title§§ Allarme Sanita, i tanti volti di un'emergenza
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Estratto da pag. 6 di "FEDELTÀ DI FOSSANO" del 15 Oct 2025
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tp:ocr§§ Allarme Sanità, i tanti volti di un’emergenza ROMA . Pubblichiamo di seguito alcuni passaggi significativi del rapporto presentato alla Camera dei Deputati da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze). Definanziamento perenne. Dopo i tagli del decennio 2010-2019 e le imponenti risorse assegnate nel 20202022 assorbite interamente dalla pandemia, il fondo sanitario nazionale (Fsn) nel triennio 2023-2025 è cresciuto di ben 11,1 miliardi di euro: da 125,4 miliardi del 2022 a 136,5 miliardi del 2025. Risorse in buona parte erose dall’inflazione - che nel 2023 ha toccato il 5,7% - e dall’aumento dei costi energetici. “Ma dietro l’aumento dei miliardi - afferma Cartabellotta - si cela un imponente e costante definanziamento, perché cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili”. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025, pari a una riduzione in termini assoluti di 4,7 miliardi nel 2023, 3,4 miliardi nel 2024 e 5 miliardi nel 2025. “In altre parole - spiega il presidente - se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fsn è aumentato di 11,1 miliardi, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi”. Dal punto di vista previsionale, il Documento programmatico di Finanza pubblica (Dpfp) 2025 del 2 ottobre 2025 stima un rapporto spesa sanitaria/Pil stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, con un leggero aumento al 6,5% nel 2026, legato alla lieve revisione al ribasso delle stime di crescita economica. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2025 racconta un’altra storia: la quota di Pil destinata al Fsn scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Questo divario tra previsione di spesa e finanziamento pubblico rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni: 7,5 miliardi per il 2025, 9,2 miliardi nel 2026, 10,3 miliardi nel 2027, 13,4 miliardi nel 2028. “Senza un deciso rifinanziamento a partire dalla Legge di Bilancio 2026 - avverte Cartabellotta - questo divario tra stima di spesa e risorse allocate costringerà le Regioni a scelte dolorose per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale”. Spesa sanitaria: il peso sulle famiglie e le rinunce alle cure. Secondo i dati Istat, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a 185,12 miliardi: 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e 47,66 miliardi di spesa privata di cui 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie (out of pocket) e 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni. Complessivamente l’86,7% della spesa privata grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata. “La spesa delle famiglie - spiega Cartabellotta - viene inoltre arginata da fenomeni che riducono l’equità dell’accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie”. Un fenomeno esploso nel 2024 quando ha coinvolto 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ossia il 9,9% della popolazione, con marcate differenze regionali: dal 5,3% della Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% della Sardegna. Il quadro è destinato a peggiorare, complice l’aumento della povertà assoluta che nel 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie (8,4%). Livelli Essenziali di Assistenza, mobilità sanitaria e divari Nord-Sud. Il 2023 certifica un’Italia spaccata: solo 13 Regioni rispettano i Livelli essenziali di assistenza (Lea), prestazioni e servizi da garantire a tutti i cittadini gratuitamente o previo pagamento di un ticket. Al Sud si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna. La cartina al tornasole degli adempimenti Lea è la mobilità sanitaria che nel 2022 vale oltre 5 miliardi: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto raccolgono il 94,1% del saldo attivo, mentre il 78,8% del saldo passivo si concentra in 5 Regioni del Sud (Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia,
Sicilia) e nel Lazio, che registrano un saldo negativo oltre 100 milioni. Le conseguenze di questa permanente “frattura strutturale” tra Nord e Sud si riflettono anche nell’aspettativa di vita che in tutte le Regioni del Mezzogiorno è pari o inferiore alla media nazionale. Le stime Istat per il 2024 indicano una media nazionale di 83,4 anni con nette differenze regionali: dagli 84,7 anni della Provincia autonoma di Trento agli 81,7 della Campania, un gap di ben 3 anni. Espansione dei soggetti privati. “Nessun Governo spiega Cartabellotta - ha mai dichiarato di voler privatizzare il Ssn. Ma il continuo indebolimento della sanità pubblica favorisce la continua espansione dei soggetti privati, ben oltre la sanità privata convenzionata”. Oggi i soggetti privati in sanità si muovono su quattro fronti: erogatori (convenzionati o “privato puro”), investitori (fondi di investimento, banche, gruppi industriali), terzi paganti (assicurazioni, fondi sanitari), oltre a tutti i contraenti di partenariati pubblico-privato. “Un ecosistema complesso e intricato aggiunge il presidente - dove è difficile mantenere l’equilibrio tra l’obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della generazione di profitti”. Secondo i dati del ministero della Salute, nel 2023 su 29.386 strutture sanitarie, 17.042 (58%) sono private accreditate e prevalgono sul pubblico in varie aree: assistenza residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e specialistica ambulatoriale (59,7%). Nel 2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto 28,7 miliardi, ma in termini percentuali è scesa al minimo storico del 20,8%. A correre davvero è invece il “privato puro”: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso queste strutture è aumentata del 137%, passando da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi. Nello stesso periodo la spesa out of pocket nel privato accreditato è cresciuta “solo” del 45%, con un divario che si è ridotto da 2,2 miliardi nel 2016 a 390 milioni nel 2023. “Questo scenario - avverte Cartabellotta - documenta una profonda evoluzione dell’ecosistema ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Allarme Sanita, i tanti volti di un'emergenza -sec_org-
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title§§ Il Rapporto Gimbe e il Piemonte In una Sanita In lenta agonia
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Estratto da pag. 7 di "FEDELTÀ DI FOSSANO" del 15 Oct 2025
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tp:ocr§§ I giudizi discordi dell’assessore Riboldi e del Pd piemontese Il Rapporto Gimbe e il Piemonte in una Sanità in lenta agonia TORINO. Non è una fotografia lusinghiera quella scattata dall’8° Rapporto Gimbe sulla Sanità in Italia. Dalle sue analisi emerge infatti una “lenta agonia del Servizio sanitario nazionale, che spiana la strada al privato” con una progressiva riduzione della spesa pubblica (in rapporto al Pil), una spesa crescente a carico delle famiglie, una carenza cronica di infermieri ancor più che di medici e gravi ritardi sul Pnrr. Ma, se raffrontata ad altre, la nostra regione ha qualche ragione in meno per lamentarsi. A questo fa riferimento l’assessore regionale Federico Riboldi mettendo in luce, in una nota, la buona performance del Piemonte, che - sottolinea - “mantiene l’adempienza piena ai Lea (Livelli essenziali di assistenza), confermando un posizionamento tra le prime in Italia in tutte le aree: prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera. Un riconoscimento che premia il lavoro di operatori, strutture e sistema regionale nel suo insieme”. Riboldi individua dal Rapporto Gimbe anche altri elementi di forza strutturali: “La spesa sanitaria privata sotto controllo, a tutela dell’universalismo e dell’equità di accesso; il saldo netto della mobilità che passa da meno 19 milioni di euro a meno 5 milioni di euro, con un miglioramento di oltre 14 milioni di euro; il progresso nella digitalizzazione sanitaria, con avanzamento del Fascicolo sanitario elettronico e iniziative di telemedicina”. Tuttavia - aggiunge - “non ignoro le sfide: il rapporto fotografa anche le criticità che dobbiamo affrontare con urgenza: le liste d’attesa restano la prima causa di rinuncia alle cure, e la carenza di nuovi laureati in medicina e infermieristica rischia di compromettere la tenuta dei servizi, in particolare nelle aree interne. Su questo puntiamo con decisione per migliorare la sanità pubblica piemontese”. Il tema dell’ospedalizzazione evitabile e delle disuguaglianze territoriali sarà centrale - recita la nota dell’assessorato - nella stesura finale del Piano socio-sanitario regionale 2025-2030, già in fase avanzata: “La nostra azione sarà chiara - conclude l’assessore -: consolidare ciò che funziona, riformare ciò che rallenta, garantire la salute come diritto effettivo su tutto il territorio regionale”. Per Domenico Rossi, segretario regionale del Pd, la realtà non è quella edulcorata descritta da Riboldi e “solo l’assessore sembra non accorgersene. Snocciola dati, ma dimentica di dire alcune cose: prima di tutto che la qualità delle cure in Piemonte è possibile grazie all’abnegazione degli operatori, nonostante i disastri del governo, e che la nostra regione rispetta l’erogazione e adempie i parametri Lea ininterrottamente dal 2010”. In secondo luogo “che, secondo quanto riportato nel rapporto in Piemonte, mancano 431 medici di medicina generale, che siamo tra le regioni più critiche per la carenza dei pediatri di libera scelta e che spendiamo, insieme alla Lombardia, il 48% del valore complessivo dei contratti per i gettonisti a livello nazionale con un valore assoluto più alto (115,2 milioni di euro contro 105 milioni dei lombardi), pur avendo noi meno della metà degli abitanti”. Inoltre, “non dice che sono aumentate le persone che hanno rinunciato alle cure tra il 2023 e il 2024”. “Siamo a più di 390 mila” incalza Rossi ricordando che “siamo ancora in attesa di un piano straordinario di assunzioni fondato su un’analisi seria dei fabbisogni, ad oggi mancante”. “Sulla digitalizzazione, infine, l’assessore farà bene ad informarsi: sa quanti medici vi hanno accesso? Ha chiesto alle aziende quanti cittadini e operatori lo usano? Ma al di là del Fascicolo sanitario elettronico, servirebbe lo sviluppo di un eco-sistema digitale regionale che faccia dialogare le aziende e i reparti che usano software diversi nei vari territori senza alcun coordinamento”. f.b. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Federico Riboldi (FdI) Domenico Rossi (Pd) -tit_org- Il Rapporto Gimbe e il
Piemonte In una Sanita In lenta agonia -sec_org-
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title§§ AGGIORNATO - Allarme Sanita, i tanti volti di un'emergenza
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Estratto da pag. 6 di "FEDELTÀ DI FOSSANO" del 15 Oct 2025
