title§§ Nel Nordovest il 10% delle famiglie rinuncia alle cure = Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001693804201.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "CORRIERE DEI TERRITORI" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T03:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001693804201.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001693804201.PDF', 'title': 'CORRIERE DEI TERRITORI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001693804201.PDF tp:ocr§§ L'EMERGENZA Dati choc: «Cosa fare» Nel Nordovest il 10% delle famiglie rinuncia alle cure E' un fenomeno preoccupante che non investe solo le famiglie più povere ma si fa strada anche nel ceto medio: parliamo di coloro che rinunciano alle cure per la semplice ragione del portafoglio. Un'emergenza che riguarda anche il «ricco» Nordovest con la Lombardia in testa. Nella regione del Pirellone sono oltre il i 0% le famiglie che non hanno soldi per gli esami medici, segue la Liguria e poi il Piemonte. A livello nazionale l'area più virtuosa è quel la di Bolzano mentre maglia nera è la Sardegna. Per fortuna ci sono casi encomiabili di strutture e personale sanitario che si mettono a disposizione per visite gratuite. • alle pagine 2-5 RAPPORTO GIMBE Dati preoccupanti Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni Negli ultimi tré anni alla sanità sono andati 13,1 miliardi di euro in meno e 41,3 miliardi sono rimasti a carico delle famiglie. E un italiano su 10 ha rinunciato alle cure. E' forse l'aspetto più drammatico che si evidenzia nell'80 Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale di Fondazione Gimbe. «Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma - commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute. Da anni i Governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio Sanitario Nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini co- stretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. E' la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi». Secondo i dati Istat, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a 185,12 miliardi: 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e 47,66 miliardi privata di cui 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie e 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni. L'86,7% della spesa privata, dunque, grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata. «La spesa delle famiglie - spiega Cartabellotta - viene inoltre "arginata" da fenomeni che riducono l'equità dell'accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie». Un fenomeno esploso nel 2024 quando ha coinvolto 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ossia il 9,9% della popolazione, con marcate differenze regionali: dal 5,3% della Provincia au tonoma di Bolzano al 17,7% della Sardegna. Nel Nordovest? La Lombardia con 10,3% è sopra la media nazionale così come la Liguria che si attesta al 10,1%; meglio (se così si può dire) il Piemonte con il 9,2%. II quadro, però, è destinato a peggiorare, complice l'aumento della povertà assoluta che nei 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie (8,4%). «L'aumento della spesa a carico delle famiglie - osserva Cartabellotta - rompe il patto tra cittadini e Istituzioni con milioni di persone costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze». Dal punto di vista previsionale, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica 2025 stima un rapporto spesa sanitaria/Pii stabile. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2025 racconta come la quota di Pii destinata al FSN scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Questo divario tra previsione di spesa e finanziamento pubblico rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni: 7,5 miliardi per il 2025, 9,2 miliardi nel 2026, 10,3 miliardi nel 2027, 13,4 miliardi nel 2028. «Senza un deciso rifinanziamento a partire dalla Legge di Bilancio 2026 - avverte Cartabellotta - questo divario tra stima di spesa e risorse allocate costringerà le Regioni a scelte dolorose per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale». Regioni che già devono fare i conti con un riparto del fondo sanitario lontano dall'equità. Infatti, in termini di prò-capite, nel 2024 la Liguria (con 2.261 euro) guida la classifica, seguita da Molise (2.235), Sardegna (2.235) e Umbria (2.232), tutte Regioni con un indice di vecchiaia elevato. Al contrario, escludendo le Province autonome, le Regioni più giovani ricevono quote prò-capite inferiori alla media nazionale: Campania (2.135 euro), Lombardia (2.154), Lazio (2.164) e Sicilia (2.166). Rispetto alla media nazionale di 2.181 prò-capite, nel 2024 il gap va dai +79,84 euro della Liguria ai -80,18 della Provincia autonoma di Bolzano. Differenze che in valori assoluti vanno dai +159,5 milioni del Piemonte ai -268,5 milioni della Lombardia. Il rapporto punta il dito anche contro il mancato adempimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (punteggi comunque buoni per Piemonte e Lombardia, "cartellino giallo" per la Liguria) e sopratutto contro la mancanza di personale sanitario, in particolare di infermieri, così come di medici ma per questi ultimi non si tratta di carenza strutturale bensì di scelta di formarsi e poi lavorare o nel privato o all'estero: «Rimane incomprensibile commenta ancora Cartabellotta - la scelta di formare più medici, senza prima attuare misure concrete per arginarne le fuga dalla sanità pubblica e restituire attrattività e prestigio alla carriera nel SSN. Ovvero rischiamo di investire denaro pubblico per regalare professionisti al privato o all'estero». • Erica Bertinotti La percentuale di Lombardia e Liguria è sopra la media nazionali -tit_org- Nel Nordovest il 10% delle famiglie rinuncia alle cure Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni -sec_org- tp:writer§§ Erica Bertinotti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001693804201.PDF §---§ title§§ Un piano per eliminare le liste d'attesa = Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d'attesa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001720904444.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "CORRIERE DEI TERRITORI" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001720904444.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001720904444.PDF', 'title': 'CORRIERE DEI TERRITORI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001720904444.PDF tp:ocr§§ Un piano per eliminare le liste d’attesa IN LIGURIA IL PIANO L’assessore: «Vogliamo contrastare il fenomeno che porta molti cittadini a recarsi in strutture di altre regioni; dobbiamo essere attrattivi» Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d’attesa l a pagina 4 Il rapporto Gimbe, pur certificando il “lento, ma inesorabile smantellamento del servizio sanitario nazionale”, con la conseguenza che sempre più italiani rinunciano alle cure mediche, evidenzia per la Liguria un paio di “record” positivi: è la regione con la più alta percentuale di infermieri rispetto alla popolazione e quella che riceve il finanziamento pro capite più alto (2.261 euro) rispetto alle altre regioni. Quest’anno 80 euro in più rispetto al 2024. Questo per via dell’età media della popolazione, più alta rispetto al resto d’Italia. Tuttavia anche in Liguria si certifica che il 10,1% della popolazione rinuncia a curarsi, per i costi eccessivi della sanità privata, spesso unica alternativa a liste di attesa lunghe mesi (se non anni) per visite, esami, interventi chirurgici. La Regione, fin dal gennaio scorso ha messo in campo azioni per abbattere le liste d’attesa. L’ultima è di questi giorni, con uno stanziamento aggiuntivo di 68 milioni di euro – annunciato giovedì scorso dall’assessore regionale Massimo Nicolò insieme a Paolo Bordon, direttore generale di Area Salute e Servizi Sociali - per aumentare l’offerta di prestazioni sanitarie e «contrastare il fenomeno che porta molti cittadini liguri a spostarsi in altre regioni per ricevere cure e prestazioni sanitarie, con un disagio per i pazienti e per le loro famiglie e un conseguente aggravio economico per il Servizio sanitario regionale». Il Piano approvato ha un duplice obiettivo: aumentare l’offerta di prestazioni in Liguria e migliorare l’attrattività delle strutture regionali. «Puntiamo a ridurre le liste d’attesa e a garantire cure di qualità sempre più accessibili – spiega Nicolò – Ridurre la mobilità passiva significa permettere ai pazienti di curarsi vicino a casa, senza spostamenti gravosi e valorizzare le professionalità e le strutture liguri, rafforzando la fiducia nel nostro Sistema sanitario. Il Piano rappresenta uno sforzo importante che prevede il potenziamento dell’attività nelle strutture pubbliche, insieme a una riorganizzazione delle liste d’attesa e a una presa in carico più proattiva dei pazienti. Inoltre, il coinvolgimento delle strutture private accreditate non comporta un esborso per i cittadini in quanto, le stesse, lavorano in nome e per conto del nostro Sistema sanitario e possono offrire anche prestazioni ad alta complessità». Il piano prevede oltre 24 milioni di euro quest’anno, che saliranno a 44 milioni annui dal 2026, destinati all’incremento dell’attività chirurgica, in particolare in ortopedia, cardiologia e cardiochirurgia nelle strutture pubbliche e private accreditate che, a oggi, erogano solamente il 6,7% delle prestazioni ospedaliere rispetto alla produzione complessiva, una quota molto inferiore rispetto ad altre regioni che riescono così a trattenere più pazienti sul proprio territorio. «Questo provvedimento nasce da un’analisi della mobilità sanitaria interregionale – aggiunge Bordon - dalla quale emerge che la Liguria ha un indice di vecchiaia tra i più alti in Italia e quindi una domanda molto elevata di prestazioni sanitarie, destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione. A questo si aggiunge un tasso di occupazione molto alto nei reparti di ortopedia, che nelle strutture pubbliche liguri raggiunge in media l’85% e la carenza di anestesisti dedicati all’attività operatoria, diminuiti del 15% negli ultimi 5 anni. Il Piano prevede la proroga degli accordi bilaterali con Emilia-Romagna e Toscana e la stipula di nuove intese con Lombardia e Piemonte, così da rafforzare la cooperazione con le regioni confinanti e ridurre il ricorso a mobilità sanitaria non programmata». La Liguria ha un saldo di mobilità negativo che ammonta a circa 79 milioni: la mobilità passiva ospedaliera è pari a 158 milioni, dove le principa li aree di fuga sono rappresentate da ortopedia (44%), cardiologia (12,8%) e malattie del sistema nervoso (8 %). La mobilità attiva, che si riferisce ai cittadini che raggiungono la Liguria per ricevere prestazioni sanitarie, è invece pari a 78,5 milioni e registra tre aree a maggiore attrattività: quella ortopedica (18%), cardiologica (14,9%) e neurologia (13,1%). l Andrea Moggio ---End text--- Author: Andrea Moggio Heading: IN LIGURIA Highlight: Image:MASSIMO NICOLÒ -tit_org- Un piano per eliminare le liste d'attesa Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d’attesa -sec_org- tp:writer§§ Andrea Moggio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001720904444.PDF §---§ title§§ Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d'attesa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001680505112.PDF description§§

