title§§ Più politica industriale
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Estratto da pag. 13 di "CITTADINO DI GENOVA" del 19 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-19T04:31:00+00:00
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tp:ocr§§ Più politica industriale Serve al nostro Paese L a Corte dei conti ha sollevato molti dubbi sulla nuova Nadef, il Documento programmatico di finanza pubblica, appena approvato dal governo rilevando che sono inseriti pochi dettagli sugli interventi e sulle coperture con "Informazioni incomplete" ed una impostazione che "rappresenta più un aggiornamento che uno strumento di programmazione", mentre i pochi elementi indicati rendono "difficile una ricostruzione approfondita delle dinamiche previste". Ancora una volta l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni elenca solo delle priorità generiche, come il taglio del prelievo sui redditi da lavoro, il rifinanziamento della sanità, il sostegno alla natalità ed alle imprese ed il mantenimento degli investimenti, fermandosi però all'enunciazione di questi obbiettivi che vengono lasciati totalmente indefiniti. La Corte, ancora una volta sottolinea che, affinché il piano possa essere sostenibile, è "necessario rilanciare la produttività con aggiustamenti strutturali" dato che "La buona tenuta della finanza pubblica lascia spazi molto stretti per le politiche espansive e deve essere data priorità alla crescita". Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha ribadito la necessità di "garantire spazio per ridurre le tasse al ceto medio e per la pace fiscale con una rispalmatura nel tempo dei debiti fiscali, in modo da evitare di uccidere famiglie e imprese che potrebbero continuare a contribuire", mentre le banche che "Fanno mega profitti ma che scaricano i costi sullo Stato, devono tornare a fare il loro mestiere e cioè raccogliere risparmi per finanziare l'economia reale". L'Istat in occasione dell'ultima audizione parlamentare sul Dpfp ha anche ricordato che per centrare la crescita dello 0,5 % quest'anno serve un aumento dello 0,2 % nel secondo semestre in un contesto reso ancora più difficile dalla situazione geopolitica mondiale e con tre giornate lavorative in meno rispetto al 2024. Andrea Brandolini di Bankitalia ha sottolineato che "Bisogna limitare gli incrementi di spesa di natura temporanea: aumentano il debito e hanno effetti transitori sulla domanda", invece è necessario un uso accorto di tutte le risorse disponibili per essere in grado di fronteggiare eventuali shock negativi ,anche a causa della guerra dei dazi, che potrebbero ritoccare al ribasso una crescita prevista già molto modesta senza dimenticare che i costi per la "Difesa" aumenteranno in modo significativo nei prossimi anni e l'incremento di spesa potrà essere coperto solo con una riduzione di altre uscite o con maggiore entrate. L'incontro tra il governo ed i sindacati a Palazzo Chigi non ha dato alcun risultato con il leader della CGIL Maurizio Landini che ha parlato di "Una riunione dannosa perchè non c'è alcuna risposta. La manovra è senza investimenti e senza interventi sull'emergenza salariale e così si porta a sbattere il paese" aggiungendo che "L'incontro è stato quasi offensivo perchè non si vuole agire sulle entrate, dai grandi patrimoni all'evasione e agli extraprofitti". Paradossalmente l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni, in un paese distrutto dall'inverno demografico con sempre meno figli e l'età media della prima gravidanza sempre più alta, è stato criticato anche per le sue politiche sulla natalità e per aver applicato criteri in favore dei nuclei familiari con dei figli rispetto alla platea degli adulti soli, dimenticando ancora una volta che il futuro di un paese può essere garantito solo dalle nuove generazioni che si troveranno comunque a dover provvedere ad una immensa platea di anziani che hanno lavorato con la più bassa produttività d'Europa e che per difendere i loro interessi e privilegi hanno portato l'Italia ad avere un debito pubblico enorme. Il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, analizzando i dati già pubblicati tra gli altri da Istat, Ocse, Agenas e Mef, ha confermato che gli italiani lo scorso anno hanno speso 41,3 miliardi di euro per la spesa sanitaria privata, per pagare soprattutto visite ed esami, coinvolgendo oltre 5,8 milioni di persone, u
