title§§ Nel Nordovest il 10% delle famiglie rinuncia alle cure = Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303189707865.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "CORRIERE DEI TERRITORI" del 23 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-23T06:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303189707865.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303189707865.PDF', 'title': 'CORRIERE DEI TERRITORI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303189707865.PDF tp:ocr§§ L’EMERGENZA Dati choc: «Cosa fare» Nel Nordovest il 10% delle famiglie rinuncia alle cure IL COMMENTO IL COMMENTO di Stefano Ribaldi di Stefano Ribaldi RAPPORTO GIMBE Dati preoccupanti Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni E’ un fenomeno preoccupante che non investe solo le famiglie più povere ma si fa strada anche nel ceto medio: parliamo di coloro che rinunciano alle cure per la semplice ragione del portafoglio. Un’emergenza che riguarda anche il «ricco» Nordovest con la Lombardia in testa. Nella regione del Pirellone sono oltre il 10% le famiglie che non hanno soldi per gli esami medici, segue la Liguria e poi il Piemonte. A livello nazionale l’area più virtuosa è quella di Bolzano mentre maglia nera è la Sardegna. Per fortuna ci sono casi encomiabili di strutture e personale sanitario che si mettono a disposizione per visite gratuite. l alle pagine 2-5 Negli ultimi tre anni alla sanità sono andati 13,1 miliardi di euro in meno e 41,3 miliardi sono rimasti a carico delle famiglie. E un italiano su 10 ha rinunciato alle cure. E’ forse l’aspetto più drammatico che si evidenzia nell’8º Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale di Fondazione Gimbe. «Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma - commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute. Da anni i Governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio Sanitario Nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. E’ la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi». Secondo i dati Istat, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a 185,12 miliardi: 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e 47,66 miliardi privata di cui 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie e 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni. L’86,7% della spesa privata, dunque, grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata. «La spesa delle famiglie – spiega Cartabellotta – viene inoltre “arginata” da fenomeni che riducono l’equità dell’accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie». Un fenomeno esploso nel 2024 quando ha coinvolto 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ossia il 9,9% della popolazione, con marcate differenze regionali: dal 5,3% della Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% della Sardegna. Nel Nordovest? La Lombardia con 10,3% è sopra la media nazionale così come la Liguria che si attesta al 10,1%; meglio (se così si può dire) il Piemonte con il 9,2%. Il quadro, però, è destinato a peggiorare, complice l’aumento della povertà assoluta che nel 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie (8,4%). «L’aumento della spesa a carico delle famiglie – osserva Cartabellotta – rompe il patto tra cittadini e Istituzioni con milioni di persone costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze». Dal punto di vista previsionale, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica 2025 stima un rapporto spesa sanitaria/Pil stabile. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2025 racconta come la quota di Pil destinata al FSN scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Questo divario tra previsione di spesa e finanziamento pubblico rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni: 7,5 miliardi per il 2025, 9,2 miliardi nel 2026, 10,3 miliardi nel 2027, 13,4 miliardi nel 2028. «Senza un deciso rifinanziamento a partire dalla Legge di Bilancio 2026 – avverte Cartabellotta – questo divario tra stima di spesa e risorse allocate costringerà le Regioni a scelte dolorose per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale». Regioni che già devono fare i conti con un riparto del fondo sanitario lontano dall’equità. Infatti, in termini di pro-capite, nel 2024 la Liguria (con 2.261 euro) guida la classifica, seguita da Molise (2.235), Sardegna (2.235) e Umbria (2.232), tutte Regioni con un indice di vecchiaia elevato. Al contrario, escludendo le Province autonome, le Regioni più giovani ricevono quote pro-capite inferiori alla media nazionale: Campania (2.135 euro), Lombardia (2.154), Lazio (2.164) e Sicilia (2.166). Rispetto alla media nazionale di 2.181 pro-capite, nel 2024 il gap va dai +79,84 euro della Liguria ai -80,18 della Provincia autonoma di Bolzano. Differenze che in valori assoluti vanno dai +159,5 milioni del Piemonte ai -268,5 milioni della Lombardia. Il rapporto punta il dito anche contro il mancato adempimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (punteggi comunque buoni per Piemonte e Lombardia, “cartellino giallo” per la Liguria) e sopratutto contro la mancanza di personale sanitario, in particolare di infermieri, così come di medici ma per questi ultimi non si tratta di carenza strutturale bensì di scelta di formarsi e poi lavorare o nel privato o all’estero: «Rimane incomprensibile – commenta ancora Cartabellotta – la scelta di formare più medici, senza prima attuare misure concrete per arginarne le fuga dalla sanità pubblica e restituire attrattività e prestigio alla carriera nel SSN. Ovvero rischiamo di investire denaro pubblico per regalare professionisti al privato o all’estero». l Erica Bertinotti ---End text--- Author: Erica Bertinotti Heading: Highlight: La percentuale di Lombardia e Liguria è sopra la media nazionale Image: -tit_org- Nel Nordovest il 10% delle famiglie rinuncia alle cure Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni -sec_org- tp:writer§§ Erica Bertinotti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303189707865.PDF §---§ title§§ Un piano per eliminare le liste d'attesa = Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d ' attesa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303190207866.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "CORRIERE DEI TERRITORI" del 23 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-23T06:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303190207866.