title§§ La sanità, un "si" e non pochi "m link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601691204157.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "AZIONE VENETO" del 26 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-26T04:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601691204157.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601691204157.PDF', 'title': 'AZIONE VENETO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601691204157.PDF tp:ocr§§ I GRANDI TEMI DEL CONFRONTO ELETTORALE La sanità, un “sì” e non pochi “ma” P rima regione in Italia per i Livelli essenziali di assistenza, con tanti “ma”. Il Veneto, sulla sanità, ha giocato negli ultimi dieci anni la sua partita e, secondo i dati della fondazione Gimbe - fondazione che monitora scientificamente la sanità italiana - l’ha vinta con 288 punti, contro i 286 della Toscana e i 278 dell’Emilia. I dati proposti riguardano il 2022, 2023 e 2024, quindi non perfettamente allineati a oggi. La Regione ha potuto contare su un riparto del Fondo sanitario nazionale pro capite di 2.100 euro nel 2023, più 62 euro rispetto al 2022 (maggiore rispetto alla Lombardia, che è aumentata di 49 euro, ma inferiore all’Emilia-Romagna, +65 euro). Nel 2024 il Veneto ha un riparto di un euro in più rispetto alla media nazionale. Si rinuncia sempre più spesso alle prestazioni Tra i “ma”, l’aumento delle rinunce alle prestazioni sanitarie: persone che non attendono la visita o l’operazione, e si rivolgono altrove. Sono quasi l’8 per cento dei cittadini (383mila persone, 24mila in più rispetto al 2023: è come se un’intera Ulss 7 Pedemontana non venisse utilizzata dai propri cittadini). In Italia questa percentuale è in media del 10%, in testa la Lombardia, dove più di un milione di persone rinuncia alle prestazioni. Nel 2024, prendendo esempi relativi alla priorità B, l’Ulss 1 Dolomiti secondo la programmazione ex ante, ovvero prima di erogare la prestazione - già fatica a garantire l’holter con priorità B. Per l’Ulss della Marca tutto garantito ex ante nel 2024, nel 2025 la colonscopia è in ritardo. A Venezia problemi per la mammografia bilaterale e l’ecografia ostetrica; a Padova solo il 33% dei test cardio da sforzo sono garantiti, metà delle spirometrie; a Vicenza la metà delle Tac dell’addome e l’80% delle visite pneumologiche; a Verona solo il 75% delle ecografie ostetriche. Il Veneto è sopra la media per il personale sanitario dipendente: 13 unità ogni mille abitanti (11,9 in Italia). Quartultimo posto per il personale medico (1,63 medici ogni mille abitanti) e sopra la media per gli infermieri (5,29), con un rapporto infermieri/medici di 3,25 (media Italia 2,54). Ansia per il futuro: all’Università di Padova si registra un calo del 15% delle iscrizioni al corso di laurea in infermieristica. Mancano i medici Ombre sui medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Nel 2024, il corso specialistico che forma i medici di famiglia, gestito dalla Regione e non dall’università, si è ritrovato con 102 candidati in meno rispetto ai posti disponibili (-41 per cento; la media in Italia è di -15%). Va male anche per chi è già in servizio: il massimale di 1.550 assistiti viene superato in Veneto quasi nel 70 per cento dei casi, contro il 50% della media italiana. Ogni medico ha 1.546 assistiti in media (in realtà qualcuno va ben oltre questo numero; la media nazionale è di 1.374). Una carenza ormai strutturale. Per la Fondazione Gimbe, dal 1° gennaio 2024, al Veneto mancano 785 medici di medicina generale. C’è, poi, necessità di 93 pediatri di libera scelta, terza fra le regioni italiane; entro il 2028, 190 pediatri raggiungeranno i 70 anni, età di pensionamento. Il Veneto ha superato il massimale per il numero medio di assistiti dai pediatri: ognuno ha 1.008 assistiti contro un massimale di 1.000 e la media nazionale di 900. Si stima che, dal 1° gennaio 2024, in Veneto manchino 83 pediatri di libera scelta. Riguardo alla mobilità ospedaliera, il Veneto si colloca nel 2024, nel gruppone con Emilia e Lombardia, che da sole raccolgono il 94,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria. Fuori dall’astrazione dei numeri, significa che queste sono le regioni verso cui si emigra per farsi curare. Il Veneto, con il suo credito di circa 500 milioni, è la terza regione per mobilità attiva. Le criticità degli ospedali: si è corso per le chiusure, molto meno per le riconversioni Il Veneto ha dato molto, per la ristrutturazione del sistema ospedaliero: la Regione ha fatto con sollecitudine i “compiti per casa”. Chiu si, negli anni, gli ospedali di Malo, Noventa Vicentina (VI), Asolo (TV), Auronzo (BL), Dolo (VE), Adria (RO), Bovolone, Nogara e Malcesine nel Veronese. La scommessa era quella di riservare agli acuti gli ospedali e, per la riabilitazione, la lungo degenza, le terapie e le cure minori, puntare sulle case di comunità e sugli ospedali di comunità. Si è corso per le chiusure, molto meno per le riconversioni. Le case della comunità dovrebbero gestire le cure integrate, grazie a medici di base, infermieri, specialisti e assistenti sociali. L’ospedale di comunità dovrebbe essere un ponte tra l’ospedale e l’assistenza domiciliare, accogliendo pazienti con bassa intensità clinica, per un recupero vicino casa. Dai dati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, Agenas, primo semestre 2025, in Veneto sono programmate in totale 99 case della comunità e, di queste, 63 risultano avere almeno un servizio attivo. Il numero scende a 16 strutture, se si considerano tutti i servizi obbligatori attivi, e solo tre case della comunità sono dichiarate pienamente operative, con tutti i servizi obbligatori, inclusa la presenza medica e infermieristica, secondo gli standard fissati nel 2022. Sono 73 gli ospedali di comunità previsti, 46 quelli attivi. Il totale dei posti letto attivi in queste strutture è di 962. «Il progetto non è fallito - afferma Stefania Botton di Cisl Veneto -, ma è in forte ritardo e rischia l’inefficacia. Il rischio concreto è che, pur completando gli edifici (la scadenza è giugno 2026), restino dei “gusci vuoti”, senza le risorse umane necessarie per farli funzionare». Duro il giudizio del sindacato pensionati Spi Cgil su case e ospedali di comunità. «La nostra analisi – spiega Nicoletta Biancardi, segretaria generale – rileva ritardi nella realizzazione. Magari la Regione riuscirà ad accelerare, ma appare alquanto difficile chiudere i lavori entro il 2026». Anche lo Spi avvisa che il Pnrr finanzia gli edifici ma non il personale, e ritiene che i 72 milioni di euro stanziati dalla Regione per l’assunzione di infermieri e altro personale da impiegare nei servizi territoriali siano del tutto insufficienti. Ambiti sociali territoriali: i “rischi” del ritardo Il filo di lana è lì: il 10 aprile 2026, dovranno essere operativi tutti i 24 Ambiti sociali territoriali (Ats). Un cambiamento epocale, che separa e riporta totalmente in capo ai Comuni i servizi sociali, lasciando alle Ulss il sanitario e quell’area mista che si definisce sociosanitario. Il Veneto arriva penultimo, tra le regioni italiane, per questa riforma, i Comuni dovranno riunirsi in consorzi o in aziende speciali consortili, per gestire l’intero settore del sociale. «Ci sono ambiti che hanno già scelto la forma associativa, altri sono indietro - commenta Anna Furlanis, dirigente della Uil Fpl del Veneto e assistente sociale in forza al Comune di Verona . La riforma avrà successo se gli utenti non si accorgeranno di nulla e, anzi, coglieranno un miglioramento. Gli Ats dovrebbero eliminare le disparità territoriali e garantire i Leps, i livelli essenziali delle prestazioni sociali». Parliamo di servizi vitali: per la famiglia e la prevenzione, di assistenza domiciliare e residenziale, servizi sociali professionali, dimissioni protette, gestione dei contributi per anziani non autosufficienti. Ogni Ats avrà un direttore generale, che coordinerà il personale dei servizi sociali recuperato dai Comuni. La Regione ha previsto per questa riforma un finanziamento triennale, che qualche sindaco giudica, però, sufficiente a pagare solo il nuovo direttore dell’Ats. «Comprendo questi sindaci - afferma Stefania Botton, della Cisl Veneto - ma gli Ats servono proprio per razionalizzare e rendere più efficiente la gestione delle risorse economiche, destinate ai servizi sociali. Esse non saranno più attribuite direttamente ai Comuni, ma confluiranno negli Ats». In effetti, ci sono bandi nazionali per la ricerca del personale, in particolare assistenti sociali, che dovranno essere almeno uno ogni 5mila abitanti (l’ideale sarebbe uno ogni 4mila). «Il ver o rischio - secondo Botton - non è tanto nella riforma in sé, quanto nel ritardo dell’operatività degli Ats: se non diventeranno rapidamente funzionanti, si rischia di perdere consistenti risorse economiche. Quanto alle difformità territoriali, sarà fondamentale vigilare e fare tesoro delle molte esperienze positive già presenti in Veneto. L’obiettivo deve essere quello di uniformare le buone pratiche, garantendo la stessa qualità in tutta la regione». «Oggi è urgente creare il contenitore - conferma Furlanis - immettere risorse umane e finanziarie negli Ats; con l’istituto della co-progettazione e della co-programmazione si potrà coinvolgere il Terzo settore e creare un volano per una qualità al rialzo. Un appuntamento a cui nessuno potrà mancare: in caso contrario, la Regione dovrà esercitare i suoi poteri sostitutivi nei confronti dei territori silenti». Mariano Montagnin ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Stefania Botton (Cisl Veneto) Anna Furlanis (Uil Fpl Veneto ) -tit_org- La sanità, un “si” e non pochi “m -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601691204157.PDF §---§ title§§ Sanità , l'eccellenza link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601813405247.