title§§ La mancanza, di medici di famiglia
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Estratto da pag. 19 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 30 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-30T03:34:00+00:00
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tp:ocr§§ La mancanza di medici di famiglia di FABIO RANUCCI I l Servizio sanitario nazionale è un ammalato grave. Basti pensare alla situazione dei medici di famiglia. Sì, di quelli sopravvissuti a tagli vari così come all’aggressività e alla cosiddetta burocrazia del Covid, costretti in quel caso addirittura ad affrontare anche questioni amministrative come l’emergenza green pass, dove non potevano intervenire. Adesso ce ne sono rimasti solo 68 per ogni 100mila abitanti. Davvero pochi a fronte delle esigenze di assistenza del Paese. E in alcune regioni la situazione è ancora più critica, dove sono 62 per ogni 100mila residenti. Ne mancano, secondo l’ultimo e impietoso Rapporto (l’ot tavo) della Fondazione Gimbe, che dal 1996 fornisce idee, analisi e statistiche sullo stato della sanità pubblica, ben 5500. Un numero che potrebbe crescere nei prossimi anni per via dei pensionamenti e dell’ormai scarso appeal che esercita il ruolo del medico di base, da sempre punto di riferimento per chi ha bisogno di cure primarie, di diagnosi rapide, di prescrizioni di esami e di terapie e mira alla prevenzione. La medicina generale è uno degli aspetti più seri di una crisi che sta travolgendo il Servizio sanitario. Senz’altro uno tra i più importanti e sentiti. In tale contesto, “rimane incomprensibile la scelta di formare più medici senza prima arginare la loro fuga dalla sanità pubblica”, sostiene il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta. Tra l’altro, la riforma dell’as sistenza territoriale mostra ritardi e disordini: solo il 2,7% delle Case della Comunità attive dispone di personale medico e infermieristico, mentre gli ospedali di Comunità funzionanti sono soltanto il 26%. Ciò almeno fino al 30 giugno di quest’anno. Oltre al loro completamento, rimane il nodo del personale con “la carenza di infermieri (sono 6,5 ogni 1000 abitanti contro una media Ocse di 9,5) e le incertezze sulla reale disponibilità dei medici di famiglia a lavorare in queste strutture”, rileva Gimbe. Persistono, inoltre, forti divari Nord-Sud nei Livelli essenziali di assistenza (Lea): solo 13 regioni rispettano i Lea, con Puglia, Campania e Sardegna tra le poche in regola nel Meridione. Riguardo alla mobilità sanitaria, essa grava per oltre 5 miliardi sul Mezzogiorno, dove l’aspettativa di vita resta fino a tre anni inferiore alla media nazionale. Il privato, nel frattempo, cresce. Nel 2023, su 29.386 strutture sanitarie, 17.042 (58%) sono private accreditate, mentre la spesa delle famiglie per il “privato puro” è aumentata del 137% tra il 2016 e il 2023. E anche l’adozione del Fascicolo sanitario elettronico rimane incompleta, con ampie differenze tra regioni. Al 31 marzo 2025, è scritto nel report, solo 6 documenti su 16 (come la lettera di dimissione, i referti di laboratorio o le prescrizioni farmaceutiche) risultavano disponibili in tutte le regioni, e appena il 42% dei cittadini aveva espresso il consenso alla consultazione. Ma la spina nel fianco resta, appunto, la mancanza di medici di famiglia. “Una figura professionale – afferma Franco Zaffini, presidente della Commissione Politiche sociali del Senato – schiacciata da una serie di sovrastrutture amministrative e burocratiche, oltre che da una certa narrazione, che va assolutamente rivalutata in quanto la medicina di prossimità rappresenta il primo approdo del cittadino”. Per Silvestro Scotti, segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), “la categoria si aspetta segnali forti su aspetti non solo reddituali, ma anche, se vogliamo, simbolici. Occorre costruire un percorso con l’università affinché questa possa entrare nel territorio e consentire contemporaneamente agli specialisti di medicina generale di essere protagonisti della didattica accademica”. In Campania, ad esempio, ne mancano 700: ciò significa che fino a 900mila assistiti restano scoperti. Eppure, garantiscono gli addetti ai lavori, il medico di famiglia è sempre in servizio, con il 35% delle prescrizioni delle ricette dematerializzate che viene elaborato fuori dalla fascia 8-20, ossia in or
ari seriali, notturni e festivi. A dimostrazione del fatto che la medicina generale non conosce né orari né giorni di festa. Una questione, nel contesto del Ssn, che va ad aggiungersi ai ritardi del Pnrr se solo il 4,4% delle Case della Comunità è pienamente operativo. Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, contesta il quadro troppo pessimista, sottolineando gli sforzi del governo: “Il nostro sistema soffre, è vero, ma non è in ginocchio. Negli ultimi tre anni il governo ha valorizzato il personale e rafforzato l’assi stenza”. Per Ilenia Malavasi, deputata del Pd della Commissione Affari sociali, “necessita superare il tetto di spesa per il personale sanitario, in vigore dal 2004, e incrementare le risorse per il Fondo sanitario nazionale”. Secondo Beatrice Lorenzin, vicepresidente dei senatori Pd, “servono tra i 5 e i 7 miliardi strutturali e una vera capacità riformatrice per rilanciare il Ssn”. Per il Movimento 5 Stelle, infine, “il Rapporto smaschera le bugie del governo sulla sanità: altro che record, negli ultimi tre anni il Servizio sanitario ha perso oltre 13 miliardi in rapporto al Pil”. ---End text--- Author: FABIO RANUCCI Heading: Highlight: Image: -tit_org- La mancanza, di medici di famiglia -sec_org-
