title§§ Manovra, le imprese si schierano «Misure utili per lavoro e sviluppo» = Manovra, le imprese si schierano «Misure per la crescita e il lavoro» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110201718704483.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "SICILIA CATANIA" del 02 Nov 2025

REGIONE. Vecchio (Confindustria Sicilia): «Ora l ' Ars abbia il coraggio di abolire il voto segreto» REGIONE. Plauso di Confcommercio. Il M5S: «Il governo ci copia le idee e poi le affossa»

pubDate§§ 2025-11-02T05:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110201718704483.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110201718704483.PDF', 'title': 'SICILIA CATANIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110201718704483.PDF tp:ocr§§ Manovra, le imprese si schierano «Misure utili per lavoro e sviluppo» REGIONE. Vecchio (Confindustria Sicilia): «Ora l’Ars abbia il coraggio di abolire il voto segreto» Manovra, le imprese si schierano «Misure per la crescita e il lavoro» REGIONE. Plauso di Confcommercio. Il M5S: «Il governo ci copia le idee e poi le affossa» Le imprese si schierano con il governo regionale. All’indomani del ddl della manovra approvato in giunta, arriva il plauso di Confcommercio: «Misure per lavoro e sviluppo». E Vecchio, presidente di Confindustria Sicilia, in un’intervista a La Sicilia blinda la finanziaria dai colpi bassi all’Ars: «Si tratti rinunciando al voto segreto». Dati positivi da Cgia e Ambrosetti. Allarme Amazon che punta sull’Ia e licenzia: decine di posti a rischio in Sicilia. MARIO BARRESI, GIAMBATTISTA PEPI PAGINE 2-3 PALERMO. Imprenditori e categorie produttive esprimono soddisfazione e «pieno sostegno», ma le opposizioni restano sul chi va là denunciando il “copia e incolla” da parte del governo regionale su alcune misure-simbolo del M5S. Questo, in sintesi, il day after dell’approvazione della legge di stabilità regionale. «Pieno sostegno alle misure economiche predisposte dalla Regione con particolare riferimento all’impegno profuso dall’assessore all’Economia Alessandro Dagnino che, insieme al governo presieduto da Renato Schifani, ha dimostrato una visione chiara e concreta per lo sviluppo del territorio». Così Gianluca Manenti, presidente di Confcommercio Sicilia. «Si tratta di una manovra - prosegue Manenti - che guarda con attenzione al tessuto produttivo dell’isola, incentivando l'assunzione a tempo indeterminato con un plafond complessivo di 220 milioni di euro e sostenendo gli investimenti attraverso contributi dedicati alle Super Zes e al settore edilizio. Queste misure rappresentano un segnale importante per le imprese siciliane, che potranno beneficiare di un contesto più favorevole alla crescita e all’occupazione stabile». Il governo regionale «ha dimostrato di saper coniugare rigore e sviluppo, responsabilità e crescita, restituendo fiducia ai cittadini e alle imprese» e Confcommercio Sicilia è «pronta a collaborare con le istituzioni per promuovere l'attuazione di queste misure». «Dopo il reddito di cittadinanza rivisto (male) e camuffato, Schifani prova ad andare in soccorso all’edilizia che annaspa dopo la fine dell’onda lunga dei benefici garantiti dal bonus 110%, che evidentemente andava sì rivisto e migliorato, ma non sabotato prima e poi cancellato del tutto, condannando a morte un settore che aveva provato a rialzare la testa e trainare la ripresa dell’economia». Lo afferma il coordinatore siciliano del M5S, Nuccio Di Paola, commentando le indiscrezioni sulla finanziaria che si accinge a sbarcare all’Ars. «Bonus edilizi a parte - continua - speriamo che questa finanziaria non sia un altro libro dei sogni e l’ennesima occasione mancata in perfetto stile Schifani, che si sta dimostrando abilissimo a distruggere tutto quello che tocca. Il disastro è sotto gli occhi di tutti, basta guardarsi intorno: su sanità, agricoltura, siccità, incendi c'è il sigillo del suo fallimentare governo, e serve a poco gonfiarsi il petto, come ha fatto prontamente il presidente per i dati della Cgia di Mestre. Commenti piuttosto i dati recentissimi del Gimbe, che collocano la nostra sanità al penultimo posto tra le regioni italiane, su cui, ovviamente, da Palazzo d’Orléans - chiosa il vicepresidente del’Ars - c'è stato silenzio tombale». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Manovra, le imprese si schierano «Misure utili per lavoro e sviluppo» Manovra, le imprese si schierano «Misure per la crescita e il lavoro» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110201718704483.PDF §---§ title§§ Garantire il diritto alla salute serve un nuovo patto tra istituzioni società civile e imprese virtuose link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110201662304799.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "SICILIA CATANIA" del 02 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-02T06:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110201662304799.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110201662304799.PDF', 'title': 'SICILIA CATANIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110201662304799.PDF tp:ocr§§ Garantire il diritto alla salute serve un nuovo patto tra istituzioni società civile e imprese virtuose S ul palco non c’era un attivista né un politico radicale, ma un vescovo. E davanti a imprenditori del farmaco, manager della distribuzione, farmacisti e amministratori locali, ha pronunciato parole che in un Paese normale non dovrebbero fare notizia: «Io non posso usare la parrocchia per distribuire farmaci ai poveri… Se la gente non può curarsi, il problema non è caritativo: è istituzionale», ha dichiarato mons. Antonino Raspanti, presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, intervenendo alla convention nazionale di FarmàPlus (Sofad – Farvima) a Giardini Naxos. In un silenzio attento, di fronte a una platea che rappresentava l’intera filiera del farmaco, ha messo a nudo ciò che spesso non si ha il coraggio di dire: in Italia l’universalismo sanitario è sotto attacco – non tramite una riforma esplicita, ma per logoramento strutturale. Secondo un recente rapporto della Commissione Europea (The Role of Healthcare in