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "DIFESA DEL POPOLO" del 26 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-26T06:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601813405247.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601813405247.PDF', 'title': 'DIFESA DEL POPOLO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601813405247.PDF tp:ocr§§ Il Veneto è la prima Regione per i Lea, tuttavia il primato nasconde criticità: l’8 per cento dei cittadini rinuncia alle cure, mancano 785 medici di famiglia e 83 pediatri. Case e ospedali di comunità e Ats procedono, seppur a rilento Sanità, l’eccellenza P rima Regione in Italia per i Lea, i Livelli essenziali di assistenza, con tanti “ma”. Il Veneto, sulla sanità, ha giocato negli ultimi dieci anni la sua partita e, secondo i dati della Fondazione Gimbe (che monitora scientificamente la sanità italiana) l’ha vinta con 288 punti, contro i 286 della Toscana e i 278 dell’Emilia. I dati proposti riguardano il 2022, 2023 e 2024, quindi non perfettamente allineati a oggi. La Regione ha potuto contare su un riparto del Fondo sanitario nazionale pro capite di 2.100 euro nel 2023, più 62 euro rispetto al 2022 (maggiore rispetto alla Lombardia, che è aumentata di 49 euro, ma inferiore all’Emilia-Romagna, più 65 euro). Nel 2024 il Veneto ha un riparto di un euro in più rispetto alla media nazionale. Si rinuncia sempre più alle prestazioni Tra i “ma”, l’aumento delle rinunce alle prestazioni sanitarie: persone che non attendono la visita o l’operazione, e si rivolgono altrove. Sono quasi l’8 per cento dei cittadini (383 mila persone, 24 mila in più rispetto al 2023: è come se un’intera Ulss 7 Pedemontana non venisse utilizzata dai propri cittadini). In Italia questa percentuale è in media del 10 per cento, in testa la Lombardia, dove più di un milione di persone rinuncia alle prestazioni. Nel 2024, prendendo esempi relativi alla priorità B, l’Ulss 1 Dolomiti – secondo la programmazione ex ante, ovvero prima di erogare la prestazione – già fatica a garantire l’holter con priorità B. Per l’Ulss della Marca tutto garantito ex ante nel 2024, nel 2025 la colonscopia è in ritardo. A Venezia problemi per la mammografia bilaterale e l’ecografia ostetrica; a Padova solo il 33 per cento dei test cardio da sforzo sono garantiti, metà delle spirometrie; a Vicenza la metà delle Tac dell’addome e l’80 per cento delle visite pneumologiche; a Verona solo il 75 per cento delle ecografie ostetriche. Il Veneto è sopra la media per il personale sanitario dipendente: 13 unità ogni mille abitanti (11,9 in Italia). Quartultimo posto per il personale medico (1,63 medici ogni mille abitanti) e sopra la media per gli infermieri (5,29), con un rapporto infermieri/medici di 3,25 (media Italia 2,54). Ansia per il futuro: all’Università di Padova si registra un calo del 15 per cento delle iscrizioni al corso di laurea in infermieristica. Mancano i medici Ombre sui medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Nel 2024, il corso specialistico che forma i medici di famiglia, gestito dalla Regione e non dall’università, si è ritrovato con 102 candidati in meno rispetto ai posti disponibili (meno 41 per cento; la media in Italia è di meno 15 per cento). Va male anche per chi è già in servizio: il massimale di 1.500 assistiti viene superato in Veneto quasi nel 70 per cento dei casi, contro il 50 per cento della media italiana. Ogni medico ha 1.546 assistiti in media (in realtà qualcuno va ben oltre questo numero; la media nazionale è di 1.374). Una carenza ormai strutturale. Per la Fondazione Gimbe, dal 1° gennaio 2024, al Veneto mancano 785 medici di medicina generale. C’è, poi, necessità di 93 pediatri di libera scelta, terza fra le Regioni italiane; entro il 2028, 190 pediatri raggiungeranno i 70 anni, età di pensionamento. Il Veneto ha superato il massimale per il numero medio di assistiti dai pediatri: ognuno ha 1.008 assistiti contro un massimale di mille e la media nazionale di 900. Si stima che, dal 1° gennaio 2024, in Veneto manchino 83 pediatri di libera scelta. Riguardo alla mobilità ospedaliera, il Veneto si colloca nel 2024, nel gruppone con Emilia e Lombardia, che da sole raccolgono il 94,1 per cento del ---End text--- Author: Mariano Montagnin Heading: Highlight: STEFANIA BOTTON Segretaria regionale di Cisl Veneto. Image:Il nuovo Ospedale di comunità di Camposampiero, inaugurato nel giugno 2025. -tit_org- Sa nità , l’eccellenza -sec_org- tp:writer§§ Mariano Montagnin guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601813405247.PDF §---§ title§§ Aggiornato - Sanità, l'eccellenza con dubbi sul futuro link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601823805463.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "DIFESA DEL POPOLO" del 26 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-26T07:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601823805463.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601823805463.PDF', 'title': 'DIFESA DEL POPOLO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601823805463.PDF tp:ocr§§ Sanità, l’eccellenza Il Veneto è la prima Regione per i Lea, tuttavia il primato nasconde criticità: l’8 per cento dei cittadini rinuncia alle cure, mancano 785 medici di famiglia e 83 pediatri. Case e ospedali di comunità e Ats procedono, seppur a rilento P rima Regione in Italia per i Lea, i Livelli essenziali di assistenza, con tanti “ma”. Il Veneto, sulla sanità, ha giocato negli ultimi dieci anni la sua partita e, secondo i dati della Fondazione Gimbe (che monitora scientificamente la sanità italiana) l’ha vinta con 288 punti, contro i 286 della Toscana e i 278 dell’Emilia. I dati proposti riguardano il 2022, 2023 e 2024, quindi non perfettamente allineati a oggi. La Regione ha potuto contare su un riparto del Fondo sanitario nazionale pro capite di 2.100 euro nel 2023, più 62 euro rispetto al 2022 (maggiore rispetto alla Lombardia, che è aumentata di 49 euro, ma inferiore all’Emilia-Romagna, più 65 euro). Nel 2024 il Veneto ha un riparto di un euro in più rispetto alla media nazionale. Si rinuncia sempre più alle prestazioni Tra i “ma”, l’aumento delle rinunce alle prestazioni sanitarie: persone che non attendono la visita o l’operazione, e si rivolgono altrove. Sono quasi l’8 per cento dei cittadini (383 mila persone, 24 mila in più rispetto al 2023: è come se un’intera Ulss 7 Pedemontana non venisse utilizzata dai propri cittadini). In Italia questa percentuale è in media del 10 per cento, in testa la Lombardia, dove più di un milione di persone rinuncia alle prestazioni. Nel 2024, prendendo esempi relativi alla priorità B, l’Ulss 1 Dolomiti – secondo la programmazione ex ante, ovvero prima di erogare la prestazione – già fatica a garantire l’holter con priorità B. Per l’Ulss della Marca tutto garantito ex ante nel 2024, nel 2025 la colonscopia è in ritardo. A Venezia problemi per la mammografia bilaterale e l’ecografia ostetrica; a Padova solo il 33 per cento dei test cardio da sforzo sono garantiti, metà delle spirometrie; a Vicenza la metà delle Tac dell’addome e l’80 per cento delle visite pneumologiche; a Verona solo il 75 per cento delle ecografie ostetriche. Il Veneto è sopra la media per il personale sanitario dipendente: 13 unità ogni mille abitanti (11,9 in Italia). Quartultimo posto per il personale medico (1,63 medici ogni mille abitanti) e sopra la media per gli infermieri (5,29), con un rapporto infermieri/medici di 3,25 (media Italia 2,54). Ansia per il futuro: all’Università di Padova si registra