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303190207866.PDF', 'title': 'CORRIERE DEI TERRITORI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303190207866.PDF tp:ocr§§ IN LIGURIA Un piano per eliminare le liste d’attesa IL PIANO L’assessore: «Vogliamo contrastare il fenomeno che porta molti cittadini a recarsi in strutture di altre regioni; dobbiamo essere attrattivi» Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d’attesa l a pagina 4 Il rapporto Gimbe, pur certificando il “lento, ma inesorabile smantellamento del servizio sanitario nazionale”, con la conseguenza che sempre più italiani rinunciano alle cure mediche, evidenzia per la Liguria un paio di “record” positivi: è la regione con la più alta percentuale di infermieri rispetto alla popolazione e quella che riceve il finanziamento pro capite più alto (2.261 euro) rispetto alle altre regioni. Quest’anno 80 euro in più rispetto al 2024. Questo per via dell’età media della popolazione, più alta rispetto al resto d’Italia. Tuttavia anche in Liguria si certifica che il 10,1% della popolazione rinuncia a curarsi, per i costi eccessivi della sanità privata, spesso unica alternativa a liste di attesa lunghe mesi (se non anni) per visite, esami, interventi chirurgici. La Regione, fin dal gennaio scorso ha messo in campo azioni per abbattere le liste d’attesa. L’ultima è di questi giorni, con uno stanziamento aggiuntivo di 68 milioni di euro – annunciato giovedì scorso dall’assessore regionale Massimo Nicolò insieme a Paolo Bordon, direttore generale di Area Salute e Servizi Sociali - per aumentare l’offerta di prestazioni sanitarie e «contrastare il fenomeno che porta molti cittadini liguri a spostarsi in altre regioni per ricevere cure e prestazioni sanitarie, con un disagio per i pazienti e per le loro famiglie e un conseguente aggravio economico per il Servizio sanitario regionale». Il Piano approvato ha un duplice obiettivo: aumentare l’offerta di prestazioni in Liguria e migliorare l’attrattività delle strutture regionali. «Puntiamo a ridurre le liste d’attesa e a garantire cure di qualità sempre più accessibili – spiega Nicolò – Ridurre la mobilità passiva significa permettere ai pazienti di curarsi vicino a casa, senza spostamenti gravosi e valorizzare le professionalità e le strutture liguri, rafforzando la fiducia nel nostro Sistema sanitario. Il Piano rappresenta uno sforzo importante che prevede il potenziamento dell’attività nelle strutture pubbliche, insieme a una riorganizzazione delle liste d’attesa e a una presa in carico più proattiva dei pazienti. Inoltre, il coinvolgimento delle strutture private accreditate non comporta un esborso per i cittadini in quanto, le stesse, lavorano in nome e per conto del nostro Sistema sanitario e possono offrire anche prestazioni ad alta complessità». Il piano prevede oltre 24 milioni di euro quest’anno, che saliranno a 44 milioni annui dal 2026, destinati all’incremento dell’attività chirurgica, in particolare in ortopedia, cardiologia e cardiochirurgia nelle strutture pubbliche e private accreditate che, a oggi, erogano solamente il 6,7% delle prestazioni ospedaliere rispetto alla produzione complessiva, una quota molto inferiore rispetto ad altre regioni che riescono così a trattenere più pazienti sul proprio territorio. «Questo provvedimento nasce da un’analisi della mobilità sanitaria interregionale – aggiunge Bordon - dalla quale emerge che la Liguria ha un indice di vecchiaia tra i più alti in Italia e quindi una domanda molto elevata di prestazioni sanitarie, destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione. A questo si aggiunge un tasso di occupazione molto alto nei reparti di ortopedia, che nelle strutture pubbliche liguri raggiunge in media l’85% e la carenza di anestesisti dedicati all’attività operatoria, diminuiti del 15% negli ultimi 5 anni. Il Piano prevede la proroga degli accordi bilaterali con Emilia-Romagna e Toscana e la stipula di nuove intese con Lombardia e Piemonte, così da rafforzare la cooperazione con le regioni confinanti e ridurre il ricorso a mobilità sanitaria non programmata». La Liguria ha un saldo di mobilità negativo che ammonta a circa 79 milioni: la mobilità passiva ospedaliera è pari a 158 milioni, dove le principal i aree di fuga sono rappresentate da ortopedia (44%), cardiologia (12,8%) e malattie del sistema nervoso (8 %). La mobilità attiva, che si riferisce ai cittadini che raggiungono la Liguria per ricevere prestazioni sanitarie, è invece pari a 78,5 milioni e registra tre aree a maggiore attrattività: quella ortopedica (18%), cardiologica (14,9%) e neurologia (13,1%). l Andrea Moggio ---End text--- Author: Andrea Moggio Heading: Highlight: Image:MASSIMO NICOLÒ -tit_org- Un piano per eliminare le liste d'attesa Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d ’ attesa -sec_org- tp:writer§§ Andrea Moggio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303190207866.PDF §---§ title§§ Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d ' attesa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303203308049.PDF description§§

Estratto da pag. 44 di "LA RIVIERA" del 23 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-23T06:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303203308049.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303203308049.PDF', 'title': 'LA RIVIERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303203308049.PDF tp:ocr§§ IL PIANO L’assessore: «Vogliamo contrastare il fenomeno che porta molti cittadini a recarsi in strutture di altre regioni; dobbiamo essere attrattivi» Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d’attesa Il rapporto Gimbe, pur certificando il “lento, ma inesorabile smantellamento del servizio sanitario nazionale”, con la conseguenza che sempre più italiani rinunciano alle cure mediche, evidenzia per la Liguria un paio di “record” positivi: è la regione con la più alta percentuale di infermieri rispetto alla popolazione e quella che riceve il finanziamento pro capite più alto (2.261 euro) rispetto alle altre regioni. Quest’anno 80 euro in più rispetto al 2024. Questo per via dell’età media della popolazione, più alta rispetto al resto d’Italia. Tuttavia anche in Liguria si certifica che il 10,1% della popolazione rinuncia a curarsi, per i costi eccessivi della sanità privata, spesso unica alternativa a liste di attesa lunghe mesi (se non anni) per visite, esami, interventi chirurgici. La Regione, fin dal gennaio scorso ha messo in campo azioni per abbattere le liste d’attesa. L’ultima è di questi giorni, con uno stanziamento aggiuntivo di 68 milioni di euro – annunciato giovedì scorso dall’assessore regionale Massimo Nicolò insieme a Paolo Bordon, direttore generale di Area Salute e Servizi Sociali - per aumentare l’offerta di prestazioni sanitarie e «contrastare il fenomeno che porta molti cittadini liguri a spostarsi in altre regioni per ricevere cure e prestazioni sanitarie, con un disagio per i pazienti e per le loro famiglie e un conseguente aggravio economico per il Servizio sanitario regionale». Il Piano approvato ha un duplice obiettivo: aumentare l’offerta di prestazioni in Liguria e migliorare l’attrattività delle strutture regionali. «Puntiamo a ridurre le liste d’attesa e a garantire cure di qualità sempre più accessibili – spiega Nicolò – Ridurre la mobilità passiva significa permettere ai pazienti di curarsi