Estratto da pag. 52 di "CORRIERE DI NOVARA" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T05:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001680505112.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001680505112.PDF', 'title': 'CORRIERE DI NOVARA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001680505112.PDF tp:ocr§§ IL PIANO L’assessore: «Vogliamo contrastare il fenomeno che porta molti cittadini a recarsi in strutture di altre regioni; dobbiamo essere attrattivi» Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d’attesa Il rapporto Gimbe, pur certificando il “lento, ma inesorabile smantellamento del servizio sanitario nazionale”, con la conseguenza che sempre più italiani rinunciano alle cure mediche, evidenzia per la Liguria un paio di “record” positivi: è la regione con la più alta percentuale di infermieri rispetto alla popolazione e quella che riceve il finanziamento pro capite più alto (2.261 euro) rispetto alle altre regioni. Quest’anno 80 euro in più rispetto al 2024. Questo per via dell’età media della popolazione, più alta rispetto al resto d’Italia. Tuttavia anche in Liguria si certifica che il 10,1% della popolazione rinuncia a curarsi, per i costi eccessivi della sanità privata, spesso unica alternativa a liste di attesa lunghe mesi (se non anni) per visite, esami, interventi chirurgici. La Regione, fin dal gennaio scorso ha messo in campo azioni per abbattere le liste d’attesa. L’ultima è di questi giorni, con uno stanziamento aggiuntivo di 68 milioni di euro – annunciato giovedì scorso dall’assessore regionale Massimo Nicolò insieme a Paolo Bordon, direttore generale di Area Salute e Servizi Sociali - per aumentare l’offerta di prestazioni sanitarie e «contrastare il fenomeno che porta molti cittadini liguri a spostarsi in altre regioni per ricevere cure e prestazioni sanitarie, con un disagio per i pazienti e per le loro famiglie e un conseguente aggravio economico per il Servizio sanitario regionale». Il Piano approvato ha un duplice obiettivo: aumentare l’offerta di prestazioni in Liguria e migliorare l’attrattività delle strutture regionali. «Puntiamo a ridurre le liste d’attesa e a garantire cure di qualità sempre più accessibili – spiega Nicolò – Ridurre la mobilità passiva significa permettere ai pazienti di curarsi vicino a casa, senza spostamenti gravosi e valorizzare le professionalità e le strutture liguri, rafforzando la fiducia nel nostro Sistema sanitario. Il Piano rappresenta uno sforzo importante che prevede il potenziamento dell’attività nelle strutture pubbliche, insieme a una riorganizzazione delle liste d’attesa e a una presa in carico più proattiva dei pazienti. Inoltre, il coinvolgimento delle strutture private accreditate non comporta un esborso per i cittadini in quanto, le stesse, lavorano in nome e per conto del nostro Sistema sanitario e possono offrire anche prestazioni ad alta complessità». Il piano prevede oltre 24 milioni di euro quest’anno, che saliranno a 44 milioni annui dal 2026, destinati all’incremento dell’attività chirurgica, in particolare in ortopedia, cardiologia e cardiochirurgia nelle strutture pubbliche e private accreditate che, a oggi, erogano solamente il 6,7% delle prestazioni ospedaliere rispetto alla produzione complessiva, una quota molto inferiore rispetto ad altre regioni che riescono così a trattenere più pazienti sul proprio territorio. «Questo provvedimento nasce da un’analisi della mobilità sanitaria interregionale – aggiunge Bordon - dalla quale emerge che la Liguria ha un indice di vecchiaia tra i più alti in Italia e quindi una domanda molto elevata di prestazioni sanitarie, destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione. A questo si aggiunge un tasso di occupazione molto alto nei reparti di ortopedia, che nelle strutture pubbliche liguri raggiunge in media l’85% e la carenza di anestesisti dedicati all’attività operatoria, diminuiti del 15% negli ultimi 5 anni. Il Piano prevede la proroga degli accordi bilaterali con Emilia-Romagna e Toscana e la stipula di nuove intese con Lombardia e Piemonte, così da rafforzare la cooperazione con le regioni confinanti e ridurre il ricorso a mobilità sanitaria non programmata». La Liguria ha un saldo di mobilità negativo che ammonta a circa 79 milioni: la mobilità passiva ospedaliera è pari a 158 milioni, dove le principali aree di fuga sono rappresentate da ortopedia (44%), cardiologia (12 ,8%) e malattie del sistema nervoso (8 %). La mobilità attiva, che si riferisce ai cittadini che raggiungono la Liguria per ricevere prestazioni sanitarie, è invece pari a 78,5 milioni e registra tre aree a maggiore attrattività: quella ortopedica (18%), cardiologica (14,9%) e neurologia (13,1%). l Andrea Moggio ---End text--- Author: Andrea Moggio Heading: Highlight: Image:MASSIMO NICOLÒ -tit_org- Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d’attesa -sec_org- tp:writer§§ Andrea Moggio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001680505112.PDF §---§ title§§ Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001801105114.PDF description§§

Estratto da pag. 50 di "CORRIERE DI NOVARA" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T05:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001801105114.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001801105114.PDF', 'title': 'CORRIERE DI NOVARA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001801105114.PDF tp:ocr§§ RAPPORTO GIMBE Dati preoccupanti Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni Negli ultimi tre anni alla sanità sono andati 13,1 miliardi di euro in meno e 41,3 miliardi sono rimasti a carico delle famiglie. E un italiano su 10 ha rinunciato alle cure. E’ forse l’aspetto più drammatico che si evidenzia nell’8º Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale di Fondazione Gimbe. «Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma - commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute. Da anni i Governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio Sanitario Nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. E’ la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi». Secondo i dati Istat, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a 185,12 miliardi: 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e 47,66 miliardi privata di cui 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie e 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni. L’86,7% della spesa privata, dunque, grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata. «La spesa delle famiglie – spiega Cartabellotta – viene inoltre “arginata” da fenomeni che riducono l’equità dell’accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie». Un fenomeno esploso nel 2024 quando ha coinvolto 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ossia il 9,9% della popolazione, con marcate differenze regionali: dal 5,3% della Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% della Sardegna. Nel Nordovest? La Lombardia con 10,3% è sopra la media nazionale così come la Liguria che si attesta al 10,1%; meglio (se così si può dire) il Piemonte con il 9,2%. Il quadro, però, è destinato a peggiorare, complice l’aumento della povertà assoluta che nel 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie (8,4%). «L’aumento della spesa a carico delle famiglie – osserva Cartabellotta – rompe il patto tra cittadini e Istituzioni con milioni di persone costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze». Dal punto di vista previsionale, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica 2025 stima un rapporto spesa sanitaria/Pil stabile. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2025 racconta come la quota di Pil destinata al FSN scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Questo divario tra previsione di spesa e finanziamento pubblico rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni: 7,5 miliardi per il 2025, 9,2 miliardi nel 2026, 10,3 miliardi nel 2027, 13,4 miliardi nel 2028. «Senza un deciso rifinanziamento a partire dalla Legge di Bilancio 2026 – avverte Cartabellotta – questo divario tra stima di spesa e risorse allocate costringerà le Regioni a scelte dolorose per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale». Regioni che già devono fare i conti con un riparto del fondo sanitario lontano dall’equità. Infatti, in termini di pro-capite, nel 2024 la Liguria (con 2.261 euro) guida la classifica, seguita da Molise (2.235), Sardegna (2.235) e Umbria (2.232), tutte Regioni con un indice di vecchiaia elevato. Al contrario, escludendo le Province autonome, le Regioni più giovani ricevono quote pro-capite inferiori alla media naz ionale: Campania (2.135 euro), Lombardia (2.154), Lazio (2.164) e Sicilia (2.166). 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Ovvero rischiamo di investire denaro pubblico per regalare professionisti al privato o all’estero». l Erica Bertinotti ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: La percentuale di Lombardia e Liguria è sopra la media nazionale Image: -tit_org- Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001801105114.PDF §---§ title§§ Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d ' attesa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647904606.PDF description§§