tp:writer§§ Fabio Ranucci
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title§§ Sanità regionale sempre in emergenza Medici di base, ne mancano 4mila
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Estratto da pag. 39 di "GIORNO BERGAMO" del 30 Oct 2025
La carenza è di 172 camici bianchi nella sola Asst Spedali Civili di Brescia
pubDate§§ 2025-10-30T02:29:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità regionale sempre in emergenza Medici di base, ne mancano 4mila La carenza è di 172 camici bianchi nella sola Asst Spedali Civili di Brescia Sono ancora sopra quota 4mila i medici di medicina generale da reclutare nelle Asst lombarde. Nel bando di marzo 2025 i posti disponibili erano 4217; a ottobre, col bando pubblicato ieri da Regione Lombardia, risultano vacanti 4147 incarichi di assistenza primaria. Guardando alle varie Asst, ne mancano 157 in Bergamo Est, 192 per Asst Bergamo Ovest, 351 in Asst Brianza, 75 per Crema, 72 Cremona, 117 in Asst Franciacorta, 153 in Asst del Garda, 281 in Asst Lariana, 128 in Asst di Lecco, 103 per Lodi, 200 in Asst Mantova, 277 per Melegnano Martesana, 313 per Milano Fatebenefratelli-Sacco, 79 per Asst Milano Niguarda, 209 per Milano Santi Paolo Carlo, 106 per Nord Milano, 186 per Ovest Milanese, 57 per Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, 215 per Asst Pavia, 207 per Rhodense, 170 in Asst Sette Laghi, 172 in Asst Spedali Civili di Brescia, 40 in Valcamonica, 197 in Valleolona, 90 in Asst Valtellina Alto Lario. Numeri che, in realtà, non destano più sorprese, ma che testimoniano, piuttosto, il cronicizzarsi di un problema che portano, da una parte, a lasciare migliaia di cittadini lombardi senza medico di medicina generale (per via di pensionamenti o cessazioni cui non hanno fatto seguito le necessarie sostituzioni) e, dall’altro, ad un sovraccarico di lavoro per chi i medici al lavoro, che si ritrovano ad avere. In Lombardia, infatti, oltre il 70% dei medici di medicina generale supera il massimale di 1500 assistiti; secondo Fondazione Gimbe, in media si parla di 1529 assistiti per medico. Se all’alto numero di pazienti si aggiunge il carico di burocrazia lamentato da molti operatori sanitari (l’Ordine dei medici di Brescia lo ha attestato con diverse indagini tra gli associati), a farne le spese rischia di essere la qualità dell’assistenza. Col bando si cercherà di coprire almeno una parte di questi posti con nuovi ingressi, sapendo, però, che la coperta è corta, perché la specializzazione in medicina generale resta meno attrattiva di altre: alla prova di concorso per l’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale, per la Lombardia si sono presentati 306 candidati, di cui ammessi 303, a fronte di 390 posti a disposizione. Va meglio sul fronte dei pediatri di libera scelta. F.P. ---End text--- Author: fd. Heading: Highlight: Image:In Lombardia oltre il 70% dei medici di medicina generale supera 1500 assistiti secondo Fondazione Gimbe -tit_org- Sanità regionale sempre in emergenza Medici di base, ne mancano 4mila -sec_org-
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title§§ Sanità regionale sempre in emergenza Medici di base, ne mancano 4mila
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Estratto da pag. 39 di "GIORNO LECCO COMO" del 30 Oct 2025
La carenza è di 172 camici bianchi nella sola Asst Spedali Civili di Brescia
pubDate§§ 2025-10-30T02:34:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità regionale sempre in emergenza Medici di base, ne mancano 4mila La carenza è di 172 camici bianchi nella sola Asst Spedali Civili di Brescia Sono ancora sopra quota 4mila i medici di medicina generale da reclutare nelle Asst lombarde. Nel bando di marzo 2025 i posti disponibili erano 4217; a ottobre, col bando pubblicato ieri da Regione Lombardia, risultano vacanti 4147 incarichi di assistenza primaria. Guardando alle varie Asst, ne mancano 157 in Bergamo Est, 192 per Asst Bergamo Ovest, 351 in Asst Brianza, 75 per Crema, 72 Cremona, 117 in Asst Franciacorta, 153 in Asst del Garda, 281 in Asst Lariana, 128 in Asst di Lecco, 103 per Lodi, 200 in Asst Mantova, 277 per Melegnano Martesana, 313 per Milano Fatebenefratelli-Sacco, 79 per Asst Milano Niguarda, 209 per Milano Santi Paolo Carlo, 106 per Nord Milano, 186 per Ovest Milanese, 57 per Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, 215 per Asst Pavia, 207 per Rhodense, 170 in Asst Sette Laghi, 172 in Asst Spedali Civili di Brescia, 40 in Valcamonica, 197 in Valleolona, 90 