluti si stabilizza: cresce di soli 995 milioni nel 2027 e di 867 milioni nel 2028. Ma come ormai anche i meno esperti sapranno, per comprendere la vera incidenza dei finanziamenti in questo settore, è necessario rapportare l’ammontare del fondo al Prodotto interno lordo nazionale. E qui la percezione cambia. Perché in rapporto al Pil, la quota destinata alla sanità passa dal 6,04 per cento del 2025 al 6,16 per cento del 2026, per poi ridursi al 6,05 per cento nel 2027 e al 5,93 per cento nel 2028. In sintesi – spiegano gli analisti – le cifre assolute per il 2026 appaiono consistenti perché includono risorse già stanziate dalle precedenti manovre, ma la quota di ricchezza del Paese investita in sanità, dopo il lieve rialzo del 2026, torna a diminuire. FINANZIAMENTO ASSEGNATO E PREVISIONI DI SPESA: UN DIVARIO NETTO Ma dove la potenza degli investimenti in ambito sanitario perde un po’ della sua efficacia è nel confronto con le previsioni di spesa, fissate dal Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp, si veda la tabella numero 2). Qui il divario con il Fns è ancora più netto. In rapporto al Pil, le proiezioni di spesa si attestano al 6,4 per cento per gli anni 2025, 2027 e 2028 e al 6,5 per cento per il 2026. In valori assoluti, il gap tra spesa prevista e risorse assegnate ammonta a 6,8 miliardi di euro nel 2026; 7,6 miliardi nel 2027 e 10,7 miliardi nel 2028. Cosa dicono questi numeri? Che a soffrirne alla fine sara
nno i bilanci delle Regioni sui cui si scaricherà questo divario e che presenteranno sempre più i conti in rosso (come documentato di recente dalla Corte dei Conti). A cascata un fenomeno che potrebbe vedere il suo sbocco finale sulla pelle dei pazienti, a cui le Regioni, in virtù di una spending review obbligata, potrebbero ridurre i servizi al cittadino. Ma siamo nel campo delle ipotesi, ovviamente. GLI INTERVENTI PER IL SETTORE FARMACEUTICO E DEI DISPOSITIVI MEDICI Nel perimetro del “bene, ma si poteva fare di più” si muove il giudizio dell’industria del farmaco e dei dispositivi medici in merito agli interventi rivolti al settore (si veda il box). Da valutare, in termini di ricadute effettive sul comparto, gli interventi contenuti negli articoli 78 e 80 del ddl. Il primo, nel solco della revisione della governance della spesa farmaceutica avviata con le precedenti leggi di bilancio, prevede una rideterminazione dei tetti della spesa farmaceutica sia per gli acquisiti diretti (+0,2 per cento), sia per la spesa convenzionata (+0,05 per cento), per un ammontare complessivo di 350 milioni di euro. Interventi utili per assorbire l’impatto derivante dall’introduzione di nuovi farmaci sul mercato, spesso più costosi, e il passaggio di farmaci dal fondo degli innovativi a quello per gli acquisti diretti. Sono poi previsti interventi anche nell’ottica di una revisione del payback (in particolare prevedendo l’eliminazione la tassa dell’1,83 per cento). Il secondo, interviene nell’ambito dei dispositivi medici, in cui si prevede un ridetermina del tetto di spesa al 4,6 per cento, per un ammontare complessivo di 280 milioni di euro. Anche in questo caso prosegue il percorso avviato dal Governo di revisione della governance del settore, adeguando il vincolo di legge al mutato livello dei consumi del Servizio sanitario nazionale e alleggerendo l’onere del contenzioso instaurato negli anni (payback), con beneficio anche per le aziende fornitrici che garantiscono un importante apporto al Servizio sanitario nazionale. PREVENZIONE SANITARIA Venendo alla prevenzione, appare significativo l’intervento contenuto nell’articolo 64 il quale riserva risorse incrementali per complessivi 530 milioni di euro, con l’obiettivo di rafforzare, tra l’altro, i programmi di screening come quelli per la mammella, per il colon retto e per il polmone, con l’obiettivo di rafforzare la campagna vaccinale contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv). Lungo lo stesso binario si muove l’attenzione particolare riservata in Manovra al piano nazionale di azioni per la salute mentale (articolo 65). In questo ambito si prevede un finanziamento di ottanta milioni di euro nel 2026, 85 milioni nel 2027 e novanta milioni a partire dal 2028. Il trenta per cento delle risorse sarà destinato ad attività di prevenzione, mentre fino a trenta milioni potranno essere utilizzati dalla Regioni per l’assunzione di personale sanitario e socio-sanitario nei servizi di salute mentale. Mentre aumentano di venti milioni l’anno le risorse per le cure palliative. CRESCONO GLI STIPENDI PER IL PERSONALE SANITARIO Particolare clamore mediatico ha suscitato l’intervento sul fronte delle retribuzioni e delle assunzioni per il personale sanitario. In questo ambito, la manovra interviene su diverse indennità. Quella di specificità sarà incrementata di 280 milioni di euro annui a decorrere dal prossimo anno. Suddivise in questo modo: 85 milioni di euro per i medici, con un conseguente aumento annuo lordo medio di circa tremila euro, tenuto conto degli aumenti già previsti con la legge di bilancio 2025 a decorrere dal primo gennaio 2026; 195 milioni di euro per gli infermieri, con un incremento stimato di circa 1.630 euro lordi all’anno tenuto conto degli aumenti già previsti con la legge di bilancio 2025 a decorrere dal primo gennaio 2026. Per i dirigenti sanitari non medici le risorse per l’incremento dell’indennità di specificità sono previste in misura pari a 8 milioni di euro determinando un incremento atteso di circa 490 euro lordi annui. Cresce anche l’indennità di tutela del
malato e per la promozione della salute, che nel 2026 registrerà un aumento complessivo di 58 milioni di euro, con un incremento stimato di circa 1.570 euro lordi annui, tenuto conto degli aumenti già previsti con la legge di bilancio 2025 a decorrere dal primo gennaio 2026. ADEGUAMENTO DELLE TARIFFE In arrivo 100 milioni per avviare l’adeguamento delle tariffe ambulatoriali, che si aggiungono a quelli già approvati con la legge di bilancio 2025 a partire dal 2026, di un miliardo di euro per la revisione dei costi di ricovero e di riabilitazione. La Manovra prevede anche un incremento del tetto di spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie di specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera degli erogatori privati accreditati per un ammontare complessivo di 246 milioni di euro, al fine di valorizzare il supporto garantito dagli operatori convenzionati al Servizio sanitario nazionale, anche per contribuire all’abbattimento delle liste d’attesa. UN SUPPORTO AGLI ISTITUTI ZOOPROFILATTICI Sono infine previsti interventi a supporto degli istituti zooprofilattici (per la loro importante attività di diagnostica, di sorveglianza epidemiologica, per la tutela della salute animale, la sicurezza alimentare e la salvaguardia