Reducing Inequalities and Poverty in the EU, 2025), chi è in condizioni di povertà può vivere fino a sette anni in meno rispetto alla popolazione più benestante. Un dato che misura la progressiva erosione del principio fondante del Servizio Sanitario Nazionale: quello dell’universalità delle cure. Che negli anni non è stato smantellato da una legge clamorosa, ma consumato da un lento definanziamento e da una crescente frammentazione regionale. I dati ora raccontano una storia preoccupante: la salute sta tornando a dipendere dal censo e dal luogo in cui si vive. La diagnosi impietosa, suffragata dai numeri presentati da Gaetano Cardiel (presidente di Sofad) in apertura della Convention, è questa: secondo il settimo rapporto della Fondazione Gimbe l’Italia registra 889 euro in meno di spesa sanitaria pro capite rispetto alla media Ue. Nel 2023 quasi 4,5 milioni di persone hanno dovuto rinunciare a visite, esami o cure, 2,5 milioni per motivi economici. La spesa “out of pocket” – di tasca propria – è esplosa (+10,3% in un anno). Le disuguaglianze territoriali si acuiscono: la speranza di vita in buona salute, già bassa, è scesa da 60,1 a 59,2 anni tra il 2022 e il 2023. Soprattutto, ha ricordato ancora Cardiel, in un Ssn logorato il paziente è diventato “una voce di spesa” e il personale sanitario “un bene consumabile”. Mentre il pilastro pubblico vacilla, emerge un vero ecosistema parallelo della cura, fatto di reti civili, solidali e anche imprenditoriali che operano per le persone ma fuori dal perimetro istituzionale. È un arcipelago di iniziative e presìdi che cercano di colmare le crepe del sistema. Associazioni di volontariato, enti del Terzo Settore, fondazioni filantropiche, ong, parrocchie e reti informali di cittadini, fino a imprese “illuminate” che investono in responsabilità sociale. Tutti con l’obiettivo: raggiungere chi è rimasto indietro. Banco Farmaceutico – la onlus che raccoglie farmaci da donare ai poveri – ha visto allungarsi dell’8,4% la fila di persone che tra 2023 e 2024 si sono rivolte a loro per ottenere medicine che altrimenti non avrebbero potuto acquistare. Lo ha evidenziato il professor Luca Pesenti (Osservatorio Povertà Sanitaria di Banco Farmaceutico): il problema non è solo di spesa, ma di assetto complessivo. Tuttavia, questa zona resta fragile: per quanto attive, le organizzazioni del Terzo Settore spesso operano senza un riconoscimento istituzionale pieno. Anzi, come nota Pesenti, c’è un misconoscimento del valore di queste attività svolte in favore dei più deboli. Ciò significa che il loro lavoro rischia di essere episodico o limitato, se non viene inserito in una visione più ampia. Allo stesso tempo, nuove alleanze imprenditoriali mostrano che pubblico e privato non sono gli unici attori possibili: esiste una terza dimensione, quella della partnership sociale. La filiera delle farmacie, ad esempio, sta cercando di reinventarsi come rete sanitaria di prossimità. Durante la pandemia di Covid, le farmacie di comunità hanno dimostrato di poter diventare ce ntri avanzati di servizi sanitari sul territorio. FarmàPlus, la rete di oltre 430 farmacie riunite da Sofad, nasce proprio con questa visione: fare “rete” in modo da migliorare l’efficienza e l’accessibilità, e al tempo stesso sviluppare progetti innovativi a beneficio delle comunità. Sono aziende che scelgono lo “strabismo” virtuoso: un occhio al mercato e uno al bene comune, consapevoli che prendersi cura della comunità è anche un investimento sul futuro (e sulla propria sostenibilità). L’auspicio emerso con forza è che l’Italia riallinei la rotta sui valori che hanno fatto grande il suo Ssn: universalità, equità, solidarietà. Per farlo, servirà un patto nuovo tra istituzioni e società civile. Da una parte lo Stato deve tornare a investire nella sanità pubblica come bene comune, uniformando i livelli di assistenza su tutto il territorio nazionale. Dall’altra, come ha suggerito la Convention dal titolo visionario “Unstoppable”, tutti gli attori – pubblici, privati e del terzo settore – devono “sbracciarsi” e collaborare, superando corporativismi e diffidenze, in nome del bene comune. In gioco non c’è solo la sostenibilità di bilancio, ma la dignità stessa del modello di società che vogliamo. Un sistema sanitario degno di questo nome si riconosce da come tratta i più fragili: se li considera una priorità da proteggere o un costo su cui risparmiare. Oggi, tra le macerie dei tanti tagli, vediamo fiorire solidarietà dal basso e impegno etico da parte di molti – segni che il principio di universalismo non è morto, ma chiede di essere rifondato e rafforzato. Non possiamo accettare che stare bene diventi un lusso o una lotteria geografica. Il confronto di valori è aperto e ci riguarda tutti: da esso dipende se la “voce di spesa” tornerà a essere persona, se il bene consumabile tornerà a essere professionista valorizzato, e se il diritto alla salute tornerà davvero ad essere, per ogni cittadino, un diritto garantito e reale. ---End text--- Author: PAOLO MAGNANO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Garantire il diritto alla salute serve un nuovo patto tra istituzioni società civile e imprese virtuose -sec_org- tp:writer§§ PAOLO MAGNANO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110201662304799.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO - Da Kiev a Firenze per salvare vite Medici ucraini studiano al Meyer link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047603504.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 02 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-02T04:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047603504.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047603504.