title§§ Dipendenze, ogni professionista deve seguire 26 pazienti = Dipendenze, 26 pazienti per ogni professionista link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103264507629.PDF description§§
Estratto da pag. 13 di "ADIGE" del 31 Oct 2025
Ogni 100mila abitanti solo 0,2 servizi di accoglienza
pubDate§§ 2025-10-31T06:26:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103264507629.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103264507629.PDF', 'title': 'ADIGE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103264507629.PDF tp:ocr§§ SANITÀ 13 Dipendenze, ogni professionista deve seguire 26 pazienti SANITÀ N L’elaborazione della Fondazione Gimbe sulla lotta ai comportamenti patologici Dipendenze, 26 pazienti per ogni professionista Ogni 100mila abitanti solo 0,2 servizi di accoglienza Bene per i servizi ambulatoriali ma bocciati su prima accoglienza e strutture residenziali e semi-residenziali. Questo il quadro trentino sull’organizzazione dei servizi per le dipendenze, elaborata dalla Fondazione Gimbe di Milano a partire dai dati della Relazione annuale sul fenomeno della tossicodipendenze in Italia, e del rapporto Osides-Crea del 2024. Un dato tra tutti: se i servizi contro le dipendenze patologiche si distribuiscono a macchia di leopardo nella penisola (con numeri a ribasso al Meridione) il Trentino soffre sul supporto immediato per i cittadini più fragili con una media al di sotto di quella italiana e, addirittura, ben dodici gradini sotto la Provincia di Bolzano, in vetta alla classifica. I servizi di primo livello. Alta accessibilità. Questa la parola chiave dei cosiddetti servizi di primo livello. Con questi ci si riferisce a unità mobili, centri di prima accoglienza e centri drop-in, ossia spazi specifici, pensati per offrire un primo supporto ai cittadini più fragili e soggetti a comportamenti a rischio associati alle dipendenze. Nello specifico si tratta generalmente di servizi, sia pubblici che gestiti dal privato sociale, che si rivolgono alle persone più difficili da raggiungere attraverso i canali tradizionali. A Trento un esempio ne è il drop-in gestito dall’Associazione Famiglie Tossicodipendenti Onlus (Aft). I numeri, in questo senso parlano chiaro. In Trentino, per questi servizi, il tasso per ogni 100mila abitanti di età compresa tra i 15 e i 74 anni, è solo dello 0,2. Il dato è inferiore sia alla media nazionale (0,4) ma anche di altre 11 regioni d’Italia, compresa la Sicilia (0,3). Primo posto lo detiene Bolzano con un tasso di 1,8 servizi ogni 100mila abitanti. I servizi ambulatoriali. Numeri positivi sul territorio per quanto riguarda invece i servizi ambulatoriali, ossia quelli abilitati ad attuare programmi terapeutico-riabilitativi e trattamenti farmacologici con una consulenza e assistenza specialistica (compresi SerD e Smi). In questo caso il Trentino svetta con un tasso di 3,9 servizi ogni 100mila abitanti di età tra i 15 e 74 anni, il miglior risultato sotto il Molise (5,5) e la Toscana (4,3). La media italiana si ferma invece a 2,6. Male Bolzano con una media di solo 1,3. Gli utenti. Tra i dati più interessanti quello riferito al numero di utenti per ogni singolo professionista ambulatoriale. Nella pancia del grafico c’è proprio Trento con una media di 26,3 pazienti per singolo professionista, poco sopra il dato italiano, fermo a 24,1. Meglio in questo caso Bolzano con la miglior media nazionale (15,8). Dal lato opposto l’Umbria (37). I servizi residenziali. Numeri pressoché uguali tra le due provincie e la media italiana per quanto riguarda la presenza dei servizi residenziali e semi-residenziali, pensati per offrire programmi di assistenza mirata, integrandosi con le attività terapeutiche e i servizi ambulatoriali. Per ogni 100mila abitanti di età compresa tra i 15 e i 74 anni il tasso di strutture presenti in Trentino è di 2, poco sotto la media italiana (2,1) e quella di Bolzano (2,3). Il miglior risultato va in questo caso alla Valle d’Aosta (5,4), mentre il peggiore alla Sicilia e al Friuli Venezia Giulia (0,7). Il commento. Severe le parole, a livello nazionale, del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta: «Stiamo pagando il prezzo di un immobilismo normativo e organizzativo, con servizi frammentati, disomogenei e con personale insufficiente». ---End text--- Author: PAOLO FISICHELLA Heading: Highlight: Image:Promossi i servizi ambulatoriali in Trentino. In foto il SerD in via Gocciadoro Servizi di assistenza alle persone con dipendenze patologiche Servizi di primo livello unità mobili, centri drop-in e centri di prima accoglienza - tasso per 100mila abitanti di età 1 5-74 anni (anno 2024) Numero medio di utenti per unità di personale dipendente nei servizi ambulatoriali (anno 2023) Trento 0,2 Trento Bolzano Italia 26,3 Bolzano 1,8 15,8 Italia 0,4 24,1 Servizi ambulatoriali tasso per 100mila abitanti di età 15-74 anni (anno 2024) Strutture residenziali e semi-residenziali tasso di strutture ogni 100mila abitanti di età 15-74 anni (anno 2024) Trento Trento 2,0 Bolzano 2,3 Italia 2,1 Bolzano Italia 3,9 1,3 2,6 Fonte: Elaborazione Fondazione GIMBE di Milano su dati della Relazione annuale della Presidenza del Consiglio al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia (2025) e del Rapporto OISED-CREA (2024) -tit_org- Dipendenze, ogni professionista deve seguire 26 pazienti Dipendenze, 26 pazienti per ogni professionista -sec_org- tp:writer§§ PAOLO FISICHELLA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103264507629.PDF §---§ title§§ Dipendenze, Bolzano avanti per servizi di primo livello link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103102955208472.PDF description§§
Estratto da pag. 23 di "ALTO ADIGE" del 31 Oct 2025
Estratto da pag. 19 di "GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" del 31 Oct 2025
Estratto da pag. 11 di "GIORNALE DEL PIEMONTE" del 31 Oct 2025