dell’ambiente e anche della salute umana), per il sostegno alle cure palliative, per gli aggiornamenti tariffari delle prestazioni sanitarie al fine di adeguare la remunerazione degli operatori sanitari ai costi sostenuti per la produzione e per alleggerire il relativo contenzioso, ed infine per un adeguamento del finanziamento degli obiettivi di piano sanitario. ---End text--- Author: Fabrizio Marino Heading: Highlight: “Nel perimetro del ‘bene, ma si poteva fare di più’ si muove il giudizio dell’industria del farmaco e dei dispositivi medici in merito agli interventi rivolti al settore. Da valutare, in termini di ricadute effettive sul comparto, gli interventi contenuti negli articoli 78 e 80 del ddl” Misure per la sanità previste dall'art. 63 del Ddl della Manovra 2026 – Dati in milioni 2026 2027 2028 € 2.400 € 2.650 € 2.650 Alzheimer e altre patologie di demenza senile (art 63. c 2) € 100 € 100 € 100 Obiettivi sanitari di carattere prioritario e di rilievo nazionale (art 63, c. 5) € 206 € 17 € 60 Misure di prevenzione (art. 64, c.l) € 238 € 238 € 238 Ulteriore potenziamento delle misure di prevenzione (art. 64, c 2) € 1201 Rifinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (art. 63) Campagne di comunicazione istituzionale sulla prevenzione (art. 64, c. 3) €1 €1 €1 Piano nazionale di azioni per la salute mentale (art. 65, c. 1) €80 €85 €90 Funzionamento degli Istituti zooprofilattici sperimentali (art. 66) € 10 € 10 € 10 € 350 €350 Tariffe DRG per acuti (art. 67, c, 1) Prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza protesica (art. 67, c. 2) € 100 € 183 € 183 Farmacia dei servizi (art. 68, c. 2) € so €50 € so Dirigenza medica e veterinaria (c.l) € 85 €85 € 85 Infermieri (c.2) € 195 € 195 € 195 Dirigenza sanitaria non medica (c. 3) €8 €8 €8 Tutela del malato per la promozione della salute (c.4) € 58 €58 € 58 Indennità del personale del SSN (art. 69) Prestazioni aggiuntive (art. 69, c.5) Medici dirigenti € 101,90 Personale sanitario del comparto € 41,60 Assunzioni personale sanitario (art. 70)2 € 207 € 328 €340 Valorizzazione del personale operante nei servizi di pronto soccorso (art. 71) N.D. N.D. N.D. Cure palliative (art. 72) € 20 € 20 €20 Adeguamento piattaforme informatiche INPS (art. 75) € 0,20 € 0,20 € 0,20 Dematerializzazione della ricetta per l'erogazione dei prodotti per celiaci (art. €2 €1 €1 Misure per il finanziamento dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù (art. 78) € so €50 €50 Spesa per l'acquisto di dispositivi medici (art. 80) € 280 € 280 € 280 Acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati (art. 81) € 123 € 123 € 123 Ospedali di rilievo nazionale e di alta specializzazione (art. 82) € 20 Servizi di scambio transfrontaliero (art. 8
3) €1 € 0,80 € 0,80 Potenziamento dei servizi di telemedicina (art. 85) € 20 Fondo destinato ai bambini affetti da malattie oncologiche e misure in materia di epilessia farmacoresistente (art. 90) €2 €2 €2 Fonte: Fondazione Gimbe Conto della PA a legislazione vigente (in percentuale del PIL) 2024 2025 2026 2027 2028 Redditi da lavoro dipendente 9 8,9 8,9 8,7 8,7 Consumi medi 8,2 8,2 8,1 8 7,8 Prestazioni sociali 20,3 20,4 20,3 20,3 20,2 di cui: Pensioni 15,3 15,2 15,2 15,3 15,3 Altre prestazioni 4,9 5,2 5,1 5 4,9 Altre spese correnti 3,8 3,8 3,9 3,8 3,7 Totale spese correnti al netto di interessi 41,2 41,3 41,2 40,7 40,4 Interessi passivi 3,9 3,9 3,9 4,1 4,3 Totale spese correnti 45,1 45,2 45,2 44,9 44,7 di cui: Spesa sanitaria 6,3 6,4 6,5 6,4 6,4 Totale spese in conto capitale 5,3 5,4 5,4 5,1 4,7 Investimenti fissi lordi 3,6 3,7 3,8 3,8 3,5 Contributi in c/capitale 1,4 1,4 1,3 1 0,9 Altri trasferimenti 0,4 0,3 0,3 0,3 0,3 Totale spese finali al netto di interesse 46,5 46,7 46,6 45,8 45,1 Totale spese finali 50,4 50,6 50,6 49,9 49,3 SPESE Fonte: Elaborazioni Documento programmatico di finanza pubblica Image: -tit_org- Sette miliardi in tre anni la manovra potenzia il fsn ma la sanità resta debole -sec_org-
tp:writer§§ Fabrizio Marino
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title§§ Sciopero medici
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Estratto da pag. 19 di "ALTO ADIGE" del 05 Nov 2025
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tp:ocr§§ Sciopero medici OGGI La protesta del sindacato Snami BOLZANO. Oggi sciopero dei medici di medicina generale iscritti al sindacato nazionale autonomo medici Italiani (Snami). Lo sciopero - annuncia l’Asl in una nota - riguarda anche i medici che esercitano in Alto Adige. «I medici che partecipano allo sciopero devono garantire solo i servizi essenziali. Ciò significa che le visite domiciliari urgenti saranno effettuate solo previa consultazione telefonica con la medica o il medico. Per questioni urgenti - continua l’Azienda - i pazienti possono rivolgersi anche ai medici non aderenti allo sciopero dello stesso gruppo medico in rete (Aft): aggregazione funzionale territoriale». Questione, quest’ultima, negata con forza da Domenico Bossio (Fimmg): «Il medico che non sciopera - precisa - ha già il suo carico di pazienti che è più che importante e non può addossarsene altre. Scorretto e lesivo delle regole dello sciopero affermare che i pazienti possono rivolgersi anche ai medici non aderenti allo sciopero dello stesso gruppo medico in rete (Aft)». Le proteste dei medici Per lo Snami serve una digitalizzazione intelligente e interoperabile, non un labirinto burocratico che toglie dignità al lavoro e genera sfiducia». Mancano medici di famiglia L’Alto Adige è uno territori in Italia che più patisce la carenza dei medici di famiglia. Sono impietosi i dati legati ai corsi di formazione in medicina generale. Secondo le tabelle diffuse dalla Fondazione Gimbe, nella nostra provincia la percentuale dei partecipanti al bando rispetto al numero di borse di studio è del -57% in Alto Adige. Assistenza, numero unico A partire dal prossimo anno verrà introdotto un numero unico per l’assistenza sanitaria in Alto Adige: il numero verde 116117 sarà attivo 24 ore su 24 per fornire informazioni sull’assistenza sanitaria. Contestualmente, è prevista una riforma sostanziale della cosiddetta continuità assistenziale, ovvero del servizio di guardia medica svolto dai medici di medicina generale al di fuori dell’orario ambulatoriale, che in futuro sarà offerto attraverso le nuove Case della Comunità. ---End text--- Author: Redazione Heading: OGGI La protesta del sindacato Snami Highlight: Image: -tit_org- Sciopero medici -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Lopalco: " È un numero importante, ma va letta la realtà dietro i dati"
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Estratto da pag. 2 di "QUOTIDIANO DI BARI" del 05 Nov 2025
