title§§ L'Europa deve essere più ambiziosa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301892703006.PDF description§§

Estratto da pag. 41 di "AFFARI E FINANZA" del 03 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-03T04:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301892703006.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301892703006.PDF', 'title': 'AFFARI E FINANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301892703006.PDF tp:ocr§§ L’Europa deve essere più ambiziosa Il futuro della medicina, e dell’economia globale, passano dalle scienze della vita. Dompé: “Bruxelles non deve restare spettatrice e relegata a un ruolo secondario in una sfida che Stati Uniti e Cina stanno già giocando da protagonisti” e scienze della vita stanno trasformando in profondità la medicina e l’economia globale. È qui che si intrecciano ricerca, tecnologia e industria: un ecosistema in cui il sapere scientifico diventa motore di sviluppo, occupazione e competitività. E che, in Europa, rappresenta oggi una delle sfide più decisive per il futuro. Il Vecchio Continente, però, deve accelerare. Ne è convinto Sergio Dompé, presidente esecutivo di Dompé farmaceutici. «Le scienze della vita sono uno dei temi più importanti per il futuro delle popolazioni», sottolinea, per poi soffermarsi sul ruolo del biotech che il presidente esecutivo definisce un approccio trasversale, un modo diverso di affrontare la conoscenza del corpo umano e delle sue funzioni. «L’obiettivo aggiunge - è imitare i meccanismi naturali del nostro organismo, cercando di ripristinare quelle funzioni che si sono alterate o non riescono più a operare correttamente. È la forma più avanzata di medicina di precisione, capace di intervenire là dove la biologia stessa chiede di essere aiutata». Dompé sottolinea come l’impatto delle biotecnologie sia già visibile nei progressi dell’umanità: «Pensiamo all’enorme contributo dato dall’alleanza tra pubblico e privato. Le campagne di vaccinazione promosse dalla Fondazione Bill & Melinda Gates, in collaborazione con i governi dei Paesi del Sud-Est asiatico e africano, hanno salvato decine di milioni di vite. Questi progressi hanno contribuito in maniera diretta all’aumento dell’aspettativa di vita nel mondo: negli ultimi 50 anni l’essere umano ha guadagnato in media oltre undici anni di vita. È un risultato straordinario che ci ricorda quanto le biotecnologie non siano semplicemente uno strumento, ma un fattore strutturale di crescita e benessere globale». Se guardiamo a dove si è concentrata l’innovazione negli ultimi quindici anni, i numeri, secondo Dompé, parlano chiaro. «Nel 2010 il Nord America deteneva il 31% dei brevetti globali: oggi è al 34%, segno di una leadership che non solo si è mantenuta, ma si è consolidata. La sorpresa più grande arriva dalla Cina. Nel 2010 rappresentava appena il 17% dei brevetti mondiali, oggi è al 28%. In quindici anni ha colmato un divario enorme e oggi tallona gli Stati Uniti. L’Europa, invece, ha seguito la traiettoria opposta: dal 31% del 2010 è L scesa al 20%. Un arretramento non solo preoccupante, ma strutturale e che ci costringe ai margini». Per Dompé, le cause sono state analizzate con lucidità nel rapporto dell’ex presidente della Bce, Mario Draghi: «Il documento elenca con precisione le ragioni della perdita di competitività: sistemi regolatori frammentati, tempi eccessivi per portare l’innovazione sul mercato, regole di rimborso disomogenee che penalizzano intere aree del continente. Tutto questo rallenta la capacità europea di tradurre la ricerca in progresso concreto». E aggiunge: «Ci si aspettava una reazione più ambiziosa. Il nuovo Biotech Act europeo non basta. È un passo timido, non all’altezza delle sfide globali. L’Europa parla molto, regolamenta ancora di più, ma poi si muove lentamente. Nel frattempo, altri Paesi realizzano ciò che noi continuiamo a discutere». La Dompé Farmaceutici concentra oggi la propria attività di ricerca su tre aree: neurologia, oftalmologia e dolore, settori che rappresentano alcune delle sfide più complesse per la medicina moderna. Di recente è stata selezionata (unica azienda italiana e una delle nove al mondo) dalla Food and Drug Administration (Fda) per partecipare al Commissioner’s National Priority Voucher Program (Cnpv). Il programma premia i progetti che affrontano bisogni medici insoddisfatti e priorità sanitarie nazionali, consentendo di ridurre i tempi di revisione dei nuovi farmaci da 10-12 mesi a 1-2 mesi. Il voucher servirà a Dompé per velocizzare l’iter di app rovazione di una nuova terapia intranasale contro la neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (Naion), una malattia rara che provoca la perdita improvvisa della vista. La Naion, legata a invecchiamento, diabete e ipertensione, non ha oggi trattamenti approvati. Ogni anno si stimano 6 mila nuovi casi solo negli Usa e un deterioramento visivo grave in tre pazienti su quattro. Il programma clinico di Dompé coinvolgerà oltre 130 centri in 16 Paesi, con l’obiettivo di preservare e migliorare la funzione visiva. «Essere inclusa tra le aziende selezionate dalla Fda è un riconoscimento importante della qualità scientifica dei nostri progetti. Voglio ricordare che in Italia ci sono molte aziende capaci di innovare come Menarini, Italfarmaco, Chiesi e altre con una forte proiezione internazionale». – s.d.p. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: 1-2 MESI 20% Il Cnpv riduce da 10-12 mesi a 1-2 mesi la revisione dei nuovi farmaci La quota dei brevetti mondiali dell’Europa è scesa dal 30 al 20% I PROTAGONISTI SERGIO DOMPÉ Presidente esecutivo di Dompé farmaceutici: “L’obiettivo è imitare i meccanismi naturali del nostro organismo, cercando di ripristinare le funzioni alterate” FOCUS RAPPORTO GIMBE, SEMPRE MENO FONDI ALLA SANITÀ PUBBLICA Il servizio sanitario nazionale mostra segni di crescente fragilità. È quanto emerge dall’ottavo Rapporto Gimbe, che denuncia una riduzione costante delle risorse pubbliche e un aumento del peso economico sulle famiglie. Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto 185,12 miliardi di euro: 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e 47,66 miliardi di spesa privata, di cui 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie e 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni. Cresce così la quota di chi rinuncia alle cure. Image: -tit_org- L'Europa deve essere più ambiziosa -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301892703006.PDF §---§ title§§ Medicina generale: fuga di candidati dalla formazione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301813205271.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "ALTO ADIGE" del 03 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-03T06:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301813205271.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301813205271.PDF', 'title': 'ALTO ADIGE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301813205271.PDF tp:ocr§§ Medicina generale: fuga di candidati dalla formazione BOLZANO. L’Alto Adige è uno territori in Italia che più patisce la carenza dei medici di famiglia. Sono impietosi i dati legati ai corsi di formazione in medicina generale. Secondo le tabelle diffuse dalla Fondazione Gimbe, nella nostra provincia la percentuale dei partecipanti al bando rispetto al numero di borse di studio finanziate è del -57% in Alto Adige. È il terzo risultato peggiore tra le regioni, mentre al primo posto per aspiranti medici di medicina generale c’è l’Abruzzo, con una percentuale del 61%. Nel complesso, in Italia su 2.623 borse di studio disponibili nel 2024, solo 2.240 candidati si sono presentati. E appunto nella provincia di Bolzano le “defezioni” superano la metà. Insomma, una professione che attira sempre meno professionisti. Il problema è destinato ad aggravarsi in modo esponenziale. La fondazione Gimbe ricorda che entro il 2027 in Italia andranno in pensione 7.345 medici di medicina generale. Oltre un terzo uscirà dagli ambulatori entro il 2035. Già oggi la categoria è sotto pressione. In Alto Adige il 65,1% dei medici di medicina generale lavora con oltre 1.500 assistiti. Proprio in questi giorni è arrivata la presa di posizione del sindacato Snami dell’Alto Adige, che annuncia per il 5 novembre lo sciopero dei medici di medicina generale. L’analisi è impietosa. «I medici di medicina generale protestano contro la normativa del ministero della Salute e la sua applicazione da parte dell'amministrazione provinciale, che sta progressivamente distruggendo la medicina generale e l'assistenza sanitaria di base, colonna portante del sistema sanitario», sottolinea Simon Kostner a nome dello Snami. «Il medico di famiglia sta diventando un semplice ingranaggio amministrativo, dipendente del sistema ma con tutti gli svantaggi della convenzione. Così si cancella l’autonomia professionale e si spezza il rapporto di fiducia che lega il medico al paziente da generazioni. La Medicina generale non può essere ridotta a una funzione aziendale: è una missione di prossimità, libertà e responsabilità personale verso la comunità», protesta il sindacato. E ancora, «essere medico di famiglia significa prendersi cura degli altri, ma serve anche poter conciliare la cura con la propria vita. Oggi la professione non offre tutele adeguate alla maternità, la paternità e le esigenze familiari». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medicina generale: fuga di candidati dalla formazione -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301813205271.PDF §---§ title§§ Manovra 2026, l'apparente crescita nasc.. link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110303245107330.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "dottnet.it" del 03 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-03T17:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110303245107330.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110303245107330.PDF', 'title': 'dottnet.it'} tp:url§§ DOTTNET.IT tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110303245107330.PDF tp:ocr§§ Manovra 2026, l9 apparente crescita nasconde un defínanziamento: dal 2023 al 2026 € 17,5 miliardi in meno SANITÀ PUBBLICA REDAZIONE DOTTNET | 03/11/2025 15:53 Gimbe, le risorse sono insufficienti e frammentate, aggravando liste d'attesa e disuguaglianze. La Fondazione propone tasse di scopo su prodotti nocivi e un piano di disinvestimento dagli sprechi La Fondazione GIMBE, nell'audizione odierna davanti alle Commissioni Bilancio riunite di Senato e Camera, ha documentato come l'apparente aumento delle risorse mascheri in realtà un defínanziamento strutturale: tra il FSN effettivo e quello che si sarebbe ottenuto mantenendo il livello di finanziamento stabile al 6,3% del PIL nel 2022, si registra un gap cumulato di € 17,5 miliardi nel periodo 2023-2026. In altre parole, a fronte di miliardi sbandierati in valore assoluto, la sanità pubblica ha perso in quattro anni l'equivalente di una legge di bilancio, mentre per cittadini e Regioni crescono liste di attesa, spesa privata e diseguaglianze di accesso. «Il Disegno di Legge sulla Manovra 2026 - ha dichiarato Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE - è molto lontano dalle necessità della sanità pubblica: le risorse stanziate non bastano a risollevare un Servizio Sanitario Nazionale (SSN) m grave affanno, sono insufficienti per coprire tutte le misure previste e mancano all'appello priorità cruciali per la tenuta della sanità pubblica». Queste le criticità principali emerse ieri dall'audizione della Fondazione GIMBE presso le Commissioni Bilancio riunite di Senato e Camera, nel corso della quale il Presidente ha invitato a non trasformare la sanità in terreno di scontro politico e ha avanzato proposte concrete per il rifìnanziamento del Fondo Sanitario Nazionale (FSN). FONDO SANITARIO NAZIONALE. «Innanzitutto - ha spiegato Cartabellotta - il titolo dell'art. 63 "Rifìnanziamento del Fabbisogno Sanitario Nazionale Standard" è fuorviante perché non riporta gli importi del FSN rideterminati a seguito dello stanziamento di nuove risorse». Per questo motivo la Fondazione GIMBE ha proposto di rinominare l'art. 63 in "Fabbisogno Sanitario Nazionale Standard" e di indicare, per ciascun anno, l'importo rideterminato del FSN II boom di risorse riguarda esclusivamente il 2026, quando il FSN crescerà di € 6,6 miliardi (+4,8%) rispetto al 2025, grazie a € 2,4 miliardi previsti dalla Manovra 2026 e, soprattutto, a € 4,2 miliardi già stanziati con le precedenti manovre, in gran parte già allocati per i rinnovi contrattuali del personale sanitario. Nel biennio successivo, invece, la crescita del FSN in termini assoluti è irrisoria: € 995 milioni (+0,7%) nel 2027 e € 867 milioni (+0,6%) nel 2028. In rapporto al PIL, la quota destinata al FSN passa dal 6,04% del 2025 al 6,16% del 2026, per poi scendere nuovamente al 6,05% nel 2027 e precipitare al 5,93% nel 2028, delineando una tendenza in calo progressivo. «Se le cifre assolute riescono ad abbagliare l'opinione pubblica - ha commentato Cartabellotta - cambiando prospettiva emergono i tagli invisibili nel quadriennio 2023-2026». Infatti, se va riconosciuto al Governo Meloni di aver aumentato il FSN di ben € 19,6 miliardi, cifra mai assegnata da nessun Esecutivo in 4 anni, è altrettanto vero che tagliando la quota di FSN sul PIL dal 6,3% del 2022 a percentuali intomo al 6% negli anni successivi, la sanità ha complessivamente lasciato per strada ben € 17,5 miliardi. «Ovvero - ha chiosato Cartabellotta - nonostante gli aumenti nominali, la sanità ha perso in quattro anni l'equivalente della prossima legge di bilancio». «Questo trend - ha osservato Cartabellotta - riflette il continuo disinvestimento dalla sanità pubblica, avviato nel 2010 e perpetrato da tutti i Governi. L'aumento del FSN in valore assoluto, spesso sbandierato come un grande traguardo, non è che un'illusione contabile: la quota di PIL destinata alla sanità cala infatti inesorabilmente, fatta eccezione per gli anni della pandemia quando i finanziamenti straordinari per la gestione dell'emergenza e il calo del PIL nel 2020 hanno mascherato il problema. E con la Manovra 2026 si scende addirittura sotto la soglia del 6%, toccando nel 2028 il minimo storico del 5,93%» FSN VS PREVISIONI DI SPESA. Aumenta il divario tra l'entità del FSN e le previsioni di spesa sanitaria indicate nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica: 6,4% del PIL nel 2025, 6,5% nel 2026 e nuovamente 6,4% nel 2027 e nel 2028. In valore assoluto, il gap tra spesa attesa e risorse assegnate è di € 6,8 miliardi nel 2026, € 7,6 miliardi nel 2027 e € 10,7 miliardi nel 2028. «Un differenziale — ha osservato Cartabellotta - che non può essere colmato dalle risorse proprie delle Regioni, che saranno costrette a ridurre i servizi o ad aumentare le imposte locali. In questo modo lo Stato viene meno alla propria competenza esclusiva di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza, continuando a ignorare i più recenti orientamenti della Corte Costituzionale sulla tutela della salute: dal principio del "diritto finanziariamente condizionato" alla "spesa costituzionalmente necessaria"». MISURE PREVISTE. L'analisi delle misure contenute nell'ari. 63 evidenzia inoltre un'anomalia: oltre € 430 milioni destinati a finanziare interventi del 2026 attingono a risorse già stanziate con la Legge di Bilancio 2025 per obiettivi di interesse nazionale (tabella 2). «È insolito - commenta Cartabellotta - che una quota così rilevante delle risorse per assunzioni e prestazioni aggiuntive derivi da fondi già impegnati: un segnale che il rilancio delle politiche del personale resta, di fatto, sulla carta. Più in generale, la frammentazione di misure e investimenti sembra pensata per non scontentare nessuno, senza una visione strategica di rilancio del SSN» Misure previste dall'art. 63 finanziate a valere sulle risorse stanziate dalla Legge di Bilancio 2025 MISURE Ulteriore potenziamento delle misure di prevenzione (art. 64, ñ. 2) Campagne di comunicazione istituzionale sulla prevenzione (art. 64, ñ. 3) Prestazioni aggiuntive (art. 69, ñ. 5) Medici dirigenti Personale sanitario del comparto Assunzioni personale sanitario (art. 70) Dematerializzazione della ricetta per l'erogazione dei prodotti per celiaci (art. 77) Ospedali di rilievo nazionale e di alta specializzazione (art. 82) Servizi di scambio transfrontaliero (art. 83) Potenziamento dei servizi di telemedicina (art. 85) TOTALE 2026 ˆ 127,0 ˆ1,0 ˆ 101,9 ˆ41,6 ˆ 243,0 ˆ2,0 ˆ20,0 ˆ1,0 ˆ20,0 ˆ 429,5 2027 ˆ0,0 ˆ1,0 ˆ0,0 ˆ0,0 ˆ 122,0 ˆ1,0 ˆ0,0 ˆ0,8 ˆ0,0 ˆ 123,8 2028 ˆ0,0 ˆ1,0 ˆ0,0 ˆ0,0 ˆ 110,0 ˆ1,0 ˆ0,0 ˆ0,8 ˆ0,0 ˆ 111,8 PROPOSTE PER IL RIFINANZIAMENTO DEL SSN. «Se vogliamo davvero rilanciare il SSN - ha continuato il Presidente - è indispensabile avviare un rifìnanziamento progressivo accompagnato da coraggiose riforme strutturali di sistema. Perché aggiungere fondi senza riforme riduce il valore della spesa sanitaria, mentre varare riforme senza maggiori oneri per la finanza pubblica crea solo "scatole vuote", così come è accaduto per il Decreto anziani e soprattutto per il Decreto Liste di attesa. Nonostante la stagnante crescita economica, gli enormi interessi sul debito pubblico e l'entità dell'evasione fiscale, se c'è la volontà politica è possibile pianificare con approccio scientifico un incremento percentuale annuo del FSN, al di sotto del quale non scendere, a prescindere dagli avvicendamenti dei Governi». In linea con le indicazioni politiche suggerite dal report OCSE sulla sostenibilità fiscale dei servizi sanitari. la Fondazione GIMBE ha presentato in audizione proposte concrete per rifìnanziare il SSN. o Tassa di scopo su prodotti nocivi alla salute (sin taxes: tabacco, alcol, gioco, bevande zuccherate), oltre a imposte su extraprofitti e redditi molto elevati. o Rivalutazione dei confini tra spesa pubblica e privata: revisione del perimetro LEA accompagnata da una "sana" riforma della sanità integrativa per aumentare la spesa intermediata su prestazioni extra-LEA e da una revisione mirata delle compartecipazioni alla spesa sanitaria (ticket). o Piano nazionale di disinvestimento da sprechi e inefficienze, con