in Asst Valtellina Alto Lario. Numeri che, in realtà, non destano più sorprese, ma che testimoniano, piuttosto, il cronicizzarsi di un problema che portano, da una parte, a lasciare migliaia di cittadini lombardi senza medico di medicina generale (per via di pensionamenti o cessazioni cui non hanno fatto seguito le necessarie sostituzioni) e, dall’altro, ad un sovraccarico di lavoro per chi i medici al lavoro, che si ritrovano ad avere. In Lombardia, infatti, oltre il 70% dei medici di medicina generale supera il massimale di 1500 assistiti; secondo Fondazione Gimbe, in media si parla di 1529 assistiti per medico. Se all’alto numero di pazienti si aggiunge il carico di burocrazia lamentato da molti operatori sanitari (l’Ordine dei medici di Brescia lo ha attestato con diverse indagini tra gli associati), a farne le spese rischia di essere la qualità dell’assistenza. Col bando si cercherà di coprire almeno una parte di questi posti con nuovi ingressi, sapendo, però, che la coperta è corta, perché la specializzazione in medicina generale resta meno attrattiva di altre: alla prova di concorso per l’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale, per la Lombardia si sono presentati 306 candidati, di cui ammessi 303, a fronte di 390 posti a disposizione. Va meglio sul fronte dei pediatri di libera scelta. F.P. ---End text--- Author: fp. Heading: Highlight: Image:In Lombardia oltre il 70% dei medici di medicina generale supera 1500 assistiti secondo Fondazione Gimbe -tit_org- Sanità regionale sempre in emergenza Medici di base, ne mancano 4mila -sec_org-
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title§§ Sanità regionale sempre in emergenza. Medici di base, ne mancano 4mila
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Estratto da pag. 1 di "ilgiorno.it" del 30 Oct 2025
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tp:ocr§§ Sanità regionale sempre in emergenza. Medici di base, ne mancano 4mila La carenza è di 172 camici bianchi nella sola Assi Spedali Civili di Brescia Sono ancora sopra quota 4mila i medici di medicina generale da reclutare nelle Assi lombarde. Nel bando di marzo 2025 i posti disponibili erano 4217; a ottobre, col bando pubblicato ieri da Regione Lombardia, risultano vacanti 4147 incarichi di assistenza primaria. Guardando alle varie Assi, ne mancano 157 in Bergamo Est, 192 per Asst Bergamo Ovest, 351 in Asst Brianza, 75 per Crema, 72 Cremona, 117 in Asst Franciacorta, 1 53 in Asst del Garda. 281 in Asst Lariana, 128 in Asst di Lecco. 103 per Lodi, 200 in Asst Mantova,277 perMelegnano Martesana, 313 per Milano Fatebenefratelli-Sacco, 79 per Asst Milano Niguarda, 209 per Milano Santi Paolo Carlo. 106 per Nord Milano, 186 per Ovest Milanese, 57 per Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, 21 5 per Asst Pavia, 207 per Rhodense, 170 in Asst Sette Laghi, 172 in Asst Spedali Civili di Brescia, 40 in Valcamonica, 197 in Valleolona, 90 in Assi Valtellina Alto Lario. Numeri che, in realtà, non destano più sorprese, ma che testimoniano, piuttosto, il cronicizzarsi di un problema che portano, da una parte, a lasciare migliaia di cittadini lombardi senza medico di medicina generale (per via di pensionamenti o cessazioni cui non hanno fatto seguito le necessarie sostituzioni) e, dall'altro, ad un sovraccarico di lavoro per chi i medici al lavoro, che si ritrovano ad avere. In Lombardia, infatti, oltre il 70% dei medici di medicina generale supera il massimale di 1 500 assistiti; secondo Fondazione Gimbe. in media si parla di 1529 assistiti per medico. Se all'alto numero di pazienti si aggiunge il carico di burocrazia lamentato da molti operatori sanitari (l'Ordine dei medici di Brescia lo ha attestato con diverse indagini tra gli associati), a farne le spese rischia di essere la qualità dell'assistenza. Col bando si cercherà di coprire almeno una parte di questi posti con nuovi ingressi, sapendo, però, che la coperta è corta, perché la specializzazione in medicina generale resta meno attrattiva di altre: alla prova di concorso per l'ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale, per la Lombardia si sono presentati 306 candidati, di cui ammessi 303, a fronte di 390 posti a disposizione. Va meglio sul fronte dei pediatri di libera scelta. F.P. -tit_org- Sanità regionale sempre in emergenza. Medici di base, ne mancano 4mila -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Allarme Cgil sulle risorse del Pnrr Salute «Ultimi in Italia»
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Estratto da pag. 2 di "PRIMO PIANO MOLISE" del 30 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-30T05:05:00+00:00
