title§§ Economia e finanza: gli avvenimenti di MERCOLEDI' 15 ottobre -rpt-
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Estratto da pag. 1 di "borsaitaliana.it" del 16 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-16T14:22:00+00:00
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tp:ocr§§ ECONOMIA E FINANZA: GLI AVVENIMENTI DI MERCOLEDÌ· 15 OTTOBRE -RPT- RIUNIONI DEI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE-APPROVAZIONE DATI CONTABILI: nessun appuntamento in agenda. INCONTRI SOCIETÀ' QUOTATE - Nessun appuntamento in agenda. ASSEMBLEE DEGLI AZIONISTI - Amaro (Ud): assemblea ordinaria e straordinaria Eurotech. Ore 1 , . Parte ordinaria: nomina di due componenti del cda; rinuncia ad azione di responsabilità' ne confronti di un ex amministratore. Parte straordinaria: modifiche statutarie. Via Jacopo Linussio , 1. DATI MACROECONOMICI - Ciña: CPI m/m, settembre. Ore 3,30. - Ciña: PPI a/a, settembre. Ore 3,30. - Ciña: CPI a/a. settembre. Ore 3,30. - Giappone: Produzione industriale m/m finale, agosto. Ore 6,30. -Francia: IPCA m/m finale, settembre. Ore 8 , 45 . -Francia: I ÐÑË a/s finale, settembre. Ore 8 , 5 . -Francia: CPI m/m Ex Tob, settembre. Ore 8 , 5 . -Italia: Istat-Conti economici delle imprese e dei gruppi d'impresa, anno 2023. Ore 10,00. - Eurozona: Produzione industriale m/m, agosto. Ore 11,00. -Stati Uniti: CPI m/m(s), settembre. Dre1 i , 30 . - Stati Uniti: Indice Empire Manufacturing, ottobre. Ore . ECONOMIA- Roma: si conclude il XXIII Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione, organizzato da Coldiretti in collaborazione con lo studio The European House - Ambrosettì. Presso Palazzo Rospigliosi. Anche in streaming. - Napoli: tappa della 61 esima edizione dell'Oscar di Bilancio 'II tempo non s¡ ferma. Il reporting nella transizione', roadshow organizzato da Ferpi. - Milano: si apre la l^esima edizione del Leadership Forum, organizzato da Ro¡ Group. Presso il Teatro degli Arcimboldi. I lavori terminano domani. - Cernobbio Co : prosegue il 'Digital Innovation Forum - ComoLake2025', promosso dalla Fondazione Innovazione Digitale Ets, momento di incontro tra Istituzioni, Operatori e Mondo della Ricerca su innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e digitalizzazione. Presso Villa Erba. L'evento si conclude il 17 ottobre. - Roma : cerimonia d'intitolazione di un'aula di Palazzo Piacentini alla medaglia d'oro al valor militare Salvo D'Acquisto. Ore 9,00. Partecipano, tra gli altri, Adolfo Lfrso, ministro delle Imprese e del Made in Italy; Salvatore Luongo, Generale C.A., Comandante Benerale dell'Arma dei Carabinieri. -Napoli: convegno'Stop Piracy. La cooperazione europea perii contrasto alla pirateria', organizzato dall'Università' Parthenope e dall'Agcom. Ore 9,30. Presso Villa Doria D'Angri, via Francesco Petrarca 80. - Roma: proseguono gli Stati Generali della Ricerca Medico- Scientifica, in cui si offre uno spazio di confronto tra la comunità' scientifica, il sistema sanitario, il mondo imprenditoriale e le Istituzioni. On 10,00, Partecipano, tra gli altri, Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Bimbe; Robert Mistico', presidente Agenzia Italiana del Farmaco. Presso Palazzo Madama. L'evento sì conclude domani. - Roma: la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, partecipa agli incontri sul Processo di Aqaba. Ore 10,00. Presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea. -Roma: convegno'Sostiene la Cultura. Consumi culturali e leva fiscale: verso una proposta di detrazione", organizzato da Impresa Cultura Italia -Confcommercio. Ore 10,30. Presso la sede di Confcommercio nazionale, via G. ß. Belli 2. -Roma: evento'Scelte difficili perii nuovo bilancio Uè. Industria, coesione e sostenibilita", organizzato dalla Luiss in collaborazione con Fondazione Merita. Ore 10,30. Partecipano, tra gli altri , Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo per la Coesione e le Riforme , Commissione Europea; Tommaso Foti , ministro per gli Affari Europei, il Pnrr e le Politiche di Coesione Presso Campus Luiss, viale Pota 12. - Roma: presentazione del Rapporto realizzato da Conflavoro in collaborazione con Luîss Business School "L'impatto delle criticità' della Pubblica Amministrazione sulla competitivita ' e la crescita delle micro, piccole e medie imprese'. Ore 11,00. Presso Viltà Blanc, via Nomentana 216.
- Torino: presentazione dell'Osservato rio sulla Componentìstica automotive italiana e sui Servizi per li Mobilita' (edizione 2025}, report annuale a cura di Anfia e della Camera di commercio di Torino. Ore 11 , . Presso il Museo dell'automobile. - Venezia: 'Leader by Example 2025', roadshow organizzato da Range Rover in collaborazione con II Sole2¿! Ore.Ore1A,30. Presso Conf industria Veneto Est - Area Venezia Marghera. -Washington (Stati Uniti): proseguono le riunioni annuali della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale. Alle ore 14,A5, press briefing 'Fiscal Monitor'. I lavori si concludono il 18 ottobre. - Benevento: evento "Rummo, una storia di rinascita e coraggio. Benevento, 10 anni dopo : dal cuore della crisi, la visione del domani', organizzato da U Sole 2 Ore in collaborazione con Rummo. Ore 15,OC Presso la sede Rummo. Anche in streaming. -Erba (Co): assemblea congiunta Confindustria Ñîòîå Confindustria Lecco e Sondrio "Rivoluzioni. U difesa dei valori dell'Occidente'. Ore 16,30. Partecipano, tra gli altri, Emanuele Orsini, presidente Confindustria; Antonio Gozzi, special advisor di Confindustria per l'Autonomia strategica europea, Piano Mattel e Competitivita'. Presso Lariofiere, viale Resegone, - Milano: McDonald's presenta alla stampa il nuovo 'Big Arch'. Ore 19 , . Via Meravigli, 5. POLITICA E ATTIVITÀ· PARLAMENTARE CAMERA 8,20 audizione segretario generale Difesa, Fabio Matteit Difesa) 9,00 informativa urgente ministero degli Esteri, Antonio Tajani, sugli sviluppi del piano dì pace per la Striscia dì Ga2a (Aula) 13,¿i5 Digs antìriciclaggio Giustizia e Finanze riunite) 13Ë5 question time ministero Lavoro (Lavoro) 1 , audizioni associazioni; Coidiretti, Confagricoltura, CÌa SUDI ingresso migranti [Affari costituzionali) 1 , Digs fondi propri e passività ' ammissibili (Giustizia Finanze riunite)14,00 audizione Arerà su DI Arerà Ambiente e Attività produttive riunite) 1 , 15 Digs carburanti aerei sostenibili (Giustizia e Trasporti riuniti) audizioni Confprofessionie Confindustri su Ddl congedi parentalî(Lavoro) 1 , 30 interrogazioni su centrale solare rimovibile su binari dì una linea ferroviaria; incidente 28 giugno 2025 centro controllo traffico aereo Milano; campagna richiamo airbag Takata Trasporti 15,00 question time ministri (Aula) 15,00 Ddl riduzione tempi erogazione Tfs (ristretto Lavoro) 15 , Ddl etichettatura prodotti caseari latte crudo (Affari sociali) relazione stato attuazione Piano Mattei (Esteri) 15 , 15 audizione Fondazione GÌ Group, Fondazione Openpolis e Consiglio nazionale giovani su Ddl Giornata nazionale contrasto dell'inattività' giovanile e promozione inclusione sociale, formativa e lavorativa (Cultura e Lavoro riunite) 15,15 audizioni Simsi; Inail su Ddl attività' subacquee (Trasporti) 16 , 15 Ddl ratìfica: Convenzione Oil contro lavoro forzato. Accordo Organizzazione internazionale vigna e vino, Protocollo gestione integrata zone costiere Mediterraneo, Protocollo corsi d'acqua transfrontalieri e laghi internazionali, Convenzioni e protocolli su inquinamento atmosferico transfrontalieroa lunga distanza (Aula)SENATO 8,30 Affare assegnato su ingerenze straniere in processi democratici Stati Uè e Paesi candidati Esteri e Polìtiche Uè) 9,00, 14,00 e 20 , Ddl separazione carriere (Affari Costituzionali) 9,00 e 14 , 30 Ddl Zes in Marche e Umbria (Bilancio) 9,00 Ddl PmL Digs Codice incentivi (Industria) 9,15 Digs federalismo fiscale regionale (Finanze) 10 , DI esame maturità', Ddl Pmi , Ddl ballottaggi [Aula) 11r00 Informativa ministra Esteri Antonio Tajani su piano pace Medio Oriente (Aula) 13 , Ddl Raí (Amblente)ORBANISMI BICAMERALI 14,00 audizione ad Rheinmetall Italia Alessandro Ercolani(Copasir) 15,00 audizione Nord Sardegna Aeroporti (Insularità'). Red(RADIOCORH5-10-25 10:23:20(0239)PA 5 NNNN -tit_org- Economia e finanza: gli avvenimenti di MERCOLEDI' 15 ottobre -rpt- -sec_org-
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title§§ «In Piemonte mancano medici di base e pediatri di libera scelta»
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Estratto da pag. 3 di "CORRIERE DI NOVARA" del 16 Oct 2025
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tp:ocr§§ 8° RAPPORTO GIMBE SUL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE Alla soddisfazione dell’assessore regionale alla Sanità Riboldi, replica Rossi (Pd) «In Piemonte mancano medici di base e pediatri di libera scelta» «Anche nel 2025 il Piemonte si conferma tra le Regioni italiane con le migliori performance sanitarie». A dirlo è l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi, commentando i dati del nuovo Rapporto Gimbe sullo stato del Servizio Sanitario Nazionale, presentato nei giorni scorsi a Roma, alla Camera dei deputati. «Il Piemonte – sottolinea Riboldi – mantiene l’adempienza piena ai Lea (Livelli essenziali di assistenza, ndr), confermando un posizionamento tra le prime in Italia per adempienza in tutte le aree: prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera. Un riconoscimento che premia il lavoro di operatori, strutture e sistema regionale nel suo insieme». Oltre alla ai175991159292_OTTOBRE.p continuità nei Lea, il Rapporto Gimbe evidenzia elementi di forza strutturali: spesa sanitaria privata sotto controllo, a tutela dell’universalismo e dell’equità di accesso; saldo netto della mobilità che passa da meno 19 milioni di euro a meno 5 milioni di euro, con un miglioramento di oltre 14 milioni di euro; progresso nella digitalizzazione sanitaria, con avanzamento del Fascicolo sanitario elettronico e iniziative di telemedicina. Tuttavia, l’assessore non ignora le sfide: «Il rapporto fotografa anche le criticità che dobbiamo affrontare con urgenza: le liste d’attesa restano la prima causa di rinuncia alle cure, e la carenza di nuovi laureati in medicina e infermieristica rischia di compromettere la tenuta dei servizi, in particolare nelle aree interne. dfSu 1questo 08/10/25 10:19con decipuntiamo sione per migliorare la sanità pubblica piemontese». Il tema dell’ospedalizzazione evitabile e delle disuguaglianze territoriali sarà centrale nella stesura finale del Piano Socio Sanitario Regionale 2025-2030, già in fase avanzata: «La nostra azione sarà chiara – conclude Riboldi –: consolidare ciò che funziona, riformare ciò che rallenta, garantire la salute come diritto effettivo su tutto il territorio regionale». Ma se Riboldi vede più luci che ombre, non così la pensa Domenico Rossi, consigliere di opposizione e segretario regionale del Partito Democratico: «Il rapporto della Fondazione Gimbe è durissimo, ma fotografa una realtà sotto gli occhi di tutti: il Servizio Sanitario Nazionale vive una crisi strutturale, a causa del definanziamento mascherato. Così aumentano disuguaglianze, spesa privata e personale in fuga. Si tratta di un attacco durissimo alle scelte del governo Meloni e alla propaganda che la destra continua a mettere in campo sul tema del diritto alla salute». «Solo l’assessore Riboldi - prosegue Rossi - sembra non accorgersene e continua a descrivere una realtà lontana dai problemi dei piemontesi. Snocciola dati, ma dimentica di dire alcune cose: prima di tutto che la qualità delle cure in Piemonte è possibile grazie all’abnegazione degli operatori, nonostante i disastri del governo, e che la nostra regione rispetta l’erogazione e adempie i parametri Lea ininterrottamente dal 2010. Che secondo quanto riportato nel rapporto in Piemonte mancano 431 medici di medicina generale, che siamo tra le regioni più critiche per la carenza dei pediatri di libera scelta e che spendiamo, insieme alla Lombardia, il 48% del valore complessivo dei contratti per i gettonisti a livello nazionale con un valore assoluto più alto (115,2 milioni di euro contro 105 milioni dei lombardi) pur avendo noi meno della metà degli abitanti. Non dice che sempre dal rapporto si evince che sono aumentate le persone che hanno rinunciato alle cure tra il 2023 e il 2024: siamo a più di 390 mila», incalza Rossi ricordando che «siamo ancora in attesa di un piano straordinario di assunzioni fondato su un’analisi seria dei fabbisogni, ad oggi, mancante». «Sulla digitalizzazione, infine, conclude Rossi - l’assessore farà bene ad informarsi: sa quanti medici vi hanno accesso? Ha chiesto alle aziende quanti cittadini e operator