Estratto da pag. 44 di "ECO DI BIELLA" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647904606.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647904606.PDF', 'title': 'ECO DI BIELLA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647904606.PDF tp:ocr§§ IL PIANO L’assessore: «Vogliamo contrastare il fenomeno che porta molti cittadini a recarsi in strutture di altre regioni; dobbiamo essere attrattivi» Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d’attesa Il rapporto Gimbe, pur certificando il “lento, ma inesorabile smantellamento del servizio sanitario nazionale”, con la conseguenza che sempre più italiani rinunciano alle cure mediche, evidenzia per la Liguria un paio di “record” positivi: è la regione con la più alta percentuale di infermieri rispetto alla popolazione e quella che riceve il finanziamento pro capite più alto (2.261 euro) rispetto alle altre regioni. Quest’anno 80 euro in più rispetto al 2024. Questo per via dell’età media della popolazione, più alta rispetto al resto d’Italia. Tuttavia anche in Liguria si certifica che il 10,1% della popolazione rinuncia a curarsi, per i costi eccessivi della sanità privata, spesso unica alternativa a liste di attesa lunghe mesi (se non anni) per visite, esami, interventi chirurgici. La Regione, fin dal gennaio scorso ha messo in campo azioni per abbattere le liste d’attesa. L’ultima è di questi giorni, con uno stanziamento aggiuntivo di 68 milioni di euro – annunciato giovedì scorso dall’assessore regionale Massimo Nicolò insieme a Paolo Bordon, direttore generale di Area Salute e Servizi Sociali - per aumentare l’offerta di prestazioni sanitarie e «contrastare il fenomeno che porta molti cittadini liguri a spostarsi in altre regioni per ricevere cure e prestazioni sanitarie, con un disagio per i pazienti e per le loro famiglie e un conseguente aggravio economico per il Servizio sanitario regionale». Il Piano approvato ha un duplice obiettivo: aumentare l’offerta di prestazioni in Liguria e migliorare l’attrattività delle strutture regionali. «Puntiamo a ridurre le liste d’attesa e a garantire cure di qualità sempre più accessibili – spiega Nicolò – Ridurre la mobilità passiva significa permettere ai pazienti di curarsi vicino a casa, senza spostamenti gravosi e valorizzare le professionalità e le strutture liguri, rafforzando la fiducia nel nostro Sistema sanitario. Il Piano rappresenta uno sforzo importante che prevede il potenziamento dell’attività nelle strutture pubbliche, insieme a una riorganizzazione delle liste d’attesa e a una presa in carico più proattiva dei pazienti. Inoltre, il coinvolgimento delle strutture private accreditate non comporta un esborso per i cittadini in quanto, le stesse, lavorano in nome e per conto del nostro Sistema sanitario e possono offrire anche prestazioni ad alta complessità». Il piano prevede oltre 24 milioni di euro quest’anno, che saliranno a 44 milioni annui dal 2026, destinati all’incremento dell’attività chirurgica, in particolare in ortopedia, cardiologia e cardiochirurgia nelle strutture pubbliche e private accreditate che, a oggi, erogano solamente il 6,7% delle prestazioni ospedaliere rispetto alla produzione complessiva, una quota molto inferiore rispetto ad altre regioni che riescono così a trattenere più pazienti sul proprio territorio. «Questo provvedimento nasce da un’analisi della mobilità sanitaria interregionale – aggiunge Bordon - dalla quale emerge che la Liguria ha un indice di vecchiaia tra i più alti in Italia e quindi una domanda molto elevata di prestazioni sanitarie, destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione. A questo si aggiunge un tasso di occupazione molto alto nei reparti di ortopedia, che nelle strutture pubbliche liguri raggiunge in media l’85% e la carenza di anestesisti dedicati all’attività operatoria, diminuiti del 15% negli ultimi 5 anni. Il Piano prevede la proroga degli accordi bilaterali con Emilia-Romagna e Toscana e la stipula di nuove intese con Lombardia e Piemonte, così da rafforzare la cooperazione con le regioni confinanti e ridurre il ricorso a mobilità sanitaria non programmata». La Liguria ha un saldo di mobilità negativo che ammonta a circa 79 milioni: la mobilità passiva ospedaliera è pari a 158 milioni, dove le principali aree di fuga sono rappresentate da ortopedia (44%), cardiologia (12 ,8%) e malattie del sistema nervoso (8 %). La mobilità attiva, che si riferisce ai cittadini che raggiungono la Liguria per ricevere prestazioni sanitarie, è invece pari a 78,5 milioni e registra tre aree a maggiore attrattività: quella ortopedica (18%), cardiologica (14,9%) e neurologia (13,1%). l Andrea Moggio ---End text--- Author: Andrea Moggio Heading: Highlight: Image:MASSIMO NICOLÒ -tit_org- Liguria: 68 milioni di euro per ridurre le liste d ’ attesa -sec_org- tp:writer§§ Andrea Moggio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647904606.PDF §---§ title§§ Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647604607.PDF description§§

Estratto da pag. 42 di "ECO DI BIELLA" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647604607.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647604607.PDF', 'title': 'ECO DI BIELLA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647604607.PDF tp:ocr§§ RAPPORTO GIMBE Dati preoccupanti Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni Negli ultimi tre anni alla sanità sono andati 13,1 miliardi di euro in meno e 41,3 miliardi sono rimasti a carico delle famiglie. E un italiano su 10 ha rinunciato alle cure. E’ forse l’aspetto più drammatico che si evidenzia nell’8º Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale di Fondazione Gimbe. «Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma - commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute. Da anni i Governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio Sanitario Nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. E’ la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi». Secondo i dati Istat, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a 185,12 miliardi: 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e 47,66 miliardi privata di cui 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie e 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni. L’86,7% della spesa privata, dunque, grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata. «La spesa delle famiglie – spiega Cartabellotta – viene inoltre “arginata” da fenomeni che riducono l’equità dell’accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie». Un fenomeno esploso nel 2024 quando ha coinvolto 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ossia il 9,9% della popolazione, con marcate differenze regionali: dal 5,3% della Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% della Sardegna. Nel Nordovest? La Lombardia con 10,3% è sopra la media nazionale così come la Liguria che si attesta al 10,1%; meglio (se così si può dire) il Piemonte con il 9,2%. Il quadro, però, è destinato a peggiorare, complice l’aumento della povertà assoluta che nel 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie (8,4%). «L’aumento della spesa a carico delle famiglie – osserva Cartabellotta – rompe il patto tra cittadini e Istituzioni con milioni di persone costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze». Dal punto di vista previsionale, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica 2025 stima un rapporto spesa sanitaria/Pil stabile. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2025 racconta come la quota di Pil destinata al FSN scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Questo divario tra previsione di spesa e finanziamento pubblico rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni: 7,5 miliardi per il 2025, 9,2 miliardi nel 2026, 10,3 miliardi nel 2027, 13,4 miliardi nel 2028. «Senza un deciso rifinanziamento a partire dalla Legge di Bilancio 2026 – avverte Cartabellotta – questo divario tra stima di spesa e risorse allocate costringerà le Regioni a scelte dolorose per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale». Regioni che già devono fare i conti con un riparto del fondo sanitario lontano dall’equità. Infatti, in termini di pro-capite, nel 2024 la Liguria (con 2.261 euro) guida la classifica, seguita da Molise (2.235), Sardegna (2.235) e Umbria (2.232), tutte Regioni con un indice di vecchiaia elevato. Al contrario, escludendo le Province autonome, le Regioni più giovani ricevono quote pro-capite inferiori alla media naz ionale: Campania (2.135 euro), Lombardia (2.154), Lazio (2.164) e Sicilia (2.166). Rispetto alla media nazionale di 2.181 pro-capite, nel 2024 il gap va dai +79,84 euro della Liguria ai -80,18 della Provincia autonoma di Bolzano. Differenze che in valori assoluti vanno dai +159,5 milioni del Piemonte ai -268,5 milioni della Lombardia. Il rapporto punta il dito anche contro il mancato adempimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (punteggi comunque buoni per Piemonte e Lombardia, “cartellino giallo” per la Liguria) e sopratutto contro la mancanza di personale sanitario, in particolare di infermieri, così come di medici ma per questi ultimi non si tratta di carenza strutturale bensì di scelta di formarsi e poi lavorare o nel privato o all’estero: «Rimane incomprensibile – commenta ancora Cartabellotta – la scelta di formare più medici, senza prima attuare misure concrete per arginarne le fuga dalla sanità pubblica e restituire attrattività e prestigio alla carriera nel SSN. Ovvero rischiamo di investire denaro pubblico per regalare professionisti al privato o all’estero». l Erica Bertinotti ---End text--- Author: Erica Bertinotti Heading: Highlight: La percentuale di Lombardia e Liguria è sopra la media nazionale Image: -tit_org- Un italiano su 10 rinuncia alle cure Ecco le ragioni -sec_org- tp:writer§§ Erica Bertinotti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647604607.PDF §---§ title§§ Un presidio contro la «follia della spesa militare» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001664804939.PDF description§§