I dati raccolti dalla Fondazione Gimbe segnalano che la presa in carico è efficiente
pubDate§§ 2025-10-31T03:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101737504467.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101737504467.PDF', 'title': 'GIORNALE DEL PIEMONTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101737504467.PDF tp:ocr§§ GENOVA LA FONDAZIONE GIMBE «PREMIA» LA LIGURIA PER L’ASSISTENZA ALLE DIPENDENZE SERVIZI SANITARI AMBULATORIALI Ci sono 16,8 pazienti per operatore, contro una media italiana di 24,1 Liguria virtuosa contro le dipendenze I dati raccolti dalla Fondazione Gimbe segnalano che la presa in carico è efficiente Servizio a pagina 11 ¦ In Liguria i servizi sanitari contro le dipendenze funzionano. Lo dicono i dati raccolti da Fondazione Gimbe, che ha presentato un’analisi sulle dipendenze e sull’organizzazione dei servizi per le dipendenze (SerD) nelle Regioni italiane. In Liguria il numero medio di utenti per unità di personale dipendente nei servizi sanitari ambulatoriali contro le dipendenze nel 2023 è stato di 16,8 sotto alla media nazionale di 24,1 con marcate differenze regionali: nelle Marche, in Abruzzo e Lazio si superano i 30 pazienti per operatore, mentre in Umbria la media raggiunge addirittura quota 37, una pressione che inevitabilmente si riflette sulla qualità della presa in carico e sulla continuità terapeutica. Qiindi la Liguria è al terzo posto nella classifica delle Regioni con la migliore presa in carico dei pazienti dietro alla Provincia autonoma di Bolzano con 15,8 pazienti per operatore e alla Valle d’Aosta con 16,5. I servizi ambulatoriali attuano programmi terapeutico-riabilitativi e trattamenti farmacologici per le persone con dipendenze, dalle droghe all’alcol fino al gioco d’azzardo, oltre a offrire percorsi di sostegno dedicati ai familiari, garantendo consulenza e assistenza specialistica sia medico-sanitaria sia psicologica. In Liguria i servizi di primo livello sono quelli che si distinguono per l’elevato grado di accessibilità di unità mobili, centri drop-in e centri di prima accoglienza, e sono destinati prevalentemente alle persone più difficili da raggiungere attraverso i canali tradizionali. Nella Regione nel 2024, il tasso medio è di 0,5 servizi di primo livello ogni 100.000 abitanti tra 15 e 74 anni sopra alla media nazionale di 0,4. I servizi ambulatoriali attuano programmi terapeutico-riabilitativi e trattamenti farmacologici per le persone con dipendenze, oltre a offrire percorsi di sostegno dedicati ai familiari, garantendo consulenza e assistenza specialistica sia medico-sanitaria sia psicologica. Nella Regione nel 2024 il tasso medio è di 2,1 servizi ambulatoriali ogni 100.000 abitanti tra 15 e 74 anni sotto alla media nazionale di 2,6. Ci sono infine i servizi residenziali e semi-residenziali che offrono programmi assistenziali diversificati e percorsi assistenziali mirati in base al tipo di utenza, integrandosi con le attività terapeutiche dei servizi ambulatoriali territoriali. Nella Regione nel 2024 il tasso medio è di 2,7 servizi ogni 100.000 abitanti tra 15 e 74 anni sopra alla media nazionale di 2,1. Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, il problema della presa in carico delle dipendenze, non è più rinviabile, e sebbene la Liguria sia ben posizionata, «in Italia stiamo pagando il prezzo di un immobilismo normativo e organizzativo e i servizi per le dipendenze rappresentano oggi un’anomalia strutturale del nostro Servizio Sanitario Nazionale perché - dice Cartabellotta - sono frammentati, disomogenei e con personale insufficiente. La loro efficacia dipende troppo spesso dalla buona volontà di professionisti e operatori, più che da un’adeguata programmazione dei servizi per prevenire, diagnosticare e trattare un fenomeno il cui impatto sulla salute pubblica è molto rilevante, soprattutto tra i più giovani». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- La fondazione gimbe «premia» la liguria per l'assistenza alle dipendenze Liguria virtuosa contro le dipendenze -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101737504467.PDF §---§ title§§ Dipendenze, Gimbe: la rete dei servizi resta fragile link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101776405932.PDF description§§
Estratto da pag. 10 di "GIORNALE DI SICILIA" del 31 Oct 2025
Estratto da pag. 4 di "LEGGO" del 31 Oct 2025
Ilreport Gimbe: al pronto soccorso un caso su due riguarda psicosi indotta da stupefacenti
pubDate§§ 2025-10-31T04:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101680005096.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101680005096.PDF', 'title': 'LEGGO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101680005096.PDF tp:ocr§§ Più di 8000 ricoveri per droga, un paziente su 10 è minorenne (C) Ced Digital e Servizi | 1761879923 | 93.63.249.37 | sfoglia.leggo.it Il report Gimbe: al pronto soccorso un caso su due riguarda psicosi indotta da stupefacenti BABY DIPENDENZE Finiscono in ospedale in preda agli effetti delle sostanze stupefacenti: sono in aumento i casi di patologie correlate all’uso di droga, prime fra tutte le crisi psicotiche. E i pazienti sono sempre più giovani. Basti pensare che nel 2024 ben 8.378 persone sono andate in pronto soccorso per aver assunto droga e il 10% era minorenne. Uno su 10. L’allarme arriva da un'analisi della Fondazione Gimbe, presentata al XIV Congresso Nazionale Federserd, basata sui dati della Relazione annuale della Presidenza del Consiglio al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze e del Rapporto Oised-Crea. Dal report emerge che la metà dei pazienti, il 47%, finisce in pronto soccorso per psicosi indotta da sostanze: tra questi ci sono casi molto delicati che necessitano poi di un ricovero. Nel 2024 sono stati 904 i ricoveri ospedalieri: il 37% in un reparto di psichiatria, il 17% in terapia intensiva