i lo usano? Ma al di là del fascicolo sanitario elettronico servirebbe lo sviluppo di un eco-sistema digitale regionale che faccia dialogare le aziende e i reparti che usano software diversi nei vari territori senza alcun coordinamento». Per domani (venerdì 17 ottobre) e sabato 18 il Pd ha lanciato la Conferenza regionale sulla sanità “La salute è un diritto”. Una due giorni, con il coinvolgimento di Università, Ordini professionali, Sindacati e operatori del settore, che si terrà a Torino, presso la sede di Engim Artigianelli, in corso Palestro 14, a cui parteciperanno anche Marina Sereni, referente nazionale Pd per la sanità, Roberto Speranza, già Ministro della salute, e Francesco Profumo, già ministro dell’Istruzione dell’Università e della ricerca. l Laura Cavalli ---End text--- Author: Laura Cavalli Heading: Highlight: Image: -tit_org- «In Piemonte mancano medici di base e pediatri di libera scelta» -sec_org-
tp:writer§§ Laura Cavalli
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title§§ Buone performance, ma lunghe liste d'attesa
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Estratto da pag. 3 di "CORRIERE DI SAVIGLIANO" del 16 Oct 2025
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tp:ocr§§ Buone performance, ma lunghe liste d’attesa «Anche nel 2025 il Piemonte si conferma tra le Regioni italiane con le migliori performance sanitarie». A dirlo è l’assessore alla Sanità della Regione, Federico Riboldi, commentando i dati del nuovo 8° Rapporto GIMBE sullo stato del servizio sanitario nazionale. Tuttavia, l’assessore non ignora le sfide: «Il rapporto fotografa anche le criticità che dobbiamo affrontare con urgenza: le liste d’attesa restano la prima causa di rinuncia alle cure, e la carenza di nuovi laureati in medicina e infermieristica rischia di compromettere la tenuta dei servizi, in particolare nelle aree interne. Su questo puntiamo con decisione per migliorare la sanità pubblica piemontese». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Buone performance, ma lunghe liste d'attesa -sec_org-
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title§§ La Cisl auspica una svolta radicale sulla sanità
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Estratto da pag. 14 di "GAZZETTA DEL SUD" del 16 Oct 2025
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tp:ocr§§ La Cisl auspica una svolta radicale sulla sanità I recenti dati collocano la Sicilia all’ultimo posto tra le regioni italiane PALERMO Secondo i dati del 20° rapporto “Meridiano Sanità, the European House Ambrosetti”, presentato martedì, i siciliani sono all’ultimo posto per condizioni di salute. Nella graduatoria determinata dall’indice “Meridiano Sanità regional index”, l’isola è fanalino di coda. Un primato negativo è registrato anche dal rapporto della Fondazione Gimbe, reso noto lo scorso 8 ottobre. «I dati statistici confermano quanto da tempo noi sosteniamo, ovvero che non basta continuare ad agire con interventi e strumenti che di fatto sono metodi palliativi e soluzioni tampone, rispetto a una condizione che è estremamente critica», afferma il segretario generale della Cisl Sicilia, Leonardo La Piana. Per la Cisl, «la crisi della sanità regionale non inizia oggi e neanche ieri ma affonda le radici in decenni di scelte non corrette e azioni che sono rimaste incompiute». La Cisl ribadisce che serve una svolta radicale che parta dalla condivisione: «La pianificazione delle scelte da compiere – aggiunge La Piana – non può passare sopra la testa di chi è in prima linea nel garantire il diritto alla salute, ma deve essere concertata con chi i lavoratori rappresenta, ovvero i sindacati. Va avviata la valorizzazione del personale e vanno varati i concorsi. È necessario definire i processi di stabilizzazione che riguardano tutto il personale con i requisiti, anche prevedendo un prolungamento temporale del percorso. Vanno definiti i concorsi delle Unità operative complesse chiudendo la stagione degli incarichi di sostituzione». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Leonardo La Piana Segretario della Cisl Sicilia -tit_org- La Cisl auspica una svolta radicale sulla sanità -sec_org-
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title§§ Mancanza di personale e liste di attesa infinite
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Estratto da pag. 4 di "GUIDA" del 16 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-16T06:23:00+00:00
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tp:ocr§§ Nel Piano socio sanitario mancano proposte concrete Mancanza di personale e liste di attesa infinite Cuneo - Partiranno lunedì da Torino le consultazioni sulla bozza del Piano socio-sanitario regionale, il documento programmatico che dovrà ridisegnare la sanità piemontese per i prossimi anni. Per confrontarsi sulle oltre 200 pagine della proposta presentata dall’assessore alla Sanità Federico Riboldi, la Commissione Sanità del Consiglio regionale ha programmato otto incontri itineranti, più alcune audizioni online dedicate alle organizzazioni locali che operano in ambito socio-sanitario. Nel Cuneese l’appuntamento è per lunedì 1° dicembre presso il Castello degli Acaja a Fossano. Durante i confronti saranno raccolti osservazioni e suggerimenti che verranno poi trasformati in emendamenti al testo attuale. Tra le sicure modifiche ci sarà il superamento della delibera 1-600, quella che aveva introdotto stringenti vincoli alla rete ospedaliera piemontese durante la giunta Chiamparino. Una norma che il centrodestra ha più volte criticato, ma che sembrerebbe non essere ancora stata formalmente eliminata nella bozza del nuovo Piano. Nei prossimi giorni le discussioni sul Piano socio-sanitario entreranno quindi nel vivo, ma non mancano le polemiche: sul cronoprogramma troppo ristretto con pochi incontri con i soggetti interessati per analizzare un documento così corposo e complesso, ma anche sui contenuti. Il testo proposto è al momento un documento di enunciati e principi generali, ma privo di misure concrete per affrontare i problemi più urgenti del sistema sanitario regionale piemontese come la carenza di personale medico e infermieristico, le liste d’attesa interminabili e la mancanza di una rete efficiente di medicina territoriale. Di indicazioni su come risolvere queste situazione nel Piano sociosanitario regionale, nonostante i tanti annunci, non c’è traccia. Come poco si parla degli aspetti legati alla parte sociale, ai temi come la disabilità, la salute mentale, il sostegno ai soggetti fragili, tematiche su cui invece sarebbero necessari forti interventi. “La salute è un diritto” In questi giorni il Partito Democratico è tornato a denunciare la situazione critica della sanità piemontese e ha lanciato una due giorni di confronto (venerdì 17 e sabato 18 ottobre a Torino) dal titolo “La Salute è un diritto”, per rilanciare impegno e proposte per il futuro, ma anche per discutere del nuovo Piano socio sanitario regionale. Prevista la partecipazione, oltre che dell’Università, degli ordini professionali, dei sindacati e degli operatori del settore, anche degli ex ministri Roberto Speranza e Francesco Profumo. Sotto la lente d’ingrandimento del Pd le liste d’attesa infinite, la carenza di medici e infermieri e la rinuncia alle cure a parte di oltre 390.000 cittadini piemontesi. Secondo i dati diffusi da Agenas la scorsa settimana, dal 2019 al 2023 il Piemonte ha perso 289 medici passando da 8.405 a 8.116 (-3,44%), 473 infermieri (-2,14%), 49 pediatri di libera scelta e 220 medici di Medicina generale. Una situazione che rischia concretamente di peggiorare nei prossimi anni con il pensionamento di oltre 6.000 infermieri. “L’esito di tutto questo è sotto gli occhi di tutti: esodo di medici e infermieri, liste d’attesa infinite e rinuncia alle cure da parte di quasi 400.000 piemontesi. Una situazione che viola il diritto alla salute” dice il consigliere regionale e segretario del Partito Democratico del Piemonte, Domenico Rossi. Dati allarmanti sul fronte personale sono arrivati anche dal rapporto della Fondazione Gimbe. Il Piemonte, insieme alla Lombardia, spende il 48% del valore complessivo dei contratti per i gettonisti a livello nazionale. “È inaccettabile che nel 2024 la Regione abbia speso oltre 115 milioni di euro per medici e infermieri a gettone, il valore più alto d’Italia, segno di una programmazione fallimentare” ha sottolineato Gianna Pentenero, presidente del Gruppo PD in Consiglio Regionale. Monica Arnaudo ---End text--- Author: Monica Arnaudo Heading: Highlight: Image: -tit_org- Manca
nza di personale e liste di attesa infinite -sec_org-
tp:writer§§ Monica Arnaudo
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title§§ "Dibattito surreale in Consiglio" La sanità convenzionata delusa si fa forte anche con il report Cnel
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Estratto da pag. 10 di "NUOVA DEL SUD" del 16 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-16T06:04:00+00:00
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tp:ocr§§ “Dibattito surreale in Consiglio” La sanità convenzionata delusa si fa forte anche con il report Cnel POTENZA – In contemporanea con il dibattito “surreale” in Consiglio Regionale sulla sanità il Cnel ha diffuso il report sui servizi pubblici 2025, con la conclusione che gli italiani ricorrono sempre più spesso ai medici a pagamento, facendo salire la spesa sanitaria privata a 42,6 miliardi di euro annui. Si tratta di circa il 25% di quella totale al livello nazionale: in aumento di due punti percentuali rispetto all’anno scorso. In aula consiliare da noi non si è andati oltre la generica affermazione che “la sanità privata convenzionata può contribuire a ampliare i servizi e creare posti di lavoro locali”. Soprattutto per la situazione della sanità privata accreditata della Basilicata, del tutto “anomala” rispetto a quella di altre regioni, a cui va solo il 6% del bilancio della spesa complessiva (in attesa della piena funzionalità della nuova struttura ospedaliera di Potenza con un capitolo, per ora, di 5 milioni di euro l’anno di risorse regionali) non basta rilevare che sempre più cittadini si rivolgono alla sanità privata per via delle difficoltà del pubblico e della qualità e tempestività delle prestazioni del privato. Sarebbe stata questa l’occasione per andare più a fondo. A partire dalla situazione reale dei numeri: nel 2024 sono state erogate prestazioni dalle strutture accreditate per circa 40 milioni di euro; a fronte di un tetto regionale complessivo di 25,7 milioni di euro ai 18 laboratori accreditati sono andati solo 6,7 milioni di euro, rispetto ad una produzione 2024 pari a 11,0 milioni di euro, con risorse mancanti per finanziare l’intera produzione di 4,3 milioni di euro (il 40% delle prestazioni non sono remunerate). Una doppia forbice taglia risorse ad un comparto che eroga servizi sanitari fondamentali di grande valore clinico. I dati – come sottolineano Anisap, Federbiologi e Federlab - parlano chiaro: in un contesto di risorse limitate – con cui le strutture sanitarie accreditate convivono da anni, erogando oltre il 30% di prestazioni in extra-budget, a beneficio dei cittadini e della Regione Basilicata – risulta ancora più iniquo ed inappropriato l’utilizzo delle stesse risorse secondo i criteri fissati dalla DGR 473 che ha distribuito il 94% delle risorse in base a quanto le strutture avevano speso nel 2014.Non possono essere esclusivamente le sentenze dei tribunali a stabilire il criterio di assegnazione dei tetti di spesa. Così facendo, infatti, si rischia di scollegare i fabbisogni reali del territorio dalle decisioni programmatiche. Dunque da parte degli operatori delle 60 strutture sanitarie accreditate si sostiene, numeri alla mano, una tesi: non c’è nessuna strisciante privatizzazione della Sanità. Piuttosto a pesare di più sulle tasche degli italiani sono tutte quelle cure che oggi non sono garantite dal Ssn: a cominciare dalle spese per il dentista fino ai farmaci e ai presidi medici che assieme valgono 25 miliardi a cui si aggiungono anche le prestazioni per anziani e non autosufficienti - come le spese per le rette delle Rsa nella parte a carico dei cittadini - che non rientrano appunto nei cosiddetti Lea, i livelli essenziali di assistenza. Questa fetta rappresenta il 60% circa dei 45 miliardi che escono direttamente dai portafogli dei pazienti, il resto sono prestazioni “sovrapponibili” con il Ssn come ricoveri - che sono però una parte minore - e soprattutto visite ed esami dove sicuramente possono incidere le liste d’attesa spesso troppo lunghe negli ospedali pubblici, ma anche la “libera scelta” del cittadino di voler andare dal privato. La gravità della situazione – sottolinea Aspat Basilicata - emerge con chiarezza anche dal Rapporto della Fondazione GIMBE, che colloca la Basilicata al penultimo posto in Italia per l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Si tratta di un risultato allarmante, che riflette anni di scelte politiche miopi, scarsa programmazione sanitaria e assenza di una strategia strutturale. È un vero e proprio grido d’allarme, ch