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tp:ocr§§ Lopalco: “ È un numero importante, ma va letta la realtà dietro i dati” Il dato Gimbe secondo cui nel 2024 oltre 400mila pugliesi hanno rinunciato alle cure “E’ un numero importante, ma occorre fare scremature e tara”: il professor Pierluigi Lopalco, infettivologo di chiara fama ed ex assessore alla Sanità della Regione Puglia, analizza così il dato Gimbe secondo il quale nel 2024, 400.000 pugliesi hanno rinunciato alle cure. Professor Lopalco, 400.000 corregionali, a sentire la Fondazione Gimbe, in Puglia nel 2024 hanno detto no alle visite mediche nel ssn e vi hanno rinunciato. Perché? “Il dato, preso in sé stesso, sicuramente fa scalpore e crea qualche preoccupazione. Però, a mio avviso, è necessario scremare e fare la tara a questo numero, non va preso in blocco come indicato”. Cioè? “Bisogna andare a fondo. La maggior parte rinunciano alle visite o agli accertamenti per i tempi eccessivi delle liste di attesa. E allora domandiamoci: ma tutti questi esami ordinati sono davvero sempre necessari? E non sarà che un eccesso di prudenza o di consumismo sanitario, che si traduce in eccessivo zelo, intasa i tempi e appunto le liste di attesa?”. Che cosa intende dire? “Che in molti casi, assieme a quella che si chiama medicina difensiva dovuta alla prudenza del medico o in alcuni casi alle insistenze del paziente che arriva persino alle minacce, si associa il consumismo sanitario, il far eseguire esami a strascico o pioggia, spesso anche inutili. Faccio un esempio: se dispongo tantissimi esami del sangue, è altamente probabile che un valore non sia nella norma e allora che ti fa il medico difensivo? Da quel valore difettoso fa scaturire un altro esame e non la finiamo più”. Ma siamo nella prevenzione... “No. La prevenzione, che pur è essenziale serve alla popolazione e alla riduzione delle spese, non è questa. La vera prevenzione si chiama vaccinazione quando necessaria, screening e stili di vita appropriata. Far fare una risonanza magnetica non è prevenzione, ma è al contrario seguire una pista diagnostica, dare riscontro ad un dubbio terapeutico. Non si esegue prevenzione con esami strumentali inutili “. Magari ci vorrebbero più medici e personale sanitario... “Ovvio che siamo sotto organico, ma non da ora. Però tanto influisce la burocrazia esasperante e il fatto che i medici di base non abbiano nei loro studi strumenti diagnostici di medio livello, penso all’ecg o all’ecografo. Questo permetterebbe di scremare gli accessi ai pronto soccorso o bisognerebbe incentivare quelle che sin qui non hanno avuto attuazione le case di comunità”. La sanità pugliese è una... Ferrari? “Ma quale Ferrari, abbiamo ottimi piloti che sono i medici, tuttavia pochi”. Bruno Volpe ---End text--- Author: Bruno Volpe Heading: Il dato Gimbe secondo cui nel 2024 oltre 400mila pugliesi hanno rinunciato alle cure Highlight: Image: -tit_org- Lopalco: “ È un numero importante, ma va letta la realtà dietro i dati” -sec_org-
tp:writer§§ bruno Volpe
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title§§ Cure palliative e servizio sanitario: i punti fermi al centro della legge
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Estratto da pag. 20 di "AVVENIRE" del 05 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-05T05:27:00+00:00
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tp:ocr§§ Il relatore spiega la “ratio” del provvedimento all’esame del Senato CURE PALLIATIVE E SERVIZIO SANITARIO: I PUNTI FERMI AL CENTRO DELLA LEGGE H o chiesto ospitalità ad Avvenire, sulle cui pagine si è aperto un interessante confronto sul tema del “fine vita”, per fornire qualche chiarimento sui contenuti del disegno di legge di cui sono relatore al Senato. È dal 2019, anno in cui è stata pubblicata la sentenza 242 della Corte costituzionale che ha dichiarato parzialmente illegittimo l’articolo 480 del Codice penale (aiuto al suicidio), che il Parlamento sta cercando di varare una legge in materia. In questi sei anni i tentativi, portati avanti dalle diverse maggioranze politiche, sono tutti falliti. Nel frattempo la Consulta è intervenuta più volte, l’ultima nel maggio scorso, invitando il legislatore a colmare i vuoti normativi rimasti. L’ulteriore inerzia del Parlamento rischia di determinare il via libera a differenti normative regionali, con disparità di trattamento, legislazioni-arlecchino lungo la penisola e l’inevitabile “turismo della morte”. In questa legislatura stiamo, seppur faticosamente, tentando di colmare la lacuna legislativa. Va chiarito preliminarmente che l’aiuto al suicidio non viene assolutamente depenalizzato. Rimane un reato punito dal Codice penale, seppur scriminato a certe condizioni. Occorre inoltre ricordare che finora, a partire dal 2019, in Italia già 15 persone hanno ottenuto l’autorizzazione a morire col suicidio assistito, in quanto la sentenza della Consulta è autoapplicativa, in presenza di quattro requisiti (piena capacità di intendere e volere dell’aspirante, dolori insopportabili, malattia incurabile con prognosi infausta, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale). Come legislatori dobbiamo quindi muoverci nell’ambito degli spazi delineati dalle sentenze della Corte costituzionale, ma anche evitare la “cultura dell’abbandono e dello scarto”, che permea certe legislazioni dell’Europa del Nord, e un pericoloso piano inclinato verso l’eutanasia e l’eugenetica. Tra i requisiti per accedere al suicidio assistito è prevista innanzitutto la piena capacità di intendere e volere dell’aspirante. Ma può essere considerato del tutto libero nella sua autodeterminazione chi soffre pene insopportabili? A me pare questa una autentica contraddizione in termini. Per questo nel nostro disegno di legge si torna a insistere sulle cure palliative. L’Italia, con la legge 38 del 2010, ha già varato una prima importante legge sulle cure palliative. Ma sappiamo bene che tali cure non sono ancora sufficientemente sviluppate sul territorio nazionale e che molte Regioni hanno dirottato ad altri fini gli stanziamenti messi a disposizione dallo Stato. Per questo nel testo da noi proposto si prevedono nuove risorse finanziarie alle Regioni, ma con un vincolo di destinazione assai più stringente di quanto è stato in passato. È inoltre previsto che le cure palliative siano non solo prospettate all’aspirante suicida ma messe effettivamente a sua disposizione. Il punto forse più complicato da dirimere resta il ruolo del Servizio sanitario nazionale. Non è però vero che nel nostro disegno di legge il Ssn è stato del tutto escluso dal percorso di “fine vita”. Lo è certamente per quanto riguarda l’esecuzione della prestazione. Personale, farmaci e strumenti del Ssn non vengono messi a disposizione dell’aspirante suicida. Del resto la somministrazione della morte non può essere inserita nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del Servizio sanitario, che rimane invece finalizzato a dare vita e salute ai cittadini. Ciò precisato, il Servizio sanitario nazionale, nel percorso di fine vita, resta inevitabilmente coinvolto nella fase dell’istruttoria dell’accertamento dei quattro requisiti previsti dalla Consulta (che viene affidata ai Comitati etici territoriale e al loro Centro nazionale di coordinamento). Abbiamo inoltre chiarito che il personale del Ssn può collaborare a una morte medicalmente assistita, ma solo a titolo meramente volontario e fuori dall’orario di lavoro. Abbiamo precisato i