riallocazione di risorse su servizi e prestazioni sotto-utilizzate. «Il tempo di rimboccarsi le maniche è quasi scaduto - ha concluso Cartabellotta - e bisogna agire abbandonando sia i proclami populisti del Governo sia le proposte irrealistiche di rifinanziamento delle opposizioni. È indispensabile ripensare le politiche allocative del Paese per contrastare la progressiva demotivazione e fuga del personale sanitario dal SSN, le difficoltà di accesso alle innovazioni farmacologiche e tecnologiche, le diseguaglianze nell'accesso a servizi e prestazioni sanitarie, l'aumento della spesa privata e la rinuncia alle cure. La realtà è che oggi alla sanità pubblica non viene destinato quello che serve, ma solo ciò che avanza. Senza un vero potenziamento del SSN sostenuto da adeguate risorse e da coraggiose riforme strutturali, non resterà che assistere impotenti al suo declino: oggi la crisi del SSN non intacca solo l'inalienabile diritto costituzionale alla tutela della salute, ma mina la coesione sociale e la tenuta democratica del Paese. Perché se la sanità pubblica arretra, l'Italia intera rischia di affondare». -tit_org- Manovra 2026, l’apparente crescita nasc.. -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110303245107330.PDF §---§ title§§ Manovra, al via le audizioni: le proposte in Commissione Si parte con Svimez e Confimi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110302114700202.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 03 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-03T01:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110302114700202.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110302114700202.PDF', 'title': 'NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110302114700202.PDF tp:ocr§§ Manovra, al via le audizioni: le proposte in Commissione Si parte con Svimez e Confimi Le Sfide politica della Prenderanno il via questa mattina in commissione Bilancio al Senato le audizioni sulla manovra, nella lunga fase che precede il passaggio del testo in Aula. Molti i soggetti che verranno sentiti e che avanzeranno le loro proposte, una cinquantina solo nella giornata di odierna: si parte dall'Anpit (Associazione nazionale per l'industria e il terziario), poi toccherà tra gli altri a Svimez, all'Associazione italiana gestori affitti brevi, ad Asstra-Associazione trasporti, Forum Terzo settore, Legambiente, Unione degli universitari, Aiop, Gimbe, Confapi e Confimi. Si chiuderà, per la giornata di oggi, con Abi. Ad essere auditi saranno esperti, rappresentati del mondo datoriale, sindacale e dell'associazionismo. Le audizioni si concluderanno giovedì con quella del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. Non sono mancate, anche in questi ultimi giorni, le critiche alla legge di bilancio, considerando che lo stesso vicepremier Antonio Tajani ha detto che «per Forza Italia la manovra va nella giusta direzione di sostenere il ceto medio, aumentare i salari più bassi, sostenere le imprese e rinforzare il sistema sanitario. Ma in Parlamento lavoreremo per migliorare la manovra. Priorità: cancellare gli aumenti fiscali sugli affitti brevi, aumenti per le forze dell’ordine, cancellazione dell’articolo 18 sulla tassazione dei dividendi». Secondo un sondaggio pubblicato ieri su La Stampa, il 66,9% degli italiani ritiene che le misure previste nella nuova manovra non siano adeguate a contrastare questi problemi strutturali e andrebbero potenziate. È un giudizio trasversale: lo afferma infatti il 74,2% degli elettori delle opposizioni, ma anche il 54,7% di quelli che sostengono la maggioranza. Tra i punti discussi, c’è sicuramente la definizione dei Lep, i livelli essenziali delle presentazioni, ritenuti propedeutici per il via libera all’Autonomia differenziata. Nella bozza della legge di bilancio è scritto che gli Ats - le Agenzie di tutela della salute - diverranno un sistema di garanzia dei Lep. Per quanto riguarda gli standard, ci dovrà essere un assistente sociale ogni 5mila abitanti, uno psicologo ogni 30mila, e un’ora settimanale di assistenza domiciliare per i soggetti non autosufficienti. Per molti tuttavia vi è il rischio di aumentare il gap tra le aree più ricche e quelle più povere, anche perché non si fa cenno a stanziamenti. Anzi si specifica che Comuni e Regione concorreranno al finanziamento degli Ats. Il Forum delle famiglie, ad esempio, nella propria memoria chiede al governo di fare di più per sostenere le famiglie sul fronte del costo dei libri scolastici. E poi ci sono i mediatori immobiliari che attaccano l'innalzamento della cedolare sugli affitti brevi e propongono una serie di misure a sostegno della casa. Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d'affari) mette nero su bianco che «la carenza di immobili destinati alla locazione a medio e lungo termine non è riconducibile alla crescita degli affitti turistici» che sono «meno del 2% del totale delle abitazioni italiane». Il nodo vero, per la federazione, è piuttosto quello delle case vuote e sfitte per «la fiscalità elevata o i contratti poco flessibili e i rischi di morosità». «Daremo battaglia contro una legge che è solo tagli e tasse», attacca la capogruppo Iv al Senato Raffaella Paita. «Abbiamo proposto a Meloni - dice dalla Puglia il leader M5s Giuseppe Conte - di intervenire con un serio taglio delle tasse prendendo i soldi dai giganti del web, dal riarmo, dalle banche. Nulla. L'unica preoccupazione è una riforma della giustizia per rendere intoccabili i politici». I Dem faranno le proprie audizioni al Na2areno e, poi, si riuniranno per predisporre gli emendamenti. Nel frattempo lanciano un allarme sul Piano Casa che, in base all'articolo 133 della manovra, potrebbe essere sostenuto anche che con risorse europee del Fondo sociale per il clima. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Massimiliano IAIA H eading: Le Sfide politica della Highlight: a e a a e i o e l p Zoom Numerosi i soggetti che verranno sentiti Iniziano questa mattina in commissione Bilancio al Senato, e andranno avanti sino a giovedì, le audizioni sulla manovra. Si comincia con le associazioni. 1 Oggi anche Abi, Gimbe e Legambiente Si parte con Anpit, poi Svimez, Associazione italiana gestori affitti brevi, Asstra, Forum Terzo settore, Legambiente, Unione universitari, Aiop, Gimbe, Confapi e Confimi. 2 Dai Lep agli affitti brevi ma anche i testi scolastici Vari i temi che saranno discussi: dai Lep ai fondi per i testi scolastici, dalla cedolare sugli affitti brevi alle misure a sostegno della casa. 3 Da questa mattina fino a giovedì il confronto al Senato: soltanto oggi saranno ascoltate circa 50 associazioni. Molti i punti esaminati: dai Lep al piano casa passando per gli affitti brevi Image:La Manovra 2026 Così dopo l’ok della Ragioneria di Stato FISCO E IRPEF Riduzione aliquota 35 (redditi 28–50mila €) FAMIGLIA E CAREGIVER 33% Spese per 9 mld in 3 anni PENSIONI Sterilizzazione aumento dell'età pensionabile, proroga Ape sociale Spese per 460 mln nel 2026 LAVORO E SALARI Detassazione aumenti (10%), agevolazioni assunzioni, +2 € buoni pasto Spese per 2 mld nel 2026 Bonus madri (=2 ?gli), “Carta dedicata a te”, sostegno caregiver Spese per 1,6 mld nel 2026 AFFITTI BREVI Cedolare secca dal 21 al 26% se affitto con portali telematici o intermediari Entrate per 102,4 mln su base annua dal 2028 IMPRESE Crediti d’imposta ZES, ri?nanziamento Nuova Sabatini Spese 3 mld nel 2026 SANITÀ Ri?nanziamento Fondo sanitario Spese per 7 mld (2026), 5,7 (2027), 7 (2028) CASA Bonus ristrutturazione 50% (1ª casa), 36% (2ª casa) Spese in linea con 2025 BANCHE E ASSICURAZIONI Aumentare le entrate strutturali tramite contributo stabile di settore Entrate per 11 mld in 3 anni PNRR Rimodulazione spese del piano Entrate per 5 mld nel 2026 MINISTERI / SPENDING REVIEW Razionaliz azione spese ministeriali Entrate 2,3 mld nel 2026 -tit_org- Manovra, al via le audizioni: le proposte in Commissione Si parte con Svimez e Confimi -sec_org- tp:writer§§ Massimiliano IAIA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110302114700202.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO - Saverino (Pd): «Sicilia, nelle scuole educazione alimentare e dietisti» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301966503732.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "SICILIA CATANIA" del 03 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-03T04:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301966503732.