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tp:ocr§§ Allarme Cgil sulle risorse del Pnrr Salute «Ultimi in Italia» CAMPOBASSO. Molise pri ma regione nell’attivazione delle case di comunità (due delle 13 previste sono attive, Larino e Venafro), hanno ri vendicato i vertici di Regione e sanità qualche settimana fa. Tutto il contrario, ha de nunciato ieri la Cgil ribadendo accuse già lanciate nei mesi scorsi: il Molise, secondo i De So dati illustrati da Alessandra Tersigni della segreteria Abruzzo Molise e dal segretario della Ca mera del lavoro regionale Paolo De So cio, è ultimo nella spesa. Ha utilizzato, se condo il sindacato, solo l’1,7% dello stan ziamento complessivo del Pnrr Salute. I numeri forniti dalla Cgil sono quelli della Fondazione Gimbe, che ha lanciato l’allar me sui ritardi nella realizzazione di struttu re – case e ospedali di comunità – che consentirebbero un migliore accesso alle cure e alle prestazioni recuperando anche l’ampia fetta di persone che rinunciano a visite ed esami perché a fronte delle liste d’attesa del pubblico non hanno i soldi per rivolgersi ai privati. Ma sono anche quelli della piattaforma Regis. «Siamo preoccupati perché ci sono dei dati che non sembrano rispondere agli annunci trionfalistici che sono stati fatti negli ultimi giorni», ha puntato il dito De Socio. «Il Molise di fatto è l’ultima in clas sifica a livello nazionale. Negli ultimi sei mesi non sono stati fatti passi avanti e siccome mancano nove mesi alla scaden za del Pnrr, va da sé che ci vorrebbero forse cinque anni per inaugurare 13 case di comunità e due ospedali di comunità», ha rincarato la do se Tersigni. Strutture utili anche a dare risposte per quanto riguarda l’integrazione sociosani taria. E i fondi che si rischia di perdere «possono essere o dirottato alle imprese o addirittura dirottati al riarmo, all’industria bellica», ancora Tersigni. Alla conferenza, ancora una volta, ha pre so parte la sola capogruppo del Pd Mi caela Fanelli (ma l’invito era stato inviato a tutti i consiglieri di opposizione). Intanto, lunedì la Cgil pretenderà chiarimenti e ri sposte in cabina di regia. «Su questi ar gomenti non si possono determinare cor tocircuiti da soprattutto da parte della poli tica. Per la salute, per l’istruzione, per i trasporti dovremmo indossare tutti la stes sa casacca», ha concluso De Socio. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: LA DENUNCIA Tersigni e De Socio illustrano dati Gimbe e Regis: su ospedali e case della comunità la spesa è sotto il 2%, servirebbero 5 anni ma abbiamo 9 mesi DATI AGGIORNATI L’assessore spiega: quei numeri sono fermi al 30 giugno, intanto siamo arrivati al 17% e con questo ritmo raggiungeremo gli obiettivi previsti Image:De Socio e Tersigni, Cgil -tit_org- Allarme Cgil sulle risorse del Pnrr Salute «Ultimi in Italia» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Un "manifesto" per il rilancio del Ssn
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/30/2025103003078506666.PDF
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Estratto da pag. 21 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 30 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-30T05:43:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Un “manifesto” per il rilancio del Ssn D al rafforzamento della medicina di prossimità al superamento dell'eccesso di burocrazia, dalla valorizzazione del ruolo del Terzo settore tramite co-programmazione e co-progettazione, fino all'introduzione di meccanismi di finanziamento più equi e responsabilizzanti. Sono alcuni dei temi trattati nel libro dal titolo “Pensare la sanità. Terapie per una sanità malata”, a firma dei professori Luca Antonini (vicepresidente della Corte Costituzionale) e Stefano Zamagni (docente di Economia civile all'Università di Bologna). Il libro, pubblicato da Marcianum Press, si configura come una sorta di “manifesto” per il rilancio del Servizio sanitario nazionale, inteso non come mero centro di costo, ma come infrastruttura essenziale di coesione sociale e garanzia democratica. In un contesto di risorse limitate, gli autori ribadiscono infatti che “non è sufficiente incrementare i finanziamenti, ma è necessario ripensare profondamente il modello di sanità pubblica, riconoscendone il valore strategico per il futuro del Paese. L'universalità dell'assistenza sanitaria è un pilastro irrinunciabile della nostra democrazia. È un diritto sancito dalla Costituzione, che impone l'impegno costante a garantire equità, accessibilità e qualità delle cure per tutti i cittadini, indipendentemente da dove risiedono e dalla condizione economica di ognuno di loro. Per difendere questo principio sono fondamentali tre elementi: investimenti, riorganizzazione e innovazione". “Pen sare la sanità” propone dunque una approfondita riflessione sull'evoluzione del Sistema sanitario nazionale, denunciandone la progressiva crisi e richiamando l'urgenza di un rinnovato “pensiero forte” in grado di guidarne il rilancio. Gli autori ripercorrono le radici culturali e costituzionali del diritto alla salute, con particolare riferimento al dibattito in Assemblea Costituente che ha portato alla formulazione dell'art. 32 della Costituzione, unico a qualificare un diritto come “fondamentale”. A questo spirito si ispirò la creazione del Sistema sanitario nazionale nel 1978 (grazie a Tina Anselmi, prima donna Ministro della storia repubblicana) frutto di una “visione politica coesa e lungimirante”, capace