title§§ Trento al primo posto In Campania stimati tre anni di vita in meno causa carenza delle cure = Qualità della salute: Trento al top, Sicilia ultima, in Campania 3 anni di vita in meno link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701666604924.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 17 Oct 2025

tre anni di vita in meno causa carenza delle cure

pubDate§§ 2025-10-17T02:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701666604924.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701666604924.PDF', 'title': 'CONQUISTE DEL LAVORO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701666604924.PDF tp:ocr§§ Sanità: Sicilia ultima Trento al primo posto In Campania stimati tre anni di vita in meno causa carenza delle cure Qualità della salute: Trento al top, Sicilia ultima, in Campania 3 anni di vita in meno È la fotografia che emerge dal Rapporto Meridiano Sanità e dati Gimbe. In generale, si conferma un forte gradiente Nord-Sud, con le Regioni meridionali con valori stabilmente sotto la media Cecilia Augella PAGINA 6 I cittadini della Provincia autonoma di Trento sono quelli che godono di migliori condizioni di salute in Italia; all'ultimo posto, invece, ci sono i siciliani. Se i primi in una scala da 1 a 10 raggiungono un punteggio di 9,4 i secondi si fermano solo a 2,7. È la fotografia che emerge dal Rapporto Meridiano Sanità presentato a Roma. A determinare la graduatoria è un indice - denominato Meridiano Sanità Regional Index - che tiene in considerazione diverse variabili, che vanno dall'aspettativa di vita alla presenza di malattie croniche, fino alla mortalità infantile. In generale, si conferma un forte gradiente Nord-Sud, con le Regioni meridionali con valori stabilmente sotto la media. Trento, con un punteggio di 9,4 su 10 resta inarrivabile e stacca di oltre 2 punti gli altri migliori: il Veneto con 7,3, Bolzano con 7,2, la Toscana 7, la Lombardia 6,6, le Marche 6,5, il Piemonte 6,2. Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna sono entrambi a 5,8, mentre la Valle d'Aosta è a 5,6. Da qui comincia la discesa sotto la media nazionale: Abruzzo 5,2, Umbria e Lazio 5,1, Liguria e Puglia 4,7, Basilicata 3,9, Sardegna 3,7, Molise 3,5, Campania 3,3, Calabria 3,2 e Sicilia 2,7. Tra i diversi sotto-indicatori presi in considerazione, spiccano le differenze in termini di aspettativa di vita: un cittadino trentino tende a vivere 3 anni in più rispetto a uno campano. Ce.Au. ---End text--- Author: Cecilia Augella Heading: Highlight: Image: -tit_org- Trento al primo posto In Campania stimati tre anni di vita in meno causa carenza delle cure Qualità della salute: Trento al top, Sicilia ultima, in Campania 3 anni di vita in meno -sec_org- tp:writer§§ Cecilia Augella guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701666604924.PDF §---§ title§§ Sanità siciliana: da tempo malata Isola è fanalino di coda per servizi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701666404926.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T02:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701666404926.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701666404926.PDF', 'title': 'CONQUISTE DEL LAVORO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701666404926.PDF tp:ocr§§ DATI European House Ambrosetti e report Fondazione Gimbe. Cisl: serve svolta radicale non più rinviabile Sanità siciliana: da tempo malata Isola è fanalino di coda per servizi L a sanità siciliana è malata come attestano le analisi pubblicate in questi giorni da autorevoli strutture di ricerca. Secondo i dati del 20° rapporto “Meridia no Sanità, the European House Ambrosetti”, presentato ieri, i siciliani sono all’ultimo posto per condizioni di salute. Nella graduatoria determinata dall’indice "Meridiano Sanità regionali Index", l’i sola è fanalino di coda con il 2,7. Un primato negativo è registrato anche dal rapporto della Fondazione Gimbe, reso noto lo scorso 8 ottobre. Secondo l’analisi contenuta nel report, rispetto al periodo pre pandemia, la Sicilia ha peggiorato le performance in termini di adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza, ovvero le prestazioni che le Regioni devono erogare gratuitamente o previo pagamento del ticket. “I dati statistici confermano quanto da tempo noi sosteniamo, ovvero che non basta continuare ad agire con interventi e strumenti che di fatto sono metodi palliativi e soluzioni tampone, rispetto a una condizione che è estremamente critica” afferma il segretario generale della Cisl Sicilia, Leonardo La Piana, con il coordinamento della salute della confederazione regionale della Cisl, composto dalla Fnp Cisl, dalla Fp Cisl, dalla Cisl Medici e dalla Fisascat Cisl regionali. Per la Cisl, “la crisi della sanità regionale non inizia oggi e neanche ieri ma affonda le radici in decenni di scelte non corrette e azioni che sono rimaste incompiute”. “Questa constatazione non può e non deve essere un alibi per continuare a inseguire le emergenze, mettendo toppe e agendo in modo estemporaneo - dichiarano La Piana e il coordinamento della salute della Cisl regionale Come abbiamo detto ormai troppe volte, nell’inte resse esclusivo dei lavoratori e dei cittadini che meritano un servizio sanitario e socioassistenziale efficiente e in grado di dare risposte adeguate ai bisogni bisogna andare oltre gli scontri politici e ragionare insieme su un nuovo modello della sanità siciliana. Modello che è distante anni luce da prese d’atto di piani già predisposti, da decisioni calate dall’alto, ma anzi deve basarsi su un metodo partecipato”. La Cisl ribadisce che serve una svolta radicale che parta dalla condivisione. “La pianificazione delle scelte da compiere - continuano - non può passare sopra la testa di chi è in prima linea nel garantire il diritto alla salute, ma deve essere concertata con chi i lavoratori rappresenta, ovvero i sindacati. Va avviata la valorizzazione del personale e vanno varati i concorsi. È necessario definire i processi di stabilizzazione che riguardano tutto il personale con i requisiti, anche prevedendo un prolungamento temporale del percorso. Vanno definiti tutti i concorsi delle Unità Operative Complesse chiudendo la stagione degli incarichi di sostituzione. Occorre agire con solerzia e tempestività perché a causa dei pensionamenti, si rischia un depauperamento delle risorse umane. Prioritariamente va data autonomia giuridica ai distretti socio sanitari, fondamentali presidi nel territorio e oggi vittime di un sistema che non funziona, che mette sullo stesso piano le realtà virtuose e quelle inefficienti”. La Cisl Sicilia torna a chiedere al governo regionale di avviare su un tema così importante come quello della sanità, “un confronto vero, stabile e periodico, non limitato a un incontro formale e certamente non finalizzato all’acquisizione di prese d’atto”. L.C. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità siciliana: da tempo malata Isola è fanalino di coda per servizi -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701666404926.PDF §---§ title§§ In 400 mila rinunciano a curarsi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702937508417.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "CORRIERE DI SALUZZO" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T05:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702937508417.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702937508417.PDF', 'title': 'CORRIERE DI SALUZZO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702937508417.PDF tp:ocr§§ SANITÀ L’8,8% dei piemontesi non riesce ad accedere ai servizi pubblici. La media nazionale è del 7,6% In 400 mila rinunciano a curarsi Dal 2019 al 2023 il Piemonte ha perso 283 medici e 473 infermieri. Sono diminuiti anche i medici di medicina generale (-220), dati che posizionano la nostra regione come la peggiore d’Italia. A questo si aggiunge la mancanza di più di 100 pediatri di libera scelta. Nel periodo precedente, 2013/2019, il calo di medici era stato inferiore (-125) e cresceva di 483 unità il numero di infermieri impiegati. Un altro segnale evidente di una gestione fallimentare è il ricorso massiccio ai “medici e infermieri a gettone”: nel solo 2024, la Regione ha speso 115 milioni di euro, un vero e proprio record nazionale. A confermare il quadro allarmante sono i recenti rapporti di Agenas e della Fondazione Gimbe, che mettono in luce un sistema in affanno e un crescente disagio tra i cittadini, costretti a rinunciare alle cure. Segnali di forte sofferenza della sanità Piemontese sono confermati anche da un’indagine di Altroconsumo, secondo cui il 52% delle visite non rispetta i tempi. Nel 26% dei casi non si può prenotare un appuntamento per mancanza di date disponibili, una pratica illegale. Negli ultimi anni hanno rinunciato a curarsi quasi 400 mila piemontesi l’8,8% della popolazione contro la media nazionale del 7,6%. Questo a causa dei tempi d’attesa e della difficoltà di accedere ai servizi pubblici, mentre professionisti sanitari continuano ad abbandonare il sistema regionale. Per analizzare la crisi e costruire un’alternativa credibile, il Partito Democratico rilancia un momento di confronto e proposta con la Conferenza regionale sulla sanità “La salute è un diritto”, in programma venerdì 18 e sabato 19 ottobre a Torino, nella sede di «Engim Artigianelli» in corso Palestro 14 a Torino. Le due giornate saranno dedicate all’ascolto, all’analisi e alla proposta di soluzioni concrete per temi cruciali: dalla carenza di personale al sostegno della non autosufficienza, dalla salute mentale alla medicina territoriale, fino alla tutela della salute femminile. «Il Partito Democratico intende costruire un’alternativa credibile e di governo. Lo facciamo mettendo al centro le persone e i territori, convinti che la sanità pubblica sia un bene comune da difendere e da rilanciare con politiche serie, basate su dati, programmazione e ascolto reale», afferma Mauro Calderoni, consigliere regionale del Pd. «È inaccettabile che, a fronte di un finanziamento superiore di 159 milioni rispetto alla media nazionale, i piemontesi non vedano alcun miglioramento nei servizi. Le risorse ci sono, ma vengono gestite male», dice Gianna Pentenero, presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale. Pentenero sottolinea la mancanza di visione strategica da parte della Giunta, in grado di rispondere al bisogno primario dei cittadini: la tutela della salute. k. b. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- In 400 mila rinunciano a curarsi -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702937508417.PDF §---§ title§§ Il campione di nuoto Lacerenza testimonial del fascicolo sanitario link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702891608874.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO BASILICATA" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T06:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702891608874.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702891608874.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702891608874.PDF tp:ocr§§ Il campione di nuoto Lacerenza testimonial del fascicolo sanitario IERI A POTENZA LA PRESENTAZIONE UFFICIALE DELL’INIZIATIVA l POTENZA. “Avere una sanità molto più veloce, connessa e smart alza la qualità di vita di noi lucani“. E’ il campione di nuoto di acque libere Domenico Lacerenza, da testimonial, a spiegare il valore del Fascicolo sanitario elettronico 2.0 regionale e della campagna di sensibilizzazione presentata ieri a Potenza nel corso di una conferenza stampa a cui ha partecipato oltre ad Acerenza ed ai vertici del Dipartimento Sanità (l’assessore, il dg Tripaldi ed il dirigente Mazzeo) anche il regista Giuseppe Maria Albano. Obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza del fascicolo e promuoverne l’uso attraverso un spot di promozione girato a Maratea. Una iniziativa, quella sul Fascicolo elettronico, che arriva dopo che i dati della Fondazione Gimbe, riferiti allo scorso mese di luglio scorso, hanno collocato la Basilicata agli ultimi posti in termini di utilizzo dello strumento con solo il 5 per cento (rispetto a una media nazionale del 21 per cento) che lo ha utilizzato nei 90 giorni precedenti la rilevazione ed analoga percentuale per coloro che hanno dato il consenso alla consultazione dei propri documenti sul Fascicolo, rispetto al 42 per cento della media italiana. Numeri che hanno spinto il Dipartimento Sanità a spingere su quella che viene definita “una rivoluzione digitale”. “Il futuro della sanità lucana inizia da qui. E’ con questo potente strumento che noi vogliamo costruire una sanità più moderna, connessa, efficiente, vicino alle esigenze dei lucani” sottolinea l’assessore regionale alla sanità, Cosimo Latronico evidenziando che il fascicolo “affiancherà cittadini ed operatori sanitari della Basilicata in maniera immediata, ma allo stesso tempo semplice e sicura”. “E’ una modalità per dare servizi di accesso al sistema sanitario regionale a tutti, è una rivoluzione digitale per la quale stiamo provando a realizzare una azione di formazione con i medici e gli operatori del comparto sanitario, con gli amministratori, con gli operatori nel sociale, nelle scuole ed evidentemente anche con i cittadini. – aggiunge ancora l’assessore - Si tratta di uno strumento che facilita la vita e attraverso la app “Basilicata Salute” sono messi a disposizione anche altri servizi. E’ una ottima occasione per la medicina di prossimità che vogliamo realizzare.” Diversi gli atti che in Basilicata sono inseriti nel Fascicolo: in particolare sui 16 documenti previsti dal Ministero della salute, in Regione è disponibile l’81 per cento delle tipologie, tra cui referti di laboratorio, radiologia, lettere di dimissione ospedaliera verbale di pronto soccorso, prescrizione di farmaci, specialistiche, referti ambulatoriali ed erogazione farmaci.Insomma, uno strumento particolarmente utile per cittadini e personale sanitario, capace di imprimere, se utilizzato, una svolta concreta alla medicina territoriale, in particolare a quella delle aree interne. “Quando mi è stato proposto di essere il testimonial per lo spot sul Fascicolo sanitario elettronico 2.0 della Basilicata, ho accettato con grande entusiasmo. Prima di tutto per il forte legame che ho con questa terra, dove sono nato e cresciuto e dove è iniziata la mia carriera da nuotatore e, inoltre, perché ritengo che, come sportivo, prendersi cura della propria salute sia fondamentale, a patto che ci siano gli strumenti giusti. In questo senso, il FSE 2.0 rappresenta un’opportunità per la nostra regione e per i lucani tutti” conclude il campione di nuoto (che ha prestato la sua immagine a titolo gratuito), simbolo da ieri di quella che punta ad essere una delle rivoluzioni digitali della Basilicata. ---End text--- Author: ANTONELLA INCISO Heading: IERI A POTENZA LA PRESENTAZIONE UFFICIALE DELL’INIZIATIVA Highlight: Image: -tit_org- Il campione di nuoto Lacerenza testimonial del fascicolo sanitario -sec_org- tp:writer§§ ANTONELLA INCISO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702891608874.PDF §---§ title§§ Laboratori di analisi, senza budget stop ai servizi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703228707233.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "GIORNALE DI SICILIA" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T04:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703228707233.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703228707233.PDF', 'title': 'GIORNALE DI SICILIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703228707233.PDF tp:ocr§§ Laboratori di analisi, senza budget stop ai servizi La Cgil: «Garantire le prestazioni». La replica: «Non possiamo fare altro» L’allarme, stavolta, arriva dalla Spi Cgil Sicilia, con focus sulla provincia di Siracusa, ma l’Sos riguarda tutta l’Isola: «Molti laboratori convenzionati hanno interrotto le prestazioni per conto del sistema sanitario regionale, ad eccezione di quelle richieste dai pazienti oncologici e per la gravidanza, richiedendo agli utenti il pagamento intero delle analisi da effettuare». Parola della segretaria regionale del sindacato, Maria Concetta Balistreri, che rimarca come la serrata sia «motivata dal fatto che, a loro dire, gli accreditati hanno esaurito il budget assegnato. Motivazione del tutto fuorviante in quanto nei contratti stipulati con l’Asp è espressamente previsto che le strutture si impegnano ad erogare le prestazioni, per singola mensilità, mediamente in proporzione alle risorse assegnate, in modo da garantire il servizio tutto l’anno». Di diverso avviso il coordinatore dei Laboratori di analisi siciliani, Pietro Miraglia, perché nelle intese stipulate tra i convenzionati e le aziende sanitarie «c’è scritto di non andare oltre l’aggregato mensile distribuito in dodicesimi, mentre l’assessorato ci ha tassativamente invitato a non erogare prestazioni una volta superato il budget. Noi ci vergogniamo a dire no agli assistiti ogni fine mese, ma non possiamo fare altro, anche perché poi non ci rimborsa nessuno». La protesta, secondo Miraglia, va indirizzata alle istituzioni, «che stanziano risorse insufficienti a coprire le richieste del territorio». Della questione si è parlato anche nell’assemblea dell’associazione di categoria, sabato scorso a Palermo, «preludio di una manifestazione che stiamo organizzando a livello regionale, perché il problema riguarda tutte le strutture dell’Isola». Intanto, ricordando gli ultimi dossier della European House Ambrosetti e della Fondazione Gimbe, che piazzano il territorio all’ultimo posto in tema di sanità e tra gli ultimi per livelli essenziali di assistenza, il segretario generale della Cisl Sicilia, Leonardo La Piana, con il coordinamento salute invoca una svolta che parta dalla condivisione, perché «la pianificazione delle scelte da compiere» per migliorare il sistema sanitario «deve essere concertata con chi i lavoratori rappresenta, ovvero le parti sociali. Va avviata la valorizzazione del personale e vanno varati i concorsi. Occorre agire con solerzia, perché a causa dei pensionamenti si rischia un depauperamento delle risorse umane». (*ADO*) © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Andrea D’Orazio Heading: Highlight: Image: -tit_org- Laboratori di analisi, senza budget stop ai servizi -sec_org- tp:writer§§ Andrea D'Orazio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703228707233.PDF §---§ title§§ Sanità a due velocità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702867808792.PDF description§§