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047603504.PDF tp:ocr§§ Da Kiev a Firenze per salvare vite Medici ucraini studiano al Meyer P er raggiungere l’Italia hanno dovuto percorrere decine di chilometri in auto, salire su un treno che le ha condotte in Polonia e decollare, da Danzica, a bordo di un aereo per Firenze. Quattro ricercatrici ucraine del Centro di genetica medica dell’ospedale nazionale pediatrico di Kiev hanno lasciato per una settimana i loro pazienti – e «la guerra che ogni giorno rallenta il lavoro dei medici» per studiare nuove tecniche di screening neonatale al nosocomio pediatrico Meyer di Firenze. «Al nostro “Ohmatdyt” – racconta la dottoressa Olena Kutsyk –, il più grande ospedale pediatrico in tutta Ucraina, in questi anni di guerra abbiamo praticato lo screening neonatale anche sotto le esplosioni e senza elettricità. Per questo, ora abbiamo bisogno di conoscere tecniche più raffinate: così, anche in queste condizioni, potremo offrire ai nostri figli diagnosi di qualità superiore per le malattie metaboliche ereditarie». L’obiettivo del viaggio, per Kutsyk e le sue colleghe, è uno soltanto: «Dobbiamo salvare le vite dei nostri bambini – ripete la dottoressa ad Avvenire –. È ancora più importante in questo periodo doloroso, in cui dobbiamo curare anche le ferite della guerra». Le quattro biologhe genetiste hanno deciso di formarsi al Meyer di Firenze, che collabora con l’Ohmatdyt di Kiev dall’inizio della guerra nel 2022, perché possiede il più esteso pannello di screening d’Europa. La settimana di formazione, dal 23 al 31 ottobre scorso, è ruotata attorno allo studio di test in grado di ridurre il numero di “falsi positivi” nel monitoraggio delle malattie ereditarie tra i neonati. «Un falso positivo – spiega il dottor Giancarlo La Marca, responsabile del Laboratorio di screening neonatale del Meyer, che ha guidato i lavori – è un bambino che non ha una malattia ma che, per una serie di motivi, risulta positivo al test di screening». Nella pratica, ogni volta che appare un “falso positivo” il neonato e la famiglia devono essere richiamati all’ospedale per nuovi controlli. Ma, a Kiev, anche i più brevi spostamenti sono percorsi a ostacoli: «Nella tremenda situazione del conflitto in atto – continua La Marca – un richiamo di una famiglia senza avere la quasi assoluta certezza che il test di screening sia positivo è un rischio che può diventare anche fatale. Muoversi tra una città, o una regione, e l’altra è estremamente complesso e pericoloso». Secondo le dottoresse ucraine, poi, un monitoraggio più preciso alleggerirebbe anche il lavoro dei medici di Kiev: «Molte volte in questi anni di guerra – spiega la ricercatrice Yuliia Zhyvytsia – abbiamo perso l’accesso all’elettricità e spesso non siamo riuscite a reperire i materiali di laboratorio necessari per lo screening sui neonati. Ma credo che ora, con i test di seconda istanza, le cose andranno meglio». I test di cui parla Zhyvytsia sono esami aggiuntivi che possono essere effettuati sullo stesso campione di sangue prelevato dal neonato, senza bisogno di un richiamo. In altre parole, senza costringere le famiglie ucraine a viaggi pericolosi. «Per tutta la settimana abbiamo lavorato su questi test – spiega La Marca –. Noi li abbiamo sviluppati da circa 15 anni: sono molto utili per cercare le sostanze che si accumulano e avere quasi l’assoluta certezza di non incappare in “falsi positivi”. Ma per i medici ucraini, che almeno una volta al giorno devono correre nei rifugi dell’ospedale pediatrico, ridurre il numero di richiami è ancora più importante». Sulla possibilità di implementare queste tecnologie al nosocomio di Kiev, le ricercatrici sono ottimiste: «Speriamo che la guerra finisca presto – continua Kutsyk – ma nel frattempo grazie all’aiuto dell’Italia, a cui siamo veramente grate, potremo effettuare esami più precisi sui nostri bambini anche in condizioni difficili». La collaborazione tra il Meyer di Firenze e l’Ohmatdyt di Kiev, però, non si ferma alla formazione dei medici ucraini. A settembre, la diagnosi precoce di una rara immunodeficienza da parte dell’ospedale italiano ha salvato la v ita a un bambino ucraino sottoposto al trattamento terapeutico in Germania. «La famiglia ha deciso di trasferirsi in Germania – spiega il dottor La Marca – per curare il neonato in una nazione più sicura. I colleghi tedeschi ci hanno chiesto di confermare la diagnosi: lo abbiamo fatto ed è iniziata la terapia». Ma, secondo il dottore fiorentino, i meriti del salvataggio vanno ai medici di Kiev: «Riescono a mantenere efficiente la medicina preventiva nonostante la guerra – conclude –. Hanno tutta la nostra ammirazione». ---End text--- Author: ANDREA CEREDANI Heading: Highlight: L’INIZIATIVA Quattro ricercatrici hanno appreso nuove tecniche di screening neonatale all’ospedale pediatrico toscano Le dottoresse: «L’Italia ci aiuta a curare i bambini e a evitare rischi per le famiglie. Noi lavoriamo anche sotto le bombe» Image:Il professore Giancarlo La Marca durante la formazione con le dottoresse ucraine / Meyer -tit_org- AGGIORNATO - Da Kiev a Firenze per salvare vite Medici ucraini studiano al Meyer -sec_org- tp:writer§§ ANDREA CEREDANI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047603504.PDF §---§ title§§ Intervista a Silvio Garattini - «Le buone abitudini ci allungano la vita» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202046403508.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 02 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-02T04:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202046403508.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202046403508.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202046403508.PDF tp:ocr§§ Silvio Garattini «Le buone abitudini ci allungano la vita» Il presidente dell’Istituto Mario Negri, 97 anni: «Ma l’Italia deve spendere di più per la ricerca» MILANO Silvio Garattini, 97 anni il prossimo 12 novembre, oncologo e farmacologo di fama internazionale. Si è mai ammalato di tumore? «Sì, era molto maligno ma è andato tutto a posto». Il professore a metà pomeriggio risponde dal Mario Negri che ha fondato nel 1963, oggi è il presidente del ’suo’ Istituto di ricerca. Qual è l’elisir di lunga vita? «Non esiste. Le probabilità di avere un’esistenza lunga dipendono da quello che facciamo, fin dall’inizio». Noi italiani siamo longevi. «Sì, molto longevi. Viviamo in media 83,6 anni. Ma se andiamo a guardare la durata di vita sana, scendiamo al quindicesimo posto. Tutti sappiamo quali sono le buone abitudini». Merita ripeterle. «Le vaccinazioni, gli