e richiede l’adozione urgente di un Piano straordinario per garantire ai cittadini il diritto costituzionale alla salute. A fronte di tali criticità, la risposta della Regione si riduce ad un richiamo burocratico di sentenze amministrative, una difesa che non affronta le questioni concrete sollevate dalle strutture sanitarie private, né le preoccupazioni quotidiane dei cittadini. In particolare, l’Aspat Basilicata sottolinea come, nonostante gli annunci di nuovi stanziamenti, ad esempio i 6 milioni di euro destinati a ridurre le liste d’attesa, i provvedimenti adottati dalla Regione ne annullino gli effetti sperati, con ricadute negative sui pazienti. Il nodo centrale rimane l’inosservanza dell’articolo 8-quinquies del D.Lgs. 502/1992, che stabilisce come la programmazione sanitaria e l’assegnazione delle risorse debbano fondarsi sui reali fabbisogni della popolazione, e non soltanto sulla spesa storica o peggio ancora, sui Tetti storici delle strutture. “Tenuto conto che il privato non fornisce e non deve fornire servizi alle Asl ma prestazioni ai pazienti in nome e per conto del sistema pubblico, va valorizzato e incoraggiato il privato che – è il pensiero di Anisap – non solo può far risparmiare spese ed investimenti, ma è in grado di essere più rapido e flessibile nelle risposte proprio sul territorio. Siamo convinti che il privato può raccogliere e vincere la sfida contro il saldo di mobilità passiva della nostra regione e le liste d’attesa. Serve solo creare le condizioni e realizzare gli strumenti: un atto di programmazione finalizzato a questo scopo; l’adozione di nuovi modelli di assistenza; un protocollo di intesa mirato alla messa in pratica della “missione” che intendiamo svolgere e che abbiamo racchiuso nello slogan “sussidiarietà e competizione pubblico-privato” per determinare le condizioni di una nuova governance della sanità lucana”. ---End text--- Author: ARTURO GIGLIO Heading: Highlight: In aula non si è andati oltre l’affermazione che “la sanità privata convenzionata può contribuire ad ampliare i servizi e creare posti di lavoro locali”. L’Usc: chiediamo integrazione, non privilegi Image:Un momento del dibattito consiliare durante la seduta di martedì -tit_org- “Dibattito surreale in Consiglio” La sanità convenzionata delusa si fa forte anche con il report Cnel -sec_org-
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title§§ Sistema sanitario nazionale: dalla nascita all'agonia
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Estratto da pag. 8 di "PRIMO PIANO MOLISE" del 16 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-16T04:02:00+00:00
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tp:ocr§§ Sistema sanitario nazionale: dalla nascita all’agonia CAMPOBASSO. La sanità pubblica ha origini molto antiche. Durante l’Impero romano già si dedicava particolare attenzione alla salute e all’igiene pubblica con il risanamento delle zone paludose, il controllo dello smaltimento delle acque, la costruzione di terme pubbliche e palestre per irrobustire i giovani che sarebbero diventati soldati. Con l’inizio del Cristianesimo, cominciarono a nascere strutture per dare assistenza ai malti e ai poveri in particolare. Nell’Ottocento cominciarono a nascere le mutue che erano una forma di associazione tra cittadini che svolgevano lo stesso tipo di lavoro come i marinai, gli statali, operai, artigiani, agricoltori, commercianti. Essi versavano dei contributi alle loro casse di riferimento per assicurarsi, in caso di necessità, le cure mediche. Era questo un sistema che garantiva una buona assistenza sanitaria solo a chi lavorava e poteva effettuare i versamenti, molti però rimanevano fuori. Inoltre, a seconda delle categorie di lavoratori e della quantità di denaro che potevano versare, si creavano associazioni con maggiori risorse economiche che garantivano servizi migliori. Con l’avvento delle mutue, insomma, le cose cambiarono poco per i meno abbienti esclusi dal sistema mutualistico. Pertanto, molte persone dovevano rinunciare all’assistenza medica perché non avevano le condizioni economiche per pagare. I “diversamente giovani”, come me, ricorderanno che negli anni Cinquanta c’erano ancora troppi cittadini ai quali non veniva garantito il diritto alla salute come previsto dalla Costituzione. Quando erano colpiti da malattie più gravi, i meno abbienti dovevano spesso ricorrere all’aiuto economico di amici e familiari ed a volte vendere anche parte dei loro già scarsi averi per farsi curare. Nel 1978 la ministra della Sanità Tina Anselmi, convinta che la salute non fosse un privilegio di pochi ma un diritto di tutti, mise da parte il sistema mutualistico e introdusse il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) che doveva essere finanziato dalla fiscalità generale. Lo scopo era quello di garantire, indistintamente a tutti i cittadini, la possibilità di prevenzione e cura delle malattie. Con i vari cambi di governo si sono succedute poi altre leggi ed altri decreti che hanno apportato modifiche al SSN per cercare di garantire le cure a tutti i cittadini cercando di non sprecare risorse. I ticket, la suddivisione di farmaci in fasce in base alla gratuità, la limitazione per alcune prestazioni, sono stati tutti tentativi per arginare la spesa galoppante. Spesso però per affrontare il problema della razionalizzazione dei costi si è pensato troppo al risparmio; affidandosi al consiglio di economisti, più che al parere degli operatori sanitari. Siamo arrivati così ai giorni nostri che somigliano molto al punto di partenza: la privatizzazione eccessiva della sanità consente sempre meno l’accesso alle cure erogate dal SSN per chi non può permettersi di pagare. La crisi del SSN è stata evidenziata anche dal dottor Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe che, in un rapporto presentato alla Camera dei deputati l’8 ottobre ha sottolineato come nonostante nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale sia cresciuto nominalmente di 11,1 miliardi di euro, l’aumento è stato eroso da inflazione e costi energetici. In termini reali, la quota di spesa sanitaria sul PIL è scesa; sottraendo alla sanità 13,1 miliardi. Il definanziamento ha accentuato il gap esistente tra le regioni del Nord e quelle del Sud dove Sicilia, Calabria, Basilicata, Sardegna e Molise non riescono a garantire ai cittadini la prevenzione e le cure previste dal SSN e i malati sono costretti a rivolgersi al privato che attualmente rappresenta circa il 60% delle strutture sanitarie, creando di fatto. «Un mercato sanitario parallelo – afferma Cartabellotta –, sempre più riservato a chi può permetterselo». A tutto questo, è mia opinione che bisogna considerare anche il venir meno del senso di solidarietà tra i cittadini che, evadendo il Fisco, sottraggono
risorse finanziarie al SSN che, come ricorda Cartabellotta, «è un bene comune, non un lusso da pochi». Per garantire questo bene comune, e renderlo funzionale, è ora di fare delle scelte politiche incisive orientate al rispetto dell’articolo 32 della Costituzione italiana: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti». Regolo Ricci, medico di medicina generale in pensione azionale: onia ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sistema sanitario nazionale: dalla nascita all’agonia -sec_org-
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title§§ «I dati Gimbe? Un allarme sociale, il sistema arretra»
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Estratto da pag. 6 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 16 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-16T03:30:00+00:00
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tp:ocr§§ «I dati Gimbe? Un allarme sociale, il sistema arretra» | SALUTE | «Dopo oltre sei anni di governo regionale, la sanità lucana continua a galleggiare in una zona grigia fatta di annunci, numeri parziali e scarsa programmazione. L’intervento dell’assessore Latronico, pur nella sua compostezza, è apparso come una narrazione lontana dalla realtà quotidiana che cittadini e operatori sanitari vivono ogni giorno». Così il consigliere regionale Roberto Cifarelli commenta la discussione in Consiglio sullo stato del Servizio Sanitario Regionale. «I lucani rinunciano sempre più a curarsi e Latronico ha rinunciato ad affrontare i problemi alla radice. Non basta richiamarsi alla responsabilità o al metodo – prosegue – se non si accompagna la responsabilità con la verità dei dati e il metodo con la capacità di programmare. I lucani continuano a pagare sulla propria pelle i limiti di un sistema che arretra: il peggioramento dei Lea con un calo di 19 punti in un solo anno, le liste d'attesa interminabili, la mobilità passiva da record e un deficit cronico delle aziende sanitarie mascherato con risorse sottratte alle politiche di sviluppo». o Cifarelli Il Consigliere Cifarelli ricorda che «solo per evitare il commissariamento, negli ultimi due anni la Regione ha dovuto prelevare circa 100 milioni di euro dalle compensazioni ambientali petrolifere, cioè dai fondi destinati allo sviluppo delle imprese per generare crescita e all'occupazione. È questa la gestione virtuosa di cui si parla?». Per il consigliere «la Basilicata è penultima in Italia per capacità di rispondere ai bisogni interni di cura, e i dati Gimbe ci dicono che nel 2024 quasi 60 mila lucani hanno rinunciato a curarsi, quasi il doppio della media nazionale. È un vero allarme sociale che non può essere coperto da slogan o conferenze stampa». Sulle dichiarazioni dell'assessore Latronico, Cifarelli aggiunge: «L’invito alla collaborazione può essere credibile solo se accompagnato dalla trasparenza. Non esiste ancora una bozza del nuovo Piano Sanitario Regionale, non si conoscono criteri né tempi. Siamo pronti a fare le nostre proposte, ma è necessario un confronto aperto e vero con il Consiglio e con i territori». ---End text--- Author: Redazione Heading: SALUTE Highlight: Image:Roberto Cifarelli -tit_org- «I dati Gimbe? Un allarme sociale, il sistema arretra» -sec_org-
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title§§ Anelli: "Grave che tanti pugliesi rinuncino alle cure del SSN" = Anelli: "Grave che tanti pugliesi rinuncino alle cure del SSN"
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Estratto da pag. 5 di "QUOTIDIANO DI BARI" del 16 Oct 2025
Il presidente dell'Ordine dei Medici commenta i dati Gimbe "Liste d'attesa interminabili e carenza di personale rischiano di far collassare il sistema, servono più medici e investimenti mirati"
pubDate§§ 2025-10-16T02:30:00+00:00
