title§§ Intervista a Nino Cartabellotta - «Sulla sanità solo manutenzione ordinaria Ssn sempre più diseguale, servono modifiche»
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Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 24 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-24T01:46:00+00:00
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tp:ocr§§ INTERVISTA A NINO CARTABELLOTTA «Sulla sanità solo manutenzione ordinaria Ssn sempre più diseguale, servono modifiche» Per il presidente della Fondazione Gimbe, questa legge di Bilancio è «l’ennesima occasione mancata per invertire la rotta: la spesa sanitaria salirà temporaneamente al 6,16% del Pil nel 2026, per poi ridiscendere al 5,93% nel 2028. Le risorse copriranno gli aumenti contrattuali, non i divari territoriali» N ino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che cosa si aspettava dalla manovra per il Servizio sanitario nazionale? Sono state attese ben riposte oppure è rimasto deluso? Siamo di fronte all’ennesima occasione mancata per invertire la rotta. I 2,4 miliardi di euro stanziati per il 2026 e i 2,65 miliardi di euro previsti per il 2027 e 2028 all’interno della legge di Bilancio rappresentano solo un parziale tentativo di contenere il definanziamento del Servizio sanitario nazionale. Se guardiamo ai numeri, il Fondo sanitario nazionale passerà da 136,5 miliardi nel 2025 a 143,1 nel 2026, ma più di due terzi dell’incremento deriva da risorse già stanziate nelle manovre precedenti. In rapporto al Pil, la spesa sanitaria salirà solo temporaneamente al 6,16% nel 2026, per poi ridiscendere al 5,93% nel 2028, tornando così sotto la soglia psicologica del 6%. In sostanza, si tratta di un intervento di manutenzione ordinaria e non di un piano di rilancio. Le risorse serviranno in gran parte a coprire aumenti contrattuali, ma non bastano a colmare i divari territoriali né a rafforzare i servizi sanitari. Anche le misure previste – dal piano assunzioni al potenziamento della prevenzione – sono frammentate e spesso di portata troppo limitata per produrre un reale impatto. Servirebbero investimenti strutturali e una visione di lungo periodo, e invece ci troviamo ancora una volta con interventi parziali, senza un chiaro disegno strategico e senza il coraggio politico di fare della salute una vera priorità nazionale. Quali priorità, che il Governo non ha considerato nel disegno di legge sul Bilancio, dovrebbero e potrebbero essere recuperate dal Parlamento? La priorità assoluta è fermare l’emorragia del Servizio sanitario nazionale, che oggi soffre una carenza cronica di risorse, personale e fiducia. Occorre garantire in modo stabile il finanziamento dei Livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio, perché senza questo presidio minimo ogni disegno di riforma rischia di restare solo sulla carta. La Manovra 2026 ha il merito di destinare nuove risorse, ma il gap rispetto alle previsioni di spesa sanitaria – pari a 6,8 miliardi nel 2026 e in crescita negli anni successivi – continuerà a pesare sui bilanci regionali, costringendo le Regioni a scelte difficili: tagliare i servizi o aumentare le tasse. Il Parlamento dovrebbe intervenire in modo mirato su tre fronti. Primo: il personale sanitario, aumentando l’attrattività del lavoro pubblico e superando i vincoli di spesa che oggi rendono inefficaci i piani di assunzione. Secondo: la sanità territoriale, ancora troppo fragile, dove servono investimenti per le Case di comunità, le cure intermedie e la telemedicina, oggi in ritardo anche rispetto agli obiettivi del Pnrr. Terzo: la governance, che va resa più trasparente e partecipata, con un piano pluriennale di rifinanziamento e meccanismi di monitoraggio che evitino la dispersione delle risorse. Il Parlamento può e deve dare un segnale di inversione, puntando su poche misure concrete, misurabili e coerenti con l’obiettivo di restituire forza e dignità al Servizio sanitario nazionale, perché non si tratta solo di numeri, ma di un diritto costituzionale da garantire a tutti i cittadini. Pochi giorni fa, la Fondazione Gimbe, riprendendo uno studio internazionale, evidenziava che in Italia non c’è un problema di medici. E che ne avremmo a sufficienza. Insomma, ci sono o non ci sono? I numeri dicono che i medici in Italia ci sono. Con 5,4 medici ogni 1.000 abitanti, siamo ben sopra la media Ocse. Il problema non è quantitativo, ma di allocazione, organizzazione e condizioni di lavoro. Il Ssn
è sempre meno attrattivo per i giovani professionisti: carichi di lavoro insostenibili, retribuzioni basse, scarse prospettive di carriera. Molti medici scelgono il privato, o l’estero, oppure abbandonano la professione. Allo stesso tempo, scontiamo gravi carenze in specialità chiave come medicina d’urgenza, anestesia, medicina generale. Ecco perché parlare genericamente di “carenza di medici” è fuorviante: occorre invece intervenire sulle leve che rendono la sanità pubblica un ambiente attrattivo e sostenibile. Guardando alla sanità italiana del futuro, dobbiamo aspettarci, secondo lei, un arretramento qualitativo e quantitativo delle cure attualmente erogate? Purtroppo è uno scenario già in corso. Le liste d’attesa si allungano, i pronto soccorso scoppiano, i servizi territoriali sono ancora incompleti, l’assistenza domiciliare è a macchia di leopardo. Le disuguaglianze di accesso crescono, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione. E mentre la spesa sanitaria pubblica perde peso rispetto al Pil, quella privata continua ad aumentare. Questo arretramento non è improvviso, ma il frutto di decenni di definanziamento, mancata programmazione, e scarsa attenzione politica. Se non si cambia rotta in fretta, il rischio concreto è quello di un servizio sanitario sempre più inaffidabile, frammentato e diseguale. Un sistema che garantisce diritti solo sulla carta, ma non nella realtà quotidiana delle persone. La nostra sanità va sempre più verso modelli assistenziali privati o mutualistici? Crede insomma che l’idea del Governo sia quella di incentivare un mercato della spesa privata? Nessun governo ha mai dichiarato di voler privatizzare il Ssn. Ma è nei fatti che la sanità privata – soprattutto quella “pura” – si espande sempre di più. Questo accade perché il pubblico arretra. Le famiglie sono costrette a pagare di tasca propria, o a rivolgersi a fondi, assicurazioni, pacchetti sanitari. È il mercato che riempie i vuoti lasciati dallo Stato. Non è un disegno esplicito, ma il risultato di scelte politiche e finanziarie che nel tempo hanno reso la sanità pubblica meno efficace e meno accessibile. È un processo che crea un sistema a due velocità: chi può pagare ha più accesso e più rapidamente, chi non può resta indietro. È questa la deriva che dobbiamo fermare. Se le cose stanno così, che fine farà il Servizio sanitario nazionale? Il Servizio Sanitario Nazionale non morirà da un giorno all’altro. Ma rischia di spegnersi lentamente, per asfissia finanziaria e indifferenza politica. Oggi, già milioni di persone rinunciano alle cure o affrontano spese sanitarie insostenibili. Il Ssn è nato per garantire a tutti il diritto alla salute, indipendentemente da reddito o residenza. Se non si cambia rotta, diventerà un sistema residuale, che si occupa solo dei casi più gravi o di chi non può permettersi altro. Salvare il Ssn non è solo una questione tecnica o economica: è una scelta di civiltà. Significa decidere che la salute delle persone viene prima di tutto, che è un investimento per il futuro del Paese e non un costo da tagliare. ---End text--- Author: VITO SALINARO Heading: Highlight: «Il Parlamento dovrebbe intervenire su tre fronti: il personale, gli investimenti sulle Case di comunità, la trasparenza della governance. Quanto ai medici, con 5,4 ogni mille abitanti siamo sopra la media Ocse. Ma molti scelgono il privato o vanno all’estero, bisogna rendere il pubblico attrattivo» Image:Il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta -tit_org- Intervista a Nino Cartabellotta - «Sulla sanità solo manutenzione ordinaria Ssn sempre più diseguale, servono modifiche» -sec_org-
tp:writer§§ VITO SALINARO
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title§§ «Sulla sanita solo l'ennesima illusione contabile»
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Estratto da pag. 4 di "ECO DI BERGAMO" del 24 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-24T04:15:00+00:00
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tp:ocr§§ «Sulla sanità solo contabile» Vannacci avanti conl’ennesima i suoi team,illusione i capigruppo frenano La Lega Fondazione Gimbe L’ex generale Le risorse delnon Fnsarretra saliranno sui territoriali macomitati nel 2028 la spesa rispetto Molinari dice «no» strutture al Pil scenderà. «Eaagli politiche o alternative operatoriparallele solo le briciole» ROMA Roma MICHELA SUGLIA Con la legge di Bilanteam Vannacci «vancio 2026Iappena approvata, alno sanità avanti, arriveranno come prima erisorse più di la prima». Detta ilaggiuntive passo, e insiste, economiche e il l'ex paracadutista Fondo sanitarioe vicesegretanazionale rio della Lega sull'attività dei (Fsn), soprattutto nel 2026, 170 comitati ispirati crescerà, finoterritoriali a toccare i 145 mial suo totali libro «Il al contraliardi nelmondo 2028 rispetto ai rio» edel che2025. puntano a spesa diventare 136,5 Ma la per ¦ 200 a breve. Roberto Vannacci la sanità pubblica è in realtà «in non vede nessuno alle sue diminuzione», dalstop momento creature nellesarà decisioni che nel 2028 pari al prese 5,6% dal consiglio del Pil controfederale l’attualedella 6,3. ÈLega cridi martedì. muove sul filo sottica l’analisiSiche la Fondazione tile dell'ovvio, ma non arretra. Gimbe ha presentato in merito «L'azione e l'impegno team alla manovra: «Non c’èdei alcun riva avanti esitazione, come lancio delsenza Servizio sanitario naprima più di prima - dice al zionale,e mentre ai professioniCorriere - Se membri sti vannodella solo sera briciole». dell'associazione vorranno preAlla sanità, afferma Gimbe, sentarsi come candidati eleziosono aggiunti in totalea7,7 mini future lo potranno liardi di euro: 2,4 nelfare». 2026Loe ripete, 2,65 nelforte 2027anche e nel dell'ultima 2028. Nel vulgata chedunque mercole-a 2028 il del Fsnpartito arriverà dì definito i teamma Vannac145aveva miliardi di euro, scenci «non allarispetto Lega». Inderà al alternativi 5,9% del Pil al somma E quindi nessu6,3% nelinnocui. 2024. Nel 2026 si regino a candidarsi, purché strascandalo inoltre un gap di 6,8 miliarnel del partito. Tant'è di diperimetro euro rispetto alle stime di che 4 leghisti, e contemporaneaspesa sanitaria: «La coperta mente iscrittièdisempre team del delle regioni piùmilitacorta re, sono già in solo corsamisure in Veneto ale dal governo framle regionaliLa di novembre. mentate». Fondazione parla Restano sullo alcuniilludidunque di unasfondo «ennesima stinguo. A 48 ore che dal Federale sione contabile, abbaglia dei sono i capigrupconchiarimenti, numeri altisonanti abilpo parlamentari a esporsi. Masmente combinati». Intanto, sesimiliano Romeo ai e Riccardo Mocondo il report, professionilinari, che oltre ai rispettivi ruoli sti sanitari «vanno solo bricioal Camera guidano le,Senato mentree alla le assunzioni di inil partitosono in Lombardia e dalPiefermieri possibili solo monte, tornano sul tema e frena-l’estero». «In termini assoluti no. PerilRomeo, dal Federale «il spiega presidente Nino Carmessaggio stato molto chiaro: tabellotta -èl’aumento di risorse no partito2026-2028 nel partito»,risulspeperailun triennio cificando che «nessuno vieta ta sostanzialmente uniforme, che unalcun iscritto alla Lega possa senza segnale di rilancio far parte di un'associazione culprogressivo del Fsn. La manoturale», maprevede «non si possono prevra 2026 2,4 miliardi tendere quote nel partito». di euro aggiuntivi per la sanità, Idem Molinari: team non poscertamente un«I segnale imporsono strutture politiche tante essere da parte del governo, ma parallele o alternative a noi. Le queste risorse rischiano di diliste devono tessera delsperdersi inavere millelarivoli, come la Lega, non dei team. Quello in un tentativo di accontentare che ribadito Salvini disegno è che i tuttiha senza un chiaro team vanno bene se sono circoli strategico». E questo a fronte, culturali. diventano alternatiricorda, diSe5,8 milioni di italiani vi Lega, chealla nellinea 2024politica hannodella dovuto rinon vannoalle piùcure. bene». nunciare ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Sul
la sanita solo l’ennesima illusione contabile» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Così curarsi è diventata una roulette
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Estratto da pag. 52 di "ESPRESSO" del 24 Oct 2025