un calo del 15 per cento delle iscrizioni al corso di laurea in infermieristica. Mancano i medici Ombre sui medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Nel 2024, il corso specialistico che forma i medici di famiglia, gestito dalla Regione e non dall’università, si è ritrovato con 102 candidati in meno rispetto ai posti disponibili (meno 41 per cento; la media in Italia è di meno 15 per cento). Va male anche per chi è già in servizio: il massimale di 1.500 assistiti viene superato in Veneto quasi nel 70 per cento dei casi, contro il 50 per cento della media italiana. Ogni medico ha 1.546 assistiti in media (in realtà qualcuno va ben oltre questo numero; la media nazionale è di 1.374). Una carenza ormai strutturale. Per la Fondazione Gimbe, dal 1° gennaio 2024, al Veneto mancano 785 medici di medicina generale. C’è, poi, necessità di 93 pediatri di libera scelta, terza fra le Regioni italiane; entro il 2028, 190 pediatri raggiungeranno i 70 anni, età di pensionamento. Il Veneto ha superato il massimale per il numero medio di assistiti dai pediatri: ognuno ha 1.008 assistiti contro un massimale di mille e la media nazionale di 900. Si stima che, dal 1° gennaio 2024, in Veneto manchino 83 pediatri di libera scelta. Riguardo alla mobilità ospedaliera, il Veneto si colloca nel 2024, nel gruppone con Emilia e Lombardia, che da sole raccolgono il 94,1 per cento del saldo attivo della mobilità sanitaria. Fuori dall’astrazione dei numeri, significa che queste sono le Regioni verso cui si emigra per farsi curare. Il Veneto, con il suo credito di circa 500 milioni, è la terza R egione per mobilità attiva. Le criticità degli ospedali Il Veneto ha dato molto per la ristrutturazione del sistema ospedaliero: la Regione ha fatto con sollecitudine i “compiti per casa”. Chiusi, negli anni, gli ospedali di Malo, Noventa Vicentina (Vi), Asolo (Tv), Auronzo (Bl), Dolo (Ve), Adria (Ro), Bovolone, Nogara e Malcesine, nel Veronese. La scommessa era quella di riservare agli acuti gli ospedali e, per la riabilitazione, la lungodegenza, le terapie e le cure minori, puntare sulle Case di comunità e sugli Ospedali di comunità. Si è corso per le chiusure, molto meno per le riconversioni. Le Case di comunità dovrebbero gestire le cure integrate, grazie a medici di base, infermieri, specialisti e assistenti sociali. L’Ospedale di comunità dovrebbe essere un ponte tra l’ospedale e l’assistenza domiciliare, accogliendo pazienti con bassa intensità clinica, per un recupero vicino casa. Dai dati dell’Agenzia nazionale per i Servizi sanitari regionali, Agenas, primo semestre 2025, in Veneto sono programmate in totale 99 Case della comunità e, di queste, 63 risultano avere almeno un servizio attivo. Il numero scende a 16 strutture, se si considerano tutti i servizi obbligatori attivi, e solo tre Case della comunità sono dichiarate pienamente operative, con tutti i servizi obbligatori, inclusa la presenza medica e infermieristica, secondo gli standard fissati nel 2022. Sono 73 gli Ospedali di comunità previsti, 46 quelli attivi. Il totale dei posti letto attivi in queste strutture è di 962. «Il progetto non è fallito – afferma Stefania Botton, di Cisl Veneto – ma è in forte ritardo e rischia l’inefficacia. Il rischio concreto è che, pur completando gli edifici (la scadenza è giugno 2026), restino dei “gusci vuoti”, senza le risorse umane necessarie per farli funzionare». Duro il giudizio del sindacato pensionati Spi Cgil su Case e Ospedali di comunità: «La nostra analisi – spiega Nicoletta Biancardi, segretaria generale – rileva ritardi nella realizzazione. Magari la Regione riuscirà ad accelerare, ma appare alquanto difficile chiudere i lavori entro il 2026». Anche lo Spi avvisa che il Pnrr finanzia gli edifici ma non il personale, e ritiene che i 72 milioni di euro stanziati dalla Regione per l’assunzione di infermieri e altro personale da impiegare nei servizi territoriali siano del tutto insufficienti. Ats: i “rischi” del ritardo Il filo di lana è lì: il 10 aprile 2026, dovranno essere operativi tutti i 24 Ambiti sociali territoriali (i cosiddetti Ats). Un cambiamento epocale, che separa e riporta totalmente in capo ai Comuni i servizi sociali, lasciando alle aziende Ulss il sanitario e quell’area mista che si definisce sociosanitario. Il Veneto arriva penultimo, tra le Regioni italiane, per questa riforma, i Comuni dovranno riunirsi in consorzi o in aziende speciali consortili, per gestire l’intero settore del sociale. «Ci sono ambiti che hanno già scelto la forma associativa, altri sono indietro – commenta Anna Furlanis, dirigente della Uil Fpl del Veneto e assistente sociale in forza al Comune di Verona – La riforma avrà successo se gli utenti non si accorgeranno di nulla e, anzi, coglieranno un miglioramento. Gli Ats dovrebbero eliminare le disparità territoriali e garantire i Leps, i livelli essenziali delle prestazioni sociali». Parliamo di servizi vitali: per la famiglia e la prevenzione, di assistenza domiciliare e residenziale, servizi sociali professionali, dimissioni protette, gestione dei contributi per anziani non autosufficienti. Ogni Ats avrà un direttore generale, che coordinerà il personale dei servizi sociali recuperato dai Comuni. La Regione ha previsto per questa riforma un finanziamento triennale, che qualche sindaco giudica, però, sufficiente a pagare solo il nuovo direttore dell’Ats. «Comprendo questi sindaci – aggiunge Stefania Botton – ma gli Ats servono proprio per razionalizzare e rendere più efficiente la gestione delle risorse economiche, destinate ai servizi sociali. Esse non saranno più attribuite direttamente ai Comuni, ma confluiranno negli Ats». In effetti, ci sono ban di nazionali per la ricerca del personale, in particolare assistenti sociali, che dovranno essere almeno uno ogni cinquemila abitanti (l’ideale, tuttavia, sarebbe uno ogni quattromila). «Il vero rischio – prosegue Botton – non è tanto nella riforma in sé, quanto nel ritardo dell’operatività degli Ats: se non diventeranno rapidamente funzionanti, si rischia di perdere consistenti risorse economiche. Quanto alle difformità territoriali, sarà fondamentale vigilare e fare tesoro delle molte esperienze positive già presenti in Veneto. L’obiettivo deve essere quello di uniformare le buone pratiche, garantendo la stessa qualità su tutto il territorio regionale». «Oggi è urgente creare il contenitore – conferma, infine, Anna Furlanis – immettere risorse umane e finanziarie negli Ats; con l’istituto della coprogettazione e della coprogrammazione si potrà coinvolgere il Terzo settore e creare un volano per una qualità al rialzo. Un appuntamento a cui nessuno potrà mancare: in caso contrario, la Regione dovrà esercitare i suoi poteri sostitutivi nei confronti dei territori silenti». ---End text--- Author: Mariano Montagnin Heading: Highlight: STEFANIA BOTTON Segretaria regionale di Cisl Veneto. 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Estratto da pag. 38 di "GAZZETTA DI MANTOVA" del 26 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-26T04:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601986304032.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601986304032.PDF', 'title': 'GAZZETTA DI MANTOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601986304032.PDF tp:ocr§§ Manovra/1 Unalegge dibilancio conluci etanteombre Ero a leggere sul giornale la legge di bilancio, in televisione c’era Papa Leone che stava canonizzando sette nuovi santi. Ascoltando la storia e le motivazioni di questi nuovi santi, ho notato che tutti e sette hanno una cosa in comune, la loro priorità erano i poveri e le persone fragili come gli ammalati e gli anziani. Leggendo la bozza del bilancio presentata dal ministro della Economia e Finanza Giancarlo Giorgetti, dei 5,6 milioni di povertà assoluta non vi è un accenno. Si vuole tassare i profitti delle banche e assicurazioni contando di ricavare i 4,4 miliardi, La nostra Costituzione non fa riferimento all’obbligo dei cittadini di un servizio bancario gratuito, le banche e le assicurazioni lavorano per produrre un utile. Quello che invece c’è scritto nella Costituzione: “La Repubblica garantisce le cure mediche gratuite a chi non ha i mezzi per sostenerle”. Da i dati della Fondazione Gimbe ci dicono che nel 2024 gli italiani hanno dato alla sanità privata 41 miliardi. Questi paperoni che ogni anno investono milioni, perché non tassarli il giusto? Nei tre anni del nostro governo la pressione fiscale è aumentata del 1,2% senza che in Parlamento si votasse alcun aumento, con una inflazione che è salita nel 2023 al 5,6% e 1,1 nel 2024. Nella lettura del bilancio, il ministro ripropone come nelle altre leggi di bilancio, riduzione delle spese dei vari ministeri, ma la spesa pubblica continua ad aumentare nel 2024 del 6,4%, del 3% in Francia, del 5% in Spagna e del 2% in Germania. La spesa pubblica italiana rispetto al Pil assorbe il 50,34, la metà della ricchezza prodotta nel paese ogni anno. In conclusione, dal 2026 avremo una pressione fiscale più elevata, quindi, meno crescita. Il governo ha chiesto di riscrivere la coda del Pnrr, sperando che Bruxelles lo accetti, perché senza altri fonti di crescita l’economia potrebbe entrare in recessione. Carissimi, avremo il ricco sempre più ricco e al povero gli rimarrà nient’altro che da rivolgersi ai santi di Papa Leone. Francesco Arioli Gonzaga ---End text--- Author: POSTA DAI LETTORI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Lettere - Una legge di bilancio con luci e tante ombre -sec_org- tp:writer§§ POSTA DAI LETTORI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601986304032.PDF §---§ title§§ Sanità, le cifre dei fondi stanziati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601642104722.PDF description§§