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tp:ocr§§ Anelli: “Grave che tanti pugliesi rinuncino alle cure del SSN” Il presidente dell’Ordine dei Medici commenta i dati Gimbe Il presidente dell’Ordine dei Medici commenta i dati Gimbe Anelli: “Grave che tanti pugliesi rinuncino alle cure del SSN” “Liste d’attesa interminabili e carenza di personale rischiano di far collassare il sistema, servono più medici e investimenti mirati” “Grave che tanti pugliesi rinuncino alle cure del SSN”: ce lo dice con una punta di rammarico in questa intervista il Presidente dell’Ordine Nazionale dei Medici il dottor Filippo Maria Anelli, commentando il dato pubblicato dalla Gimbe di recente, secondo il quale nel 2024 del 400.000 pugliesi hanno rinunciato alle cure del SSN. Presidente Anelli, una cifra che deve far riflettere... “Un numero importante. La gente rinuncia alle cure perché è stanca delle file e delle liste di attesa senza fine, il sistema rischia di collassare. Una ragione di tutto questo risiede nell’ invecchiamento della popolazione, ovviamente più avanza l’età media e più abbiamo bisogno di cure, si richiede maggior assistenza e tutto questo finisce con ingolfare ulteriormente il sistema che ha la coperta. Ma non basta”. Prego... “Detto che l’età media sale con ogni conseguenza sulle cronicità e aumento delle prestazioni che è fisiologico, dobbiamo dire che i medici e il personale sanitario è poco, mancano specialmente gli specialisti. Perchè al SSN, in ospedale si viene per lo specialista. E se io direttore sanitario ho a disposizione un cardiologo, posso chiedergli di fare dieci visite, massimo tredici, non trenta. Alla fine sarà stanco e stressato con ogni rischio sulla stessa qualità della prestazione. Invece se i cardiologi fossero due è evidente che potrei elevare il numero delle visite con riduzione dei tempi di attesa delle liste”. Qualcuno sostiene che questi tempi lunghi sono dovuti anche alla cosiddetta medicina difensiva e ad esami spesso inutili come visite specialistiche... “Il problema non è questo, magari è accentuato. Il vero e reale obiettivo è quello di migliorare la quantità delle prestazioni e lo si ottiene solo spendendo di più e meglio, assumendo medici. Lo so, lo capisco che non abbiamo ingenti risorse, che i soldi non sono tanti, ma bisogna ottimizzare”. E la Puglia? “Non è un’eccezione, anche se la risposta sanitaria nel complesso ci sta, ovviamente accadono gli incidenti di percorso. Ma se io potessi avere 1000 o 1500 infermieri in più, 500 tecnici, più oos, e 1500 medici, staremmo tutti meglio. Inoltre si considera impropriamente che la Puglia ha una popolazione di 4 milioni di utenti. Risponde al dato formale, ma non sostanziale in quanto gli utenti sono sei milioni, considerati stranieri e turisti”. Magari non hanno i soldi per il ticket... “No, anzi dobbiamo dire che le fasce di esenzione sono elevate e la salute è assicurata a tutti. In quanto e torno alla cosiddetta medicina difensiva, è centrale il concetto di prevenzione. Se facessimo una adeguata prevenzione ne guadagnerebbe la salute dei pazienti, che è la cosa più importante, ma anche la spesa sanitaria. Perchè se si fanno screening, controlli e vaccini, si riduce il numero di casi di ictus, di complicanze cardiovascolari, di ricoveri, in ultima analisi di peggioramento della qualità di vita che implica come dicevo costosi ricoveri ed interventi”. I farmaci costano... “E’ normale tenuto conto della ricerca ma la fascia di farmaci mutuabili, quelli necessari, è ampia e alla portata di tutti, semmai abbiamo il problema contrario”. Puglia, può essere paragonata ad un Ferrari della sanità? “Diciamo che da Ferrari sono i medici che operano in condizioni impossibili. Bisogna rivedere il sistema per abbattere le criticità anche se esistono anche eccellenze”. Bruno Volpe ---End text--- Author: bruno Volpe Heading: Highlight: Image:a pagina 5 -tit_org- Anelli: “Grave che tanti pugliesi rinuncino alle cure del SSN” Anelli: “Grave che tanti pugliesi rinuncino alle cure del SSN” -sec_org-
tp:writer§§ bruno Volpe
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title§§ Dal Pd eporediese un aiuto per "non rinunciare a curarsi"
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Estratto da pag. 3 di "RISVEGLIO POPOLARE" del 16 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-16T05:14:00+00:00
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tp:ocr§§ Dal Pd eporediese un aiuto per “non rinunciare a curarsi” IVREA – Se sempre più persone rinunciano a curarsi, per le lunghissime liste d’attesa, allora la sanità piemontese ha un problema. Lo dice il Pd che critica i messaggi rassicuranti della Regione (“Il rapporto Gimbe dice che, per la Sanità, il Piemonte è tra le Regioni più virtuose in Italia”. “Vero – è la replica –: ma dice pure che 1 piemontese su 10 rinuncia alle cure, scoraggiato”). “La salute non aspetta. Non rinunciare a curarti” è lo slogan con cui il Partito Democratico del Piemonte ha rilanciato la sua campagna per la riduzione dei tempi di attesa per visite ed esami, lunghissimi. E visto che anche per prestazioni basilari l’ordine di grandezza è di sei mesi, chi non può attendere, e se lo può permettere, si rivolge al privato. E chi non se lo può permettere, rinuncia. Esiste, in realtà, un “percorso di tutela” per ridurre i tempi e ricevere la prestazione in privato o in intramoenia senza ulteriori spese rispetto al normale ticket. Ma pochi lo sanno. Per questo il Pd ha attivato un’iniziativa per aiutare chi non è in grado o ha difficoltà ad accedere al percorso, e anche a Ivrea, negli scorsi sabati, ha accolto in sede persone interessate ad attivare la procedura. Il 4 ottobre al Circolo locale è intervenuto anche il consigliere regionale Alberto Avetta, che ha portato la sua conoscenza della situazione a livello piemontese. “La procedura del percorso di tutela – è stato denunciato – pare fatta apposta per scoraggiarne l’utilizzo, rendendola poco praticabile”. Per ovviare, almeno in parte, alla situazione, il Pd eporediese ha attrezzato la sede di un computer con stampante e scanner, e fatto frequentare un corso a tre volontari, per formarli sulle modalità di utilizzo del percorso di tutela. “Diverse persone sono venute da noi per essere aiutate ad attivare il percorso – ha detto il segretario Francesco Giglio –. 9 hanno richiesto assistenza per accedere al percorso di tutela; 11 hanno chiesto istruzioni su come utilizzare il percorso, per poi procedere personalmente; molte, infine, sono state le richieste di informazioni sulla procedura, che ci sono state rivolte sia in sede, sia telefonicamente”. Purtroppo si è dovuto constatare che molte richieste di accesso sono state respinte: si trattava di visite di controllo, non di primo accesso. “Ma ciò – dicono dal Pd – contrasta con la visione della medicina preventiva: intervenire prima dell’insorgere di problemi. In un caso addirittura la visita era relativa al decorso post operatorio di un problema cardiaco: non serve essere specialisti per capire che la situazione può presentare rischi alla salute, se il controllo non è tempestivo”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dal Pd eporediese un aiuto per “non rinunciare a curarsi” -sec_org-
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title§§ L ' allarme della Cisl «La sanità è malata servono riforme»
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Estratto da pag. 6 di "SICILIA CATANIA" del 16 Oct 2025
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tp:ocr§§ DOPO I REPORT AMBROSETTI E GIMBE L’allarme della Cisl «La sanità è malata servono riforme» PALERMO. I siciliani sono all’ultimo posto per condizioni di salute. A certificarlo il 20^ rapporto “Meridiano Sanita”, the European House Ambrosettì che con il report Fondazione Gimbe in questi giorni ha messo a nudo tutti i problemi della sanità siciliana. Problemi che fanno dire alla Cisl che «La sanità siciliana è malata come attestano le analisi pubblicate in questi giorni da autorevoli strutture di ricerca». Secondo l’analisi contenuta nel report, rispetto al periodo pre pandemia, la Sicilia «ha peggiorato le performance in termini di adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza, ovvero le prestazioni che le Regioni devono erogare gratuitamente o previo pagamento del ticket». E' quanto evidenzia in una nota la Cisl Sicilia. «I dati statistici confermano quanto da tempo noi sosteniamo, ovvero che non basta continuare ad agire con interventi e strumenti che di fatto sono metodi palliativi e soluzioni tampone, rispetto a una condizione che è estremamente critica», afferma il segretario generale della Cisl Sicilia, Leonardo La Piana, con il coordinamento della salute della confederazione regionale della Cisl, composto dalla Fnp Cisl, dalla Fp Cisl, dalla Cisl Medici e dalla Fisascat Cisl regionali. Per la Cisl, zla crisi della sanità regionale non inizia oggi e neanche ieri ma affonda le radici in decenni di scelte non corrette e azioni che sono rimaste incompiute». «Questa constatazione non può e non deve essere un alibi per continuare a inseguire le emergenze, mettendo toppe e agendo in modo estemporaneo - dichiarano La Piana e il coordinamento della salute della Cisl regionale - .Come abbiamo detto ormai troppe volte, nell’interesse esclusivo dei lavoratori e dei cittadini che meritano un servizio sanitario e socioassistenziale efficiente e in grado di dare risposte adeguate ai bisogni bisogna andare oltre gli scontri politici e ragionare insieme su un nuovo modello della sanità siciliana». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- L ’ allarme della Cisl «La sanità è malata servono riforme» -sec_org-
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§---§
title§§ Accogliere e finanziare la domanda di curarsi bene
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/16/2025101603077006757.PDF
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Estratto da pag. 4 di "T QUOTIDIANO" del 16 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-16T04:41:00+00:00
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tp:ocr§§ Accogliere e finanziare la domanda di curarsi bene Egregio direttore, secondo il rapporto della fondazione Gimbe (non ha fini di lucro, ha lo scopo di favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche con attività di ricerca, al fine di migliorare la salute delle persone e di contribuire alla sostenibilità di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico) si evince che la spesa sanitaria nel 2024 è stata di 185 miliardi, 137 da parte pubblica (il 74%) e 48 miliardi privati, di cui 42 pagati direttamente dalle famiglie e 6 da fondi sanitari assicurativi. Insomma, se nel 2024 un italiano su dieci ha rinunciato a curarsi, questo significa che quasi 6 milioni di persone non ricorrono più alle cure. Nel nostro paese come sempre abbiamo due Italie, infatti, solo 13 regioni rispettano i Lea (Livelli essenziali di assistenza). Secondo il rapporto della Fondazione Gimbe il Fsn (Fondo sanitario nazionale) negli ultimi 3 anni ha perso 13 miliardi. Sempre questa analisi ci dice che come numero di medici siamo al secondo posto in Europa che mancano sono gli infermieri. La ricerca della Fondazione Gimbe parla di una «lenta agonia» del Ssn (servizio sanitario nazionale) favorendo così il privato. Ormai siamo arrivati al punto che chi ha la possibilità si rivolge direttamente allo specialista per avere una visita a pagamento, quelli che non possono si rivolgono al Pronto soccorso, così facendo l’accettazione scoppia. Clamoroso, i fondi del Pnnr (piano nazionale di ripresa e resilienza) per la Salute non siamo riusciti a usarli. Ebbene, il nostro Fsn non viene finanziato in modo adeguato. Quando la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni dice che il governo ha aumentato le risorse finanziarie per la salute, e usa come metro i 125 miliardi del 2022 con i 136 del 2025 è vero in termini assoluti ma il presidente del Gimbe Nino Cartabellota afferma che, questa differenza è erosa dall’inflazione e dai costi energetici, anzi per avere una parità con il 2022 bisogna investire 152 miliardi. Il dato che va sottolineato è che, la percentuale del Pil (prodotto interno lordo) per il Ssn nel 2022 era al 6,4 per arrivare al 6% nel 2024-2025 per una riduzione effettiva di 5 miliardi di euro. Una questione importante sempre secondo il rapporto Gimbe è la fuga dal Ssn dei medici verso il privato e la mancanza in alcune specialità. Da tanto tempo i governi sia di destra che di sinistra promettevano che il Ssn andava finanziato maggiormente, che va difeso con tutte le forze, però finora nessuno si è impegnato per tornare ai livelli di una volta, nel 1978 il servizio pubblico cancellò le mutue e le disuguaglianze sanitarie. Giustamente come auspica la fondazione Gimbe è necessario un patto politico che vada oltre le ideologie e i partiti, attribuendo al Ssn un pilastro della democrazia, che sia uno strumento di coesione sociale e serva anche per lo sviluppo economico. Fa rabbia il caso dell’insegnante Maria Cristina Gallo mamma di due figli, morta a 56 anni perché la diagnosi di tumore le è stata consegnata dopo un anno quando non era più possibile intervenire, Nel frattempo veniamo a sapere che l’azienda sanitaria di Trapani, quella dove la professoressa si era rivolta ha 3000 referti fermi di cui circa 400 riguardano casi oncologici , insomma, da avvertire le persone immediatamente. Alla docente va dato il merito di aver denunciato il caso per prevenire altre situazioni simili. Al funerale della signora Maria Cristina Gallo una folla enorme, le cronache ci han fatto sapere che non c’era nessun esponente politico. Dobbiamo impegnarci affinché la domanda di essere curati bene sia accolta. Gualtiero Toniolo (Riva del Garda) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Accogliere e finanziare la domanda di curarsi bene -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Intervista a Marina Sereni - «Sanità pubblica in crisi, torna la politica dei tagli» = «Tregua fragile, Europa e Italia adesso battano un colpo»