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tp:ocr§§ Così curarsi è diventata una roulette uaranta ore di attesa in pronto soccorso. Otto mesi per un referto istologico. Due ore per un’ambulanza che non arriva. In Italia, sempre più spesso, la differenza tra vivere e morire non dipende dalla malattia, ma dalla capacità del sistema sanitario di rispondere. E oggi, quel sistema, troppo spesso, non risponde più. A dimostrarlo non sono soltanto i numeri ma le storie di chi ha perso la vita. Storie come quella di Cristina Pagliarulo, 41 anni, morta al Ruggi di Salerno dopo quaranta ore di attesa. L’autopsia è stata lapidaria: morte «prevedibile e prevenibile», ritardo «oltre il margine di errore accettabile». Poi c’è la storia di Serafino Congi, 48 anni, ha avuto un infarto a San Giovanni in Fiore. In ospedale c’era un solo medico per coprire un turno che ne prevedeva significa morire. idenza sei. Niente ambulanza, niente Quattro storie, ch minano elisoccorso: per ore ha aspetta- ma il sintomo di un s sanità. to un mezzo da Cosenza. Quan- pure il governo Melo do è arrivato, era troppo tardi. stinato alla sanità «ris ea non Serafino è morto. razione che crolla dav rantiti Maria Cristina Gallo, 56 Rapporto Gimbe ch a spesa anni, si era sottoposta a una stro di un sistema che biopsia nel 2023. Il referto è arta: il Fondo sanitario i orto al rivato dopo otto mesi: otto mesi solo nominalmente, spiega in cui il tumore è avanzato. Ave- 2022 a 136,5 miliardi ellotta, va denunciato pubblicamente i porto al Pil la quota è ritardi dell’Asp di Trapani. Non Uno scostamento app Gimbe è bastato: è morta anche lei. che corrisponde a un E infine c’è il caso di M.E., va di 13,1 miliardi sot giovane mamma romana: risonanza ma- blica. E le conseguenz gnetica cardiaca urgente, nel pubblico 6 sie, nei pronto soccor mesi di attesa, nel privato accreditato due oltre 5,8 milioni di ita giorni e 400 euro, più di metà del suo sti- rinunciato a una pre pendio da precaria. Il messaggio è chiaro: o motivi economici. Un paghi, o aspetti. E aspettare, in troppi casi, La spesa sanitaria Q significa morire. Quattro storie, che non sono eccezioni ma il sintomo di un sistema al collasso. Eppure il governo Meloni si vanta di aver destinato alla sanità «risorse record». Una narrazione che crolla davanti ai numeri dell’8º Rapporto Gimbe che certificano il disastro di un sistema che cresce solo sulla carta: il Fondo sanitario infatti è aumentato ma solo nominalmente, da 125,4 miliardi del 2022 a 136,5 miliardi nel 2025, ma in rapporto al Pil la quota è scesa dal 6,3% al 6,1%. Uno scostamento apparentemente minimo che corrisponde a una perdita complessiva di 13,1 miliardi sottratti alla salute pubblica. E le conseguenze si vedono nelle corsie, nei pronto soccorso, nelle liste d’attesa: oltre 5,8 milioni di italiani nel 2024 hanno rinunciato a una prestazione sanitaria per motivi economici. Uno su dieci. La spesa sanitaria a carico delle famiglie ha toccato i 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa totale. Per chi è povero, rinunciare alle cure significa rinunciare alla salute. E quando le risorse mancano, a pagare sono i cittadini. Con l’attesa. Con la rinuncia. Con la vita. Ma la crisi sanitaria non colpisce tutto il Paese allo stesso modo. L’aspettativa di vita certifica questo divario: 84,7 anni nella provincia di Trento, 81,7 in Campania. Il risultato è un’Italia spaccata in due. Anche la mobilità sanitaria racconta il fallimento del sistema: nel 2022 oltre 5 miliardi di euro sono serviti a curare cittadini del Centro e del Sud nelle Regioni del Nord — Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Il 78,8% dei pazienti costretti a spostarsi proviene da sei Regioni, in gran parte governate dalle destre: Abruzzo, Calabria, Sicilia, Lazio, a seguire Campania e Puglia. Non va meglio per i Lea. Nel 2023 solo 13 Regioni rispettavano i Livelli essenziali di assistenza, le prestazioni che dovrebbero essere garantite a tutti i cittadini. Non cresce solo il privato convenzionato: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie per strutture del privato “puro” è aumentata del 137%, da 3 a oltre 7 miliard
i di euro. Intanto il Pnrr che doveva essere la svolta, è fermo: solo il 12,7% delle Case di comunità è pienamente operativo e appena il 2,7% ha personale completo. Mancano 5.500 medici di base, 500 pediatri e migliaia di infermieri, sempre più attratti dal privato o dall’estero. Così mentre il centrodestra smantella il Servizio sanitario nazionale costringendo i cittadini verso il privato: la salute si trasforma da diritto costituzionale a privilegio riservato a chi può permetterselo. E il progressivo espandersi del privato è una conseguenza di scelte politiche? «Più che da un disegno esplicito – dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è il frutto di una lunga serie di omissioni e negligenze politiche che hanno portato al progresESAME Il reparto di Radiologia dell’ospedale Sant’Andrea di Roma sivo indebolimento del Ssn. Il risultato è un ecosistema misto dove l’offerta pubblica arretra e quella privata si espande, provando a colmare le carenze, ma al prezzo di una crescente disuguaglianza nell’accesso alle cure. Infatti, ad espandersi in maniera rilevante non è più il privato convenzionato, ma quello “puro”: dove un erogatore privato sostenuto da capitali privati crea un secondo binario solo per chi può permettersi di pagare di tasca propria». Ma cosa significa veramente, al di là dei numeri, vivere in ritardi una regione dove i Livelli essenno una ziali di assistenza non sono gaale. Un rantiti? Cartabellotta non ha u dieci dubbi: «Significa avere un accesso limitato e spesso inaccettabinciato le alle cure. Significa attendere oni. In mesi per una visita o un esasborso me, spostarsi in un’altra Regione per ricevere assistenza, essere lie nel costretti a rivolgersi al privato a sciuto pagamento o addirittura rinuncento ciare alle prestazioni per motivi economici. È la quotidianità di chi vive sulla propria pelle le conseguenze di un sistema che non riesce a garantire in modo uniforme i diritti sanciti dalla Costituzione. Per chi è più fragile o in condizioni economiche precarie, questo si traduce in un peggioramento concreto della salute e della qualità della vita». E il continuo ricorso al privato influenza inevitabilmente anche la fiducia dei cittadini nel sistema pubblico. «In modo profondo – continua il presidente di Gimbe – Quando i cittadini percepiscono che il sistema pubblico non è più in grado di rispondere in tempi adeguati e con qualità ai loro bisogni di salute, la fiducia si sgretola inesorabilmente. Il crescente ricorso al privato non è sempre una scelta libera, ma spesso una necessità imposta dalle circostanze. E quando curarsi diventa un privilegio riservato a chi può permetterselo, la sanità pubblica perde la sua natura universalistica e si trasforma in un sistema selettivo. Un circolo vizioso che mina il patto sociale tra cittadini e Stato, alimenta la sfiducia verso le istituzioni e corrode alla radice il principio di equità su cui il Ssn è stato costruito». Che sia un problema essenzialmente di risorse è evidente dall’analisi dell’andamento delle prestazioni in ragione del reddito e del luogo di residenza. «Serve innanzitutto – aggiunge Cartabellotta – un deciso rifinanziamento pubblico del Servizio sanitario nazionale, in linea con i bisogni reali di salute della popolazione e con i livelli di spesa dei Paesi europei più avanzati. Ma le risorse da sole non bastano, non sono sufficienti. Occorre parallelamente un piano di riforme strutturali per aggiornare e garantire l’uniforme erogazione dei Livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale, integrare realmente assistenza ospedaliera, territoriale e socio-sanitaria, restituire attrattività professionale ed economica ai professionisti sanitari, attuare una piena digitalizzazione del Ssn, rivedere i criteri di riparto del fondo sanitario, oltre che dei Piani di rientro e dei commissariamenti. Senza una governance nazionale forte e condivisa, il rischio concreto è quello di un sistema a più velocità, dove il diritto costituzionale alla salute dipende sempre più dal codice di avviamento postale, dalla fortuna
di essere nati dalla parte giusta del Paese». ---End text--- Author: LINDA DI BENEDETTO Heading: Highlight: Reddito e residenza determinano l’accesso alla sanità. Perché i Lea non sono garantiti ovunque e la spesa cala in rapporto al Pil. Come spiega Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe Disfunzioni e ritardi innescano una spirale letale. Un italiano su dieci ormai ha rinunciato alle prestazioni. In sette anni l’esborso delle famiglie nel privato è cresciuto del 137 per cento Image:ESAME Il reparto di Radiologia dell’ospedale Sant’Andrea di Roma CONFERENZA Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, durante un incontro al Senato -tit_org- Così curarsi è diventata una roulette -sec_org-
tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO
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title§§ Manovra: 8 mld per le imprese, briciole agli altri = Manovra, vincono le imprese, briciole agli altri
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Estratto da pag. 6 di "FATTO QUOTIDIANO" del 24 Oct 2025
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tp:ocr§§ TAJANI CONTRO LA LEGA Manovra: 8 mld per le imprese, briciole agli altri MANOVRA, VINCONO LE IM PRESE. BRICIOLE AGLI ALTRI IL DOSSIER • Premiati e colpiti dalla legge di Bilancio q DI FOGGIA, PALOMBI E SALVINI A PAG. 6 - 7 I l “miracolo” della manovra di cui ha parlato prima Giancarlo Giorgetti è di averne varata una mignon - 18,7 miliardi, la più piccola da molti anni – ch e non ha alcun impatto sulla crescita per ammissione dello stesso governo. Tenendo presente che parliamo di sole operazioni di piccolo cabotaggio, il ddl bilancio – come ogni decisione economica – lascia sul campo vincitori e vinti: una breve panoramica prima delle (molto eventuali) modifiche parlamentari. PERDENTI. DALLE BANCHE A MINISTRI E PENSIONATI Dividendi. La vera sorpresa della manovra. Il governo alzando dal 5 al 10% la quota minima di partecipazione in una società estera per ottenere l’esclusione dalla base imponibile dei dividendi percepiti. Un aumento delle tasse da un miliardo all’anno che colpirà singoli investitori, ma soprattutto holding e family office (i gestori dei patrimoni delle famiglie ricche). Forza Italia s’è già detta contraria e promette modifiche in Parlamento, come nel caso della maggiore tassazione (dal 21 al 26%) sugli affitti brevi, che però vale “solo” cento milioni all’anno. Banche e assicurazioni. Dovranno dare alla patria un po’ più di 10 miliardi in tre anni (solo nel 2025 ne faranno una sessantina di utili): dovevano essere 11,5 miliardi, ma nel weekend hanno ottenuto uno sconto. Il contributo vero, però, vale cinque miliardi e mezzo, che arrivano dall’aumento triennale dell’Irap e dalla tassazione degli utili accantonati a riserva nel 2023. Il resto sono provvedimenti fiscali molto simili al “prestito” dello scorso anno: si cambiano alcune norme sui crediti differiti (le cosiddette Dta) e sulla deducibilità delle perdite, dei crediti ammalorati e degli interessi passivi (qui alla fine la tassazione resterà leggermente più alta) per incassare di più nel prossimo triennio. Un pacchetto che vale circa 4,5 miliardi nel triennio. Ministeri.Dopo i tagli per 7 miliardi in tre anni previsti dalla manovra dell’anno scorso, questa ne aggiunge per altri 7,1 miliardi: 2,2 miliardi nel 2026 e nel 2027, 2,8 dal 2028 in poi. In valori assoluti a perdere di più sono il Tesoro, ovviamente, con 3,2 miliardi nel triennio e i grandi intermediatori di fondi come Infrastrutture (1,3 miliardi) e Ambiente (quasi 900 milioni). Percentualmente sui fondi amministrati direttamente, però, particolarmente pesanti paiono i tagli a Cultura (oltre 320 milioni) e Istruzione (circa 565 milioni). Per evitare sorprese, peraltro, una gran parte dei tagli - circa 4,2 miliardi – sono già decisi prosciugando i fondi non spesi senza alcuna possibilità di intervento per i “tagliati”. Automobilisti. I balzelli che li penalizzano faranno felice l’erario. Il trucco di parificare le accise su diesel e benzina (alzando le prime e abbassando le seconde) porta nelle casse dello Stato 1,2 miliardi in tre anni e, una volta a regime, circa 270 milioni l’anno. Il motivo è semplice: si consuma tre volte più gasolio che benzina. Da sigarette, e-cig e altri prodotti da fumo, invece, arriva addirittura 1,5 miliardi nel triennio, ottocento milioni l’anno a regime. Pensioni. Sempre meglio di niente i 12 euro al mese per le minime di chi ha 70 anni, una presa in giro il rinvio parziale e di un solo anno dell’aumento di 3 mesi dell’età pensionabile (al costo di un miliardo e mezzo...), una dichiarazione politica l’e l i mi n azione di ogni programma per il ritiro anticipato ad esclusione della cosiddetta “A pe sociale”. VINCITORI DAL MEF A CONFINDUSTRIA Imprese. Nella manovra mini almeno loro qualcosa incassano: 4 miliardi (in sette anni) dal super-ammortamento sui beni strumentali, 4,3 miliardi tra 2027 e 2029 dagli sgravi per la Zona economica speciale al Sud. Poi vanno almeno citati i 650 milioni in due anni per gli investimenti produttivi delle Pmi (Nuova Sabatini) e 400 milioni da qui al 2028 per la filiera del turismo. Cisl e Uil. Anch