Estratto da pag. 43 di "UNIONE SARDA" del 26 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-26T05:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601642104722.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601642104722.PDF', 'title': 'UNIONE SARDA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601642104722.PDF tp:ocr§§ L’INTERVENTO Sanità, le cifre dei fondi stanziati H 0 o letto con attenzione l’intervista al presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, pubblicata ieri. Per il grande rispetto che nutro verso il Presidente stesso, il cui lavoro considero prezioso per il Servizio sanitario nazionale e per il dibattito politico, credo sia doveroso riportare alcuni dati e fatti con chiarezza, per evitare che i cittadini vengano confusi. Lo scorso 8 ottobre, alla Camera dei deputati, si è tenuta la presentazione del Rapporto della Fondazione Gimbe – alla quale ho partecipato –, presentazione che è diventata un appuntamento fisso e importante per dare uno sguardo generale allo stato di salute del Servizio Sanitario Nazionale. Lo stesso presidente Cartabellotta, in quell’occasione, delineò tre possibili scenari per il finanziamento della sanità: con 3 miliardi di euro aggiuntivi il Fondo sanitario nazionale sarebbe, cito testuale, “sopravvissuto, andando verso il declino della sanità”; con 5 miliardi si sarebbero potute avviare le riforme necessarie; con 7 miliardi ci si sarebbe avvicinati ai livelli medi dei Paesi europei. Ebbene, va ricordato che la manovra di bilancio segue esattamente quel tracciato.Tra la precedente legge di bilancio e quella attuale, ovviamente ancora da approvare, per il 2026 il Fondo sanitario nazionale verrà incrementato di 8,1 miliardi di euro: 5,7 miliardi già previsti sin dallo scorso anno e ulteriori 2,4 miliardi inseriti ora. Dunque – come egli stesso aveva indicato – lo scenario delle risorse sufficienti non solo a garantire la sopravvivenza, ma anche le riforme, è stato raggiunto e superato. Per gli anni successivi sono previsti aumenti ulteriori. Inoltre, nella sua intervista il Presidente Cartabellotta afferma che la spesa sanitaria in rapporto al Pil nel 2026 è pari “al 6,16% per poi scendere 5.93%”. Francamente credo ci sia stata una svista, perché il Documento programmatico di Finanza Pubblica per il 2025, approvato dal Parlamento lo scorso 9 ottobre, dice chiaramenteche la spesa sanitaria in rapporto al Pil per il 2026 è pari al 6.5%. Naturalmente, come accade in ogni bilancio pluriennale, si tratta di valoriprevisionali e potranno essere aggiornati. Ma un fatto è certo: da quando è in carica questo Governo, i finanziamenti alla sanità sono sempre aumentati e mai diminuiti, questi sono numeri. E i numeri non hanno colore politico: non sono né di destra né di sinistra. Ed è altrettanto doveroso ricordare che dal 2011 al 2019, governi tecnici e di centrosinistra hanno ridotto la spesa sanitaria pubblica per circa 37 miliardi di euro, indebolendo strutturalmente il Servizio sanitario nazionale. Oggi, al contrario, le risorse sono in crescita.Questo non significa che tutto vada bene: siamo consapevoli che c’è ancora molto da fare, soprattutto nei territori più fragili, come la Sardegna. Ma la buona politica – quella seria e responsabile – non può basarsi sugli slogan. Deve usare al meglio le risorse disponibili e destinarle in modo equo dove il bisogno è più forte. Basti ricordare che solo per il superbonus edilizio lo Stato dovrà versare 40 miliardi nel 2026. Se avessimo oggi quei 40 miliardi a disposizione nella sanità, avremmo giàcolmato i vuoti ereditati dal passato. Ma governare significa operare nel reale, non nell’ipotetico. UGO CAPPELLACCI PRESIDENTE COMMISSIONE AFFARI SOCIALI E SALUTE CAMERA DEI DEPUTATI ---End text--- Author: UGO CAPPELLACCI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, le cifre dei fondi stanziati -sec_org- tp:writer§§ UGO CAPPELLACCI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601642104722.PDF §---§ title§§ Sanità, un "sì" e non pochi "ma" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601717104412.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "VITA DEL POPOLO" del 26 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-26T05:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601717104412.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601717104412.PDF', 'title': 'VITA DEL POPOLO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601717104412.PDF tp:ocr§§ VERSO LE REGIONALI. Il Veneto è primo in Italia per Livelli essenziali di assistenza. Ma le questioni da risolvere sono tante Sanità, un “sì” e non pochi “ma” Secondo la fondazione Gimbe, la Regione “vince” una partita importante. Ma la mancanza di medici e i nuovi assetti nel territorio sono delle note dolenti , che vanno presto affrontate P rima regione in Italia per i Livelli essenziali di assistenza, con tanti “ma”. Il Veneto, sulla sanità, ha giocato negli ultimi dieci anni la sua partita e, secondo i dati della fondazione Gimbe - fondazione che monitora scientificamente la sanità italiana -, l’ha vinta con 288 punti, contro i 286 della Toscana e i 278 dell’Emilia. I dati proposti riguardano il 2022, 2023 e 2024, quindi non perfettamente allineati a oggi. La Regione ha potuto contare su un riparto del Fondo sanitario nazionale pro capite di 2.100 euro nel 2023, più 62 euro rispetto al 2022 (maggiore rispetto alla Lombardia, che è aumentata di 49 euro, ma inferiore all’Emilia-Romagna, +65 euro). Nel 2024 il Veneto ha un riparto di un euro in più rispetto alla media nazionale. Si rinuncia sempre più spesso alle prestazioni Tra i “ma”, l’aumento delle rinunce alle prestazioni sanitarie: persone che non attendono la visita o l’operazione, e si rivolgono altrove. Sono quasi l’8 per cento dei cittadini (383 mila persone, 24 mila in più rispetto al 2023: è come se un’intera Ulss 7 Pedemontana non venisse utilizzata dai propri cittadini). In Italia questa percentuale è in media del 10 per cento, in testa la Lombardia, dove più di un milione di persone rinuncia alle prestazioni. Nel 2024, prendendo esempi relativi alla priorità B, l’Ulss 1 Dolomiti - secondo la programmazione ex ante, ovvero prima di erogare la prestazione - già fatica a garantire l’holter con priorità B. Per l’Ulss della Marca tutto garantito ex ante nel 2024, nel 2025 la colonscopia è in ritardo. A Venezia problemi per la mammografia bilaterale e l’ecografia ostetrica; a Padova solo il 33 per cento dei test cardio da sforzo sono garantiti, metà delle spirometrie; a Vicenza la metà delle Tac dell’addome e l’80 per cento delle visite pneumologiche; a Verona solo il 75 per cento delle ecografie ostetriche. Il Veneto è sopra la media per il personale sanitario dipendente: 13 unità ogni mille abitanti (11,9 in Italia). Quart’ultimo posto per il personale medico (1,63 medici ogni mille abitanti) e sopra la media per gli infermieri (5,29), con un rapporto infermieri/medici di 3,25 (media Italia 2,54). Ansia per il futuro: all’Università di Padova si registra un calo del 15 per cento delle iscrizioni al corso di Laurea in Infermieristica. Mancano i medici Ombre sui medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Nel 2024, il corso specialistico che forma i medici di famiglia, gestito dalla Regione e non dall’università, si è ritrovato con 102 candidati in meno rispetto ai posti disponibili (-41 per cento; la media in Italia è di -15 per cento). Va male anche per chi è già in servizio: il massimale di 1.550 assistiti viene superato in Veneto quasi nel 70 per cento dei casi, contro il 50 per cento della media italiana. Ogni medico ha 1.546 assistiti in media (in realtà qualcuno