n italiano su dieci, mentre chi non può permetterselo ha rinunciato a curarsi a causa dei tempi lunghissimi della sanità pubblica. È necessario avviare una seria politica industriale per passare dall'assistenzialismo alla creazione del valore con l'impegno di tutti, per aumentare la produttività e rimettere in moto la crescita. Antonio Salvietti ---End text--- Author: Antonio Salvietti Heading: Serve al nostro Paese Highlight: Image: -tit_org- Più politica industriale -sec_org-
tp:writer§§ Antonio Salvietti
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title§§ Ai centri privati la metà dei fondi per la Sanità
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Estratto da pag. 9 di "MANIFESTO" del 19 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-19T01:56:00+00:00
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tp:ocr§§ I 2,4 MILIARDI STANZIATI NON BASTANO A RECUPERARE I 13 PERSI IN TRE ANNI Ai centri privati la metà dei fondi per la Sanità II I fondi in più per la sanità nella manovra dovrebbero esserci. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha chiarito che ai quattro miliardi di euro già appostati negli anni precedenti se ne aggiungeranno 2,4. Insieme fanno solo la metà dei 13 persi in tre anni al netto dell’inflazione – calcolo della Fondazione Gimbe – ma ad altri è andata pure peggio. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, prende i tagli al suo dicastero con sportività: «Ben vengano quando si tratta di investire in infermieri e per i ceti meno abbienti». In realtà, la scure cala su settori del welfare ben più ampi, dalla scuola alle pensioni. E che siano i lavoratori e i cittadini a guadagnarne è tutto da dimostrare. Sarà, infatti, la sanità privata a incassare una parte rilevante dell’investimento sul capitolo salute. Quando il ministro Orazio Schillaci sostiene che la manovra «abbatterà le liste d’attesa» si riferisce ai 246 milioni di euro destinati all’acquisto di un maggior numero di prestazioni sanitarie da ospedali e specialisti privati in convenzione. Si tratta di visite e interventi che il paziente non paga direttamente alle strutture private ma che vengono rimborsate dal Servizio sanitario nazionale, che in questo modo garantisce anche l’utile dell’imprenditore. Ma quei soldi non si tradurranno direttamente in altrettante prestazioni, perché da quest’anno ogni visita costerà di più allo Stato. La manovra infatti destina cento milioni di euro per coprire l’innalzamento delle tariffe, da sommare al miliardo stanziato l’anno scorso per lo stesso capitolo. Finiranno in buona parte ai privati anche i 90 milioni destinati alla salute mentale. Invece di assumere specialisti nelle Asl pubbliche, i governi finora hanno preferito offrire un «bonus psicologo» con cui rimborsare le visite specialistiche a carico delle famiglie e anche questo intervento sembra avviato allo stesso destino. Poi c’è il capitolo dei tetti annui di spesa per farmaci e dispositivi medici. Nel 2026 quello per i farmaci sarà aumentato di 350 milioni di euro. Questo non significa che lo Stato potrà acquistare più farmaci. Il tetto viene infatti già sforato di oltre 4 miliardi, la metà dei quali è restituito dalle aziende farmaceutiche in base al meccanismo del «payback» che incentiva a abbassare i prezzi. Alzare il tetto di spesa diminuire quindi lo sforamento: in questo modo cala la parte del ripiano della spesa a carico delle imprese e aumenta la componente pubblica. Senza acquistare una pillola in più. Una norma analoga vale anche per i fornitori dei dispositivi medici, dalle siringhe ai macchinari per le Tac. Finora le aziende hanno rifiutato di versare il payback