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Estratto da pag. 2 di "UNITÀ" del 16 Oct 2025
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tp:ocr§§ «Sanità pubblica in crisi, torna la politica dei tagli» Marina Sereni «TREGUA FRAGILE, EUROPA E ITALIA ADESSO BATTANO UN COLPO» «Dopo due anni ?nalmente uno spiraglio. Ma non bisogna cedere al trionfalismo. La situazione in Cisgiordania e il ruolo dell’Anp sono nodi da non sottovalutare. Male che tra i prigionieri liberati non ci sia Barghouti» PARLA MARINA SERENI U. De Giovannangeli a pag. 2 M arina Sereni, responsabile Salute e Sanità nella Segreteria nazionale del Partito democratico, già Viceministra degli Esteri. Partiamo dal trionfo di Trump in Israele ed Egitto. È vera pace? Vedere gli ostaggi israeliani riabbracciare ?nalmente i loro cari, migliaia e migliaia di Palestinesi sorridere e festeggiare, seppure in mezzo a cumuli di macerie, apre certamente uno spiraglio di speranza dopo oltre due anni di morte, violenza, disperazione. Da mesi chiedevamo il cessate il fuoco nella Striscia e ora non possiamo che augurarci che la tregua regga. Sapendo che sul terreno ci sono ancora enormi problemi da risolvere, a partire dall’arrivo di aiuti suf?cienti a sostenere una popolazione civile stremata da anni di bombardamenti, mancanza di acqua pulita, cibo, ospedali, scuole, rifugi sicuri. Inoltre, siamo solo alla prima fase, perché l’accordo promosso da Trump insieme ai leader arabi e musulmani è molto più complesso e ambizioso e ha molti aspetti da chiarire. Dal punto di vista politico e diplomatico la situazione è ancora estremamente fragile. Per questo penso sia importante non abbandonarsi a facili trionfalismi e domandarsi invece cosa si può fare per costruire una pace vera. Vedo, oltre alla situazione a Ga2a, due punti da non sottovalutare... Quali? Il primo è la situazione in Cisgiordania, dove l’azione dei coloni violenti è sempre più la normalità e dove le condizioni di vita dei palestinesi peggiorano di giorno in giorno. La seconda questione riguarda il ruolo dell’ANP e le sue possibilità di riformarsi e riconquistare legittimità e credibilità agli occhi del popolo palestinese. Non è una buona notizia che tra i prigionieri politici palestinesi liberati non ci sia Marwan Barghouti, una ?gura di combattente che oggi potrebbe riuni?care politicamente le diverse fazioni palestinesi e diventare la leadership necessaria per avviare un nuovo processo di dialogo e di pace. Ecco, sono convinta che la mobilitazione per la pace in Medio Oriente – che ci sarà solo se si darà una risposta alle legittime aspettative del popolo palestinese di avere un Stato autonomo e indipendente a ?anco dello Stato di Israele – debba continuare, e credo che ora l’Europa e l’Italia debbano ?nalmente far sentire la propria voce. L’Europa degli Stati non è esistita in questo accordo. Mentre a pesare è stata l’Europa delle grandi mobilitazioni popolari, in particolare in Italia. Lo ha riconosciuto lo stesso Trump quando rivolto a Netanyahu ha detto: “Israele non può fare guerra al mondo, Bibi”. Sul Medio Oriente sono venuti al pettine i nodi di un’Europa divisa e perciò debole e ininfluente. Mentre sull’Ucraina l’UE è stata in grado di contenere le differenze al proprio interno e di approvare sanzioni nei confronti della Russia, non è riuscita a fare altrettanto nei confronti di Israele, che si è macchiata di tremendi crimini di guerra contro i civili, andando ben oltre la legittima reazione all’attacco terroristico del 7 ottobre. In assenza di un’azione comune a livello di UE, tuttavia, molti Stati europei – non l’Italia – hanno assunto iniziative importanti, a cominciare dal riconoscimento dello Stato di Palestina. Sappiamo che il governo Netanyahu non è favorevole alla prospettiva di “Due popoli, due Stati”, ma questa è l’unica strada che potrà garantire sicurezza ad Israele. Per questo non possiamo accontentarci della firma di ieri, dobbiamo continuare a lavorare per raccogliere quella grande spinta che è venuta dalla società civile, da tutti coloro che sono scesi in piazza in questi mesi per chiedere di fermare il massacro dei civili a Ga2a. Per essere stata parte di quel movimento, Elly Schlein è stata accusata
di essere una vetero paci?sta, una sinistrorsa. È così? Sono critiche lunari, assurde. Dove altro dovrebbe essere la Segretaria nazionale di un partito progressista, democratico e di centrosinistra, mentre nel mondo si combattono oltre cinquanta guerre e mentre in dispregio del diritto internazionale e dei diritti umani tornano prepotenti i nazionalismi, le spinte imperialiste, la legge del più forte? Domenica scorsa abbiamo marciato insieme nello storico tragitto tra Perugia e Assisi. Centinaia di migliaia di persone di tutte le età si sono unite in nome di valori comuni, solidarietà, umanità, giustizia, non violenza. Eravamo a casa, al nostro posto, i sorrisi e le parole delle persone che salutavano Elly lungo il cammino lo confermano. La politica ha il “ La mano La sanità pubblica profonda con Melo ripiomba politica d I 2,5 ml in più an sono del insuf?cie dovere di ascoltare quel popolo e tradurre le domande e le ansie che lo animano in azione, proposta. È quello che abbiamo cercato di fare in questi mesi e che continueremo a fare nel Parlamento italiano, nelle istituzioni europee, nei territori. vra? à è in crisi a, oni siamo ati nella dei tagli. d nunciati tutto nti In Toscana è stata una vittoria piena, con il PD molto sopra il 30%. Dopo le Marche e la Calabria abbiamo letto titoli che parlavano di umiliazione, di disfatta per Schlein e il Campo largo. Nessuno però ha sparato sentenze contro Meloni e la Destra quando il centrosinistra ha “conquistato” Genova e l’Umbria, né dopo il voto di domenica scorsa. Due pesi e due misure? A leggere i giornali dopo la vittoria in Toscana sembra che qualche commentatore non voglia riconoscere nemmeno in questo caso un merito al PD ” e alla leadership di Elly Schlein. Ma sono tutte polemiche che lasciano il tempo che trovano. Le elezioni regionali per quanto riguarda il PD hanno visto ovunque un lavoro condiviso tra gli organismi dirigenti nazionali e quelli dei territori interessati. Abbiamo creato le condizioni per un’alleanza ampia e inclusiva, fatta di forze politiche e di mondi civici, partendo sempre dai programmi e dalle scelte da compiere per il governo di quelle comunità: sanità, welfare, trasporti, imprese, ambiente, diritto allo studio. La collaborazione all’interno della coalizione nei territori aiuterà anche il lavoro che ci aspetta verso le prossime elezioni politiche. Programmi e alleanze dovrebbero essere tutt’uno. Invece? Invece deve essere così. Penso che, dopo questa tornata elettorale per le Regioni, la priorità per il PD e per la coalizione sia proprio quella di concentrarsi sul progetto per l’Italia, sulle proposte, sulle idee. In questi giorni il Governo Meloni si appresta a varare la terza manovra finanziaria. Le linee sin qui indicate sono del tutto inadeguate rispetto al quadro della situazione economica e sociale. L’Istat ha aggiornato da poco i dati sulla povertà: 5,9 milioni di persone vivono condizioni di povertà assoluta, soffrono anche il ceto medio e medio basso per la perdita del potere d’acquisto dei salari. Se a questo aggiungiamo la produzione industriale ferma da oltre 30 mesi e i dazi di Trump direi che, come opposizione, abbiamo abbastanza materiale su cui lavorare. Vedo tre grandi capitoli su cui insistere con le nostre proposte: la domanda interna, cioè il potere d’acquisto di salari e pensioni, il recupero del fiscal drag, il salario minimo; le misure per la crescita, cioè le politiche industriali per accompagnare le transizioni ecologica e digitale, il costo dell’energia; i servizi pubblici e i beni essenziali, cioè la sanità pubblica, l’istruzione pubblica, i trasporti, la casa. Siamo alla vigilia della manovra ?nanziaria e la crisi della sanità pubblica non si allevia. Lei che nella Segreteria nazionale del PD è responsabile Salute, come la vede? I dati del Rapporto Gimbe 2025 sono eloquenti e non opinabili, come vorrebbero alcuni. Ci parlano di una crisi seria e profonda del SSN che rischia di diventare irreversibile se non si interviene. Quattro sono per noi i punti prioritari. Al primo posto le risorse. Con il G
overno Meloni – dopo lo sforzo straordinario compiuto con il Ministro Speranza nella fase della pandemia – siamo precipitati di nuovo nella politica dei tagli. I 2.5 mld aggiuntivi annunciati dal Governo sono del tutto insuf?cienti per fare ciò che serve: portare il ?nanziamento pubblico alla sanità almeno intorno al 7% del Pil, media europea e OCSE. Non accettiamo come risposta la scarsità delle risorse disponibili. È la politica che sceglie le priorità, la sanità non è meno importante del comparto difesa. Noi faremo anche quest’anno le nostre proposte, anche attraverso il coinvolgimento delle Regioni. Il secondo tema cruciale riguarda il personale: chiediamo rinnovi contrattuali e retribuzioni degne, un piano straordinario per le assunzioni, un impegno per valorizzare tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie. Il terzo nodo: la bussola per il futuro SSN deve essere la medicina di prossimità, seguendo la rotta tracciata dal PNRR, di cui non possiamo perdere nemmeno 1 €, e dal Decreto 77. Non basta un’attuazione burocratica, serve una piccola grande rivoluzione che metta al centro i territori, la partecipazione della comunità, la prevenzione, l’integrazione tra professionalità diverse e tra sociale e sanitario. In?ne: i divari territoriali producono intollerabili disuguaglianze. Apriamo una ri?essione complessiva su come rendere più ef?cace il rapporto Governo/Regioni, ma intanto fermiamo l’autonomia differenziata in sanità. L’esigibilità di un diritto fondamentale non può dipendere dal luogo di residenza. ---End text--- Author: U. De Giovannangeli Heading: Marina Sereni PARLA MARINA SERENI Highlight: “ La manovra? La sanità pubblica è in crisi profonda, con Meloni siamo ripiombati nella politica dei tagli. I 2,5 mld in più annunciati sono del tutto insuf?cienti Image:Marina Sereni -tit_org- Intervista a Marina Sereni - «Sanità pubblica in crisi, torna la politica dei tagli» «Tregua fragile, Europa e Italia adesso battano un colpo» -sec_org-
tp:writer§§ U. De Giovannangeli
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§---§
title§§ A processo cinque medici per bimbo morto in ospedale
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Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 16 Oct 2025