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tp:ocr§§ Allarme Sanità, i tanti volti di un’emergenza ROMA . Pubblichiamo di seguito alcuni passaggi significativi del rapporto presentato alla Camera dei Deputati da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze). Definanziamento perenne. Dopo i tagli del decennio 2010-2019 e le imponenti risorse assegnate nel 20202022 assorbite interamente dalla pandemia, il fondo sanitario nazionale (Fsn) nel triennio 2023-2025 è cresciuto di ben 11,1 miliardi di euro: da 125,4 miliardi del 2022 a 136,5 miliardi del 2025. Risorse in buona parte erose dall’inflazione - che nel 2023 ha toccato il 5,7% - e dall’aumento dei costi energetici. “Ma dietro l’aumento dei miliardi - afferma Cartabellotta - si cela un imponente e costante definanziamento, perché cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili”. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025, pari a una riduzione in termini assoluti di 4,7 miliardi nel 2023, 3,4 miliardi nel 2024 e 5 miliardi nel 2025. “In altre parole - spiega il presidente - se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fsn è aumentato di 11,1 miliardi, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi”. Dal punto di vista previsionale, il Documento programmatico di Finanza pubblica (Dpfp) 2025 del 2 ottobre 2025 stima un rapporto spesa sanitaria/Pil stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, con un leggero aumento al 6,5% nel 2026, legato alla lieve revisione al ribasso delle stime di crescita economica. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2025 racconta un’altra storia: la quota di Pil destinata al Fsn scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Questo divario tra previsione di spesa e finanziamento pubblico rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni: 7,5 miliardi per il 2025, 9,2 miliardi nel 2026, 10,3 miliardi nel 2027, 13,4 miliardi nel 2028. “Senza un deciso rifinanziamento a partire dalla Legge di Bilancio 2026 - avverte Cartabellotta - questo divario tra stima di spesa e risorse allocate costringerà le Regioni a scelte dolorose per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale”. Spesa sanitaria: il peso sulle famiglie e le rinunce alle cure. Secondo i dati Istat, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a 185,12 miliardi: 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e 47,66 miliardi di spesa privata di cui 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie (out of pocket) e 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni. Complessivamente l’86,7% della spesa privata grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata. “La spesa delle famiglie - spiega Cartabellotta - viene inoltre arginata da fenomeni che riducono l’equità dell’accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie”. Un fenomeno esploso nel 2024 quando ha coinvolto 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ossia il 9,9% della popolazione, con marcate differenze regionali: dal 5,3% della Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% della Sardegna. Il quadro è destinato a peggiorare, complice l’aumento della povertà assoluta che nel 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie (8,4%). Livelli Essenziali di Assistenza, mobilità sanitaria e divari Nord-Sud. Il 2023 certifica un’Italia spaccata: solo 13 Regioni rispettano i Livelli essenziali di assistenza (Lea), prestazioni e servizi da garantire a tutti i cittadini gratuitamente o previo pagamento di un ticket. Al Sud si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna. La cartina al tornasole degli adempimenti Lea è la mobilità sanitaria che nel 2022 vale oltre 5 miliardi: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto raccolgono il 94,1% del saldo attivo, mentre il 78,8% del saldo passivo si concentra in 5 Regioni del Sud (Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia,
Sicilia) e nel Lazio, che registrano un saldo negativo oltre 100 milioni. Le conseguenze di questa permanente “frattura strutturale” tra Nord e Sud si riflettono anche nell’aspettativa di vita che in tutte le Regioni del Mezzogiorno è pari o inferiore alla media nazionale. Le stime Istat per il 2024 indicano una media nazionale di 83,4 anni con nette differenze regionali: dagli 84,7 anni della Provincia autonoma di Trento agli 81,7 della Campania, un gap di ben 3 anni. Espansione dei soggetti privati. “Nessun Governo spiega Cartabellotta - ha mai dichiarato di voler privatizzare il Ssn. Ma il continuo indebolimento della sanità pubblica favorisce la continua espansione dei soggetti privati, ben oltre la sanità privata convenzionata”. Oggi i soggetti privati in sanità si muovono su quattro fronti: erogatori (convenzionati o “privato puro”), investitori (fondi di investimento, banche, gruppi industriali), terzi paganti (assicurazioni, fondi sanitari), oltre a tutti i contraenti di partenariati pubblico-privato. “Un ecosistema complesso e intricato aggiunge il presidente - dove è difficile mantenere l’equilibrio tra l’obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della generazione di profitti”. Secondo i dati del ministero della Salute, nel 2023 su 29.386 strutture sanitarie, 17.042 (58%) sono private accreditate e prevalgono sul pubblico in varie aree: assistenza residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e specialistica ambulatoriale (59,7%). Nel 2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto 28,7 miliardi, ma in termini percentuali è scesa al minimo storico del 20,8%. A correre davvero è invece il “privato puro”: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso queste strutture è aumentata del 137%, passando da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi. Nello stesso periodo la spesa out of pocket nel privato accreditato è cresciuta “solo” del 45%, con un divario che si è ridotto da 2,2 miliardi nel 2016 a 390 milioni nel 2023. “Questo scenario - avverte Cartabellotta - documenta una profonda evoluzione dell’ecosistema dei privati in sanità, dove il libero mercato si sta espandendo grazie alle sinergie tra finanziatori ed erogatori privati, creando un binario parallelo e indipendente dal pubblico, riservato solo a chi può permetterselo”. Squilibri del personale sanitario: tanti medici, pochissimi infermieri. In Italia nel 2023 i medici dipendenti sono 109.024, pari a 1,85 per 1.000 abitanti, e quelli convenzionati 57.880. Ma secondo i dati Ocse, che includono tutti i medici in attività compresi gli specializzandi, il nostro Paese conta ben 315.720 medici, ovvero 5,4 ogni 1.000 abitanti. Siamo secondi dopo l’Austria, con un valore nettamente superiore alla media Ocse (3,9) e a quella dei paesi europei (4,1). “Questi numeri - osserva Cartabellotta - dimostrano che in Italia non c’è affatto carenza di medici, ma attestano una loro fuga continua dal Ssn e carenze selettive in specialità ritenute poco attrattive e nella medicina generale”. Al podio per numero di medici fa da contraltare la posizione di coda del nostro Paese per il numero di infermieri: 6,5 ogni 1.000 abitanti rispetto alla media Ocse di 9,5. Secondo i dati nazionali, nel 2023 sono 277.164 gli infermieri dipendenti, pari a 4,7 per 1.000 abitanti, con un range che varia da 3,53 della Sicilia a 6,86 della Liguria. A peggioFoto Freepik rare lo scenario si aggiunge il crollo dell’attrattività per la professione: per l’anno accademico 2025/2026 il rapporto tra domande presentate e posti disponibili al corso di Laurea in Infermieristica è crollato a 0,92. Sul fronte della medicina territoriale, al 1° gennaio 2024 si stima una carenza di 5.575 medici di medicina generale e di 502 pediatri di libera scelta, che rende spesso difficile trovare un professionista vicino al proprio domicilio. Infine, le retribuzioni restano ben al di sotto della media Ocse: a parità di potere di acquisto per i consumi privati, per i medici specialisti la retribuzione media in Italia è di 117.954 dollari (media Ocse
131.455) e per gli infermieri ospedalieri di 45.434 dollari (media Ocse 60.260). “Rimane incomprensibile - commenta Cartabellotta - la scelta di formare più medici, senza prima attuare misure concrete per arginarne le fuga dalla sanità pubblica e restituire attrattività e prestigio alla carriera nel Ssn. Ovvero rischiamo di investire denaro pubblico per regalare professionisti al privato o all’estero”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: I dati del Rapporto Gimbe. Il presidente Cartabellotta: “Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio sanitario nazionale” Image: -tit_org- AGGIORNATO - Allarme Sanita, i tanti volti di un'emergenza -sec_org-
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title§§ Sfascio della sanità: ai privati 42,6 miliardi all'anno
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Estratto da pag. 6 di "MANIFESTO" del 15 Oct 2025
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tp:ocr§§ RAPPORTO CNEL: UN QUARTO DELLA SPESA ARRICCHISCE IL MERCATO Sfascio della sanità: ai privati 42,6 miliardi all’anno II Non si finirà mai di descrivere gli effetti devastanti sulla vita delle persone prodotto dallo sfascio programmato della sanità pubblica in Italia. Né il collegato arricchimento degli imprenditori che fanno profitti sulle loro malattie. Ieri ha fatto i conti la relazione annuale sui livelli e la qualità dei serivzi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini redatta dal Cnel. La spesa privata ha raggiunto il livello di 42,6 miliardi annui, pari a circa il 25% del totale della spesa sanitaria nazionale. Visite e esami specialistici, interventi chirurgici e ricoveri, lungodegenze e tutto il resto. Chiunque abbia fatto una minima esperienza, personalmente o in famiglia, di una di queste situazioni può comprendere benissimo di cosa parliamo. Il Cnel ha infatti registrato una sensibile riduzione nel corso degli ultimi cinque anni delle prestazioni pubbliche a favore dei privati. Dal 2018 al 2023, gli esami specialistici si sono ridotti mediamente del 2%, mentre le visite specialistiche dell'1,7%. Nel 2024 quasi il 10% dei residenti ha rinunciato a visite o esami specialistici, dato in aumento non rispetto al 2023 (+2,4 punti percentuali) e anche rispetto al periodo pre-pandemico (+3,6 punti percentuali). Le principali motivazioni di questa situazione sono perlopiù note ma vanno qui ribadite: la lunghezza delle liste di attesa (6,8%, +2,3 rispetto al 2023) e la difficoltà di pagare le prestazioni sanitarie (5,3%, +1,1 rispetto al 2023). Quest'ultimo dato è particolarmente significativo: nel 2024 il 23,9% degli individui (+4 rispetto al 2023) si è fatto carico dell'intero costo dell'ultima prestazione specialistica, senza alcun rimborso da assicurazioni. Ecco come la sanità in Italia si è trasformata in una questione patrimoniale e non più sociale. Questo significa che vive chi si può permettere di pagare direttamente un intervento o un ricovero, oppure un’assicurazione. Muore, o comunque sta peggio, chi è povero e non è in grado di ricorrere alle banche o a qualche polizza salva-vita per farsi finanziare la sopravvivenza. La violenza di questa situazione è normalizzata, ma resta pur sempre incommensurabile. Ci sono vite sacrificabili, e altre no. Il Cnel ha parlato anche della carenza di personale anche nell'area dell'emergenza-urgenza. Chi ha avuto la disavventura di finire in un pronto soccorso può comprendere gli effetti devastanti di questa situazione. Sono ormai in molti a potere raccontare la bestialità di alcune situazione, tra l’altro dovute anche dalla carenza del personale medico e infermieristico che porta all’esasperazione dei malati, e dei loro parenti, oltre che alla crisi di professionisti valorosi e disperati. Per il Cnel il deficit di infermieri rispetto alla media europea supera le 180mila unità in Italia. Com’è noto sempre più giovani professionisti preferiscono intraprendere la strada dell'estero o del privato, una "fuga" comprensibile alla luce delle disumane condizioni di lavoro che colpiscono sia le regioni più dissestate che le città. Questo dramma è oggetto di una polemica politica legata al finanziamento dello sanità pubblica rispetto al Pil. Ieri, nel primo consiglio dei ministri dedicato al varo della legge di bilancio sono stati previsti per la sanità 2,4 miliardi di euro per il 2026 e 2,65 miliardi per il biennio successivo, oltre ai rifinanziamenti già previsti dalla scorsa Legge di bilancio. Cifre che appaiono inferiori rispetto al definanziamento calcolato dal Gimbe: 4,7 miliardi in meno nel 2023, 3,4 nel 2024, 5 nel 2025. Con i nuovi fondi il governo intende assumere medici e infermieri. ---End text--- Author: ROBERTO CICCARELLI Heading: Highlight: Il governo ha stanziato 2,4 mld per il 2026 e altri 2,65 mld in più nel 2027 e 2028 Image: -tit_org- Sfascio della sanità: ai privati 42,6 miliardi all’anno -sec_org-
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title§§ Su la spesa sanitaria privata: è un quarto del totale
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Estratto da pag. 2 di "NOTIZIA GIORNALE" del 15 Oct 2025
Nel 2023 gli italiani hanno pagato di tasca propria 42,6 miliardi
pubDate§§ 2025-10-15T04:49:00+00:00