e il 4% in pediatria. Si tratta purtroppo di un trend in crescita: nel 2023 ci sono stati 9,3 ricoveri ospedalieri con diagnosi principale correlata all'uso di droghe ogni 10 mila abitanti. Nel 2012 il tasso era di 6 per 10 mila abitanti. Un fenomeno allarmante che mostra notevoli differenze a livello territoriale: il 69% dei ricoveri infatti si concentra al Nord. Non solo pronto-soccorsi e ospedali, chi fa uso di droghe può cercare aiuto nei Serd, i Servizi per le Dipendenze, che si occupano di prevenzione ma anche di terapie e riabilitazione contro i disturbi legati all'assunzione di sostanze psicoattive e contro i comportamenti di dipendenza in tutti i campo, compreso il gioco d’azzardo. Nel 2024 le persone assistite nei Serd erano 134.443: i centri sono distribuiti su tutto il territorio nazionale ma sono in affanno a causa della carenza di personale. Mancano infatti circa 1.900 professionisti. «Sono frammentati, disomogenei e con personale insufficiente - denuncia il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta la loro efficacia dipende troppo spesso dalla buona volontà di professionisti e operatori, più che da un'adeguata programmazione dei servizi per prevenire, diagnosticare e trattare un fenomeno il cui impatto sulla salute pubblica è molto rilevante, soprattutto tra i più giovani». In Italia in media ci sono 0,4 servizi per 100 mila abitanti con differenze elevate da Nord a Sud: si va dall’1,8 della Provincia autonoma di Bolzano allo 0,1 di Calabria, Campania e Puglia. riproduzione riservata ® ---End text--- Author: Lorena Loiacono Heading: BABY DIPENDENZE Highlight: Image: -tit_org- Più di 8000 ricoveri per droga, un paziente su 10 è minorenne -sec_org- tp:writer§§ Lorena Loiacono guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101680005096.PDF §---§ title§§ Perugia - Servizi tossicodipendenze Elevata accessibilità e ridotto numero di addetti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101813605232.PDF description§§
Estratto da pag. 55 di "NAZIONE UMBRIA PERUGIA" del 31 Oct 2025
In Umbria la media più alta: 37 pazienti per ogni singolo operatore La Fondazione Gimbe fotografa l'assistenza di primo livello nelle varie regioni
pubDate§§ 2025-10-31T04:20:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101813605232.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101813605232.PDF', 'title': 'NAZIONE UMBRIA PERUGIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101813605232.PDF tp:ocr§§ Servizi tossicodipendenze Elevata accessibilità e ridotto numero di addetti In Umbria la media più alta: 37 pazienti per ogni singolo operatore La Fondazione Gimbe fotografa l’assistenza di primo livello nelle varie regioni PERUGIA Elevato grado di accessibilità ai servizi per le dipendenze ma anche la maggiore incidenza, tra le regioni italiane, di pazienti per singolo operatore. Si distinguono per l’elevato grado di accessibilità (di unità mobili, centri drop-in e di prima accoglienza) i servizi umbri di primo livello per le dipendenze (SerD). Lo ha rilevato la fondazione Gimbe che in occasione del 14esimo congresso nazionale Federserd ha presentato una dettagliata analisi, esaminando in particolare gli accessi in pronto soccorso, i ricoveri ospedalieri, i decessi, i servizi di primo livello e ambulatoriali, le strutture residenziali e semi-residenziali, i Serd. In Umbria i servizi di primo livello sono destinati prevalentemente alle persone più difficili da raggiungere attraverso i canali tradizionali. Nella regione, nel 2024, il tasso medio è di 0,8 per 100.000 abitanti tra 15 e 74 anni (media nazionale: 0,4). I servizi ambulatoriali - spiega Gimbe - attuano programmi terapeutico-riabilitativi e trattamenti farmacologici per le persone con dipendenze, oltre a offrire percorsi di sostegno dedicati ai familiari, garantendo consulenza e assistenza specialistica sia medico-sanitaria sia psicologica. Nella regione nel 2024 il tasso medio è di 2,5 servizi ambulatoriali per 100.000 abitanti tra 15 e 74 anni (media nazionale: 2,6); nel 2023 (ultimo anno disponibile) il numero medio di utenti per unità di personale dipendente è di 37 (media nazionale: 24,1). I servizi residenziali e semi-residenziali offrono programmi assistenziali diversificati e percorsi assistenziali mirati in base al tipo di utenza, integrandosi con le attività terapeutiche dei servizi ambulatoriali territoriali. Nella Regione, nel 2024, il tasso medio è di 4,9 servizi per 100.000 abitanti tra 15 e 74 anni (media nazionale: 2,1). Nel 2023, nei servizi ambulatoriali, il numero medio di utenti per unità di personale dipendente è di 24,1, ma con marcate differenze regionali: nelle Marche, in Abruzzo e Lazio si superano i 30 pazienti per operatore, mentre in Umbria la media raggiunge addirittura quota 37. Una pressione che inevitabilmente si riflette sulla qualità della presa in carico e sulla continuità terapeutica. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Focus sui servizi di contrasto alla tossicodipendenza prendendo in esame anche unità mobili e centri di prima accoglienza -tit_org- Perugia - Servizi tossicodipendenze Elevata accessibilità e ridotto numero di addetti -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101813605232.PDF §---§ title§§ Contrasto alle dipendenze Tra ambulatori e mobilità, Basilicata a due facce link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101775005882.PDF description§§
Estratto da pag. 10 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 31 Oct 2025
Estratto da pag. 10 di "QUOTIDIANO DI BARI" del 31 Oct 2025
Estratto da pag. 17 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 31 Oct 2025
Estratto da pag. 16 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 31 Oct 2025
Gimbe fotografa i Serd: «Le task-force non mancano, ma vanno riorganizzate» Allarme dai pronto soccorso: sono minorenni il 10% degli 8.378 pazienti del 2024