previsto, ritenendolo illegittimo. La Corte costituzionale ha dato loro torto ma il governo Meloni ne ha sposato la causa e pochi mesi fa ha accettato di rinunciare al 75% dell’ammontare totale del payback. Alzare il tetto di spesa di 280 milioni come prevede la nuova manovra è un ulteriore favore alle imprese. Infine c’è il capitolo delle farmacie caro al sottosegretario alla salute Marcello Gemmato, anche lui farmacista e prossimo alla promozione a vice-ministro. Da quando c’è lui, per le farmacie gli aiuti non mancano mai. Quest’anno riceveranno sussidi per 66 milioni di euro per svolgere analisi e visite in negozio secondo il modello della «farmacia dei servizi» che piace tanto al sottosegretario. Tra sanità e farmaceutica, la manovra porterà così ai privati 1,1 miliardi di euro, circa la metà dell’investimento totale. Il resto sarà diviso tra la prevenzione e il personale. 530 milioni saranno dedicati a screening e vaccinazioni, 450 ad assumere mille medici e 6mila infermieri, altri 280 ad aumentarne gli stipendi. Il governo parla di un aumento di 1.630 euro l’anno per gli infermieri ma include interventi già preventivati e mai applicati. La realtà è più grigia: «57 euro lordi al mese, meno di 40 euro netti» calcola Antonio De Palma, segretario del sindacato
Nursing Up che lamenta anche la promessa rimangiata sulle assunzioni. «Si era parlato di 10mila assunzioni di infermieri nel 2026 per arrivare a 25-30.000 entro il 2028» prosegue. «Ora invece si scende a soli 6mila e la voragine di 175mila infermieri mancanti rispetto agli standard europei resta intatta». ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: Highlight: Seimila infermieri assunti. Nursing up: «Una voragine di175mila posti in meno» Image: -tit_org- Ai centri privati la metà dei fondi per la Sanità -sec_org-
tp:writer§§ ANDREA CAPOCCI
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title§§ Lettere - Così il Servizio Sanitario Naz. muore
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Estratto da pag. 22 di "PONTE" del 19 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-19T05:05:00+00:00
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tp:ocr§§ Così il Servizio Sanitario Naz. muore Caro direttore, siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma. Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute. Da anni i Governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio Sanitario Nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. È la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi. Nino Cartabellotta Presidente della Fondazione GIMBE Nella app e sul sito de il Ponte la sintesi dell’8° Rapporto sul SSN ---End text--- Author: POSTA DAI LETTORI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Lettere - Così il Servizio Sanitario Naz. muore -sec_org-
tp:writer§§ POSTA DAI LETTORI
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title§§ Finanza, borse e mercati, Investimenti Incontri e giochi per insegnare l'economia
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Estratto da pag. 56 di "STAMPA TORINO" del 19 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-19T05:06:00+00:00
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tp:ocr§§ La Festa dell’educazione finanziaria realizzata da La Stampa insieme all’Istituto Carlo Alberto. Il patrocinio di UniTo e PoliTo Finanza, borse e mercati, investimenti Incontri e giochi per insegnare l’economia L’EVENTO FRANCESCO MUNAFÒ C ome funzionano i mercati, come si gestiscono i risparmi, come si valutano gli investimenti e quali sono le nuove tecnologie finanziarie da conoscere. Sono alcuni dei grandi temi dell’educazione finanziaria, strumento imprescindibile per comprendere il mondo e che però resta poco diffuso in Italia. Il nostro, infatti, è tra i Paesi europei con i più bassi tassi di alfabetizzazione sul tema, e per questo La Stampa e l’Istituto Carlo Alberto di Torino, con il patrocino di UniTO e PoliTO, presentano “Tuttosoldi - festa dell’educazione finanziaria”, due giornate ricche di tavole