Estratto da pag. 26 di "IL POPOLO DI TORTONA" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T06:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702867808792.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702867808792.PDF', 'title': 'IL POPOLO DI TORTONA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702867808792.PDF tp:ocr§§ di CeSare raviolo Sanità a due velocità I l Servizio Sanitario Nazionale (SSN) attraversa una fase di “lenta agonia”. Lo ha detto il presidente Nino Cartabellotta, presentando l’ottavo Rapporto Gimbe (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze), organizzazione indipendente non-profit che, dal 1996, diffonde pratiche mediche basate su prove scientifiche. Il rapporto evidenzia come, nonostante nel triennio 2023-25 il Fondo Sanitario Nazionale abbia registrato un aumento monetario di 11,1 miliardi, la percentuale della spesa sanitaria rispetto al Pil sia diminuita dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, fino a un previsto 6,1% nel biennio 2024-25: il risultato è un “taglio” reale di 13,1 miliardi di euro. Questo andamento influisce negativamente sul livello della spesa sanitaria pubblica pro capite: oggi, in Italia, essa è di 2.680 euro, contro i 4.700 della Germania e i 4.200 della Francia. Ne derivano minori investimenti in tecnologia, infrastrutture e personale con il progressivo indebolimento della sanità pubblica e la continua espansione dei soggetti privati. Secondo i dati del Ministero della Salute (riferiti al 2023), su 29.386 strutture sanitarie, 17.042 (58%) sono private accreditate e prevalgono sul Pubblico in diverse aree: assistenza residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), ecc., tanto che, nel 2024, la spesa pubblica destinata al privato convenzionato è stata, secondo il Rapporto, di 28,7 miliardi. Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso le strutture del “privato puro” è aumentata del 137%, passando da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi. Il rischio, avverte il Rapporto, è quello di un dualismo sanitario: un sistema a due velocità in cui chi può permetterselo paga per curarsi, chi non può, rinuncia alle cure (5,8 milioni di persone nel 2024). È in corso una “desertificazione del diritto alla salute”: un processo lento, ma costante, che trasferisce progressivamente la spesa dal pubblico al privato. Nel 2024, infatti, 41,3 miliardi di euro di costi sanitari sono stati sostenuti direttamente dalle famiglie italiane, spesa che ha pesato soprattutto sulle fasce più deboli. Per superare i rischi della desertificazione e del dualismo sanitario, occorre tornare ai principi costituzionali (art.32) che avevano portato all’istituzione del SSN: la tutela della salute è un diritto fondamentale della persona e interesse della collettività; deve essere un obiettivo strategico, non una semplice posta contabile da tagliare per l’equilibrio di bilancio e la manovra di finanza pubblica. raviolocesare@gmail.com ---End text--- Author: CESARE RAVIOLO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità a due velocità -sec_org- tp:writer§§ CESARE RAVIOLO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702867808792.PDF §---§ title§§ Fallimentare = Fallimentare link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701684305005.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "LA RAGIONE" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T02:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701684305005.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701684305005.PDF', 'title': 'LA RAGIONE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701684305005.PDF tp:ocr§§ Fallimentare Sanità regionalizzata s Dalla prima pagina / Massimo Colaiacomo Sanità regionalizzata Fallimentare A ll’inizio la scarsa fantasia dei giornalisti coniò un neologismo: “malasanità”. Una sola parola per riassumere gli episodi di corruzione, malversazione, appalti pilotati, concorsi truccati e pazienti operati per sbaglio o per sbaglio dimessi e mandati a morire a casa. Poi la crescita esponenziale dei misfatti ha consigliato di archiviare quel neologismo per tornare alla realtà: non è “mala” ma è proprio così che va (non tutta) la sanità in Italia. Maria Cristina Gallo non ha potuto curare il tumore che l’ha uccisa perché il referto delle indagini è arrivato dopo otto mesi. Il magistrato ha aperto il fascicolo e messo sotto indagine 19 persone. È abnorme apprendere che quel referto medico abbia potuto coinvolgere 19 persone. Si può capire l’indagine sul direttore sanitario per una presunta responsabilità amministrativa, ma è difficile spiegare il coinvolgimento di altre 18 persone in un sistema – ci viene ripetuto ogni giorno – a corto di infermieri e medici. La tragedia siciliana è destinata all’oblio e la politica si Segue a pag. 12 guarderà bene dal trarre le uniche, vere conclusioni: è fallita la riforma voluta dai partiti nel 1978 quando, nel pieno della solidarietà nazionale, il governo Andreotti approvò – con i voti del Pci – la legge che metteva fine al sistema mutualistico, pensando così di affermare i princìpi costituzionali di “universalità” ed “eguaglianza” nell’accesso alle cure: princìpi oggi irrisi quotidianamente. Ugo La Malfa si trovò in solitudine nell’ammonire che quella riforma avrebbe collassato la finanza pubblica, con benefici assai dubbi per i cittadini. Giovanni Malagodi si ritrovò in solitudine nell’opporvisi. Per meglio capire l’assurdità di un sistema costruito con l’inconfessabile obiettivo di moltiplicare i centri di potere, basta pensare alle trattative per la formazione di una giunta regionale. Dopo il presidente, è la sanità l’assessorato più ambito. Chi siede a quella scrivania è infatti il titolare di circa l’80% della spesa regionale. Lo sa anche Tajani, che ha indicato in Flavio Tosi un ottimo assessore alla Sanità in Veneto. Una montagna di soldi metà dei quali – la percentuale varia da Regione a Regione – va alla medicina privata accreditata. Il resto, poco più della metà dei 140 miliardi, va alla sanità pubblica. Gli ospedali sono a corto di medici e si stima una carenza di infermieri intorno a 20-30mila unità. Altro mistero italiano: da alcuni anni tutti i governi hanno imposto il blocco delle assunzioni nella sanità e aumentato – poco o molto, a seconda che si sia opposizione o maggioranza – il Fondo sanitario nazionale, eppure molti centri di osservazione (ultimo Gimbe) stimano insufficienti le risorse. Lo sono certamente in rapporto al Pil, ma proprio per fronteggiare l’impoverimento del Fsn da oltre 10 anni sono state bloccate le assunzioni e favoriti gli esodi del personale. Meno medici, meno infermieri, dunque meno spese? Non esattamente. Resta da capire attraverso quali rivoli si perdono i circa 138-140 miliardi del Fondo. Una spinta a far meglio è arrivata dai soldi del Pnrr, ma le adesioni dei cittadini, per esempio, al Fascicolo sanitario elettronico – indispensabile per condividere i propri dati clinici con il Ssn e azzerare passaggi burocratici – sono davvero molto scarse. Coloro che lamentano un insufficiente finanziamento sono in gran parte gli stessi che si sono opposti al Mes sanitario, un gruzzolo di circa 35 miliardi di euro che avrebbe consentito un ammodernamento radicale degli ospedali. Senza però risolvere alla radice il problema, cioè sgretolare la vasta ragnatela di interessi (non tutti illeciti, ovviamente), diffusi e pervasivi a tal punto che non si ha notizia di assessori alla Sanità rimossi per via politica ma soltanto per via giudiziaria. Distribuire centinaia di miliardi affidandoli a 20 diversi centri di spesa, ciascuno dei quali deve mantenere apparati amministrativi più o meno estesi, è un’ingiuria alla logic a comune prima che alla matematica. Non è difficile immaginare i risparmi che si possono realizzare ripristinando il sistema mutualistico cofinanziato in parte dallo Stato e in parte dai lavoratori. La mutualità reca impliciti i concetti di “universalità” ed “eguaglianza” nell’accesso alle cure. Le categorie non mutuate (disoccupati o immigrati) avrebbero l’assistenza diretta dello Stato, come accadeva prima del 1978. Mettere la parola “fine” alla sanità regionale sarebbe la migliore riforma sanitaria. ---End text--- Author: Massimo Colaiacomo Heading: Sanità regionalizzata Highlight: Image: -tit_org- Fallimentare Fallimentare -sec_org- tp:writer§§ Massimo Colaiacomo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701684305005.PDF §---§ title§§ Sanità siciliana fanalino di coda: «Non servono toppe, ma una riforma condivisa» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703167306623.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "LIBERTA SICILIA" del 17 Oct 2025