nfine che se chi chiede il suicidio assistito si trova già in carico del Ssn può eseguirlo anche all’interno di ospedali o Rsa. La nostra riflessione prosegue su tanti altri aspetti assai delicati, ma con la certezza che qualsiasi legge sarà varata dal Parlamento sarà comunque frutto di un compromesso e sicuramente imperfetta. Tuttavia credo che sia meglio una legge imperfetta che nessuna legge e il caos determinato da tante differenti legislazioni regionali. Senatore (Forza Italia) Relatore del disegno di legge in Commissione Giustizia ---End text--- Author: PIERANTONIO ZANETTIN Heading: Highlight: Image: -tit_org- Cure palliative e servizio sanitario: i punti fermi al centro della legge -sec_org-
tp:writer§§ PIERANTONIO ZANETTIN
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title§§ Si apre il caso salute mentale Piantedosi: serve una terza via
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/05/2025110503095306842.PDF
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Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DELLA SERA" del 05 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-05T05:27:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Si apre il caso salute mentale Piantedosi: serve una terza via Bertolaso: c’è già, sono le Rems. La carenza dei posti, in tutta Italia soltanto 690 Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi evoca una «terza via». Di fronte al trauma collettivo della donna accoltellata in pieno giorno nel cuore della Milano finanziaria, ritorna prepotentemente d’attualità il tema della salute mentale. Emergenza spesso dimenticata, che cova sempre sotto traccia per esplodere all’improvviso, in genere tra le mura domestiche. Per Piantedosi, intervenuto su SkyTg24, il caso di Milano pone il problema della «gestione dei casi psichiatrici e dovremo forse riconsiderare anche una terza via tra il passaggio dalla pratica dei manicomi a quello che è avvenuto dopo». E aggiunge: «Una terza via sul fatto di avere dei trattamenti di queste persone che tengano in maggiore considerazione anche esigenze di contenimento per la sicurezza dei cittadini». Considerazioni dettate, chiaramente, dall’esigenza di dare una risposta in termini di sicurezza. Anche se c’è chi replica che una «terza via» esiste già. «La terza via sono le Rems che sono piccole e soffrono problemi di finanziamenti e di organici — ribatte Guido Bertolaso, assessore al welfare in regionale lombardia —. Probabilmente Piantedosi ha ragione, bisogna regolamentare meglio quello che si fa nelle Rems, dotandole anche di organici e pagando meglio gli operatori». Più netto il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto: «Lasciamo stare la Basaglia. Per rassicurare i cittadini il governo faccia funzionare ciò che sulla carta già esiste». E ciò che esiste sono, appunto, le Rems (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza). Nate nel 2015, dopo la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, in genere ospitano ex detenuti con patologie mentali. Anche se non ci sono celle e guardie dalle Rems non si può uscire. Chi ci lavora rivendica comunque che «non sono luoghi di pena, ma di cura». Il grande problema è che non riescono a soddisfare tutte le richieste di accesso che arrivano dai tribunali. Attualmente in Italia ce ne sono 31 e ospitano 690 persone. Ma altre 700 sono in lista d’attesa. Ci sono tre regioni che non ne hanno neanche una. La Lombardia ha una grande struttura a Castiglione delle Stiviere, che in realtà è una Rems «polimodulare» con 120 persone, quando per le legge non se ne potrebbero ospitare più di 20. In ogni caso non sono in grado di soddisfare tutta la richiesta per ospitare soggetti che ha hanno commesso reati e hanno una diagnosi di infermità o seminfermità mentale che. Questa, comunque, è l’attuale «terza via» italiana. Ma il caso dell’accoltellatore di Milano racconta una storia ancora diversa. Vincenzo Lanni aveva scontato 7 anni di carcere. Poi sarebbe dovuto andare in una Rems. Ma nel suo caso il giudice dispose tre anni di misura di sicurezza nella comunità 4Exodus di Varese. Probabilmente proprio per carenza di posti in Rems. In ogni caso per tre anni gli è stata imposta una misura restrittiva. Il problema viene dopo. Dal 2024 in poi non era tenuto ad osservare alcuna misura imposta dal giudice. Di fatto era un uomo libero. Ma allora, chi doveva farsi carico di seguirlo per controllare se era ancora pericoloso? «Finito il periodo in Rems questi soggetti debbono essere presi in carico e seguiti dai centri di salute mentale territoriali», spiega lo psichiatra Paolo Rossi, direttore sanitario della Rems di Genova. E anche la comunità 4Exodus conferma di averlo ospitato anche dopo il 2024 «ma nell’ambito di un percorso di reinserimento». In pratica non aveva alcun obbligo di stare in comunità. Il caso di Lanni pone poi un ulteriore criticità relativa agli ex detenuti con seminfermità mentale. «Per legge — spiega Rossi — chi si trova in questa condizione può tornare pienamente a una vita normale, senza alcuna restrizione. Anche se hanno patologie serie da monitorare, facendo rete, per garantire un’assistenza costante». Nessuno oggi pensa a una modifica dell’attuale sistema basato sulle Rems. Semmai a un rafforzamento. «La chiusura degli Opg
è un fatto di civiltà — afferma Rossi — . Ma non possiamo porci il problema della salute mentale solo quando esplode il caso. A questo settore è destinato meno del 3% della spesa sanitaria. E invece occorrono più risorse per assistere e curare in carcere, nel Rems, nei centri di salute mentale». ---End text--- Author: Alfio Sciacca Heading: Highlight: ? Sulla gestione dei casi psichiatrici dovremo riconsiderare una terza via tra il passaggio dalla pratica dei manicomi a quello che è avvenuto dopo ? Si deve studiare l’idea dei trattamenti di queste persone che tengano in maggiore considerazione anche esigenze di contenimento per la sicurezza dei cittadini I fatti ? Lunedì mattina una donna di 43 anni è stata accoltellata a Milano, in piazza Gae Aulenti, da un uomo che è poi fuggito. La donna è stata colpita di spalle mentre stava camminando ? L’uomo ha usato un coltello da cucina di 30 centimetri. È stato arrestato dai carabinieri poco dopo le 20 grazie alla segnalazione della sorella che l’ha riconosciuto. È Vincenzo Lanni, 59 anni: si trovava in un hotel vicino alla Stazione Centrale dopo essersi allontanato da una comunità di recupero ? Nel 2015 aveva accoltellato due persone in provincia di Bergamo (nella foto Lanni ripreso dalle telecamere di videosorveglianza ad agosto 2015) Cosa dice la legge Chi si trova in questa condizione può tornare alla vita normale senza alcuna restrizione Image:Viminale Matteo Piantedosi -tit_org- Si apre il caso salute mentale Piantedosi: serve una terza via -sec_org-