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tp:ocr§§ Su la spesa sanitaria privata: è un quarto del tota] Nel 2023 gli italiani hanno pagato di tasca propria 42,6 miliardi empi e più italiani si rivolgono ^\al privato per curarsi. Lo aveva t - J detto Gimbe e l'ultima conferma arriva dal Cnel. Nell'ultimo decennio i fabbisogno sanitario nazionale è cresciuto di circa 24 miliardi, con un incremento medio annuo in termini nominali del +2,0%, equivalente in termini reali al +0,2%. Relativamente al finanziamento pubblico, nel 2023 l'Italia ha registrato una quota di spese sanitarie che si attesta al 74%, contro una media europea pari al 77,3%. Si registra ormai da molti anni una crescente propensione delle famiglie italiane a spendere privatamente per la sanità. La spesa privata ha raggiunto I livello di 42,6 miliardi annui, pari a arca il 23% del totale della spesa sanitaria nazionale. È quanto emerge dalla Relazione del Cnel sui servizi pubblici 2025 che spiega che l'andamento si riscontra "da molti anni e in particolare dal 2015" La relazione segnala inoltre come i medici di base siano in diminuzione con "carenza di personale anche nell'area dell'emergenza-urgenza". Il deficit di infermieri rispetto alla media europea supera le ISOmila uni tà. "Sempre più giovani professionisti - rileva il Cnel - preferiscono intraprendere la strada dell'estero o del privato, una 'fuga' che rischia di ricadere sulla tenuta del sistema pubblico nei prossimi anni. in parti colar modo nei territori più fragili". Co n tí n u an o poi a sussistere "significative discrepanze su base regionale e anche tra i territori ÿ u b regionali, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo". I divari "investono la scarsa offerta di servizi e la fragilità infrastrutturale in diverse aree del Paese". La dinamica del ricorso alle visite specialistiche e agli esami specialistici mostra una sensibile riduzione nel corso degli ultim) cinque anni. Dal 201É al 2023, gli esami specialistici si sono ridotti mediamente del 2%, mentre le visite specialistiche dell'I,7%. Nel 2024 quasi il 10% dei residenti ha rinunciato a visite o esami specialistici, dato in aumento non rispetto at 2023 (+2,4 punti percentuali) e anche rispetto al periodo pre-pandemico (+3,6 punti percentuali). Le principali motivazioni sono state la lunghezza delle liste di attesa (6.8%, +2,3 rispetto al 2023) e la difficoltà di pagare le prestazioni sanitarie (5,3%, +1.1 rispetto al 2023). Quest'ultimo dato è particolarmente significativo, in quanto nel 2024 il 23,9% degli individui (+4 rispetto al 2023) si è fatto carico dell'intero costo dell'uitima prestazione specialistica, senza alcun rimborso da assicurazioni. R . M . La rinuncia Lo scorso anno quasi il 10% dei residenti ha rinunciato a visite per le liste d'attesa infinite e motivi economici -tit_org- Su la spesa sanitaria privata: è un quarto del totale -sec_org-
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title§§ «Sanità, la relazione di Latronico distante anni luce dalla realtà»
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Estratto da pag. 4 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 15 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-15T03:01:00+00:00
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tp:ocr§§ Attacco dei consiglieri regionali del M5s Araneo e Verri «Sanità, la relazione di Latronico distante anni luce dalla realtà» “L'assessore Latronico, nella penultima seduta di consiglio regionale, ha presentato una relazione infarcita di concetti generici, lontani anni luce dalla drammatica situazione che vivono ogni giorno cittadine, cittadini, medici e operatori sanitari”. A sostenerlo sono i consiglieri regionali dei Cinquestelle Alessia Araneo e Viviana Verri. “Mentre si parla di stabilizzazioni e piani di riorganizzazione, la realtà è che la Basilicata non garantisce più nemmeno i livelli essenziali di assistenza - si legge in una nota - Gli ospedali sono allo I consiglieri regionali del M5s stremo, i reparti chiudono, mancano medici, infermieri e specialisti, e i cittadini continuano a spostarsi fuori regione per ottenere una visita o un esame nei tempi minimi accettabili. Tutto questo mentre la Giunta regionale continua a raccontare una sanità che non esiste”. “Lo confermano anche i dati dell'ultimo Rapporto Gimbe, che collocano la Basilicata agli ultimi posti in Italia per accesso alle cure. Nel 2024, oltre 60.000 lucani hanno rinunciato a prestazioni sanitarie, spesso per i tempi infiniti delle liste d'attesa o per l'impossibilità economica di rivolgersi al privato. È un numero enorme, che racconta una sanità che non cura più, ma seleziona chi può permettersi di pagare - spiegano i consiglieri Pentastellati -. La stessa Fondazione Gimbe evidenzia che la Basilicata è inadempiente rispetto ai Livelli Essenziali di Assistenza e si colloca in fondo alla classifica nazionale anche per la capacità di garantire servizi persino attraverso il privato convenzionato. In questo contesto, lessia Araneo e Viviana Verri le parole dell'assessore Latronico suonano come uno schiaffo alla realtà. Parlare di "prospettive di miglioramento" o di "percorsi di stabilità" quando migliaia di persone rinunciano alle cure e gli operatori sanitari lavorano in condizioni estreme significa negare l'evidenza. È la stessa logica di un governo regionale che da sei anni e mezzo naviga a vista, senza programmazione, senza visione e senza alcuna idea di sanità pubblica”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:a i a n i o I consiglieri regionali del M5s Alessia Araneo e Viviana Verri -tit_org- «Sanità, la relazione di Latronico distante anni luce dalla realtà» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Intervista a Francesco Lavalle - Francesco Lavalle: "Per alcuni esami o per certe visite specialistiche il ticket incide" = Francesco Lavalle: "Per alcuni esami o per certe visite specialistiche il ticket incide"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/15/2025101501817005278.PDF
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Estratto da pag. 2 di "QUOTIDIANO DI BARI" del 15 Oct 2025
a pagina 2
pubDate§§ 2025-10-15T03:39:00+00:00
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tp:ocr§§ Cure mediche Francesco Lavalle: “Per alcuni esami o per certe visite specialistiche il ticket incide” a pagina 2 Secondo i dati Gimbe, 400mila pugliesi nel 2024 hanno rinunciato alle cure per motivi economici Francesco Lavalle: “Per alcuni esami o per certe visite specialistiche il ticket incide” Secondo i dati Gimbe 400.000 pugliesi nel 2024, per motivi economici, hanno rinunciato alle cure mediche. E’ un dato molto preoccupante che mette in seria discussione quello che è un diritto, il diritto costituzionale alla salute. Lo chiediamo in questa intervista al dottor Francesco Lavalle, Vice Presidente Provinciale dell’Ordine dei Medici ed Odontoiatri di Bari. Dottor Lavalle, quasi mezzo milione di pugliesi hanno rinunciato a curarsi, perché? “Semplice, mancano i soldi anche se siamo nel sistema pubblico. Anche per un esame, una visita o una risonanza magnetica bisogna pagare il ticket e abbiamo nostri corregionali che neanche questo possono permettersi. In ogni caso, è una tendenza nazionale e non solo pugliese, sia ben chiaro”. Possibile, rinunciano per il ticket.... “Non è tanto assurdo. Per alcuni esami o per certe visite specialistiche il ticket incide se uno non ha denaro e allora si preferisce rinunciare e questo causa un danno maggiore alla sanità, non crediate”. Perché? “Non ci sta nulla di più antieconomico che risparmiare sulla salute e qualità di vita, e dunque sulla prevenzione. Quello che può sembrare un risparmio adesso, cioè non fare l’esame per carenza di soldi per il ticket, alla lunga diventa un danno più grande per tutti. Ricordo che spesso la trascuratezza porta al degenerare della malattia con ogni conseguenza e i ricoveri e gli interventi costano alla collettività. Tanti invece rinunciano alle prestazioni per altri motivi”. Quali? “I tempi di attesa enormi e a volte intollerabili se relazionati alla patologia che si vuole curare. Un sofferente di problemi oncologici, cardiovascolari o di diabete non può e non deve attendere a lungo. Purtroppo il tema delle liste di attesa enormi e non gestibili, che non concerne soltanto la Puglia, dipende da anni di tagli e risparmi sulla sanità, spesso assolutamente inconcepibili. E ormai andiamo poco alla volta verso un sistema di tipo americano dove chi ha soldi e assicurazioni si permette il privato e chi al contrario non ha mezzi deve rassegnarsi. Tutto questo va contro l’idea solidaristica che caratterizzò il Ssn al suo nascere”. Che fare? “La sola risposta è investire sulla sanità, assumendo medici e personale medico, infermieri. Ad occhio e croce mancano 40 miliardi “. I farmaci costano... “Questo è innegabile, ma dipende dai costi elevati della ricerca e più sono di ultima generazione e dunque frutto di ricerche onerose, maggiormente costano e non tutti sono passati dallo Stato e persino quelli mutuabili hanno ticket alti. I farmaci oggi più cari relativamente agli sviluppi della ricerca sono quelli oncologici, per il diabete e malattie rare”. Risparmiare. Meglio i farmaci griffati o quelli generici? “Quelli cosiddetti griffati sono maggiormente cari proprio perché si paga la ricerca della casa farmaceutica che li ha messi in commercio. I farmaci cosiddetti generici hanno lo stesso principio attivo e nel complesso sono la stessa cosa. Bisogna solo controllare se hanno la stessa quantità di principio attivo, cosa che generalmente sussiste”. Integratori... “Non sono medicine, sia ben chiaro e dalla stessa parola servono ad integrare situazioni carenziali. Non fanno male, ma neanche risolvono tutto. A mio avviso se seguiamo una dieta ricca e varia, penso a quella mediterranea e ci nutriamo di tutto, è assolutamente innecessario ricorrere agli integratori. Una cosa sia ben chiara per tutti: evitare la automedicazione e il ricorso a scelte fai da te. Con i medicinali non si scherza e a volte si combinano agendo senza parere medico, grossi guai difficili da risolvere. No alle automedicazioni”. Bruno Volpe ---End text--- Author: Bruno Volpe Heading: Highlight: Image: -tit_org- Intervista a Francesco Lavalle - Francesco Lavalle: “P
er alcuni esami o per certe visite specialistiche il ticket incide” Francesco Lavalle: “Per alcuni esami o per certe visite specialistiche il ticket incide” -sec_org-
tp:writer§§ bruno Volpe
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title§§ Il prezzo pagato alla malasanità nell'Isola si vive due anni in meno = Mappa della salute, Sicilia ultima nell'Isola si vive due anni in meno
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/15/2025101501715604444.PDF
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Estratto da pag. 6 di "REPUBBLICA PALERMO" del 15 Oct 2025
L'aspettativa di vita è di 36 mesi superiore a Trento, di un biennio rispetto alla media nazionale Laregione è pure fanalino di coda peri vaccini. I risultati in uno studio condotto da Ambrosetti
pubDate§§ 2025-10-15T03:01:00+00:00
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tp:ocr§§ Il prezzo pagato alla malasanità nell’Isola si vive due anni in meno Mappa della salute, Sicilia ultima nell’Isola si vive due anni in meno L’aspettativa di vita è di 36 mesi superiore a Trento, di un biennio rispetto alla media nazionale La regione è pure fanalino di coda per i vaccini. I risultati in uno studio condotto da Ambrosetti A a pagina 6 ascere in provincia di Siracusa comporta un’aspettativa di vita inferiore di tre anni rispetto a un cittadino nato invece in provincia di Trento. Sono dati impietosi quelli che emergono dal 20° rapporto “Meridiano Sanità, the european House-Ambrosetti”: se i cittadini della provincia autonoma di Trento sono quelli che godono di migliori condizioni di salute in Italia; all’ultimo posto, invece, ci sono i siciliani. Se i primi in una scala da 1 a 10 raggiungono un punteggio di 9,4 i secondi si fermano solo a 2,7. A determinare la graduatoria è un indice — denominato Meridiano Sanità regional index — che tiene in considerazione diverse variabili, che vanno dall’aspettativa di vita alla presenza di malattie croniche, fino alla mortalità infantile. In generale, si conferma un forte gradiente Nord-Sud, con le Regioni meridionali con valori stabilmente sotto la media. Trento, con un punteggio di 9,4 su 10 resta inarrivabile e stacca di oltre 2 punti gli altri migliori: il Veneto con 7,3, Bolzano con 7,2, la Toscana 7, la Lombardia 6,6, le Marche 6,5, il Piemonte 6,2. Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna sono entrambi a 5,8, mentre la Valle d’Aosta è a 5,6. Da qui comincia la discesa sotto la media N nazionale: Abruzzo 5,2, Umbria e Lazio 5,1, Liguria e Puglia 4,7, Basilicata 3,9, Sardegna 3,7, Molise 3,5, Campania 3,3, Calabria 3,2. Fino alla Sicilia, fanalino di coda con un indice pari a 2,7. Tra i diversi sotto-indicatori presi in considerazione, spiccano appunto le differenze in termini di aspettativa di vita: un cittadino trentino tende a vivere due anni e mezzo in più rispetto a uno siciliano (84,7 anni contro 82,1). Dato, quest’ultimo, che riguarda la media regionale. Ma il disaggregato sulle singole province allarga ulteriormente la forbice. Perché nascere a Ragusa comporta un’aspettativa di vita fino a 83 anni e un mese, mentre per i siracusani le proiezioni si fermano a 81 anni e 5 mesi. In mezzo Enna (82,7), Trapani, Palermo e Catania (82,4), Messina (82,2), Agrigento (82) e Caltanissetta (81,9). E non va meglio guardando alla capacità di risposta ai bisogni di salute. Gli indicatori presi in considerazione vanno dalla copertura dei programmi di vaccinazione, sia per bambini e adolescenti che per anziani, fino agli screening oncologici, passando per le attenzioni agli anziani, la disponibilità di operatori sanitari, l’accesso all’innovazione farmaceutica, l’innovazione digitale. Sui vaccini, ad esempio, lo stesso indicatore tra 1 e 10 fissato dal ministero della Salute che assegna il massimo punteggio alla Toscana (10), vede la Sicilia fanalino di coda con 2,1 nel 2024, ridimensionato ulteriormente a 1 nel 2025. Meglio sugli screening oncologici al seno, all’utero e al colon-retto: l’indice ha raggiunto quasi la sufficienza nel 2024 (5.5), fermandosi a 5.2 nell’anno ancora in corso. Il nuovo crollo si registra invece sull’attenzione agli anziani e fa il paio con quanto già messo nero su bianco dalla Fondazione Gimbe appena qualche giorno fa: l’assistenza agli anziani per i siciliani è un miraggio. Sia che si tratti di posti letto in strutture residenziali per anziani, sia che si tratti di over 65 trattati in assistenza domiciliare, l’indice nell’isola è fermo a un punto e mezzo, sia per lo scorso anno che per quello in corso. Lontano, insomma, dai 10 punti che ottiene il sistema di assistenza alla terza età in Friuli Venezia Giulia (10) o in Lombardia (9) o ancora in Emilia Romagna (8.2). Le differenze sono ampie anche se si guarda ai determinanti di salute, vale a dire a quei comportamenti individuali e quelle condizioni sociali, economiche, ambientali che possono influenzare lo stato di salute. Anche in questo caso, le province di Trento e Bolza