va ben oltre questo numero; la media nazionale è di 1.374). Una carenza ormai strutturale. Per la fondazione Gimbe, dal 1° gennaio 2024, al Veneto mancano 785 medici di medicina generale. C’è, poi, necessità di 93 pediatri di libera scelta, terza fra le regioni italiane; entro il 2028, 190 pediatri raggiungeranno i 70 anni, età di pensionamento. Il Veneto ha superato il massimale per il numero medio di assistiti dai pediatri: ognuno ha 1.008 assistiti contro un massimale di 1.000 e la media nazionale di 900. Si stima che, dal 1° gennaio 2024, in Veneto manchino 83 pediatri di libera scelta. Riguardo alla mobilità ospedaliera, il Veneto si colloca nel 2024, nel gruppone con Emilia e Lombardia, che da sole raccolgono il 94,1 per cento del saldo attivo della mobilità sanitaria. Fuori dall’astrazione dei numeri, significa che queste sono le regioni verso cui si emigra per farsi curare. Il Veneto, con il suo credito di circa 500 milioni, è la terza regione per mobilità attiva. a cura di M. Montagnin ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Le tabelle pubblicate qui a fianco mostrano alcuni punti di forza e di debolezza del sistema sanitario del Veneto, secondo l’analisi della fondazione Gimbe -tit_org- Sanità, un “sì” e non pochi “ma” -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601717104412.PDF §---§ title§§ Veneto: sanita d'eccellenza, ma con tante incognite link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601813505248.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "VOCE DEI BERICI" del 26 Oct 2025

Diverse le criticità che il nuovo Consiglio Regionale dovrà affrontare: tempi lunghi per le prestazioni sanitarie, carenza di medici e ritardi su Case di Comunità e Ambiti territoriali

pubDate§§ 2025-10-26T06:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601813505248.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601813505248.PDF', 'title': 'VOCE DEI BERICI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601813505248.PDF tp:ocr§§ Veneto: sanità d'eccellenza, ma con tante incognite Diverse le criticità che il nuovo Consiglio Regionale dovrà affrontare: tempi lunghi per le prestazioni sanitarie, carenza di medici e ritardi su Case di Comunità e Ambiti territoriali P rima regione in Italia per i livelli essenziali di assistenza garantiti, eppure con tanti “ma”. Il Veneto, sulla sanità, ha giocato negli ultimi dieci anni la sua partita e, secondo i dati della fondazione Gimbe - fondazione che monitora scientificamente la sanità italiana - l’ha vinta con 288 punti, contro i 286 della Toscana e i 278 dell’Emilia. I dati proposti riguardano il 2022, 2023 e 2024. Si rinuncia sempre più spesso alle prestazioni Tra i “ma”, l’aumento delle rinunce alle prestazioni sanitarie: persone che non attendono la visita o l’operazione, e si rivolgono altrove. Sono quasi l’8 per cento dei cittadini (383 mila persone, 24 mila in più rispetto al 2023. Nel 2024, ad esempio, l’Ulss 1 Dolomiti già fatica a garantire l’holter con priorità B. Per l’Ulss della Marca tutto garantito ex ante nel 2024, nel 2025 la colonscopia è in ritardo. A Venezia problemi per la mammografia bilaterale e l’ecografia ostetrica; a Padova solo il 33 per cento dei test cardio da sforzo sono garantiti, metà delle spirometrie; a Vicenza la metà delle Tac dell’addome e l’80 per cento delle visite pneumologiche; a Verona solo il 75 per cento delle ecografie ostetriche. Il Veneto è sopra la media per il personale sanitario dipendente: 13 unità ogni mille abitanti (11,9 in Italia). Quart’ultimo posto per il personale medico (1,63 medici ogni mille abitanti) e sopra la media per gli infermieri (5,29), con un rapporto infermieri/ medici di 3,25 (media Italia 2,54). Ansia per il futuro: all’Università di Padova si registra un calo del 15 per cento delle iscrizioni al corso di Laurea in Infermieristica. Mancano i medici Ombre sui medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Nel 2024, il corso specialistico che forma i medici di famiglia, gestito dalla Regione e non dall’università, si è ritrovato con 102 candidati in meno rispetto ai posti disponibili (-41 per cento; la media in Italia è di -15 per cento). Va male anche per chi è già in servizio: il massimale di 1.550 assistiti viene superato in Veneto quasi nel 70 per cento dei casi, contro il 50 per cento della media italiana. Ogni medico ha 1.546 assistiti in media (in realtà qualcuno va ben oltre questo numero; la media nazionale è di 1.374). Una carenza ormai strutturale. Per la Fondazione Gimbe, dal 1° gennaio 2024, al Veneto mancano 785 medici di medicina generale. C’è, poi, necessità di 93 pediatri di libera scelta, terza fra le regioni italiane; entro il 2028, 190 pediatri raggiungeranno i 70 anni, età di pensionamento. Il Veneto ha superato il massimale per il numero medio di assistiti dai pediatri: ognuno ha 1.008 assistiti contro un massimale di 1.000 e la media nazionale di 900. Si stima che, dal 1° gennaio 2024, in Veneto manchino 83 pediatri di libera scelta.Riguardo alla mobilità ospedaliera, il Veneto si colloca nel 2024, nel gruppone con Emilia e Lombardia, che da sole raccolgono il 94,1 per cento del saldo attivo della mobilità sanitaria. Le criticità degli ospedali Il Veneto ha dato molto, per la ristrutturazione del sistema ospedaliero: la Regione ha fatto con sollecitudine i “compiti per casa”. Chiusi, negli anni, gli ospedali di Malo, Noventa Vicentina (Vi), Asolo (Tv), Auronzo (Bl), Dolo (Ve), Adria (Ro), Bovolone, Nogara e Malcesine, nel Veronese.La scommessa era quella di riservare agli acuti gli ospedali e, per la riabilitazione, la lungodegenza, le terapie e le cure minori, puntare sulle Case di comunità e sugli Ospedali di comunità. Si è corso per le chiusure, molto meno per le riconversioni. Le Case della comunità dovrebbero gestire le cure integrate, grazie a medici di base, infermieri, specialisti e assistenti sociali. Dai dati dell’Agenzia nazionale per i Servizi sanitari regionali, Agenas, primo semestre 2025, in Veneto sono programmate in totale 99 Case della comunità e, di queste, 63 ris ultano avere almeno un servizio attivo. Il numero scende a 16 strutture, se si considerano tutti i servizi obbligatori attivi, e solo tre Case della comunità sono dichiarate pienamente operative, con tutti i servizi obbligatori, inclusa la presenza medica e infermieristica, secondo gli standard fissati nel 2022.Sono 73 gli Ospedali di comunità previsti, 46 quelli attivi. Il totale dei posti letto attivi in queste strutture è di 962. “Il progetto non è fallito - afferma Stefania Botton, di Cisl Veneto -, ma è in forte ritardo e rischia l’inefficacia. Il rischio concreto è che, pur completando gli edifici (la scadenza è giugno 2026), restino dei «gusci vuoti», senza le risorse umane necessarie per farli funzionare”.Duro il giudizio del Sindacato pensionati Spi Cgil su Case e Ospedali di comunità. Ambiti sociali territoriali Il filo di lana è lì: il 10 aprile 2026, dovranno essere operativi tutti i 24 Ambiti sociali territoriali (Ats). Un cambiamento epocale, che separa e riporta totalmente in capo ai Comuni i servizi sociali, lasciando alle Ulss il sanitario e quell’area mista che si definisce sociosanitario. Il Veneto arriva penultimo, tra le regioni italiane, per questa riforma, i Comuni dovranno riunirsi in consorzi o in aziende speciali consortili, per gestire l’intero settore del sociale. Ogni Ats avrà un direttore generale, che coordinerà il personale dei servizi sociali recuperato dai Comuni. La Regione ha previsto per questa riforma un finanziamento triennale, che qualche sindaco giudica, però, sufficiente a pagare solo il nuovo direttore dell’Ats. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MARIANO MONTAGNIN Heading: Highlight: Image: -tit_org- Veneto: sanita d'eccellenza, ma con tante incognite -sec_org- tp:writer§§ Mariano Montagnin guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601813505248.PDF §---§ title§§ Garantire le cure palliative ai bambini è un dovere sia morale che sanitario link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601976303932.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "AVVENIRE" del 26 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-26T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601976303932.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601976303932.