pubDate§§ 2025-10-31T03:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101950403672.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101950403672.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101950403672.PDF tp:ocr§§ Fronte tossicodipendenze Servizi di cura insufficienti «Isolati e sotto organico» Gimbe fotografa i Serd: «Le task-force non mancano, ma vanno riorganizzate» Allarme dai pronto soccorso: sono minorenni il 10% degli 8.378 pazienti del 2024 ROMA Il governo della Repubblica più identitariamente schierato contro le droghe, composto da forze politiche che mettono in discussione anche il principio di riduzione del danno – come nel caso delle pipe per crack distribuite gratuitamente dal Comune di Bologna –, deve fare i conti con un report preoccupante realizzato dalla Fondazione Gimbe e reso pubblico al congresso nazionale FederSerd in corso a Milano. Nel 2024, in Italia, ci sono stati ben 8.378 accessi ai pronto soccorso per patologie direttamente collegate all’uso di droga (-2,5% accessi rispetto al 2023, ma nel 10% riguardanti minorenni e nell’11% dei casi con ricovero ospedaliero), mentre l’ultimo dato utile dei ricoveri ospedalieri complessivi (riferito al 2023) vede numeri in chiaro aumento (+13% sul 2022). Insomma, c’è tanto lavoro da fare. «In Italia – riassume la Gimbe –, l’assistenza alle persone con dipendenze patologiche (inclusi gioco d’azzardo, uso compulsivo di Internet, gaming, shopping patologico, dipendenza sessuale e disturbi del comportamento alimentare) rientra tra i Lea (Livelli essenziali di assistenza) ed è garantita da un sistema integrato che coinvolge le Asl con i servizi territoriali per le dipendenze (SerD), le strutture private, gli Enti locali, le organizzazioni del privato sociale e del volontariato. Ai SerD lo scorso anno si sono rivolte 134.443 persone, ma questa rete di sistema – come si rileva dal report Gimbe – presenta forti differenze geografiche e scarsa integrazione. Si contano 198 servizi di primo livello, che si rivolgono soprattutto alle persone più difficili da raggiungere attraverso i canali tradizionali. La presenza media nazionale è di 0,4 servizi per 100mila abitanti, tuttavia la forbice va da 1,8 della Provincia autonoma di Bolzano a 0,1 di Calabria, Campania e Puglia. In Basilicata, Molise, Sardegna e Valle d’Aosta, invece, non risultano censiti servizi di questo tipo. La rete per le dipendenze conta, poi, 1.134 servizi ambulatoriali, la cui distribuzione passa da 5,5 strutture per 100mila abitanti in Molise a 1,3 nel Lazio e a Bolzano. Per le strutture residenziali e semiresidenziali (951) si va invece da 5,4 strutture per 100 mila della Valle d’Aosta a 0,7 in Friuli e Sicilia. «Stando ai numeri – commenta Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – i Servizi per le dipendenze in Italia non mancano, ma senza una loro riorganizzazione e una reale integrazione in rete, la loro efficacia resta limitata. Occorre passare da strutture isolate a un sistema capace di garantire continuità assistenziale, presa in carico multidisciplinare e uniformità di accesso su tutto il territorio nazionale». Perché il sistema vada a regime mancano infatti «1.855 operatori: 483 medici e infermieri, 409 psicologi, 342 assistenti sociali, 475 educatori e tecnici della riabilitazione, e 146 impiegati amministrativi». «L’efficacia dei servizi per le dipendenze – sintetizza Cartabellotta – dipende troppo spesso dalla buona volontà di professionisti e operatori, più che da un’adeguata programmazione dei servizi per prevenire, diagnosticare e trattare un fenomeno il cui impatto sulla salute pubblica è molto rilevante, soprattutto tra i più giovani». Le carenze sottolineate sono particolarmente gravi perché l’assistenza alle persone con dipendenze patologiche rientra tra i Lea. «Oggi i servizi per le dipendenze sono il simbolo della disattenzione istituzionale verso un’area ad alta vulnerabilità, troppo spesso lasciata ai margini del servizio sanitario nazionale – considera Cartabellotta –. È tempo di riconoscerli come parte integrante dell’assistenza territoriale e di garantirne il potenziamento attraverso investimenti strutturali e vincolanti». Parole sfidanti per il governo in vista della 7° Conferenza nazionale sulle dipendenze. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author : Giovanni Rossi Heading: Highlight: Carenze Il rapporto denuncia: affinché il sistema vada a regime servono 1.855 operatori Nino Cartabellotta Presidente Gimbe «Se non integrate, queste strutture sanitarie restano inefficaci» Image:Lo scorso anno si sono rivolte ai Servizi per le dipendenze 134.443 persone -tit_org- Fronte tossicodipendenze Servizi di cura insufficienti «Isolati e sotto organico» -sec_org- tp:writer§§ GIOVANNI ROSSI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101950403672.PDF §---§ title§§ Droga, l'allarme del Gimbe per i servizi sul territorio:"Sono isolati e sotto organico" = Fronte tossicodipendenze Servizi di cura insufficienti «Isolati e sotto organico» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101937202532.PDF description§§
Estratto da pag. 16 di "RESTO DEL CARLINO PESARO" del 31 Oct 2025
Gimbe fotografa i Serd: «Le task-force non mancano, ma vanno riorganizzate» Allarme dai pronto soccorso: sono minorenni il 10% degli 8.378 pazienti del 2024