screening, non fumare, non bere alcol, non assumere droghe, non giocare d’azzardo. Poi le cose positive: un’alimentazione varia e moderata, mangiare poco è la cosa più importante. Quindi attività motoria, sonno adeguato e relazioni sociali. Soprattutto dopo la pensione. Perché abbiamo bisogno che il cervello continui a lavorare». Perché cita il gioco d’azzardo? «Intanto perdere soldi ci provoca ansietà e depressione, c’è chi si suicida». Fa sempre 5 chilometri al giorno? «Certo. Può capitare che non riesca a mantenere quel ritmo perché è brutto tempo. Ma poi recupero». Nella vita serve disciplina? «Più che altro bisogna acquisire buone abitudini. Camminare è anche un modo per riflettere, per pensare, dà una serie di vantaggi. Lo stesso se ci si abitua a mangiare poco». Poco e spesso? «No, poco e basta. Io, ad esempio, tendo a limitare moltissimo il pasto del mezzogiorno». Le statistiche ci ricordano che il 40% dei tumori si eliminerebbe con uno stile di vita sano. «Sì, e soprattutto le due componenti principali sono il fumo e l’alcol. Ogni anno muoiono quasi 180mila persone di tumore in Italia, numero notevole. E sono 4,5 milioni i malati di diabete di tipo 2. Anche questa è una malattia evitabile». Qual è la cosa che la disturba di più sui tumori? «Mi dispiace vedere la gente che fuma, che beve alcol. Sono due cancerogeni molto importanti. Poi, vero, ce ne sono tanti altri. Ad esempio l’inquinamento. Ed è sempre molto difficile distinguere». Una vita nella scienza: qual è il suo grande rimpianto? «Che non ci siano fondi sufficienti per fare un’adeguata ricerca in Italia. Spendiamo circa la metà della media investita dagli altri paesi europei. Per raggiungere la Francia, dovremmo avere a disposizione quasi 22 miliardi in più all’anno. Perché accade? Perché tutti i governi hanno sempre considerato la ricerca una spesa anziché un investimento. Purtroppo la scienza non è popolare nel nostro paese». Rita Bartolomei © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Rita Bartolomei Heading: Highlight: Image: -tit_org- Intervista a Silvio Garattini - «Le buone abitudini ci allungano la vita» -sec_org- tp:writer§§ RITA BARTOLOMEI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202046403508.PDF §---§ title§§ Il 40% dei casi si evita con lo stile di vita Fumo, obesità, alcol e smog sono i nemici link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047003510.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 02 Nov 2025

pubDate§§ 2025-11-02T04:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047003510.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047003510.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047003510.PDF tp:ocr§§ Il 40% dei casi si evita con lo stile di vita Fumo, obesità, alcol e smog sono i nemici L’epidemiologa Eva Negri: «Resta ancora molto da fare per la cura del cancro al pancreas» Il presidente dell’Aiom: «Attenzione alle fake news sui presunti trattamenti alternativi» Tumori Cala la mortalità ROMA Il 40% dei casi di tumore «può essere evitato seguendo stili di vita sani. Intanto: no al fumo, dieta corretta e attività fisica costante». Parte da qui Francesco Perrone, presidente Aiom, l’Associazione italiana di oncologia medica che si prepara al Congresso nazionale, in calendario il 7 e l’8 novembre a Roma. FUMO, ALCOL, OBESITÀ «Nei numeri epidemiologici - chiarisce l’oncologo - il primo errore in graduatoria è il fumo che, si stima, rappresenta un 25-28% di quel 40%. Questo vuol dire che tra i fattori di rischio pesa per oltre il 60». Dopo «le cose cambiano, a seconda dell’area geografica. Nel Nord Est troviamo l’alcol; nel Meridione invece sedentarietà e sovrappeso, che sono fattori correlati. L’obesità è un cocktail di tante cose: ridotta attività fisica, errata alimentazione, associata ad esempio a bevande zuccherate e inadeguato consumo di frutta e verdura. E anche su questo il problema riguarda ancora una volta in particolare le regioni del Sud, siamo sorpresi tutti ma è così. Le analisi sono complicate, ma la traccia è questa». L’ANDAMENTO DELLA MORTALITÀ Al Congresso della Società europea di Oncologia medica che si è chiuso il 21 ottobre a Berlino, è stato rilanciato un dato importante: l’Italia è prima nell’Unione europea per calo delle morti. La diminuzione dei tassi di mortalità nella Ue (e nella Gran Bretagna) era già stata anticipata in uno studio coordinato dall’Università di Milano in collaborazione con l’ateneo di Bologna e il sostegno della Fondazione Airc. Eva Negri, docente di Epidemiologia ambientale all’Alma Mater, premette: «Abbiamo analizzato la mortalità per cancro, che è influenzata dall’incidenza, quindi da quante persone si ammalano, ma anche dalla sopravvivenza. In generale i tassi sono in diminuzione. Le cause vanno indagate di volta in volta. Per esempio, nei maschi soprattutto sta diminuendo la mortalità da tumore del polmone, soprattutto perché sta diminuendo l’incidenza grazie alle campagne contro il fumo che hanno avuto una loro efficacia». POLMONE E MAMMELLA IN CIMA ALLA LISTA Lo studio, pubblicato a marzo, conferma dunque che «in genere gli andamenti sono favorevoli - rimarca la professoressa Negri -. Sicuramente si può fare di più, ad esempio per il cancro al polmone, che resta comunque la principale causa di morte per tumore nei maschi ed è la seconda nelle donne, dopo la mammella. Ed è una malattia molto prevenibile, i tassi di mortalità negli uomini pesano per 20 su 100mila, per dare un’idea nella prostata sono 6 su 100mila». IL FATTORE SMOG E IL COCKTAIL MICIDIALE Invece lo smog a che livello si colloca come fattore di rischio? «Non sono in grado di posizionarlo ma il livello è alto», riconosce Perrone. Inevitabile pensare alla Pianura padana, «ho in mente mappe dell’Europa dove quel territorio ha il colore che si accende, vivo, perché è uno dei punti critici per l’inquinamento atmosferico da polveri sottili. E questa cosa è molto rilevante anche dal punto di vista politico-sociale». Ma la scienza non è mai in grado di stabilire «che un tumore è nato per una singola esposizione, tutti i fattori di rischio tendenzialmente concorrono tra di loro - mette in evidenza