di assicurare prestazioni sanitarie di alta qualità con costi contenuti, come riconosciuto a livello internazionale. Il Sistema sanitario nazionale italiano è ancora oggi considerato un modello d'eccellenza in tutto il mondo. Il pilastro della tutela del diritto alla salute, l'unico ad essere espressamente riconosciuto come fondamentale dalla Costituzione. Garantendo l'universalità e l'equità delle cure, nel corso dei decenni ha contribuito in modo significativo a migliorare le condizioni di vita degli italiani. Negli ultimi quindici anni, tuttavia, si è assistito a un “pro gressivo smantellamento silenzioso” del sistema, aggravato da tagli lineari al finanziamento (avvenuti in particolare nello scorso decennio), carenza di programmazione e crescente disarticolazione tra il livello statale (che finanzia) e quello regionale (che gestisce). A questo si sommano problematiche strutturali come la carenza di personale sanitario, l'inadeguatezza delle retribuzioni, la crisi della formazione accademica e l'insufficiente valorizzazione della medicina territoriale. “Il diritto alla salute, tra i più importanti ma anche tra i più fragili - sottolineano ancora gli autori nel libro - risente dell'onda lunga di questi fenomeni, che determinano la crescente incidenza della spesa privata 'out of pocket', con conseguenze gravi in termini di equità e accessibilità delle cure”. Il volume analizza infine l'evoluzione della giurisprudenza costituzionale in materia sanitaria, con particolare attenzione alla nozione di “spesa costituzionalmente necessaria”, che ha segnato un'importante inversione di tendenza nel contrasto al de finanziamento del Sistema sanitario nazionale. In questa prospettiva, il libro indica quindi una serie di “terapie” prioritarie, che non richiederebbero tempi biblici per essere realizzate e che, se condivise, potrebbe
ro salvare la sanità italiana dal rischio di rimanere vittima di una tempesta perfetta. Un capitolo è dedicato al Pnrr che stanzia per la salute 15, 6 miliardi (l'8% di risorse previste complessivamente dal Piano). Una grande occasione che rischia di trasformarsi in un boomerang se questi soldi saranno utilizzati male, magari per realizzare senza adeguato personale sanitario strutture che rischiano di diventare nuove cattedrali nel destero. Il volume invita in sostanza ad un esercizio necessario: fermarci a riflettere, prima che si scateni la tempesta perfetta, sulla nostra sanità con una visione ampia, non solo tecnica ma anche culturale ed etica. È proprio in questa direzione che si muove una delle tesi centrali che emerge da queste pagine: la necessità di tornare a una chiave umanistica della sanità, che riporti al centro del sistema non solo l'efficienza e l'appropriatezza clinica, ma anche quella necessaria dimensione umana in cui vivono tra l'altro la relazione tra medico e paziente, l'ascolto e la fiducia, per garantire dignità e rispetto al paziente e a chi soffre. di MARIA LUCIA SARACENI ---End text--- Author: MARIA LUCIA SARACENI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Un "manifesto" per il rilancio del Ssn -sec_org-
tp:writer§§ MARIA LUCIA SARACENI
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§---§
title§§ Lazio senza 500 medici di famiglia: Rocca arruola neo-laureati con contratti fantasma
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/30/2025103003079906660.PDF
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Estratto da pag. 13 di "FATTO QUOTIDIANO" del 30 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-30T05:43:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Lazio senza 500 medici di famiglia: Rocca arruola neo-laureati con contratti fantasma F rancesco Rocca ha un problema. Anzi, due. Il primo: nel Lazio mancano 500 medici di famiglia su circa 3.700, oltre il 13 per cento della forza lavoro. Il secondo problema è come il governatore del Lazio ha deciso di gestire la riorganizzazione della medicina territoriale: imponendo ai giovani medici appena specializzati di firmare contratti fantasma per il “ruolo unico”. Il risultato è un cortocircuito che la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) Lazio ha denunciato con una lettera di diffida inviata a tutte le Asl del Lazio che stanno facendo firmare ai medici diplomati nel 2025 dei moduli per l’accettazione di incarichi “extra Acn”, cioè al di fuori dell’Accordo Collettivo Nazionale. Cosa devono accettare questi giovani medici? L’impegno a “completare il ciclo orario” (lavorare molte più ore del medico tradizionale) “in luoghi e nei termini indicati dall’azienda sanitaria”. Il tutto “senza chiarezza rispetto al corrispettivo economico orario che verrebbe erogato in attesa delle attivazioni delle Case di Comunità, che ad oggi non sono operative”. In pratica: lavorate dove vi diciamo noi, quando vi diciamo noi, vi faremo sapere quanto vi paghiamo. Firmate qui. E mentre la Regione cerca di imporre una riorganizzazione della medicina di base costruita sul nulla contrattuale, il sistema esistente sta collassando. Nel Lazio mancano circa 500 medici