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601976303932.PDF tp:ocr§§ La medicina è essere accanto alla sofferenza e trovare le parole giuste GARANTIRE LE CURE PALLIATIVE AI BAMBINI È UN DOVERE SIA MORALE CHE SANITARIO C i sono bambini che la medicina non può guarire, ma che la società dovrebbe saper curare con la stessa attenzione e lo stesso rispetto riservati a chi ha una speranza di guarigione. Bambini con malattie rare, gravi, inguaribili, che vivono mesi o anni tra ospedali e casa, circondati dall’amore dei genitori e dallo sguardo partecipe dei medici, spesso sospesi tra scienza e impotenza. Le cure palliative pediatriche (Ppc) non sono l’ultima fase delle cure: sono l’espressione più umana della medicina, prendersi cura quando non si può più guarire. Eppure, in Italia, questo diritto resta ancora troppo spesso disatteso. Secondo i dati più recenti, solo circa un quarto dei bambini che ne avrebbero bisogno riceve effettivamente assistenza. Lo studio PalliPed 2022-2023, coordinato dalla Fondazione Maruzza e riportato da La Miglior Vita Possibile, mostra che i centri di riferimento regionali sono passati da 11 nel 2021 a 13. Le regioni senza alcun centro di Ppc restano cinque: Abruzzo, Calabria, Molise, Sardegna e Umbria. Il numero di bambini seguiti è aumentato: da 1.209 nel 2019 a 2.734 nel 2023. Cresce anche il personale: i medici del 62%, gli infermieri del 38%. Nonostante questi progressi, la copertura territoriale e la continuità assistenziale restano disomogenee: solo tre centri di riferimento offrono assistenza 24 ore su 24, sette coprono l’intero territorio regionale, e in molte aree il personale specializzato è ancora insufficiente rispetto al fabbisogno reale. Le cure palliative pediatriche non accompagnano il bambino solo nel fine vita. Sono un percorso che può durare anni, integrandosi con i trattamenti curativi e riabilitativi. Non significano rinuncia alla vita, ma permettono di viverla con il minor dolore possibile, rispettando la proporzionalità delle cure ed evitando l’accanimento clinico. L’inguaribilità non deve mai coincidere con l’incurabilità. Prendersi cura è un dovere che non ha fine. Ogni bambino ha diritto a vivere il tempo che gli è dato con dignità. Ogni genitore ha diritto a essere aiutato a rendere questo tempo il più sereno possibile. La comunicazione riveste un ruolo centrale. Le parole che usiamo possono ferire o accogliere, escludere o dare conforto. Dire a una madre che «non c’è più nulla da fare» può recidere un filo di umanità; dire invece «ci sono ancora molte cose da fare per alleviare il dolore e accompagnare vostro figlio» restituisce senso e dignità al prendersi cura. Il linguaggio non riguarda solo il rapporto tra medico e famiglia. Parlare di cure palliative significa riconoscere che anche la sofferenza dei bambini è parte della comunità e che la cura è un valore collettivo. Una società che sa prendersi cura dei suoi membri più fragili, anche quando non può salvarli, afferma la propria umanità. La comunicazione sociale può rompere il silenzio, dare voce alle famiglie e mostrare la vita dei bambini anche nei suoi limiti. I genitori possono avere un ruolo attivo, raccontando la propria esperienza e partecipando a iniziative pubbliche. Le loro parole testimoniano che dietro “inguaribile” non c’è solo dolore, ma anche amore, forza e speranza. Garantire cure palliative pediatriche non è una scelta opzionale: è un dovere morale e sanitario. Richiede investimenti, formazione e coordinamento tra ospedale e territorio, ma soprattutto una trasformazione culturale: la qualità della sanità si misura anche da come ci prendiamo cura dei più fragili, di chi non può guarire ma può ancora essere amato e ascoltato. Garantire a questi bambini il diritto alla cura e alla parola significa riaffermare le radici più profonde della medicina: compassione, responsabilità, umanità. Un impegno non più rinviabile. Professore di Pediatria Università di Roma La Sapienza ---End text--- Author: MARIO DE CURTIS Heading: Highlight: Image: -tit_org- Garantire le cure palliative ai bambini è un dovere sia morale che sanitario -sec_org- tp:writer§§ MARIO DE CURTIS guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601976303932.PDF §---§ title§§ Sanità: lavori in corso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601975403939.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "AVVENIRE" del 26 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-26T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601975403939.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601975403939.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601975403939.PDF tp:ocr§§ L’assessore Bartolazzi illustra le principali misure prese per affrontare le criticità nel territorio Sanità: lavori in corso I n un momento cruciale per il sistema sanitario sardo, l’assessore regionale alla Sanità Armando Bartolazzi illustra sulle nostre pagine le principali linee d’azione messe in campo dalla Regione. La Regione ha recentemente approvato una misura importante per rafforzare la medicina di base. Quale l’impatto sui cittadini? Con il nuovo accordo dei medici di Medicina generale, la Sardegna punta decisamente verso una sanità di prossimità più moderna, digitale e vicina alle persone, ovunque esse vivano. Fra le novità più rilevanti del nuovo Accordo, vi è l’istituzione delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), reti di professionisti che condividono strumenti, obiettivi e risorse all’interno di un’area geografica specifica. Questo significa che il cittadino potrà contare su studi medici aperti più a lungo, anche nelle ore pomeridiane, e su un’assistenza continua da parte della rete, anche in caso di assenza del proprio medico di fiducia. Altro pilastro dell’accordo è il rafforzamento delle cure domiciliari: ogni medico dovrà prendere in carico almeno il 10% dei propri pazienti anziani o fragili con assistenza a casa, per evitare ricoveri inutili e migliorare la qualità della vita delle persone non autosufficienti. Infine, è stata introdotta un’indennità speciale di 2.000 euro al mese per i medici che operano in aree disagiate con carenza di assistenza sanitaria. Questa misura servirà ad attrarre e mantenere professionisti nei territori più isolati, dove la presenza di un medico di famiglia rappresenta spesso l’unico presidio sanitario stabile. Liste d’attesa e accesso alle cure. Quali sono le azioni concrete? Per il 2025 abbiamo stanziato un pacchetto di cinque milioni di euro per potenziare l’offerta di prestazioni ambulatoriali e ospedaliere, e velocizzare il recupero delle liste d’attesa. Abbiamo individuato in maniera mirata le branche più critiche e vincolato le risorse direttamente sulle agende dove si registrano le maggiori attesa. Ma il lavoro più importante che stiamo facendo è la ristrutturazione del servizio Cup regionale, finalizzato ad una migliore governance delle prenotazioni e alla riduzione dei tempi d’attesa. Pochi giorni fa abbiamo approvato in Giunta la delibera che affida alla Centrale unica di Committenza la delicata gestione della gara per l’affidamento del nuovo servizio, che prevede l’unificazione dei servizi con un unico operatore a livello regionale. Fra le peculiarità del nuovo Cup ci sarà l’introduzione di «liste attive», attraverso cui le aziende sanitarie potranno ricontattare i pazienti in attesa per offrire posti che si liberano, con slot riservati, fasce orarie flessibili e «overbooking controllato». Ci sarà poi un meccanismo di conferma dell’appuntamento (via Sms o canali digitali) almeno 48 ore prima: questo aiuta a liberare posti inutilmente occupati e ridurre le attese per altri utenti. Viene introdotto contestualmente il monitoraggio del no show, ovvero la mancata presentazione a visite già prenotate, che in Sardegna riguarda più di 100 mila pazienti: sarà attivato un recall telefonico del paziente e la gestione delle agende per liberare tempestivamente posti utili. Ci aspettiamo molto da questa rivoluzione organizzativa Come intendete rendere più attrattivo e stabile il sistema sanitario sardo? Proprio nell’ultima seduta di Giunta, su mia proposta sono stati approvati gli schemi di convenzione tra la Regione Sardegna e le Università di Cagliari e Sassari per lo svolgimento degli insegnamenti tecnico-pratici dei corsi di laurea delle professioni sanitarie: aree infermieristica e ostetrica, tecnica, della riabilitazione e della prevenzione. In questo modo forniamo un sostegno concreto alle Università nella gestione delle attività professionalizzanti e dei tirocini; rilanciamo l’attrattività dei percorsi formativi e garantiamo a medio termine l’immissione di nuove risorse professionali nel mercato del lavoro isolano. Contiamo che questa misura p ossa incidere significativamente sul problema della carenza di professionisti sanitari. Ma certamente da sola non basta. Per ridare slancio al Sistema sanitario regionale occorre partire da un approccio organico e strutturale, in grado di invertire, almeno in parte, una tendenza al disinvestimento