rotonde, keynote speech e sessioni di gaming rivolte soprattutto ai più giovani. Appuntamento il 24 e il 25 ottobre al Collegio Carlo Alberto di piazza Arbarello 8 per parlare di finanziamenti a scuole università e imprese, investimenti, welfare e finanza digitale. Sotto la guida del direttore de La Stampa Andrea Malaguti e del vice vicario Federico Monga, in collaborazione con il Presidente della Fondazione Collegio Carlo Alberto Giorgio Barba Navaretti, l’evento sarà un’occasione preziosa di dibattito grazie alla partecipazione di grandi esperti, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni. La componente divulgativa sarà rafforzata con realtà capaci di intercettare soprattutto gli under 35. Come Starting Finance, la più grande community italiana di giovani appassionati all’economia e alla finanza, il media VD News, il Collegio Carlo Alberto Podcast e la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, costituita su iniziativa dell’A.B.I. Due i percorsi paralleli in cui si dividerà l’evento. Da una parte gli incontri con le grandi firme de La Stampa, le aziende e le istituzioni, che si svolgeranno nell’Auditorium. Dall’altra i giochi, rivolti soprattutto alle fasce più giovani e che avranno luogo nella Common Room. La prima giornata partirà la mattina del 24 ottobre, con l’introduzione di Andrea Malaguti e Giorgio Barba Navaretti. La giornata sarà poi dedicata a parlare di università, imprese giovani, mutui, pagamenti digitali e tanto altro ancora. Tra gli ospiti il direttore di Fondazione Agnelli Andrea Gavosto, il rettore del Politecnico di Torino Stefano Paolo Corgnati, la docente di economia dell’Università di Torino Paola De Vincentiis e la sociologa economica Marianna Filandri. Il giorno dopo, invece, focus su borse, lavoro, pensioni, sanità, moneta digitale con ospiti come il professore di economia politica della Luiss Pietro Reichlin, il professore emerito del Dipartimento di scienze economico-sociali e matematico-statistiche dell’Università di Torino Mario Deaglio, il presidente di Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, l’economista dell’Università di Torino e del Center for Research on Pensions and welfare policies Elsa Fornero e il presidente di Fondazione Compagnia di Sanpaolo Marco Gilli. Le due giornate di gaming dedicate ai giovani, invece, si svolgeranno in parallelo. Dagli storytelling sulla matematica complementare si giochi interattivi sui pagamenti digitali, i partecipanti potranno affrontare in maniera divertente i maggiori temi dell’educazione finanziaria. Tra le attività previste ci sarà il laboratorio “Pay like a Ninja”, dedicato a scoprire le truffe e a proteggere i propri dati quando si effettuano dei pagamenti digitali. — ---End text--- Author: FRANCESCO MUNAFÒ Heading: Highlight: Image:Il collegio Carlo Alberto in piazza Arbarello sede degli incontri del 24 e 25 ottobre Antonio Patuelli presidente dell’ Abi Il presidente di Fondazione Compagnia di Sanpaolo Marco Gilli -tit_org- Finanza, borse e mercati, Investimenti Incontri e giochi per insegnare l'economia -sec_org-
tp:writer§§ FRANCESCO MUNAFÒ
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/19/2025101901726404388.PDF
§---§
title§§ I medici vanno incoraggiati alla ricerca
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/19/2025101901958303615.PDF
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Estratto da pag. 8 di "CORRIERE SALUTE" del 19 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-19T04:03:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ IMEDICIVANNO INCORAGGIATI ALLARICERCA È necessario il riconoscimento istituzionale della figura del physician-scientist L a scoperta dell’insulina (1921-22) si deve a un giovane chirurgo, Frederick Banting: collaborando con ricercatori di base, riuscì a isolare l’ormone pancreatico e a testarlo con successo sui pazienti diabetici. È uno dei primi grandi traguardi della medicina moderna ottenuto da un medico-scienziato. Con gli anni, l’evoluzione di una scienza biomedica sempre più