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tp:ocr§§ A processo cinque medici per bimbo morto in ospedale l gup di Roma ha disposto il processo per cinque medici dell'ospedale Bambino Gesù accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di un bimbo di due anni, Giacomo Saccomanno, deceduto il 3 gennaio del 2019 e a cui, secondo l’accusa, era stato impiantato in modo errato un pacemaker. Il pubblico ministero aveva chiesto il non luogo a procedere o una perizia. L’avvocato Gaetano Scalise, difensore dei medici, parla di «decisione incomprensibile». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- A processo cinque medici per bimbo morto in ospedale -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ IA alleata della vita non riduciamo persone a dati casi da processare»
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Estratto da pag. 16 di "AVVENIRE" del 16 Oct 2025
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tp:ocr§§ La IA alleata della vita «se non riduciamo le persone a dati e casi da processare» LA “LECTIO” DI PAROLIN ALL’ISS Roma L’ intelligenza artificiale come strumento al servizio dell’uomo e del bene comune. La platea all’Istituto superiore di sanità davanti alla quale il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, pronuncia la sua lectio magistralis “Etica dell’intelligenza artificiale” è quella delle grandi occasioni. Esponenti politici, vertici della sanità, ricercatori. Anche l’argomento è «delicato», visto che l’IA già di per sé è «una delle più grandi sfide tecnologiche e soprattutto antropologiche del nostro tempo, una sfida che ci interpella non solo come scienziati, politici o imprenditori, ma prima di tutto come esseri umani, custodi di una dignità intrinseca che nessuna macchina potrà mai replicare o sostituire». Una sfida che, se applicata all’ambito della cura della persona, è ancora più fondamentale affrontare con attenzione. Ecco perché la preghiera del cardinale Parolin è che «il rapido sviluppo di forme di intelligenza artificiale non accresca le troppe disuguaglianze e ingiustizie già presenti nel mondo, ma contribuisca a porre fine a guerre e conflitti e ad alleviare molte forme di sofferenza che affliggono la famiglia umana». Come nel corso della rivoluzione industriale, infatti – ricorda citando la Rerum novarum di Leone XIII–, c’era il rischio di ridurre l’uomo a forza muscolare, da lavoro, « oggi il rischio è ridurlo a un insieme di dati da processare, a un profilo da analizzare, a un caso statistico da cui trarre conclusioni probabilistiche. La tentazione è quella di trattare le persone come cose per guadagno». La grande lezione della Rerum novarum, prosegue, «è che il fine ultimo di ogni progresso, di ogni sistema economico e di ogni tecnologia deve essere la persona umana nella sua interezza e nella sua sacralità». Un discorso che vale ancor più quando l’IA viene applicata in medicina, grazie alla quale si aprono «enormi possibilità», per la facoltà di fare diagnosi personalizzate, per la possibilità di analizzare una L’Istituto superiore mole di dati in poco tempo, come di sanità raccoglie pure strumenti l’appello del per ottimizzare la segretario di Stato gestione delle rivaticano a investire sorse ospedaliere. «Ed è questa pronella formazione prio l'intelligenza etica. E lancia un artificiale che vonuovo Centro su gliamo – la sottotecnologie e salute lineatura del segretario di Stato vaticano –, uno strumento potente al servizio della vita, un alleato dell'uomo nella lotta contro la malattia e la sofferenza». Accanto a queste luci, però ci sono delle ombre, pericoli che richiedono «un discernimento etico rigoroso». Il primo, il più grande rischio, secondo Parolin, «è la disumanizzazione della cura, una disgregazione dell'atto medico, un'unica composizione esistenziale tra medico e paziente in una serie di calcoli e processi tecnici. La relazione medica è un'alleanza terapeutica, un patto di fiducia tra due persone, il medico con la sua scienza e la sua coscienza e il paziente con la sua fragilità e la sua speranza. Un algoritmo può fornire una diagnosi, ma non può offrire una parola di conforto». Perciò occorre lottare perché «la tecnologia rimanga un supporto al medico e non un sostituto della sua umanità». Anche perché altrimenti, conclude il segretario di Stato vaticano, «il rischio è che si sviluppino sistemi che sulla base di calcoli, costi-benefici suggeriscano di sospendere le cure, negare un trattamento, considerare una vita non degna di essere vissuta». Quindi per il segretario di Stato, per affrontare al meglio questa sfida «è necessario investire anche e soprattutto nella formazione etica di chi progetta» l’IA. Un tema che verrà affrontato anche nel nuovo Centro nazionale intelligenza artificiale e tecnologie innovative per la salute (Iatis) dell'Iss, la cui nascita è stata annunciata ieri con l’obiettivo di costruire un ecosistema in cui l'innovazione medica e sanitaria sia intesa non solo come progresso tecnico ma anche come strumento di equità, sostenib
ilità e partecipazione. Il centro – spiega Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto – ha lo scopo di «elaborare principi e raccomandazioni utili per orientare verso un uso giusto, trasparente e sicuro dell’IA, nel solco della riflessione maturata dall’Iss nel corso degli anni con la propria Unità di Bioetica e con la più recente istituzione del Gruppo di lavoro, aperto anche al contributo della Chiesa». ---End text--- Author: ALESSIA GUERRIERI Heading: LA “LECTIO” DI PAROLIN ALL’ISS Highlight: L’Istituto superiore di sanità raccoglie l’appello del segretario di Stato vaticano a investire nella formazione etica. E lancia un nuovo Centro su tecnologie e salute Image: -tit_org- IA alleata della vita non riduciamo persone a dati casi da processare» -sec_org-
tp:writer§§ Alessia Guerrieri
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§---§
title§§ Prima lo staff, poi la sanità Altri consulenti per Schillaci
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/16/2025101603119907042.PDF
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Estratto da pag. 6 di "DOMANI" del 16 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-16T04:58:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ AL DICASTERO 830MILA EURO PER NUOVI CONSIGLIERI Prima lo staffa poi la sanità Altri consulenti per Schillac In attesa dei fondi in manovra, va avanti la riforma del regoiamentoal ministero della Salul II testo del provvedimento è ora ¡n esame alla Camera: si passa da 120 a 150 collaboratori STEFANO IANNACCONE ROMA Una certezza, prima della manovra. è arrivata per la sanità italiana. Non sono le assunzioni di medici o infermieri, ne il potenziamento delle strutture sanitarie sui territori più difficili. Modificando il regolamento interno del dicastero, al ministero della Salute di Grazio Schillaci, stanno per essere messi a disposizione ulteriori fondi per gli staff. E ora potrà insediarsi anche unviceministro. Il contingente degli uffici di diretta collaborazione porrà crescere di 10 unità da 120 si arriverà a 130 collaboratori. Un'ulteriore pattuglia di consulenti, che si somma alla pletora già prevista, con una spesa coperta dallo stanziamento di 830mila euro all'anno, previsto da un emendamento di Fratelli d'Italia al decreto sulla Pubblica amministrazione approvato nella scorsa primaveraPrima lo staff II percorso è all'ultimo miglio. Certo, la nomina di Marcello Gemmato, l'attuale sottosegretario alla Salute (dato come grande favorito nel ruolo di vice Schillaci), è finita nel congelatore. E il diretto interessato hasmenatodi essere candidato al ruolo. Ma la riorganizzazione intema procede spedita. Un paradosso, visto che i fondi per la sanità nella legge di Bilancio sono ancora in fase di definizione. I 2,4 miliardi di euro aggiuntivi dovrebbero essere inseriti nel provvedimento che sarà portato — salvo ulteriori slittamenti — nel Consiglio dei ministri di domani. Ma c'è il dubbio su un'eventuale taglio degli investimenti per il biennio 2027-2028. Al ministero, comunque, a breve ci sarà un motivo per festeggiare. La modifica del regolamento è stata portato in commissione Bilancio della Camera per ottenere il definitivo via libera. Il parere, nella seduta di ieri, è stato rimandato. Si tratta, tuttavia di una questione tecnica e di intrecci di calendan: se ne parlerà la prossima settimana. Perché l'operazione è stata condotta già in maniera abbastanza spericolata. Il Consiglio di stato ha manifestato più di qualche perplessità sul modus operandi, lasciando agli atri di Montecitorio un parere molto severo su alcuni punti della riorganizzazione intema al ministero della Salute. L'iter, secondo i giudici di palazzo Spada, sarebbe stato caratterizzato da un approccio un po' troppo disinvolto da parte del ministero della Pubblica amministrazione, guidato da Paolo Zangrillo, e dal ministero dell'Economia di Giancarlo Giorgetti, dicasteri chiamati a "concertare" la modifica del regolamento che consentirà un potenziamento degli staff per Schillaci. Nella relazione del Consiglio di stato viene sollevata «la dubbia adeguatezza del prescritto apporto delle citate amministrazioni concertanti reso in forma inargomentata e priva, anche sotto U profilo formale, di traccia evidenziale di una valutazione specifica e contestualizzata». Al di là del linguaggio giuridico, il via libera è maturato senza una vera valurazione da parte dei ministeri di Zangrillo e Giorgetti. Disinteresse Mef In particolare l'apporto del ministero dell'Economia non ha convinto il Consiglio di stato. L'approvazione del Mef, secondo la documentazione fornita, è arrivata con una nota della Ragioneria generale dello stato. La sezione della giustizia amministrativa chehaesaminatoil dossier, «non può esimersi dal rilevarne l'inadeguatezza quale apporto codecisionaie» del Mef L'elenco di manchevolezze procedurali è lungo. Prima di tutto, rileva- no giudici, la comunicazione «non è firmata dal capo di gabinetto (ne dal capo ufficio legislativo) su delega (ma nemmeno d'ordine) dell'autorità politica (il ministro Giorgetti, çþ")». E ancora; la nota della Ragioneria «risulta diretta alle strutture internedel ministero dell'Economia e delle finanze» e ha «dunque mera rilevanza intema, non assumendo la forma di atto avent
e rilevanza estema». Si tratta di qualcosa utile negli uffici di via XX Settembre, è il ragionamento portato avanti dal Consiglio di stato. A chiudere il cerchio c'è ii fatto che ü documento «fa riferimento al recepimento di osservazioni formulate con una nota precedente della ra gioneria generale, di cui non v'è contezza agli atti trasmessi». c'è poi ü tema delle relazioni sindacali die non sono state ampiamente soddisfatte, secondo i giudici amministrativi. «Il preambolo dello schema di regolamento oggetto di esame richiama l'avvenuta "informativa" delle organizzazioni sindacali con comunicazioni del 3 luglio 2025, allegando a tal riguardo la mail di inoltro del testo a cura dell'ufficio relazioni sindacali, senza tuttavia fornire elementi di dettaglio nelle relazioni a corredo». Manca insomma un passaggio formale per attestare l'intesa con i sindacati. Poco ma le, comunque, l'atto del governo è confezionato. Per regalare un'aggiunta di collaboratori al ministero della Salute. -tit_org- Prima lo staff, poi la sanità Altri consulenti per Schillaci -sec_org-
tp:writer§§ Stefano Iannaccone
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/16/2025101603119907042.PDF
§---§
title§§ La zarina di Schillaci
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/16/2025101603119207039.PDF
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Estratto da pag. 9 di "FOGLIO" del 16 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-16T04:58:00+00:00