di famiglia, 300 solo a Roma. Le conseguenze sono già drammaticamente visibili. Le periferie romane – Dragona, Trullo, Torrenova, Tor Bella Monaca, Torre Angela – sono diventate deserti sanitari. E così, per ottenere una semplice ricetta per farmaci cronici o una prescrizione, sono costretti ad aspettare il weekend e riversarsi negli ambulatori di continuità assistenziale, quelli che dovrebbero occuparsi solo delle urgenze notturne e festive. Oppure intasano i Pronto soccorso anche solo per rinnovare una prescrizione. Ma è nelle province che la situazione raggiunge livelli drammatici. A Viterbo e Rieti interi Comuni sono rimasti scoperti. A commentare, ieri, il collasso della medicina territoriale è stata la consigliera dem Emanuela Droghei: “Interi quartieri di Roma e molti Comuni della provincia sono senza medico. I cittadini, soprattutto i più fragili, sono costretti a rivolgersi al Pronto soccorso persino per una ricetta. Da quasi tre anni la Regione di Rocca non pubblica i bandi per sostituire i medici andati in pensione”. LINDA DI BENEDETTO ---End text--- Author: LINDA DI BENEDETTO Heading: Highlight: Image:SANITÀ IN CRISI -tit_org- Lazio senza 500 medici di famiglia: Rocca arruola neo-laureati con contratti fantasma -sec_org-
tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO
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title§§ Nel Piano cronicità c 'è il digitale per monitorare di continuo il peso
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Estratto da pag. 21 di "ITALIA OGGI" del 30 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-30T05:43:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Nel Piano cronicità c’è il digitale per monitorare di continuo il peso Promuovere un modello di gestione della cronicità basato sulla rete, valorizzando il ruolo specialistico e dell’assistenza primaria; migliorare l’efficacia ed efficienza dei servizi sanitari, in termini di prevenzione e assistenza, garantendo equità di accesso e riducendo le disuguaglianze; perfezionare la tutela assistenziale delle persone con malattie croniche; rendere omogenei i percorsi diagnostico-terapeutici a livello nazionale delle malattie croniche e diminuire l’impatto della malattia sulla persona e sul contesto sociale. Sono questi gli obiettivi principali del nuovo Piano Nazionale delle Cronicità approvato il 24 ottobre dalla Conferenza Stato Regioni. Nello specifico il documento aggiorna il Piano del 2016 e si pone come scopo ultimo quello di delineare una strategia comune finalizzata a garantire uniformità nell’erogazione dei servizi di assistenza ai pazienti cronici su tutto il territorio nazionale. A tal fine il Ministero della salute ha indicato: le Case della Salute come strutture territoriali in grado di fornire assistenza multidisciplinare e continuativa, migliorando la qualità delle cure e riducendo i ricoveri ospedalieri non necessari; le farmacie territoriali come presidio fondamentale nella gestione delle cronicità attraverso l’erogazione di servizi di monitoraggio, consulenza e prevenzione. Inoltre, tra le novità più rilevanti, il riconoscimento di tre nuove patologie croniche: obesità, epilessia ed endometriosi. Per quanto riguarda la prima, il Piano Nazionale Cronicità prevede strumenti digitali per il monitoraggio continuo del peso corporeo, applicazioni informative utili per studenti e famiglie e l’implementazione di programmi scolastici di educazione alimentare. Per l’epilessia il documento ha predisposto campagne di sensibilizzazione rivolte a scuole e luoghi di lavoro, finalizzate a informare studenti, insegnanti e lavoratori sulle modalità di intervento durante una crisi epilettica.Infine, per quanto riguarda l’endometriosi, si prevede l’istituzione di centri di riferimento regionali dedicati alla diagnosi e al trattamento della patologia oltre che a campagne informative nazionali, veicolate attraverso media tradizionali e digitali. Pasquale Quaranta ---End text--- Author: Pasquale Quaranta Heading: Highlight: Image: -tit_org- Nel Piano cronicità c ‘è il digitale per monitorare di continuo il peso -sec_org-
tp:writer§§ Pasquale Quaranta
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title§§ Piano di rientro della sanità Schillaci: «Nessun motivo politico»
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Estratto da pag. 10 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 30 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-30T05:43:00+00:00
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tp:ocr§§ Piano di rientro della sanità Schillaci: «Nessun motivo politico» IN CAMPANIA/1 «Sul piano di rientro sanitario della Regione Campania la situazione è quella che conoscete. Non c’è nessuna motivazione politica, abbiamo esaminato con i tecnici la richiesta in modo preciso e puntuale». Lo ha detto a Caivano il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel corso della visita con il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione, Edmondo Cirielli, nel Centro Sportivo “Pino Daniele”. «Ci sono problemi di lista di attesa - ha aggiunto Schillaci - e, se andiamo a vedere i dati, la Campania è quella che ha assunto meno personale negli ultimi 5 anni. Ci sono problemi strutturali che vanno risolti nell’interesse dei campani. Il Ministero è per aiutare le Regioni, e soprattutto per dare una sanità pubblica migliore a tutti». ---End text--- Author: Redazione Heading: IN CAMPANIA/1 Highlight: Image: -tit_org- Piano di rientro della sanità Schillaci: «Nessun motivo politico» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Liste di attesa false Dieci medici nei guai