l’oncologo -. Quindi, in termini di impatto sul rischio di ammalarsi di cancro, se sommiamo il vivere in una zona con un alto livello di inquinamento da polveri sottili al fumo, all’alcol, al rimanere seduti sul divano, senza fare attività fisica e mangiando male, arriviamo a un cocktail micidiale. Ma non si può mai mettere l’etichetta. Ed è una ricerca molto complessa, un bel filone di ricerca epidemiologica». TUMORE AL PANCREAS, UN’EMERGENZA? Nello studio sostenuto dalla Fondazione Airc si mette anche in evidenza che in Italia gli unici tassi di mortalità previsti in lieve aumento sono quelli che riguard ano il cancro del pancreas e della vescica nelle donne. Sul primo «non c’è una spiegazione chiarissima - osserva Perrone -. Direi che il tumore al pancreas rappresenta soprattutto un’emergenza culturale e concettuale. Perché negli ultimi vent’anni in oncologia, anche quando c’erano storicamente poche possibilità terapeutiche, siamo riusciti a fare progressi. Vale ad esempio per il fegato. Purtroppo i tumori del pancreas sono tra gli ultimi tipi di cancro per i quali stentiamo a vedere miglioramenti significativi. Sì, le diagnosi aumentano perché aumenta anche la coscienza, la percezione. Non possiamo individuare una causa specifica e precisa per l’aumento dei casi, intervengono tutti i fattori di rischio, alcol e fumo in particolare. Ma per noi, ribadisco, è un’emergenza prima di tutto culturale perché è uno di quei tumori per i quali non abbiamo avuto quasi mai risultati soddisfacenti». TUMORI E FAKE NEWS Sul cancro s’inseguono costantemente notizie e spesso fake news. Come «quando sento parlare di trattamenti cosiddetti alternativi, che in realtà sono semplicemente di non provata efficacia - non si capacita il presidente Aiom -. Oltre ad essere una sorta di reato d’opinione, danneggiamo i malati. Abbindolati da sciocchezze, rischiano di morire, ed è successo, perché non hanno fatto le cose giuste. Questo accade ogni tanto, per fortuna sempre meno. Ma quando succede, la rabbia è proprio tanta». Eva Negri considera grave far credere che «sia stata scoperta un’altra causa di tumore che di colpo sembra la più importante di tutte. Invece sappiamo bene quali sono i fattori, e magari saremo anche noiosi a ripetere sempre le stesse cose. Ma fumo, eccesso di alcol, obesità, sono determinanti molto importanti. Sostenere altro, rischia di far perdere la bussola alle persone». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Rita Bartolomei Heading: Tumori Cala la mortalità Highlight: TRE COSE DA SAPERE 1 LA MORTALITÀ Nel 2025 si stima che circa 1.280.000 persone moriranno di tumore nell’Unione europea e circa 176.000 in Italia 2 GLI UOMINI Il tasso di mortalità per gli uomini tra il 2020 e il 2025 in Italia passa da 112 a 96/100.000 (riferito a tutti i tumori) 3 LE DONNE Per le donne tra 2020 e 2025 in Italia il tasso di mortalità passa da 75 a 71/100.000 (dato riferito a tutti i tumori) I SERVIZI SUL WEB La rivoluzione della buona vita: come custodire la salute Guarda il video su www.quotidiano.net Inquadra il qrcode Tumori e false credenze, la pagina smonta miti di Aiom Leggi l’articolo su www.quotidiano.net Inquadra il qrcode Cancro e mortalità, cosa succede in Italia e nella Ue Guarda il video su www.quotidiano.net Inquadra il qrcode Image:La top model Bianca Balti a settembre 2024 ha scoperto di avere un cancro ovarico al terzo stadio. Ha appoggiato la campagna «Ovaries. Talk about them», movimento globale per arrivare al test di rilevazione precoce grazie al Dna ortalità 20 12% miliardi costo totale del cancro in Italia nel 2022 (comprese prestazioni d’invalidità) 338€ La spesa pro capite la percentuale rispetto alla spesa sanitaria totale in Italia Fonte: Associazione italiana di oncologia medica Ha fumato almeno una volta negli ultimi 30 giorni (%) 35 30 25 20 15 10 5 0 2014 Italia UE 2018 2022 Nota: media UE on ponderata. I dati si riferiscono al 2022 e sono basati sugli adoloscenti di 15 anni. Fonte: Indagine sui Comportamenti Collegati alla Salute in Ragazzi di Età Scolare (HBSC) -tit_org- Il 40% dei casi si evita con lo stile di vita Fumo, obesità, alcol e smog sono i nemici -sec_org- tp:writer§§ RITA BARTOLOMEI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047003510.PDF §---§ title§§ Spingono ancora per i vaccini in gravidanza = «No ai vaccini Covid in gravidanza» I veri esperti smontano il «Corsera» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047803502.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "VERITÀ" del 02 Nov 2025

PATRIZIA FLODER REITTER apagina3

pubDate§§ 2025-11-02T04:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047803502.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047803502.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047803502.PDF tp:ocr§§ ESPERTI (VERI) IN RIVOLTA Spingono ancora per i vaccini in gravidanza PATRIZIA FLODER REITTER a pagina 3 «No ai vaccini Covid in gravidanza» I veri esperti smontano il «Corsera» Il quotidiano rilancia gli mRna (che non bloccano il contagio) alle gestanti rifacendosi a un datato studio sui rischi legati al virus. I medici seri concordano: vengono ignorati i pericoli dell’inoculo per feti e madri n A distanza di cinque anni dalla pandemia, il Corriere della Sera continua a promuove la vaccinazione Covid durante la gravidanza. Eppure, anche nell’aggiornamento del 19 settembre Pfizer dichiara: «I dati relativi all’uso di Comirnaty Omicron XBB.1.5 in donne in gravidanza non sono ancora disponibili». La scusa, per invitare a nuove dosi, sarebbe uno studio osservazionale di Boston su possibili associazioni tra l’infezione da Sars-CoV-2 nelle future mamme e il rischio di autismo nei bimbi «entro 3 anni». Dati raccolti tra marzo 2020 e maggio 2021, in piena emergenza, e fatti passare per oro colato. Mentre gli studi citati dal segretario alla salute degli Stati Uniti Robert Kennedy Jr. su vaccinazioni o utilizzo del paracetamolo che aumentano i casi di autismo sono carta straccia per la stampa mainstream. «La buona notizia è che per evitare i rischi dell’infezione esiste un’arma estremamente efficace: il vaccino, da tempo raccomandato anche in Italia alle