Palermo. La Cisl lancia l'allarme dopo i rapporti Ambrosetti e Gimbe: «Decenni di scelte sbagliate e personale allo stremo. Il governo apra un confronto vero»

pubDate§§ 2025-10-17T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703167306623.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703167306623.PDF', 'title': 'LIBERTA SICILIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703167306623.PDF tp:ocr§§ Sanità siciliana fanalino di coda: «Non servono toppe, ma una riforma condivisa» Palermo. La Cisl lancia l’allarme dopo i rapporti Ambrosetti e Gimbe: «Decenni di scelte sbagliate e personale allo stremo. Il governo apra un confronto vero» L a sanità siciliana è malata come attestano le analisi pubblicate in questi giorni da autorevoli strutture di ricerca. Secondo i dati del 20° rapporto “Meridiano Sanità, the European House Ambrosetti”, presentato ieri, i siciliani sono all’ultimo posto per condizioni di salute. Nella graduatoria determinata dall’indice ‘Meridiano Sanità regional index’, l’isola è fanalino di coda con il 2,7. Un primato negativo è registrato anche dal rapporto della Fondazione Gimbe, reso noto lo scorso 8 ottobre. Secondo l’analisi contenuta nel report, rispetto al periodo pre pandemia, la Sicilia ha peggiorato le performance in termini di adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza, ovvero le prestazioni che le Regioni devono erogare gratuitamente o previo pagamento del ticket. “I dati statistici confermano quanto da tempo noi sosteniamo, ovvero che non basta continuare ad agire con interventi e strumenti che di fatto sono metodi palliativi e soluzioni tampone, rispetto a una condizione che è estremamente critica” afferma il segretario generale della Cisl Sicilia, Leonardo La Piana, con il coordinamento della salute della confederazione regionale della Cisl, composto dalla Fnp Cisl, dalla Fp Cisl, dalla Cisl Medici e dalla Fisascat Cisl regionali. Per la Cisl, “la crisi della sanità regionale non inizia oggi e neanche ieri ma affonda le radici in decenni di scelte non corrette e azioni che sono rimaste incompiute”. “Questa constatazione non può e non deve essere un alibi per continuare a inseguire le emergenze, mettendo toppe e agendo in modo estemporaneo – dichiarano La Piana e il coordinamento della salute della Cisl regionale Come abbiamo detto ormai troppe volte, nell’interesse esclusivo dei lavoratori e dei cittadini che meritano un servizio sanitario e socioassistenziale efficiente e in grado di dare risposte adeguate ai bisogni bisogna andare oltre gli scontri politici e ragionare insieme su un nuovo modello della sanità siciliana. Modello che è distante anni luce da prese d’atto di piani già predisposti, da decisioni calate dall’alto, ma anzi deve basarsi su un metodo partecipato”. La Cisl ribadisce che serve una svolta radicale che parta dalla condivisione. “La pianificazione delle scelte da compiere – continuano - non può passare sopra la testa di chi è in prima linea nel garantire il diritto alla salute, ma deve essere concertata con chi i lavoratori rappresenta, ovvero i sindacati. Va avviata la valorizzazione del personale e vanno varati i concorsi. È necessario definire i processi di stabilizzazione che riguardano tutto il personale con i requisiti, anche prevedendo un prolungamento temporale del percorso. Vanno definiti tutti i concorsi delle Unità Operative Complesse chiudendo la stagione degli incarichi di sostituzione. Occorre agire con solerzia e tempestività perché a causa dei pensionamenti, si rischia un depauperamento delle risorse umane. Prioritariamente va data autonomia giuridica ai distretti socio sanitari, fondamentali presidi nel territorio e oggi vittime di un sistema che non funziona, che mette sullo stesso piano le realtà virtuose e quelle inefficienti”. La Cisl Sicilia torna a chiedere al governo regionale di avviare su un tema così importante come quello della sanità, “un confronto vero, stabile e periodico, non limitato a un incontro formale e certamente non finalizzato all’acquisizione di prese d’atto”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità siciliana fanalino di coda: «Non servono toppe, ma una riforma condivisa» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703167306623.PDF §---§ title§§ Pd: «La sanità piemontese è in a?anno» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702937208418.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "LUNA NUOVA" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T05:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702937208418.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702937208418.PDF', 'title': 'LUNA NUOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702937208418.PDF tp:ocr§§ Pd: «La sanità piemontese è in affanno» L iste d’attesa infinite, riduzione del personale medico e degli infermieri, condizioni di lavoro sempre più difficili per gli operatori, ritardi nella rivoluzione digitale, programmazione assente. E l’elenco potrebbe continuare. Il Pd regionale è tornato a denunciare la situazione critica della sanità piemontese «Liste «nell’indifferenza della infinite maggioranza, impegnata pediat più in una continua protroppi paganda che nel risolvere i problemi che quotidianagetton mente si trovano ad affrontare i cittadini - ha detto la capogruppo Gianna Pentenero durante la conferenza stampa di martedì 14 ottobre a Palazzo Lascaris - il presidente Cirio, la giunta e la maggioranza devono prendere atto che le sottolineature non arrivano solo dai banchi dell’opposizione. Anche il nuovo Rapporto Gimbe conferma le gravi criticità del sistema sanitario piemontese. È inaccettabile che nel 2024 la Regione abbia speso oltre 115 milioni di euro per medici e infermieri a gettone, il valore più alto d’Italia, segno di una programmazione fallimentare. Mancano oltre 100 pediatri di libera scelta, tra le carenze più gravi del Paese». Seconda la capogruppo dem, «nonostante un finanziamento superiore di 159 milioni rispetto alla media nazionale, i cittadini non vedono miglioramenti nei servizi: le risorse ci sono, ma vengono gestite male. Nel nuovo piano socio-sanitario solo il nostro intervento ha imposto un vero monitoraggio sui territori. È chiaro che questa giunta non ha una visione per rispondere al primo bisogno dei piemontesi: la tutela della salute». «Agenas e fondazione Gimbe confermano ciò che denunciamo da anni - ha aggiunto il segretario Pd Piemonte e consigliere regionale Domenico Rossi - Il sistema sanitario nazionale è sottofinanziato dal governo Meloni e in Piemonte, da quando governa Cirio, medici e infermieri sono diminuiti, senza contare che dal 2019 al 2023 il Piemonte ha perso 220 medici di medicina generale risultando la peggiore realtà d’Italia. L’esito di tutto questo è sotto gli occhi di tutti: esodo di medici e infermieri, liste d’attesa infinite e rinuncia alle cure da parte di quasi 400mila piemontesi. Una situazione che viola il diritto alla salute». È stata così lanciata la conferenza ’attesa regionale sulla sanità “La pochi salute è un diritto”, una due e giorni con il coinvolgiedici mento di Università, ordini professionali, sindacati ti» e operatori del settore che ” si terrà tra oggi, venerdì 17, e sabato 18 ottobre a Torino presso la sede di Engim Artigianelli, in corso Palestro 14, a cui parteciperanno anche Marina Sereni, referente nazionale Pd per la sanità, Roberto Speranza, già ministro della salute, e Francesco Profumo, già ministro dell’istruzione dell’Università e della ricerca. «Di fronte a tutto questo - ha spiegato Rossi - continuiamo a batterci per un’alternativa. Lo faremo ancora di più in questi mesi, quando saremo chiamati a discutere del nuovo piano socio-sanitario. Lo faremo mettendoci in ascolto di professionisti e operatori del settore durante la conferenza regionale sul diritto alla salute. Saranno due giornate di confronto con rappresentanti istituzionali, esperti, operatori e cittadini per fare il punto sulle criticità del sistema sanitario piemontese e nazionale, per rilanciare impegno e proposte per il futuro della sanità pubblica e discutere insieme del nuovo piano socio-sanitario regionale». «In questi anni - ha aggiunto il vicepresidente della commissione regionale sanità Daniele Valle - abbiamo fatto da cassa di risonanza ai problemi che la giunta Cirio ha negato e nascosto, accompagnando la denuncia e la critica puntuale a un lavoro di analisi e di proposta. Il momento del 17 e 18 ottobre è un tassello del dialogo continuo con gli operatori e gli utenti del Sistema sanitario nazionale, fondamentale per una opposizione di merito e una proposta alternativa di governo credibile». Su alcuni dei temi al centro dei tavoli tematici della due giorni “La salute è un diritto” si sono espressi anche altri esponenti Pd: «In Piemonte - ha a ffermato la consigliera regionale Monica Canalis, vicepresidente della III commissione - ci sono 250mila persone non autosufficienti, ma meno della metà riceve una qualche forma di sostegno finanziario in Rsa, centro diurno o a domicilio. Il 18 ottobre ci confronteremo su questo e sulla necessità di aggiornare gli standard di cura, per adeguarli alle nuove condizioni demografiche ed epidemiologiche della nostra regione». «La cura e la prevenzione della salute delle donne è strettamente connessa alla loro autodeterminazione, alla libera gestione della propria sessualità e alla genitorialità consapevole, come parte integrante del sistema sociosanitaOggi e rio pubblico - ha detto la a Torin consigliera regionale Naconfer dia Conticelli, presidente ‘La sa dell’assemblea Pd - su questo fronte sono molti i è un di campanelli di allarme: la sempre maggiore difficoltà a ottenere esami e visite in tempi utili, il numero insufficiente di consultori pubblici e di politiche di accompagnamento alla salute riproduttiva, l’aumento negli adolescenti delle patologie connesse ai comportamenti sessuali, la difficoltà ad assicurare nel sistema pubblico i percorsi previsti dai nuovi Lea, insieme alla tendenza, rivendicata anche politicamente, a ridurre il tema della salute femminile al solo momento del parto». «Nella conferenza del 17-18 ottobre - ha rimarcato Valentina Paris, responsabile sanità della segreteria regionale Pd - vogliamo mettere al centro le persone, superare lo stigma legato alla malattia e ragionare su come costruire politiche che rafforzano la rete dei servizi territoriali, valorizzando il lavoro degli operatori sanitari e l’ascolto dei cittadini. L’Italia si colloca tra i Paesi europei con la minore spesa sanitaria destinata alla salute mentale: il 3,4 per cento contro, per esempio, il 10 della Germania e del omani Regno Unito. Il disagio la non va ricondotto solo a nza un problema individuale, te va integrato nel pensiero del nostro tempo che tto’ esclude i più fragili, i più ” indifesi e chi ha meno strumenti per orientarsi nella complessità». «Senza una programmazione responsabile e puntuale, la nostra sanità non può fare il necessario salto di qualità - ha concluso Marina Spanu, medico e componente dell’assemblea regionale Pd - Per pianificare i percorsi di salute e i servizi è indispensabile partire dai dati. Occorre considerare non solo quelli sanitari, ma anche sociali, economici, culturali e antropologici. Solo un approccio integrato consente di rispondere ai reali bisogni di salute delle persone, dalla prevenzione alla cura». ---End text--- Author: MARCO GIAVELLI Heading: Highlight: ” «Liste d’attesa infinite, pochi pediatri e troppi medici gettonisti» ” Oggi e domani a Torino la conferenza ‘La salute è un diritto’ Image:La conferenza stampa Pd di martedì 14 ottobre a Palazzo Lascaris -tit_org- Pd: «La sanità piemontese è in a?anno» -sec_org- tp:writer§§ MARCO GIAVELLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702937208418.PDF §---§ title§§ All'Iram, corso Asa pieno «Partiamo dai veri bisogni del lavoro e degli operatori» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703188507891.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "PROVINCIA DI SONDRIO" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T05:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703188507891.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703188507891.PDF', 'title': 'PROVINCIA DI SONDRIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703188507891.PDF tp:ocr§§ All’Iram, corso Asa pieno «Partiamo dai veri bisogni del lavoro e degli operatori» Qualifica. Gli Istituti Airoldi e Muzzi assumono al termine del percorso Lezioni per ausiliari: 370 ore in aula, 80 di esercitazioni e 350 di tirocinio marta colombo Ha preso il via nei giorni scorsi, presso la sede della Fondazione Luigi Clerici di Lecco in via Baracca, il corso di formazione professionale per Asa, Ausiliario socio-assistenziale, che vede coinvolti in prima linea gli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi. Il percorso, della durata complessiva di 800 ore – di cui 370 di aula, 80 di esercitazioni e 350 di tirocinio – forma figure in grado di mantenere o recuperare il benessere psico-fisico della persona fragile, riducendo i rischi di isolamento ed emarginazione e offrendo supporto nelle attività quotidiane e nell’espletamento delle funzioni essenziali. Sostegni Gli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi hanno messo a disposizione dieci borse di studio a copertura parziale del costo del corso, garantendo ai beneficiari, al termine del percorso, l’assunzione all’interno della struttura. Oltre a ospitare i tirocinanti, l’ente parteciperà anche alla didattica, con lezioni condotte dal proprio personale specializzato. «Per noi questo progetto rappresenta un investimento nel futuro – spiega il direttore generale Marco Magnelli degli IRAM – La figura dell’Asa è fondamentale per garantire un alto livello di cura e attenzione ai nostri ospiti. Offrendo borse di studio e un inserimento lavorativo certo, vogliamo dare una risposta concreta sia al bisogno di occupazione sia alla crescente domanda di personale qualificato nel settore socioassistenziale». Magnelli definisce l’iniziativa «un piccolo esempio virtuoso». «A volte – osserva – il mercato della formazione non segue il reale bisogno. Si moltiplicano corsi di moda, come quelli sull’intelligenza artificiale, ma poi non sempre trovano una finalizzazione nel lavoro. Il nostro caso è diverso: questo corso è nato partendo dalle esigenze concrete delle strutture come la nostra, che faticano a trovare operatori disposti a dedicarsi al lavoro di cura, nelle Rsa come negli ospedali. È una professione difficile ma anche ricca di significato umano. Servirebbe forse una campagna di comunicazione capace di far capire il valore e la soddisfazione che questo mestiere può dare». In aula L’adesione è stata alta. «Il corso è pieno – continua Magnelli – e questo ci incoraggia. Abbiamo scelto di cofinanziare dieci borse di studio, coprendo circa la metà del costo. Non volevamo rendere il corso totalmente gratuito: crediamo che chi investe anche solo in parte su di sé apprezzi di più l’opportunità. Al termine del percorso, se tutto andrà bene, i partecipanti saranno assunti da noi entro tre mesi. È un impegno concreto e, credo, anche peculiare». Durante il corso, il personale degli Istituti terrà lezioni e testimonianze pratiche per offrire agli studenti un contatto diretto con la realtà lavorativa. Vogliamo far conoscere che tipo di organizzazione siamo – aggiunge il direttore – Abbiamo procedure strutturate, certificazioni di qualità e un rapporto equilibrato tra ospiti e personale. È un’esperienza formativa di buon livello, che fa crescere professionalmente e umanamente». Accanto all’aspetto formativo, gli Istituti continuano a promuovere un modello di welfare interno aperto e inclusivo. «Abbiamo 43 nazionalità diverse tra i nostri operatori – ricorda Magnelli – e più del 50% è di origine straniera. Cerchiamo di creare momenti di condivisione, di valorizzare la professionalità e di venire incontro alle esigenze familiari. Oggi sono gli operatori a scegliere dove lavorare, e noi vogliamo essere un luogo positivo dove crescere». Anche Francesca Dotti, responsabile del polo lecchese della Fondazione Luigi Clerici, sottolinea la valenza del progetto. «È una delle prime esperienze in cui un ente formativo e una struttura socio-sanitaria collaborano direttamente per formare figure richieste dal territorio – spiega – L’azienda ha partecipato alla selezione dei candidati e noi ci siamo occup ati dei requisiti di accesso e degli aspetti burocratici, spesso complessi, come il riconoscimento dei titoli di studio per chi proviene da Paesi extra Ue. È stata una collaborazione molto positiva, che ha permesso di costruire un percorso formativo e lavorativo parallelo, in grado di rispondere concretamente alla carenza di personale nel settore». ---End text--- Author: MARTA COLOMBO Heading: Highlight: Formazione che fa crescere professionalmente e umanamente Tra i nostri operatori più del 50% del personale è di origine straniera Image:La formazione erogata da Fondazione Clerici in via Baracca I numeri degli infermieri NUMERO DI INFERMIERI per 1.000 abitanti (confronto territoriale) Area geografica Infermieri per 1.000 abitanti LECCHESE 6,21 Media italiana 6,5 Media OCSE 8,4 ISCRIZIONI E CANCELLAZIONI ALL’ORDINE DEGLI INFERMIERI (2024, provincia di Lecco) Nuovi iscritti totali Cancellazioni totali di cui neo-laureati di cui per pensionamento 46 34 57 23 FONTE: Dati elaborati dall'Ordine delle professioni infermieristiche e rapporto Gimbe NEO-LAUREATI IN INFERMIERISTICA NEL 2024 (rapporto per 100.000 abitanti) LECCHESE 10 Media italiana 17 Media OCSE 45 Infermieri italiani all’estero 30.000 Principali destinazioni Svizzera UK altri paesi UE Motivo principale Retribuzione e riconoscimento specializzazioni Withub -tit_org- All’Iram, corso Asa pieno «Partiamo dai veri bisogni del lavoro e degli operatori» -sec_org- tp:writer§§ MARTA COLOMBO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703188507891.PDF §---§ title§§ Il Cup? E ancora "un'incompiuta" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703228407234.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "QUOTIDIANO DI SICILIA" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T04:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703228407234.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703228407234.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO DI SICILIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703228407234.PDF tp:ocr§§ Il Cup? È ancora "un'incompiuta" L'articolo 41 del decreto legislativo n.33/2013 obbliga le aziende sanitarie ñ le strutture accreditate a pubblicare e aggiornare costantemente i dati sui tempi d'attesa previsti e i tempi medi effettivi di attesa per ciascuna tipologia di prestazione erogata. Ma fino a poco tempo fa, il mancato rispetto della norma è la "regola" nella maggior parte del territorio nazionale, come abbiamo provato in una nostra inchiesta dell'eslate 2024. Tutti i nodi vengono al pettine, in tempo di crisi e pandemie: tra le novità del decreto legge sul le liste d'attesa del luglio 2024 - finalizzato smaltire le code dei pazienti in attesa di prestazione sanitaria - ha introdotto una piattaforma nazionale per le liste, l'istituzione di un organismo di verifica e controllo nazionale, le visite di controllo nel fine settimana, l'obbligo degli erogatori pubblici, dei privati accreditati ñ ambulatoriali di afferire al Centro unico di prenota zione. Eppure non esiste ancora un canale unico per le prenotazioni. Così, chi chiama al Cup o accede ai servizi di prenotazione online può pensare che i dati forniti siano esaustivi dell'offerta formativa di tutto il territorio provinciale. Invece, per avere un quadro completo, i cittadini devono rivolgersi al Cup, al SovraCup regionale e ai centralini delle singole strutture. Ciò comporta non solo una grande difficoltà nel rendersi conto delle disponibilità reali, ma anche nel provare l'inefficienza del Ssn per rivolgersi al privato, pur contando sul rimborso delle strutture pubbliche. Intanto, come confermato dall'ottavo Rapporto Cimbe, la Sicilia è la penultima regione nella classifica degli adempimenti dei livelli essenziali di assistenza, seguita solo dalla Valle d'Aosta. Male anche il fronte trasparenza: non lutti i siti web delle aziende sanitarie pubbliche e accreditate riportano i dati sulle liste d'attesa nella sezione dedicala, nonostante l'obbligo vigente dal 2013,ribadito dal Pngla 2019-2021 e dal successivo Pngla 2025-2027. I.Z. -tit_org- Il Cup? E ancora "un'incompiuta" -sec_org- tp:writer§§ i z. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703228407234.PDF §---§ title§§ Pochi pediatri, i genitori: «Le ricette sono un miraggio» = Allarme pediatri: «Ricette diventate un miraggio» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702226701181.PDF description§§