complessa e specializzata, ha reso più difficile ai medici dedicarsi alla ricerca senza una formazione aggiuntiva. Per colmare questo divario negli Usa fu creato nel 1964 il Medical Scientist Training Program, programma che finanzia il doppio percorso Md/PhD per formare mediciscienziati. Ciò ha istituzionalizzato per la prima volta un iter formativo combinato, permettendo ai laureati in medicina di conseguire anche un dottorato di ricerca in campo biomedico. Nonostante tali iniziative, già negli anni ’80 emerse preoccupazione per il calo di medici impegnati in ricerca. Negli Usa, se circa il 4,5% dei ricercatori biomedici negli anni Ottanta possedeva anche la laurea in medicina, oggi la percentuale è scesa all’1,5%. La tendenza - definita all’epoca come «la specie in via di estinzione del clinico-investigatore» - lanciò l’allarme sulla necessità di sostenere la carriera dei physician scientist. In risposta, dagli anni 2000 in poi, diversi Paesi hanno avviato programmi per incentivare l’integrazione tra clinica e ricerca. Il Regno Unito ha creato percorsi di academic training per giovani medici, in Germania la Deutsche Forschungsgemeinschaft dal 2018 finanzia programmi strutturati di clinician scientist durante la specializzazione medica. La riduzione di questa figura professionale è determinata da varie cause tra cui le difficoltà nel bilanciare l’impegno clinico con l’attività di ricerca, la mancanza di percorsi formativi strutturati e l’assenza di posti di lavoro dedicati. Oltre a ciò, l’aspetto economico è un deterrente: i programmi di formazione per i medici ricercatori si estendono per oltre un decennio, spesso con grandi costi personali e i physician scientist sono retribuiti significativamente meno rispetto ai colleghi medici, creando un forte disincentivo per chi è interessato a perseguire la ricerca. In Italia con il Decreto-legge 12 aprile 2022, n. 33, convertito in legge il 10 giugno 2022, n. 73 è stata abolita l’incompatibilità tra la frequentazione di una scuola di specializzazione medica e la partecipazione a un corso di dottorato di ricerca od a un master universitario, permettendo ai medici specializzandi di frequentare un dottorato di ricerca durante l’ultimo anno di specializzazione. Negli ultimi anni, grazie anche a questa riforma, sono nati in Italia alcuni programmi formativi per physician scientist, ma le esperienze in essere mancano di sistematicità, non esiste un programma su scala nazionale. È necessario il riconoscimento istituzionale della figura del medico ricercatore, almeno negli Istituti di Ricerca Clinica a carattere scientifico (Irccs). *Direttore scientifico Fondazione Tettamanti, Irccs S.Gerardo dei Tintori, Monza ---End text--- Author: Andrea Biondi Heading: Highlight: ? Per i laureati in medicina dedicarsi alla ricerca biomedica comporta sacrifici e rinunce È importante creare le condizioni per incoraggiarli Image: -tit_org- I medici vanno incoraggiati alla ricerca -sec_org-
tp:writer§§ Andrea Biondi
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§---§
title§§ Un soccorso pronto per i medici in prima linea (e per i pazienti) = Traumi, dipendenze, disturbi psichici «Ps» sotto pressione
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/19/2025101901955203636.PDF
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Estratto da pag. 2 di "CORRIERE SALUTE" del 19 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-19T04:04:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Un «soccorso pronto» per i medici in prima linea (e per i pazienti) Un libro scritto da chi lavora nei dipartimenti di emergenza e urgenza diventa uno spaccato delle difficoltà e delle esigenze per chi vi opera e chi vi cerca aiuto Traumi, dipendenze, disturbi psichici «Ps» sotto pressione Chi lavora in emergenza e urgenza si trova spesso a operare in condizioni non ottimali, con lacune sia nelle infrastrutture sia nei percorsi organizzativi e formativi «I l Pronto Soccorso è un gran casino. Lo so, sembra brutto detto così. Un caos primordiale