title§§ Turni insostenibili e burnout in sanità: come tutelare i medici link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102202902208955.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agendadigitale.eu" del 22 Oct 2025

Mancano 30mila medici nel SSN. Con lo stop ai gettonisti, burnout e turni massacranti rischiano di far collassare il sistema sanitario.

pubDate§§ 2025-10-22T13:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102202902208955.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102202902208955.PDF', 'title': 'agendadigitale.eu'} tp:url§§ https://www.agendadigitale.eu/sanita/turni-insostenibili-e-burnout-in-sanita-come-tutelare-i-medici/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102202902208955.PDF tp:ocr§§ professionisti in burnoutDal 31 luglio 2025 lo stop ai gettonisti cambia l’organizzazione degli ospedali pubblici. Carenze croniche, turni lunghi e burnout pesano su medici e infermieri. Soluzioni possibili: integrazione strutturata di freelance, pianificazione trasparente e tecnologie per stabilità clinica e qualità dell’assistenzamedico e fondatore/CEO di GAPMEDDal 31 luglio 2025 è entrato in vigore lo “stop ai gettonisti”: ospedali e strutture sanitarie pubbliche non potranno più reclutare nel SSN medici (o altri sanitari) liberi professionisti.Come assicurare continuità assistenziale e qualità delle cure tutelando il benessere dei professionisti? Le risposte passano da modelli organizzativi più trasparenti e integrati a una gestione sostenibile dei reparti.Indice degli argomentiNumerose Aziende Sanitarie Locali hanno espresso preoccupazione per l’impatto operativo che potrebbe derivare dalla riduzione di medici liberi professionisti, soprattutto nei periodi di maggiore pressione, come l’estate, quando i pronto soccorso registrano picchi di accesso: in molti contesti, infatti, questi professionisti rappresentano oggi una componente integrata dell’organizzazione dei reparti, contribuendo alla continuità dei servizi e al mantenimento degli standard assistenziali.Secondo un’analisi del centro studi Crea Sanità[1] mancano circa 30.000 medici per soddisfare pienamente il bisogno di assistenza sanitaria nazionale e un settore particolarmente critico è la medicina di base, dove la carenza è di circa 5.500 medici[2]. Il personale medico dipendente del SSN, quindi, opera spesso in un contesto caratterizzato da dotazione organica limitata, che può tradursi in turni prolungati, ridotta disponibilità di riposi e un ricorso frequente agli straordinari. Secondo una survey condotta da FADOI[3] su un campione di 2000 operatori, in Italia ammette di essere in burnout un medico su due (52%) e quasi un infermiere su due (45%); per entrambe le professioni, l’incidenza raddoppia tra le donne, dove permangono difficoltà a conciliare lavoro e famiglia.Le cause di questa situazione sono complesse e strutturali ma, di fronte a un sistema che rende difficile bilanciare vita private e professionale, molti medici scelgono di lasciare gli ospedali pubblici italiani: per Fondazione GIMBE sono circa 80.000 i sanitari che esercitano fuori del SSN, in ambito privato o come liberi professionisti. Tale dato che riflette una tendenza crescente: sempre più medici nel nostro Paese scelgono modalità di lavoro alternative al rapporto di dipendenza.In questo scenario, la domanda è: come garantire un servizio sanitario di qualità senza trascurare il benessere dei medici? Occorre ripensare il sistema, evitando di colpevolizzare le scelte individuali e cercando soluzioni praticabili per ricostruire fiducia e motivazione nel personale clinico, che rappresenta il cuore della sanità pubblica.Secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute, nel Servizio Sanitario Nazionale operano circa 101.827 medici (compresi gli odontoiatri, ma esclusi i medici di famiglia), vale a dire 4,25 ogni 1000 persone: considerando l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche, al fine di colmare le uscite per pensionamento e la carenza strutturale di personale, il SSN dovrebbe assumere 15.000 medici ogni anno nei prossimi dieci anni[4]. Il vuoto di organico è una delle sfide più impellenti per il Sistema Sanitario Nazionale, e in questa situazione è richiesto a medici e infermieri di sostenere carichi di lavoro sproporzionati per coprire la domanda di cure a livello nazionale.Sebbene l’orario contrattuale per un medico dipendente del SSN sia in Italia di 38 ore settimanali, nella realtà si lavora in media circa 44 ore[5], con punte di 60-70 ore settimanali nei periodi critici che superano anche le direttive europee, secondo le quali la durata massima della settimana lavorativa del personale sanitario è di 48 ore.A fronte di questo impegno, vi è un riconoscimento economico generalmente considerato inadeguato, in quanto l’Italia è tra le nazioni europee con le retribuzioni