pubDate§§ 2025-10-31T02:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101937202532.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101937202532.PDF', 'title': 'RESTO DEL CARLINO PESARO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101937202532.PDF tp:ocr§§ Sfida con la Cina dietro la lotta degli Stati Uniti ai narcos Droga, l’allarme del Gimbe per i servizi sul territorio: «Sono isolati e sotto organico» Servizi e Carmine Pinto alle p. 12 e 13 Fronte tossicodipendenze Servizi di cura insufficienti «Isolati e sotto organico» Gimbe fotografa i Serd: «Le task-force non mancano, ma vanno riorganizzate» Allarme dai pronto soccorso: sono minorenni il 10% degli 8.378 pazienti del 2024 ROMA Il governo della Repubblica più identitariamente schierato contro le droghe, composto da forze politiche che mettono in discussione anche il principio di riduzione del danno – come nel caso delle pipe per crack distribuite gratuitamente dal Comune di Bologna –, deve fare i conti con un report preoccupante realizzato dalla Fondazione Gimbe e reso pubblico al congresso nazionale FederSerd in corso a Milano. Nel 2024, in Italia, ci sono stati ben 8.378 accessi ai pronto soccorso per patologie direttamente collegate all’uso di droga (-2,5% accessi rispetto al 2023, ma nel 10% riguardanti minorenni e nell’11% dei casi con ricovero ospedaliero), mentre l’ultimo dato utile dei ricoveri ospedalieri complessivi (riferito al 2023) vede numeri in chiaro aumento (+13% sul 2022). Insomma, c’è tanto lavoro da fare. «In Italia – riassume la Gimbe –, l’assistenza alle persone con dipendenze patologiche (inclusi gioco d’azzardo, uso compulsivo di Internet, gaming, shopping patologico, dipendenza sessuale e disturbi del comportamento alimentare) rientra tra i Lea (Livelli essenziali di assistenza) ed è garantita da un sistema integrato che coinvolge le Asl con i servizi territoriali per le dipendenze (SerD), le strutture private, gli Enti locali, le organizzazioni del privato sociale e del volontariato. Ai SerD lo scorso anno si sono rivolte 134.443 persone, ma questa rete di sistema – come si rileva dal report Gimbe – presenta forti differenze geografiche e scarsa integrazione. Si contano 198 servizi di primo livello, che si rivolgono soprattutto alle persone più difficili da raggiungere attraverso i canali tradizionali. La presenza media nazionale è di 0,4 servizi per 100mila abitanti, tuttavia la forbice va da 1,8 della Provincia autonoma di Bolzano a 0,1 di Calabria, Campania e Puglia. In Basilicata, Molise, Sardegna e Valle d’Aosta, invece, non risultano censiti servizi di questo tipo. La rete per le dipendenze conta, poi, 1.134 servizi ambulatoriali, la cui distribuzione passa da 5,5 strutture per 100mila abitanti in Molise a 1,3 nel Lazio e a Bolzano. Per le strutture residenziali e semiresidenziali (951) si va invece da 5,4 strutture per 100 mila della Valle d’Aosta a 0,7 in Friuli e Sicilia. «Stando ai numeri – commenta Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – i Servizi per le dipendenze in Italia non mancano, ma senza una loro riorganizzazione e una reale integrazione in rete, la loro efficacia resta limitata. Occorre passare da strutture isolate a un sistema capace di garantire continuità assistenziale, presa in carico multidisciplinare e uniformità di accesso su tutto il territorio nazionale». Perché il sistema vada a regime mancano infatti «1.855 operatori: 483 medici e infermieri, 409 psicologi, 342 assistenti sociali, 475 educatori e tecnici della riabilitazione, e 146 impiegati amministrativi». «L’efficacia dei servizi per le dipendenze – sintetizza Cartabellotta – dipende troppo spesso dalla buona volontà di professionisti e operatori, più che da un’adeguata programmazione dei servizi per prevenire, diagnosticare e trattare un fenomeno il cui impatto sulla salute pubblica è molto rilevante, soprattutto tra i più giovani». Le carenze sottolineate sono particolarmente gravi perché l’assistenza alle persone con dipendenze patologiche rientra tra i Lea. «Oggi i servizi per le dipendenze sono il simbolo della disattenzione istituzionale verso un’area ad alta vulnerabilità, troppo spesso lasciata ai margini del servizio sanitario nazionale – considera Cartabellotta –. È tempo di riconoscerli come parte integrante dell’assistenza territoriale e di garantirne il potenzi amento attraverso investimenti strutturali e vincolanti». Parole sfidanti per il governo in vista della 7° Conferenza nazionale sulle dipendenze. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giovanni Rossi Heading: Highlight: Carenze Il rapporto denuncia: affinché il sistema vada a regime servono 1.855 operatori Image:Nino Cartabellotta Presidente Gimbe «Se non integrate, queste strutture sanitarie restano inefficaci» Lo scorso anno si sono rivolte ai Servizi per le dipendenze 134.443 persone -tit_org- Droga, l'allarme del Gimbe per i servizi sul territorio:"Sono isolati e sotto organico" Fronte tossicodipendenze Servizi di cura insufficienti «Isolati e sotto organico» -sec_org- tp:writer§§ GIOVANNI ROSSI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103101937202532.PDF §---§ title§§ Dipendenze Servizi di primo livello, il Trentino va male Ma è al vertice per i presidi ambulatoriali: ecco i dati Gimbe link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103113607144.PDF description§§
Estratto da pag. 16 di "T QUOTIDIANO" del 31 Oct 2025
Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 31 Oct 2025
Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 31 Oct 2025
Il presidente di Uneba denuncia la disattenzione del Governo verso il settore sociosanitario e rilancia l'emergenza infermieri I rappresentanti di 1.100 Rsa saranno ricevuti da Mattarella: non c'è chiarezza sul futuro dell'assistenza agli anziani italiani