tp:writer§§ Alfio Sciacca
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title§§ Governo vs Regioni Il destino della legge sul suicidio assistito si decide (di nuvo) in Corte Costituzionale
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/05/2025110503095606845.PDF
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Estratto da pag. 9 di "DUBBIO" del 05 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-05T05:27:00+00:00
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tp:ocr§§ Governo vs Regioni Il destino della legge sul suicidio assistito si decide (di nuvo) in Corte Costituzionale IERI IN CONSULTA L’UDIENZA PUBBLICA SULLA NORMA TOSCANA IMPUGNATA DALL’ESECUTIVO I l nodo che la Corte Costituzionale scioglierà nei prossimi giorni sul fine vita è talmente importante che il Parlamento, di fatto, ha messo in pausa i lavori sul ddl della maggioranza in attesa di conoscere la decisione dei giudici. Lo stallo sul testo firmato da Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia) dipende ufficialmente dai pareri della commissione Bilancio, che ancora mancano, e senza i quali non si può procedere all’esame degli emendamenti nelle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali di Palazzo Madama. Ma prima di tutto c’è un “dilemma” politico e tecnico, su cui senatori e governo aspettano una risposta: a chi spetta la competenza in materia di fine vita, allo Stato o alle Regioni? La questione è arrivata ieri davanti alla Corte, dove si è svolta l’udienza pubblica sulla legge della Toscana. La prima Regione, in Italia, a dotarsi di una norma propria: la numero 16 del 14 marzo 2025, approvata lo scorso febbraio e impugnata poco dopo dal governo. Per Palazzo Chigi, infatti, la legge violerebbe l’articolo 117 della Costituzione, che riserva allo Stato la competenza esclusiva in materia di ordinamento civile e penale. E inciderebbe su “diritti personalissimi come vita e integrità fisica”, che non rientrano nei poteri legislativi regionali. Da qui parte il ricorso dell’Avvocatura dello Stato, con la tesi sostenuta in udienza da Giancarlo Caselli, per il quale spetta esclusivamente al legislatore statale determinare il punto di equilibrio tra il dovere di tutelare la vita e il diritto all’autodeterminazione del singolo. Un bilanciamento necessario, quando si parla di suicidio assistito. Le cui regole di accesso sono state scritte dalla stessa Consulta con la sentenza 242 del 2019, la cosiddetta “Cappato/Dj Fabo”. Una decisione storica, su cui si fonda da opposte prospettive sia la linea della presidenza del Consiglio dei ministri che la difesa della Regione Toscana, rappresentata dagli avvocati Barbara Mancino e Fabio Ciari. Per questi ultimi, infatti, è la Corte ad aver già operato quel bilanciamento di cui parla anche il governo. E dunque la legge toscana, nata sulla base del testo promosso dall’Associazione Luca Coscioni, si limita ad applicare regole già scritte, stabilendo tempi e procedure certe. Quella norma, ragiona la difesa, non “crea” un nuovo diritto: lo rende possibile. Senza aggiungere né togliere nulla ai principi fissati dai giudici nell’inerzia del legislatore, sollecitato già nel 2019 a colmare il vuoto normativo. Ora quel vuoto, di fatto, non esiste. Perché è stato “riempito” un pezzettino alla volta con le decisioni che negli anni hanno definito e chiarito i criteri di accesso alla morte medicalmente assistita. Da ultimo con la sentenza 135 del 2024 sui “trattamenti di sostegno vitale”, di cui si è estesa l’interpretazione. E ancora più di recente, la scorsa estate, con la decisione sul caso di “Libera”, 55enne toscana affetta da sclerosi e paralizzata dal collo in giù, che chiede l’intervento di un medico per la somministrazione del farmaco letale. Pronunciandosi sulla sua vicenda, la Corte ha ribadito il ruolo di garanzia del Servizio sanitario nazionale nei percorsi di fine vita. Secondo un modello che affida alle Asl, e dunque alle Regioni, le verifiche sulle singole richieste attraverso i pareri richiesti ai comitati etici territoriali. Che ci portano al secondo punto più dibattuto. Per l’avvocata dello Stato Gianna Galluzzo, l’esigenza di uniformare la disciplina del fine vita sul territorio nazionale può essere assicurata soltanto dal Parlamento. Ma è proprio l’inerzia del legislatore, sostiene il legale della difesa Ciari, ad aver determinato disparità di trattamento nelle diverse Regioni. Con il fioccare di ricorsi che riconducono puntualmente la questione alla Consulta. Dunque, conclude Ciari, «non c’è stata alcuna invasione della potestà escl
usiva dello Stato»: la legge toscana si limita ad applicare le sentenza della Corte, di cui «l’avvocatura dello Stato dà una lettura riduttiva» ritenendole «circoscritte all’aspetto penalistico», con l’esclusione della punibilità di fornisce l’aiuto al suicidio, mentre ci troviamo «nell’alveo del diritto alla salute». Ovvero in una situazione giuridica tutelata dal nostro ordinamento, non solo con la rinuncia del paziente ai trattamenti, ma anche con l’autosomministrazione del farmaco letale. Sul quale occorre aprire un altro capitolo: a chi spetta fornirlo, insieme alla strumentazione necessaria? La legge in discussione al Senato esclude che possa essere la sanità pubblica, che a parere del centrodestra, e in particolare di FdI, non potrà mai «erogare morte». Perché il suicidio assistito è una scelta, e non un diritto - ripete la maggioranza. Che ora si trova a un bivio. Non è un mistero, infatti, che il fronte più scettico all’interno del centrodestra, insieme a una parte del mondo cattolico, si sia convinto dell’esigenza di legiferare proprio per arginare quelle che definisce le “fughe in avanti” delle Regioni. La Toscana, poi la Sardegna, e tutte le altre che potranno seguire a ruota lo stesso modello se arrivasse il via libera della Consulta. ---End text--- Author: FRANCESCA SPASIANO Heading: IERI IN CONSULTA L’UDIENZA PUBBLICA SULLA NORMA TOSCANA IMPUGNATA DALL’ESECUTIVO Highlight: Image: -tit_org- Governo vs Regioni Il destino della legge sul suicidio assistito si decide (di nuvo) in Corte Costituzionale -sec_org-
tp:writer§§ FRANCESCA SPASIANO
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/05/2025110503095606845.PDF