Estratto da pag. 34 di "GIORNALE DI LECCO" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T04:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001664804939.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001664804939.PDF', 'title': 'GIORNALE DI LECCO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001664804939.PDF tp:ocr§§ Mercoledì dalle 6.30 alle 8.30, la stazione di Calolziocorte è stata il palcoscenico di un flash mob Un presidio contro la «follia della spesa militare» CALOLZIOCORTE (dc3) Un flash mob contro la spesa militare nel nostro Paese. Mercoledì dalle 6.30 alle 8.30, la stazione di Calolziocorte è stata teatro di un’iniziativa promossa dal gruppo lecchese dell’associazione «Il Coraggio della Pace – Disarma», con l’obiettivo di informare i pendolari sull’aumento della spesa militare previsto dalla Legge di Bilancio. «La follia del riarmo costa un mondo – spiega l’attivista Giancarlo Bandinelli – Nei prossimi tre anni, la difesa riceverà un incremento di 23 miliardi di euro, portando il totale a 45,2 miliardi (il 2% del Pil) e, nel 2025, a 146,2 miliardi». « E’ insensato che il nostro Paese spinga la spesa militare verso il 5% del Pil come richiesto dalla Nato mentre 2,1 milioni di famiglie italiane rinunciano alle cure per motivi economici, secondo la Fondazione Gimbe – aggiungono gli attivisti – Servizi essenziali come la sanità dovrebbero avere la priorità». A fronte di questa drammatica realtà, il Governo brucia 123 milioni di euro al giorno per le spese militari. Un’assurdità che per il gruppo non può più essere ignorata: «Se non è follia, cos’altro è?», chiosa Bandinelli, lanciando un appello per una Legge di Bilancio di pace, non di guerra. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Giancarlo Bandinelli in stazione a Calolziocorte -tit_org- Un presidio contro la «follia della spesa militare» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001664804939.PDF §---§ title§§ Intervista a Ilaria Capua - Capua: «La salute é diventata circolare Dipende da ambiente, animali e piante» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001665404941.PDF description§§

Estratto da pag. 57 di "GIORNALE DI VICENZA" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T04:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001665404941.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001665404941.PDF', 'title': 'GIORNALE DI VICENZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001665404941.PDF tp:ocr§§ Capua: «La salute è diventata circolare Dipende da ambiente, animali e piante» Il Festival della Scienza • «Dopo il Covid non abbassiamo la guardia: vaccinarsi per l’influenza o per il papilloma serve» La virologa sarà il 26 ottobre a Schio DARIOPREGNOLATO. La pandemia ha inciso profondamente nelle nostre vite, sorprendendole. Cogliendoci impreparati. E lasciandoci sospesi nello stupore pandemico iniziale, trasformatosi nella spinta pandemica, che avrebbe dovuto accompagnarci in quello che è stato il più grande “evento trasformazionale”. Il Covid, infatti, oltre a farci presente la nostra vulnerabilità «ci ha urlato in faccia che determinate cose non possiamo più farle nello stesso modo, che dobbiamo sviluppare un senso di responsabilità condivisa, soprattutto che la salute si lega a doppio filo con la libertà individuale». Ci tiene a ribadirlo la virologa internazionale, Ilaria Capua, direttrice del Centro di eccellenza One Health dell'università della Florida, precorritrice della nuova architettura della salute, unica e circolare. Un nuovo paradigma che avremmo già dovuto interiorizzare, che sostituisce il modello piramidale, dell'uomo al vertice “padrone dell'universo”, con il modello circolare, «perché non possiamo più considerare la salute scollegata dal contesto in cui siamo calati, la salute dell'ambiente, degli animali e delle piante, perché – precisa Capua – noi siamo interamente dipendenti da questi sistemi». Che l'uomo si ostina a prevaricare. È bene auspicare “più eco e meno ego”, come recita lo slogan della serie podcast “Salute circolare”, che sarà il tema di cui Capua parlerà nel suo talk di domenica 26 a Schio alle 12, Sala Calendoli, in occasione dell'ottava edizione del Festival della scienza Alto Vicentino, promosso da Biosphaera. Professoressa Capua, in tempi di focolai di guerra e tensioni geopolitiche, risulta difficile instillare e concretizzare il concetto di salute circolare, a che punto siamo? La pandemia è stata sorprendente per il 99 per cento della popolazione, solo gli addetti ai lavori sapevano sarebbe arrivata, lavorando sulle strategie per contrastarla. Oggi, a distanza di solo qualche anno, ci troviamo in una situazione, se non analoga, sovrapponibile a quella che è stata l'emergenza pandemica. E mi riferisco all'attuale amministrazione americana, che con le sue idee e soprattutto con i modi di procedere del tutto sorprendenti, ci sta rendendo nuovamente vulnerabili in maniera prepotente. Non ci saremmo mai aspettati che il nostro principale alleato, italiano ed europeo, uscisse dall'Oms. Anche relativamente ai conflitti, noi pensavamo di contare sul supporto degli Stati Uniti e, invece, oltre ai tagli impietosi alla ricerca, anche le Nazioni Unite sono state costrette a tagliare del 25 per cento il numero dei loro caschi blu perché non ce la fanno. Disarmati e impotenti, riusciremo a fronteggiare questa nuova vulnerabilità? In Veneto si utilizza molto la parola “bisogna”. Anche perché è già la seconda volta che ci prendiamo spaventi importanti. Credo che non siamo impotenti. E qui dovremmo recuperare quanto dicevano i nostri nonni, “la salute è la prima cosa”. Noi questo tendiamo a dimenticarcelo. Ma se c'è una cosa che ci ha insegnato la pandemia è che se noi non siamo sani, non siamo liberi di vivere la nostra vita. La salute è un concetto molto più ampio di come l'abbiamo vissuta. Riprendendo il concetto di salute circolare, come riuscire a trasmetterlo? Attraverso il coinvolgimento di strutture anche esterne alla salute, in primis la comunicazione corretta. Negli Stati Uniti assistiamo ad una recrudescenza di focali di morbillo e pertosse perché l'attuale comunicazione va contro l'utilizzo di vaccini in età pediatrica. Vaccini ma anche comportamenti responsabili, che dopo la pandemia abbiamo disimparato. Come se lo spiega? È vero che c'è stata un'amnesia collettiva dopo la pandemia, devo sempre ricordare l'importanza di lavarsi le mani, è anche vero che il nostro cervello deve difendersi e le cose brutte tende a farcele accantonare. La pandemia doveva rapp resentare la molla per un cambiamento positivo, ma la nostra vulnerabilità ora deriva dal fatto che sta cambiando lo scenario geopolitico. L'Europa deve riprendere le redini anche della salute, favorendo così anche una ripresa economica. Il rapporto annuale della fondazione Gimbe certifica che in Italia la spesa sanitaria pubblica si ferma al 6,1 per cento del Pil, inferiore alla media Ocse del 7,1. I tagli alla sanità negli ultimi tre anni sono stati oltre 13 miliardi, in più c'è l'esodo di medici e infermieri. C'è una risposta a questo? Il singolo cittadino ha il dovere di farsi sentire, anche perché ci sono stati i soldi del Pnrr. La risposta è la prevenzione, cercare di non finire in ospedale. Ognuno di noi può contribuire alla riduzione dei costi che gravano sul servizio sanitario nazionale. Cercando di prevenire. Prendiamo il Papilloma Virus. In Scozia uno studio ha dimostrato che le donne che hanno fatto le tre dosi di vaccino hanno avuto un'incidenza del papilloma virus pari a zero. Avere zero casi di tumori alla cervice vuol dire, tra le altre cose, risparmiare. Così anche altri vaccini, contro il fuoco di Sant'Antonio, che è una malattia invalidante da quanto è dolorosa, soprattutto per le persone anziane, che in alcuni casi finiscono in ospedale. Quadro e consigli in previsione della stagione fredda? Far presente che se una persona sviluppa una forma respiratoria con i sintomi del Covid è bene si faccia il test e se positivo non esca di casa, perché da una persona se ne infettano dieci. Consiglio il vaccino antinfluenzale, perché le forme infiammatorie come influenza e Covid ci fanno stare male dieci giorni, che lasciano un segno nell'organismo, e per riprenderci non ne bastano venti, con ripercussioni sulla nostra salute. Il conto da pagare riguarda le malattie trasmesse dagli insetti che sfruttano un clima sempre più tropicale, e torniamo alla circolarità della salute uomo-ambiente. ---End text--- Author: DARIO PREGNOLATO Heading: Il Festival della Scienza Highlight: Image:aria Capua Direttrice del Centro di eccellenza One Health dell’Università della Florida. Sarà a Schio domenica 26 ottobre -tit_org- Intervista a Ilaria Capua - Capua: «La salute é diventata circolare Dipende da ambiente, animali e piante» -sec_org- tp:writer§§ DARIO PREGNOLATO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001665404941.PDF §---§ title§§ Sanità molisana al bivio: Fanelli e Primiani chiedono chiarezza link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001837905514.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "PRIMO PIANO MOLISE" del 20 Oct 2025

Pd e M5S uniti nella denuncia: tagli, liste d'attesa e fuga dei pazienti mettono in ginocchio il sistema regionale