pubDate§§ 2025-10-31T05:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089206884.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089206884.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089206884.PDF tp:ocr§§ «La sanità non è solo ospedali» Il presidente di Uneba denuncia la disattenzione del Governo verso il settore sociosanitario e rilancia l’emergenza infermieri I rappresentanti di 1.100 Rsa saranno ricevuti da Mattarella: non c’è chiarezza sul futuro dell’assistenza agli anziani italiani «S anità non è solo ospedali, ma anche sociosanitario. Il Sistema Sanitario Nazionale è fatto anche di enti non profit e privati. La politica si ricordi anche di noi!». Uneba (Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale), con il suo presidente Franco Massi, chiede al Parlamento, nell’esame della legge di bilancio, una maggiore attenzione al settore sociosanitario. Quello delle Rsa per anziani non autosufficienti, in cui la maggioranza dei posti sono in enti non profit, tra cui molti dei 1.100 associati a Uneba. Massi rilancerà l’appello dall’assemblea nazionale, a Roma dal 6 all’8 novembre. Giovedì 6 Uneba, che nel 2025 festeggia 75 anni dalla fondazione, sarà ricevuta al Quirinale dal presidente Mattarella. Presidente Massi, l’Italia è sempre più vecchia: qual è la fotografia del Paese in termini di domanda e offerta di assistenza residenziale? In Italia ci sono circa 3 milioni di anziani non autosufficienti con più di 75 anni, ma appena 300 mila, in gran parte donne, sono accolti in strutture residenziali. Circa un terzo di questi 300 mila in enti associati Uneba. Ma è un’Italia molto eterogenea. In provincia di Bolzano 30 anziani non autosufficienti over 75 su 100 sono in Rsa; in Campania 1 su 100, Siamo tutti d’accordo che sarebbe meglio assistere l’anziano a casa. Ma che ne sarà dei progetti lanciati in questi ultimi anni sull’assistenza domiciliare quando finirà la spinta del Pnrr? È una domanda che con preoccupazione ci facciamo anche noi. Attualmente 1,2 milioni di anziani fruiscono di assistenza domiciliare - talora organizzata dalle Rsa Uneba - ma di media ognuno riceve appena 20 accessi l’anno. Significa che il personale di assistenza va a casa sua meno di 2 volte al mese. Anche il “Patto per un nuovo Welfare sulla non autosufficienza”, di cui Uneba fa parte, indica l’introduzione di servizi domiciliari come una delle priorità per la riforma della non autosufficienza. Ci sono anche soluzioni ibride per assistere l’anziano e sono i centri diurni: purtroppo, oggi solo 22 mila anziani ne fruiscono contro i 300.000 ricoverati in una Rsa. È verosimile un piano straordinario per questo tipo di strutture? Uneba chiede un piano straordinario per i centri diurni. Sono la risposta giusta - e a costi contenuti per le casse pubbliche - per anziani fragili ma non gravissimi, bisognosi di assistenza ma pure di compagnia. I centri diurni possono operare in sinergia con le Rsa, per il personale specializzato necessario, ma anche con parrocchie e associazioni, per garantire la presenza di volontari e il legame col territorio. Sono le risposte giuste per una parte degli anziani, in uno specifico periodo della vita. Per altri la risposta giusta è la Rsa, per altri l’assistenza domiciliare. Non ci sono risposte uniche, solo risposte personalizzate. Le Rsa aderenti a Uneba sono pronte a investire? Dobbiamo essere realisti: tante delle nostre strutture vivono situazioni economiche difficili. Però la missione degli enti Uneba - rispondere ai bisogni dei più fragili nel proprio territorio - resta la stessa. Dobbiamo cercare e trovare le risorse. Ma anche lo Stato deve fare la sua parte. Invece, nella riforma del Terzo settore c’è ancora incertezza sulla normativa fiscale. Ci uniamo all’appello del Forum Terzo settore che chiede chiarezza su Iva e Irap per il non profit. Ospedali di comunità: ne sono stati costruiti pochi e quei pochi che ci sono avranno problemi a trovare personale vista la mancanza di infermieri ben nota. In Lombardia si utilizzano come ospedali di comunità le Rsa, limitatamente alle cure intermedie. Può essere un esempio per le altre regioni? È quello che chiediamo. Ci sono enti Uneba che già ospitano ospedali di comunità. Condividere gli spazi tra Rsa e ospedali di comunità oltretutto perme tte di condividere competenze e personale. A che punto è la querelle sulle rette dei malati di Alzheimer? Manca ancora la norma per la definizione della competenza delle rette per malati di Alzheimer o demenza accolti in struttura residenziale. Attualmente siamo in balia delle sentenze, caso per caso. Serve chiarezza. Resta la compartecipazione per cui pagano circa a metà assistito e Sistema sanitario? Stabilitelo. Paga tutta la retta il Sistema sanitario? Stabilitelo, e stanziate i fondi necessari. Si trova una nuova formulazione? Stabilitelo. L’emendamento presentato dalla senatrice Maria Cristina Cantù era una buona soluzione, ma alla politica è mancato coraggio. Concludiamo parlando ancora di soldi e parliamo della legge di bilancio: cosa pensate delle scelte del governo Meloni? Nel testo arrivato in Parlamento si prevedono assunzioni di infermieri nella sanità pubblica. Bene. Ma da dove arriveranno questi infermieri, visto che già adesso in Italia non ce ne sono abbastanza? Probabilmente alcuni lasceranno il loro lavoro nel sociosanitario per passare alla sanità pubblica. Lecito. Ma così, per tamponare l’emergenza negli ospedali creiamo un’emergenza nel sociosanitario. Che senso ha che per garantire più assistenza infermieristica a un anziano in ospedale la si riduca in Rsa? Formare nuovi infermieri richiede tempi lunghi. Nel frattempo, parte della soluzione è portare in Italia infermieri dall’estero. Lo stiamo facendo anche noi di Uneba, con il progetto Samaritanus Care insieme ad Aris e col supporto della Conferenza episcopale italiana. ---End text--- Author: PAOLO VIANA Heading: Highlight: IL TEMA Franco Massi affronta i temi dell’assemblea che si terrà a Roma dal 6 all’8 novembre ed evidenzia la necessità di investire per garantire ai fragili e alle loro famiglie di non esser lasciati completamente soli «Nella riforma del Terzo settore restano ancora delle incertezze in merito alla normativa fiscale: anche noi chiediamo chiarezza su Iva e Irap per il non profit» Image:Franco Massi (Uneba) -tit_org- Intervista a Franco MAssi - «La sanità non è solo ospedali» -sec_org- tp:writer§§ PAOLO VIANA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089206884.PDF §---§ title§§ Salute mentale Piano e spiccioli link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089306885.PDF description§§ pubDate§§ 2025-10-31T05:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089306885.