Estratto da pag. 75 di "RESTO DEL CARLINO ANCONA" del 17 Oct 2025

Santini a pagina 15 Il grido di dolore di due genitori: non riescono a ottenere farmaci a cadenza regolare per il figlio, che ha bisogno di cure costanti

pubDate§§ 2025-10-17T01:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702226701181.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702226701181.PDF', 'title': 'RESTO DEL CARLINO ANCONA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702226701181.PDF tp:ocr§§ Osimo Pochi pediatri, i genitori: «Le ricette sono un miraggio» Santini a pagina 15 Allarme pediatri: «Ricette diventate un miraggio» Il grido di dolore di due genitori: non riescono a ottenere farmaci a cadenza regolare per il figlio, che ha bisogno di cure costanti LORETO La carenza dei pediatri è un problema strutturale italiano da cui la Valmusone non si sottrae. In particolare a Loreto tanti bambini, con le loro famiglie, dopo il pensionamento di uno dei due pediatri in servizio, si sono trovati senza medico. Dal 1° agosto la situazione non sarebbe cambiata, tanto da costringere diverse famiglie a rivolgersi a pediatri dei Comuni limitrofi. Al momento però la disponibilità, in costante aggiornamento, è tale solo per Falconara. E c’è chi non può rimanere davvero senza pediatra: «Mio figlio di 14 mesi ha una malattia rara. Chi ci firma le ricette rosse, tanto urgenti per le cure del mio bambino? La situazione è diventata davvero insostenibile – protestano Perla Camilletti e Luca Fava, mamma e papà di un piccolo loretano –. Non vogliamo scaricare colpe sulla politica, ma è chiaro che Regione e Ast, magari su spinta del Comune, debbano fare qualcosa per risolvere il problema. Abbiamo in programma una visita importante all’ospedale ’Bambin Gesù’ di Roma, e la ricetta va firmata». Sono tanti i problemi che a cascata vengono generati da una situazione simile. «Il sabato e la domenica il medico appena andato in pensione rispondeva sempre alle nostre chiamate. E adesso come facciamo? Perché la guardia medica non può essere usufruita anche dai bambini? Fungerebbe da grande rete di protezione. Non possiamo ingolfare il Salesi e gli ospedali di Civitanova e Macerata: come fanno i farmacisti, anche i pediatri dovrebbero essere di turno il sabato e la domenica». Proprio a inizio mese, nella vicina Castelfidardo, il problema della carenza di pediatri è stato portato anche in consiglio comunale. Cresce la preoccupazione tra i genitori, che non sanno più a chi rivolgersi in caso di malesseri o malattie dei propri piccoli. I genitori, circa il personale del Sistema sanitario nazionale, evidenziano un calo costante dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Una contrazione che pesa sulla capacità del sistema di garantire prossimità e continuità delle cure. Secondo i dati di Gimbe, nelle Marche entro il 2028 saranno 93 i pediatri di libera scelta che raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni. Il problema che, a cascata, porta a un sovraffollamento dei pediatri in servizio, è dovuto al fatto che nei Comuni del distretto dove è compreso Loreto quei medici sono in numero non sufficiente in rapporto alla popolazione. Pare che dal primo novembre dovrebbe scattare una nuova assunzione, proprio nella città mariana, ma non ci sarebbe ancora stata la conferma. Silvia Santini ---End text--- Author: Silvia Santini Heading: Highlight: LA RICHIESTA «Un pediatra di turno il finesettimana, come accade per i farmacisti» Image:Alcuni bambini devono sottoporsi a terapie farmacologiche con frequenza -tit_org- Pochi pediatri, i genitori: «Le ricette sono un miraggio» Allarme pediatri: «Ricette diventate un miraggio» -sec_org- tp:writer§§ SILVIA SANTINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702226701181.PDF §---§ title§§ Allarme pediatri: «Ricette diventate un miraggio» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702225601190.PDF description§§