pubDate§§ 2025-10-20T06:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001837905514.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001837905514.PDF', 'title': 'PRIMO PIANO MOLISE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001837905514.PDF tp:ocr§§ Sanità molisana al bivio: Fanelli e Primiani chiedono chiarezza Pd e M5S uniti nella denuncia: tagli, liste d’attesa e fuga dei pazienti mettono in ginocchio il sistema regionale CAMPOBASSO. La sanità molisana torna al centro del dibattito politico con toni accesi, alla vigilia dell’audizione in IV Commissione dei commissari ministeriali Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo, chiamati stamane a chiarire il futuro del sistema sanitario regionale. «Il quadro tracciato dall’8° Rapporto Gimbe non ammette repliche – dichiara la consigliera regionale del Pd, Micaela Fanelli -: il Servizio Sanitario Nazionale è in una crisi strutturale profonda. Siamo di fronte a un definanziamento mascherato che sottrae miliardi di euro e riduce la spesa sanitaria in rapporto al Pil. È un atto di miopia politica che ignora il principio costituzionale secondo cui la tutela della salute è una spesa necessaria». Fanelli punta il dito contro le scelte del Governo e chiede che la prossima Legge di Bilancio «non peggiori ulteriormente i conti, soprattutto per Regioni fragili come il Molise». Tra i nodi evidenziati: spesa privata al 28,7%, deficit strutturale di 52 milioni, crescita della spesa pubblica sotto la media nazionale e una rinuncia alle cure del 10,9%. «Serve una svolta - aggiunge -: audit sui contratti, gare centralizzate, vere Case di Comunità e un piano per abbattere le liste d’attesa. Il nostro SSN è il più grande strumento di uguaglianza del Paese: è il momento di salvarlo, partendo dal Molise». Sulla stessa linea critica anche il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Angelo Primiani, che parla di una «sanità da governare con i fatti e non con gli annunci». «I Ministeri romani - afferma - hanno bocciato sia il Piano operativo sia la riorganizzazione della rete ospedaliera. I commissari Bonamico e Di Giacomo hanno ora il dovere di chiarire davanti ai cittadini quale sarà il destino degli ospedali molisani, come saranno organizzati i servizi e con quali risorse». Primiani denuncia la «fuga dei pazienti verso altre regioni», la carenza di servizi essenziali e tempi d’attesa insostenibili. «Nel 2024 oltre 30mila molisani hanno rinunciato a curarsi per i costi o per le attese troppo lunghe - spiega -. Non è chi denuncia i problemi a creare disagi, ma chi non li risolve». Il consigliere invoca risposte «chiare, trasparenti e condivise» su temi cruciali: rete ictus, punti nascita, Emodinamica, 118 e gestione del budget sanitario. «Serve una sanità che torni a guardare la gente negli occhi - conclude -: meno burocrazia e più fatti concreti, perché la salute dei molisani non può più aspettare». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità molisana al bivio: Fanelli e Primiani chiedono chiarezza -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001837905514.PDF §---§ title§§ Pubblico-privato a prova salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102002042703466.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 20 Oct 2025

In Lombardia la sanità accreditata copre oltre il 40% delle prestazioni

pubDate§§ 2025-10-20T03:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102002042703466.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102002042703466.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102002042703466.PDF tp:ocr§§ IL DATO Il Nord accoglie la gran parte della mobilità del resto del Paese Pubblico-privato a prova salute In Lombardia la sanità accreditata copre oltre il 40% delle prestazioni on è un mistero che il Nord Italia rappresenti il cuore pulsante del servizio sanitario nazionale. Qui si concentrano i maggiori centri di alta specializzazione, la maggior parte delle strutture accreditate e una quota significativa della spesa sanitaria nazionale. Non mancano poi gli ospedali universitari di riferimento e i poli di ricerca che da anni attraggono pazienti da tutte le regioni. Questa “recettività” si traduce in numeri concreti: il Veneto e la Lombardia figurano tra le più attrattive per la mobilità sanitaria e raccolgono flussi significativi di pazienti. Ma dietro il primato dell’efficienza si nasconde un mosaico complesso in cui l’eccellenza convive con diseguaglianze interne, carenze territoriali e un crescente peso del privato convenzionato sulla sanità pubblica. Il lato positivo è evidente: Lombardia, Veneto e Piemonte guidano da anni le classifiche dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e assorbono gran parte dei flussi di mobilità sanitaria provenienti dal resto d’Italia. Secondo i dati Agenas 2024, la sola Lombardia ha registrato oltre 700 milioni di euro di saldo attivo per pazienti extra-regioni. Gli ospedali di Milano, Verona e Torino sono poli di riferimento nazionale per oncologia, cardiochirurgia, trapianti e riabilitazione. Questi hub sono anche laboratori per trial clinici e formazione specialistica, con ricadute scientifiche e didattiche utili per l’intero sistema sanitario nazionale. Tuttavia, la centralizzazione delle competenze genera anche tensioni: tempi di attesa nelle liste ambulatoriali ancora lunghi per molte prestazioni e una crescente domanda che sovraccarica i servizi. Da queste necessità si instaura l’ampia collaborazione pubblico-privata. In Lombardia, ad esempio, il privato accreditato copre ormai oltre il 40% delle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali, una quota ben superiore alla media nazionale. Ciò ha favorito un sistema competitivo che ha indubbiamente alzato la qualità delle cure, ma ha anche reso più fragile la governance pubblica e più complessa la programmazione territoriale. Una quota consistente dell’attività ospedaliera e ambulatoriale è affidata a strutture non direttamente gestite dalN lo Stato ma convenzionate. Questo modello ha portato efficienza e offerta maggiorata, ma ha anche creato differenze di governance e di incentivi economici che rischiano di orientare l’offerta verso prestazioni più remunerative a scapito della prevenzione e dell’assistenza territoriale. Recenti analisi mostrano come la spesa per la componente privata accreditata pesi in modo significativo sui bilanci del SSN, contribuendo a un onere pro capite non trascurabile. Da una analisi delle singole regioni, la Lombardia si attesta forte nelle prestazioni di privati convenzionati in diagnograndi poli, no e Bergamo ano terapie plesse e trapianti stica, chirurgia programmata, riabilitazione e specialistica ambulatoriale. Tra i grandi poli, quelli di Milano e Bergamo, che erogano anche terapie ad alta complessità e trapianti. In Veneto, nel 2024 circa il 7,9% dei residenti ha dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni (dato Gimbe), indice che nonostante la dotazione permangono criticità di accesso. Di contro, il Veneto è tra le regioni-attrattore che raccolgono volumi da altre regioni specialmente in ortopedia e oncologia. Nel 2022 il privato accreditato veneto ha dichiarato olre 120 mila ricoveri con 9.5 milioni di prestazioni ambulatoriali a conferma del massiccio ruolo nell’offerta regionale. In Piemonte c’è una presenza significativa di strutture accreditate e soprattutto di servizi ambulatoriali e day surgery, in cui il privato supporta la diagnostica e le attività programmate. La Liguria ha visto una crescita della produzione ospedaliera e specialistica (dal 2023 un + 3.7%) affiancata dal privato che coadiuva la gestione e lo smaltimento delle liste di attesa. In Friuli-Ve nezia Giulia, il volume erogato dal privato accreditato è pari a oltre 2,1 milioni di prestazioni erogate dal privato accreditato nel 2022 con impatto tangibile sulla riduzione di alcuni tempi d’attesa. Infine, Trentino-Alto Adige (Trento/Bolzano) e Valle d’Aosta, province autonome, hanno una forte presenza pubblica e alta performance LEA nelle province autonome; l’uso del privato accreditato è meno massiccio rispetto ad altre regioni del Nord, ma esistono convenzioni mirate per alcuni servizi. Già da questo quadro regionale, e solo per il Nord Italia, si chiarisce come esistono dei forti limiti perché non è applicata una metrica comune per quanto riguarda, ad esempio, il costo su abitante e quindi la spesa destinata esclusivamente al privato accreditato. A regime, secondo analisi nazionali (Osservatorio sulle aziende e sistema sanitario italiano e CERGAS), la spesa media Ssn destinata a prestazioni erogate da privati accreditati si aggira intorno a euro 427 per abitante (circa 17–18% della spesa pubblica sanitaria), sorgente diretta di oneri per i bilanci regionali. A questi si devono aggiungere i miliardi derivanti dalla mobilità interregionale che mette ulteriore pressione sui servizi attrattori: il fenomeno della domanda extra-regionale richiede risposte organizzative e finanziarie che spesso passano per acquisti dal privato convenzionato. Insorgono molti rischi da questa situazione che si riflettono anche nelle più pratiche frammentazioni e perdita di controllo degli standard dei protocolli attuati e attuabili nel contesto della rete territoriale. Per reggere il carico extra regionale si implementano così i contratti basati sui volumi delle prestazioni a discapito del valore sociale di prevenzione e cura sanitaria. iguria crescita a produzione ipo ospedaliera ecialistica ---End text--- Author: MARIA FRANCESCA ASTORINO Heading: Highlight: Tra i grandi poli, Milano e Bergamo erogano terapie complesse e trapianti In Liguria crescita della produzione di tipo ospedaliera e specialistica Image:Laboratorio di ricerca contro i tumori A sinistra l’ultima rilevazione regionale Gimbe sui Livelli essenziali delle prestazioni - LEA. A destra, chirurghi al lavoro in sala operatoria -tit_org- Pubblico-privato a prova salute -sec_org- tp:writer§§ MARIA FRANCESCA ASTORINO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102002042703466.PDF §---§ title§§ Siamo il partito della credibilità La sfida? Nel Sannio un seggio sara nostro link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647704608.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "SANNIO QUOTIDIANO" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647704608.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647704608.PDF', 'title': 'SANNIO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647704608.PDF tp:ocr§§ Siamo il partito della credibilità La sfida? Nel Sannio un seggio sarà nostro «Fico non è credibile: pur di conquistare la poltrona si è rimangiato i suoi drastici giudizi su De Luca» Regionali / Manifestazione elettorale di Forza Italia a Durazzano Interventi dei candidati De Sisto ed Errico. Le conclusioni di Rubano Forza Italia del Sannio avrà il suo rappresentante alla Regione. Francesco Rubano è certo di poter trascinare il partito al successo, eleggendo il consigliere regionale. Il deputato azzurro lo ha affermato ieri pomeriggio, nel corso della manifestazione elettorale tenutasi a Durazzano. Il Sannio è una terra che ha memoria e non si lascia sedurre dagli slogan. tp:writer§§ Gianni De Blasio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001647704608.PDF §---§ title§§ Il grande esodo di medici e infermieri link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001848602661.PDF description§§