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title§§ Altro parere - Sanità, la "riforma" truffaldina di FdI è un regalo ai privati
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/05/2025110503096406837.PDF
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Estratto da pag. 11 di "FATTO QUOTIDIANO" del 05 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-05T05:27:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità, la “riforma” truffaldina di FdI è un regalo ai privati ALTROPARERE IVAN CAVICCHI A lla X commissione del Senato, su iniziativa di Fratelli d’Italia, si sta discutendo una riforma della sanità proposta come “riforma dell’assistenza integrativa”. Si tratta di una proposta concepita a normativa vigente, cioè usando le controriforme fatte dal governo Prodi, e segnatamente dalla Bindi negli anni 90, con lo scopo di spingere ancora più avanti la privatizzazione del servizio pubblico fino a portarla alle sue estreme conseguenze. Cioè a completare il lavoro di smantellamento del sevizio pubblico e mettendo tutto quello che si può “a mercato”. Alla sanità pubblica resterebbero gli ospedali di vario tipo, ma mollando al mercato il famoso “territorio” quindi tutta la sanità fuori dall’ospedale. Stiamo parlando di assistenza primaria, domiciliare e ambulatoriale, ma anche di quella residenziale quindi le case e gli ospedali di comunità e infine le famose Rsa. Un business gigantesco fatto da milioni e milioni di malati cronici, di anziani sufficienti e non autosufficienti, insomma da una massa enorme di cittadini La proposta di FdI è una proposta mendace che spaccia per riforma dell’assistenza integrativa ciò che integrativo non è più da un bel po’, ma che è ampiamente sostitutivo. La prima, quella integrativa, dà una mano al servizio pubblico ponendosi come un servizio complementare, ma senza mai prenderne il posto. La seconda sostituisce lo Stato fino a scansarlo, quindi a metterlo fuori gioco. Ma come fare questo ribalto- CURE ne? Le strade che propone la riforma di FdI sono fondamental- AL SENATO LA mente due: una di tipo giuridico, DISCUSSIONE l’altra di tipo fiscale. SULLE La prima aggiunge gli appalti (outsourcing , concessione, affi- MODIFICHE damento in house providing ALL’ASSISTENZA ecc.) agli strumenti classici delle “c o nv e n z i o n i” per mezzo dei INTEGRATIVA quali delegare al privato ciò che spetterebbe allo Stato. La seconda strada è una pazzesca operazione fiscale estremamente onerosa per il bilancio dello Stato, ma non quantificata: consiste nella generalizzazione del welfare aziendale o fiscale, quello famoso prima previsto dalla controriforma Bindi e poi ripreso da Renzi con il Jobs Act. Circa gli appalti, le obiezioni sono tante, ma quelle più importanti hanno a che fare tutte con le garanzie che i malati perderebbero e la cui mancanza peggiorerebbe e non di poco la qualità dell’assistenza, ma anche la salute attesa nel corso della vita.È noto che in una gara di appalto il criterio principale per l’aggiudicazione è “il prezzo più basso”. Quindi con l’appalto la cura diventa inversamente proporzionale al profitto. Meno si cura e più si risparmia, più si risparmia e più si guadagna. Quindi, per il malato finora curato gratuitamente dallo Stato in base ai suoi diritti, essere appaltato al privato non è mai un affare. Per quanto riguarda invece il welfare aziendale, la proposta punta anzitutto a rimuovere gli ostacoli che finora lo hanno ostacolato (le dimensioni dell’impresa, il Mezzogiorno, i redditi bassi) e quindi a mettere mano a una montagna di incentivi fiscali di tutti tipi, ma tutti a carico di Pantalone. A eccezione per coloro che sono ancora dentro il mercato del lavoro, oppure ne sono fuori e quindi soprattutto per milioni di pensionati, si propone che lo Stato paghi per conto loro i contributi ai fondi o alle mutue ma per avere servizi privati alle condizioni del mercato. La proposta è semplicemente immorale, indecente e incivile. Essa costa enormemente di più di una buona sanità pubblica, non garantisce la qualità delle cure, le persone sono curate in base ai loro redditi quindi a partire dal presupposto barbarico do ut des: ti curo come mi paghi. E tutto questo perché? Per far guadagnare un mucchio di soldi alla speculazione finanziaria che, come ci spiega Mediobanca, sta investendo ingenti capitali proprio sulla sanità privata. ---End text--- Author: IVAN CAVICCHI Heading: ALTROPARERE IVAN CAVICCHI Highlight: CURE AL SENATO LA DISCUSSIONE SULLE MODIFICHE ALL’ASSISTENZ
A INTEGRATIVA Image: -tit_org- Altro parere - Sanità, la “riforma” truffaldina di FdI è un regalo ai privati -sec_org-
tp:writer§§ Ivan Cavicchi
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/05/2025110503096406837.PDF
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title§§ Perché l'industria della salute è così critica con il governo sulla manovra
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Estratto da pag. 5 di "FOGLIO" del 05 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-05T05:27:00+00:00
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tp:ocr§§ Perché l’industria della salute è così critica con il governo sulla manovra L a manovra di bilancio piace, ma non basta. Occorre fare di più, adesso. E’ questa, in sintesi, la posizione dell’industria della salute italiana dopo le audizioni parlamentari. Il governo – riconoscono imprese e associazioni – ha dato segnali di attenzione alla sanità pubblica e al ruolo strategico del comparto, ma per garantire vera competitività e attrarre investimenti serve una visione di lungo periodo: una politica industriale per la salute. A dirlo al Foglio sono Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, e Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici, che condividono la stessa linea di fondo: apprezzamento per le misure inserite nella manovra, ma anche la richiesta di un cambio di passo. “Con un +35 per cento di export, a fronte del +4 per cento di Germania, Francia e Spagna, l’industria farmaceutica si conferma un pilastro del Made in Italy – spiega Cattani –. Senza il nostro contributo, il dato complessivo delle esportazioni nazionali sarebbe negativo. Ma il contesto globale è di fortissima concorrenza e l’Europa ha già perso terreno rispetto a Stati Uniti e Cina”. Per questo, aggiunge, “è necessario che anche l’Italia adotti misure capaci di rafforzare la sua competitività: ridurre le barriere non tariffarie, a partire dal payback, migliorare l’accesso al mercato e accelerare i tempi di approvazione e rimborso dei nuovi farmaci”. Cattani riconosce che “il disegno di legge di Bilancio contiene misure importanti – dal rafforzamento del Ssn alla cancellazione del payback dell’1,83 per cento, fino all’aumento dei tetti di spesa e alle risorse per la prevenzione – ma non