in cui noi cerchiamo di fare ordine giorno per giorno, ognuno per il suo. Teoria e pratica al nostro fianco come divinità benigne. Alla base la passione per gli esseri umani e le loro fragilità». Sono parole di Vittorio Fontana, medico di Ps (Pronto Soccorso) a Cinisello Balsamo (Milano), riportate nel libro La medicina d’emergenza nelle grandi aree metropolitane (Il Pensiero Scientifico editore, 2025), adattamento italiano di un testo statunitense, a cura di Luca Carenzo, medico rianimatore dell’Irccs Istituto clinico Humanitas di Rozzano. Un libro destinato ai medici, con schemi di intervento, ma che è anche, quasi involontariamente, uno spaccato umano sulla realtà complessa dei Ps delle grandi città, dove oltre alle emergenze sanitarie in senso stretto trovano rifugio la marginalità, il disagio sociale, l’abuso di ogni tipo di droga, le situazioni di violenza esplosiva. Il Ps, presidio sempre aperto al bisogno dei cittadini, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, punto di riferimento per ogni emergenza sanitaria in senso stretto, ma anche filtro di problemi e contraddizioni di una società sempre più diseguale, perennemente esposto all’ingolfamento, al malcontento e al burnout degli operatori. «Questo libro mi è sembrato lo strumento giusto per sistematizzare quei temi, eterogenei ma con un denominatore comune, che riguardano gli attuali Pronto Soccorso» dice Carenzo. «Un impegno che nasce dal desiderio di prendersi cura delle persone, andando oltre la cura del singolo paziente, ma anche di offrire un riferimento a professionisti e pazienti». continua alla pagina seguente SEGUE DALLA PAGINA PRECEDENTE I l Pronto Soccorso, termine corrente per indicare una delle funzioni del Dipartimento di Emergenza e Accettazione (Dea), accoglie e offre risposte professionali a necessità ritenute urgenti. Esempio eclatante il trauma. Chi subisce un grave trauma conta sul funzionamento di un servizio di emergenza-urgenza con una corretta catena degli interventi, nei tempi giusti, da parte di personale sanitario competente. Quindi a monte deve esserci stata un’affidabile organizzazione dei servizi. «L’Istituto Superiore di Sanità, su mandato del Ministero della Salute, ha dettato indicazioni su come devono essere gestiti i traumi più gravi» dice Luca Carenzo. «È il punto di partenza di una buona organizzazione, assieme all’integrazione operativa tra i servizi sanitari regionali per i quali vengono stabiliti i requisiti minimi. Le singole strutture vengono classificate, individuando Centri traumi di diversa capacità di risposta, da quelli deputati a stabilizzare il paziente a quelli che devono ricevere i grandi traumi, e che sono dotati di competenze plurispecialistiche, con team e percorsi dedicati». È un’assistenza sempre alla ricerca di miglioramento, che passa attraverso l’integrazione operativa. «Il nostro gruppo di lavoro, insieme a colleghi dei principali trauma center italiani, ha pubblicato sulla rivista Injury un’indagine sull’organizzazione della risposta intraospedaliera, con particolare attenzione alla valutazione iniziale mediante un approccio multidisciplinare che coinvolge professionalità diverse. Sono emerse una disponibilità disomogenea negli ospedali di questi trauma team, e la necessità di formazione specifica, specialmente nella chirurgia del trauma e nella leadership in situazioni di emergenza-urgenza, competenze che richiedono percorsi dedicati. Un altro possibile miglioramento riguarda i traumi con ferite, più frequenti nelle grandi aree metropolitan