donne incinte», annuncia il Corriere. Persino le virostar più ottuse hanno dovuto riconoscere già da anni che il vaccino Covid non previene l’infezione. Ma tutto fa brodo, per tentare di risultare credibili nell’ennesima campagna pro inoculo. Abbiamo lasciato la parola a veri esperti, che smontano le bugie sul vaccino sicuro in gravidanza. «Il nostro gruppo ha pubblicato dati che mostrano come il vaccino alteri la funzione endocrina dell’ovaio e determini alterazioni mestruali. Inoltre, studi recenti evidenziano che l’incidenza di eventi avversi è significativamente superiore dopo il vaccino Covid rispetto a quello influenzale (più del doppio). Si segnalano inoltre: parto prematuro, aborto spontaneo, anomalie cromosomiche fetali, malformazioni fetali, igroma cistico fetale, basso liquido amniotico, disturbi cardiaci fetali, trombosi placentare. L’elenco è davvero lungo e preoccupante», informa il professor Mariano Bizzarri del dipartimento di Medicina sperimentale, gruppo di biologia dei sistemi dell’Università La Sapienza di Roma. «L’articolo scientifico citato dal Corriere di per sé riporta solo lo studio su gestanti colpite da forme severe di Covid e non parla mai di vaccinazione. Quello che ritengo erroneo è la conclusione che se ne trae: non si può invitare alla cosiddetta vaccinazione per prevenire il contagio, perché al momento non esistono preparati idonei per prevenire l’infezione», osserva il biofisico oggi in pensione Simonetta Pulciani, che all’Iss si occupava delle problematiche legate all’uso dei farmaci ricombinanti. La dottoressa aggiunge che «gli effetti avversi dei cosiddetti vaccini anti Covid sono molto gravi e non rari, possono interessare la madre e di conseguenza il bambino». «Il vaccino dato in gravidanza è stato il punto di non ritorno della scienza: consigliare la vaccinazione in totale assenza di dati», commenta l’endocrinologo Vanni Frajese. «Il tentativo attualmente è di spingere per le vaccinazioni in gravidanza, peccato che gli studi non prendano in considerazione il ruolo dei vaccini stessi nello sviluppo delle patologie neuro comportamentali». «Mi permetto di fare una domanda. Pfizer ha dichiarato candidamente di non aver fatto sperimentazioni perché non c’era tempo per farle. Sacrosanto. Ci vogliono anni e il tempo non c’era. Ma allora come si può affermare che fosse, e che sia sicuro, senza dati a sostegno?», osserva il professore Roy de Vita, primario di Chirurgia plastica presso l’Istituto nazionale dei tumori Regina Elena di Roma. La sua considerazione conclusiva è che «fidarsi della letteratura scientifica è sempre più difficile. Purtroppo troppo spesso il ricercatore non fa più lo studio in maniera acritica, ma lo in dirizza per dimostrare la propria tesi». «Pfizer ha dichiarato di non disporre di dati sui rischi e benefici in gravidanza. Lo studio previsto fu interrotto per mancanza di volontarie, con l’approvazione di Fda ed Ema. Nonostante ciò, le due agenzie hanno raccomandato la vaccinazione senza disporre di prove sulla sicurezza per la donna e per il feto», sottolinea il pediatra Eugenio Serravalle. «Se parliamo di infezione da Sars-CoV-2 come possibile fattore di rischio in gravidanza, ebbene è proprio ciò che i vaccini attuali non sono mai stati in grado di fare: prevenire l’infezione. Se parliamo di infiammazione come possibile concausa di danni per il feto, scatenare potenti squilibri immunologici infiammatori è proprio la caratteristica ormai riconosciuta e studiata nel dettaglio di questi vaccini», dichiara a titolo personale il biologo e immunologo Maurizio Federico, dirigente di ricerca presso l’Istituto superiore di sanità. «Oltre ad avvertenze su trombocitopenia e precauzioni nella somministrazione negli immunocompromessi, il foglietto illustrativo Pfizer parla chiaro anche per il periodo della gestazione. La somministrazione di Comirnaty durante la gravidanza deve essere presa in considerazione solo se i potenziali benefici sono superiori ai potenziali rischi per la madre e il feto», conclude la professoressa Maria Rita Gismondo, già direttrice del laboratorio di microbiologia clinica dell’Ospedale Sacco di Milano e oggi consulente del ministro della salute Orazio Schillaci. «Visto che parliamo di un “non vaccino” che non protegge dall’infezione e che oggi il Covid è un’influenza banale, perché vaccinare?». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: Image:AUTOREVOLE Roy de Vita, primario di chirurgia plastica [Ansa] -tit_org- Spingono ancora per i vaccini in gravidanza «No ai vaccini Covid in gravidanza» I veri esperti smontano il «Corsera» -sec_org- tp:writer§§ PATRIZIA FLODER REITTER guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047803502.PDF §---§ title§§ E Burioni sproloquia anche sul morbillo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047903503.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "VERITÀ" del 02 Nov 2025

Su «Repubblica» parla di epidemia e morti in Italia prima della Lorenzin: nel 2016 i decessi furono zero

pubDate§§ 2025-11-02T04:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047903503.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047903503.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047903503.PDF tp:ocr§§ E Burioni sproloquia anche sul morbillo Su «Repubblica» parla di epidemia e morti in Italia prima della Lorenzin: nel 2016 i decessi furono zero n C’è un’epidemia che sta colpendo il nostro Paese, quella delle sciocchezze che stanno diffondendo i nostri scienziati pur di continuare a presidiare gli spazi gentilmente offerti dai media. Ha dato il «la» l’infettivologo dell’Ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, scrivendo su X che «bere acqua dalle bottiglie di plastica è come mangiare una carta di credito a settimana». Bacchettato pesantemente dalla federazione Mineracqua, il coraggioso studioso di microplastiche ha dovuto chinare il capo e cancellare il tweet. Gli ha fatto eco, dalle colonne di Repubblica, il collega Roberto Burioni. Il lungo articolo del virologo dell’Osped ale San Raffaele era dedicato al suo addio ai social network, annunciato mercoledì su X. Decantando una velleitaria correlazione