e la detassazione degli aumenti contrattuali e del lavoro notturno e festivo può essere considerata un aiuto alle imprese: scarica sulle casse dello Stato una parte degli aumenti che dovranno concedere ai lavoratori. Era però una richiesta (anche) di Cisl e Uil, soprattutto perché rende assai più facile il loro lavoro nella contrattazione: la Cgil, tra i confederali, resta sola all’opposizione di Meloni e soci. Giorgetti.Sono tre anni che fa quel che vuole, anche ai danni dei suoi colleghi, spalleggiato dalla premier: è l’a ge nd a Draghi che ce l’ha fatta. Schillaci. Con questi chiari di luna ottenere, invece di tagli, circa 2,5 miliardi l’anno nel 2026 e 2027 per il Servizio sanitario è già qualcosa: certo, come ha ricordato anche ieri la fondazione Gimbe, il Ssn è sottofinanziato per una cifra dieci volte superiore... Piccoli evasori. Hanno una nuova rottamazione delle cartelle, la quinta, che secondo il Tesoro costerà oltre 700 milioni di minori entrate. Pare sia l’ultima volta, difficile che ci creda qualcuno... © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marco Palombi Heading: IL DOSSIER • Premiati e colpiti dalla legge di Bilancio Highlight: Saldo dare/avere Non solo banche, dai pensionati ai ministeri ecco chi ci rimette Il governo fa felici Confindustria, sindacati (Cisl-Uil) e mini-evasori I GRANDI CONTRIBUTORI E BENEFICIARI 10MLD DAL CREDITO Il contributo delle banche è spalmato nel triennio, ma solo metà è un aumento secco (il resto è un anticipo che verrà recuperato più avanti) 8MLD NUOVI SUSSIDI Alle imprese va la fetta più corposa. Per il taglio Irpef poco più di 2 miliardi Una manovra molto seria, equilibrata, va letta nel solco delle precedenti Giorgia Meloni • 17 ottobre 2025 Image:re e, i il) Come Draghi Giorgetti e Meloni difendono una manovra da 18 mld, la più piccola dal 2014 FOTO ANSA a riserva nel 2023. Il resto sono provvedimenti fiscali molto simili al “prestito” dello scorso anno: si cambiano alcune norme sui crediti differiti (le cosiddette Dta) e sulla deducibilità delle perdite, dei crediti ammalorati e degli interessi passivi (qui alla fine la tassazione resterà leggermente più alta) per incassare di più nel prossimo triennio. Un pacchetto che vale circa 4,5 miliardi nel triennio. Ministeri.Dopo i tagli per 7 miliardi in tre anni previsti dalla manovra dell’anno scorso, questa ne aggiunge per altri 7,1 miliardi: 2,2 miliardi nel 2026 e nel 2027, 2,8 dal 2028 in poi. In valori assoluti a perdere di più sono il Tesoro, ovviamente, con 3,2 miliardi nel triennio e i grandi intermediatori di fondi come Infrastrutture (1,3 miliardi) e Ambiente (quasi 900 milioni). Percentualmente sui fondi amministrati direttamente, però, particolarmente pesanti paiono i tagli a Cultura (oltre 320 milioni) e Istruzione (circa 565 milioni). Per evitare sorprese, peraltro, una gran parte dei tagli - circa 4,2 miliardi – sono già decisi prosciugando i fondi non spesi senza alcuna possibilità di intervento per i “tagliati”. Automobilisti. I balzelli che li penalizzano faranno felice l’erario. Il trucco di parificare le accise su diesel e benzina (alzando le prime e abbassando le seconde) porta nelle casse dello Stato 1,2 miliardi in tre anni e, una volta a regime, circa 270 milioni l’anno. Il motivo è semplice: si consuma tre volte più gasolio che benzina. Da sigarette, e-cig e altri prodotti da fumo, invece, arriva addirittura 1,5 miliardi nel triennio, ottocento milioni l’anno a regime. Pensioni. Sempre meglio di niente i 12 euro al mese per le minime di chi ha 70 anni, una presa in giro il rinvio parziale e di un solo anno dell’aumento di 3 mesi dell’età pensionabile (al costo di un -tit_org- Manovra: 8 mld per le imprese, briciole agli altri Manovra, vincono le imprese, briciole agli altri -sec_org-
tp:writer§§ MARCO PALOMBI
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title§§ Sanità: sale il Fondo ma nel ' 28 scende al 5,6% del Pil
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/24/2025102403088906888.PDF
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Estratto da pag. 4 di "GAZZETTA DEL SUD" del 24 Oct 2025
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tp:ocr§§ Sanità: sale il Fondo ma nel ‘28 scende al 5,6% del Pil Gimbe: «Dalla Finanziaria nessun rilancio per il Ssn e briciole ai professionisti» ROMA Con la legge di Bilancio 2026 appena approvata, alla sanità arriveranno risorse economiche aggiuntive ed il Fondo sanitario nazionale (Fsn), soprattutto nel 2026, crescerà, fino a toccare i 145 miliardi totali nel 2028 rispetto ai 136,5 del 2025. Ma la spesa per la sanità pubblica è in realtà «in diminuzione», dal momento che nel 2028 sarà pari al 5,6% del Pil contro l’attuale 6,3. È critica l’analisi che la Fondazione Gimbe ha presentato in merito alla manovra: «Non c’è alcun rilancio del Servizio sanitario nazionale, mentre ai professionisti vanno solo briciole». Alla sanità, afferma Gimbe, sono aggiunti in totale 7,7 miliardi di euro: 2,4 nel 2026 e 2,65 nel 2027 e nel 2028. Nel 2028 il Fsn arriverà dunque a 145 miliardi di euro, ma scende al 5,9% del Pil rispetto al 6,3% nel 2024. Nel 2026 si registra inoltre un gap di 6,8 miliardi di euro rispetto alle stime di spesa sanitaria: «La coperta delle regioni è sempre più corta e dal governo solo misure frammentate». La Fondazione parla dunque di una «ennesima illusione contabile, che abbaglia con numeri altisonanti abilmente combinati». Intanto, secondo il report, ai professionisti sanitari «vanno solo briciole, mentre le assunzioni di infermieri sono possibili solo dall’estero». «In termini assoluti - spiega il presidente Nino Cartabellotta - l’aumento di risorse per il triennio 2026-2028 risulta sostanzialmente uniforme, senza alcun segnale di rilancio progressivo del Fsn. La manovra 2026 prevede 2,4 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, certamente un segnale importante, ma queste risorse rischiano di disperdersi in mille rivoli, perché non c’è un chiaro disegno strategico». E questo a fronte, ricorda, di 5,8 milioni di italiani che nel 2024 hanno dovuto rinunciare alle cure. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Nino Cartabellotta Presidente Fondazione Gimbe -tit_org- Sanità: sale il Fondo ma nel ‘ 28 scende al 5,6% del Pil -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ In Veneto ottime cure, quando ci sono
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Estratto da pag. 7 di "GENTE VENETA" del 24 Oct 2025
Dalla panoramica sulla situazione della sanità regionale emergono livelli alti nelle prestazioni, ma a causa delle liste d'attesa l'8% dei veneti rinuncia a curarsi o si rivolge al privato. Il nodo del personale
pubDate§§ 2025-10-24T06:33:00+00:00
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tp:ocr§§ VERSO IL VOTO - Tra le prestazioni più critiche, in termini di tempi d’attesa, a Venezia risultano la mammografia bilaterale e l’ecografia ostetrica In Veneto ottime cure, quando ci sono Dalla panoramica sulla situazione della sanità regionale emergono livelli alti nelle prestazioni, ma a causa delle liste d’attesa l’8% dei veneti rinuncia a curarsi o si rivolge al privato. Il nodo del personale P rima regione in Italia per i Livelli essenziali di assistenza, con tanti “ma”. Il Veneto, sulla sanità, ha giocato negli ultimi dieci anni la sua partita e, secondo i dati della fondazione Gimbe - fondazione che monitora scientificamente la sanità italiana - l’ha vinta con 288 punti, contro i 286 della Toscana e i 278 dell’Emilia. I dati proposti riguardano il 2022, 2023 e 2024, quindi non perfettamente allineati a oggi. La Regione ha potuto contare su un riparto del Fondo sanitario nazionale pro capite di 2.100 euro nel 2023, più 62 euro rispetto al 2022 (maggiore rispetto alla Lombardia, che è aumentata di 49 euro, ma inferiore all’Emilia-Romagna, +65 euro). Nel 2024 il Veneto ha un riparto di un euro in più rispetto alla media nazionale. SI RINUNCIA SEMPRE PIÙ SPESSO ALLE PRESTAZIONI. Tra i “ma”, l’aumento delle rinunce alle prestazioni sanitarie: persone che non attendono la visita o l’operazione e si rivolgono altrove. Sono quasi l’8% dei cittadini (383 mila persone, 24mila in più rispetto al 2023: è come se un’intera Ulss 7 Pedemontana non venisse utilizzata dai propri cittadini). In Italia questa percentuale è in media del 10%, in testa la Lombardia, dove più di un milione di persone rinuncia alle prestazioni. È certamente questa una delle criticità che - in materia di sanità - dovrà affrontare il nuovo presidente della Regione, all’indomani del voto del 23-24 novembre. Nel 2024, prendendo esempi relativi alla priorità B, l’Ulss 1 Dolomiti - secondo la programmazione ex ante, ovvero prima di erogare la prestazione - già fatica a garantire l’holter con priorità B. Per l’Ulss della Marca tutto garantito ex ante nel 2024, nel 2025 la colonscopia è in ritardo. A Venezia problemi per la mammografia bilaterale e l’ecografia ostetrica; a Padova solo il 33% dei test cardio da sforzo sono garantiti, metà delle spirometrie; a Vicenza la metà delle Tac dell’addome e l’80% delle visite pneumologiche; a Verona solo il 75% delle ecografie ostetriche. Il Veneto è sopra la media per il personale sanitario dipendente: 13 unità ogni mille abitanti (11,9 in Italia). Quart’ultimo posto per il personale medico (1,63 medici ogni mille abitanti) e sopra la media per gli infermieri (5,29), con un rapporto infermieri/medici di 3,25 (media Italia 2,54). Ansia per il futuro: all’Università di Padova si registra un calo del 15% delle iscrizioni al corso di Laurea in Infermieristica. MANCANO I MEDICI. Ombre sui medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Nel 2024, il corso specialistico che forma i medici di famiglia, gestito dalla Regione e non dall’università, si è ritrovato con 102 candidati in meno rispetto ai posti disponibili (-41%; la media in Italia è di -15%). Va male anche per chi è già in servizio: il massimale di 1.550 assistiti viene superato in Veneto quasi nel 70% dei casi, contro il 50% della media italiana. Ogni medico ha 1.546 assistiti in media (in realtà qualcuno va ben oltre questo numero; la media nazionale è di 1.374). Una carenza ormai strutturale. Per la Fondazione Gimbe, dal 1° gennaio 2024, al Veneto mancano 785 medici di medicina generale. C’è, poi, necessità di 93 pediatri di libera scelta, terza fra le regioni italiane; entro il 2028, 190 pediatri raggiungeranno i 70 anni, età di pensionamento. Il Veneto ha superato il massimale per il numero medio di assistiti dai pediatri: ognuno ha 1.008 assistiti contro un massimale di 1.000 e la media nazionale di 900. Riguardo alla mobilità ospedaliera, il Veneto si colloca nel 2024 nel gruppone con Emilia e Lombardia, che da sole raccolgono il 94,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria. Fuori dall’astrazione dei numeri, significa che ques
te sono le regioni verso cui si emigra per farsi curare. Il Veneto, con il suo credito di circa 500 milioni, è la terza regione per mobilità attiva. Mariano Montagnin ---End text--- Author: Mariano Montagnin Heading: Highlight: Image: -tit_org- In Veneto ottime cure, quando ci sono -sec_org-
tp:writer§§ Mariano Montagnin
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§---§
title§§ Sanità: sale il Fondo ma nel ' 28 scende al 5,6% del Pil
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Estratto da pag. 4 di "GIORNALE DI SICILIA" del 24 Oct 2025
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tp:ocr§§ Sanità: sale il Fondo ma nel ‘28 scende al 5,6% del Pil Gimbe: «Dalla Finanziaria nessun rilancio per il Ssn e briciole ai professionisti» ROMA Con la legge di Bilancio 2026 appena approvata, alla sanità arriveranno risorse economiche aggiuntive ed il Fondo sanitario nazionale (Fsn), soprattutto nel 2026, crescerà, fino a toccare i 145 miliardi totali nel 2028 rispetto ai 136,5 del 2025. Ma la spesa per la sanità pubblica è in realtà «in diminuzione», dal momento che nel 2028 sarà pari al 5,6% del Pil contro l’attuale 6,3. È critica l’analisi che la Fondazione Gimbe ha presentato in merito alla manovra: «Non c’è alcun rilancio del Servizio sanitario nazionale, mentre ai professionisti vanno solo briciole». Alla sanità, afferma Gimbe, sono aggiunti in totale 7,7 miliardi di euro: 2,4 nel 2026 e 2,65 nel 2027 e nel 2028. Nel 2028 il Fsn arriverà dunque a 145 miliardi di euro, ma scende al 5,9% del Pil rispetto al 6,3% nel 2024. Nel 2026 si registra inoltre un gap di 6,8 miliardi di euro rispetto alle stime di spesa sanitaria: «La coperta delle regioni è sempre più corta e dal governo solo misure frammentate». La Fondazione parla dunque di una «ennesima illusione contabile, che abbaglia con numeri altisonanti abilmente combinati». Intanto, secondo il report, ai professionisti sanitari «vanno solo briciole, mentre le assunzioni di infermieri sono possibili solo dall’estero». «In termini assoluti - spiega il presidente Nino Cartabellotta - l’aumento di risorse per il triennio 2026-2028 risulta sostanzialmente uniforme, senza alcun segnale di rilancio progressivo del Fsn. La manovra 2026 prevede 2,4 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, certamente un segnale importante, ma queste risorse rischiano di disperdersi in mille rivoli, perché non c’è un chiaro disegno strategico». E questo a fronte, ricorda, di 5,8 milioni di italiani che nel 2024 hanno dovuto rinunciare alle cure. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Nino Cartabellotta Presidente Fondazione Gimbe -tit_org- Sanità: sale il Fondo ma nel ‘ 28 scende al 5,6% del Pil -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ La sanità privata accreditata è una risorsa essenziale al servizio di tutti Aiop Lombardia lancia la campagna di informazione Privato è Pubblico
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Estratto da pag. 35 di "MF" del 24 Oct 2025