i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti, sia a livello nazionale che regionale. Noi stiamo provando a cambiare, rimettendo in piedi un sistema che in Sardegna è stato bloccato dal susseguirsi di riforme frammentarie e contraddittorie negli ultimi dieci anni. Per questo abbiamo ridisegnato il riparto delle risorse alle Asl, creando il margine finanziario per programmare spese di personale, mobilità e investimenti organizzativi. Questa ridefinizione finanziaria serve a sostenere piani di reclutamento mirati e a ridurre il ricorso a soluzioni emergenziali. Nell’ambito della recente legge di riordino del Sistema sanitario regionale abbiamo poi dato mandato ai commissari pro tempore di riorganizzare reparti e potenziare la gestione delle risorse umane, anche attraverso la ricognizione dei piani di fabbisogno aziendale. L’obiettivo comune è creare condizioni più stabili e prevedibili per chi entra nel sistema, con percorsi di stabilizzazione e maggiore capacità di programmazione. ---End text--- Author: MARIA LUISA SECCHI Heading: Highlight: La Giunta regionale ha recentemente siglato un accordo con i medici di base L’esecutivo intanto prevede misure per l’eliminazione delle liste d’attesa e per garantire l’accesso alle cure Image:L’assessore regionale alla Sanità Armando Bartolazzi (foto Ufficio stampa della Regione) -tit_org- Sanità: lavori in corso -sec_org- tp:writer§§ MARIA LUISA SECCHI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601975403939.PDF §---§ title§§ Propaganda vergognosa sulla salute = Quella propaganda vergognosa sulla salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601975103952.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "GIORNALE" del 26 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-26T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601975103952.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601975103952.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601975103952.PDF tp:ocr§§ MANIPOLAZIONI Propaganda vergognosa sulla salute Quella propaganda vergognosa sulla salute C’ è un limite oltre il quale la propaganda si fa grottesca. Ed è quello dei numeri. Perché puoi agitarti, puoi urlare, puoi inventare slogan, ma quando i numeri parlano, tutto il resto diventa rumore di fondo. È il virus dei conti immaginari, quello che consente di gridare ai tagli anche quando le cifre, testarde, raccontano tutt’altro. In questi giorni Maurizio Landini e Elly Schlein hanno riesumato un trito refrain: «Il governo Meloni taglia la sanità». Peccato che la (...) segue a pagina 3 dalla prima pagina (...) realtà, quella fatta di numeri e non di slogan, dica l’esatto contrario. Se nel 2022 il Fondo Sanitario Nazionale valeva 126 miliardi, nel 2025 sarà di 136,5 miliardi e nel 2026 arriverà a 142,9 miliardi, siamo andati avanti o siamo andati indietro? Diciassette miliardi in più in quattro anni sono un aumento record, certificato dalla Corte dei Conti. Ma per Landini e Schlein la matematica resta un’opinione. Sicché anche ieri ci hanno propinato la solita fiaba, contando sul fatto che, ripetuta cento volte davanti a un pubblico di fedeli, essa assume sembianze di verosimiglianza. Peccato che basti una calcolatrice per smontarla clamorosamente. Il trucco è vecchio. Il raffronto che fanno i due campioni della sinistra non è tra la spesa sanitaria dell’anno confrontata con quella precedente - come sarebbe onesto -, ma tra spesa sanitaria e Pil dell’anno, e poiché il Pil cresce di più (si pensi al +8,9% nel 2021 e al +4,7% nel 2022), la percentuale cala di qualche decimale. Et voilà, ecco il “definanziamento”. In realtà la sanità riceve più soldi di prima, è l’economia che cresce più in fretta. È un segno di vitalità, non di taglio. Solo chi confonde le proporzioni con le cifre assolute può credere a una simile sciocchezza. Ma, si sa, la sinistra campa di narrazioni, non di contabilità. Si può discutere se basti, certo. Si può dire che la sanità resta un cantiere aperto, sicuro. Del resto, l’inflazione brucia risorse, il personale costa, l’invecchiamento pesa. Ma confondere un aumento con un taglio è una falsificazione bella e buona. E, a dirla tutta, chi oggi strilla allo scandalo dovrebbe avere la decenza di ricordare cosa accadde tra il 2012 e il 2019, quando i governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni fecero evaporare 37 miliardi di finanziamenti promessi alla sanità. Sedici miliardi cancellati nei primi tre anni, altri sedici nei successivi, e altri quattro tra il 2018 e il 2019. Quelli sì, erano tagli. Ma allora, da sinistra, nessuno urlava: ovvio, al governo c’erano loro. Oggi invece, con Meloni, la musica è cambiata. Nel 2024 la sanità italiana ha raggiunto il livello di finanziamento più alto della sua storia: 134 miliardi, record assoluto. E nel 2025 e 2026 crescerà ancora. Sono stati aggiunti fondi per il personale e 246 milioni per acquistare prestazioni e ridurre le liste d’attesa. Si può dire che serva di più, si può chiedere un miglioramento nella gestione, ma dire che questo governo “taglia la sanità” è una spudorata menzogna, con l’aggravante della consapevolezza. Solo bugiardi e falsari in cerca di applausi a buon mercato possono sostenerlo. Solo chi disprezza l’intelligenza degli italiani può credere che nessuno sappia leggere un numero. Perché la verità, alla fine, è disarmante nella sua semplicità: la sanità cresce, e cresce come non accadeva da anni. Tutto il resto è propaganda, e di quella più miserabile. I numeri non mentono mai. Chi mente sono quelli che li manipolano, sperando che gli altri non se ne accorgano. Ma la maggior parte degli italiani, fortunatamente, sa ancora fare di conto. Osvaldo De Paolini ---End text--- Author: Osvaldo De Paolini Heading: Highlight: Image: -tit_org- Propaganda vergognosa sulla salute Quella propaganda vergognosa sulla salute -sec_org- tp:writer§§ Osvaldo De Paolini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601975103952.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO - Sanità, fondi da record Sbugiardato Landini = Sanità, fondi record dalla manovra 2026 La Cgil ha sbagliato tutti i suoi calcoli link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601692004149.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "GIORNALE" del 26 Oct 2025

Cgil e sinistra in piazza contro i tagli inesistenti Dal 2022 stanziamenti cresciuti di 17 miliardi Con 143 miliardi il governo rafforza il pubblico Previsti interventi per ridurre le liste d'attesa

pubDate§§ 2025-10-26T04:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601692004149.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601692004149.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601692004149.PDF tp:ocr§§ LA VERITÀ SULLA MANOVRA Sanità, fondi da record Sbugiardato Landini Cgil e sinistra in piazza contro i tagli inesistenti Dal 2022 stanziamenti cresciuti di 17 miliardi Sanità, fondi record dalla manovra 2026 La Cgil ha sbagliato tutti i suoi calcoli Con 143 miliardi il governo rafforza il pubblico Previsti interventi per ridurre le liste d’attesa Gian Maria De Francesco e Pasquale Napolitano Mentre il leader della Cgil Maurizio Landini pensa a una manifestazione contro la manovra del governo, ecco i veri numeri sulla sanità che sbugiardano la sua narrazione. Il Fondo Sanitario Nazionale (Fsn) salirà infatti a 142,9 miliardi di euro, con un incremento di 6,5 miliardi rispetto al 2025, segnando un record storico. con De Feo alle pagine 2-3 «N on escludiamo nulla», avverte Maurizio Landini dal corteo “Democrazia al lavoro”. Il segretario generale della Cgil torna a minacciare mobilitazioni e annuncia una petizione per una legge a difesa della sanità pubblica come diritto universale. Tuttavia, a leggere i numeri della manovra 2026, la denuncia del sindacato appare più ideologica che fondata. Il Fondo Sanitario Nazionale (Fsn) salirà infatti a 142,9 miliardi di euro, con un incremento di 6,5 miliardi rispetto al 2025, segnando un record storico. Dal 2022 a oggi la crescita cumulativa supera i 17 miliardi, un ritmo di espansione che non si registrava da oltre un decennio. La manovra non si limita a “mettere soldi”, ma punta su interventi strutturali per rafforzare la capacità operativa del Servizio sanitario nazionale. Uno degli assi principali riguarda le liste d’attesa, tra le emergenze più sentite dai cittadini. Il governo stanzia 246 milioni per aumentare il tetto di spesa verso gli erogatori privati accreditati, così da utilizzare pienamente la rete convenzionata e ridurre i tempi di accesso a visite e diagnostica. Non si tratta di privatizzazione, ma di efficienza: l’obiettivo è garantire che chi ha bisogno di una risonanza o di un intervento possa ottenerlo