Estratto da pag. 65 di "STAMPA CUNEO" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T02:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001848602661.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001848602661.PDF', 'title': 'STAMPA CUNEO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001848602661.PDF tp:ocr§§ Anche gli operatori socio sanitari abbandonano il sistema regionale Il grande esodo di medici e infermieri Copia di 0b5bde7370f0d78dec0eea018f810921 CUNEO Q uasi 400 mila piemontesi l’anno scorso hanno rinunciato alle cure (il 9,2% della popolazione, con un incremento dello 0,4% sul 2023) a causa delle liste d’attesa e della difficoltà d’accesso ai servizi pubblici, che per alcune visite specialistiche si allungano fino a 12 mesi. Nel frattempo medici, infermieri e operatori socio sanitari continuano a lasciare il sistema sanitario regionale, non solo per andare in pensione, ma anche con dimissioni, il più delle volte per approdare nel settore privato che garantisce maggior remunerazione e stabilità. Numeri drammatici secondo l’8° Rapporto della Fondazione Gimbe (secondo stime, in Piemonte mancano 431 medici di Medicina generale) e le statistiche dell’Agenas (dal 2019 al 2023, la regione ha perso 289 medici e 473 infermieri) che si riflettono anche in provincia di Cuneo. «Registriamo una carenza di un buon 30% di personale nelle aziende sanitarie - così Car- Una visita medica melo Castello, segretario generale Funzione pubblica Cgil Cuneo - e lo dimostrano le tantissime ore di straordinario che ogni anno svolgono le lavoratrici e i lavoratori per garantire la cura ai cittadini e la sussistenza dei reparti». Non solo pensionamenti, pesa anche la mancanza di nuovi laureati e figure specifiche. «Ci ritroviamo con gli stessi servizi con un calo di figure professionali ma anche di servizi territoriali. Tutto questo mette a dura prova il personale: ogni giorno è come se fosse in trincea, con turni di lavoro estenuanti». Sui motivi, il segretario di Fp Cgil Cuneo individua due problemi paralleli. «Da un lato il numero esiguo di corsi universitari, dove partecipano sempre meno giovani. Dall’altro la sanità privata, che attira molto di più. Medici e infermieri abbandonano il loro posto di lavoro pubblico per il privato, che li paga meglio». — ---End text--- Author: MATTEO BORGETTO Heading: Highlight: Image:Una visita medica -tit_org- Il grande esodo di medici e infermieri -sec_org- tp:writer§§ MATTEO BORGETTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001848602661.PDF §---§ title§§ Allarme equivalenti i costi di produzione li mettono a rischio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001721004441.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "AFFARI E FINANZA" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001721004441.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001721004441.PDF', 'title': 'AFFARI E FINANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001721004441.PDF tp:ocr§§ Allarme equivalenti i costi di produzione li mettono a rischio I rincari delle materie prime a fronte di prezzi stabili stanno riducendo la redditività Egualia-Nomisma indica due criticità: pochi margini e dipendenza dall’estero “Senza interventi finiranno per sparire” Farmaci l settore italiano dei farmaci equivalenti, pilastro strategico per la salute dei cittadini e la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn), si trova a un bivio critico. Il decimo Rapporto dell’Osservatorio Egualia-Nomisma lancia un allarme perentorio: «Il tempo è scaduto. Senza una chiara agenda di interventi, i farmaci equivalenti spariranno». Nonostante infatti l’industria dei farmaci equivalenti sia solida, con 102 imprese che generano 6,4 miliardi di euro di valore della produzione e impiegano 10.900 addetti diretti, la redditività è a rischio. Colpa dei costi, sempre più alti. Infatti, tra il 2019 e il 2023, i costi di produzione totali sono aumentati del 32%, spinti soprattutto dal rincaro delle materie prime (+40,6% nello stesso periodo). A fronte di questa impennata, i prezzi dei farmaci equivalenti rimangono stagnanti, con gli indici europei per i farmaci equivalenti più diffusi che risultano addirittura deflattivi (-8%) rispetto all’anno base 2015, in netto contrasto ad esempio con l’aumento del prezzo del pane (+45%) e dell’indice generale dei prezzi al consumo (+30%). «Questa forbice mette a rischio la sostenibilità industriale degli equivalenti, pilastro dell’accesso universale», afferma Lucio Poma, capo economista di Nomisma. Lo studio evidenzia due vulnerabilità sistemiche che minacciano l’accesso alle cure: la fragilità interna dovuta alla compressione dei margini e la dipendenza dall’estero. In particolare, l’erosione dei margini sta innescando una sorta di «selezione darwiniana» che porta a una pericolosa concentrazione del mercato. Oggi, il 46% dei medicinali equivalenti critici in Europa è fornito da solo 1 o 2 produttori, con un aumento della vulnerabilità a carenze diffuse e prolungate. Dal 2014, sono scomparsi per mancanza di fornitori in almeno un paese, il 10% dei farmaci equivalenti critici in cardiologia e l’8% per la salute mentale. Inoltre, l’Europa dipende pesantemente dall’Asia per la produzione di principi attivi e materie prime. Questa dipendenza da produzioni asiatiche per principi attivi e intermedi per farmaci di uso controllato è arrivata al 74% della domanda in volume nel 2024. A monte della catena, l’Ue importa l’85% delle materie prime regolamentate, il 60% degli intermedi e il 48% dei principi attivi. Questa architettura produttiva rende strutturale la dipendenza esterna e amplifica i rischi di interruzione delle forniture. Per invertire la rotta, l’Osservatorio propone una serie di raccomandazioni di policy che mirano a superare la percezione dei farmaci equivalenti come mera «voce di spesa». A livello nazionale ed europeo si chiede di intervenire con urgenza su prezzi e procurement sostenibili. Nel dettaglio, I si chiede l’introduzione di un sistema dinamico di revisione dei prezzi e di escludere le offerte anormalmente basse nelle gare, introducendo un floor price. È fondamentale superare il criterio del massimo ribasso e rendere obbligatorie le gare multi-aggiudicatarie per garantire pluralità di fornitori. Poi si chiedono incentivi, come deroghe mirate agli aiuti di Stato per i farmaci critici e l’istituzione di un fondo europeo dedicato alla manifattura farmaceutica essenziale. Si richiede, inoltre, l’eliminazione del meccanismo di Payback per i farmaci fuori brevetto. Infine, tra le richieste c’è anche quella di incentivare chi produce in Europa e di puntare all’autarchia minima su farmaci critici, assicurando la produzione domestica di una quota strategica del fabbisogno; e l’istituzione di sportelli unici e procedure accelerate per i progetti strategici. «Il nostro settore non è un costo, è una risorsa: ogni euro speso per un equivalente libera risorse per innovazione e nuove terapie», commenta Stefano Collatina, presidente di Egualia. Il messaggio è chiaro: tutelare i farmaci equivalenti non è solo un fatto economico, ma un atto di sicurezza sanitaria e responsabilità sociale. ---End text--- Author: Valentina Arcovio Heading: Farmaci Highlight: E IL GOVERNO PROMETTE SOSTEGNI Il Governo promette il suo sostegno al comparto dei farmaci equivalenti. «In questa direzione — dichiara il ministro della Salute Orazio Schillaci — va il disegno di legge delega sul Testo unico della legislazione farmaceutica con cui vogliamo dare certezza a tutto il comparto e garantire equità nell’accesso alle cure, sostenibilità economica del sistema e valorizzazione delle nostre eccellenze». Anche il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ribadisce il suo appoggio al comparto, definito come «presidio di salute pubblica e pilastro industriale strategico per il Paese», dichiara, sottolineando che con il Testo Unico della legislazione farmaceutica verranno introdotti «strumenti efficaci per costruire un sistema moderno e sostenibile, capace di rispondere tempestivamente ai bisogni dei cittadini e di garantire la continuità delle terapie». Image:1 Allarme farmaci generici Secondo uno studio Nomisma i più diffusi rispetto al 2015 hanno margini negativi -tit_org- Allarme equivalenti i costi di produzione li mettono a rischio -sec_org- tp:writer§§ VALENTINA ARCOVIO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001721004441.PDF §---§ title§§ Morire di attesa: 6 milioni di malati rinunciano alle cure Pubblico-privato, l'asse sulle visite per tagliare le liste link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001715704440.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "GIORNALE" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001715704440.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001715704440.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001715704440.PDF tp:ocr§§ Morire di attesa: 6 milioni di malati rinunciano alle cure Pubblico-privato, l’asse sulle visite per tagliare le liste a cura di Maria Sorbi iorgio Tranchida non si dà pace. Sua moglie Maria Cristina è morta a 56 anni «per colpa dei ritardi nelle cartelle cliniche, tali da dare al cancro un vantaggio non più recuperabile». La donna di Ma2ara del Vallo, docente di italiano, aveva subìto un’isterectomia e l’esame istologico era stato chiesto nel dicembre 2023. É arrivato otto mesi dopo, quando le metastasi erano ormai ovunque. «Pensavamo non ci comunicassero l’esito della biopsia perché andava tutto bene» spiega il marito. Sul caso la Procura di Trapani ha aperto un’inchiesta e indagato 10 medici. LA RINUNCIA ALLE CURE In Italia, così come in altri Paesi, per ricevere una prestazione sanitaria i tempi di attesa possono essere molto lunghi, a seconda della regione e dell’esame da fare. Nel 2024, il 6,8% degli italiani ha riferito di aver rinunciato a visite diagnostiche o esami specialistici di cui aveva bisogno a causa delle lunghe liste di attesa: 150 giorni per un elettrocardiogramma, 120 per una mammografia. Secondo i dati pubblicati sul sito del Ministero che da questa estate monitora le attese, le code per gli esami medici non urgenti sono sempre più lunghe: da gennaio a maggio di quest’anno sono stati prenotati 9,5 milioni di visite mediche e 13,2 milioni di esami. Meno della metà degli appuntamenti proposti, però, è risultata compatibile con i tempi massimi previsti e con le priorità ed esigenze dei pazienti. I NUOVI CUP Perché il nuovo sistema dia dei risultati ovviamente ci vorrà qualche mese. Ma la nuova legge sulle liste d’attesa è in grado di oliare il meccanismo. Come? Di fatto con una «cucitura» tra pubblico e privato (ma alle tariffe del pubblico). A cominciare dai Cup, i centri unici di