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301966503732.PDF', 'title': 'SICILIA CATANIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301966503732.PDF tp:ocr§§ Saverino (Pd): «Sicilia, nelle scuole educazione alimentare e dietisti» DUE DISEGNI DI LEGGE PRESENTATI ALL’ARS CATANIA. Una sala gremita, piena di volti, idee e speranze. «“Nutriamo il futuro” non è solo il titolo di un evento, ma un impegno collettivo. Parliamo di educazione, salute e cultura. Perché insegnare ai più giovani a nutrirsi in modo consapevole significa educarli al rispetto di sé, dell’ambiente e del territorio. Una sfida che non può che partire dalle scuole». Così Ersilia Saverino, deputata regionale del Pd, commenta il confronto, avvenuto a Catania, su un tema per me centrale: introdurre l’educazione alimentare e la figura del dietista nelle scuole siciliane. «Un obiettivo concreto del disegno di legge che ho presentato all’Ars, perché la salute dei nostri ragazzi - spiega - comincia dai banchi di scuola e da ciò che impariamo, ogni giorno, a mettere nel piatto». A sostenere l’iniziativa alcuni relatori di livello: Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe; Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo; Riccardo Vigneri, professore emerito di Endocrinologia e malattie del metabolismo dell’Università di Catania; Elena Alonzo, direttrice del servizio Igiene degli alimenti e della nutrizione dell’Asp di Catania; la senatrice Simona Malpezzi (Pd), vicepresidente della commissione Infanzia e adolescenza a Palazzo Madama; Giuseppe Lupo, eurodeputato dem. «Un grazie di cuore ai miei colleghi del gruppo Pd all'Ars, compagni di viaggio che anche stavolta - ricorda la deputata -non hanno fatto mancare la loro presenza e il loro supporto. È stato un momento di ascolto e partecipazione che rafforza la convinzione che solo con il lavoro di squadra possiamo rendere la scuola il primo presidio di salute. Educare a una sana alimentazione significa promuovere benessere, prevenire malattie e costruire una comunità più consapevole. È un investimento sul futuro della Sicilia. Continueremo a lavorare con determinazione: nutrire il futuro significa prendersi cura delle nuove generazioni. ---End text--- Author: Redazione Heading: DUE DISEGNI DI LEGGE PRESENTATI ALL’ARS Highlight: Image: -tit_org- AGGIORNATO - Saverino (Pd): «Sicilia, nelle scuole educazione alimentare e dietisti» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301966503732.PDF §---§ title§§ Addio medici di famiglia.la sanità non ascolta piu link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301893802985.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "STAMPA" del 03 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-03T04:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301893802985.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301893802985.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301893802985.PDF tp:ocr§§ ADDIO MEDICI DI FAMIGLIA, LA SANITÀ NON ASCOLTA PIÙ L a progressiva scomparsa dei medici di famiglia – certificata di numeri – ci sta mettendo di fronte ad un passaggio epocale che sta trasformando anche il nostro immaginario. Non che servissero i dati inquietanti, a dir poco, diffusi dalla benemerita Fondazione Gimbe e dai sindacati dei medici a darcene conto. Anche se i numeri, nel loro crudo linguaggio, accendono una spia rossa: in un decennio, sono usciti silenziosamente di scena circa 7 mila medici – qualcosa come il 20 per cento del totale. Né l’emorragia accenna ad arrestarsi, considerato che oltre un terzo lascerà il servizio entro il 2035 per raggiunti limiti di età. Tutto questo mentre l’invecchiamento della popolazione fa crescere i bisogni di assistenza (come indica il vertiginoso aumento negli ultimi decenni degli over 80). Il dato segna una minaccia per la salute pubblica: i giovani medici – per i quali la professione era nel passato un porto sicuro – disertano i concorsi per il corso triennale di formazione in medicina generale — necessario per esercitare la professione. Lo rivelano gli ultimi dati, relativi allo scorso anno: le borse di studio disponibili erano 2.623, ma solo 2.240 candidati hanno risposto all’appello. La rinuncia ha riguardato soprattutto le grandi regioni. In Lombardia, per fare un solo esempio, si sono presentati solo 306 dei 602 iscritti per 390 posti. Insomma, la speranza nelle borse aggiuntive finanziate con i mitici fondi del Pnrr è naufragata miseramente: anche in Liguria, Piemonte, Marche, Veneto e Trento-Bolzano, i concorsi per conquistare un posto nel corso triennale regionale hanno visto presentarsi un numero di candidati minore di quello dei posti messi a bando. Una cosa è certa: senza un adeguato ricambio generazionale lo scenario che ci si prospetta è sconfortante (se non catastrofico): già oggi, qui e ora, cinque milioni di italiani non riescono a trovare un medico raggiungibile, vicino a casa, cosa che non può che provocare disagi e rischi per la salute, in particolare per anziani e persone fragili. Stando alla Fimmg, il principale sindacato dei medici di famiglia, il numero è destinato a salire a 8 milioni. Una emergenza che colpisce soprattutto il Nord e le grandi città, ma che riguarda ormai l’Italia tutta, da Nord a Sud, con un’origine che va cercata in un’inefficiente e poco oculata programmazione che non ha garantito il ricambio generazionale in relazione ai prevedibili pensionamenti. Intanto l’annunciata riforma, avanzata da tante Regioni, di trasformare almeno i nuovi medici di famiglia in dipendenti è, al momento, congelata, fino alle prossime elezioni regionali che scandiscono la vita di questo Paese. Restano in campo le tante ragioni della “disaffezione” dei giovani medici: condizioni economiche, psicologiche, di vita e di lavoro; a cui si aggiungono il disagio e lo stress in aumento rispetto al passato. E, ancora, la scarsa gratificazione e lo scarso riconoscimento professionale. Senza parlare della qualità della vita professionale. I medici di famiglia attualmente in servizio sono inchiodati ad un massiccio superlavoro, essendo costretti ad assistere un massimale di pazienti, da 1.500 a 2000 assistiti in alcune realtà. In Lombardia, per dire, il 74 per cento dei medici ha superato il tetto, cosa che produce enormi difficoltà a rispondere alle richieste dei pazienti, mentre incombono le pratiche burocratiche. Al medico rassicurante e disponibile all’ascolto, che in un passato – non così lontano da cancellare il ricordo – accoglieva i pazienti, si è sostituita un’altra figura di professionista, col tempo contingentato e destinato in gran parte a leggere, da fascicoli sanitari elettronici, referti ed esiti di esami di pazienti, dei quali spesso non ricorda neppure il viso. — Copia di 966aa4f3f741517e86ec7f4c41f3a708 ---End text--- Author: EUGENIA TOGNOTTI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Addio medici di famiglia.la sanità non ascolta piu -sec_org- tp:writer§§ EUGENIA TOGNOTTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301893802985.PDF §---§ title§§ Sono le scienze della vita la nuova frontiera industriale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301639804701.PDF description§§

Estratto da pag. 40 di "AFFARI E FINANZA" del 03 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-03T05:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301639804701.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301639804701.PDF', 'title': 'AFFARI E FINANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301639804701.PDF tp:ocr§§ Sono le scienze della vita la nuova frontiera industriale Tra ricerca biotech autonomia strategica e nuove tensioni commerciali, l’Unione punta a rafforzare la competitività del settore alle terapie geniche che correggono mutazioni rare ai vaccini a mRna, dai tessuti coltivati in laboratorio ai farmaci biologici per la cura di tumori e malattie neurodegenerative: le scienze della vita stanno rivoluzionando la medicina contemporanea. È un ecosistema che unisce ricerca, tecnologia e industria e che sta ridefinendo la frontiera della salute, affermandosi come nuovo baricentro dell’economia europea. Al suo interno, il biotech – cioè la tecnologia applicata ai processi biologici – rappresenta la componente più avanzata e strategica: in grado di trasformare la ricerca scientifica in terapie personalizzate, vaccini e farmaci innovativi. È qui che l’Europa gioca una delle sue partite decisive in termini di competitività e autonomia tecnologica. Secondo la Commissione europea (Eu Monitor), le scienze della vita generano circa 1,5 trilioni di euro di valore aggiunto e sostengono 29 milioni di posti di lavoro, pari al 13,6% dell’occupazione e al 9,4% del Pil dell’Unione. Numeri che ne fanno un motore industriale e tecnologico centrale, al cuore delle politiche europee per l’autonomia strategica e la transizione verso un’economia della conoscenza e della sostenibilità. Il nuovo corso industriale dell’Unione punta, infatti, a rafforzare la competitività nei settori ad alto contenuto tecnologico. Le scienze della vita sono state incluse tra le quattro “tecnologie abilitanti” della strategia europea – insieme a intelligenza artificiale, semiconduttori e quantistica – con l’obiettivo di costruire un ecosistema integrato di ricerca, produzione e innovazione capace di ridurre la dipendenza da Paesi terzi e di favorire la D • nascita di campioni industriali europei. È un progetto che va oltre la salute e abbraccia la politica industriale, la sicurezza economica e la sostenibilità ambientale, nella consapevolezza che il futuro dell’Europa passa anche dalla capacità di trattenere conoscenze e competenze strategiche. In questo quadro si inserisce il Biotech Act, normativa comunitaria in fase di