entro tempi certi, sempre a carico del pubblico. Un altro pilastro riguarda l’adeguamento tariffario. Per la prima volta dopo anni, vengono aggiornati i rimborsi riconosciuti alle strutture sanitarie, con una revisione che interessa ricoveri e riabilitazione, ricoveri per acuti e prestazioni ambulatoriali e protesiche. Si tratta di un’operazione di riequilibrio che evita il collasso economico delle strutture e garantisce la qualità delle cure. Molti ospedali segnalavano da tempo che le tariffe non coprivano più i costi reali; ora il governo risponde con un intervento organico, allineando sanità pubblica e accreditata alle nuove esigenze del sistema. Un terzo capitolo riguarda la governance di farmaci e dispositivi medici. La manovra prevede un incremento del tetto di spesa per i dispositivi, misura che attenua l’impatto del contestato payback e garantisce stabilità al mercato dei fornitori. Sul fronte farmaceutico, arrivano risorse aggiuntive per rideterminare i tetti della spesa convenzionata e degli acquisti diretti. Interventi tecnici ma fondamentali, che significano meno contenziosi, maggiore continuità di forniture e minore rischio di carenze. Una parte rilevante del nuovo stanziamento, circa il 30% dell’incremento complessivo del Fsn, è vincolata a questi interventi specifici. In altre parole, la manovra 2026 non disperde risorse, ma le destina dove servono: liste d’attesa, tariffe, farmaci, dispositivi. È la logica del “denaro con missione”, non della spesa indistinta. I detrattori insistono sull’indicatore spesa sanitaria/Pil, ma è un argomento fuorviante: se il Pil cresce, la percentuale scende automaticamente, anche con fondi in aumento. E i fondi, infatti, crescono. Nel 2024 la Corte dei Conti ha certificato una spesa sanitaria record di 134 miliardi, già superata nel 2025 e destinata a salire ancora. Parlare di “tagli” è dunque un errore fattuale. Il confronto storico è impietoso: tra il 2012 e il 2019 furono “sottratti” o mai erogati circa 37 miliardi previsti per la sanità, in gran parte durante governi sostenuti proprio dal fronte progressista. Oggi, invece, si registrano aumenti costanti, accompagnati da una visione di sistema che valorizza la collaborazione pubblico-privato e il miglioramento dell’efficienza regionale. In definitiva, la piazza della Cgil lancia slogan, ma la legge di Bilancio 2026 racconta un’altra storia: quella di un governo che, pur in un quadro di prudenza fiscale, investe nella sanità in modo mirato segnando nuovi record. La sanità non si difende a colpi di megafono, ma con conti in ordine e risorse vere. E, una volta tanto, i numeri - freddi, concreti e verificabili - sono dalla parte del governo. ---End text--- Author: Gian Maria De Francesco Heading: Highlight: Landini minaccia ancora di bloccare il Paese, ma le dotazioni crescono come mai prima L’aggiornamento delle tariffe rafforza i servizi 17 In miliardi di euro l’incremento del Fondo sanitario nazionale dal 2022 (manovra del governo Draghi) al 2026, secondo le previsioni della legge di Bilancio appena approvata. Dotazione record 2 Su circa 6,5 miliardi di incremento del Fondo sanitario nazionale nel 2026 ben 2 miliardi saranno dedicati a investimenti diretti. Cifra che supera i 2,6 miliardi considerando i vari adeguamenti tariffari Image: -tit_org- AGGIORNATO - Sanità, fondi da record Sbugiardato Landini Sanità, fondi record dalla manovra 2026 La Cgil ha sbagliato tutti i suoi calcoli -sec_org- tp:writer§§ Gian Maria De Francesco guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601692004149.PDF §---§ title§§ Sanità, domani la firma del contratto Stop ai turni notturni per gli over 60 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601972003909.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "MESSAGGERO" del 26 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-26T04:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601972003909.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601972003909.PDF', 'title': 'MESSAGGERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601972003909.PDF tp:ocr§§ Sanità, domani la firma del contratto Stop ai turni notturni per gli over 60 IL NEGOZIATO ROMA Per 581.000 professionisti non medici del Servizio sanitario nazionale – infermieri, ostetriche, operatori socio-sanitari, tecnici sanitari e personale amministrativo – è in arrivo a novembre un aumento medio lordo mensile di 172 euro. Domani all'ora di pranzo ci sarà la firma definitiva del contratto 2022–2024 del comparto Sanità. L'intesa preliminare era stata sottoscritta prima della pausa estiva. Il sì della Corte dei Conti al Ccnl, senza il quale non era possibile procedere, è arrivato nelle ultime ore. Infermieri, tecnici e personale non dirigenziale del Ssn riceveranno, inoltre, tra 900 e 1270 euro di arretrati, a seconda della qualifica. Il contratto, che aumenta numerose indennità, tra cui quella di pronto soccorso, non interviene però solo sulle buste paga. L'accordo introduce anche una serie di novità normative per migliorare le condizioni di lavoro del personale della Sanità, valorizzarne le competenze e rafforzare l’efficienza dell'intero sistema. Per il personale over 60 è prevista, per esempio, la riduzione dei turni notturni. Più nel dettaglio, la firma del contratto 2022-2024 porterà a un incremento degli stipendi tabellari pari in media a 145 euro lordi al mese, a cui si sommano i 16,91 euro in più di indennità di pronto soccorso, i 3,38 euro in più di indennità di specificità infermieristica, i 5,52 euro lordi di aumento legati al superamento del limite di crescita dei trattamenti accessori e l’incremento di 1,45 euro dell’indennità per la tutela del malato. Per quanto riguarda invece gli arretrati, operatori, assistenti e personale di supporto riscuoteranno a novembre una somma compresa tra 900 e 1.200 euro. Funzionari e professionisti della Salute prenderanno fino a 1.270 euro. Gli arretrati relativi al biennio 2024-2025 saranno calcolati automaticamente e visibili nella busta paga. Infermiere al lavoro Quelli per gli anni 2022 e 2023 sono già stati erogati. In risposta all’aumento degli episodi di violenza verso gli operatori sanitari, il contratto stabilisce poi un principio fondamentale: l’azienda o l’ente pubblico sanitario si deve fare carico delle spese legali per la difesa del lavoratore aggredito. Vengono fissati nuovi limiti alla pronta disponibilità, affinché lo strumento non venga usato per coprire carenze strutturali. Il Ccnl estende anche la possibilità di ricevere o donare giorni di ferie ai colleghi. Il rinnovo del Ccnl è stato a lungo tenuto in ostaggio dai no di Cgil e Uil, che fin dall'inizio hanno chiesto più risorse e aumenti in linea con l'inflazione degli ultimi anni. IL PASSAGGIO Dopo la sottoscrizione definitiva del contratto 2022-2024, potrà ufficialmente partire il cantiere della nuova stagione contrattuale 2025-2027, che per i professionisti non medici del Ssn vale un ulteriore aumento del 6,9%. Sempre la settimana prossima è prevista infatti la firma dell'Accordo quadro per la definizione dei comparti e delle aree di contrattazione 2025-2027, dopodiché l'Aran, l'agenzia che tratta i rinnovi con i sindacati, potrà convocare i primi tavoli. Sanità e Funzioni centrali saranno i comparti che per primi vedranno partire le trattative. Per Funzioni locali e Istruzione e Ricerca ci sarà da aspettare: sui Ccnl 2022-2024 dei professori e dei dipendenti comunali deve esser ancora raggiunta un'intesa. Martedì saranno firmati anche i contratti collettivi di lavoro dei dirigenti delle Funzioni centrali per il triennio 2022-2024 e dell’area Presidenza del Consiglio dei ministri per il 2019-2021. La lista delle richieste che i sindacati dei lavoratori della Sanità porteranno al tavolo per il rinnovo del contratto 2025-2027 parte dalla detassazione degli aumenti contrattuali, una misura che all'ultimo momento non ha trovato spazio in manovra, e dal riconoscimento delle specificità delle professioni sanitarie e sociosanitarie. La Sanità, intanto, ha conquistato in legge di Bilancio 2,4 miliardi in più nel 2026 e ne avrà altri 2,65 miliardi sia nel 2027 che nel 2028. Le risors e aggiuntive verranno utilizzate per aumentare l'indennità di specificità di medici e infermieri e per nuove assunzioni. Francesco Bisozzi © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Francesco Bisozzi Heading: Highlight: IN ARRIVO AUMENTI MEDI DA 172 EURO AL MESE PER GLI INFERMIERI ARRETRATI DA 1.300 EURO Image:Infermiere al lavoro -tit_org- Sanità, domani la firma del contratto Stop ai turni notturni per gli over 60 -sec_org- tp:writer§§ Francesco Bisozzi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/26/2025102601972003909.PDF §---§