tra la sua attività di divulgatore scientifico iniziata nel 2015 («tutto incominciò con la mia presenza in una trasmissione in prima serata sulla Rai») e un non meglio precisato progresso dell’informazione scientifica («non ho ovviamente alcuna prova di quanto siano stati rilevanti i miei interventi, ma la stampa iniziò a parlare in maniera più corretta di argomenti scientifici»), Burioni ha infilato, nelle prime righe del suo scritto, una «lieve» imprecisione sul morbillo. «Quando dieci anni fa cominciai la mia attività di divulgazione su temi scientifici la situazione, almeno per i vaccini, era disastrosa: le coperture erano in caduta libera e in Italia, per il morbillo, avevamo percentuali inferiori a quelle del Ghana. Le conseguenze arrivarono l’anno dopo con un’epidemia che fece contare migliaia di casi e diversi morti». Ebbene, l’anno successivo era il 2016 e i bollettini dell’epoca, ancora presenti sul sito di Epicentro, non registrarono alcuna «epidemia»: i dati nazionali della Sorveglianza Integrata del Morbillo e della Rosolia nel mese di novembre 2016 segnalarono 726 casi (dei quali 510 confermati, 131 possibili e 85 probabili) dall’inizio dell’anno e, nota bene, nessun decesso; un dato molto simile a quello registrato nel 2024 (753 casi, nonostante l’obbligo vaccinale contro il morbillo, che nel 2016 ancora non c’era). I dati europei all’epoca andarono nella stessa direzione: dall’1 novembre 2015 al 31 ottobre 2016 furono segnalati, in ben 30 Paesi dell’Ue/Eea (dunque non soltanto gli Stati membri), 3.037 casi e furono riportati sette decessi per morbillo, di cui sei in Romania e uno nel Regno Unito. Numeri non esattamente combacianti con la definizione di «epidemia». Soprattutto se si tengono presenti i dati degli anni precedenti ma anche successivi: oltre 5.000 casi nel solo Regno Unito nel 2008 e nel 2009, 4.211 nel 2012, 6.193 nel 2013, già scesi a 1.850 nel 2014 (senza alcuna imposizione vaccinale, peraltro). Si cita il Regno Unito perché l’allora ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che stava per introdurre l’obbligo per dieci vaccinazioni - tra le quali, appunto, il morbillo negli anni precedenti l’introduzione della legge del 2017 andò spesso in televisione in «format Burioni»: nel 2014, a Porta a Porta, disse che a Londra nel 2013 erano morti 270 bambini di morbillo, balla ribadita l’anno dopo a Piazzapulita, con buona pace dei dati dell’Ons, l’Istat britannico, che riportava nel 2013 un solo morto, adulto, per una forma acuta di morbillo e nel 2014 nessun decesso. Il vizietto dell’allarmismo, insomma, esisteva anche prima del Covid e - tra i media sedicenti indipendenti - nessuno si prendeva la briga di obiettare, sollevare dubbi, correggere. La scommessa di Burioni, dunque, appare coraggiosa: nel trasferirsi sulla piattaforma Substack, il virologo chiede ai suoi followers di aderire pagando una piccola quota («non mi arricchirà certamente, servirà per ora a tenere lontani quelli che non sono interessati») per pubblicare questo tipo di «news». E chissà in quanti lo seguiranno. ---End text--- Author: MADDALENA LOY Heading: Highlight: Image:VIROSTAR Roberto Burioni -t it_org- E Burioni sproloquia anche sul morbillo -sec_org- tp:writer§§ MADDALENA LOY guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202047903503.PDF §---§ title§§ La confessione di ricciardi: green pass voluto dai francesi = Ricciardi rivela: Il green pass fu un'idea francese. Alla fine la «scienza» era solo Macron link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202046703507.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "VERITÀ" del 02 Nov 2025

Il consulente di speranza ha rivendicato una delle costrizioni più inique, rivelando la matrice «macroniana» del patentino. e per capire la gravità del virus ha dovuto parlare coi cinesi, che gli hanno suggerito il da farsi Audito in Commissione, il consulente di Speranza ha ammesso che il lasciapassare veniva da Parigi. E con Remuzzi dimentica che i tagli alla sanità li ha voluti l'Europa

pubDate§§ 2025-11-02T04:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202046703507.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202046703507.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202046703507.PDF tp:ocr§§ RESA DEI CONTI IN COMMISSIONE COVID: PRESTO LA DESEGRETAZIONE LA CONFESSIONE DI RICCIARDI: GREEN PASS VOLUTO DAI FRANCESI Il consulente di Speranza ha rivendicato una delle costrizioni più inique, rivelando la matrice «macroniana» del patentino. E per capire la gravità del virus ha dovuto parlare coi cinesi, che gli hanno suggerito il da farsi Intanto Burioni riattacca col morbillo, e Bassetti spara contro... la plastica Ricciardi rivela: il green pass fu un’idea francese. Alla fine la «scienza» era solo Macron Audito in Commissione, il consulente di Speranza ha ammesso che il lasciapassare veniva da Parigi. E con Remuzzi dimentica che i tagli alla sanità li ha voluti l’Europa di FRANÇOIS DE TONQUÉDEC n La desegretazione dei contenuti dell’aud izione in commissione Covid di Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza per le relazioni con le istituzioni sanitarie internazionali, (...) segue a pagina 2 CARLO CAMBI e MADDALENA LOY alle pagine 2 e 3 Segue dalla prima pagina di FRANÇOIS DE TONQUÉDEC (...) è forse la più attesa da parte di chi vuole ancora conoscere la verità sulla gestione della pandemia tra il 2020 e il 2021. Il deposito dello stenografico dovrebbe avvenire a breve, ma intanto le indiscrezioni che filtrano dai corridoi di Palazzo San Macuto sembrano confermare che il racconto di Ricciardi ai componenti della Commissione è destinato a scatenare nuove polemiche. A partire dalle rivelazioni sull’i ntrodu zion e del Green pass, un’idea che Ricciardi ha sempre rivendicato ma che, secondo quanto avrebbe raccontato l’8 luglio scorso alla Commissione presieduta da Marco Lisei (Fdi), non sarebbe nata né da lui né dalla pletora di esperti che, anche attraverso il Cts, ruotavano intorno al ministero della Salute. Il suggerimento del lasciapassare sanitario, introdotto in Italia tramite il Dpcm del 17 giugno 2021, diventando ufficialmente operativo il 6 agosto 