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tp:ocr§§ La sanità privata accreditata è una risorsa essenziale al servizio di tutti Aiop Lombardia lancia la campagna di informazione Privato è Pubblico P rivato è Pubblico. È questo lo slogan della nuova campagna di comunicazione lanciata da Aiop Lombardia, ma è anche molto di più: un messaggio forte e chiaro per ricordare a tutti che le strutture sanitarie private accreditate fanno parte a pieno titolo del Servizio Sanitario Nazionale, e dunque offrono prestazioni gratuite per il paziente, esattamente come quelle pubbliche. Molti ancora oggi non lo sanno o fanno confusione: quando si accede a una struttura sanitaria privata accreditata, se si è in possesso di una prescrizione medica (impegnativa), non si paga nulla per la prestazione. Questo perché la struttura opera in convenzione con il Sistema Sanitario Regionale (SSR), in piena collaborazione con le istituzioni pubbliche. L’iniziativa «Privato è Pubblico» nasce per fare chiarezza, per sgomberare il campo da falsi miti e narrazioni imprecise per ribadire il ruolo e delle strutture private accreditate in regione e il loro essere parte del sistema sanitario nazionale. «Le strutture sanitarie pubbliche e quelle private accreditate sono dalla stessa parte – spiega Michele Nicchio, Presidente di Aiop Lombardia – sono entrambe gratuite per il paziente con ricetta e hanno l’obiettivo comune di curare, nel miglior modo possibile, le persone. Con questa campagna vogliamo ribadire un concetto che spesso, soprattutto negli ultimi tempi, si tende a dimenticare». In Lombardia, le strutture ospedaliere private convenzionate rappresentano circa il 33% dei posti letto complessivi. Gli ospedali accreditati forniscono un importante contributo al Sistema Sanitario considerato che con il 39% delle risorse del fondo ospedaliero regionale producono oltre il 42% dei ricoveri. I Un indicatore che conferma la qualità delle cure erogate dalle istituzioni ospedaliere private accreditate è rappresentato dalla mobilità sanitaria attiva, cioè i pazienti che, da altre regioni, scelgono di venire a curarsi in Lombardia. Il 71,4% della mobilità sanitaria 2022, ovvero dei pazienti di altre regioni che vengono a curarsi in Lombardia, è stata erogata da strutture private accreditate, che comprende i ricoveri (ordinari e day hospital) e la specialistica ambulatoriale (fonte dati GIMBE). Nell’edizione 2025 del ranking World’s Best Smart Hospitals, che seleziona i 350 migliori smart hospitals del mondo, dei 18 ospedali italiani ben 4 sono strutture ospedaliere private accreditate lombarde che risultano eccellenti in cardiochirurgia, ortopedia, urologia e oncologia. Aiop in Lombardia raccoglie 107 strutture che operano su tutto il territorio regionale. La campagna di comunicazione prevede l’utilizzo di totem, roll up e video grafiche per comunicare concetti semplici e diretti come la gratuità, la facilità di accesso alla cura e l’eccellenza dei servizi lombardi. «Il rapporto tra sanità pubblica e sanità privata – racconta Michele Nicchio - è un tema spesso segnato da polemiche e contrapposizioni ideologiche che alimentano confusione agli occhi dei cittadini. Il nostro Sistema Sanitario Nazionale, infatti, è composto da strutture pubbliche e strutture private accreditate che, congiuntamente, concorrono a fornire l’assistenza sanitaria pubblica, E secondo principi di universalità, equità di accesso e libertà di scelta. Con questa campagna vogliamo ribadire la centralità delle nostre strutture in un contesto di collaborazione costante e proficua con gli ospedali pubblici e con la Regione per garantire un’alta qualità dei livelli di cura delle prestazioni e una adeguata risposta al crescente fabbisogno sanitario della nostra popolazione». (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: IN LOMBARDIA SONO IN CONVENZIONE IL 33% DEI POSTI LETTO COMPLESSIVI Image: -tit_org- La sanità privata accreditata è una risorsa essenziale al servizio di tutti Aiop Lombardia lancia la campagna di informazione Privato è Pubblico -sec_org-
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§---§
title§§ Altro che rilancio Nel 2028 la spesa in Sanità scenderà al 5,9% del Pil
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/24/2025102401734404495.PDF
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Estratto da pag. 9 di "NOTIZIA GIORNALE" del 24 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-24T02:47:00+00:00
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tp:ocr§§ Altro che rilancio Ne! 2028 la spesa in Sanità scenderà al 5,9% del Pii La Legge di Bilancio continua a deludere le aspettative di media e cittadini, A dirlo è la Fondazione Cimbe, che in un'analisi indipendente condotta sul testo evidenzia gravi criticità nelle risorse destinate alla sanità pubblica, Nonostante annunci e le cifre aitiscinanti la Manovra delude le legittime aspettative di professionisti sanitari e cittadini", afterma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Cimbe. 11 nodo centrale, spiega, è che ¡I tanto sbandierato aumento del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) riguarda quasi esclusivamente il 2026, ccn un incremento di 6,6 miliardi di euro. di cui ben due terzi derivano da stanziamenti precedenti e già destinati ai rinnovi contrattuali del personale. Per il biennio successivo. 2027-2028, le risorse risultano invece "esigue", senza alcun segnale di rilando strutturale del finanziamento pubblico. A confermarlo è a quota di PIL destinata alla sanità, che scenderà sotto il 6% entro i) 2028. Nello specifico, nel 2028 perla Sanità verrà investito solamente il del Pii . -tit_org- Altro che rilancio Nel 2028 la spesa in Sanità scenderà al 5,9% del Pil -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/24/2025102401734404495.PDF
§---§
title§§ Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d'attesa
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/24/2025102402883708948.PDF
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Estratto da pag. 60 di "SETTEGIORNI LEGNANO ALTO MILANESE" del 24 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-24T07:12:00+00:00
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tp:ocr§§ IL PIANO L’assessore: «Vogliamo contrastare il fenomeno che porta molti cittadini a recarsi in strutture di altre regioni; dobbiamo essere attrattivi» Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d’attesa Il rapporto Gimbe, pur certificando il “lento, ma inesorabile smantellamento del servizio sanitario nazionale”, con la conseguenza che sempre più italiani rinunciano alle cure mediche, evidenzia per la Liguria un paio di “record” positivi: è la regione con la più alta percentuale di infermieri rispetto alla popolazione e quella che riceve il finanziamento pro capite più alto (2.261 euro) rispetto alle altre regioni. Quest’anno 80 euro in più rispetto al 2024. Questo per via dell’età media della popolazione, più alta rispetto al resto d’Italia. Tuttavia anche in Liguria si certifica che il 10,1% della popolazione rinuncia a curarsi, per i costi eccessivi della sanità privata, spesso unica alternativa a liste di attesa lunghe mesi (se non anni) per visite, esami, interventi chirurgici. La Regione, fin dal gennaio scorso ha messo in campo azioni per MASSIMO NICOLÒ abbattere le liste d’attesa. L’ultima è di questi giorni, con uno stanziamento aggiuntivo di 68 milioni di euro – annunciato giovedì scorso dall’assessore regionale Massimo Nicolò insieme a Paolo Bordon, direttore generale di Area Salute e Servizi Sociali - per aumentare l’offerta di prestazioni sanitarie e «contrastare il fenomeno che porta molti cittadini liguri a spostarsi in altre regioni per ricevere cure e prestazioni sanitarie, con un disagio per i pazienti e per le loro famiglie e un conseguente aggravio economico per il Servizio sanitario regionale». Il Piano approvato ha un duplice obiettivo: aumentare l’offerta di prestazioni in Liguria e migliorare l’attrattività delle strutture regionali. «Puntiamo a ridurre le liste d’attesa e a garantire cure di qualità sempre più accessibili – spiega Nicolò – Ridurre la mobilità passiva significa permettere ai pazienti di curarsi vicino a casa, senza spostamenti gravosi e valorizzare le professionalità e le strutture liguri, rafforzando la fiducia nel nostro Sistema sanitario. Il Piano rappresenta uno sforzo importante che prevede il potenziamento dell’attività nelle strutture pubbliche, insieme a una riorganizzazione delle liste d’attesa e a una presa in carico più proattiva dei pazienti. Inoltre, il coinvolgimento delle strutture private accreditate non comporta un esborso per i cittadini in quanto, le stesse, lavorano in nome e per conto del nostro Sistema sanitario e possono offrire anche prestazioni ad alta complessità». Il piano prevede oltre 24 milioni di euro quest’anno, che saliranno a 44 milioni annui dal 2026, destinati all’incremento dell’attività chirurgica, in particolare in ortopedia, cardiologia e cardiochirurgia nelle strutture pubbliche e private accreditate che, a oggi, erogano solamente il 6,7% delle prestazioni ospedaliere rispetto alla produzione complessiva, una quota molto inferiore rispetto ad altre regioni che riescono così a trattenere più pazienti sul proprio territorio. «Questo provvedimento nasce da un’analisi della mobilità sanitaria interregionale – aggiunge Bordon - dalla quale emerge che la Liguria ha un indice di vecchiaia tra i più alti in Italia e quindi una domanda molto elevata di prestazioni sanitarie, destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione. A questo si aggiunge un tasso di occupazione molto alto nei reparti di ortopedia, che nelle strutture pubbliche liguri raggiunge in media l’85% e la carenza di anestesisti dedicati all’attività operatoria, diminuiti del 15% negli ultimi 5 anni. Il Piano prevede la proroga degli accordi bilaterali con Emilia-Romagna e Toscana e la stipula di nuove intese con Lombardia e Piemonte, così da rafforzare la cooperazione con le regioni confinanti e ridurre il ricorso a mobilità sanitaria non programmata». La Liguria ha un saldo di mobilità negativo che ammonta a circa 79 milioni: la mobilità passiva ospedaliera è pari a 158 milioni, dove le principali aree di fuga sono rappresentate da ortopedia (44%),
cardiologia (12,8%) e malattie del sistema nervoso (8 %). La mobilità attiva, che si riferisce ai cittadini che raggiungono la Liguria per ricevere prestazioni sanitarie, è invece pari a 78,5 milioni e registra tre aree a maggiore attrattività: quella ortopedica (18%), cardiologica (14,9%) e neurologia (13,1%). l Andrea Moggio ---End text--- Author: Andrea Moggio Heading: Highlight: Image:MASSIMO NICOLÒ dup l’off -tit_org- Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d’attesa -sec_org-
tp:writer§§ Andrea Moggio
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title§§ L'ira del Pd: "Mai visto misure così modeste" I sindacati: "Nulla per aiutare poveri e precari"
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Estratto da pag. 2 di "STAMPA" del 24 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-24T02:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Domani la Cgil scenderà in piazza a Roma, il 28 novembre lo sciopero generale di Usb e Cub L’ira del Pd: “Mai visto misure così modeste” I sindacati: “Nulla per aiutare poveri e precari” LE REAZIONI PAOLO BARONI ROMA L a manovra «più modesta e rinunciataria degli ultimi anni» come l’ha definita il Pd tutta incentrata su austerità e stagnazione scontenta tanti. Mentre l’opposizione, non i dem ma anche i 5 Stelle Avs, Italia Viva e Azione, spara a tutto campo contro il governo, sul piede di guerra ci sono anche i sindaci che chiedono un incontro urgente al ministro Giorgetti, segnalando «pesanti criticità che mettono a rischio la capacità degli enti di garantire alcuni servizi essenziali e gli investimenti». A Roma, ad esempio, è già esploso il caso della nuova linea della metro C a cui sono stati tagliati 50 milioni di euro, scelta che mette a rischio la prosecuzione dei lavori e della progettazione dando modo al Pd di attaccare il governo e a Forza Italia (con Tajani, Gasparri e Barelli) di attaccare il ministro delle Infrastrutture Salvini innescando così una nuova polemica con la Lega. Tra i sindacati c’è grande agitazione. Ieri Usb e Cub hanno proclamano per il 28 novembre un nuovo sciopero generale per contestare una «finanziaria di guerra». Già questo sabato a scendere in piazza a Roma, intanto, sarà la Cgil per una nuova grande manifestazione nazionale contro la legge di bilancio. Per il segretario generale Maurizio Landini, la manovra non prevede nulla su lavoro povero, lotta all’evasione, precarietà e per la sicurezza sul lavoro. Quanto all’intervento sull’Irpef «è una truffa, perché vale appena 3 euro al mese». Anche per la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola la legge di bilancio presenta una serie di «forti criticità» a partire dal fatto che non viene rifinanziata la legge sulla partecipazione dei lavoratori, per come viene applicato lo sgravio sugli a adeguamenti dei contratti collettivi (che esclude intere categorie come metalmeccanici e commercio ed omette il riferimento ai contratti comparativamente più rappresentativi) e per i tagli alla scuola. Il leader della Uil Pierpaolo Bombardieri è, sì, soddisfatto per le misure a sostegno dei salari ma non condivide quelle su fisco, sanità e pensioni e annuncia a sua volta nuove forme di mobilitazione. «Manovra senza coraggio né visione, mentre nel Paese cresce la fragilità» la definisce invece l’Alleanza contro la povertà. Confindustria contesta la modifica della tassazione dei dividendi e la restrizione delle regole sulla compensazione dei crediti. I petrolieri dell’Unem, invece, segnalano che con il riallineamento delle accise il governo incasserà 2 miliardi in più in 5 anni, risorse «che dovrebbero essere utilizzate per sostenere la diffusione di biocarburanti con interventi sulla fiscalità». Alla sanità vengono assegnati in tre anni 7,7 miliardi in più ma, avvisa la Fondazione Gimbe, nel 2028 la dotazione del Fondo sanitario nazionale scenderà al 5,9% del Pil. «Dal governo solo misure frammentarie e nessun rilancio dell’Ssn» dice Nino Cartabellotta. I medici ospedalieri di Anaao Assomed denunciano «le gravissime sperequazioni ai danni dei dirigenti sanitari» e proclamano lo stato di agitazione, Nursing Up invece protesta perché è stata tolta la libera professione agli infermieri. Protestano anche i sindacati del comparto sicurezza pur graziati dallo sblocco del turnover. Ma l’aumento forte e inaspettato dell’età pensionabile (+4 mesi dal 2027 e +6 dal 2028) è ritenuto inaccettabile. — ---End text--- Author: PAOLO BARONI Heading: Highlight: “ Maurizio Landini L’intervento sull’Irpef è una truffa Vale tre euro al mese Nessun intervento contro lavoro povero e precariato Image: -tit_org- L'ira del Pd: “Mai visto misure così modeste” I sindacati: “Nulla per aiutare poveri e precari” -sec_org-
tp:writer§§ PAOLO BARONI