no sono ai vertici della classifica e si osserva un gradiente Nord-Sud. «In questa analisi — afferma dal gruppo di ricerca Daniela Bianco — le regioni del Sud sono sempre quelle più svantaggiate. Lo sono probabilmente per motivi storici e perché le politiche sanitarie non sono sufficienti per ridurre i disequilibri». ---End text--- Author: MIRIAM DI PERI Heading: Highlight: È Siracusa la provincia con la minor resistenza Ragusa quella in cui ci si “conserva” di più Image:Daniela Faraoni, assessore regionale alla Salute. A sinistra medici in corsia T -tit_org- Il prezzo pagato alla malasanità nell'Isola si vive due anni in meno Mappa della salute, Sicilia ultima nell'Isola si vive due anni in meno -sec_org-
tp:writer§§ MIRIAM DI PERI
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title§§ Il Pd: in 390mila rinunciano alle cure = "In 390mila rinunciano alle cure" Scontro tra Pd e Regione sulla sanità
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Estratto da pag. 5 di "REPUBBLICA TORINO" del 15 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-15T03:01:00+00:00
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tp:ocr§§ Il Pd: in 390mila rinunciano alle cure “In 390mila rinunciano alle cure” Scontro tra Pd e Regione sulla sanità Rimbalzo di accuse sui dati delle assunzioni di medici e infermieri. Pentenero: “Soldi spesi male”. Riboldi: “Accuse stucchevoli” Medici a gettone, esodo degli infermieri e pazienti che rinunciano alle cure. I dati sulla sanità piemontese offrono il terreno di scontro tra Pd e Regione. Da quando sono stati resi noti gli studi, è partito il rimbalzo di accuse. A a pagina 5 edici a gettone, esodo degli infermieri e pazienti che rinunciano alle cure. I dati sulla sanità piemontese nel rapporto di Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) e in quello M della Fondazione Gimbe, offrono il terreno di scontro tra Pd e Regione. Da quando sono stati resi noti gli studi, è partito il rimbalzo di accuse tra dem e l’assessorato alla Sanità. Il copione è sempre lo stesso: il Pd vuole mettere alla berlina la mancanza di programmazione del Grattacielo e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi rivendica i risultati raggiunti. Guai però a chiamarla «guerra dei numeri», precisano i democratici, presentando la Conferenza regionale “La salute è un diritto”. Ad aprire il primo fronte di scontro è la capogruppo del Pd a Palazzo Lascaris Gianna Pentenero, che evidenzia come il Piemonte riceva per il suo sistema sanitario un finanziamento di 159 milioni in più, rispetto alla media nazionale. «Le risorse ci sono, ma vengono gestite male» attacca e ricorda la spesa monstre di 115 milioni di euro per i gettonisti. «È una situazione che viola il diritto alla salute» incalza il segretario regionale Domenico Rossi. «In Piemonte 390 mila persone rinunciano alle cure» chiosa il vicepresidente della commissione Sanità Daniele Valle, mentre Nadia Conticelli, presidente del Pd in Piemonte, si concentra sulle politiche per la salute della donna e la consigliera Monica Canalis sul sostegno ai non autosufficienti. Non tarda ad arrivare la replica piccata di Riboldi. «Ancora una volta il Pd usa la sanità per un attacco politico del tutto strumentale e immotivato, leggendo male i dati dei rapporti Gimbe ed Agenas che, invece, come è noto a tutti, attestano che la sanità della nostra regione è tra le migliori d’Italia, con buona pace dei disfattisti» premette. Nel merito poi ricorda lo sforzo fatto per introdurre le prestazioni aggiuntive e le assunzioni fatte dal 2019 a oggi. Viene definita poi «assurda e surreale» l’accusa di gestire le male le risorse. «La spesa per i gettonisti è scesa del 30%. Passando da 102 a 71 milioni» ricorda ancora l’assessore e accusa la minoranza di portare avanti il «solito stucchevole ripetersi di accuse per avere qualche titolo sui giornali e per lanciare la conferenza regionale sulla sanità che vedrà addirittura la presenza dell’ex ministro Speranza. Auguri». ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: ADELE PALUMBO Heading: Highlight: Image:In Piemonte sono stati spesi 115 milioni di euro per i gettonisti T -tit_org- Il Pd: in 390mila rinunciano alle cure “In 390mila rinunciano alle cure” Scontro tra Pd e Regione sulla sanità -sec_org-
tp:writer§§ ADELE PALUMBO
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title§§ "Medici in fuga" "Abbiamo assunto" Scontro Pd-giunta
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Estratto da pag. 49 di "STAMPA TORINO" del 15 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-15T03:39:00+00:00
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tp:ocr§§ “Medici in fuga” “Abbiamo assunto” Scontro Pd-giunta Meno 289 medici, meno 473 infermieri, meno 49 pediatri, meno 220 medici di famiglia. Sanità piemontese tra le peggiori in Italia, e in particolare al Nord, per il Pd, che rilancia i dati del rapporto Agenas 2019-2023 e quelli di Fondazione Gimbe: 6 mila pensionamenti di infermieri nei prossimi dieci anni, contratti per i gettonisti a livello nazionale con un valore assoluto più alto (115,2 milioni), 390 mila persone che tra 2023 e 2024 hanno rinunciato alle cure. Un attacco per spianare il terreno in vista della conferenza “La salute è un diritto”, che si terrà venerdì e sabato al Collegio degli Artigianelli di Torino. Presente l’ex-ministro Roberto Speranza. Federico Riboldi, assessore alla Sanità, contrattacca: «Non sanno leggere i dati. Per il personale nessuna riduzione ma un aumento di 4 mila assunzioni dal 2019, pur in un contesto di grande difficoltà nel reperimento di medici ed infermieri che riguarda tutte le Regioni. E per i gettonisti, gli ultimi dati ci dicono che il loro utilizzo è in calo, come da indicazioni date alle direzioni delle Asl». Muro contro muro e numeri mulinati come clave, al solito. ALE.MON . — ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- “Medici in fuga” “Abbiamo assunto” Scontro Pd-giunta -sec_org-
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§---§
title§§ Per la sanità 2,4 miliardi in più. Casa, conferma bonus al 50%
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/15/2025101501771705997.PDF
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Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 15 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-15T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ GLI ALTRI CONTENUTI DELLA LEGGE Per la sanità 2,4 miliardi in più. Casa, conferma bonus al 50% N ella manovra di bilancio che proseguirà il percorso di riduzione della tassazione sui redditi da lavoro, sono in arrivo due miliardi di euro nel 2026 per adeguare i salari al costo della vita. E poi, fra i vari contenuti, una “pace fiscale” estesa fino a tutto il 2023, salvo per chi non ha mai presentato una dichiarazione dei redditi. Niente plastic e sugar tax per tutto il prossimo anno. Più risorse alla sanità. Ecco i principali contenuti: Alla sanità 2,4 miliardi di euro in più nel 2006. Ai rifinanziamenti previsti l'anno scorso dalla legge di Bilancio, pari a oltre cinque miliardi di euro per il 2026, a 5,7 miliardi per il 2027 e a quasi sette miliardi per il 2028, si aggiungono 2,4 miliardi di euro per il 2026 e 2,65 miliardi per il biennio successivo. Borse di studio agli specializzandi di area sanitaria non medica. La misura prevede un incremento dello stanziamento di oltre due milioni di euro, per il 2025 e per gli anni successivi, che si aggiunge ai 30 milioni già previsti dalla legge di Bilancio 2025. La disposizione risponde all'esigenza di assicurare a tutti gli specializzandi di veterinaria, odontoiatria, farmacia, biologia, chimica, fisica e psicologia di accedere alla borsa di studio. Confermati i bonus edilizi. Sono prorogate per il 2026, le stesse condizioni previste per l’anno 2025, le disposizioni in materia di detrazione delle spese sostenute per interventi edilizi. Anche per il prossimo anno quindi i lavori sulle prime case avranno una detrazione del 50%, al 36% per le seconde case. Sostegno alla famiglia. Il pacchetto - che comprende anche la rimodulazione dell'Isee - prevede lo stanziamento nel triennio di circa 3,5 miliardi per la famiglia e per la lotta alla povertà. Sul piatto la conferma, con possibile aumento temporale qualora le risorse lo consentissero, dei tre mesi di congedo parentale facoltativo all'80%, ma anche una dote previdenziale con un sostegno statale per i nuovi nati. Pace fiscale per il 2023. In manovra ci sarà una pace fiscale sulle cartelle relative all’anno 2023. Verranno esclusi coloro che non hanno mai presentato la dichiarazione dei redditi. Quattro miliardi per super ammortamento imprese. Si favoriranno gli investimenti in beni materiali attraverso la maggiorazione del costo di acquisizione valido ai fini del loro ammortamento, per un valore complessivo di quattro miliardi di euro. Saranno presenti nel triennio il credito d'imposta per le imprese ubicate nelle zone economiche speciali (Zes) e, nella misura di 100 milioni di euro nel triennio 2026-2028, per le zone logistiche semplificate (Zls). Viene rifinanziata anche la misura agevolativa ''Nuova Sabatini''. Niente plastic e sugar tax per tutto il 2026. È prorogata al 31 dicembre 2026 la sterilizzazione della plastic e sugar tax. Maurizio Carucci ---End text--- Author: Maurizio Carucci Heading: Highlight: Previste misure a sostegno della famiglia: rimodulazione dell'Isee e stanziamento nel triennio di circa 3,5 miliardi anche per la lotta alla povertà Image: -tit_org- Per la sanità 2,4 miliardi in più. Casa, conferma bonus al 50% -sec_org-
tp:writer§§ MAURIZIO CARUCCI
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§---§
title§§ L'incredibile gaffe: il Nobel per la Fisica esperto di... doping