vicino a casa, senza spostamenti gravosi e valorizzare le professionalità e le strutture liguri, rafforzando la fiducia nel nostro Sistema sanitario. Il Piano rappresenta uno sforzo importante che prevede il potenziamento dell’attività nelle strutture pubbliche, insieme a una riorganizzazione delle liste d’attesa e a una presa in carico più proattiva dei pazienti. Inoltre, il coinvolgimento delle strutture private accreditate non comporta un esborso per i cittadini in quanto, le stesse, lavorano in nome e per conto del nostro Sistema sanitario e possono offrire anche prestazioni ad alta complessità». Il piano prevede oltre 24 milioni di euro quest’anno, che saliranno a 44 milioni annui dal 2026, destinati all’incremento dell’attività chirurgica, in particolare in ortopedia, cardiologia e cardiochirurgia nelle strutture pubbliche e private accreditate che, a oggi, erogano solamente il 6,7% delle prestazioni ospedaliere rispetto alla produzione complessiva, una quota molto inferiore rispetto ad altre regioni che riescono così a trattenere più pazienti sul proprio territorio. «Questo provvedimento nasce da un’analisi della mobilità sanitaria interregionale – aggiunge Bordon - dalla quale emerge che la Liguria ha un indice di vecchiaia tra i più alti in Italia e quindi una domanda molto elevata di prestazioni sanitarie, destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione. A questo si aggiunge un tasso di occupazione molto alto nei reparti di ortopedia, che nelle strutture pubbliche liguri raggiunge in media l’85% e la carenza di anestesisti dedicati all’attività operatoria, diminuiti del 15% negli ultimi 5 anni. Il Piano prevede la proroga degli accordi bilaterali con Emilia-Romagna e Toscana e la stipula di nuove intese con Lombardia e Piemonte, così da rafforzare la cooperazione con le regioni confinanti e ridurre il ricorso a mobilità sanitaria non programmata». La Liguria ha un saldo di mobilità negativo che ammonta a circa 79 milioni: la mobilità passiva ospedaliera è pari a 158 milioni, dove le principali aree di fuga sono rappresentate da ortopedia (44%), cardiologia (12 ,8%) e malattie del sistema nervoso (8 %). La mobilità attiva, che si riferisce ai cittadini che raggiungono la Liguria per ricevere prestazioni sanitarie, è invece pari a 78,5 milioni e registra tre aree a maggiore attrattività: quella ortopedica (18%), cardiologica (14,9%) e neurologia (13,1%). l Andrea Moggio ---End text--- Author: Andrea Moggio Heading: Highlight: Image:MASSIMO NICOLÒ -tit_org- Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d ’ attesa -sec_org- tp:writer§§ Andrea Moggio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303203308049.PDF §---§ title§§ Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303203808050.PDF description§§

Estratto da pag. 42 di "LA RIVIERA" del 23 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-23T06:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303203808050.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303203808050.PDF', 'title': 'LA RIVIERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303203808050.PDF tp:ocr§§ RAPPORTO GIMBE Dati preoccupanti Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni Negli ultimi tre anni alla sanità sono andati 13,1 miliardi di euro in meno e 41,3 miliardi sono rimasti a carico delle famiglie. E un italiano su 10 ha rinunciato alle cure. E’ forse l’aspetto più drammatico che si evidenzia nell’8º Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale di Fondazione Gimbe. «Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma - commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute. Da anni i Governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio Sanitario Nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. E’ la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi». Secondo i dati Istat, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a 185,12 miliardi: 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e 47,66 miliardi privata di cui 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie e 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni. L’86,7% della spesa privata, dunque, grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata. «La spesa delle famiglie – spiega Cartabellotta – viene inoltre “arginata” da fenomeni che riducono l’equità dell’accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie». Un fenomeno esploso nel 2024 quando ha coinvolto 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ossia il 9,9% della popolazione, con marcate differenze regionali: dal 5,3% della Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% della Sardegna. Nel Nordovest? La Lombardia con 10,3% è sopra la media nazionale così come la Liguria che si attesta al 10,1%; meglio (se così si può dire) il Piemonte con il 9,2%. Il quadro, però, è destinato a peggiorare, complice l’aumento della povertà assoluta che nel 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie (8,4%). «L’aumento della spesa a carico delle famiglie – osserva Cartabellotta – rompe il patto tra cittadini e Istituzioni con milioni di persone costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze». Dal punto di vista previsionale, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica 2025 stima un rapporto spesa sanitaria/Pil stabile. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2025 racconta come la quota di Pil destinata al FSN scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Questo divario tra previsione di spesa e finanziamento pubblico rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni: 7,5 miliardi per il 2025, 9,2 miliardi nel 2026, 10,3 miliardi nel 2027, 13,4 miliardi nel 2028. «Senza un deciso rifinanziamento a partire dalla Legge di Bilancio 2026 – avverte Cartabellotta – questo divario tra stima di spesa e risorse allocate costringerà le Regioni a scelte dolorose per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale». Regioni che già devono fare i conti con un riparto del fondo sanitario lontano dall’equità. Infatti, in termini di pro-capite, nel 2024 la Liguria (con 2.261 euro) guida la classifica, seguita da Molise (2.235), Sardegna (2.235) e Umbria (2.232), tutte Regioni con un indice di vecchiaia elevato. Al contrario, escludendo le Province autonome, le Regioni più giovani ricevono quote pro-capite inferiori alla media naz ionale: Campania (2.135 euro), Lombardia (2.154), Lazio (2.164) e Sicilia (2.166). Rispetto alla media nazionale di 2.181 pro-capite, nel 2024 il gap va dai +79,84 euro della Liguria ai -80,18 della Provincia autonoma di Bolzano. Differenze che in valori assoluti vanno dai +159,5 milioni del Piemonte ai -268,5 milioni della Lombardia. Il rapporto punta il dito anche contro il mancato adempimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (punteggi comunque buoni per Piemonte e Lombardia, “cartellino giallo” per la Liguria) e sopratutto contro la mancanza di personale sanitario, in particolare di infermieri, così come di medici ma per questi ultimi non si tratta di carenza strutturale bensì di scelta di formarsi e poi lavorare o nel privato o all’estero: «Rimane incomprensibile – commenta ancora Cartabellotta – la scelta di formare più medici, senza prima attuare misure concrete per arginarne le fuga dalla sanità pubblica e restituire attrattività e prestigio alla carriera nel SSN. Ovvero rischiamo di investire denaro pubblico per regalare professionisti al privato o all’estero». l Erica Bertinotti ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: La percentuale di Lombardia e Liguria è sopra la media nazionale Image: -tit_org- Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102303203808050.PDF §---§ title§§ Tornail Cicap Fest: «Scienza oltre limiti» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301830305403.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "MATTINO DI PADOVA" del 23 Oct 2025