Estratto da pag. 82 di "RESTO DEL CARLINO MACERATA" del 17 Oct 2025

Il grido di dolore di due genitori: non riescono a ottenere farmaci a cadenza regolare per il figlio, che ha bisogno di cure costanti

pubDate§§ 2025-10-17T01:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702225601190.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702225601190.PDF', 'title': 'RESTO DEL CARLINO MACERATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702225601190.PDF tp:ocr§§ Allarme pediatri: «Ricette diventate un miraggio» Il grido di dolore di due genitori: non riescono a ottenere farmaci a cadenza regolare per il figlio, che ha bisogno di cure costanti LORETO La carenza dei pediatri è un problema strutturale italiano da cui la Valmusone non si sottrae. In particolare a Loreto tanti bambini, con le loro famiglie, dopo il pensionamento di uno dei due pediatri in servizio, si sono trovati senza medico. Dal 1° agosto la situazione non sarebbe cambiata, tanto da costringere diverse famiglie a rivolgersi a pediatri dei Comuni limitrofi. Al momento però la disponibilità, in costante aggiornamento, è tale solo per Falconara. E c’è chi non può rimanere davvero senza pediatra: «Mio figlio di 14 mesi ha una malattia rara. Chi ci firma le ricette rosse, tanto urgenti per le cure del mio bambino? La situazione è diventata davvero insostenibile – protestano Perla Camilletti e Luca Fava, mamma e papà di un piccolo loretano –. Non vogliamo scaricare colpe sulla politica, ma è chiaro che Regione e Ast, magari su spinta del Comune, debbano fare qualcosa per risolvere il problema. Abbiamo in programma una visita importante all’ospedale ’Bambin Gesù’ di Roma, e la ricetta va firmata». Sono tanti i problemi che a cascata vengono generati da una situazione simile. «Il sabato e la domenica il medico appena andato in pensione rispondeva sempre alle nostre chiamate. E adesso come facciamo? Perché la guardia medica non può essere usufruita anche dai bambini? Fungerebbe da grande rete di protezione. Non possiamo ingolfare il Salesi e gli ospedali di Civitanova e Macerata: come fanno i farmacisti, anche i pediatri dovrebbero essere di turno il sabato e la domenica». Proprio a inizio mese, nella vicina Castelfidardo, il problema della carenza di pediatri è stato portato anche in consiglio comunale. Cresce la preoccupazione tra i genitori, che non sanno più a chi rivolgersi in caso di malesseri o malattie dei propri piccoli. I genitori, circa il personale del Sistema sanitario nazionale, evidenziano un calo costante dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Una contrazione che pesa sulla capacità del sistema di garantire prossimità e continuità delle cure. Secondo i dati di Gimbe, nelle Marche entro il 2028 saranno 93 i pediatri di libera scelta che raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni. Il problema che, a cascata, porta a un sovraffollamento dei pediatri in servizio, è dovuto al fatto che nei Comuni del distretto dove è compreso Loreto quei medici sono in numero non sufficiente in rapporto alla popolazione. Pare che dal primo novembre dovrebbe scattare una nuova assunzione, proprio nella città mariana, ma non ci sarebbe ancora stata la conferma. Silvia Santini ---End text--- Author: Silvia Santini Heading: Highlight: LA RICHIESTA «Un pediatra di turno il finesettimana, come accade per i farmacisti» Image:Alcuni bambini devono sottoporsi a terapie farmacologiche con frequenza -tit_org- Allarme pediatri: «Ricette diventate un miraggio» -sec_org- tp:writer§§ SILVIA SANTINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101702225601190.PDF §---§ title§§ Scendere in piazza per Gaza non vuol dire dimenticarsi dei tagli alla sanita o di chi fatica ad arrivare alla fine del mese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701673604918.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "VENERDÌ DI REPUBBLICA" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T02:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701673604918.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701673604918.PDF', 'title': 'VENERDÌ DI REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701673604918.PDF tp:ocr§§ Scendere in piazza per Ga2a non vuol dire dimenticarsi dei tagli alla sanità o di chi fatica ad arrivare alla fine del mese Per Posta MASSIMO GIANNINI C aro Massimo, da maggio dell’anno scorso sono in attesa di un intervento urologico. Ora vengo avvisato che sarò chiamato alla fine di novembre. Gli antibiotici hanno provveduto a tirare avanti. In questi giorni il neurologo mi ha ordinato anche una risonanza magnetica: non c’è posto e non ci sono previsioni. E io, per chi dovrei votare? Nelle campagne elettorali la sinistra aveva un unico tema: Ga2a. Un tema ottimo per nascondere le piaghe d’Italia. Prendete la prima pagina di Repubblica: c’è qualche articolo che interessi a un lavoratore che fatica ad arrivare a fine mese? C’è una bella foto della Salis. Un doveroso applauso per averla liberata dalle grinfie di Orban. Ma ora le facciamo anche un monumento? Meloni può dormire tranquilla. Bruno Antonello (un italiano incazzato) Caro Bruno, si figuri se non la capisco. Fondazione Gimbe dice che negli ultimi tre anni la sanità pubblica ha perso altri 13,1 miliardi e un italiano su 10 ha rinunciato alle cure. Lei rischia di essere quell’uno. E ha ragione a chiedersi per chi votare. Meloni è al governo, e guarda alla sanità privata. Schlein è all’opposizione, di salute parla molto ma non ha un progetto-Paese. Ma non svilirei la mobilitazione per Ga2a a diversivo di partiti e sindacati: se milioni di persone scendono in piazza invocando “pace” non lo fanno per “nascondere le piaghe d’Italia”, ma per denunciare quelle della Palestina. Le due cose non sono in contraddizione. E sarei meno ingeneroso con il mio giornale: tra alterne fortune, Repubblica è nata proprio per occuparsi dei diritti e dei bisogni di “italiani incazzati” come lei. n ---End text--- Author: MASSIMO GIANNINI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Scendere in piazza per Gaza non vuol dire dimenticarsi dei tagli alla sanita o di chi fatica ad arrivare alla fine del mese -sec_org- tp:writer§§ Massimo Giannini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701673604918.PDF §---§ title§§ Quei moderati italiani estremisti con la Salis link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701674204920.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "VENERDÌ DI REPUBBLICA" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T02:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701674204920.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701674204920.PDF', 'title': 'VENERDÌ DI REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701674204920.PDF tp:ocr§§ Quei moderati italiani estremisti con la Salis Per Posta MASSIMO GIANNINI C aro Massimo, da maggio dell’anno scorso sono in attesa di un intervento urologico. Ora vengo avvisato che sarò chiamato alla fine di novembre. Gli antibiotici hanno provveduto a tirare avanti. In questi giorni il neurologo mi ha ordinato anche una risonanza magnetica: non c’è posto e non ci sono previsioni. E io, per chi dovrei votare? Nelle campagne elettorali la sinistra aveva un unico tema: Ga2a. Un tema ottimo per nascondere le piaghe d’Italia. Prendete la prima pagina di Repubblica: c’è qualche articolo che interessi a un lavoratore che fatica ad arrivare a fine mese? C’è una bella foto della Salis. Un doveroso applauso per averla liberata dalle grinfie di Orban. Ma ora le facciamo anche un monumento? Meloni può dormire tranquilla. Bruno Antonello (un italiano incazzato) Caro Bruno, si figuri se non la capisco. Fondazione Gimbe dice che negli ultimi tre anni la sanità pubblica ha perso altri 13,1 miliardi e un italiano su 10 ha rinunciato alle cure. Lei rischia di essere quell’uno. E ha ragione a chiedersi per chi votare. Meloni è al governo, e guarda alla sanità privata. Schlein è all’opposizione, di salute parla molto ma non ha un progetto-Paese. Ma non svilirei la mobilitazione per Ga2a a diversivo di partiti e sindacati: se milioni di persone scendono in piazza invocando “pace” non lo fanno per “nascondere le piaghe d’Italia”, ma 18 il venerdì 17 OTTOBRE 2025 Ilaria Salis, in condizioni carcerarie indegne di un paese europeo, in attesa di una sentenza già scritta non da un giudice, ma da un ministro con tanto di disegno della cella che la aspetta. Siamo messi così in Europa? La notizia non è che ci siano stati dei franchi tiratori fra i Popolari, ma che siano stati così pochi! In Italia i cosiddetti “moderati” hanno perso l’ennesima occasione: anziché replicare a Salvini rivendicando il diritto al voto secondo coscienza, Tajani si è affrettato a assicurare che nessuno ha tradito! Chissà se mai sentiremo una mezza parola di distinguo: “Va bene, siamo alleati, ma noi siamo i moderati, noi siamo liberali”… Lamberto Lambertini (Reggio Emilia) Scendere in piazza per Ga2a non vuol dire dimenticarsi dei tagli alla sanità o di chi fatica ad arrivare Caro Lamberto, se Ilaria Salis ha commesso reati è giusto che ne alla fine del mese risponda, quando decadrà l’immunità per denunciare quelle della Palestina. Le due cose non sono in contraddizione. E sarei meno ingeneroso con il mio giornale: tra alterne fortune, Repubblica è nata proprio per occuparsi dei diritti e dei bisogni di “italiani incazzati” come lei. n Quei moderati italiani estremisti con la Salis Gentile Giannini, ho i brividi nel leggere che la destra avrebbe volentieri consegnato all’Ungheria parlamentare. Ma secondo le garanzie giuridiche dell’Unione, non del codice feudale di Orbán. In Ungheria per il pestaggio di un neonazista (da lei sempre negato) rischia 24 anni di galera: in Italia non li danno neanche a un omicida. In Ungheria marcisci in carceri disumane ed entri in tribunale in ceppi, come i briganti nel Medioevo. L’Ungheria è stata condannata a pagare dure sanzioni dalla Corte di giustizia Ue per “violazione persistente, sistemica e deliberata dello stato di diritto”. Per questo il voto di Strasburgo che ha salvato Salis è una buona notizia. Quanto a Salvini e Tajani, sono i soliti fratelliIlaria Salis, in condizioni carcerarie indegne di un paese europeo, in attesa di una sentenza già scritta non da un giudice, ma da un ministro con tanto di disegno della cella che la aspetta. Siamo messi così in Europa? La notizia non è che ci siano stati dei franchi tiratori fra i Popolari, ma che siano stati così pochi! In Italia i cosiddetti “moderati” hanno perso l’ennesima occasione: anziché replicare a Salvini rivendicando il diritto al voto secondo coscienza, Tajani si è affrettato a assicurare che nessuno ha tradito! Chissà se mai sentiremo una mezza parola di distinguo: “Va bene, siamo alleati, ma noi siamo i moderati, noi siamo liberali”… Lamberto La mbertini (Reggio Emilia) Caro Lamberto, se Ilaria Salis ha commesso reati è giusto che ne risponda, quando decadrà l’immunità parlamentare. Ma secondo le garanzie giuridiche dell’Unione, non del codice feudale di Orbán. In Ungheria per il pestaggio di un neonazista (da lei sempre negato) rischia 24 anni di galera: in Italia non li danno neanche a un omicida. In Ungheria marcisci in carceri disumane ed entri in tribunale in ceppi, come i briganti nel Medioevo. L’Ungheria è stata condannata a pagare dure sanzioni dalla Corte di giustizia Ue per “violazione persistente, sistemica e deliberata dello stato di diritto”. Per questo il voto di Strasburgo che ha salvato Salis è una buona notizia. Quanto a Salvini e Tajani, sono i soliti fratellicoltelli della sgangherata destra tricolore: marciano divisi, colpiscono uniti. I sedicenti “moderati”? Ormai mi sono arreso: provi a scrivere a Federica Sciarelli. n ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Quei moderati italiani estremisti con la Salis -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101701674204920.PDF §---§ title§§ Cinque anni dopo il Covid in tribunale = Il Covid in tribunale cinque anni dopo «Vogliamo verità per tutti i nostri morti» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703163706603.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "AVVENIRE" del 17 Oct 2025