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Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 15 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-15T04:19:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ IL MINISTRO SCHILLACI NOMINA GIORGIO ANZICHÉ ATTILIO, MEDICO SPORTIVO (E RETTORE) L’incredibile gaffe: il Nobel per la Fisica esperto di... doping Roma I l cognome era giusto, il problema era il nome. L’incarico doveva andare ad Attilio Parisi, medico dello sport, rettore dell’Università di Roma Foro Italico, figura di riferimento nel campo della medicina e dell’attività fisica. Ma qualcuno, nel passaggio tra uffici e decreti nel Ministero della Salute, ha confuso Attilio con Giorgio, nominando di fatto alla presidenza della Commissione ministeriale che si occupa del doping il più famoso studioso premio Nobel per la fisica. Ma la fisica per la quale Parisi ha vinto il Nobel, non equivale all'attività fisica. Ma partiamo dall’inizio. Il Ministero alla Salute quest'estate ha nominato il Comitato tecnico sanitario, un organismo presieduto da Schillaci e articolato in varie sezioni tecniche. Tra cui c'è la “sezione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive”. I suoi 14 membri sono stati indicati dallo stesso ministero alla Salute, dal Dipartimento dello sport della Presidenza del Consiglio, dalla Conferenza Stato-Regioni, dal Coni, dal Nas Carabinieri, dall’Istituto superiore di sanità e dal Ministero del Lavoro. Si tratta prevalentemente di esperti di medicina dello sport, diritto, tossicologia e ovviamente doping. Il presidente, appunto, è Giorgio Parisi, cioè un fisico. Di sicuro un personaggio molto nota, ma non certo un tecnico della materia. Almeno finora. Perché ieri il Nobel ha detto di aver ricevuto la convocazione del Ministero che lo invitava a far parte della Commissione, «ma l’ho visto in ritardo». Inoltre Giorgio Parisi ha ringraziato il Ministero dell’invito, ma ha declinato l’incarico perché «non è il mio campo». La Commissione infatti si è riunita per la prima volta nei giorni scorsi, tuttavia si sono registrate delle assenze, tra cui appunto il presidente. Su come sia potuto succedere questo scambio di persona dentro il ministero di lungotevere Ripa le bocche sono cucite, ma c’è chi si lascia sfuggire l’irritazione del ministro Orazio Schillaci per il nuovo scivolone, dopo quello della Commissione vaccini di questa estate all’interno della quale sono stati nominati due esperti scettici verso questo metodo di prevenzione. Evidentemente anche in questo caso un errore di persona, che ha portato con sé non pochi malumori dentro e fuori il Ministero. Dai cui piani alti pare sia partita al numero dell’altro Parisi, Attilio, una telefonata di scuse per l’errore, nell'impossibilità di dire a un Nobel come Giorgio Parisi conosciuto a livello internazionale che il suo nome era finito ai vertici dell'organismo sanitario solo per sbaglio. Ora che il fisico ha declinato l’invito, però, chissà che non si torni al Parisi giusto. ---End text--- Author: ALESSIA GUERRIERI Heading: Highlight: Lo scienziato toglie tutti dall’imbarazzo e declina l’invito: «Non è il mio campo» Image: -tit_org- L'incredibile gaffe: il Nobel per la Fisica esperto di... doping -sec_org-
tp:writer§§ Alessia Guerrieri
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§---§
title§§ Un quarto della spesa sanitaria ai privati
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Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 15 Oct 2025
Più di 42 miliardi nel 2024. Pazienti e personale in fuga dal pubblico e forti diseguaglianze territoriali
pubDate§§ 2025-10-15T04:19:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ IL RAPPORTO CNEL Un quarto della spesa sanitaria ai privati Più di 42 miliardi nel 2024. Pazienti e personale in fuga dal pubblico e forti diseguaglianze territoriali L a sanità privata vale ormai un quarto della spesa sanitaria nazionale: circa 42,6 miliardi annui, con un aumento solo nell’ultimo anno del 2%. Si tratta di uno dei dati contenuti nella Relazione annuale del Cnel sui servizi pubblici 2025 che analizza tutti i livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni: dall’istruzione ai servizi alle imprese alla circolarità dell’economia. Una fotografia del Paese che ne evidenzia i punti di forza, i nodi da sciogliere ma soprattutto le differenze territoriali. Il presidente del Cnel, Renato Brunetta ha introdotto i lavori, la relazione è stata presentata dalla consigliera del Cnel Marcella Mallen. Il capitolo sanitario è da sempre uno dei più corposi. Analizza una tendenza che non è certo una novità, vale a dire il progressivo spostamento degli italiani dal servizio sanitario pubblico a strutture e professionisti privati, in cerca di prestazioni migliori senza liste d’attesa. Nell’ultimo decennio il fabbisogno sanitario nazionale è cresciuto di circa 24 miliardi, con un incremento medio annuo in termini nominali del 2%, equivalente in termini reali allo 0,2%. La spesa sanitaria finanziata dal pubblico è pari al 74%, contro una media europea pari al 77,3%. L’esodo c’è da dire non riguarda soltanto i pazienti, ma anche il personale. La relazione evidenzia come i medici di base siano in diminuzione con «carenza di personale anche nell’area dell’emergenza-urgenza». Il deficit di infermieri rispetto alla media europea supera le 180mila unità. «Sempre più giovani professionisti - rileva il Cnel - preferiscono intraprendere la strada dell’estero o del privato, una “fuga“ che rischia di ricadere sulla tenuta del sistema pubblico nei prossimi anni, in particolar modo nei territori più fragili». Continuano poi a sussistere notevoli discrepanze su base regionale e anche tra i territori subregionali, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Tra i segnali positivi la speranza di vita tornata ai livelli preCovid, ma anche il calo della mortalità per tumori, l’aumento pur se lieve della spesa pubblica e il rafforzamento dell’organico di infermieri e ostetrici. Migliorano anche le condizioni di salute della popolazione più anziana affetta da patologie croniche, così come quella degli adolescenti sul fronte del benessere mentale. In aumento invece i morti per malattie neurologiche, l’obesità e gli incidenti stradali. Nonostante stiano meglio rispetto al passato gli italiani sono costretti a tagliare sulla salute. Negli ultimi cinque anni gli esami specialistici si sono ridotti mediamente del 2%, mentre le visite specialistiche dell’1,7%. Nel 2024 quasi il 10% dei residenti ha rinunciato a visite o esami specialistici, percentuale in aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente. Le principali motivazioni sono state la lunghezza delle liste di attesa (6,8%) e la difficoltà i pagare le prestazioni sanitarie (5,3%). «Quest’ultimo dato - sottolinea il Cnel nella relazione - è particolarmente significativo, in quanto il 23,9% degli individui (+4% rispetto al 2023) si è fatto carico dell’intero costo dell’ultima prestazione specialistica, senza alcun rimborso da assicurazioni». ---End text--- Author: CINZIA ARENA Heading: Highlight: Image:Un infermiere al lavoro /Imagoeconomica -tit_org- Un quarto della spesa sanitaria ai privati -sec_org-
tp:writer§§ CINZIA ARENA
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§---§
title§§ Stati generali della ricerca, gli applausi al Colle
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Estratto da pag. 17 di "CORRIERE DELLA SERA" del 15 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-15T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Stati generali della ricerca, gli applausi al Colle In Senato U n applauso in Senato ha accolto ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al suo arrivo accompagnato da Ignazio La Russa, per partecipare agli Stati generali della ricerca medico-scientifica in programma in Sala Koch fino a giovedì. Tra i temi in discussione oncologia e prevenzione, patologie legate all’invecchiamento, Pnrr, stili di vita e tecnologie. Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, ha voluto ricordare: «La ricerca non è un capriccio per studiosi o fisici, ma qualcosa di profondamente concreto. La trasformazione del L’arrivo di Mattarella in Sala Koch mondo scientifico ha accelerato di almeno dieci anni a seguito della pandemia Covid. Le terapie geniche, l’immunoterapia, le tecnologie a Rna hanno cambiato il mondo in positivo». Ad ascoltarla, anche Paul Nurse, premio Nobel per la medicina 2001 e responsabile del rapporto Research and Innovation organisation Landscape. Orazio Schillaci, ministro della Salute, ha invece voluto ricordare il valore della meritocrazia per attrarre i ricercatori: «La ricerca non vive solo di strutture o strumenti: vive di persone e i giovani ricercatori sono la nostra risorsa più preziosa. Vogliamo un’Italia che non solo trattenga i propri talenti, ma che diventi polo di attrazione per quelli stranieri». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: In Senato Highlight: Image:L’arrivo di Mattarella in Sala Koch -tit_org- Stati generali della ricerca, gli applausi al Colle -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Intelligenza artificiale e sanità «Più dati per le cure del futuro»
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Estratto da pag. 37 di "CORRIERE DELLA SERA" del 15 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-15T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Intelligenza artificiale e sanità «Più dati per le cure del futuro» IncontroDisclAimerall’UniversitàdiPadova:AIalleataperlediagnosi,mailmedicocentrale Si chiama Velvet, come il velluto, ed è un nuovo modello linguistico da 25 miliardi di parametri progettato dall’italiana Almawave, società parte del gruppo Almaviva, dedicato alle 24 lingue ufficiali dell’Unione europea per rendere l’intelligenza artificiale maggiormente indipendente dalle Big Tech stelle e strisce, finanziariamente accessibile, ambientalmente meno energivora e quindi sostenibile ma, soprattutto, capace di rispondere in maniera più concreta (e meno commerciale) alle esigenze quotidiane dei cittadini, in primis nel loro complesso rapporto con la Pubblica amministrazione e con le istituzioni sanitarie. L’annuncio ieri all’Università di Padova durante la quarta tappa di Disclaimer, il viaggio del Corriere della Sera con Cineca fra gli atenei italiani alla ricerca delle migliori tecnologie legate all’Ai. «Velvet — ha detto la Ceo Valeria Sandei — vuole superare l’impostazione anglocentrica che caratterizza molti modelli globali gestendo testi complessi ma con un ridotto consumo energetico e, fra i suoi campi applicativi, spicca quello della sanità poiché renderà più semplice la gestione delle prenotazioni tagliando sensibilmente i tempi d’attesa e, inoltre, alimenterà le potenzialità della telemedicina fornendo a medici e pazienti dati di qualità su cui poi pianificare gli specifici interventi». Comincia, insomma, a prendere forma, quello che Elvira Carzaniga, Local Government and Health Director Public Sector di Microsoft Italia, ha definito l’«ospedale del futuro». Un luogo, è entrata nel particolare la manager, «dove i medici saranno alleggeriti dalla burocrazia e saranno liberati dalle attività a più basso valore aggiunto per poter tornare a dedicare il proprio tempo prezioso al rapporto con i pazienti, ma anche un luogo dove si potranno sviluppare terapie personalizzate, più precise e quindi maggiormente efficaci». Una sanità tecnologica e, quindi, nonostante l’apparente contraddizione umana. Una sanità, come ha ribadito Elisa Zambito Marsala, Responsabile della Direzione Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo, «che avrà sempre più la necessità di competenze adeguate in grado di individuare soluzioni innovative concrete e sostenibili e di affrontare una situazione demografica che in Italia si fa sempre più complessa». Mentre infatti, come ha ricordato la presidente dell’agenzia per il lavoro Umana Maria Raffaella Caprioglio, «l’introduzione dell'Ai da qui al 2033 in Italia impatterà su tre milioni di lavoro», il mondo della medicina si interroga sul prossimo, probabile, salto tecnologico che porterà gli studiosi da un utilizzo muscolare del supercalcolo a un approccio più euristico dei big data: «Oggi, per esempio, nel campo oncologico, l’Ai ci aiuta nell’individuare i casi che necessitano un intervento chirurgico e ci guida nell’esclusione dei falsi positivi» ha con confermato il direttore del Dipartimento di Anatomia patologica dell’Ospedale di Padova, Angelo Dei Tos. Certo che poi la medicina del futuro, secondo la visione di Augusto Ruggeri, Healthcare Business Consultant di EY Italia, passerà da un approccio quantitativo a uno di tipo qualitativo, «nella misura in cui, attraverso la condivisione, la chiarezza e la trasparenza dei dati, si possa giungere alla scoperta di nuovi, inaspettati risultati». Valgono quindi gli avvertimenti della virologa Ilaria Capua e del filosofo della biologia Telmo Pievani. «Viviamo in un pianeta che è un sistema chiuso— ha detto la docente —: cerchiamo dunque di utilizzare in maniera etica le nuove potenzialità che l’Ai ci offre nella ricerca di nuovi farmaci per affrontare la resistenza dei batteri agli antibiotici tradizionali». Ecco, dunque, l’approccio euristico che potrebbe ridare un volto umano dell’Ai, nell’esempio di Pievani: «Potremmo utilizzare l’Ai per tradurre i canti delle balene in amore, per individuarne gli schemi ricorrenti e comprendere la loro grammatica.