«Sconfinare» è iltema dell'edizione 2025 che sarà dal 14al16 novembre. Ospite d'onore lo statistico David Spiegelhalter

pubDate§§ 2025-10-23T03:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301830305403.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301830305403.PDF', 'title': 'MATTINO DI PADOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301830305403.PDF tp:ocr§§ Torna il Cicap Fest: «Scienza oltre i limiti» «Sconfinare» è il tema dell’edizione 2025 che sarà dal 14 al 16 novembre. Ospite d’onore lo statistico David Spiegelhalter In un mondo attraversato da crisi globali, disinformazione e rapide trasformazioni tecnologiche, la conoscenza rimane la bussola più affidabile per orientarsi. È attorno a questo principio che si muove l’ottava edizione del Cicap Fest, in programma dal 14 al 16 novembre 2025, dal titolo «Sconfinare: l’avventura della conoscenza». Tre giorni di incontri, dibattiti, spettacoli e laboratori trasformeranno la città in un grande laboratorio del pensiero critico. In parallelo, dal 10 al 14 novembre tornerà il Cicap Fest Edu, il programma dedicato alle scuole di tutta Italia, con attività, collegamenti e percorsi formativi rivolti a studenti e insegnanti. SCONFINARE: LA SCIENZA OLTRE I LIMITI «Sconfinare – spiega Lorenzo Montali, presidente del Cicap – rappresenta la tensione stessa della scienza: la capacità di oltrepassare ciò che è già noto, abbandonare schemi e procedure consolidate per costruire nuove letture della realtà. La conoscenza cresce solo se è disposta a interrogarsi, a contaminarsi, a superare i propri limiti. È un tratto essenziale della competenza scientifica e della cittadinanza consapevole». Montali ha sottolineato come la scelta del tema voglia restituire alla scienza la sua dimensione più umana e universale, capace di unire piuttosto che dividere: «La comunità scientifica è internazionale per definizione, e la collaborazione è la sua forma più alta di progresso. In tempi di conflitti e tensioni globali, sconfinare significa anche riscoprire la capacità di cooperare, di dialogare e di costruire insieme il futuro». Il legame con l’università e l’eredità di Piero Angela Un messaggio condiviso anche dalla rettrice Daniela Mapelli, che ha ricordato come il legame tra ateneo e festival nasca dallo stesso intento che animava Piero Angela, fondatore del Cicap nel 1989 insieme a un gruppo di scienziati e intellettuali. «L’obiettivo è sempre stato quello di smontare le false credenze e promuovere la divulgazione della conoscenza – spiega Mapelli – Condividere il sapere è l’atto più democratico che esista: non toglie nulla a chi lo trasmette, ma arricchisce chi lo riceve e rende i cittadini più consapevoli e liberi di scegliere». IL VALORE CIVICO DELLA SCIENZA Anche l’assessore Antonio Bressa ha evidenziato il ruolo del festival come patrimonio civico e culturale: «Il Cicap Fest è un orgoglio per la nostra città. Non solo perché anima Padova con eventi e incontri di alto livello, ma perché ribadisce un messaggio fondamentale: la scienza deve tornare al centro del dibattito pubblico e delle decisioni politiche. Non è scontato, oggi, che le scelte vengano prese sulla base dei dati e della competenza. Il festival ricorda quanto ciò sia indispensabile per una società matura». GLI OSPITI E LE VOCI DEL FESTIVAL Ospite d’onore di questa edizione sarà David Spiegelhalter, uno dei più autorevoli statistici al mondo. Accanto a lui, saliranno sul palco Silvio Garattini, Dario Bressanini, Vera Gheno, Paolo Attivissimo, Massimo Polidoro, Rosy Bindi, Beatrice Mautino, Elisa Palazzi, Guido Barbujani, Giorgio Vallortigara, Roberta Villa, Donata Columbro e Sergio Della Sala, tra i più stimati scienziati, giornalisti e divulgatori italiani. IL METODO LEAN NEI PRONTO SOCCORSO Tra i tanti appuntamenti, Alessandro Faorlin, partner di Auxiell, dialogherà con Nino Cartabellotta, medico specialista e presidente della Fondazione Gimbe. L’incontro sarà dedicato a un tema cruciale per il sistema sanitario: come l’approccio «lean» possa migliorare l’efficienza e il flusso dei pazienti nei pronto soccorso. Partendo da un progetto già realizzato in un ospedale, i due esperti discuteranno risultati ed evidenze concrete, lanciando una sfida ai primi due ospedali italiani che accetteranno di testare il metodo. CICAP FEST EDU E ALTRO APPUNTAMENTI In parallelo, il Cicap Fest Edu offrirà a studenti e docenti un ricco calendario di eventi online e in presenza, tra cui un collegamento con la stazione Concordia in Antartide. Non mancheranno spettacoli e progetti speciali: tra questi, «Processo a Galileo», condotto da Francesco Lancia, e una serata dedicata allo spazio con Paolo Attivissimo, Edwige Pezzulli, Giovanni Covone e Gianluigi Carlone della Banda Osiris. Il programma completo su cicapfest.it. — ---End text--- Author: Flavio Centamore Heading: Highlight: Image:Uno degli appuntamenti del Cicap Fest degli anni scorsi Lorenzo Montali del Cicap La rettrice Daniela Mapelli Montali «La capacità di Mapelli «Smontare le false oltrepassare ciò che è già noto è il motore di ogni tipo di ricerca» credenze è l’obiettivo seguito fin dall’inizio da Piero Angela» -tit_org- Tornail Cicap Fest: «Scienza oltre limiti» -sec_org- tp:writer§§ Flavio Centamore guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301830305403.PDF §---§ title§§ Le risorse per la sanità pubblica sono diminuite? link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102302924108281.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "OGGI" del 23 Oct 2025

In assoluto i fondi sono aumentati di oltre 11 miliardi. ma sono stati erosi dall'inflazione e dal caro energia. e il loro peso sul pil è diminuito