e. Cruciale è la disponibilità di emoderivati prima che il paziente arrivi in ospedale, ma oggi il trasporto di sangue sul territorio è attivo solo in pochi servizi, ed è stato introdotto con notevoli sforzi logistici. Con il coordinamento della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva, si cerca di migliorare i programmi di trasfusione preospedaliera». Violenze e droga Altro fenomeno tipico del Ps sono gli episodi di violenza, talora connessi a specifici disturbi psichici che comportano agitazione psicomotoria, aggressività, condotte auto o eterolesive, talora accompagnate da deliri e allucinazioni, anche per abuso di droghe o farmaci. «Il fenomeno della violenza è in aumento, e purtroppo i Pronto Soccorso italiani si trovano spesso a operare in condizioni non ottimali, con lacune sia nelle infrastrutture sia nei percorsi organizzativi e formativi» dice Antonio Voza, direttore della Medicina d’urgenza e Pronto Soccorso dell’Irccs Humanitas Research Hospital di Rozzano. «Alcune buone pratiche locali possono fungere da modello, ma servirebbe una strategia nazionale integrata che investisse in strutture dedicate e che garantisse formazione multidisciplinare degli operatori e la messa a punto di protocolli condivisi tra emergenza, salute mentale e sicurezza. I disturbi psichici a maggior rischio sono riacutizzazioni di schizofrenia, fasi maniacali di disturbi bipolari, psicosi non diagnosticate, o intossicazioni da sostanze quali alcol, cocaina, cannabinoidi sintetici, amfetamine. Anche i disturbi borderline di personalità possono indurre comportamenti aggressivi, così come crisi comportamentali in pazienti con disabilità intellettiva o disturbi dello spettro autistico, oppure deliri acuti e confusione mentale in pazienti anziani con demenza. Più spesso sono coinvolti maschi tra i 15 e i 45 anni, ma a rischio sono anche persone senza fissa dimora o con gravi problematiche sociali. Un caso particolare di violenza nei Pronto Soccorso è quello di utenti che lamentano ritardi o disattenzioni, reali o percepite, da parte del personale di assistenza. A rischio soprattutto le attese prolungate, specialmente se non sostenute dalla comunicazione, situazioni di sovraffollamento o di conflitto familiare, mancanza di privacy, comunicazione di esiti clinici negativi inaspettati. «Sarebbero quindi necessari miglioramenti strutturali e organizzativi. La maggior parte dei Ps italiani non dispone di spazi dedicati per la gestione sicura di pazienti con disturbi comportamentali acuti, le cosiddette stanze di de-escalation o aree di osservazione protetta, con requisiti di sicurezza e sorveglianza, presenti solo in pochi ospedali universitari o grandi hub metropolitani. Sarebbe inoltre auspicabile migliorare formazione del personale e comunicazione, segnalare i soggetti a rischio e coinvolgere precocemente i servizi di salute mentale e sociali, sviluppare protocolli condivisi tra medicina d’urgenza, psichiatria e forze dell’ordine». Anche l’abuso di sostanze psicoattive, alcool e farmaci grava sul carico di lavoro dei servizi d’urgenza. «Nel 2024, in Italia i Pronto Soccorso hanno registrato più di 8 mila accessi per patologie droga-correlate che nel 60% dei casi sono avvenuti tramite 118» dice Davide Lonati del Centro Antiveleni Irccs Maugeri Pavia. «Il 10% ha riguardato minorenni, mentre il 9% ha coinvolto persone oltre i 64 anni, soprattutto donne. Inoltre, quasi il 50% dei pazienti mostrava una psicosi indotta da droghe, spesso per abuso di sostanze senza dipendenza». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Danilo di Diodoro Heading: Highlight: È fondamentale l’integrazione operativa tra i servizi sanitari regionali Il libro La medicina d’emergenza nelle grandi aree metropolitane, Il Pensiero Scientifico; Pagine 348, Euro 42,00 Adattamento italiano di un testo statunitense, a cura di Luca Carenzo, rianimatore dell’Irccs Istituto clinico Humanitas di Rozzano I Ps italiani per lo più non hanno spazi dedicati alla gestione sicura dei pazienti psichiatrici La sigla ? Cau è l’acr
onimo di Centri di assistenza urgenza, strutture sanitarie territoriali sempre aperte che si occupano di urgenze a bassa e media complessità. È un modello che ha dato un impulso a una risposta di prossimità ai bisogni meno complessi. Image: -tit_org- Un soccorso pronto per i medici in prima linea (e per i pazienti) Traumi, dipendenze, disturbi psichici «Ps» sotto pressione -sec_org-
tp:writer§§ Danilo di Diodoro
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title§§ «Mancano oltre 6 mila infermieri da assumere»