Potremmo così provare a porre loro una domanda». Quale? Certo non cosa pensano di noi, perché la domanda, purtroppo, sarebbe scontata. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Massimiliano Del Barba Heading: Highlight: Il punto ? Elvira Carzaniga (Microsoft Italia) ha definito l’«ospedale del futuro» un luogo «dove i medici saranno allegeriti dalla burocrazia» ? Una sanità, ha ribadito Elisa Zambito Marsala (Intesa), «che avrà sempre più la necessità di competenze adeguate in grado di individuare soluzioni innovative concrete e sostenibili». Image:Ospiti Nella foto grande, da sinistra , il conduttore Riccardo Luna, Valeria Sandei (AlmawaveAlmaviva), Maria Raffaella Caprioglio (Umana), Elisa Zambito Marsala (Intesa Sanpaolo). A fianco, il filosofo Telmo Pievani. Sotto, la virologa Ilaria Capua -tit_org- Intelligenza artificiale e sanità «Più dati per le cure del futuro» -sec_org-
tp:writer§§ Massimiliano Del Barba
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/15/2025101501769906007.PDF
§---§
title§§ In manovra più soldi per salari e sanità = Taglio dell'Irpef e soldi per la sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/15/2025101501770106013.PDF
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Estratto da pag. 14 di "GIORNALE" del 15 Oct 2025
Tagli Irpef e bonus casa, contributo da banche e assicurazioni: conto da 18 miliardi Pronta la manovra. Giorgetti dopo l'incontro col Papa: «Leone XIV ha fatto il miracolo»
pubDate§§ 2025-10-15T04:19:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ OK ALLA LEGGE DI BILANCIO. GIORGETTI: «MIRACOLO» In manovra più soldi per salari e sanità Tagli Irpef e bonus casa, contributo da banche e assicurazioni: conto da 18 miliardi Taglio dell’Irpef e soldi per la sanità Pronta la manovra. Giorgetti dopo l’incontro col Papa: «Leone XIV ha fatto il miracolo» Una Manovra 2026 da circa 18 miliardi, con un contributo da banche e assicurazioni di circa 4 miliardi, più finanziamenti alla sanità pubblica, Irpef più leggera e un impegno a favore del potere d’acquisto delle famiglie e per sostenere il potere d’acquisto dei salari. Sono alcuni dei punti chiave della legge di bilancio. Tra i punti principali, gli stanziamenti previsti per la famiglia e il contrasto alla povertà, che saranno di circa 3,5 miliardi nel triennio. Soddisfatti i leader della maggioranza e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (nella foto): «Un mezzo miracolo». a pagina 14 Alla fine «papa Leone ha fatto il miracolo». Così Giancarlo Giorgetti ieri sera al termine della sua partecipazione al Forum di Coldiretti ha scherzato sugli esiti positivi del Consiglio dei ministri di ieri che ha varato il Dpb e ha esaminato le misure della manovra che poi saranno messe nero su bianco nella prossima riunione dell’esecutivo. Ieri mattina, partecipando alla visita del Pontefice al Quirinale, il titolare del Tesoro del Tesoro era stato parecchio sibillino. «Se il Papa fa il miracolo, partoriamo la manovra, se non lo fa, non la partoriamo», aveva scherzato tuttavia rivelando la sostanziale mancanza di un’intesa definitiva. Alcune misure, va detto, devono trovare ancora una traduzione «Abbiamo approvato il Documento programmatico di bilancio, c’è una scadenza perentoria che è quella del 15 ottobre per mandarlo a Bruxelles. Venerdì lo definiremo nei particolari», ha annunciato, al Forum di Coldiretti. Il quadro della legge di Bilancio per il triennio 2026-2028 mobilita circa 18 miliardi di euro l’anno. Il capitolo fiscale resta il cuore della manovra. Confermato il taglio dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% sulla seconda fascia di reddito, per un impegno di 9 miliardi nel triennio. «È un ulteriore passo nella riduzione della pressione sui redditi da lavoro che il governo porta avanti dall’inizio della legislatura», ha commentato Giorgetti. Previsti inoltre 2 miliardi nel 2026 per sostenere gli adeguamenti salariali al costo della vita e la proroga, per un altro anno, delle detrazioni per interventi edilizi. Sul fronte del fisco, fonti di governo confermano che la pace fiscale sarà inserita nella legge di bilancio e riguarderà «tutti i carichi emessi fino al termine del 2023». La misura, viene precisato, sarà selettiva e non accessibile a chi non ha mai presentato la dichiarazione dei redditi. «Nella manovra – si legge in una nota del Mef – saranno definite anche le iniziative di pacificazione fiscale rivolte ai contribuenti e quelle sulle pensioni, in particolare legate all’aspettativa di vita». Nel capitolo sociale la manovra stanzia 3,5 miliardi nel triennio per la famiglia e il contrasto alla povertà. Arriva anche la revisione dell’Isee che, secondo quanto è trapelato da Palazzo Chigi, escluderà la prima casa dal calcolo. L’intervento punta a facilitare l’accesso alle prestazioni agevolate e comporterà effetti stimati in circa 500 milioni di euro annui. Per il mondo produttivo, la legge di Bilancio prevede incentivi agli investimenti in beni materiali, con una maggiorazione del costo ai fini dell’ammortamento pari a 4 miliardi complessivi. Viene rifinanziata la misura «Nuova Sabatini» e prorogata fino al 31 dicembre 2026 la sterilizzazione di plastic e sugar tax. Confermati inoltre il credito d’imposta per le imprese nelle Zone Economiche Speciali (Zes) e un fondo da 100 milioni nel triennio per le Zone Logistiche Semplificate (Zls). Alla sanità vanno risorse aggiuntive per 2,4 miliardi nel 2026 e 2,65 miliardi per il biennio successivo, che si sommano agli oltre 5 miliardi già previsti dalla legge di Bilancio per il 2025. A finanziare il complesso della manovra, spiegano al Mef, contribuiran
no «gli effetti positivi del quadro macroeconomico e della rimodulazione del Pnrr», insieme a risorse provenienti da interventi sugli stanziamenti di bilancio e da operatori finanziari e assicurativi dai quali ci si attende un contributo di 4,5 miliardi (vedi articolo sotto). Dal palco di Coldiretti, Giorgetti ha ricordato la zavorra strutturale degli interessi sul debito. «Prima di allocare le risorse agli altri ministri, parto da meno 80 miliardi che sono gli interessi che devo pagare. È una delle spese più odiose», ha ricordato rivendicando la linea di rigore seguita dal governo. «Siamo tornati in avanzo primario. Vuol dire che per le scelte che dipendono da questo governo non creiamo nuovo debito per le future generazioni», ha aggiunto. Poi un’ultima sottolineatura: «Bisogna fare debito buono ma la sostenibilità dei conti è una regola che vale in ogni fase». Un messaggio rivolto sia ai “padroni di casa” di Coldiretti sia a Confindustria che di recente è stata spesso critica. ---End text--- Author: Gian Maria De Francesco Heading: Highlight: Legge di Bilancio da 18 miliardi. Esclusa la prima casa dall’Isee, alle famiglie dote da 3,5 miliardi Per le imprese 4 miliardi, rottamazione da definire Image:RIGORE E CRESCITA Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti -tit_org- In manovra più soldi per salari e sanità Taglio dell’Irpef e soldi per la sanità -sec_org-
tp:writer§§ Gian Maria De Francesco
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§---§
title§§ Radiati senza frontiere
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/15/2025101501788506021.PDF
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Estratto da pag. 48 di "PANORAMA" del 15 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-15T04:19:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ RADIATI SENZA FRONTIERE di Stefano Piazza e Luciano Tirinnanzi Un’inchiesta internazionale rivela che in Europa centinaia di camici bianchi, persa la licenza in uno Stato a causa di abusi, negligenze e pure violenze, continuano a esercitare in altri Paesi. E non si può fare molto per fermarli, neanche quelli nostrani... Avete mai pensato che il medico che vi visita, quello a cui affidate la vostra salute, potrebbe essere stato cancellato dall’albo in un altro Paese e continuare comunque a esercitare liberamente in ospedale? Non è fantascienza, ma una realtà documentata da un’inchiesta internazionale che ha messo a nudo un sistema di controlli così fragile da permettere a professionisti radiati per abusi, negligenze o violenze di varcare un confine e riprendere la carriera come se nulla fosse. Il risultato è inquietante: oltre cento casi accertati di dottori esclusi dall’abilitazione alla professione ma regolarmente attivi in altri Paesi. Alcuni operano su pazienti ignari delle condanne. La falla nasce da un sistema opaco: in molti Paesi europei i provvedimenti disciplinari non sono pubblici né condivisi. Solo Regno unito, Svezia e Norvegia garantiscono trasparenza; altrove le autorità comunicano dati incompleti o li negano. Così, un medico radiato in uno Stato può facilmente presentarsi in un altro e ottenere una nuova licenza. Le norme europee prevedono che le sanzioni siano comunicate tramite la piattaforma Imi (Sistema di informazione del mercato interno), ma lo scambio di dati è irregolare: dal 2016 al 2025, dieci Stati hanno inviato meno di una dozzina di notifiche, mentre Malta, Grecia, Estonia e Liechtenstein non ne hanno trasmessa nessuna. L’inchiesta, redatta dopo un lavoro congiunto di 50 testate di 45 Paesi e coordinata dal network Occrp insieme al Times di Londra e alla norvegese VG, ha messo all’opera 90 giornalisti che hanno analizzato oltre due milioni e mezzo di documenti – atti disciplinari, registri, sentenze… – creando un database unico. E ne è emerso un vuoto normativo preoccupante: tra burocrazie lente e controlli inesistenti, basta attraversare un confine per cancellare il proprio passato. In Italia, secondo il report, almeno dieci camici bianchi destituiti dagli ordini professionali di altri Paesi continuano a esercitare indisturbati, in un contesto dove già centinaia di professionisti della sanità - nostrani - sono stati esclusi ma continuano ad aggirare a loro volta le regole e a operare impunemente, con il rischio di prescrivere farmaci e somministrare cure come minimo inidonee. A confermarlo è la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo). Il motivo? Un vizio strutturale del sistema disciplinare che sospende l’efficacia delle sanzioni fino alla fine dei ricorsi. La Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps), incaricata di riesaminare le decisioni degli Ordini provinciali, è oggi praticamente paralizzata: oltre 900 sanitari - tra le cui fila si contano almeno 64 medici radiati, ma altre fonti ne indicano almeno 100 - sono in attesa di giudizio. Finché la Commissione non decide, le sanzioni restano sospese, e i medici coinvolti possono continuare a lavorare senza restrizioni. Una condizione che, come ha denunciato la Fnomceo, «vanifica l’azione sanzionatoria» e mina la fiducia dei cittadini. In molti casi le procedure restano ferme per anni, trasformando la radiazione in un atto puramente simbolico. Eppure si tratta della misura più severa prevista dal codice deontologico, che – per quanto attiene al nostro Paese – dovrebbe escluderli in modo definitivo dall’esercizio della professione. Il vuoto normativo è ampio: la legge italiana non prevede l’esecuzione immediata delle sanzioni disciplinari, nemmeno nei casi più gravi. Così, un medico pur decaduto può continuare a firmare referti o operare in ospedali pubblici fino al pronunciamento della Cceps. Il rischio è duplice: da un lato la perdita di credibilità del sistema di controllo, dall’altro la sicurezza dei pazienti. Il ministero della Salute ha riconosciuto la criticità e sta v