pubDate§§ 2025-10-23T07:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102302924108281.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102302924108281.PDF', 'title': 'OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102302924108281.PDF tp:ocr§§ LE RISORSE PER LA SANITÀ PUBBLICA SONO DIMINUITE? In assoluto i fondi sono aumentati di oltre 11 miliardi. Ma sono stati erosi dall’inflazione e dal caro energia. E il loro peso sul Pil è diminuito Rispo Nino Presi S tiamo vivendo un paradosso: sulla carta la sanità pubblica dispone di tanti miliardi in più rispetto al passato, ma nella vita quotidiana le persone fanno sempre più fatica ad accedere alle cure. Tra 2023 e 2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di oltre 11 miliardi di euro, ma le risorse non hanno determinato benefici concreti per cittadini e pazienti. Sono state in buona parte erose dall’inflazione (al 5,7% nel 2023) e dal caro energia. Ma soprattutto, il "peso" della sanità sulla ricchezza del Paese, misurato come quota di Pil, è diminuito: dal 6,3% del 2022 al 6% nel 2023, per poi stabilizzarsi al 6,1% nel 2024 e nel 2025. Una variazione all’apparenza minima che, però, equivale a oltre 13 miliardi di euro persi per strada in tre anni. In pratica, da un lato i miliardi aumentano ma valgono meno; dall’altro, il Paese destina alla sanità una quota sempre più piccola della propria ricchezza. Le conseguenze sono evidenti: aumento delle diseguaglianze, famiglie spesso schiacciate da spese insostenibili, persone costrette a rinunciare alle prestazioni sanitarie, personale demotivato che abbandona la sanità pubblica. Ecco perché il futuro della sanità dipende da una precisa scelta politica: investire nel Servizio sanitario nazionale o trattarlo come un costo da comprimere. Risponde Nino Cartabellotta Presidente Fondazione Gimbe ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:LA LUNGA ATTESA Persone agli sportelli dell’ospedale Niguarda di Milano. -tit_org- Le risorse per la sanità pubblica sono diminuite? -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102302924108281.PDF §---§ title§§ Intervista a Alberto Mantovani - «Una persona che ha il cancro non deve preoccuparsi anche dei costi per la cura E ci vuole più prevenzione» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786106037.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "CORRIERE DELLA SERA" del 23 Oct 2025

E ci vuole più prevenzione»

pubDate§§ 2025-10-23T03:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786106037.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786106037.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786106037.PDF tp:ocr§§ «Una persona che ha il cancro non deve preoccuparsi anche dei costi per la cura E ci vuole più prevenzione» L’immunologo: la sostenibilità del sistema sanitario richiede efficienza L’INTERVISTA ALBERTO MANTOVANI A lberto Mantovani, medico, scienziato, presidente di Fondazione Humanitas per la Ricerca, l’immunologo italiano più citato nella letteratura scientifica internazionale: dietro il suo impegno nella sanità c’è la responsabilità sociale, il volontariato nella periferia del Gratosoglio, la missione umanitaria in Africa, l’amore per Milano e l’Italia. Dietro le sue ricerche c’è un messaggio: la speranza e la fiducia nel futuro, che resiste anche nei momenti difficili. Professore, da che cosa le viene questa fiducia? «Dalle luci del mio laboratorio accese la sera. Vuol dire che c’è ancora gente che lavora, che fa ricerca con passione e intelligenza per dare ad altri una speranza». Basta questo per essere più ottimisti in una società che sembra smarrita? «Aggiunga il Nobel per la Chimica a Omar Yaghy. Rifugiato palestinese, cresciuto in una famiglia poverissima, originaria di Ga2a: vivevano in dodici in una stanza, con il bestiame. È riuscito a studiare, a laurearsi, a diventare ricercatore... Oggi può dire che la scienza è la più grande forza generatrice di uguaglianza nel mondo». Un messaggio controcorrente in un mondo incattivito e diviso... «Penso che nella scienza ci sia un’opportunità per tutti. Ma bisogna studiare, se non c’è impegno e fatica non ci sono risultati. Oggi vedo giovani motivati, che hanno sogni e passioni. Non bisogna aver paura di sognare. La mia vita scientifica è stata attraversata dai sogni, qualcuno si è realizzato, altri sono in corso». A 77 anni qual è la nuova avventura professionale? «Lavoro per decodificare la parte oscura del genoma, quel che resta da scoprire per individuare geni e molecole del sistema immunitario che hanno la potenzialità di trasformarsi in diagnosi e cura». È diventato medico per passione, per vocazione o per scelta? «Per caso. Liceo classico Manzoni a Milano. Sezione D. Appena uscito ero convinto di iscrivermi a Fisica. Ne ero innamorato. Poi d’estate ho fatto volontariato in Inghilterra. Sono finito in un ospedale. Lì ho deciso di fare Medicina». E perché ha scelto immunologia e oncologia? «Perché mi sono innamorato». C’era la sua futura moglie in quell’ospedale? «Anche di lei sono innamoratissimo, ma questa è un’altra storia. A determinare la mia scelta è stata la complessità del sistema immunitario e il sogno di usare le armi dell’immunità contro il cancro». Una sfida da vincere. «La lotta al cancro è una scalata continua. Io sono un modesto alpinista e le cime sono una sfida. Con la ricerca sei in cordata davanti a una cima da scalare. Ma non ce n’è una sola, le cime sono tante». Ogni volta si ricomincia? «Dopo un successo comincia subito un’altra scalata, ma l’insuccesso è una dimensione della ricerca. L’immunologia è stata una conquista e per fortuna oggi possiamo contare i successi: nella lotta al cancro abbiamo qualche speranza in più». Che cosa ha cambiato l’immunologia nella lotta al cancro? «Cinquant’anni fa si è scoperto un sistema di difesa contro le cellule malate. Ricorda lo slogan del ’68, la fantasia al potere? L’immunologia è stata questo. Un trionfo della ricerca che ha cambiato il mondo, la diagnostica, la terapia...». Con l’utilizzo degli anticorpi monoclonali? «Li usiamo per dirigere i nuovi farmaci, riescono a vedere le molecole sulle cellule tumorali, sono specializzati nel colpirle, nel bacio della morte...». Un sistema difensivo di altissima precisione… «Il sistema immunitario è come un’orchestra: tutto deve essere armonico per aiutare il nostro apparato di difesa nella guerra quotidiana contro agenti microbici. Ma noi non conosciamo tutti gli orchestrali e gli strumenti: a volte il sistema immunitario sbaglia. È qui che la ricerca ha trovato il modo di correggere l’errore e rendere la cura possibile». La cura è per tutti, ma nella sanità crescono le disuguaglianze. «E questo è motivo di sofferenza. Vorrei viv ere in un Paese in cui una persona si preoccupa di avere un cancro, ma non si preoccupa dei costi che possono essere altissimi per la cura necessaria contro il cancro». Eppure esiste un servizio sanitario nazionale. «La sua sostenibilità è un tema complesso. Fatto di risorse. Di percentuale di spesa rispetto al Pil. Di efficienza. Dobbiamo essere efficienti per i costi delle nuove terapie e per l’invecchiamento della popolazione. Questo