Birolini a pagina 12

pubDate§§ 2025-10-17T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703163706603.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703163706603.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703163706603.PDF tp:ocr§§ A ROMA Cinque anni dopo il Covid in tribunale Birolini a pagina 12 Il Covid in tribunale cinque anni dopo «Vogliamo verità per tutti i nostri morti» I l Covid entra per la prima volta in un’aula di tribunale. Inizia stamattina a Roma l’udienza preliminare sull’imputazione coatta nei confronti di Ranieri Guerra, Giuseppe Ruocco, Francesco Maraglino e Maria Grazia Pompa, che a partire dal 2013 hanno ricoperto il ruolo di direttori generali della Prevenzione e segretario generale del ministero della Salute (Ruocco) a partire dal 2013. I quattro sono accusati di omissione di atti di ufficio, in concorso fra loro. Ma, implicitamente, sul banco degli imputati salirà l’intera gestione centrale della pandemia che investì prima Bergamo e poi l’Italia intera nel 2020. L’udienza è lo sbocco del filone romano della maxi inchiesta della Procura orobica, che aveva indagato sulle presunte responsabilità politiche e tecniche nell’affrontare le prime fasi dell’emergenza sanitaria. L’indagine, conclusasi a marzo 2023, per competenza territoriale era finita a Roma. Si tratta della parte sul mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale in vigore al gennaio del 2020 e in generale sulla mancata preparazione dell’Italia nel rispondere al contagio. Il filone è rimasto aperto grazie all’opposizione all’archiviazione avanzata dai legali dei familiari delle vittime dell’Associazione Sereniesempreuniti. A giugno dello scorso anno c’era stata la discussione in aula davanti al gip Anna Maria Gavoni, che alla fine aveva imposto l’imputazione coatta degli indagati: la procura aveva infatti chiesto di archiviare per prescrizione dei reati contestati. Al termine dell’udienza preliminare il giudice dovrà decidere se rinviare a giudizio i quattro. A Roma saranno presenti decine di familiari delle vittime provenienti da diverse parti d’Italia, non solo da Bergamo, per portare avanti la loro battaglia giudiziaria e civile. «Saremo a Roma al fianco dei nostri legali - commentano dal direttivo di Sereniesempreuniti - perché è un’azione che incarna il senso civico di tutti i cittadini che hanno perso qualcuno per la negligenza di questi tecnici o che hanno comunque rischiato di essere esposti al pericolo per la loro vita in conseguenza delle omissioni che sono perdurate negli anni contribuendo ad esporre l’Italia alla pandemia». Anche l’associazione Sereniesempreuniti sarà tra le parti offese e chiederà di essere autorizzata a costituirsi parte civile. In aula saranno presenti i legali dei familiari e i legali degli imputati. «Crediamo fermamente nella giustizia - commenta Consuelo Locati del team legale - e confidiamo che i diritti dei familiari e di coloro che hanno subito un danno possano trovare un’adeguata tutela in un processo perché questo è il senso del lavoro che da 5 anni stiamo portando avanti per far emergere la verità giudiziaria e le responsabilità di cui funzionari e dirigenti dovranno farsi carico anche di fronte a tutti i cittadini italiani». Quella di venerdì 17 sarà una giornata storica per i familiari: dopo 5 anni le loro denunce arrivano finalmente in aula. Una speranza di giustizia, che riscatti almeno in parte dolore e amarezze subite. I parenti chiedono conto della mancanza di dpi e di tamponi, così come della mancata istituzione della zona rossa: elementi che avevano già trovato conferme nelle perizie tecniche dei professionisti incaricati dalla Procura di Bergamo. La tesi dei familiari è cruda e semplice: di fatto, se l’Italia fosse stata pronta, non ci sarebbe stata la strage così come si è verificata. Ora bisognerà vedere se diventerà una verità giudiziaria. Ma c’è anche un altro fattore che potrebbe contribuire a riaprire l’intera partita: nei mesi scorsi la Cassazione ha stabilito che il reato di epidemia colposa può configurarsi anche in forma omissiva. «La norma incriminatrice tende ad evitare l’evento pericoloso per la salute pubblica indipendentemente dalle modalità comportamentali», avevano rilevato i supremi giudici, evidenziando che secondo l’art. 40 del codice penale, «non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo». Di conseguenza, il solo fatto di non aver adottato provvedimenti per arginare il contagio, quando si avevano diversi dati a disposizione, va considerato punibile. Un principio giurisprudenziale destinato a ribaltare le archiviazioni che hanno portato a scrivere in modo frettoloso la parola fine sulle responsabilità di quel tragico 2020. ---End text--- Author: MARCO BIROLINI Heading: Highlight: ROMA Stamattina udienza preliminare del processo a carico di quattro ex dirigenti del ministero della Salute, imputati coattivamente dal gip dopo che i familiari delle vittime si erano opposti all’archiviazione chiesta dal pm Image:I parenti delle vittime di Covid19 in procura a Bergamo durante il Denuncia Day 10 giugno 2020/ Ansa -tit_org- Cinque anni dopo il Covid in tribunale Il Covid in tribunale cinque anni dopo «Vogliamo verità per tutti i nostri morti» -sec_org- tp:writer§§ MARCO BIROLINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703163706603.PDF §---§ title§§ Medici banditi all'estero benvenuti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703165606638.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "ESPRESSO" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703165606638.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703165606638.PDF', 'title': 'ESPRESSO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703165606638.PDF tp:ocr§§ MEDICI BANDITI ALL’ESTERO BENVENUTI Almeno 14 radiati per colpe gravi in Gran Bretagna e Scandinavia lavorano indisturbati nelle nostre cliniche e ospedali. Sono tutti abilitati e iscritti all’Ordine, che non pubblica le sentenze disciplinari appellandosi alla privacy. L’indagine internazionale de L’Espresso con il network Occrp l dottor R. visita e opera pazienti come chirurgo plastico per due affermate cliniche private di Napoli e Milano. Nato in Lombardia, si è laureato in medicina nel 2006 e si è specializzato nel 2012 nel capoluogo campano. Ha studiato e lavorato anche all’estero, per diversi anni ha fatto il medico in Svezia, dove ha avuto grossi problemi legali. È stato arrestato e condannato con l’accusa di aver «iper-prescritto oppiacei e psicofarmaci paragonabili a droghe pesanti», in dosi massicce, a decine di pazienti scandinavi, ridotti «in uno stato di tossicodipendenza»: ricette firmate senza necessità di cura e senza esami o visite di controllo, in cambio di soldi. Denunciato dal padre di un ragazzo rovinato, è stato indagato, sospeso dalla professione e nel 2019 radiato in via definitiva dalle autorità sanitarie della Svezia e poi della Norvegia. Da allora ha il divieto di fare il dottore in entrambi gli Stati nordici. Ma DOTTORI IN FUGA continua a lavorare indisturbato in Italia. Il dottor R. è tuttora regolarmente Bad Practice è il iscritto all’albo come chirurgo autorizza- nome dell’inchieto a operare nel nostro Paese, dove è rien- sta realizzata da L’Etrato dopo aver scontato la pena nella pri- spresso con 50 tegione di Taby, vicino a Stoccolma. Nel suo state coordinate da profilo personale, pubblicato dall’Ordine Occrp, The Times e VG. dei medici, non c’è alcuna segnalazione Illustrazioni di James della sua condanna, detenzione e radiazio- O’Brien / Occrp ne all’estero: ai pazienti italiani non viene data nessuna informazione. Anzi, il dottor R. è libero di presentarsi nel suo sito professionale come un luminare: esercitare in un’altr «Un professionista di forma- sti hanno lavorato in zione intercontinentale», che a raccogliere, in tota avrebbe vinto «borse di ricerca mezzo di document in Usa, Svizzera, Francia, Giap- ziari o disciplinari, s pone e Scandinavia» e sareb- estratti dai pubblici be accreditato da una dozzina chiesta, denominata di atenei stranieri, comprese le tato alla luce più di 1 tre più importanti università di dottori radiati pe della Svezia. sionali, che visitano Il suo è uno dei tanti casi di ignari pazienti sotto medici radiati che aggirano il Il problema rigua divieto cambiando Stato. A di- Paese: L’Espresso ha mostrarlo è un’inchiesta gior- no 14 dottori banditi nalistica internazionale, coor- o da Norvegia e Svez dinata dal network Occrp con The Times sultano tuttora iscri di Londra e la norvegese VG, che ha unito nale e all’Ordine dei 50 testate di 45 nazioni, tra cui L’Espres- ticare in Italia. so per l’Italia. Questi risultati Per scoprire l’identità dei dottori ban- dell’iceberg. In num diti in una nazione, che continuano a nostro, i provvedime I astico ato in paccio pera a ano. A ora un miglia ondra nifesta etenza esercitare in un’altra, novanta giornalisti hanno lavorato insieme per mesi, fino a raccogliere, in totale, circa 2 milioni e mezzo di documenti su processi giudiziari o disciplinari, schede personali, dati estratti dai pubblici registri sanitari. L’inchiesta, denominata Bad Practice, ha portato alla luce più di 100 casi inconfutabili di dottori radiati per gravi colpe professionali, che visitano e operano schiere di ignari pazienti sotto un’altra bandiera. Il problema riguarda anche il nostro Paese: L’Espresso ha verificato che almeno 14 dottori banditi dalla Gran Bretagna o da Norvegia e Svezia, in particolare, risultano tuttora iscritti all’albo professionale e all’Ordine dei medici abilitati a praticare in Italia. Questi risultati sono solo la punta dell’iceberg. In numerosi Paesi, tra cui il nostro, i provvedimenti disciplinari non Foto: Getty Images vengono pubblicati e non sono accessibili. La trasparenza è massima solo in Gran B retagna, Svezia e Norvegia. Le autorità mediche delle altre nazioni, interpellate dai cronisti con formali richieste di informazioni (Foi), hanno fornito solo il numero dei medici sanzionati, senza i nomi, o non hanno dato alcuna risposta. L’inchiesta giornalistica ha comunque fatto emergere, in totale, circa duemila casi sospetti, ma in mancanza dei provvedimenti disciplinari non c’è modo di verificare con certezza chi siano gli altri dottori espatriati per sfuggire alle sanzioni. In Italia la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), per mano del suo presidente, ha scritto a L’Espresso di non poter fornire alcun dato, affermando di dover proteggere la privacy dei medici radiati: nessun nome, nessuna sentenza. Intanto i profili personali dei 14 dottori banditi all’estero, che si trovano regolarmente pubblicati sul sito della Federazione stessa (come per tutti i medici italiani), restano immacolati: ci sono i dati sulla laurea e sulle specializzazioni sanitarie, ma nessuna informazione sulle radiazioni decise dalle autorità britanniche e scandinave per gravi colpe professionali. I provvedimenti disciplinari decisi in altri Paesi europei vengono trasmessi anche a Roma, attraverso un’apposita piattaforma di scambio dei dati (sistema Imi), ma ai pazienti italiani non viene detto niente. Alcuni esempi. Il dottor C. si è laureato a Pisa nel 1991 e nel 2003 è riuscito a farsi assumere in un centro medico nell’Ovest della Gran Bretagna. La direzione sanitaria lo ha denunciato per la prima volta nel 2011 con l’accusa di aver prescritto farmaci sbagliati e pericolosi a una donna incinta, che poi è morta. L’indagine disciplinare si è quindi allargata a tutta la sua attività fino al 2014, quando è stato sospeso dalla professione. Il processo si è chiuso nell’autunno 2015 con la radiazione. Nel verdetto, il tribunale medico britannico considera provati «numerosi esempi di pazienti esposti a rischi significativi, sia per aver prescritto terapie errate o pericolose, sia per diagnosi mancate o difettose di malattie gravi». La sentenza sottolinea che il dottor C. «è risultato insufficiente in tutti i test e sotto gli standard minimi accettabili di preparazione medica». Al processo non si è presentato perché era già tornato in Italia, dove fa tuttora il dottore: è un medico di famiglia a Modena, come conferma la scheda personale pubblicata sul sito (e come ribadisce al telefono la segreteria) dell’Usl emiliana. Il dottor M. è un luminare della neuropsichiatria, laureato in Italia nel 2000, che ha lavorato per anni a Londra in diversi centri clinici di università prestigiose. Si è bruciato con uno scandalo sessuale, così riassunto nel verdetto: «Una relazione erotica a pagamento, continuata dal 2018 al 2020, con una sua paziente», che faceva la «sex worker» e aveva «problemi molto gravi di depressione bipolare, alcolismo cronico e rischi di suicidio». Al processo il dottore italiano ha ammesso il rapporto e si è difeso sostenendo che la contattava su Internet, dove lei utilizzava il suo pseudonimo da pornostar, giurando che negli incontri non l’aveva mai riconosciuta: non ricordava che fosse stata una sua paziente. Il tribunale medico di Londra non ha creduto alla sua buona fede, smentita dai messaggi salvati da lei, dalla durata della relazione e dalla chiara evidenza dei problemi della giovane, che avrebbero dovuto allarmare qualsiasi psichiatra, e nel 2022 ne ha decretato la radiazione. Rientrato in patria, il dottor M. è tornato a Riabil in serv psichi dal tri perché una pa incont e l’orto con il invent lavorare come specialista in psichiatria in una struttura pubblica dell’Italia centrale. Il dottor A. è un chirurgo di Roma che ha esercitato nel Regno Unito per quasi vent’anni. È stato denunciato e sospeso dalla direzione di un ospedale britannico per aver messo in pericolo la vita di due pazienti da lui operati all’addome. Più degli infortuni medici, ha pesato la sua arroganza: in entrambi i casi, dopo aver sbagliato a eseguire l’intervento, ha cercato di nascondere l’errore, si è rifiutato di segnalare la cr isi in sala operatoria, non ha chiesto soccorso e «per due volte», come sottolinea la sentenza, «ha costretto lo staff sanitario a improvvisare un salvataggio d’emergenza». Il tribunale inglese lo ha radiato nel febbraio 2023, ma gli resta ancora la licenza di fare il chirurgo nel nostro Paese. Anche gli altri medici italiani radiati dalle autorità britanniche o scandinave continuano a lavorare tra Napoli, Palermo, Messina, Milano, Brescia, Venezia, Olbia e altre province, come ha verificato L’Espresso. C’è il chirurgo estetico sospeso per due anni di fila e poi radiato a Londra per aver rovinato e sfigurato due pazienti che lo hanno denunciato: il tribunale disciplinare gli aveva chiesto di «ammettere gli errori, risarcire le vittime e seguire corsi di formazione per migliorare il proprio livello di preparazione e competenza»‚ giudicato dagli esperti «inadeguato», ma lui «si è rifiutato», sostenendo di non aver sbagliato nulla, come si legge nella sentenza finale, che a quel punto lo ha bandito. Tra i medici radiati dal Regno Unito c’è anche un ortopedico italiano che è stato cancellato dall’albo britannico per essersi «inventato un curriculum inesistente»: continua a lavorare senza problemi in un ospedale pubblico del Nordest. Non manca il cardiochirurgo che si è visto radiare per un assalto sessuale a un’infermiera inglese, che lo ha denunciato. Nella lista nera c’è pure un medico ospedaliero che non ha attivato l’assicurazione obbligatoria sulle colpe professionali, perché «si sentiva sicuro di vincere le cause intentate dai pazienti, che invece ha perso», lasciando così i danneggiati senza rimborsi, come sottolinea il tribunale britannico. Un caso particolare riguarda uno specialista in anatomia patologica che ha ammesso di avere falsificato una serie di email nel tentativo, fallito, di risolvere una vertenza con l’ospedale inglese: al processo, ha proposto al tribunale medico una sorta di alibi culturale. «In Italia il senso di legalità è tanto basso che non mi sembrava grave usare messaggi contraffatti per difendermi. Vi chiedo perdono», ha implorato, senza successo. Forse non aveva tutti i torti: come per tutti e 14 i medici radiati dalla Gran Bretagna e dalla Scandinavia, in Italia il suo profilo, pubblicato dalla Federazione degli Ordini dei medici, è ancora immacolato. Sono tutti iscritti regolarmente all’albo, con tanto di specializzazioni. Nessuna macchia visibile nel loro passato. In teoria tutti gli Stati dell'Unione europea dovrebbero segnalare le radiazioni e sospensioni dei propri medici nell’apposita piattaforma digitale, ma nei fatti lo scambio d'informazioni è limitato e i dati non vengono pubblicati. Come mostra l'inchiesta Bad Practice, molti Paesi comunicano poco o nulla. In altri, i controlli sui medici sembrano inesistenti. Dal 2016 al 2025, dieci nazioni hanno inviato al sistema europeo, in totale, meno di dieci notifiche su medici radiati. Sempre in tutto l'ultimo decennio, Malta, Liechtenstein, Estonia e Grecia e non hanno trasmesso alcuna comunicazione. A Malta, in particolare, non è stato mai interdetto alcun medico. Tutti bravi, preparati e onesti. Privacy è una parola inglese, ma in Gran Bretagna restano segreti solo i nomi delle vittime dei medici malfattori (indicate come paziente A, B, C...): le sentenze sono pubbliche, ai cittadini è riconosciuto nalisti estate operto uemila dubbi to casi ionisti girato andosi e Stato il diritto di sapere quali dottori sono stati radiati e perché. In Italia no. Tra i medici menzionati in questo articolo, solo due protagonisti dei casi meno gravi hanno risposto alle domande inviate da L’Espresso: entrambi sostengono che l’Ordine italiano ha riesaminato le accuse britanniche e li ha riabilitati. In mancanza di carte, si ignora se la Federazione dei medici di casa nostra abbia riprocessato e graziato proprio tutti, compreso il dottor R. finito in carcere per spaccio di oppiacei in Svezia. Dopo che il presidente della Federazione ha negato i verdetti italiani e perfino i nomi dei dottori banditi negli ultimi dieci anni, L’Espresso ha interrog ato l’Autorità garante della privacy, facendo notare che «la Fnomceo mostra di subordinare e ignorare l’interesse pubblico dei cittadini a conoscere l’esistenza e il contenuto dei provvedimenti sanzionatori adottati nei confronti dei medici, da cui dipende il proprio diritto alla salute e alla vita stessa, la qualità delle cure, la fiducia nel sistema sanitario, per considerare invece prioritario e prevalente l’interesse privato dei medici radiati a tenere segrete le proprie malefatte, colpe professionali e perfino i reati commessi in anni recenti». L’ufficio del Garante ha confermato un mese fa di aver ricevuto l’appello, presentato in forma di quesito giuridico, ma fino ad oggi non ha ancora risposto. ---End text--- Author: PAOLO BIONDANI Heading: Highlight: Un chirurgo plastico condannato in Svezia per spaccio di oppiacei opera a Napoli e Milano. A Modena lavora un dottore di famiglia cacciato da Londra per manifesta incompetenza Riabilitati e tuttora in servizio anche lo psichiatra punito dal tribunale inglese perché pagava una paziente per incontri sessuali e l’ortopedico con il curriculum inventato I giornalisti di 50 testate hanno scoperto duemila trasferimenti dubbi e oltre cento casi di professionisti che hanno aggirato sanzioni limitandosi a cambiare Stato Image:illustrazione di GIOVANNI GIOZ SCARDUELLI DOTTORI IN FUGA Bad Practice è il nome dell’inchiesta realizzata da L’Espresso con 50 testate coordinate da Occrp, The Times e VG. Illustrazioni di James O’Brien / Occrp IL TEAM L’interno di un ospedale. A sinistra, alcuni dei titoli sulle testate partner dell’inchiesta internazionale LA DISCIPLINA Camici lungo uno dei corridoi di accesso ai reparti di un ospedale anglosassone -tit_org- Medici banditi all’estero benvenuti -sec_org- tp:writer§§ PAOLO BIONDANI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703165606638.PDF §---§ title§§ Suicidio assistito, arriva il sì per Libera potrà iniettarsi da sola il farmaco link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703163606602.PDF description§§