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tp:ocr§§ La zarina di Schillaci Campitiello, moglie del “fratello” Cirielli, è la first lady alla Salute. “Al ministero comanda lei” Roma. Che al ministero comandi lei? “Vi prego, non ci fate fare polemica con la dottoressa Campitiello”. Suona all’incirca così la risposta scorata in Lungotevere Ripa. E cioè al ministero della Salute presieduto da Orazio Schillaci che lunedì ha confuso il rettore e medico dello sport Attilio Parisi con il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi. Il quale si è ritrovato, dal nulla, alla presidenza della commissione antidoping. “Se c’entra lei? Non ci fate fare polemica con la dottoressa”, dicono i più vicini al ministro che in molti, in maggioranza e opposizione, giudicano già commissariato. O addirittura, tallonato. Oltre all’aumento degli uffici di diretta collaborazione, oltre al repulisti di tutti i tecnici e funzionari dei governi precedenti, oltre (ancora) al sottosegretario e farmacista in quota FdI Marcello Gemmato, al seguito di Schillaci ci sarebbe infatti il capo dipartimento della Prevenzione Maria Rosaria Campitiello. Che se non è tesserata Fratelli d’Italia, col partito vanta comunque un grado di parentela non trascurabile. Ginecologa di tutto rispetto, Maria Rosaria detta Mara è altresì moglie del generale Edmondo Cirielli, ora candidato in Campania per Giorgia Meloni. “E’ la generalessa di Orazio, e al ministero comanda lei”, è il refrain quando si parla di Sanità. Lei che ha tirato fuori e aggiornato il piano pandemico e che, dopo una fulminea carriera, pare non si accontenti più della nomina al dipartimento. Sicché in una tale commedia degli equivoci che mischia nomi, cognomi, mariti e mogli, il sospetto è che dietro l’ultima gaffe ci sia qualcun altro. Campitiello? “Per favore, non la nominate. Se no chiudiamo la telefonata”, rispondono al ministero. D’altra parte – volendo percorrere la china dei qui pro quo – la Salute, in Italia, non è affatto in salute. Anzi. Intorno a Schillaci, è tutta una lotta tra Fratelli. Tra Marcello e Mara, si sa, mossi da ambizioni soverchie. Una lotta intestina, quella tra Gemmato che vorrebbe fare il ministro e Campitiello il viceministro, rispetto alla quale Schillaci funge da parafulmine. Il sospetto, quindi, è che (anche) in questo caso qualcuno abbia voluto fare lo sgambetto al titolare per prendersi il posto. O onor del vero, non è detto – visto il settore “antidoping” – che a c’entrare sia il dipartimento della Prevenzione. In commissione Sanità, al Senato, ipotizzano piuttosto un pastrocchio del capo di gabinetto. Ma di certo c’è che l’eco mediatica soffia in poppa ai Fratelli e ai danni del tecnico Schillaci, sempre più isolato. E soprattutto soffia in poppa alla signora Cirielli che, dall’Asl di Salerno a Roma, vuole risalire il Lungotevere e scalare. E magari, nel frattempo, diventare first lady in Campania. Campitiello auspica così le dimissioni del ministro. Già quest’estate lo sgambetto fu intravisto nel caso delle nomine al Nitag (il gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni, di competenza, quello sì, del dipartimento della Prevenzione). Schillaci aveva inserito (a sua insaputa?) i due medici nì-vax, Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle. Nomi poi depennati, insieme a tutti i componenti del gruppo tecnico, per via delle polemiche pro e anti vaccini. Il polverone fu denso. Le dimissioni, vicine. E in quel caso – spiegano alla Salute – delle due l’una: o Campitiello non aveva controllato oppure, chissà, non aveva voluto controllare. Agevolando così l’inciampo... Ed ecco, non si sa se la signora Cirielli diventerà first lady a Napoli. Di certo, però, è già zarina in Lungotevere Ripa. Ginevra Leganza ---End text--- Author: Ginevra Leganza Heading: Highlight: Image: -tit_org- La zarina di Schillaci -sec_org-
tp:writer§§ Ginevra Leganza
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title§§ I conti che non tornano sulla Sanità
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Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 16 Oct 2025
Il caso Parisi va in prima pagina, la spesa impazzita no. Dati e rimedi
pubDate§§ 2025-10-16T04:58:00+00:00
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tp:ocr§§ I conti che non tornano sulla Sanità Il caso Parisi va in prima pagina, la spesa impazzita no. Dati e rimedi I l Quaderno 2025 della Corte dei conti conferma che nel settore dei dispositivi medici, mentre la spesa pubblica continua a crescere in modo strutturale, il meccanismo del payback – concepito per contenerla –si è rivelato inefficace e controproducente. Nel 2024 la spesa ha raggiunto il record di 8,3 miliardi di euro, con un aumento del 6,3 per cento rispetto all’anno precedente. L’incidenza sul Fondo sanitario regionale è ormai al 6,3 per cento, ben al di sopra del tetto fissato al 4,4 per cento. Questo trend ascendente coinvolge tutte le regioni, con picchi particolarmente significativi al sud, dove la Campania registra un +15,9 per cento, e al nord, con il Friuli Venezia Giulia che segna un +13,1 per cento. E il payback non funziona. Tra il 2019 e il 2024 lo sforamento cumulato ha raggiunto i 10,5 miliardi, ma l’applicazione del meccanismo ha generato un contenzioso massiccio che ha costretto il governo a continui interventi correttivi. L’ultimo, nell’agosto 2025, ha consentito alle aziende di pagare solo il 25 per cento degli importi originari, con lo stato che dovrà coprire 360 milioni di euro attraverso un fondo straordinario. La situazione evidenzia due fallimenti: un tetto di spesa anacronistico e incapace di rappresentare i reali fabbisogni sanitari, determinati dall’innovazione tecnologica, dall’invecchiamento della popolazione e dalle conseguenze della pandemia; un meccanismo di contenimento che, invece di razionalizzare la spesa, crea incertezza normativa e mette a rischio la sostenibilità delle imprese fornitrici. Serve un nuovo equilibrio che superi la logica emergenziale: da una parte una revisione realistica dei tetti di spesa, calcolata sui bisogni sanitari effettivi della popolazione; dall’altra un sistema di contenimento che coniughi la razionalizzazione della spesa con la necessità di non soffocare un settore strategico per la salute dei cittadini. La strada dei rinvii e degli aggiustamenti tampone non è più percorribile senza compromettere la tenuta dei conti pubblici e l’innovazione terapeutica. Una volta conclusa la polemica sul Parisi sbagliato, forse varrebbe la pena ripartire da qui. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- I conti che non tornano sulla Sanità -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ L ' emergenza consultori pochi e sempre più poveri
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Estratto da pag. 8 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 16 Oct 2025
In Italia in dieci anni chiuse 258 strutture: finanziamenti insufficienti
pubDate§§ 2025-10-16T04:58:00+00:00
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tp:ocr§§ L’emergenza consultori pochi e sempre più poveri In Italia in dieci anni chiuse 258 strutture: finanziamenti insufficienti l ll 29 luglio 1975 entrava in vigore la legge n.405. Con essa, l’Italia istituiva i consultori familiari, collocandoli tra i servizi pubblici a più alta densità di senso civile e sociale. Cinquanta anni dopo i consultori familiari, pilastri cruciali per il benessere di donne e adolescenti, non vivono una stagione facile. Il loro declino, anzi, è inesorabile al Nord come al Sud. Nel nostro Paese, infatti, queste strutture spesso invisibili, sotto finanziate e depotenziate, non riescono più a essere il volto prossimo dello Stato che accoglie e accompagna. Ci sono troppo pochi UIL Ivana Vero consultori familiari rispetto ai bisogni della popolazione: 1 consultorio ogni 35.000 abitanti sebbene siano raccomandati nel numero di 1 ogni 20.000. Nel 2023, in Italia, risultavano attivi 2.140 consultori, ossia 1 ogni 27.569 abitanti: un rapporto decisamente al di sotto dello standard di legge di 1 consultorio ogni 20mila abitanti. Pertanto, ci sono 810 UIL Santo Bion consultori in meno (pari a -27,5%) rispetto ai 2.950 necessari. Nonostante ciò, dal 2014 al 2023, sono state chiuse ben 258 strutture, 21 solo nel 2023. Per quelle che resistono, poi, ci sono poche risorse. Eppure, non c’è altro luogo pubblico così cruciale nel presidiare la libertà e la salute delle persone nei momenti di trasformazione o di difficoltà. A lanciare l’allarme è l’indagine della Uil sulla capillarità del sistema dei consultori e sulle risorse a loro disposizione, che ha preso in esame i dati del Ministero della Salute (Annuario statistico del Servizio sanitario nazionale), dell’Istat e dei Rendiconti consuntivi 2023 di 92 Aziende sanitarie locali (Asl), su un totale di 103. In particolare, per quest’ultimi è stata considerata la spesa di quel 51% del Fondo del servizio sanitario nazionale destinato all’assistenza distrettuale che comprende, appunto, il funzionamento dei consultori (il restante 44% viene destinato all’assistenza ospedaliera e il 5% alla prevenzione collettiva e alla sanità pubblica). A livello regionale, al 31 dicembre 2023, il rapporto ese minimo tra numero di strutture e abitanti era garantito soltanto in 5 Regioni (Val d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Umbria, Basilicata). Nello specifico, i rapporti più alti, e quindi più sfavorevoli, tra numero di consultori e popolazione sono stati registrati in Campania (1 consultorio ogni 47.538 abitanti) in Lombardia (1 consultorio ogni o 43.566 abitanti) in Molise (1 consultorio ogni 41.519 abitanti), nel Lazio (1 consultorio ogni 38.137 abitanti) e in Friuli-Venezia Giulia (con 1 consultorio ogni 35.125 abitanti). Sempre a livello regionale, dal 2014, sono stati chiusi più consultori in valori assoluti (dunque senza considerare il rapporto con la popolazione), in Toscana (67 consultori); in Veneto (64); in Campania (39); in Piemonte (36); in Liguria e nel Lazio (30). Il ginecologo, l’ostetrica, lo psicologo e l’assistente sociale sono le figure professionali più rappresentate nei consultori dove, per il 98%, si lavora nell’ambito della salute della donna. Più del 75% si occupano di sessualità, contraccezione, percorso Ivg (interruzione volontaria di gravidanza), salute preconcezionale, percorso nascita, malattie sessualmente trasmissibili, screening oncologici e menopausa e postmenopausa. L’81% dei consultori (1226, di cui 504 al Nord, 224 al Centro e 498 al Sud) offrono servizi nell’area coppia, famiglia e giovani e gli argomenti più trattati sono la contraccezione, la sessualità e la salute riproduttiva, le infezioni/malattie sessualmente trasmissibili e il disagio relazionale. «I dati della nostra indagine - commentano Ivana Veronese e Santo Biondo, segretari confederali della Uil - raccontano con chiarezza che il nostro sistema dei consultori è sottodimensionato, sotto-finanziato e, troppo spesso, lasciato solo». Infatti, non solo le strutture mancano o vengono chiuse, ma per quelle che resistono ci sono poche risorse. Infatti, le Aziende
sanitarie locali destinano ai consultori, in media, solo l’1% del budget assegnato all’assistenza distrettuale (poco più di 641 milioni di euro) con significative differenze territoriali. «Fin dalla loro istituzione, i consultori familiari sono stati uno snodo essenziale del welfare pubblico, non solo per la salute della donna e la sua autodeterminazione hanno sottolineato Biondo e Veronese - ma per l’intero sistema di prossimità. Depotenziarli significa indebolire la sanità pubblica e mettere a rischio i diritti fondamentali delle persone. Serve uno Stato sociale più efficiente, di cui i consultori siano parte integrante, per assicurare la presa in carico multidimensionale dei bisogni delle persone e delle famiglie». ---End text--- Author: GIANPAOLO BALSAMO Heading: Highlight: SITUAZIONE PREOCCUPANTE In Italia risultano attivi 2.140 centri ogni 27.569 abitanti: un rapporto al di sotto dello standard di legge I COMPITI Per il 98%, si lavora nell’ambito della salute della donna. Più del 75% si occupano di sessualità, contraccezione e percorso Ivg Image:UIL Ivana Veronese UIL Santo Biondo -tit_org- L ’ emergenza consultori pochi e sempre più poveri -sec_org-
tp:writer§§ GIANPAOLO BALSAMO
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title§§ Educazione alle relazioni e accesso alla salute psicologica
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Estratto da pag. 17 di "MANIFESTO" del 16 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-16T04:58:00+00:00