elaborazione che punta a creare un quadro regolatorio più semplice e armonizzato per la ricerca e la produzione biotecnologica. L’obiettivo è ridurre la frammentazione normativa, snellire i tempi autorizzativi e rafforzare gli incentivi per la ricerca e la biomanifattura. L’atto legislativo, atteso nel 2026, è pensato per colmare il divario con Stati Uniti e Cina e rendere più attrattivo l’ecosistema europeo per investimenti e talenti. In Italia, il comparto delle scienze della vita è tra i più forti dell’industria nazionale, ma con margini di crescita significativi. Secondo dati Farmindustria, nel 2024 il valore della produzione farmaceutica ha raggiunto 56 miliardi di euro, con 54 miliardi destinati all’export, pari a oltre il 9% del totale manifatturiero. Secondo il rapporto Indicatori Farmaceutici 2025, la ricerca farmaceutica in Italia è sempre più orientata verso le biotecnologie, i farmaci orfani, i vaccini e le terapie avanzate. Nel 2024 le imprese farmaceutiche hanno investito in ricerca e sviluppo 2,3 miliardi di euro, l’8% del totale degli investimenti in Italia, mentre dal 2019 al 2024 la crescita degli investimenti in R&S è stata di oltre il 44%. Ogni anno vengono destinati oltre 800 milioni alla ricerca clinica, con il 45% degli studi su farmaci biotech e il 34% su malattie rare. È un’evoluzione che porta benefici diretti anche al Servizio sanitario nazionale: ogni euro investito in studi clinici genera 2,95 euro di ritorno complessivo, tra risparmi di spesa e benefici per i pazienti. L’Italia è, inoltre, settimo mercato mondiale per valore del comparto, con una quota del 3% del fatturato globale, e ha registrato una crescita delle domande di brevetto nel campo delle scienze della vita del 30% negli ultimi cinque anni, rispetto al quinquennio precedente. «I farmaci biotecnologici rappresentano, insieme ai medicinali di sintesi chimica, ai vaccini e alle terapie avanzate, una risorsa fondamentale per la salute dei cittadini e un traino economico per la produzione e l’export di settore, oltre che un baluardo per l’autonomia sanitaria dell’Italia e dell’Unione Europea», ha ricordato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, durante la Biotech Week 2025, sottolineando la necessità di «una life sciences strategy chiara, con una nuova legislazione farmaceutica orientata a favorire investimenti e innovazione». Ma le prospettive del settore si misurano anche sul terreno geopolitico. L’inasprimento dei dazi internazionali su principi attivi e componenti farmaceutiche, le tensioni nelle catene di approvvigionamento e la corsa al controllo delle tecnologie critiche stanno ridefinendo gli equilibri globali. L’effetto combinato di costi produttivi in aumento e vincoli commerciali più rigidi rischia di incidere sulle scelte di investimento delle aziende, spingendo verso una nuova geografia della manifattura. In questo scenario, la capacità dell’Europa di sostenere la propria industria delle scienze della vita – garantendo regole stabili, incentivi all’innovazione e un contesto competitivo equo – sarà decisiva per difendere la sua autonomia tecnologica e produttiva. Per l’Italia, che ha costruito una filiera di eccellenza basata su ricerca, export e qualità manifatturiera, la sfida è trasformare questa forza in un vantaggio strategico duraturo, capace di resistere alle turbolenze del commercio mondiale e di consolidare la presenza del Paese nelle nuove catene del valore globali della salute. ---End text--- Author: Sibilla Di Palma Heading: Highlight: BIOTECH Il Biotech, la tecnologia applicata ai processi biologici, rappresenta la componente più avanzata e strategica delle scienze della vita RICERCA E SVILUPPO IL PESO NELL’INDUSTRIA FARMACEUTICA L’OPINIONE In Italia, il comparto delle scienze della vita con un fatturato di 56 miliardi è tra i più forti dell’industria nazionale e possiede ancora margini di crescita significativi GLI ITALIANI SONO IN SALUTE La maggior parte degli italiani si considera in buona salute, ma dietro questa percezione si nascondono differenze significative legate all’età, al genere, alla presenza di malattie croniche e alle condizioni socioeconomiche. È quanto emerge dai dati della sorveglianza Passi dell’Istituto Superiore di Sanità, che nel biennio 2023-2024 ha analizzato la percezione dello stato di salute tra gli adulti di 18-69 anni. Secondo l’indagine, il 74% degli intervistati dichiara di sentirsi “bene” o “molto bene”, mentre meno del 3% valuta la propria salute “male” o “molto male”. Le differenze emergono però con chiarezza nei gruppi più fragili: tra le persone affette da patologie croniche, solo il 46% giudica positivamente la propria salute (contro il 74% della media). Incidono i fattori educativi ed economici. Chi possiede la licenza elementare oha difficoltà economiche riporta rispettivamente 7 e 9 giorni al mese “non in salute”, contro i 4 di chi ha un titolo di studio più elevato o non ha problemi economici. 2,3 INVESTIMENTI Nel 2024 le imprese farmaceutiche hanno investito in R&D 2,3 miliardi di euro Image:1 1 La ricerca farmaceutica in Italia è sempre più orientata verso le biotecnologie -tit_org- Sono le scienze della vita la nuova frontiera industriale -sec_org- tp:writer§§ SIBILLA DI PALMA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301639804701.PDF §---§ title§§ Il primato delle Maldive Via al divieto di fumo per i nati dopo il 2007 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301732504608.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "CORRIERE DELLA SERA" del 03 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-03T05:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301732504608.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301732504608.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301732504608.PDF tp:ocr§§ Il primato delle Maldive Via al divieto di fumo per i nati dopo il 2007 È l’unica nazione al mondo L e Maldive hanno iniziato ieri ad applicare il divieto di fumo per i nati dopo il gennaio 2007, diventando l’unica nazione al mondo con un divieto «generazionale» sul tabacco. Lo ha annunciato il ministero della Salute di Malè. L’iniziativa, avviata dal presidente Mohamed Muizzu ed entrata in vigore il 1° novembre, «tutelerà la salute pubblica e promuoverà una generazione libera dal tabacco», ha affermato il ministero. «In base alla nuova disposizione, alle persone nate dal 1° gennaio 2007 in poi è vietato acquistare, utilizzare o vendere prodotti del tabacco all’interno delle Maldive», ha aggiunto il ministero. «Il divieto si applica a tutte le forme di tabacco e i rivenditori sono tenuti a verificare l’età prima della vendita». La misura si applica anche ai visitatori della nazione di 1.191 minuscoli isolotti corallini sparsi per circa 800 chilometri nell’Oceano Indiano, nota per il suo turismo di lusso. Il ministero della Salute ha fatto sapere che manterrà anche un divieto totale sull’importazione, la vendita, la distribuzione, il possesso e l’uso di sigarette elettroniche e prodotti per lo svapo, applicabile a tutti gli individui, indipendentemente dall’età. ---End text--- Author: Redazione Heading: È l’unica nazione al mondo Highlight: Image:Il ruolo Mohamed Muizzu, 47 anni, ex ministro ed ex sindaco di Malé, è il presidente delle Maldive dal 2023 -tit_org- Il primato delle Maldive Via al divieto di fumo per i nati dopo il 2007 -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301732504608.PDF §---§ title§§ "Legge Anziani", un flop: aiuti solo a 2mila persone = La "legge Anziani" per ora è un gran flop: aiuti a 2mila persone link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647904622.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "FATTO QUOTIDIANO" del 03 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-03T05:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647904622.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647904622.