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Estratto da pag. 3 di "SECOLO XIX" del 19 Oct 2025
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ DENUNCIA DEI SINDACATI «Mancano oltre 6 mila infermieri da assumere» ROMA È una questione di stipendi ma anche di carichi di lavoro e di qualità della vita. Gli infermieri sono troppo pochi - secondo la Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), nei soli ospedali pubblici ne mancano circa 70mila - e sono sempre di più quelli che lasciano il servizio pubblico. La norma nella manovra che prevede un'iniezione di risorse negli organici della sanità pubblica con l'assunzione di 6.300 infermieri e 1000 medici, potrebbe però, secondo i sindacati, essere di difficile attuazione. «Dove troveremo 6mila infermieri da assumere subito da qui a un anno?», spiega Marco Ceccarelli, Segretario nazionale del Coina, il Sindacato delle Professioni Sanitarie. «Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia - afferma -. Gli stipendi degli infermieri e delle professioni sanitarie non mediche devono essere adeguati agli standard europei e al mutato costo della vita. Non possiamo più accontentarci di indennità parziali o aumenti che lasciano intatto un divario insopportabile. In Germania o in Francia un infermiere guadagna il doppio, anche oltre In Italia, dopo anni di sacrifici e il peso della pandemia, restiamo ai margini: precari, sotto pagati, costretti a turni massacranti». L'indennità da 1.630 euro quindi non basterebbe a fermare la fuga. «Il cittadino rinuncia alle cure e l'infermiere rinuncia alla vita familiare - sottolinea Ceccarelli -. La crisi non è astratta: è nelle corsie, nei pronto soccorso, nei reparti senza personale». E sorgono fra le parti sociali anche dubbi sull'entità dei vantaggi economici annunciati. — ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Mancano oltre 6 mila infermieri da assumere» -sec_org-
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title§§ Per gli infermieri 1630 euro lordi indennità
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Estratto da pag. 9 di "STAMPA" del 19 Oct 2025
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tp:ocr§§ Per gli infermieri 1630 euro lordi indennità SANITÀ Alla sanità, da tempo al centro di un acceso scontro politico per i continui tagli, la manovra assegna un extra di 2,4 miliardi di euro per il 2026 e 2,65 miliardi annui per il 2027 e 2028. Una somma di 7,7 miliardi di euro che si aggiunge a quanto già previsto per il servizio sanitario nazionale, pari a più di 5 miliardi nel 2026, 5,7 miliardi nel 2027 e quasi 7 miliardi nel 2028. In tutto questo capitolo potrà contare su più di 25 miliardi di euro spalmati nel triennio. Per il 2026, il fondo sanitario nazionale arriverà a 142,6 miliardi di euro. Le risorse aggiuntive sono destinate ad aumenti di stipendio per il personale sanitario e ad avviare un piano straordinario di graduali assunzioni a partire 30 mila infermieri entro il 2028. Ma, secondo la Federazione degli infermieri, i fondi sarebbero insufficienti: nei soli ospedali pubblici, oggi ne mancano circa 70 mila. A fronte dell’impegno a 10 mila nuove assunzioni di infermieri nel 2026, si scenderebbe a sole 6.300. Quanto all’indennità di specificità per gli infermieri, dovrebbe valere 1.630 euro lordi annui, 136 euro lordi al mese. Ma la copertura attuale (195 milioni di euro) basterebbe per appena 57 euro lordi al mese. Secondo Antonio De Palma, presidente di Nursing Up, «i 1.630 euro non derivano tutti da questa manovra ma anche da aumenti previsti e non applicati». Per i medici, previste mille assunzioni e un incremento medio di circa 3 mila euro annui lordi per chi è in servizio. A.M.A — ---End text--- Author: Redazione Heading: SANITÀ Highlight: Image:7,7 Miliardi di euro Sono i fondi extra stanziati per la sanità per i prossimi tre anni -tit_org- Per gli infermieri 1630 euro lordi indennità -sec_org-
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