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title§§ Educazione finanziaria A Torino si impara Insieme a La Stampa
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Estratto da pag. 53 di "STAMPA TORINO" del 24 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-24T03:18:00+00:00
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tp:ocr§§ Educazione finanziaria A Torino si impara insieme a La Stampa D ue giorni per parlare di futuro, risparmio, università e lavoro. Ma anche di truffe digitali, previdenza e criptovalute. Economisti, manager, studiosi e studenti si confronteranno al Collegio Carlo Alberto di Torino per la prima edizione di TuttoSoldi, la festa dell’educazione economica organizzata da La Stampa con l’ateneo torinese, il patrocinio di UniTo e PoliTo e la collaborazione dei principali istituti bancari e fondazioni del territorio. Un programma fitto, pensato per offrire a tutti – non solo agli addetti ai lavori – una bussola per orientarsi nel nuovo scenario economico, tra inflazione, digitalizzazione e transizione demografica. Le sfide del venerdì La giornata di oggi si apre alle 9. 50 con gli interventi di Andrea Malaguti, direttore de La Stampa, e Giorgio Barba Navaretti, presidente della Fondazione Collegio Carlo Alberto. Il filo conduttore è la conoscenza come forma di libertà: capire l’economia per poter scegliere. Alle 10, panel su finanziamenti per l’università, con Andrea Gavosto (Fondazione Agnelli) e Stefano Paolo Corgnati (Politecnico di Torino), dedicato a formazione, ricerca e borse di studio. Alle 10. 40, incontro su imprese giovani con Tommaso Nannicini (IUE) e Marco Casale (Fondazione CRT), sul credito e sugli incentivi all’imprenditorialità under 35. Alle 11. 40, riflessione sul credito al consumo, tra opportunità e rischi di sovraindebitamento. Nel pomeriggio, dalle 15 alle 18, focus sulla sicurezza finanziaria. Aprirà Andrea Sironi, chairman di Generali, con Assicurarsi il futuro, sull’assicurazione come protezione e investimento nella stabilità economica. Alle 15. 40, Flavio Giobergia (Politecnico) e Carlo Demartini (Banca di Asti) affronteranno il tema dei pagamenti digitali, tra truffe online e “fuffaguru”. Alle 16. 20, Paola De Vincentiis e Valter Cantino (UniTo) con Gianluca Colombo (Banco BPM) analizzeranno mutui e investimenti in un periodo di tassi elevati. Alle 17, la sociologa Marianna Filandri chiuderà parlando di lavoro e welfare, con attenzione ai giovani e alle nuove fragilità del mercato. I temi del sabato Domani si riparte alle 10 con Antonio Patuelli (ABI), sulle banche di domani, tra intelligenza artificiale, sostenibilità e credito responsabile. Alle 10. 40, focus su finanziamenti per l’impresa femminile con Maria Cristina Rossi (Covip) e Giulia Tancredi (Bi Elle), sulla parità di accesso al capitale. Alle 11. 20, Pietro Reichlin (Luiss) e Roberto Freddi (Kearney) discuteranno di euro digitale e moneta del futuro. Alle 12, dialogo tra Mario Deaglio (UniTo) e Tiziana Lamberti (Intesa Sanpaolo) su borse e mercati in un contesto geopolitico in trasformazione. Il pomeriggio sarà dedicato ai temi caldi dell’attualità economica: alle 15 Salvatore Rossi (Tim) e Ferdinando Ametrano (CheckSig) parleranno di criptovalute; alle 15. 40 Nino Cartabellotta (Fondazione Gimbe) e Alessandro Vai (Banca di Asti) discuteranno di sanità e welfare; alle 16. 20 Elsa Fornero (Collegio Carlo Alberto) e Davide Berveglieri (Previgen) affronteranno il tema delle pensioni e della previdenza complementare. Alle 17, Marco Gilli, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, chiuderà i lavori con Chi paga gli studi, dedicato a istruzione, merito e inclusione sociale. Due giornate di incontri, idee e confronti per costruire una cultura economica condivisa. Perché capire come funzionano soldi, istituzioni e mercati significa capire come funziona la società. — ---End text--- Author: SANDRA RICCIO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Educazione finanziaria A Torino si impara Insieme a La Stampa -sec_org-
tp:writer§§ SANDRA RICCIO
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title§§ Intervista a Pier Ferdinando Casini - «Opposizione divisa, che regalo per Meloni»
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Estratto da pag. 7 di "UNIONE SARDA" del 24 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-24T04:43:00+00:00
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tp:ocr§§ «Opposizione divisa, che regalo per Meloni» 0 Casini: Pd e M5S troppo distanti sulla politica estera, non sono un’alternativa credibile al Governo INTERVISTA Il senatore oggi a Cagliari per l’iniziativa del Pd: «Forte mobilitazione contro la strage a Ga2a, l’Italia riconosca la Palestina» Alla fine si torna sempre al centro storico, non in senso urbanistico ma politico. Molti dicono che l’attuale opposizione sia la migliore garanzia di lunga vita del governo Meloni: curiosamente, la critica arriva sia dalla sinistra-sinistra che dai moderati; è una delle poche cose su cui concordano. A rilanciarla, stavolta, è uno che in quel centro (storico) ha da sempre eletto domicilio: Pier Ferdinando Casini, ora senatore eletto col Pd ma democristiano dentro. L’ex leader Udc sarà oggi all’Exmà di Cagliari per l’iniziativa voluta dal senatore Dem Marco Meloni (“Facciamo il punto”, due giorni di incontri su vari temi, si parte stamattina alle 10; alle 16.30 la tavola rotonda sulla sanità con, tra gli altri, l’ex ministro Roberto Speranza e il presidente Gimbe Nino Cartabellotta). Casini interverrà alle 17.30 al dibattito su “Democrazia in crisi, mondo in fiamme”: «Senza una maggiore unità politica – avverte – l’Europa rischia di non contare più nulla nelle crisi internazionali». E l’Italia? Qual è il suo ruolo, nel frangente attuale? «Difficile rispondere. Non è quello che i nostri governanti dicono, e neppure quello che a volte l’opposizione dichiara. L’Italia resta comunque tra i Paesi importanti del pianeta. Ma lo schema di gioco è cambiato profondamente, e questo ci rende più fragili. Le faccio un esempio che riguarda da vicino la Sardegna: il Mediterraneo. Senza un’Europa unita, e una politica estera e di difesa comuni, l’Europa mediterranea conta sempre meno. Gli stakeholder sono diventati i russi e i turchi. Il caso tipico è la Libia, dove italiani e francesi per anni hanno litigato: ma oggi entrambe le potenze europee sono irrilevanti». Adesso conta molto Erdogan. «Il governo di Tripoli è sostenuto dalla Turchia, mentre Haftar dai russi e dagli Emirati Arabi Uniti. Il risultato è che turchi e russi hanno il rubinetto dell’emigrazione, che possono aprire a loro piacere. L’Italia, in questo quadro, conta ben poco». Come l’Europa su altri scenari. «Ma infatti non è che la Germania o anche la Francia, che pure è una potenza nucleare, contino molto di più. L’irrilevanza è un rischio comune. È stato detto, con un’immagine efficace, che in un mondo di carnivori non c’è più spazio per gli erbivori». E noi… «Siamo nella seconda categoria, per cui dobbiamo attrezzarci». Aumentare la spesa per la difesa è un modo per farlo? «È un tema affrontato spesso in modo superficiale. Sembra che le spese per la difesa 0riguardino razzi, carri armati... Ma il concetto di sicurezza non è più quello del secondo dopoguerra. Oggi gli ucraini mettono fuori uso carri armati che costano miliardi con droni da 50mila euro. Ora è decisiva la cyber-security, per la difesa delle infrastrutture strategiche del Paese, la protezione del traffico aereo e ferroviario, persino la prevenzione delle fake news». Però uno sforzo economico su questi aspetti, mentre si deve tagliare sul fronte interno, è difficile da far digerire ai cittadini. «Sì, perché la politica, quando non ottiene risultati, perde la sua capacità pedagogica. È ovvio che le emergenze siano sanità, scuola, salari; ed è chiaro che la gente non capisce i tagli su questo. Ma le spese per una difesa europea senza le duplicazioni di questi anni sono una necessità, se vogliamo essere liberi. Se no, accettiamo di essere sudditi». 0 Nel nuovo ordine mondiale dell’era Trump, lei come si ritrova? «Male, perché rischiamo di lasciare ai nostri figli un mondo in cui la regola è diventata la forza. Lo stesso processo che ha portato alla pace di Sharm el-Sheikh è basato sulla forza di Netanyahu e Trump, a cui gli altri si sono adeguati. Per carità, è bene che ci sia stato Sharm el-Sheikh, ma nel frattempo c’è stata un’inutile strage di migliaia di vite». È una tendenza reversibile? «Vede,
dopo la guerra noi e gli Usa eravamo uniti non solo in un sistema di alleanze, ma nella costruzione di un modello multilaterale. “America First” demolisce anzitutto quella costruzione, che è tipica dell’Occidente: perché invece Putin o Xi non hanno bisogno del multilateralismo, sono i prodotti di un altro si0 stema, si garantiscono con la forza». Come può l’Europa recuperare un ruolo in questo scenario? «Anzitutto, costruendo un’unità della politica estera e di difesa. L’Europa non può reggere solo su una dimensione economica. E anche su questa ci sarebbe da dire: abbiamo la moneta unica, abbiamo fatto un gigantesco trasferimento di sovranità a Bruxelles, ma non abbiamo fatto quello che Enrico Letta e Mario Draghi hanno chiesto, ad esempio sull’integrazione dei mercati di capitale. Quando Trump rappresenta gli europei come degli scrocconi, guarda alla bilancia dei pagamenti. Ma questo è solo un aspetto. I servizi di cui usufruiamo sono tutti a stelle e strisce. Contribuiamo fortemente a rendere prospero il sistema americano». Con ogni transazione delle carte di credito, per esempio. «Carte, telefonini, gli esempi sono innumerevoli. L’innovazione delle start-up americane è finanziata da giganteschi capitali dei risparmiatori europei che vanno lì, perché non c'è un vero mercato unico dei capitali da noi. Altro che scrocconi». 0 Tornando all’Italia, come valuta le accuse all’opposizione di strumentalizzare i cortei per Ga2a? «Guardi, io ho visto un sentimento collettivo molto radicato nel Paese, che chiedeva di fermare la strage. L’opinione pubblica italiana è più avvertita di quel che pensiamo: è inorridita per quello che ha fatto Hamas il 7 ottobre, ed è inorridita per una reazione apparsa a tutti spropositata. Cinque anni fa, nel libro “C’era una volta la politica”, ho scritto che finché non si darà la prospettiva di uno Stato ai palestinesi, non ci sarà pace in quella parte del mondo. Per questo io sono assolutamente convinto che l’Italia debba riconoscere lo Stato palestinese, come Francia e Regno Unito. È il sentiment del Paese». 0 0 Non creerà problemi con Israele? «Questo non contrasta con l’amicizia storica che abbiamo verso Israele. La sicurezza dello Stato israeliano sta a cuore a tutti, ma non possiamo togliere al popolo palestinese la speranza di esistere. Quanto alle accuse all’opposizione… Dicono che Elly Schlein ha detto in Europa cose che fanno male all’Italia; poi l’altro giorno al Senato Franceschini ha tirato fuori il resoconto stenografico di quello che diceva Giorgia Meloni sull’Italia quando all’opposizione c’era lei, e i toni non cambiano molto. Questo è un male per l'Italia, ma è un male comune». Che limiti vede nel governo? «A parte una leadership molto riconoscibile, il livello del governo è basso. C’è una notevole mediocrità della classe dirigente. Risposte sulle questioni sociali non ce ne sono, la manovra è elogiata perché non fa danni, non perché incida davvero. Il governo confida nella mancanza di un’alternativa, non brilla di luce propria». C’è chi dice che con questa opposizione Giorgia Meloni governerà per vent'anni. «Purtroppo è la fotografia della realtà. E dico purtroppo da tutti i punti di vista, perché un’opposizione credibile rende più credibile anche il governo. Se il governo non si sente incalzato da una possibile alternativa, ha un delirio di onnipotenza. La democrazia compiuta si basa su un’alternanza almeno potenziale». Cosa potrebbe fare l’opposizione di diverso? «Anzitutto io penso che, nel mondo odierno, non si può essere alternativa credibile se non si ha una politica estera comune. E invece anche in questi giorni vediamo posizioni diverse. Sull’Ucraina io apprezzo molto la linea del Pd, che tiene duro come del resto fece la Meloni quando era all’opposizione di Draghi. Perché difendere l'Ucraina è difendere l'Europa. Non a caso, non lo capisce chi è contro l’Europa. Bisognerebbe chiedersi perché i sovranisti di destra sono tutti filorussi. Il più grande nemico dell’Europa è Putin». Quindi non c’è futuro per un Campo largo con Pd e 5Stelle. «Io capisco l