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647904622.PDF tp:ocr§§ “Legge Anziani”, un flop: aiuti solo a 2mila persone IL FATTO ECONOMICO. La “legge Anziani” per ora è un gran flop: aiuti a 2mila persone PROMESSE • Meloni a gennaio 2024: “Risposta concreta” p Ultraottantenni: una riforma controversa, poco applicata e senza finanziamenti. La gestione finale è stata scaricata sui Comuni, che però hanno tagliato tutto il resto q SCACCIAVILLANI A PAG. 10 - 11 “D iamo finalmente risposte concrete ai bisogni dei nostri oltre 14 milioni di anziani, ai non autosufficienti e alle loro famiglie”. Così parlò Giorgia Meloni il 25 gennaio 2024. Il suo governo aveva varato un decreto attuativo del ddl Anziani. L’annuncio prometteva oltre “1 miliardo di euro in due anni e l’avvio della sperimentazione di una prestazione universale che consentirà di aumentare di oltre il 200% l’assegno di accompagnamento degli anziani più fragili e bisognosi”. PECCATO CHE I CRITERI di accesso siano talmente stringenti che, in 5 mesi di piena operatività, l’accompagnamento rafforzato, detto prestazione universale, si è dimostrato per quello che è: un flop. “Rispetto a 25.000 che erano le persone, pochissime, che potevano essere ammesse, fino a tutto settembre erano meno di 5.000 quelle che avevano fatto domanda e gli ammessi 20 00”, ha rivelato nei giorni scorsi Franco Pesaresi del Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza. In pratica un flop nel flop, nell ’ambito di una riforma nata male e cresciuta peggio. Nella sua versione originaria la legge 33 del 2023 sull’assistenza agli anziani non autosufficienti, il ddl Anziani appunto, era stata contestata perché poteva sembrare l’anticamera dell’uscita dei malati cronici over 65 dal Servizio sanitario nazionale. Questo perché apriva alla possibilità di spostare la titolarità della cura degli anziani non autosufficienti dalla sanità all’assistenza sociale: all’epoca lo sostenne pure il presidente emerito della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick. Non è un puntiglio: i diritti sanitari sono costituzionalmente tutelati, mentre quelli sociali sono difficilmente esigibili. Un piccolo esempio: la riforma, tra il resto, proponeva di aumentare l’indennità di accompagnamento per chi avesse accettato di convertire il denaro in prestazioni sanitarie o assistenziali. Quindi prendere un assegno che non ha limiti di Isee o indicazioni su come spenderlo ed è vincolato esclusivamente al fatto che la persona sia non autosufficiente, aumentarlo ed erogarlo sotto forma di prestazioni sia sociali che sanitarie. Due ambiti che hanno differenti livelli di assistenza e prestazioni: la quota sociale è limitata alle disponibilità di budget, mentre quella sanitaria non lo è. Aggiungiamo che i 540 euro dell’indennità di accompagnamento non sono soldi buttati al vento: sono una goccia nell’oceano delle necessità di chi li riceve, che per definizione non è in graL pe ai do di compiere da solo le funzioni essenziali della vita quotidiana e ha bisogno di spazi adeguati e di essere aiutato 24 ore su 24 da personale spesso specializzato. Ma una badante non qualificata a tempo pieno costa almeno 2.000 euro al mese e non è una spesa sociosanitaria. Poi ci sono le spese per la casa, i presidi e infine le spese sanitarie e quelle assistenziali. E per fortuna c’è l’assistenza familiare che, secondo il professor Ludovico Carrino, vale tra il 2,5 e il 3% del Pil, quasi il doppio della spesa pubblica per l’indennità di accompagnamento (circa l’1,7% del Pil). In questo contesto, secondo i critici della riforma, il solo fatto di poter convertire l’accompagnamento in ore di infermiere o cose simili, introdurrebbe per legge il principio che un malato cronico debba pagarsi le prestazioni sanitarie, le stesse che avrebbe diritto di ricevere comunque in quanto paziente in carico al Ssn. Isee o meno. PASSANDO POI DALLA TEORIA alla pratica la riforma si è allontanata dalle sue origini e ha preso un’altra strada, quella che le hanno indicato i decreti attuativi. Come appunto quello che ha introdotto la variante della prestazione universale originaria di cui parlò Meloni a inizio 2024: l’accompagnamento resta intatto e viene affiancato da un voucher da 850 euro al mese da spendere in prestazioni assistenziali o sanitarie. Ma è cosa per pochissimi: può essere richiesto solo da chi, oltre alla non autosufficienza, ha 80 anni e un Isee inferiore ai 6mila euro. Paletti tali che la platea teorica era la miseria di 25mila persone, ma in pratica fino a un mese fa l’aveva richiesto circa un quinto di chi ne aveva diritto e l’ha ottenuto meno della metà di chi l’ha chiesta. Problema: anche se non funziona, ha tenuto bloccati i fondi che servirebbero per altre prestazioni. “È stato sventato il primo attacco all’indennità di accompagnamento”, sintetizza oggi Andrea Ciattaglia della Fondazione Promozione Sociale, ma rimane “il tema, serissimo, delle fonti di finanziamento: poiché anche la misura universale insiste in buona parte sul Fondo non autosufficienze, che viene erogato dai Comuni”. Spiacevole effetto collaterale: “Molti enti locali hanno sospeso i pagamenti di altri contributi e prestazioni pagate con quel fondo (come gli assegni di cura) in attesa di avere contezza dei reali beneficiari. Con un danno immediato per persone gravemente malate o con grave disabilità che qualcosa prendevano e ora, per aspettare di verificare se ‘ci sono soldi’, rimane senza niente”. Se ne dev’essere accorto anche il ministero del Lavoro che, riferisce il Sole 24 Ore, ha appena preso atto del flop. Allora propone di tagliare di 125 milioni lo stanziamento per il 2025 liberando fondi nei bilanci comunali e, per il 2026, di alzare a 12mila euro la soglia Isee per chiedere la prestazione (cioè di allargare un po’ la platea). Si vedrà, va però detto che finora per la legge 33 sul fronte anziani cronici non c’è stato molto altro. Tanto che oggi sono gli stessi ispiratori della riforma, riuniti nel Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, a sottolineare come nel passaggio dalla teoria alla pratica si siano persi dei pezzi, la riforma sia ferma da tempo e, soprattutto, manchino i soldi. IL COORDINATORE DEL PATTO, Cristiano Gori, rilancia chiedendo di ridare vita alla riforma ripartendo da quattro punti: “Semplificare il labirinto burocratico da affrontare per ricevere i sostegni; aumentare l’aiuto economico per chi offre contratti regolari ai badanti; incrementare la disponibilità di personale specializzato per assistere gli anziani non autosufficienti nelle strutture residenziali; infine introdurre fondamentali servizi domiciliari per chi non è autosufficiente, oggi totalmente assenti”. In pratica manca tutto. ---End text--- Author: Gaia Scacciavillani Heading: IL FATTO ECONOMICO. PROMESSE • Meloni a gennaio 2024: “Risposta concreta” Highlight: Ultra 80enni Una riforma controversa, poco applicata e senza soldi: scaricata sui Comuni, che hanno tagliato il resto Image:Alle solite Nella manovra non ci sono nuovi fondi per anziani e lungodegenti FOTO ANSA/LAPRESSE -tit_org- “Legge Anziani”, un flop: aiuti solo a 2mila persone La “legge Anziani” per ora è un gran flop: aiuti a 2mila persone -sec_org- tp:writer§§ Gaia Scacciavillani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647904622.PDF §---§ title§§ Sui "malati gravissimi" si svegliano le Regioni e chiedono più fondi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301651004653.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "FATTO QUOTIDIANO" del 03 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-03T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301651004653.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301651004653.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301651004653.PDF tp:ocr§§ IL CASO Le rette dei “non autosufficienti” nelle Rsa continuano a pesare troppo sulle famiglie, ma qualcosa nei tribunali s’è mosso Sui “malati gravissimi” si svegliano le Regioni e chiedono più fondi S i fa presto a dire anziani non autosufficienti. Poi però quando si entra nel merito del problema la confusione regna sovrana. Si può dire tutto e il suo contrario senza che se ne accorga qualcuno tranne gli interessati. È il caso delle cosiddette “rette Alzheimer” delle Rsa, che tiene banco da mesi, seminando caos e luoghi comuni spesso senza fondamento. L’ultima a metterci mano è stata la Conferenza delle Regioni, che ha recentemente messo in cima alla lista delle priorità per la manovra 2026-28 un incremento del Fondo sanitario nazionale, sottolineando la necessità di un “progressivo riconoscimento del livello di sanitarizzazione” di patologie neurodegenerative come per esempio Alzheimer e altre demenze, “fino alla totale presa in carico del Ssn”. DI COSA SI PARLA ESATTAMENTE? Di una spinosa questione che riguarda i più gravi di tutti gli over 65 anni malati cronici lungodegenti che sono ricoverati nelle residenze sanitarie assistenziali. Quelli per i quali, indipendentemente dalla patologia, le cure sanitarie sono strettamente connesse a quelle socio-assistenziali, tanto da essere indistinguibili. Parliamo di servizi come la nutrizione del paziente con il sondino, la mobilizzazione di malati neurologicamente compromessi o l’igiene di persone allettate con piaghe. In questi casi come si fa a capire dove finisce il sanitario e inizia il socio-assistenziale? Non è una domanda filosofica: il costo del ricovero dipende dalla risposta visto che il sanitario è in capo alle Regioni e il sociale alle famiglie e ai Comuni. Così i livelli essenziali di assistenza nella non autosufficienza prevedono delle spartizioni forfettarie dei costi, non una separazione tra socio e sanitario voce per voce. Per esempio per tutti gli anziani lungodegenti non autosufficienti la retta viene divisa a metà tra il Servizio sanitario e il paziente. In alcuni casi specifici, nei quali la gravità è tale che tutte le prestazioni svolte sono nella sostanza sanitarie, la quota a carico del paziente si azzera. Succede però che in molte Regioni non venga rispettata neanche la soglia di compartecipazione al 50% e le famiglie si trovino a pagare più della metà della retta che sarebbe dovuta. Figuriamoci coma funziona nei casi in cui non sarebbe dovuto niente. È da questa situazione che sono nati diversi contenziosi