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tp:ocr§§ «UNA FIRMA CHE VALE UNA VITA», LA NUOVA CAMPAGNA COOP CON «DIRITTO A STARE BENE» Educazione alle relazioni e accesso alla salute psicologica II «Una firma che vale una vita» è l’iniziativa che sancisce l’incontro tra la campagna Coop «Dire Fare Amare» avviata all’inizio di quest'anno (a favore dell’obbligatorietà dell’educazione affettiva nella scuola) e «Diritto a Stare Bene» (la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del servizio nazionale pubblico di psicologia, obbligatorio e permanente). Sulla scia di questa alleanza, l’8 ottobre è stata inaugurata a Firenze la campagna Una firma che vale una vita, appunto raccogliendo firme con i presidi nei punti vendita Coop in 23 luoghi, tra grandi città e capoluoghi di provincia. DOPO FIRENZE, domani si potrà firmare a Roma proseguendo con Torino, Cuneo, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Perugia, Genova, Milano e Brescia. Se nei punti vendita Coop la possibilità è quella del cartaceo, si segnala che si può firmare anche digitalmente (https://firmereferendum.giustizia.it). Da dove nasce l’idea di unire l’impegno di Coop per il sociale, da sempre in ascolto di fenomeni quali la violenza maschile contro le donne, e «Diritto a stare bene», formazione sorta a luglio del 2025 per la salute dei luoghi nei quali viviamo insieme, a cominciare dalla scuola? Se n’è parlato pubblicamente a Roma il 10 ottobre durante un panel nell’ambito della prima edizione di manifestival, alla presenza di Maura Latini (presidente Coop), Francesco Maesano (giornalista del tg1 e parte del coordinamento di Diritto a stare bene) e Elisabetta Camussi (docente di psicologia sociale alla Bicocca di Milano e parte del comitato Diritto a stare bene), con la moderazione di Alessandra Pigliaru (il manifesto). «Diffondere una cultura contro la violenza di genere e agire in forma preventiva è fondamentale», ha ricordato Maura Latini. «Gli episodi di cronaca ci mettono di fronte a situazioni di disagio sempre più frequenti di fronte alle quali non si può rimanere inerti». UN CONNUBIO che è dunque responsabilità collettiva: «Bisogna obbligatoriamente iniziare dalla scuola», ha specificato Francesco Maesano. «Per questo insieme a Coop vogliamo che si finanzi in modo adeguato l’educazione alle relazioni fatta dagli psicologi, che non è solo insegnamento ma è intervento, prevenzione, lavoro con le classi nelle quali studiano e vivono i bambini e i ragazzi». L’anello di congiunzione tra Coop e «Diritto a stare bene» è Elisabetta Camussi che ritiene la psicologia, nell’ambito di questo progetto, sia «strumento indispensabile di prevenzione del bullismo, della violenza di genere, delle discriminazioni, oltre che una modalità di intervento necessaria per le situazioni già critiche». Si tratta insomma di arrivare nelle scuole e nelle università, sul posto di lavoro, in ospedale, in ambito sportivo e in contesti di fragilità. «L’educazione alle relazioni riguarda infatti i rapporti con i pari», prosegue Camussi. «Riguarda le relazioni tra partner, l’informazione sessuale. Riempie dunque uno spazio strategico, attualmente vuoto o colmato da contenuti reperiti autonomamente on line». ---End text--- Author: PIETRO REBUSI Heading: Highlight: Da Firenze a Roma e Perugia, oltre 20 le città coinvolte per la raccolta delle adesioni Image:«Una firma che vale una vita» -tit_org- Educazione alle relazioni e accesso alla salute psicologica -sec_org-
tp:writer§§ PIETRO REBUSI
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title§§ Le chiavi sono prevenzione e collaborazione con il territorio
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Estratto da pag. 19 di "SOLE 24 ORE" del 16 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-16T04:57:00+00:00
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tp:ocr§§ Le chiavi sono prevenzione e collaborazione con il territorio Sanità e società/2 Giorgio Vittadini L a tutela della salute, sancita dall’articolo 32, è l’unico diritto espressamente qualificato come fondamentale della Costituzione italiana. Ma basta analizzare l’attuale situazione del sistema sanitario, per rendersi conto che onorare il dettato costituzionale oggi significa promuovere una nuova visione e una nuova organizzazione. Lo Stato che interviene con la sua offerta di assistenza al cittadino ammalato, oggi si trova di fronte a una realtà del Paese completamente diversa rispetto a quando fu scritta la Costituzione e al 1978 quando fu varato il Sistema sanitario nazionale. Il cosiddetto “inverno demografico” e un generale invecchiamento della popolazione, che ricorre più frequentemente alle cure, in un quadro economico dove cresce il debito pubblico, già da adesso, sta mettendo lo Stato nelle condizioni di rispondere in modo non adeguato al problema dell’assistenza sanitaria di tutti gli italiani. Una situazione del genere non è grave solo per il benessere dei singoli individui, ma anche per la tenuta e la coesione sociale, e per lo sviluppo economico del Paese. Da tempo in Italia si discute di una riforma della sanità, per continuare a garantirne la sostenibilità, migliorare la sua efficacia e renderlo meno iniquo e più universale. Uno dei criteri fondamentali di una riforma dovrebbe essere la presa in carica del paziente, cioè un’assistenza continuativa e integrata che organizzi e coordini tutti i servizi sanitari, ad esempio, superando la frammentazione tra medicina di base e ospedalizzazione e l’approccio basato sull’offerta dei servizi anziché sul percorso di cura. L’esperienza della pandemia ha insegnato in modo irreversibile che il problema della salute pubblica può essere affrontato solo con il rafforzamento della rete territoriale. Per comprendere l’importanza di una presa in carico organica del paziente occorre guardare l’efficacia della prevenzione che ne deriverebbe. Esistono a questo riguardo numerosi studi. Uno di questi, curato da Francesco Mosconi, della Cà Foscari University e Brumel University di Londra ed Elisa Tosetti, dell’Università di Padova, documenta che un aumento del 10% nella spesa farmaceutica e più esami di laboratorio e ambulatoriali, nei 12 mesi antecedenti il ricovero, si traduce in una riduzione della mortalità ospedaliera per infarto dal 2,7 al 3 per cento. In cifre più chiare: una gestione di visite preventive corrette potrebbe ridurre i decessi di 2500 ogni anno su una media di 82.900 ricoverati per infarto (lo studio considera l’arco temporale tra il 2007 e il 2022). La prevenzione diventa così un investimento più che efficace per la salute pubblica, in grado anche di ridurre l’onere economico. Un’altra ricerca di estremo interesse per comprendere l’importanza di un approccio globale di presa in carico del paziente è quella curata da Paolo Berta e Sara Muzzi, dell’Università di Milano Bicocca, che hanno definito un nuovo paradigma nello studio dell’invecchiamento per capire che cosa accade agli anziani dopo un ricovero in fase di dimissione ospedaliera. Lo studio si situa all’interno del progetto Pnrr Age-ing e mostra che per garantire un’adeguata continuità delle cure sarebbe necessaria una pianificazione efficace della dimissione del paziente. Infatti, i pazienti dimessi e mandati direttamente a domicilio lasciano l’ospedale più rapidamente (8 giorni) di chi segue percorsi alternativi di dimissioni, che tende a rimanere in media 10 giorni, a causa della complessità organizzativa. In altre parole, l’efficienza ospedaliera peggiora quando la dimissione non è fatta verso il domicilio. Tali differenze persistono anche dopo aver confrontato pazienti con le stesse caratteristiche, confermando che non si tratta di casi estremi, ma di un problema strutturale. Anche in questo caso un rafforzamento della collaborazione tra ospedali e servizi territoriali di tipo sanitario, ma anche sociale, può portare a soluzioni ottimali perché permette una migliore cura delle
persone che poi sono il vero “cuore del problema” di una sanità pubblica universale. I due esempi mostrati indicano in generale quanto la prevenzione e collaborazione tra ospedali e entità territoriali diventeranno una strada obbligata. Presidente Fondazione per la Sussidiarietà © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giorgio Vittadini Heading: Highlight: Image: -tit_org- Le chiavi sono prevenzione e collaborazione con il territorio -sec_org-
tp:writer§§ Giorgio Vittadini
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§---§
title§§ Contratto medici, tutele su aggressioni e ferie
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/16/2025101603101007029.PDF
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Estratto da pag. 12 di "SOLE 24 ORE" del 16 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-16T04:58:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Contratto medici, tutele su aggressioni e ferie Pubblico impiego Presentata la bozza per il 2022/24, con aumenti medi da 406 euro al mese ROMA Nei casi di aggressioni subite dai medici, le aziende sanitarie dovranno «assumere ogni onere di difesa per tutti i gradi del giudizio, inclusi gli oneri relativi ai consulenti tecnici e alle fasi preliminari», e garantire l’assistenza da parte di un legale, che potrà essere scelto dal diretto interessato. La struttura potrà prevedere la costituzione di parte civile, il supporto psicologico e «la copertura del rischio mediante specifica polizza assicurativa o altre analoghe misure»; senza dimenticare la prevenzione, «attuando tutte le iniziative più opportune per la tutela» della sicurezza sul lavoro. L’articolo sulle aggressioni è una delle novità scritte nella bozza del contratto 2022/24 dei medici presentata ieri dall’Aran ai sindacati. Il meccanismo estende ai dirigenti del servizio sanitario le regole appena introdotte dal contratto nazionale degli infermieri, che dovrebbe essere firmato in via definitiva la prossima settimana dopo la certificazione della Corte dei conti, per allargare l’impianto di difesa contro uno dei fenomeni emergenti nella vita quotidiana delle strutture sanitarie. Una vita sempre più in tensione, come mostra anche la nuova regola sulle ferie: che andranno autorizzate «tempestivamente», al massimo entro 15 giorni, in una pianificazione da realizzare entro il primo quadrimestre dell’anno assicurando «che il dirigente sia effettivamente in condizione di fruire» delle giornate di riposo. Con l’arrivo del testo sul tavolo, entra nel vivo il negoziato sul rinnovo contrattuale che nei calcoli dell’agenzia negoziale guidata da Antonio Naddeo porterà un aumento medio in busta paga da 406 euro lordi al mese. A disposizione dei 137.730 dirigenti del servizio sanitario nazionale ci sono 956,34 milioni di euro annui a regime, come si legge nelle tabelle dell’atto, a cui si aggiungono 36,4 milioni all’anno per il ritocco al rialzo dei limiti di spesa sul salario accessorio. L’obiettivo fissato a chiare lettere nell’atto di indirizzo è di mettere in moto una trattativa accelerata, per arrivare in fretta all’intesa e potersi poi dedicare di conseguenza al triennio 2025/27, già finanziato dalla manovra dello scorso anno. L’intenzione sembra condivisa dai sindacati, che pure tengono alta la guardia sul nodo risorse destinate alla sanità pubblica e alle buste paga di chi ci lavora. Gli aumenti previsti per il tramite del fondo nazionale dalla legge di bilancio in arrivo (Sole 24 Ore di ieri) sono stati bollati come «ridicoli e offensivi» dall’Anaao Assomed, la sigla più rappresentativa per l’area, per bocca del segretario nazionale Pierino Di Silverio. Il finanziamento del contratto è «inadeguato» per la Federazione veterinari e medici (Fvm), che per bocca del presidente Aldo Grasselli dice di ritenere «essenziale spostare buona parte delle risorse disponibili dal risultato al tabellare». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Gianni Trovati Heading: Highlight: I NUMERI 406 € Gli aumenti Il contratto 2022/24 per la dirigenza del servizio sanitario prevede un aumento medio in busta paga da 406 euro lordi al mese. Gli interessati, secondo l’ultimo conto annuale del personale, sono 137.730, e i fondi a regime valgono 956,34 milioni di euro 15 Giorni Le ferie andranno autorizzate «tempestivamente», entro 15 giorni dalla richiesta, e andrà garantita la possibilità effettiva di fruirle. Image: -tit_org- Contratto medici, tutele su aggressioni e ferie -sec_org-
tp:writer§§ Gianni Trovati
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/16/2025101603101007029.PDF
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