Estratto da pag. 24 di "REPUBBLICA" del 17 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-17T04:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703163606602.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703163606602.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703163606602.PDF tp:ocr§§ Suicidio assistito, arriva il sì per Libera potrà iniettarsi da sola il farmaco LA STORIA di LUCA SERRANÒ FIRENZE i al suicidio assistito per Libera, la donna toscana di 55 anni affetta da sclerosi multipla che non è nelle condizioni di iniettarsi da sola il farmaco letale. A pochi giorni dal parere negativo di ministero della Salute, Iss e Consiglio superiore di sanità sulla possibilità di reperire un dispositivo per l’auto somministrazione, la svolta è arrivata grazie all’ente amministrativo di supporto della Regione, Estar, che ha trovato sul mercato uno strumenS to adatto allo scopo; un comunicatore con puntamento oculare, viene spiegato, in grado di attivare pompe infusionali. Il giudice civile di Firenze, cui Libera si era rivolta tramite l’associazione Coscioni, ha così ordinato all’Asl Toscana Nord Ovest di fornire entro 15 giorni il dispositivo, per le verifiche tecniche e giuridiche. «Un passo di civiltà e di coerenza giuridica», commenta Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Coscioni. Il giudice ha riaffermato che il diritto all’autodeterminazione nelle scelte di fine vita non può restare solo teorico. Libera ha lottato non per sé soltanto, ma per tutte le persone che, pur pienamente coscienti, si trovano prigioniere del proprio corpo e chiedono solo di poter esercitare liberamente un diritto». L’associazione Coscioni aveva fatto ricorso al tribunale chiedendo che la donna ricevesse il farmaco da consegnare al suo medico. Il giudice aveva deciso di chiamare in causa la Corte Costituzionale, ritenendo impossibile procedere con l’eutanasia senza violare l’articolo del codice penale che punisce l’omicidio del consenziente, ma la Consulta si era limitata a sollecitare accertamenti per stabilire l’esistenza di dispositivi per l’auto somministrazione. Accertamenti conclusi con un nulla di fatto per ministero della Salute, Iss e Consiglio superiore di sanità, ma non per la Regione. ---End text--- Author: LUCA SERRANÒ Heading: Highlight: Image: -tit_org- Suicidio assistito, arriva il sì per Libera potrà iniettarsi da sola il farmaco -sec_org- tp:writer§§ LUCA SERRANÒ guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703163606602.PDF §---§ title§§ Farmaci, innalzato il tetto di spesa = Farmaci, il tetto di spesa sale di 350 milioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703161706615.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "SOLE 24 ORE" del 17 Oct 2025