prenotazione, che in agenda dovranno avere sia le prestazioni offerte dalla sanità pubblica sia quelle della sanità privata convenzionata per offrire al paziente più alternative. I controlli sulle Asl resteranno – come ora – di competenza delle Regioni, ma in più il Ministero della Salute avrà poteri sostitutivi in caso di inadempienze. E da quest’anno il tetto di spesa per il personale sanitario sarà sostituito da un nuovo metodo per stabilirne il fabbisogno. Sarà inoltre estesa a tutta Italia la norma per cui, ricevuto dal Cup un «memo» della prestazione prenotata 48 ore prima, chi non si presenterà senza aver disdetto nei tempi previsti, dovrà pagare comunque il ticket. LE NOVITÀ Per invogliare medici e dirigenti sanitari a fare gli straordinari (e quindi estendere gli esami anche sabato, domenica e la sera) viene introdotta una sorta di flat tax sulle ore di lavoro extra. Infine il ruolo di Agenas: sarà infatti l’Agenzia per i servizi sanitari a dover gestire la nuova piattaforma nazionale delle liste di attesa, sovrintendendo al monitoraggio e alla misurazione delle prestazioni su tutto il territorio italiano, sia per il sistema pubblico che per i privati. E sul sito dell’Agenzia, a regime, sarà possibile vedere il prospetto aggiornato dei tempi di attesa per ogni prestazione, suddivisa per Regione. Anche la programmazione dell’offerta sanitaria sarà effettuata in base alla situazione mostrata dalla piattaforma nazionale, e dove l’Agenas verificasse inefficienze nella gestione delle agende pubblico-privato, potrebbe avviare delle verifiche. ---End text--- Author: Maria Sorbi Heading: Highlight: La storia di Cristina, vittima di un referto arrivato troppo tardi Image:PRENOTAZIONI I Cup (centri unici di prenotazione) d’ora in avanti avranno sotto mano sia le agende del pubblico sia quelle del privato (allo stesso prezzo) -tit_org- Morire di attesa: 6 milioni di malati rinunciano alle cure Pubblico-privato, l’asse sulle visite per tagliare le liste -sec_org- tp:writer§§ Maria Sorbi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001715704440.PDF §---§ title§§ Case di cura,il valore è nel titolo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001720804443.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "ITALIA OGGI SETTE" del 20 Oct 2025

L'intangibile è illasciapassare pergenerare ricavi pubblici

pubDate§§ 2025-10-20T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001720804443.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001720804443.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI SETTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001720804443.PDF tp:ocr§§ Per le aziende sanitarie conta la capacità di mantenere e di valorizzare l’accreditamento Case di cura, il valore è nel titolo L’intangibile è il lasciapassare per generare ricavi pubblici Pagina a cura DI RAFFAELE MARCELLO el settore sanitario il titolo di accreditamento è la chiave d’accesso ai ricavi pubblici, ed è il discrimine tra sostenibilità e marginalità. Ma il mercato e la contabilità non sempre ne riconoscono il reale valore. Oggi il valore di una clinica privata non si misura più in metri quadri o in dotazioni tecnologiche, ma nella capacità di mantenere e valorizzare il proprio titolo di accreditamento istituzionale. È questo documento, giuridicamente riconosciuto e trasferibile con l’azienda, a consentire la stipula dei contratti con le Asl, l’erogazione delle prestazioni rimborsabili e, in ultima analisi, la generazione di ricavi pubblici. In molti casi vale più dell’intero patrimonio materiale della struttura, eppure nei bilanci di gran parte delle imprese sanitarie questo bene immateriale resta invisibile: inglobato nell’avviamento o disperso tra le voci residuali delle immobilizzazioni. Un’anomalia contabile che non riflette il peso economico reale dell’accreditamento, capace di incidere fino al 40% del valore complessivo d’impresa nelle operazioni di mercato. Un asset che genera flussi e stabilità. L’accreditamento non è una semplice autorizzazione amministrativa, ma un diritto economico con valore strategico. Consente alla struttura di produrre redditi stabili, garantendo la continuità dei flussi finanziari anche in contesti di domanda privata stagnante. Nel linguaggio contabile risponde alla definizione di bene immateriale prevista dall’Oic 24: un diritto giuridicamente tutelato, privo di consistenza fisica ma idoneo a generare benefici economici futuri. In termini economici, rappresenta una vera rendita regolata. Chi possiede un titolo di accreditamento dispone di un vantaggio competitivo protetto: può operare in un mercato a numero chiuso, dove i nuovi ingressi sono limitati e la concorrenza fortemente condizionata. Da qui deriva l’interesse crescente degli operatori finanziari, che vedono nell’accreditamento non solo un requisito operativo, ma un moltiplicatore di valore. N Il mercato a numero chiuso e la rendita implicita. Il valore dell’accreditamento nasce dalla scarsità del bene. I titoli vengono rilasciati dalle Regioni sulla base di programmazioni pluriennali, spesso con un equilibrio rigido tra pubblico e privato. Ogni struttura già accreditata possiede quindi un diritto di fatto esclusivo a erogare prestazioni per conto del Ssn in determinate aree geografiche e specialità. In molte regioni, ottenere un nuovo titolo è quasi impossibile: le autorizzazioni sono congelate e i tetti di spesa saturi. Questo contesto trasforma l’accreditamento in un bene economico scarso, la cui disponibilità determina il valore stesso della clinica. Le grandi operazioni di fusione e acquisizione nel settore sanitario si spiegano proprio così: chi compra una struttura accreditata, in realtà, compra la possibilità di produrre fatturato pubblico. È un diritto economico regolato, con caratteristiche assimilabili alle concessioni, alle licenze o ai diritti esclusivi di mercato. Valutazione: l’approccio reddituale come riferimento. La metodologia più coerente per stimare il valore dell’accreditamento è quella reddituale (income approach), che misura i flussi di cassa futuri generati dall’attività convenzionata. L’analisi parte dal margine operativo lordo (Ebitda) connesso ai ricavi Ssn e dalla capacità differenziale di produrre reddito rispetto a una struttura non accreditata. I principali fattori da considerare includono: - numero di posti letto accreditati e tasso medio di occupazione; - tariffe regionali e limiti di budget assegnati; - orizzonte temporale e vita utile del titolo (solitamente pluriennale ma non indefinita); - rischio regolatorio e probabilità di rinnovo dei contratti con le Asl; - marginalità operativa, condizionata dai costi di mantenimento dei requisiti di qualità e com pliance. In assenza di transazioni comparabili, l’approccio reddituale resta il più robusto. Il metodo di mercato (market approach), basato sui multipli di transazioni, incontra infatti difficoltà per mancanza di trasparenza dei dati e differenze territoriali significative. Il metodo patrimoniale, invece, risulta inadeguato: l’accreditamento non nasce da costi sostenuti, ma dalla capacità di generare reddito futuro. L’impatto contabile e informativo. Sotto il profilo civilistico, il titolo di accreditamento può essere iscritto tra le immobilizzazioni immateriali di cui all’art. 2424 c.c., se produce benefici economici futuri e può essere valutato in modo attendibile. L’Oic 24 ne consente la capitalizzazione quando esiste un diritto giuridicamente tutelato e separabile dagli altri asset. In tal caso, l’accreditamento deve essere oggetto di ammortamento – se ha vita utile definita - oppure di verifica periodica di valore (impairment test) se la durata è indeterminata. Nella pratica, però, molte aziende sanitarie continuano a includerlo nell’avviamento, impedendo una rappresentazione distinta e riducendo la trasparenza informativa. Un riconoscimento contabile autonomo permetterebbe invece di migliorare la lettura economica dei bilanci e di rendere più oggettive le valutazioni nelle operazioni straordinarie. Le determinanti del valore economico. La valutazione dell’accreditamento deve riflettere la capacità dell’impresa di mantenere nel tempo la convenzione con il Ssn, non solo la redditività attuale. A parità di ricavi, il valore sarà maggiore per le strutture con performance di qualità più elevate, minore rischio di decadenza del titolo e solidità finanziaria. Il valore economico si costruisce quindi su tre pilastri: - redditività differenziale, rispetto alle attività private pure; - rischio regolatorio, legato ai rinnovi contrattuali e alla stabilità normativa regionale; - vita utile stimata del titolo, che può essere rinnovata ma non perpetua. In questo quadro, il lavoro del valutatore non si limita al calcolo finanziario: richiede anche un’analisi qualitativa della governance sanitaria, della reputazione e della capacità gestionale della struttura. L’interesse degli investitori. Negli ultimi anni i grandi operatori del settore - fondi sanitari, gruppi industriali e investitori istituzionali - hanno spostato il focus dal patrimonio immobiliare ai diritti di accreditamento. Questo titolo rappresenta per loro una garanzia di continuità dei flussi e di ritorno stabile sull’investimento, indipendentemente dall’andamento della domanda privata. Le strutture accreditate, a parità di dimensione, possono valere fino al doppio rispetto a quelle non convenzionate, proprio per l’effetto moltiplicatore dell’accreditamento sui ricavi. Anche le banche iniziano a considerarlo un fattore di solidità nella concessione del credito: chi possiede un accreditamento consolidato presenta un rischio operativo inferiore e maggiore capacità di rimborso. Verso una prassi uniforme di stima. La sfida ora è costruire una prassi valutativa condivisa, che consenta confrontabilità e coerenza tra operazioni. Serve un modello integrato che unisca l’approccio economico con la dimensione giuridico-amministrativa. Solo in questo modo sarà possibile trasformare il titolo di accreditamento da “requisito amministrativo” a bene economico riconosciuto, dotato di criteri di stima omogenei e di un trattamento contabile trasparente. La convergenza tra revisori, esperti valutatori e consulenti del settore sanitario sarà decisiva: l’accreditamento, al pari delle concessioni e delle licenze, è ormai un intangibile strategico che incide direttamente sulla