alutando una riforma della Cceps per introdurre tempi certi nei procedimenti disciplinari. Ma finché il sistema resterà così, i numeri sono destinati a crescere: altri 150 casi di sospensione risultano pendenti, e nuove segnalazioni arrivano ogni mese dagli Ordini provinciali. Le associazioni dei pazienti chiedono interventi urgenti. «Non si può parlare di tutela della salute pubblica se chi è stato radiato continua a esercitare indisturbato», afferma Tonino Aceti del Tribunale per i Diritti del malato. «Serve una rete di controllo nazionale e una banca dati europea delle sanzioni professionali. Altrimenti continueremo a inseguire i casi invece di prevenirli». Tornando al giro internazionale di medici radiati, il caso ad oggi più inquietante scovato dal team di reporter è quello del dottor Iuliu Stan, oggi in servizio al Pronto soccorso di ClujNapoca, in Romania. Fino a pochi anni fa lavorava nel Regno unito come specializzando in ortopedia e traumatologia al Royal Cornwall Hospital, nel sud-ovest dell’Inghilterra. Nel 2019 un paziente allora ventenne si era rivolto a lui dopo un’aggressione: spalla fratturata, dito insanguinato. Racconta che Stan, chiamato per somministrargli un antidolorifico, gli aveva detto che il farmaco andava applicato per via rettale da lui, manualmente. «Gli chiesi se non esistesse un’altra opzione», ricorda oggi. «Mi rispose: “No, si fa così”. Era un medico, e mi fidai. Ma dopo mi sentii violato, pieno di vergogna». Quel ragazzo non sapeva di essere una delle tante vittime di un dottore che, secondo il tribunale disciplinare britannico, aveva abusato sistematicamente di uomini e perfino di minori durante i cinque anni trascorsi in Cornovaglia, tra il 2015 e il 2020. Dopo un’indagine approfondita, il collegio disciplinare dispose la radiazione definitiva di Stan per «condotta professionale gravemente scorretta». Nelle motivazioni si legge che il medico sottoponeva pazienti giovani a «procedure invasive e inutili, motivate unicamente dal proprio piacere sessuale». In totale avrebbe somministrato manualmente farmaci per via rettale a giovani maschi per 277 volte, e una sola a una donna. La radiazione fu giudicata «l’unico modo per tutelare i cittadini». Eppure, nonostante tutto, Stan continua a esercitare. Dopo la sospensione in Inghilterra, nel 2021 è rientrato in Romania, dove ha riottenuto la licenza e oggi lavora regolarmente in un ospedale pubblico. Il suo è solo uno dei casi emersi dalla scioccante inchiesta condotta dal consorzio giornalistico Occrp. In Romania, interpellato dai giornalisti, il dottor Stan ha respinto ogni accusa sostenendo di aver sempre agito «nell’interesse dei pazienti». Ha aggiunto che in Inghilterra «nessuno si è mai lamentato». Il General medical council britannico ha confermato di aver notificato la radiazione alle autorità di Bucarest nel marzo 2024, ma il presidente dell’Ordine dei medici di Cluj-Napoca ha dichiarato che la decisione «non è rilevante in Romania, perché dopo la Brexit il Regno unito non fa parte dell’Unione europea». Nel luglio 2024 il giovane che lo aveva denunciato ha ricevuto una lettera dal Royal Cornwall Hospital con le scuse ufficiali. «Dopo quegli abusi non riuscivo più a dormire», racconta. «Sapere che continua a esercitare è disgustoso». Il caso Stan non è certamente isolato. Nel 2023 il medico svizzero Bernhard Scheja è stato radiato per aver abusato di una paziente diciottenne visitata per un raffreddore: l’ha costretta a spogliarsi e l’ha sottoposta a un esame vaginale senza guanti né spiegazioni. Condannato a 22 mesi di carcere, pena sospesa, Scheja è tornato in Germania, dove ora lavora in una clinica di Düsseldorf. Le autorità tedesche, ignare della situazione incresciosa, hanno aperto un’indagine solo dopo la segnalazione dei giornalisti. Storia simile per il dottor Simon Moskofian, radiato in Svezia nel 2021 per «grave incompetenza» dopo aver somministrato farmaci sbagliati a decine di pazienti, uno dei quali rischiò la vita. Espulso anche dalla Norvegia, oggi è medico in una clinica di Larnaca, a Cipro. E ancora, lo
psichiatra Ljudmil Kljusev, condannato negli Stati Uniti a quasi due anni di carcere per aver prescritto droghe in cambio di denaro: dopo la radiazione nel 2018, è tornato nella Macedonia del Nord dove ha riaperto uno studio privato. ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Stefano Piazza :-: Luciano Tirinnanzi Heading: Highlight: IL VUOTO NORMATIVO È AMPIO: LA LEGGE ITALIANA NON PREVEDE L’ESECUZIONE IMMEDIATA DELLE SANZIONI DISCIPLINARI, NEMMENO NEI CASI PIÙ GRAVI Image:DOTTOR IULIU STAN Molestatore in Gb, oggi lavora in un Pronto soccorso in Romania. BERNHARD SCHEJA Nel 2023 è stato radiato in Svizzera per aver abusato di una diciottenne visitata per un raffreddore. Ora esercita in Germania. SIMON MOSKOFIAN Radiato in Svezia nel 2021 per «grave incompetenza», oggi lavora a Cipro. -tit_org- Radiati senza frontiere -sec_org-
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title§§ La grossa malatia
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Estratto da pag. 52 di "PANORAMA" del 15 Oct 2025
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tp:ocr§§ L’obesità ormai è vista come la vera patologia di questo secolo. Che porta anche a forti ricadute economiche oltre a uno stigma sociale difficile da cancellare. LA «GROSSA» MALATTIA L o stigma pesa più dei chili stessi. Ferisce a scuola, sul lavoro, nella vita sociale. Sei grasso, non hai forza di volontà, basterebbe mangiare meno: frasi pronunciate come un “marchio” di colpa. Intanto, un italiano su due convive con problemi di peso, e oltre 6 milioni sono obesi. L’Italia, però, stavolta è pioniera e sta cercando di cambiare la storia, anche se a piccoli passi. Lo scorso 2 ottobre, con l’approvazione della legge Pella, il nostro Paese è infatti diventato il primo al mondo a riconoscere ufficialmente l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante: altre nazioni la definiscono già come problema medico, ma non con una legge unitaria e nazionale che include tutte le parti, abbracciando prevenzione, cura, sensibilizzazione, riconoscimento giuridico e copertura assistenziale. Una norma di civiltà fortemente voluta dal governo, perché troppo a lungo la società ha guardato al corpo come misura della volontà o del valore, ignorando la complessità di una patologia che ha effetti drammatici. «L’obesità è la pandemia del 21° secolo» scrive Michele Carruba, presidente onorario del Centro di studio e ricerca sull’obesità dell’Università degli 15 ottobre 2025 Panorama 53 studi di Milano, e autore del libro Obesità, istruzioni per ribellarsi appena uscito per Guerini editore. «Si diffonde in silenzio con effetti devastanti. Il sovrappeso è spesso alla base di malattie croniche non trasmissibili - cioè che non derivano da infezioni di virus o batteri - inclusi cancro e diabete, tra le prime cause di morte nel mondo. Genera costi economici elevatissimi e produce stigma e discriminazioni sociali». È quindi arrivato il momento di considerare il grasso come un nemico globale, da combattere con ogni mezzo, anche perché in un sistema sanitario in profonda crisi occorre essere pragmatici: e pensare, oltre al presente, soprattutto al futuro, dove per l’obesità dovrà esserci sempre meno spazio per il semplice motivo che costa troppo. Proprio per questo nella nuova legge si affronta anche il tema dei soldi: che però sono pochi. «Dobbiamo guardare alla questione con spirito degasperiano» afferma l’onorevole di Forza Italia Roberto Pella, che dà il nome alla legge. «Investire oggi per ottenere risparmi e vantaggi rilevanti nel lungo periodo. Non è facile: l’impatto economico dell’obesità è enorme, con cifre superiori a quelle che furono del Covid. E la strada del suo inserimento nei Lea (Livelli essenziali di assistenza, le prestazioni e i servizi che il Ssn deve garantire gratuitamente o con 54 Panorama 15 ottobre 2025 ticket a tutti i cittadini, su tutto il territorio nazionale, ndr) è tortuosa, si intreccia con normative differenti e coinvolge molteplici attori, dalla sanità alle politiche regionali, dalle imprese alle misure di welfare». Note molto dolenti. È vero che la nuova legge prevede uno stanziamento che arriverà fino a 1,7 milioni di euro annui, ma è altrettanto vero che i soldi non bastano. Di certo, non per garantire i trattamenti: le nuove molecole contro l’obesità, semaglutide e tirzepatide, sono costosissime e quando la coperta è corta vengono subito sollevate questioni di priorità e sostenibilità che non si risolvono a breve. Provocatoriamente: pensiamo a chi soffre di altre malattie, non riceve adeguati rimborsi o fatica ad accedere a cure innovative: come reagirà di fronte al fatto che agli obesi (verso i quali pesa sempre il pregiudizio del «basterebbe mangiare meno») potrebbero venire erogati gratuitamente i super farmaci anti grasso? «Anche per questo c’era assoluto bisogno di una “legge di civiltà”» sottolinea Pella. «Occorre un cambio di mentalità sulla malattia. Gli obesi hanno diritto a essere curati esattamente come chi soffre di altre patologie. È una trasformazione che richiede concertazione: i costi iniziali sono elevati, quindi il percorso dovrà essere modulato e graduale». I
ntanto, un modello della possibile strada da percorrere era già stato immaginato. Il presidente di Aifa, Roberto Nisticò, aveva affermato mesi fa che, in caso di approvazione della legge, si sarebbe valutata la rimborsabilità dei nuovi medicinali seguendo il “modello inglese”: somministrazione gratuita agli obesi gravi già colpiti da un evento cardiovascolare avverso. Una sperimentazione clinica “real life” su migliaia di pazienti, per capire l’impatto non solo clinico, ma anche sociale. Ma da noi, il modello inglese sarebbe replicabile? «Potrebbe essere valido: i pazienti con grave obesità che hanno già avuto un evento cardiaco “costano” molto al sistema sanitario, perché hanno continue ospedalizzazioni e comorbidità» afferma a Panorama Stefano Genovese, responsabile dell’Unità di Diabetologia, endocrinologia e malattie metaboliche dell’Irccs Centro cardiologico Monzino di Milano. «Del resto, lo studio Select ha già dimostrato che la semaglutide è protettiva, per tale categoria di persone. A questo punto, meglio rimborsare il farmaco, far perdere peso e ridurre così i costi complessivi. In Italia, però, questo passaggio non è ancora stato definito: servirà un grande lavoro delle commissioni per individuare con precisione chi potrà beneficiarne». Avendo sempre in mente il rapporto spesa/beneficio. Perché, come spiega ancora Carruba nel suo libro, in generale - quindi non solo per l’obesità - occorre sempre non limitarsi ad aggredire le malattie quando sono conclamate, ma fare in modo che le persone sane non si ammalino. Gli studi scientifici dimostrano infatti che ogni euro o dollaro investito in prevenzione ne fa risparmiare più di una dozzina in cure: il problema quindi si può sconfiggere solo con una grande operazione culturale. Quello che è certo è che tra gli specialisti che ogni giorno, nelle corsie degli ospedali, si trovano a combattere con le gravi complicazioni dell’obesità, il sollievo è palpabile. Soprattutto tra chi si occupa di un altro killer silenzioso: il diabete. «Il legame tra obesità e diabete è strettissimo» ammette il professor Riccardo Candido, presidente dell’Associazione medici diabetologi. «Chi è obeso rischia dieci volte di più di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto ai normopeso. E non si tratta solo di statistiche: dietro questi numeri ci sono persone che spesso arrivano a diagnosi dopo anni di scompensi, con complicanze cardiovascolari, problemi renali, ipertensione e una qualità di vita profondamente compromessa. L’obesità, infatti, agisce come una sorta di “innesco” che altera tutto il metabolismo, spesso senza sintomi evidenti fino a quando il danno non è già in corso. Ben venga qualsiasi iniziativa che possano mettere un argine a queste problematiche». C’è quindi un prezzo da pagare, sempre. Possiamo scegliere se spenderlo oggi in prevenzione e farmaci, o domani in ricoveri e complicanze. E forse, alla fine, la vera rivoluzione non sarà nei farmaci miracolosi o nelle tabelle dei Lea, ma negli sguardi. Quando smetteremo di pensare che chi pesa di più valga di meno, avremo davvero fatto un passo avanti. Nel frattempo, l’Italia, quella dei conti sempre in rosso ma anche delle grandi prime volte, ha deciso di provarci. ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Maddalena Bonaccorso Heading: Highlight: Image:FIN DALLA NASCITA L’educazione a un’alimentazione corretta inizia dall’allattamento (sopra) e continua a scuola (in alto). RIBELLARSI AL SOVRAPPESO Nel libro di Michele Carruba e Pietro Paganini (Guerini e Associati, 224 pagine, 19 euro) si indica la via che ogni individuo può fare per non prendere peso e per perderlo in maniera corretta. Senza gli estremismi dei social. etty images (3) -tit_org- La grossa malatia -sec_org-
tp:writer§§ Maddalena Bonaccorso
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title§§ Donna invalida dopo il vaccino: dal Tribunale sì all'indennizzo
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Estratto da pag. 13 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 15 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-15T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Donna invalida dopo il vaccino: dal Tribunale sì all’indennizzo LA SENTENZA Il Tribunale civile di Asti ha riconosciuto con sentenza di primo grado “il nesso di causa” tra la vaccinazione anti-Covid e un grave danno neurologico subito da una donna di 52 anni titolare di una tabaccheria ad Alba, che le impedisce di camminare. Il Ministero della Salute, che in sede amministrativa aveva respinto la domanda di indennizzo, è stato condannato al riconoscimento del legame. Il Tribunale aveva nominato due consulenti tecnici, Agostino Maiello e Stefano Zacà, che hanno dato ragione alla donna. L’indennizzo è di circa tremila euro al mese. La paziente è affetta da mielite trasversa dopo la somministrazione del vaccino Comirnaty, prodotto da PfizerBiontech. Oggi non può più camminare. ---End text--- Author: Redazione Heading: LA SENTENZA Highlight: Image: -tit_org- Donna invalida dopo il vaccino: dal Tribunale sì all’indennizzo -sec_org-
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title§§ Medici e infermieri: mini aumenti in busta paga, si riducono le assunzioni