ancora sufficienti perché l’Italia resti attrattiva per investimenti e innovazione”. Le proposte di Farmindustria sono puntuali: “Alzare il tetto per gli acquisti diretti di almeno lo 0,5-1 per cento, ridurre un payback insostenibile – 2,3 miliardi nel 2026 e quasi 3 miliardi nel 2027 – ed escludere i plasmaderivati dal tetto, perché salvavita e strategici per la sicurezza nazionale. Serve poi un sistema value-based per superare un meccanismo iniquo come il payback”. Altro capitolo è quello delle regole che frenano la competitività: “Occorre eliminare misure senza impatto finanziario ma dannose per l’accesso alle cure – osserva Cattani – come il valore di riferimento del 20 per cento per i biotecnologici senza biosimilari o la revisione annuale del prontuario, già competenza dell’Aifa”. La vera sfida, aggiunge, è culturale: “Dobbiamo ridurre i tempi di accesso ai nuovi farmaci, introdurre un modello di early access e aumentare le risorse per prevenzione e immunizzazioni. L’Italia può farsi promotrice in Europa del riconoscimento di queste attività come investimenti per la sicurezza sociale”. Una visione che trova piena sintonia nelle parole di Fabio Faltoni. “Accogliamo con favore la crescente attenzione del Governo verso la sanità e lo stanziamento aggiuntivo del Fondo sanitario nazionale – spiega –. È un segnale importante di consapevolezza sull’importanza di garantire cure adeguate e tecnologie innovative”. Faltoni apprezza anche il focus su “prevenzione e telemedicina”, ma chiede di “assicurare continuità alle risorse per le cure domiciliari, finora sostenute dal Pnrr”. L’aumento del tetto di spesa per i dispositivi medici dal 4,4 al 4,6 per cento nel 2026 è, secondo Faltoni, “un passo atteso ma insufficiente rispetto al fabbisogno reale, stimato tra il 6 e il 6,5 per cento. Servono una programmazione pluriennale di adeguamento e un sistema di monitoraggio dei fabbisogni più efficiente”. Sul payback il messaggio è netto: “Occorre porre fine a un meccanismo che si autoalimenta e mette a rischio la sostenibilità delle imprese. Il settore ha già versato oltre 500 milioni per il periodo 2015-2018: uno sforzo straordinario e non più sostenibile”. Faltoni chiede inoltre che la manovra “sancisca la permanenza del Tavolo sul Payback istituito dal Mef” e rilanci “un dialogo strutturato tra industria, Governo e Regioni per costruire una nuo
va governance dei dispositivi medici, fondata su efficienza, valutazione degli esiti e sostenibilità delle risorse”. Due voci, un messaggio comune: servono certezze, regole stabili e una visione di lungo periodo. Perché la competitività dell’Italia passa anche dalla capacità di innovare nella salute — un settore che non solo cura, ma genera valore. Giovanni Rodriquez ---End text--- Author: Giovanni Rodriquez Heading: Highlight: Image: -tit_org- Perché l’industria della salute è così critica con il governo sulla manovra -sec_org-
tp:writer§§ Giovanni Rodriquez
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title§§ A scuola c'e tutta un'altra aria
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Estratto da pag. 33 di "PANORAMA" del 05 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-05T05:27:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ A SCUOLA C’È TUTTA UN’ALTRA ARIA Parte dalle Marche un progetto del ministero della Salute che migliora la qualità della respirazione degli studenti: sistemi di ventilazione che aiutano a prevenire malattie. R espirare bene vuol dire imparare meglio. È questa la filosofia di necessARIA, il progetto nazionale che punta a migliorare la qualità dell’aria negli ambienti scolastici, trasformando un problema sanitario in un’occasione di innovazione. Finanziato dal ministero della Salute nell’ambito del Piano «Salute, Ambiente, Biodiversità, Clima», il programma - coordinato da Luca Verdi, direttore del Laboratorio analisi aria e radioprotezione della Provincia di Bolzano e coordinatore del progetto necessARIA - coinvolge università e regioni da Nord a Sud, con un obiettivo ambizioso: rendere le scuole italiane luoghi più sani, efficienti e sostenibili. La ricerca avviata nelle Marche, regione apripista sul tema, ha già fornito dati incoraggianti. Oltre 2.500 aule sono state dotate di sistemi di ventilazione meccanica controllata (Vmc), con un investimento di 10 milioni di euro e oltre 34 mila studenti coinvolti. «Le misurazioni», spiega Luca Verdi, «hanno dimostrato che durante l’inverno le scuole prive di Vmc presentano livelli di CO2 elevati, ben oltre i limiti raccomandati. Tali risultati confermano la necessità di investire in sistemi di ricambio d’aria per garantire ambienti di apprendimento salubri». Ma i benefici non riguardano solo la salute. La Regione Marche ha calcolato una riduzione delle assenze per malattia e dei costi indiretti per il sistema sanitario e produttivo. «Le Marche si confermano all’avanguardia, in Italia e in Europa, per l’innovazione tecnologica al servizio del benessere», sottolinea Francesco Baldelli, assessore regionale alle Infrastrutture e Lavori pubblici. «Durante la pandemia, mentre molti puntavano solo su misure restrittive, noi abbiamo creduto nella ricerca e nella tecnologia, mobilitando i nostri ingegneri per studiare soluzioni capaci di ridurre la trasmissione delle malattie aeree. Le prime ricerche, come quelle condotte dalla Fondazione Hume sul sistema di ventilazione adottato nelle Marche, hanno dimostrato che, se correttamente applicata, questa tecnologia è in grado di abbattere la diffusione non solo del Covid, ma di tutti i virus a trasmissione aerea, con una riduzione fino all’80 per cento». L’esperienza marchigiana è oggi modello per tutto il Paese: grazie a necessARIA, sistemi analoghi sono stati installati in 35 aule tra Bolzano, Abruzzo e Puglia. È un passo avanti verso un nuovo concetto di edilizia scolastica, in cui la qualità dell’aria diventa un indicatore di equità, salute e futuro. ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Maddalena Bonaccorso Heading: Highlight: Image:Una scuola delle Marche che ha già adottato il sistema di purificazione necessARIA, basato su un innovativo metodo di ventilazione delle classi. Francesco Baldelli, assessore regionale alle Infrastrutture e Lavori pubblici delle Marche. -tit_org- A scuola c'e tutta un'altra aria -sec_org-
tp:writer§§ Maddalena Bonaccorso
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title§§ Sanita', i veri numeri della manovra oltre slogan e comizi = Sanità, i veri numeri oltre comizi e slogan
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/05/2025110503096506838.PDF
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Estratto da pag. 5 di "SOLE 24 ORE" del 05 Nov 2025