'esigenza di mettere assieme forze diverse. D’altronde, non mi sembra che Vannacci e Meloni siano la stessa cosa. O Tajani e Borghi. Ma la differenza è che nel centrodestra, sulla linea politica, alla fine dà le carte Giorgia Meloni, mentre all’opposizione, senza una leadership così solida, c’è difficoltà». Ilprogetto riformista di Renzi può aiutare il centrosinistra? «È indispensabile avere una pluralità di forze nel centrosinistra, che comprenda un'area moderata, popolare, centrista. Altrimenti l’opposizione parte già penalizzata. Chi lo deve fare? Certo non figure del passato, come me; semmai forze giovani, che abbiano una spinta nuova, una bella vitalità. Ma è assolutamente necessario che questo accada». Giuseppe Meloni ---End text--- Author: Giuseppe Meloni Heading: INTERVISTA Il senatore oggi a Cagliari per l’iniziativa del Pd: «Forte mobilitazione contro la strage a Ga2a, l’Italia riconosca la Palestina» Highlight: Image:Come l’Europa su altri scenari. «Ma infatti non è che la Germania o anche la Francia, che pure è una potenza nucleare, contino molto di più. L’irrilevanza è un rischio comune. È stato detto, con un’immagine efficace, che in un mondo di carnivori non Non creerà problemi con Israele? «Questo non contrasta con l’amicizia storica che abbiamo verso Israele. La sicurezza dello Stato israeliano sta a cuore a tutti, ma non possiamo togliere al popolo palestinese la speranza di esistere. Quanto alle accuse all’opposizione… Dicono che Elly Schlein ha detto in Europa cose che fanno male all’Italia; poi l’altro giorno al Senato Franceschini ha tirato fuori il resoconto stenografico di quello che diceva Giorgia Meloni sull’Italia quando all’opposizione c’era lei, e i toni non cambiano molto. Questo è un male per l'Italia, ma è un male comune». Nel nuovo ordine mondiale dell’era Trump, lei come si ritrova? «Male, perché rischiamo di lasciare ai nostri figli un mondo in cui la regola è diventata la forza. Lo stesso processo che ha portato alla pace di Sharm el-Sheikh è basato sulla forza di Netanyahu e Trump, a cui gli altri si sono adeguati. Per carità, è bene che ci sia stato Sharm el-Sheikh, ma nel frattempo c’è stata un’inutile strage di migliaia di vite». È una tendenza reversibile? «Vede, dopo la guerra noi e gli Usa eravamo uniti non solo in un sistema di alleanze, ma nella costruzione di un modello multilaterale. “America First” demolisce anzitutto quella costruzione, che è tipica dell’Occidente: perché invece Putin o 0 Adesso conta molto Erdogan. «Il governo di Tripoli è sostenuto dalla Turchia, mentre Haftar dai russi e dagli Emirati Arabi Uniti. Il risultato è che turchi e russi hanno il rubinetto dell’emigrazione, che possono aprire a loro piacere. L’Italia, in questo quadro, conta ben poco». pedagogica. È ovvio che le emergenze siano sanità, scuola, salari; ed è chiaro che la gente non capisce i tagli su questo. Ma le spese per una difesa europea senza le duplicazioni di questi anni sono una necessità, se vogliamo essere liberi. Se no, accettiamo di essere sudditi». 0 E l’Italia? Qual è il suo ruolo, nel frangente attuale? «Difficile rispondere. Non è quello che i nostri governanti dicono, e neppure quello che a volte l’opposizione dichiara. L’Italia resta comunque tra i Paesi importanti del pianeta. Ma lo schema di gioco è cambiato profondamente, e questo ci rende più fragili. Le faccio un esempio che riguarda da vicino la Sardegna: il Mediterraneo. Senza un’Europa unita, e una politica estera e di difesa comuni, l’Europa mediterranea conta sempre meno. Gli stakeholder sono diventati i russi e i turchi. Il caso tipico è la Libia, dove italiani e francesi per anni hanno litigato: ma oggi entrambe le potenze europee sono irrilevanti». Pier Ferdinando Casini (69 anni); qui a lato con Giorgio Oppi e con Matteo Renzi. In alto, da sinistra, con Giulio Andreotti, con Fini e Berlusconi e con Giovanni Paolo II 0 ???? NEGLI ANNI Che limiti vede nel governo? «A parte una leadership molto riconoscibile, il livello del governo è basso. C’è una notevole mediocrità della classe diri
to la linea del Pd, che tiene duro come del resto fece la Meloni quando era all’opposizione di Draghi. Perché difendere l'Ucraina è difendere l'Europa. Non a caso, non lo capisce chi è contro l’Europa. Bisognerebbe chiedersi perché i sovranisti di destra sono tutti filorussi. Il più grande nemico dell’Europa è Putin». Quindi non c’è futuro per un Campo largo con Pd e 5Stelle. «Io capisco l'esigenza di mettere assieme forze diverse. D’altronde, non mi sembra che Vannacci e Meloni siano la stessa cosa. O Tajani e Borghi. Ma la differenza è che nel centrodestra, sulla linea politica, alla fine dà le carte Giorgia Meloni, mentre all’opposizione, senza una leadership così solida, c’è difficoltà». Ilprogetto riformista di Renzi può aiutare il centrosinistra? «È indispensabile avere una pluralità di forze nel centrosinistra, che comprenda un'area moderata, popolare, centrista. Altrimenti l’opposizione parte già penalizzata. Chi lo deve fare? Certo non figure del passato, come me; semmai forze giovani, che abbiano una spinta nuova, una bella vitalità. Ma è assolutamente necessario che questo accada». Giuseppe Meloni RIPRODUZIONE RISERVATA Il senatore oggi a Cagliari per l’iniziativa del Pd: «Forte mobilitazione contro la strage a Ga2a, l’Italia riconosca la Palestina» 0 INTERVISTA -tit_org- Intervista a Pier Ferdinando Casini - «Opposizione divisa, che regalo per Meloni» -sec_org-
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title§§ Gimbe fa il furbo sui soldi alla sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/24/2025102402175301688.PDF
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Estratto da pag. 15 di "VERITÀ" del 24 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-24T01:46:00+00:00
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tp:ocr§§ Gimbe fa il furbo sui soldi alla sanità Cartabellotta gioca sporco indicando il rapporto tra Fondo sanitario e Pil da qui al 2028 Ma la manovra agisce sul 2026, quando aumenterà. Ai tempi dei veri tagli invece taceva n Al gastroenterologo Nino Cartabellotta la legge di bilancio provoca acidità di stomaco. Con la sua Fondazione Gimbe - quella che «giudica» oscurantista il governo Meloni perché, a suo dire, nasconde i dati del Covid, ma non emise un fiato ai tempi di Roberto Speranza e Giuseppe Co nte sulla mancanza del piano d’emergenza, sugli sprechi per le mascherine e non ha mai prodotto un report sugli effetti avversi dei vaccini - sostiene che «nonostante le cifre altisonanti la legge di bilancio delude le legittime aspettative di professionisti sanitari e cittadini alle prese con un servizio sanitario che fatica sempre più a rispondere ai bisogni di salute». Come risulta evidente è una puntuale analisi statistica. Il fatto è che Cartabellotta, scartabellando le percentuali e i totali della spesa sanitaria del governo Meloni, fa un po’ di confusione. Perché la delusione ammonta a un aumento di spesa il prossimo anno che supera i 6 miliardi. E infatti, pur in preda a una colica, il signor Gimbe deve ammettere: «Va riconosciuto al governo il merito di aver ottenuto un rilevante incremento: ben 6,6 miliardi, di cui 4,2 miliardi già stanziati nelle precedenti manovre. Complessivamente, la manovra 2026 assegna alla sanità 7,7 miliardi per il triennio 2026-2028: tuttavia, in rapporto al Pil, la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità, dopo un lieve aumento nel 2026, scenderà sotto la soglia “psicologica” del 6% nel 2028». Guardando alle cifre assolute, però, i soldi che il centrodestra mette sugli ospedali sono davvero tanti. Leggendo le tabelle che accompagnano i conti presentati dal m i n i s tro d e l l ’ E c o n o m i a Giancarlo Giorgetti e bollinati dalla Ragioneria generale - ora c’è il passaggio parlamentare e, pur lasciando invariati i saldi, possono esserci molti aggiustamenti - al Fondo sanitario nazionale vanno 143,1 miliardi di euro l’anno prossimo, 144,1 miliardi nel 2027 e 145 l’anno successivo. Il nostro esperto di gastriti subito alza il ditino per dire: «In termini assoluti l’aumento di risorse nel triennio risulta sostanzialmente uniforme, senza alcun segnale di rilancio della sanità. L’auspicata inversione di rotta, ancora una volta, è rimandata». Ora, il dottor Cartabellotta saprà tutto di ernia iatale e dissenterie, ma gli sfugge un particolare: con le nuove norme europee le leggi di bilancio devono necessariamente tracciare un percorso uniforme di spesa pubblica perché è sugli orientamenti di medio termine che l’Ue si pronuncia. Scrivere oggi che nel 2028 si spenderà il 10% in più - tanto per fare un esempio sarebbe folle perché significherebbe farsi bocciare i conti dell’anno che viene. Una seconda considerazione: esprimere un giudizio oggi sulle percentuali in rapporto al Pil da qui a tre anni è azzardato. Per prima cosa, perché il Pil può crescere più o meno del previsto e poi perché gli attuatori della spesa sanitaria sono i governi regionali e, una volta assegnato il tetto di spesa, spetta alle singole Regioni dare corso al servizio. Tant’è che Cartabellotta si lamenta sostenendo che queste previsioni di spesa costringono le Regioni o a tagli di assistenza o a alzare le tasse locali. Possono anche fare una terza cosa: rendere più efficiente il servizio. Ma viene da domandarsi - Gimbe opera dal 1996 dov’era quando Mario Monti tagliava 6,8 miliardi, Enrico Letta 8,4 miliardi, Matteo Renzi in tre anni 16,6 miliardi, Mario Draghi 6 miliardi. Il totale fa 37,8 miliardi. Forse perché erano governi «amici» Gimbe aveva assunto un gastroprotettore? ---End text--- Author: CARLO CAMBI Heading: Highlight: Image:SCORRETTO Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe -tit_org- Gimbe fa il furbo sui soldi alla sanità -sec_org-
tp:writer§§ CARLO CAMBI
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title§§ Intelligenza artificiale e sanità: il linguaggio criptico "vanifica" il consenso informato = IA e sanità: quel linguaggio criptico che "vanifica" il consenso informato
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Estratto da pag. 4 di "DUBBIO" del 24 Oct 2025
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tp:ocr§§ Intelligenza artificiale e sanità: il linguaggio criptico “vanifica” il consenso informato IL DIBATTITO IA e sanità: quel linguaggio criptico che “vanifica” il consenso informato LORENZO D’AVACK A PAGINA 5 LORENZO D’AVACK I n realtà parlare di consenso informato a fronte dell’intelligenza artificiale, significa parlare di “meno consenso informato”. Certamente in ambito sanitario i sistemi di IA costituiscono un supporto nei processi di prevenzione, diagnosi, cura e scelta terapeutica, lasciando impregiudicata la decisione che sempre dovrebbe essere rimessa agli esercenti la professione medica. Il problema è allora fino a quale grado di dettaglio il paziente debba essere informato del fatto che il trattamento sanitario, nel suo complesso, si basi su questa nuova tecnologia. Peraltro, solo di recente, a seguito del ddl 20 marzo 2025, disegno di legge di iniziativa del governo, il nostro ordinamento contempla una norma (art.7, comma 3, Uso dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario e di disabilità) che menziona l’uso della IA e puntualmente prescrive al medico di informare il paziente che la diagnosi e la terapia si basano sulle tecnologie di intelligenza artificiale. In genere, ai fini degli obblighi informativi spesso troviamo usati gli aggettivi: comprensibile, chiaro, completo, trasparente. In particolare, si sottolinea che ogni paziente dovrebbe conservare il proprio diritto ad essere informato, in un linguaggio chiaro e comprensibile, delle modalità e dei passaggi con cui si stanno applicando le soluzioni di cura. L’informazione è finalizzata non a colmare l’inevitabile differenza di conoscenze tecniche tra medico e paziente, ma porre quest’ultimo nella condizione di scegliere consapevolmente nel corso di tutto il percorso della cura. Tuttavia, non dobbiamo stupirci se già di per sé il processo del consenso informato è stato ridotto ad un modulo d’informazione, scritto in un linguaggio tecnico complesso, difficile da comprendere, contenente informazioni, mai nella realtà illustrate fino in fondo. Ne consegue che nella generalità dei casi dobbiamo prendere atto dell’inefficacia, anche sotto il profilo dell’onere della prova, della gran parte dei moduli di consenso informato esibiti al paziente. Se questo avviene già nei casi in cui non si parla dell’utilizzo degli strumenti di IA, non è difficile immaginare quale possa essere l’informazione sull’impiego di queste ultime tecnologie in cui il medico, detentore delle informazioni tecniche specifiche, si dovrebbe porre a disposizione del paziente per renderlo consapevole del suo consenso. È evidente il rischio per il paziente di immaginare e per il medico di spiegare quali conseguenze positive o negative potrebbero scaturire da questi nuovi progressi tecnologici. Una gran quantità di parole misteriose si riscontrano nelle nuove procedure – globalizzazione, blockchain, ingegneria genetica, machine learning, intelligenza artificiale, big data, algoritmi, cloud, ecc. - che rendono l’attività medica sempre più complessa e forse poco comprensibile per la persona comune. Il cittadino-paziente potrebbe pensare che gli si racconti l’ultima storia di fantascienza uscita sugli schermi che ci ha prospettato la possibilità di avere macchine in mezzo a noi in grado di agire per noi o contro di noi o di pensare come un essere umano. Molte di queste difficoltà vengono vissute anche dal medico non sempre in grado di dare risposte adeguate a fronte di richieste concernenti l’IA. Non è casuale che il Regolamento europeo del 2024 preveda un addestramento di almeno due anni da parte di coloro che faranno uso della intelligenza artificiale e fra questi vi rientra il medico. Tutto ciò rende la vicenda sanitaria sempre più complessa e forse accettata più sulla fiducia verso il medico che non su di una effettiva comprensione. Credo allora che al medico, qualora ne sia capace, vada lasciata una certa libertà di sottacere spiegazioni troppo specialistiche, troppo dettagliate di questa tecnologia. In particolare questa libertà dovrebbe consentire al medico di valutar
e le necessità del proprio paziente e tenere conto della sua vulnerabilità. ---End text--- Author: LORENZO D'AVACK Heading: IL DIBATTITO Highlight: FINO A CHE PUNTO IL PAZIENTE DEVE ESSERE INFORMATO SULLE TECNOLOGIE IMPIEGATE DAL MEDICO PER DIAGNOSI E CURE? MEGLIO LASCIARE CARTA BIANCA AL PROFESSIONISTA, SE I MODULI SONO UN INSIEME DI PAROLE INCOMPRENSIBILI Image: -tit_org- Intelligenza artificiale e sanità: il linguaggio criptico “vanifica” il consenso informato IA e sanità: quel linguaggio criptico che “vanifica” il consenso informato -sec_org-
tp:writer§§ LORENZO D'AVACK
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title§§ Stallo sull'iter del fine vita, opposizioni all'attacco: «La destra fa ostruzionismo»