—a pag. 2

pubDate§§ 2025-10-17T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703161706615.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703161706615.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703161706615.PDF tp:ocr§§ Farmaci, innalzato il tetto di spesa Marzio Bartoloni —a pag. 2 indicati 350 milioni in più Farmaci, il tetto di spesa sale di 350 milioni Sanità La quota del fondo sanitario destinato alla farmaceutica crescerà dello 0,25% Per la spesa farmaceutica del Servizio sanitario nazionale ci saranno circa 350 milioni di euro in più. In manovra, a meno di ulteriori cambiamenti in extremis, la quota del Fondo sanitario nazionale (Fsn) dedicata alla spesa farmaceutica crescerà infatti dello 0,25% portando così il tetto totale dall'attuale 15,3% sul Fsn al 15,55% e visto che nel 2026 il Fondo sanitario dovrebbe raggiungere i 142,6 miliardi - +2,4 miliardi i fondi aggiuntivi a cui si aggiungono i 3,7 miliardi già stanziati nella manovra dell'anno scorso - ecco che si arriva a questa piccola boccata d’ossigeno. Un primo segnale più basso di quanto si era immaginato nei giorni scorsi quando si era parlato di un +0,5% - per provare ad arginare una spesa farmaceutica che negli ultimi anni sembra sempre più incontenibile e corre superando abbondantemente il tetto di spesa: solo nel 2024 si è raggiunta una spesa per i farmaci targati Ssn di 23,658 miliardi, in pratica il 17,8% del Fondo sanitario dello stesso anno (a fronte di un tetto del 15,3%). La mini iniezione di risorse per i farmaci dovrebbe riverberarsi anche sul payback pagato dalle aziende che quindi dovrebbe essere un po' meno pesante. Le imprese farmaceutiche devono infatti ripianare alle Regioni metà dello sfondamento di quel tetto che nel 2024 è stato superato di circa 4 miliardi, di cui la metà deve essere restituita dalle aziende. La crescita complessiva del Fondo sanitario che dopo i 142,6 miliardi del prossimo anno crescerà ancora nel 2027 superando i 145 miliardi per poi sfiorare i 148 miliardi nel 2028 (+2,65 miliardi in più nel biennio) garantirà allo stesso tempo anche più risorse in proporzione per la spesa farmaceutica attutendo ulteriormente l'impatto del payback. L’aumento dello 0,25% sarà diviso tra i due tetti che compongono la quota della spesa farmaceutica: uno 0,20% sarà destinato ai cosiddetti acquisti diretti (i farmaci ospedalieri) e uno 0,05% invece alla cosiddetta spesa convenzionata e cio quella delle farmacie sul territorio dove sono stati spostati già alcuni medicinali prima solo erogati attraverso le farmacie ospedaliere (si è cominciato con gli anti diabetici). Un'altra novità riguarda poi il possibile azzeramento del payback della spesa convenzionata che pesa circa 170 milioni sulle aziende. Fin qui il capitolo sui farmaci che non dovrebbe cambiare più. Sul resto invece si stanno ancora definendo ancora i dettagli degli interventi anche in base alle coperture definitive: non dovrebbe esserci la retromarcia sul piano assunzioni su tre anni con 20-25mila ingressi, di cui circa 7.500-8.000 già dal primo anno, dando la priorità agli infermieri che dovrebbero rappresentare l’80% delle assunzioni. Si punta anche a intervenire sugli stipendi del personale per provare a rendere più attrattivo il Ssn: per gli infermieri ci sarà un aumento dell'indennità di specificità che potrebbe aggiungere 110 euro lordi al mese, mentre per i medici l’aumento sarà legato a un mix di interventi e cioè una indennità di esclusività più pesante (per quei camici bianchi che lavorano solo dentro il Ssn anche in intramoenia) e un mini-aumento dell’indennità di specificità per una busta paga che dovrebbe crescere con queste due voci in media di 4-5mila euro lorde in più all’anno. In pista anche i fondi per potenziare la prevenzione (ballano 500-600 milioni ), risorse necessarie per far crescere tra le altre cose gli screening oncologici, mentre con 70 milioni l’anno ci sarà la stabilizzazione della farmacia dei servizi. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: indicati 350 milioni in più Highlight: il piano assunzioni 25mila Gli ingressi in tre anni In manovra dovrebbe essere finanziato un piano assunzioni su tre anni con 2025mila ingressi, di cui circa 7.500-8.000 già dal primo anno, dando la priorità agli infermieri che dovrebbero rappresentare l’80% delle assunzioni. Si punta anche a intervenire sugli stipendi del personale per gli infermieri ci sarà un aumento dell’indennità di specificità che potrebbe aggiungere 110 euro lordi al mese, mentre per i medici l'aumento sarà legato a un mix di interventi e cioè una indennità di esclusività più pesante (per quei camici bianchi che lavorano solo dentro il Ssn anche in intramoenia) e un miniaumento dell’indennità di specificità per una busta paga che dovrebbe crescere con queste due voci in media di 45mila euro lorde in più all’anno Image: -tit_org- Farmaci, innalzato il tetto di spesa Farmaci, il tetto di spesa sale di 350 milioni -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703161706615.PDF §---§ title§§ I capi di Big Pharma perdono un po' di milioni = Le fortune dei Paperoni di Big Pharma crollano con il calo delle vaccinazioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703167806624.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "VERITÀ" del 17 Oct 2025

Azioni di Moderna e Biontech a picco dopo i record del 2021, raggiunti grazie alle punture di massa. E imanager (benché ancora straricchi) piangono: il loro patrimonio complessivo vale un terzo rispetto ai tempi del Covid

pubDate§§ 2025-10-17T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703167806624.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703167806624.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703167806624.PDF tp:ocr§§ LA FINE DELL’EPOCA D’ORO (PER LORO) DEL COVID: GIÙ LE PAGHE I capi di Big Pharma perdono un po’ di milioni Le fortune dei Paperoni di Big Pharma crollano con il calo delle vaccinazioni Azioni di Moderna e Biontech a picco dopo i record del 2021, raggiunti grazie alle punture di massa. E i manager (benché ancora straricchi) piangono: il loro patrimonio complessivo vale un terzo rispetto ai tempi del Covid n Con il grosso calo delle vaccinazioni crollano anche le fortune dei Paperoni di Big Pharma. Le Azioni di Moderna e Biontech sono infatti andate a picco dopo i record del 2021, raggiunti grazie alla profilassi di massa. E i manager (ancora straricchi) piangono: il loro patrimonio complessivo ora vale un terzo rispetto ai tempi del Covid. a pagina 14 n Tempi «brutti» per i nababbi di Big pharma. Dopo aver accumulato guadagni strepitosi grazie ai vaccini Covid, i miliardari del settore biotecnologico piangono miseria. Si fa per dire, certo, sono ancora tra gli uomini più ricchi al mondo, ma degli otto che nel 2021 potevano contare su un patrimonio complessivo di 116 miliardi di dollari, solo cinque fanno ancora parte del «club delle tre virgole». Restano in auge, però «deprezzati». Insieme valgono 28,8 miliardi di dollari, meno di un terzo rispetto all’epoca d’oro (per loro) legata alla pandemia. La fotografia impietosa di questo tracollo l’ha fatta la rivista statunitense Forbes, che è andata a calcolare le perdite di colossi come Moderna e Biontech e l’inevitabile «impoverimento» delle fortune di ceo e fondatori. Campagne vaccinali sempre più disertate dalla popolazione e governi poco propensi a finanziare acquisti di dosi hanno rappresentato un colpo durissimo per i bilanci aziendali. «Moderna e Biontech ora sono quotate rispettivamente al 95% e al 78% in meno rispetto ai loro picchi», riporta Giacomo Tognini, vicedirettore di Forbes, concentrato a seguire le evoluzioni dei miliardari. Tra questi, i gemelli tedeschi A ndrea s e T hom as Struengmann, che nel 1986 avevano fondato Hexal, azienda produttrice di farmaci generici, venduta nel 2005 a Novartis per circa 7 miliardi di dollari. Tre anni dopo aprono a Francoforte un centro di ricerca sulle neuroscienze, investono in aziende biotecnologiche e farmaceutiche, sono tra i principali finanziatori di Biontech che ha collaborato con Pfizer per la realizzazione del vaccino anti Covid. Nel 2021 i fratelli Struengmann disponevano di un patrimonio di 31 miliardi di dollari ciascuno, oggi si è ridotto a 10,8 miliardi a testa. Il dopo pandemia ha rappresentato una batosta anche per Ugur Sahin, il medico di origine turca pioniere nella ricerca nel campo dei vaccini a mRna e delle immunoterapie personalizzate, che assieme alla moglie Ozlem Tureci ha fondato l’azienda tedesca Biontech. Aveva un patrimonio di 17,5 miliardi di dollari, a pandemia conclusa si è ridotto a 4,2 miliardi. Sempre cifre che un comune cittadino nemmeno riesce a immaginare, ma per lo scienziato numero uno dell’azienda, che assieme a Pfizer distribuisce il farmaco anti Covid, la perdita di interesse per il vaccino è stato un vero salasso. Il libanese di origini armene Noubar Afeyan, inventore, imprenditore, presidente e cofondatore dell’azienda biotecnologica Moderna nota per il suo vaccino contro il Covid-19, docente presso la Harvard Business School, può contare su un patrimonio di 1,9 miliardi di dollari. Averceli, ma Afeyan non è affatto contento del crollo delle azioni della sua azienda che l’ha portato a perdere 3,9 miliardi di euro dall’agosto del 2021. Piange anche Stéphane Bancel, ceo di Moderna. L’azienda statunitense con sede a Cambridge, Massachusetts, ha tagliato personale e ridotto le spese di ricerca e sviluppo a fronte del rallentamento del mercato dei vaccini Covid-19 a cinque anni dallo scoppio della pandemia. «Questa decisione non è stata presa con leggerezza», dichiarò a inizio anno l’amministratore delegato che ben sa quanto questo sia un momento difficile per l’azienda. Il patrimonio di Bancel si è assottigliato paurosamente scendendo da 16,6 miliardi di euro a 1,2 miliardi. L’immunologo dell’Università di Harvard Tim Springer, fondatore di startup, investitore in biotecnologie e nel produttore di vaccini contro il Covid-19, Moderna (grazie al quale è diventato miliardario), aveva un patrimonio di 6,8 miliardi di euro ma ora deve accontentarsi di possedere 700 milioni. Sono sotto il miliardo, poveracci loro, anche Robert Langer e Stephen Hoge. Il primo è professore di ingegneria chimica al Mit e scienziato con più di 1.400 brevetti, uno dei ricercatori più citati al mondo: nel novembre 2020 la sua partecipazione del 3% nella società Moderna valeva 1 miliardo di dollari, l’anno dopo contava su un patrimonio di 5,8 miliardi di dollari; ora dispone di 300 milioni di euro. Il secondo, presidente di Moderna le cui vendite dei sono diminuite del 38% rispetto al secondo trimestre del 2024 principalmente a causa delle minori richieste di vaccini Covid, era diventato miliardario nel 2021 con un patrimonio di 2,6 miliardi di dollari. Adesso anche lui si deve accontentare di 300 milioni. Le azioni di Moderna e Biontech sono crollate parallelamente ai tassi di vaccinazione negli Stati Uniti. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), a ottobre 2022 solo il 34% degli americani aveva ricevuto una dose di richiamo; a dicembre 2023, il 32% a livello internazionale. Peggio è andata con i richiami successivi, secondo i dati dei Cdc relativi ad agosto 2024 solo il 23% degli americani aveva ricevuto un richiamo del vaccino Covid. In base alle nuove politiche del presidente Donald Trump e del suo ministro della Salute, Robert F. Kennedy Jr., la Fda ha approvato i vaccini anti-Covid di Moderna e Biontech più recenti ma li ha limitati agli adulti di età superiore ai 65 anni. Moderna (con il 95% dei 3,2 miliardi di dollari di fatturato 2024) e Biontech (con l’88% dei suoi 3 miliardi di dollari) dipendono ancora quasi interamente dai vaccini contro il Covid-19 e gli azionisti sono oltremodo preoccupati. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: Col nuovo corso di Kennedy Jr, la Fda ha approvato i sieri, ma limitati agli over 65 Gli otto vertici dei colossi avevano 116 miliardi in totale, ora «solo» 28,8 Image: -tit_org- I capi di Big Pharma perdono un po' di milioni Le fortune dei Paperoni di Big Pharma crollano con il calo delle vaccinazioni -sec_org- tp:writer§§ PATRIZIA FLODER REITTER guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/17/2025101703167806624.PDF §---§