pubDate§§ 2025-11-05T05:27:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ la lettera SANITÀ, I VERI NUMERI DELLA MANOVRA OLTRE SLOGAN E COMIZI di Orazio Schillaci —a pagina 5 sanità, I veri numeri oltre comizi e slogan E gregio Direttore. Le recenti analisi sulla manovra di bilancio 2026 e sul finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale meritano alcune puntualizzazioni, necessarie per inquadrare correttamente i dati e restituire ai lettori del Sole 24 ore un quadro preciso degli investimenti in Sanità. Alcune letture sostengono l'esistenza di un rilevante “gap” nel 2026 tra le risorse assegnate e le previsioni di spesa sanitaria. Queste critiche si fondano però su un errore metodologico: il confronto tra la spesa sanitaria programmata nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica e il Fondo Sanitario Nazionale. Si tratta di due aggregati diversi, non comparabili. Capita che nel dibattito pubblico certe analisi – soprattutto quando vengono ripetute con insistenza mediatica – aspirino più al ruolo di protagoniste della scena politica che a quello di contributo tecnico rigoroso. Quando l'obiettivo diventa la visibilità prima della verifica, l’imparzialità lascia il posto alla militanza. E un analista che diventa testimonial di una parte politica perde inevitabilmente credibilità scientifica. Ma la questione più seria non è il posizionamento ideologico, quanto il fatto che su premesse sbagliate si costruiscano proposte irrealizzabili, che confondono cittadini e amministratori. La spesa sanitaria del DPFP include infatti non solo le risorse destinate agli Enti del Servizio Sanitario Nazionale per l'erogazione dei LEA, ma anche i finanziamenti a Istituto Superiore di Sanità, Istituti Zooprofilattici, Croce Rossa Italiana, AIFA, AGENAS, Ministeri, Università e le spese extra-LEA sostenute dagli stessi Enti del SSN. Il Fondo Sanitario Nazionale, invece, finanzia esclusivamente il fabbisogno sanitario standard per i Livelli Essenziali di Assistenza. Confrontare questi due valori genera inevitabilmente distorsioni interpretative. Veniamo ai numeri reali. Nel 2022 il FSN era a 125 miliardi di euro. Nel 2026 raggiungerà 142,9 miliardi: un incremento di quasi 18 miliardi in quattro anni. Per il solo 2026, la Legge di Bilancio 2025 aveva già previsto un aumento di 4,967 miliardi rispetto alle norme vigenti, di cui 3,291 miliardi già finalizzati a interventi specifici: un miliardo per l'aggiornamento delle tariffe ospedaliere, 767 milioni per le indennità del personale sanitario, 150 milioni per il Piano Pandemico, 100 milioni per le liste d'attesa. A questi si aggiungono i 2,4 miliardi della manovra attuale, per un incremento complessivo di 7,4 miliardi. Sul rapporto tra spesa sanitaria e PIL – altro elemento spesso criticato – va chiarita la natura congiunturale di questo indicatore, che oscilla in funzione delle variazioni del prodotto interno lordo. Nel 2026 il rapporto del Fondo Sanitario sul PIL aumenterà proprio grazie alle risorse aggiuntive stanziate, mentre la previsione di spesa sanitaria resterà al 6,5% secondo l'ultimo DFP. Quando si citano Francia e Germania come modelli, sarebbe corretto ricordare che questi Paesi hanno un PIL superiore al nostro: la Francia del 31,7%, la Germania del 38,5%. Maggiori entrate statali consentono evidentemente maggiori spese sanitarie. La spesa pro capite riflette queste differenze strutturali di ricchezza nazionale. E la spesa sanitaria pro capite italiana è in crescita. Tra l'altro i paragoni, per essere attendibili, dovrebbero evidenziare che l'unico modello realmente comparabile col nostro è quello inglese. Gli altri paesi compongono la spesa con voci differenti. Un dato significativo emerge dall'analisi del rapporto tra spesa sanitaria pro capite e PIL pro capite, che misura se un Paese sta investendo in sanità quanto le sue disponibilità gli consentirebbero. Nel periodo pre-pandemico il gap dell'Italia rispetto alla media europea era di circa 15 miliardi di dollari (dati OECD Health). Dal 2022 questo divario si è ridotto a 7,8 miliardi. La spesa sanitaria totale è passata dai 131,8 miliardi del 2023 ai 138,3 del 2024, e superer
à i 149 miliardi nel 2026. L'iniezione di risorse di questo Governo sta portando l'Italia verso la retta di regressione europea, situazione mai verificatasi negli ultimi dieci anni. I dati dimostrano che nel periodo pre-pandemico il nostro Paese ha destinato alla sanità meno di quanto avrebbe potuto, risultato di scelte politiche che hanno privilegiato altri ambiti della spesa pubblica. Sul presunto mancato trasferimento di risorse adeguate alle Regioni, i dati della Corte dei Conti sono eloquenti: un quarto dei fondi stanziati specificamente per l'abbattimento delle liste d'attesa tra il 2022 e il 2024 non è stato speso per lo scopo previsto o è rimasto inutilizzato. Se alcune Regioni registrano disavanzi, occorre considerare anche le scelte gestionali e organizzative locali, non solo il livello del finanziamento statale. Per il 2027 e il 2028 – anni ancora in fase programmatoria – valgono le stesse logiche del 2026: come abbiamo incrementato le risorse quest'anno, potremo farlo nei prossimi esercizi sulla base degli andamenti effettivi della spesa e delle disponibilità di bilancio. La sanità italiana ha bisogno di investimenti crescenti, questo è indubbio. Ma ha anche bisogno di efficienza gestionale, di appropriatezza prescrittiva, di utilizzo ottimale delle risorse già disponibili. Proporre aumenti di spesa senza indicare da dove reperire le coperture, o senza considerare i vincoli di bilancio pubblico, è un esercizio da comizio, non da analisi economica. Il confronto pubblico deve fondarsi su analisi rigorose dei dati e su proposte concrete e sostenibili, non su comparazioni improprie o su slogan che – per quanto di facile presa – rischiano di alimentare un dibattito più orientato al consenso immediato che alla sostanza delle politiche sanitarie. Chi ha responsabilità di governo non può permettersi il lusso della demagogia. Deve fare i conti con i bilanci reali, non con quelli immaginari. E quando questi conti vengono fatti – come dimostrano i 7,4 miliardi di incremento sul 2026 – i risultati sono misurabili e verificabili. Il resto è rumore di fondo. Ministro della Salute © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Orazio Schillaci Heading: Highlight: letture sbagliate Chi parla di gap nel 2026 tra risorse e previsioni di spesa sanitaria fa un errore metodologico l’indicatore sul pil Sul rapporto spesa-Pil va chiarita la natura congiunturale che oscilla quando varia il Prodotto interno lordo Image: -tit_org- Sanita', i veri numeri della manovra oltre slogan e comizi Sanità, i veri numeri oltre comizi e slogan -sec_org-
tp:writer§§ Orazio Schillaci
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/05/2025110503096506838.PDF
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