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Estratto da pag. 4 di "DUBBIO" del 24 Oct 2025
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tp:ocr§§ Stallo sull’iter del fine vita, opposizioni all’attacco: «La destra fa ostruzionismo» IL DDL AL SENATO L o sprint mormorato per settimane non c’è stato. Al contrario, la legge della maggioranza sul fine vita si arena di nuovo al Senato. I lavori riprenderanno verosimilmente dopo il via libera della Manovra, e comunque non prima che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legge regionale della Toscana impugnata dal governo. A comunicare il rinvio è stato il meloniano Francesco Zaffini, presidente della commissione Affari sociali, che ieri ha certificato lo stallo nel corso della seduta delle commissioni riunione Giustizia e Affari sociali di Palazzo Madama: senza i pareri della commissione Bilancio sul testo base e sulle proposte di modifica – ha spiegato il senatore FdI – «non posso procedere» all’esame degli emendamenti. «Ho anche inviato una lettera sollecitando il parere» al presidente della quinta Commissione Nicola Calandrini (FdI), ha sottolineato Zaffini, ma il vero nodo è al Mef, che «in questo periodo è stato impegnato sulla legge di Bilancio». L’impedimento sarebbe dunque tecnico, dal momento che il ddl sulla morte medicalmente assistita firmato da Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (FdI) prevede un impegno di spesa. Ma per le opposizioni si tratta soltanto di scuse: il centrodestra, ragiona il Pd, rallenta i lavori perché non riesce a sciogliere i troppi nodi irrisolti. A cominciare dal ruolo del Servizio sanitario nazionale, che Fratelli d’Italia vuole escludere del tutto dai percorsi di fine vita per ciò che riguarda la strumentazione, le prestazioni del personale sanitario e l’erogazione del farmaco letale. «L’ostruzionismo della maggioranza sul fine vita trova infinite vie. Ora ci si nasconde dietro l’assenza di un parere della commissione Bilancio per procrastinare la discussione sine die. Uno stallo umiliante del parlamento, ostaggio di una maggioranza incapace, divisa, e pertanto inadeguata ad affrontare in modo serio ed equilibrato un tema così sentito dall’opinione pubblica», è l’attacco lanciato dai senatori dem Alfredo Bazoli e Sandra Zampa. Dello stesso parere la senatrice di Avs Ilaria Cucchi, che ha menzionato anche le discussioni relative al Centro di coordinamento nazionale dei Comitati etici territoriali, di cui si è discusso anche nelle audizioni della scorsa settimana con il presidente Carlo Maria Petrini. «La destra se ne deve fare una ragione, l’unico soggetto istituzionale e pubblico in grado di garantire lo stesso trattamento, la dignità dei malati e che non ci siano differenze legate alle possibilità economiche dei singoli è il Servizio sanitario nazionale. Qui gli unici che devono fare dei passi in avanti sono i senatori della destra», ha detto Cucchi. Mentre Zaffini ha definito l’atteggiamento delle opposizioni «poco condivisibile», perché mosso da convinzioni «prettamente ideologiche». E ciò nonostante la maggioranza, a parere del presidente della Commissione, abbia «stravolto» le proprie posizioni per «assecondare» le richieste della minoranza. Il dialogo, insomma, al momento gode di ottima salute. E i relatori respingono al mittente le accuse: da parte del centrodestra non c’è alcun ostruzionismo, né ci sono divergenze tra gli alleati. Ma considerando che «la commissione Bilancio è intasata di responsabilità per quanto riguarda la legge di Bilancio – ha spiegato Zanettin credo sia irrealistico che si possa votare il provvedimento prima dell'udienza dei primi di novembre della Corte» sul caso della Toscana. Che stabilirà se la materia è di competenza dello Stato o delle Regioni, che con il via libera della Consulta potrebbero seguire a ruota il modello già scelto anche dalla Sardegna. ---End text--- Author: FRANCESCA SPASIANO Heading: IL DDL AL SENATO Highlight: Image: -tit_org- Stallo sull’iter del fine vita, opposizioni all’attacco: «La destra fa ostruzionismo» -sec_org-
tp:writer§§ FRANCESCA SPASIANO
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title§§ I buchi della manovra sulla sanità
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Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 24 Oct 2025
annuncia l 'aumento del Fondo sanitario. I dirigenti protestano e hanno ragione
pubDate§§ 2025-10-24T03:59:00+00:00
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tp:ocr§§ I buchi della manovra sulla sanità Meloni annuncia l’aumento del Fondo sanitario. I dirigenti protestano e hanno ragione M entre la presidente Meloni annuncia, prima da Palazzo Chigi e poi dall’Aula del Senato, un incremento del Fondo sanitario frutto di un’aritmetica creativa – con miliardi che si materializzano nei discorsi e si dissolvono nei conti reali – la dura realtà bussa alle porte degli ospedali con un atto formale: la proclamazione dello stato di agitazione da parte dei dirigenti sanitari del Ssn. E’ un ritorno brusco, ma necessario, alla terra dopo i voli pindarici della narrazione governativa. Perché, proprio mentre la premier dipinge un Servizio sanitario rifinanziato e rinvigorito, la manovra 2026 sembra tradire quelle stesse professioni su cui il sistema dovrebbe poggiare. La beffa è doppia: non solo i fondi reali risultano più modesti di quelli annunciati, ma le risorse effettivamente stanziate vengono distribuite secondo criteri che sfidano ogni principio di equità. Il nodo è nelle cifre: l’incremento dell’indennità di specificità medica e sanitaria registra una disparità di oltre sei volte tra medici e dirigenti sanitari, e di oltre tre volte tra infermieri e dirigenti sanitari. Una sproporzione che ignora completamente la diversa formazione (nove anni contro tre), il ruolo dirigenziale e le responsabilità fissate dalle norme vigenti. A completare il quadro c’è l’amara ironia delle prestazioni aggiuntive. Le categorie della dirigenza sanitaria vengono escluse del tutto, mentre restano incluse quelle mediche e il personale sanitario del comparto. L’Anaao Assomed spiega con chiarezza l’assurdo: “All’interno della stessa équipe e con pari responsabilità di incarico dei medici, i dirigenti sanitari vengono esclusi, mentre il personale tecnico-sanitario può effettuare prestazioni aggiuntive. Così il dirigente, responsabile della prestazione erogata dal servizio, resta tagliato fuori”. Forse si tratta di “errori inconsapevoli”, proprio come certi annunci trionfali. Ma è questo, in fondo, il punto: una manovra che pretende di rilanciare la sanità pubblica può davvero permettersi distrazioni così macroscopiche da umiliare intere categorie professionali? ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- I buchi della manovra sulla sanità -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Sanità pubblica e privata, tutte le specializzazioni utili
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Estratto da pag. 33 di "ITALIA OGGI" del 24 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-24T03:59:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità pubblica e privata, tutte le specializzazioni utili L’Università eCampus ha attivato un’offerta formativa specifica per coloro che vogliono specializzarsi per lavorare nella sanità pubblica e privata, ricoprire ruoli professionali nuovi e molto richiesti e, qualora già operino in questo settore, avanzare nel proprio lavoro. La partecipazione a un master di ambito sanitario consente l'esonero dall'acquisizione di crediti ECM (Educazione Continua in Medicina) per l'anno di iscrizione. L’Università eCampus è Provider ECM dal 2017. Come provider, è garante del corretto svolgimento delle attività di formazione continua in medicina nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente. Nello specifico, si preoccupa dell’aspetto organizzativo, logistico, del controllo di tutto il processo formativo (dall’iscrizione al test di apprendimento finale) e della rendicontazione all’ente pubblico di riferimento Age.na.s. (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari regionali). Organizza eventi ECM sia in modalità presenziale sia a distanza, assegna ai partecipanti il numero di crediti conseguiti per gli eventi o corsi frequentati e rilascia uno specifico attestato al termine dell’attività formativa e dopo la verifica del soddisfacimento di tutti i requisiti previsti. I crediti sono riconosciuti in funzione della qualità dell'attività formativa e del tempo ad essa dedicato in ragione delle specifiche professionalità. _____© Riproduzione riservata _____ n ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità pubblica e privata, tutte le specializzazioni utili -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Intervista a Americo Cicchetti - I dati farlocchi sulla sanità: il grande bluff della Campania = Bluff della Campania leader nella Sanità «Oggi non performa»
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Estratto da pag. 5 di "LIBERO" del 24 Oct 2025
Il commissario dell'agenzia Agenas dopo il proclama di De Luca: «La Regione si è organizzata, ma non è tra i territori migliori. Per il 70% dei parametri i dati sono disallineati, dire che va tutto bene è un rischio»
pubDate§§ 2025-10-24T03:59:00+00:00
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tp:ocr§§ L’INTERVISTA. AMERIGO CICCHETTI I dati farlocchi sulla sanità: il grande bluff della Campania Bluff della Campania leader nella Sanità «Oggi non performa» Il commissario dell’agenzia Agenas dopo il proclama di De Luca: «La Regione si è organizzata, ma non è tra i territori migliori. Per il 70% dei parametri i dati sono disallineati, dire che va tutto bene è un rischio» l’intervista AMERICO CICCHETTI «Chiariamo subito una cosa: quando l’Agenzia fa questo tipo di lavori, e tenga presente che si tratta della quarta indagine nazionale che abbiamo scritto, non stila delle classifiche. Il nostro obiettivo (...) segue a pagina 5 segue dalla prima CLAUDIA OSMETTI (...) non è mettere in fila le regioni dalla più brava alla meno brava, ma dar loro un contributo. Il quale sì, perché no?, può arrivare anche dal confronto, però con l’obiettivo, sempre, di metterle nelle condizioni di poter migliorare». Americo Cicchetti è il commissario di Agenas: l’“Agenzia” (come la chiama lui, abbreviando) per i servizi sanitari regionali. È uno puntale Cicchetti, uno che ragiona sui dati e (soprattutto) sui metodi. Di certo non sui proclami. In questi giorni la regione Campania ha fatto uscire un comunicato nel quale sostiene di essere la «prima in Italia sulle reti tempo-dipendenti» e cita, come comprova, appunto «i risultati del rapporto Agenas». La realtà tuttavia è un tantinello differente. Dottor Cicchetti, anzitutto una questione tecnica: cos’è la “rete tempo-dipendenti”? «È un insieme di strutture di diverso livello di complessità nell’ambito della stessa regione che affronta un problema di salute il quale, chiaramente, non può essere trattato solo dalla competenze, ma ha bisogno anche di tempestività. Le faccio un esempio, se c’è un’emergenza è palese che lì il tempo è importante. E infatti l’emergenza-urgenza è un sottogruppo di questa rete, gli altri sono il trauma, l’ictus e la parte cardiologica. È su questi aspetti che operiamo le nostre analisi». Come? «Mettendo fianco a fianco due modalità che sono diverse tra loro. Prima andiamo a vedere se l’infrastruttura, le tecnologie disponibili, le competenze, le procedure, i processi organizzativi sono adeguati rispetto ad alcuni standard. Quindi se c’è una macchina costruita bene: e questa vale il 30% del “punteggio finale”. Ma poi il valore più grosso riguarda i volumi di attività e gli indicatori di esito clinico, cioè la misurazione vera e propria della salute che è stata prodotta da quella stessa macchina. Diciamo, per continuare sul raffronto automobilistico, testiamo la sua Americo C velocità». Insomma, potrebbe succedere di avere una Ferrari e di guidarla male per chissà quale ragione… «Esatto. Parlo in termini generali: ci sono regioni che hanno costruito una buona macchina, cioè che hanno fatto i compiti, ma che dopo, alhetti la prova dei fatti, ossia quando si va a misurare l’indicatore della salute, incappano in risultati che non sono ottimali». E in termini specifici? È ciò che è successo alla Campania? «Stando ai dati del 2023 la regione Campania ha fatto molto bene tutto quello che doveva per organizzarsi, almeno ha dichiarato di averlo fatto. Per il 30% della macchina è a posto, semmai è nel restante 70% che, purtroppo, registra esiti totalmente disallineati». In che senso? «Guardi, le rispondo con le conclusioni a cui siamo arrivati circa i quattro sottogruppi di cui parlavamo poco fa. Le quattro migliori regioni per gli esiti nell’area cardiologica sono Toscana, Marche, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna; sulla rete ictus abbiamo Veneto, Liguria, Emilia-Romagna e Lombardia; per il trauma Toscana, Lazio, Valle d’Aosta e Veneto e nel settore dell’emergenza-urgenza Molise, Marche, Piemonte e Veneto, che tra l’altro compare così per la terza volta». Urca, la Campania non c’è nemmeno? «No, purtroppo la Campania ancora non compare. A queste condizioni è evidente che dire che va tutto bene è rischioso: è vero, l'amministrazione campana si è data da fare per creare quella famosa macchina che possa performare, però ancora non performa. Il comunicato