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Estratto da pag. 5 di "SOLE 24 ORE" del 15 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-15T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Medici e infermieri: mini aumenti in busta paga, si riducono le assunzioni Sanità La dote in più sarà di 2,4 miliardi nel 2026 e poi 2,65 miliardi nel 2027-2028 La Sanità conquista in manovra 2,4 miliardi in più nel 2026, ma per il biennio successivo (2027-2028) rispetto alle prime cifre che erano circolate la dote si riduce a 2,65 miliardi. Con questi numeri - contenuti nel Documento programmatico di bilancio approvato ieri in consiglio dei ministri - alcuni degli obiettivi a cui punta il ministro della Salute Orazio Schillaci si potrebbero rivedere al ribasso proprio in queste ore: dagli aumenti in busta paga per medici e infermieri al piano assunzioni che dei 30mila ingressi in tre anni immaginati all’inizio potrebbe perderne almeno 10mila. Così come potrebbe ridursi la dote per la prevenzione per finanziare tra le altre cose più screening oncologici. I tecnici sono ora al lavoro per rivedere le cifre dei vari interventi sulla base dei numeri scolpiti dal Mef che ricorda come «ai rifinanziamenti previsti l’anno scorso dalla legge di bilancio, pari a oltre 5 miliardi per il 2026, a 5,7 miliardi per il 2027 e a quasi 7 miliardi per il 2028, si aggiungono 2,4 miliardi di euro per il 2026 e 2,65 miliardi per il biennio successivo». A pagarne le spese oltre al piano assunzioni che dovrebbe ridurre un po’ la sua portata - l’idea ora è di procedere ogni anno all’assunzione di 1.500 medici e circa 5mila infermieri per un triennio - sono anche i possibili aumenti per gli stipendi del personale sanitario. Qui, in attesa di vedere i numeri definitivi, si dovrebbe puntare ad un aumento per l’indennità di specificità per gli infermieri che oggi vale circa 70 euro e che dovrebbe salire a 110 euro, mentre per i medici in attesa di capire se ci sarà anche per loro un aumento della stessa voce degli infermieri si punta a riconoscere un “premio” a quei camici bianchi che hanno scelto di essere fedeli al Servizio sanitario nazionale: qui l’idea è di potenziare l’indennità di esclusività riconosciuta a quei medici che non fanno la libera professione nel privato, ma la fanno nel caso solo dentro gli ospedali per i quali lavorano (la cosiddetta intramoenia). Con 110 milioni l’anno - questa l’ipotesi iniziale - gli aumenti della voce passerebbero da un minimo di 246 euro annui lordi (per chi ha con meno di 5 anni di anzianità) a 1.825 euro annui lordi (per chi ha un incarico di struttura complessa). Dovrebbe poi essere confermato in manovra l’aumento dello 0,5% della quota del Fondo sanitario dedicato alla spesa farmaceutica (passando dal 15,3% al 15,8% sul Fsn) così come dovrebbe aumentare il tetto di spesa per gli acquisti di dispositivi medici di uno 0,2-0,3 per cento. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Le assunzioni dovrebbero ridursi a circa 20mila. Per gli infermieri indennità di specificità a 110 euro Image: -tit_org- Medici e infermieri: mini aumenti in busta paga, si riducono le assunzioni -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni
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title§§ Medici e ospedali fanalini di coda = Così la salute resta il fanalino di coda
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Estratto da pag. 12 di "STAMPA" del 15 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-15T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ LA SANITÀ Medici e ospedali fanalini di coda Così la salute resta il fanalino di coda IL COMMENTO L’ impressione comunicata dal promettente titolo “La Sanità in cammino per il cambiamento” è destinata a dissolversi. CARRATELLI, RUSSO – PAGINA 12 L’ impressione comunicata dal promettente titolo “La Sanità in cammino per il cambiamento” è destinata a dissolversi quasi del tutto, tra molte ombre e poche luci, paragrafo dopo paragrafo, leggendo il denso Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti ( Quaderno n. 4 ). Per il 2026 , guardando al contesto economico italiano ed europeo , tra pax americana e venti di guerra, è arduo aspettarsi una svolta, se si tiene presente , tra l’altro, quanto le vicende della salute siano condizionate dall’economia che influenza la possibilità di raccogliere – attraverso il gettito fiscale – le risorse pubbliche necessarie all’aumento della spesa sanitaria. Basta pensare alla crisi finanziaria mondiale del 2008 che apri una fase di austerità nelle politiche economiche, determinando un abbassamento del rapporto col Pil. Muovendosi nella selva fitta dei numeri del rapporto anche i non addetti ai lavori- decifrano facilmente le criticità che investono i vissuti e si fanno cronaca: la fuga del personale sanitario e l’annosa questione del “capitale umano” a cui è legata la sostenibilità del Ssn. E, ancora: l’aumento della “povertà sanitaria” soprattutto nel Mezzogiorno e nelle isole dove ampi settori di popolazione – che comprende i gruppi più fragili - sono costretti a rinunciare alle cure o a limitare la spesa per visite mediche e controlli periodici volti alla prevenzione ; le ampie differenze territoriali – in un’Italia divisa in due nelle coperture vaccinali , negli screening e sulla prevenzione; l’ aumento dei disavanzi regionali che riguardano ora anche le grandi regioni del Centro Nord – escluse la Lombardia e il Veneto - oltre alle regioni- cenerentole comprese nel piano di rientro. Per non parlare del deterioramento nella qualità dell’assistenza: permangono le famigerate liste d’attesa, e lievita la spesa sanitaria. Che cosa possiamo aspettarci negli anni a venire tenendo conto dell’evoluzione del fabbisogno sanitario nazionale? Nel 2026 il finanziamento si colloca a 140,5 miliardi e nel 2027 a 141,2 . Pur considerando l’aumento disposto dalla legge di bilancio, l’importo previsto a copertura si conferma, in rapporto al Pil, in graduale flessione: nel triennio 2024-27 si riduce di due decimi di punto (dal 6,1 del 2024 al 5,9 per cento del 2027). La realtà delle risorse disponibili è tale da non autorizzare davvero visioni ottimistiche sul fatto che possano bastare ad affrontare una varietà di problematiche (compresa quella del payback, sui farmaci sui dispositivi medici) che il rapporto affronta, col supporto di una marea di dati e di tabelle. L’analisi asciutta e severa dei magistrati contabili ci propone, in un decisivo passaggio, una visione del domani in cui la Sanità troverà in scena i dazi, gli equilibri geopolitici, le spese per la difesa, la necessità di assicurare il diritto alla salute alle fasce più deboli, impoverite dall’aumento del costo della vita: «Il settore dovrà poi competere nell’assorbimento di risorse con altri fronti caldi del fabbisogno di intervento pubblico: le difficoltà dei settori più interessati dai dazi (tra cui quello dei farmaci) e dalle crisi economiche e geopolitiche, l’aumento dei fondi per la difesa, il permanere delle incertezze sul fronte dell’energia, nonché la necessità di intervenire sulle capacità di acquisto delle fasce con redditi medio bassi più toccate dalla riduzione del potere di acquisto registrata negli ultimi anni». Aspettando una sanità migliore, non distraiamoci con la narrativa del “fai da te”, i libri di auto-aiuto e i trucchi di ottimizzazione, perdendo di vista il vero problema: l'impatto che le politiche pubbliche e le infrastrutture hanno sulle nostre possibilità di salute. — ---End text--- Author: EUGENIA TOGNOTTI Heading: IL COMMENTO Highlight: Image: -tit_org- Medici
e ospedali fanalini di coda Così la salute resta il fanalino di coda -sec_org-
tp:writer§§ EUGENIA TOGNOTTI
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title§§ Sanità, saltano diecimila assunzioni I medici: "Così il sistema non reggerà"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/15/2025101501788006016.PDF
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Estratto da pag. 12 di "STAMPA" del 15 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-15T04:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Stanziamenti ridotti fino al 2028, si va verso aumenti di stipendio meno sostanziosi per dottori e infermieri Sanità, saltano diecimila assunzioni I medici: “Così il sistema non reggerà” IL CASO NICCOLÒ CARRATELLI PAOLO RUSSO ROMA L a sanità esce azzoppata dal Documento programmatico di bilancio presentato in Consiglio dei ministri da Giancarlo Giorgetti, in vista della manovra. Nel triennio si perdono per strada 10 mila assunzioni di medici e infermieri. Per il primo anno viene confermato l’aumento di 2,4 miliardi rispetto allo stanziamento fissato con la precedente legge di bilancio, che porta il totale a circa 6 miliardi in più, anche se il Mef parla di 7 miliardi, includendo però l’incremento di 1,3 miliardi già incamerato nel 2025. In valori assoluti, si tratta comunque del maggior balzo in avanti del fondo sanitario mai registrato negli anni. La “sforbiciata” Giorgetti l’ha, però, riservata per gli anni successivi, perché, rispetto al testo iniziale, i soldi in più per il 2027 passano da 3,5 a 2,6 miliardi (stesso aumento per l’anno successivo): un dimezzamento rispetto ai 5 miliardi presentati dal ministro della Salute Orazio Schillaci. A farne le spese sarà soprattutto il piano assunzioni. Già il primo anno, quelle tra i medici scenderanno da 2.300 a 1.500, mentre gli infermieri neoassunti saranno 5.000, anziché 9.700, come inizialmente previsto. Alla fine del triennio, a coprire i buchi in pianta organica saranno 20.000 anziché 30.000 professionisti della salute, che porteranno a casa aumenti meno sostanziosi di quelli ipotizzati. Tanto per cominciare, l’aumento dell’indennità di specificità da 220 euro lordi mensili non andrà più ai medici, ma probabilmente ai soli dirigenti non sanitari, come i biologi o i chimici. I 110 euro lordi mensili previsti per l’indennità di specificità infermieristica non andranno invece ad aggiungersi ai 70 euro già percepiti, il che significa che l’aumento reale sarà di 40 euro, poco più della metà. Un taglio, ancora da quantificare, sembra destinato a subirlo l’investimento per la prevenzione: 700 milioni il primo anno e un miliardo nei due successivi. Il che comporterà una minore estensione dell’età dello screening alla mammella per le donne e un ridimensionamento di quello al polmone. Tra un taglio e l’altro, però, spunta un regalo agli industriali farmaceutici, con l’innalzamento del tetto di spesa dello 0,5% del Fondo nazionale, che vale proprio 700 milioni. Il che si tradurrà in minori oneri di ripiano per le imprese, tenute con il payback a coprire il 50% dello sforamento di spesa che lo scorso anno è stato di 4 miliardi. Un quadro che preoccupa gli addetti ai lavori. Per Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed si va verso «l’ennesima delusione per le promesse disattese. Sia chiaro che senza investimenti robusti sul personale, il sistema sanitario nazionale non reggerà». Secondo Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei medici, l’unica strada è quella di «un aumento del Fondo sanitario nazionale, vincolandone una congrua parte ai professionisti, per aumentarne il numero e migliorarne le condizioni di lavoro, sin dall’inizio del prossimo anno». Poi c’è la politica, con le opposizioni all’attacco. Secondo Elly Schlein i miliardi annunciati «sono del tutto insufficienti per riportare l’Italia verso la media europea per investimenti pubblici sulla salute. Sarebbero necessari almeno 5,5 miliardi in più all’anno – avverte la segretaria Pd – per poter assumere e pagare meglio il personale». Sulla stessa linea Giuseppe Conte, che definisce le risorse anticipate come «briciole, una goccia nell’oceano che non basterà nemmeno lontanamente a coprire inflazione e aumento dei costi, ma soprattutto non serviranno a evitare che a pagare il prezzo più alto siano i cittadini», attacca il presidente M5s. Parla di un «quadro drammatico» e di un «definanziamento strutturale» Nicola Fratoianni, che teme che «andrà tutto a vantaggio della sanità privata e contro gli interessi dei cittadini». E il collega di Avs, Angelo Bonelli, ricorda che «
il governo ha detto sì all’aumento della spesa militare per 100 miliardi di euro, mentre la sanità pubblica affonda e con essa la povertà assoluta». Molto critico anche il capogruppo di Italia Viva alla Camera, Davide Faraone: «Alla sanità andranno spiccioli – sottolinea –. Altro che “priorità alla salute”: è metodico definanziamento». Chiude Riccardo Magi di Più Europa, ribadendo che «se non si agganciano i fondi per la sanità al Pil, limitandosi a concedere quel che c’è, non si lavora per riuscire a offrire il livello minimo di servizi richiesto». — ---End text--- Author: NICCOLÒ CARRATELLI Heading: Highlight: Tagli anche alle spese per la prevenzione e gli screening Opposizione in rivolta In arrivo 700 milioni di euro per l’industria farmaceutica dal Fondo nazionale Image:ANSA/JESSICA PASQUALON In bilico I costi vivi del sistema sanitario nazionale sono previsti in aumento nei prossimi anni Il governo sta cercando di trovare le risorse per garantire migliori servizi S Su “La Stampa” “ Elly Schlein Sono briciole, una goccia nell’oceano Non basterà a coprire inflazione e aumento dei costi Sarebbero necessari almeno 5,5 miliardi in più all’anno, per poter assumere e pagare meglio il personale Leader del Movimento 5 Stelle I miliardi di euro stanziati per il settore Sanità secondo i calcoli del Tesoro All’interno anche 1,3 miliardi previsti per il 2025 “ Giuseppe Conte 7 Segretaria del Pd Su “La Stampa” di ieri l’analisi della situazione della sanità italiana. La spesa pubblica è in salita e mancano 40 miliardi -tit_org- Sanità, saltano diecimila assunzioni I medici: “Così il sistema non reggerà” -sec_org-
tp:writer§§ NICCOLÒ CARRATELLI
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