sostenibilità economica delle imprese sanitarie. ---End text--- Author: RAFFAELE MARCELLO Heading: Highlight: Il titolo di accreditamento può essere iscritto tra le immobilizzazioni immateriali (art. 2424 c.c.) se produce benefici economici futuri e può essere valutato in modo attendibile Il valore per l’accreditamento nasce dalla scarsità del bene. I titoli vengono rilasciati dalle Regioni sulla base di programmazioni pluriennali, spesso con un equilibrio rigido tra pubblico e privato Come stimare il titolo di accreditamento Fase operativa Obiettivo Elementi di analisi 1. Individuare la redditività differenziale Misurare i ?ussi di cassa generati dall’attività convenzionata rispetto a una struttura non accreditata Margine operativo lordo (EBITDA) da ricavi SSN, tetti di spesa, mix di prestazioni, incidenza dei costi ?ssi 2. Determinare la vita utile e il rischio regolatorio Valutare la durata residua Durata contrattuale, perfordell’accreditamento e la mance qualitative, stabilità normativa regionale, livello probabilità di rinnovo di compliance ai requisiti 3. Attualizzare i ?ussi futuri Stimare il valore economico Applicazione di un tasso di netto del titolo attualizzazione coerente con il rischio speci?co del settore sanitario e con la struttura ?nanziaria dell’impresa Image: -tit_org- Case di cura,il valore è nel titolo -sec_org- tp:writer§§ RAFFAELE MARCELLO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001720804443.PDF §---§ title§§ L'alert di novartis aiutate l'innovazione o vincono usa e cina link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001721404445.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "L'ECONOMIA" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001721404445.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001721404445.PDF', 'title': "L'ECONOMIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001721404445.PDF tp:ocr§§ L’ALERT DI NOVARTIS AIUTATE L’INNOVAZIONE O VINCONO USA E CINA «Bisogna rendere il Paese un territorio fertile per le scienze della vita e attrattivo, con programmi che diano certezze a lungo termine», dice Valentino Confalone, al vertice del gruppo Se no le risorse delle multinazionali si sposteranno altrove I PIANI DI BIG PHARMA d i MAR GHERITA D E BA C D ue figli, due cani, due cavalli, l’amore per la pallanuoto e la farmaceutica. Così si presenta Valentino Confalone, presidente e amministratore delegato di Novartis Italia. «Sono arrivato a questo lavoro per caso, dopo la laurea in Economia — dice —. Non tornerei mai indietro. Ho capito negli anni quanto sia bello dare un aiuto concreto alle persone». Non nutre rimpianti per le scelte giovanili, questo cinquantottenne napoletano. Voi fate delle Scienze della vita una bandiera. Che cosa significa? «Per Novartis significa innovazione nel campo della salute attraverso forti investimenti su quattro aree terapeutiche: oncologia, cardiorenale-metabolico, neuroscienze, immunologia. Ci occupiamo soltanto del nuovo, per dare una risposta ai bisogni dei pazienti. Siamo pionieri nello sviluppo di piattaforme tecnologiche innovative come le terapie geniche e cellulari, i radioligandi, i farmaci a base di siRna e xRna, cui si aggiungono 2 piattaforme tradizionali di sintesi chimica e biologica». In Italia siete la prima azienda farmaceutica per fatturato. «E siamo anche molto presenti sul «C’è il rischio di essere messi in discussione sia per i cambiamenti geopolitici molto rapidi sia per l’impatto dei dazi americani sulla filiera» territorio, come dimostrano due realtà produttive a Torre Annunziata e Ivrea. Dallo stabilimento piemontese esportiamo nel resto del mondo i radioligandi, terapia oncologica basata sul rilascio di radiazioni mirate, direttamente sulle cellule tumorali. Inoltre siamo i primi nella ricerca clinica, 150 milioni deliberati per i prossimi tre anni. È la nostra impostazione chiave». Ora però vedete dei rischi. «Sì, innanzitutto il rischio di essere messi in discussione in seguito ai cambiamenti geopolitici molto rapidi, che avranno un impatto a breve termine e impongono di agire subito. A questo si aggiunge il pericolo dei dazi che avranno conseguenze severe sull’intera filiera. Una realtà che si innesta in un panorama di declino della farmaceutica in Europa e in Italia nei confronti di Stati Uniti e Cina. Gli investimenti delle multinazionali potrebbero essere spostati altrove». È per questo che lei insiste sull’urgenza di una decisa riforma per rid i MAR GHERITA D E BA C lanciare il valore dell’innovazione? «Bisogna rendere l’Italia un territorio fertile per l’innovazione mettendola al centro delle politiche industriali. Qualche segnale per la verità si intravvede. Il governo nell’ultima finanziaria dovrebbe aumentare di 2,4 miliardi i fondi per la sanità, aggiungendoli a quelli già stanziati nel 2024. È stato giustamente dichiarato prioritario l’intervento a favore di medici e infermieri. Non sappiamo quanto verrà destinato alla spesa farmaceutica. Il dialogo c’è». Dunque che cosa manca? «Vorremmo passare da soluzioni brevi a programmi che diano certezze a lungo termine». In concreto? «Partiamo dal pay back, il meccanismocheprevedeilcontributodelleimprese per ripianare lo sfondamento della spesa. Incide in alcuni casi fino al 16% del fatturato. D’accordo, non può essere eliminato, ma almeno che venga reso stabile, prevedibile, indicando un tetto nella legge di bilancio. Si potrebbe pensare a un massimo di 1,8 miliardi, lavorando nel frattempo a soluzioni alternative». E poi? «Va definito un obiettivo specifico per i prodotti innovativi: raggiungere lo 0,6% del prodotto interno lordo, oggi siamo allo 0,48. Questa mossa renderebbe più semplice puntare sugli investimenti in Italia da parte della casa madre». In più c’è la Cina, forte di un ritmo di investimenti che cresce fino al 15% annuo rispetto al 5% dell’Unione europea. Vi fa paura? «La Cina ha compiuto scelte specifiche che sono mancate in Italia e nell’Ue. Qui c’è la perce zione della centralità dell’industria farmaceutica eppure manca una strategia chiara sulle scienze della vita. Sarebbe bene scegliere in quale ambito essere competitivi e dove diventare leader. Un esempio? I radioligandi. Possediamo tutte le competenze per essere in prima linea». L’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, rivendica di avere ridotto i tempi medi per l’approvazione dei farmaci grazie all’unificazione delle due commissioni interne. Voi però dissentite. «Inrealtàitempinonsisonoaccorciati, se calcoliamo quanto ci vuole dal momento in cui sottomettiamo il dos«Per i prodotti all’avanguardia servirebbe un obiettivo specifico: per esempio, raggiungere lo 0,6% del Pil» sier alla fine della procedura di autorizzazione: 14 mesi, ai quali ne vanno aggiunti dieci per l’accesso nelle Regioni. Per snellire il lavoro la Cse, Commissione scientifica ed economica del farmaco, dovrebbe alleggerirsi delle pratiche semplici per concentrarsi su quelle complesse. Una prassi deleteria è inoltre la rinegoziazione del prezzo a distanza di due anni. Il lavoro dei tecnici viene inutilmente appesantito». Che cosa vi aspettate dalla manovra finanziaria? «L’aumento del tetto di spesa farmaceutica sulla diretta va sostenuto: sarebbe un riconoscimento del governo a un settore che traina crescita, occupazione ed export. Insieme con il testo unico sulla farmaceutica, rafforza l’innovazione e la competitività del Paese. Apprezzo gli sforzi per potenziare il finanziamento della sanità: è la direzione giusta da consolidare. Rinunciare a questa misura ridurrebbe le possibilità di cura e frenerebbe la ricerca». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MARGHERITA DE BAC Heading: I PIANI DI BIG PHARMA Highlight: ? L’identikit Con quartier generale a Basilea la svizzera Novartis è tra le maggiori case farmaceutiche e biotech mondiali. Nel 2024 ha registrato vendite nette per 50,3 miliardi di dollari (+11%) con un utile netto di 11,9 miliardi (+39%. In Italia ha fatturato 1,45 miliardi, con due poli produttivi a Torre Annunziata e Rovereto e circa 1.650 addetti «C’è il rischio di essere messi in discussione sia per i cambiamenti geopolitici molto rapidi sia per l’impatto dei dazi americani sulla filiera» «Per i prodotti all’avanguardia servirebbe un obiettivo specifico: per esempio, raggiungere lo 0,6% del Pil» Image:Life science Valentino Confalone, presidente e amministratore delegato di Novartis Italia dal giugno 2022 -tit_org- L'alert di novartis aiutate l'innovazione o vincono usa e cina -sec_org- tp:writer§§ Margherita De Bac guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001721404445.PDF §---§ title§§ Soldi alla prevenzioni Incentivi ai medici link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001715304436.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "STAMPA" del 20 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-20T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001715304436.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001715304436.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001715304436.PDF tp:ocr§§ Soldi alla prevenzioni Incentivi ai medici SANITÀ Tra le novità introdotte, ci sono fondi in più per la prevenzione. Una quota del fabbisogno sanitario standard, pari a 238 milioni annui a decorrere dall’anno 2026 - si legge nella bozza - è destinata al rafforzamento degli interventi, con particolare riferimento al potenziamento dello screening mammografico, dello screening per il tumore del colon-retto e al prosecuzione del programma di prevenzione e monitoraggio del tumore polmonare. Per quanto riguarda la salute mentale, dopo 13 anni c’è un piano finanziato con 80 milioni. Più soldi anche per le indennità del personale del servizio sanitario nazionale e in particolare dei pronto soccorsi. Dal 2026, 450 milioni sono destinati alle assunzioni di nuovi medici e infermieri Prevista anche una stangata per i fumatori. Per le sigarette le accise passano dai circa 30 euro per 1.000 unità a 32 euro per il 2026, a 35,50 per il 2027 e a 38,50 per il 2028. Gli aumenti riguardano sia i tabacchi lavorati sia i prodotti succedanei dei prodotti da fumo. CLA. LUI. — ---End text--- Author: CLA . LUI Heading: SANITÀ Highlight: Image: -tit_org- Soldi alla prevenzioni Incentivi ai medici -sec_org- tp:writer§§ CLA . LUI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/20/2025102001715304436.PDF §---§