che si sono spesso risolti a favore dei pazienGli over dovrebb ai costi e del tutto spesso n così si fi ti, i quali hanno riavuto indietro i soldi indebitamente pagati alle strutture. La cosa ha creato grande allarme tra i gestori lombardi delle Rsa, che operano per conto della Regione con piena delega e faticano a rivalersi sull’ente pubblico. Così in primavera in Senato era partita un’iniziativa per rendere separabili le spese per le prestazioni sanitarie da quelle socio-assistenziali, nonostante - come detto - siano spesso strettamente connesse. A fermarla è stata la commissione Bilancio, ma le imprese del settore non hanno gettato la spugna e fanno pressioni sulle Regioni perché promuovano un’iniziativa legislativa che cambi le cose. Non solo: i portatori di interessi diffondono anche vere e proprie leggende metropolitane come quella per cui i tribunali, senza alcun fondamento normativo, autorizzano indistintamente tutti i malati di Alzheimer a non pagare la retta della Rsa. Non è così: le sentenze non riguardano nello specifico nessuna patologia, ma lo stato di salute e le necessità di cura del singolo paziente. All’obiezione scattano le paure che il sistema non possa reggere. “È il nuovo terreno di mistificazione in ambito socio-sanitario e della non autosufficienza: il richiamo alla ‘tenuta del sistema’ di fronte a diritti esigibili negati, invoca austerità sulla pelle dei malati”, commenta Andrea Ciattaglia della piemontese Fondazione promozione sociale, secondo il quale i malati che non devono pagare niente sono “al m omento un’assoluta minoranza. L’enorme ingiustizia è invece quella delle rette 50% non corrisposte”. E racconta di uno studio della Bocconi per il quale in Piemonte oltre il 60% dei malati ricoverati in Rsa, circa 20mila persone, paga l’intera retta in proprio, per una spesa annua complessiva di più di 350 milioni. “Sui 10 miliardi di budget della sanità pubblica piemontese, oggi il peso delle quote sanitarie Rsa è meno del 3% della spesa”, ricorda aggiungendo che basterebbe uno stanziamento di una settantina di milioni in più per sistemare le cose. Quanto ai più gravi, “se tutte le azioni che vengono compiute per un malato sono strettamente rivolte alla tutela della sua salute, la materia è interamente sanitaria. D’altronde, è un principio che accettiamo senza problemi (per ora) per i ricoveri pubblici ospedalieri”. G. SC. r 65 anni Il Ssn be partecipare e a volte coprirli , cosa che assai non succede: nisce dal giudice ---End text--- Author: G SC Heading: Highlight: Gli over 65 anni Il Ssn dovrebbe partecipare ai costi e a volte coprirli del tutto, cosa che assai spesso non succede: così si finisce dal giudice I NUMERI 50% LA QUOTA della retta per i lungodegenti cronici over 65 che dovrebbe pagare lo Stato, la quota diventa del 100% nei casi più gravi tra i gravi. Molto spesso, però, la metà dei costi che sarebbero a carico del Ssn non viene davvero pagato alle famiglie 60% I PAZIENTI lungodegenti in Rsa che pagano il 100% delle spese in Piemonte, dice un report Bocconi, che in soldi significa circa 350 milioni all’anno scaricati sulle famiglie di chi è ricoverato ARRIVA IL NUOVO DOCUMENTO DEI GOVERNATORI LA CONFERENZA delle Regioni ha messo in cima alla lista delle priorità per il 2026-28 un incremento del Fondo sanitario e sottolineato la necessità di un “progressivo riconoscimento del livello di sanitarizzazione” di patologie tipo l’Alzheimer, “fino alla totale presa in carico del Ssn” Image: -tit_org- Sui “malati gravissimi” si svegliano le Regioni e chiedono più fondi -sec_org- tp:writer§§ G SC guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301651004653.PDF §---§ title§§ La legge di bilancio? cura ma non guarisce link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647004629.PDF description§§

Estratto da pag. 36 di "L'ECONOMIA" del 03 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-03T05:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647004629.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647004629.PDF', 'title': "L'ECONOMIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647004629.PDF tp:ocr§§ POLITICA & SALUTE LALEGGEDIBILANCIO? CURAMANONGUARISCE «Destinati altri 2,4 miliardi, la direzione è giusta, ma la spesa effettiva supera lo stanziamento di sette miliardi», dice Nicoletta Luppi, alla guida di Msd Italia. E chiede di cancellare il payback dal 2027 I GIGANTI DELLA FARMACEUTICA di MA RGH ERITA D E BA C D elusi dalla manovra? Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia, scuote la testa e corregge il tiro: «Delusi è una parola grossa. Dobbiamo restare con i piedi per terra. Per la sanità sono stati stanziati altri 2,4 miliardi oltre ai quattro nella finanziaria precedente. Quindi non possiamo che apprezzare, la direzione è quella giusta. Altra cosa è chiedersi se siano misure sufficienti». Luppi è cresciuta professionalmente in Msd, conosciuta in Usa e Canada come Merck & Co.: biofarmaceutica multinazionale, leader mondiale nel settore delle life science. Vive a Roma, ha due figli, quattro gatti e una colonia felina che porta il nome del marito. «Famiglia e carriera non si sono mai intralciate», dice, mostrando felice le foto della secondogenita appena laureata. Sono misure sufficienti, quelle per la sanità nella Legge di bilancio? «No. L’ultimo documento di finanza pubblica evidenzia che la spesa effettiva continua a superare lo stanziamento previsto. Il differenziale stimato per il 2025 è di sette miliardi. È sempre più urgente un adeguamento strutturale delle risorse per il servizio sanitario nazionale, proporzionato al bisogno di salute e alla dinamica demografica. L’incremento è comunque significativo per il 2026. Ci auguriamo che si continui su questa strada». Sulla farmaceutica incombe un’ombra, il payback: se la spesa sanitaria supera i tetti stabiliti, le aziende devono contribuire... «Sì, l’industria che fa ricerca è chiamata ogni anno a ripianare. Nel 2024 questo strumento ha superato i due miliardi. Per quanto riguarda la farmaceutica, avremo uno sforamento per gli acquisti diretti nel 2025 superiore a quella del 2024 e nelle previsioni anche per il 2026, pur considerando l’innalzamento del tetto previsto dalla legge di bilancio che passa da 15,3% a 15,55%, con un incremento previsto di 0,20% per gli acquisti diretti e di 0,05% per la convenzionata». Vi aspettavate di meglio dalla manovra? «Anche per la prevenzione è stato fatto troppo poco, a differenza delle voci che inducevano a un certo ottimismo. Si sperava che nel Fondo sanitario occupasse uno spazio maggiore, il 7% anziché l’attuale 5%. Invece le è stato destinato il 5,2%». Che significa per un’azienda che, come Msd, produce anche vaccini? «Ripeto, lo sforzo del governo è insufficiente. La prevenzione è il grimaldello della sostenibilità. Non è una spesa, ma un investimento e così andrebbe considerata» Che cosa proponete? «L’Italia si faccia promotrice in Europa di una riforma che potrebbe liberare risorse fondamentali. Crediamo che la Commissione europea, con la quale abbiamo dialogato trovando ampio consenso, possa incentivare i Paesi verso questo cambio di paradigma». Quale? «Stralciare dal calcolo della spesa corrente la parte relativa a immunizzazione e screening. Sarebbe un modo efficace di non incidere sul deficit. Abbiamo molto apprezzato le risoluzioni di maggioranza approvate da Camera, a firma Barella, e Senato (Gasparri) durante l’esame del documento di economia e finanza del 2025, dove si impegna il governo a sostenere la prevenzione sanitaria. C’è una base da cui partire. Se l’Italia facesse da capofila altri stati le andrebbero dietro». Che la salute sia un investimento è un concetto ormai chiaro: il 95% del Fondo sanitario oggi è utilizzato per curare. E che la prevenzione sia la strada, il governo lo sa. Sul piano concreto si fa poco? «Siamo contenti che il principio sia stato digerito. Ora passiamo all’azione. Non si può più aspettare. L’andamento demografico è a nostro sfavore. Il 24,7% della popolazione ha più di 65 anni e la quota salirà al 34% entro il 2043. La combinazione tra calo costante delle nascite e aumento dell’aspettativa di vita, oggi pari a 83,4 anni , mette sotto pressione il sistema pensionistico, previdenziale e sanitario. E come se non bastasse c’è squilibrio tra le Regioni. Siamo tra i Paesi più longevi, ma il primato è basato su una realtà preoccupante. Gli ultimi anni di vita sono vissuti in condizione di cattiva salute. La buona salute si ferma a 60 anni per gli uomini e 57 per le donne». Per l’industria farmaceutica si dovrebbe fare di più? «Il nostro è uno dei settori in grado di sostenere l’economia italiana. Nel primo semestre di quest’anno le esportazioni hanno superato i 36 miliardi, con una crescita di circa il 40% rispetto allo stesso periodo 2024. Il contesto internazionale, però, può cambiare rapidamente: è all’interno che vanno create le condizioni favorevoli per imprese e investimenti». Del payback si stanno lamentando tutte le aziende farmaceutiche... «Chiamiamola l’insostenibile pesantezza del payback. Il carico sulle industrie è gravoso. Nel 2027 dovremo contribuire tutte insieme con circa tre miliardi. L’immagine dell’Italia non ne esce bene. Viene vista come un Paese meno attrattivo, dove potrebbe essere meno conveniente continuare a investire. A vantaggio di Stati Uniti e Cina. Per questo chiediamo che questa tassa venga eliminata in tre anni a partire dal 2027, riducendo l’onere per le imprese già dal 2026 e limitando l’onere massimo al payback erogato del 2023. Non si può aspettare la legge di Bilancio del prossimo anno. Serve subito un’ulteriore riduzione». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MARGHERITA DE BAC Heading: I GIGANTI DELLA FARMACEUTICA Highlight: «Le risorse per il servizio sanitario nazionale vanno adeguate con urgenza ai bisogni L’Italia sia capofila sulla prevenzione» «Non si può più aspettare, il 25% della popolazione ha più di 65 anni e la quota salirà al 34% entro il 2043» Image:Life science Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia -tit_org- La legge di bilancio? cura ma non guarisce -sec_org- tp:writer§§ Margherita De Bac guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647004629.PDF §---§ title§§ Intervista a Eric Cornut «Farmaceutico Tema di sicurezza per l'Europa» = «Settore farmaceutico da trattare come tema di sicurezza nazionale» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647504618.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "TEMPO" del 03 Nov 2025

Il presidente di Menarini spiega perché la filiera del farmaco è strategica e come va difesa da minacce esterne

pubDate§§ 2025-11-03T05:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647504618.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647504618.PDF', 'title': 'TEMPO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647504618.PDF tp:ocr§§ CORNUT (MENARINI) «Farmaceutico Ternadisicurezza per l’Europa» Caleri a pagina 13 INTERVISTA A ERIC CORNUT Il Covid ha rivelato la fragilità delle catene di approvvigionamento. Serve un’autorità di coordinamento Ue per affrontare le prossime crisi «Settore farmaceutico da trattare cometemadisicurezzanazionale» Ilpresidente diMenarinispiega perchélafilieradelfarmacoèstrategica ecome va difesadaminacceesterne fcaleri@iltempo.it ••• Il Covid ha fatte percepire al mondo la fragilità del sistema produttivo farmaceutico, si è capito il rischio ma le risposte per contenerlo non sono state all’altezza. Finita l’emergenza tutto è rimasto come prima. «Invece la dimensione sanitaria andrebbe inclusa nell’analisi delle minacce al pari della cybersicurezza o della vulnerabilità della rete» dice a Il Tempo Eric Cornut, presidente della Menarini, gruppo farmaceutico di proprietà della famiglia Aleotti, che propone una struttura di coordinamento italiana ed europea per prepararsi ad affrontare possibili crisi sanitarie nel futuro. Cosa si è sottovalutato dopo la pandemia? «Ritenere che le catene di approvvigionamento mondiali siano sempre funzionanti. Invece si è constatato come la loro interruzione abbia determinato un problema di sicurezza per i cittadini e i pazienti. Solo dopo il Covid si è percepita la fragilità del sistema farmaceutico. Ma non abbiamo tratto la conclusione per gestire questi problemi. In altre parole ci si è resi conto della vulnerabilità delle catene della produzione di principi attivi soprattutto alla luce del fatto che, spesso, non si hanno le chiavi di controllo degli strumenti produttivi». Cosa ha insegnato il Covid? «Ha creato un modello di risposta strategica. Sui vaccini abbiamo visto che la soluzione nell’urgenza non poteva essere nazionale ma europea. È stato quello che ha sbloccato tutto. Poi non si è fatto tesoro dell’esperienza. Non abbiamo ancora uno strumento di governance che includa nell’analisi una minaccia sanitaria. C’è una capacità di analisi a livello europeo e nazionale di quelle che sono le criticità classiche come la sicurezza militare, la cybersecurity e la vulnerabilità della rete. Manca ancora l’inclusione della dimensione sanitaria e farmaceutica. L’Europa non c’è ancora in questo. Con i sieri anti Covid la risposta è stata efficace ma non va dimenticato che in quel periodo l’Italia come altri Paesi europei già aveva problemi di approvvigionamento per medicine normali come gli antibiotici: in farmacia non c’erano le confezioni. Questo rischio si corre ancora perché ci può sempre essere un fattore di crisi cosiddetto di disruption». Rischiamo di andare in farmacia e non trovare l’aspirina? «Spero di no, ma pensare l’impensabile aiuterebbe. Faccio un esempio. A seguito delle politiche di forte riduzione dei prezzi dei medicinali scaduti di brevetto, siamo in una situazione in cui in certi casi la produzione del principio attivo sia concentrata in una o due aziende a livello mondiale. Domanda: come possiamo eliminare al 100% il rischio che un’alluvione, un’interruzione energetica, un problema di contaminazione, blocchi gli impianti o ne riduca la capacità di confezionamento? Il pericolo esiste e non possiamo intervenire dopo e singolarmente. Occorre agire prima e in una logica europea». È il prezzo che paghiamo alla globalizzazione? «Sì. Ragioniamo con le logiche di un mondo ideale di 20 anni fa quando le aziende decentralizzavano le produzioni senza porsi problemi. Gli ultimi anni hanno dimostrato la vulnerabilità di questa filosofia. Viviamo la rinascita di una competizione tra blocchi economici con la volontà chiara di privilegiare la dimensione dell’attività industriale. Non è un fenomeno dell’ultima ora. Lo abbiamo visto negli Stati Uniti già sotto la presidenza Biden e lo vediamo adesso con i dazi di Trump. C’è una volontà marcata di attirare gli investimenti produttivi nel blocco americano. È altrettanto chiaro che la Cina ha fatto una politica che aveva come obiettivo di acquisire il know-how in settori strategici: aviazione, informatica, semiconduttori, ri cerca farmaceutica e ora l’intelligenza artificiale. Non così l’Europa». Dove sbaglia Bruxelles? «Ha privilegiato negli ultimi decenni una dimensione di mercato e non necessariamente di politica industriale a livello del Continente. Parlando del settore farmaceutico dopo la pandemia e la nuova geopolitica è il momento di farsi un po’ le doulla mande sulla strategicità apire del settore. Capire dove lo di siamo, qual è il livello di riste schio e le dipendenze, e poi articolare risposte che tengano conto dell’obiettivo di assicurare anche in situazione di tensioni adeguati strumenti di risposta». Cosa fare ora? «Serve un diverso approccio nel monitoraggio delle criticità. E cioè a avviare metodi di stress test del sistema come si fanno in molti altri campi. Nel settore farmaceutico manca uno strumento di pilotaggio, non c’è chi li fa e chi li predispone. Invece si dovrebbe prendere esempio dal regolatore bancario che li mette in campo con organismi ben identificati a livello nazionale ed europeo. Nel nostro comparto queste strutture sono ancora allo stato embrionale». C’è una soluzione? «Introdurre delle politiche sulla logica del pompiere. Non si crea la sua figura quando c’è il fuoco, la si crea prima, così quando c’è l’incendio chi lo deve domare è pronto, allenato ed equipaggiato per contrastarlo». Tradotto in operatività? «Partire dal nostro Paese con un coordinamento tra i dicasteri che hanno competenze sulla sicurezza sanitaria in senso allargato. Un organismo aperto non solo al ministero della Salute ma anche all’Economia, a quello delle Imprese e altri soggetti istituzionali. Un tavolo al quale però dovrebbero sedere tutti gli attori della filiera del sistema farmaceutico italiano e in grado di monitorare e preparare interventi per fronteggiare eventuali crisi di approvvigionamento. In grado di capire, ad esempio, per quali produzioni di farmaci si riscontri una forte dipendenza dalla catena produttiva estera e capire quali e come dovrebbero essere riportate in Europa e naturalmente anche in Italia». Non si rischierebbe di rimanere soli in Europa? «Confido nell’effetto emulativo dei partner Ue. L’Italia può essere capofila di altri organismi omologhi che dovrebbero nascere e poi raccordarsi a Bruxelles». ---End text--- Author: FILIPPO CALERI Heading: Highlight: Medicinali La pandemia ha fatto scoprire la vulnerabilità della produzione Spesso non si ha il controllo degli strumenti produttivi Criticità Occorre farsi domande sulla importanza del settore, capire dove siamo, qual è il livello di rischio e articolare risposte 20 Anni fa Le aziende occidentali hanno iniziato a decentralizzare la produzione senza porsi problemi Oggi si paga la vulnerabilità di un approccio del genere Eric Cornut Presidente della Menarini, azienda farmaceutica della famiglia Aleotti Image:Farmaceutico Il settore ha un alto livello di strategicità e serve un diverso approccio nel monitoraggio delle criticità con l’avvio di stress test come avvenuto nel comparto bancario -tit_org- Intervista a Eric Cornut «Farmaceutico Tema di sicurezza per l'Europa» «Settore farmaceutico da trattare come tema di sicurezza nazionale» -sec_org- tp:writer§§ FILIPPO CALERI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/03/2025110301647504618.PDF §---§