2021, sarebbe infatti arrivato al governo Draghi dalla Francia. Come detto, lo stenografico dell’audizione dell’ex consigliere di Speranza non è ancora stato reso pubblico, quindi i dettagli sul dialogo con i cugini d’Oltralpe legato al green pass non sono ancora chiari. Ma il fatto che la Francia fosse un modello per le restrizioni introdotte durante l’estate del 2021 era già emerso il 12 luglio di quell’anno, quando l’allora commissario per l’Emergenza Covid, il generale Fran c e s c o Paolo Figliuolo, durante un intervento a Tg2 Post, aveva commentato la decisione presa in Francia di utilizzare il green pass anche per ristoranti e trasporti. «Quella di utilizzare il green pass per vari tipi di eventi, così come in Francia», aveva detto Figliuolo, potrebbe essere una soluzione per una spinta» ai vaccini. «Poi per chi non l’avrà», aveva concluso, «c’è anche il tampone, bisogna comunque rispettare la Costituzione». Una settimana dopo, era stato proprio Ricciardi a tornare sull’idea di copiare il modello francese: «Il green pass non solo deve diventare obbligatorio per i ristoranti al chiuso, ma anche per i mezzi di trasporto pubblico come autobus e metropolitana. Dal punto di vista tecnologico, non è impossibile applicare questa necessaria misura». E in effetti, il decreto legge approvato dal governo Draghi il 22 luglio 2021 ricalcava più che abbondantemente il modello francese decantato da F igliuolo e Speranza. Il decreto introduceva infatti l’obbligo di esibire il lasciapassare sanitario tra gli altri per palestre, piscine, teatri, musei, cinema, mostre, spettacoli, stadi, fiere, convegni, congressi, parchi tematici, parchi divertimento, sale gioco, ristoranti e bar, traghetti, aerei, treni, trasporto locale e regionale, soggiorni in alberghi, banche, poste, uffici pubblici, attività commerciali (eccetto quelle essenziali come i supermercati). Un elenco pressoché sconfinato, che andava ben oltre le disposizioni attuate in Francia. Giustificato da Ricciardi anche mettendo in campo il ruolo della partita Atalanta-Valencia nella diffusione del virus nella Bergamasca («un momento esplosivo», aveva dichiarat o nell’agosto del 2020 all’Eco di Bergamo). Davanti ai commissari Ricciardi avrebbe anche elogiato il lavoro svolto all’epoca insieme a Speranza, ma ammettendo di fatto che nei primi due mesi del 2020 il pericolo derivante dalla circolazione del Covid in Cina sarebbe stato sottovalutato da tutti, lui compreso. L’ex consigliere di Speranza avrebbe infatti ammesso di aver appreso della gravità della situazione legata al virus solo a fine febbraio e che durante un incontro con l’accademia delle scienze cinesi gli fu suggerito cosa fare per gestire la situazione. Anche su questo punto i dettagli delle sue dichiarazioni non sono ancora noti. Ma in effetti, il 25 febbraio del 2020, in un’intervista al quotidiano romano Il Messaggero, Ricciardi aveva lanciato un allarme inaspettato sul Covid-19: «Non è come una normale influenza, ha un tasso di letalità più alto. E soprattutto, se non la fermiamo rapidamente, rischia di richiedere un numero di posti di terapia intensiva superiore a quelli che ci sono nei nostri ospedali». Insomma, il tanto decantato modello italiano per la gestione della pandemia sarebbe in realtà figlio di una serie di indicazioni arrivate dall’estero. In attesa che i dettagli delle sue dichiarazioni in Commissione diventino pubblici, l’ex rappresentante dell’Italia (per il triennio 2017-2020) nel consiglio di amministrazione dell’Organizzazione mondiale della Sanità continua a rilasciare dichiarazioni. E a chiamare in causa Paesi stranieri rispetto alla Sanità italiana. Sul Corriere della Sera di ieri, un testo firmato da Ricciardi e dal ricercatore Giuseppe Remuzzi lancia l’allarme sulla «deriva americanizzante» del nostro sistema sanitario, facendo riferimento alle parole di Luca Antonini, vicepresidente della Corte costituzionale, autore, insieme a Stefano Zamagni, del volume Pensare la sanità. Secondo Ricciardi e Remuzzi, però, «è la stessa Corte Costituzionale (e non Antonini, ndr) a parlare di “deriva americanizzante” e lo fa negli stessi giorni in cui il New England Journal of Medicine scrive “in America nessun settore di quelli che orbitano attorno alla salute è immune dalla smodata ricerca del profitto”». Una ricostruzione che non tiene conto minimamente del fatto che la richiesta all’Italia di tagli alla spesa pubblica, iniziati in modo massiccio durante il governo guidato da Mario Monti, è arrivata dall’Unione europea. Pena, il rischio di ritrovarsi con la Troika in casa, come successo alla Grecia. E da allora i tagli alla Sanità si sono susseguiti con tutti i governi. E non all’America di Donald Trump, che però viene vista dai grand commis della Sanità di tutti i Paesi come il nemico pubblico numero uno. Trump, infatti, oltre a portare avanti una linea di rottura rispetto a quella dell’Oms sull’argomento vaccini, ha anche annunciato l’addio degli Usa all’organizzazione. Alla quale, nel solo biennio 2022-2023 Washington ha versato 1,28 miliardi di dollari. Nello stesso periodo la Cina, citata dallo stesso Trump per motivare la sua decisione, ha versato 156 milioni di dollari, l’Unione europea 468, l’Italia 73. Cifre che rendono facile capire il motivo dell’ostilità verso Trump da parte del mondo della Sanità internazionale, ma che nulla hanno a che vedere con l’origine dei tagli applicati in Italia nel settore. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: FRANCOIS DE TONQUÉDEC Heading: Highlight: Image:LIBERTICIDI A sinistra, Roberto Speranza, ministro della Salute che ha gestito l’emergenza Covid nei governi Conte II e Draghi; a destra, Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro durante la pandemia, audito dalla Commissione d’inchiesta [Ansa] TARDIVI Il pezzo di Giuseppe Remuzzi e Walter Ricciardi sul Corriere -tit_org- La confessione di ricciardi: green pass voluto dai francesi Ricciardi rivela: Il green pass fu un'idea francese. Alla fine la «scienza» era solo Macron -sec_org- tp:writer§§ FRANCOIS DE TONQUÉDEC guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/11/02/2025110202046703507.PDF §---§