che è uscito si è limitato a guardare un pezzo della faccenda, ma attenzione: è il messaggio che arriva alla cittadinanza quello che, alla fine, conta. La gente si informa e si informa moltissimo su internet. È giusto offrirle il quadro corretto, ecco». Butto là un po’ di malizia: non è che niente niente, con le elezioni per il rinnovo regionale in vista… «La fermo. Non è mia intenzione entrare in questo argomento che non mi compete. Quel che posso dirle è che sì, l’Agenzia avverte il rischio legato a far uscire dei dati in periodi, chiamiamoli, “elettorali”. Ma resta il fatto che il nostro ruolo è quello di far crescere le regioni perché la sanità è in mano a loro: i meccanismi che utilizziamo sono molto apprezzati, c’è davvero un livello di collaborazione che è molto alto. È importante che ai cittadini arrivino le informazioni esattamente come sono». ---End text--- Author: CLAUDIA OSMETTI Heading: l’intervista AMERICO CICCHETTI Highlight: “ POCHI RISULTATI Non stiliamo classifiche delle Regioni, ma diamo loro un contributo OBIETTIVITÀ Il comunicato sulla sanità si è limitato a guardare un pezzo della faccenda Image:Americo Cicchetti -tit_org- Intervista a Americo Cicchetti - I dati farlocchi sulla sanità: il grande bluff della Campania Bluff della Campania leader nella Sanità «Oggi non performa» -sec_org-
tp:writer§§ CLAUDIA OSMETTI
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title§§ Complotti vaccini e tumori
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Estratto da pag. 13 di "MANIFESTO" del 24 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-24T03:59:00+00:00
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tp:ocr§§ Materia oscura Complotti vaccini e tumori S econdo una diffusa teoria del complotto contro le aziende farmaceutiche, se esistesse una cura per il cancro verrebbe tenuta nascosta per non rovinare il business delle terapie oncologiche. Anzi, non mancano quelli che credono di averla pure trovata, la terapia low cost che manda Big Pharma fuori gioco. Ieri, per esempio, al tribunale di Vicenza è iniziato il processo contro i genitori di un quattordicenne morto per un tumore nel 2024: dopo la diagnosi, si erano affidati al metodo «Hamer», la «Nuova medicina germanica» basata su anti-infiammatori e impacchi di argilla. Anche il nostrano metodo «Di Bella», altrettanto inutile, si nutriva del generale rancore nei confronti delle aziende. Che qualche esame di coscienza dovrebbero farselo. Spesso, i guru e i seguaci di questi metodi alternativi sono anche contrari alle vaccinazioni. Potrebbero rimanere spiazzati nello scoprire che proprio i vaccini potrebbero rappresentare un’arma low cost contro i tumori. È questo, in sintesi, il contenuto di uno studio presentato domenica scorsa a Berlino a Esmo 2025, una delle più importanti conferenze mondiali sulle terapie oncologiche, dai ricercatori dell’università del Texas di Houston (Usa), che hanno anche pubblicato i loro risultati sulla rivista Nature mercoledì. Va detto subito: non si tratta di uno «studio clinico randomizzato in doppio cieco», in cui due popolazioni simili, assegnate a caso e all’insaputa sia dei medici che dei pazienti vengono sottoposte a una cura sperimentale e a un trattamento standard per confrontare i risultati. Si tratta di uno studio «retrospettivo» basato sui dati riguardo ai pazienti raccolti per altri motivi, quindi da prendere con molte pinze e bisognoso di ulteriori conferme. I medici hanno esaminato la speranza di vita di circa 900 pazienti con un tumore al polmone in stadio avanzato curati all’MD Anderson Cancer Center, il reparto oncologico dell’ospedale universitario di Houston tra il 2015 e il 2022. Di questi, 180 avevano ricevuto un vaccino anti-Covid a mRna nei mesi precedenti all’inizio delle cure immunoterapiche. I risultati hanno sorpreso gli stessi ricercatori. Tra i non vaccinati, solo il 30% dei pazienti era sopravvissuto oltre i tre anni, mentre nei vaccinati questa percentuale era salita al 55%, quasi il doppio. Lo stesso effetto non era rilevato in chi aveva ricevuto vaccini non basati sull’mRna, come quelli contro l’influenza o la polmonite. Gli studi retrospettivi sono soggetti a diverse distorsioni: il ricercatore, pur di fare una nuova scoperta, potrebbe spingersi fino a includere solo i casi favorevoli. Stavolta, dice Adam Grippin che ha coordinato la ricerca, «sono stati utilizzati tutti gli approcci statistici conosciuti» per eliminare i fattori confondenti. Ma il risultato non è cambiato. L’Rna avrebbe la capacità di risvegliare il sistema immunitario e questo renderebbe più efficaci le terapie. Qualcosa del genere era già stato osservato negli esperimenti con i topi di laboratorio. D’altronde, i vaccini a mRna utilizzati contro il Covid nascono proprio da ricerche nel campo oncologico per la ricerca di una cura anti-cancro. Lo stigma nei loro confronti è diventata una merce di scambio politico, almeno negli Usa. Robert Kennedy Jr., ministro della sanità dell’amministrazione Trump, ha deciso che la tecnologia a mRna – che Trump ha generosamente finanziato durante la pandemia per trovare un vaccino – è troppo pericolosa. Dunque ha bloccato ogni finanziamento pubblico sulla sperimentazione sul mRna, compresa quella contro i tumori. Proprio adesso che da questo campo di ricerca arrivano i primi risultati incoraggianti. ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Complotti vaccini e tumori -sec_org-
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Estratto da pag. 15 di "VERITÀ" del 24 Oct 2025
Dalla confusione sulle mascherine all'immunità di gregge, sarebbe lungo elencare tutte le sciocchezze dette dalla virostar. Che ciancia di metodo scientifico per evitare di guardare la realtà. Come quella dei danneggiati
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tp:ocr§§ SOMARO IN CAMICE Burioni, lei ha vinto di nuovo le Olimpiadi delle bestialità Burioni, lei insulta ma la medaglia d’oro della somaraggine è tutta sua Dalla confusione sulle mascherine all’immunità di gregge, sarebbe lungo elencare tutte le sciocchezze dette dalla virostar. Che ciancia di metodo scientifico per evitare di guardare la realtà. Come quella dei danneggiati n Caro Burioni, la ringrazio per aver dedicato un lungo post su Facebook al sottoscritto, per replicare a poche righe pubblicate sulla Verità nella rubrica delle lettere. Noto peraltro che, a forza di passare tempo nel salotto di Fabio Fazio, dove svolge con assiduità l’unica ricerca per cui è noto quella delle telecamere -, si è anche ingentilito: una volta le vittime degli effetti avversi che ospitavo a Fuori dal Coro le insultava in diretta via social, tanto da doversene vergognare. Adesso invece le invita a mangiare «un piatto di passatelli». Avanti di questo passo finirà persino con il riconoscere che esiste una certa differenza tra i vaccini anti Covid e l’infallibilità divina, e che se foste stati un po’ meno dogmatici e settari forse si sarebbero risparmiate tante sofferenze, tante (...) segue a pagina 15 Segue dalla prima pagina di MARIO GIORDANO (...) polemiche e persino tante vite umane. C’è una speranza per tutti. Financo per i Burioni&buriosi. Ma veniamo ai contenuti. Mi accusa di «bestialità» e «somaraggine olimpica», discipline che lei conosce bene, avendo più volte vinto la medaglia d’oro in entrambe. Ricorda per esempio quando (era il 4 febbraio 2020) lei disse: «Parlare di allarme coronavirus a Urbino sarebbe come parlare degli effetti di una bomba atomica a Trasanni»? E quando aggiunse (subito dopo): «Non ci deve essere preoccupazione, il virus non c’è né a Urbino né nel resto d’Italia. È molto più probabile essere colpiti da un fulmine». Ora, siccome lei si vanta di saper sempre applicare un rigoroso «metodo scientifico» che funziona come l’aritmetica, dovremmo avere Trasanni trasformata in Hiroshima e una strage da fulmini nelle Marche. Le risulta sia successo tutto ciò? E allora: dove stanno le «bestialità» e la «somaraggine olimpica»? Sarebbe troppo lungo, per la verità, elencare tutte le sciocchezze dette e fatte da lei e dai suoi colleghi virostar nel nome della sedicente scienza, a cominciare dalla confusione sulle mascherine («inutili», «no, obbligatorie»), sulla terza dose («inutile», «no, obbligatoria») o sull’immunità di gregge («la raggiungiamo col 60% dei vaccinati», «no col 70», «no con l’80». «Non la raggiungeremo mai»). E voglio pure evitare di ricordarle l’umiliazione subita da un vero scienziato, Giorgio Gilestro dell’Imperial College di Londra, che la sbugiardò in una disputa di conoscenze scientifiche, dimostrando che lei fatica a distinguere tra un malato, una città e una scimmia. Le ricordo solo una delle sue migliori performance. Il 29 agosto 2021, infatti, twittò garrulo: «Il vaccino ai bambini sotto i 12 anni non ha senso», salvo poi esultare altrettanto garrulo il 1° dicembre 2021 quando l’Aifa diede il via libero al vaccino per i bambini sotto i 12 anni. Come mai esulta per una cosa senza senso, le chiesero? E lei, sempre per via del suo inossidabile metodo scientifico, rispose che «ad agosto il vaccino per i bimbi non c’era, per questo non aveva senso». Ottimo, no? Un po’ come dire che il vaccino contro il cancro non ha senso perché non c’è. A proposito di somaraggine. Abbiamo conosciuto bene il suo metodo scientifico in questi anni e perciò non ci stupisce quando la sentiamo negare l’esistenza degli effetti avversi da vaccino Covid. Lei dice, sostanzialmente, che tutti quelli che sono stati male «dopo» il vaccino non sono stati male «a causa» del vaccino. Può essere, naturalmente. Le coincidenze esistono. E dunque può essere che sia soltanto una pura coincidenza se una persona come Giuseppe Sanacore di Fano, un uomo forte, che ha lavorato una vita nei cantieri navali, che è stato sempre bene, che non ha mai avuto problemi di salute, 25 minuti dopo aver fatto il vaccino va in coma e rimane
paralizzato. E può essere una coincidenza che a tanti altri sia successa la stessa cosa. E può essere che noi continuiamo a credere alle coincidenze e agli elefanti che volano, perché no? In fondo anche il fatto che le mele cadessero sempre verso il basso era considerata una coincidenza, fino a quando arrivò Newton. Il punto è proprio questo, professor Bu rio ni : voi vi riempite la bocca di «metodo scientifico» per fare ciò che è più lontano dalla scienza, e cioè evitare di guardare e studiare la realtà. Lo rivela lei stesso quando dice che i disturbi di queste persone non sono causati dai vaccini, «almeno secondo le conoscenze in nostro possesso». Ma quali sono, di grazia, le conoscenze in vostro possesso? Quali studi ha fatto sugli effetti avversi? Quali dati ha analizzato? E quali dati hanno analizzato i suoi colleghi? Fin dall’inizio l’Aifa ha deliberatamente nascosto (e lo abbiamo dimostrato documenti alla mano) gli effetti avversi. Sono state limitate le segnalazioni. Non sono stati studiati i malati. Anzi, chi stava male dopo il vaccino è stato deriso (anche da lei). È stato respinto. Chiuso fuori dalla porta. Trattato come un appestato. Nonostante questo, dove sono stati fatti degli studi, penso per esempio al rapporto dell’Academy of Microbiology su 250 milioni di vaccinati nel mondo, gli effetti avversi sono stati rilevati, eccome. Peccato che l’Italia non abbia partecipato allo studio. Preferisce chiudere gli occhi. Così il negazionismo diventa scienza. Se lei credesse davvero al «metodo scientifico», caro professore, e non fosse invece prono, come ogni virostar che si rispetti, al sommo potere del dio vaccino e dei suoi sacerdoti di Big Pharma, lei farebbe di tutto perché quelle «conoscenze in nostro possesso» aumentassero, almeno un po’. E anziché attaccare un giornalista che cerca di raccontare le storie di chi sta male, andrebbe a capire perché sono morti Augusta Turiaco, 55 anni, insegnante di Messina; e Zelia Guzzo, 37 anni, insegnante di Gela; e Mario Bertola, 54 anni, operaio di Castelbuono, oppure si chiederebbe perché Emilia Padovano deve convivere con una paralisi facciale per il resto della vita. Tenga presente, caro Burioni, che in tutti questi casi appena citati, come altri che potrei facilmente aggiungere, il disturbo è stato «a causa del vaccino», non «dopo il vaccino». No, proprio «a causa»: lo hanno riconosciuto perizie mediche, commissioni e tribunali. S’è mai occupato di queste persone? Pensa di farlo? O anche in questo caso ritiene di poter risolvere tutto, scientificamente parlando, con un piatto di passatelli? So di chiederle molto ma guardi Fuori dal Coro domenica sera. Le farò conoscere i genitori di una ragazza di 27 anni morta «a causa» del vaccino Covid o meglio anche a causa di esso. Lo stabiliscono le perizie mediche e il tribunale, riconoscendo che la ragazza si poteva salvare se, prima di iniettarle la dose, le fossero stati fatti gli esami necessari. Se si fosse studiato il caso. Se si fosse ammesso che c’era il rischio. Cosa che voi non avete mai voluto fare, e continuate a non voler fare, nel vostro ottuso dogmatismo, nella vostra cecità colpevole, nella vostra presunzione che è costata la vita e la salute a troppe persone. Un’ultima cosa: lei chiude la sua lettera scomodando niente meno che la Resistenza (con la r maiuscola) e lamentandosi del fatto che sulla Verità ce la prendiamo con le sue scarpe. Due osservazioni entrambe frutto del suo sperimentato metodo scientifico, evidentemente. Comunque ho recepito il messaggio e lo passo ai colleghi: lasciate stare il partigiano Burioni e soprattutto le sue scarpe. Che hanno la sola colpa di ragionare meglio di lui. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MARIO GIORDANO Heading: Highlight: Se davvero fosse interessato alla ricerca cercherebbe di capire il perché di certe morti A «Fuori dal coro» ci saranno i genitori di una ragazza stroncata dal vaccino Image:BORIOSO Roberto Burioni, docente di virologia e microbiologia all’Università Vita-Salute San Raffaele [Ansa] -tit_org- Burioni, lei ha vinto di nuov
o le Olimpiadi delle bestialità Burioni, lei insulta ma la medaglia d'oro della somaraggine è tutta sua -sec_org-
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