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Estratto da pag. 20 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 30 Oct 2025
Liste di attesa false Dieci medici nei guai
pubDate§§ 2025-10-30T05:43:00+00:00
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tp:ocr§§ FIRENZE Scandalo a Careggi Liste di attesa false Dieci medici nei guai Visite prenotate a nome dei soliti pazienti si ripetevano nell’arco di una stessa giornata.È l’anomalia che ha insospettito i carabinieri del Nas. Tra la mole di documenti forniti dall’ospedale di Careggi, hanno notato nomi ripetuti a luglio e agosto 2023 nel portale gestionale ’Cup 2.0’ per visite specialistiche ed esami diagnostici. Nei guai (interruzione di pubblico servizio) 10 specializzandi di Oculistica, tra i 25 e i 30 anni. Fissata l’udienza predibattimentale per il 19 febbraio 2027. Dalle indagini sarebbero emerse 290 finte prenotazioni, concentrate di mattina. Posti che risultavano occupati, ma che in realtà non lo erano. Così i medici specializzandi, secondo i Nas, avrebbero alleggerito il proprio carico di lavoro del periodo estivo di due anni fa, andando a interrompere o a turbare il regolare svolgimento del pubblico servizio. Azienda Careggi e Università di Firenze parlano di un «fenomeno grave eticamente» ma «limitato nelle conseguenze sull’assistenza ai pazienti». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Liste di attesa false Dieci medici nei guai -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Fatta la legge, bisogna applicarla
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Estratto da pag. 5 di "REPUBBLICA SALUTE" del 30 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-30T05:43:00+00:00
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tp:ocr§§ Fatta la legge, bisogna applicarla Per primi al mondo ne abbiamo una sulla obesità. Segno di civiltà. Sulla carta, però. Se non entra nei Lea e se il Paese non la capisce di DA N I E L A M I N E R VA Parlamento ha approvato una legge sull’obesità, che riconosce come malattia progressiva e invalidante. Ma non serve a molto se non si dice e si finanzia quello che il Ssn deve fare per prevenirla, diagnosticarla e curarla. Ovvero se non entra nei Livelli essenziali di assistenza che le Regioni devono garantire, e se non si organizzano i cosiddetti protocolli diagnostico-terapeutici da mettere in mano a medici e Asl per assistere adeguatamente chi ne soffre. Il fatto che ha cambiato le carte in tavola è l’arrivo di farmaci efficaci contro l’obesità. Prima del loro avvento ai pazienti veniva proposto un mix di dieta, esercizio fisico, terapie di supporto, e, a volte, chirurgia bariatrica; ma la faccenda era davvero difficile e ben pochi ne uscivano. Oggi, con i farmaci, c’è una marcia in più. Che, però non serve a niente senza tutto il resto. Insomma, avere una legge non serve a niente se non ci sono i soldi e le strutture per curare gli italiani. Il ministro Schillaci dice che altre cose prima di questa devono entrare nei Lea. Eppure, l’obesità, col suo carico di patologie correlate (da quelle cardiocircolatorie ai tumori) a noi sembra una priorità. Perché è chiaro a che di obesità non curata si muore, e/o, se va bene, si diventa disabili. In attesa che fatta la legge, il Governo non trovi come aggirarla, resta un altro problema non da poco. Cosa vuol dire? Gli obesiologi hanno definito i criteri in termini di peso, massa grassa, ecc, ecc, Ma bisogna urgentemente definire i criteri sociali (non solo medici): chi si sente grasso? I farmaci hanno Chi si sente, di conseguenza, deforme? cambiato la Chi deve curarsi? La questione è drammedicina del matica. E rischia di far saltare tutto. dimagrire. Ma Basti guardare a cosa sta succedendo col diffondersi dei farmaci antiobesità troppo spesso se ne dispensati e usati da chi obeso non è e abusa con grandi neanche grasso. Sono il nuovo gadget rischi. Servono alla moda, come la borraccetta dell’acregole rigide qua. Così cool, così healthy... Ma sono farmaci. Roba seria. Con seri effetti collaterali. Ci sono medici che li prescrivono a chi deve perdere pochi chili e magari senza verificare le condizioni cliniche prima e durante la terapia. Contro questa deriva, servono regole rigidissime. Ma serve soprattutto una rivoluzione culturale. Perché se i farmaci hanno cambiato la scena e la medicina, ora noi dobbiamo cambiare la percezione che del dimagrire ha l’opinione pubblica. IL ---End text--- Author: DANIELA MINERVA Heading: Highlight: I farmaci hanno cambiato la medicina del dimagrire. Ma troppo spesso se ne abusa con grandi rischi. Servono regole rigide Image: -tit_org- Fatta la legge, bisogna applicarla -sec_org-