significa meno esami inutili e appropriatezza della cura». Che cosa si potrebbe fare per aiutare medici e ricercatori? «Ridurre il carico burocratico. Per chi fa ricerca la burocrazia porta via almeno il 40 per cento del tempo. Una follia. Io dico ai politici: toglieteci i sassi dallo zaino che ci impediscono di scalare». C’è una doppia cittadinanza nella salute? «Le faccio un esempio: il papilloma virus. È causa di cancro, ma abbiamo il vaccino che lo può debellare. Eppure la copertura in Italia è al 70 per cento al Nord e al 30 per cento al Sud. Lo squilibrio è ancora più evidente nel mondo: migliaia di donne soffrono e muoiono per cancro della cervice, per le donne africane è questa la prima causa di morte. Eppure c’è il vaccino...». Mancano le risorse o manca la prevenzione? «Poche risorse e scarsa capacità di fare prevenzione. Pensi che in Italia eravamo tra i più virtuosi per sovrappeso e obesità. Oggi siamo tra i peggiori, dopo la Grecia. Se non facciamo qualcosa il carico diventerà intollerabile per il sistema sanitario». Lei parla spesso di bellezza della cura e della ricerca. L’arte è entrata in Humanitas con immagini di quadri famosi, da Brera, dall’Accademia Carrara, dal Poldi Pezzoli. Che cosa lega medicina e creazione artistica? «C’è una visione estetica della ricerca scientifica, dal laboratorio che analizza i dati alla riparazione di un danno al sistema immunitario. Tutto deve creare un’armonia, in questo arte e medicina si avvicinano». Fuori di metafora, quali anticorpi servirebbero in un mondo malato? «Io penso che ci dovremmo vaccinare. In tutti i sensi. Vaccinare contro l’ignoranza, contro il cinismo e l’indifferenza. Dovremmo far capire che siamo parte di una comunità. In questo senso il volontariato è come un vaccino. Non per creare l’immunità di gregge, perché non siamo pecore. Siamo una comunità consapevole che deve prendersi cura dei malati e proteggere i più fragili». ---End text--- Author: Giangiacomo Schiavi Heading: L’INTERVISTA ALBERTO MANTOVANI Highlight: Chi è ? Alberto Mantovani, medico e immunologo, è presidente di Fondazione Humanitas per la Ricerca, professore emerito e Direttore scientifico emerito dell’Istituto clinico Humanitas, nonché Chair of Inflammation, William Harvey Research Institute, Queen Mary University, Londra ? Ha lavorato in Inghilterra e negli Stati Uniti, è membro dell’Accademia dei Lincei e della National Academy of Sciences Usa. Da molti anni è il ricercatore italiano a più alto impatto nella letteratura scientifica internazionale ? L’importanza dei vaccini L’Hpv è causa di tumore, il vaccino può debellarlo Ma la copertura in Italia è al 70% al Nord e al 30% al Sud. Lo squilibrio nel mondo è ancora più forte Il rischio Eravamo i più virtuosi per sovrappeso e obesità Oggi siamo tra i peggiori, dopo la Grecia. Se non facciamo qualcosa il carico sarà intollerabile Image:Ricercatore Alberto Mantovani, 77 anni, alla prima edizione degli Stati Generali della Prevenzione, organizzati dal ministero della Salute lo scorso giugno. Sta lavorando per scoprire la parte oscura del genoma così da individuare geni e molecole del sistema immunitario che potrebbero trasformarsi in diagnosi e cura (Italy Photo Press) -tit_org- Intervista a Alberto Mantovani - «Una persona che ha il cancro non deve preoccuparsi anche dei costi per la cura E ci vuole più prevenzione» -sec_org- tp:writer§§ Giangiacomo Schiavi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786106037.PDF §---§ title§§ Le due velocità della salute italiana link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301787006026.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 23 Oct 2025

I tempi diversi sui traumi gravi come specchio della disorganizzazione sanitaria

pubDate§§ 2025-10-23T03:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301787006026.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301787006026.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301787006026.PDF tp:ocr§§ Le due velocità della salute italiana I tempi diversi sui traumi gravi come specchio della disorganizzazione sanitaria C’ è un orologio che segna il tempo delle emergenze sanitarie in Italia, e non batte allo stesso ritmo dappertutto. A volte corre veloce, salva vite, restituisce persone alle loro famiglie. Altre volte arranca, perde minuti preziosi, e quelle vite le perde davvero. Il rapporto Agenas sulle Reti tempo-dipendenti che monitorano infarti, ictus e traumi gravi ci racconta proprio questo: un’Italia a due velocità. C’è l’Italia dove se hai un infarto grave hai il 69 per cento di probabilità di essere trattato con un’angioplastica salvavita entro 90 minuti, come in Veneto. E c’è l’Italia dove questa probabilità scende al 41,9 per cento, come in Sardegna. Differenze che decidono se una persona sopravvive o no. Ma è quando parliamo di traumi gravi – gli incidenti stradali, le cadute disastrose – che le differenze diventano ancora più crude. In Calabria quasi una persona su due che subisce un trauma maggiore muore entro 30 giorni. In Toscana, meno di una ogni cinque. Perché? Perché in Toscana è più probabile che tu venga preso in carico immediatamente da un Centro trauma di alta specializzazione, mentre in altre regioni questo non è affatto scontato. Allora viene da chiedersi: com’è possibile? La risposta è che in Italia manca una regia unitaria delle emergenze. Solo 8 regioni su 21 hanno un coordinamento vero delle reti emergency. Nelle altre, ogni ospedale o ogni Asl fa un po’ per conto suo. E i risultati si vedono. Servono Stroke Unit che abbiano il numero giusto di posti letto, servono elicotteri del 118 che coprano tutto il territorio, servono protocolli chiari che facciano arrivare la persona giusta nel posto giusto al momento giusto. In molte zone questo già avviene, e i risultati sono eccellenti. In altre, no. Il problema non è solo di soldi ma soprattutto di organizzazione. Di volontà politica. Di saper prendere a modello ciò che già che funziona. Quando si parla di emergenze, ogni minuto conta. E il rapporto Agenas ci dice che in Italia il valore di un minuto dipende ancora troppo da dove ci si trova. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Le due velocità della salute italiana -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301787006026.PDF §---§ title§§ Sanità digitale verso i 3 miliardi «Serve una strategia oltre il Pnrr» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301785606032.PDF description§§