più basse per i medici ospedalieri: dopo il nostro Paese, solo Grecia, Estonia e Portogallo.Uno studio condotto in Lombardia[6] ha rilevato che oltre il 71,6% dei medici sospetta di avere sperimentato il burnout almeno una volta nella vita, mentre quasi il 60% teme di poterne soffrire in futuro. Anche a livello nazionale, le indagini confermano un quadro preoccupante: il 57% dei medici italiani segnala un aumento dei carichi orari negli ultimi anni e il 35% individua nella carenza di personale la principale causa di stress lavorativo[7]. Il carico di lavoro eccessivo si traduce troppo spesso nell’impossibilità di staccare e recuperare le energie: sebbene i sanitari dipendenti abbiano diritto a circa 30-32 giorni di ferie all’anno, il sindacato dei medici ospedalieri Anaao-Assomed ha calcolato che ammontano a circa 5 milioni le giornate di ferie non godute né monetizzate da parte di chi lavora nel SSN[8].Le cause delle difficoltà che affrontano oggi i medici del Servizio Sanitario Nazionale sono complesse, stratificate e radicate in decenni di scelte politiche, vincoli normativi e cambiamenti demografici.Sebbene non sia realistico pensare di risolvere un problema così profondo in poche mosse, una strada utile potrebbe essere quella di considerare l’utilizzo dei medici liberi professionisti non come una soluzione emergenziale, ma come una risorsa da integrare in modo strutturato e responsabile. Seguendo questa via, tra l’altro, si potrebbe pianificare una migliore gestione dei costi arrivando sostanzialmente a pareggiare il costo lordo di un freelance a quello di un dipendente.In quest’ottica, un modello da esplorare è quello delle équipe di medici indipendenti all’interno delle strutture pubbliche – rigorosamente sotto la regia della direzione sanitaria – con obiettivi chiari, costi trasparenti e standard condivisi. Questo approccio consente di garantire continuità assistenziale nei reparti più critici (come il pronto soccorso o l’anestesia) senza rinunciare al controllo pubblico sulla qualità delle cure, ma alleggerendo al contempo il carico sui medici strutturati.Un modello operativo in questa direzione prevede l’uso di strumenti digitali che consentono alle strutture pubbliche di pianificare i turni con mesi di anticipo, monitorare le ore effettive, garantire la tracciabilità degli incarichi e il rispetto dei tempi di riposo. In questo modo il personale medico viene selezionato, fidelizzato e integrato nei protocolli clinici della struttura, riducendo il ricorso a logiche emergenziali, l’elevato turnover e le intermediazioni. Tali sistemi possono inoltre generare un risparmio stimabile tra il 16% e il 30% rispetto all’esternalizzazione del personale sanitario.Si tratta, insomma, di trovare soluzioni concrete che non intendono sostituirsi al SSN ma, al contrario, lo rafforzino, aiutandolo a rimanere attrattivo per i professionisti sanitari e sostenibile nel tempo. Perché il SSN rappresenta una delle conquiste più alte della democrazia italiana e, come tale, occorre proteggerlo con soluzioni pragmatiche, coraggiose, e visione di lungo periodo.[1] Crea Sanità 2023 – Risorse umane[2] Gimbe[3] 28° Congresso Nazionale della Società scientifica della Medicina Interna – FADOI[4] Crea Sanità 2023 – Risorse umane[5] Univadis Medscape Italia[6] ANAAO-ASSOMED Lombardia[7] Univadis Medscape Italia[8] ANAOO-ASSOMEDValuta la qualità di questo articoloLa tua opinione è importante per noi!ArgomentiCanaliEU Stories - La coesione innova l'Italiala proposta di revisione08 Lug 2025di Francesca Gaudino e Leonardo Lazzaroricerca italiana13 Mar 2025di Claudia Battistail punto11 Giu 2025di Simona MercandalliArticolo 1 di 4I tuoi contenuti, la tua privacy!Su questo sito utilizziamo cookie tecnici necessari alla navigazione e funzionali all’erogazione del servizio.Utilizziamo i cookie anche per fornirti un’esperienza di navigazione sempre migliore, per facilitare le interazioni con le nostre funzionalità social e per consentirti di ricevere comunicazioni di marketing aderenti alle tue abitudini di navigazione e ai tuoi interessi.Puoi esprimere il tuo consenso cliccando su ACCETTA TUTTI I COOKIE. 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ISP AWSMappa del sitoClicca sul pulsante per copiare il link RSS negli appunti. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102202902208955.PDF §---§ title§§ Sanità: cronaca di un decesso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102203070009645.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "orvietolife.it" del 22 Oct 2025

Parliamo dell’Ospedale di Orvieto: tutti gli eventi che si sono susseguiti negli ultimi vent’anni lo hanno portato in terapia intensiva, e ormai sembra che si stia solo aspettando la certificazione ufficiale della sua morte. Il disagio è palpabile e tra il personale è scattato il “si salvi chi può”.