tp:writer§§ Daniela Minerva
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§---§
title§§ L'intervista Franco Locatelli - La chirurgia del gene cambia la vita dei talassemici
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/30/2025103003079606661.PDF
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Estratto da pag. 27 di "SOLE 24 ORE" del 30 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-30T05:43:00+00:00
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tp:ocr§§ La chirurgia del gene cambia la vita dei talassemici L’intervista Franco Locatelli Professore ordinario di Pediatria all’Università La Sapienza di Roma P er la prima volta in Italia una terapia di gene editing entra stabilmente nel sistema sanitario pubblico. Si chiama Exagamglogene Autotemcel (Exacel) e utilizza la tecnologia CrisprCas9, la stessa che ha valso il Nobel alle sue inventrici, per correggere i difetti genetici alla base di betatalassemia e anemia falciforme. L’approvazione e la rimborsabilità da parte di Aifa non rappresentano solo un traguardo terapeutico, ma anche una svolta culturale, che ridefinisce il confine tra cura e correzione genetica. Ne parliamo con Franco Locatelli, tra i protagonisti della sperimentazione clinica e figura di riferimento internazionale nel campo delle terapie cellulari e geniche. Professor Locatelli, come funziona Exa-cel in parole semplici? Entrambe le patologie derivano da mutazioni che compromettono le catene beta dell’emoglobina. Con Exa-cel utilizziamo la tecnologia Crispr-Cas9 per “inattivare” il gene Bcl11A, che normalmente blocca la produzione di emoglobina fetale. Così il paziente torna a produrla, compensando la mancanza o l’anomalia delle catene beta. È una sorta di chirurgia molecolare, guidata da Rna messaggero, che ripara il difetto alla radice. Quali risultati avete ottenuto nei trial clinici? Sono risultati straordinari. Nei 56 pazienti con beta-talassemia tutti hanno smesso di trasfondersi, liberandosi anche dai farmaci che rimuovono il ferro in eccesso. Tra i 46 con anemia falciforme, oltre il 90% non ha più avuto crisi vasoocclusive. Nessuna complicanza fatale è stata correlata al trattamento. L’efficacia supera il 90%, con un profilo di sicurezza migliore rispetto al trapianto di midollo, poiché si utilizzano cellule proprie del paziente. Chi potrà accedere alla terapia? L’Aifa ha definito criteri simili a quelli degli studi clinici: pazienti tra i 12 e i 35 anni, con sovraccarico di ferro controllato e, per l’anemia falciforme, a rischio elevato di complicanze. Sono in corso studi pediatrici che confermano l’efficacia anche nei più piccoli. I risultati saranno presentati all’inizio di dicembre al meeting annuale dell’American Society of Hematology, a Orlando. Qual è l’impatto organizzativo della rimborsabilità? È un cambiamento radicale. Il percorso richiede la raccolta delle cellule staminali, la loro modifica in laboratorio e la reinfusione dopo una fase di condizionamento che abbatte il midollo osseo. Segue un mese di ricovero e alcuni mesi di immunodepressione. Il numero di pazienti trattabili crescerà progressivamente, anche in base alla capacità dei laboratori internazionali di processare le cellule editate. Ci sono effetti collaterali importanti da considerare? L’unico rischio significativo è la possibile sterilità, dovuta ai farmaci usati per distruggere il midollo prima dell’infusione. Per questo raccomandiamo sempre la preservazione della fertilità liquido seminale nei maschi, ovociti o tessuto ovarico nelle femmine. L’editing genetico apre prospettive oltre queste due malattie? Senza dubbio. È un modello di medicina di precisione che potrà migliorare anche l’efficacia delle cellule Car-T, rendendole “universali” e più durature. Ma servirà garantire sostenibilità: l’Italia, con il suo Servizio sanitario nazionale, dovrà coniugare innovazione ed equità di accesso. E sul piano umano ed etico, come vive questo passaggio? È una soddisfazione immensa. Dopo anni di terapie di sostegno, possiamo offrire una cura potenzialmente definitiva. Ricordo una bambina talassemica dimessa dopo l’infusione: i suoi genitori avevano perso un’altra figlia per un trapianto fallito. Quel giorno è stato uno dei più felici della mia vita. Dal punto di vista etico, cambia anche il counseling genetico: coppie che scoprono di aspettare un bambino affetto da questa mutazione oggi sanno che esiste una possibilità concreta di guarigione. Ed è forse questo, più di ogni dato clinico, il vero segno di una rivoluzione. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End
text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:franco locatelli Direttore del dipartimento di Oncoematologia del Bambino Gesù di Roma -tit_org- L'intervista Franco Locatelli - La chirurgia del gene cambia la vita dei talassemici -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/30/2025103003079606661.PDF
§---§