Estratto da pag. 19 di "SOLE 24 ORE" del 23 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-23T03:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301785606032.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301785606032.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301785606032.PDF tp:ocr§§ Sanità digitale verso i 3 miliardi «Serve una strategia oltre il Pnrr» Anitec-Assinform Dalle imprese del settore Ict le ricette per far crescere ancora un fronte strategico Tra le tecnologie spiccano intelligenza artificiale (+35%) cloud e cybersecurity La Sanità digitale avanza nelle corsie degli ospedali e negli ambulatori dei medici a colpi di telemedicina e fascicolo sanitario elettronico e sulla spinta di tecnologie abilitanti come cybersecurity (+15%), cloud (+25%) e soprattutto intelligenza artificiale che fa sempre di più la parte del leone (+35% sul 2024). Un mercato che cresce ogni anno quasi a doppia cifra e che dopo aver raggiunto i 2,47 miliardi nel 2024 quest'anno - secondo le previsioni di NetConsulting Cube - raggiungerà i 2,7 miliardi (+9,3%) per poi sfiorare i 3 miliardi nel 2026 (+8,5 per cento). Una crescita, questa, che può contare su tecnologie ormai mature e diverse soluzioni operative che hanno potuto sfruttare la grande palestra del Pnrr che scommette molto sulla Sanità digitale. Ecco perché ora è urgente pensare a una strategia nazionale dopo il Pnrr che scade nel 2026: da qui le indicazioni e le ricette possibili delle imprese del settore Ict riunite in Anitec-Assinform, l’Associazione di Confindustria, che oggi a Roma durante l’evento «Sanità Digitale: Persone, Visioni, Futuro» presenteranno il White Paper «Tecnologie e policy per il futuro della Sanità Digitale». Si tratta di un documento che punta su cinque pilastri - innovazione tecnologica, semplificazione normativa, interoperabilità, accesd e a 4 i r ò e e e e o e i e e , l y . e e so ai fondi e sviluppo delle competenze - e propone alcune policy a partire dall’introduzione di nuovi modelli di Value Based Procurement e dall’adozione obbligatoria di standard aperti per promuovere l’interoperabilità dei sistemi per arrivare alla creazione di un fondo nazionale stabile per la sanità digitale superando la logica dei bandi e delle gare fino a prevedere programmi strutturati di aggiornamento professionale per il personale sanitario. «Le tecnologie sono pronte e molte soluzioni già operative. L'Italia dispone di competenze e casi di successo in grado di rendere la sanità più efficiente, sostenibile e centrata sulla persona», avverte Domenico Favuzzi, vice presidente vicario Anitec-Assinform, con delega alle relazioni con i territori e al monitoraggio del Pnrr. «Il Pnrr ha avviato il percorso gettando le basi, ma è arrivato il momento di una vera strategia nazionale per la sanità digitale, con fondi stabili e un coordinamento costante. Serve collaborazione concreta tra pubblico e privato per mettere a sistema le migliori pratiche e ottenere risultati reali». ?Il White Paper è il risultato di un lavoro congiunto tra le imprese associate Almaviva, Cisco, Engineering, Exprivia, IBM, InterSystems, Kelyon, Microsoft, Oracle, Praezision e Salesforce, con la collaborazione delle associazioni Aiop, Assobiotec, Assolombarda, Farmindustria e Confindustria Dispositivi Medici e di Confindustria. E ha il merito di mettere in fila la visione delle imprese e i passi in avanti fatti finora e quelli ancora da fare. La seconda parte del documento raccoglie infatti, attraverso un’indagine condotta tra le aziende del settore, il punto di vista di chi opera direttamente nella sanità digitale. Ne emergono alcune evidenze chiave: l’Intelligenza artificiale è prioritaria per l’86,96% delle imprese; l’interoperabilità resta un nodo irrisolto, soprattutto sul piano tecnico e semantico; la compliance normativa pesa in particolare sulla gestione dei dati dei pazienti (73,91%); l'accesso ai finanziamenti è ancora critico, soprattutto per le Pmi visto che oltre un terzo non ne ha mai ottenuti. Per questo ora serve una strategia nazionale perché in gioco c’è il cambio di pelle digitale del nostro Ssn che proprio in questi mesi sta sperimentando la telemedicina che ha già raggiunto i primi 500mila pazienti grazie agli investimenti del Pnrr e al lancio della Piattaforma nazionale di Telemedicina. Così come dopo una prima fase a rilento sta decollando anc he il Fascicolo sanitario elettronico - utilizzato dal 44% dei cittadini e dal 98% dei medici - cruciale per alimentare l’Ecosistema dei dati sanitari (la Sanità genera il 30% dei dati) che rappresenta il petrolio del futuro, preziosissimo carburante per fare ricerca, innovazione e mettere in pista politiche di prevenzione e programmazione su misura. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Image:domenico favuzzi Vice Presidente Vicario AnitecAssinform L'interoperabilità resta un nodo irrisolto, l'accesso ai finanziamenti ancora critico per le Pmi Mercato Ict nella sanità Dati in milioni di euro e valori % TOTALE 2.470,0 2.700,0 +9,3% 91,7 CONTENUTI DIGITALI 86,2 277,0 +6,4% 271,0 –2,2% 2.930,0 +8,5% 97,7 +6,5% 265,6 –2,0% TLC IT 2.106,8 2.337,3 2.566,7 +10,9% +9,8% 2024 2025* 2026* (*) StimeFonte: NetConsulting cube, aprile 2025 -tit_org- Sanità digitale verso i 3 miliardi «Serve una strategia oltre il Pnrr» -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301785606032.PDF §---§ title§§ Nuove assunzioni in sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786706023.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 23 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-23T03:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786706023.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786706023.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786706023.PDF tp:ocr§§ Nuove assunzioni in sanità SALUTE F ra le misure del pacchetto sanità ci sono 450 milioni aggiuntivi dedicati alle assunzioni nel 2026 di personale in deroga ai vincoli di legge vigenti. Le assunzioni (a tempo indeterminato) saranno possibili se risponderanno a tre obiettivi specifici: la riduzione delle liste d'attesa negli ospedali, il rispetto dei tempi di erogazione delle prestazioni, e infine per far fronte alla carenza di personale. Misure ad hoc sono previste poi per il personale dei Pronto soccorso, il reparto con maggiori carenze di organico in tutto il Paese: a decorrere dal 1 gennaio 2026 e fino a tutto il 2029 si potrà incrementare in via sperimentale l’ammontare della componente variabile dei «fondi per la retribuzione delle condizioni di lavoro». La legge di Bilancio prevede inoltre la conferma e il rafforzamento del turn over a favore del personale della Polizia e dei Vigili del fuoco. La misura permetteva di sostituire il personale in uscita fino a un massimo del 75 per cento, l’anno prossimo sarà possibile farlo per il cento per cento di chi lascerà i corpi. — Copia di 966aa4f3f741517e86ec7f4c41f3a708 ---End text--- Author: Redazione Heading: SALUTE Highlight: Image: -tit_org- Nuove assunzioni in sanità -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786706023.PDF §---§ title§§ Intervista a Silvio Garattini - "Dagli Usa una deriva antiscientifica Buttiamo fuori i politici dalla Sanità" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786206034.PDF description§§

Estratto da pag. 24 di "STAMPA" del 23 Oct 2025