pubDate§§ 2025-10-22T17:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102203070009645.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102203070009645.PDF', 'title': 'orvietolife.it'} tp:url§§ https://www.orvietolife.it/sanita-cronaca-di-un-decesso/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102203070009645.PDF tp:ocr§§ Stampa in PDFParliamo dell’Ospedale di Orvieto: tutti gli eventi che si sono susseguiti negli ultimi vent’anni lo hanno portato in terapia intensiva, e ormai sembra che si stia solo aspettando la certificazione ufficiale della sua morte. Il disagio è palpabile e tra il personale è scattato il “si salvi chi può”.Il dottor Mazza lascia il reparto di Cardiologia, mentre arrivano notizie allarmanti su altre defezioni, sempre in Cardiologia e in Chirurgia. Per eseguire ecografie e risonanze magnetiche è necessario il supporto di professionisti provenienti da Perugia, Foligno e Terni; il laboratorio analisi è sottodimensionato; i nuovi posti di terapia intensiva non sono mai arrivati; e anche al Pronto Soccorso la situazione resta tutt’altro che rosea. Le assunzioni a tempo determinato bandite si sono rivelate, come prevedibile, del tutto inefficaci. Reparti mancanti, quelli esistenti sottodimensionati, primari fantasma, apparecchiature diagnostiche di ultima generazione mai fornite, turni coperti da personale proveniente da altri territori, progetti PNRR cancellati: tutto ciò è stato mortale. Intanto, gli avvoltoi si aggirano, pregustando un banchetto sempre più vicino.È ormai di dominio pubblico la notizia dell’arrivo, sul nostro territorio, di una grande struttura sanitaria privata dotata di apparecchiature all’avanguardia e orientata verso servizi di alta complessità e maggior valore aggiunto. È facile prevedere che altri professionisti abbandoneranno la sanità pubblica e, con essa, il nostro ospedale.Una rete ospedaliera irrazionale nella USL Umbria 2 ha prodotto i suoi effetti: la scelta di costruire due ospedali a pochi minuti di distanza, a Narni ed a Terni, risponde più a logiche di potere politico locale che a reali esigenze di servizio. Nel frattempo, la Fondazione GIMBE ci informa che, nel territorio regionale, abbiamo un rapporto medici e infermieri/cittadini più alto della media nazionale, ma al tempo stesso uno dei più alti livelli di abbandono delle cure in Italia. Forse, l’ospedale di Orvieto volevano davvero ucciderlo: vogliono forse costringerci a curarci altrove, in luoghi come Foligno, irraggiungibile con i mezzi pubblici e con una viabilità precaria?Chiediamo ai responsabili di venire a raccontarci cosa intendono fare — e cosa possono fare — prima che tutto crolli definitivamente, e i nostri concittadini si trovino costretti a pagare di tasca propria o a rischiare una probabilità di morte più alta. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102203070009645.PDF §---§ title§§ Orvieto: il futuro incerto del suo ospedale tra abbandoni e sfide link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102203001710002.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "umbriajournal.com" del 22 Oct 2025

Orvieto: il futuro incerto del suo ospedale tra abbandoni e sfide Personale in fuga, reparti in crisi e rischi di privatizzazione