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089306885.PDF', 'title': 'ESPRESSO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089306885.PDF tp:ocr§§ Salute mentale Piano e spiccioli ulla carta parole nuove, nei fatti le solite criticità segnalate da chi conosce bene i servizi per la salute mentale in Italia: il 15 luglio scorso il ministero della Salute ha trasmesso alla Conferenza unificata che comprende Stato, Regioni ed Enti locali la prima bozza del nuovo Piano di azione nazionale per la salute mentale (Pansm) 2025-2030. Il documento delinea per il prossimo quinquennio gli interventi nel settore, la Cenerentola della sanità pubblica; dopo alcune modifiche, una seconda bozza è stata approvata il primo ottobre. Secondo l’ultimo rapporto sulla salute mentale pubblicato dal ministero della Salute, nel 2023, il numero di italiane e italiani maggiorenni che si sono rivolti ai servizi pubblici per la salute mentale in Italia è cresciuto di circa il 10% rispetto al 2022, per un totale di 854.040 persone. Per loro «occorrerebbero molte più risorse e una Pansm, la bozza della maggiore determinazione, offrendo mi- prevede lo stanziame sure organiche e non discriminatorie a no 2026, 85 per il 20 chi soffre di disagio mentale: la sereni- lioni di euro annui a tà economica è una parte essenziale del- sto nella sua versione la terapia», come ha scritto anche Fabio comunque insufficien Macaluso, avvocato, nel suo memoir “Vo- za del personale nec levo un tè al limone” (Marsilio editori) at- milioni di euro, basan traverso il quale racconta il suo percorso Conferenza Stato-Reg dopo la diagnosi di disturbo bipolare. Il Collegio che r Il nuovo Pansm arriva dodici anni dopo mentale (Dsm) su tu il precedente documento e nel frattem- mato nel 2024 che la po il posto della salute mentale nella sfe- be di circa due milia ra pubblica è cambiato, complici anche la le prestazioni neces pandemia e i social. Se ne parla di più e di- ti. «Una delle critich versamente, e questo si riflette anche nel stra, è che sembra es riferimento del testo all’approccio biop- non per la salute me sicosociale, che considera la salute di una race, direttore della persona come il risultato non solo di fat- te mentale presso l’A tori biologici ma anche psicologici e socia- legio nazionale dei D li. Tuttavia, dai documenti alle cure offerte ha nulla da dire sul la strada è lunga, soprattutto consideran- psichiatrica, ma c’è i do che la salute mentale pubblica è grave- questa competenza p mente sottofinanziata da oltre dieci anni. le sue articolazioni e Al momento, per garantire gli obiettivi del competenza sul pian S Pansm, la bozza della legge di Bilancio all’articolo 64 prevede lo stanziamento di 80 milioni di euro per l’anno 2026, 85 per il 2027, 90 per il 2028 e altri 30 milioni di euro annui a partire dal 2029. Posto che il testo nella sua versione definitiva resti questo, sarebbero comunque insufficienti: solo per sopperire alla carenza del personale necessario servirebbero almeno 785 milioni di euro, basandosi sugli standard definiti dalla Conferenza Stato-Regioni del 2022. Il Collegio che riunisce i Dipartimenti di salute mentale (Dsm) su tutto il territorio italiano ha stimato nel 2024 che la cifra necessaria a regime sarebbe di circa due miliardi di euro per fornire almeno le prestazioni necessarie all’utenza dei dipartimenti. «Una delle critiche più frequenti, e anche la nostra, è che sembra essere un piano per la psichiatria, non per la salute mentale», sottolinea Fabrizio Starace, direttore della struttura che si occupa di salute mentale presso l’Asl Torino 5 e presidente del Collegio nazionale dei Dsm, aggiungendo che «nessuno ha nulla da dire sulla necessità di una competenza psichiatrica, ma c’è invece molto da dire sul fatto che questa competenza psichiatrica si dispieghi in tutte le sue articolazioni e sia accompagnata da altrettanta competenza sul piano psicologico, sociale, della partecipazione dei diretti interessati, dell'in- NECESSITÀ tegrazione sociosanitaria». Tra le misure Una pazie raccomandate con più forza dai Dsm ita- centro di s liani ci sono l’introduzione stabile degli tale esperti in supporto tra pari (Esp), persone che hanno vissuto in prima persona o come familiar i le condizioni di disagio psichico e che offrono supporto a chi ne ha bisogno; la necessità di condurre campagne anti-stigma con indicatori di risultato misurabili nella società; infine, la necessità di un sistema per raccogliere e analizzare i dati provenienti da ogni luogo della salute mentale pubblica. «Mi sarei aspettato anche un’analisi delle motivazioni per cui il precedente piano non era stato applicato», rimarca Starace. Sul rischio di eccessiva psichiatrizzazione della salute mentale italiana si era inizialmente espresso anche il Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi (Cnop). Nelle dichiarazioni successive alla trasmissione della prima bozza il Cnop aveva sottolineato il bisogno di maggiore attenzione alla prevenzione e suggerito di inserire i futuri psicologi di primo livello nei Distretti sanitari o nelle Case di comunità, invece dei Dipartimenti di salute mentale, richiesta accolta nella seconda bozza. La presidente del Cnop, Maria Antonietta Gulino, ha però aggiunto che «restano criticità rilevanti rispetto al e di un ute men- ruolo della psicologia nei consultori, dove è necessaria una chiara ridefinizione delle funzioni professionali e dell’inquadramento anche nei rapporti con l’autorità giudiziaria». Dall’Unione nazionale delle Associazioni per la salute mentale (Unasam), che rappresenta cinquanta organizzazioni di volontariato, pazienti, familiari