Ilfarmacologo:"IlCovidnonhainsegnato nulla, difronte auna nuova epidemia saremmo di nuovo impreparati"

pubDate§§ 2025-10-23T03:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786206034.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786206034.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786206034.PDF tp:ocr§§ Silvio Garattini “Dagli Usa una deriva antiscientifica Buttiamo fuori i politici dalla Sanità” Il farmacologo: “Il Covid non ha insegnato nulla, di fronte a una nuova epidemia saremmo di nuovo impreparati” L’INTERVISTA VALENTINA ARCOVIO «I l nostro Servizio Sanitario Nazionale non ha bisogno di nuovi ospedali, ma di una riforma culturale più profonda, che parta dal basso, già nelle scuole, fino ad arrivare alla formazione di dirigenti competenti, oggi invece nominati solo per motivi politici». Silvio Garattini, anima e mente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, non ha certo bisogno di nascondersi dietro un dito. La sua verve in difesa della scienza e della salute pubblica è leggendaria. È anche per questo che Garattini riceverà oggi, a Roma, un prestigioso riconoscimento, il Premio De Sanctis per la Ricerca, promosso dalla Fondazione De Sanctis in collaborazione con il ministero dell’Università e della Ricerca. Garattini, in particolare, riceverà il Premio alla carriera per il suo impegno e per i contributi significativi nel campo della scienza e della medicina. Passiamo subito alle questioni più scottanti. Ha fatto il vaccino antinfluenzale e quello anti-Covid? «Non ancora, ma lo farò prestissimo. Ho un appuntamento i primi di novembre. È cruciale non sottovalutare l’influenza quest’anno, i dati indicano che sarà una stagione piuttosto seria. Ogni anno, l’influenza miete circa cinquemila morti in Italia. Non è un raffreddore, eppure la copertura vaccinale, soprattutto nelle categorie a rischio, l’anno scorso è stata molto bassa. Dobbiamo stare attenti e vaccinare di più. Riguardo al Covid, sto monitorando. Per il momento la diffusione sembra ridotta e le infezioni tendenzialmente molto superficiali, quasi dei raffreddori. Deciderò in base all’evoluzione del virus in circolazione, che non è ancora ben definito». Non teme questa onda “anti-scienza” che arriva dagl Stati Uniti? Il riferimento alla famosa conferenza stampa in cui Trump annuncia la scoperta del presunto legame tra il paracetamolo e i vaccini con l’autismo non è puramente casuale... «Èuna deriva completamente sbagliata e pericolosa. Il casoche cita,sull’associazione tra il paracetamolo e l’autismo, è stato completamente smentito dai migliori dati scientifici.La Svezia, un Paese con dati sanitari estremamentedettagliati,hacondotto uno studio su due milioni e mezzo di mamme e centinaia di migliaia di figli autistici. Hanno confrontato mamme che avevano assunto il farmaco in gravidanza con chi non l'aveva fatto, e il risultato è stato negativo. Addirittura, hanno esaminato la stessa madre che aveva avuto un figlio prendendo il farmaco e un altro no: nessuna differenza. I dati di cui parla Trump sono assemblati da piccoli studi di basso valore, e chi li diffonde spesso ha un conflitto di interessi. La comunità scientifica è unanime: l’attacco ai vaccini e la disinformazione sono dannosi». Tuttavia, è innegabile che queste convinzioni «anti-scientifiche» fanno breccia, anche qui in Italia. Colpa di una generale disinformazione o c’è qualcosa che non va nel modo in cui la scienza si racconta? «La colpa è duplice. Da una parte, manca in Italia un’informazione veramente indipendente. Gran parte delle informazioni che circolano in medicina provengono da chi vende: le industrie che contattano i medici, finanziano congressi, sostengono società scientifiche. È il mercato che domina la medicina, e questo non è accettabile! Pensiamo ai 5 miliardi che spendiamo ogni anno per gli integratori alimentari: fanno bene a chi vende, ma scientificamente non hanno nessuna efficacia. Dall’altra parte, anche noi ricercatori dobbiamo fare mea culpa: non siamo sempre capaci di fare rete, di reagire uniti e di divulgare in modo efficace. Tante volte, purtroppo, pecchiamo di saccenteria, imponendo verità anziché aiutare le persone a capire come mantenere la salute». In che modo questo impatta sulla nostra sanità? «Spesso si parla di riforma della sanità, ma quello di cui abbiamo davvero bisogno è di una riforma culturale! La maggior parte delle mala ttie, dal diabete tipo 2 al 40 per cento dei tumori, è evitabile. Sono malattie che non “piovono dal cielo”, ma dipendono dalle nostre abitudini di vita. Noi abbiamo una lunga aspettativa di vita, ma la vita sana è 20 anni più breve di quella effettiva, perché non abbiamo la cultura della prevenzione». Da dove deve partire questa riforma? «Da due punti fondamentali. Primo: buttiamo fuori la politica dalla sanità. È inaccettabile che uno Stato con un Servizio Sanitario Nazionale non abbia una Scuola Superiore di Sanità per formare dirigenti competenti. I dirigenti sono nominati dalla politica e non necessariamente hanno la cultura necessaria. Secondo: portiamo la salute a scuola. Basterebbe un’ora a settimana, tenuta da persone preparate, per insegnare ai giovani cosa significa mantenere la salute. Questo cambierebbe la mentalità del Paese. Evitare le malattie non è solo un atto di “sano egoismo”, ma è un attodi solidarietàverso coloro che hanno malattie non evitabili e che oggi sono penalizzati da un Ssn oberato dicasi chesi potevano prevenire. Dobbiamo invertire la prospettiva: la priorità della medicinanon deveesserecurare, ma non ammalarsi». Professore, la pandemia è stata un monito drammatico. Abbiamo imparato qualcosa? «Purtroppo, no. Se capitasse un’altra pandemia, saremmo nella stessa situazione, impreparati. Siamo in un mondo globalizzato dove persone e merci viaggiano, e con loro virus e batteri». In questo contesto qual è il ruolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità? «Il suo ruolo è indebolito, in parte per il taglio delle risorse. Gli Usa hanno ritirato il loro contributo, un danno enorme, e l’Europa ha perso l’occasione di subentrare. Ma l’indebolimento dell’Oms dipende anche dal fatto che i Paesi la rifiutano. L’Italia, per esempio, ha rifiutato di far parte di un gruppodi lavoroper unapreparazione congiunta a nuove epidemie. Siamo incapaci di agire insieme». — ---End text--- Author: VALENTINA ARCOVIO Heading: Highlight: “ Silvio Garattini Farmacologo Dal diabete ai tumori la maggior parte delle malattie è evitabile. Senza prevenzione viviamo malati per vent’anni Image:Scienziato Silvio Garattini compirà 97 anni il 12 novembre Nel 1961 ha fondato l’Istituto Mario Negri Copia di 966aa4f3f741517e86ec7f4c41f3a708 IMAGOECONOMICA -tit_org- Intervista a Silvio Garattini - “Dagli Usa una deriva antiscientifica Buttiamo fuori i politici dalla Sanità” -sec_org- tp:writer§§ VALENTINA ARCOVIO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/23/2025102301786206034.PDF §---§