pubDate§§ 2025-10-22T20:21:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102203001710002.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102203001710002.PDF', 'title': 'umbriajournal.com'} tp:url§§ https://www.umbriajournal.com/sociale/orvieto-il-futuro-incerto-del-suo-ospedale-tra-abbandoni-e-sfide-619326/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102203001710002.PDF tp:ocr§§ Personale in fuga, reparti in crisi e rischi di privatizzazioneOrvieto, 22 ottobre 2025 – Il racconto della realtà ospedaliera orvietana si fa sempre più amaro e inquietante. Negli ultimi vent’anni, dicono molti, l’Ospedale di Orvieto sembra essere stato spinto verso una lenta agonia: reparti svuotati, personale strappato da continui avvicendamenti, apparecchiature diagnostiche di ultima generazione ancora assenti, nuovi posti di terapia intensiva mai realizzati. Il disagio diffuso e la stanchezza dei lavoratori hanno creato un clima di precarietà che rischia di travolgere ogni livello del servizio, come riporta la nota di Florido Fratini – PrometeOrvieto.Il dottor Mazza, tra i nomi più noti nel panorama sanitario locale, lascia il reparto di Cardiologia, mentre sempre più spesso arrivano notizie di defezioni in altri servizi essenziali, dalla Cardiologia alla Chirurgia. Per far fronte alle ecografie e alle risonanze magnetiche bisogna ricorrere a professionisti in arrivo da Perugia, Foligno o Terni. Il laboratorio analisi, sottodimensionato da tempo, non riesce a garantire copertura costante, mentre le assunzioni a tempo determinato indette dal presidio si sono rivelate poco efficaci.Reparti mancanti, primari “fantasma” sempre più difficili da trovare, turni coperti da personale esterno e progetti di potenziamento – fra tutti quelli del PNRR – cancellati in corsa. Così, numerose esperienze sono destinate al tramonto e il ruolo dell’ospedale come presidio territoriale rischia la perdita di centralità. Nel frattempo, il malcontento cresce tra residenti e operatori, mentre si rincorrono voci sempre più insistenti sull’apertura di una grande struttura sanitaria privata, moderna e orientata ai servizi di alta complessità.Se la notizia venisse confermata, numerosi professionisti potrebbero abbandonare il servizio pubblico, lasciando l’ospedale ancora più fragile e impoverito. La rete ospedaliera dell’USL Umbria 2 mostra innegabili segni di disequilibrio e irrazionalità: la decisione di costruire nuovi ospedali a Narni e Terni, così vicini tra loro, sembra aver risposto più a logiche politiche che a bisogni reali della popolazione.Secondo la Fondazione GIMBE, nell’intera regione, il rapporto tra personale medico/infermieristico e cittadini sarebbe superiore alla media nazionale, ma con una delle percentuali più alte di abbandono delle cure. Un dato che dovrebbe allarmare chiunque creda nel diritto universale alla salute.Il declino di Orvieto non è solo una questione locale, ma riflette un problema sistemico che attraversa tutta la sanità pubblica italiana. I cittadini sono ormai spettatori passivi di un processo che potrebbe portarli a doversi curare lontano, con servizi più costosi o meno accessibili. Le alternative offerte da ospedali come Foligno si scontrano con una viabilità difficile e collegamenti pubblici precari, aumentando ancora di più il senso di isolamento.Le richieste di risposta avanzate da PrometeOrvieto e da tanti altri cittadini restano ancora sospese. Si attende da chi amministra una parola chiara: quali scelte si intendono compiere per salvare la sanità pubblica locale, prima che tutto crolli e la salute diventi, sempre più, privilegio di pochi? In questo clima di incertezza, il futuro dell’ospedale di Orvieto resta appeso a un filo, nell’attesa – lucida e inquieta – di un gesto di coraggio che possa invertire la rotta e restituire dignità agli operatori e sicurezza ai cittadini. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/22/2025102203001710002.PDF §---§