e operatori, il nuovo è stato bocciato all’unanimità. «Si tratta di cento pagine più adatte a un trattato di psichiatria che a un piano d'azione che affronti le gravi criticità che il sistema pubblico di salute mentale sta vivendo da decenni», commentano. Gisella Trincas, presidente di Unasam, sottolinea che il testo «non pone al centro del suo interesse il diritto delle comunità di poter usufruire di centri di salute mentale comunitari aperti almeno dodici ore al giorno tutti i giorni dell'anno per offrire prevenzione reale intervenendo sui determinanti sociali che producono malattia e sofferenza, cure e percorsi personalizzati orientati alla ripresa e al miglioramento delle condizioni di vita delle persone e delle nostre famiglie». E questo a quasi cinquant’anni dalla riforma Basaglia è da loro considerato «triste e sconfortante». ---End text--- Author: JESSICA MARIANA MASUCCI Heading: Highlight: Il bisogno di assistenza cresciuto del 10 per cento. Nel programma che disegna gli interventi per i prossimi cinque anni ci sono poche risorse. Servirebbero almeno due miliardi Image:NECESSITÀ Una paziente di un centro di salute mentale -tit_org- Salute mentale Piano e spiccioli -sec_org- tp:writer§§ JESSICA MARIANA MASUCCI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089306885.PDF §---§ title§§ Dl economia, 1,8 miliardi alle ferrovie Altri 150 milioni per pagare le condanne link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089506883.PDF description§§ pubDate§§ 2025-10-31T05:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089506883.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089506883.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089506883.PDF tp:ocr§§ Dl economia, 1,8 miliardi alle ferrovie Altri 150 milioni per pagare le condanne In Gazzetta Alla Salute 110 milioni, altri 40 milioni a Catania per il debito a Banca Sistema ROMA Nella sua versione finale, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale nella tarda serata di mercoledì, il decreto economia approvato dal consiglio dei ministri il 15 ottobre si è gonfiato fino a raggiungere un peso da 2,17 miliardi di euro. Il grosso, 1,8 miliardi, va a Rete ferroviaria italiana, per irrobustire i fondi della manutenzione straordinaria. Ma nel provvedimento il Governo rimette mano al portafoglio anche per pagare i debiti prodotti dalle sentenze che lo hanno visto soccombere. Il filone normativo è quello appena inaugurato dalla legge di bilancio, con il fondo una tantum da 2,2 miliardi per i rimborsi dell’addizionale Irap sui dividendi delle partecipate estere di banche e società italiane bollata come illegittima dalla Corte di giustizia Ue. L’assegno più consistente firmato con il decreto, 110 milioni, va al ministero della Salute, per pagare le sanzioni prodotte dalle sentenze che l’hanno condannato nei casi di emotrasfusione con sangue infetto, attribuendogli una responsabilità per omessa vigilanza confermata dalla Cassazione nell’ordinanza 15756 del 12 giugno 2025. Altri 40 milioni prendono la via del Comune di Catania, che nel tempo ha maturato un debito da 104 milioni con Banca Sistema, mai pagato dall’ente finito in dissesto nel 2018. La Banca si era rivolta alla Cedu, che ha riconosciuto nella vicenda una violazione del diritto all’equo processo fissato dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo (articolo 6), e il tutto è sfociato in un decreto ingiuntivo a Palazzo Chigi del Tribunale di Roma. Ma come ogni omnibus, il decreto agisce a tutto campo. E fra le altre cose fa slittare a fine 2026 tutti gli obiettivi finali delle procedure del Piano nazionale complementare, il programma da 30,6 miliardi articolati in 30 capitoli varato dal Governo Draghi nel 2021 per finanziare investimenti paralleli al Pnrr e presto impantanatosi in un’attuazione molto più difficoltosa rispetto a quella del suo fratello maggiore, dove evidentemente il vincolo esterno dei controlli Ue si è rivelato efficace. Lo spostamento dei termini serve a evitare le revoche dei fondi che sarebbero scattate per gli attuatori che sforano le scadenze. Per coprire questo eterogeneo complesso di interventi, il decreto aziona le forbici su un ampio ventaglio di fondi: sono le mitologiche «pieghe del bilancio», che si traducono in tagli in cui ancora una volta svetta il ministero dell’Economia: il bilancio di Via XX Settembre rinuncia a oltre 900 milioni, ma sempre da lì arrivano gli altri 300 pescati dal fondo per gli interventi strutturali di politica economica e i 270 sono tolti al fondo per la sistemazione contabile delle partite iscritte al conto sospeso. A irrobustire le entrate saranno però anche i turisti, che si potranno veder chiedere l’anno prossimo fino a 5 euro in più a notte di imposta di soggiorno nei Comuni di Lombardia e Veneto, per finanziare con il 50% del maggior gettito le Olimpiadi invernali di Milano Cortina (a cui lo stesso decreto garantisce altri 89,2 milioni, oltre a 10 girati a Sport e Salute). La mossa si affianca all’aumento “giubilare” (2 euro a notte in tutta Italia) nato nel 2025 in occasione dell’anno santo e prorogato per il 2026 dalla legge di bilancio, anche per finanziare (con il 30% del gettito) il fondo unico per la disabilità. L’imposta di soggiorno incontra così due aumenti in due provvedimenti diversi, entrambi contestati dai Comuni (che li dovrebbero applicare) per il meccanismo «modello bancomat» che gira al bilancio nazionale una quota dell’obolo turistico locale. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Gianni Trovati Heading: Highlight: Slittano a fine 2026 tutti gli obiettivi finali procedurali del Piano nazionale complementare Image: -tit_org- Dl economia, 1,8 miliardi alle ferrovie Altri 150 milioni per pagare le condanne -sec_org- tp:writer§§ Gianni Trovati guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/31/2025103103089506883.PDF §---§